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mercoledì 8 agosto 2018

Cosa Succede Davvero in Nicaragua?

di Kevin Zeese e Nils McCune (da Popular Resistance, 10 luglio 2018)
traduzione per Doppiocieco di Domenico D'Amico



Sul Nicaragua i media riportano una gran quantità di informazioni false e imprecise. Perfino a sinistra alcuni hanno semplicemente riportato le affermazioni discutibili della CNN e dei media oligarchici nicaraguensi che mirano alla rimozione del presidente Ortega. I media internazionali non hanno minimamente messo in discussione il quadretto di proteste non violente opposte alle squadre anti-sommossa e ai paramilitari di regime.
Questo articolo cerca di riequilibrare la situazione, descrivendo quel che accade in Nicaragua, e perché. Al momento in cui scriviamo, sembra che il golpe sia fallito, la gente ha manifestato per la pace (come dimostra questa imponente manifestazione di domenica 7 luglio), e la verità comincia a emergere (ad es. il deposito di armi scoperto il 9 luglio in una chiesa cattolica). È importante capire cosa sta succedendo perché il Nicaragua è un esempio del tipo di golpe violenti che Stati Uniti e classi abbienti utilizzano per instaurare governi neoliberisti e pro-business. Se la gente comprenderà queste tattiche, esse diventeranno meno efficaci.


Sandinisti e seguaci del presidente Daniel Ortega sventolano le loro bandiere sandiniste, marciando per la pace, a Managua, domenica 7 luglio. Dal Morning Sun.

