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venerdì 3 febbraio 2017

La piovra globalista

di Tonino D’Orazio 2 febbraio 2017. da altervista

Posseggono tutte le più grandi banche mondiali (fra le prime dieci, otto sono americane) e fanno il bello e cattivo tempo “monopolizzando e manovrando abusivamente le Borse” (D. Trump dixit in campagna elettorale). Posseggono le Agenzie di rating, collegate alle loro banche, che decidono della vita o della morte di un paese.
I vassalli del gruppetto si riuniscono in gruppi semi-segreti: Committee of 300; Illuminati; Bildeberg Group; Skull&Bones; New World Order (Bush, Ratzinger …). I valvassini in ulteriori gruppi continentali, politici e nazionali tramite lo strumento facilitato delle fondazioni. Confrontate i think tank italiani (65) e a cosa servono.

Ha messo le mani sull’umanità intera. In cima alla piramide, cioè all’occhio, c’è un gruppetto oligarchico che ci possiede tutti. Non si tratta di complottismo ma di ricerca ragionata che tutti possono fare e confrontare, pezzo per pezzo, ogni mattone e incrocio citati. I nomi e le sigle sono tutti su Wikipedia, compreso gli intrecci azionari più vistosi. (Con tempo, pazienza e onestà intellettuale). E’ la cupola formata da manipolatori con “partecipazioni” e flussi finanziari in tutti i tentacoli di controllo dei bisogni e delle attività umane: Rothchilds, Rockfeller, Carnegie, Morgan, Harrisson, Schiff, Warburg.
I tentacoli possidenti del gruppetto, tramite denaro, “partecipazioni” e “investimenti”, sono:
- Controllo del denaro (Banca Centrale, Riserva Federale, Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale, controllo mascherato della BCE.Euro) e dei metalli e pietre preziose che possono garantire la carta straccia.
- Controllo dell’energia (petrolio, gas, carbone,energia nucleare, green energia).
- Controllo dell’alimentazione (Agribusiness e Ogm, Word Trade, Water Sources).
- Controllo della sanità, World Healt Org., (farmaceutica, facoltà di medicina, ricerca, alternative naturali).
- Controllo del commercio tramite WTO e controllo del denaro con metro-misura dollaro e banche, finché non diventerà più facile con la sola moneta elettronica anche individuale.
- Indottrinamento (standard educativi, mass media, industria del cinema e dei divertimenti, attacco ai media liberi internet, controllo Fb …).
- Controllo delle politiche tramite G8, G10, G20… cioè Global (Governance) Control.
- Controllo del dissenso tramite leggi (Patriotic act, organismi sorveglianza, RFID Chips o monitoraggio della nostra vita privata, cfr Grande Fratello, Prisma, Echelon…), con espansione in tutti i paesi amici e non. Controllo politico del Tribunale Penale Internazionale contro tutti i “nemici”. Regolamenti internazionali favorevoli.
Gran parte di questi controlli sono demandati ad Organismi Internazionali, più facili da dirigere dall’alto, diretti da persone assolutamente non elette,( a parte i G…), ma designate.

Organi politici continentali: American Union; Pacific Union; African Union; European Union.
In Europa, Trichet (pres. Central Bank), Junker (pres. Commissione), Van Rompuy (pres. Del
Consiglio Europeo). Organi con stesse regole e stessa maniera. Servi non eletti.
Organi con ramificazioni in Nations States and Regions, dove viene praticamente “impedito” il più possibile al popolo di partecipare pienamente. (“riforma” delle Costituzioni democratiche e parlamenti a legislazione limitata, per la forma, come quello Europeo, pur se eletto a suffragio universale).

Organi tecnici pubblici o semi-pubblici (ma da “privatizzare”, o già fatto; operazione in atto da decenni che indica un piano ben preciso): banche (già disgiunte dal potere politico e dal controllo popolare e tutte in mano alla cupola, per debiti o scambio azionario, che le affonda, le deruba e i cittadini pagano), commercio (tentativi TTIP, Ceta,TTP trans Pacifico,Nafta, Unasur … da ricondurre ad interesse preminente e pensiero unico), militare (es. Nato e armamenti), partiti politici dipendenti (“sostegno” o corruzione), educazione e formazione (organismi che ne decidono metodo e qualità a “partecipazione” e interessi privati), mass media (agenzie di stampa che inviano “informazioni” pilotate che tutti ripetono ad ogni livello più basso come grancassa o banditori medievali), religione (quanto ci sarebbe da dire!), agenzie di intelligence (semi-coordinate quasi nel mondo intero dalla CIA,- per noi ancora funzionanti come Gladio o Stay Behind -, con Awarres Office, M15 inglese, Corte Suprema di Israele gestita direttamente dai Rothchilds), medicina e farmaceutica, Ong a “caschi bianchi”, persino organizzazioni criminali (droghe illegali, scandali dell’Agenzia Food and Drug Administration,) e riciclaggio mondiale del denaro sporco che “non ha odore”, tramite banche (sempre le stesse) offshore, illegali e fuori controllo.
Curiosità? La cima della piramide non si nasconde, anzi si presenta chiaramente con il simbolo dell’occhio nel triangolo, “che vede tutto”, come Dio. Lo potete notare sul semplice dollaro, ma anche su tanti e vari organismi Corporates, AOL (Time Warner/Cable), CBS … Basta avere occhio.
Tecnica comune di vampirizzazione, o impoverimento di un paese. (J. Perkins)
1) Si va in paesi che posseggono risorse naturali.
2) Accordo su enorme prestito, tramite il coccodrillo che piange, cioè il FMI, per lo sfruttamento delle risorse.
3) Le infrastrutture per lo sfruttamento vanno alle imprese americane (o occidentali), non a quelle del paese, se non i subappalti poveri.
4) Si aggiungono mega progetti infrastrutturali, strade, porti, ferrovie, centrali elettriche, autostrade, zone industriali. Si muove tutta la piovra. Il popolo ripaga prestiti e interessi (eliminando i pochi servizi sociali esistenti, spesso già miseri). Tralasciamo la corruzione, legale per le tasse americane, basta più o meno dichiararla.
5) Il paese viene lasciato in grande debito, ringraziato per le risorse a basso prezzo, e fomentato da ovvie rivolte sociali. Allora si aggiungono prestiti per le armi, le guerre e i medicinali. Se non possono pagare sono costretti a privatizzare tutto, beni, acqua e cibo compresi.
Gli esempi più vistosi sono in tutti i paesi africani e sud americani. Ma guardando bene intanto al cosiddetto “indebitamento” pubblico dei paesi occidentali e soprattutto di quelli mediterranei … non siamo lontani.
Il concetto di complotto è stato spesso ridicolizzato pur di nascondere delle così macro evidenze. Tanto l’auto-informazione costa troppo, sia in tempo che in caparbia curiosità. Questa è una ricerca onesta. Ogni parola o nomi propri citati sono un tassello controllabile del mosaico.
Si può uscire da una trappola così ben costruita? Difficile in questo contesto politico-culturale globale senza alternative forti e in associazione ad altri “prigionieri”, almeno dello stesso campo.
Anche per questo Trump sarà uguale a tutti gli altri presidenti americani e ci farà solo divertire. America e neoliberismo first. 

