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lunedì 7 gennaio 2019

La Filosofia e il Fantasma della Scienza


di Domenico D'Amico


Ci risiamo.
O meglio, siamo sempre lì, sul crinale ottocentesco della scienza come ancella della filosofia, una scienza stolidamente abbarbicata alle sue bagatelle materiali, che dalla bassezza del proprio orizzonte conoscitivo pretende di dirci come dobbiamo vivere. Ma perché mai questi tecnocrati del sapere non stanno una volta buona al loro posto di elargitori di comodità voluttuarie (Feyerabend)?
A ricordarcelo sono i filosofi del progetto Alétehia.
Molte loro riflessioni sono, per dir così, più che sensate lapalissiane:

Per i postmoderni sarebbe vana la pretesa della ragione di conoscere e stabilire sia i fini che i mezzi per raggiungerli. Nella sua furia distruttiva della tradizione moderna, essi non hanno gettato solo l’acqua sporca (la fede positivista nel progresso, l’idea dell’evoluzione lineare della storia) ma pure il bambino (i concetti di universale, di unità, totalità, di sostanza)”Occorre allora usare linguaggio e concetti con discernimento, dovremmo smettere di parlare di 'meta narrazioni' o 'grandi narrazioni', poiché essi non contengono solo un giudizio di fatto ma di valore. Linguaggio e concetti che i filosofi postmoderni han preso in prestito da certo strutturalismo, che insieme alla critica alle ideologie gettavano nella spazzatura anche le idee.”

E soprattutto:

L’egemonia del pensiero postmoderno, forse suo malgrado, ha finito per accompagnare quella del pensiero unico neoliberista.”

Fin qui, ripetiamo, siamo al minimo sindacale di qualsiasi teoria della conoscenza, dato che il costume postmodernista, nella sua piena manifestazione, non è discutibile, ma insensato.
Purtroppo, in cauda, ritroviamo alcuni dei vecchi (ottocenteschi) concetti filosofici riguardo la scienza:

(...) occorre contrastare la tendenza a delegittimare la filosofia assorbendola nel pensiero scientifico, per l’esattezza tecno-scientifico ed alla sua natura pratico-manipolativa. Può sembrare inaccettabile ciò che Heidegger disse della scienza, che essa “non pensa”, ma a ben pensare è proprio così, tanto più oggi che la tecno-scienza sembra essere assurta, su spinta delle élite dominanti, a nuova religione, con la pretesa di essere il solo sapere oggettivo e rigoroso. La scienza odierna non pensa poiché ad essa non interessa la verità, né si perita di cercare risposte ai dilemmi morali e spirituali dell’esistenza — che considera irraggiungibili noumeni—, poiché non si pone alcun fine se non quello, grazie alla tecnica, di mostrare la sua propria potenza. Di qui la sua hỳbris, l’atteggiamento di ostinata e titanica sopravvalutazione delle proprie forze.”

Qui non siamo nemmeno ad Heidegger, piuttosto dalle parti di Croce e Gentile. Si badi bene, non è che i concetti suesposti siano errati, o distorti, o malconcepiti (a parte la stravaganza di rimproverare alla ricerca scientifica l'abbandono, ormai quasi secolare, di argomenti relativi alla verità, all'etica, alla teleologia, il che casomai è un merito – vedi i deliri di certa psicologia evoluzionistica), è solo che presuppongono una “scienza” che in realtà non ha alcuna consistenza storica o culturale o materiale, ma risiede, come uno spiritello platonico, nella testa dei filosofi.
In questa fantasia, la scienza è qualcosa di analogo alla Chiesa Cattolica: c'è una gerarchia, ci sono dei dogmi, dei rituali, un popolo di sacerdoti, un popolo di credenti, eccetera. L'origine di questi fantasmi è l'ambiguità del termine (“scienza”), fin troppo vago, che può includere l'atteggiamento empirico che chiunque assume nella vita quotidiana (anche i più devoti vattimisti), o il principio naturalistico di non prendere in considerazione cause sovrannaturali, o il rigetto di qualsiasi teleologia o antropocentrismo, oppure la sostituzione della verità con una valutazione statistica, o altro ancora. Di conseguenza abbiamo frasi come “(la scienza) non si pone alcun fine se non quello, grazie alla tecnica, di mostrare la sua propria potenza”, che sono pura mitografia. È qui il problema: in questo guazzabuglio in cui si frullano metodo scientifico, tecnologia, pratiche di potere e cultura (e propaganda) di massa, è naturale che il post-sinistro di turno (non parliamo di Alétheia, naturalmente) se ne venga fuori con l'antivaccinismo “antiliberista”, gradino ultimo dell'eutanasia dei diritti sociali in cambio dello zuccherino dei diritti individuali (a guisa di multiopzione consumistica).
Certo, i ricercatori che parlano in pubblico possono essere arroganti e offensivi, ma, cari filosofi, cercate di essere comprensivi: quando ti vengono a dire “Perché tutta questa urgenza di vaccinare, vaccinare, vaccinare? Non è mica scoppiata un'epidemia!”, dimostrando in questo modo di non avere nemmeno la più rudimentale cognizione di come funzionino il sistema immunitario e i vaccini (e parliamo di medici!), be', la pazienza può scappare.
Del resto, che vuoi che sia? Per il Capitale è molto meglio una manifestazione per una “vaccinazione informata”, piuttosto che una di gilet gialli con troppi grilli per la testa.
Cari compagni, filosofi e no: se non siamo capaci di capire la differenza tra un antibiotico e un drone, nessuna prassi, nessun metodo, nessuna epistemologia potrà salvarci.

venerdì 26 maggio 2017

Vaccini: vi stanno prendendo per il culo

di Marco Valtriani da nonsiseviziaunpaperino.com


La settimana scorsa ci sono stati diversi commenti un po’ pepati perché, in un articolo che parlava di tutt’altro, abbiamo citato la questione vaccini. Se posti la parola “vaccino” su Facebook, non importa se inserita in un contenuto che verte su altri argomenti, scatenerai orde di commentatori monotematici, un po’ come se parli di veganesimo, se auguri “buon natale” sul gruppo Facebook dell’UAAR o se posti il nuovo logo della Juventus.
Ora, io sono una persona i cui coglioni girano con estrema facilità. Non ho problemi con opinioni e argomentazioni contrarie alle mie, finché hanno una base logica. La cosa che mi manda fuori dai gangheri sono le mezze frasi poggiate sul nulla e la difesa dell’opinione non informata “perché le opinioni sono tutte uguali”, che lo capite da soli che è una cazzata: se io dico “i maiali volano” non è un’opinione, è una puttanata. Perché? Perché i maiali non volano, è un dato di fatto. Per dimostrarlo potremmo lanciare maiali da una torre gridando “vola!”, ma sarebbe uno spreco. Ora, immaginate che qualcuno vi dica “ma no, i maiali potrebbero volare, non lo fanno perché sono pigri”. Che fate? Arretrate senza perdere il contatto visivo o chiamate l’Unità Ospedaliera di Salute Mentale? Perché, se gli date retta, avete voi un problema.
Adesso, torniamo ai vaccini, e partiamo da un dato semplice: i vaccini sono farmaci. Come per tutti i farmaci, anzi, come per tutti gli interventi sanitari, si parla sempre di rapporto fra rischi e benefici: nel valutare se è il caso o meno di utilizzare un farmaco o un trattamento, si deve tenere conto sia degli effetti positivi che di quelli negativi. Sia i benefici che eventuali effetti collaterali devono essere valutati rispetto a due fattori: l’entità e la probabilità di comparsa. Ovviamente i benefici sono “desiderati”: un dato farmaco è studiato per dare un certo effetto, che porti a un miglioramento della salute del paziente o che prevenga in modo efficiente l’insorgere di una malattia, in modo che il rapporto sia sempre vantaggioso rispetto a eventuali effetti indesiderati, che devono sempre essere “meno” e “meno gravi” dei benefici.
Esempio bischero: un effetto collaterale piuttosto comune dell’aspirina sono i bruciori di stomaco, ma se hai la febbre e ti fa male ogni cazzo di giuntura un’aspirina la prendi, pazienza se hai sfiga e ti brucia un po’ lo stomaco. Perché lo fai? Perché sai che la probabilità che ti faccia stare meglio è altissima, mentre quella di patire effetti collaterali è molto, molto più bassa ed è comunque un’alternativa migliore al malessere. A meno che uno non sia allergico al farmaco, se i disturbi derivanti da febbre, dolori e simili diventano molto fastidiosi non ha senso non prendere un’aspirina. A meno che uno non ci goda a stare male, ma quello è un problema suo.
Dicevamo: l’aspirina. Se siete adulti e avete febbre e dolori, l’aspirina vi farà stare molto meglio. L’aspirina, però, non viene più prescritta ai bambini. Perché? Perché c’è una correlazione fra l’uso del farmaco e l’insorgenza della sindrome di Reye, una malattia ancora poco conosciuta, ma molto grave e pericolosa, che colpisce in tenera età. È una sindrome rara, ma il rischio che il farmaco la scateni è troppo alto rispetto agli effetti dell’aspirina. Rischi e benefici non si equivalgono, in questo caso, per cui l’aspirina, ai bambini, non si può dare.
Nessuno dice che i farmaci non possano avere effetti collaterali. L’aspirina, come abbiamo visto, ce li ha, soprattutto nei bambini, ed è per questo che a loro non viene prescritta. Nel caso dei vaccini, però, gli effetti collaterali sono meno frequenti e meno gravi rispetto ai benefici dell’effetto del vaccino, ossia prevenire malattie le cui complicazioni possono essere molto gravi e ben più frequenti del manifestarsi di effetti collaterali. Pensateci: perché l’aspirina e altre decine di farmaci non vengono somministrati ai bambini perché fanno male, ma i vaccini sì? Vi pare una cosa logica? No, non lo è. La spiegazione semplice è che i vaccini, a differenza di altri farmaci, non hanno effetti collaterali importanti rispetto ai benefici derivanti dalla vaccinazione.
Prendiamo per esempio la difterite: un bambino che prende la difterite ha il 5% di probabilità di morire. Un bambino che prende il vaccino DTP (che peraltro funziona anche contro tetano e pertosse) ha invece il di rischio di convulsioni (seguito da un completo recupero) nello 0,06% dei casi, e di sviluppare un’encefalopatia acuta nello 0,001% dei casi. Il rapporto rischi-benefici è chiaramente molto sbilanciato in favore del vaccino: prendere la difterite, oltre ad essere una brutta gatta da pelare in sé, è estremamente rischioso.

