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domenica 16 settembre 2018

Cosa si Nasconde Dietro la Legge sul Copyright

di Massimo Bordin (da Micidial.it)





[Questo pezzo di Massimo Bordin da Micidial.it è particolarmente interessante perché nella sua analisi va al di là delle solite (contraddittorie) ovvietà su snippet e compagnia bella. Nell'attuale contesto, ricordiamolo, abbiamo un Romano Prodi che sul Messaggero di oggi esalta il coraggio del Parlamento Europeo, alfiere dei diritti dei cittadini contro lo strapotere dei giganti della comunicazione, nonché di Junker, paladino di un euro in concorrenza del dollaro come valuta globale. Perché, sapete, la disaffezione dei cittadini nei confronti dell'Unione è dovuta alla troppa burocrazia e poca politica. Ecco, finalmente arrivano le decisioni politiche, il diritto d'autore e le sanzioni contro l'Ungheria, dato che, lo sanno tutti, Orban sta agendo in contrasto coi “valori” dell'Unione, la medesima Unione che ha fatto strame della sua madre morale, spirituale e culturale, la Grecia. Rallegratevi, dunque: volevate il ritorno della politica, ma questa non ci ha mai abbandonato, casomai stava affilando i suoi “valori” per poterci pugnalare meglio. (Domenico D'Amico)]

Il 12 settembre il Parlamento Europeo ad ampia maggioranza ha approvato la legge sul copyright. In Italia il Movimento 5 Stelle tuona il suo parere contrario per voce del leader Di Maio, mentre sui più blasonati giornali online si festeggia. Ufficialmente gli articoli 11 e 13, vero cuore della riforma, sembrano indirizzati a preservare i diritto d’autore, ma, come dice il poeta, “fatta la legge trovato l’inganno”.
Lascerei perdere l’idea che il pericolo stia dietro il divieto di pubblicare immagini o spezzoni di contenuti altrui sotto forma di link (chiamati snippet). Se fosse davvero tutto qua ci sarebbe solo da festeggiare: basterebbe infatti evitare di richiamare le puttanate che puntualmente scrivono le testate giornalistiche mainstream e saremo a cavallo. Anzi, messa giù così l’agonia del giornalismo prezzolato subirebbe una forte accelerazione perché le piattaforme più importanti del web come Google e Facebook si troverebbero nella condizione di impedire la divulgazione tramite modalità ipertestuale dei vari Espresso, Repubblica, Corriere, Sole24ore, Huffingtonpost, ecc. Per i blog, i canali privati di youtube e le testate giornalistiche medio-piccole sarebbe una manna caduta dal cielo di Strasburgo.
Siccome le lobby degli editori, invece, hanno fatto pressione proprio nel senso opposto a quello sopra descritto, occorre allora chiedersi che diamine nasconda questa legge.
Il trucco sta tutto negli algoritmi che facebook e google news dovranno implementare per difendere il diritto d’autore. Con ogni probabilità, Zuckerberg e amici dovranno pagare costosissimi algoritmi allo scopo di individuare tutti quei siti e post che non pagano gli editori per avere il diritto di pubblicare un loro link nella forma evoluta dello snippet. In altri termini, se possiedi un sito web che divulga informazioni, alla fine dell’iter attuativo della legge, potresti trovarti bloccato da facebook o da qualsiasi piattaforma internet. Perché?
Per il semplice fatto che queste piattaforme si saranno dotate di un algoritmo che individua i siti dotati di licenza, li lascia scaricare i contenuti, ed al contempo blocca tutti quelli che non hanno la licenza, cioè quelli che non si fanno pagare, come i piccoli blog o le piccole testate giornalistiche. Sembra non aver nulla a che fare col diritto d’autore, e infatti non ce l’ha, quello è solo il pretesto per fermare la libera informazione col trucchetto sorosiano della burocrazia.
Lo scenario peggiore è quello per il quale le grandi case editoriali, tipo l’espresso, pagano una licenza ridicola e l’algoritmo facebookiano le intercetta e le accomoda sulla piattaforma con i loro link, le immagini e tutta la compagnia cantando. Gli altri che non pagano alcuna licenza, ma che lasciano accedere GRATUITAMENTE ai contenuti da essi prodotti, potrebbero però trovarsi bloccati perché un algoritmo così elaborato da ricercare ogni singola foto, ogni musichetta da 5 secondi, ogni citazione ipertestuale, magari da wikipedia, richiede un processo troppo complicato e, al più, esageratamente costoso. Insomma, per semplificare ed abbattere i costi, facebook e google potrebbero bloccare tutta l’informazione NON-mainstream, cioè, e guarda caso, tutta l’informazione che ha sconfitto il clan dei Clinton in America, che ha favorito la Brexit ed ha consentito l’avanzata dei sovranisti nell’Europa Continentale (Italia in primis). Anche qualora un sito web di news riuscisse a rivedere la propria produzione evitando le rassegne stampa, i link e le citazioni, basterà una foto di qualche politico o di qualche incontro pubblico, magari postato agli albori del sito, per vedersi il blocco perenne delle piattaforme internazionali. Hai voglia, dopo, con l’avvocatucolo di Vergate sul Membro, a farsi ripristinare il diritto a postare su facebook avendo a che fare con interlocutori che hanno sede legale a Menlo Park in California …
Molti attivisti ripongono fiducia sull’abilità delle piattaforme di adeguare gli algoritmi in modo da rispettare solo gli snippet, oppure sulla concretezza legislativa delle singole nazioni. Oppure ancora su un cambio di leadership al parlamento Europeo, visto che verrà rinnovato nel 2019.

