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mercoledì 29 aprile 2015

“Lui è lui, voi nun sete un ca…”

di Tonino D’Orazio
38esimo voto di fiducia in un anno e la saga non è finita. Ormai la cosiddetta sinistra del PD, una specie di ossimoro incomprensibile, continua a collezionare ceffoni su ceffoni. Tra il no no no e voto si si si per “salvare l’Italia”, o la fuga, la farsa è completa. Ma i ceffoni sono per tutti i parlamentari embedded, in sostanza che accettano la protezione del capo per un seggio futuro e quindi le limitazioni imposte alla propria libertà di movimento e di espressione. Una specie di simonia morale. Dire di coscienza mi pare esagerato di questi tempi. Il ricatto chiaro è: tutti a casa con me.
Nessun sussulto di orgoglio né di vergogna. Nemmeno l’idea che per la storia siano essi stessi gli affossatori della democrazia costituzionale a favore della “democrazia personale” o “padronale”. Altro che padri riformatori! Servi appiattiti nelle gabbie costruite da loro stessi in questi anni e dove passeggiano intrappolati. Hanno diritto solo alla parola, ce la raccontano anche a noi per rallegrare la platea, per il resto si tratta di ubbidire, anche facendo finta di uscire dall’Aula al momento del voto sapendo che fanno comunque vincere la maggioranza. Pensano di salvare la loro coscienza dismettendo le loro responsabilità.
In nessun paese è successo che i senatori votino la loro dissoluzione e abdichino alla rappresentanza affidata loro dai cittadini. Solo perché chiesto da un capo partito  non eletto da nessuno se non dai propri fans, nemmeno dai propri iscritti. Senza nemmeno chiedere il parere di chi li ha votati, come se questa fosse una “piccola riforma” che in fondo gratta solo un pochino la Costituzione.
Non vi è dubbio che una nuova Resistenza li porterebbe tutti davanti ai tribunali del popolo. Per appropriazione indebita delle istituzioni che appartengono al popolo e non ai partiti, ormai strumenti di corruzione, furto e prevaricazione, evidenti ogni giorno, ai danni della propria nazione. Per essere passati da governo Esecutivo a Parlamento che esegue capovolgendo le istituzioni. Per furto del diritto di voto (non voteremo più, intanto per le Province, poi per il Senato e poi, poi, voteremo per quelli che il capo di turno avrà deciso). Per svendita di beni pubblici che non appartengono loro. E’ stato solo chiesto loro di gestirli da “buon padri di famiglia” non di venderli agli amici degli amici o regalarli dopo averli dissanguati. Il risultato è eccezionale e sembrano anche vantarsene. Per impoverimento organizzato e finalizzato a schiavizzare il popolo togliendogli la dignità e la sussistenza che solo il lavoro permette. Per assassinio in “guerre di pace” promosse al di fuori del nostro territorio mai stato in pericolo. Si tratta di aspettare. Anche se la storia non si ripete le analogie con il passato, non tanto lontano, sono tante.
