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venerdì 11 ottobre 2013

Bortolussi e Lanzillotta: l'unico statale buono è uno statale morto

Sono incazzato nero e quindi lascerò da parte le questioni di forma. Ieri ho dovuto assistere a Porta a Porta all'ennesima aggressione verso i dipendenti pubblici da parte del sig. Bortolussi, segretario della CGIA di Mestre, il quale come un genio del male con la faccia di uno Stan Laurel mestrino, si lamentava che gli stipendi del pubblico erano cresciuti troppo nell'ultimo biennio, passando da 70 mld di spesa complessiva a 110 e rotti miliardi, mentre nel privato non si sono verificati aumenti significativi. Piccolo plauso agli ultimi governi, in particolare quello Monti, che ha portato ad un risparmio di 7 mld. Il sig. Bortolussi ha aggiunto che se non ci fossero stati quegli aumenti, con 40 miliardi risparmiati, altro che finanziaria, ci andava di lusso e potevamo anche risparmiare la carta per scriverla. Tradotto: se avessimo affamato i dipendenti del pubblico come abbiamo affamato quelli del privato adesso i conti sarebbero a posto e pazienza se la gente sarebbe morta di fame. A questo punto, aggiungerei io, bastava non pagarli affatto i dipendenti pubblici e avremmo avuto i conti addirittura in attivo. Il tapino poi si produce in una sfida mortale con il principio logico di non contraddizione e piange perché così non possiamo andare avanti e in perfetta osservanza keynesiana afferma che bisogna dare impulso ai consumi, perché quella è la chiave per rilanciare l'economia, per ché i consumi sono il 70 % del PIL, e quindi dare più soldi in tasca alla gente. Avrei voluto ringhiare sulla crapa pelata di questo grigio mestatore e chiedergli se fosse al corrente che i dipendenti pubblici italiani sono i peggio pagati d'Europa, malgrado siano fra i primi posti(sic) nella produttività. Avrei voluto chiedergli quanto guadagna lui e cosa gli da diritto di guadagnare soldi, in misura sicuramente maggiore di un qualsiasi dipendente pubblico. Avrei voluto dirgli da chi va a farsi curare quando sta male e se va bene che i suoi figli frequentino scuole fatiscenti dove alle famiglie vengono chiesti contributi anche per la manutenzione ordinaria, con professori frustrati e maltrattati da personaggi come lui. Questa gente gioca allo scoperto ormai, ha deciso di succhiarci il midollo e lo sta facendo senza scrupoli. Le dichiarazioni di Bortolussi fanno il paio con quelle dell'On Lanzillotta in un talk show. Ormai è un sentire comune di questi sicari del welfare. Il piano, al di la dei complottismi non è più segreto. La cosa più raccapricciante però è constatare quanto poco riusciamo ad incazzarci ultimamente noi italiani, sembriamo un popolo di lobotomizzati, incapaci di una minima scintilla vitale, incapaci di reagire anche quando ci sputano in faccia. Ormai, anche se fingiamo di indignarci, siamo intimamente convinti che se ci azzannano alla gola lo fanno per il nostro bene, perché ce lo chiede l'Europa. 
Bortolussi è un Giano bifronte, dice e si contraddice, nella convinzione, in tal maniera, di fare meglio i suoi interessi, ma il problema non è lui, il problema siamo noi che siamo diventati sordi.