Comunque vada a finire questa complicata vicenda una cosa è già appurata: non c’è nessuno di più smaccatamente illiberale dei liberisti che hanno preso le redini di questo continente, oramai troppo vecchio e stupido per poter pensare a qualsivoglia unificazione, trincerato in battaglie di retroguardia e incapace di proporre un valido modello alternativo a quello dei satrapi orientali alla Xi Jinping o al bellafighismo hollywoodiano d’oltreoceano.

sabato 8 febbraio 2014

Nuove lobbies

di Tonino D'Orazio

Nella deflagrazione sociale del nostro paese, ma sembra proprio in tutto l’occidente, si stanno formando nuove e potenti lobbies. Oltre a quelle finanziarie, farmaceutiche, industriali e partitiche esistenti. Ognuno aggiunga quelle che intravede irrorare o monopolizzare la nostra società.

Senza entrare nel merito del loro pensiero rivendicativo, ovviamente contro altri pensieri e culture delle stesse società, si intravvedono però nuove cordate formidabili, ideologiche e chiuse. E come ogni lobbies la loro esistenza contrasta le altre e sociologicamente tendono ad imporre il proprio pensiero.
 

Sulla questione degli omosessuali, termine maschile che intende tutta l’area cosiddetta Lgbtqi (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersexual), sapete quanto gli anglosassoni amano le sigle, la sinistra, scontrandosi con una feroce cultura cattolica, ha perso svariate elezioni.

Ogni volta che ha sostenuto la libertà delle persone, anche riferendosi alla Costituzione, e quindi inserito nel suo programma di governo queste questioni, è stato crocifisso su questo dibattito come se fosse l’argomento principale del proprio programma. Da Bertinotti in poi, chi ricorda. La tecnica è sempre la stessa, nei mesi preelettorali si parla di tutto, gli ultimi quindici giorni si “molla” la questione gay e lo show cattolico conservatore inizia. Dico cattolico perché non hanno mai amato il senso del diritto civile, laico e di cittadinanza inserito nella nostra Costituzione. Primeggiano in primo luogo i loro valori religiosi ai quali tutti dovrebbero attenersi per essere “normali”.