Confondere gli interessi di classe
In parte, gli opinionisti statunitensi traggono le loro informazioni da fonti come La Prensa di Jaime Chamorro-Cardenal e il Confidencial (appartenente alla stessa famiglia di oligarchi), i più attivi tra i media pro-golpe. Riprendendo e amplificando quelle storie, delegittimizzano il governo sandinista e presentano la resa incondizionata di Daniel Ortega come unica opzione accettabile. Questi opinionisti forniscono l'appoggio per interessi interni ed esterni miranti al controllo delle nazioni più povere (ma ricche di risorse) dell'America Centrale.
Il tentato golpe ha portato allo scoperto le divisioni di classe del Nicaragua. Piero Coen, l'uomo più ricco del Nicaragua, gestore di tutte le operazioni nazionali della Western Union e di un'industria agro-chimica, si è fatto vivo personalmente il primo giorno delle proteste al Politecnico di Managua, per incoraggiare gli studenti a continuare nelle proteste, promettendo il suo supporto presente e futuro.
La tradizionale oligarchia terriera, guidata politicamente dalla famiglia Chamorro, diffonde coi media di sua proprietà continui ultimatum al governo, e finanzia i blocchi stradali che nelle ultime otto settimane hanno paralizzato il paese.
La Chiesa Cattolica, alleata di lunga data degli oligarchi, ha esercitato tutta la sua influenza nel creare e sostenere azioni antigovernative, utilizzando le proprie università, i licei, le chiese, conti bancari, veicoli, tweet, sermoni domenicali, e tentativi di mediazione nel Dialogo Nazionale, schierati però da una parte soltanto. Alcuni vescovi hanno pronunciato minacce di morte per il presidente e la sua famiglia, e un sacerdote è stato filmato mentre supervisiona la tortura di sandinisti. Papa Francesco ha invocato un dialogo per la pace, e ha perfino convocato in Vaticano il Cardinale Leonardo Brenes e il Vescovo Rolando Alvarez per un incontro privato, dando origine alla voce che i monseñores siano stati rimproverati per il loro palese coinvolgimento in un conflitto in cui ufficialmente sarebbero i mediatori. La Chiesa resta una delle poche colonne a tenere in piedi il tentato golpe.
È stata diffusa l'affermazione che Ortega stia corteggiando l'oligarchia tradizionale, ma è vero il contrario. Questo è il primo governo dall'indipendenza del Nicaragua che non includa membri dell'oligarchia. Sin dal 1830 fino agli anni 90 del 900, tutti i governi nicaraguensi – perfino durante la rivoluzione sandinista – hanno incluso elementi delle grandi famiglie, i Chamorro, Cardenal, Belli, Pellas, Lacayo, Montealegre, Gurdiàn. Il governo in carica dal 2007 non l'ha fatto, ed è per questo che quelle famiglie sostengono il golpe.
I detrattori di Ortega sostengono che il suo dialogo trilaterale tra sindacati, capitalisti e Stato sia di fatto un'alleanza col big business. Di fatto, invece, questo processo ha prodotto il più alto tasso di crescita dell'America Centrale, un aumento annuale del salario minimo del 5-7% rispetto all'inflazione, un miglioramento della condizione di vita dei lavoratori e una diminuzione della povertà. Il progetto anti-povertà Borgen documenta una caduta del tasso di povertà del 30% tra il 2005 e il 2014.
Il governo a guid FSLN ha messo in opera un modello economico basato sugli investimenti pubblici e il rafforzamento degli ammortizzatori per le classi povere. Il governo investe nelle infrastrutture e nei trasporti, mantiene acqua ed elettricità nel settore pubblico, e ha spostato i servizi già privatizzati, cioè sanità e scuola primaria, anch'essi nel pubblico. Tutto questo ha assicurato una struttura economica stabile che favorisce l'economia reale rispetto a quella speculativa. Il grosso delle infrastrutture nicaraguensi è stato costruito negli ultimi 11 anni, una cosa paragonabile agli anni del New Deal negli Stati Uniti, incluse centrali a energia elettrica rinnovabile in tutto il paese.
Quello che i commentatori liberali (o perfino di sinistra) trascurano è che a differenza del governo Lula in Brasile, che ha ridotto la povertà tramite elargizioni in denaro alle famiglie povere, il Nicaragua ha redistribuito il capitale produttivo allo scopo di sviluppare un'economia popolare autosufficiente. Il modello dell'FSLN può essere meglio inquadrato come una maggior enfasi sull'economia popolare rispetto alle sfere statali o capitaliste.
Mentre il settore privato impiega circa il 15% dei lavoratori nicaraguensi, il settore informale ne occupa più del 60%. Il settore informale ha tratto beneficio di investimenti pubblici per 400 milioni di dollari, molti dei quali provenienti dai fondi ALBA destinati al finanziamento di piccole e medie imprese agricole. Altre iniziative, per facilitare il credito, le attrezzature, la formazione, l'acquisto di bestiame e combustibile, sono di ulteriore sostegno per queste imprese. I produttori piccoli e medi hanno permesso al paese di produrre l'80-90% del suo fabbisogno alimentare e di porre termine alla dipendenza dai prestiti dell'FMI.
Sono i lavoratori e i contadini – molti dei quali sono lavoratori autonomi che hanno avuto accesso a un capitale produttivo grazie alla rivoluzione sandinista e le sue lotte – a rappresentare un soggetto politico di peso nello stabile sviluppo sociale del dopoguerra, insieme alle centinaia di migliaia di piccoli coltivatori che hanno ottenuto la terra e quasi un quarto del territorio nazionale, collettivamente riconosciuto come territorio delle nazioni indigene. I movimenti sociali di lavoratori, contadini e indigeni sono stati la base del sostegno popolare che ha riportato l'FSLN al potere.
L'assegnazione delle terre e l'assistenza alla piccola impresa hanno anche incrementato l'uguaglianza per le donne, col risultato che il Nicaragua ha il livello più basso di disuguaglianza di genere in America Latina, e nel mondo si classifica al 12° posto su 145, proprio dopo la Germania.
Nel corso del tempo il governo dell'FSLN ha integrato questo vasto settore di lavoratori autonomi, così come i lavoratori delle maquiladoras (cioè quelli impiegati nelle industrie tessili di proprietà straniera situate nelle zone franche create dai precedenti governi neoliberisti) nel sistema sanitario e pensionistico, da qui la necessità di una nuova formula che assicurasse la stabilità fiscale. Le proposte di riforma della Sicurezza Sociale sono state la causa scatenante delle proteste del 18 aprile da parte del settore privato e degli studenti. La lobby affaristica ha indetto proteste quando Ortega ha proposto un aumento del 3,5% dei contributi ai fondi di sanità e pensioni da parte dei datori di lavoro, al contempo aumentando i contributi dei lavoratori appena dello 0,75% e riorientando il 5% dei contributi ai pensionati verso il loro fondo sanitario. La riforma rimediava anche a una scappatoia che permetteva a soggetti ad alto reddito di dichiararne uno più basso, ottenendo così accesso alle facilitazioni in campo sanitario.
Si trattava di una controproposta, a fronte della proposta del FMI che richiedeva l'innalzamento dell'età pensionabile e più del raddoppio dei contributi da versare in un fondo pensioni perché un lavoratore possa fruirne le indennità. Il fatto che il governo si senta abbastanza forte da respingere le pretese di austerity da parte di FMI e lobby affaristica è stato un segno del declino del potere contrattuale del capitale privato, dato che l'impressionante crescita economica del Nicaragua, dal 2006 al 2017 un aumento del PIL del 38%, è stata guidata da piccoli produttori e dalla spesa pubblica. Tuttavia, l'opposizione ha utilizzato messaggi ingannevoli via Facebook che presentavano la riforma come una misura di austerity, con l'aggiunta della notizia falsa della morte di uno studente il 18 aprile, allo scopo di generare il 19 aprile proteste in tutto il paese. Immediatamente, la macchina del cambiamento di regime si è messa in moto.
Il Dialogo Nazionale evidenzia gli interessi di classe che si contrappongono. Il partito d'opposizione Alleanza Civica per la Giustizia e la Democrazia presenta queste figure chiave: José Adan Aguirre, leader della lobby dell'impresa privata; Maria Nelly Rivas, direttrice della Cargill in Nicaragua e capo della Camera di Commercio USA-Nicaragua; gli studenti delle università private del Movimento 19 Aprile; Michael Healy, manager di una corporation colombiana dello zucchero e capo della lobby agroalimentare; Juan Sebastian Chamorro, che rappresenta l'oligarchia travestita da società civile; Carlos Tunnermann, ex ministro sandinista di 85 anni ed ex rettore onorario dell'Università Nazionale; Azalea Solis, leader di un'organizzazione femminista finanziata dal governo statunitense; e Medardo Mairena, “leader contadino” finanziato dal governo USA, che ha vissuto per 17 anni in Costa Rica, prima di essere espulso per traffico di esseri umani. Tunnerman, Solis e gli studenti del 19 Aprile sono tutti associati al Movimento per il Rinnovamento del Sandinismo (MRS), una ramificazione sandinista minuscola ma meritevole di particolare attenzione.
Negli anni 80, molti dei quadri di punta del Fronte Sandinista erano costituiti di fatto dai figli di alcune delle più famose famiglie di oligarchi, quali i fratelli Cardenal e parte della famiglia Chamorro, rispettivamente a capo dei ministeri della Cultura ed Educazione del governo rivoluzionario e dei suoi media. Dopo la sconfitta elettorale dell'FSLN del 1990, i figli dell'oligarchia misero in atto un esodo dal partito. Insieme a loro fuoriuscirono alcuni dei quadri più in vista nel settore intellettuale, militare e di intelligence, formando, nel tempo, l'MRS. Il nuovo partito ripudiò il socialismo, attribuì a Daniel Ortega tutti gli errori della rivoluzione, e prese col tempo il controllo del settore delle ONG in Nicaragua, incluse organizzazioni femministe, ambientaliste, giovanili, mediatiche e per i diritti umani.
Sin dal 2007, l'MRS si è avvicinato sempre di più all'estrema destra del Partito Repubblicano statunitense. Dall'inizio della violenza di aprile, la maggior parte, se non la quasi totalità delle fonti citate dai media occidentali (inclusa, ed è inquietante, Democracy Now! di Amy Goodman) proviene da questa formazione, che ha il sostegno di meno del 2% dell'elettorato nicaraguense. Ciò consente agli oligarchi di nascondere il tentativo violento di reinstaurare il neoliberismo dietro le formule in apparenza di sinistra di ex sandinisti critici del governo Ortega.
Affermare che operai e contadini siano all'origine dei disordini è grottesco. La Vìa Campesina, il Sindacato Nazionale Coltivatori e Allevatori, l'Associazione dei Lavoratori Rurali, il Fronte Nazionale dei Lavoratori, l'indigena Nazione Mayangna e altri movimenti e organizzazioni sono state chiarissime nel pretendere la fine delle violenze e nel loro sostegno al governo Ortega. Questi disordini sono un'operazione di cambio di regime a tutto campo, portata avanti dall'oligarchia dei media, una rete di ONG finanziate dal governo statunitense, elementi armati delle famiglie latifondiste e della Chiesa Cattolica, e ha offerto l'opportunità ai cartelli della droga e al crimine organizzato di farsi spazio in Nicaragua.