domenica 28 luglio 2013

La bulimia dei servi e le virtù dell'on. Lanzillotta

Durante un programma televisivo, l'onorevole Lanzillotta, ha detto fra le righe una cosa molto grave, ma con estrema naturalezza. Si parlava di spesa pubblica italiana (800 mld), che per questi signori è sempre troppo alta, e si parlava ovviamente di tagli. Immancabile la sanità, che per quanto l'Italia sia la cenerentola in Europa per la spesa in rapporto al PIL, comunque va tagliata. Ad un certo punto, forse per un istinto incontrollato, l'onorevole ha tirato fuori le retribuzioni nel pubblico, scivolando rapidamente su una frase profondamente rivelatrice dei suoi pensieri reconditi: "... per fortuna (le retribuzioni pubbliche) stanno già diminuendo ma ci sono dei vincoli, occorre gradualità". Sissignore ha detto proprio "per fortuna". In altre parole, non possiamo taglieggiarli troppo e troppo in fretta, dateci un po' di tempo e ve li sistemiamo a dovere. Quelle frasi pronunciate in quel contesto, sono sembrate una cosa normalissima e a un orecchio poco attento potevano assumere una valenza quasi neutrale o fatalmente necessaria. Se mettiamo insieme quanto detto nelle premesse con questa improvvida irruzione dell'inconscio, il manifesto delle riforme all'europea è presto fatto. In sintesi: far dimagrire il settore pubblico un po' alla volta, come farebbe un bravo nutrizionista per non provocare reazioni scioccanti e controproducenti, tagliare il welfare a più non posso, sanità prima di tutto, con la scusa che "non è più sostenibile", perché non ci sono i soldi, perché ce lo chiede l'Europa ecc., e infine privatizzare tutto il privatizzabile. Tutto ciò a detta dei saggi servirebbe a diminuire il debito pubblico, a renderci virtuosi e a portare danaro fresco per far ripartire la "crescita". Un meccanismo ben congegnato direi, sebbene demolito da diversi economisti seri per i suoi effetti depressivi e se vogliamo perfino moltiplicatori del debito. Ad ogni modo tornando ai nostri dipendenti pubblici, fatte le dovute proporzioni in base alla ripartizione della spesa pubblica, questi vengono presentati come un esercito di maledetti bulimici divoratori della torta pubblica, non importa se hanno stipendi da fame, e se molti devono tirare la carretta per campare, qui si parla di categorie generali, di metafisica austeritaria, di spiritualismo mercantile, la carne viva non conta. Logiche da menti elette. A tutto questo gran parlare di austerità e tagli e stringiamo la cinghia, si aggiunge poi la dismissione del patrimonio pubblico sempre a beneficio dei privati.  

La spesa pubblica troppo elevata, la necessità inderogabile dei conti in ordine sancita dall'Europa, l'austerità come regola prima e non aggirabile, pena la pedità di ogni virtù, sono ormai ingredienti di una fabula che ha come unici protagonisti i mercati e le oligarchie finanziarie. Credo che le frasi di questa tagliatrice di teste, quelle esplicite e quelle scappate fuori dai denti, siano profondamente rivelatrici di ciò che ci attende e della filosofia di quelle "riforme" che la nostra orribile classe politica intende portare avanti. Fortunatamente succede che alle volte questi "illuminati" si lascino scappare le vere finalità del loro agire e pronuncino frasi di così elevata gravità, con la naturalezza di un pettegolezzo dal parrucchiere. Lanzillotta a parte, le finalità di questo bel manifesto, sono presto dette: una società di stampo feudale, dove i servi sono sotto il costante ricatto della penuria di risorse e con a capo una classe di parassiti che prospera allegramente, permettendo ad un'economia malefica di succhiare le ultime enclosure rimaste e dare un colpo mortale a tutte le conquiste degli ultimi due secoli. Il tutto con il supporto di una politica ridotta  a pura appendice di organismi sovranazionali che dettano le regole. 

Complottismo? Vaneggiamenti? Non credo. Le parole e le azioni di questi signori sono abbastanza chiare e seppure costoro non dibattono di tali argomenti col cappuccio in testa in sale buie, come si conviene ad una conventicola di illuminati, gli effetti di tanto agire sono quelli che abbiamo sotto gli occhi: aziende che chiudono, redditi decurtati e compressi, servizi sempre più scadenti, università scuole e sanità sotto attacco, disoccupazione alle stelle. Di contro banche salvate al prezzo del nostro sangue, forbice fra chi ha tanto e chi ha poco in costante aumento. Serve altro?