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giovedì 17 gennaio 2013

Imposimato: "A distanza di oltre 40 anni esiste ancora il pericolo che Piazza Fontana possa ripetersi"

di Michael Pontrelli da notizie.tiscali.it

La strage di Piazza Fontana, avvenuta nel dicembre del 1969, viene considerata da molti storici l’inizio della cosiddetta “strategia della tensione” ovvero uno dei peggiori attacchi subiti dalle istituzioni democratiche del nostro Paese nel dopoguerra. A distanza di tanti anni molti degli interrogativi dell’attentato restano ancora senza risposta e questo alimenta il lavoro incessante di tanti ricercatori che vogliono fare luce su uno dei più importanti “buchi neri” della storia recente italiana. Uno di questi ricercatori è Ferdinando Imposimato, avvocato penalista, magistrato e presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione. Imposimato ha studiato per anni documenti inediti della strage di Piazza Fontana e di tanti altri terribili eccidi culminati nel 1992 con l’assassinio dei giudici Falcone e Borsellino. Questo imponente lavoro di ricerca è stato raccolto nel libro “La Repubblica delle stragi impunite”, pubblicato da Newton Compton Editori. Abbiamo sentito Imposimato per fare il punto, nel giorno dell’anniversario, su quanto accaduto davvero a Milano quel freddo 12 dicembre di 43 anni fa. 
Presidente, perché la strage di Piazza Fontana è un evento che non deve essere dimenticato dall'opinione pubblica e dalle nuove generazioni? 
"Perchè l’eccidio di Piazza Fontana, in cui morirono donne e bambini, fu 'la madre di tutte le stragi'. Negli anni seguenti l'Italia sprofondò in un mare di illegalità, corruzione, terrorismo e criminalità organizzata in cui fare giustizia e ripristinare l'imperio della legge divenne praticamente impossibile".  
A distanza di oltre quaranta anni esiste finalmente una verità su come sono andate le cose e sulle responsabilità dell'attentato? 
"In primo luogo è emersa l'assoluta estraneità degli anarchici, coinvolti ingiustamente come capri espiatori, dai veri autori e mandanti. Essi furono le vittime sacrificali di un progetto persecutorio, contro soggetti privi di qualunque possibilità di difesa, compreso Giangiacomo Feltrinelli, vittima di una diabolica macchinazione. Persino la Cassazione , nel 2005, riconobbe che esecutori e organizzatori di Piazza Fontana erano stati terroristi di Ordine Nuovo e bollò come errate le decisioni assolutorie della stessa Suprema Corte prese in precedenza. I terroristi di Ordine nuovo furono manovrati da CIA, servizi segreti italiani, affari riservati, Stay Behind-Gladio e logge massoniche. L'esplosivo per Piazza Fontana fu fornito dai servizi americani, come riconobbero il generale Maletti e Francesco Cossiga nelle sue memorie. A fare da collante furono P2 e massoneria italo americana, legata a Cosa Nostra. Un ruolo cruciale fu svolto anche da Licio Gelli, raccordo tra politici, mafiosi, terroristi e Cia dall'Excelsior di Roma. Nell'alleanza di militari e civili, Gelli infiltrò i gangli vitali dello Stato, diventando il dominus degli apparati di sicurezza, parte integrante dell'alleanza eversiva, che assicurava le coperture a Ordine Nuovo. Beneficiario principale di Piazza Fontana fu la destra DC, come riconobbe Moro nel memoriale dalla prigione". Nel suo libro “La Repubblica delle stragi impunite” ha scritto che esiste un filo che lega tutti gli eventi drammatici che hanno caratterizzato la storia italiana recente, da Piazza Fontana fino all'assassinio di Falcone e Borsellino. Di che legame si tratta? "L'aspetto più importante da mettere in evidenza è che la strategia eversiva comprende tutte le stragi commesse in Italia dal 1969 ad oggi. Dietro tutti questi eventi c'è un unico grande regista, un soggetto occulto chiamato StayBehind-Gladio. Evocato spesso a sproposito, più spesso ignorato nei dibattiti degli storici, era per la Commissione Gualtieri un'organizzazione afflitta da 'illegittimità costituzionale progressiva', sotto il controllo del governo americano. Dipendeva dalla CIA e gestì il SIFAR , il Sid e il Sismi.. La CIA era organo di Governo degli Stati Uniti che ne approvava tutte le iniziative tramite l'ambasciatore a Roma. SB-Gladio riuscì a bloccare tutte le inchieste giudiziarie offrendo come colpevoli persone del tutto estranee alle stragi. Servì gli interessi di politici DC. Questa entità fruì della massima protezione istituzionale, riuscendo a crescere ed espandersi e sopravvivendo a ogni reazione dello Stato legale. Coloro che tentarono di conoscerla e rivelarne la struttura furono spietatamente assassinati. Tra le sue vittime furono Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa, La Torre, Mattarella. Ma l'elenco di chi è morto a causa di StayBehind è interminabile. Non solo uomini delle forze dell'ordine e magistrati ma anche un grande statista come Aldo Moro e centinaia di cittadini, lavoratori donne e bambini, che ancora oggi attendono giustizia. Di questa struttura clandestina, spesso salvata dal segreto di Stato opposto da chi aveva interesse a coprire se stesso, facevano parte organicamente Cosa Nostra, terroristi neri, imprese economiche, servizi segreti e massoneria, manovrati dalla CIA. A fare da collante fu la Loggia P2 infiltrata in ogni organismo dello Stato e nelle alte sfere del potere".  