Incontro del Dialogo Nazionale per la Pace di Óscar Sánchez

L'Elefante nella Stanza
Il che ci porta al coinvolgimento del governo statunitense nel violento tentativo di golpe.
Come ha riferito Tom Ricker già all'inizio di questa crisi politica, parecchi anni fa il governo statunitense decise che piuttosto che finanziare i partiti politici di opposizione, che in Nicaragua hanno perso quasi ogni legittimazione, avrebbe finanziato il settore ONG della società civile. La National Endowment for Democracy (NED) ha speso più di 700.000 dollari per mettere su un'opposizione la governo nel 2017, e dal 2014 ne ha stanziati 4,4 milioni. Lo scopo generale di questi finanziamenti era quello di “fornire una strategia coordinata e una voce mediatica ai gruppi di opposizione in Nicaragua”. Ricker prosegue così:
Il risultato dell'assemblaggio e finanziamento delle organizzazioni di opposizione è stato quello di creare uno spazio informativo chiuso e autoreferenziale [echo chamber] che viene amplificato dai commentatori dei media internazionali – la maggior parte dei quali non ha corrispondenti nel paese e si affida a queste fonti secondarie”.
Il padre fondatore della NED, Allen Weinstein, ha descritto la NED come una CIA allo scoperto, dicendo: “Molto di quello che facciamo oggi, la CIA lo faceva clandestinamente 25 anni fa”. In Nicaragua, al posto della destra tradizionale, la NED finanzia le organizzazioni affiliate all'MRS, che fingono una critica di sinistra al governo sandinista. Gli attivisti del cambio di regime utilizzano slogan, simboli e canzoni sandiniste, perfino mentre stanno dando fuoco a monumenti storici, ricoprono le immagini in rosso e nero che commemorano i martiri caduti, e attaccano fisicamente membri del partito Sandinista.
Tra i gruppi di opposizione che partecipano al Dialogo Nazionale, l'organizzazione femminista di Azalea Solis e quella contadina di Medardo Mairena vengono finanziate attraverso sovvenzioni della NED, mentre gli studenti del 19 Aprile risiedono in hotel e fanno viaggi pagati dalla Freedom House, un altro organo finalizzato ai cambi di regime, anch'esso finanziato da NED e USAID. La NED finanzia anche Confidencial, l'organizzazione mediatica di Chamorro. Sovvenzioni della NED finanziano anche l'Istituto di Studi Strategici e Politica Pubblica (IEPP), il cui direttore esecutivo, Felix Maradiaga, è un altro quadro dell'MRS molto vicino all'ambasciata statunitense. In giugno Maradiaga è stato accusato di dirigere una rete criminale denominata Viper che, con base il campus occupato della UPOLI, organizzava sequestri di veicoli, incendi dolosi e omicidi al fine di creare caos e panico durante i mesi di aprile e maggio. Maradiaga è cresciuto negli Stati Uniti, dove divenne membro dell'Aspen Leadership Institute, prima di studiare politiche pubbliche ad Harvard. È stato segretario presso il Ministero della Difesa dell'ultimo presidente liberale, Enrique Bolaños. È un Young Global Leader presso il World Economic Forum, e nel 2015 il Chicago Council on Global Affairs lo ha premiato con la Gus Hart Fellowship, i cui precedenti destinatari sono stati la dissidente cubana Yoani Sánchez e Henrique Capriles Radonski, il leader dell'opposizione venezuelana che ha attaccato l'ambasciata cubana durante il tentato golpe del 2002.
È interessante notare come Maradiaga non sia l'unico leader golpista membro dell'Aspen World Leadership Network. Maria Nelly Rivas, direttrice in Nicaragua del colosso statunitense Cargill, è una delle principali portavoce del gruuppo di opposizione Civic Alliance. Rivas, al momento anche capo della Camera di Commercio USA-Nicaragua, si sta preparando come possibile candidata alle prossime elezioni presidenziali. Dietro questi leader formati dagli Stati Uniti c'è una rete di oltre duemila giovani, addestrati con fondi della NED all'uso di abilità nei social media per la difesa della democrazia. Questo battaglione di guerrieri dei social è stato in grado di plasmare da subito e controllare l'opinione pubblica di Facebook nei cinque giorni dal 18 aprile al 22, portando a violente proteste spontanee in tutto il paese.


