Trump e i media, la storia si ripete in farsa
di Carlo Formenti da Micromega
Ricordate la battuta di Marx su Napoleone III? La storia si ripete
sempre due volte, scriveva il genio di Treviri, la seconda in forma di
farsa. Di recente la storia ha preso il vizio di ripetersi più di due
volte, ma la battuta funziona ancora, solo che, a ogni replica,
l’elemento farsesco si acuisce, fino al grottesco. La
colpa è dei media, i quali, nel raccontarci il mondo contemporaneo,
ripropongono ossessivamente gli stessi schemi, che suonano ogni volta
più ridicoli e stantii. Un esempio? Guardate come ci stanno raccontando
la resistibile ascesa di Donald Trump, fino alla sua
<> a candidato repubblicano alle imminenti
elezioni presidenziali americane - evento che si è appena celebrato in
quel di Cleveland.
Ogni volta che leggo un articolo sul <>,
sull’<>, sul <> o sul
nostro <>, mi scattano ricordi su come,
qualche decennio fa, furono raccontate le fortune politiche di
personaggi come Ronald Reagan o Silvio Berlusconi: il primo dipinto come
un vecchio, patetico attore di western, un ridicolo parvenu che, se
fosse riuscito a farsi eleggere, avrebbe sicuramente combinato pasticci;
il secondo come un volgare arricchito, digiuno di ogni più elementare
nozione e competenza politica, destinato a ottenere, tuttalpiù, una
breve parentesi di notorietà come Guglielmo Giannini e il suo Uomo
Qualunque. Sappiamo come sono andate le cose: Reagan ha inaugurato la
controrivoluzione liberista e contribuito ad affossare l’impero
sovietico, Berlusconi si è trasformato nell’<> di un
ventennio che ha rivoltato come un calzino il nostro sistema politico.
Ed entrambi sono stati servilmente celebrati come straordinari
<> dai media che li avevano presi in giro.
Ora tocca a Trump. La grande stampa americana non riesce a digerire
il fatto che un outsider si sia fatto beffe dell’establishment
repubblicano e delle lobby che lo sostengono, per cui, scongiurato il
pericolo di una candidatura Sanders in campo democratico, si stanno
scatenando, sia attaccandone da <> (parola che
suscita ilarità ove si considerino i pulpiti da cui provengono gli
attacchi) le dichiarazioni razziste, sessiste e xenofobe, sia cercando
di metterne in ridicolo i gesti, l’aspetto fisico e il linguaggio.
Il <> del 19 luglio scorso si è allineato a
tale strategia, pubblicando un articolo dello scrittore Richard Ford in
cui leggiamo frasi come <>; oppure
<>; mentre, nella pagina a fianco, compare un
trafiletto sulla <> del tycoon
(accompagnato da immagini che ritraggono Trump nelle varie fasi della
metamorfosi subita dalla sua improbabile chioma). Sorvolando sui tempi
in cui il <> sviolinava Berlusconi (dimostrandosi
assai più indulgente con le di lui chiome), è chiara l’intenzione di
mettere alla gogna questo <>. Al pari di
sua moglie, sbeffeggiata in un altro articolo di Maria Laura Rodotà, nel
quale ci si chiede come potrebbe questa <> diventare First Lady.
Essendo cinico e maligno, penso che a nessuno di questi giornali
importi qualcosa se alla Casa Bianca dovesse approdare un
<> (non sarebbe certo il primo). Ciò che spaventa
non è il candidato sporco, brutto e cattivo: sono gli elettori sporchi
brutti e cattivi, cioè quel proletariato bianco impoverito e incazzato
che sostiene Trump allo stesso modo in cui si è <>
di votare Brexit. Così come spaventano le sparate di Trump contro il
free trade, le promesse di abbandonare l’Europa al proprio destino (si
paghi da sola le sue avventure neocoloniali), le minacce contro Wall
Street e i super ricchi e altre cosette di sinistra che sembra aver
<> al populista di sinistra Bernie Sanders.
Vorrei rassicurare lor signori: non credo che Trump possa vincere,
visto che la macchina politica – ormai trasversale – e le super lobby
che appoggiano la Clinton le regaleranno quasi certamente la vittoria
(benché la maggioranza del popolo americano la odi cordialmente – e con
buone ragioni). Ma quand’anche vincesse, vedrete che la sua demagogia
antisistema sparirà come d’incanto, e lui farà esattamente quello che
l’establishment si attende da un <> presidente.
Dopodiché <>, <>,
<> e compagnia cantante inizieranno a sviolinarlo
così come hanno sviolinato Reagan e Berlusconi. Un’altra replica
un’altra farsa.
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