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mercoledì 19 aprile 2017

La bufala di Caesar sui "crimini di Assad" a cui crede ormai solo Formigli

  da l'antidiplomatico

La grottesca puntata di Piazza Pulita che ha cercato di convincere Razzi (e gli spettatori) dei “crimini di Assad” affidandosi al libro flop “La Macchina della Morte”


Già Primo Premio Bufala 2016, la trasmissione “Piazza pulita” di Corrado Formigli continua a segnalarsi. Questa volta prendendo di petto il senatore Antonio Razzi per rinfacciargli di avere incontrato il Presidente della Siria Bashar al-Assad. Una – invece - giusta iniziativa e sulla quale già avevamo scritto. Ma a rendere davvero grottesca la puntata di Piazza Pulita è la pretesa di convincere Razzi (e gli spettatori) dei “crimini di Assad” affidandosi al libro “La Macchina della Morte” che da lustro alla, ormai famigerata, Bufala di “Caesar” alla quale abbiamo dedicato, addirittura un dettagliato dossier.

Su questo libro - che secondo l’Eliseo (che lo aveva patrocinato) avrebbe dovuto trascinare l’opinione pubblica in una guerra aperta alla Siria e che, invece, è stato un clamoroso flop editoriale – ci eravamo soffermati tempo fa con un articolo che qui riproponiamo integralmente.

Buona lettura e speriamo se lo legga anche Formigli; forse gli eviterebbe un’altra figuraccia.

