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sabato 10 maggio 2014
Il controllo operaio
di Tonino D’Orazio
Cioè degli operai, s’intende. In tutta la storia gli operai non hanno controllato mai nulla. Per controllo intendo gestione. Si sono sempre fatti gestire, non dispiaccia a quelli che hanno sostenuto per decenni il concetto “dell’egemonia culturale della classe operaia”. In maggioranza gli operai hanno sempre votato per i loro padroni. E vale il detto anarchico che: “se con il voto si potesse cambiare qualcosa, i padroni lo avrebbero abolito”. Un po’ quello che succede oggi, democraticamente, sulla scelta dei propri rappresentanti. Altri hanno sempre scelto per loro e i risultati sono eccezionali.
Il controllo dei lavoratori, anche quelli pubblici, (tutti operaizzati), è un problema impellente soprattutto quando si sottraggono loro soldi, diritti e lavoro, e deve essere veramente efficace. Compreso il controllo sul lavoro allargandolo sui tempi di vita. Il lavoratore è una macchina umana di produzione. Si tratta di capire qual è il suo limite. Nel 1987 il Giappone dimostrò che era impossibile per un uomo lavorare dodici o più ore al giorno per sei o sette giorni alla settimana. Anno dopo anno, l'individuo comincia a soffrire di danni permanenti, fisici e psicologici, la cui soluzione estrema è la guolasi, morte per straordinari. Ultimamente, le statistiche elaborate dalla multinazionale Regus e citate dall'agenzia di stampa governativa cinese Xinhua, parlano di 600mila morti all'anno, in prevalenza colletti bianchi, che lavorano nelle grandi città. E bisogna considerare che non ci sono solo le morti. Sintomi acuti di stress da lavoro includono insonnia, anoressia e dolori addominali. Magari assenteismo per legittima difesa. Non è possibile stimare il numero di chi, anche se non muore di lavoro, soffre danni fisici. E pensare che la Direttiva UE prevede la possibilità di lavorare in Europa fino a 58 ore settimanali. La prossima ci avvicinerà sicuramente di più alla Cina. E’ la competitività, bellezza! Devi vivere solo per questo, magari anche oltre 70 anni.
Oggi, la novità, è che esistono efficaci controlli telematici, elettronici. Dopo aver abolito il concetto reale della privacy, per cui nessuno può “nascondersi” e tutti devono essere “visibili” per tutti, altrimenti non potresti essere che un “terrorista” che nasconde qualcosa, il controllo è diventato facilissimo. Per cui siamo tutti spiati e controllati. L’ossimoro? Esistono a pagamento applicazioni che permettono l’anonimato, ma non funzionano sempre bene. Tutto da rifare.
Torniamo in modo specifico ai lavoratori, quelli “in servizio” o quelli che sperano di esserlo.
Delineamento delle attitudini psico-attitudinali prima che professionali. La selezione non viene fatta sulla capacità lavorativa ma in modo specifico se il lavoratore è obbediente e mette la sua creatività (vero plus valore) totalmente a disposizione della ditta, oppure se ha degli hobby che gli farebbero perdere tempo e fantasia per le sue cose. Nei libri però esistono anche delle schede per difendersi e eludere le sottili ingerenze. Ma richiede capacità.
Schede di entrata e uscita dal lavoro, con calcolo automatico di secondi o minuti da “recuperare”, indipendentemente da avvenimenti contraenti. Controllo telemetrico e visivo-sonoro all’entrata e all’uscita. Controllo sul posto di lavoro, sulla pausa sempre più breve (compreso cosa mangi e cosa bevi), se non nei gabinetti. Situazioni scandalose si sono già verificate.
La registrazione del tempo e della performance dei lavoratori permette ai controllori di geolocalizzarli continuamente nell’impresa, di ottenere grafici, curve e storico del loro rendimento ma anche di organizzare la loro messa in concorrenza. E quindi la richiesta di eventuale delazione, mobbing compreso e de-sindacalizzazione.
