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mercoledì 15 maggio 2013
Terapia con staminali, riassumendo...
da Medbunker
Dopo l'impegnativa vicenda delle pseudocure con le staminali che hanno fatto tornare l'Italia ai tempi più bui della ragione e della scienza, mi fermo un po' a riflettere. Può servire anche chi non riuscisse a leggere i tanti commenti del precedente articolo.
Avevo pensato di scrivere una riflessione personale sui fatti ma, rendendomi conto che i miei commenti possano essere poco importanti, ho pensato di riassumere la vicenda con veloci domande e risposte, vediamole.
Cos'è il "metodo Vannoni"?
Consiste nella somministrazione di cellule staminali mesenchimali per curare malattie di diverso tipo, anche molto diverse tra loro per cause, sintomi e decorso. Le terapie con staminali sono studiate da diversi anni ed in alcuni campi hanno ottenuto dei successi in altri degli insuccessi. Sono considerate un campo di ricerca molto promettente.
Le terapie con cellule staminali, sono una novità?
No.
Esistono già malattie curabili con trapianto di cellule staminali, mentre in molti altri casi si è in una buona fase di sperimentazione. Se per alcune patologie i risultati sono incoraggianti, per altre sono del tutto negativi. Anche nel caso delle staminali quindi, esistono migliaia di ricercatori nel mondo che con impegno, volontà e soprattutto nel completo silenzio dei media, svolgono il loro lavoro per curare la nostra salute.
Nel 2005 la questione staminali fu trattata da un referendum che proibì l'uso di questo tipo di cellule. Cosa ha a che vedere quel referendum con questa vicenda?
Solo il fatto che si parlava di cellule staminali ma la legge era relativa a quelle embrionali. Il quesito del referendum quindi era incentrato sulla possibilità di utilizzare embrioni umani per motivi di ricerca o di cura (quindi utilizzando l'embrione come "serbatoio" di cellule staminali). I quesiti del referendum erano relativi alla legge 40 (del 19/02/04) che regola le norme legate alla fecondazione assistita. Oggi, per legge, non è possibile utilizzare cellule embrionali (quindi distruggere un embrione) a scopi di ricerca o cura. Il referendum del 2005 quindi non ha nulla a che vedere né con il caso di Sofia né con il tipo di cellule protagoniste della vicenda (che si possono prelevare da individui adulti o in ogni caso "già nati").
Che malattia ha la piccola Sofia?
Nel caso della piccola Sofia parliamo di una malattia genetica di tipo neurodegenerativo (leucodistrofia metacromatica) che ha una variante a comparsa infantile, a decorso ingravescente e che ha esito letale (nella forma infantile entro 5 anni dai primi sintomi).
Esistono cure mediche efficaci in questo caso?
No. In caso di malattia manifesta è utile un supporto alle funzioni vitali (respirazione, nutrizione, funzioni fisiologiche di vario tipo) e fisioterapico per contrastare il decadimento tipico di queste funzioni in queste malattie. Sono state provate alcune terapie che hanno un risultato promettente in caso di somministrazione nella fase "presintomatica" (prima cioè della comparsa dei sintomi) che sembrano ritardare la comparsa dei sintomi più gravi. Sono in sperimentazione altre terapie.
Nei casi come quello di Sofia, la terapia con cellule staminali ha avuto successo?
Esistono pochi casi (la malattia è già molto rara) di applicazione di cellule staminali mesenchimali in casi come quello di Sofia e non hanno mostrato né miglioramenti, né cambiamenti nel decorso della malattia, né guarigioni.
Perché il ministero ha bloccato la somministrazione del "metodo Vannoni"?
Perché in seguito alla segnalazione di diversi eventi avversi è stata effettuata un'ispezione nei locali nei quali era preparata la "cura". Le carenze segnalate erano diverse e molto gravi: carenze igieniche, prodotti mal conservati, attività scarsa delle cellule preparate, presenza di inquinanti, mancanza di adeguate misure di sicurezza. Una seconda ispezione ha segnalato anche un'assoluta mancanza di chiarezza (somministrazione delle cellule gravemente irregolare) nel protocollo. Era dovere del ministero quindi chiedere chiarimenti ai responsabili del laboratorio, interrompendone l'attività per i gravi danni che poteva causare la prosecuzione di quelle terapie, non sperimentate sufficientemente e somministrate in condizioni precarie, su bambini gravemente malati.
Come mai quindi le cure erano somministrate in un ospedale?
L'ospedale di Brescia somministrava la "cura" secondo una legge del 2006 relativa alle cosiddette "terapie compassionevoli". Per una malattia che non conosce terapie o cure efficaci, è possibile somministrarne una che non sia ancora "autorizzata" ma che abbia due caratteristiche: sia almeno in una buona fase di sperimentazione ed il paziente ne riceva beneficio. La "cura" inoltre deve essere accompagnata da tutta la documentazione relativa alla sua efficacia, alla sicurezza, alla modalità di somministrazione. In realtà la cura con le staminali non è "sufficientemente sperimentata" e quindi non è chiaro come mai sia stata autorizzata la sua somministrazione, senza considerare che, come recitano i verbali dell'ispezione NAS-AIFA non erano soddisfatti nemmeno i requisiti di sicurezza né erano stati depositati i documenti relativi alle sue presunte azioni sulla malattia.
Il ministero della salute ha fatto il suo dovere?
Dal punto di vista "istituzionale" sì, ha bloccato una presunta cura mai dimostrata, somministrata in condizioni carenti e potenzialmente pericolose. Dal punto di vista "comunicativo" no. Vista l'eco della notizia, il ministro Balduzzi non ha (almeno così mi sembra) mai spiegato le sue motivazioni, non ha chiarito i passi della vicenda né ha parlato alla popolazione mettendola in guardia da situazioni simili. Il suo atteggiamento è stato insicuro, altalenante e condizionato dalla pressione mediatica, ha risposto da perfetto politico.
Il caso di Sofia è "unico al mondo"?
No. Seppur raro, esistono centinaia di bambini in Italia con questo problema. Nessuno ha riflettutto sullo stato d'animo, sulle speranze e sullo strazio che certe notizie possono causare in queste famiglie.
Com'è nato allora il "caso" mediatico?
In seguito ad uno show televisivo (Le Iene) che ha mandato in onda un servizio nel quale era mostrata la piccola Sofia ed i suoi genitori che chiedevano aiuto per continuare le cure in quel centro.
Come mai molte persone note hanno "abbracciato" la causa di Sofia?
Proprio in seguito alla trasmissione televisiva.
Probabilmente perché non sanno di cosa si parla. Tutte le istituzioni scientifiche, gli specialisti, i ricercatori, hanno posto l'attenzione sul fatto che non si possono sperimentare cure insicure che finora non hanno mostrato effetti positivi su una malattia e che, secondo le autorità, erano somministrate in condizioni pessime: è anche un problema di salute pubblica e del singolo.
Il prof. Vannoni è medico?
No. E' laureato in lettere, insegna "psicologia della comunicazione" all'università di Udine
Il prof. Vannoni ha pubblicato delle ricerche sulle staminali o sul suo metodo o ha ufficializzato dei test sperimentali?
No.
Il prof. Vannoni ha spiegato agli scienziati il suo "metodo" ed i motivi che lo renderebbero più efficace di altri che finora non hanno dato i risultati sperati?
No.
Il prof. Vannoni ha mostrato uno o più casi di malattie giudicate inguaribili dalla medicina ma che con il suo "metodo" abbiano raggiunto la guarigione?
No.
Il "metodo Vannoni" può essere pericoloso?
Sì, già per la stessa modalità di esecuzione il trapianto di cellule staminali è rischioso per vari motivi (anche per il donatore). Nel caso di Brescia si aggiungono le condizioni del laboratorio che secondo i NAS erano del tutto inadeguate e non a norma. In ogni caso non si tratta di una "cura" priva di rischi.
Cosa costerebbe sottoporre Sofia alle cure con le staminali?
Se il "metodo Vannoni" avesse le stesse potenzialità degli altri trapianti di staminali eseguiti nel mondo la bambina potrebbe sottoporsi alla stessa "cura" in uno qualsiasi dei centri autorizzati in Italia (ne esistono 13). Se invece il "metodo" avesse proprietà differenti, il suo "inventore" dovrebbe semplicemente mostrarli, dimostrarli e diffonderli, cosa che non ha mai fatto. Sempre secondo l'ispezione, le staminali utilizzate da Vannoni avevano un'"attività biologica" (ovvero una "durata d'azione") molto breve, come recita il report dei NAS: "una irrilevante attività biologica ai fini della rigenerazione nervosa, che scompare dopo 24 ore". Il costo economico a carico delle famiglie è da dimostrare, visto che, secondo le indagini della magistratura (anche se non riferite a questo caso), Vannoni chiedeva ingenti somme di denaro sotto forma di donazioni per la sua fondazione.
Perché "non provarci", visto che non esistono altre cure?
Perché i trapianti di cellule staminali sono una procedura particolarmente delicata che richiede, oltre ad una elevata specializzazione, una serie di norme di sicurezza e tecniche che, dall'ispezione dei locali bresciani, non esisteva. Per fare un paragone solo a titolo esemplificativo, sarebbe come eseguire una trasfusione di sangue utilizzando sacche di cui non si conosce bene la composizione, che nei controlli hanno mostrato presenza di sostanze estranee e infuse in un locale sporco. Tutto questo per ottenere un beneficio mai dimostrato e mai ottenuto da nessuno in un soggetto per forza di cose più a rischio di complicazioni. Il possibile danno quindi, è fortemente superiore al riferito (e mai dimostrato) beneficio.
Ma allora come mai i genitori di alcuni dei piccoli sottoposti alla cura parlano di "miglioramenti"?
Escludendo per buon senso un effetto placebo o di "esagerazione" delle normali fasi di una malattia neurodegenerativa, fino ad oggi i trapianti con cellule staminali hanno mostrato, in alcuni casi e per certe malattie, un transitorio (e breve) effetto "antiinfiammatorio" e di miglioramento di alcuni disturbi. Nessuno dei test clinici effettuati fino ad oggi nel mondo ha mai guarito o cambiato il decorso di una delle gravi malattie che Vannoni riferisce di poter curare. In alcuni casi sono le terapie di supporto che mantengono per più tempo uno stato di salute accettabile relativamente alla gravità delle condizioni generali. Se il prof. Vannoni ha notato miglioramenti "non abituali" nei casi che ha trattato, perché non li ha illustrati in maniera corretta alla comunità scientifica? Perché Vannoni parla di "possibilità di guarigione" se per il mondo scientifico questa possibilità non esiste e nessuno l'ha mai notata? Ne è convinto? Perché non lo dimostra?
Chi sostiene queste cure parla di "boicottaggio" da parte delle aziende farmaceutiche
Oltre a non esserci alcuna prova di questo boicottaggio, il fatto stesso che non esista alcuna cura per questa malattia dovrebbe fare pensare che se davvero la cura fosse efficace, non solo le aziende non perderebbero un euro (non vi sono "farmaci" o "cure" che andrebbero sostituite) ma investirebbero subito in qualcosa che sarebbe rivoluzionario. Se davvero il prof. Vannoni fosse mosso da "altruismo" disinteressato, sarebbe bastato illustrarla e metterla a disposizione della comunità scientifica, cosa che non è avvenuta. Il prof. Vannoni non ha mai illustrato scientificamente i suoi metodi ed i risultati ed ha brevettato la sua idea per renderla sua proprietà personale, esattamente ciò che fanno le multinazionali farmaceutiche. In tutta questa storia è Vannoni che si è comportato da "azienda".
Ma allora i genitori di Sofia sono caduti in una trappola?
Sono semplicemente genitori di una bambina che sta male. Se si perde la necessaria lucidità è comprensibile credere a qualsiasi miracolo, anche quello meno probabile.
In fondo che male c'è, hanno scelto loro, ognuno scelga il suo destino
Una nazione civile deve proteggere il cittadino da false promesse, comportamenti rischiosi ed eventuali reati. Per questo motivo, nel caso esaminato, c'è un'indagine in corso, se non si evidenziasse alcun reato chiunque, consapevolmente ed a sue spese, potrebbe sottoporsi a queste cure.
Se così non fosse da domani una trasmissione televisiva potrebbe esercitare pressioni per fare operare i guaritori filippini nelle sale operatorie o si potrebbero richiedere cure odontoiatriche da dentisti abusivi. Fermo restando che qualsiasi cittadino è libero di curarsi o meno con ciò che offre la scienza, non è diritto di nessuno fare affermazioni senza alcuna base scientifica inducendo i più bisognosi a pesantissime conseguenze psicologiche quando non fisiche ed ingenerando confusione nella popolazione. E' dovere di tutti inoltre, difendere e proteggere gli individui più deboli da possibili speculazioni, illusioni e false promesse, cercando di non farsi coinvolgere emotivamente.
Il caso ha provocato un'ondata di sdegno e commozione in tutto il paese, il cittadino sa bene di cosa si tratta o è stato solo "condizionato" dalla vicenda trasformata in "dramma televisivo"?
Proviamo a fare un test, guardiamo la notizia da un'altro punto di vista: "associazione privata somministrava cure non provate e secondo le indagini della magistratura, questo avveniva in locali inadeguati e non a norma su adulti e bambini gravemente malati. Sempre secondo le indagini, ancora in corso, ciò avveniva in cambio di donazioni di migliaia di euro. L'inventore della cura, che non è un medico, prometteva la guarigione da malattie inguaribili senza aver mai dato prova delle sue affermazioni. Il ministero della salute era al corrente di tutta la vicenda e, nonostante le diverse irregolarità ed i potenziali pericoli per la salute rilevati dalle ispezioni dei NAS, non ha subito impedito che ciò avvenisse".
La storia è la stessa ma cambiano i ruoli. Come avrebbe reagito la popolazione se la vicenda fosse stata presentata così? Perché trasmissioni come "Le Iene" "perseguitano" falsi dentisti, falsi medici e simili dipingendoli come piaga sociale e pericolo pubblico quando in una situazione molto più delicata il "non medico" lo ha presentato come "eroe altruista"?
Il serio sospetto che l'opinione pubblica sia stata condizionata dal cattivo servizio televisivo è evidente.
Chi riceverà un aiuto da tutta questa vicenda?
I privati che vendono la cura. Fino a prova contraria questa terapia non ha alcun valore medico, non servirà a guarire nessuna delle malattie in esame ed impoverisce chi deve pagare di tasca sua gli altissimi costi di quei preparati, oltre a rappresentare un pericoloso precedente storico e giudiziario. Chi volesse rispondere al dubbio "cui prodest?" ha la risposta a portata di mano.
Chi danneggia tutta questa vicenda?
Tutti noi ed i nostri bambini. Scientificamente e culturalmente questa è una sconfitta per tutti noi. Se i rimedi più efficaci per la salute nostra e dei nostri figli dovranno essere decisi durante uno show televisivo o per "acclamazione", si preannuncia un futuro buio e pericoloso per la nostra sanità. Senza considerare la voragine profonda di inattendibilità ed allarme sociale nella quale precipita l'informazione televisiva quando diffonde notizie di questo tipo, in questo modo.