lunedì 29 agosto 2016

L’anti impero



di Tonino D’Orazio, 29 agosto 2016

Quante feci hanno spalmato sul globo in nome di una holliwodiana pretesa di costruzione di un impero globale e armato Yankee. Altro che “democrazia”. Tutto quello che hanno toccato, sin dal secolo scorso si è rivelato solo morte in tutto il pianeta. Quante distruzioni! Quanta povertà! Quanti morti! Milioni di inermi cittadini ai quali rubare qualcosa, soprattutto petrolio, oltre la vita. Quando mi chiedono quanto consuma la mia macchina rispondo: 10 litri di sangue a cento chilometri. E’ il sangue irakeno, siriano, libico … e poi sarà quello venezuelano e poi brasiliano… se non quello russo e iraniano.
Quanto uranio impoverito, che non sapevano come smaltire, è stato spalmato su interi continenti con miliardi di pallottole e munizioni vaganti, in guerre e non, lasciando dappertutto scie cancerogene che terminano il lavoro mortale, col tempo. Mancava anche la vendita della bomba, e la tecnologia, atomica a paesi guerrafondai, dittatoriali e aggressivi come l’Arabia Saudita e, a suo tempo, a Israele. E chissà a quanti altri amici. A fine luglio, Erdogan ha preso il controllo dell’armamento atomico della Nato in Turchia. Non può sfuggire che i migliori amici siano tutti dittatori a favore.
Ma vi sono armi più sottili. Prendete per esempio le ONG, Organismi privati poiché Non Governativi. Il loro ruolo in un passato recente era tipicamente umanitario, successivamente sono diventate enormi cassa-forti e mano lunga di oligarchie economiche e finanziarie che guidano una loro politica di conquista al di fuori di qualsiasi consenso internazionale. Sono diventate velenosamente “opere missionarie occidentali per la democrazia”, più spesso “angeli della morte”. Dappertutto hanno portato al governo dei paesi nei quali sono intervenuti pesantemente delle labili e sottomesse opposizioni, hanno finanziato “rivoluzioni” nei paesi considerati “dittatoriali”, hanno provocato il sollevamento delle masse e hanno quindi preparato la strada alle guerre, alle distruzioni e alla morte, alle guerre civili, democrazia compresa. Non elenco i paesi, sono tanti e facilmente riconoscibili, spesso dal colore arancione. Solo in Europa mancano ancora all’appello la Serbia, la Macedonia e il Montenegro. E non sappiamo ancora veramente cosa sia successo in Turchia.
Tralasciamo l’informazione e la sua manipolazione. Nel secolo scorso abbiamo insegnato per bene al mondo la teoria del fascismo. Alla fine dello stesso secolo  anche quello della presa democratica del potere con televisioni e giornali. Altri hanno seguito, dai Blomberger (NY) a tutti i magnati sud americani attuali. Mentre si massacrano migliaia di bambini ogni tanto i cosiddetti “caschi bianchi” (manipolatori dell’informazione) ci fanno piangere “montando” la sorte e l’immagine di un povero piccolo, sotto i nostri bombardamenti (che è l’altra vera realtà nascosta) o poggiato come arenato sulle nostre rive marittime.
Si può anche essere contro i governi di una nazione, e ritenerli da genocidi, ma anche essere contro la maggioranza di un popolo che li sostiene, e ne diventa responsabile, in nome di una unica verità, il proprio benessere. Mors tua, vitae mea. Manco fossero rigorosi protestanti.
Ricordate il film Il dittatore di Charlot parlando di Hitler con il globo-palla? Immaginate al suo posto un presidente americano, uno dopo l’altro, e fate la sintesi delle guerre che hanno dichiarato, ritenendosi padroni del mondo e delle sue ricchezze. Ma dovrete farlo da soli, nessuno vi aiuterà, anzi, molti professionisti dell’informazione sorvolano, oppure, servilmente, con grande omertà, sono d’accordo. Ma possibile che tutte, o quasi, le nazioni del mondo siano “cattive” e da “democratizzare”?
In questo quadro o Trump o la Clinton, pari sono, chiacchiere e tifo a parte. Trump ha dichiarato: che ritirerà i soldati americani dalla Nato; che, se gli europei la vogliono, se la pagassero; che con la Russia preferisce fare accordi piuttosto che continuare l’operazione di strangolamento chiamato Anaconda. (Che in realtà sta strangolando economicamente l’Europa). E che Anaconda, se non è finalizzata alla guerra successiva, di cui la democratica Clinton è capace, è solo un misero balletto di muscoli con costi elevatissimi, poiché dall’altro lato non sembrano così “deboli”. Eppure la Clinton continua la sua aggressione verbale e di comizio contro la Russia, liberale, non più comunista, ma sempre nemica nella popolar-fantasia statunitense. La Clinton, dopo le sue responsabilità dirette nella distruzione della Libia, e tutte le conseguenze dell’invasione degli immigrati sulle coste italiane, ha dichiarato che attaccherà e invaderà l’Iran, adesso che sono quasi sicuri che non stanno costruendo bombe atomiche. Ma lo faranno tramite gli amici fascisti dell’Arabia Saudita. Da cosa si sta sganciando l’ex-amico Erdogan? Come fanno gli americani ad aiutare Erdogan nella conquista di pezzi del territorio siriano (ONU, dove sei?) bombardando i kurdi, e contemporaneamente aiutando i kurdi in azioni di guerra contro l’Isis, anche loro alleati? Ci sarà un po’ di confusione in quel vespaio che hanno creato?
Perché le nostre televisioni ci imboniscono di chiacchiere sulla pericolosità di Trump e non sulla Hillary? In quattro settimane sono morti suicidati, o perlomeno morti strane e sospetti, 5 accusatori della Clinton mentre si recavano all’Fbi per delle rivelazioni che secondo Trump l’avrebbe portata dietro le sbarre. Se vi interessano i nomi (Shawn Lucas, Victor Thorn, Seth Conrad Rich, John Ashe, Mike Flynn), chi erano, le circostanze e il perché, il sito è: http://algarath.com/2016/08/07/. 
Trump è un imprenditore, non un finanziere. Parla di lavoro, di lavoratori e di produzione, anche se un po’ in senso autarchico. Parla di mettere un freno alle speculazioni bancarie e a tutti i dati truccati di Wall Street, rivelandone l’estrema corruzione che facciamo finta di non sapere. Ha per nemico tutti i megaricchi della finanza, dai Rothchild, Goldman Sach, a Soros. Insomma gente  motivata dall’ideologia del capitalismo e adoratori di Mammon. Trump è un populista, cioè con il popolo, povero. Forse. I ricchi che si commuovono per i poveri hanno sempre lasciato il tempo che trovavano. Ancora oggi. Ma i poveri amano i ricchi. Chi sono quelli che lo sostengono finanziariamente? Sono gli stessi che sostengono la Clinton, “non si sa mai”? E’ il democratico piede in due staffe. Se il fascismo arriverà in America avrà il volto della democrazia. (Bertolt Brecht).

