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venerdì 3 febbraio 2017

La piovra globalista

di Tonino D’Orazio 2 febbraio 2017. da altervista

Posseggono tutte le più grandi banche mondiali (fra le prime dieci, otto sono americane) e fanno il bello e cattivo tempo “monopolizzando e manovrando abusivamente le Borse” (D. Trump dixit in campagna elettorale). Posseggono le Agenzie di rating, collegate alle loro banche, che decidono della vita o della morte di un paese.
I vassalli del gruppetto si riuniscono in gruppi semi-segreti: Committee of 300; Illuminati; Bildeberg Group; Skull&Bones; New World Order (Bush, Ratzinger …). I valvassini in ulteriori gruppi continentali, politici e nazionali tramite lo strumento facilitato delle fondazioni. Confrontate i think tank italiani (65) e a cosa servono.

Ha messo le mani sull’umanità intera. In cima alla piramide, cioè all’occhio, c’è un gruppetto oligarchico che ci possiede tutti. Non si tratta di complottismo ma di ricerca ragionata che tutti possono fare e confrontare, pezzo per pezzo, ogni mattone e incrocio citati. I nomi e le sigle sono tutti su Wikipedia, compreso gli intrecci azionari più vistosi. (Con tempo, pazienza e onestà intellettuale). E’ la cupola formata da manipolatori con “partecipazioni” e flussi finanziari in tutti i tentacoli di controllo dei bisogni e delle attività umane: Rothchilds, Rockfeller, Carnegie, Morgan, Harrisson, Schiff, Warburg.
I tentacoli possidenti del gruppetto, tramite denaro, “partecipazioni” e “investimenti”, sono:
- Controllo del denaro (Banca Centrale, Riserva Federale, Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale, controllo mascherato della BCE.Euro) e dei metalli e pietre preziose che possono garantire la carta straccia.
- Controllo dell’energia (petrolio, gas, carbone,energia nucleare, green energia).
- Controllo dell’alimentazione (Agribusiness e Ogm, Word Trade, Water Sources).
- Controllo della sanità, World Healt Org., (farmaceutica, facoltà di medicina, ricerca, alternative naturali).
- Controllo del commercio tramite WTO e controllo del denaro con metro-misura dollaro e banche, finché non diventerà più facile con la sola moneta elettronica anche individuale.
- Indottrinamento (standard educativi, mass media, industria del cinema e dei divertimenti, attacco ai media liberi internet, controllo Fb …).
- Controllo delle politiche tramite G8, G10, G20… cioè Global (Governance) Control.
- Controllo del dissenso tramite leggi (Patriotic act, organismi sorveglianza, RFID Chips o monitoraggio della nostra vita privata, cfr Grande Fratello, Prisma, Echelon…), con espansione in tutti i paesi amici e non. Controllo politico del Tribunale Penale Internazionale contro tutti i “nemici”. Regolamenti internazionali favorevoli.
Gran parte di questi controlli sono demandati ad Organismi Internazionali, più facili da dirigere dall’alto, diretti da persone assolutamente non elette,( a parte i G…), ma designate.

Organi politici continentali: American Union; Pacific Union; African Union; European Union.
In Europa, Trichet (pres. Central Bank), Junker (pres. Commissione), Van Rompuy (pres. Del
Consiglio Europeo). Organi con stesse regole e stessa maniera. Servi non eletti.
Organi con ramificazioni in Nations States and Regions, dove viene praticamente “impedito” il più possibile al popolo di partecipare pienamente. (“riforma” delle Costituzioni democratiche e parlamenti a legislazione limitata, per la forma, come quello Europeo, pur se eletto a suffragio universale).