dado

Ho citato l’aspirina, però, per un altro motivo: come nel caso dell’aspirina e della sindrome di Reye, se c’è una correlazione dimostrata fra una malattia e un farmaco, ci sono enti preposti a raccogliere le prove necessarie e a cambiare (o sospendere) le modalità di prescrizione e somministrazione di quel farmaco. Sono decine i farmaci ritirati dal commercio per questi motivi. L’AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco, ha liste di monitoraggio continuamente aggiornate e, su richiesta, fornisce tutti i dati che volete.
Adesso ripetete con me: non c’è correlazione fra vaccini e autismo. Non esiste, se l’era inventata un ex-medico, che era stato pagato da un avvocato per inventarsi quegli studi, che avrebbero fatto da base per una causa legale. Si tratta di vicende ampiamente documentate, ci sono interviste, atti processuali e soprattutto tutti i contro-studi che hanno smontato la falsa teoria di Wakefield, che sono davvero tanti: nessun complotto, nessun mistero, solo una truffa. Se un bambino è autistico, le cause sono altre: quali siano di preciso non è ancora certo, ma è sicuro che non sia colpa dei vaccini.
Vi ricordate l’AIDS? Ci misero un bel po’ a capire da dove veniva, come si trasmetteva e come rallentarne e bloccarne gli effetti. Ora, non è che siano andati a caso: sapevano di sicuro una serie di cose che sicuramente non lo causavano (per esempio sono sicuro che l’aspirina sia stata esclusa quasi subito dalla lista delle possibili fonti di contagio). L’autismo è un argomento vastissimo e ancora nebuloso, è ancora oggetto di studi, ma i passi avanti ci sono: bisogna guardare a quelli, non remare contro alla ricerca.
Capisco che chi abbia casi di autismo in famiglia possa voler trovare nei vaccini la causa del proprio dolore, sostenendo che il bambino o la bambina hanno avuto problemi dopo la somministrazione. Innanzitutto, ovviamente, mi dispiace: sono situazioni spesso difficili che per qualcuno possono essere difficili da gestire. Ma questo non vuol dire che  “dopo qualcosa” equivalga a “a causa di”.
Ve lo spiego con un altro esempio.
“Dopo il disastro in Messico della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon del 2010 sono ulteriormente diminuiti gli esemplari di lupo messicano, tanto che oggi l’animale è a rischio estinzione”. Sembra sensato, vero? Ma non lo è: i lupi messicani sono a rischio a causa della diminuzione delle loro prede naturali, che li spinsero verso i centri abitati portando l’uomo a ucciderne troppi, non c’entra nulla l’incidente della Deepwater Horizon (che è causa di altri problemi, per esempio della morte di pesci e delfini). E non c’entra nulla neanche l’aspirina, di nuovo.
Chiaramente chi viene colpito da una tragedia o da una situazione imprevista e potenzialmente dolorsa cerca due cose: una soluzione e un colpevole. In mancanza della prima, si acuisce il desiderio del secondo: ci deve essere un colpevole, e deve pagare. È una reazione normale. Purtroppo non è sempre così, è una cosa dura da accettare, ma – scusate la brutalità – incaponirsi nel voler dare la colpa ai vaccini rischia di essere una perdita di tempo ed energie. Emotivamente è chiaro che chi vive queste situazioni ha bisogno di tutta la comprensione e il supporto possibili, ma razionalmente è meglio supportare la ricerca, quella vera, in modo che malattie e sindromi ancora poco conosciute diventino sempre più controllabili, risolvibili o, ancora meglio, prevenibili.
Un’altra falsa credenza che può apparire ragionevole è quella secondo cui “troppi vaccini tutti insieme fanno male”, perché in effetti 13 vaccini in un anno sembrano tanti. Ma in realtà ogni bambino avrebbe la capacità teorica di rispondere a molti più antigeni contemporaneamente, senza indebolire o sovrastimolare il sistema immunitario. Com’è possibile? Semplice. I vaccini non sono altro che preparati contenenti una forma inattiva, attenuata o resa inoffensiva del patogeno da combattere (come funzionano i vaccini lo trovate qui). E un bambino entra in contatto con centinaia di migliaia di patogeni, virus e batteri, continuamente: attraverso l’aria, il cibo, le cose che tocca. E i vaccini, a differenza degli agenti patogeni che si incontrano in giro, sono fatti e iper-testati per essere innocui e migliorano col tempo. Quindi i vaccini che un bambino fa in un anno non sono “troppi”, sono quelli che gli servono per non ammalarsi e non rischiare complicazioni anche gravi. Ricordate il rapporto rischi-benefici? Quello. Meglio il vaccino contro il meningococco, che ha effetti collaterali rarissimi e marginali, o la meningite, che uccide nel 10% dei casi e nel 25% dei casi porta a amputazioni, paralisi e danni neurologici permanenti? Chiedetelo a quella campionessa (sportiva, di umanità e autoironia) che è Bebe Vio. Vorrei dirvi che non voglio mettervi paura, ma è proprio così: voglio mettervi paura. Perché stiamo parlando di danni gravissimi evitabili in modo semplice: non vaccinare contro alcune malattie vuol dire prendersi un rischio enorme senza motivo.
Molti tirano in ballo una questione economica: ci fanno vaccinare i bambini per lucrarci su!!1! È una teoria che potrebbe sembrare sensata, dopo tutto le case farmaceutiche, essendo aziende, devono generare profitti. Ma, nuovamente, il binomio vaccini-business viene smentito dai fatti. A parte che i vaccini obbligatori sono gratuiti, In Italia la spesa farmaceutica totale per i vaccini è pari a circa 318 milioni di euro all’anno circa, che sembrano tantissimi ma che sono in realtà appena l’1,4% della spesa farmaceutica totale e il 2,5% della spesa a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Per avere un metro di paragone, ricordate il bruciore di stomaco dell’aspirina? Ecco, per farmaci antiacidi e antiulcera in Italia si spendono oltre mille milioni di euro l’anno, pari al 4,6% della spesa farmaceutica totale. Insomma: i vaccini rendono meno della gastrite. Il “business” del farmaco è altrove, anche perché in realtà curare qualcuno che prende una malattia costa molto di più che vaccinarlo. Se le case farmaceutiche volessero fare soldi facili dovrebbero puntare sul non vaccinare: l’epidemia di morbillo del 2002, che ha fatto anche registrare un picco di casi di polmonite post-morbillosa ed encefalite è costata nove milioni di euro in ricoveri e almeno altri 9 milioni per il resto delle cure. E se dite “vabbé, ma è morbillo, io l’ho fatto e non fa danni” vi vengo a prendere a sberle: secondo l’Oms il morbillo miete circa 140.000 vittime l’anno, e quasi tutti bambini sotto i cinque anni. Sono 15 bambini morti all’ora. È su questo che volete accanirvi?
Ora, possiamo discutere quanto volete sui vaccini e su quali siano da rendere obbligatori (non tutti i vaccini sono uguali), possiamo dibattere sul fatto che un vaccino obbligatorio debba essere gratuito, ma la maggior parte delle critiche mosse ai vaccini, dal numero degli stessi, alla pericolosità, ai costi per i cittadini, sono spessissimo frutto di “sentito dire”, di bufale inventate da pezzi di merda senza scrupoli che vogliono vendervi rimedi naturali inefficaci e costosi lucrando sulle vostre paure e sul vostro dolore, facendovi correre rischi enormi e soprattutto facendoli correre ai vostri figli. Cercate “rimedi naturali morbillo”, per esempio. Secondo uno di questi siti di espertoni del cazzo, per curare il morbillo una volta preso servirebbero euphrasia, stramonium, pulsantilla, gelsemium e sulphur (un modo altisonante di chiamare eufrasia, stramonio, anemone primaverile, gelsemio e zolfo), che sono rimedi erboristici e naturali, ma che vanno usati in preparati omeopatici – quindi col principio attivo praticamente assente. Facciamo due conti, vi va?
Euphrasia, 7,71 € da Farmaline.
Sulphur, 15,00 € da Biovea.
Stramonium, 10,60 € da Lehning.
Pulsantilla, 10,60 € da Lehning.
Gelsemium, 13,15 € da Vivomed.
Quindi: il vaccino, per adesso facoltativo, costa circa sessanta euro a prezzo pieno (ma in molte regioni è gratuito o fortemente scontato) mentre i preparati omeopatici per lenire le pene da morbillo costano… la stessa cifra. Inoltre, dall’800 a oggi, non c’è mai stato nessuno studio che dimostri l’efficacia di questi farmaci. A differenza dei vaccini.
Ditemi un po’, di nuovo, chi è che vi sta prendendo per il culo?
Adesso, per favore, prima di fiondarvi a commentare che sono un servo delle case farmaceutiche, che è tutto un complotto, vi prego: prendetevi un po’ di tempo per pensarci su, leggetevi i link nell’articolo, pensate al numero di farmaci non immessi in commercio o ritirati perché dannosi, pensate al costo dei rimedi “non tradizionali” rispetto a quelli passati o scontati dal Servizio Sanitario Nazionale, leggetevi la storia di Wakefield controllando gli atti processuali, pensate se ha davvero senso un complotto per cui si farebbero più soldi con persone malate, ma in cui si sceglie di investire in prevenzione, e chiedetevi se chi vende rimedi “alternativi” non cerca anche lui un profitto. Fatevi due conti, davvero.
La medicina non è infallibile, le case farmaceutiche sono aziende, il Servizio Sanitario Nazionale è tutto meno che perfetto. È tutto vero. Ma nessuno vi prende per il culo su queste cose, ci sono dati, studi, statistiche, basta avere voglia e tempo di leggerle. La truffa sta altrove, sta nel nutrirvi di sfiducia e paura per farvi comprare roba costosa e inutile che finisce, con ricarichi enormi, nelle tasche di pochi furbi stronzi.
Buona riflessione.

domenica 16 agosto 2015

Perché non crediamo alla scienza

da wired

Ce lo spiega, ironia della sorte, la scienza: ignorare i fatti a volte serve a difendere la nostra identità


Pochi errori sono enormi come prevedere la mancata fine del mondo. Esiste una intera lista di previsioni mancate dei Testimoni di Geova, ma questo non gli impedisce di fare proseliti. È solo uno degli innumerevoli esempi di una caratteristica umana sconcertante: noi umani siamo bravissimi a ignorare i fatti che si trovano davanti, quanto contrastano con le nostre credenze. Per quanto l’evidenza dimostri una cosa, possiamo continuare imperterriti ad arrampicarci sugli specchi più scivolosi pur di sostenere l’opposto. Numerosi esperimenti hanno chiarito che spesso non ci basiamo sul ragionamento per formare ex novo le nostre opinioni, bensì usiamo il ragionamento per giustificare opinioni che ci siamo già fatti. Tanto che, come ha detto l’autore americano Michael Shermer, “le persone intelligenti possono credere cose assurde, perché sono brave a difendere opinioni a cui sono arrivate per motivi stupidi”. Il metodo scientifico moderno, con tutti i suoi controlli, test a doppio cieco, revisione dei pari etc. tenta proprio di sfuggire a questi meccanismi: il fisico Richard Feynman diceva che la scienza è l’arte di non prendersi in giro da soli.