Francesco Santoianni

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 “Si spengono le luci. Sulle note composte da Itzhak Perlman per il film Schindler's List, sfilano sullo schermo le fotografie (…) Ammutoliti, i ministri lasciano la stanza con un'espressione grave e turbata stampata in volto. John Kerry è pallido come un cencio. A pranzo toccano a malapena il cibo. Laurent Fabius confiderà ai propri collaboratori: «È spaventoso, abominevole. Ci vorrà molto lavoro, ma va fatto ogni sforzo per scoprire la verità riguardo a documenti così importanti>>”.
Comincia con questa improbabile scena il tentativo di Garance Le Caisne – autrice del libro “La macchina della morte”, sbarcato nelle librerie italiane – di riesumare la credibilità di “Caesar” - sedicente “fotografo della polizia siriana”- e delle sue “55.000 foto di prigionieri uccisi dal regime di Assad”. Credibilità già messa in dubbio da l’Antidiplomatico e, soprattutto, dal sito Sibialiria (vedi qui qui).
Credibilità che ora Garance Le Caisne e i suoi sponsor tentano di recuperare con un libro grondante di incredibili episodi - come (pag. 68) cadaveri di prigionieri trasportati in camionette da Homs a Damasco “certamente per mostrare ai capi dei reparti di sicurezza che quegli uomini erano stati arrestati e uccisi” - incalzanti colpi di scena - “Una storia degna di un romanzo di spionaggio” annuncia Le Figaro in quarta di copertina - e “precisazioni” su quanto finora già detto da “Caesar” che finiscono per essere una toppa peggio del buco.
Ad esempio, alla domanda perché mai la Polizia militare di Assad avrebbe dovuto trasportare in un ospedale militare i prigionieri, ammazzarli, fotografarli e realizzare così questa macabra collezione, Caesar (nel Report into the credibility of certain evidence with regard to Torture and Execution of Persons Incarcerated by the current Syrian regime”) rispondeva così: “(...) era permettere un certificato di morte da prodursi senza che le famiglie necessitassero di vedere il corpo, evitando così alle autorità di dover dare un resoconto veritiero della loro morte.” Ma per quale assurdo motivo le autorità avrebbero dovuto esibire un certificato di morte (“per problemi cardiaci e attacchi respiratori) alle famiglie degli oppositori scomparsi nelle carceri siriane? Per spingerle ad avere indietro il corpo del loro caro e constatare così i segni delle torture? E poi, quale regime conserverebbe una documentazione così dettagliata sui propri crimini?.
Ovvie considerazioni che hanno spinto “Caesar” (e quindi Garance Le Caisne, pag. 130) ad archiviare la storia dei “certificati di morte” e delle “famiglie da informare” e abbandonarsi a strampalate precisazioni: “Per quale ragione il regime classifica e conserva tutte quelle foto? Ma io sono un uomo semplice, non un politico: vi darò una risposta semplice. I servizi di sicurezza dell’Intelligence (siriana) non sono coordinati direttamente dal regime. Ciascuno di questi dipartimenti non sa cosa fanno gli altri (…) Il regime documenta ogni cosa per non dimenticare nulla. Perché allora non documentare quelle morti? (…) Ci siamo limitati a seguire la solita routine, senza che il regime sospettasse neanche lontanamente che un giorno tutto questo gli si sarebbe rivoltato contro.(…) A volte mi domando se i responsabili dei servizi di sicurezza non siano in realtà più stupidi di quanto si pensi.”
Sono innumerevoli le incongruenze, come queste, che affollano il libro; limitiamoci qui a segnalarne solo un’altra e che riguarda le famose foto. Come mai su internet il presunto archivio di Caesar non viene messo a disposizione dei tanti che in Siria sono nella trepida ricerca dei loro cari? Garance Le Caisne assicura (pag. 36) dell’esistenza di “migliaia di foto che oggi possiamo consultare su internet”. Così non è. E anche in siti che avrebbero dovuto essere deputati a questo scopo - come il celebratissimo Syrian Human Rights Committee (SHRC - le uniche foto presenti - al più, qualche decina – sono sempre le stesse. E con una attendibilità pari a quelle di Timisoara: foto, scattate, verosimilmente, in qualche edificio (ad esempio, questa scuola) occupato da miliziani e che, in alcuni casi, porta ancora i segni di una battaglia (si veda, ad esempio, qui ; foto, addirittura, nelle quali - per inspiegabili “motivi di sicurezza e privacy” - il volto delle vittime è celato da un rettangolo nero o da pixel. A volte, invece, la foto del soggetto vivo (di cui ci viene fornito il nominativo e l’assicurazione che si trattava di un inerme oppositore di Assad) viene affiancata a quella della sua presunta morte. Ma, anche in questi casi, le sorprese non mancano. Come nelle presunte foto di Ayham Ghazzoul, Oqba al-Mashaan e Mohammed Tariq Majid nelle quali la barba del soggetto che sarebbe stato ucciso è esattamente identica – curata, presumibilmente, con un rasoio elettrico – a quella del soggetto vivo. Un dettaglio questo che, insieme alla mancanza di evidenti tracce, sembrerebbe inficiare l’ipotesi di una esecuzione dopo una presumibilmente lunga detenzione.
Ma Garance Le Caisne, scrive (pag. 207) che l’attendibilità di queste foto sarebbe stata attestata dall’FBI “...l’FBI finirà per annunciare ufficialmente che le foto del dossier sono autentiche. In un rapporto di cinque pagine consegnato al Dipartimento di Stato nel giugno 2015 e di cui il sito Yahoo News è riuscito ad ottenere una copia, l’FBI dichiara che le foto in esame non sono state manipolate…. Bensì ritraggono eventi e persone realiUna bella patata bollente.” In realtà, questo ormai celebre rapporto dell’FBI, al pari dell’Araba Fenice, è introvabile. Yahoo, che lo avrebbe, più o meno, trafugato, non lo ha mai pubblicato e così l’FBI e il Dipartimento di Stato.
Intendiamoci, per la maggior parte delle “foto di Caesar”, sono certamente condivisibili le conclusioni di questo presunto Rapporto: “... ritraggono eventi e persone reali“ anche se sarebbe stato più interessante sapere chi sono le vittime e in che contesto sono state fotografate. Ma occupiamoci di un’altra questione: perché Garance Le Caisne considera questo Rapporto una “patata bollente”?
Per saperlo bisogna soffermarsi sul davvero penoso capitolo – la “congiura” ordita dal Congresso USA dopo l’audizione di Caesar – che conclude questo incredibile libro; una cinica macchinazione dettata dall’impossibilità di Obama a bombardare la Siria e da non meno precisate canagliate diplomatiche. Il regista di questo ennesimo tradimento dell’Occidente verso i valori della Democrazia e della Libertà? Stephen Rapp, ambasciatore americano incaricato alla Giustizia internazionale. Che così dichiara (pag. 206) all’autrice del libro: “Quando abbiamo lanciato il progetto di riconoscimento facciale ero convinto che avremmo riscontrato un centinaio di corrispondenze. Nelle nostre banche dati abbiamo milioni di foto ma alla fine ci siamo ritrovati con meno di dieci corrispondenze.” Ma il peggio Garance Le Caisne lo rivela più avanti: “Di passaggio a Londra nel marzo 2015, Rapp apre il computer e ci mostra due foto di uomini che in effetti presentano una strana somiglianza: uno è morto in un centro di detenzione siriano, l’altro è vivo e vegeto su una carta di identità. Rapp continua: ”
In realtà, il battage pubblicitario – organizzato soprattutto dalla Francia - che aveva accompagnato “Caesar” nella sua audizione al Congresso USA, si è rivelato un boomerang. E sono stati non pochi a mettere in dubbio, non solo la credibilità, ma la stessa identità di “Caesar” che ci si ostina a mantenere celata. E questo nonostante egli viva con la sua famiglia da tre anni in Occidente e il suo nominativo ormai noto al governo di Damasco (certamente aiutato in ciò dal suddetto Report che specificava: “Caesar ha lavorato come fotografo per 13 anni nella Polizia militare siriana”).
Questo fallimento dell’operazione mediatica ha impedito al “caso Caesar” di approdare alla Corte Penale Internazionale. La Francia, quindi, si è consolata, nell’ottobre 2015, facendo incriminare Assad dalla Procura di Parigi proprio sulle “prove” prodotte dal duo Caesar - Garance Le Caisne.
Certamente, gioverà alla vendita del libro.