Organi tecnici pubblici o semi-pubblici (ma da “privatizzare”, o già fatto; operazione in atto da decenni che indica un piano ben preciso): banche (già disgiunte dal potere politico e dal controllo popolare e tutte in mano alla cupola, per debiti o scambio azionario, che le affonda, le deruba e i cittadini pagano), commercio (tentativi TTIP, Ceta,TTP trans Pacifico,Nafta, Unasur … da ricondurre ad interesse preminente e pensiero unico), militare (es. Nato e armamenti), partiti politici dipendenti (“sostegno” o corruzione), educazione e formazione (organismi che ne decidono metodo e qualità a “partecipazione” e interessi privati), mass media (agenzie di stampa che inviano “informazioni” pilotate che tutti ripetono ad ogni livello più basso come grancassa o banditori medievali), religione (quanto ci sarebbe da dire!), agenzie di intelligence (semi-coordinate quasi nel mondo intero dalla CIA,- per noi ancora funzionanti come Gladio o Stay Behind -, con Awarres Office, M15 inglese, Corte Suprema di Israele gestita direttamente dai Rothchilds), medicina e farmaceutica, Ong a “caschi bianchi”, persino organizzazioni criminali (droghe illegali, scandali dell’Agenzia Food and Drug Administration,) e riciclaggio mondiale del denaro sporco che “non ha odore”, tramite banche (sempre le stesse) offshore, illegali e fuori controllo.
Curiosità? La cima della piramide non si nasconde, anzi si presenta chiaramente con il simbolo dell’occhio nel triangolo, “che vede tutto”, come Dio. Lo potete notare sul semplice dollaro, ma anche su tanti e vari organismi Corporates, AOL (Time Warner/Cable), CBS … Basta avere occhio.
Tecnica comune di vampirizzazione, o impoverimento di un paese. (J. Perkins)
1) Si va in paesi che posseggono risorse naturali.
2) Accordo su enorme prestito, tramite il coccodrillo che piange, cioè il FMI, per lo sfruttamento delle risorse.
3) Le infrastrutture per lo sfruttamento vanno alle imprese americane (o occidentali), non a quelle del paese, se non i subappalti poveri.
4) Si aggiungono mega progetti infrastrutturali, strade, porti, ferrovie, centrali elettriche, autostrade, zone industriali. Si muove tutta la piovra. Il popolo ripaga prestiti e interessi (eliminando i pochi servizi sociali esistenti, spesso già miseri). Tralasciamo la corruzione, legale per le tasse americane, basta più o meno dichiararla.
5) Il paese viene lasciato in grande debito, ringraziato per le risorse a basso prezzo, e fomentato da ovvie rivolte sociali. Allora si aggiungono prestiti per le armi, le guerre e i medicinali. Se non possono pagare sono costretti a privatizzare tutto, beni, acqua e cibo compresi.
Gli esempi più vistosi sono in tutti i paesi africani e sud americani. Ma guardando bene intanto al cosiddetto “indebitamento” pubblico dei paesi occidentali e soprattutto di quelli mediterranei … non siamo lontani.
Il concetto di complotto è stato spesso ridicolizzato pur di nascondere delle così macro evidenze. Tanto l’auto-informazione costa troppo, sia in tempo che in caparbia curiosità. Questa è una ricerca onesta. Ogni parola o nomi propri citati sono un tassello controllabile del mosaico.
Si può uscire da una trappola così ben costruita? Difficile in questo contesto politico-culturale globale senza alternative forti e in associazione ad altri “prigionieri”, almeno dello stesso campo.
Anche per questo Trump sarà uguale a tutti gli altri presidenti americani e ci farà solo divertire. America e neoliberismo first. 

sabato 5 novembre 2016

Elezioni USA: neoconservatives VS neo-bizantini?