Pensa che l'epoca dello stragismo sia definitivamente tramontata per il nostro Paese o ritiene che sia ancora un pericolo esistente? 
"La struttura politico militare che ha commesso le stragi da Piazza Fontana a via D'Amelio è intatta ed anzi si è rafforzata. E dunque il pericolo del ripetersi di stragi come strumento di lotta politica esiste ed è grave. Dietro c'è come sempre l'ombra sinistra della politica e dei poteri economici e finanziari, quelli che fanno capo a gruppi insospettabili con la testa fuori dall'Italia. Il dubbio atroce è che la strategia delle stragi si estenda fino alla strage di Brindisi del 2012, alla scuola Morvillo Falcone, ove fanciulle ignare e piene di speranza sono state distrutte senza sapere perchè e da chi, in oltraggio alla memoria di due martiri Falcone e Morvillo. Non fu follia né mafia né anarchia.. Il mostro è ancora in agguato. Una storia all'insegna del più spietato machiavellismo. Una storia tragica che rischia di ripetersi". 
La profonda crisi economica e sociale in corso può riportare l'Italia ai drammatici anni Sessanta e Settanta ? "I sacrifici imposti agli operai alle famiglie dei senza reddito e senza casa, ai pensionati e ai giovani sono ormai insostenibili. Le ingiustizie sociali sono cresciute. I privilegi dei politici , dei finanzieri e dei capitalisti sono rimasti intatti. Se il declino non verrà interrotto vi è il pericolo di una rivolta sociale da parte di lavoratori, studenti e disoccupati con episodi di violenza e forse di terrorismo che saranno strumentalizzati da chi vuole imporre la più dura delle repressioni e un governo forte che tenderà a demolire la Costituzione. Ma guai a imboccare la strada suicida del terrorismo e della violenza. Bisogna usare le armi della protesta civile, della opposizione democratica, non esistono scorciatoie, a meno di non volere fare il gioco dei responsabili di questa situazione. Il pericolo non è solo nella possibile ripresa del terrorismo rosso e nero ma nella sua strumentalizzazione da parte dei poteri occulti, come è già avvenuto nel recente passato. La previsione sulle conseguenze della gravissima crisi va fatta rivolgendo uno sguardo al passato, agli anni Sessanta/Settanta, e alla strategia delle stragi. Ma anche al presente". 
Da decenni ormai in Italia esiste una relazione molto stretta tra politica e malaffare. Cosa fare per uscire da questo circolo vizioso? 
"In effetti questo è il periodo più buio della storia d''Italia, con una classe politica corrotta e incapace di governare e una giustizia che non riesce a colpire i responsabili delle stragi e dei fenomeni degenerativi criminali più pericolosi che riguardano Cosa Nostra, la corruzione diffusa, l'evasione fiscale e l'aggressione all'ambiente. La sola via di uscita è il rinnovamento totale della classe politica".  
Durante gli anni del governo Berlusconi lo scontro tra politica e magistratura è stato molto aspro. Esiste un problema di equilibrio fra i poteri? 
"Si tratta di un falso problema. Lo scontro è avvenuto tra i politici e la legge, da loro ripetutamente violata, per via dei dilaganti episodi di corruzione, malaffare, concussione, abuso in atti di ufficio, sperpero del pubblico denaro, evasione fiscale, collusioni con la criminalità organizzata, abusi sessuali su minori, induzione alla prostituzione. Tutto questo con la copertura di leggi ad personam e di amnistie camuffate da riforme garantiste, dirette invece a tutela dei poteri forti, quale la legge contro la corruzione che ha ridotto la pena per la concussione fraudolenta e ha omesso di punire il falso in bilancio, reato strumentale alla corruzione, e il conflitto di interessi, che è stato depenalizzato. La magistratura ha solo cercato di applicare la legge, come imposto dalla Costituzione, reprimendo, come era suo dovere, fenomeni criminali gravissimi commessi dai politici. Nessuno scontro politica-magistratura. Lo scontro è stato ed è tra giustizia e corruzione, e noi siamo schierati a favore della giustizia". 