Contestatori gridano dietro le barricate erette per fronteggiare le forze di sicurezza, presso l'università Politecnica de Nicaragua, Managua, il 21 aprile 2018 (Fonte: Voice of America)

Parlando di Violenza
Uno dei modi in cui l'informazione riguardo il Nicaragua si è maggiormente allontanata dalla verità è stato quello di definire l'opposizione come “non violenta”. Il copione della violenza, modellato sulle manifestazioni guarimba del 2014 e 2017 in Venezuela, consiste nell'organizzare assalti armati contro sedi governative, inducendo la polizia a inviare le squadre antisommossa, filmare gli scontri e poi diffondere materiale montato in modo da poter affermare che è il governo a essere violento contro una protesta non violenta.
Sono stati dati alle fiamme più di 60 edifici governativi, sono stati attaccati ospedali, scuole, ambulatori, danneggiate 55 ambulanze, con danni alle infrastrutture di 112 milioni di dollari, piccole attività hanno chiuso i battenti, e sono andati in fumo 200.000 posti di lavoro, infliggendo al paese, durante le proteste, un devastante danno economico.
Queste violenze, oltre alle migliaia di feriti, hanno portato alla morte di 15 studenti e 16 funzionari di polizia, così come al sequestro di più di 200 sandinisti, molti dei quali sono stati torturati pubblicamente. Atrocità commesse dall'opposizione sono state falsamente attribuite alla repressione governativa. Se è importante difendere il diritto del pubblico alla contestazione, a prescindere da quali siano le sue opinioni politiche, sarebbe ipocrita ignorare che la strategia di quest'opposizione necessita e si alimenta di morte e violenza.
I notiziari nazionali e internazionali attribuiscono morti e feriti alla “repressione” senza chiarire il contesto. I media ignorano le bombe molotov, i mortai, le pistole e i fucili d'assalto usati dai gruppi d'opposizione, e quando simpatizzanti sandinisti, poliziotti o semplici passanti vengono uccisi, essi vengono falsamente messi in conto alla repressione di stato. Affermazioni clamorose dell'opposizione, riguardo massacri di bambini e uccisioni di donne, si sono dimostrate false, e i casi di tortura, sparizioni ed esecuzioni extra-giudiziarie da parte delle forze di polizia non sono state confermate da prove o legittime investigazioni. È vero che ci sono prove che confermano le dichiarazioni dell'opposizione sui cecchini che hanno tirato contro contestatori, uccidendoli, ma non c'è spiegazione logica all'uso di cecchini da parte dello stato all'unico scopo di aumentare il numero dei morti, e visto che anche contro-contestatori sono rimasti vittime del fuoco dei cecchini, questo potrebbe suggerire un'opera di “provocazione” di una terza parte interessata alla violenza destabilizzatrice. Quando un'intera famiglia di sandinisti è stata bruciata viva a Managua, tutti i media di opposizione hanno citato un testimone che affermava che era stata la polizia a dare fuoco alla casa, malgrado questa si trovasse in un quartiere chiuso da barricate che impedivano l'accesso alle forze dell'ordine.
La polizia Nazionale del Nicaragua è da tempo ben considerata per il suo modello di interazione con la comunità (in contrasto con la polizia militarizzata di molti paesi dell'America Centrale), la relativa mancanza di corruzione e i gradi alti occupati in prevalenza da donne. La strategia golpista ha cercato di distruggere la fiducia del pubblico nella polizia attraverso il massiccio uso di false notizie, come quelle relative a insistenti assassinii , pestaggi, torture e sparizioni durante la settimana tra il 17 e il 23 aprile. Molte persone di giovane età, le cui foto quali vittime della violenza poliziesca venivano inalberate nelle manifestazioni dell'opposizione, sono risultate vive e vegete.
La polizia si è rivelata decisamente inadeguata e impreparata in una situazione di conflitto armato. Gli attacchi contro edifici pubblici effettuati in una sola notte e il primo dei più gravi incendi dolosi hanno spinto gli impiegati pubblici alla vigilanza notturna, provvisti di bidoni pieni d'acqua e, spesso, anche di pietre e bastoni per respingere gli attaccanti. L'opposizione, frustrata perché non riusciva a ottenere maggiori conflitti con la polizia, ha cominciato a costruire barricate per tutto il paese e bruciare le case dei sandinisti, arrivando perfino a uccidere e bruciare intere famiglie, in atroci crimini d'odio. Contrariamente a quanto riferito da La Prensa, i nicaraguensi si accorti benissimo dell'assenza della polizia e della mancanza di sicurezza nei loro quartieri, e molti di loro sono stati vittima di violenze.
A partire da maggio, la strategia dell'opposizione è stata quella di costruire blocchi stradali per tutto il paese, impedendo i trasporti e intrappolando i cittadini. I blocchi, di solito costruiti con grosse lastre stradali, sono presidiati da 5 fino a 100 uomini armati, con indosso bandane o maschere. Mentre i media raccontano di giovani idealisti in cima alle barricate, la stragrande maggioranza dei blocchi stradali sono tenuti da uomini a libro paga dal curriculum di piccola delinquenza. Quando a essere bloccate sono vaste aree urbane, ed è impedito l'accesso alle forze governative e di polizia, le attività legate alla droga si intensificano, e adesso bande di spacciatori controllano e finanziano molti dei blocchi.
Questi blocchi stradali sono stati teatro di violenze, i lavoratori che hanno bisogno di attraversarli vengono spesso derubati, presi a pugni, insultati e, se sospettati di essere sandinisti, legati, denudati, torturati, dipinti di blu e bianco, e talvolta uccisi. Ci sono stati tre casi di persone decedute dentro ambulanze impossibilitate a superare i blocchi, e il caso di una bambina di dieci anni sequestrata e stuprata presso un blocco di Las Maderas. Quando cittadini organizzati o la polizia elimina un blocco, i gruppi armati si dileguano per poi riorganizzarsi per dare fuoco a edifici, sequestrare o ferire qualcuno per vendetta. Tutte le vittime causate da questa violenza vengono attribuite dai media principali alla repressione governativa, una falsità integrale.