di Giuseppe Masala da facebook

 
Bisogna capire che lo scontro in atto in USA in questo momento è un vero e proprio tornante della storia al pari dei tragici eventi del Settembre 2001. Al di là dell'antipatia personale o la simpatia per uno dei due concorrenti principali e senza lasciarci intossicare il pensiero dalla terrificante campagna elettorale in corso che è una enorme macchina del fango tesa a screditare l'avversario con ogni mezzo e con ogni sorta di notizia manipolata.
In realtà stiamo assistendo ad uno scontro tra due fazioni dell'élite americana. Fazioni che hanno trovato nei due contendenti i loro front-man elettorali.
La posta in gioco è cosa deve essere l'Impero americano nei prossimi decenni e come uscire o almeno stabilizzare la sua evidente crisi. Le visioni in lotta sono le seguenti:

1) I neoconservatives che hanno in Hillary la loro bandiera e vogliono continuare nell'esperienza della "guerra al terrorismo" ovvero nella guerra imperialista tendente a far guadagnare agli USA l'uscita dalla crisi allargando a tutto il mondo la loro sfera d'influenza. Anche con l'utilizzo delle armi, oltre che con le rivoluzioni colorate. Dunque il programma è semplice e ormai ben oleato sulla falsariga del Project for the New American Century : allargare la sfera d'influenza economica con i due trattati transoceanici di libero commercio; quello atlantico con l'UE e quello del pacifico con il Giappone e tutti i paesi rivieraschi dalla Corea alla Malesia. Usare lo strumento militare contro tutto il blocco antagonista. Dunque contro la Cina e la Russia nella speranza che questi crollino a causa di una nuova guerra fredda come crollò l'URSS ma senza disdegnare l'utilizzo diretto della forza se necessario.
2) Alla visione neoconservativa che ha dominato dai tempi di Bush Junior si contrappone un'altra fazione al momento più magmatica e non venuta alla luce in tutti i suoi uomini. Questa è la visione isolazionista e trattativista con il blocco antagonista nascente. Tra i punti finora conosciuti del progetto - di cui Trump è solo il front-man - elettorale vi è la rottura dei trattati TTIP e il TPP. Rinegoziazione in senso isolazionista anche del NATFA e dei trattati WTO. Minor interesse militare per l'Europa e per l'Asia a patto che gli alleati non accettino di pagare la protezione. Trattativa con la Russia e forse anche con la Cina (ma c'è chi parla in realtà di portare la Russia dalla parte degli USA al fine di scardinare l'alleanza russo-cinese). Tra le teste pensanti che appoggiano questa visione vi è Luttwak (che alcuni anni fa scrisse un testo importantissimo nella quale teorizzava un impero americano come nuovo Impero Romano d'Oriente, e quindi come Primus Inter Pares anziché come Dominus mondiale), Woolsey ex direttore CIA e Pieczenik, dottor stranamore al Ministero dell'Interno ai tempi del caso Moro e braccio destro di Kissinger. Peraltro Kissinger non si è esposto sull'elezione ma più di una volta ha ammonito che è l'ora di trattare con la Russia.
Questa è la vera posta in gioco in queste elezioni presidenziali USA. Me ne scuso se l'ho esposta per sommi capi ma spero si capisca che la fanghiglia schifosa che sta traboccando dai mass-media è solo roba per allocchi.
PS Nell'immagine il testo di Luttwak che spiega la strategia trattativista "neo-bizantina" che sostiene Trump (e che ripeto, non è manco detto che Trump comprenda. Lui ha il compito di arringare le masse, mica di capire). Il testo è disponibile in formato Kindle. Il cartaceo è introvabile.

domenica 21 ottobre 2012

Ritorno al protezionismo

di Emiliano Brancaccio da ComeDonChisciotte ( pubblicogiornale.it)


...Tra il 2008 e il 2012 la Commissione europea ha registrato 534 nuove misure protezionistiche. Non solo l’Argentina, ma anche colossi come Cina, India, Brasile e Stati Uniti hanno introdotto restrizioni. La stessa Russia ha posto in essere 80 nuove misure protezionistiche, il che la dice lunga sul modo in cui intenderà gestire la recente adesione al WTO, l’organizzazione mondiale del commercio. L’unica potenza che ancora resiste alla tentazione di introdurre controlli sui movimenti di capitali e di merci è proprio l’Unione europea. Dietro ci sono gli interessi del paese più forte, la Germania, che dal libero scambio trae grandi vantaggi. Tuttavia, man mano che la crisi avanza, anche in Europa e in Italia aumentano i consensi verso misure di controllo dei commerci, di limitazione delle acquisizioni estere e di ripristino della sovranità nazionale sulla moneta. E’ un’illusione pensare di contrastare quest’onda con la solita vuota retorica europeista.

