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giovedì 12 aprile 2012

A ruota libera: Paese di merda (repost; Luglio 2008)

Questo è un testo ascientifico, sono solo opinioni espresse in libertà e non pretendo siano vere, sebbene io creda fermamente che lo siano.


L’Italia è un paese di merda, e questa merda è tracimata al punto di invadere i cervelli delle persone. Siamo un paese corrotto, patetico, debole e vigliacco.
Il tutto è cominciato all’indomani del’unità d’Italia, quando il regime “democratico” espressione della borghesia del Nord ha stipulato un patto di sangue con l’aristocrazia indolente e fortemente conservatrice del Sud: voi garantite il potere dello stato centrale nelle vostre regioni  e noi chiudiamo un occhio sui vostri privilegi di terroni aristocratici: niente riforme agrarie serie, garanzie per le vostre clientele, tasse a piacere ecc.ecc. Siamo andati avanti con questo sistema fino ad ora, con qualche ritocco e con qualche rimodellamento dei soggetti in campo. Solo che la DC, figlia legittima di quell’aristocrazia, ha finito per trasformarsi da partito in sistema di potere, dando l’avvio a una generale corruzione del tessuto politico sociale italiano, con l’opposizione di una metà dell’Italia stretta tra la doppiezza togliattiana, le frange marxiste post sessantottine con misto anarcoide-insurrezionale e le aspirazioni riformiste, subito liquidate come socialfasciste e divenute minoritarie. Oggi, con modalità diverse, il patto si rinnova. I nordisti di oggi, però, non sono più i grigi burocrati di marca austro-ungarica di una volta, austeri e rigorosi, o gli sdegnosi cugini dei francesi (i piemontesi), un po’ schifati dalla cafonaggine terrona. I nordisti odierni sono di due specie: quelli assimilati per contiguità di interessi ai mafiosi del sud e alleati di questi ultimi, e quelli che fanno finta di essere gli eredi della stirpe celtica, garanzia di una razza superiore. Un puro e semplice delirio causato da un’intossicazione di malta bergamasca che produce come sintomi: stronzaggine estrema, analfabetismo, razzismo, violenza verbale e tendenza a favorire la parentela.
Accade qualcosa di paradossale: chi vorrebbe strappare il Nord produttivo e sano dall’Italia mafiosa del Sud, si allea, per proprio tornaconto, con i partiti che meglio di altri rappresentano gli interessi di Cosa Nostra. Non finisce qui. Tutto ciò è solo un effetto di facciata, perché anche una buona parte della flaccida opposizione sarebbe disposta a fare patti di qualsiasi genere con chicchessia, magari con meno folclore e più aplomb, pur di conservare i propri privilegi. Si tratta della solita e vecchia casta.
La sinistra che fa? Si dibatte tra i soliti dilemmi: far finta di essere puri e farlo vedere in giro per tenersi stretti i cuori puri, bandiera rossa e falce e martello, oppure essere “realisti”, quindi ipocriti?
Io ricette non ne ho, rimango di sinistra perché è molto meglio che essere di destra, ma non mi spingo oltre. Anch’io vorrei un’Italia normale, dove gente come Berlusconi e D’Alema sparisse per sempre dalla circolazione, e vorrei almeno intravedere un percorso che porti da qualche parte, magari se non al comunismo almeno alla abolizione della servitù della gleba, tornata in auge con la legge 30. Una cosa è certa: se ci sarà una nuova rivoluzione francese le decapitazioni si arresteranno solo dopo  che il  Billionaire non avrà più nemmeno un cliente e tutto questo sarà solo colpa dellinguaribile fetentissima stronzaggine della destra. L’odio di classe però è salutare, più energetico e meno narcotico del sogno italiano di diventare velina. Il fatto è che gli italiani hanno smesso di odiare i ricchi perché di questi tempi è preferibile il genere favole a lieto fine (che è di destra), popolate da ricconi, principi e principesse dal volto raggiante che infondono ottimismo, piuttosto che il genere pulp (che è di sinistra), con finali spesso tragici e dove i personaggi sono impegnati a farsi saltare il cervello l’un l’altro. Tutto ciò evidentemente non infonde nessun ottimismo.
Una gran fregatura: a me non piacciono né le favole né il pulp.

