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domenica 22 marzo 2015

Violenti scontri istituzionali

di Tonino D’Orazio

Renzi sfida tutti. Semina vento. Appena possono lo ripagano. Che coincidenza! Appena la legge anticorruzione approda in Senato, dove i numeri sono risicati per una approvazione pilotata, scatta il putiferio del Ministero dei Lavori Pubblici. Ora cosa si vota? L’imperturbabilità? Si dice no e si vota si? Il comma tot e la legge tot può ancora arginare la devastante e pluriennale cultura dell’illegalità?
Oltre 100 perquisizioni, oltre 50 indagati e quattro arresti in tema di appalti pubblici. E' il risultato di una maxi operazione dei carabinieri del Ros, coordinata dalla procura di Firenze.
Intanto il ministro Lupi non si dimette. Nessuno aveva il dubbio che potesse succedere. Non siamo mica in Inghilterra o in Germania dove basta essere nell’alone. Siamo solo l’ultimo paese del Nord Africa. Tanto ormai, almeno da Tangentopoli (1992) non succede nulla, anzi si ricomincia sempre daccapo. Ma non hanno capito che tanto, prima o poi, a secondo delle necessità, viene tutto fuori?
Politici che coprono oscuri “mandarini” tronfi di potere, come se tutta la corruzione italiana, quella a larghe vedute milionarie in euro, non fosse annidata in tutti i gangli dello stato, dai giudici, dai politici ai militari, fino spesso al più o meno oscuro usciere pubblico e privato per pochi euro. Menzogne di politici e del governo al Parlamento, reiterate negli anni. Parlamentari che si accontentano di tutto.
Non manca nulla nell’elenco delle truffe miliardarie, dall’ultimo scandalo Expo di Milano, al Mose di Venezia, alla TAV di Torino, alla svendita delle Ferrovie Italiane, (caspita, tutto al nord, da Salvini), persino allo straordinario e storico pozzo di san Patrizio della Salerno-Reggio Calabria o al ponte di Messina di cui non sappiamo più nulla ma che sicuramente sta assorbendo milioni di penalità. Manca ancora l’Eni e la Finmeccanica, ma qualche avvisaglia c’è già. Uscirà al “momento opportuno”. Un po’ alla volta per favore, ci siamo appena ripresi da “Roma ladrona” dove erano spariti solo 200 milioni.
Eppure il socialista “Ercolino” Incalza era già finito nel mirino dei giudici, tanto da essere stato indagato in ben 14 procedimenti: tutti conclusi con il suo proscioglimento o la decadenza dei termini, ormai tecnica giudiziaria ben rodata e senza responsabilità. E questo sarà il prossimo, una volta calmatesi le acque. Il sistema corruttivo "andava avanti da molto tempo, da almeno 10 anni", hanno spiegato gli inquirenti della procura in conferenza stampa. Se c’è voluto tanto, quando per vox populi tutti gli appalti puzzano dappertutto, bisogna ammettere che queste persone fanno parte del “geniaccio” italico del male, oppure che la ragnatela dell’omertà è più grande di quella mafiosa, oppure che esiste una cerchia di potere superiore a quella politica pur sempre “passeggera e amichevole” nel tempo. Tanto che addirittura Incalza butta giù il programma di governo che il Nuovo Centro Destra avrebbe dovuto presentare alla coalizione. Possibile? Dicono proprio di sì.