La piccola Sofia, con procedimento d'urgenza disposto dal tribunale del lavoro di Livorno, proseguirà l'intera "terapia" con il centro del prof. Vannoni a Brescia. A lei ed alla sua famiglia un forte abbraccio da parte mia e, credo, da parte di tutti gli italiani.
Alla prossima.
Aggiornamento 21/03/13; 21,30: Credo sia utile leggere l'appello dell'associazione famiglie SMA Onlus. La SMA (Atrofia muscolare spinale) è un'altra grave malattia, una di quelle che Vannoni dice di poter curare. Le Iene, hanno sentito anche il loro parere? No, non mi risulta, ascoltiamoli noi, visto che dicono quello che ho scritto anche io. Giulio Golia ha chiesto ad altre famiglie colpite dal problema se è vero che tutti i loro bambini sono immobili e sdraiati?
Ed alle loro emozioni ci ha pensato, prima di parlare di "cura"?
"Tutti noi, ovviamente, ci auguriamo che al più presto ci sia una terapia per la SMA, se non definitiva, almeno parziale. Ma in questa vicenda, che ci riguarda direttamente, sentir usare incondizionatamente e senza nessuna cautela la parola CURA, senza ad oggi nessuna prova scientificamente valida, alimenta dolore e frustrazione, in chi vive la malattia."
mercoledì 17 ottobre 2012
Non fateci celebrare il funerale della sanità pubblica
di Ivan Cavicchi da il fattoquotidiano
Il 27 0ttobre a Roma ci sarà la manifestazione nazionale dei medici per protestare contro il definanziamento del sistema sanitario deciso dal governo Monti. Ben 27 sigle sindacali mediche una volta tanto hanno messo da parte le divisioni per riunirsi sotto uno slogan assai significativo: “Diritto alla cura e diritto di curare”. La manifestazione prevede un funerale simbolico alla sanità pubblica e alla professione medica con tanto di carro funebre, cavalli e banda al seguito. Io andrò a questa manifestazione e credo che dovrebbero aderire tutti coloro che difendono l’art. 32 della Costituzione, che si occupano dell’inviolabilità del diritto alla vita, di dignità della persona, di umanizzazione, le altre professioni sanitarie, e le rappresentanze dei cittadini. Dopo le notizie di oggi sugli ulteriori tagli inseriti nella legge di stabilità, credo che la partecipazioni diventi obbligatoria. In cuor mio credo (vedi il mio primo post) che staccare la spina a un diritto vitale come quello della salute varrebbe uno sciopero generale. Se è vero come si sta sostenendo a proposito dell’Ilva che la salute è un valore intangibile, e se è vero che l’Ilva e la spending review compromettono questo valore non si capisce perché la prima è condannata e la seconda no. Che senso ha il diritto alla salute senza un welfare sanitario?
Nel giugno 2008 a Fiuggi si tenne la prima “Conferenza nazionale della professione medica”, organizzata dalla Fnomceo e da una analoga intersindacale medica, che si concluse con delle “dichiarazioni di consenso”: difesa del servizio pubblico, ripensare la formazione del medico, garantire la necessaria autonomia professionale, nuovo medico ecc. Dichiarazioni che restarono lettera morta ma che già allora e comunque con pesanti ritardi rispetto ai cronici problemi della professione, ci dicevano come il medico si trovasse in una scomoda posizione: tra un inedito cambiamento epocale (post modernità) che gli richiede dei ripensamenti, e la crisi di sostenibilità economica dei sistemi di welfare (post welfarismo) che gli condiziona la professionalità. Quindi tra ritardi storici e crisi. Il medico in sostanza fermo nella sua invarianza le prende sia dalla postmodernità che dal postwelfarismo. Da una parte è perseguitato dal contenzioso legale fino a essere costretto a rifugiarsi nella medicina difensiva, dall’altra con le limitazioni economiche la sua prassi è condizionata al punto da mettere seriamente in discussione ortodossia e deontologia.
Oggi le ragioni economiche chiedono ai medici di non essere medici e di diventare altro cioè delle burocratiche trivial machine. I medici, salvo naturalmente le tante eccezioni, non sono più visti come benefattori ma come controparti di spesa o controparti dei cittadini cioè come problemi non come soluzioni. Di motivi per avercela con loro ce ne sono tanti ma non abbastanza per sancire la sfiducia di una intera categoria e del suo immenso patrimonio di umanità. Essi generalmente sono brave persone, oneste e coscienziose, che purtuttavia ogni volta che hanno a che fare con i soldi provocano grossi problemi di spesa. L’intramoenia, la notula per i medici di medicina generale, le quote capitarie, le retribuzioni legate al numero dei posti letto, gli incarichi di responsabilità per le strutture complessse… sono tutti esempi di opportunismi professionali che alla fine ci costano cari. Ma anche con queste criticità in nessun modo è giustificabile una negazione dei valori della professione. Oggi la crisi spinge a negare il senso profondo di questa professione perché considerata prima responsabile della spesa sanitaria senza avere minimamente coscienza dei danni incalcolabili che ne deriverebbero ai cittadini. Per cui è giusta la protesta. Ma se la mobilitazione non sarà sostenuta da una adeguata progettualità, essa rischia di ridursi in una drammatica testimonianza di impotenza. Bisogna rispondere alla spending review rispondendo alle sfide del nostro tempo. Non si vince la battaglia per il futuro restando nel passato. Serve un ripensamento del medico e quindi quella “riforma mai fatta” di cui ho parlato nel post precedente. Dobbiamo dire noi quale medico vogliamo il che non è possibile senza prima chiarire quale medicina vogliamo… senza aspettare rassegnati di essere ridotti a quello che non possiamo né diventare né essere.
Il 27 0ttobre a Roma ci sarà la manifestazione nazionale dei medici per protestare contro il definanziamento del sistema sanitario deciso dal governo Monti. Ben 27 sigle sindacali mediche una volta tanto hanno messo da parte le divisioni per riunirsi sotto uno slogan assai significativo: “Diritto alla cura e diritto di curare”. La manifestazione prevede un funerale simbolico alla sanità pubblica e alla professione medica con tanto di carro funebre, cavalli e banda al seguito. Io andrò a questa manifestazione e credo che dovrebbero aderire tutti coloro che difendono l’art. 32 della Costituzione, che si occupano dell’inviolabilità del diritto alla vita, di dignità della persona, di umanizzazione, le altre professioni sanitarie, e le rappresentanze dei cittadini. Dopo le notizie di oggi sugli ulteriori tagli inseriti nella legge di stabilità, credo che la partecipazioni diventi obbligatoria. In cuor mio credo (vedi il mio primo post) che staccare la spina a un diritto vitale come quello della salute varrebbe uno sciopero generale. Se è vero come si sta sostenendo a proposito dell’Ilva che la salute è un valore intangibile, e se è vero che l’Ilva e la spending review compromettono questo valore non si capisce perché la prima è condannata e la seconda no. Che senso ha il diritto alla salute senza un welfare sanitario?
Nel giugno 2008 a Fiuggi si tenne la prima “Conferenza nazionale della professione medica”, organizzata dalla Fnomceo e da una analoga intersindacale medica, che si concluse con delle “dichiarazioni di consenso”: difesa del servizio pubblico, ripensare la formazione del medico, garantire la necessaria autonomia professionale, nuovo medico ecc. Dichiarazioni che restarono lettera morta ma che già allora e comunque con pesanti ritardi rispetto ai cronici problemi della professione, ci dicevano come il medico si trovasse in una scomoda posizione: tra un inedito cambiamento epocale (post modernità) che gli richiede dei ripensamenti, e la crisi di sostenibilità economica dei sistemi di welfare (post welfarismo) che gli condiziona la professionalità. Quindi tra ritardi storici e crisi. Il medico in sostanza fermo nella sua invarianza le prende sia dalla postmodernità che dal postwelfarismo. Da una parte è perseguitato dal contenzioso legale fino a essere costretto a rifugiarsi nella medicina difensiva, dall’altra con le limitazioni economiche la sua prassi è condizionata al punto da mettere seriamente in discussione ortodossia e deontologia.
Oggi le ragioni economiche chiedono ai medici di non essere medici e di diventare altro cioè delle burocratiche trivial machine. I medici, salvo naturalmente le tante eccezioni, non sono più visti come benefattori ma come controparti di spesa o controparti dei cittadini cioè come problemi non come soluzioni. Di motivi per avercela con loro ce ne sono tanti ma non abbastanza per sancire la sfiducia di una intera categoria e del suo immenso patrimonio di umanità. Essi generalmente sono brave persone, oneste e coscienziose, che purtuttavia ogni volta che hanno a che fare con i soldi provocano grossi problemi di spesa. L’intramoenia, la notula per i medici di medicina generale, le quote capitarie, le retribuzioni legate al numero dei posti letto, gli incarichi di responsabilità per le strutture complessse… sono tutti esempi di opportunismi professionali che alla fine ci costano cari. Ma anche con queste criticità in nessun modo è giustificabile una negazione dei valori della professione. Oggi la crisi spinge a negare il senso profondo di questa professione perché considerata prima responsabile della spesa sanitaria senza avere minimamente coscienza dei danni incalcolabili che ne deriverebbero ai cittadini. Per cui è giusta la protesta. Ma se la mobilitazione non sarà sostenuta da una adeguata progettualità, essa rischia di ridursi in una drammatica testimonianza di impotenza. Bisogna rispondere alla spending review rispondendo alle sfide del nostro tempo. Non si vince la battaglia per il futuro restando nel passato. Serve un ripensamento del medico e quindi quella “riforma mai fatta” di cui ho parlato nel post precedente. Dobbiamo dire noi quale medico vogliamo il che non è possibile senza prima chiarire quale medicina vogliamo… senza aspettare rassegnati di essere ridotti a quello che non possiamo né diventare né essere.
mercoledì 29 agosto 2012
Allergie ed Intolleranze Alimentari tra mito e realtà
I test diagnostici “alternativi” per le allergie ed intolleranze alimentari:
dal mito e la fantasia alle evidenze scientifiche
di *Saverio Nenna da docvadis
Il cibo: fonte di piacere e di allergie/intolleranze alimentari.
Nei paesi occidentali l'allergia alimentare coinvolge il 5-6% dei bambini sotto i 3 anni e circa il 2% degli adulti, il ruolo centrale dell'alimentazione nella vita dell'individuo rende ragione delle gravi ripercussioni fisiche e psicologiche che tale patologia può indurre.
Allergie alimentari: il mito.
Negli anni recenti la manifestazione intolleranza-allergia alimentare sta seguendo un trend in aumento e l’autodiagnosi popolare di “allergia alimentare” spinge molti pazienti affetti da svariate sindromi, poco o nulla correlate agli alimenti, a richiedere frequenti ed inopportune consulenze allergologiche. Tale convinzione coinvolge anche operatori sanitari, determinando richieste di indagini allergologiche non validate per patologie non correlabili all'allergia alimentare come l'obesità, l'orticaria cronica, la cefalea, la sindrome della fatica cronica, disordini neuropsichiatrici, malattie del connettivo, mentre paradossalmente si sottostima il ruolo rilevante che l'allergia alimentare gioca in situazioni cliniche gravi come l'anafilassi da esercizio fisico.
E’ diventata molto popolare anche l’autodiagnosi di “allergia agli additivi chimici” ed i Servizi di Allergologia "Ufficiali" vengono a contatto con una presenza sempre più notevole di pazienti, che riferiscono molteplici sintomi, inclusi disordini alimentari comportamentali che gli stessi pazienti attribuiscono ad un’“allergia a fattori ambientali” e particolarmente “ad additivi chimici”. Ulteriore elemento di confusione diagnostica è rappresentato dal fenomeno di un sempre più frequente ricorso da parte dei pazienti a "Diete alternative" e tests diagnostici “alternativi” che si propongono di identificare con metodiche diverse dalle tradizionali i cibi responsabili di “allergie o “intolleranze alimentari”. Spesso la diagnosi di allergia-intolleranza alimentare è condotta in strutture non specialistiche, a volte non mediche (farmacie, sale di estetica), con tests diagnostici fantasiosi e metodi non convenzionali ed è spesso piuttosto difficile convincere il paziente che le metodiche attuabili in un Servizio di Allergologia non sono sovrapponibili a quanto già eseguito in altri tipi di Ambulatori (e di cui il paziente spesso desidera una sorta di conferma “ufficiale”).
Allergie alimentari: la realtà delle evidenze scientifiche.
La distorsione tra le aspettative popolari ed i riscontri obiettivi é ben evidenziata dai risultati di 2 importanti studi epidemiologici (anche se datati) condotti sulla popolazione generale, i quali hanno dimostrato che la prevalenza delle reazioni avverse a cibi é molto bassa e che esiste una notevole disparità tra coloro che attribuiscono i loro svariati sintomi all'allergia e/o intolleranza al cibo ed il reale riscontro di tale circostanza. In uno studio condotto in Olanda su 1.483 pazienti (1), sintomi di assunzione di cibo erano riferiti dal 12,4% degli intervistati, ma poi sono stati confermati, mediante test di assunzione controllata del cibo sospetto in condizioni di doppio cieco contro placebo (DBPCFC), solo in 12 soggetti (0,8%). Analogamente in Inghilterra su 7.500 soggetti (2), a fronte di anamnesi positiva per allergia/intolleranza a cibo nel 19,9% degli indagati, si verificava una reazione positiva al test DBPCFC solo nell'1,8%. Tale netta divaricazione tra aspettative e riscontri scientifici ha indotto l'Accademia Europea di Allergologia ed Immunologia Clinica (EAACI) a formulare una serie di Linee-Guida e Documenti tendenti a posizionare correttamente il ruolo clinico e la diagnostica delle Allergie Alimentari. E’ stato valutato il livello di evidenza scientifica che giustifica un nesso causale tra allergia alimentare ed alcune affezioni, in cui è stato ipotizzato un suo ruolo eziopatogenetico. Sono state, altresì, prese in esame diverse metodiche alternative, spesso utilizzate per la diagnostica dell’allergia/intolleranza alimentare (Tab. 1). Si è constatata l'insufficienza o la totale assenza di evidenze scientifiche che ne raccomandino l'impiego nella diagnostica clinica. Queste metodologie diagnostiche alternative sono risultate inaffidabili, non riproducibili e prive di evidenze scientifiche. La letteratura relativa é solo descrittiva e costituita da studi non controllati, mentre la loro reale efficacia non é stata mai documentata, ma supportata solo da casi aneddotici, non suffragati da oggettivi dati scientifici.