Quando si entra in fabbrica si perdono tutti i diritti civili. E’ un luogo dove la Costituzione cessa di esistere e l’individuo rimane “a disposizione”. Anzi rimane a disposizione anche quando torna a casa, nella vita privata. Pensate ai contratti a chiamata. Pensate alla moltiplicazione dei turni di lavoro settimanali che disarticolano anche quello che rimane della “sacra” vita di famiglia. E’ un tipo di controllo totale sugli individui, sul sistema sociale e organizzativo di prossimità.
Un altro elemento di peso riguarda la televisione, dove i lavoratori fanno notizia solo per situazioni drammatiche se non morbose, e per pochi secondi. E’ l’arte di nascondere i poveri, e i lavoratori sono diventati poveri. Sono esclusi dal diritto di parola; parlano per loro vari boss, ministri, Confindustria che sanno quale vita devono fare e a volte di loro, per sbaglio, qualche giornalista. Sono assenti dai media ormai da anni. Sono presenti solo nei macro-numeri delle statistiche che li riguardano e che impunemente aumentano sempre di più: povertà, disoccupazione, delocalizzazione e chiusura delle fabbriche, costo della cassa integrazione, devono andare in pensione oltre i 70 anni per non “approfittare” dei loro soldi che hanno versato nei fondi Inps, se si arrampicano sui tetti, ecc… La loro vita viene già gestita con tutte queste paure. Intanto diventano fantasmi e quindi non influenti. Pur essendo la stragrande maggioranza del paese.
Quanti sono quelli che in ufficio, lavorando per ore davanti al monitor, con Skype (occhio elettronico di comunicazione) acceso o sempre in funzione, sono continuamente controllati, fotografati e registrati?
A me viene da sorridere quando penso alla formazione continua di quadri e dirigenti, organizzata dalla pettegola ditta Facebook, per aumentare le loro capacità manageriali. Li mandano in stages di sopravvivenza nelle foreste, con zaino para-militare, strumenti di camuffamento, vestiti da rangers, e dormienti in tende per settimane. Però devono sempre rimanere un po’ boy scout , ubbidienti al gruppo e al capo.
Telematicamente vanno per la maggiore proprio le App (programmi Per iPhone e Android) che sbirciano nella privacy di ognuno di noi. E non solo in ambito familiare, dove la tentazione di tenere sotto controllo i comportamenti del partner e soprattutto dei figli è in costante crescita, ma anche in quello professionale, giacché negli Usa anche i datori di lavoro iniziano ad utilizzarle per “monitorare” i comportamenti dei loro dipendenti. Si chiama Trackerphone app, specificamente studiata per i datori di lavoro che vogliono tenere sotto controllo i propri dipendenti durante le ore lavorative, grazie alla mappatura e alla tecnologia GPS. Trackerphone consente di monitorare il cellulare. Anche restando spento, l'App in questione riesce comunque ad individuare i movimenti della persona nelle ultime 24 ore, nel raggio di 10 metri. Può anche essere programmata per registrare informazioni tra i 2 e i 60 minuti. C’è anche Topspyapp , la vera e propria killer application fra le spy-App, sia per i genitori che per i datori di lavoro. La sua pubblicità: "TopSpyApp è progettata per monitorare i vostri dipendenti, figli o altri su un dispositivo mobile o smartphone che possedete o che avete il diritto e consenso di monitorare". C’è anche un tocco di ipocrita democrazia sul “consenso”.
E’ anche vero che inizia il boom delle applicazioni per salvaguardare la privacy e l’anonimato, sulla scia di Whisper, che li promuove a pagamento. Un po’ la storia del ladro e del poliziotto. Devi pagare per non essere rintracciabile.
