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lunedì 2 marzo 2015

Nuovo Presidente nuova Repubblica

di Tonino D'Orazio
 
Cosa ne pensano i poteri forti, la finanza internazionale, cioè quelli che hanno annichilito anche il super presidente mondiale, il democratico guerrafondaio Obama, di Mattarella?
L’agenzia di rating americana Fitch: "Bene la rapida elezione di Mattarella. Ora avanti con le riforme". Cioè dateci tutto prima che il popolo si svegli. Cosa rimane da riformare, tenuto conto dell’annientamento e dell’asservimento della classe lavoratrice, se non privatizzare tutti i beni comuni e la fine della democrazia parlamentare? Fitch ricorda che normalmente le riforme strutturali aumentano il potenziale di crescita di un Paese solo nel medio periodo, (il massimo della speranza e della disillusione. Chi avrà tempo vedrà!), però devono focalizzarsi sulle riforme economiche e istituzionali. Infatti abbiamo davanti i risultati straordinari della Grecia e degli altri paesi che ci stanno arrivando. Ricordo che la stessa agenzia chiedeva di rivedere in senso “moderno” (diciamo autoritario e fascista se stiamo tornando agli inizi del ‘900) le costituzioni anti-fasciste dei paesi del Mediterraneo. Intralciano ancora troppo l’ideologia neoliberista, cioè fascista. Nel senso che la sovranità finanziaria è superiore alla sovranità politica e deve asservirla ai propri interessi. Ma quale democrazia!
In quanto alla democrazia parlamentare possiamo dire che è finita da parecchio, dopo le varie leggi elettorali capestro a disposizioni dei capi di partito. Il Parlamento è diventato la corte del regnante di turno. Il presidente del Consiglio è in contemporanea segretario generale del proprio partito, e decide chi entrerà o meno alla sua corte, facendoli eleggere, con obbligo di lista, al cosiddetto popolo sovrano previsto dalla Costituzione. Che duetto! La frittata è rigirata, con il consenso di ormai, per il momento, solo del 40% degli elettori che si ritrovano ad eleggere una rappresentanza di terzo livello, cioè di nominati. La stessa prevista per il “nuovo” Senato.
Il capo politico di turno fa passare qualsiasi legge con il plebiscito della sua corte, con qualche finto recalcitrante, che poi alla fine segue, senza vergogna malgrado le sue spiegazioni. Anzi il capo attuale si stupisce che l’opposizione, pur avendone diritto, ma ancora per poco grazie al decisionismo forte della presidente della Camera, faccia “ostruzionismo” al vecchiume che avanza. La filosofia dei nuovi ragazzi e delle nuove ragazze è quella di stare “in ascolto, ma nessuno ci fermerà!”. L’abolizione delle opposizioni mi sembra un minimo se basta il voto di fiducia su ogni decreto legge. Magari anche una sola Camera con poteri politici pieni e con procedimenti dominati dall’esecutivo, come semplice ossimoro. Per arrivare dove, se non a eseguire gli ordini palesi dell’agenzia Ficht e dei loro amici?
Sarà, Mattarella, un presidente vero a tutela della Costituzione, suo compito primario, o farà come l’altro, cioè andrà dove il vento tira, soffiando lui stesso? Lui almeno non si dice socialista, è già una gran bella chiarezza, non che essere cattolico dia più garanzie. Sicuramente non ho elementi certi per affermare che il capo dello Stato firmerà le riforme, sia del Senato che della legge elettorale, e che la Corte non le dichiarerà incostituzionale, compreso il Job Cract. Se il nuovo presidente della Repubblica avesse avuto serie perplessità, le avrebbe sicuramente già manifestate al Renzie e quest’ultimo forse avrebbe agito in tutt’altro modo anche se a lui piace lo scontro per dimostrare che può vincere sempre e contro chiunque. Stesso discorso per la Corte costituzionale. Sappiamo che quest’ultima, con Mattarella presente, ci ha messo 6 anni ad affermare l’incostituzionalità delle varie leggi elettorali. Aspetterà la fine del suo mandato per opporsi formalmente a giochi fatti e affermati? Sarà capace di scontrarsi con Renzi e il PD, i maggiori sgretolatori, per tutelare la nostra Costituzione? Esprimo immediatamente il dubbio. Ce l’hanno messo loro come arbitro, con la solita prepotenza dei numeri, e non del consenso, salutandolo come grande vittoria politica di parte. Siamo già al vizio di forma che innesca il suo settennato. Siamo alla trappola.
Cosà potrà fare anche sulla “riforma” della giustizia? Diciamo del riordino delle leggi dei giudici, dei tribunali e degli inquisiti eccellenti, perché la Giustizia è veramente un’altra cosa, come la Democrazia. E’ una idea troppo alta per questi tempi.
Sulla responsabilità civile dei magistrati ho i miei dubbi, ma lo spettacolo mediatico e l’occupazione del ruolo politico esercitato in questi anni, che alcuni accettano positivamente sine qua non e di parte, hanno dato la sensazione di scontro istituzionale per motivi corporativi e di potere, più che di autonomia.
Qualcuno dirà: diamogli tempo. A noi il tempo manca già tanto.
Però a quando la responsabilità civile dei politici? E una legge che stabilisca che se un rappresentante politico arreca un danno alla comunità, nell’esercizio delle proprie funzioni, sia tenuto a risarcirlo? Non stanno svendendo beni della comunità che non appartengono loro? Quando verrà istituito un tribunale ad hoc per “crimini sociali”, appropriazione indebita e vendita di beni comuni? Cioè anche miei perché li ho pagati insieme a tutti.
Non pensate sia troppo radicale questo concetto, non si potrà che ricominciare da lì se si vuole ricostruire il senso della solidarietà di una società.