Ne approfitta il Sabelli, presidente dall’Associazione Nazionale Magistrati, togliendosi non i sassolini ma le pietre dalle scarpe, dopo la legge sulla responsabilità civile dei magistrati. Va giù pesante: “I magistrati sono stati virtualmente schiaffeggiati e i corrotti accarezzati“. Ma si riferiva anche a una serie di interventi legislativi che avrebbero favorito i corrotti, a cominciare dall’epoca di Tangentopoli, per arrivare nel 2002 “alla depenalizzazione del falso in bilancio e nel 2005 alla riduzione della prescrizione“. Insomma la storia di venti anni dell’illuminata, gloriosa e impunita imprenditoria italiana con a capo i loro committenti politici di vario stampo, che pilota l’Italia verso la sempre più lontana luce del tunnel nel quale ci hanno messo. Ultima novità per evitare anche eventuali ispezioni. L’Agenzia Unica così come progettata dal governo non migliorerà i servizi ispettivi, e metterà a rischio la stessa attività ispettiva, (finalmente), smantellando il Ministero del Lavoro (tanto, piano piano non serve più, potrebbe rimanere solo quello padronale dell’Industria), depotenziando l’azione degli ispettori di Inail e Inps. Le barriere vanno eliminate tutte alla libera rapina imprenditoriale, degli appalti, del lavoro nero e dello sfruttamento.
Incalza sta lì da sette governi, è ancora in funzione, non sappiamo ancora con quale remunerazione se non probabilmente da co.co.co di lusso a trattativa segreto-privata, malgrado sia andato in pensione (d’oro sicuramente, tanto oggi pagano i lavoratori), doveva proprio essere il burattinaio siciliano utile e inamovibile di chissà quale intreccio. Quanto ci piace il mistero, il patto segreto!
Chissà cosa ne pensano i 47 condannati, a fine gennaio dal giudice di Torino Bosio, con pene fino a quattro anni e sei mesi di reclusione, per un totale di oltre 140 anni di carcere, perché difendevano il loro territorio, definito “comprensoricidio”, dall’avanzare, legalmente violento della inutile TAV, delle mafie varie? E tutti quei poliziotti che in nome dello stato, e prendendo anche botte, in fondo proteggevano i corrotti e i corruttori che si arricchivano nell’ombra degli appalti? Era previsto anche l’aggiunta del lievito per fare gonfiare gli appalti con il tempo, fino al 40/50% dopo aver già triplicato i costi. Una inezia in confronto agli altri appalti decennali che raddoppiavano e triplicavano successivamente.
Lupi dovrà dimettersi, prima o poi. La sua situazione è insostenibile anche per un decisionista come Renzi. Tra l’altro molti nodi del suo operato stanno venendo al pettine. A parte la grande fregatura data ai lavoratori con il Job Cract, e l’ulteriore saccheggio dell’Inps con la decontribuzione previdenziale per tre anni a favore degli appaltatori (che utilizzeranno il tempo indeterminato finché avranno i soldi mentre i lavoratori non cumuleranno contributi per la pensione), non si è visto un granché per un minimo di soluzione dei problemi veri che affliggono i cittadini, aumento di tasse dirette e indirette comprese. Nemmeno i sondaggi pilotati riescono a rialzare la sua presunta popolarità.
Ma sostenere un Lupi, ministro! Meglio si metta da parte, gli troveranno qualche compensazione più tardi, magari facendolo assumere ad alto rango in qualche bene comune privatizzato, per risarcirlo, vergogna compresa. Intanto, da parlamentare avrà l’immunità e poi verrà rieletto. Chi perde una poltrona sicuramente la riavrà difficilmente. Si stanno riorganizzando elettoralmente affinché il “tutti a casa” non abbia senso. E poi, a casa di chi?


