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giovedì 10 maggio 2012

Leggende urbane: "La polio è scomparsa prima delle vaccinazioni"


di Ulrike S (da Vaccinar...si!)


La poliomielite sarà - speriamo - presto eradicata. (...). Purtroppo lo stesso non si può dire delle urban legend che vengono diffuse dagli antivaccinisti e che sicuramente continueranno a circolare ancora per molti decenni dopo la scomparsa dei virus della polio dal mondo. 

Di solito, la prima cosa che gli anti-vaccinisti spiegano, con impressionanti grafici in mano, è che quando le vaccinazioni sono iniziate, la polio era già praticamente scomparsa da sola. Il merito - così dicono - non è del vaccino ma delle migliorate condizioni di vita (l'igiene, la nutrizione etc.).
Per esempio nel libro "Vaccinazioni tra scienza e propaganda" di Claudia Benatti, Franco Ambrosi e Carla Rosa vediamo il seguente grafico.



E questa la spiegazione che danno:
"Si nota innanzi tutto che il grafico parte, nel 1925, da una situazione che vede pressoché pari a zero i casi di polio in Italia benché non fosse disponibile alcuna vaccinazione. Purtroppo non vengono forniti i dati riferiti ai periodi precedenti, che potrebbero consentire una più ampia analisi. La polio conta pochi casi fino alla metà degli anni '30, per impennarsi in concomitanza dell'inizio della seconda guerra mondiale, quando le condizioni di vita e igieniche di tutta la popolazione precipitarono.(...) Nel 1957 viene introdotto in Italia il vaccino Salk a virus ucciso con somministrazione non obbligatoria, e proprio a partire da quel momento si innesca un aumento esponenziale e velocissimo dei casi di malattia, cui segue una successiva spontanea diminuzione. Nel 1966 entra in vigore la legge che rende obbligatorio il vaccino antipolio per tutti i bambini (...); in quell'anno, come si nota dal grafico, la poliomielite era ormai scomparsa."

Intanto si può benissimo vedere una tendenza crescente della curva, fino al 1958. In Italia, come in molti paesi sviluppati, le epidemie di polio sono diventate sempre più vaste, a partire dall'inizio del XX° secolo. Una delle ipotesi è che la migliorata igiene abbia spostato l'età dell'infezione facendo aumentare il numero dei casi di paralisi. Ci sono però dati che non sostengono questa ipotesi. Comunque sia, era in atto un crescendo di epidemie di polio che preoccupava moltissime famiglie e i medici.

La freccia nel grafico indica più o meno l'anno in cui in Italia il vaccino antipolio è diventato obbligatorio, cioè il 1966. Il motivo è ovvio: per dare l'impressione che la vaccinazione non abbia avuto nessuna influenza sull'andamento epidemico della malattia. L'entrata in vigore dell'obbligo non significa però che le vaccinazioni di massa sono cominciate solo in quel momento. L'obbligo è invece stato deciso dopo che si è visto il notevole impatto che il vaccino SABIN aveva avuto sul numero di casi di polio sia in Italia che in tutti gli altri paesi dove sono state fatte vaccinazioni di massa (in Europa e in Nordamerica). La decisione è stata presa anche per garantire l'uguaglianza di salute a tutti i bambini italiani perché c'erano ancora zone in cui la copertura vaccinale era troppo bassa.

La cosa importante per gli antivaccinisti è naturalmente scegliere per la freccina un posto adatto per poter provare in modo impressionante che il vaccino anti-polio è inefficace. Forse non si rendono conto che si contraddicono quando attribuiscono il picco del 1958 al vaccino ma non la successiva forte riduzione che spezza visibilmente la precedente tendenza crescente. No! Loro dicono che questa riduzione fra il 1958 e il 1966 non ha niente a che fare con i vaccini. Quando c'è un picco, la colpa è del vaccino (e in questo caso, molto convenientemente, non considerano il fatto che non era obbligatorio), quando c'è una discesa nella curva, questa viene interpretata come diminuzione spontanea (con la spiegazione che in quegli anni il vaccino non era ancora obbligatorio).