sabato 21 settembre 2013

Il Presidente e il sovversivo

Caro Presidente, grazie a lei e ad una classe politica che definire indecente è fare un'offesa all'indecenza, ho perso la voglia di scrivere e persino commentare i fatti della politica con gli amici, ma adesso che si mette a difendere i sovversivi, lei mi istilla nuovo vigore e mi sollecita a prendere la parola spinto dalla nostalgia dei vecchi tempi, quando anch'io ero o presumevo di essere un sovversivo. Si, lei con i suoi discorsi: " spegnere nell'interesse del paese il conflitto fra politica e giustizia", "la spirale di contrapposizione fra politica e giustizia che da troppi anni imperversa in Italia", difende neanche tanto implicitamente, uno che ha violato la legge (chi altri potrebbe essere il soggetto di tale conflitto se non un tale signore condannato per frode fiscale?), e che pretende in coscienza di far valere la propria valutazione soggettiva dei fatti, all'oggettività del giudizio penale, dando involontariaomente legittimità all'idea del conflitto fra legge e coscienza individuale, un conflitto che nella maggioranza dei casi si risolve nella giustificazione alla violazione delle legge stessa e in una ridefinizione del diritto su basi più confacenti ai rapporti di forza in campo fra classi e ceti sociali. Insomma lei difende un sovversivo. In linea di principio sarei d'accordo con questa visione delle cose. Io credo che la coscienza sia l'unica entità, al di fuori della normativa del diritto e di una ipostatizzazione dello stesso, che ci autorizza a violare la legge, a patto che se ne paghino le conseguenze. La coscienza è guidata dall'indignazione o da un senso di missione della storia e spesso lo riconosco è cattiva consigliera, ma senza di questa saremmo ancora alla servitù della gleba, gli operai lavorerebbero 12 ore al giorno per paghe misere e i neri non avrebbero diritto di sedere a fianco a un bianco in un autobus. Ma questo è il punto: c'è la sovversione del povero e la sovversione del ricco. Quella del povero interroga la mia coscienza, quello del ricco mi fa rabbia, perché utilizza la propria forza per scardinare un potere che gli è di intralcio, solo ed esclusivamente per i propri fini. Lei mi sembra decisamente propenso a condannare la sovversione del povero e molto più incline a tollerare al sovversione del ricco, in nome della salvaguardia di una presunta stabilità che puzza tanto di difesa delle oligarchie.

Bene la mia coscienza a questo punto mi costringe ad un atto para sovversivo: dato che io considero la sovversione del ricco un'ingiustizia e un arretramento dei diritto stesso, poiché l'interesse del ricco non ha alcun carattere universale, ma bensì puramente egoistico, e dato che io credo che la sovversione sia legittima solo se porta ad una ridefinizione del diritto che va incontro al bene comune, la disconosco da mio presidente, poiché la sua presa di posizione è lesiva dell'interesse generale.


Distinti saluti
Franco Cilli