Il governo nicaraguense ha affrontato questa situazione per lo più tenendo la polizia lontano dalle strade, per prevenire scontri e accuse di repressione. Al contempo, invece che arrestare i contestatori violenti, il che avrebbe fornito all'opposizione i martiri cui aspira, il governo ha indetto un Dialogo Nazionale, mediato dalla Chiesa Cattolica, nel quale l'opposizione possa avanzare qualsiasi proposta relativa a diritti umani e riforme politiche. Il governo ha istituito una Commissione per la Verità e per la Pace, insieme all'inchiesta di un Pubblico Ministero indipendente.
Con la polizia assente nelle strade, la violenza dell'opposizione in maggio e in giugno si è intensificata. Di conseguenza, si è sviluppato un processo di autodifesa di quartiere. Famiglie ritrovatesi senza casa, giovani che sono stati picchiati, derubati o torturati, insieme a veterani dell'insurrezione del 1979 e/o della guerra dei Contras, sorvegliano le sedi del Fronte Sandinista in ogni centro urbano. In molti posti costruiscono barricate contro gli attacchi dell'opposizione, e i media li hanno falsamente definiti forze paramilitari. Nei luoghi dove non esistono queste barricate comunitarie il prezzo in vite umane della violenza dell'opposizione è molto più ingente. Il Sindacato Nazionale degli Studenti Nicaraguensi è stato particolarmente oggetto della violenza dell'opposizione. Uno studente delegato presso il Dialogo Nazionale, Leonel Morales, è stato sequestrato, ferito all'addome con un'arma da fuoco e gettato a morire in un fossato, sia per sabotare il dialogo sia per punirlo per aver messo in dubbio il diritto degli studenti del 19 Aprile di parlare a nome di tutti gli studenti nicaraguensi.
Da aprile si sono svolte quattro grandi manifestazioni dell'opposizione, con l'intento di mobilitare i nicaraguensi di classe medio-alta che vivono nei sobborghi tra Managua e Masaya. A queste manifestazioni ha partecipato il gotha dell'alta società, incluse reginette di bellezza, uomini d'affari, oligarchi, insieme agli studenti del Movimento 19 Aprile, facciata virtuosa dell'opposizione [the moral high-ground fore the opposition].
Dopo tre mesi di disordini, non c'è stata una sola vittima di estrazione borghese. Provengono tutte dalle classi popolari del Nicaragua. Nonostante si gridi alla più totale delle repressioni, i borghesi si sentono perfettamente al sicuro quando partecipano alle manifestazioni diurne – per quanto l'ultima manifestazione sia degenerata in un caotico assalto, da parte dei dimostranti, contro degli abusivi che occupavano, cosa curiosa, una proprietà di Piero Coen, l'uomo più ricco del Nicaragua. Gli assalti a mano armata condotti di notte vengono in genere eseguiti da gente che viene dai quartieri poveri, che per lo più riceve un compenso da due a quattro volte la paga minima giornaliera, in cambio di una notte di distruzione.
Sfortunatamente, la maggior parte delle organizzazioni per i diritti umani del Nicaragua è finanziata dalla NED e controllata dal Movimento per il Rinnovamento del Sandinismo. Queste organizzazioni hanno accusato il governo nicaraguense di essere dittatoriale e genocida durante tutta la presidenza Ortega. Le organizzazioni internazionali per i diritti umani, inclusa Amnesty International, sono state criticate per i loro resoconti unilaterali, che omettono qualsiasi informazione proveniente dal governo o da individui che si identificano come sandinisti.
Il governo ha invitato la Commissione Inter-Americana per i Diritti Umani (IACHR) dell'OAS, un'istituzione con base a Washington notoriamente ostile nei confronti dei governi di sinistra, di condurre un'inchiesta sugli avvenimenti di aprile e determinare se ci sia stata o meno repressione. Le stessa sera in cui una controversa scaramuccia sulla sopraelevata vicino all'Università Agraria di Managua terminava con una tregua negoziata di 48 ore, il direttore dell'IACHR Paulo Abrao si è recato sul posto per manifestare il suo sostegno all'opposizione. L'IACHR ha ignorato la diffusa violenza esercitata dall'opposizione, documentando solo la violenza difensiva del governo. Queste dichiarazioni sono state respinte categoricamente dal cancelliere Denis Moncada, che le ha definite un “insulto alla dignità del popolo nicaraguense”, e inoltre la risoluzione che approvava il resoconto dell'IACHR ha trovato il sostegno di soli 10 paesi su 34.
Nel frattempo, il Movimento 19 Aprile, composto da studenti ed ex studenti universitari favorevoli al cambio di regime, mandavano una delegazione a Wasington, e riuscivano a inimicarsi gran parte del pubblico nicaraguense, ghignando in foto assieme a membri interventisti di estrema destra del Congresso statunitense, Ileana Ros Lehtinen, Marco Rubio e Ted Cruz tra gli altri. I leader del Movimento hanno anche applaudito il vicepresidente Mike Pence e il suo monito bellicoso che il Nicaragua sia sulla lista dei paesi che presto conosceranno cosa intende per libertà l'amministrazione Trump; hanno avuto inoltre incontri con il partito ARENA di El Salvador, noto per i suoi legami con gli squadroni della morte responsabili dell'assassinio dell'Arcivescovo Oscar Romero, sostenitore della Teologia della Libertà. All'interno del Nicaragua, la massa critica delle proteste studentesche si è esaurita settimane fa, le grandi manifestazioni civili di protesta di aprile e maggio sono venute meno, lasciando in mano alle solite vecchie facce della politica di destra il conto degli enormi danni materiali e delle vite perdute.