In realtà le vaccinazioni di massa sono cominciate "timidamente" durante e dopo la grande epidemia del 1958 che aveva causato 8377 casi di poliomielite paralitica e centinaia di morti. Solo al momento in cui l'epidemia era già in atto, c'è stata da parte del governo una corsa all'acquisto e alla distribuzione - abbastanza caotica - del vaccino ed entro la fine di novembre 1958 era stato distribuito un numero irrisorio di vaccini. Inoltre ciascun vaccinato aveva bisogno di 3 dosi, quindi passava dell'altro tempo prima che i bambini raggiungessero un'immunità che era comunque più bassa di quella del vaccino SABIN o del SALK potenziato che si usa oggi in Italia. Alla luce dei fatti storici non so proprio come si possa dare la colpa al vaccino per la grande epidemia del 1958. La colpa era invece la mancanza di un'adeguata quantità di vaccino, la lentezza del governo nel procurarlo e la disorganizzazione nella distribuzione. Intere regioni non l'avevano nemmeno ricevuto.

L'effetto della vaccinazione si vede guardando il grafico dal punto più alto del 1958 in poi, anche se una parte della discesa della curva nel 1959 è veramente spontanea, fa parte dell'andamento naturale delle epidemie. Significa che dopo una grande epidemia la maggior parte della popolazione è immune a causa del contatto con il virus. Il SALK aveva avuto una modesta influenza sull'andamento della malattia, per la bassa copertura, per la disorganizzazione, e anche perché non offriva un'altissima protezione, come il vaccino IPV potenziato che è stato sviluppato dopo. Il 1. marzo 1964 è stato introdotto il vaccino SABIN  con una vaccinazione di massa che - già nel corso dello stesso anno - ha drasticamente ridotto il numero di malati e poi ha fatto sparire la poliomielite nel  giro di pochissimi anni.





Per far rivivere la situazione di allora, citerò da alcuni articoli scritti all'epoca:

"Vita e Salute"  aprile 1964 pag. 135
Autore: Prof. Guglielmo Gargani
"Una nuova arma nella lotta contro la poliomielite in Italia"
"Con il primo di marzo si è iniziata anche in Italia la campagna di vaccinazione antipoliomielitica con il vaccino vivo e attenuato del dott. Sabin, somministrabile per via orale.

E' questo, nella lotta contro la poliomielite, un passo avanti, che non poteva ormai tardare e che anzi ha già tardato troppo. La malattia infatti, come ho avuto altra volta occasione di far notare su queste colonne, conserva in Italia un tasso di morbosità particolarmente elevato (oltre 6 per 100.000), ma la sua importanza sanitaria e sociale è ben maggiore in quanto queste cifre sono calcolate sull'intera popolazione, mentre i casi di poliomielite sono concentrati sui ragazzi al di sotto dei quattordici anni e più ancora nei bambini al di sotto di cinque. Quando poi si considera la gravità dei postumi, che lasciano questi bambini infelici e spesso incapaci di badare a sè stessi per tutta la vita, ci si rende conto dell'importanza e della serietà del problema e di come sia necessario affrontarlo con tutti i mezzi a disposizione."

Poi spiega perché in Italia la vaccinazione con il SALK non aveva avuto molto successo.

"Questo cattivo risultato è dovuto in parte alle condizioni climatiche che, mentre hanno da un lato ridotto spaventosamente l'efficacia di certe partite di vaccino che sono scadute prima di quanto previsto in base all'esperienza di altri paesi, dall'altro lato hanno favorito la sopravvivenza del virus poliomielitico nell'ambiente; ma soprattutto il cattivo risultato è dovuto al modo caotico e disordinato con cui si è proceduto alla vaccinazione."