Eppure l’impero sta perdendo colpi. I presidenti, nell’ultimo semestre in carica, non contano più nulla, anzi per niente per gran parte del mandato se sono in minoranza nel Congresso. Noi siamo salvi (da Obama), per un po’ (dalla Clinton), a detta del ministro dell’economia tedesco, Sigmar Gabriel, che ha ribadito che per il TTIP (Trattato di libero scambio Usa-UE): “I negoziati con gli Stati Uniti sono effettivamente falliti perché come europei non possiamo accettare supinamente le richieste americane”. Quando c’è gente che conta e non svende il proprio paese a nessuno! L’estensione dell’impero prevedeva : “Obiettivo del TTIP è integrare i mercati Ue e Usa, riducendo i dazi doganali e rimuovendo le barriere non tariffarie, le differenze sui regolamenti tecnici, norme e iter di omologazione, standard applicati ai prodotti, regole sanitarie e fitosanitarie”, insomma la resa dell’Europa alle oligarchie economiche e bancarie statunitensi. Invece indovinate cosa dice il nostro (diciamo il loro) ministro Calenda?  Il TTIP secondo me salta perché siamo arrivati troppo lunghi sulla negoziazione” (caspita), quindi “sarà molto difficile che passi e sarà una sconfitta per tutti”. Per non perdere la bussola, in Italia, dobbiamo sempre porci la domanda su cosa significhi “per tutti”.
Che piacere, questa volta, di non esserci incluso.
  

venerdì 24 giugno 2016

Brexit, Renxit, Italexit

di Giorgio Cremaschi da facebook

GLI SPITFIRE SONO SPUNTATI DALLE URNE. DEMOCRAZIA DEI POPOLI E EUFORIA DELLE BORSE SONO INCOMPATIBILI , CE NE FAREMO UNA RAGIONE . MORTO SUBITO IL TTIP COMINCIA LA FINE DELLA UE. OGGI IN GRAN BRETAGNA DOMANI IN ITALIA E IN TUTTA EUROPA. VIVA LA BREXIT, ORA RENXIT E POI ITALEXIT
Smentendo tutti i sondaggisti e tutti i palazzi del potere, e anche la prematura gioia delle Borse e le premature lacrime nostre, il popolo britannico ha detto basta alla UE. Lo aveva fatto un anno fa anche il popolo greco, anche allora smentendo i sondaggi, poi il suo governo si era piegato alla tirannia della Troika.
Le Borse e la finanza precipitano dalla euforia alla depressione, in misura esattamente inversa alla euforia di libertà dei popoli, dobbiamo prendere atto che Il potere dei mercati e la democrazia sono incompatibili, e stare con chi sceglie la democrazia.
Con questo voto muore subito il TTIP, che lo stesso Obama aveva legato ai destini della Brexit e comincia la fine della UE dell'Euro delle multinazionali e delle banche e soprattutto dell'austerità. Comincia la fine di un sistema di potere europeo dove un solo parlamento è sovrano, quello tedesco, e tutti quelli degli altri paesi eseguono gli ordini della Troika. Comincia la fine della UE perché questa istituzione non è riformabile, come dimostrano anche le reazioni isteriche, furiose e inconcludenti dei suoi leader. Anche in questi giorni c'è stato chi ha detto che si sta nella UE per cambiarla, peccato che la UE sia indisponibile a qualsiasi cambiamento vero e come tutte le tirannie può solo crollare, non cambiare.
Nel no alla UE è stato decisivo il popolo laburista, che non ha seguito le indicazioni del suo establishment politico e sindacale, ma ha premiato l'impegno di minoranze coraggiose, come il glorioso sindacato dei ferrovieri che abbiamo conosciuto come Eurostop. Minoranze oscurate dai mass media, ma che sono state determinanti per il successo della Brexit.
Il popolo della sinistra britannica ha chiarito che sinistra ed europeismo oggi sono incompatibili e che la battaglia contro la UE delle banche è stata egemonizzata finora da forze di destra perché la sinistra ufficiale ha abbandonato il suo popolo. Ora questo popolo ha bisogno di altri rappresentanti, che in nome della eguaglianza sociale e della democrazia e non dei mercati, ricaccino le destre dal terreno abusivamente occupato.
Ora si apre l'epoca del coraggio e tutto si rimette in moto, sarà dura e non sarà breve, ma questo voto mostra che l'epoca della globalizzazione senza diritti sociali è finita, sono gli stessi mercati a crollare sul potere di argilla che hanno costruito. Tornano i popoli, gli stati, le politiche economiche, i diritti sociali e del lavoro. Sará dura e non sarà breve, ma c'è tutta una classe dirigente europea da rottamare. Cominciamo qui votando NO al referendum di ottobre e mandiamo a casa Renzi e la sua controriforma costituzionale, voluta dalla UE delle banche. E dopo la Renxit avanti con la Italexit. Grazie al popolo britannico che come nel 1940 dà il via al percorso di liberazione dell'Europa, gli Spitfire sono spuntati dalle urne.

lunedì 6 giugno 2016

Vilipendio di Stato e alto tradimento



di Tonino D’Orazio

Il primo giugno Francesco Storace è tornato in Tribunale per il caso di vilipendio a Giorgio Napolitano: rischiava anche il carcere. "Sono convinto che un politico debba combattere fino alla fine, tanto più per un reato di opinione commesso da senatore, perseguitato su autorizzazione del ministro della Giustizia (Mastella, sic). Quanto di più illiberale ci sia". Era sotto processo per aver ribattuto a Napolitano affermando: "Semmai è indegno il capo dello Stato" (Re Giorgio aveva definito "indegna" una polemica di Storace su Rita Levi Montalcini che aveva votato la fiducia ad un governo di non eletti). I "mandanti", a suo parere, sono ben chiari: Napolitano e Boldrini (che tra l’altro non scherza sul vilipendio personale con denunce ai privati cittadini). Ironia della storia: Storace poteva essere condannato alla galera per vilipendio al capo dello stato poiché è uno di quei reati fascisti che permangono nella nostra legislazione. E che poteva succedere al 5S Giorgio Sorial che definì «boia» Napolitano? Non perseguito perché forse era giusto? Comunque Storace è stato assolto con formula piena. Subito dopo l'assoluzione, ribadisce l'offesa a Napolitano. "Assolto! L'indegno era quello che stava al Colle...".
Con un bebé in arrivo, una 30enne di Porto Tolle (Rovigo) è rimasta senza lavoro: licenziata. Proprio nei giorni in cui la donna perdeva il posto, il capo dello stato, Napolitano, invitava gli italiani “a fare sacrifici per il bene dell’Italia…”. La donna si è lasciata andare a uno sfogo su Facebook. Vittima dello sfogo non è stata la politica in generale, ma il suo vertice più alto, Napolitano appunto, visto che popolarmente il pesce puzza dalla testa, insultato per aver chiesto questi "sacrifici" agli italiani pur davanti allo sfacelo e alla corruzione del mondo politico e bancario che italiano e per il bene dell’Italia proprio non sembra, tuttora.
A una frase dell'ex presidente della Repubblica: "In Italia abbiamo la Lega, che è diventata la principale espressione di posizioni xenofobe, nazionalistiche anti elitarie e anti istituzionali e soprattutto anti Unione europea", pur nella quasi verità, Salvini aveva risposto immediatamente non solo annunciando querela ma chiedendone anche il ricovero immediato per raggiunti livelli alti di senilità. 
Ultima (sicuramente penultima) sparata dell’ex: "Ci vuole libertà per tutti e nessuno può, però, dire “io difendo la Costituzione votando no e gli altri non lo fanno, perché questo offende anche me. Mi reca un’offesa profonda". Il paese intero ha pianto per l’offesa al megalomane. L’uomo di destra (anche nel PCI) che più ha distrutto la Costituzione si offende perché i partigiani (ANPI) glielo dicono all’unanimità. Forse è un uomo che ha capito che un giorno dovrà rendere conto di ciò che ha fatto. Nella storia è difficile che un uomo solo possa vincere contro il popolo. Alla fine, giustamente, i tribunali avvengono, dopo. Si sa.
La vignetta di Libero  : “Napolitano “pappone” d’Italia” è “satira legittima”. Nemmeno il presidente della Repubblica può considerarsi immune dalle caricature. E’ la sentenza (18 dic. 2013) del tribunale di Milano che dà “non luogo a procedere” contro il direttore del giornale Libero e contro il vignettista Benny. Insomma Je suis Charlie vale anche per noi.