Altri, come gli americani del nord, dei Lgbtqi, ne fanno un cavallo di Troia per dimostrare quanto i loro “nemici”, soprattutto russi o musulmani cattivi, siano poco democratici. Ma questo sembra già un giudizio di merito nel quale non voglio entrare. La libertà delle persone deve sempre primeggiare. Se questa non c’è si formano cordate di autodifesa e dopo un po’, a secondo del numero, si formano lobbies chiuse e potenti. Fino ad essere molto interessanti per motivi elettorali.

Lo scontro italiano è in atto e vi si mischiano questioni di varia graduazione morale. La legge persegue chi è palesemente ostile o lede “l’incolumità, la dignità e il decoro delle persone che manifestino anche solo apparentemente orientamenti omosessuali, bisessuali, eterosessuali, pedofili”. Proprio così, pedofili. Lo si legge in uno degli emendamenti al disegno di legge sull’omofobia, non altro che un allargamento della legge Mancino, esaminata dalla Commissione Giustizia del Senato. Chi è gay viene equiparato a chi molesta minori. Tra i firmatari, nuovi e sempre ipocriti DC, uno di loro, Giovanardi, si scusa: “Si tratta di un refuso, la mia intenzione era di scrivere pedofobia, che è l’ostilità verso la pedofilia”. Ma le perplessità rimangono e c’è chi insorge: “Nelle massime istituzione c’è una lobby che cerca di normalizzare la pedofilia e renderla un semplice orientamento sessuale …”. E siccome è sempre semplicistico ritenerli sbadati, se non ignoranti, la perplessità rimane.
 

L’altra lobby, sempre più potente, è quella degli animalisti. Queste persone, dicono i sociologi e gli psicologi, in un momento di forte deflagrazione isolatrice della società si rifugiano nell’amore incondizionato dei propri animali domestici. Diciamo a chilometro zero. Nulla di più normale, anzi. Il problema è che tendono ad attribuire loro una connotazione non più zootecnica ma sempre più umanoide. Basta notare quanta pubblicità televisiva si riferisce al loro cibo e al loro “consigliarci” prodotti vari facendoli “parlare”. Ed allargano anche irrazionalmente questo “amore” a tutta l’area zoologica. Molti fino a diventare vegetariani rigorosi. Spero non vincano troppo.

Sta di fatto che una professione del futuro non sia più il medico, ce ne sono troppi, ma il veterinario, oltre gli infermieri.

L’Italia è nel mirino della Ue per i test sugli animali. Il nostro Paese non ha recepito la direttiva che regolamenta giustamente le sperimentazioni e i test sugli animali evitando il più possibile la sofferenza. E ora rischia 150 mila euro di multa al giorno. Sanno sempre monetizzarci bene.

Il testo del decreto legislativo destinato a recepire la direttiva europea, dopo essere passato dalla Camera, è ora fermo al Senato e tutto il suo iter è stato finora condizionato dallo scontro apertosi tra chi ritiene insufficienti le tutele previste per gli animali e chi sottolinea la necessità di poter utilizzare delle cavie per testare farmaci e altri prodotti potenzialmente pericolosi per la salute umana. O meglio, utili per la salute umana. Senza rischiare gli esperimenti direttamente sugli uomini. Di questi tempi, spesso le cavie sono giovani disperati e disoccupati. Ma sempre più spesso questi esperimenti ormai vengono condotti in paesi poverissimi fuori dall’occidente, dove le regole sono molto labili. E’ la mondializzazione del mercato.

Il dibattito è interessante forse solo per la cultura occidentale che tende in questo modo ad equiparare e porre sullo stesso piano animali e uomini (qualcuno anche i vegetali). Gli altri popoli di culture diverse tendono sempre a ritenere che l’uomo sia in cima alla piramide della vita sulla terra. (Un pacifista direbbe: insomma). Vengono salvati solo alcuni animali che potrebbero, sempre la religione, far parte di un sistema di reincarnazione e salvarsi anche dalla nostra onnivoracità.