Giorgio Cosmacini spiega i fatti nel suo libro "Storia della medicina e della sanità in Italia" così:

"Il "grande passo" non è stato quello compiuto dalla sanità italiana. Nel nostro paese il vaccino antipolio (il Salk) ha fatto la sua comparsa timidamente, tre anni dopo, quando i casi annui di poliomielite erano ancora aumentati: da 4.452 nel 1957 a 8.152 nel 1958. C'è di più: l'andamento ritardatario si protrae ulteriormente poiché la sanità italiana adotta il vaccino antipolio (di Sabin) solo nel 1964 e rende obbligatoria la vaccinazione solo nel 1966. Il ritardo costa all'Italia quasi 10.000 nuovi casi, con più di 1.000 decessi e più di 8.000 paralisi."
Un altro interessante grafico di anti-vaccinisti è il seguente (l'ho trovato su Internet):


Se si confronta questo grafico con quello del libro "Vaccinazioni tra scienza e propaganda" si nota che la freccia che indica l'anno in cui il vaccino antipolio è diventato obbligatorio non si trova nello stesso punto. Però l'anno corrisponde (1966). Ho impiegato un po' a capire l'errore (o il trucco?). Se si controlla la sequenza degli anni si nota che manca il 1953. I dati di quest'anno mancano anche nel grafico stesso. Ci dovrebbe invece essere un importante picco perché nel 1953 sono stati riportati 4995 casi di poliomielite. Ma anche se si considera quest'anno mancante, il grafico, cioè la posizione dell'anno 1966 non torna ancora. Poi ho scoperto che nel grafico manca anche il dato dell'anno 1954, nonostante che nella sequenza degli anni c'è. Così tutto il grafico viene artificialmente spostato e questo spiega perché l'anno in cui il vaccino è diventato obbligatorio si trova nel punto sbagliato. Inoltre nel 1952 il numero dei casi non era ca. 2000 ma quasi 3000 (2708). Quindi 3 errori in un unico grafico che già in partenza è distorto perché - come quello del libro della Benatti - fa credere che le vaccinazioni di massa possono cominciare solo quando c'è l'obbligo e che il vaccino non ha contribuito per niente all'eliminazione della polio dall'Italia.

Questi due esempi danno un'idea di come gli anti-vaccinisti usano - abitualmente - i grafici.

Per concludere questo articolo riporto invece un esempio molto convincente della grande efficacia del vaccino antipolio OPV. Nella Ex-BRD (Germania Ovest) le vaccinazioni di massa con il SABIN sono cominciate nel 1962. Nel Ex-DDR (Germania Est) invece sono cominciate due anni prima (per ingrandire il grafico cliccarci sopra):


lunedì 7 maggio 2012

Vaccini: Cosa hanno fatto? (IV parte)

Dato che continuano a comparire in rete articoli sulla dannosità dei vaccini, basati su dati fasulli e idee strampalate, credo sia il caso di rileggersi questo articolo e tenerlo bene a mente


Apro questa quarta parte con uno studio che sembra arrivare a puntino.
Ricordate il presunto collegamento tra autismo e vaccinazione trivalente MPR (Morbillo, Parotite, Rosolia)?
Per Wakefield l'autismo era collegato direttamente alla vaccinazione antimorbillo, per molti movimenti antivaccinisti la causa dell'autismo è la vaccinazione trivalente contro le tre malattie.
Ho già spiegato che non esiste nessun collegamento provato o evidente tra questi due elementi ma uno studio polacco uscito il primo dicembre (pochi giorni fa dunque) dimostra che i bambini vaccinati con il trivalente hanno meno possibilità di sviluppare autismo. La scienza sa essere più beffarda del peggior cospirazionista in pieno delirio di persecuzione.
Un bel pugno in un occhio per gli antivaccinisti.

Torniamo in argomento.


La mancata conoscenza di un rischio, fa percepire lo stesso come molto distante.