Altra cosa invece l’alto tradimento.
L'alto tradimento è un reato politico commesso dal Capo dello Stato, o da funzionari a conoscenza di segreti di Stato, specialmente di natura militare, quando li rivelano a potenze straniere. Secondo l'art. 90 della Costituzione alto tradimento è uno dei due reati (l'altro è l'attentato alla Costituzione), per i quali, se commessi nell'esercizio delle funzioni, è riconosciuta la responsabilità penale del Presidente della Repubblica e delle altre cariche dello Stato. Questa norma considera alto tradimento anche l'attentato contro la Costituzione dello Stato. A giudicare il reato di alto tradimento commesso dal Capo dello Stato spetta alla Corte costituzionale, degli altri, da tribunali ordinari se non speciali.
Renzi, è stato querelato per alto tradimento per l’adesione al Trattato (perché segreto) TISA (o TTIP). In sfavore della nazione italiana. La querela si estende per lo stesso motivo all’ex presidente Napolitano, alla Boldrini, a Grasso, a tutti i componenti nominati dal governo dei tecnici, a tutti i parlamentari votanti il testo del TISA, e a quant’altri coinvolti nei fatti qui descritti che si ravvisassero nel corso dell’indagine.
Ipotesi di reato sono:  Alto tradimento (art.90 Costituzione); Concorso formale in reato continuato (art 81 CP); Pene per coloro che concorrono nel reato (art. 110 CP) e circostanze aggravanti (art. 120 CP); Attentato contro  l’integrità l’indipendenza e l’unità dello Stato (art 241 CP); Attentato contro la Costituzione dello Stato (art 283 CP); Usurpazione di potere politico o comando militare (art 287 CP); Attentati contro i diritti politici del cittadino (art 294 CP), (magari l’Italicum e le altre leggi elettorali già condannate dalla Corte Costituzionale); Abuso d’ufficio (art 323 CP); Usurpazione di funzioni pubbliche (art 347 CP); Associazione a delinquere (art 416 bis CP) (vendita beni comuni non di proprietà); Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici (art 476/477/480/481 CP); Falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici (art 479 CP); Falsità commesse dal privato (art 482 CP); Falsità commesse da privato in atti pubblici (art 483 CP); Falsità commesse da pubblici impiegati incaricati di un pubblico servizio (493 CP); Riduzione in schiavitù (art 600 CP)(sarà mica il jobsact?); Furto (art 624 CP); Truffa (art 640 CP) (pensioni e banche); Circonvenzione di persone incapaci (art 643 CP) di difendersi (varie beffe e illusioni economiche); Abuso della credibilità popolare (art  661 CP) (monopolio mediatico totale, dissuasivo o persuasivo).
Sorridete, anche se ogni articolo del Codice vi suggerirà un esempio ad personam in questi ultimi anni, (qualcuno più evidente l’ho già elencato senza voler distruggere la vostra fantasia), magari sancito dalla Corte Costituzionale sulle illegalità in atto oppure dai pur ricalibrati dati Istat sulle menzogne, è giusto per ricordare quanto la nostra legislazione possa conoscere a fondo l’indole e il carattere del popolo italiano. Forse non è riuscita ancora ad elencare tutto, visto che abbiamo sempre bisogno di ulteriori leggi per “precisare” meglio. Pensare che bastavano semplicemente, con “la certezza della pena”,  alcuni dei Dieci Comandamenti, che pur trasudano limpidamente nella nostra legislazione.
  

martedì 31 maggio 2016

TTIP: il governo italiano è il più venduto d'Europa

di Giorgio Cremaschi

 
Carlo Calenda rappresenta al meglio la casta renziana. Esperienze manageriali sin dalla prima elementare e un'abilità, superiore a quella di Tarzan sulle liane, nel saltare tra le cordate di potere e da un incarico all'altro. Cosi il nostro è balzato agilmente da Montezemolo a Monti e poi da quest'ultimo a Renzi. Che lo ha nominato all'inizio dell'anno nella Commissione Europea, salvo poi ripensarci dopo pochi mesi e collocarlo al vertice del Ministero dello Sviluppo Economico.
Il nuovo salto di Calenda c'é stato il 10 maggio e già il 13, intervenendo da neo ministro a Bruxelles, il nostro ha subito schierato l'Italia tra gli ultras del TTIP. Mentre il governo francese e tedesco cominciavano ad esprimere dubbi sul micidiale trattato che concederebbe licenza di far tutto alle multinazionali, il nostro si è lamentato del fatto che le opinioni pubbliche ed i parlamenti nazionali abbiano rallentato il negoziato. I popoli a volte contano ancora qualcosa rispetto al mercato, che scandalosa arretratezza!
Ora il ministro chiarisce in una intervista sul Corriere della Sera la sua posizione, che evidentemente è anche quella del governo.
L'Italia, sostiene il ministro, è il paese che più avrebbe da guadagnare dalla piena attuazione del TTIP. Non solo non avremmo più il formaggio Asiago prodotto nel Minnesota, ma le nostre piccole imprese avrebbero la possibilità di sconfiggere la prepotenza e i privilegi delle multinazionali e quella di invadere i mercati del mondo, compresi quelli degli USA. E le preoccupazioni per gli OGM, i diritti sociali e del lavoro, le legislazioni ambientali non avrebbero alcuna ragione d'essere, in quanto queste materie non farebbero parte del negoziato.
Neppure l'addetto stampa di una multinazionale del petrolio oggi sarebbe capace di affermare seriamente un tale concentrato di sciocchezze. Per altro clamorosamente messe alla berlina dalle rivelazioni di GreenPeace sulle clausole segrete dei negoziati. Rivelazioni che, accanto alla crescente mobilitazione della opinione pubblica, hanno convinto diversi governi europei a mettere un freno ai negoziati.
Per altro le affermazioni del ministro risultano ancora più ridicole di fronte a ciò che si è sempre saputo essere il cuore del TTIP, cioè quella clausola di arbitrato che sottrarrebbe gli investimenti esteri alle legislazioni nazionali. Per il ministro Calenda tali clausole sarebbero utilizzabili meglio e con più risultati dalle Formaggerie Prealpine, piuttosto che dalla Monsanto. Neppure quando hanno istituito l'Euro, vantandone tutti i magnifici guadagni che ne avrebbe ricevuto l'Italia, i suoi sostenitori si erano spinti a tanto.
Ma ora c'è il rischio che tutto questo sia messo in discussione, lancia l'allarme Calenda, anche perché negli Stati Uniti le amministrazioni pubbliche intendono continuare a privilegiare le aziende del posto in tutti gli appalti. Ma guarda che strano....
Non comprendiamo se il Corriere della Sera condivida il pensiero del ministro in tutto, o in fondo si vergogni un poco della sua sconclusionata rozzezza. Elogi della globalizzazione come quelli che abbiamo letto nell'intervista, oggi farebbe fatica a farli, almeno senza ridere, persino un manager della Banca Morgan.
Ma ciò che dobbiamo purtroppo ricordare è che l'entusiasta fautore del TTIP, che oggi piange sui rischio che esso non si possa realizzare, non è un venditore di obbligazioni che deve convincere un pensionato a dargli i sui risparmi, ma un ministro della Repubblica che vuole convincere il suo paese a mettere in vendita sé stesso.
Sempre più spesso si afferma che Renzi voglia essere il leader di un moderno partito della nazione, e che a questo fine voglia trasformare il PD e smantellare la Costituzione. Ora Calenda chiarisce che quel partito, se si realizzasse ed avesse successo e noi speriamo di no, sarebbe quello della nazione in vendita.