Test Diagnostici Alternativi per le Allergie Alimentari | Razionale/Metodica | Evidenze Scientifiche |
Test di citotossicità linfocitaria | L’allergene alimentare viene aggiunto a sangue intero o a sospensione di leucociti e si valutano la riduzione del numero delle cellule o le alterazioni cellulari (citolisi). | NO |
ALCAT test | Versione automatizzata del test citotossico: è basato sulla lisi-modificazione del diametro dei leucociti dopo contatto con il cibo | NO |
Test di provocazione e neutralizzazione sottocutanea e sublinguale | Somministrazione per via intradermica (o sublinguale) di estratto e valutazione di eventuali reazioni (qualsiasi tipo di sintomatologia). La neutralizzazione consiste nella somministrazione dello stesso estratto dopo la comparsa di una positività del test. La sintomatologia dovrebbe regredire con tempo di latenza analogo a quello dello scatenamento. | NO |
DRIA-test (si ispira sia al test di provocazione che alla kinesiologia applicata) | La somministrazione sublinguale dell’estratto è seguita da una valutazione della forza muscolare per mezzo di un ergometro. Il test è considerato positivo quando compare una riduzione della forza muscolare entro 4’ dall’apposizione sublinguale. | NO |
Kinesiologia applicata all’allergia alimentare | Il paziente tiene in una mano una provetta di vetro contenente il cibo sospetto, con l'altra spinge contro la mano dell’esaminatore che attua una misurazione manuale, soggettiva, della forza muscolare (mano, braccio o gamba) | NO |
EAV Test (ElettroAgopuntura di Voll) VEGA test, Sarm test, Biostrengt | Tests elettrici e loro varianti: piccole quantità di alimenti vengono interposte tra la persona e gli apparecchi: poi si misura una micro-corrente elettrica lungo i meridiani classici dell’agopuntura cinese o altri canali. | NO |
Biorisonanza | Misurazione di onde elettromagnetiche emesse dal paziente esposto al cibo sospetto | NO |
Hair analysis | Analisi del capello per identificare un'eventuale intossicazione da metalli pesanti | NO |
Conclusioni:
Metodologie diagnostiche alternative inaffidabili e la percezione di insicurezza per il ricorso sempre maggiore a cibi non naturali (preconfezionati, ricchi di additivi, derivanti da modificazione genetiche) aumenta nell'opinione pubblica la quota di quanti attribuiscono all'allergia alimentare patologie per cui le evidenze scientifiche invece sono scarse o nulle, peraltro non confortate da rigorose evidenze scientifiche. Ciò ha contribuito ad alimentare una diffusa opinione che l’allergia alimentare possa essere il “camaleonte della medicina”, in grado potenzialmente di spiegare patologie estremamente diversificate e che ancora non hanno trovato una sicura eziologia. L’esistenza di un’imbarazzante distanza fra il sospetto clinico-anamnestico e la sicura conferma diagnostica con il test in doppio cieco vs placebo (attualmente considerato il test diagnostico più valido e sicuro) è stata ampiamente documentata. Pur con i limiti tuttora esistenti, la diagnostica dell'allergia alimentare basata sulle evidenze scientifiche rappresenta lo strumento più affidabile per rispondere alle esigenze del paziente e contrastare approcci diagnostici scorretti, che sono alla base di diete inutili, incongrue e potenzialmente in grado di indurre danni fisici o di rafforzare disturbi del comportamento alimentare in soggetti a rischio. Rilevante é anche la potenziale pericolosità di alcuni tests alternativi in grado di scatenare reazioni anafilattiche in soggetti particolarmente suscettibili.
Bibliografia:
· Altman D, Chiaramonte LT. Public perception of food allergy. J Allergy Clin Immunol 1996; 97: 1247-51.
· O’B Hourihane J. Prevalence and severity of food allergy - need for a control. Allergy 1998; 53 (Suppl. 46): 84-9.
· Metcalfe D et al.: Food Allergy: adverse reaction to foods additives- Blackwel Science, Inc 1997.
· Terr AI. Controversial and unproven diagnostic tests for allergic and immunologic diseases. Clin Rev Allergy.
· American Academy of Allergy: Position Statements - controversial techniques. J Allergy Clin Immunol 1981; 67: 333.
· Breneman JC et al. Final report of the Food Allergy Committee on the sublingual method of provocative testing for diagnosis of food allergy. Ann Allergy 1974; 33:164
· American College of Physicians. Position Paper: Clinical Ecology. Ann Intern Med 1989; 111: 168.
· Bruijnzel-Koomen et al.:.Adverse reaction to food. Position paper of the European Academy of Allergy and Clinical Immunology. Allergy 1995; 50: 623-635.
· Ortolani C. et al. Position Paper: Controversial aspects of adverse reactions to food. Allergy 1999; 54: 27.
*Dott. Saverio Nenna
Dirigente Medico
Ambulatorio Allergologia ed Immunologia Clinica
U.O. Medicina Interna - Ospedale di Andria - ASL BT
lunedì 27 agosto 2012
Test per intolleranze alimentari? No, grazie!
di Giorgio Pitzalis (Medico Pediatra Nutrizionista da www.giustopeso.it)
Il filosofo Ludwig Feuerbach aveva ragione: noi siamo quello che mangiamo. Il problema è che mangiamo troppo e senza troppa attenzione alla qualità. Parliamo di junkfoods: un panino di grano tenero con prosciutto e senape contiene non meno di tredici additivi (emulsionanti, agenti trattanti, stabilizzatori, regolatori di acidità), indicati sulla confezione con una «E» seguita da un numero; un pacchetto di patatine contiene esaltatori di sapidità (glutammato monosodico e ribonucleotide di sodio); una lattina di bevanda gassata all'arancia contiene solo l'8% di succo d'arancia e il resto è sciroppo di glucosio-fruttosio, zucchero, aspartame, saccarina, conservante, aroma e colorante. Così, ogni anno, nei paesi industrializzati, finiscono nell’organismo di ognuno di noi 6-7 chili di additivi alimentari. Di questi solo il 10% servono alla conservazione del cibo. Il restante 90% è rappresentato da quelli conosciuti come “additivi cosmetici”: aromatizzanti, coloranti, emulsionanti (per rendere il cibo più omogeneo nella nostra
bocca), addensanti e dolcificanti. Sono queste le sostanze che più preoccupano e che possono determinare disturbi alla nostra salute. Infatti sintomi come cefalea, alitosi, irritabilità, sonnolenza, prurito, tosse, insonnia, dolori addominali, afte, diarrea (e molte altre) sono sempre più frequenti. La soluzione sarebbe scontata: imparare a mangiare. Ma forse è troppo banale o troppo difficile. E’ a questo punto che veniamo colti da un dubbio sempre più diffuso: e se avessi una intolleranza alimentare? Ed ecco che il “tam tam” ci
conduce di fronte a medici o presunti tali che ci sottopongono a test singolari e ci propinano le diete più bislacche. Sempre più frequentemente capita di vedere pazienti (adulti e bambini) sottoposti ad indagini "non convenzionali" per la diagnosi di allergia e/o intolleranza alimentare. La maggior parte delle volte èstato il classico "passa parola" a suggerire ai pazienti l'approccio a tale metodiche; purtroppo a volte sono proprio i medici a indirizzare i malcapitati verso “le brughiere” delle intolleranze alimentari.
Queste, per la medicina ufficiale, individuano tutte le reazioni avverse ad un alimento non dovute ad azione tossica e che, a differenza dell'allergia, si verificano senza il coinvolgimento del sistema immunitario (meccanismi farmacologici, enzimatici o sconosciuti). Ne consegue che questa diagnosi viene applicata ai disturbi più vari: irritabilità, insonnia, inappetenza, obesità, scarsa crescita, malessere, ecc., in cui quasi mai c'è alcuna evidenza scientifica di rapporto causale con gli alimenti. Diversi sono i test che non hanno ragione di esistere: 1) test kinesiologico -valutazione "soggettiva" della forza muscolare mentre il paziente tiene in mano un contenitore di vetro con l'alimento da testare. 2) Test di provocazione/neutralizzazione - sottocutanea o sublinguale: consiste nella somministrazione dell'alimento sospetto, per la stessa via e a dosi molto inferiori di quelle che nella prima fase hanno evocato la sintomatologia, allo scopo di neutralizzarne
i sintomi. 3) Test elettrodermico (EAV, Vega test): si baserebbe su variazioni del potenziale elettrico cutaneo in seguito al contatto con alimenti non tollerati. 4) Test citotossico (cytotest, ALCAT-test): si valutano i cambiamenti nella morfologia dei leucociti posti su un vetrino, dopo l'aggiunta dell'alimento. 5) Biorisonanza: usa un apparec-chio che sarebbe in grado di filtrare le onde "negative" emesse dall' organismo per rimandarle "riabilitate" al paziente. 6) Analisi del capello: è una specie di biorisonanza che evidenzierebbe le "dissonanze" memorizzate nel capello e dovute all'intolleranza alimentare. 7) IgG e immunocomplessi circolanti: si baserebbero sull'ipotesi che non tutte le reazioni immunologiche siano IgE mediate. Complessivamente sono tutti test assolutamente non validati dalla scienza medica ufficiale.
Nel caso specifico questi test, eseguiti purtroppo in maniera diffusa su tutto il territorio nazionale, sono da considerarsi vere e proprie truffe perpetrate spesso ai danni di soggetti in condizioni di “debolezza” anche culturale. Oltre al danno economico immediato
(ovviamente sono quasi tutte prestazioni di tipo privato) accentuato dal fatto di dover acquistare cibi e/o farmaci “naturali”, tali test sono spesso responsabili di altri danni: psicologici, sociali ed anche clinici. Infatti, ad esempio nei bambini, sono stati pubblicati casi di rachitismo o di carenza proteica dovuti a tali diete assolutamente incongrue e non giustificate. Un corretto comportamento medico non deve considerare valide in alcun modo queste tecniche diagnostiche e non può escludere indiscriminatamente (soprattutto
in età evolutiva) interi gruppi di alimenti (latte, uovo, pomodoro) senza fondate motivazioni scientifiche. Tanti sintomi sopra riportati scompaiono dopo un corretto stile alimentare e in caso di sovrappeso/obesità sarebbe sufficiente ridurre le quantità di cibo,
modificare errori o “distrazioni alimentari” ed escludere alimenti confezionati del commercio contenenti additivi. Troppo semplice? A giudicare dal fatturato legato alle presunte intolleranze alimentari sembra proprio di no!
Il filosofo Ludwig Feuerbach aveva ragione: noi siamo quello che mangiamo. Il problema è che mangiamo troppo e senza troppa attenzione alla qualità. Parliamo di junkfoods: un panino di grano tenero con prosciutto e senape contiene non meno di tredici additivi (emulsionanti, agenti trattanti, stabilizzatori, regolatori di acidità), indicati sulla confezione con una «E» seguita da un numero; un pacchetto di patatine contiene esaltatori di sapidità (glutammato monosodico e ribonucleotide di sodio); una lattina di bevanda gassata all'arancia contiene solo l'8% di succo d'arancia e il resto è sciroppo di glucosio-fruttosio, zucchero, aspartame, saccarina, conservante, aroma e colorante. Così, ogni anno, nei paesi industrializzati, finiscono nell’organismo di ognuno di noi 6-7 chili di additivi alimentari. Di questi solo il 10% servono alla conservazione del cibo. Il restante 90% è rappresentato da quelli conosciuti come “additivi cosmetici”: aromatizzanti, coloranti, emulsionanti (per rendere il cibo più omogeneo nella nostra
bocca), addensanti e dolcificanti. Sono queste le sostanze che più preoccupano e che possono determinare disturbi alla nostra salute. Infatti sintomi come cefalea, alitosi, irritabilità, sonnolenza, prurito, tosse, insonnia, dolori addominali, afte, diarrea (e molte altre) sono sempre più frequenti. La soluzione sarebbe scontata: imparare a mangiare. Ma forse è troppo banale o troppo difficile. E’ a questo punto che veniamo colti da un dubbio sempre più diffuso: e se avessi una intolleranza alimentare? Ed ecco che il “tam tam” ci
conduce di fronte a medici o presunti tali che ci sottopongono a test singolari e ci propinano le diete più bislacche. Sempre più frequentemente capita di vedere pazienti (adulti e bambini) sottoposti ad indagini "non convenzionali" per la diagnosi di allergia e/o intolleranza alimentare. La maggior parte delle volte èstato il classico "passa parola" a suggerire ai pazienti l'approccio a tale metodiche; purtroppo a volte sono proprio i medici a indirizzare i malcapitati verso “le brughiere” delle intolleranze alimentari.
Queste, per la medicina ufficiale, individuano tutte le reazioni avverse ad un alimento non dovute ad azione tossica e che, a differenza dell'allergia, si verificano senza il coinvolgimento del sistema immunitario (meccanismi farmacologici, enzimatici o sconosciuti). Ne consegue che questa diagnosi viene applicata ai disturbi più vari: irritabilità, insonnia, inappetenza, obesità, scarsa crescita, malessere, ecc., in cui quasi mai c'è alcuna evidenza scientifica di rapporto causale con gli alimenti. Diversi sono i test che non hanno ragione di esistere: 1) test kinesiologico -valutazione "soggettiva" della forza muscolare mentre il paziente tiene in mano un contenitore di vetro con l'alimento da testare. 2) Test di provocazione/neutralizzazione - sottocutanea o sublinguale: consiste nella somministrazione dell'alimento sospetto, per la stessa via e a dosi molto inferiori di quelle che nella prima fase hanno evocato la sintomatologia, allo scopo di neutralizzarne
i sintomi. 3) Test elettrodermico (EAV, Vega test): si baserebbe su variazioni del potenziale elettrico cutaneo in seguito al contatto con alimenti non tollerati. 4) Test citotossico (cytotest, ALCAT-test): si valutano i cambiamenti nella morfologia dei leucociti posti su un vetrino, dopo l'aggiunta dell'alimento. 5) Biorisonanza: usa un apparec-chio che sarebbe in grado di filtrare le onde "negative" emesse dall' organismo per rimandarle "riabilitate" al paziente. 6) Analisi del capello: è una specie di biorisonanza che evidenzierebbe le "dissonanze" memorizzate nel capello e dovute all'intolleranza alimentare. 7) IgG e immunocomplessi circolanti: si baserebbero sull'ipotesi che non tutte le reazioni immunologiche siano IgE mediate. Complessivamente sono tutti test assolutamente non validati dalla scienza medica ufficiale.
Nel caso specifico questi test, eseguiti purtroppo in maniera diffusa su tutto il territorio nazionale, sono da considerarsi vere e proprie truffe perpetrate spesso ai danni di soggetti in condizioni di “debolezza” anche culturale. Oltre al danno economico immediato
(ovviamente sono quasi tutte prestazioni di tipo privato) accentuato dal fatto di dover acquistare cibi e/o farmaci “naturali”, tali test sono spesso responsabili di altri danni: psicologici, sociali ed anche clinici. Infatti, ad esempio nei bambini, sono stati pubblicati casi di rachitismo o di carenza proteica dovuti a tali diete assolutamente incongrue e non giustificate. Un corretto comportamento medico non deve considerare valide in alcun modo queste tecniche diagnostiche e non può escludere indiscriminatamente (soprattutto
in età evolutiva) interi gruppi di alimenti (latte, uovo, pomodoro) senza fondate motivazioni scientifiche. Tanti sintomi sopra riportati scompaiono dopo un corretto stile alimentare e in caso di sovrappeso/obesità sarebbe sufficiente ridurre le quantità di cibo,
modificare errori o “distrazioni alimentari” ed escludere alimenti confezionati del commercio contenenti additivi. Troppo semplice? A giudicare dal fatturato legato alle presunte intolleranze alimentari sembra proprio di no!
lunedì 23 luglio 2012
La cura Simoncini: una bufala pericolosa
da Medbunker
Molti lettori mi hanno chiesto di creare un articolo riassuntivo sulle "cure" del guaritore Tullio Simoncini così da poterlo linkare quando serve e da poter raccogliere in un unico post tutte le informazioni raccolte finora.