Chi non ha mai (fortunatamente) provato una malattia grave
fatica a capirne la sofferenza che ne deriva e fatica ad immaginarsi malato gravemente.
Questo perchè il ricordo delle malattie contagiose gravi, debilitanti che colpivano familiari, amici e compagni di classe, appartiene ormai al passato. Non è un'immagine abituale che appartiene ai nostri giorni, ai nostri affetti.
Così, se nel secolo scorso era un'esigenza ed una grande conquista sentita da tutti, la possibilità di vaccinarsi per proteggersi da malattie gravissime ed anche mortali, oggi questo è un bisogno diminuito notevolmente. Aumentano così i casi di rifiuto delle vaccinazioni e, peggio, di protesta contro la vaccinazione obbligatoria.
Un individuo che critica i vaccini, se oggi risulta degno di ascolto (ma che poi approfondendo è quasi sempre un ignorante o una persona con interessi personali e quindi in malafede), qualche anno fa sarebbe stato solo un pazzo visionario.

Chi riesce ad immaginare
oggi un bambino malato di difterite o poliomielite? E di vaiolo?
Praticamente nessuno. Anche tra i medici esistono persone che non hanno mai visto in vita loro un malato di poliomielite. La diffidenza nei confronti del vaccino ha quindi terreno fertile.
E' un fenomeno conosciuto: nel 1990 in Piemonte, si verificò un caso mortale di morbillo, molto pubblicizzato dalla stampa locale. Vi fu un incremento eccezionale di richieste di vaccinazione antimorbillosa, quasi un accaparramento, soprattutto da parte di famiglie che avevano precedentemente rifiutato la vaccinazione per i propri figli.
Un fenomeno che ho osservato direttamente anche io. In una comunità che essenzialmente rifiutava la vaccinazione per l'influenza "suina", la comparsa di un caso gravissimo (con pericolo di vita) di uno dei componenti (sani) della comunità ha scatenato il panico aumentando a dismisura la richiesta di vaccinazione fino a raggiungere una copertura praticamente totale. Vedere da vicino i pericoli di una malattia scatena la paura che negli anni proprio il benessere e la medicina avevano sopìto.

Il fatto che i vaccini abbiano sconfitto (in qualche caso
eradicato completamente) gravi malattie e che abbiano salvato milioni di vite umane se non dalla morte almeno da atroci sofferenze è un fatto INDISCUTIBILE ed è in malafede chi cerca di dimostrare il contrario o non lo riconosce.

Malattie che stavano diventando pericolosamente diffuse sono diminuite fino a diventare rare SOLO per merito delle vaccinazioni e malattie che pur non essendo gravi, potevano esporre a complicanze gravissime e letali, sono sopprimibili mediante vaccinazione.


Guardate per esempio questo grafico; sull'asse
verticale sono riportati i casi di poliomielite registrati in Italia, su quello orizzontale (in basso) i vari anni, dal 1939 al 1995, l'inizio della vaccinazione antipolio di massa in Italia è iniziata nel 1962:
Notato il crollo verticale dei casi di polio?

Dal momento della vaccinazione la poliomielite è diminuita in maniera drastica, dal
1963 con 2.830 casi; 1965 con 254; 1966 con 148 e così via sino ad arrivare a ZERO casi a partire dagli anni 80. Mi sembra una dimostrazione palese di efficacia...ma gli "antivaccinisti" ribattono che la sconfitta di malattie come la poliomielite sia dovuta soprattutto ad un miglioramento delle condizioni igieniche e non ai vaccini. L'ultima grande epidemia di polio in Italia è avvenuta nel 1958 con casi di decesso in aumento drastico e quindi non un secolo fa e le condizioni igieniche, soprattutto nelle grandi città, non erano così diverse da quelle di oggi e soprattutto: come poteva un miglioramento delle condizioni igieniche, diminuire di 10 volte in soli due anni, i casi di polio? Ecco un'altra tabella, sulla polio:


Esistono altresì diverse evidenze dell'efficacia delle vaccinazioni contrapposta alla diminuzione del numero di vaccinazioni.

