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martedì 16 luglio 2013

Il senso di Bonino per la democrazia

Le fosse comuni in America Latina, vittime dei vari regimi bananieri targati USA, la strage di indios in Guatemala, il colpo di stato in Cile, il massacro di quasi un milione di comunisti indonesiani, Marcos nelle Filippine, Somoza in Nicaragua, i colonnelli greci, Videla in Argentina, le guerre in Iraq e in Afganistan, delitti mostruosi meritevole una nuova Norimberga, ma del quale nessuno osa chiedere conto agli americani. Dittature, stragi, ingiustizie inimmaginabili e sfregio alla democrazia, tutto in nome della difesa degli "ideali" dell'Occidente. E dietro ogni crociata sempre lo zampino degli USA. Aggiungo il Cermis in Italia, Guantanamo, i cinque cubani Gerardo Hernández, Ramón Labañino, Fernando González, Antonio Guerrero e René González, arrestati nel 1998 dal governo USA per avere difeso il proprio paese dal terrorismo organizzato partendo da Miami. Vogliamo includere anche la signora Kazaka con figlia, per quanto vittime illustri, date in pasto al dittatorello asiatico? Proteste a non finire per il 41 bis ai mafiosi, ma mai una parola sui cinque cubani incarcerati senza uno straccio di giusto processo e sulle torture a Guantanamo. Possibile? Ognuno di questi fatti appare, a un occhio poco avvezzo ai realismi della politica, come una una macroscopica violazione del più elementare senso della giustizia. Ma di chi si interessa e di chi si sono sempre interessati in passato la solerte ministro degli esteri e i suoi compagni radicali? Chi sono le uniche vittime, certificate e autenticate di tutta l'umanità? I Montagnard vietnamiti, gli israeliani per altri versi e i tibetani in ultima istanza. Ecco, di tutta l'umanità vittima delle guerre e delle ingiustizie, solo i Montagnard vietnamiti, gli israeliani e i tibetani meritano ascolto. Chissà perché, forse perché nessuno di questi turba i sonni dell'impero e perché come gli israeliani sono alleati fedeli? Mi chiedo, agli occhi dei radicali i palestinesi sono tutti terroristi? Non sono un popolo anche loro, vittima della brutalità coloniale? Evidentemente no, probabilmente sono solo un incidente della storia e per questo sacrificabili. 
Gli USA non sono mai colpevoli, tuttalpiù potremmo prendercela con Bush, che nei deliri senili di Pannella è accusato di aver sabotato insieme a rais libico Gheddafi il suo piano per salvare Saddam e porre fine alla guerra. Gli Usa sono la più grande democrazia al mondo e per questo sono legittimati anche al paradosso di uccidere le democrazie di altri stati per il proprio interesse. Mai, mai si è vista in passato una protesta dell'attuale ministro degli esteri e compagni di fronte all'ambasciata americana e mai si vedrà
C'è una logica in questo? Si c'è, ma è troppo sottile perché noi comuni mortali possiamo comprenderla. In fondo una suora salvadoreña finita nelle fosse comuni per mano di un sanguinario dittatore amico degli USA o un sindacalista torturato e ucciso perché danneggiava con la sua lotta gli interessi di qualche multinazionale, cosa sono rispetto alla difesa della democrazia globale a stelle e strisce e della civiltà di cui si fa portatrice.

mercoledì 10 aprile 2013

Madonna Bonino

Mi trovo in piena sintonia con Travaglio in merito al giudizio sulla Bonino. Ritengo che sia una di quelle persone la cui integrità morale e la cui dedizione alla causa non sia dissimile dallo zelo dei colonizzatori inglesi che massacravano i popoli ritenuti barbari autoconvincendosi di agire per il bene del progresso dell'umanità
 