A più ampio raggio: su quali criteri deve fondarsi la “normalità sociale”? Si può stare fuori senza essere “puniti”? Chi decide la normalità e per chi? Fin dove l’individuo deve adattarsi alle istituzioni? Più in generale, sono quelle che ha scelto o che altri scelgono sempre più per lui? Che ci fanno i lavoratori in queste trappole?
mercoledì 23 aprile 2014
Sorridete, siete sorvegliati.
di Tonino D’Orazio
Diventa sottile il filo che separa la fantascienza, o la scienza vera, dalla realtà, quella sconosciuta. In ogni film di quel tipo il canovaccio è sempre uguale: il dittatore, megalomane dichiarato che vuole governare il mondo, e i metodi sempre più robotici e brutali per riuscirvi. Lo sviluppo delle macchine-uomo, se non degli uomini-macchine. Il falso ideologico? E’ che c’è sempre un uomo, un eroe, un individuo che riesce a vincere. Siamo quindi tranquilli e tranquillizati che il dittatore non ce la farà mai.
C’è oggi una attività scientifica frenetica in molti settori, di macro e di micro conoscenza, di nano tecnologie, di fuga in avanti, che sfugge anche ai cittadini che cercano di seguirla, pur tenendo conto dell’ignoranza complessiva sul suo sviluppo e sulla sua direzione e persino degli strumenti critici di decodificazione necessari. Dico direzione perché questa parola rappresenta regole e quindi democrazia. Libertà individuale e privacy, se si può ancora sperare, perché l’elemento chiave è che tutto si svolge “per il nostro bene” e con il nostro consenso, spesso ignaro o dolcemente estorto, se non addirittura tramite il libero mercato “della paura”, molto efficace e ridondante dopo l’11 settembre nord americano.
Questo articolo sarà un po’ lungo perché esistono molteplici strumenti di controllo e sorveglianza, e penso che molti di noi, normalmente non ne abbiano mai sentito parlare. La divulgazione scientifica avviene solo per esperti e specialisti di settore. Il controllo su di noi è già largamente “accettato” e regolamentato per legge. Carte di credito, conti bancari obbligatori, fascicoli medicali, busta paga, casellario giudiziale, estratti telefonici, fatture di luce gas e acqua, radiografia e biometria dei viaggiatori e del contenuto dei bagagli, digitalizzazione delle impronte digitali, dell’iride e del DNA, presto un microchips sanitario (solo?) sottocutaneo (“Se hai un infarto possiamo salvarti”). Tutto ed altro, in banche dati sui quali non abbiamo nessun controllo sul suo utilizzo, né su chi appartengono.
Anche politicamente non abbiamo più nessun controllo sullo Stato, se mai ne avessimo avuto, sul Parlamento e sul governo, quindi sulle leggi che ci governano. Ormai pochi possono fare tutto, anche nel e per il mondo. Si può pensare al G20, al FMI o anche a “l’anonima a delinquere” del gruppo Bildeberg. Per cui necessitano di un massimo controllo sia degli individui che delle società per imporre il loro volere.
Esiste già un “occhio vigile” che ci spia dappertutto. Telecamere e registrazioni visive e sonore ovunque. Solo a Londra ve ne sono 500.000. In Russia sono obbligatorie sulle macchine pubbliche e private, contro il “vandalismo” e certamente per eventualmente “sventare atti terroristici”. Vi sono droni destinati alla sorveglianza delle manifestazioni, che devono rimanere pacifiche malgrado le provocazioni poliziesche, o alla sorveglianza dei quartieri periferici in fermento costante di tante capitali e città nel mondo. Pensate all’occhio vigile che controlla i lavoratori sui luoghi di lavoro, spesso gabinetti compresi. Merita un discorso a parte.