Un esperimento chiave sul tema è stato fatto nel 1979, quando hanno preso persone a favore o contro la pena di morte e a ciascuna hanno fatto leggere due studi fittizi, uno che supportava l’efficacia della pena capitale come deterrente e uno che la confutava. Ciascun gruppo trovava più convincente lo studio che confermava già la loro opinione, ed era molto più capace a trovare difetti nello studio opposto. Di più: di fronte a dati che apparentemente potevano confutare il loro punto di vista, non solo ciascuno dei due gruppi non cambiava opinione, ma anzi entrambi rafforzavano il proprio pregiudizio. Numerosi esperimenti successivi hanno confermato questo quadro.
Perché? Il punto è che ci sono cose che ci interessano di più del cercare spassionatamente la verità. Siamo fondamentalmente scimmie sociali: ci siamo evoluti in un contesto in cui i fatti a cui tener fede erano pochi e incontrovertibili, e la coesione del gruppo era fondamentale per la sopravvivenza. Le nostre opinioni affermano la nostra identità, il nostro senso del sè, per sentirci accettati nel nostro gruppo sociale. Questo valore emotivo è ben più importante per noi dell’adamantina aderenza ai fatti: se i fatti non sono d’accordo, peggio per loro. Di fronte a dati e/o ragionamenti che minano la nostra identità ci mettiamo sulla difensiva, paradossalmente irrobustendo i nostri preconcetti invece di discuterli. Questo spiega l’apparentemente assurdo comportamento dei seguaci dei culti più disparati, che continuano a tenere fede anche dopo una mezza dozzina di mancate “fini del mondo”:  pur di difendere la propria identità sociale e religiosa, meglio trovare una scusa (non importa quanto arbitraria) che ammettere l’errore.
Se è così però i tentativi di convincere razionalmente qualcuno ad abbandonare una bufala o una teoria del complotto sono probabilmente destinati a fallire. Uno sconfortante studio del 2014 ha mostrato che cercare di convincere i genitori dubbiosi a vaccinare i propri figli può essere peggio che inutile: aveva  esattamente l’effetto opposto. Infatti di fronte al riesplodere del morbillo in America e alla reazione dei media, gli antivaccinisti si sono chiusi a riccio invece di mettersi in discussione.
E quando i fatti ti mettono con le spalle al muro? Una ricerca sempre del 2014, riassunta pochi giorni fa su Scientific American, annienta ogni speranza di una persuasione puramente razionale. Le persone possono semplicemente decidere di ignorare i fatti. Poste di fronte a dati fittizi pro o contro l’opportunità delle adozioni omosessuali, o sulla religione, i soggetti dello studio erano ben lieti se i dati supportavano la propria opinione. In caso opposto però semplicemente affermavano che i dati non erano rilevanti per la discussione, spostando la questione sul piano etico o spirituale. Di per sè può avere senso: esistono problemi in cui entrambi gli aspetti sono rilevanti (si pensi alla sperimentazione animale). Il problema è se scegliamo a priori su quale campo di gioco porre la questione solo in base alle nostre idee preconcette, invece di tenere conto onestamente di tutto.
I dati inoltre possono sbattere contro convinzioni che, apparentemente, con la scienza hanno poco a che fare. Uno studio sullo scetticismo riguardo al riscaldamento globale ha trovato che, in generale, le opinioni su questo tema dipendono da convinzioni profonde sulla società e la politica. Chi tende a valutare la libertà individuale più del bene collettivo, per esempio, tende a essere scettico sul tema del clima, e viceversa. Cosa c’entra questo con l’effetto serra? C’entra perché il riscaldamento globale è qualcosa la cui soluzione richiede uno sforzo collettivo e delle regole che influenzano le scelte individuali. Chi è insofferente a tutto ciò tende quindi a difendere la propria identità nell’unico modo possibile: negando il problema. Viceversa chi è contro gli ogm o diffida di farmaci e vaccini spesso tende a farlo perché diffida del modello economico e sociale (capitalistico/tecnologico) che li sottende.
Vaccinisti e antivaccinisti, pro- e anti-ogm, climatologi e scettici del riscaldamento globale hanno oggi accesso agli stessi dati scientifici: quello che manca è la fiducia nel sistema che li ha prodotti. Una fonte di controinformazione alternativa può essere del tutto inaffidabile tecnicamente, ma attrae perché fa risuonare corde culturali ed emotive che le fonti scientifiche ignorano. Ne consegue che il problema delle pseudoscienze è non solo di informazione, ma anche di comunicazione e di contesto sociale e culturale. Lanciare flame su internet è divertente, ma serve più a rafforzare il nostro ego che a convincere gli altri. Se cambiare idea ci aiuta ad essere socialmente accettati, possiamo invece farlo più facilmente. Uno studio ha mostrato che tentare di correggere la leggenda metropolitana di Obama musulmano (una bufala vagamente razzista piuttosto diffusa tra i repubblicani Usa) ha un effetto molto diverso se durante l’esperimento sono presenti persone afroamericane. Nel secondo caso infatti sostenere la bufala viene percepito come socialmente meno accettabile, e i soggetti tendono ad ammorbidire le proprie convinzioni.
Come fa notare un ottimo articolo del magazine online Grist, nel caso dei vaccini, la comunità medica ha sicuramente il dovere di informare e di chiarire qual è la verità senza arretrare: ma ha anche la responsabilità di far sì che i pazienti e le famiglie siano indotte a fidarsi, a sentirsi trattate con apertura e rispetto. Dare ai genitori un opuscolo con le informazioni non è abbastanza, se non c’è un clima di fiducia che permette di aprire la mente a quelle informazioni. Qualcosa di simile può essere successo in Italia col metodo Stamina: se la soluzione era a dir poco inconsistente, il bisogno delle famiglie dei bambini malati di essere ascoltate e comprese – a livello anche e forse soprattutto emotivo – è certamente reale, e forse sottovalutato. È su questi buchi sociali e psicologici che giocano i venditori di miracoli.
D’altro lato, è giusto che la società si protegga dall’irrazionalità se questa è pericolosa. Rafforzare le leggi sull’obbligo vaccinale, per esempio, può servire non solo a tamponare il numero di non vaccinati, ma da anche un segnale culturale e sociale sull’opportunità della vaccinazione –segnale che a sua volta può agire in linea con una persuasione. Le nostre antiche strategie psicologiche sono spesso inadatte alla complessità del mondo contemporaneo. Visto che non possiamo sradicarle però, allora è bene conoscerle e tenerne conto per agire e diffondere informazione corretta. La posta è sempre alta: possiamo ignorare la realtà, ma non possiamo ignorare le conseguenze dell’ignorare la realtà.

giovedì 10 maggio 2012

Leggende urbane: "La polio è scomparsa prima delle vaccinazioni"


di Ulrike S (da Vaccinar...si!)


La poliomielite sarà - speriamo - presto eradicata. (...). Purtroppo lo stesso non si può dire delle urban legend che vengono diffuse dagli antivaccinisti e che sicuramente continueranno a circolare ancora per molti decenni dopo la scomparsa dei virus della polio dal mondo. 

Di solito, la prima cosa che gli anti-vaccinisti spiegano, con impressionanti grafici in mano, è che quando le vaccinazioni sono iniziate, la polio era già praticamente scomparsa da sola. Il merito - così dicono - non è del vaccino ma delle migliorate condizioni di vita (l'igiene, la nutrizione etc.).
Per esempio nel libro "Vaccinazioni tra scienza e propaganda" di Claudia Benatti, Franco Ambrosi e Carla Rosa vediamo il seguente grafico.



E questa la spiegazione che danno:
"Si nota innanzi tutto che il grafico parte, nel 1925, da una situazione che vede pressoché pari a zero i casi di polio in Italia benché non fosse disponibile alcuna vaccinazione. Purtroppo non vengono forniti i dati riferiti ai periodi precedenti, che potrebbero consentire una più ampia analisi. La polio conta pochi casi fino alla metà degli anni '30, per impennarsi in concomitanza dell'inizio della seconda guerra mondiale, quando le condizioni di vita e igieniche di tutta la popolazione precipitarono.(...) Nel 1957 viene introdotto in Italia il vaccino Salk a virus ucciso con somministrazione non obbligatoria, e proprio a partire da quel momento si innesca un aumento esponenziale e velocissimo dei casi di malattia, cui segue una successiva spontanea diminuzione. Nel 1966 entra in vigore la legge che rende obbligatorio il vaccino antipolio per tutti i bambini (...); in quell'anno, come si nota dal grafico, la poliomielite era ormai scomparsa."

Intanto si può benissimo vedere una tendenza crescente della curva, fino al 1958. In Italia, come in molti paesi sviluppati, le epidemie di polio sono diventate sempre più vaste, a partire dall'inizio del XX° secolo. Una delle ipotesi è che la migliorata igiene abbia spostato l'età dell'infezione facendo aumentare il numero dei casi di paralisi. Ci sono però dati che non sostengono questa ipotesi. Comunque sia, era in atto un crescendo di epidemie di polio che preoccupava moltissime famiglie e i medici.