Articolo di Francesco Santoianni pubblicato sul sito L’Antidiplomatico il 13 gennaio 2016
 

lunedì 17 aprile 2017

La verdad sobre Siria: Testimonios de un reportero desde el corazón del conflicto. Giornalisti veri. Anti Rula, Anti Formigli

Mientras más se acerca el fin de la campaña de Siria y Rusia en Alepo, más los medios occidentales se empeñan en divulgar información desacreditadora, incluso llegando a caer en falsedades. Al menos así lo afirma en entrevista exclusiva a Sputnik, Pedro García Hernández, corresponsal de Prensa Latina quien se encuentra en estos momentos en Alepo.

da mundo.sputniknews.com

Según García (quien es actualmente el único periodista del mundo occidental acreditado permanentemente en Damasco) comparando los informes occidentales con las fuentes que entrevista en el terreno, lo que ha visto con sus propios ojos y lo que ha comprobado en persona, evidentemente existe una manipulación mediática que falsea realidades. Puede llegar, incluso, a niveles como el del ministro de relaciones exteriores francés, quien dijo que el Gobierno sirio iba a masacrar a los insurgentes.



"Esto es totalmente falso. Al contrario, el Gobierno sirio junto con el Centro ruso para la reconciliación, está promoviendo treguas constantes que en muchos casos no están siendo respetadas por los terroristas".

La idea y el objetivo principal de esta campaña mediática es rescatar a los grupos de combatientes más extremistas, que aún mantienen unos dos kilómetros cuadrados del oriente de Alepo, para tratar de preservar incluso a los agentes de inteligencia que tienen infiltrados, pero no hablan de que esos grupos tienen a casi un centenar de soldados sirios secuestrados. "Entonces no quieren dejarse torcer el brazo, porque hay oscuridad en lo que puedan decir", anota. "Ya es un hecho: el mundo occidental está comprometido con los terroristas".