Molti lettori mi hanno chiesto di creare un articolo riassuntivo sulle "cure" del guaritore Tullio Simoncini così da poterlo linkare quando serve e da poter raccogliere in un unico post tutte le informazioni raccolte finora.
Riassumo quindi qui tutte le analisi che ho fatto in questi mesi sulla sua bizzarra teoria. Questo post può servire da riferimento perchè raccoglie i principali dati che ho raccolto sulle idee del singolare guaritore romano. E' necessariamente un
articolo molto lungo in quanto raccoglie più di un anno di analisi,
documentazione e studio sulle teorie dell'ex medico. Chiunque avesse
particolari da aggiungere o correzioni da fare mi contatti.
giovedì 10 maggio 2012
Leggende urbane: "La polio è scomparsa prima delle vaccinazioni"
di Ulrike S (da Vaccinar...si!)
La poliomielite sarà
- speriamo - presto eradicata.
(...). Purtroppo lo
stesso non si può dire delle urban legend che vengono diffuse dagli
antivaccinisti e che sicuramente continueranno a circolare ancora per
molti decenni dopo la scomparsa dei virus della polio dal mondo.
Di
solito, la prima cosa che gli anti-vaccinisti spiegano, con
impressionanti grafici in mano, è che quando le vaccinazioni sono
iniziate, la polio era già praticamente scomparsa da sola. Il merito
- così dicono - non è del vaccino ma delle migliorate condizioni di
vita (l'igiene, la nutrizione etc.).
Per esempio nel libro "Vaccinazioni
tra scienza e propaganda" di Claudia Benatti, Franco Ambrosi e
Carla Rosa vediamo il seguente grafico.
"Si nota innanzi tutto che il grafico parte, nel 1925, da una situazione che vede pressoché pari a zero i casi di polio in Italia benché non fosse disponibile alcuna vaccinazione. Purtroppo non vengono forniti i dati riferiti ai periodi precedenti, che potrebbero consentire una più ampia analisi. La polio conta pochi casi fino alla metà degli anni '30, per impennarsi in concomitanza dell'inizio della seconda guerra mondiale, quando le condizioni di vita e igieniche di tutta la popolazione precipitarono.(...) Nel 1957 viene introdotto in Italia il vaccino Salk a virus ucciso con somministrazione non obbligatoria, e proprio a partire da quel momento si innesca un aumento esponenziale e velocissimo dei casi di malattia, cui segue una successiva spontanea diminuzione. Nel 1966 entra in vigore la legge che rende obbligatorio il vaccino antipolio per tutti i bambini (...); in quell'anno, come si nota dal grafico, la poliomielite era ormai scomparsa."
Intanto si può benissimo vedere una tendenza crescente della curva, fino al 1958. In Italia, come in molti paesi sviluppati, le epidemie di polio sono diventate sempre più vaste, a partire dall'inizio del XX° secolo. Una delle ipotesi è che la migliorata igiene abbia spostato l'età dell'infezione facendo aumentare il numero dei casi di paralisi. Ci sono però dati che non sostengono questa ipotesi. Comunque sia, era in atto un crescendo di epidemie di polio che preoccupava moltissime famiglie e i medici.
La freccia nel grafico indica più o meno l'anno in cui in Italia il vaccino antipolio è diventato obbligatorio, cioè il 1966. Il motivo è ovvio: per dare l'impressione che la vaccinazione non abbia avuto nessuna influenza sull'andamento epidemico della malattia. L'entrata in vigore dell'obbligo non significa però che le vaccinazioni di massa sono cominciate solo in quel momento. L'obbligo è invece stato deciso dopo che si è visto il notevole impatto che il vaccino SABIN aveva avuto sul numero di casi di polio sia in Italia che in tutti gli altri paesi dove sono state fatte vaccinazioni di massa (in Europa e in Nordamerica). La decisione è stata presa anche per garantire l'uguaglianza di salute a tutti i bambini italiani perché c'erano ancora zone in cui la copertura vaccinale era troppo bassa.
La cosa importante per gli antivaccinisti è naturalmente scegliere per la freccina un posto adatto per poter provare in modo impressionante che il vaccino anti-polio è inefficace. Forse non si rendono conto che si contraddicono quando attribuiscono il picco del 1958 al vaccino ma non la successiva forte riduzione che spezza visibilmente la precedente tendenza crescente. No! Loro dicono che questa riduzione fra il 1958 e il 1966 non ha niente a che fare con i vaccini. Quando c'è un picco, la colpa è del vaccino (e in questo caso, molto convenientemente, non considerano il fatto che non era obbligatorio), quando c'è una discesa nella curva, questa viene interpretata come diminuzione spontanea (con la spiegazione che in quegli anni il vaccino non era ancora obbligatorio).
In realtà le vaccinazioni di massa sono cominciate "timidamente" durante e dopo la grande epidemia del 1958 che aveva causato 8377 casi di poliomielite paralitica e centinaia di morti. Solo al momento in cui l'epidemia era già in atto, c'è stata da parte del governo una corsa all'acquisto e alla distribuzione - abbastanza caotica - del vaccino ed entro la fine di novembre 1958 era stato distribuito un numero irrisorio di vaccini. Inoltre ciascun vaccinato aveva bisogno di 3 dosi, quindi passava dell'altro tempo prima che i bambini raggiungessero un'immunità che era comunque più bassa di quella del vaccino SABIN o del SALK potenziato che si usa oggi in Italia. Alla luce dei fatti storici non so proprio come si possa dare la colpa al vaccino per la grande epidemia del 1958. La colpa era invece la mancanza di un'adeguata quantità di vaccino, la lentezza del governo nel procurarlo e la disorganizzazione nella distribuzione. Intere regioni non l'avevano nemmeno ricevuto.
L'effetto della vaccinazione si vede guardando il grafico dal punto più alto del 1958 in poi, anche se una parte della discesa della curva nel 1959 è veramente spontanea, fa parte dell'andamento naturale delle epidemie. Significa che dopo una grande epidemia la maggior parte della popolazione è immune a causa del contatto con il virus. Il SALK aveva avuto una modesta influenza sull'andamento della malattia, per la bassa copertura, per la disorganizzazione, e anche perché non offriva un'altissima protezione, come il vaccino IPV potenziato che è stato sviluppato dopo. Il 1. marzo 1964 è stato introdotto il vaccino SABIN con una vaccinazione di massa che - già nel corso dello stesso anno - ha drasticamente ridotto il numero di malati e poi ha fatto sparire la poliomielite nel giro di pochissimi anni.
Per far rivivere la situazione di
allora, citerò da alcuni articoli scritti all'epoca:
"Vita e Salute" aprile 1964 pag. 135
Autore: Prof. Guglielmo Gargani
"Una nuova arma nella lotta contro la poliomielite in Italia"
"Vita e Salute" aprile 1964 pag. 135
Autore: Prof. Guglielmo Gargani
"Una nuova arma nella lotta contro la poliomielite in Italia"
"Con il primo di marzo si è iniziata anche in Italia la campagna di vaccinazione antipoliomielitica con il vaccino vivo e attenuato del dott. Sabin, somministrabile per via orale.
E' questo, nella lotta contro la poliomielite, un passo avanti, che non poteva ormai tardare e che anzi ha già tardato troppo. La malattia infatti, come ho avuto altra volta occasione di far notare su queste colonne, conserva in Italia un tasso di morbosità particolarmente elevato (oltre 6 per 100.000), ma la sua importanza sanitaria e sociale è ben maggiore in quanto queste cifre sono calcolate sull'intera popolazione, mentre i casi di poliomielite sono concentrati sui ragazzi al di sotto dei quattordici anni e più ancora nei bambini al di sotto di cinque. Quando poi si considera la gravità dei postumi, che lasciano questi bambini infelici e spesso incapaci di badare a sè stessi per tutta la vita, ci si rende conto dell'importanza e della serietà del problema e di come sia necessario affrontarlo con tutti i mezzi a disposizione."
Poi spiega perché in Italia la vaccinazione con il SALK non aveva avuto molto successo.
"Questo cattivo risultato è dovuto in parte alle condizioni climatiche che, mentre hanno da un lato ridotto spaventosamente l'efficacia di certe partite di vaccino che sono scadute prima di quanto previsto in base all'esperienza di altri paesi, dall'altro lato hanno favorito la sopravvivenza del virus poliomielitico nell'ambiente; ma soprattutto il cattivo risultato è dovuto al modo caotico e disordinato con cui si è proceduto alla vaccinazione."
Giorgio Cosmacini spiega i fatti nel suo libro "Storia della medicina e della sanità in Italia" così:
"Il "grande passo" non è stato quello compiuto dalla sanità italiana. Nel nostro paese il vaccino antipolio (il Salk) ha fatto la sua comparsa timidamente, tre anni dopo, quando i casi annui di poliomielite erano ancora aumentati: da 4.452 nel 1957 a 8.152 nel 1958. C'è di più: l'andamento ritardatario si protrae ulteriormente poiché la sanità italiana adotta il vaccino antipolio (di Sabin) solo nel 1964 e rende obbligatoria la vaccinazione solo nel 1966. Il ritardo costa all'Italia quasi 10.000 nuovi casi, con più di 1.000 decessi e più di 8.000 paralisi."
Un altro interessante grafico di
anti-vaccinisti è il seguente (l'ho trovato su Internet):
Se si confronta questo grafico con
quello del libro "Vaccinazioni tra scienza e propaganda" si
nota che la freccia che indica l'anno in cui il vaccino antipolio è
diventato obbligatorio non si trova nello stesso punto. Però l'anno
corrisponde (1966). Ho impiegato un po' a capire l'errore (o il
trucco?). Se si controlla la sequenza degli anni si nota che manca il
1953. I dati di quest'anno mancano anche nel grafico stesso. Ci
dovrebbe invece essere un importante picco perché nel 1953 sono
stati riportati 4995 casi di poliomielite. Ma anche se si considera
quest'anno mancante, il grafico, cioè la posizione dell'anno 1966
non torna ancora. Poi ho scoperto che nel grafico manca anche il dato
dell'anno 1954, nonostante che nella sequenza degli anni c'è. Così
tutto il grafico viene artificialmente spostato e questo spiega
perché l'anno in cui il vaccino è diventato obbligatorio si trova
nel punto sbagliato. Inoltre nel 1952 il numero dei casi non era ca.
2000 ma quasi 3000 (2708). Quindi 3 errori in un unico grafico che
già in partenza è distorto perché - come quello del libro della
Benatti - fa credere che le vaccinazioni di massa possono cominciare
solo quando c'è l'obbligo e che il vaccino non ha contribuito per
niente all'eliminazione della polio dall'Italia.
Questi due esempi danno un'idea di come gli anti-vaccinisti usano - abitualmente - i grafici.
Per concludere questo articolo riporto invece un esempio molto convincente della grande efficacia del vaccino antipolio OPV. Nella Ex-BRD (Germania Ovest) le vaccinazioni di massa con il SABIN sono cominciate nel 1962. Nel Ex-DDR (Germania Est) invece sono cominciate due anni prima (per ingrandire il grafico cliccarci sopra):
Questi due esempi danno un'idea di come gli anti-vaccinisti usano - abitualmente - i grafici.
Per concludere questo articolo riporto invece un esempio molto convincente della grande efficacia del vaccino antipolio OPV. Nella Ex-BRD (Germania Ovest) le vaccinazioni di massa con il SABIN sono cominciate nel 1962. Nel Ex-DDR (Germania Est) invece sono cominciate due anni prima (per ingrandire il grafico cliccarci sopra):
lunedì 7 maggio 2012
Vaccini: Cosa hanno fatto? (IV parte)
Dato che continuano a comparire in rete articoli sulla dannosità dei vaccini, basati su dati fasulli e idee strampalate, credo sia il caso di rileggersi questo articolo e tenerlo bene a mente
da Medbunker
Apro questa quarta parte con uno studio che sembra arrivare a puntino.
Ricordate il presunto collegamento tra autismo e vaccinazione trivalente MPR (Morbillo, Parotite, Rosolia)?
Per Wakefield l'autismo era collegato direttamente alla vaccinazione antimorbillo, per molti movimenti antivaccinisti la causa dell'autismo è la vaccinazione trivalente contro le tre malattie.
Ho già spiegato che non esiste nessun collegamento provato o evidente tra questi due elementi ma uno studio polacco uscito il primo dicembre (pochi giorni fa dunque) dimostra che i bambini vaccinati con il trivalente hanno meno possibilità di sviluppare autismo. La scienza sa essere più beffarda del peggior cospirazionista in pieno delirio di persecuzione.
Un bel pugno in un occhio per gli antivaccinisti.
Torniamo in argomento.
La mancata conoscenza di un rischio, fa percepire lo stesso come molto distante.
Chi non ha mai (fortunatamente) provato una malattia grave fatica a capirne la sofferenza che ne deriva e fatica ad immaginarsi malato gravemente.
Questo perchè il ricordo delle malattie contagiose gravi, debilitanti che colpivano familiari, amici e compagni di classe, appartiene ormai al passato. Non è un'immagine abituale che appartiene ai nostri giorni, ai nostri affetti.
Così, se nel secolo scorso era un'esigenza ed una grande conquista sentita da tutti, la possibilità di vaccinarsi per proteggersi da malattie gravissime ed anche mortali, oggi questo è un bisogno diminuito notevolmente. Aumentano così i casi di rifiuto delle vaccinazioni e, peggio, di protesta contro la vaccinazione obbligatoria.
Un individuo che critica i vaccini, se oggi risulta degno di ascolto (ma che poi approfondendo è quasi sempre un ignorante o una persona con interessi personali e quindi in malafede), qualche anno fa sarebbe stato solo un pazzo visionario.
Chi riesce ad immaginare oggi un bambino malato di difterite o poliomielite? E di vaiolo?
Praticamente nessuno. Anche tra i medici esistono persone che non hanno mai visto in vita loro un malato di poliomielite. La diffidenza nei confronti del vaccino ha quindi terreno fertile.
E' un fenomeno conosciuto: nel 1990 in Piemonte, si verificò un caso mortale di morbillo, molto pubblicizzato dalla stampa locale. Vi fu un incremento eccezionale di richieste di vaccinazione antimorbillosa, quasi un accaparramento, soprattutto da parte di famiglie che avevano precedentemente rifiutato la vaccinazione per i propri figli.
Un fenomeno che ho osservato direttamente anche io. In una comunità che essenzialmente rifiutava la vaccinazione per l'influenza "suina", la comparsa di un caso gravissimo (con pericolo di vita) di uno dei componenti (sani) della comunità ha scatenato il panico aumentando a dismisura la richiesta di vaccinazione fino a raggiungere una copertura praticamente totale. Vedere da vicino i pericoli di una malattia scatena la paura che negli anni proprio il benessere e la medicina avevano sopìto.
Il fatto che i vaccini abbiano sconfitto (in qualche caso eradicato completamente) gravi malattie e che abbiano salvato milioni di vite umane se non dalla morte almeno da atroci sofferenze è un fatto INDISCUTIBILE ed è in malafede chi cerca di dimostrare il contrario o non lo riconosce.