La freccia nel grafico indica più o meno l'anno in cui in Italia il vaccino antipolio è diventato obbligatorio, cioè il 1966. Il motivo è ovvio: per dare l'impressione che la vaccinazione non abbia avuto nessuna influenza sull'andamento epidemico della malattia. L'entrata in vigore dell'obbligo non significa però che le vaccinazioni di massa sono cominciate solo in quel momento. L'obbligo è invece stato deciso dopo che si è visto il notevole impatto che il vaccino SABIN aveva avuto sul numero di casi di polio sia in Italia che in tutti gli altri paesi dove sono state fatte vaccinazioni di massa (in Europa e in Nordamerica). La decisione è stata presa anche per garantire l'uguaglianza di salute a tutti i bambini italiani perché c'erano ancora zone in cui la copertura vaccinale era troppo bassa.

La cosa importante per gli antivaccinisti è naturalmente scegliere per la freccina un posto adatto per poter provare in modo impressionante che il vaccino anti-polio è inefficace. Forse non si rendono conto che si contraddicono quando attribuiscono il picco del 1958 al vaccino ma non la successiva forte riduzione che spezza visibilmente la precedente tendenza crescente. No! Loro dicono che questa riduzione fra il 1958 e il 1966 non ha niente a che fare con i vaccini. Quando c'è un picco, la colpa è del vaccino (e in questo caso, molto convenientemente, non considerano il fatto che non era obbligatorio), quando c'è una discesa nella curva, questa viene interpretata come diminuzione spontanea (con la spiegazione che in quegli anni il vaccino non era ancora obbligatorio).

In realtà le vaccinazioni di massa sono cominciate "timidamente" durante e dopo la grande epidemia del 1958 che aveva causato 8377 casi di poliomielite paralitica e centinaia di morti. Solo al momento in cui l'epidemia era già in atto, c'è stata da parte del governo una corsa all'acquisto e alla distribuzione - abbastanza caotica - del vaccino ed entro la fine di novembre 1958 era stato distribuito un numero irrisorio di vaccini. Inoltre ciascun vaccinato aveva bisogno di 3 dosi, quindi passava dell'altro tempo prima che i bambini raggiungessero un'immunità che era comunque più bassa di quella del vaccino SABIN o del SALK potenziato che si usa oggi in Italia. Alla luce dei fatti storici non so proprio come si possa dare la colpa al vaccino per la grande epidemia del 1958. La colpa era invece la mancanza di un'adeguata quantità di vaccino, la lentezza del governo nel procurarlo e la disorganizzazione nella distribuzione. Intere regioni non l'avevano nemmeno ricevuto.

L'effetto della vaccinazione si vede guardando il grafico dal punto più alto del 1958 in poi, anche se una parte della discesa della curva nel 1959 è veramente spontanea, fa parte dell'andamento naturale delle epidemie. Significa che dopo una grande epidemia la maggior parte della popolazione è immune a causa del contatto con il virus. Il SALK aveva avuto una modesta influenza sull'andamento della malattia, per la bassa copertura, per la disorganizzazione, e anche perché non offriva un'altissima protezione, come il vaccino IPV potenziato che è stato sviluppato dopo. Il 1. marzo 1964 è stato introdotto il vaccino SABIN  con una vaccinazione di massa che - già nel corso dello stesso anno - ha drasticamente ridotto il numero di malati e poi ha fatto sparire la poliomielite nel  giro di pochissimi anni.





Per far rivivere la situazione di allora, citerò da alcuni articoli scritti all'epoca:

"Vita e Salute"  aprile 1964 pag. 135
Autore: Prof. Guglielmo Gargani
"Una nuova arma nella lotta contro la poliomielite in Italia"
"Con il primo di marzo si è iniziata anche in Italia la campagna di vaccinazione antipoliomielitica con il vaccino vivo e attenuato del dott. Sabin, somministrabile per via orale.

E' questo, nella lotta contro la poliomielite, un passo avanti, che non poteva ormai tardare e che anzi ha già tardato troppo. La malattia infatti, come ho avuto altra volta occasione di far notare su queste colonne, conserva in Italia un tasso di morbosità particolarmente elevato (oltre 6 per 100.000), ma la sua importanza sanitaria e sociale è ben maggiore in quanto queste cifre sono calcolate sull'intera popolazione, mentre i casi di poliomielite sono concentrati sui ragazzi al di sotto dei quattordici anni e più ancora nei bambini al di sotto di cinque. Quando poi si considera la gravità dei postumi, che lasciano questi bambini infelici e spesso incapaci di badare a sè stessi per tutta la vita, ci si rende conto dell'importanza e della serietà del problema e di come sia necessario affrontarlo con tutti i mezzi a disposizione."

Poi spiega perché in Italia la vaccinazione con il SALK non aveva avuto molto successo.

"Questo cattivo risultato è dovuto in parte alle condizioni climatiche che, mentre hanno da un lato ridotto spaventosamente l'efficacia di certe partite di vaccino che sono scadute prima di quanto previsto in base all'esperienza di altri paesi, dall'altro lato hanno favorito la sopravvivenza del virus poliomielitico nell'ambiente; ma soprattutto il cattivo risultato è dovuto al modo caotico e disordinato con cui si è proceduto alla vaccinazione."

Giorgio Cosmacini spiega i fatti nel suo libro "Storia della medicina e della sanità in Italia" così:

"Il "grande passo" non è stato quello compiuto dalla sanità italiana. Nel nostro paese il vaccino antipolio (il Salk) ha fatto la sua comparsa timidamente, tre anni dopo, quando i casi annui di poliomielite erano ancora aumentati: da 4.452 nel 1957 a 8.152 nel 1958. C'è di più: l'andamento ritardatario si protrae ulteriormente poiché la sanità italiana adotta il vaccino antipolio (di Sabin) solo nel 1964 e rende obbligatoria la vaccinazione solo nel 1966. Il ritardo costa all'Italia quasi 10.000 nuovi casi, con più di 1.000 decessi e più di 8.000 paralisi."
Un altro interessante grafico di anti-vaccinisti è il seguente (l'ho trovato su Internet):


Se si confronta questo grafico con quello del libro "Vaccinazioni tra scienza e propaganda" si nota che la freccia che indica l'anno in cui il vaccino antipolio è diventato obbligatorio non si trova nello stesso punto. Però l'anno corrisponde (1966). Ho impiegato un po' a capire l'errore (o il trucco?). Se si controlla la sequenza degli anni si nota che manca il 1953. I dati di quest'anno mancano anche nel grafico stesso. Ci dovrebbe invece essere un importante picco perché nel 1953 sono stati riportati 4995 casi di poliomielite. Ma anche se si considera quest'anno mancante, il grafico, cioè la posizione dell'anno 1966 non torna ancora. Poi ho scoperto che nel grafico manca anche il dato dell'anno 1954, nonostante che nella sequenza degli anni c'è. Così tutto il grafico viene artificialmente spostato e questo spiega perché l'anno in cui il vaccino è diventato obbligatorio si trova nel punto sbagliato. Inoltre nel 1952 il numero dei casi non era ca. 2000 ma quasi 3000 (2708). Quindi 3 errori in un unico grafico che già in partenza è distorto perché - come quello del libro della Benatti - fa credere che le vaccinazioni di massa possono cominciare solo quando c'è l'obbligo e che il vaccino non ha contribuito per niente all'eliminazione della polio dall'Italia.

Questi due esempi danno un'idea di come gli anti-vaccinisti usano - abitualmente - i grafici.

Per concludere questo articolo riporto invece un esempio molto convincente della grande efficacia del vaccino antipolio OPV. Nella Ex-BRD (Germania Ovest) le vaccinazioni di massa con il SABIN sono cominciate nel 1962. Nel Ex-DDR (Germania Est) invece sono cominciate due anni prima (per ingrandire il grafico cliccarci sopra):


lunedì 7 maggio 2012

Vaccini: Cosa hanno fatto? (IV parte)

Dato che continuano a comparire in rete articoli sulla dannosità dei vaccini, basati su dati fasulli e idee strampalate, credo sia il caso di rileggersi questo articolo e tenerlo bene a mente


Apro questa quarta parte con uno studio che sembra arrivare a puntino.
Ricordate il presunto collegamento tra autismo e vaccinazione trivalente MPR (Morbillo, Parotite, Rosolia)?
Per Wakefield l'autismo era collegato direttamente alla vaccinazione antimorbillo, per molti movimenti antivaccinisti la causa dell'autismo è la vaccinazione trivalente contro le tre malattie.
Ho già spiegato che non esiste nessun collegamento provato o evidente tra questi due elementi ma uno studio polacco uscito il primo dicembre (pochi giorni fa dunque) dimostra che i bambini vaccinati con il trivalente hanno meno possibilità di sviluppare autismo. La scienza sa essere più beffarda del peggior cospirazionista in pieno delirio di persecuzione.
Un bel pugno in un occhio per gli antivaccinisti.

Torniamo in argomento.


La mancata conoscenza di un rischio, fa percepire lo stesso come molto distante.


Chi non ha mai (fortunatamente) provato una malattia grave
fatica a capirne la sofferenza che ne deriva e fatica ad immaginarsi malato gravemente.
Questo perchè il ricordo delle malattie contagiose gravi, debilitanti che colpivano familiari, amici e compagni di classe, appartiene ormai al passato. Non è un'immagine abituale che appartiene ai nostri giorni, ai nostri affetti.
Così, se nel secolo scorso era un'esigenza ed una grande conquista sentita da tutti, la possibilità di vaccinarsi per proteggersi da malattie gravissime ed anche mortali, oggi questo è un bisogno diminuito notevolmente. Aumentano così i casi di rifiuto delle vaccinazioni e, peggio, di protesta contro la vaccinazione obbligatoria.
Un individuo che critica i vaccini, se oggi risulta degno di ascolto (ma che poi approfondendo è quasi sempre un ignorante o una persona con interessi personali e quindi in malafede), qualche anno fa sarebbe stato solo un pazzo visionario.

