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venerdì 12 aprile 2013

Ultima spallata alla Costituzione

di Tonino D'Orazio

Il presidenzialismo, o, per meglio intorbidire le acque, il semi-presidenzialismo, sempre alla francese. Un presidente “semi”, la solita mediazione italiana affinché non sia mai qualcosa di chiaro.
Siamo già riusciti a fare sì che i due rami del parlamento si annullino e per far funzionare un esecutivo, il governo, ci debbano essere le peggiori amalgami ideali e politiche. La mercificazione degli interessi o lo stallo.
Che si possa far svolgere una funzione diversa al ramo Senato non è una cosa indecente, anzi, purché le funzioni siano chiare. Mettersi d’accordo su questo, però, mi sembra difficile, e tutti i fallimenti delle commissioni bicamerali sono presenti alla nostra memoria. Più facile trovare un presidente che comandi su tutti. I collegi elettorali? O a uno o all’altro.
Quello che rimane preoccupante è la fase finale del programma fascista della loggia massonica della P2 di Gelli ormai in atto e riuscito con un forte sgretolamento della Costituzione. Dopo aver impostato una cultura non partecipativa ma sempre più di vertice, di capi, gli unici che possono velocizzare le decisioni e abbiano potere di far funzionare le cose, i commissari, il necessario leader altrimenti non si “va avanti”, siamo arrivati ai tecnici, imposti dal presidente, che possono rimpiazzare gli esecutivi parlamentari. Siamo già di fatto in un ambiguo presidenzialismo, e la terminologia strombazzata “governo del presidente”, “governo di scopo” già non inquieta più nessuno.
Lo stesso sistema elettorale non fa che propugnare un leader, in un falso democratico e costituzionale clamoroso perché addirittura già designato elettoralmente capo dell’esecutivo, a cui il parlamento dovrà per forza affidare il governo.
Anzi il sistema parte già all’interno dei partiti i quali propugnano un capo, o un leader, o un segretario magari eletto in primarie “private”, perché di partito, che potrà, dovrà, diventare capo del governo. Notate che anche la parola “Presidente del Consiglio” sta scomparendo nella dizione quotidiana di alcuni giornali, sostituita da “capo del governo”. Tutto il potere a uno di triste memoria. E’ una nozione culturale proprietaria. Come il “capo dello stato” e non il presidente della repubblica. E’ la difficile posizione di Bersani. Ha vinto le sue primarie per governare il paese, e pur non avendo vinto le vere elezioni repubblicane, il parlamento non glielo vuol riconoscere e il presidente nicchia e ciurla perché in testa non ha altro che l’inciucio e il disastro (negato) della “continuità” prima di andare via.
In seguito a questo concetto gli stessi cittadini sono costretti a votare per uomini o donne decisi, o mediati, dal leader. La metà della nostra Costituzione può considerarsi espropriata, in nome di una efficienza che non ha funzionato.