In quanto al presidente della Repubblica, degno successore dell’altro, non c’è speranza. Potrà mai entrare in contraddizione con se stesso? Prima è padre della legge elettorale detta “matterellum” che prevedeva già i “premi”, dichiarati poi da lui stesso costituzionalmente proibiti; poi per quella detta “porcellum” ci ha messo 6 anni a dichiararla formalmente e sostanzialmente con “gravi lacune costituzionali”, compresi i premi previsti dalla sua legge. Lacune tali da inficiare Parlamento, Senato e tutte le leggi di questi ultimi anni, perché non avevano titolo a farle. Lo stesso Berlusconi, adesso dopo averne usufruiti, dichiara che vi sono 149 deputati “illegali” in Parlamento. Adesso addirittura Mattarella dovrà approvare e sostenere una legge peggiore. Ed è sicuro che lo farà. Renzi non è matto, se sta forzando significa che è “autorizzato” e si aspetta una blanda resistenza di facciata. Magari rimandandola almeno una volta alle Camere. Una splendida carriera, l’uomo sempre al posto giusto al momento giusto. In realtà è la dimostrazione che non abbiamo più grandi statisti. Se i deputati stessi si votano favorevolmente le pregiudiziali di costituzionalità (malgrado i pareri di costituzionalisti rinomati) della legge elettorale a maggioranza, cosa e quando la Corte Costituzionale (o la Presidenza della Repubblica) potrà decidere se sono vere? Eppure la Corte presieduta da Mattarella ha già deciso che alcune norme non sono costituzionalmente “corrette”. Diciamo che la povertà politica e servile delle classi padronali, difficile parlare di dirigenti politici, è arrivata molto in alto. Ma la furbizia, la menzogna, la corruzione, il furto sistematico, l’immoralità e l’amoralità invece ci vengono riconosciuti dappertutto. Basta vedere su questi temi dove si trova l’Italia nelle graduatorie internazionali. Ma a volte bastano i sorrisetti compiacenti e pietosi dei nostri partners europei, davanti alla tracotanza berlusconiana in un certo modo e renziana nell’altro. Tutto fumo e niente arrosto. Chiacchiere della “Commedia dell’Arte”. La realtà invece parla ripetutamente, (Wall Street Journal), di un futuro avviato alla bancarotta che chiamano educatamente default, dopo averci spolpati.
Ma che importa! Si troverà sempre di chi è la colpa, magari dei parlamentari che non hanno più coscienza, della mondializzazione che non abbiamo capito, oppure di Grillo e il M5S a causa della loro opposizione dura che impedisce al capo del governo di corre più velocemente nelle cosiddette riforme ordinategli da altra gente non eletta, come lui, magari dalle banche internazionali, dalla troika di Bruxelles, o da qualche potente cordata massonica internazionale alle quali molti nostri “dirigenti” politici sono ufficialmente affiliati. A questo ubbidiscono le coscienze attuali della maggioranza dei nostri rappresentanti parlamentari. Questo votiamo e voteremo.
La bagarre in Aula non è uno scandalo, magari c’è ancora qualcuno che fa finta di stupirsi, ma rappresenta solo una scenografia ipocrita all’aumento del patos necessario per gli spettatori (tele) e i fans, poi vedrete che tutto andrà come previsto da tempo dalla P2 di Licio Gelli al traguardo. E non sarà più necessario nemmeno votare perché non vi sarà più “rappresentanza” nelle istituzioni, già blindate da oggi e sottratteci.