Malattie che stavano diventando pericolosamente diffuse sono diminuite fino a diventare rare SOLO per merito delle vaccinazioni e malattie che pur non essendo gravi, potevano esporre a complicanze gravissime e letali, sono sopprimibili mediante vaccinazione.
Guardate per esempio questo grafico; sull'asse verticale sono riportati i casi di poliomielite registrati in Italia, su quello orizzontale (in basso) i vari anni, dal 1939 al 1995, l'inizio della vaccinazione antipolio di massa in Italia è iniziata nel 1962:
Notato il crollo verticale dei casi di polio?
Dal momento della vaccinazione la poliomielite è diminuita in maniera drastica, dal 1963 con 2.830 casi; 1965 con 254; 1966 con 148 e così via sino ad arrivare a ZERO casi a partire dagli anni 80. Mi sembra una dimostrazione palese di efficacia...ma gli "antivaccinisti" ribattono che la sconfitta di malattie come la poliomielite sia dovuta soprattutto ad un miglioramento delle condizioni igieniche e non ai vaccini. L'ultima grande epidemia di polio in Italia è avvenuta nel 1958 con casi di decesso in aumento drastico e quindi non un secolo fa e le condizioni igieniche, soprattutto nelle grandi città, non erano così diverse da quelle di oggi e soprattutto: come poteva un miglioramento delle condizioni igieniche, diminuire di 10 volte in soli due anni, i casi di polio? Ecco un'altra tabella, sulla polio:
Esistono altresì diverse evidenze dell'efficacia delle vaccinazioni contrapposta alla diminuzione del numero di vaccinazioni.
E' bene dire che le drastiche riduzioni di vaccinazioni accadute occasionalmente in varie parti del mondo, sono state causate quasi sempre da allarmi sociali lanciati proprio da disinformazione organizzata. Lo stesso fenomeno che sta accadendo attualmente, soprattutto su internet. Lanciare proclami allarmanti ed infondati, terrorizza la popolazione e le famiglie e le distoglie dall'importanza di una pratica salvavita.
L'impatto degli antivaccinisti sulla salute delle persone è immenso e dannoso ed è stato pure studiato. E' stato visto ad esempio (riguardo la pertosse) che l'incidenza della malattia è da 10 a 100 volte più alto nei paesi con più movimenti antivaccino rispetto a quelli che non hanno antivaccinisti nel loro territorio.
Sono conosciutissime le epidemie causate proprio da campagne di stampa allarmanti e movimenti antivaccino. Queste persone quindi hanno molti decessi nella loro coscienza (immotivati oltretutto).
Ricordate il presunto collegamento tra autismo e vaccinazione trivalente MPR (Morbillo, Parotite, Rosolia)?
Per Wakefield l'autismo era collegato direttamente alla vaccinazione antimorbillo, per molti movimenti antivaccinisti la causa dell'autismo è la vaccinazione trivalente contro le tre malattie.
Ho già spiegato che non esiste nessun collegamento provato o evidente tra questi due elementi ma uno studio polacco uscito il primo dicembre (pochi giorni fa dunque) dimostra che i bambini vaccinati con il trivalente hanno meno possibilità di sviluppare autismo. La scienza sa essere più beffarda del peggior cospirazionista in pieno delirio di persecuzione.
Un bel pugno in un occhio per gli antivaccinisti.
Torniamo in argomento.
La mancata conoscenza di un rischio, fa percepire lo stesso come molto distante.
Chi non ha mai (fortunatamente) provato una malattia grave fatica a capirne la sofferenza che ne deriva e fatica ad immaginarsi malato gravemente.
Questo perchè il ricordo delle malattie contagiose gravi, debilitanti che colpivano familiari, amici e compagni di classe, appartiene ormai al passato. Non è un'immagine abituale che appartiene ai nostri giorni, ai nostri affetti.
Così, se nel secolo scorso era un'esigenza ed una grande conquista sentita da tutti, la possibilità di vaccinarsi per proteggersi da malattie gravissime ed anche mortali, oggi questo è un bisogno diminuito notevolmente. Aumentano così i casi di rifiuto delle vaccinazioni e, peggio, di protesta contro la vaccinazione obbligatoria.
Un individuo che critica i vaccini, se oggi risulta degno di ascolto (ma che poi approfondendo è quasi sempre un ignorante o una persona con interessi personali e quindi in malafede), qualche anno fa sarebbe stato solo un pazzo visionario.
Chi riesce ad immaginare oggi un bambino malato di difterite o poliomielite? E di vaiolo?
Praticamente nessuno. Anche tra i medici esistono persone che non hanno mai visto in vita loro un malato di poliomielite. La diffidenza nei confronti del vaccino ha quindi terreno fertile.
E' un fenomeno conosciuto: nel 1990 in Piemonte, si verificò un caso mortale di morbillo, molto pubblicizzato dalla stampa locale. Vi fu un incremento eccezionale di richieste di vaccinazione antimorbillosa, quasi un accaparramento, soprattutto da parte di famiglie che avevano precedentemente rifiutato la vaccinazione per i propri figli.
Un fenomeno che ho osservato direttamente anche io. In una comunità che essenzialmente rifiutava la vaccinazione per l'influenza "suina", la comparsa di un caso gravissimo (con pericolo di vita) di uno dei componenti (sani) della comunità ha scatenato il panico aumentando a dismisura la richiesta di vaccinazione fino a raggiungere una copertura praticamente totale. Vedere da vicino i pericoli di una malattia scatena la paura che negli anni proprio il benessere e la medicina avevano sopìto.
Il fatto che i vaccini abbiano sconfitto (in qualche caso eradicato completamente) gravi malattie e che abbiano salvato milioni di vite umane se non dalla morte almeno da atroci sofferenze è un fatto INDISCUTIBILE ed è in malafede chi cerca di dimostrare il contrario o non lo riconosce.
Malattie che stavano diventando pericolosamente diffuse sono diminuite fino a diventare rare SOLO per merito delle vaccinazioni e malattie che pur non essendo gravi, potevano esporre a complicanze gravissime e letali, sono sopprimibili mediante vaccinazione.
Guardate per esempio questo grafico; sull'asse verticale sono riportati i casi di poliomielite registrati in Italia, su quello orizzontale (in basso) i vari anni, dal 1939 al 1995, l'inizio della vaccinazione antipolio di massa in Italia è iniziata nel 1962:

Dal momento della vaccinazione la poliomielite è diminuita in maniera drastica, dal 1963 con 2.830 casi; 1965 con 254; 1966 con 148 e così via sino ad arrivare a ZERO casi a partire dagli anni 80. Mi sembra una dimostrazione palese di efficacia...ma gli "antivaccinisti" ribattono che la sconfitta di malattie come la poliomielite sia dovuta soprattutto ad un miglioramento delle condizioni igieniche e non ai vaccini. L'ultima grande epidemia di polio in Italia è avvenuta nel 1958 con casi di decesso in aumento drastico e quindi non un secolo fa e le condizioni igieniche, soprattutto nelle grandi città, non erano così diverse da quelle di oggi e soprattutto: come poteva un miglioramento delle condizioni igieniche, diminuire di 10 volte in soli due anni, i casi di polio? Ecco un'altra tabella, sulla polio:

Esistono altresì diverse evidenze dell'efficacia delle vaccinazioni contrapposta alla diminuzione del numero di vaccinazioni.
E' bene dire che le drastiche riduzioni di vaccinazioni accadute occasionalmente in varie parti del mondo, sono state causate quasi sempre da allarmi sociali lanciati proprio da disinformazione organizzata. Lo stesso fenomeno che sta accadendo attualmente, soprattutto su internet. Lanciare proclami allarmanti ed infondati, terrorizza la popolazione e le famiglie e le distoglie dall'importanza di una pratica salvavita.
L'impatto degli antivaccinisti sulla salute delle persone è immenso e dannoso ed è stato pure studiato. E' stato visto ad esempio (riguardo la pertosse) che l'incidenza della malattia è da 10 a 100 volte più alto nei paesi con più movimenti antivaccino rispetto a quelli che non hanno antivaccinisti nel loro territorio.
Sono conosciutissime le epidemie causate proprio da campagne di stampa allarmanti e movimenti antivaccino. Queste persone quindi hanno molti decessi nella loro coscienza (immotivati oltretutto).
Questo è un fenomeno che si è ripetuto diverse volte nel mondo.
Negli Stati Uniti ad esempio prima del 1985, anno di introduzione del vaccino contro l' Hemophilus Influenzae B, si registravano circa 20.000 casi annuali di complicazioni legate a questo virus (soprattutto respiratorie, polmoniti in particolare ma anche meningiti) oggi, con le vaccinazioni, la malattia è praticamente scomparsa (poche decine di casi nell'ultimo anno).
Nel 1988, si registravano 1000 casi di paralisi da poliovirus (il virus della poliomielite) al giorno in tutto il mondo ma la maggioranza nei paesi poveri, fu in quell'anno che l'OMS decise di procedere alla campagna di eradicazione della malattia. L'obiettivo era quello di far scomparire del tutto la malattia dal pianeta Terra, quello che era già successo con il vaiolo.
Nel 2000 i casi giornalieri registrati, sono stati 30.
Tre continenti sono già totalmente liberi da poliomielite (indigena, cioè non contagiata da individui di altri continenti). L'Europa è stata dichiarata libera da poliomielite nel 2002.
Negli anni '50 interi reparti pediatrici erano destinati interamente al ricovero deigli oltre 10.000 nuovi casi l'anno di paralisi poliomielitica.
L’ultimo caso di poliomielite in Europa è avvenuto il 26 novembre 1998. Questo bambino si chiama Melik Milas.
Vive in un piccolo villaggio nella provincia di Agri, in
Turchia al confine con l’Iran. Melik aveva 33 mesi quando è
stato colpito dalla paralisi da polio Non aveva ricevuto nessuna vaccinazione ed è stato colpito da un poliovirus di tipo 1.
La poliomielite è una malattia terribile di cui ancora oggi ci si ammala:
Questo gli antivaccinisti non ve lo dicono.
Partiamo quindi da un dato che smentisce pesantemente ogni accusa di "inefficacia" dei vaccini. Con una tabella (riferita ai casi negli U.S.A.) riassumiamo qualche dato: nella prima colonna le varie malattie contagiose, nella seconda colonna l'anno con il massimo numero dei casi ed il numero di malati registrati, nella terza il numero di casi registrati nel 1999 e nell'ultima la riduzione, in percentuale, della malattia.
Come
si vede, non si sta parlando di migliaia di casi nel medio evo o di
qualche secolo fa, ma di pochi decenni addietro, molti dopo gli anni del
dopoguerra, in epoche nelle quali l'igiene personale ed urbana era
sovrapponibile a quella odierna. L'efficacia dei vaccini è innegabile.
Qualcuno ha anche sostenuto che la vaccinazione per malattie " banali" come il morbillo, non sarebbe utile ed esporrebbe i vaccinati ad inutili rischi. Anche qui, rispondono i numeri. In Italia si registravano (dati 1990-99) circa 24.000 casi di morbillo ogni anno (con picchi di 80.000 casi, la variazione così ampia è tipica per le malattie virali epidemiche); nel 1998 è stata attuata una campagna di vaccinazione di massa e si è assistito ad una drastica diminuzione dei nuovi casi di malattia. Il morbillo è una malattia che raramente espone a conseguenze rare, in un caso su 1000 però può dare complicanze di tipo meningo-encefalitico, molto gravi, altamente invalidanti se non mortali. Questo vuol dire che negli anni '90 anni, almeno 240 persone in Italia, hanno avuto una grave complicanza da morbillo. Dal 2000 al 2007 i casi di decesso da morbillo sono calati del 75%.
Un risultato evidente quindi.
Nel mondo, nel periodo 2000-2007 si è passati da 750.000 decessi da morbillo a 127.000.
Anche questo gli antivaccinisti non lo ricordano mai.
Nel 2003 l'Italia ha lanciato un piano per l'eliminazione del morbillo, ma i tassi di vaccinazione sono rimasti molto più bassi di quanto previsto ed i risultati non sono stati soddisfacenti. La malattia continua ad esistere ed occasionalmente si assiste a focolai epidemici più o meno gravi, come nel caso dell'autunno-estate 2007/2008 che vide esplodere diversi casi di morbillo in diverse regioni italiane.
Dal 1 settembre 2007 al 30 maggio 2008 furono registrati 2079 casi di morbillo (soprattutto nelle regioni del nord), i 91,7% dei contagiati non era vaccinato, si sono registrati 1 caso di encefalite, 3 di trombocitopenia, 22 di polmonite e 27 di otite media. Un paziente è deceduto a causa di una complicanza (era una bambina con un'immunodeficienza).
Stesso discorso sulla presunta " banalità" di una malattia, lo si legge spesso nel caso del tetano.
Moltissimi casi di tetano (anche mortali) riguardano le persone in età avanzata. Mentre gli antivaccinisti collegano questo dato con la presenza della malattia nonostante la vaccinazione, appare evidente che gli individui più giovani sono invece protetti proprio perchè per la maggiorparte vaccinati. Non solo: gli individui più avanti con l'età, anche se vaccinati, potrebbero aver perso la protezione perchè non hanno effettuato i richiami o hanno lasciato trascorrere troppo tempo dalla vaccinazione. Sono state scritte frasi come: non esiste un caso di persona affetta da tetano con età inferiore a 50 anni. Sono bugie. Le immagini possono risultare pesanti, ma questo è un bambino affetto da tetano (notare il "ghigno" tetanico dovuto a contrazione dei muscoli mandibolari):
E questo è un neonato, notare la completa rigidità del corpo, sintomo principale della malattia che conduce spesso a morte:
Ancora oggi, ci sono bambini che di tetano muoiono. Altro che storie.
Il progresso della medicina che ci consente di vivere meglio e più in salute ci permette anche di ritenerci al sicuro dalle malattie, ci allontana dalla sofferenza. La visione di persone malate viene vista come una "sfortuna", un caso, quando fino a pochi anni fa era del tutto normale ed avere in casa un bambino malato o uno o più casi di morte da malattia contagiosa era la norma.
La pertosse, è una delle malattie infettive più contagiose e nel 20% dei casi conduce a ricovero ospedaliero. E' causata da un batterio, la Bordetella Pertussis.
Dagli anni '40 esiste un vaccino che conteneva cellule intere del batterio (che esponeva a rischi maggiori) da qualche anno invece è disponibile il vaccino "acellulare" che contiene solo parti del batterio e che quindi ha rischi notevolmente minori.
Oggi il vaccino antipertosse viene somministrato assieme a quelli per altre malattie ed inserito nel cosiddetto vaccino "esavalente" (valido per 6 malattie), con i vaccini per il tetano, la difterite, la poliomielite, l’epatite B e l'Hemophilus I. B.
Leggiamo i casi di pertosse registrati in Italia dal 1996 al 2006 (il 2007 non è un dato definitivo):
Le
complicanze polmonari si verificano in un caso ogni 20 ma in più
di un caso ogni 10 neonati di età inferiore a 6 mesi. Altra
grave complicanza è l’encefalopatia che colpisce da 1 a 2 bambini
ogni 1000. La mortalità della pertosse è alta:
di 2 decessi ogni 1000 casi, pressoché completamente a carico
dei bambini nel primo anno di vita. La causa principale di morte è
la polmonite. Dal 1990 la vaccinazione è stata introdotta gradualmente
(non è obbligatoria) ed i casi sono diminuiti in maniera simmetrica.