Ormai i tempi sono maturi per inserire questo concetto di “capo” in Costituzione, e tutti i leader si adoperano a mettere fra le varie urgenze tutte le “riforme” possibili per sgretolarla definitivamente. In questo c’è anche un asse tra Pdl e Pd a definire la nostra Costituzione “obsoleta”, propugnando non solo la trasformazione degli aggiustamenti per un migliore funzionamento dello stato, pur necessario, ma anche sui valori e gli ideali in essa contenuti. Non dimentichiamo che i neofascisti, i banchieri e gli industriali, hanno governato il paese in questi ultimi vent’anni. Con il fiscal compact, che mette a disposizione di paesi terzi la nostra economia e autonomia, anche parlamentare, non hanno esitato minimamente ad inserirlo in Costituzione. La modifica è tale che sembra che nessun referendum possa ormai cancellarla, a meno di uscire dall’euro facendola così decadere di fatto. Anzi la “modifica della Costituzione”, senza entrare nei dettagli perché si vedrà dopo “cosa fare”, rientra in un eventuale patto di governo Pdl-Pd voluto dal piduista Berlusconi. Si può anche presupporre una cessione di autonomia del nostro paese, in parte, ma solo verso organismi europei federali e parlamentari con poteri effettivi di armonizzazione fra gli stati dell’Unione. Non verso plenipotenziari tecnocrati, gente che nessuno ha eletto. Grazie presidente garante! Si goda le sue tre o quattro pensioni, abbia la decenza di non percepire ulteriori emolumenti come senatore a vita e speri che la storia non scavi troppo nel suo settennato.
Se l’Europa di oggi è fondata solo sull’euro e sul massacro del sociale e dei lavoratori, essa non merita un interesso storico nella costruzione degli stati uniti d’Europa. L’euro poteva rappresentare una parte non indifferente, ma secondaria e non di preminenza assoluta. L’Europa oggi rappresenta per molti popoli, eccetto per i ricchi che comunque hanno trasferito tutti le loro ricchezze altrove, sempre più il nemico. Bel risultato! Non vale la pena costruire questo tipo di Europa che ci stanno somministrando forzosamente e si deve ritenere giusta l’ipotesi di uscire da questo sgorbio storico che dal trattato puramente mercantile di Lisbona ci ha fatto già perdere vent’anni e forse pure mezzo secolo. Bisogna ricominciare da tre, anche sulle macerie, se si hanno altri ideali. Bisogna ricominciare dal concetto di comunità, termine molto simile a solidarietà. Qualunque referendum tendente a farci uscire dalla gabbia costruita intorno a noi viene definito eversivo. Sono riusciti a non farlo fare alla Grecia, ma vedrete, non per molto. Per l’Italia proprio di questo eventuale referendum si è preoccupato l’altro giorno l’ambasciatore tedesco in Italia chiedendone ragione in un incontro specifico, (richiesto e con apprensione), ai capigruppo parlamentari del Movimento Cinque Stelle, che tra l’altro non lo hanno affatto rassicurato. Anzi hanno ribadito che verrà chiesto il parere al popolo perché è anche un problema di democrazia. E’ la dimostrazione che non tutto può essere delegato e quando questa rappresentanza non è condivisa si torni al popolo. A meno di considerarlo sempre scemo, impaurito e incapace.