Franco Cilli

venerdì 17 febbraio 2012

La gallina di Barnard e le serpi al governo

di Nicodemo

Barnard dice che la mafia non è nulla in confronto di quello che ci succederà se lasceremo che vinca la logica di chi per salvare l'economia ritiene si necessario affamare i cittadini privandoli della loro "gallina dalle uova d'oro", cioè dello stato che spende moneta virtuale per dar da mangiare a tutti, cittadini e imprese comprese. Come dargli torto? Sarebbe come ammettere che per curare un'epidemia bisogna usare una medicina che se anche uccide i malati pazienza. Eppure il riferimenteo alla mafia non mi è piaciuto e la sua idea keynesiana della gallina dalle uova d'oro, sebbene abbia dato buoni risultati in passato, ho come l'impressione che abbia una qualche falla. Purtroppo non sono un economista e non sono in grado di individuare questa falla. Il debito pubblico è stato sempre un problema, almeno a parole, in tutte le epoche abbiamo avuto momenti di inflazione, stagflazione, depressione, recessione e chi più ne ha più ne metta, e a dirla tutta anche nazioni come l'Ungheria, che la gallina dalle uova d'oro non l'ha ancora sgozzata, si trova in cattive acque. Aldilà di tutto preferisco credere alla cura keynesiana dei professori di Barnard piuttosto che alla cura cimiteriale dei tecnici alla Monti e alla Papademos, che fra l'altro sono liberisti impenitenti, ed anche se non credono nella "mano invisibile" di Adam Smith, come quel compunto figlio di puttana che ogni tanto imperversa nelle nostre Tv, sicuramente credono nella mano visibile dellel banche. 
Molto modestamente credo che per invertire la tendenza vampiresca e approfittatrice di certa criminalità franco-tedesca, la quale per salvare la sua competitività sui mercati non si fa scrupoli di strangolare un'intera nazione come la Grecia, occorra mettere una vistosa zeppa nel meccanismo dell'unione europea, occorre gettare le basi per una coalizione alternativa di governo della nazione, che si impegni a porre in discussione il modello liberista. Se si creasse un'asse "benecomunista"  fra le varie nazioni europee, in grado di mettere in difficoltà la leadership franco-tedesca sarebbe un notevole passo in avanti, e se fossimo in grado di intentare un processo al liberismo in un tribunale internazionale, avremmo vinto. Come realizzare ciò è un altro paio di maniche, ma certamente indignarsi o tingersi di viola non serve a un beneamato cazzo (pardon, ma ci voleva), e su questo Barnard ha ragione: gli indignati sono lo 0,1 per cento gli altri 99, 9 guardano la Tv o quando possono vanno all'ipermercato.

sabato 4 ottobre 2008

I furbi e il trattore

PERCHÈ I FURBI PORTANO IL TRATTORE?
 