Al contrario, la pertosse è aumentata in corrispondenza dell'attività dei movimenti antivaccinisti e di questo fenomeno esistono dati precisi come nel caso della Svezia che negli anni 60-70 è stata patria di un grosso movimento "naturalista-antivaccinista" che ha lanciato una campagna contro il vaccino per la pertosse: in quegli anni la copertura vaccinale ebbe un decremento fortissimo e contemporaneamente l'incidenza della malattia aumentò in tutta la nazione:
L'intervento
dei movimenti contro i vaccini ha causato sempre un aumento dei casi
della malattia (in questo caso, nello schema, la pertosse). La zona
grigia è quella che considera il periodo di "influenza" dei movimenti
anti-vaccino.
In Giappone, anche una semplice sospensione delle vaccinazioni (anche in quel caso dovuto a psicosi di massa) ha causato un picco di malattia (pertosse) che è tornato normale al riprendere delle vaccinazioni, un'altra prova che i vaccini mantengono quello che promettono (la freccia della seguente tabella indica l'interruzione delle vaccinazioni con conseguente picco dei casi e poi ritorno alla normalità con la ripresa delle vaccinazioni con il nuovo vaccino):
Come può essere disattesa quindi una procedura come la vaccinazione che ha portato solo benefìci all'intera umanità?
Ebbene proprio la disinformazione può giocare un ruolo (nefasto) importantissimo.
Prendiamo proprio l'esempio del 1974, in Giappone: due bambine morirono due giorni dopo la vaccinazione per la pertosse. Non fu riscontrato nulla che collegasse i due decessi alle vaccinazioni ma una campagna di stampa inutilmente allarmante, causò una fobia nella popolazione che evitò la vaccinazione prevista. In due anni infatti, la copertura vaccinale scese dall'85% al 13,6% e nel 1979 il Giappone fu colpito da una terribile epidemia di pertosse che provocò 13.000 casi e 41 morti. Nel 1981, l'epidemia ottenne l'effetto contrario, la corsa alla vaccinazione, con un ritorno immediato alla normale epidemiologia della malattia.
Casi simili sono successi in diversi paesi del mondo, Gran Bretagna, Olanda, Francia e Russia.
Quello russo è emblematico, nel 1990. Il disfacimento dell'Unione Sovietica comportò una disorganizzazione dei servizi ed un abbandono da parte di larga fascia della popolazione delle vaccinazioni obbligatorie, si passò in breve tempo dagli 800 casi del 1989 agli oltre 50.000 casi di difterite (malattie di cui la maggioranza della popolazione in Italia non ha nemmeno concezione) del 1994, con una mortalità per difterite che ha raggiunto punte anche del 10%. L'epidemia fu vastissima e rischiò di travalicare pure i confini nazionali spargendosi in Europa. La ripresa delle vaccinazioni di massa con l'urgente creazione di contromisure, riuscì ad arginare il fenomeno riportando tutto alla normalità.
La difterite è una grave malattia contagiosa provocata da un batterio che raggiunge nella malattia non trattata, tassi di mortalità altissimi, del 30-40% fino al 50% in caso di epidemia.
In Italia la vaccinazione è disponibile dal 1929 ed è obbligatoria dal 1939 (da anni è associata a quella antitetanica, obbligatoria dal 1968). La vaccinazione è ormai diffusa in tutto il mondo, anche nelle aree povere. Ecco una tabella con i casi di difterite (colonne azzurre: dati nel mondo) e tasso di vaccinazione (linea blu):
...e questo è quello che è successo in Italia:
E la difterite faceva morire in maniera orrenda, praticamente soffocati.
E' tipico l'edema (una raccolta di liquidi che ingrossavano la zona) delle vie aeree ed ancora più specifica la formazione di una sorta di membrane che letteralmente soffocava i piccoli pazienti. I vecchi medici di famiglia erano costretti a "rompere" queste membrane con un cucchiaio o una spatola tra atroci dolori ed immaginabili sofferenze e tutto questo era normale, chiedetelo agli anziani che lo ricorderanno con orrore. In fondo alla gola di questo bambino si stanno formando le membrane grigiastre della difterite:
Non
ci credete? Chiedete pure, morire di difterite, oggi evenienza
praticamente impossibile, era un evento assolutamente ordinario.
Sparare a zero contro i vaccini è quindi da veri stupidi!
E riguardo le eventuali allergie ai vaccini?
Il vaccino è un farmaco e come qualsiasi sostanza può provocare reazioni allergiche, anche gravi, fino allo shock anafilattico. Non è un mistero.
Negli appelli allarmistici la voce "può causare uno shock anafilattico" è usata come un'arma di convincimento, ma il buon senso ed una buona dose di cervello, fanno capire che l'affermazione è fine a se stessa ed inutilmente allarmante poichè TUTTO può causare uno shock anafilattico, dalla puntura d'ape ad un cosmetico. Basti comunque sapere che negli Stati Uniti, su 70 milioni di dosi di vaccino per il morbillo, sono stati registrati 33 casi di reazione allergica grave e qui chiudiamo questo argomento.
Credo a questo punto che le poche basi su cui si poggiano le affermazioni degli antivaccinisti siano davvero deboli e pretestuose.
I vaccini funzionano, hanno salvato milioni di vite umane, non contengono fantomatiche sostanze avvelenanti e non vaccinarsi espone a rischi molto alti.
Oggi è molto difficile ammalarsi di una delle terribili malattie per cui è prevista una vaccinazione ma questo risultato si è raggiunto grazie alla diffusione dei vaccini.
Chi non si vaccina oggi non è un coraggioso o un ribelle, è semplicemente un "furbetto" che con il suo comportamento affida totalmente agli altri la responsabilità della vaccinazione e così protegge in parte pure se stesso.
Senza considerare che se la decisione di non vaccinare il proprio figlio, conducesse ad una malattia, il rimorso sarebbe terribile.
Nel 2004 una comunità religiosa olandese di protestanti ortodossi ha rifiutato la vaccinazione contro la rosolia. I dati furono oggetto di uno studio.
Il risultato fu un focolaio epidemico che colpì 387 persone. In seguito la malattia si diffuse anche in Canada poichè la comunità olandese aveva stretti e frequenti rapporti con i loro omologhi americani. Il 97% degli individui contagiati in Olanda e Canada era composto da persone non vaccinate.
Quella epidemia causò il contagio di 32 donne in gravidanza.
Le conseguenze furono:
- 2 casi di morte fetale
- 14 neonati con rosolia congenita.
Di questi neonati:
11 presentarono vari danni tra i quali sordità congenita
6 malformazioni cardiache
3 microcefalia
7 Anomalie neurologiche e deficit cerebrali di vario tipo.
(alcuni dei neonati presentavano più patologie e quindi il totale delle conseguenze è maggiore ai neonati contagiati).
Tutte queste povere vittime, potevano evitare un destino amaro con una semplice iniezione.
I vaccini sono medicine, non caramelle, hanno precise indicazioni, controindicazioni, effetti ed effetti collaterali. Sono tra i farmaci più sperimentati e testati, soprattutto sui soggetti più deboli, i bambini.
Hanno eradicato malattie gravissime, hanno migliorato la qualità di vita nostra e dei nostri figli, ci hanno fatto dimenticare tragedie che erano normali in tutte le famiglie.
Mai ascoltare chi semina panico ingiustificato o allarmi infondati.
La poliomielite è una malattia terribile di cui ancora oggi ci si ammala:

Partiamo quindi da un dato che smentisce pesantemente ogni accusa di "inefficacia" dei vaccini. Con una tabella (riferita ai casi negli U.S.A.) riassumiamo qualche dato: nella prima colonna le varie malattie contagiose, nella seconda colonna l'anno con il massimo numero dei casi ed il numero di malati registrati, nella terza il numero di casi registrati nel 1999 e nell'ultima la riduzione, in percentuale, della malattia.

Qualcuno ha anche sostenuto che la vaccinazione per malattie " banali" come il morbillo, non sarebbe utile ed esporrebbe i vaccinati ad inutili rischi. Anche qui, rispondono i numeri. In Italia si registravano (dati 1990-99) circa 24.000 casi di morbillo ogni anno (con picchi di 80.000 casi, la variazione così ampia è tipica per le malattie virali epidemiche); nel 1998 è stata attuata una campagna di vaccinazione di massa e si è assistito ad una drastica diminuzione dei nuovi casi di malattia. Il morbillo è una malattia che raramente espone a conseguenze rare, in un caso su 1000 però può dare complicanze di tipo meningo-encefalitico, molto gravi, altamente invalidanti se non mortali. Questo vuol dire che negli anni '90 anni, almeno 240 persone in Italia, hanno avuto una grave complicanza da morbillo. Dal 2000 al 2007 i casi di decesso da morbillo sono calati del 75%.
Un risultato evidente quindi.
Nel mondo, nel periodo 2000-2007 si è passati da 750.000 decessi da morbillo a 127.000.
Anche questo gli antivaccinisti non lo ricordano mai.
Nel 2003 l'Italia ha lanciato un piano per l'eliminazione del morbillo, ma i tassi di vaccinazione sono rimasti molto più bassi di quanto previsto ed i risultati non sono stati soddisfacenti. La malattia continua ad esistere ed occasionalmente si assiste a focolai epidemici più o meno gravi, come nel caso dell'autunno-estate 2007/2008 che vide esplodere diversi casi di morbillo in diverse regioni italiane.
Dal 1 settembre 2007 al 30 maggio 2008 furono registrati 2079 casi di morbillo (soprattutto nelle regioni del nord), i 91,7% dei contagiati non era vaccinato, si sono registrati 1 caso di encefalite, 3 di trombocitopenia, 22 di polmonite e 27 di otite media. Un paziente è deceduto a causa di una complicanza (era una bambina con un'immunodeficienza).
Stesso discorso sulla presunta " banalità" di una malattia, lo si legge spesso nel caso del tetano.
Moltissimi casi di tetano (anche mortali) riguardano le persone in età avanzata. Mentre gli antivaccinisti collegano questo dato con la presenza della malattia nonostante la vaccinazione, appare evidente che gli individui più giovani sono invece protetti proprio perchè per la maggiorparte vaccinati. Non solo: gli individui più avanti con l'età, anche se vaccinati, potrebbero aver perso la protezione perchè non hanno effettuato i richiami o hanno lasciato trascorrere troppo tempo dalla vaccinazione. Sono state scritte frasi come: non esiste un caso di persona affetta da tetano con età inferiore a 50 anni. Sono bugie. Le immagini possono risultare pesanti, ma questo è un bambino affetto da tetano (notare il "ghigno" tetanico dovuto a contrazione dei muscoli mandibolari):

E questo è un neonato, notare la completa rigidità del corpo, sintomo principale della malattia che conduce spesso a morte:

Ancora oggi, ci sono bambini che di tetano muoiono. Altro che storie.
Il progresso della medicina che ci consente di vivere meglio e più in salute ci permette anche di ritenerci al sicuro dalle malattie, ci allontana dalla sofferenza. La visione di persone malate viene vista come una "sfortuna", un caso, quando fino a pochi anni fa era del tutto normale ed avere in casa un bambino malato o uno o più casi di morte da malattia contagiosa era la norma.
La pertosse, è una delle malattie infettive più contagiose e nel 20% dei casi conduce a ricovero ospedaliero. E' causata da un batterio, la Bordetella Pertussis.
Dagli anni '40 esiste un vaccino che conteneva cellule intere del batterio (che esponeva a rischi maggiori) da qualche anno invece è disponibile il vaccino "acellulare" che contiene solo parti del batterio e che quindi ha rischi notevolmente minori.
Oggi il vaccino antipertosse viene somministrato assieme a quelli per altre malattie ed inserito nel cosiddetto vaccino "esavalente" (valido per 6 malattie), con i vaccini per il tetano, la difterite, la poliomielite, l’epatite B e l'Hemophilus I. B.
Leggiamo i casi di pertosse registrati in Italia dal 1996 al 2006 (il 2007 non è un dato definitivo):

Al contrario, la pertosse è aumentata in corrispondenza dell'attività dei movimenti antivaccinisti e di questo fenomeno esistono dati precisi come nel caso della Svezia che negli anni 60-70 è stata patria di un grosso movimento "naturalista-antivaccinista" che ha lanciato una campagna contro il vaccino per la pertosse: in quegli anni la copertura vaccinale ebbe un decremento fortissimo e contemporaneamente l'incidenza della malattia aumentò in tutta la nazione:

In Giappone, anche una semplice sospensione delle vaccinazioni (anche in quel caso dovuto a psicosi di massa) ha causato un picco di malattia (pertosse) che è tornato normale al riprendere delle vaccinazioni, un'altra prova che i vaccini mantengono quello che promettono (la freccia della seguente tabella indica l'interruzione delle vaccinazioni con conseguente picco dei casi e poi ritorno alla normalità con la ripresa delle vaccinazioni con il nuovo vaccino):

Ebbene proprio la disinformazione può giocare un ruolo (nefasto) importantissimo.
Prendiamo proprio l'esempio del 1974, in Giappone: due bambine morirono due giorni dopo la vaccinazione per la pertosse. Non fu riscontrato nulla che collegasse i due decessi alle vaccinazioni ma una campagna di stampa inutilmente allarmante, causò una fobia nella popolazione che evitò la vaccinazione prevista. In due anni infatti, la copertura vaccinale scese dall'85% al 13,6% e nel 1979 il Giappone fu colpito da una terribile epidemia di pertosse che provocò 13.000 casi e 41 morti. Nel 1981, l'epidemia ottenne l'effetto contrario, la corsa alla vaccinazione, con un ritorno immediato alla normale epidemiologia della malattia.
Casi simili sono successi in diversi paesi del mondo, Gran Bretagna, Olanda, Francia e Russia.
Quello russo è emblematico, nel 1990. Il disfacimento dell'Unione Sovietica comportò una disorganizzazione dei servizi ed un abbandono da parte di larga fascia della popolazione delle vaccinazioni obbligatorie, si passò in breve tempo dagli 800 casi del 1989 agli oltre 50.000 casi di difterite (malattie di cui la maggioranza della popolazione in Italia non ha nemmeno concezione) del 1994, con una mortalità per difterite che ha raggiunto punte anche del 10%. L'epidemia fu vastissima e rischiò di travalicare pure i confini nazionali spargendosi in Europa. La ripresa delle vaccinazioni di massa con l'urgente creazione di contromisure, riuscì ad arginare il fenomeno riportando tutto alla normalità.
La difterite è una grave malattia contagiosa provocata da un batterio che raggiunge nella malattia non trattata, tassi di mortalità altissimi, del 30-40% fino al 50% in caso di epidemia.