L’altro occhio vigile “consenziente”, è il nostro “personal” (si fa per dire perché appartiene a tutti) computer, o anche il nostro cellulare, dove qualsiasi nostro interesse o movimento viene spiato, catalogato, controllato e utilizzato. Ovviamente per perseguire gli abietti pedofili, adescatori o terroristi, oppure per perseguire eventuali parolacce contro la Boldrini o l’Italia, ma anche per conoscere i nostri gusti in merito ad acquisti o interessi vari. Abbiamo molti amici intimi come Google, Facebook, Twitter, Amazon, E-bay , Skype, le polizie postali, tutti a nostra disposizione … Perché già tutti considerano la vita privata come un’anomalia. La loro democrazia ha un costo, il nostro. Conoscono meglio di noi i nostri interessi politici, sessuali, religiosi, le amicizie, le letture, i nostri sogni di vacanze, se fumiamo o che tipo di macchina, di birra o di grappa ci piace … Quelli che temono che si voglia controllare internet per legge devono sapere che è già tutto sotto controllo e che nemmeno si sfugge a tutte le invadenti e finalizzate pubblicità sui nostri gusti rilevati e catalogati. Vi sono programmi che “seguono” le tracce (metadati) che lasciamo nella rete.
Il “mercato della paura” è uno dei business più ricco e importante dell’ultimo decennio. Le imprese private e le istituzioni pubbliche hanno scoperto con la gestione della paura una fonte inesauribile di potere, di controllo e di profitto. In fondo un nuovo capitalismo, quello della paura e dei modelli che danno sicurezza a condizione di cedere loro democrazia. Una spinta ideologica in termini giuridici, politici, amministrativi, economici e mediatici per mantenere alta l’angoscia e far accettare un controllo preventivo e generale come se vi fosse una nuova normalità dell’esistenza umana in una nuova organizzazione socio-tecnica della società.
E’ un mercato in forte sviluppo. Alcune sigle. AFIS (Automatic Finger Imaging System) che compare le impronte con altre banche dati. CCTV (Closed Circuit Television) di classica sorveglianza video. EM (Electronic Monitoring) che controlla e ascolta gli individui a distanza. EMHA (Electronic Monitord House Arrest) braccialetti elettronici per arresti domiciliari e non solo. Tutto l’universo dei GPS (Global Positioning System) adatto a seguire lo spostamento delle persone. RFID (Radio Frequency Identification), etichette elettroniche che memorizzano informazioni e li trasferiscono via radio a un lettore. Tutti i tipi di “X-Ray System” adatti a radiografare i passeggeri. ”Palladium”, la pulce di Microsoft capace di gestire dall’esterno tutti i file di tutti i personal computer. Lo Sticky Shocker (arma di “pacificazione”) è un proiettile a elettrochoc che infligge impulsioni di 50 KW e fa perdere il controllo muscolare alla vittima. L’impresa Applied Digital propone la pulce sottocutanea Verichip che permette di seguire gli individui. Il gruppo farmaceutico Eli Lilly ha messo a punto un braccialetto per il controllo a distanza dei detenuti capace di individuare l’eventuale utilizzo di alcool o di cannabis e iniettare quindi una sostanza inibitrice o uno choc elettrico dissuasivo.
“Identificazione” sempre più complessa e precisa. E’ la richiesta di tutte le polizie nazionali con il pretesto di controllo della frode, di controllo degli stranieri e della modernizzazione dello Stato. Noi siamo già al controllo bancario dello “spesometro”. Dei poveri; gli altri hanno già fabbriche e soldi (e tanti!) altrove, mafie comprese. Insomma l’identificazione raggruppa almeno quattro dati in genere separati: il corpo fisico dei portatori, la traccia lasciata da questo corpo, la tessera che combina traccia e informazioni personali, e la banca dati generale che gestisce il tutto. Collegando dati biometrici (nuovo nome inquietante dato all’antropometria) e dati sociali l’individuo non è più nemmeno una persona. La nostra sarà quindi sempre più una “società di controllo”.