giovedì 26 maggio 2016

Italexit: da vaga ipotesi potrebbe diventare realtà

da wallstreetitalia 



Da ipotesi velleitaria emersa quasi per caso nei sondaggi a realtà. Qualcosa si sta muovendo nella società civile e lo scenario di un’Italia indipendente fuori dall’Ue potrebbe un giorno concretizzarsi. Nel silenzio generale dei grandi media, a Napoli è iniziata una campagna per consentire all’Italia di uscire dalla “gabbia dell’Unione Europea”. Il convegno sociale sull’Italexit tenutosi il 21 maggio è stato convocato e organizzato dalla piattaforma sociale Eurostop con l’obiettivo di iniziare a organizzare proposte concrete su quali alternative offrire alla terza economia dell’area euro in un possibile futuro al di fuori del blocco a 29.
Al dibattito socio economico hanno partecipato diversi economisti (come Ernesto Screpanti dell’Università di Siena e Luciano Vasapollo dell’Università La Sapienza di Roma), organizzazioni sindacali inglesi favorevoli alla Brexit e altri analisti indipendenti. Al termine della tavola rotonda è stata approvata una breve mozione che lancia una mobilitazione di inizio autunno (“No Renzi Day”) una settimana prima del referendum sulla riforma della Costituzione e il sostegno allo Sciopero Generale indetto dai sindacati.
Secondo l’organizzazione di orientamento di sinistra l’appuntamento “è pienamente riuscito” in quanto ha “consentito il dipanarsi di un ricco ed articolato dibattito che ha prodotto sia un avanzamento dell’analisi strutturale dell’Unione Europea e sia l’enuclearsi di proposte e di campagne politiche per iniziare a costruire una alternativa a questa asfissiante costruzione antisociale, antidemocratica, autoritaria e militarista”.
“Il Convegno a Napoli si è reso necessario per concretizzare un momento di discussione e di socializzazione delle esperienze all’indomani della vicenda greca con il successivo cedimento del governo Tsipras alla Troika, dell’esplosione dell’emergenza immigrati ed il suo riverbero nei diversi paesi dell’Unione e del lievitare dei fattori di guerra fuori e dentro lo spazio europeo”.
Se ci si basa sui sondaggi, circa la metà degli italiani vorrebbe potersi esprimere sul futuro dell’Italia all’interno dell’area della moneta unica. Un rilevamento Ipsos Mori risalente ai primi di maggio mostra che il 58% dei cittadini interpellati vorrebbe infatti che fosse indetto un referendum sull’Italexit.
Simile è stato anche l’esito di un sondaggio diffuso da Renato Mannheimer ha evidenziato da parte sua che quasi la metà del campione vorrebbe avere la stessa possibilità dei britannici che il 23 giugno voteranno sulla Brexit. Potersi esprimere, attraverso un referendum, sulla permanenza nell’Unione europea è il chiaro sintomo di un malessere diffuso nei confronti delle istituzioni ed eurocrati Ue, visti come autorità sovranazionali che non vengono però elette direttamente dal popolo e sulle cui decisioni quindi la gente sente di non avere il potere di influire.
Anche se poi solo il 38% voterebbe per separarsi da Bruxelles, gli italiani vorrebbero chiaramente poter esprimere il proprio voto sulle questioni europee. Come diceva il presidente degli Stati Uniti Abraham Lincoln, “la democrazia è il governo del popolo, dal popolo, per il popolo”.
La Germania e le altre principali forze dell’Ue non accettano in realtà di essere subordinate a un’autorità europea sovranazionale, ma cercano semplicemente di trarre i massimi vantaggi e ottenere le condizioni più vantaggiose possibili per il prosperare della propria economia.