Studenti nicaraguensi si incontrano coi Repubblicani di destra Marco Rubio e Ileana Ros Lehtinen, a Washington, D.C. - Fonte: Twitter di Thruthdig

Perché il Nicaragua?
Nel 2016 Ortega ha vinto la sua terza presidenza col 72,4% dei voti, data un'affluenza del 66%, molto alta in confronto a quella delle elezioni statunitensi. Non solo il Nicaragua ha dato inizio a un'economia che tratta i poveri come classe produttiva, alzando il loro livello di vita in modo rimarchevole negli ultimi dieci anni, ma ha anche un governo coerentemente contrario all'imperialismo degli USA, e alleato invece con Cuba, Venezuela e Palestina, oltre a sostenere l'indipendenza di Porto Rico e una soluzione pacifica per la crisi coreana. Il Nicaragua è membro dell'Alleanza Bolivariana delle Americhe e della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (un'alternativa latinoamericana alla OAS), nessuna delle quali include Stati Uniti o Canada. Il Nicaragua ha stretto un'alleanza con la Cina per il progetto di un nuovo canale [alternativo a quello panamense], e con la Russia per le politiche di sicurezza. Per tutte queste ragioni gli USA vogliono installare in Nicaragua un governo ben disposto nei loro confronti.
Di ancora più grande importanza è l'esempio che il Nicaragua offre come modello sociale ed economico al di fuori della sfera di dominio statunitense. Ricavando più del 75% della propria energia da fonti rinnovabili, il Nicaragua è stato l'unico paese a possedere l'autorità morale per opporsi agli accordi di Parigi sul clima, giudicandoli troppo blandi (in seguito ha aderito, il giorno dopo il ritiro degli USA di Trump, con l'affermazione: “Noi ci siamo opposti agli accordi di Parigi per senso di responsabilità, gli Stati Uniti si oppongono per senso di irresponsabilità”). Il governo FMLN di El Salvador, anche se meno maggioritario di quello del Fronte Sandinista, ha preso l'esempio di buon governo dal Nicaragua, proibendo di recente l'estrazione di metalli [per motivi ecologici] e la privatizzazione dell'acqua. Perfino l'Honduras, eterno bastione del potere statunitense in America Centrale, aveva mostrato segni di una svolta a sinistra, fino al golpe del 2009 sostenuto dagli USA. Da allora si è attivata una massiccia repressione contro gli attivisti in campo sociale, ci sono state le elezioni del 2017, palesemente truccate, e il paese ha permesso l'incremento delle basi militari statunitensi vicine al confine col Nicaragua.
Nel 2017 la Camera degli Stati Uniti ha votato all'unanimità il Nicaraguan Investment Conditionality Act (NICA Act), che se approvato anche dal Senato costringerà il governo statunitense a porre il suo veto a prestiti da parte di enti internazionali a favore del governo nicaraguense. Quest'atto di imperialismo danneggerà gravemente, tra l'altro, le possibilità del Nicaragua di costruire strade, riqualificare ospedali, costruire impianti di energia rinnovabile, e una transizione da una situazione di allevamento intensivo a un sistema integrato con la silvicoltura. Potrebbe anche significare la fine di molti popolari programmi sociali, come i contributi per le spese elettriche, un calmiere dei prezzi nei trasporti urbani e le cure gratuite per i malati cronici. L'esecutivo statunitense ha utilizzato il Global Magnitsky Act allo scopo di prendere di mira, in Nicaragua, le finanze di membri del Tribunale Elettorale Supremo, la Polizia Nazionale, il governo di Managua e l'ALBA. Funzionari di polizia o della sanità pubblica si sono visti revocato il visto per entrare negli Stati Uniti. Il punto, ovviamente, non è se questi funzionari abbiano o meno commesso atti passibili di sanzioni in Nicaragua, ma se il governo degli Stati Uniti possa avere il diritto legale di intimidire e mettere all'angolo pubblici ufficiali del Nicaragua.
Nonostante il proseguire di atti di sadica violenza, la strategia dei golpisti che mirava alle dimissioni del governo è fallita. La risoluzione della crisi politica avverrà tramite le elezioni, e l'FSLN probabilmente le vincerà, sbarrando la strada una nuova, drammatica e improbabile offensiva dell'opposizione di destra.