Chi riesce ad immaginare
oggi un bambino malato di difterite o poliomielite? E di vaiolo?
Praticamente nessuno. Anche tra i medici esistono persone che non hanno mai visto in vita loro un malato di poliomielite. La diffidenza nei confronti del vaccino ha quindi terreno fertile.
E' un fenomeno conosciuto: nel 1990 in Piemonte, si verificò un caso mortale di morbillo, molto pubblicizzato dalla stampa locale. Vi fu un incremento eccezionale di richieste di vaccinazione antimorbillosa, quasi un accaparramento, soprattutto da parte di famiglie che avevano precedentemente rifiutato la vaccinazione per i propri figli.
Un fenomeno che ho osservato direttamente anche io. In una comunità che essenzialmente rifiutava la vaccinazione per l'influenza "suina", la comparsa di un caso gravissimo (con pericolo di vita) di uno dei componenti (sani) della comunità ha scatenato il panico aumentando a dismisura la richiesta di vaccinazione fino a raggiungere una copertura praticamente totale. Vedere da vicino i pericoli di una malattia scatena la paura che negli anni proprio il benessere e la medicina avevano sopìto.

Il fatto che i vaccini abbiano sconfitto (in qualche caso
eradicato completamente) gravi malattie e che abbiano salvato milioni di vite umane se non dalla morte almeno da atroci sofferenze è un fatto INDISCUTIBILE ed è in malafede chi cerca di dimostrare il contrario o non lo riconosce.

Malattie che stavano diventando pericolosamente diffuse sono diminuite fino a diventare rare SOLO per merito delle vaccinazioni e malattie che pur non essendo gravi, potevano esporre a complicanze gravissime e letali, sono sopprimibili mediante vaccinazione.


Guardate per esempio questo grafico; sull'asse
verticale sono riportati i casi di poliomielite registrati in Italia, su quello orizzontale (in basso) i vari anni, dal 1939 al 1995, l'inizio della vaccinazione antipolio di massa in Italia è iniziata nel 1962:
Notato il crollo verticale dei casi di polio?

Dal momento della vaccinazione la poliomielite è diminuita in maniera drastica, dal
1963 con 2.830 casi; 1965 con 254; 1966 con 148 e così via sino ad arrivare a ZERO casi a partire dagli anni 80. Mi sembra una dimostrazione palese di efficacia...ma gli "antivaccinisti" ribattono che la sconfitta di malattie come la poliomielite sia dovuta soprattutto ad un miglioramento delle condizioni igieniche e non ai vaccini. L'ultima grande epidemia di polio in Italia è avvenuta nel 1958 con casi di decesso in aumento drastico e quindi non un secolo fa e le condizioni igieniche, soprattutto nelle grandi città, non erano così diverse da quelle di oggi e soprattutto: come poteva un miglioramento delle condizioni igieniche, diminuire di 10 volte in soli due anni, i casi di polio? Ecco un'altra tabella, sulla polio:


Esistono altresì diverse evidenze dell'efficacia delle vaccinazioni contrapposta alla diminuzione del numero di vaccinazioni.

E' bene dire che le drastiche riduzioni di vaccinazioni accadute occasionalmente in varie parti del mondo, sono state causate quasi sempre da allarmi sociali lanciati proprio da disinformazione organizzata. Lo stesso fenomeno che sta accadendo attualmente, soprattutto su internet. Lanciare proclami allarmanti ed infondati, terrorizza la popolazione e le famiglie e le distoglie dall'importanza di una pratica salvavita.
L'impatto degli antivaccinisti sulla salute delle persone è immenso e dannoso ed è stato pure studiato. E' stato visto ad esempio (riguardo la pertosse) che l'incidenza della malattia è da 10 a 100 volte più alto nei paesi con più movimenti antivaccino rispetto a quelli che non hanno antivaccinisti nel loro territorio.

Sono conosciutissime le epidemie causate proprio da campagne di stampa allarmanti e movimenti antivaccino. Queste persone quindi hanno molti decessi nella loro coscienza (immotivati oltretutto).


Questo è un fenomeno che si è ripetuto diverse volte nel mondo.

Negli Stati Uniti ad esempio prima del 1985, anno di introduzione del vaccino contro l'
Hemophilus Influenzae B, si registravano circa 20.000 casi annuali di complicazioni legate a questo virus (soprattutto respiratorie, polmoniti in particolare ma anche meningiti) oggi, con le vaccinazioni, la malattia è praticamente scomparsa (poche decine di casi nell'ultimo anno).

Nel 1988, si registravano
1000 casi di paralisi da poliovirus (il virus della poliomielite) al giorno in tutto il mondo ma la maggioranza nei paesi poveri, fu in quell'anno che l'OMS decise di procedere alla campagna di eradicazione della malattia. L'obiettivo era quello di far scomparire del tutto la malattia dal pianeta Terra, quello che era già successo con il vaiolo.
Nel 2000 i casi giornalieri registrati, sono stati 30.

Tre continenti sono già
totalmente liberi da poliomielite (indigena, cioè non contagiata da individui di altri continenti). L'Europa è stata dichiarata libera da poliomielite nel 2002.
Negli anni '50 interi reparti pediatrici erano destinati interamente al ricovero deigli oltre 10.000 nuovi casi l'anno di paralisi poliomielitica.
L’ultimo caso di poliomielite in Europa è avvenuto il 26 novembre 1998. Questo bambino si chiama Melik Milas. Vive in un piccolo villaggio nella provincia di Agri, in Turchia al confine con l’Iran. Melik aveva 33 mesi quando è stato colpito dalla paralisi da polio Non aveva ricevuto nessuna vaccinazione ed è stato colpito da un poliovirus di tipo 1.
La poliomielite è una malattia terribile di cui ancora oggi ci si ammala:

Questo gli antivaccinisti non ve lo dicono.

Partiamo quindi da un dato che smentisce
pesantemente ogni accusa di "inefficacia" dei vaccini. Con una tabella (riferita ai casi negli U.S.A.) riassumiamo qualche dato: nella prima colonna le varie malattie contagiose, nella seconda colonna l'anno con il massimo numero dei casi ed il numero di malati registrati, nella terza il numero di casi registrati nel 1999 e nell'ultima la riduzione, in percentuale, della malattia.
Come si vede, non si sta parlando di migliaia di casi nel medio evo o di qualche secolo fa, ma di pochi decenni addietro, molti dopo gli anni del dopoguerra, in epoche nelle quali l'igiene personale ed urbana era sovrapponibile a quella odierna. L'efficacia dei vaccini è innegabile.

Qualcuno ha anche sostenuto che la vaccinazione per malattie "
banali" come il morbillo, non sarebbe utile ed esporrebbe i vaccinati ad inutili rischi. Anche qui, rispondono i numeri. In Italia si registravano (dati 1990-99) circa 24.000 casi di morbillo ogni anno (con picchi di 80.000 casi, la variazione così ampia è tipica per le malattie virali epidemiche); nel 1998 è stata attuata una campagna di vaccinazione di massa e si è assistito ad una drastica diminuzione dei nuovi casi di malattia. Il morbillo è una malattia che raramente espone a conseguenze rare, in un caso su 1000 però può dare complicanze di tipo meningo-encefalitico, molto gravi, altamente invalidanti se non mortali. Questo vuol dire che negli anni '90 anni, almeno 240 persone in Italia, hanno avuto una grave complicanza da morbillo. Dal 2000 al 2007 i casi di decesso da morbillo sono calati del 75%.
Un risultato evidente quindi.

Nel mondo, nel periodo 2000-2007 si è passati
da 750.000 decessi da morbillo a 127.000.

Anche questo gli antivaccinisti non lo ricordano mai.

Nel 2003 l'Italia ha lanciato un piano per l'eliminazione del morbillo, ma i tassi di vaccinazione sono rimasti molto più bassi di quanto previsto ed i risultati non sono stati soddisfacenti. La malattia continua ad esistere ed occasionalmente si assiste a focolai epidemici più o meno gravi, come nel caso dell'autunno-estate 2007/2008 che vide esplodere diversi casi di morbillo in diverse regioni italiane.
Dal 1 settembre 2007 al 30 maggio 2008 furono registrati 2079 casi di morbillo (soprattutto nelle regioni del nord), i 91,7% dei contagiati non era vaccinato, si sono registrati 1 caso di encefalite, 3 di trombocitopenia, 22 di polmonite e 27 di otite media. Un paziente è deceduto a causa di una complicanza (era una bambina con un'immunodeficienza).

Stesso discorso sulla presunta "
banalità" di una malattia, lo si legge spesso nel caso del tetano.
Moltissimi casi di tetano (anche mortali) riguardano le persone in età avanzata. Mentre gli antivaccinisti collegano questo dato con la presenza della malattia nonostante la vaccinazione, appare evidente che gli individui più giovani sono invece protetti proprio perchè per la maggiorparte vaccinati. Non solo: gli individui più avanti con l'età, anche se vaccinati, potrebbero aver perso la protezione perchè non hanno effettuato i richiami o hanno lasciato trascorrere troppo tempo dalla vaccinazione. Sono state scritte frasi come: non esiste un caso di persona affetta da tetano con età inferiore a 50 anni. Sono bugie. Le immagini possono risultare pesanti, ma questo è un bambino affetto da tetano (notare il "ghigno" tetanico dovuto a contrazione dei muscoli mandibolari):

E questo è un neonato, notare la completa rigidità del corpo, sintomo principale della malattia che conduce spesso a morte:


Ancora oggi, ci sono bambini che di tetano muoiono. Altro che storie.
Il progresso della medicina che ci consente di vivere meglio e più in salute ci permette anche di ritenerci al sicuro dalle malattie, ci allontana dalla sofferenza. La visione di persone malate viene vista come una "sfortuna", un caso, quando fino a pochi anni fa era del tutto normale ed avere in casa un bambino malato o uno o più casi di morte da malattia contagiosa era la norma.