Franco Cilli
 
Oggi mi va di sfogarmi un po', a ruota libera.
Ci sono molte cose che non digerisco: gli italiani che votano Berlusconi, siano essi quegli imbecilli con il cervello centrifugato ed essiccato dalla TV, oppure i furbi del tanto che mi frega se Berlusca è un ladro e nomina ministre certe lenze (che hanno solo una "grande aspirazione"), l'importante è portare a casa qualcosa per le mie figlie Monica e Tonica e comprarmi la barca più grande, che ovviamente intesto al vicino di letto morto di fame della Casa di Riposo dove ho buttato mia suocera a tirare gli ultimi.
Ci sono poi i post-moderni, ossia quelli che la realtà è solo un racconto o meglio una balla e io con le balle ci campo, i cultori delle medicine alternative, della serie c'è una congiura di Big Pharma perchè non vuole far sapere che la merda di zebù guarisce il cancro, altrimenti ci perde profitti per miliardi, e infine quegli spocchiosi figli di puttana come me, che sanno dire solo improperi. Cavolo, mi detesto, ma quei bastardi razzisti di Parma, Roma, Verona  e Milano (e chissà quanti altri posti), che vanno in giro a pestare chiunque non sia una faccia di merda come loro, fomentati da questa destra cialtrona, non li sopporto proprio e lo voglio dire: sono delle merde! Rifiuti solidi urbani non riciclabili.
Dio santo, che si fa con tutta questa merda che tracima da tutte le parti, tanto che il percolato di Napoli è una specie di Chanel n.5 al confronto? Il fatto è che chi ha ragione non ha la forza di affermarla e i furbi vincono sempre. Per forza! I furbi hanno dalla loro parte una potenza di fuoco incredibile: eserciti, media, chiesa, tecnologia, "nou au". Noi cosa abbiamo di contro: Ferrero? No, così non va. Noi siamo i migliori e possediamo le conoscenze, ma se io so come portare il trattore e tu non mi ci fai salire, non c'è storia, mi tocca usare la vacca per arare il campo, mentre tu usi il trattore. Il vecchio Stalin l'aveva capito: per combattere i furbi capitalisti ci vogliono le armate, altro che chiacchiere e cazzate simboliste e post-moderne. Purtroppo però il risultato alla fine si è rivelato  una schifezza, almeno a guardare i palazzoni neorealisti.
Quante armate ha Ferrero? Dobbiamo salire sul trattore, disarcionando i furbi, altrimenti ci verrà l'artrosi, cazzo! Lasciamo perdere, va, pensiamo a come "tornare sul territorio" se non altro per zappare la terra, vista la crisi e visto che di casalinghe ne abbiamo convinte ben poche a passare dalla nostra parte, perchè quando c'era da fare la rivoluzione o dovevano andare a riprendere il figli a scuola o c'era Gerry Scotti alla TV, sempre se non pioveva.
Facciamo i conti della serva: secondo mie fonti statistiche infallibili, le preferenze politiche degli italiani si dividono in 50 e 50. 50% alla destra e 50% alla sinistra. Se però nel 50% della destra ci mettiamo un 15% di lobotomizzati della TV, le vecchiette del "Fini che brava persona, come parla bene" e quelli che "Berlusconi sarà tutto, però è uno che lavora, mica un Fini o un Casini", con un lavoro di riabilitazione cognitiva ben fatto potremmo portarne dalla nostra parte almeno un 5%. È fatta, diremo. No. Non è così che funziona, sapete perchè? Perchè il 50% di quelli potenzialmente di sinistra o simili, sono troppo impegnati a frantumarsi in mille partiti, in mille distinguo, nei sì però compagni il comunismo, la falce e martello, Deleuze e Guattarì, le sinistre critiche e patologie mentali varie. Quindi in soldoni quel 50% diventa  inutilizzabile e al massimo serve a piazzare qualcuno qui e la, tanto per ricordarci di esistere. È il sistema bipolare, bellezza! No, è un sistema di merda e basta. Comprendo la contestazione: come si può pretendere di mettere nello stesso condominio quelli di un "Altro mondo è possibile", "dell'Autonomia Proletaria di Cappelle sul Tavo", del "Campo antiimperialista della Garbatella" e della rivoluzione "Zen ascetica" sul sofà dell'amico giapponese, con i "clientes" dei vari democristiani del PD, che aspettano solo il posto di vigile urbano per la figlia, e con i giustizialisti fan di Di Pietro e Travaglio (io li ho messi nel 50% del mucchione della sinistra, ma forse ho barato), di quelli per capirci che se "in America  fai cacare il cane per strada, alla terza volta ti danno l'ergastolo"? E i grillini dove li mettiamo? Avranno pure delle ragioni, ma vacci a parlare. Bella argomentazione e molto pertinente, direi. Non ho risposte valide, io.
Non cè partita, forse quelli della destra non sono poi così stupidi, hanno capito tutto da tempo e stanno con le chiappe ben piantate sul carro dei vincitori, caso mai avessero bisogno di soccorso.

venerdì 19 settembre 2008

Aspirazioni politiche (Valentina Vezzali aspirerebbe...)