domenica 11 marzo 2012

Camusso dice sì alla Tav: «In Italia c'è un bisogno disperato di investimenti»

Vale la pena di leggere interviste come questa per capire a fondo il personaggio e la sua vera natura politica

Il segretario della Cgil: è utile per l'occupazione ma serve il dialogo. E sull'articolo 18: «Non sia uno scalpo»

di Antonella Baccaro da corriere.it

ROMA - Susanna Camusso, la Fiom chiama lo sciopero generale se verrà toccato l'articolo 18. Cosa risponde il segretario della Cgil?
«Ho impressione che qualcuno abbia già messo in conto un nostro sciopero generale: una fiammata e via. Ma non può essere così: si aprirà una fase non breve di lotta».
A cosa si riferisce?
«A tante cose: scioperi articolati, proteste mirate, durature, più dolorose».
Non teme che il suo messaggio venga frainteso e alimenti tensioni incontrollabili?
«So che ci sono preoccupazioni, ce le abbiamo anche noi. Ecco perché vanno date risposte».
Cosa pensa della presenza dei No Tav nella manifestazione della Fiom?
«Nessuna forma d'iniziativa legittima può prevaricare la vita degli altri e sconfinare nella violenza. Penso che la Cgil debba avere un giudizio netto. Del resto la nostra posizione favorevole alla Tav l'abbiamo espressa al congresso: il Paese ha un disperato bisogno di investimenti. Dopodiché sarebbe meglio avere regole su come si decide. E comunque va ricostruito il dialogo: è impensabile fare i lavori per anni con la valle contro».
La trattativa sul mercato del lavoro riprende domani. C'è possibilità che si arrivi a un accordo?
«Cominciamo col dire che una riforma, anche una buona riforma, non creerà occupazione: è sbagliato illudere la gente. Serve altro».
Ad esempio?
«Investimenti, politiche industriali che ancora non vedo. La "fase due" della crescita mi sembra lontana: la delega fiscale si sta traducendo in aumento dell'Iva anziché nella riduzione della pressione fiscale sul lavoro».
Questo governo l'ha delusa?
«L'esecutivo Monti ha scelto di avere il piglio di chi vuole fare riforme strutturali, ha usato termini ambiziosi, come "cambiare la mentalità degli italiani". Ma poi questa intenzione si è tradotta nella continuità di politiche che penalizzano il lavoro».
Nel merito della riforma, ci sono punti di contatto sul tema dei contratti?
«Non c'è ancora una sintesi ma le proposte del ministro di far costare di più la flessibilità, eliminando quella cattiva, vanno nella giusta direzione».
C'è qualche novità sulla stabilizzazione dei precari?
«Al momento non ci sono risposte. Non si è mai nemmeno parlato di pubblico impiego dove la precarietà dilaga. Nè mi è piaciuto lo spettacolo del blocco dell'assunzione di 10 mila insegnanti».
Sugli ammortizzatori sociali lei dice che servono 15 miliardi. Può spiegare meglio?
«Attualmente ci sono 8,5 miliardi, tra contributi di imprese e di lavoratori, con l'estensione della contribuzione si potrebbe arrivare a 11. Mancano ancora 4 miliardi per avviare gradualmente la riforma».
Sui due pilastri voluti da Fornero? Cassa ordinaria e indennità di disoccupazione?
«No, non si può fare a meno della cassa straordinaria per le riconversioni che saranno tante dopo la crisi. E l'indennità va estesa a tutti, compreso chi vive il lavoro con discontinuità».
Veniamo all'articolo 18.
«Espungerlo dal tavolo sarebbe un atto di saggezza, limitiamoci a velocizzare i processi sul lavoro».
Ma se invece si procedesse, che farà la Cgil?
«Quando si porrà il problema ci penseremo. Vedo in giro qualche proposta di chi cerca solo uno scalpo. E poi c'è quella della Cisl, che estende le procedure dei licenziamenti collettivi a quelli individuali. Ma i licenziamenti individuali si possono già fare se non sono discriminatori».
Prenda il caso del lavoratore che, messosi in malattia, è andato a tirare il petardo al segretario della Cisl, Bonanni, ed è stato reintegrato sul posto di lavoro.
«Se il lavoratore ha violato la norma contrattuale ha ragione l'impresa, se non l'ha violata, è giusto il reintegro. Non tutte le malattie prevedono di stare a casa 24 ore su 24. Le norme ci sono: basta farle rispettare. Ad esempio, io mi chiedo perché non si impone mai al dirigente pubblico di controllare chi timbra e chi no».
Marcegaglia ha accusato il sindacato di difendere i fannulloni.
«Marcegaglia è stata presa da tentazione perché era all'assemblea di Federmeccanica... Ma non è che per evitare i problemi vadano cancellate le tutele».
Lei ha chiesto a Fornero di rivedere la riforma delle pensioni. Pensa ce ne siano i margini?
«Devono esserci. Non dispero di convincere il ministro che, con riferimento alle pensioni, non tutti i lavori sono uguali. Sul punto c'è una sensibilità fortissima e suggerirei sommessamente di tenerne conto...».
Intanto la Cgil è stata fischiata alla manifestazione della Fiom.
«Mi dicono che i fischi non erano dei lavoratori metalmeccanici. Dopodiché so che c'è una parte di movimento che ha un'idea antagonista. Ma il sindacato non è antagonista: costruisce accordi. Anche il segretario Fiom, Landini, ha detto che è per l'accordo, purché non si tocchi l'articolo 18. Che è quello che penso anch'io».
Veltroni, attaccando l'articolo 18, vi ha chiamati indirettamente «santuari del no».
«Io sento quello che dice il segretario Bersani: non mi sembra che voglia cambiare l'articolo 18. Gli altri si pongano il problema di pensare cosa proporre loro, piuttosto che dirci quello che dobbiamo fare noi».

