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lunedì 10 febbraio 2014

Lista Tsipras per le elezioni europee: Barbara Spinelli e la questione del debito

di Franco Cilli da Blasting News
 

Molto è stato scritto in merito a Tsipras e alla speranza che il suo nome rappresenta di uscire dalle sabbie mobili di un Europa austeritaria e micragnosa. Personalmente sono convinto dell'idea di un Europa dei popoli e sebbene tutto ciò puzzi di storicismo, credo anche ad una visione progressiva che vede nel superamento degli stati nazione un passaggio necessario per una politica proiettata in uno scenario globale. Per questo motivo voglio credere nell'impresa di una lista che ha la velleità di mettere insieme qualla parte della società civile che lotta per un'Europa diversa. Ma i dubbi sono sempre legittimi.
Va bene un piano Marshall per l'Europa, e passi anche per il New Deal Roosveltiano, così come è propugnato da Alexys Tsipras, leader di Syriza in Grecia e dai suoi sostenitori italiani (vedi l'intervista sul Fatto a Barbara Spinelli), malgrado i richiami ad una tradizione anglosassone che narra più di sottomissione ad un potere imperiale che di lotta dei popoli. Mettiamo sul piatto anche l'idea che un ritorno all'Euro sarebbe impossibile perché renderebbe i paesi periferici, a detta di economisti avveduti, una zattera di giunchi nel mare in tempesta dei mercati, dando ragione a una posizione di un europeismo critico, come quella del nostro. Ma quello che proprio non mi convince è l'idea che il parametro di riferimento di ogni politica sia il debito. Barbara Spinelli e i promotori della lista per Tsipras ragionano in quest'ottica, ciò è indubbio. Il debito va onorato, ma non solo, il debito è il criterio principe che deve informare la politica degli stati.  Va solo ridiscusso e rinegoziato. Da parte mia ho molti dubbi.
Distinguerei due tipi di debito: il debito fra stati e il debito pubblico di uno stato. Per quanto riguarda il debito fra stati c'è da dire che che non si tiene in minima considerazione che tale debito è spesso è la traduzione di un debito privato in debito pubblico (leggi banche). Riguardo al secondo, stando a quello a cui stiamo assistendo negli ultimi decenni,  la sua demonizzazione nell'ottica di una politca di bilancio è stata il cavallo di troia di ogni politica restrittiva e austeritaria e il risultato è stato sempre lo stesso: tagli al welfae.  Il debito è un algoritmo mentale pericoloso che porta inevitabilmente a conclusioni strabiche secondo il quale 700 miliardi di spesa per il settore pubblico sono troppi e vanno ridotti. Ergo, tagli agli sprechi (cosa è spreco?), ma soprattutto tagli alla sanità, alla scuola, alle università e agli stipendi. Questo è quello che affermano fuori dai denti i fautori dell'austerità.
Piaccia o non piaccia le economie a deficit spending sono le meno avare sul piano degli investimenti pubblici e della garanzia del reddito, e i loro parametri sono sempre i migliori (vedi Stati Uniti e Giappone e gli stessi governi italiani prime dell'avvento dell'euro), il solo problema è l'allocazione delle risorse. Barbara Spinelli, deve spiegarci come faremo a finanziare un reddito di cittadinanza, la ricerca, l'innovazione tecnologica, servizi più efficienti ecc, se non accettiamo di sforare il debito e di poterlo fare in maniera sistematica. La tasse non sono da sole sufficienti a dare impulso ad un'economia, occorrono investimenti, e debito, debito di stato ovviamente, strutturale.
Ho purtroppo l'impressione che Barbara Spinelli e compagnia siano ostaggio dell'obbligo morale del debito, senza curarsi del fatto che il debito di cui parlano è un simulacro virtuale, un numero dettato da calcoli contabili e da interessi da strozzino e non il frutto di una transazione onesta.
Quello che occorre fare è trasformare il debito  nella “gallina dalle uova d'oro” per i cittadini.
Avanti con la lista Tsipras alle lezioni Europee, ma i dubbi rimangono.