VUOI METTERE


Accade, in un paese sottosviluppato (mi pare sia il Berluskhistan, non un paese civile come il nostro, per carità!), che campionesse olimpioniche pluridecorate si trovino ad affrontare il vuoto esistenziale del dopo. Dopo la gloria delle medaglie, l'eccitazione del podio, le lacrime, l'inno nazionale e i saluti alla mamma (che, si sa, devo tutto a lei), dopo il clamore dei trionfi, l'ebrezza del successo, le luci della ribalta, ecco il buio dell'oblio e delle bollette da pagare. Un buio pesto e malinconico, dove si intravede come unica lucina soltanto una carriera di allenatrice in una palestra ammuffita, satura di olezzi adolescenziali, frequentata da bambini obesi con lo sguardo bovino, i cui genitori sono abilissimi nel saltare le quote mensili. È qui, in quello stato di alterazione mentale dove echi lontani delle glorie passate rimbalzano sulle loro malridotte sagome del presente, che le pluridecorate maturano l'idea malsana che tutto sommato farsi toccare dal premier del suddetto staterello e fare carriera in politica sarebbe la soluzione ideale al loro dramma. Vuoi mettere, c'è l'eventualità di diventare persino ministra se gli fai un succhiotto come si deve. È un dato di fatto, non è delirio o pura fantasia, c'è l'esempio di altre due brave donne che adoranti e arrendevoli si sono fatte toccare dal premier, e che  grazie al suo tocco sono diventate ministre. Oltre al tocco contano anche le aspirazioni, naturalmente, e in quanto a ciò le ministre aspiravano eccome. Pare che una di queste, forse spinta dal rimorso e da un senso di pietas, durante un toccamento molto spinto si aggrappasse al crocefisso appeso al collo del premier. Roba da paesi sottosviluppati, naturalmente. Se una cosa del genere succedesse da noi, causerebbe un terremoto politico di proporzioni bibliche, e la folla inferocita caccerebbe le empie ministre e il lascivo premier a forconate.
Meno male che viviamo in Italia.

F.C.

venerdì 22 agosto 2008

Cafoni in carrozza

Confesso che non ho resistito a pubblicare questo articolo di Marco Travaglio, poichè quando si parla di cafoni, io rizzo le antenne, essendo nato fra i cafoni e da questi allevato come un bambino bianco del New England rapito in tenera età da una tribù di Piedi Neri. Sì, perchè mi sono sempre considerato una specie di alieno nato per sbaglio in un mondo che non gli apparteneva, ma che lo ha allevato con amore, cercando di trasfondergli la sua anima come meglio poteva. Insomma come direbbero alcuni parenti psiconalisti, ho con i cafoni un rapporto ambivalente. Tra di loro ci sono persone semplici e pulite, anche se hanno gli infissi  in alluminio anodizzato a casa e godono quando in TV c'è l'isola dei famosi, e ci sono persone detestabili, che ti passano avanti nella fila e fanno commenti idioti ad alta voce mentre cerchi di goderti un film in santa pace al cinema.
    I cafoni, quelli cattivi, sono un derivato corrotto e politicamente scorretto della società contadina italiana. Quando i contadini hanno capito che potevano allearsi col potere centrale e banchettare al tavolo di una democrazia corrotta e marcescente, non ci hanno pensato due volte. Figuriamoci, secoli di sottomissione ai signori con tanto di jus primae noctis e inchini la domenica davanti alla chiesa, alla fine si sono detti: facciamo un allenza con la parte meno nobile di questi porci che pensano solo al denaro e per niente al bene comune, così avremmo un piatto di minestra assicurato e al diavolo il buon gusto, che tanto quello non si mangia. È così che una bella fetta della società contadina ha barattato la sua cultura millenaria con le cucine di formica, le case con graffiato marroncino e balconi con ringhiera laccata di azzurrino, le vacanze tamarre, i grandi fratelli e via cantando. Certo i cafoni, col loro consenso politico e la loro finta dabbenaggine, hanno dato una bella mano ai devastatori delle nostre coste, ai palazzinari, ai mafiosi, al sistema delle corruttele e delle clientele democristiane, e per questo li considero in gran parte gente da evitare, ma fra loro ci sono anche persone simpatiche, che ancora inneggiano a baffone e ballano la polka alle feste dell'Unità. E poi mi ricordano l'infanzia vissuta nelle loro tribù, con il loro italiano sgangherato, pronunciato con un tono fra il ridicolo e la minaccia, e i loro rituali, fusione di sacro e profano, ben rappresentati nelle sagre paesane, sanno ancora di amarcord. Inoltre come dimenticare le "sagne e faglioli" e il "coatto" che non è un borgataro romano, ma un piatto a base di pecora?
    Oggi votano perlopiù a destra, ma anche per il PD. Intendiamoci , non tutti cafoni sono tali, ma bastano e avanzano quelli che lo sono.
melanzana eggplant  
L'ESTATE DI AL CAFONE
di Marco Travaglio [da "A" in edicola]
da Voglio Scendere via ComeDonChisciotte