Presidenti dell'America Latina: Zelaya (Honduras), Correa (Ecuador), Chavez (Venezuela), Ortega (Nicaragua) e Morales (Bolivia) celebrano il secondo mandato di Correa, a Quito, Ecuador. Fonte: Prensa Presidencial

Lotta di Classe alla Rovescia
È importante comprendere la natura dei colpi di stato gestiti dagli Stati Uniti e dalle oligarchie, e del ruolo delle menzogne di media e ONG, perché è un meccanismo che si ripete in svariati paesi dell'America Latina e di altri continenti.
Possiamo aspettarci attacchi del genere contro Andrés Manuel López Obrador in Messico, se perseguirà i cambiamenti che ha promesso.
Gli Stati Uniti hanno cercato di dominare il Nicaragua sin dalla metà dell'800. Le classi abbienti del Nicaragua hanno operato per il ritorno a una politica filostatunitense sin dalla presa del potere dei sandinisti. Il fallimento di quest'ultimo tentativo di golpe non pone certo fine ai loro sforzi, e nemmeno alla disinformazione dei media corporativi. La conoscenza di ciò che avviene realmente e la condivisione di tale conoscenza è l'antidoto che può sconfiggerli, sia in Nicaragua sia nel resto del mondo.
Il Nicaragua assiste a una lotta di classe rovesciata. Il governo ha migliorato la qualità della vita della maggioranza impoverita tramite una redistribuzione della ricchezza. Gli oligarchi e gli Stati Uniti, non potendo imporre il neoliberismo con le elezioni, hanno creato una crisi politica, esacerbata dai media menzogneri, per costringere Ortega a dare le dimissioni. Il golpe sta fallendo, la verità comincia a emergere e non bisogna dimenticarla.

Kevin Zees è avvocato e co-direttore di Popular Resistance (USA).
Nils McCune fa parte dello staff tecnico di IALA Mesoamerica (Istituto Agroecologico dell'America Latina in Nicaragua) e ricercatore associato alla University of Michigan.

martedì 14 febbraio 2017

Triste America, Ovvero il Francese che Rimpiange di Non Aver Potuto Ammazzare Più Siriani

di Domenico D'Amico

Repetita iuvant, ho pensato di fronte al libro di Michel Floquet (Triste America, Neri Pozza 2016, pagg. 208, € 16,50). L'elenco di magagne ascrivibili all'impero janqui (l'individualismo sociopatico, la corruzione politica legalizzata, lo stato di guerra permanente, il demenziale apparato securitario, l'odio per i poveri, eccetera eccetera) per noi – sarebbe a dire i felici pochi che integrano i ranghi dei nostri 2,5 lettori – non rappresentano la minima novità, ma è comunque utile che ci sia chi si prende la briga di esporre in modo chiaro e sintetico simili argomenti, perché lo spirito è forte, la carne debole, e il colossale apparato della propaganda imperiale è più forte che mai.
Tutto bene? Sì, almeno finché non si arriva al capitolo dedicato al consuntivo (va da sé, negativo) dell'amministrazione Obama. Le pecche sono molte, e anche queste non sono una scoperta (impotenza di fronte alle lobby delle armi, implementazione del mostruoso apparato di sorveglianza, sostanziale inazione di fronte alla violenza sulle minoranze, eccetera eccetera), ma quello che Floquet rimprovera più aspramente a Obama (e qui, devo dirlo, sono rimasto davvero basito) è il suo mancato intervento sul campo contro Assad!
È affascinante: il giornalista Floquet, che giustamente stigmatizza l'asservimento dei media janqui alla propaganda menzognera di Washington, nel volgere di poche pagine ricicla tutta la serie di totali falsità che i media occidentali hanno diffuso sulla guerra contro la Siria. Gli attacchi chimici di Assad, i ribelli moderati, il pericolo russo, Floquet ripete tutte le frottole, tipiche di un Aleppo Media Center, allo sesso modo in cui il New York Times diffondeva le bufale sulle armi di distruzione di massa di Saddam. Non basta, nella sua “narrazione” vengono evocati, quasi con il magone, i militari francesi che stavano già scaldando i motori per andare a bombardare l'esercito siriano, e invece niente, quel pusillanime di Obama, pur con in mano le “prove schiaccianti” che Assad ammazzava i suoi concittadini a frotte (così, per sport), non dà il via libera! Che disdetta, dice Floquet, abbiamo perso l'occasione propizia, mentre

Un’opposizione multiforme sembra pronta a sferrare il colpo definitivo a Bashar al-Assad. In questo gruppo eterogeneo ci sono certamente islamisti, in particolare quelli del Fronte al-Nusra, versione locale di Al Qaeda, ma ci sono anche gruppi moderati, o addirittura democratici, che rappresentano la speranza di una Siria che aspira a congiungersi con il resto delle nazioni [sic!].