In aggiunta possiamo notare come si sia accelerata la combinazione di una civilizzazione delle armate (fino a diventare cooperazione durante le occupazioni) e militarizzazione delle polizie, sia pubbliche che private. La partecipazione di imprese private a missioni pubbliche crea un rapporto di autorità e di potere totalmente illegittimo dal punto di vista del diritto. Si crea un regime autoritario diffuso dove il centro è dappertutto e l’ambito di responsabilità, la circonferenza, in nessun luogo. Solo noi in Italia abbiamo 5 corpi armati per la sicurezza: Guardia di Finanza (non esiste in nessun altro paese europeo in questi termini), Pubblica Sicurezza, Carabinieri, Corpo Forestale dello Stato, Vigili Regionali Provinciali e Urbani. Senza contare l’Esercito Italiano e una miriade di polizie private. Le innovazioni tecnologiche sulla “sicurezza” ci indicano anche il progetto di società gestito con la collaborazione senza freni e regole tra potenti istituzioni private e le istituzioni pubbliche. Un nuovo capitalismo, che mette in insieme paura del nemico e diffidenza tra cittadini, anche tra i militari e i poliziotti … Indifferentemente sia il personale pubblico che quello privato operano nelle stesse mansioni: sorveglianza dei locali, delle prigioni, guardia del corpo … Le loro uniformi si assomigliano sempre più, anche le armi e gli strumenti di repressione. Sappiamo tutti che soprattutto gli Stati Uniti, ma anche Gran Bretagna e Canada, affittano eserciti paramilitari privati, i famosi contractors che operano sia in territorio occupato, alla luce del giorno (Iraq, Afganistan …), che in modo clandestino per destabilizzare (Egitto, Libia, Ukraina, Georgia, Venezuela, e in quasi tutti i paesi sud americani). Queste multinazionali propongono agli eserciti ufficiali “servizi di grande qualità”, operativi, formativi e con armamenti sofisticati provenienti dalle loro ricerche private, ma spesso sovvenzionate dagli Stati.
Tralascio la parte di spionaggio industriale, ma tutti sanno a cosa servono i satelliti che osservano la Terra quando reperiscono dati sui fiumi, sulle terre agricole, le foreste, e soprattutto le ricchezze naturali del sottosuolo dei vari paesi, aumentandone tra l’altro i rischi di occupazione e di esproprio da parte dei Paesi dei più forti con un motivo o l’altro mascherato da democrazia. Déjà vu ?
Introduco invece, specularmente alle responsabilità altrui, il nostro voyeurismo amorale e consenziente, se non a pagamento. Abbiamo un esempio che prefigura una futura società. E’ il cosiddetto reality televisivo Grande Fratello. Vengono filmati, 24 ore su 24 (c’è anche chi si sveglia di notte per sbirciare, sempre a pagamento) dei giovani partecipanti, tagliati dal resto del mondo, per “vivere” in un’area ristretta, quattro stanze e una doccia. La situazione riprodotta è tipica di un dispositivo di controllo poliziesco, carcerale o militare. Vi è una trasparenza e un possesso totale sulla loro vita personale, di quel che pensano e di quel che fanno, che prima apparteneva sicuramente alla sfera individuale. Si espone tra l’altro, spesso volgarmente e in termini competitivi, quello che una volta si chiamava intimità. Si entra in una arena tutti contro tutti per vincere un premio in denaro dopo aver “ucciso” gli altri. Il “proprio io” diventa possesso dell’impresa commerciale che fa soldi e del pubblico avido di no privacy che vi si specchia.
Possiamo dire che ci avviamo verso il superamento della democrazia liberal-borghese? Parlamenti che non governano ma eseguono, tecnici mai eletti che comandano, popoli con partecipazione reale scippata (il diritto di voto assomiglia sempre più ad un sondaggio d’opinione), piccoli gruppi detentori di poteri forti che piegano gli Stati democratici e se ne appropriano, costituzioni allo sbando con assuefazione incorporata, pensiero unico esportato con le armi. Fine del dissenso.
Ci avviamo verso uno Stato globale che ha bisogno di cittadini sani, ricattabili, docili e ordinati. Sorridete.
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