La
pertosse, è una delle malattie infettive più contagiose e nel 20% dei casi conduce a ricovero ospedaliero. E' causata da un batterio, la Bordetella Pertussis.
Dagli anni '40 esiste un vaccino che conteneva cellule intere del batterio (che esponeva a rischi maggiori) da qualche anno invece è disponibile il vaccino "acellulare" che contiene solo parti del batterio e che quindi ha rischi notevolmente minori.
Oggi il vaccino antipertosse viene somministrato assieme a quelli per altre malattie ed inserito nel cosiddetto vaccino "esavalente" (valido per 6 malattie), con i vaccini per il tetano, la difterite, la poliomielite, l’epatite B e l'Hemophilus I. B.
Leggiamo i casi di pertosse registrati in Italia dal 1996 al 2006 (il 2007 non è un dato definitivo):

Le complicanze polmonari si verificano in un caso ogni 20 ma in più di un caso ogni 10 neonati di età inferiore a 6 mesi. Altra grave complicanza è l’encefalopatia che colpisce da 1 a 2 bambini ogni 1000. La mortalità della pertosse è alta: di 2 decessi ogni 1000 casi, pressoché completamente a carico dei bambini nel primo anno di vita. La causa principale di morte è la polmonite. Dal 1990 la vaccinazione è stata introdotta gradualmente (non è obbligatoria) ed i casi sono diminuiti in maniera simmetrica.
Al contrario, la pertosse è aumentata in corrispondenza dell'attività dei movimenti antivaccinisti e di questo fenomeno esistono dati precisi come nel caso della Svezia che negli anni 60-70 è stata patria di un grosso movimento "naturalista-antivaccinista" che ha lanciato una campagna contro il vaccino per la pertosse: in quegli anni la copertura vaccinale ebbe un decremento fortissimo e contemporaneamente l'incidenza della malattia aumentò in tutta la nazione:

L'intervento dei movimenti contro i vaccini ha causato sempre un aumento dei casi della malattia (in questo caso, nello schema, la pertosse). La zona grigia è quella che considera il periodo di "influenza" dei movimenti anti-vaccino.
In Giappone, anche una semplice sospensione delle vaccinazioni (anche in quel caso dovuto a psicosi di massa) ha causato un picco di malattia (pertosse) che è tornato normale al riprendere delle vaccinazioni, un'altra prova che i vaccini mantengono quello che promettono (la freccia della seguente tabella indica l'interruzione delle vaccinazioni con conseguente picco dei casi e poi ritorno alla normalità con la ripresa delle vaccinazioni con il nuovo vaccino):


Come può essere disattesa quindi una procedura come la vaccinazione che ha portato solo benefìci all'intera umanità?
Ebbene proprio la disinformazione può giocare un ruolo (nefasto) importantissimo.

Prendiamo proprio l'esempio del 1974, in
Giappone: due bambine morirono due giorni dopo la vaccinazione per la pertosse. Non fu riscontrato nulla che collegasse i due decessi alle vaccinazioni ma una campagna di stampa inutilmente allarmante, causò una fobia nella popolazione che evitò la vaccinazione prevista. In due anni infatti, la copertura vaccinale scese dall'85% al 13,6% e nel 1979 il Giappone fu colpito da una terribile epidemia di pertosse che provocò 13.000 casi e 41 morti. Nel 1981, l'epidemia ottenne l'effetto contrario, la corsa alla vaccinazione, con un ritorno immediato alla normale epidemiologia della malattia.
Casi simili sono successi in diversi paesi del mondo, Gran Bretagna, Olanda, Francia e Russia.

Quello russo è
emblematico, nel 1990. Il disfacimento dell'Unione Sovietica comportò una disorganizzazione dei servizi ed un abbandono da parte di larga fascia della popolazione delle vaccinazioni obbligatorie, si passò in breve tempo dagli 800 casi del 1989 agli oltre 50.000 casi di difterite (malattie di cui la maggioranza della popolazione in Italia non ha nemmeno concezione) del 1994, con una mortalità per difterite che ha raggiunto punte anche del 10%. L'epidemia fu vastissima e rischiò di travalicare pure i confini nazionali spargendosi in Europa. La ripresa delle vaccinazioni di massa con l'urgente creazione di contromisure, riuscì ad arginare il fenomeno riportando tutto alla normalità.

La
difterite è una grave malattia contagiosa provocata da un batterio che raggiunge nella malattia non trattata, tassi di mortalità altissimi, del 30-40% fino al 50% in caso di epidemia.
In Italia la vaccinazione è disponibile dal 1929 ed è obbligatoria dal 1939 (da anni è associata a quella antitetanica, obbligatoria dal 1968). La vaccinazione è ormai diffusa in tutto il mondo, anche nelle aree povere. Ecco una tabella con i casi di difterite (colonne azzurre: dati nel mondo) e tasso di vaccinazione (linea blu):

...e questo è quello che è successo in Italia:

E la difterite faceva morire in maniera orrenda, praticamente soffocati.
E' tipico l'edema (una raccolta di liquidi che ingrossavano la zona) delle vie aeree ed ancora più specifica la formazione di una sorta di membrane che letteralmente soffocava i piccoli pazienti. I vecchi medici di famiglia erano costretti a "rompere" queste membrane con un cucchiaio o una spatola tra atroci dolori ed immaginabili sofferenze e tutto questo era normale, chiedetelo agli anziani che lo ricorderanno con orrore. In fondo alla gola di questo bambino si stanno formando le membrane grigiastre della difterite:

Non ci credete? Chiedete pure, morire di difterite, oggi evenienza praticamente impossibile, era un evento assolutamente ordinario.
Sparare a zero contro i vaccini è quindi da veri stupidi!

E riguardo le eventuali
allergie ai vaccini?

Il vaccino è un farmaco e come qualsiasi sostanza può provocare reazioni allergiche, anche gravi, fino allo shock anafilattico. Non è un mistero.

Negli appelli allarmistici la voce "può causare uno shock anafilattico" è usata come un'arma di convincimento, ma il buon senso ed una buona dose di cervello, fanno capire che l'affermazione è fine a se stessa ed inutilmente allarmante poichè TUTTO può causare uno shock anafilattico, dalla puntura d'ape ad un cosmetico. Basti comunque sapere che negli Stati Uniti, su 70 milioni di dosi di vaccino per il morbillo, sono stati registrati 33 casi di reazione allergica grave e qui chiudiamo questo argomento.

Credo a questo punto che le poche basi su cui si poggiano le affermazioni degli antivaccinisti siano davvero
deboli e pretestuose.
I vaccini funzionano, hanno salvato milioni di vite umane, non contengono fantomatiche sostanze avvelenanti e non vaccinarsi espone a rischi molto alti.

Oggi è molto difficile ammalarsi di una delle terribili malattie per cui è prevista una vaccinazione ma questo risultato si è raggiunto grazie alla diffusione dei vaccini.

Chi non si vaccina oggi non è un coraggioso o un ribelle, è semplicemente un "furbetto" che con il suo comportamento affida totalmente agli altri la responsabilità della vaccinazione e così protegge in parte pure se stesso.
Senza considerare che se la decisione di non vaccinare il proprio figlio, conducesse ad una malattia, il rimorso sarebbe terribile.

Nel 2004 una comunità religiosa olandese di protestanti ortodossi ha
rifiutato la vaccinazione contro la rosolia. I dati furono oggetto di uno studio.
Il risultato fu un focolaio epidemico che colpì 387 persone. In seguito la malattia si diffuse anche in Canada poichè la comunità olandese aveva stretti e frequenti rapporti con i loro omologhi americani. Il 97% degli individui contagiati in Olanda e Canada era composto da persone non vaccinate.
Quella epidemia causò il contagio di 32 donne in gravidanza.
Le conseguenze furono:

- 2 casi di morte fetale

- 14 neonati con rosolia congenita.

Di questi neonati:


11 presentarono vari danni tra i quali sordità congenita

6 malformazioni cardiache
3 microcefalia
7 Anomalie neurologiche e deficit cerebrali di vario tipo.
(alcuni dei neonati presentavano più patologie e quindi il totale delle conseguenze è maggiore ai neonati contagiati).
Tutte queste povere vittime, potevano evitare un destino amaro con una semplice iniezione.

I vaccini sono medicine, non caramelle, hanno precise indicazioni, controindicazioni, effetti ed effetti collaterali. Sono tra i farmaci più sperimentati e testati, soprattutto sui soggetti più deboli, i bambini.

Hanno eradicato malattie gravissime, hanno migliorato la qualità di vita nostra e dei nostri figli, ci hanno fatto dimenticare tragedie che erano normali in tutte le famiglie.
Mai
ascoltare chi semina panico ingiustificato o allarmi infondati.


Bibliografia


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- Crovari P, Principi N. "Le vaccinazioni", Pacini Editore 2001.


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- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19532091


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- Ministero della Sanità. Tetano: misure di profilassi. Circolare n. 16 dell’11 novembre 1996.


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- http://www.levaccinazioni.it/Professionisti/FilesUploaded/2002~7~5~12~23~6~7767/195.asp


- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19745214


- Offit PA, Quarles J, Gerber MA et al. Addressing Parents’ Concerns: Do Multiple Vaccines Overwhelm or Weaken the Infant’s Immune System? Pediatrics 2002; 109: 124-129.


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-  http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19710586



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lunedì 16 aprile 2012

Autismo: vaccini colpevoli o innocenti? (II parte)


da Medbunker 

Autismo, vaccini e cure alternative. Cosa hanno in comune? Questa è la seconda parte dell'articolo che lo spiega. La prima parte è qui.
C'eravamo lasciati con un'affermazione di quelle che lasciano a bocca aperta. In realtà gli antivaccinisti non perdono occasione per trovare i più improbabili appigli ai loro allarmismi. Anche che per alcuni di loro l'autismo non esisterebbe in Cina, tanto da non esserci un termine in lingua cinese che identifichi la malattia (esiste, 自闭症 [zì bì zhèng], più o meno il male della solitudine). 

Molti antivaccinisti utilizzano come "smoking gun" della connessione tra vaccini ed autismo (per loro l'autismo è causato dall'accumulo di metalli ed i vaccini contengono derivati del mercurio) il fatto che nella comunità cristiana degli Amish (come ho scritto nella prima parte dell'articolo, gruppo di persone che rifiuta totalmente il progresso e quindi televisione, telefono, elettricità e così via) non si vaccina e di conseguenza non conosce l'autismo.
Sembrerebbe in effetti molto singolare. Ma non è così.