domenica 4 marzo 2012

Ciotti, Vendola, De Magistris l'appello per una trattativa

Tra i primi firmatari dell'iniziativa di Legambiente, il fondatore di Libera e il giurista Pepino. Ma ci sono anche i sindaci di Napoli e Bari e il leader nazionale di Sel: "Il governo riceva i primi cittadini della Val Susa senza riserve mentali"


di Sara Strippoli da Repubblica
 

La richiesta al governo di ricevere i sindaci della Valle di Susa "senza riserve mentali" e aprire un confronto reale su opportunità, praticabilità e costi dell’opera e sulle eventuali proposte alternative alla Torino-Lione, un tavolo pubblico con la partecipazione di esperti nazionali e internazionali. Questo l’appello che vede come primi firmatari don Luigi Ciotti e il giurista Livio Pepino, sottoscritto dal leader nazionale di Sel Nichi Vendola e da sindaci come Michele Emiliano, primo cittadino di Bari, e Luigi De Magistris, sindaco di Napoli.  L’appello arriva in parallelo al vertice, convocato da Monti con i ministri Passera e Cancellieri, in corso a Roma e fra i firmatari ci sono anche il sociologo Marco Revelli, il docente di diritto Ugo Mattei, Giorgio Airaudo, responsabile nazionale della Fiom Auto. E nomi del territorio come il consigliere di Sel Michele Curto e figure nazionali come il presidente nazionale dell’Arci Paolo Beni. "Dopo mesi in cui la politica ha omesso il confronto e il dialogo necessari con la popolazione della valle - scrivono nel documento - la situazione di tensione in Val di Susa ha raggiunto il livello di guardia, con una contrapposizione che sta provocando danni incalcolabili nel fisico delle persone, nella coesione sociale, nella fiducia verso le istituzioni".

Il presidente di Legambiente Cogliati Dezza, che ha promosso l'iniziativa, dichiara: "Le nostre motivazioni contro la realizzazione di questo progetto per l'alta velocità sono sostenute

dalle opinioni di autorevoli studiosi, tecnici ed esperti del settore. Per questo riteniamo fondamentale ottenere ora, a lavori ancora fermi, un incontro con il Presidente del Consiglio Monti, affinché la politica intelligente e lungimirante possa far superare questo conflitto che rischia di svilire e inquinare la lecita opposizione e i contenuti della protesta, che deve essere sempre corretta, pacifica e trasparente".

L’appello mette al primo posto la condanna della violenza ma aggiunge che non ci si può limitare a questo. "La contrapposizione e il conflitto possono essere superati solo da una politica intelligente, lungimirante e coraggiosa. La costruzione della linea ferroviaria è una questione non solo locale ma riguarda il nostro modello di sviluppo". Un governo di tecnici, è la conclusione "non può avere paura dello studio, dell’approfondimento, della scienza".

venerdì 2 marzo 2012

In Val Di Susa un dialogo è possibile.

di Luigi De Magistris da Sostiene De Magistris
 
Dopo mesi in cui la politica ha omesso il confronto e il dialogo necessari con la popolazione della valle, la situazione di tensione in Val Susa ha raggiunto il livello di guardia, con una contrapposizione che sta provocando danni incalcolabili nel fisico delle persone, nella coesione sociale, nella fiducia verso le istituzioni, nella vita e nella economia dell’intera valle. Ad esserne coinvolti sono, in diversa misura, tutti coloro che stanno sul territorio: manifestanti e attivisti, forze dell’ordine, popolazione.

I problemi posti dal progetto di costruzione della linea ferroviaria ad alta capacità Torino-Lione non si risolvono con lanci di pietre e con comportamenti violenti. Da queste forme di violenza occorre prendere le distanze senza ambiguità. Ma non ci si può fermare qui. Non basta deprecare la violenza se non si fa nulla per evitarla o, addirittura, si eccitano gli animi con comportamenti irresponsabili (come gli insulti rivolti a chi compie gesti dimostrativi non violenti) o riducendo la protesta della valle – di tante donne e tanti uomini, giovani e vecchi del tutto estranei ad ogni forma di violenza – a questione di ordine pubblico da delegare alle forze dell’ordine.

La contrapposizione e il conflitto possono essere superati solo da una politica intelligente, lungimirante e coraggiosa. La costruzione della linea ferroviaria (e delle opere ad essa funzionali) è una questione non solo locale e riguarda il nostro modello di sviluppo e la partecipazione democratica ai processi decisionali. Per questo è necessario riaprire quel dialogo che gli amministratori locali continuano vanamente a chiedere. Oggi è ancora possibile. Domani forse no.

