Che accadrebbe se ai credenti venissero improvvisamente mostrati divinità e profeti nella loro dimensione storica e non religiosa? Che ne sarebbe dei comandamenti, dei sacri valori, delle regole di comportamento, dei principi etici? Che ne sarebbe del maiale impuro, delle donne velate, delle pruderie sessuali, dell'odio verso i gay, della libertà di scegliere quando morire, dell'embrione persona inviolabile ?
Niente, non cambierebbe niente. La fede nel divino non verrebbe minimamente scalfita dall'autorità della storia.
Ai credenti non interessa la storia, non vogliono mordere la mela dell'albero della conoscenza, è peccato e non fa bene alla fede.
Le parole impresse su libro di storia sarebbero lettera morta o scarabocchi illegibili.
La fede è in antitesi con il sapere, ce lo dicono sin da quando eravamo piccoli quelli che danno la parola a un Dio che per quanto che ne so non ha mai parlato.
I credenti preferiscono l'identità rassicurante del mito alla responsabilità di trovare da sè le risposte.
Mi rimane un dubbio, continuerebbero ad esistere quelle persone straordinarie che fanno cose grandiose spinte da un fede cieca?
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sabato 5 dicembre 2015
giovedì 29 marzo 2012
Elezioni Usa, è battaglia tra scienza e fede
Lo scontro tra evoluzionisti e creazionisti è entrato prepotentemente nella campagna elettorale, con il repubblicano Santorum che considera il darwinismo la causa di tutti i mali. Il punto sul dibattito in corso, con due interviste allo scienziato Telmo Pievani e al giornalista Maurizio Molinari.
di Fabio Perelli e Claudio Dutto da Micromega
Un volto rassicurante e incorniciato da una lunga barba bianca entra prepotentemente nella corsa alla Casa Bianca. Il suo nome è Charles Darwin: non si tratta di un omonimo del celebre naturalista inglese, ma proprio del padre della teoria della selezione naturale. Il controverso dibattito tra creazionismo ed evoluzionismo infiamma, infatti, l’attuale campagna elettorale negli Stati Uniti. È soprattutto Rick Santorum a negare la teoria darwiniana, dichiarandosi convinto dell’assoluta veridicità del creazionismo. Ma per quale motivo il dibattito politico è giunto su questo terreno sconnesso? Per comprendere le ragioni di questa situazione occorre ripercorrere la storia a ritroso fino a giungere a un luogo e una data precisa: Tennessee, 1925.
di Fabio Perelli e Claudio Dutto da Micromega
Un volto rassicurante e incorniciato da una lunga barba bianca entra prepotentemente nella corsa alla Casa Bianca. Il suo nome è Charles Darwin: non si tratta di un omonimo del celebre naturalista inglese, ma proprio del padre della teoria della selezione naturale. Il controverso dibattito tra creazionismo ed evoluzionismo infiamma, infatti, l’attuale campagna elettorale negli Stati Uniti. È soprattutto Rick Santorum a negare la teoria darwiniana, dichiarandosi convinto dell’assoluta veridicità del creazionismo. Ma per quale motivo il dibattito politico è giunto su questo terreno sconnesso? Per comprendere le ragioni di questa situazione occorre ripercorrere la storia a ritroso fino a giungere a un luogo e una data precisa: Tennessee, 1925.
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