giovedì 17 gennaio 2013

Imposimato: "A distanza di oltre 40 anni esiste ancora il pericolo che Piazza Fontana possa ripetersi"

di Michael Pontrelli da notizie.tiscali.it

La strage di Piazza Fontana, avvenuta nel dicembre del 1969, viene considerata da molti storici l’inizio della cosiddetta “strategia della tensione” ovvero uno dei peggiori attacchi subiti dalle istituzioni democratiche del nostro Paese nel dopoguerra. A distanza di tanti anni molti degli interrogativi dell’attentato restano ancora senza risposta e questo alimenta il lavoro incessante di tanti ricercatori che vogliono fare luce su uno dei più importanti “buchi neri” della storia recente italiana. Uno di questi ricercatori è Ferdinando Imposimato, avvocato penalista, magistrato e presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione. Imposimato ha studiato per anni documenti inediti della strage di Piazza Fontana e di tanti altri terribili eccidi culminati nel 1992 con l’assassinio dei giudici Falcone e Borsellino. Questo imponente lavoro di ricerca è stato raccolto nel libro “La Repubblica delle stragi impunite”, pubblicato da Newton Compton Editori. Abbiamo sentito Imposimato per fare il punto, nel giorno dell’anniversario, su quanto accaduto davvero a Milano quel freddo 12 dicembre di 43 anni fa. 
Presidente, perché la strage di Piazza Fontana è un evento che non deve essere dimenticato dall'opinione pubblica e dalle nuove generazioni? 
"Perchè l’eccidio di Piazza Fontana, in cui morirono donne e bambini, fu 'la madre di tutte le stragi'. Negli anni seguenti l'Italia sprofondò in un mare di illegalità, corruzione, terrorismo e criminalità organizzata in cui fare giustizia e ripristinare l'imperio della legge divenne praticamente impossibile".  
A distanza di oltre quaranta anni esiste finalmente una verità su come sono andate le cose e sulle responsabilità dell'attentato? 
"In primo luogo è emersa l'assoluta estraneità degli anarchici, coinvolti ingiustamente come capri espiatori, dai veri autori e mandanti. Essi furono le vittime sacrificali di un progetto persecutorio, contro soggetti privi di qualunque possibilità di difesa, compreso Giangiacomo Feltrinelli, vittima di una diabolica macchinazione. Persino la Cassazione , nel 2005, riconobbe che esecutori e organizzatori di Piazza Fontana erano stati terroristi di Ordine Nuovo e bollò come errate le decisioni assolutorie della stessa Suprema Corte prese in precedenza. I terroristi di Ordine nuovo furono manovrati da CIA, servizi segreti italiani, affari riservati, Stay Behind-Gladio e logge massoniche. L'esplosivo per Piazza Fontana fu fornito dai servizi americani, come riconobbero il generale Maletti e Francesco Cossiga nelle sue memorie. A fare da collante furono P2 e massoneria italo americana, legata a Cosa Nostra. Un ruolo cruciale fu svolto anche da Licio Gelli, raccordo tra politici, mafiosi, terroristi e Cia dall'Excelsior di Roma. Nell'alleanza di militari e civili, Gelli infiltrò i gangli vitali dello Stato, diventando il dominus degli apparati di sicurezza, parte integrante dell'alleanza eversiva, che assicurava le coperture a Ordine Nuovo. Beneficiario principale di Piazza Fontana fu la destra DC, come riconobbe Moro nel memoriale dalla prigione". Nel suo libro “La Repubblica delle stragi impunite” ha scritto che esiste un filo che lega tutti gli eventi drammatici che hanno caratterizzato la storia italiana recente, da Piazza Fontana fino all'assassinio di Falcone e Borsellino. Di che legame si tratta? "L'aspetto più importante da mettere in evidenza è che la strategia eversiva comprende tutte le stragi commesse in Italia dal 1969 ad oggi. Dietro tutti questi eventi c'è un unico grande regista, un soggetto occulto chiamato StayBehind-Gladio. Evocato spesso a sproposito, più spesso ignorato nei dibattiti degli storici, era per la Commissione Gualtieri un'organizzazione afflitta da 'illegittimità costituzionale progressiva', sotto il controllo del governo americano. Dipendeva dalla CIA e gestì il SIFAR , il Sid e il Sismi.. La CIA era organo di Governo degli Stati Uniti che ne approvava tutte le iniziative tramite l'ambasciatore a Roma. SB-Gladio riuscì a bloccare tutte le inchieste giudiziarie offrendo come colpevoli persone del tutto estranee alle stragi. Servì gli interessi di politici DC. Questa entità fruì della massima protezione istituzionale, riuscendo a crescere ed espandersi e sopravvivendo a ogni reazione dello Stato legale. Coloro che tentarono di conoscerla e rivelarne la struttura furono spietatamente assassinati. Tra le sue vittime furono Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa, La Torre, Mattarella. Ma l'elenco di chi è morto a causa di StayBehind è interminabile. Non solo uomini delle forze dell'ordine e magistrati ma anche un grande statista come Aldo Moro e centinaia di cittadini, lavoratori donne e bambini, che ancora oggi attendono giustizia. Di questa struttura clandestina, spesso salvata dal segreto di Stato opposto da chi aveva interesse a coprire se stesso, facevano parte organicamente Cosa Nostra, terroristi neri, imprese economiche, servizi segreti e massoneria, manovrati dalla CIA. A fare da collante fu la Loggia P2 infiltrata in ogni organismo dello Stato e nelle alte sfere del potere".  
