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domenica 23 settembre 2012

Manca meno di un anno alle rivolte mondiali, lo dicono i teorici dei sistemi complessi


 di Brian Merchant da motherboard via ComeDonChisciotte

Qual' è la ragione principale per cui combattiamo? Per i popoli oppressi le ragioni plausibili e giustificabili sono molte – povertà, oppressione, privazione di diritti, etc. - ma la più importante è la più primitiva. È la fame, semplice. Se c'è un singolo fattore che riaccende la fiamma dei disordini sociali, questo è il cibo che scarseggia o che costa troppo. Lo dice un gruppo di teorici di sistemi complessi di Cambridge, ed ha senso.

In un paper del 2011 (1), ricercatori del Complex System Institute (CSI) hanno svelato un modello che spiega accuratamente perché le ondate di disordini che hanno colpito il mondo nel 2008 e 2011 sono accadute in quel periodo. Il fattore determinante è stato il rapido aumento del prezzo degli alimenti. Il loro modello identifica una precisa soglia per il prezzo mondiale degli alimenti che, quando viene superata, può portare a disordini globali.

Il MIT Technology Review (2) ci spiega come funziona il modello del CSI: “La prova viene da due fonti. La prima viene dai dati raccolti dalle Nazioni Unite disposti su un grafico che rappresenta nel tempo i prezzi dei cibi, il cosiddetto indice dei prezzi alimentari dell' Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO). La seconda sono le date delle rivolte nel mondo, qualsiasi sia la loro causa.” I dati sui grafici riportano questo:



Abbastanza facile. I punti neri sono i prezzi degli alimenti. Le linee rosse sono le rivolte. In altre parole, ogni volta che l' indice dei prezzi degli alimenti delle Nazioni Unite, che misura il cambio mensile dei prezzi in un paniere di beni alimentari, supera i 210 punti, le condizioni sono mature per disordini sociali per il mondo. Ovviamente il CSI non afferma che ogni volta che si supera il limite di 210 immediatamente scoppiano disordini; dice solo che la probabilità di scoppi di rivolte aumenta notevolmente. Per miliardi di persone nel mondo, il cibo copre l' 80% della spesa giornaliera (per le persone del mondo ricco, come voi e me, è circa il 15%). Quando i prezzi salgono, le persone non possono permettersi altro, o addirittura neanche il cibo stesso. E se non puoi mangiare – o peggio, la tua famiglia non può mangiare – combatti.

Ma quanto è preciso questo modello? Un aneddoto sottolineato dai ricercatori nel rapporto ci offre un' idea. Loro scrivono che “il 13 dicembre 2010 abbiamo presentato un rapporto governativo che analizzava le ripercussioni della crisi finanziaria mondiale ed abbiamo proprio identificato il rischio di disordini sociali ed instabilità politica dovuto al prezzo del cibo.” Quattro giorni dopo, Mohamed Bouazizi si è dato fuoco in segno di protesta in Tunisia. E tutti sappiamo cosa è successo dopo. (3)

Oggi l' indice dei prezzi alimentari si aggira sui 213, già da un po' di mesi – giusto al di là della soglia identificata. La bassa produzione del mais negli Stati Uniti, il più grande produttore mondiale, ha aiutato a tenere alti i prezzi.

Yaneer Bar-Yam, uno degli autori del report, ha detto recentemente ad Al-Jazeera: “La recente siccità nel mid-west degli Stati Uniti minaccia di causare una catastrofe mondiale... Quando le persone non sono più in grado di nutrire se stesse e le proprie famiglie, avvengono disordini sociali diffusi. Siamo vicini ad un' altra crisi, la terza in cinque anni, e probabilmente la peggiore, in grado di causare nuove rivolte per il cibo e tumulti come per la Primavera Araba.” (4)

Eppure il prezzo dei cibi non è aumentato ai livelli catastrofici degli scorsi anni. Durante gli anni delle rivolte diventate rivoluzioni, abbiamo visto l' indice dei prezzi alimentari aumentare a 220 punti e raggiungere i 240. Quest' anno stiamo oscillando fra i 210 e i 216 – proprio al limite. Ma il CSI si aspetta che il pericoloso trend dell' aumento dei prezzi alimentari continui. Anche prima che gli eventi climatici estremi hanno fatto balzare i prezzi quest' anno, nel loro report del 2011 predissero che la prossima grande breccia sarebbe avvenuta ad agosto 2013, seguita dal rischio di disordini in tutto il mondo. Quindi, se il trend continua, questi teorici di sistemi complessi dicono che manca meno di un anno ad un vulcano di rivolte mondiali.

Ma la verità è che queste predizioni sono tutto tranne che impossibili. In un mondo ben riscaldato dal cambiamento climatico, sono ormai la norma eventi climatici imprevedibili ed estremi come la siccità che ha prosciugato il 60% degli Stati Uniti ed il caldo record (5) che ha ucciso il suo bestiame. (6) Solo due anni fa, un' ondata di caldo in Russia ha danneggiato il raccolto di grano ed ha dato un colpo devastante al mercato alimentare mondiale – la verità è che il padre inatteso della Primavera Araba è il riscaldamento globale, così dicono alcuni. (7)

E andrà solo a peggiorare, e peggiorare, e peggiorare. Il cambiamento climatico ha aggravato disastri come questo e un nuovo rapporto dell' Oxfam (8) rivela che “il prezzo medio degli alimenti di base come il mais potrebbe più che raddoppiare nei prossimi venti anni, comparato con il trend dei prezzi del 2010”. Questo rapporto mostra nei dettagli come i poveri saranno più vulnerabili di quanto si pensava agli shock dei prezzi alimentari dovuti ai cambiamenti climatici. Dopo tutto, abbiamo “truccato i dadi del clima”, come piace dire a James Hansen della NASA, e le probabilità che si verifichino disastri sono più alte che mai.