E' bene dire che le drastiche riduzioni di vaccinazioni accadute occasionalmente in varie parti del mondo, sono state causate quasi sempre da allarmi sociali lanciati proprio da disinformazione organizzata. Lo stesso fenomeno che sta accadendo attualmente, soprattutto su internet. Lanciare proclami allarmanti ed infondati, terrorizza la popolazione e le famiglie e le distoglie dall'importanza di una pratica salvavita.
L'impatto degli antivaccinisti sulla salute delle persone è immenso e dannoso ed è stato pure studiato. E' stato visto ad esempio (riguardo la pertosse) che l'incidenza della malattia è da 10 a 100 volte più alto nei paesi con più movimenti antivaccino rispetto a quelli che non hanno antivaccinisti nel loro territorio.

Sono conosciutissime le epidemie causate proprio da campagne di stampa allarmanti e movimenti antivaccino. Queste persone quindi hanno molti decessi nella loro coscienza (immotivati oltretutto).


Questo è un fenomeno che si è ripetuto diverse volte nel mondo.

Negli Stati Uniti ad esempio prima del 1985, anno di introduzione del vaccino contro l'
Hemophilus Influenzae B, si registravano circa 20.000 casi annuali di complicazioni legate a questo virus (soprattutto respiratorie, polmoniti in particolare ma anche meningiti) oggi, con le vaccinazioni, la malattia è praticamente scomparsa (poche decine di casi nell'ultimo anno).

Nel 1988, si registravano
1000 casi di paralisi da poliovirus (il virus della poliomielite) al giorno in tutto il mondo ma la maggioranza nei paesi poveri, fu in quell'anno che l'OMS decise di procedere alla campagna di eradicazione della malattia. L'obiettivo era quello di far scomparire del tutto la malattia dal pianeta Terra, quello che era già successo con il vaiolo.
Nel 2000 i casi giornalieri registrati, sono stati 30.

Tre continenti sono già
totalmente liberi da poliomielite (indigena, cioè non contagiata da individui di altri continenti). L'Europa è stata dichiarata libera da poliomielite nel 2002.
Negli anni '50 interi reparti pediatrici erano destinati interamente al ricovero deigli oltre 10.000 nuovi casi l'anno di paralisi poliomielitica.
L’ultimo caso di poliomielite in Europa è avvenuto il 26 novembre 1998. Questo bambino si chiama Melik Milas. Vive in un piccolo villaggio nella provincia di Agri, in Turchia al confine con l’Iran. Melik aveva 33 mesi quando è stato colpito dalla paralisi da polio Non aveva ricevuto nessuna vaccinazione ed è stato colpito da un poliovirus di tipo 1.
La poliomielite è una malattia terribile di cui ancora oggi ci si ammala:

Questo gli antivaccinisti non ve lo dicono.

Partiamo quindi da un dato che smentisce
pesantemente ogni accusa di "inefficacia" dei vaccini. Con una tabella (riferita ai casi negli U.S.A.) riassumiamo qualche dato: nella prima colonna le varie malattie contagiose, nella seconda colonna l'anno con il massimo numero dei casi ed il numero di malati registrati, nella terza il numero di casi registrati nel 1999 e nell'ultima la riduzione, in percentuale, della malattia.
Come si vede, non si sta parlando di migliaia di casi nel medio evo o di qualche secolo fa, ma di pochi decenni addietro, molti dopo gli anni del dopoguerra, in epoche nelle quali l'igiene personale ed urbana era sovrapponibile a quella odierna. L'efficacia dei vaccini è innegabile.

Qualcuno ha anche sostenuto che la vaccinazione per malattie "
banali" come il morbillo, non sarebbe utile ed esporrebbe i vaccinati ad inutili rischi. Anche qui, rispondono i numeri. In Italia si registravano (dati 1990-99) circa 24.000 casi di morbillo ogni anno (con picchi di 80.000 casi, la variazione così ampia è tipica per le malattie virali epidemiche); nel 1998 è stata attuata una campagna di vaccinazione di massa e si è assistito ad una drastica diminuzione dei nuovi casi di malattia. Il morbillo è una malattia che raramente espone a conseguenze rare, in un caso su 1000 però può dare complicanze di tipo meningo-encefalitico, molto gravi, altamente invalidanti se non mortali. Questo vuol dire che negli anni '90 anni, almeno 240 persone in Italia, hanno avuto una grave complicanza da morbillo. Dal 2000 al 2007 i casi di decesso da morbillo sono calati del 75%.
Un risultato evidente quindi.