lunedì 2 marzo 2015

Nuovo Presidente nuova Repubblica

di Tonino D'Orazio
 
Cosa ne pensano i poteri forti, la finanza internazionale, cioè quelli che hanno annichilito anche il super presidente mondiale, il democratico guerrafondaio Obama, di Mattarella?
L’agenzia di rating americana Fitch: "Bene la rapida elezione di Mattarella. Ora avanti con le riforme". Cioè dateci tutto prima che il popolo si svegli. Cosa rimane da riformare, tenuto conto dell’annientamento e dell’asservimento della classe lavoratrice, se non privatizzare tutti i beni comuni e la fine della democrazia parlamentare? Fitch ricorda che normalmente le riforme strutturali aumentano il potenziale di crescita di un Paese solo nel medio periodo, (il massimo della speranza e della disillusione. Chi avrà tempo vedrà!), però devono focalizzarsi sulle riforme economiche e istituzionali. Infatti abbiamo davanti i risultati straordinari della Grecia e degli altri paesi che ci stanno arrivando. Ricordo che la stessa agenzia chiedeva di rivedere in senso “moderno” (diciamo autoritario e fascista se stiamo tornando agli inizi del ‘900) le costituzioni anti-fasciste dei paesi del Mediterraneo. Intralciano ancora troppo l’ideologia neoliberista, cioè fascista. Nel senso che la sovranità finanziaria è superiore alla sovranità politica e deve asservirla ai propri interessi. Ma quale democrazia!
In quanto alla democrazia parlamentare possiamo dire che è finita da parecchio, dopo le varie leggi elettorali capestro a disposizioni dei capi di partito. Il Parlamento è diventato la corte del regnante di turno. Il presidente del Consiglio è in contemporanea segretario generale del proprio partito, e decide chi entrerà o meno alla sua corte, facendoli eleggere, con obbligo di lista, al cosiddetto popolo sovrano previsto dalla Costituzione. Che duetto! La frittata è rigirata, con il consenso di ormai, per il momento, solo del 40% degli elettori che si ritrovano ad eleggere una rappresentanza di terzo livello, cioè di nominati. La stessa prevista per il “nuovo” Senato.
Il capo politico di turno fa passare qualsiasi legge con il plebiscito della sua corte, con qualche finto recalcitrante, che poi alla fine segue, senza vergogna malgrado le sue spiegazioni. Anzi il capo attuale si stupisce che l’opposizione, pur avendone diritto, ma ancora per poco grazie al decisionismo forte della presidente della Camera, faccia “ostruzionismo” al vecchiume che avanza. La filosofia dei nuovi ragazzi e delle nuove ragazze è quella di stare “in ascolto, ma nessuno ci fermerà!”. L’abolizione delle opposizioni mi sembra un minimo se basta il voto di fiducia su ogni decreto legge. Magari anche una sola Camera con poteri politici pieni e con procedimenti dominati dall’esecutivo, come semplice ossimoro. Per arrivare dove, se non a eseguire gli ordini palesi dell’agenzia Ficht e dei loro amici?
Sarà, Mattarella, un presidente vero a tutela della Costituzione, suo compito primario, o farà come l’altro, cioè andrà dove il vento tira, soffiando lui stesso? Lui almeno non si dice socialista, è già una gran bella chiarezza, non che essere cattolico dia più garanzie. Sicuramente non ho elementi certi per affermare che il capo dello Stato firmerà le riforme, sia del Senato che della legge elettorale, e che la Corte non le dichiarerà incostituzionale, compreso il Job Cract. Se il nuovo presidente della Repubblica avesse avuto serie perplessità, le avrebbe sicuramente già manifestate al Renzie e quest’ultimo forse avrebbe agito in tutt’altro modo anche se a lui piace lo scontro per dimostrare che può vincere sempre e contro chiunque. Stesso discorso per la Corte costituzionale. Sappiamo che quest’ultima, con Mattarella presente, ci ha messo 6 anni ad affermare l’incostituzionalità delle varie leggi elettorali. Aspetterà la fine del suo mandato per opporsi formalmente a giochi fatti e affermati? Sarà capace di scontrarsi con Renzi e il PD, i maggiori sgretolatori, per tutelare la nostra Costituzione? Esprimo immediatamente il dubbio. Ce l’hanno messo loro come arbitro, con la solita prepotenza dei numeri, e non del consenso, salutandolo come grande vittoria politica di parte. Siamo già al vizio di forma che innesca il suo settennato. Siamo alla trappola.
Cosà potrà fare anche sulla “riforma” della giustizia? Diciamo del riordino delle leggi dei giudici, dei tribunali e degli inquisiti eccellenti, perché la Giustizia è veramente un’altra cosa, come la Democrazia. E’ una idea troppo alta per questi tempi.
Sulla responsabilità civile dei magistrati ho i miei dubbi, ma lo spettacolo mediatico e l’occupazione del ruolo politico esercitato in questi anni, che alcuni accettano positivamente sine qua non e di parte, hanno dato la sensazione di scontro istituzionale per motivi corporativi e di potere, più che di autonomia.
Qualcuno dirà: diamogli tempo. A noi il tempo manca già tanto.
Però a quando la responsabilità civile dei politici? E una legge che stabilisca che se un rappresentante politico arreca un danno alla comunità, nell’esercizio delle proprie funzioni, sia tenuto a risarcirlo? Non stanno svendendo beni della comunità che non appartengono loro? Quando verrà istituito un tribunale ad hoc per “crimini sociali”, appropriazione indebita e vendita di beni comuni? Cioè anche miei perché li ho pagati insieme a tutti.
Non pensate sia troppo radicale questo concetto, non si potrà che ricominciare da lì se si vuole ricostruire il senso della solidarietà di una società.