Tutto questo ci dice che fino a che aumentano i cambiamenti climatici – e sembra che niente possa fermarli – e finché manteniamo un sistema alimentare mondiale soggetto a picchi volatili dei prezzi e a sfruttamenti degli speculatori (9), senza nessuna riforma, il nostro pianeta sarà sempre più irrequieto. La fame sta arrivando, e così anche le rivolte.

NOTE

1 - http://arxiv.org/pdf/1108.2455v1.pdf
2 - http://www.technologyreview.com/view/425019/the-cause-of-riots-and-the-price-of-food/
3 - http://utopianist.com/2011/02/protest-gone-pop-how-we-watch-forward-remix-the-revolution/
4 - http://www.aljazeera.com/indepth/features/2012/08/20128218556871733.html
5 - http://motherboard.vice.com/2012/7/12/it-s-official-america-is-now-a-massive-natural-disaster-zone
6 - http://www.nytimes.com/2012/07/16/us/heat-forces-ranchers-to-sell-herds-to-cut-losses.html
7 - http://thinkprogress.org/climate/2011/01/30/207426/egyptian-tunisian-riots-food-prices-extreme-weather-and-high-oil-prices/
8 - http://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/ib-extreme-weather-extreme-prices-05092012-en.pdf
9 - http://www.guardian.co.uk/global-development/poverty-matters/2012/aug/02/world-teetering-brink-global-food-crisis 


domenica 1 aprile 2012

Goldman Sachs. La fabbrica della fame


di Gustavo Duch Giullot da Rebellion

Traduzione per DoppioCieco di Franco Cilli

Goldman Sachs e si suoi fondi di investimenti hanno le mani pasta dappertutto. Letteralmente. Da non molto tempo sappiamo che le sue legioni di dirigenti goldmanisti controllano a viso scoperto governi, ministeri, banche centrali e altre istituzioni pubbliche in Europa e negli Stati Uniti. Ovviamente un po' defilati e dietro le quinte. Da quanto tempo fanno ciò? Sguazzano felicemente nel petrolio, negli affari immobiliari e nell'allevamento di suini. Non sarebbe strano che avessero messo le mani anche nel commercio di armi.
In Spagna pranziamo con Goldman Sachs. Come ha rilevato il ricercatore Carles Soler, “Goldman Sachs è proprietaria di una delle più grandi imprese di ristorazione collettiva (ISS Facility Service), che nello stato spagnolo fornisce 22 milioni di pasti all'anno”.
Nelle mense di scuole, ospedali o di residenze della terza età, quelli che ti danno da mangiare sono i maggiori responsabili della fame nel XXI secolo. Perché la Goldman Sachs non ha affatto trascurato il settore agricolo, non già come fonte di approvvigionamento alimentare, ma bensì come fonte di profitto.
Nel 1991, i cervelli della Goldman Sachs, grandi creativi nel mondo della borsa, crearono uno strumento finanziario che permette a chiunque di investire le proprie ricchezze in prodotti basici come grano, riso o caffè. Da tutto ciò che cresce hanno “cresciuto” tonnellate di profitti.
Le tante scommesse sulla roulette dei mercati dei cereali di base, sono responsabili della salita del prezzo di quest'ultimi, e conseguentemente dell'impossibilità per milioni di persone di procurarsi gli alimenti necessari.
Dal 2000 fino ad oggi, senza altre bolle da gonfiare, il prezzo dei cereali di base è triplicato, in parallelo con l'incremento degli attivi finanziari.
Per la Goldman Sachs, investire in pane e pesci sperando nella loro moltiplicazione significa un profitto annuo di 5 miliardi di dollari. Molti soldi che in pochi anni riuscirebbero a risolvere il problema della fame nel mondo, ovvio però che questo non è lo scopo dei banchieri, al contrario. La loro missione è fabbricare fame, sono degli affamatori.
Un nuovo negozio, anche questo produttore di fame, si affaccia all'orizzonte: comprare le migliori terre fertili, allo scopo di sfruttarle (fino ad esaurimento) per la produzione di biomasse, l'energia che muoverà il mondo e risolverà buona parte dei problemi ecologici del pianeta. Almeno così dicono, ma è pura farsa.
Alcuni personaggi che si sono fate le ossa in Goldman Sachs sono già all'opera. Come Joakim Helenius, col suo fondo di investimento Trigon Agri Fund, che da quanto si sa ha acquistato 170 000 ettari di terreno agricolo nella regione di terra nera in Russia e Ucraina. O Neil Crowder che con il fondo Chayton Capital ha ceduto in affitto per i prossimi 14 anni 20 000 ettari in Zambia.

Sostenendo la lotta contro la fame, più fame. Sostenendo la lotta contro il cambiamento climatico, più fame.

Gustavo Duch Guillot è il coordinatore della rivista Sovranità Alimentare, Biodiversità e culture. Autore di “Senza lavarsi le mani” e “Alimenti sospetti”.