di Marco Travaglio da notizie888.it
 

Quando ho scritto “Si fa presto a dire Bonino”, la sapevo apprezzata da molti italiani per le caratteristiche che illustravo nelle prime righe: donna, competente, onesta, impegnata per i diritti civili, umani e politici in tutto il mondo. Non la sospettavo, però, circondata di persone adoranti che la guardano con gli occhi che dovevano avere i pastorelli di Fatima davanti alla Madonna. A questi innamorati che non sentono ragioni, anzi preferiscono non conoscere o non ricordare le zone d’ombra (solo politiche, lo ripeto) della sua lunghissima carriera politica, non so che dire: al cuore non si comanda. Rispondo invece alle cortesi obiezioni del segretario radicale Mario Staderini, il quale – diversamente da me – la ritiene il presidente della Repubblica ideale. E, per nobilitarla e dipingerla come antropoligicamente estranea al berlusconismo, cita alcuni suoi imbarazzanti avversari (Ferrara, Gasparri, Libero ). Potrei rispondere che invece Mara Carfagna la vuole al Quirinale, ma preferisco concentrarmi sulla biografia della Bonino. Chi auspica un Presidente estraneo alla casta, tipo Zagrebelsky, Settis, Gabanelli, Caselli, Guariniello, Strada e altri, non può certo sostenere la Bonino, 8 volte parlamentare italiana e 3 volte europea. I suoi amici la raffigurano come un’outsider estranea all’establishment. Che però non è d’accordo: altrimenti la Bonino non sarebbe stata invitata a una riunione del gruppo Bilderberg, o almeno non ci sarebbe andata. Sulla sua vicinanza, “fra alti e bassi”, al Polo berlusconiano dal 1994 (quando fu eletta con Forza Italia fino al ’96, senza dire una parola contro le prime violenze alla Giustizia e alla Costituzione) al 2006, ci sono tonnellate di articoli di giornale, lanci di agenzia, esternazioni, vertici, incontri, tavoli, inseguimenti, corteggiamenti, ammuine. Il tutto mentre il Caimano ne combinava di tutti i colori, nel silenzio-assenso della Bonino (che ancora nel 2004 veniva proposta da Pannella per un posto di ministro; e nel 2005 dichiarava: “Con Berlusconi abbiamo iniziato un lavoro molto serio… apprezziamo ciò che sta facendo come premier, ma la posizione degli alleati è nota”: insomma cercava disperatamente l’alleanza con lui, che alla fine la scaricò per non inimicarsi “gli alleati” e il Vaticano). Poi la Emma passò armi e bagagli col centrosinistra e cambiò musica. Un po’ tardi, a mio modesto avviso. Ma neppure in seguito, sulle questioni cruciali del berlusconismo (leggi vergogna, rapporti con la mafia, corruzioni, attacchi ai magistrati e alla Costituzione, conflitti d’interessi, editti bulgari e postbulgari), risulta un solo monosillabo della Bonino. Forse perchè, pur con motivi molto diversi, sulla giustizia B&B hanno sempre convenuto: separazione delle carriere, abolizione dell’azione penale obbligatoria (altro che difesa della “Costituzione più bella del mondo”, caro Staderini), per non parlare dell’idea intimidatoria e pericolosa della responsabilità civile dei magistrati che non esiste in nessun’altra democrazia. La corrispondenza di amorosi sensi con B. si estende al No radicale all’arresto di Cosentino perchè “siamo contro l’immunità parlamentare, però esiste”. Al fastidio per i sindacati, definiti in blocco “barbari, oscurantisti e retrogradi” (Ansa, 22-1-2000). E alla lettura dell’inchiesta Mani Pulite come operazione politica filocomunista: per la Bonino le tangenti di Craxi furono solo “errori” e occorre “una rivisitazione seria di cosa è successo dal ’90 in poi: la mia analisi è che indubbiamente, soprattutto nel ’92, si è cercato di risolvere alcuni problemi politici per vie giudiziarie, un po’ orientate perchè poi se n’è salvato uno solo di partito” (Ansa, 19.11.99). Per non parlare dello scandalo delle frequenze negate per dieci anni a Europa7 per non disturbare Rete4 che le occupava abusivamente.
 
Da Il Fatto Quotidiano del 10/04/2013.