In Italia la vaccinazione è disponibile dal 1929 ed è obbligatoria dal 1939 (da anni è associata a quella antitetanica, obbligatoria dal 1968). La vaccinazione è ormai diffusa in tutto il mondo, anche nelle aree povere. Ecco una tabella con i casi di difterite (colonne azzurre: dati nel mondo) e tasso di vaccinazione (linea blu):

...e questo è quello che è successo in Italia:

E' tipico l'edema (una raccolta di liquidi che ingrossavano la zona) delle vie aeree ed ancora più specifica la formazione di una sorta di membrane che letteralmente soffocava i piccoli pazienti. I vecchi medici di famiglia erano costretti a "rompere" queste membrane con un cucchiaio o una spatola tra atroci dolori ed immaginabili sofferenze e tutto questo era normale, chiedetelo agli anziani che lo ricorderanno con orrore. In fondo alla gola di questo bambino si stanno formando le membrane grigiastre della difterite:

Sparare a zero contro i vaccini è quindi da veri stupidi!
E riguardo le eventuali allergie ai vaccini?
Il vaccino è un farmaco e come qualsiasi sostanza può provocare reazioni allergiche, anche gravi, fino allo shock anafilattico. Non è un mistero.
Negli appelli allarmistici la voce "può causare uno shock anafilattico" è usata come un'arma di convincimento, ma il buon senso ed una buona dose di cervello, fanno capire che l'affermazione è fine a se stessa ed inutilmente allarmante poichè TUTTO può causare uno shock anafilattico, dalla puntura d'ape ad un cosmetico. Basti comunque sapere che negli Stati Uniti, su 70 milioni di dosi di vaccino per il morbillo, sono stati registrati 33 casi di reazione allergica grave e qui chiudiamo questo argomento.
Credo a questo punto che le poche basi su cui si poggiano le affermazioni degli antivaccinisti siano davvero deboli e pretestuose.
I vaccini funzionano, hanno salvato milioni di vite umane, non contengono fantomatiche sostanze avvelenanti e non vaccinarsi espone a rischi molto alti.
Oggi è molto difficile ammalarsi di una delle terribili malattie per cui è prevista una vaccinazione ma questo risultato si è raggiunto grazie alla diffusione dei vaccini.
Chi non si vaccina oggi non è un coraggioso o un ribelle, è semplicemente un "furbetto" che con il suo comportamento affida totalmente agli altri la responsabilità della vaccinazione e così protegge in parte pure se stesso.
Senza considerare che se la decisione di non vaccinare il proprio figlio, conducesse ad una malattia, il rimorso sarebbe terribile.
Nel 2004 una comunità religiosa olandese di protestanti ortodossi ha rifiutato la vaccinazione contro la rosolia. I dati furono oggetto di uno studio.
Il risultato fu un focolaio epidemico che colpì 387 persone. In seguito la malattia si diffuse anche in Canada poichè la comunità olandese aveva stretti e frequenti rapporti con i loro omologhi americani. Il 97% degli individui contagiati in Olanda e Canada era composto da persone non vaccinate.
Quella epidemia causò il contagio di 32 donne in gravidanza.
Le conseguenze furono:
- 2 casi di morte fetale
- 14 neonati con rosolia congenita.
Di questi neonati:
11 presentarono vari danni tra i quali sordità congenita
6 malformazioni cardiache
3 microcefalia
7 Anomalie neurologiche e deficit cerebrali di vario tipo.
(alcuni dei neonati presentavano più patologie e quindi il totale delle conseguenze è maggiore ai neonati contagiati).
Tutte queste povere vittime, potevano evitare un destino amaro con una semplice iniezione.
I vaccini sono medicine, non caramelle, hanno precise indicazioni, controindicazioni, effetti ed effetti collaterali. Sono tra i farmaci più sperimentati e testati, soprattutto sui soggetti più deboli, i bambini.
Hanno eradicato malattie gravissime, hanno migliorato la qualità di vita nostra e dei nostri figli, ci hanno fatto dimenticare tragedie che erano normali in tutte le famiglie.
Mai ascoltare chi semina panico ingiustificato o allarmi infondati.
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- Ministero della Sanità. Tetano: misure di profilassi. Circolare n. 16 dell’11 novembre 1996.
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- http://www.levaccinazioni.it/Professionisti/FilesUploaded/2002~7~5~12~23~6~7767/195.asp
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giovedì 16 febbraio 2012
HIV: un mistero che non esiste
Il negazionismo riguardante l'esistenza dell'HIV sembra stia riprendendo piede. Ritengo sia molto pericoloso per le conseguenze disastrose che potrebbe avere nell'indurre molti malati a non curarsi o ad affidarsi a ciarlatani che propongono cure alternative. Vorrei ribadire, ma non tanto per convincere i paranoici complottisti, che per definizione hanno idee che resistono a qualsiasi confutazione logica, ma quanto per evitare che qualcuno si lasci sedurre da teorie tanto fantasiose quanto fasulle, che seppure i complotti esistono, compresi quelli delle multinazionali, non si può considerare la scienza come una sorta di unicum avulso dal contesto sociale. Chi lavora nel campo della ricerca fa parte pelopiù di quel ceto sociale che alcuni amano definire cognitariato o lavoratori cognitivi, un soggetto politico che è parte di una socialità diffusa, di per sé intrinsecamente rivoluzionario, considerata la sua precarietà e il suo fisiologico antagonismo nei riguardi del potere. Difficile pensare che siano tutti al servizio delle multinazionali.
Questo post vuole essere anche una risposta a ByoBlu
da Medbunker
Il 5 giugno 1981 nasce nel mondo una nuova malattia, la Sindrome da immunodeficienza acquisita. L'AIDS.
Qui dobbiamo metterci d'accordo: l'HIV esiste o no? Il problema è se causa l'AIDS o se esiste? In ogni caso, provate a scrivere HIV su PubMed e guardate le tonnellate di articoli che escono fuori, poi mi direte se secondo voi quelle tonnellate di documenti sono fatti solo per coprire un assurdo complotto delle case farmaceutiche contro l'intera umanità. E soprattutto, visto che come abbiamo visto il virus rispetta i postulati di Koch, per me quella è una prova sufficiente.
E cosa c'è di sbagliato? Il test cerca gli anticorpi, e il medico non ha i raggi microinfrarossi per guardare i microbi del paziente e decidere se è infetto o no.
Qui un esempio di assurdo "suicidio", riassunto benissimo in un articolo di Gianni Comoretto, rintracciabile qui. In pratica, un'assertrice della lotta contro l'uso dei farmaci antiretrovirali, quelli che si usano nella cura dell'AIDS (Christina Maggiore), è morta...di AIDS. La donna aveva scritto anche dei libri ed aveva allattato la figlia contro le evidenze che mostravano la pericolosità di un tale comportamento. Anche la figlia, in tenerà età, è morta per la stessa malattia.
Qui un articolo sulla stampa.
Qui l'articolo di Nature.
Questo post vuole essere anche una risposta a ByoBlu
da Medbunker
Il 5 giugno 1981 nasce nel mondo una nuova malattia, la Sindrome da immunodeficienza acquisita. L'AIDS.
Dalla sua comparsa, questa patologia ha suscitato sentimenti di angoscia, paura, panico, spesso anche di confusione. E' passata da malattia omofobica e bigotta, degli omosessuali (la stessa medicina la presentò classificandola come malattia dei gay) e dei drogati a malattia di tutti, segno del peccato e della depravazione anche perchè trasmessa per via sessuale (eppure esistono tantissime malattie trasmissibili per via sessuale). Negli anni '80 si rischiò la psicosi, la paura che solo toccando una persona infetta, si potesse "morire di AIDS".
Una "nuova" malattia mortale, diffusa in tutto il mondo e che si propagava da una persona ad un' altra tramite contatto con sangue o liquidi biologici, il termine sindrome, il virus che la causa, la morte di personaggi famosi, tutto ha contribuito a creare attorno a questa malattia, leggende e misteri che alla fine, se non in alcuni aspetti, complicati e strettamente scientifici, non esistono.
Eppure come detto questa non è la prima malattia contagiosa per contatto sessuale o tramite sangue, eppure l'HIV non è il primo virus che causa una malattia mortale, eppure esistono malattie ancora più gravi e fulminanti dell'AIDS, anche più diffuse e mortali...nonostante questo, l'alone di mistero che ha circondato questa malattia, ha creato miti e leggende diffuse in tutto il mondo.
Il mito più diffuso è quello legato alla presunta "inesistenza" di questo virus. Si dice (su internet poi la cosa si è sparsa a macchia d'olio) che l'AIDS non sia causato da un virus o che il virus HIV non sia mai esistito e sia stato inventato dal solito complotto per vendere farmaci e vaccini, si dice che sia tutta una montatura, un falso, un allarme ingiustificato.
Il mito più diffuso è quello legato alla presunta "inesistenza" di questo virus. Si dice (su internet poi la cosa si è sparsa a macchia d'olio) che l'AIDS non sia causato da un virus o che il virus HIV non sia mai esistito e sia stato inventato dal solito complotto per vendere farmaci e vaccini, si dice che sia tutta una montatura, un falso, un allarme ingiustificato.
Ma è così misteriosa questa malattia?
In realtà, c'è pochissimo di misterioso, questa è una malattia virale come tante altre, che causa disturbi anche serissimi, ma che come tutte le altre malattie virali ha delle caratteristiche precise e conosciute. Alcune delle caratteristiche del virus e delle sue proprietà sono sconosciute o solo immaginate, come succede per altri virus.
Non credo serva allo scopo dell'articolo, spiegare con precisione cosa sia l'AIDS, per chi volesse, è ben fatta la pagina di wikipedia.
In realtà, c'è pochissimo di misterioso, questa è una malattia virale come tante altre, che causa disturbi anche serissimi, ma che come tutte le altre malattie virali ha delle caratteristiche precise e conosciute. Alcune delle caratteristiche del virus e delle sue proprietà sono sconosciute o solo immaginate, come succede per altri virus.
Non credo serva allo scopo dell'articolo, spiegare con precisione cosa sia l'AIDS, per chi volesse, è ben fatta la pagina di wikipedia.
In poche parole, l'AIDS (Sindrome da Immunodeficienza Acquisita), è un'insieme di sintomi causati dall'infezione del virus HIV (ne esistono due tipi, 1 e 2); la prima conseguenza dell'infezione è una diminuzione drastica delle difese immunitarie (i globuli bianchi per semplificare) che causa i disturbi tipici della malattia. Il malato di AIDS, con scarsissime difese, sviluppa una serie di malattie che nell'individuo normale non compaiono o non costituiscono un pericolo, persino alcuni tumori. Si tratta perlopiù di malattie "opportunistiche", tipiche degli immunodepressi. La morte sopravviene proprio per queste malattie. Tipica per esempio, la morte per polmonite, malattia che ormai è guaribile con i normali antibiotici.
Negli ultimi anni, si è riusciti con nuovi farmaci, ad abbassare la viremia (la quantità di virus nel sangue) rendendo la malattia, sì presente, ma compatibile con la vita, diminuendo sintomi e conseguenze. Si usa molto il termine "cronicizzazione", in opposizione al fatto che nei primi anni dalla sua comparsa, la malattia aveva decorso acuto e portava a morte in poco tempo.
Negli ultimi anni, si è riusciti con nuovi farmaci, ad abbassare la viremia (la quantità di virus nel sangue) rendendo la malattia, sì presente, ma compatibile con la vita, diminuendo sintomi e conseguenze. Si usa molto il termine "cronicizzazione", in opposizione al fatto che nei primi anni dalla sua comparsa, la malattia aveva decorso acuto e portava a morte in poco tempo.
Esistono chiare evidenze dell'esistenza della malattia e del suo agente causale, ma molti scienziati, compresi alcuni medici e ricercatori, alcuni anche molto prestigiosi, ne negano l'esistenza e la classificazione. Questo gruppo di "negazionisti" ha preso il nome di "dissidenti".

La prima voce che si è alzata da alcuni dissidenti e che poi si è diffusa esattamente come una leggenda metropolitana, è quella che vuole il virus dell'AIDS, MAI ISOLATO in laboratorio.
Qui c'è poco da dire, visto che il virus viene isolato quotidianamente in tutti i laboratori del mondo che se ne occupano.
La materia che si occupa di virus e di AIDS, è molto specialistica e complicata, io non sono un virologo e le mie conoscenze nel campo si limitano a ciò che mi serve quotidianamente nel mio lavoro.
Come in altri casi quindi, lascio il blog a chi conosce gli argomenti meglio di me. Stavolta è Giuliano, uno dei lettori più affezionati, a darmi una mano e lo ringrazio per questo.
A lui un grazie sentito, a tutti, buona lettura...
Qui c'è poco da dire, visto che il virus viene isolato quotidianamente in tutti i laboratori del mondo che se ne occupano.
La materia che si occupa di virus e di AIDS, è molto specialistica e complicata, io non sono un virologo e le mie conoscenze nel campo si limitano a ciò che mi serve quotidianamente nel mio lavoro.
Come in altri casi quindi, lascio il blog a chi conosce gli argomenti meglio di me. Stavolta è Giuliano, uno dei lettori più affezionati, a darmi una mano e lo ringrazio per questo.
A lui un grazie sentito, a tutti, buona lettura...
==
Anni fa ho scritto, in tandem con una mia amica, un post nel mio vecchio blog
(http://firewalker.iobloggo.com/345/hiv-questo-virus-non-esiste) in cui sbugiardavo le fantomatiche teorie che vogliono l'HIV inesistente e l'AIDS causato dagli stessi farmaci. A distanza di anni mi sono accorto che quel mio post è stato smontato (o almeno così crede) dal dottor Fabio Franchi, medico dissidente. Ora, sinceramente, come si possa essere medici e dissidenti contemporaneamente io non lo capisco, ma di fronte a casi come quello di Tullio Simonicini o del professor Peter Duesberg (che non è medico, ma è professore universitario di biologia molecolare alla Berkeley) mi sono arreso e ho anche accettato che dei medici, con laurea e specializzazione, possano effettivamente dare adito a queste teorie.
(http://firewalker.iobloggo.com/345/hiv-questo-virus-non-esiste) in cui sbugiardavo le fantomatiche teorie che vogliono l'HIV inesistente e l'AIDS causato dagli stessi farmaci. A distanza di anni mi sono accorto che quel mio post è stato smontato (o almeno così crede) dal dottor Fabio Franchi, medico dissidente. Ora, sinceramente, come si possa essere medici e dissidenti contemporaneamente io non lo capisco, ma di fronte a casi come quello di Tullio Simonicini o del professor Peter Duesberg (che non è medico, ma è professore universitario di biologia molecolare alla Berkeley) mi sono arreso e ho anche accettato che dei medici, con laurea e specializzazione, possano effettivamente dare adito a queste teorie.
In questo post non presenterò l'HIV prima delle teorie dissidenti (come invece fece per me la mia amica qualche tempo fa), piuttosto cercherò di rispondere con quello che ho studiato, con quello che ho imparato anche dopo la laurea e anche, un po', ribattendo alle risposte (e controrisposte, ai miei chiarimenti) del dottor Franchi (se andate sul suo sito le trovate facilmente, basterà cercare il mio cognome). Lungi da me impelagarmi in una diatriba probabilmente infinita col suddetto dottore, se vorrà commentare il post nel blog di WeWee liberissimo, e io risponderò, se mi risponderà a distanza, scrivendo sul suo sito come ha fatto col mio vecchio post mi dispiace ma non interverrò ulteriormente.