domenica 20 maggio 2012

Contro la strategia della tensione, rivolta democratica



di Paolo Flores d'Arcais da Micromega

Non è vero che non abbiamo paura. Abbiamo paura eccome! Non aver paura sarebbe folle. Chi ha compiuto l’atroce e lurido crimine di Brindisi è convinto dell’impunità, altrimenti non avrebbe osato un delitto talmente esecrando ed esecrato (perfino dalla criminalità comune) che, se scoperto, promette il linciaggio in carcere. Chi ha compiuto l’orrore sa di avere spalle coperte, copertissime. E’ certo di far parte di una potentissima “strategia della tensione”, informale o formale che sia. Abbiamo paura e rabbia, un’infinita e democratica rabbia. Vogliamo trasformare entrambe in azione politica di democratica rivolta.

In Italia orrori di così ributtante cinismo li abbiamo già visti troppe volte: nell’immediato dopoguerra, quando a Portella della Ginestra si vuole terrorizzare il movimento sindacale e la speranza/incubo (dipende per chi) di un domani “rosso”. Negli anni successivi al ’69, da piazza Fontana a Milano a piazza della Loggia a Brescia, la strage è di Stato, un intreccio di criminali neofascisti, mafie, servizi deviati (e politici di riferimento), con cui i settori eversivi (molto ampli) dell’establishment (non solo politico) esorcizzano nel sangue il timore di un rinnovamento democratico sull’onda lunga del sessantotto studentesco e operaio. Nel ’91-’93 le stragi sono il volto osceno di una trattativa tra mafie e establishment (soprattutto politico, ma non solo) per paralizzare nel sangue, una volta di più, un rinnovamento democratico che il tracollo del Caf fa avvertire plausibile e prossimo. Poi il quasi ventennio berlusconiano, regime in cui i settori eversivi (molto ampli) dell’establishment vanno direttamente al governo e la strategia della tensione e delle stragi sarebbe autolesionista.