Pensa che l'epoca dello stragismo sia definitivamente tramontata per il nostro Paese o ritiene che sia ancora un pericolo esistente? 
"La struttura politico militare che ha commesso le stragi da Piazza Fontana a via D'Amelio è intatta ed anzi si è rafforzata. E dunque il pericolo del ripetersi di stragi come strumento di lotta politica esiste ed è grave. Dietro c'è come sempre l'ombra sinistra della politica e dei poteri economici e finanziari, quelli che fanno capo a gruppi insospettabili con la testa fuori dall'Italia. Il dubbio atroce è che la strategia delle stragi si estenda fino alla strage di Brindisi del 2012, alla scuola Morvillo Falcone, ove fanciulle ignare e piene di speranza sono state distrutte senza sapere perchè e da chi, in oltraggio alla memoria di due martiri Falcone e Morvillo. Non fu follia né mafia né anarchia.. Il mostro è ancora in agguato. Una storia all'insegna del più spietato machiavellismo. Una storia tragica che rischia di ripetersi". 
La profonda crisi economica e sociale in corso può riportare l'Italia ai drammatici anni Sessanta e Settanta ? "I sacrifici imposti agli operai alle famiglie dei senza reddito e senza casa, ai pensionati e ai giovani sono ormai insostenibili. Le ingiustizie sociali sono cresciute. I privilegi dei politici , dei finanzieri e dei capitalisti sono rimasti intatti. Se il declino non verrà interrotto vi è il pericolo di una rivolta sociale da parte di lavoratori, studenti e disoccupati con episodi di violenza e forse di terrorismo che saranno strumentalizzati da chi vuole imporre la più dura delle repressioni e un governo forte che tenderà a demolire la Costituzione. Ma guai a imboccare la strada suicida del terrorismo e della violenza. Bisogna usare le armi della protesta civile, della opposizione democratica, non esistono scorciatoie, a meno di non volere fare il gioco dei responsabili di questa situazione. Il pericolo non è solo nella possibile ripresa del terrorismo rosso e nero ma nella sua strumentalizzazione da parte dei poteri occulti, come è già avvenuto nel recente passato. La previsione sulle conseguenze della gravissima crisi va fatta rivolgendo uno sguardo al passato, agli anni Sessanta/Settanta, e alla strategia delle stragi. Ma anche al presente". 
Da decenni ormai in Italia esiste una relazione molto stretta tra politica e malaffare. Cosa fare per uscire da questo circolo vizioso? 
"In effetti questo è il periodo più buio della storia d''Italia, con una classe politica corrotta e incapace di governare e una giustizia che non riesce a colpire i responsabili delle stragi e dei fenomeni degenerativi criminali più pericolosi che riguardano Cosa Nostra, la corruzione diffusa, l'evasione fiscale e l'aggressione all'ambiente. La sola via di uscita è il rinnovamento totale della classe politica".  
Durante gli anni del governo Berlusconi lo scontro tra politica e magistratura è stato molto aspro. Esiste un problema di equilibrio fra i poteri? 
"Si tratta di un falso problema. Lo scontro è avvenuto tra i politici e la legge, da loro ripetutamente violata, per via dei dilaganti episodi di corruzione, malaffare, concussione, abuso in atti di ufficio, sperpero del pubblico denaro, evasione fiscale, collusioni con la criminalità organizzata, abusi sessuali su minori, induzione alla prostituzione. Tutto questo con la copertura di leggi ad personam e di amnistie camuffate da riforme garantiste, dirette invece a tutela dei poteri forti, quale la legge contro la corruzione che ha ridotto la pena per la concussione fraudolenta e ha omesso di punire il falso in bilancio, reato strumentale alla corruzione, e il conflitto di interessi, che è stato depenalizzato. La magistratura ha solo cercato di applicare la legge, come imposto dalla Costituzione, reprimendo, come era suo dovere, fenomeni criminali gravissimi commessi dai politici. Nessuno scontro politica-magistratura. Lo scontro è stato ed è tra giustizia e corruzione, e noi siamo schierati a favore della giustizia".