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Qui di seguito è riportata la relazione introduttiva del sindacalista Giorgio Cremaschi, ex presidente del Comitato Centrale della Fiom, l’associazione sindacale dei metalmeccanici:
“Sono convinto che in un futuro, speriamo più vicino possibile, ci si chiederà con compassione ed incredulità come sia stato possibile che le decisioni fondamentali del nostro paese, e di molti altri, siano state sottoposte al vaglio ed al giudizio meticoloso di controllori esterni. Come sia stato possibile che un parlamento eletto, seppure con un sistema truffaldino, abbia accettato di rinunciare alla sua sovranità per delegarla ad autorità esterne non elette da nessuno. E soprattutto ci si chiederà come sia stato possibile che le decisioni sul lavoro, sulle pensioni, sulla sanità, sulla scuola, sul sistema produttivo, sulle stesse regole democratiche, siano state prese in funzione del giudizio su di esse da parte di sconosciuti burocrati installati e Bruxelles dalla finanza, dalle banche, dal potere economico multinazionale. Ci si chiederà come sia stato possibile che le generazioni precedenti abbiano rinunciato a decidere sugli aspetti fondamentali della propria vita sociale, economica e politica, accettando il potere quasi assoluto di una entità astratta chiamata Europa. Entità astratta dietro la quale si sono nascosti gli interessi concreti delle élites economiche, delle classi più ricche e delle caste politiche e burocratiche di tutti paesi del continente. Tutte queste élites non avrebbero mai avuto la forza di imporre paese per paese, ognuna direttamente contro il proprio popolo, quella drammatica distruzione delle conquiste sociali e democratiche che oggi stiamo vivendo. Da sole non ce l’avrebbero fatta a smantellare la più importante conquista dei popoli del continente, il patrimonio storico politico che l’Europa avrebbe dovuto accrescere e contribuire ad estendere in tutto il mondo: lo stato sociale. Un sistema che assegna diritti sociali, lavoro e reddito, casa, istruzione, salute, pensione, vita dignitosa e sicura, un sistema che assegna questi diritti alle persone per il solo fatto di essere cittadini dello stato. Oggi pare che anche questi diritti sociali fondamentali debbano essere conseguiti secondo il merito. Questa parola falsa ed ingannatrice, gran parte di coloro che la proclamano come nuova guida della società non meritano di stare là dove stanno, questa parola, merito, ha sostituito la parola diritto nella ideologia di regime. In fondo ci si deve meritare di vivere.
Lo stato sociale era stato sancito dalle costituzioni antifasciste del dopoguerra. Quelle costituzioni che, come la nostra, si erano date l’obiettivo non della semplice eguaglianza giuridica contenuto nei vecchi statuti liberali, ma quello della eguaglianza sociale. Eguaglianza da perseguire prima di tutto attraverso il potere pubblico, e poi con l’azione sociale diretta delle classi subalterne e dei popoli, che veniva costituzionalmente protetta. Questo sistema costituzionale non poteva piacere alla finanza internazionale. Nel 2013 la Banca Morgan aveva affermato in un suo documento ufficiale che le costituzioni antifasciste, con la loro marcata impronta sociale, erano un ostacolo verso il pieno dispiegarsi della controriforma liberista. Bisognava abbatterle e a questo è servito il nuovo mantra della politica senza alternative: lo vuole l’Europa!
La giustificazione lo vuole l’Europa, dietro la quale sono passate le peggiori sopraffazioni e ingiustizie sociali, ha quasi sostituito quella precedentemente abusata: lo vuole il mercato. Evidentemente quest’ultima era considerata non in grado di reggere. Un puro principio di interesse economico si logora, se non corrisponde agli interessi reali o confligge con essi . Il richiamo al mercato non bastava più, occorreva quindi una immagine più forte che in qualche modo comunicasse dei valori extra economici. Gramsci ha ben spiegato come il capitalismo abbia sempre bisogno di valori esterni alla pura logica del mercato , per giustificare la più feroce ricerca del massimo profitto.
Nel Medio Evo era con Deus vult, Dio lo vuole, che si giustificavano le sopraffazioni del potere. Laicamente ora si afferma che lo vuole l’Europa, ma i fini sono gli stessi che in quell’epoca apparentemente lontana.
Dietro il mito dell’Europa, dietro il messaggio nazionalista continentale che dovrebbe assorbire i nazionalismi di ogni singolo paese con l’orgoglio di essere sudditi di una superpotenza, sta un sistema di potere burocratico imperiale.
Questa è la realtà della Unione Europea, che è prima di tutto un sistema politico di potere sovranazionale progettato per distruggere le resistenze sociali e democratiche dei diversi paesi che ne fanno parte. Non c’è sciocchezza ideologica più fuorviante dell’affermazione secondo la quale il limite del progetto europeo è che esso sia solo economico e non politico. È vero sostanzialmente il contrario. Il sistema europeo è un sistema politico, costruito per agevolare il dominio dei mercati sulle nostre vite e per affermare il liberismo estremo nelle relazioni economiche e sociali. La costituzione della Unione Europea, i trattati e i patti che la istituiscono e governano, da quello di Maastricht al fiscal compact, disegnano una architettura rigorosa di un sistema di potere con scopi chiarissimi. L’articolo uno della costituzione della Unione Europea, se paragonato a quello equivalente di quella italiana, potrebbe così essere letto:
“L’Unione Europea è una oligarchia fondata sul mercato, la sovranità appartiene al potere economico e finanziario che la esercita secondo le regole della competitività e del massimo profitto.”
Questo è il vero primo articolo della costituzione europea; chi esaminasse attentamente i trattati, le loro regole i loro poteri lo troverebbe rigorosamente e coerentemente applicato. Poi, naturalmente, ci sono le coperture di facciata e qui si spreca il ricorso a quei diritti dell’uomo sul cui uso sfacciatamente ipocrita Karl Marx aveva speso il suo migliore sarcasmo.
A dire la verità oggi anche questa copertura è notevolmente a rischio. Il comportamento della ricchissima Unione Europea nei confronti di rifugiati e migranti calpesta non solo i fondamentali diritti umani, ma persino elementari regole di solidarietà. La compravendita di persone con la Turchia finanziata da miliardi di euro, di più di quelli che si negano alla Grecia, è stata decisa dai governanti democristiani e socialisti della Unione Europa e non da LePen o Salvini. La costruzione a tappeto di Hotspot, solito uso dell’inglese per coprire porcherie, cioè di campi di concentramento persino in mare per migranti, è stata sempre opera degli stessi. I muri li costruiscono tutti i governi senza distinzione di appartenenza politica. La civilissima Danimarca impone il pizzo di stato sui beni personali dei migranti, come scafisti che si facessero consegnare gli orologi e gli anelli prima di imbarcare. L’altrettanto civilissima Svezia ha programmato il rimpatrio forzato di decine di migliaia di migranti. Rimpatrio dove, a Mosul in mano all’ IS? Nelle pianure afghane? Sulle coste della Libia? Nei campi di concentramento turchi?
L’Unione Europea ha concordato con il governo Cameron, per fargli vincere il referendum e respingere la Brexit, misure restrittive per i migranti. Non solo per quelli extracomunitari, ma anche per gli stessi cittadini della Unione. Gli italiani che andranno a lavorare in Gran Bretagna non godranno degli stessi diritti sociali dei lavoratori britannici, saranno un po’ come i nostri gastarbeiter nella Germania Occidentale degli anni 50 del secolo scorso. Altro che cittadinanza europea!
Il governo europeo non può che assumere queste misure feroci contro i migranti, perché esse servono a giustificare la ferocia quotidiana verso i propri cittadini. Se si perseguono la disoccupazione di massa e la distruzione dello stato sociale, si deve necessariamente alimentare la convinzione di massa che siamo già in troppi per accogliere altri. Se in Europa ci fossero piena occupazione e eguaglianza sociale, non ci sarebbero grosse difficoltà ad aggiungere posti a tavola in mezzo a 500 milioni di abitanti. Ma quando la vita quotidiana viene minacciata dalla precarietà e dalla disoccupazione e di massa e quando i diritti sociali fondamentali sono negati a milioni di persone, il migrante viene visto come colui che viene a contendere il pane e l’elemosina del povero. Claudio Magris ha scritto che non si possono accogliere tutti, che anche un ospedale deve chiudere ad un certo punto gli accessi. Ha dimenticato che dire che gli ospedali pubblici chiudono e riducono i posti ed i servizi per le politiche di austerità europee, che la Grecia non ha più una sanità pubblica da spartire eventualmente con i migranti.