L’Italia in vacanza dice molto più di se stessa che nelle altre stagioni. Anche quest’anno sono in ferie in un villaggio turistico (motivi famigliari) e sulla spiaggia, quando non sono impegnato a respingere con cortesia e fermezza le proposte più bizzarre degli animatori che vorrebbero coinvolgermi in un girone infernale di tornei, passo il tempo a leggere e a sonnecchiare. Ma c’è un momento della giornata in cui, qualunque cosa stia facendo, mi blocco e rimango rapito ad ammirare lo spettacolo: l’ora dell’”acquagym”. Una mandria di bagnanti maschi e femmine, perlopiù flaccidi e inguardabili, dunque orgogliosissimi di farsi guardare, ballonzolano ritmicamente per una mezz’oretta buona con l’acqua alla cintola sulle note di vari motivetti della discodance anni 80 tentando invano di ripetere i movimenti che, dalla riva, suggerisce loro una graziosa animatrice.

Fissandoli negli occhi, inspiegabilmente raggianti, si ha la netta impressione che quello sia il loro momento, la loro mezz’oretta di celebrità, una specie di Isola dei Famosi proletaria e democratica, aperta a tutti, senza bisogno di selezioni o nomination. In quei corpi sudaticci e sgraziati, che tremolano come gelatine malferme, c’è tutta la volgarità, l’esibizionismo, la vuotaggine della società italiana degli ultimi anni. Fino a qualche tempo fa, osservando la gente sotto l’ombrellone, era rarissimo trovare qualcuno che non leggesse almeno un giornale, una rivista, un libro. Oggi la stragrande maggioranza non legge nulla. Mai. Per tutto il giorno. Per tutta la vacanza. Il tempo che una volta era dedicato alla lettura oggi è riservato ad armeggiare col cellulare (sempre con suonerie sgangherate e a diecimila decibel), a ripetere ad altissima voce i tormentoni ebeti sentiti alla televisione, a viziare bambini obesi e cafoneggianti ricoprendoli di gelati, ghiaccioli, cornetti, leccalecca, patatine, popcorn e porcherie varie (ultima trovata: il chupa-chupa con ventilatore incorporato, in grado di tranciare anche tre dita per bambino), a guardare nel vuoto per ore e ore sotto il sole, o, per i più impegnati, a grattarsi la pancia davanti a tutti.

Un gruppetto di tamarri sui cinquant’anni prelevano ogni giorno le sdraio dalla fila, le immergono nell’acqua, oltre il bagnascuga, restandovi stravaccati a mollo per tutto il giorno, e lì le lasciano la sera, finchè un’onda non se le porta via, tanto quella mica è roba loro. Devono essere gli stessi che scorrazzano nella stanza sopra la nostra con gli zoccoli ai piedi fino alle quattro del mattino. Di fronte a me, un nonno passa il tempo a farsi dare dello “stronzo-testadicazzo-figliodiputtana” dal nipotino di 6-7 anni. Al posto del moccioso, io da piccolo avrei perso i denti con mio padre e le gengive con mio nonno. Invece questo nonno moderno trova simpaticissimo il nipotino, e lo ricompensa con ogni sorta di regali per la squisita educazione. Tra qualche anno, se tutto va bene, il piccolo mostro diventerà ministro. Dichiarerà guerra ai fannulloni, manderà i soldati nelle strade, chiederà l’arresto dei mendicanti, bandirà Blob e Montalbano dalla televisione pubblica, metterà il grembiule alle scolaresche e il velo ai nudi del Tiepolo, perché è ora di finirla con tutto questo permissivismo e questa volgarità.

martedì 22 luglio 2008

A ruota libera: Paese di merda

Questo è un testo ascientifico, sono solo opinioni espresse in libertà e non pretendo siano vere, sebbene io creda fermamente che lo siano.