 © REUTERS/ Omar Sanadiki

Ambulancias y autobuses evacuan a personas fuera de las zonas de Alepo controladas por los radicales, 15 de diciembre de 2016
García compartió su experiencia personal en Siria, diciendo que si alguien va a Alepo o Damasco y habla con la gente común de la calle, se dará cuenta de que lo que dicen los medios occidentales es mentira. Más de 100.000 pobladores viven en la parte oeste de Alepo, donde se encuentra el Ejército sirio y se garantiza un mínimo de servicios a pesar de la destrucción y la guerra. Algo que no sucede en la parte este, donde estuvieron los terroristas que han convertido las escuelas y los hospitales en sus cuarteles y almacenes de municiones.
Respecto a las propias municiones, el reportero confirmó que muchas de estas son fabricadas en EEUU y llegan a manos de los terroristas a través de Turquía y Catar. "Está comprobado que hay una empresa Búlgara —miembro de la OTAN— involucrada en eso", aclaró. Hay que darse cuenta que la frontera de Siria con Turquía es de más de 800km y está totalmente abierta.

© Flickr/ U.S. Army Europe
Londres confirma la llegada de tropas británicas a Siria

Hay toda una táctica preparada desde hace muchos años con células dormidas en territorio sirio, con espías y saboteadores que atentan contra cualquier persona, atestigua. O sea, no solo disparan con mortero a unidades militares del Ejército sirio, lo hacen contra barrios civiles donde hay escuelas y niños. Y a esos individuos son a los que defiende occidente, denuncia García.

"Yo radico en Damasco, en un barrio cercano al centro de la ciudad [controlado por las fuerzas gubernamentales]. Es un barrio pacifico, Mezzeh 86, en donde han caído proyectiles de mortero en una escuela, en medio de avenidas donde caminan personas. No son objetivos militares. ¿Qué sentido tiene eso? Lo que quieren es aterrorizar a la población, crear pánico".


  © REUTERS/ Omar Sanadiki
La zona central de Damasco ha vuelto a su vida pacífica, 27 de julio de 2016

Evidentemente, continua García, como Occidente domina un gran porciento de los medios de comunicación y los satélites, bloquean los sistemas de televisión sirios, para evitar que esa información salga de Damasco y llegue a donde tiene que llegar. O sea, que el bloqueo no es solo mediático, es tecnológico. No hay un solo satélite occidental que Siria pueda usar para difundir sus propias ideas. Es la tergiversación de la realidad en beneficio propio.
El periodista recordó además que Rusia respondió a una petición de Bashar Asad, en el marco del convenio de colaboración vigente entre Rusia y Siria aún desde los años de la Unión Soviética. Así que jurídicamente, la ayuda que Rusia presta a Siria es legal y no puede calificarse de intervención. Mientras tanto, la presencia de fuerzas de Turquía, Estados Unidos, Reino Unido y Francia no está respaldada jurídicamente incluso por leyes establecidas por Naciones Unidas. Mientras, el Gobierno sirio con el apoyo de Rusia, ha llevado a cabo negociaciones políticas muy sensatas, con el continuo establecimiento de treguas humanitarias.


© REUTERS/ Omar Sanadiki

Niños sirios evacuados de las zonas de Alepo controladas por los radicales reciben ayuda en el barrio de Jibreen, controlado por el Gobierno, 30 de noviembre de 2016
García además calificó de provocación las declaraciones del Pentágono, sobre la posibilidad de que los terroristas se hayan apoderado de algunos sistemas antiaéreos al tomar Palmira, advirtiendo que esas afirmaciones podrían ser en realidad una preparación informativa para un eventual suministro de estos sistemas a fuerzas radicales.


"Yo estuve en Palmira dos veces. Estuve en marzo, cuando liberaron por primera vez la ciudad. Estuve compartiendo con los soldados sirios y el equipo de desminado ruso. Y no vi ningún medio antiaéreo que permitiera rechazar una agresión directa".
Bandera de Siria en AlepoOccidente ha hecho todo para destruir una nación que vivía bajo una constitución y en donde las personas se trataban con mucha tolerancia, pero que no quería someterse a las imposiciones externas, considera García.                           © REUTERS/ Omar Sanadiki
¡Pillados! Pruebas de la manipulación en medios árabes            y redes sociales sobre la victoria en Alepo
 
"Yo conozco chiíes, sunníes, drusos, alauitas que viven como personas normales. Incluso los palestinos, que tienen los mismos derechos que los sirios. ¿Quién alienta que entre ellos haya tiroteos y se corten las cabezas?"       


