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domenica 11 gennaio 2015

Charlie Hebdo e i limiti della satira: Occidente e Oriente, due culture e due storie


da Blasting News
 

Dopo l'eccidio dei redattori d Charlie Hebdo l'asticella della satira si è alzata. I fondamentalisti di tutti gli schieramenti sono stati messi con le spalle al muro e sono stati costretti ad accettare il concetto che la satira non può essere contenuta entro recinti prestabiliti e che fatte salve le critiche nessuno può imporre limiti alla libera espressione col pretesto delle sensibilità personali o collettive. Fa specie dirlo, ma il sacrificio dei ragazzacci di Chialie non è stato vano. Ci troviamo al paradosso, come dice Travaglio, gente che ha ucciso la satira in Italia, con la scusa che non faceva audience o che non era satira, ma comizio politico, si ritrova a difendere la satira più urticante di Charlie in nome di una libertà che essi consideravano a senso unico, cioè la libertà del potere di autoincensare se stesso e di proibire qualsiasi dissenso. Dall'altro lato anche i religiosi più convinti del principio "la religione non si tocca" si sono dovuti arrendere al fatto che se la religione non si tocca, non si toccano nemmeno quelli che la deridono.
Rimango convinto di un principio elementare e cioè che le idee di laicità debbano viaggiare di pari passo con le idee di tolleranza, di pace e di solidarietà. Solo se sono solidale, solo se condanno le guerre senza se e senza ma, solo se tendo la mano ai più deboli e gli do riparo, solo allora potrò dire al mio fratello musulmano che non sono d'accordo con lui, che ho poco da condividere con lui in tema di diritti, e che sono persino convinto che non ci sia nessun dio. Ha ragione Marco Bascetta, l'Islam politico è destinato ad entrare per forza di cose in collisione con l'Occidente, ma l'impatto può essere contenuto solo in una cornice di tolleranza e di equità. Il nostro riferimento deve essere la dichiarazione dei diritti universali dell'uomo e la parte migliore dell'occidente deve scrollarsi di dosso i sensi di colpa per il colonialismo e per le guerre di conquista. Noi parte laica e libertaria dell'Occidente, non ci sentiamo colpevoli delle guere coloniali, considerate il giusto corollario del senso di presunta superiorità dei colonialisti sui selvaggi, noi, come soggetto extratemporale, siamo quelli che combattevano il dogma con l'eresia, che venivano bruciati e torturati per le loro idee, che propugnavano la ragione contro l'oscurantismo, che difendevano i lavoratori contro le ingiustizie di un sistema economico iniquo a costo della vita. Noi quelli siamo e possiamo camminare a testa alta rivendicando la nostra storia e parlare in nome di questa e non della superiorità della nostra civiltà. 
Per noi non esiste l'identità dell'Occidente, ma esistono le storie dell'Occidente, così come esistono le storie dell'Oriente. Sia chiaro non abbiamo niente a che fare con razzisti e suprematisti di ogni genere e grado. Noi siamo un'altra cosa.

venerdì 19 settembre 2008

Aspirazioni politiche (Valentina Vezzali aspirerebbe...)

VUOI METTERE


Accade, in un paese sottosviluppato (mi pare sia il Berluskhistan, non un paese civile come il nostro, per carità!), che campionesse olimpioniche pluridecorate si trovino ad affrontare il vuoto esistenziale del dopo. Dopo la gloria delle medaglie, l'eccitazione del podio, le lacrime, l'inno nazionale e i saluti alla mamma (che, si sa, devo tutto a lei), dopo il clamore dei trionfi, l'ebrezza del successo, le luci della ribalta, ecco il buio dell'oblio e delle bollette da pagare. Un buio pesto e malinconico, dove si intravede come unica lucina soltanto una carriera di allenatrice in una palestra ammuffita, satura di olezzi adolescenziali, frequentata da bambini obesi con lo sguardo bovino, i cui genitori sono abilissimi nel saltare le quote mensili. È qui, in quello stato di alterazione mentale dove echi lontani delle glorie passate rimbalzano sulle loro malridotte sagome del presente, che le pluridecorate maturano l'idea malsana che tutto sommato farsi toccare dal premier del suddetto staterello e fare carriera in politica sarebbe la soluzione ideale al loro dramma. Vuoi mettere, c'è l'eventualità di diventare persino ministra se gli fai un succhiotto come si deve. È un dato di fatto, non è delirio o pura fantasia, c'è l'esempio di altre due brave donne che adoranti e arrendevoli si sono fatte toccare dal premier, e che  grazie al suo tocco sono diventate ministre. Oltre al tocco contano anche le aspirazioni, naturalmente, e in quanto a ciò le ministre aspiravano eccome. Pare che una di queste, forse spinta dal rimorso e da un senso di pietas, durante un toccamento molto spinto si aggrappasse al crocefisso appeso al collo del premier. Roba da paesi sottosviluppati, naturalmente. Se una cosa del genere succedesse da noi, causerebbe un terremoto politico di proporzioni bibliche, e la folla inferocita caccerebbe le empie ministre e il lascivo premier a forconate.
Meno male che viviamo in Italia.

F.C.

domenica 13 luglio 2008

Brava Sabina!