Per questo rivolgiamo un invito pressante alla politca e alle autorità di governo ad avere responsabilità e coraggio. Si cominci col ricevere gli amministratori locali e con l’ascoltare le loro ragioni senza riserve mentali. Il dialogo non può essere semplice apparenza e non può trincerarsi dietro decisioni indiscutibili ché, altrimenti, non è dialogo. La decisione di costruire la linea ad alta capacità è stata presa oltre vent’anni fa. In questo periodo tutto è cambiato: sul piano delle conoscenze dei danni ambientali, nella situazione economica, nelle politche dei trasporti, nelle prospettive dello sviluppo. I lavori per il tunnel preparatorio non sono ancora iniziati, come dice la stessa società costruttrice. E non è vero che a livello sovranazionale è già tutto deciso e che l’opera è ormai inevitabile. L’Unione europea ha riaperto la questione dei fondi, dei progetti e delle priorità rispetto alle Reti transeuropee ed è impegnata in un processo legislativo che finirà solo fra un anno e mezzo. Lo stesso Accordo intergovernativo fra la Francia e l’Italia sarà ratificato solo quando sarà conosciuto l’intervento finanziario della UE, quindi fra parecchi mesi. E anche i lavori sulla tratta francese non sono iniziati né prossimi.

Dunque aprire un tavolo di confronto reale su opportunità, praticabilità e costi dell’opera e sulle eventuali alternative non provocherebbe alcun ritardo né alcuna marcia indietro pregiudiziale. Sarebbe, al contrario, un atto di responsabilità e di intelligenza politica. Un tavolo pubblico, con la partecipazione di esperti nazionali e internazionali, da convocare nello spazio di un mese, è nell’interesse di tutti. Perché tutti abbiamo bisogno di capire per decidere di conseguenza, confermando o modificando la scelta effettuata in condizioni del tutto diverse da quelle attuali..

Un Governo di “tecnici” non può avere paura dello studio, dell’approfondimento, della scienza. Numerose scelte precedenti sono state accantonate (da quelle relative al ponte sullo stretto a quelle concernenti la candidatura per le Olimpiadi). Noi oggi chiediamo molto meno. Chiediamo di approfondire i problemi ascoltando i molti “tecnici” che da tempo stanno studiando il problema,, di non deludere tanta parte del Paese, di dimostrare con i fatti che l’interesse pubblico viene prima di quello dei poteri forti. Lo chiediamo con forza e con urgenza, prima che la situazione precipiti ulteriormente.

2 marzo 2012


primi firmatari:
1) don Luigi Ciotti (presidente Gruppo Abele e Libera)
2) Livio Pepino (giurista, già componente Consiglio superiore magistratura)
3) Michele Curto (capogruppo Sinistra, ecologia e libertà, Comune Torino)
4) Ugo Mattei (professore diritto civile, Università Torino)
5) Marco Revelli (professore Scienza Amministrazione, Università del Piemonte orientale)
6) Giorgio Airaudo (responsabile nazionale auto Fiom)
7) Nichi Vendola (presidente Regione Puglia)
8) Monica Frassoni (presidente Verdi europei)
9) Michele Emiliano (sindaco di Bari)
10) Luigi de Magistris (sindaco di Napoli)
11) Tommaso Sodano (vicesindaco di Napoli)
12) Paolo Beni (presidente nazionale Arci)
13) Vittorio Cogliati Dezza (presidente nazionale Legambiente)
14) Filippo Miraglia (Arci)
15) Gabriella Stramaccioni (direttrice Libera)
16) don Armando Zappolin (presidente nazionale Cnca)
17) don Tonio dell’Olio (Libera international)
18) Giovanni Palombarini (giurista, già Procuratore aggiunto Cassazione)
19) don Marcello Cozzi (Libera)
20) Sandro Mezzadra (professore Storia dell dottrine politiche, Università Bologna)