Certamente la comunità Amish ha una sorta di riluttanza a seguire il progresso ma non ha mai rifiutato la medicina. Si servono dei pronto soccorso e delle medicine ogni volta che serve davvero, usano gli antibiotici, si rivolgono agli ospedali e non sono contrari alle vaccinazioni (esistono comunque gruppi che rifiutano qualsiasi aiuto esterno, compresa tutta la medicina, dalla chirurgia alle vaccinazioni, sono i più estremisti, minoranza che arriva anche a rifiutare contatti esterni ed a non tagliare mai i capelli) tanto da vaccinarsi per svariate patologie, anche per l'influenza. In poche parole sono molto meno nevrotici ed ipocondriaci di noi, che al minimo acciacco chiamiamo le pompe funebri ma non sono certo folli. Il tasso di vaccinazione medio delle comunità Amish è esattamente sovrapponibile a quello della popolazione media  mondiale con gruppi che hanno una copertura molto più bassa della media ed altri con valori anche più alti di quelli non Amish. La comunità dell'Illinois (la Old Order) ad esempio conta il 90% di individui vaccinati. Recentemente si è notata una diminuzione della copertura vaccinale delle comunità ed il CDC (organismo di controllo sanitario negli USA) ha avviato una campagna di sensibilizzazione. Questa decisione è stata presa in quanto l'ultimo calo delle percentuali di vaccinazioni tra gli Amish (nel 1991 riguardante la comunità della Pennsylvania, una delle più "rigide") risultò in un dramma. Un'enorme diffusione della rosolia in donne in gravidanza con la nascita di un numero preoccupante di neonati affetti da rosolia congenita (una delle patologie più temibili per un neonato con esisti pesantissimi e quasi sempre drammatici). Per dare dei numeri, dopo l'epidemia il 15% dei neonati Amish di quella comunità risultò positivo alla rosolia.
La storia degli Amish che non si vaccinano quindi è una bufala utile solo a seminare incertezze.

In secondo luogo non è vero nemmeno che gli individui Amish non conoscano l'autismo. Ne sono documentati diversi casi e solo l'estrema chiusura della comunità non permette uno studio più approfondito. Con una ricerca veloce, ne ho trovato uno qui (due bambini) ed un altro qui. Un altro caso del 2006 è descritto qui (e nel quale, guardacaso, è stato identificato un difetto genetico). Ma non sono l'unico ad aver trovato questi casi.
E' lo stesso autore dello "scoop" sugli Amish che non conoscono l'autismo (Dan Olmsted, boss della patetica associazione statunitense Age of Autism) che ne trova sei in un colpo solo e non sono nemmeno vaccinati!
Sembra una farsa ma è tutto vero. Dopo aver parlato con un medico che ha in trattamento ben sei bimbi autistici di una comunità Amish non sa come rivoltare la frittata che egli stesso si è preparato ed ha un'idea: spiega che questi bambini sono autistici perchè intossicati dal mercurio inquinante proveniente da industrie vicine. Ma come, prima sventolava l'assenza di autismo tra gli Amish come prova della pericolosità dei vaccini e quando trova ben sei casi se la prende con le industrie?

Mi sembra chiaro quindi che ci troviamo davanti l'ennesima sciocchezza "certificata". Gli Amish si vaccinano e come tutta la popolazione mondiale hanno casi di autismo nelle loro comunità.
E sapete chi ce lo conferma?
Il dottor Kevin Strauss, pediatra al CSC (Clinic for special Childrens) che si occupa proprio di assistenza a bambini con malattie rare delle comunità Amish: "L'idea che gli Amish non vaccinino i propri figli è falsa. Abbiamo un turno di vaccinazioni a settimana ed è sempre molto impegnato". Strauss ammette che la percentuale di vaccinazione tra gli Amish è più bassa rispetto alla media della popolazione statunitense ma le vaccinazioni si fanno anche tra gli esponenti della comunità e chiunque dica il contrario dice il falso.


E' quindi assolutamente strumentale l'affermazione che tra gli Amish non esistano casi di autismo com'è falso che non esistono vaccinazioni. Portare questa come "prova" di connessione tra vaccinazioni ed autismo è quindi assolutamente fuorviante.
Un'altra delle conclusioni che dovrebbero porre fine definitivamente alla presunta correlazione tra mercurio contenuto nei vaccini ed autismo è l'evidenza che nonostante l'eliminazione di questi composti dai vaccini di tutto il mondo, l'incidenza di autismo è in salita. Il dato è palese, c'è poco da discutere e servirebbe davvero a mettere la parola fine a questa folle idea ma chi ne è convinto non cambia opinione, c'è poco da fare.
Vogliamo vedere assieme qualche dato?
Gli antivaccinisti mostrano spesso una tabella, quella riguardante uno studio californiano nel quale sembrerebbe correlato l'aumento dell'esposizione al mercurio dei vaccini con l'aumento dell'incidenza dell'autismo.

In effetti sembra evidente: aumenta l'esposizione al mercurio ed aumenta l'incidenza dell'autismo. Le statistiche però (e le tabelle) vanno lette bene e questa, presentata così come fanno gli antivaccinisti, è solo una trappola.
La tabella non è falsa nè manipolata ma ha molti punti deboli. Lo studio non è rigoroso e quell'aumento dell'incidenza dell'autismo è "forzatamente" collegato al mercurio nei vaccini, non vengono analizzati altri fattori e soprattutto nessuno vi mostrerà mai quello che è successo DOPO la rimozione del Thimerosal dai vaccini.
Lo ha studiato un medico californiano Robert Schechter



L'incidenza di autismo aumenta continuamente. Aumenta nonostante ormai da anni il Thimerosal non è più contenuto nei vaccini pediatrici degli USA. Antivaccinisti quindi beccati a bluffare e smentiti.
E' del 1999 la direttiva che prevedeva di eliminare il mercurio dai vaccini negli Stati Uniti e dal 2001 non esiste traccia di mercurio nei vaccini statunitensi (tranne in quello antiepatite, del quale ancora esistono lotti con Thimerosal): nonostante questo dal 2001 in poi (ed oggi continua questo trend) non si è assistito a nessuna diminuzione dell'incidenza di autismo ma ad un continuo aumento.
E negli altri stati? Stessa situazione.
Per esempio quella svedese che già dal 1979 ha iniziato a diminuire l'esposizione al Thimerosal dei bambini da vaccinare. Il governo sanitario svedese ha allora fornito i dati riguardanti proprio le quantità di Thimerosal alle quali erano stati esposti i bambini dai 2 ai 10 anni (dal 1980 al 1996) ed una ricerca scientifica (non rigorosissima, ma indicativa) li ha paragonati ai dati sull'incidenza dell'autismo, sempre in Svezia in quegli anni:




Diminuisce l'esposizione al mercurio dei vaccini mentre aumenta l'incidenza di autismo.
Ma vediamo i dati in Danimarca (dal 1981 al 2000) succede la stessa cosa, casi di autismo in aumento costante quando il Thiomersal veniva utilizzato nei vaccini, casi sempre in aumento da quando il Thiomersal non è più utilizzato:



Lo studio che ha realizzato questi grafici era nato proprio per controllare se l'evenienza che il mercurio dei vaccini potesse causare l'autismo avesse una plausibilità, anche in seguito all'osservazione dei dati californiani, quelli della prima tabella. Come per lo studio californiano anche quello svedese è "debole" non scientificamente irreprensibile ma dimostrativo e serve per far capire che i dati non vanno assolutamente nella direzione che pubblicizzano gli antivaccinisti.
Ma se l'evidenza dimostra inequivocabilmente che tra vaccino ed autismo non c'è nessuna correlazione lo stesso mostrano gli studi scientifici realizzati in tutto il mondo.

Non esiste una sola prova che colleghi in maniera credibile l'autismo ai vaccini
.

In Finlandia è stato realizzato uno
studio su 14 anni di vaccinazione antimorbillosa (3 milioni di dosi!) che ha concluso inequivocabilmente nello stesso modo di tutti gli altri studi: nessun caso di autismo.
Alla stessa conclusione di tutti gli altri studi è giunta la ricerca svedese di Madsen, nel 2003: nessuna correlazione tra vaccini contenenti Thimerosal ed aumento dei casi di autismo. L'intero studio è qui e quella che segue è la tabella che schematizza i risultati dell'indagine:

Come si vede nella tabella, nel 1992 fu interrotta la somministrazione di vaccini contenenti Thimerosal (è la linea verticale) ma i casi aumentano esponenzialmente, per tutte le classi d'età esaminate. Nonostante non sembrano servire altre prove per smentire questo nesso, le ricerche continuano.

Per tutta questa mole infinita di studi che negano che il mercurio dei vaccini (in particolare quello MMR, trivalente, è da questo che è iniziata la fobia) ha tirato le somme la
revisione della Cochrane (è un centro di studi scientifici e statistici indipendente che effettua periodiche revisioni degli studi esistenti su un argomento) che ha concluso con ampio margine di certezza che non vi sono prove di un nesso tra autismo (ed altre malattie) e vaccini (MMR, nel caso specifico).

Ma a chi grida al complotto non basterà mai
nulla. Nessuno studio, nessuna dimostrazione, nessuna evidenza: sono convinti e lo rimarranno.
Nemmeno l'ultimo ed attesissimo studio sull'argomento che presto sarà pubblicato su Pediatrics, rivista scientifica di punta: nessun collegamento tra l'esposizione a vaccini contenenti Thimerosal in epoca prenatale ed infantile ed autismo, disturbi dello spettro autistico e regressione autistica. Un risultato eclatante che serve a chi cerca informazioni reali e ponderate.
Non a chi crede per fede.
Per questo motivo è praticamente inutile tentare una discussione con i più plagiati, quando smonterete le loro convinzioni una ad una: prima divagheranno, poi faranno appello a  valutazioni soggettive e quando chiederete dati certi cominceranno ad attaccarvi arrivando pure all'insulto ed alle minacce, come se debbano proteggere un credo dagli attacchi esterni (gli insulti e le minacce che ho ricevuto questa settimana dopo la pubblicazione del primo articolo sull'autismo hanno superato tutte quelle che ho ricevuto in due anni di blog, incredibile).

Eppure basterebbe poco. Se queste persone puntassero alla salute dei propri cari approfondirebbero senza sosta invece di fermarsi alle stupidaggini dei catastrofisti o creare dei gruppi che fanno tifo da stadio. Si assiste spesso anche a "
lotte intestine" assurde: chi sostiene che il mercurio sia causa dell'autismo si divide in sottogruppi, coloro che puntano il dito sul mercurio dei vaccini e coloro che lo fanno con il mercurio delle amalgame dentali ed ognuno di questi si divide ancora, in una miriade di "correnti" inutili, senza scopo e che servono solo a chi da tutto questo ci guadagna (soldi).