Lo sfogo dei giusti


di Franco Cilli
Brava Sabina!
Ci voleva un po’ di satira graffiante e senza riguardo, almeno ci sfoghiamo.
Il punto è questo: Sabina Guzzanti e Grillo non fanno politica, almeno non nel senso di coloro che portano avanti un programma politico da realizzare in un quinquennio o giù di lì, non rappresentano un’opzione politica, non sono neanche, come direbbe qualcuno, il sintomo della disgregazione politica e della crisi: sono semplicemente persone che dicono le cose come stanno, le cose che coloro i quali sono ancora raziocinanti e non si sono bevuti il cervello e non hanno interessi “omogenei” a quelli della banda di gangster che ci governa, amano sentirsi dire. Altra cosa è il progetto politico, il fare.

Che fare?

C’è una casta politica, trasversale, che fa unicamente i propri interessi in maniera sempre più sfacciata, e ci sono i loro corifei e i loro cortigiani con una qualche patente di intellettualità, che ti ricattano moralmente e ti maciullano i testicoli dicendoti che l’antipolitica (quella dei Grillo e delle Guzzanti) porta alla rovina, perché storicamente il populismo ha sempre generato svolte autoritarie. Il problema è che se quelli che dovrebbero essere i garanti della stabilità istituzionale sono banditi che ci stanno conducendo nel baratro, rinnegando quel poco di valori sui quali essi stessi hanno giurato, con un politica del tipo “prendi i soldi e scappa”, come fai a non volerli mandare a casa tutti?
In sintesi: abbiamo un Pd a cui non crede più nessuno, fotocopia sbiadita del berlusconismo con aggiunta di pie donne e omofobia, una poltiglia nauseabonda e indigesta, che non rappresenta uno straccio di alternativa; abbiamo i Travaglio, i Grillo, le Guzzanti che dicono delle cose, tentano di fare delle cose, ma non sono certo pronti a formare un governo, sia pure di larghe intese. Abbiamo inoltre una sinistra in pieno marasma, che per anni ha taciuto e ingoiato rospi, stretta in una morsa mortale: usciamo dal governo e le prendiamo o rimaniamo e le prendiamo lo stesso? Lasciamo perdere i visionari tardo zen rikombinanti e autonomie di classe e sinistre critiche, che rappresentano più una patologia mentale che una proposta politica. Che ci rimane?

Pensiamo.

Certo, la situazione non è facile. Dobbiamo coniugare la necessità di un pensiero radicale con quella di evitare la catastrofe, rimboccandoci le maniche e andandoci a leggere sul vocabolario cosa significa governance. Dovremmo essere in tanti per fare un  progetto politico degno di questo nome, magari in due tempi, o anche in tre. Innanzitutto, però, bisogna spegnere la casa che brucia. Dopo, forse, potremo ricominciare a sognare un altro mondo possibile. Ci sarebbe da dividersi i compiti, del tipo: voi fate i movimentisti, noi governiamo. Ma come facciamo, se già cominciano gli anatemi dei vari Moretti & co, le liti, le scomuniche. C’è un altro fatto che pone problemi seri: alla maggior parte degli elettori della destra non frega nulla di quello che fa e dice Berlusconi. Potrebbe emanare una legge che conferisce il diritto a un posto di ministro a chiunque gli faccia un pompino, che quelli, imbeccati da Feltri, Ferrara e compagnia di giro, lo troverebbero sacrosanto, e coloro che si oppongono sarebbero i soliti vetero ostili al dialogo. Questa gente è corrotta nell’intimo, e purtroppo è tantissima. Quanti potenziali elettori ci rimangono, a noi che vorremmo fare una politica seria e rigorosa? Inutile fare affidamento su fascistoidi, razzisti, mafiosi, evasori fiscali, furbi illecitamente arricchiti, stipendiati d’oro della politica, tangentisti, truffatori di ogni ordine e grado, notai (molti), farmacisti (parecchi), tassisti (una sporta), liberi professionisti dalle tasse, cattolici del chi se ne frega delle guerre salviamo lo spermatozoo, popoli delle partite IVA, poveracci a reddito zero (ma con la Ferrari in garage e la barchetta di 15 metri). Inutile. Ma un appello a un comportamento più etico lo si può sempre fare. Ho una cognata che ha votato lega perché non sopportava i vicini egiziani: magari quella si potrebbe ravvedere. D’accordo, mi si dice, se prima non vai sul territorio e non susciti contraddizioni che spingano il sociale a rappresentare interessi antagonisti al pensiero unico, come fai, mica puoi stare lì col pallottoliere e fare i conti di chi ci sta e di chi non ci sta! Vabbè, ma mentre aspettiamo di avere dalla nostra parte le casalinghe di Voghera (dopo quelle di Vicenza), vogliamo cercare di fare un progetto politico alternativo a quello delle destre? C’è chi dice che bisogna aspettare una crisi profonda dell’economia perché il popolo si ravveda. È un rischio che però non possiamo permetterci: io già mi vedo a minare il mio orticello per impedire che i nuovi barbari cerchino di fregarmi le zucchine.
Insomma, nell’attesa di avere le idee chiare, almeno sfoghiamoci con Grillo, Travaglio e la Guzzanti. Non dobbiamo per forza essere d’accordo con tutto quello che dicono, basta non mettergli l’aureola in testa. E non stiamo a sentire quelli che dicono che “così perderemo sempre, l’antiberlusconismo non paga”. Perché, fino ad ora che abbiamo fatto? Perlomeno eviteremo attacchi di bile per far finta di essere dialoganti e “moderni”, ed eviteremo di reprimere tutti i “vaffanculo, banda di teste di cazzo bastardi” che ci esplodono dentro.