L’Italia è un paese di merda, e questa merda è tracimata al punto di invadere i cervelli delle persone. Siamo un paese corrotto, patetico, debole e vigliacco.
Il tutto è cominciato all’indomani del’unità d’Italia, quando il regime “democratico” espressione della borghesia del Nord ha stipulato un patto di sangue con l’aristocrazia indolente e fortemente conservatrice del Sud: voi garantite il potere dello stato centrale nelle vostre regioni  e noi chiudiamo un occhio sui vostri privilegi di terroni aristocratici: niente riforme agrarie serie, garanzie per le vostre clientele, tasse a piacere ecc.ecc. Siamo andati avanti con questo sistema fino ad ora, con qualche ritocco e con qualche rimodellamento dei soggetti in campo. Solo che la DC, figlia legittima di quell’aristocrazia, ha finito per trasformarsi da partito in sistema di potere, dando l’avvio a una generale corruzione del tessuto politico sociale italiano, con l’opposizione di una metà dell’Italia stretta tra la doppiezza togliattiana, le frange marxiste post sessantottine con misto anarcoide-insurrezionale e le aspirazioni riformiste, subito liquidate come socialfasciste e divenute minoritarie. Oggi, con modalità diverse, il patto si rinnova. I nordisti di oggi, però, non sono più i grigi burocrati di marca austro-ungarica di una volta, austeri e rigorosi, o gli sdegnosi cugini dei francesi (i piemontesi), un po’ schifati dalla cafonaggine terrona. I nordisti odierni sono di due specie: quelli assimilati per contiguità di interessi ai mafiosi del sud e alleati di questi ultimi, e quelli che fanno finta di essere gli eredi della stirpe celtica, garanzia di una razza superiore. Un puro e semplice delirio causato da un’intossicazione di malta bergamasca che produce come sintomi: stronzaggine estrema, analfabetismo, razzismo, violenza verbale e tendenza a favorire la parentela.
Accade qualcosa di paradossale: chi vorrebbe strappare il Nord produttivo e sano dall’Italia mafiosa del Sud, si allea, per proprio tornaconto, con i partiti che meglio di altri rappresentano gli interessi di Cosa Nostra. Non finisce qui. Tutto ciò è solo un effetto di facciata, perché anche una buona parte della flaccida opposizione sarebbe disposta a fare patti di qualsiasi genere con chicchessia, magari con meno folclore e più aplomb, pur di conservare i propri privilegi. Si tratta della solita e vecchia casta.
La sinistra che fa? Si dibatte tra i soliti dilemmi: far finta di essere puri e farlo vedere in giro per tenersi stretti i cuori puri, bandiera rossa e falce e martello, oppure essere “realisti”, quindi ipocriti?
Io ricette non ne ho, rimango di sinistra perché è molto meglio che essere di destra, ma non mi spingo oltre. Anch’io vorrei un’Italia normale, dove gente come Berlusconi e D’Alema sparisse per sempre dalla circolazione, e vorrei almeno intravedere un percorso che porti da qualche parte, magari se non al comunismo almeno alla abolizione della servitù della gleba, tornata in auge con la legge 30. Una cosa è certa: se ci sarà una nuova rivoluzione francese le decapitazioni si arresteranno solo dopo  che il  Billionaire non avrà più nemmeno un cliente e tutto questo sarà solo colpa dellinguaribile fetentissima stronzaggine della destra. L’odio di classe però è salutare, più energetico e meno narcotico del sogno italiano di diventare velina. Il fatto è che gli italiani hanno smesso di odiare i ricchi perché di questi tempi è preferibile il genere favole a lieto fine (che è di destra), popolate da ricconi, principi e principesse dal volto raggiante che infondono ottimismo, piuttosto che il genere pulp (che è di sinistra), con finali spesso tragici e dove i personaggi sono impegnati a farsi saltare il cervello l’un l’altro. Tutto ciò evidentemente non infonde nessun ottimismo.
Una gran fregatura: a me non piacciono né le favole né il pulp.

Franco Cilli