Conosco personalmente alcune coppie con un figlio autistico, quella convinta della validità del teorema dei vaccini ha una barriera indistruttibile contro ogni "
invasione" esterna che metta in dubbio le proprie convinzioni.
Una di queste coppie venne da me (alla fine del 2005) per una visita alla figlia autistica che aveva importanti irregolarità del ciclo mestruale a 19 anni. Ero ancora completamente estraneo agli argomenti complottistici ed alternativi, dei quali avevo solo un'idea generale e quindi questo tipo di comportamenti mi risultavano sorprendenti.
La ragazza entrò in silenzio, aveva un'aspetto fisico normale, certamente molto magra ma senza particolari segni di disagio e non disse una parola, per lei parlavano i genitori che la introdussero come una "ragazza malata con gravissimi problemi psicologici" e già questo approccio mi colpì molto. Nell'immediato mi chiesi: sembra una ragazza normale, se i genitori la definiscono pubblicamente come "gravemente malata" non l'aiutano di certo.

Lei era come detto particolarmente
magra e quando chiesi se la sua dieta fosse adeguata all'età mi risposero che per motivi terapeutici la ragazza seguiva una dieta particolare. Mi elencarono una serie di alimenti che lei non poteva assumere (secondo questa dieta che era stata prescritta da un medico antivaccinista, venni a sapere poi). Talmente lunga la lista degli alimenti proibiti (dal pane alla pasta, il latte, carni rosse, pesce, dolci, zucchero, glutine e tutto ciò che conteneva questi alimenti) che chiesi spontaneamente cosa avesse mangiato il giorno prima: un insalata e due pomodori con un po' di sale (in realtà non ricordo esattamente gli alimenti ma corrispondevano ad una cosa del genere). Ma era stato uno strappo alla regola in quanto i pomodori non erano "biologici" e quindi non dovevano essere somministrati.

Chiesi allora se questa dieta (che seguivano da 4 anni) aveva dato dei benefici:
tantissimi a loro dire.

Proseguendo con la mia visita mi concentrai sul problema ginecologico ed arrivai alla conclusione che fosse comunque legato a
malnutrizione.
Il problema autistico invece non era per nulla molto grave anzi, lasciava prevedere larghissimi margini di miglioramento: questo dicevano tutti i pareri di chi l'aveva vista tranne uno, il medico antivaccinista che le propose la dieta ferrea ed una terapia a base di estratti non meglio precisati. Per lui la ragazza era grave, la sua "malattia" era causata da intossicazione da metalli pesanti causata dalle vaccinazioni (diagnosticata con un esame delle urine) e solo una particolare terapia (da lui prescritta) avrebbe migliorato il suo stato.

Invitai questi genitori a rivedere le loro posizioni, a diminuire almeno le ristrettezze della dieta ma
rifiutarono, dissero che era molto più importante la salute della loro figlia piuttosto che il ciclo mestruale.
Cercai di far capire che oltre al problema ginecologico quello stato era molto pericoloso per la salute fisica e psichica della ragazza che era vistosamente debole e sofferente. Lei continuava a non parlare, sembrava annoiata ma le espressioni del volto dell'individuo autistico non sono sempre comprensibili ed ebbi difficoltà a comprenderne i pensieri. I genitori furono irremovibili, anzi dissero che "noi dottori diciamo sempre la stessa cosa" e cominciarono a mostrarsi infastiditi dalle mie insistenze.
Consigliai allora di rivolgersi ad un centro di riabilitazione che avrebbe seguito la ragazza da tutti i punti di vista, psicomotorio ma anche dietologico e medico se necessario, almeno una prova, se fosse andata bene avrebbero continuato. Cercai di strappare la promessa di farla seguire dal centro e mi dissero che avrebbero fatto un tentativo anche se non li vidi proprio entusiasti.

Rividi la ragazza dopo due anni circa.

Appariva migliorata, sicuramente dal punto di vista fisico, stavolta era senza genitori e con il suo ragazzo di allora.
Il ciclo si era sistemato perchè aveva seguito di nascosto dai genitori il mio consiglio: mangiare meglio ed un po' di tutto su consiglio e programma del centro che avevo indicato (centro pubblico dell'USL dove lavoravo).
Era arrivata ad un peso forma accettabile.
Migliorò
tantissimo i sintomi dell'autismo (così scrissero in una relazione i medici del centro e così appariva durante il nostro incontro), quelli ginecologici e trovò pure un fidanzato. Presto inoltre avrebbe conseguito il diploma di infermiera professionale.
Mi disse poco in effetti era imbarazzata, ma la ritrovai rinata e tanto mi bastò per esserne contento.
I suoi genitori li ho rivisti da poco ma non mi hanno nemmeno salutato, probabilmente non si ricordavano di me e va bene così.

Tra le varie falsità messe in giro da chi rema contro la scienza c'è quella che l'autismo avrebbe gli stessi sintomi dell'
intossicazione da mercurio e questa sarebbe un'ulteriore prova della connessione tra i vaccini e la malattia. Spendo poche parole perchè i sintomi delle due condizioni sono assolutamente differenti e basterebbe chiedere ad un neurologo per confermarlo.
C'è da ricordare poi che il mercurio contenuto nei vaccini non ha nulla a che vedere con il mercurio che provoca intossicazioni acute. E' un suo derivato che si metabolizza molto più velocemente, che viene espulso in poche ore e che anche in quantità migliaia di volte maggiori di quelle contenute nei vaccini non ha mai provocato danni nemmeno fetali e nemmeno lievi.
Parlare di mercurio nei vaccini come del composto tossico che tutti conosciamo è fondamentalmente scorretto. Sarebbe come discutere del pericolo dell'idrogeno per sostenere la tossicità dell'acqua.
Altro particolare che molti ignorano è che la forma davvero pericolosa del mercurio (che ripeto non è quella contenuta nei vaccini) è presente non solo in tutto l'ambiente che ci circonda ma anche negli alimenti che mangiamo. Un esempio per tutti è il pesce. Più la specie ittica è in alto nella catena alimentare più è alto il suo contenuto in mercurio (di quello davvero tossico e soprattutto velenoso per accumulo), tanto che una dieta a base di solo pesce è sconsigliata per l'alto rischio di tossicità. Oggi non esiste pesce fresco o conservato che non contenga mercurio. Qualcuno ha per caso imbastito battaglie o manifestazioni per il bando del pesce dalle nostre tavole?
E se io affermassi che potrebbe essere il mercurio ingerito durante la gravidanza con la normale alimentazione a causare l'autismo nei bambini? Direi qualcosa di totalmente campato in aria?
No. Probabilmente molto più credibile della teoria dei vaccini, sarebbe sempre da dimostrare e soprattutto da studiare perchè non tutti i neonati rimarrebbero danneggiati dall'alimentazione. Se puntassi sull'inquinamento? Lo trovate un argomento implausibile? Perchè oggi i nostri neonati sono "immersi" nelle sostanze tossiche, quotidianamente, continuamente, è da dimostrare ma non mi sembra che la possibilità che l'inquinamento atmosferico possa causare una patologia sia assolutamente da scartare. Le due teorie sono infatti studiate da tempo. Riflettete perchè certa gente però batte sempre e solo sui vaccini.

Qualcuno mi ha scritto che la mia "difesa" dei vaccini è troppo
di parte. Se una persona riceve vaccini o no, io non perdo e non guadagno nemmeno un euro. Ma ci tengo a far notare che non mi baso su "idee" personali o intuizioni di fantasia ma su dati che io, per dovere di medico devo conoscere e studiare. Lascio poi intuire a chi legge il mio "dovere" di padre, visto che anche io ho un figlio e che se avessi avuto dubbi sulle vaccinazioni non lo avrei certo sottoposto a quelle obbligatorie (più quella per il meningococco) come è successo. Quello che scrivo qui dunque, è quello che penso e pratico nella mia vita. Se escludo ogni possibilità che i vaccini possano causare l'autismo in qualsiasi modo? Assolutamente no, sarebbe in contrasto al mio essere uomo di scienza ma anche al buon senso, ma fino ad oggi ho tantissime prove schiaccianti contro e nessuna prova nemmeno opinabile a favore del nesso autismo-vaccini.

Anche nel mio caso quindi il complotto è poco credibile a meno di immaginare che gli "uomini in nero" siano riusciti a farsi volere più bene di quanto ne voglia a mio figlio.


Quanto detto sopra di personale spero serva a dare una scossa a chi sta vivendo il sonno della ragione. Se non volete vaccinare i vostri figli e siete informati e convinti delle vostre idee, non fatelo. Ma diffidate, e ve lo dico con tutto il cuore, da chi vi propone idee distorte e false: non sono persone che si basano su riscontri reali ma hanno avuto un'idea mai dimostrata e l'hanno resa pubblica, sono degli
avvoltoi, garantito.

Possiamo cominciare quindi a tracciare dei punti fermi. La scienza esclude la correlazione tra autismo e vaccini. Esiste chi invece sostiene il contrario.

Bene.
Chi lo pensa e vuole dimostrarlo agli altri porti dei dati forti, ineccepibili e inequivocabili, se la correlazione è così evidente non dovrebbe essere difficile, altrimenti taccia.
Chi è indeciso o dubbioso si informi pure da queste "fonti dissenzienti" e chieda prove, studi, dati fermi, non "copia-incolla" o supposizioni o strani calcoli e giri di parole, chieda dati chiari ed evidenti.
Nessuno (nemmeno la scienza) può fornire una certezza al 100% ma la scienza almeno ci offre delle possibilità di documentazione e riflessione, la pseudoscienza nemmeno quello, pretende di essere creduta per fede.

Mi auguro proprio questo, che chi ha a cuore la salute di una persona cara e quindi preferisce
approfondire per comprendere, non cada nelle grinfie di falsi profeti ma faccia un cammino libero da pregiudizi e che tende a scoprire come stanno davvero le cose e non a trovare per forza un colpevole del loro problema.
Solo così si andrà tutti con lo stesso interesse nella stessa direzione.

Il prossimo articolo parlerà dei trattamenti alternativi e pseudoscientifici dell'autismo e di come questi non solo non diano risultati ma diventano anche un pericolo per la salute di chi li usa.


Alla prossima.