Nel mondo, nel periodo 2000-2007 si è passati
da 750.000 decessi da morbillo a 127.000.

Anche questo gli antivaccinisti non lo ricordano mai.

Nel 2003 l'Italia ha lanciato un piano per l'eliminazione del morbillo, ma i tassi di vaccinazione sono rimasti molto più bassi di quanto previsto ed i risultati non sono stati soddisfacenti. La malattia continua ad esistere ed occasionalmente si assiste a focolai epidemici più o meno gravi, come nel caso dell'autunno-estate 2007/2008 che vide esplodere diversi casi di morbillo in diverse regioni italiane.
Dal 1 settembre 2007 al 30 maggio 2008 furono registrati 2079 casi di morbillo (soprattutto nelle regioni del nord), i 91,7% dei contagiati non era vaccinato, si sono registrati 1 caso di encefalite, 3 di trombocitopenia, 22 di polmonite e 27 di otite media. Un paziente è deceduto a causa di una complicanza (era una bambina con un'immunodeficienza).

Stesso discorso sulla presunta "
banalità" di una malattia, lo si legge spesso nel caso del tetano.
Moltissimi casi di tetano (anche mortali) riguardano le persone in età avanzata. Mentre gli antivaccinisti collegano questo dato con la presenza della malattia nonostante la vaccinazione, appare evidente che gli individui più giovani sono invece protetti proprio perchè per la maggiorparte vaccinati. Non solo: gli individui più avanti con l'età, anche se vaccinati, potrebbero aver perso la protezione perchè non hanno effettuato i richiami o hanno lasciato trascorrere troppo tempo dalla vaccinazione. Sono state scritte frasi come: non esiste un caso di persona affetta da tetano con età inferiore a 50 anni. Sono bugie. Le immagini possono risultare pesanti, ma questo è un bambino affetto da tetano (notare il "ghigno" tetanico dovuto a contrazione dei muscoli mandibolari):

E questo è un neonato, notare la completa rigidità del corpo, sintomo principale della malattia che conduce spesso a morte:


Ancora oggi, ci sono bambini che di tetano muoiono. Altro che storie.
Il progresso della medicina che ci consente di vivere meglio e più in salute ci permette anche di ritenerci al sicuro dalle malattie, ci allontana dalla sofferenza. La visione di persone malate viene vista come una "sfortuna", un caso, quando fino a pochi anni fa era del tutto normale ed avere in casa un bambino malato o uno o più casi di morte da malattia contagiosa era la norma.

La
pertosse, è una delle malattie infettive più contagiose e nel 20% dei casi conduce a ricovero ospedaliero. E' causata da un batterio, la Bordetella Pertussis.
Dagli anni '40 esiste un vaccino che conteneva cellule intere del batterio (che esponeva a rischi maggiori) da qualche anno invece è disponibile il vaccino "acellulare" che contiene solo parti del batterio e che quindi ha rischi notevolmente minori.
Oggi il vaccino antipertosse viene somministrato assieme a quelli per altre malattie ed inserito nel cosiddetto vaccino "esavalente" (valido per 6 malattie), con i vaccini per il tetano, la difterite, la poliomielite, l’epatite B e l'Hemophilus I. B.
Leggiamo i casi di pertosse registrati in Italia dal 1996 al 2006 (il 2007 non è un dato definitivo):