...Non solo: Marchionne ha pure chiesto alla Commissione europea di governare i tagli di capacità produttiva delle case automobilistiche europee, in modo da lasciare invariate le quote di mercato: una vera e propria pianificazione pubblica europea dei volumi di produzione. E’ una posizione sensata che tuttavia apre una contraddizione, visto che al tempo stesso Marchionne rivendica piena libertà di trasferimento del capitale di Fiat all’estero ed esige dai lavoratori una totale sottomissione alle leggi del mercato. E’ l’ennesimo sintomo di crisi del liberismo e dei suoi ideologi, che da un lato si arrampicano sugli specchi per giustificare i massicci aiuti pubblici ai capitali privati, e dall’altro continuano a pretendere di avere mani libere nello scontro con i lavoratori.

...Il premio Nobel per l’Economia Paul Samuelson, che non era un protezionista, ci ha spiegato che in presenza di disoccupazione il libero scambio crea problemi, non vantaggi. E l’economista di Harvard Dani Rodrik ci ricorda che negli anni Cinquanta e Sessanta sussistevano numerosi controlli sui movimenti di capitali e di merci, eppure lo sviluppo, l’occupazione e la distribuzione del reddito erano molto migliori di oggi, anche perché quei controlli permettevano ai singoli stati di perseguire obiettivi interni, occupazionali e distributivi. Si potrebbe anche ricordare che la massima liberalizzazione dei movimenti internazionali dei capitali fu raggiunta esattamente alla vigilia della prima guerra mondiale. E’ dunque proprio un incondizionato liberoscambismo, soprattutto in tempi di gravissima crisi economica, che rischia di alimentare le peggiori pulsioni nazionaliste.

... L’Europa può ritrovare coesione interna solo se mette un freno alla competizione salariale al ribasso e attiva un “motore interno” dello sviluppo economico e sociale. Per adesso, tuttavia, ci stiamo muovendo in direzione contraria. La Germania ha imposto ai paesi periferici della zona euro una ricetta a base di depressione, disoccupazione e fallimenti aziendali. La stessa Banca centrale europea segue questa linea: è disposta a difendere i paesi periferici dalla speculazione solo a condizione che questi comprimano ulteriormente la spesa pubblica e il costo del lavoro e si dispongano a vendere i capitali nazionali, incluse le banche. Questa violenta ristrutturazione a guida tedesca trasformerà vaste aree del Sud Europa in deserti produttivi, destinati solo a fornire manodopera a buon mercato alle aree più forti. I gruppi d’interesse prevalenti in Germania sanno che questi processi potrebbero scatenare tensioni tali da indurre i paesi del Sud ad abbandonare l’euro, ma questa eventualità non li spaventa. L’unica vera paura dei tedeschi è che con la moneta unica salti anche il mercato unico europeo, sul quale si fonda la loro egemonia: cioè temono che i paesi del Sud introducano limiti alla libera circolazione dei capitali e delle merci in Europa. In Francia si discute da tempo di opzioni simili, ma il governo socialista non sembra disposto a esplicitare una minaccia protezionista. In Italia, per evitare tentazioni, abbiamo addirittura messo un irriducibile liberoscambista ai vertici del governo. La crisi però avanza, i nodi verranno al pettine...

Estratti da “ Il rifugio dalla economia globale sarà un ritorno al protezionismo” intevista a Emiliano Brancaccio a cura di Marco Berlinguer (Pubblico, 20 ottobre 2012)