Sono le politiche di austerità normate dalla costituzione europea che producono e alimentano le guerre tra poveri per diritti sempre più scarsi e aleatori, e che spargono il seme della xenofobia e del razzismo. I partiti reazionari e razzisti sono il prodotto, a volte persino utile come spauracchio, delle politiche di rigore economico da parte dei governanti democristiani e socialisti.È dovere contrastare ovunque i rigurgiti neofascisti e razzisti, ma senza dimenticare che la loro fonte sta nel potere autoritario e liberista di Bruxelles. Se non si taglia la testa al potere che alimenta i tentacoli del razzismo, questi continueranno a riprodursi.
Oggi invece l’Europa pare avere dimenticato le ragioni sociali ed economiche del dilagare del fascismo e poi del nazismo negli anni 30 del secolo scorso. E soprattutto pare avere dimenticato che le costituzioni sociali antifasciste sono nate proprio con lo scopo di estirpare le radici economiche e sociali di quel dilagare. Oggi l’Unione Europea fa la stessa politica economica della Germania democratica di Weimar e sta facendo rinascere gli stessi mostri. Viene il dubbio che di fronte alla ferocia antisociale delle politiche economiche della Unione il comparire delle forze reazionarie non sia proprio inaspettato. Come la storia insegna esse sono sempre il Piano B del capitale.
Cameron ha minacciato i britannici che se voteranno a favore della Brexit saranno responsabili del ritorno della guerra in Europa. Sfacciato. In Europa la guerra c’è già stata con le centinaia di migliaia di vittime della distruzione della Jugoslavia, grazie alle quali l’Unione Europea ha potuto consolidare la sua espansione verso Est. La guerra c’è oggi nella Ucraina dove l’Unione Europea finanzia ed arma il primo governo del continente, che dal 1945 abbia ministri dichiaratamente nazifascisti.
E poi l’Unione Europea, da 25 anni, praticamente dalla sua organizzazione nella forma attuale, partecipa a quella guerra mondiale a pezzi di cui parla Papa Francesco. Una guerra che alimenta il terrorismo mentre proclama combatterlo, una guerra che rischia di di non finire mai perché si alimenta di sé stessa. Quanto a Cameron, egli è direttamente responsabile della catastrofe della Libia, catastrofe che oggi assieme ad Hollande, Obama ed Erdogan tenta di riprodurre in Siria.
L’Unione Europea è sempre più coinvolta nella guerra e negli affari della guerra e sempre di più si identifica con la NATO e la sua politica imperial militare. Se dovesse essere approvato il TTIP, Unione Europea e Stati Uniti sarebbero assieme in una Nato economia dopo quella militare. Eppure a sinistra è più facile dire no al TTIP e anche no alla NATO, piuttosto che affermare il no alla Unione Europea. Come se fosse possibile davvero separare le tre colonne portanti della stessa costruzione.
Oggi l’Unione Europea gestisce e alimenta tre guerre contemporaneamente. Quella militare per difendere ed estendere i propri confini e gli interessi dei propri poteri economici. Quella contro i migranti da usare come moderni iloti o da deportare a seconda delle necessità degli stessi poteri economici. Quella contro i propri popoli, che distrugge lo stato sociale nel nome della competitività e del profitto, naturalmente sempre degli stessi.
La domanda è: come si fa a fermare queste tre guerre senza rovesciare il potere tirannico che le gestisce?
Qui la sinistra in gran parte si ferma, si paralizza. Pare a quel punto che dominino le paure.
Quella che se si rompesse con l’Unione Europea tornerebbe il fascismo nei singoli stati. Ma davvero crediamo che i popoli sarebbero così deboli di fronte ad un potere tirannico locale, non sostenuto da poteri esterni? Davvero si crede che i banchieri e la Troika ci difendano meglio da svolte reazionarie di quanto potremmo fare noi stessi? Se si pensa che in fondo questa Unione Europea ci protegga dal peggio, allora siamo destinati ad esserne schiavi. Il governo greco è lì a testimoniare che la paura di rompere con la dittatura europea porta a subirne tutti i comandi. Si dice che la Grecia fosse troppo piccola per resistere da sola. Questo accusa noi e tutti popoli europei di non aver fatto abbastanza per sostenere quel popolo contro la Troika, ma non assolve la resa del governo Tsipras. C’è sempre l’alternativa di resistere a quella di collaborare con il tuo oppressore. In ogni caso non è vero che il collaborazionismo con la Troika serva a prendere tempo in attesa della grande riforma democratica dell’Europa. Questa riforma non ci sarà mai.
L’altra grande paura dopo quella politica è quella economica, che è persino più forte della prima e ha un suo totem: l’euro. L’euro non è solo una moneta, ha detto il ministro delle finanze della Germania Schauble. L’euro è la politica economica di austerità, se non c’è l’una non c’è l’altro. Il ministro più potente d’Europa ha ragione, è così ma non è ancora tutto. L’euro è anche uno strumento ideologico di consenso. Ai popoli del sud si fa credere di essere eguali ai ricchi popoli del nord perché si possiede la stessa moneta. Anche noi abbiamo il solido marco, si sarebbe detto una volta. La moneta unica alimenta l’autorazzismo dei popoli meridionali, in cui si instilla il terrore di essere ricacciati tra i popoli di pelle scura dell’altra sponda del Mediterraneo, invece che essere ammessi nel consesso di quelli ricchi e virtuosi, biondi e con gli occhi azzurri. A loro volta ai lavoratori e ai popoli del nord, i loro governi impongono di tenere fermi i salari e di non avere pretese sociali eccessive, visto che il loro sistema è ambìto ed invidiato dai popoli del sud. La deflazione salariale in Germania ha permesso al grande capitale di quel paese di far man bassa di mercati ed imprese in tutta Europa. Se i paesi più forti hanno la stessa moneta dei paesi più deboli e tengono pure sotto controllo salari e prestazioni sociali, i paesi più deboli vengono mangiati. È stata così la dollarizzazione dell’economia contro cui si sono ribellati i popoli dell’America Latina. È nazionalismo non voler essere una colonia del grande capitale tedesco? L’euro è un vincolo economico e ideologico costruito apposta per rendere irreversibili le politiche di austerità. E serve a ricattare paesi e persone. Abbiamo visto in Grecia il modo terrorista con cui è stato usato per minacciare un intero popolo. Non avrete più la moneta vera, dovrete tornare al baratto, hanno ricattato. La Grecia è rimasta nell’euro, ma i greci non hanno più euro in tasca per mangiare.
Infine c’è una paura più piccola, ma presentata spesso in maniera piuttosto arrogante. La paura di non essere sufficientemente avanzati ed aperti. Ci si dice che l’Europa è l’Erasmus che unisce gli studenti del continente. Però si dimentica che in nome dell’Europa si sta distruggendo in ogni paese la scuola pubblica. Si esalta la possibilità di viaggiare facilmente e a basso costo e la Ryan Air si è ufficialmente pronunciata contro la Brexit. Eppure se la compagnia low-cost fosse costretta ad applicare ai suoi dipendenti un vero contratto nazionale non sarebbe poi una disgrazia.
Bisogna rompere con le paure se si vuole rompere la gabbia del sistema di potere europeo.
Certo, sarebbe meglio se in tutta Europa contemporaneamente scoppiasse la rivoluzione socialista. Allora il sistema di potere dell’Unione verrebbe travolto da tutti i lati. Ma francamente non possiamo aspettare una mitica ora x. Oggi è in piazza il popolo francese contro il Jobsact di Hollande, mentre incredibilmente quello greco continua a lottare.Tutto questo segna anche una condanna senza appello per la pavidità eIl collaborazionismo di CGILCISLUIL qui da noi. Le resistenze all’oppressione sono sempre nazionali e proprio partendo da questa loro dimensione parlano a tutti e diventano internazionali. Il primo popolo che si riappropri della propria sovranità democratica diventerà esempio da emulare in fretta per tutti gli altri. Ci sarà il contagio.