Le complicanze polmonari si verificano in un caso ogni 20 ma in più di un caso ogni 10 neonati di età inferiore a 6 mesi. Altra grave complicanza è l’encefalopatia che colpisce da 1 a 2 bambini ogni 1000. La mortalità della pertosse è alta: di 2 decessi ogni 1000 casi, pressoché completamente a carico dei bambini nel primo anno di vita. La causa principale di morte è la polmonite. Dal 1990 la vaccinazione è stata introdotta gradualmente (non è obbligatoria) ed i casi sono diminuiti in maniera simmetrica.
Al contrario, la pertosse è aumentata in corrispondenza dell'attività dei movimenti antivaccinisti e di questo fenomeno esistono dati precisi come nel caso della Svezia che negli anni 60-70 è stata patria di un grosso movimento "naturalista-antivaccinista" che ha lanciato una campagna contro il vaccino per la pertosse: in quegli anni la copertura vaccinale ebbe un decremento fortissimo e contemporaneamente l'incidenza della malattia aumentò in tutta la nazione:

L'intervento dei movimenti contro i vaccini ha causato sempre un aumento dei casi della malattia (in questo caso, nello schema, la pertosse). La zona grigia è quella che considera il periodo di "influenza" dei movimenti anti-vaccino.
In Giappone, anche una semplice sospensione delle vaccinazioni (anche in quel caso dovuto a psicosi di massa) ha causato un picco di malattia (pertosse) che è tornato normale al riprendere delle vaccinazioni, un'altra prova che i vaccini mantengono quello che promettono (la freccia della seguente tabella indica l'interruzione delle vaccinazioni con conseguente picco dei casi e poi ritorno alla normalità con la ripresa delle vaccinazioni con il nuovo vaccino):


Come può essere disattesa quindi una procedura come la vaccinazione che ha portato solo benefìci all'intera umanità?
Ebbene proprio la disinformazione può giocare un ruolo (nefasto) importantissimo.

Prendiamo proprio l'esempio del 1974, in
Giappone: due bambine morirono due giorni dopo la vaccinazione per la pertosse. Non fu riscontrato nulla che collegasse i due decessi alle vaccinazioni ma una campagna di stampa inutilmente allarmante, causò una fobia nella popolazione che evitò la vaccinazione prevista. In due anni infatti, la copertura vaccinale scese dall'85% al 13,6% e nel 1979 il Giappone fu colpito da una terribile epidemia di pertosse che provocò 13.000 casi e 41 morti. Nel 1981, l'epidemia ottenne l'effetto contrario, la corsa alla vaccinazione, con un ritorno immediato alla normale epidemiologia della malattia.
Casi simili sono successi in diversi paesi del mondo, Gran Bretagna, Olanda, Francia e Russia.

Quello russo è
emblematico, nel 1990. Il disfacimento dell'Unione Sovietica comportò una disorganizzazione dei servizi ed un abbandono da parte di larga fascia della popolazione delle vaccinazioni obbligatorie, si passò in breve tempo dagli 800 casi del 1989 agli oltre 50.000 casi di difterite (malattie di cui la maggioranza della popolazione in Italia non ha nemmeno concezione) del 1994, con una mortalità per difterite che ha raggiunto punte anche del 10%. L'epidemia fu vastissima e rischiò di travalicare pure i confini nazionali spargendosi in Europa. La ripresa delle vaccinazioni di massa con l'urgente creazione di contromisure, riuscì ad arginare il fenomeno riportando tutto alla normalità.

La
difterite è una grave malattia contagiosa provocata da un batterio che raggiunge nella malattia non trattata, tassi di mortalità altissimi, del 30-40% fino al 50% in caso di epidemia.
In Italia la vaccinazione è disponibile dal 1929 ed è obbligatoria dal 1939 (da anni è associata a quella antitetanica, obbligatoria dal 1968). La vaccinazione è ormai diffusa in tutto il mondo, anche nelle aree povere. Ecco una tabella con i casi di difterite (colonne azzurre: dati nel mondo) e tasso di vaccinazione (linea blu):

...e questo è quello che è successo in Italia:

E la difterite faceva morire in maniera orrenda, praticamente soffocati.
E' tipico l'edema (una raccolta di liquidi che ingrossavano la zona) delle vie aeree ed ancora più specifica la formazione di una sorta di membrane che letteralmente soffocava i piccoli pazienti. I vecchi medici di famiglia erano costretti a "rompere" queste membrane con un cucchiaio o una spatola tra atroci dolori ed immaginabili sofferenze e tutto questo era normale, chiedetelo agli anziani che lo ricorderanno con orrore. In fondo alla gola di questo bambino si stanno formando le membrane grigiastre della difterite:

Non ci credete? Chiedete pure, morire di difterite, oggi evenienza praticamente impossibile, era un evento assolutamente ordinario.
Sparare a zero contro i vaccini è quindi da veri stupidi!

E riguardo le eventuali
allergie ai vaccini?

Il vaccino è un farmaco e come qualsiasi sostanza può provocare reazioni allergiche, anche gravi, fino allo shock anafilattico. Non è un mistero.

Negli appelli allarmistici la voce "può causare uno shock anafilattico" è usata come un'arma di convincimento, ma il buon senso ed una buona dose di cervello, fanno capire che l'affermazione è fine a se stessa ed inutilmente allarmante poichè TUTTO può causare uno shock anafilattico, dalla puntura d'ape ad un cosmetico. Basti comunque sapere che negli Stati Uniti, su 70 milioni di dosi di vaccino per il morbillo, sono stati registrati 33 casi di reazione allergica grave e qui chiudiamo questo argomento.

Credo a questo punto che le poche basi su cui si poggiano le affermazioni degli antivaccinisti siano davvero
deboli e pretestuose.
I vaccini funzionano, hanno salvato milioni di vite umane, non contengono fantomatiche sostanze avvelenanti e non vaccinarsi espone a rischi molto alti.

Oggi è molto difficile ammalarsi di una delle terribili malattie per cui è prevista una vaccinazione ma questo risultato si è raggiunto grazie alla diffusione dei vaccini.

Chi non si vaccina oggi non è un coraggioso o un ribelle, è semplicemente un "furbetto" che con il suo comportamento affida totalmente agli altri la responsabilità della vaccinazione e così protegge in parte pure se stesso.
Senza considerare che se la decisione di non vaccinare il proprio figlio, conducesse ad una malattia, il rimorso sarebbe terribile.

Nel 2004 una comunità religiosa olandese di protestanti ortodossi ha
rifiutato la vaccinazione contro la rosolia. I dati furono oggetto di uno studio.
Il risultato fu un focolaio epidemico che colpì 387 persone. In seguito la malattia si diffuse anche in Canada poichè la comunità olandese aveva stretti e frequenti rapporti con i loro omologhi americani. Il 97% degli individui contagiati in Olanda e Canada era composto da persone non vaccinate.
Quella epidemia causò il contagio di 32 donne in gravidanza.
Le conseguenze furono:

- 2 casi di morte fetale

- 14 neonati con rosolia congenita.

Di questi neonati:


11 presentarono vari danni tra i quali sordità congenita

6 malformazioni cardiache
3 microcefalia
7 Anomalie neurologiche e deficit cerebrali di vario tipo.
(alcuni dei neonati presentavano più patologie e quindi il totale delle conseguenze è maggiore ai neonati contagiati).
Tutte queste povere vittime, potevano evitare un destino amaro con una semplice iniezione.

I vaccini sono medicine, non caramelle, hanno precise indicazioni, controindicazioni, effetti ed effetti collaterali. Sono tra i farmaci più sperimentati e testati, soprattutto sui soggetti più deboli, i bambini.

Hanno eradicato malattie gravissime, hanno migliorato la qualità di vita nostra e dei nostri figli, ci hanno fatto dimenticare tragedie che erano normali in tutte le famiglie.
Mai
ascoltare chi semina panico ingiustificato o allarmi infondati.


Bibliografia


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- Crovari P, Principi N. "Le vaccinazioni", Pacini Editore 2001.


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