Ho detto che non presenterò il virus semplicemente per un fatto: ho controllato la voce di Wikipedia Italia sull'HIV e, per quel che ci interessa come cultura generale, è fatta molto bene, quindi basterà cercare lì se si vogliono nozioni di tipo generico. Per cose più approfondite sono disponibile sia a chiarimenti diretti, sia a linkare interi libri di microbiologia (in inglese) disponibili su internet. Va da sé, comunque, che quello che scriverò qui sarà farina del mio sacco, non copierò da altri siti, non copierò nemmeno dal mio vecchio post, che userò solo per ricordarmi le varie “teorie” e rispondere in maniera completa. Vorrei cominciare però con un punto che non ho scritto allora: i postulati di Koch.
Secondo i dissidenti, HIV non rispetta i postulati di Koch. Questi postulati sono la base di
qualunque tipo di studio microbiologico e si riassumono nei quattro punti seguenti:
qualunque tipo di studio microbiologico e si riassumono nei quattro punti seguenti:
1. Il patogeno deve essere presente in tutti i casi di malattia
2 . Il patogeno deve poter essere isolabile in ogni caso di malattia
3 . Reinfettando con il patogeno estratto da un caso di infezione, la malattia deve ripresentarsi
4 . Deve essere possibile isolare il patogeno dalla malattia causata dalla seconda infezione
2 . Il patogeno deve poter essere isolabile in ogni caso di malattia
3 . Reinfettando con il patogeno estratto da un caso di infezione, la malattia deve ripresentarsi
4 . Deve essere possibile isolare il patogeno dalla malattia causata dalla seconda infezione
In effetti, alla fine degli anni ottanta (perché questa leggenda sui postulati di Koch risale a
dichiarazioni di Duesberg del 1987) si poteva pensare che il virus non rispettasse queste leggi, ma per fortuna la ricerca è andata avanti. Il virus è completamente assente dal circolo sanguigno dopo un breve periodo di viremia (virus nel sangue), per molti motivi, primo fra tutti, la sua stessa biologia molecolare che gli impone di entrare nelle cellule e disintegrarsi completamente, di lui rimane solo il genoma (in questo caso chiamato provirus) integrato nel genoma delle cellule che ha infettato.
dichiarazioni di Duesberg del 1987) si poteva pensare che il virus non rispettasse queste leggi, ma per fortuna la ricerca è andata avanti. Il virus è completamente assente dal circolo sanguigno dopo un breve periodo di viremia (virus nel sangue), per molti motivi, primo fra tutti, la sua stessa biologia molecolare che gli impone di entrare nelle cellule e disintegrarsi completamente, di lui rimane solo il genoma (in questo caso chiamato provirus) integrato nel genoma delle cellule che ha infettato.
Non è silente, continua a moltiplicarsi ma lo fa lentamente e inoltre lo fa in cellule, quali i globuli bianchi, che per la maggior parte non si trovano nel circolo sanguigno, ma nei linfonodi. Ecco che il lieve calo iniziale dei poliziotti del corpo è dato dalla morte nei linfonodi, che sono strutture che non si trovano nel circolo sanguigno ed è quindi ovvio che se analizziamo il circolo con gli esami del sangue, non ci sia il virus intero.
Però sono rintracciabili alcune sue parti, come il genoma (tramite la tecnica della PCR, dall'inglese “polymerase chain reaction”: si prende un campione di DNA o di RNA, si decide quale parte di esso ci interessa e si “fotocopia”, facendone tantissime altre copie, in modo da poterlo vedere (se c'è) e quantificare facilmente), o gli anticorpi che si porta dietro: i test sulla sieropositività riconoscono gli anticorpi che l'organismo sintetizza contro il virus non appena ci
viene a contatto, esattamente quindi durante quel breve periodo di viremia iniziale. Ergo: se ci sono gli anticorpi, ci sono anche i virus.
Però sono rintracciabili alcune sue parti, come il genoma (tramite la tecnica della PCR, dall'inglese “polymerase chain reaction”: si prende un campione di DNA o di RNA, si decide quale parte di esso ci interessa e si “fotocopia”, facendone tantissime altre copie, in modo da poterlo vedere (se c'è) e quantificare facilmente), o gli anticorpi che si porta dietro: i test sulla sieropositività riconoscono gli anticorpi che l'organismo sintetizza contro il virus non appena ci
viene a contatto, esattamente quindi durante quel breve periodo di viremia iniziale. Ergo: se ci sono gli anticorpi, ci sono anche i virus.
Il secondo punto è confermabile semplicemente ricordando che l'isolamento del virus è fatto in tutti i laboratori del mondo tutti i giorni e che in rete esistono dettagliati protocolli da seguire per isolarlo (e così sbugiardiamo l'idea, sempre viva, che non sia mai stato isolato).
Il terzo è confermato dall'esperienza di laboratorio: se col virus isolato infetto dei globuli bianchi essi producono virus e muoiono. Non c'è bisogno, credo, di parlare del quarto.
Ora vediamo un po' quali sono gli altri punti.
Ora vediamo un po' quali sono gli altri punti.
Molti sieropositivi non sono malati di AIDS, e molti immunocompromessi non sono sieropositivi.
La sieropositività è data dalla presenza degli anticorpi, se ci sono gli anticorpi contro l'HIV è perché nell'organismo c'è l'HIV. La malattia, per fortuna, non è rapida e lascia molto tempo prima che la persona presenti i sintomi dell'AIDS. Inoltre con i farmaci attuali la speranza di vita di un sieropositivo è cresciuta fino a 30 anni dalla diagnosi (per rispondere al dottor Franchi, che faceva il conto all'indietro dicendo che si arrivava al 1979 e che l'AIDS non esisteva: dottor Franchi, sa che cosa è una proiezione, in statistica?
La speranza di vita è quella attuale con gli attuali farmaci, non quelli di dieci o venti anni fa.
La speranza di vita è quella attuale con gli attuali farmaci, non quelli di dieci o venti anni fa.
Per la seconda parte, cioè che non tutti gli immunocompromessi sono sieropositivi beh, che dire, è vero.
L'abbattimento delle difese immunitarie infatti, può essere un fattore genetico, può essere causato da farmaci antirigetto ed anche altre infezioni virali, come quella del morbillo, causano immunodeficienza, seppur temporanea.
Sono a rischio solo tossicodipendenti, emofiliaci e omosessuali
Signore e signori, il primo virus razzista della storia. Ah già, dimenticavo: il virus non esiste, quindi sono gli uomini che infettano queste categorie di persone, perché gli va. Ho letto in giro che gli emofiliaci rischirerebbero per via delle continue trasfusioni ma non perché c'è il rischio di infettarsi con il virus, ma perché le proteine di un altro sangue sopprimerebbero il sistema immunitario. Vorrei tanto che il prof. Duesberg mi spiegasse i meccanismi molecolari di questa faccenda.
Non ci sono prove che HIV causi l'AIDS
Qui dobbiamo metterci d'accordo: l'HIV esiste o no? Il problema è se causa l'AIDS o se esiste? In ogni caso, provate a scrivere HIV su PubMed e guardate le tonnellate di articoli che escono fuori, poi mi direte se secondo voi quelle tonnellate di documenti sono fatti solo per coprire un assurdo complotto delle case farmaceutiche contro l'intera umanità. E soprattutto, visto che come abbiamo visto il virus rispetta i postulati di Koch, per me quella è una prova sufficiente.
La definizione della malattia è vaga
Su questo punto anche il dr. Franchi insiste parecchio: mi dice che se una persona ha la TBC in Europa allora ha la TBC, se ce l'ha un africano allora subito a vedere se è sieropositivo, se risulta sieropositivo basta che abbia la TBC e quell'africano ha l'AIDS, con immunosoppressione o senza.
E io continuo a non capire cosa ci sia di sbagliato in questo fatto: se sono sieropositivo, indipendentemente dalla TBC o dal fatto che io sia immunodepresso o meno, io porto l'HIV con me! Il fatto che siano collegate, molto, queste due malattie e il fatto che questo collegamento in Africa sia più evidente, non mi impedisce di pensare che sieropositivo = infetto. L'AIDS conclamato si ha quando si scende sotto una certa soglia di globuli bianchi, la sieropositività si ha quando si presentano gli anticorpi contro il virus, e tra le due fasi possono passare anni. Cosa c'è di vago?
L'incubazione è troppo lunga
E chi lo decide? L'HIV è nascosto nei linfonodi, un organismo forte ci mette parecchio tempo a far crollare le proprie difese immunitarie, inoltre con i farmaci attuali questo stadio di “incubazione”,
come viene chiamato anche se impropriamente (visto che i primi sintomi ci sono nelle prime settimane, e che la malattia c'è ed è attiva), può essere lungo anche una vita.
come viene chiamato anche se impropriamente (visto che i primi sintomi ci sono nelle prime settimane, e che la malattia c'è ed è attiva), può essere lungo anche una vita.
Le prostitute si ammalano perché sono tossicodipendenti
Allora nessun rischio di ammalarsi di AIDS se si va con una prostituta senza protezioni. E chi l'ha preso solo perché appunto frequentava prostitute? Anche loro drogati? Tutti?
La terapia con l'AZT è inutile e dannosa
Io la chiamerei dannosa e superata, non sono aggiornato ma non credo che si usi poi tanto, oramai, l'AZT. Vero, causa molti effetti collaterali, ma ha anche prolungato la vita di molte persone, e i farmaci di oggi sono una combinazione di principi attivi mille volte migliori della cara e vecchia AZT, con meno rischi per la salute e più vita (in tutti i sensi) per il malato
I test sono l'unica prova che si è sieropositivi, il medico non decide più nulla senza di essi
E cosa c'è di sbagliato? Il test cerca gli anticorpi, e il medico non ha i raggi microinfrarossi per guardare i microbi del paziente e decidere se è infetto o no.
E già che ci sono rispondo anche all'altra obiezione, quella dei falsi positivi.
Succede, è vero, a volte viene scambiata (soprattutto in Africa) la malaria per HIV e succede anche con altre malattie, ma è per questo che si fanno i test di conferma. Non c'è un solo test, se ne fanno almeno due, se non tre, e sulla base di due o tre test il medico decide se c'è l'infezione o no.
Tralascio le questioni ridicole che vedono i dissidenti affermare che HIV non è un virus ma un retrovirus (che è come dire che la 500 non è un'automobile ma una FIAT) e ringrazio WeWee per lo spazio che mi ha dato. Segnalo due siti importanti per chi volesse approfondire:
http://www.poloinformativohiv.info/index.php
Tralascio le questioni ridicole che vedono i dissidenti affermare che HIV non è un virus ma un retrovirus (che è come dire che la 500 non è un'automobile ma una FIAT) e ringrazio WeWee per lo spazio che mi ha dato. Segnalo due siti importanti per chi volesse approfondire:
http://www.poloinformativohiv.info/index.php
Giuliano Parpaglioni*
==*Dott. Giuliano Parpaglioni, biologo, attualmente interessato al campo della nutrizione, appassionato di microbiologia, ha lavorato per tre anni nello studio del virus HIV (studio che poi ha fatto scaturire la tesi di laurea).
Io Aggiungo solo una considerazione che riguarda chi sostiene che l'HIV non esiste o non causa l'AIDS. Queste persone hanno l'opportunità di offrire alla scienza ed alla popolazione mondiale una scoperta che solleverebbe gli animi di tutti, la prova finale sarebbe semplicissima da trovare e non avrebbe bisogno di ulteriori commenti: basterebbe inocularsi una sacca di sangue di un malato di AIDS, se la malattia non inizia, la scoperta è fatta. Altro che Nobel...
Finora nessuno dei dissidenti ha effettuato questa semplice e lampante prova.
Finora nessuno dei dissidenti ha effettuato questa semplice e lampante prova.
Aggiornamento 26/06/09:
Interessanti anche alcuni articoli che dimostrano come l'ignoranza umana e la testardaggine di dover a tutti i costi (anche a costo della propria vita) andare contro la scienza, siano solo delle sconfitte. Lo abbiamo visto nel caso del cancro: a tutti costi contro la scienza, ci si affida ai ciarlatani e si muore (ricordate il caso di Aysha?), è successo anche nel caso dell'AIDS.
Qui un esempio di assurdo "suicidio", riassunto benissimo in un articolo di Gianni Comoretto, rintracciabile qui. In pratica, un'assertrice della lotta contro l'uso dei farmaci antiretrovirali, quelli che si usano nella cura dell'AIDS (Christina Maggiore), è morta...di AIDS. La donna aveva scritto anche dei libri ed aveva allattato la figlia contro le evidenze che mostravano la pericolosità di un tale comportamento. Anche la figlia, in tenerà età, è morta per la stessa malattia.
Se pensiamo che quella donna e sua figlia si sarebbero potute salvare semplicemente seguendo ciò che la medicina mette a disposizione di tutti...
Sono decine, i "negazionisti" morti di AIDS avendo rifiutato una terapia perchè per loro il virus HIV non esiste e non causa l'AIDS.
Questo, come altri comportamenti simili, fa sorgere diverse riflessioni: perchè esistono persone che devono a tutti i costi scontrarsi con le conoscenze scientifiche? Perchè c'è chi nega l'evidenza e l'esperienza di milioni di uomini di scienza, di studi, di anni di lavoro, per una teoria (spesso personalissima e di singoli individui) che non ha nessun riscontro e la cui applicazione è pericolosissima?
Voglia di andare "contro" per mentalità?
Sentimento di rivolta contro "l'autorità" che rappresenza la scienza?
Voglia di andare "contro" per mentalità?
Sentimento di rivolta contro "l'autorità" che rappresenza la scienza?
Sindrome del complotto? Paranoia?
Ignoranza?
SOLO ignoranza?
Non lo so, in effetti sarebbe interessante parlarne...
Per approfondire l'argomento alcuni interessanti documenti (evidenziati nei commenti da Briony) che spiegano i principali punti dell'infezione HIV e della malattia AIDS e che smentiscono le affermazioni dei negazionisti.
Qui il sito NIAID che spiega (in inglese) le evidenze del collegamento HIV-AIDS.
Qui un sito che smonta le principali teorie ed i miti dei negazionisti.
Qui un altro documento in inglese che risponde ai dubbi dei negazionisti.
Ignoranza?
SOLO ignoranza?
Non lo so, in effetti sarebbe interessante parlarne...
Per approfondire l'argomento alcuni interessanti documenti (evidenziati nei commenti da Briony) che spiegano i principali punti dell'infezione HIV e della malattia AIDS e che smentiscono le affermazioni dei negazionisti.
Qui il sito NIAID che spiega (in inglese) le evidenze del collegamento HIV-AIDS.
Qui un sito che smonta le principali teorie ed i miti dei negazionisti.
Qui un altro documento in inglese che risponde ai dubbi dei negazionisti.
AGGIORNAMENTO 05/08/09: Mappato il genoma del virus HIV-I.
La notizia è importantissima. La mappa genetica del tipo 1 del virus HIV è stata interamente mappata da un team americano che ha utilizzato una nuova tecnica. L'articolo scientifico è apparso su Nature. Gli sviluppi che potrebbero arrivare da questo nuovo passo della scienza sono eccezionali per la cura della malattia.
Qui un articolo sulla stampa.
Qui l'articolo di Nature.
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