sabato 6 aprile 2013

Si fa presto a dire Bonino

di Marco Travaglio da Megachip


Molti italiani vorrebbero Emma Bonino al Quirinale. Perché è donna, perché è competente, perché è onesta e mai sfiorata da scandali, perché ha condotto battaglie spesso solitarie per i diritti civili e umani e politici in tutto il mondo, forse anche perché è sopravvissuta a Pannella e perfino a Capezzone. Insomma, un sacco di ottimi motivi, tutti veri e condivisibili. Ma della sua biografia, in questo paese dalla memoria corta, sfuggono alcuni passaggi politici che potrebbero indurre qualcuno, magari troppo giovane o troppo vecchio per ricordarli, a cambiare idea e a ripiegare su candidati più vicini al proprio modo di pensare. A costo di essere equivocati, come ormai accade sempre più spesso, complice il frullatore del web, li ricordiamo qui per completezza dell’informazione, convinti come siamo che di tutti i candidati alle cariche pubbliche si debba sapere tutto. “Conoscere per deliberare”, diceva Luigi Einaudi, cuneese come lei.
Nata 65 anni fa, la Bonino è stata parlamentare in Italia sette volte e in Europa tre volte, a partire dal lontano 1976. Da sempre radicale, si è poi candidata nel ’94 con Forza Italia fondata da Berlusconi, Dell’Utri, Previti & C., e col centrodestra berlusconiano è rimasta alleata, fra alti e bassi, fino alla rottura del 2006, quando è passata al centrosinistra. Ha ricoperto le più svariate cariche: deputata, senatrice, europarlamentare, commissario europeo, vicepresidente del Senato, ministro per gli Affari europei nel governo Prodi.
Ed è stata candidata a quasi tutto: presidente della Repubblica, presidente del Consiglio, presidente delle Camere, ministro degli Esteri e della Difesa, presidente della Regione Piemonte e della Regione Lazio, alto commissario Onu ai rifugiati, rappresentante Onu in Iraq, addirittura a leader del centrodestra (da Pannella, nel 2000).
Nel ’94, quando si candidò per la prima volta con B., partecipò con lui e la Parenti a un comizio a Palermo contro le indagini su mafia e politica. Poi, appena eletta, fu indicata dal Cavaliere assieme a Monti come commissario europeo. Il che non le impedì di seguitare l’attività politica in Italia, nelle varie reincarnazioni dei radicali: Lista Sgarbi-Pannella, Riformatori, Lista Pannella, Lista Bonino.
Nel ’99 B. la sponsorizzò per il Quirinale, anche se poi confluì su Ciampi. Ancora nel 2005, alla vigilia della rottura, la Bonino dichiarava di “apprezzare ciò che Berlusconi sta facendo come premier” (una legge ad personam dopo l’altra, dalla Gasparri alla Frattini, dal lodo Schifani al falso in bilancio, dalla Cirami alle rogatorie alla Cirielli) e cercava disperatamente un accordo con lui. Sfumato il quale, scoprì all’improvviso i vizi del Cavaliere e le virtù di quelli che fino al giorno prima lei chiamava “komunisti” e “cattocomunisti”.
Molte delle sue battaglie, referendarie e non, coincidono col programma berlusconiano: dalla deregulation del mercato del lavoro (con tanti saluti allo Statuto dei lavoratori, articolo 18 in primis) e contro le trattenute sindacali in busta paga. Per non parlare del via libera alle guerre camuffate da “missioni di pace” in ex Jugoslavia, Afghanistan e Iraq. E soprattutto della giustizia: separazione delle carriere, amnistia, abolizione dell’azione penale obbligatoria, responsabilità civile delle toghe e no all’arresto per molti parlamentari accusati di gravi reati: perfino Nicola Cosentino, imputato per associazione camorristica.
Alle meritorie campagne contro il finanziamento pubblico dei partiti, fa da contrappunto la contraddizione dei soldi pubblici sempre chiesti e incassati per Radio Radicale.
Nel 2010 poi la Bonino fece da sponda all’editto di B. contro Annozero : il voto radicale in Vigilanza fu decisivo per chiudere i talk e abolire l’informazione tv prima delle elezioni.
Con tutto il rispetto per la persona, di questi errori politici è forse il caso di tenere e chiedere conto.

Fonte: Il Fatto Quotidiano del 06 aprile 2013.

domenica 24 gennaio 2010

Emma e la breccia di San Pietro

Voglio dire solo poche parole su Emma Bonino e le prossime elezioni regionali.
Questo blog non ha simpatie per i radicali né per i liberali-liberisti-libertari di tutte le cotte, ma gli attacchi feroci degli atei devoti e di quelli che “il laicismo è la peste moderna” contro la Bonino, mi danno il voltastomaco. Emma la strega. Lo avevamo anticipato, difficilmente il vescovo di Roma e suoi accoliti permetteranno a una persona che ha “idee normali” sul rapporto fra Stato e chiesa di prendersi la poltrona di governatore. Il Vaticano ha potuto digerire (e non del tutto) la breccia di Porta Pia, ma non potrebbe mai digerire la breccia di San Pietro.
Com’è pensabile avere al governo della regione una che magari t’istituisce un registro per le coppie di fatto, oppure una commissione per le pari opportunità che si occupi dei diritti negati di gay e trans, e che per aggiunta ti blocca le centrali nucleari e toglie ad Angelini la torta della sanità da sotto il naso?
Forse me ne pentirò, soprattutto quando la liberista Emma comincerà a parlare di privatizzazioni e penserà che il Lazio debba aderire anch’esso al “Washington Consensus”, ma preferisco mille volte che vinca lei piuttosto che la "pupa dei gangster" Polverini.