© REUTERS/ Omar Sanadiki
Familias evacuadas de las zonas controladas por los radicales en Alepo en campamentos temporales del barrio de Jibreen, controlado por el Gobierno, 30 de noviembre de 2016 

García considera una hipocresía las continuas declaraciones e informes sobre el sufrimiento y las víctimas infantiles, supuestamente provocados por las acciones de la campaña antiterrorista que realizan Rusia y Siria, sobre todo después de las acciones de EEUU y sus aliados en Irak y Libia.
Según consideraciones de García, lejos de la paz y la democracia, lo que han traído es el caos a países como Afganistán, Irak y Libia. Y eso es de total conveniencia para el consorcio militar industrial, que se aprovecha de la situación para vender más armas y municiones. Además, la anfetamina Captagon —una droga prohibida en todo el mundo desde 1986— es distribuida en la región desde Arabia Saudí.
Y nada de esto se menciona en Occidente, ya que lamentablemente, muchos de los 'think tank' —'tanques del pensamiento', como se les dice a los medios o figuras de mayor influencia ideológica— son de origen árabe o paquistaní. El trabajo de inteligencia intenta desvanecer el mundo árabe, que tiene una personalidad propia y nacionalidades muy definidas. Lo hacen porque poseen las mayores reservas de petróleo y este es la garantía del presente y del futuro.


© REUTERS/ Omar Sanadiki
Ciudadanos sirios celebran la victoria sobre los grupos extremistas en Alepo, 12 de diciembre de 2016

Es por todo eso que Rusia, y últimamente China, tienen la obligación de usar su derecho al veto en el Consejo de Seguridad de la ONU. Porque si dejan pasar alguna resolución que establezca una tregua permanente con los radicales o imponga zonas de exclusión aéreas en Siria, sucederá lo mismo que ya pasó en Libia. Lo que hicieron EEUU, Reino Unido y Francia en Libia, fue acabar con el país más próspero de África.
Lea más testimonios en: "La guerra en Siria es contra toda la humanidad"

lunedì 19 dicembre 2016

Sanzioni dall'Ordine dei Giornalisti per Corrado Formigli e Rula Jebreal

change.org


Fare luce su Aleppo e la Siria, rompendo il muro di menzogne della propaganda.

Formigli e Jebreal, nel corso di una trasmissione televisiva, hanno utlizzato toni propagandistici accusando il presidente Assad e il presidente della Russia Putin di genocidio, senza portare alcun fatto o evidenza concreta a sostegno di tale affermazione, smentita fra le altre cose dalle immagini dell'aggressione da parte dei terroristi di Aleppo est, dei pullman carichi di civili che tentavano di raggiungere Aleppo ovest.
Durante la trasmissione, Formigli ha pubblicamente dato dell'assasino al presidente Putin, cosa inammissibile verso chiunque. Non era mai successo prima d'ora che un giornalista di Talk show rivolgesse un tale epiteto a un capo di stato, senza avere elementi concreti in mano.
I giornalisti Formigli e Jebreal hanno colpevolmente omesso di dire che Aleppo est è stata ostaggio di formazioni terroristiche jihadiste, la principale delle quali è Al-Nusra, costola di Al Qaeda. Jebreal ha parlato di stupri, torture, uso di armi chimiche, sterminio di massa, da parte dell'esercito regolare siriano, fatti dei quali non vi è evidenza alcuna.
È compito dall'Ordine dei Giornalisti tutelare l'opinione pubblica, garantendo un'informazione corretta e l'affidabilità delle fonti di informazione
La giornalista canadese Eva Bartlett sulle fake news della guerra in Siria

FIRMATE LA PETIZIONE SU:
change.org