Ora la strategia della tensione è tornata, strategia di morte puntuale come la morte, perché le macerie cui il berlusconismo ha ridotto il paese, e la mancanza di un’alternativa parlamentare (l’opposizione Pd invischiata fino al midollo in due decenni di inciuci e leggi bipartisan contro la legalità), hanno portato la fiducia dei cittadini nei partiti (complessivamente presi!) ad un comatoso quattro per cento. E perciò da questa crisi verticale potrebbe uscire come soluzione anche un rinnovamento vero della democrazia italiana, la realizzazione della Costituzione anziché il suo affossamento (la parola “crisi” in cinese è composta da due ideogrammi, “pericolo” e “opportunità”, che in politica equivale a speranza).

Non ha senso azzardare chi specificamente abbia realizzato l’infame attentato di Brindisi, ma sarebbe assurdo non dire quello che anche un bambino capisce: la paura di una soluzione democratica della crisi alle prossime elezioni, con una maggioranza in cui una presenza massiccia di società civile garantisca la fine del berlusconismo e dello spadroneggiare delle illegalità di ogni risma, costituisce un incubo incombente e immediato per i mille strapoteri che sulla illegalità lucrano e metastatizzano. Da esorcizzare, una volta di più, nel sangue di cittadini innocenti: dall’impudenza di colpire le due personalità più scortate del paese (Falcone e Borsellino) a quella di uccidere ragazze adolescenti che entrano a scuola. E’ l’impudenza illimitata di chi pensa che detterà sempre e comunque le proprie condizioni, e può spingersi perciò a qualsiasi orrore perché non pagherà mai.

Perché nessuno ha pagato, per tutto il sangue del dopoguerra. Tranne qualche pesce piccolo, qualche “scartina”. Gli assi, i re, i jolly di questo mostruoso “gioco al massacro” sono sempre restati e restano più che mai i padroni del tavolo. Riveriti, anzi. Omaggiati. Chiamati in mille interviste e porte a porte a fare gli oracoli su come combattere il potere illegale ed eversivo che essi stessi sono. Che sia iniziata una “seconda trattativa” perché l’Italia delle ingiustizie conosca come unico rinnovamento possibile quello del gattopardo, è l’ipotesi che razionalità e storia impongono. Saremo felici se dovremo riconoscere di esserci sbagliati, e che si tratti di un crimine orrendo ma senza “santi in paradiso”. Ma troppe volte abbiamo visto in questi decenni che solo i depistaggi di establishment hanno – anche molto a lungo, purtroppo – consentito versioni del genere.

Oltre all’impegno per smascherare ogni depistaggio (che si realizza per atti ma anche per omissioni) da parte di ciò che resta in Italia di giornalismo degno del nome, e che si spera avrà un sussulto anche al di là di quel paio e poco più di testate che il giornalismo già onorano, urgentissima è la necessità di una risposta democratica di massa. Nessun rituale “unitario” però: è davvero mera retorica, anche qualora sincera, pretendere di “unire tutti gli italiani”, quando se si vuole unire il 90% (si spera che tanti siano gli italiani onesti) bisogna voler combattere senza infingimenti e senza compromessi, con intransigente “tolleranza zero”, quel restante 10% di intreccio affaristico/politico/istituzional-deviato/criminale.

Il che significa una grande manifestazione di massa, subito, sabato prossimo a Roma, da affidare – per le decisioni su chi parlerà – a una figura incontestabile come don Luigi Ciotti, e che imponga al governo pochi e non negoziabili misure: dall’abrogazione di tutte le leggi ad personam alla reintroduzione con pene “americane” del falso in bilancio e della falsa testimonianza, all’introduzione (sempre con pene “americane”) di quello di “ostruzione di giustizia e alle altre misure che tutti conoscono e troppi nell’establishment (anche non “colluso”) non vogliono realizzare per una affinità di classe che di fronte alla barbarie di Brindisi non è più tollerabile.

Vedremo allora alla prova dei fatti chi vuole liberare l’Italia e chi ha scelto invece la convivenza con i “mostri” della continuità del potere.