La rottura che noi proponiamo parte dunque da una dimensione nazionale, e si proietta subito in un dimensione di solidarietà internazionalista e cooperazione tra tutti i popoli che fanno e faranno la stessa scelta. Ciò che va abbattuto è Il superstato imperiale europeo che schiaccia democrazia e diritti sociali nel nome del mercato. Questo è l’avversario non riformabile.
Si deve abbattere il superstato Europeo non nel nome della efficienza economica, come vaneggia una certa destra, ma nel nome della democrazia. Si tratta di riconquistare il potere democratico di decidere sulle politiche economiche e sociali, e di avere gli strumenti reali per realizzare quelle scelte. Per questo, mentre è possibile che l’Unione Europea sia governata sempre più a destra, basta conoscere la legge antisciopero dell’europeista Cameron e come essa piaccia alla Commissione Europea, mentre questa svolta a destra della Unione è possibile e in corso, non è credibile un’uscita da destra da essa.
Uscire da UE ed Euro significa e richiede adottare misure di stampo socialista, sicuramente di rottura con i vincoli del mercato globale. Le prime sono il controllo rigido del mercato dei capitali, la lotta alla evasione fiscale dei ricchi, la nazionalizzazione della banca centrale e delle principali banche. Questo fa saltare l’euro. Perché una banca centrale che la smetta di ricorrere ai mercati finanziari e stampi moneta per le attività pubbliche e l’economia, così era in Italia fino al 1981, una banca centrale di stato che riprenda a sostenere il paese, questa banca è incompatibile con il sistema Euro.
Si rompe con UE ed Euro per fare una politica economica d’assalto contro la disoccupazione di massa, per far crescere salari e redditi, per colpire le diseguaglianze sociali, per difendere l’ambiente dalla devastazione delle grandi opere.
Si rompe con la UE e l’euro, per affermare i principi della Costituzione del 1948, totalmente incompatibili con i principi e le regole della costituzione europea. Lo può fare la destra questo? No.
In America Latina è in atto uno scontro terribile tra la spinta golpista e restauratrice dell’imperialismo USA, alleato con le caste corrotte e la borghesia compradora di quei paesi, ed il fronte sociale e politico che ha guidato, anche con grandi contraddizioni, il cambiamento progressista di tutto quel continente in questi due decenni. Lì le cose sono chiarissime, la destra rivuole le dollarizzazione dell’economia e il ritorno del liberismo selvaggio guidato dalle multinazionali USA, le sinistra, più o meno radicalmente, una economia governata dallo stato democratico che abbia come obiettivo l’eguaglianza sociale. Sono nazionalisti e assieme internazionalisti i popoli e le forze che seguono questa via.
In Europa la destra ha fintamente occupato lo spazio della contestazione al potere oligarchico europeo perché la sinistra neoliberale si è ritirata da esso così come si è ritirata dal popolo, anzi in molti casi essa è stata semplicemente cooptata in quella oligarchia. Renzi, Hollande, Gabriel non sono compagni che sbagliano, sono avversari. Dopo la resa di Tsipras è chiaro che sinistra europeista diventa un ossimoro politico. Se si vuole restare europeisti si deve rinunciare ad essere sinistra sociale, popolare, di classe. Se invece si vuole restare questo tipo di sinistra, si deve rinunciare ad essere europeisti.
Ogni volta che una lotta o un movimento sociale o politico acquisiscono la dimensione e la forza per confrontarsi con il sistema di potere, questi reagisce minacciando in nome dell’Europa. A questo punto finora abbiamo visto solo giustificazioni ed arretramenti che alla fine hanno indebolito o addirittura portato alla sconfitta quel movimento, quella lotta.
È giunto il momento di cambiare registro. Di fronte a quella minaccia si deve avere la forza di rispondere: che l’Europa vada al diavolo.
Un’altra Europa è possibile solo rovesciando l’attuale sistema di potere europeo, solo rivendicando la rottura con la UE, l’euro e naturalmente con la NATO. Questa è la inevitabile la conclusione politica dei percorsi dei movimenti sociali e politici radicali che non vogliano fermarsi.
Per questo oggi ci dobbiamo schierare senza paura a sostegno della Brexit, se il popolo britannico votasse SI ad essa aprirebbe uno squarcio di speranza per tutti noi. Se invece dovesse vincere il No il potere imperial finanziario europeo, che sta spendendo tutte le sue minacce contro la scelta di rottura, ne uscirebbe rinfrancato ed incattivito contro tutti i popoli. Brexit oggi per Italexit domani, non dobbiamo avere paura di questa parola. Molti sondaggi dicono che la parola Italexit stia diventando popolare, un sentimento, di massa. Oggi questo sentimento non ha dalla sua un vero progetto politico. Ora questo progetto va costruito. Dobbiamo fare il passo decisivo di scegliere la rottura e non discutere più sul se, ma solo sul come realizzarla. La rottura è prima di tutto una scelta politica per la democrazia e l’eguaglianza sociale, per riprendere la marcia interrotta verso il socialismo; parola scomparsa dal lessico della sinistra europea, mentre paradossalmente viene assunta da un candidato alle primarie presidenziali USA.
Il Mezzogiorno d’Italia con la crisi e le politiche di austerità europee è stato già ridotto in molte sue aree a condizioni eguali o peggiori di quelle della Grecia. E in questa devastazione prosperano le mafie. Siamo qui perché pensiamo che i tanti segnali di lotta e ribellione che vengono da queste terre e da queste città, possano crescere fino a diventare l’elemento portante di un blocco sociale e politico alternativo a quello dominante. Siamo qui a Napoli perché qui c’e una realtà sociale politica che pur tra enormi difficoltà è giunta al punto di rottura con il sistema di potere del PD. Ad essa, come a tutte e tutti coloro che oggi lottano per il lavoro e il reddito, per l’ambiente, per i diritti sociali, per la democrazia, è rivolta la proposta di scegliere esplicitamente la rottura con la UE e l’Euro.
Con questa posizione partecipiamo come Eurostop alla campagna per il No nel referendum sulla controriforma della Costituzione voluta da Renzi. Siamo parte di un fronte molto vasto e anche ovviamente contraddittorio, come necessariamente deve essere per un referendum costituzionale. Proprio per questo però dobbiamo affermare che quella controriforma è la realizzazione del progetto, europeo e della finanza internazionale, di distruggere nel nostro paese la resistenza costituzionale al liberismo. La controriforma della Costituzione, assieme al Jobsact, alla legge Fornero, alle privatizzazioni, alla distruzione della scuola e dei servizi pubblici, sono state offerte da Renzi e Padoan al tavolo europeo come pegni sacrificali, in cambio di qualche miliardo di flessibilità sui bilanci per finanziare le mance da distribuire nelle campagne elettorali del presidente del consiglio. I burocrati europei hanno apprezzato e forse concesso.
Così quando Renzi affermerà che la sua controriforma la vuole e la sostiene l’Europa, dirà forse per la prima volta una cosa vera. Il fronte del No dovrà essere pronto a rispondere senza impelagarsi nella confusione, noi comunque lo faremo.
Il referendum sulla Costituzione e il più importante appuntamento che abbiamo di fronte, anzi quello decisivo. Ad esso dobbiamo dedicare tutte le nostre forze nei prossimi i mesi. Con la vittoria del No nel nostro paese si aprirà una fase nuova e per la prima volta da anni con possibilità positive. Subito dopo dovremo aggredire la modifica non sottoposta a voto, ma altrettanto grave, dell’articolo 81 della Costituzione che ha imposto il pareggio di bilancio e così costituzionalizzato l’austerità. C’è tutta una lunga china da risalire. Allora Eurostop dovrà lanciare con tutta la forza possibile la proposta dell’Italexit come passo successivo conseguente e necessario.
Ma ora dobbiamo costruire le condizioni di quella vittoria e a tale fine è necessaria la più vasta e diffusa mobilitazione di massa, che faccia uscire la campagna dagli spazi televisivi e che superi la grande disaffezione politica popolare, sulla quale invece conta Renzi per vincere.
Per questo lanciamo la proposta di concludere la mobilitazione di massa con una grande manifestazione a Roma una settimana prima del voto referendario. Una giornata per la Costituzione del 1948 che sia anche un No Renzi Day. Ogni forza democratica a antifascista venga a quella manifestazione con la sua piattaforma, noi andremo con la nostra, ci unirà il rifiuto del regime renziano, espressione ilare della Troika.
Compagne e compagni è ora finirla di piangere e di ripartire”.