Il TAV e la primavera italiana

Quella che si profila è una primavera italiana calda, in piena somiglianza con la primavera araba. Il TAV ha segnato una linea di demarcazione netta, fra chi intende la democrazia come partecipazione e gestione del bene comune e chi una finzione necessaria (come dicono i padri del liberalismo alla “grande bestia” bisogna dare l’idea di avere voce in capitolo), un paravento oscuro dietro il quale nascondere interessi particolari. 
Ieri a Servizio Pubblico Bersani ci ha fatto capire in maniera inequivocabile, seppure se ce ne fosse stato bisogno, da che parte sta lui e la gran parte del suo partito. Argomentazioni deboli, reazioni irate che cercavano di dare il senso di una lesa maestà e allo stesso tempo di una genuinità dei propri comportamenti e delle proprie intenzioni, un pragmatismo posticcio, soppesato in modo grave, ma su una bilancia truccata e con una conoscenza approssimativa. Tutto questo è l’inestricabile potere della corruzione, non solo quella spicciola, ma quella del senso vero della politica, ossia l'amministrazione della polis. La polis ora è solo terreno di caccia e di spoliazione delle risorse, con l’alibi del realismo della politica a fare da palo.
Oggi, dopo gli accadimenti ultimi si realizza un evento simbolico dagli esiti imprevedibili: il Tav va ben oltre le rivendicazioni pratiche che hanno generato la protesta su un’opera inutile, è il disvelamento non di una menzogna, ma di un sistema basato sulla menzogna.Un compagno mi ha detto: oggi si vede chiaro  tondo quali sono le discriminanti essenziali, il TAV è la discriminante essenziale. Alcuni ancora tentennano, anche a sinistra, non si decidono ad operare una cesura netta col passato, convinti di poter lucrare ancora sul vecchio sistema di potere e le sue regole. Il TAV è una discriminante perché finalmente stabilisce il valore reale del nostro agire, lo spread fra la doppiezza del potere e fra chi lotta con animo puro per un futuro migliore.
Non possiamo lasciare l’Italia alle grandi intese di Casini e Berlusconi, il movimento ha bisogno di referenti politici e di uno sbocco politico, non mi si venga a dire che questo snaturerebbe la natura del movimento stesso, perché il finale sarebbe uno solo: Casini presidente del consiglio, Berlusconi presidente delle Repubblica, il Pd in Clinica Psichiatrica e noi ridotti a cani randagi. 

giovedì 26 gennaio 2012

La retata anti-No Tav è una dichiarazione di guerra



"La 'ndrangheta in Piemonte è l'anima nera di questa colossale quanto inutile e devastante 'Grande opera' che è la Tav. (...) Il cappio intorno alle libertà personali e collettive si stringe sempre di più, e la retata di questa mattina lo dimostra in modo esemplare".
La retata anti-NO TAV di questa mattina porta con sé un chiaro messaggio repressivo: lo Stato individua nei comitati NO TAV il nemico da abbattere e reprimere. Ciò fa il paio con la militarizzazione pervasiva di un territorio - la Val di Susa - strenuamente difeso, con ogni mezzo necessario, da chi ci abita. Una vera e propria occupazione militare, efficacemente condotta da forze dell'ordine in costante assetto antisommossa, che va avanti e andrà avanti a tempo indeterminato. Messaggio chiarissimo: lo Stato tutela tutti coloro che intorno al malaffare della Tav si arricchiscono e traggono vantaggi politici, senza contare le forti infiltrazioni della criminalità organizzata: mafia, 'ndrangheta e camorra.

Ricordiamolo cos'è l'Alta Velocità:


"Ad Afragola e nella zona di Napoli e del casertano, gli investimenti hanno arricchito le imprese legate alla camorra che hanno ricevuto subappalti prima dalla FIAT celata sotto il nome di Cogefar Impresit e poi da Impregilo, il mostro edilizio a tre teste controllato da Ligresti, Gavio e Benetton. In Campania, i subappaltori hanno aperto cave abusive poi riempite di rifiuti, hanno devastato un territorio già provato per non lasciarvi niente, costruendo anche il consenso (e voti) attraverso le assunzioni di lavoratori nei cantieri. Nella zona di Roma dove sono passati i cantieri, Tor Sapienza in particolare, i binari sono passati in mezzo alle case, rovinando la vita di parecchie persone, come il signor De Giusti che ha lavorato una vita e si è ritrovato con la casa che trema ad ogni passaggio di treno e due infarti. Per alcuni costruttori e politici è un male necessario in nome del progresso. In Toscana, il Mugello è stato devastato. Sorgenti d`acqua prosciugate, montagne fatte a brandelli. E poi morti, morti sul lavoro [v.: Claudio Metallo sul sito "Terrelibere"]".


La 'ndrangheta in Piemonte è l'anima nera di questa colossale quanto inutile e devastante "Grande opera". Il giudice Ferdinando Imposimato è stato il primo, nel 2004 a delineare l'alleanza di ferro tra ceto politico e grandi imprese, in un sistema dominato da oligarchie finanziarie di ogni estrazione e provenienza:


"Lo scandalo del TAV è l'emblema della degenerazione globale del sistema politico; esso ha coinvolto maggioranza ed opposizione in egual misura. Dopo Tangentopoli non è scaturita una Repubblica rinnovata, ma una riedizione peggiore del vecchio sistema di potere. Si è organicamente strutturata l'alleanza tra ceto politico e forze dominanti del potere economico delle grandi imprese sia private che pubbliche, alle quali è demandato il controllo della totalità degli appalti delle grandi opere pubbliche. Ancora oggi entrambe sono sempre più dipendenti dallo Stato. Più che nel passato esse manovrano l'informazione e la formazione del consenso con metodi spregiudicati e contrari alla verità: coprono i mosfatti e le violazioni delle regole del mercato e esaltano i personaggi politici che agiscono all'insegna di una becera antipartitocrazia e del più demagogico populismo, anticamera di scelte illiberali. Le oligarchie finanziarie e tecnocratiche, sopravvissute all'ondata di tangentopoli, sono riuscite a ridimensionare la presenza dei partiti, divenendo esse arbitre esclusive del sistema di spartizione delle commesse pubbliche, per decine di migliaia di miliardi, con una sistematica violazione delle norme interne e internazionali sulle gare di appalto. Altri gruppi finanziari antagonisti hanno optato per accordi diretti con Cosa Nostra, nuovo soggetto politico-finanziario, accettato e riconosciuto dallo Stato, tanto da monopolizzare quasi tutte le commesse per le grandi infrastrutture. Cosicché nelle grandi opere pubbliche, come l'Alta Velocità e le autostrade, coesistono, in perfetta armonia, i protagonisti di sempre: i boiardi di stato, i grandi mediatori-corruttori, le imprese cooperative, Cosa Nostra, la Camorra, alcuni magistrati collaudatori e i grandi gruppi finanziari [v. libro: Corruzione ad alta velocità - Viaggio nel Governo Invisibile]".


Parole da scolpire nel tempo in modo indelebile, da cogliere nella loro enorme gravità. Troppo fitti gli intrecci, troppo grandi gli interessi, per consentire che legittime forme di protesta li intacchino. La retata di oggi è un giro di vite davvero inedito, un attacco frontale che ha precedenti soltanto nella disastrosa e corrottissima gestione giudiziaria del dopo-G8. Alle polizie di tutta Italia, è demandato il compito di difendere a oltranza un sistema così strutturato con cariche violente, arresti, retate, pestaggi. Il tutto condito da quella perfetta triade di capi d'accusa; quella che spunta sempre, in ogni occasione, nei contesti di piazza, negli stadi, nelle strade, persino dentro le nostre case: violenze, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Che vuol dire tutto e niente. Può voler dire che manifestare anche in modo acceso implichi resistere a un pubblico ufficiale. Può voler dire che rispondere a un lacrimogeno sparato ad altezza uomo significhi commettere atti di violenza contro l'ordine costituito. Può significare tutto e niente. Stefano Gugliotta era stato catturato per strada con queste accuse. Federico Aldrovandi è stato ucciso perché avrebbe posto in essere atti di resistenza e violenza. E come loro tutti gli altri che ben conosciamo.

Lesioni, violenza e resistenza a P.U.: le parole dei pubblici ufficiali contro quelle di individui liberi.
Il cappio intorno alle libertà personali e collettive si stringe sempre di più, e la retata di questa mattina lo dimostra in modo esemplare. Bisogna stare molto attenti, perché le notizie di questa mattina rappresentano il superamento di un limite che sembrava inviolato ormai da tempo; queste notizie ci parlano di uno Stato che macina tutto e tutti, delegittima ogni forma di dissenso, con lo scopo di salvaguardare forme evidenti di malaffare, devianza istituzionale, ibridazioni varie tra Stato, criminalità e affarismo da squali.

Allo stato attuale, sei mesi di indagini hanno portato a 26 arresti in tutta Italia, da nord a sud: a queste ragazze, a questi ragazzi, a questi militanti senza pace, va tutta la nostra solidarietà. Completa e incondizionata.


* Autore del libro "Malapolizia"