(…)Nell’agosto 2013, una Siria democratica è ancora possibile [sic!]. Tre anni dopo, il paese non esiste più e sulle sue macerie prospera lo Stato islamico.

(…)Mentre Barack Obama temporeggia, Putin avanza. L’annessione della Crimea e la destabilizzazione dell’Est dell’Ucraina senza una reale reazione statunitense portano subito un serio colpo alla credibilità del presidente americano. La gestione catastrofica della crisi siriana apre un’autostrada a Vladimir Putin, che non si lascia sfuggire l’occasione.

(…)Un asse Teheran-Mosca si crea nello spazio di qualche mese, nel vuoto siderale lasciato dal disinteresse e dalla mancanza di visione globale del presidente americano. Tutta la regione è destabilizzata [sic!], a cominciare dalle monarchie del Golfo, che vedono con orrore il nemico sciita prosperare alle loro frontiere sotto lo sguardo impotente del protettore americano [sic!].

Perdonate i [sic!], mi sono scappati. A parte la patetica sequela delle solite fregnacce sul super villain Putin, se avete letto l'inchiesta di Steven Gowans pubblicata su questo blog, saprete già che l'intera ricostruzione che Floquet fa della vicenda siriana è puro delirio. Cioè, lo sarebbe, se non coincidesse con la propaganda diffusa dai principali media occidentali nel corso degli ultimi anni.
In fondo, però, simpatizzo con lui: potevamo ammazzare un bel po' di siriani in più (ça va sans dire, in nome della democrazia) e invece niente.

Coraggio, Michel: domani è un altro giorno.

martedì 29 novembre 2016

Siria: Avaaz, Purpose e l'Arte di Vendere Odio al Servizio dell'Impero

di Cory Morningstar (da The Wrong Side of Green – 17 settembre 2014)
traduzione per Doppiocieco di Domenico D'Amico
(le note dell'autore sono tra parentesi quadre, quelle del traduttore tra parentesi graffe)
I membri della borghesia in stile Ivy League che regge il timone del complesso industriale del non profit, saranno un giorno conosciuti semplicemente come carismatici architetti di morte. Istituite da una classe dirigente oligarchica, il ruolo che [queste organizzazioni non profit] svolgono al servizio dei loro creatori non è dissimile da quello svolto dall'industria mediatica. Eppure sembra che la collettività globale sia bloccata in uno stato ipnotico – negando gli interessi generali della società, e negando in tal modo la stessa ragione, per allinearsi invece con le posizioni della potentissima minoranza che ha il comando, una minoranza che agisce sistematicamente a favore degli interessi delle corporation.” - Dall'articolo Avaaz, Papponi Imperialisti del Militarismo, Protettori dell'Oligarchia, Leali Sensali della Guerra | Parte I, Sezione I, 10 settembre 2012

Nel formare un'opinione pubblica favorevole alla no fly zone dispiegata nell'invasione illegale della Libia nel 2011, l'organizzazione di nome Avaaz è stata fondamentale. La guerra illegale e destabilizzante condotta dalla NATO contro la Libia ha avuto come conseguenza la distruzione di una nazione sovrana, che da allora è precipitata in uno stato di brutale caos. Decine di migliaia di libici hanno perso la vita, è si è scatenata la più feroce pulizia etnica che la mente possa concepire. La distruzione della Libia non è stata altro che un colossale bagno di sangue.



Qui sopra, un'immagine dal sito di Avaaz: “Una no-fly zone per la Libia: mentre gli aerei del governo libico bombardano la popolazione civile, nelle prossime 48 ore il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite deciderà se imporre una no-fly zone che imponga agli aerei di Gheddafi di restare a terra.” [Grassetto nell'originale] [Un approfondimento riguardo la bandiera che appare in questa immagine si può leggere nell'epilogo di quest'articolo]



Immagine qui sopra: Avaaz si prende il merito dell'imposizione della no-fly zone libica. [Da leggere anche: “I Cittadini Libici Richiedono l'Intervento Straniero?” Una domanda ridicola, eppure secondo Avaaz la risposta è sì.]

Quando Avaaz ha squadernato per la conquista della Siria la stessa campagna preconfezionata, il pubblico non ci è cascato altrettanto facilmente. E infatti la campagna è fallita. Qui sotto vengono riportati tre link alla campagna Avaaz che chiedeva una no-fly zone sulla Siria.

http://www.avaaz.org/en/syria_the_last_straw_a/ (4 giugno 2013) (Avaaz riporta la notizia, in seguito completamente screditata, dell'”attacco chimico”.)



https://secure.avaaz.org/en/syria_the_last_straw_0/ (14 giugno 2013) (Avaaz proclama una “crisi stupri” provocata dai soldati dell'esercito siriano – la stessa tattica utilizzata per suscitare l'odio contro il leader libico Gheddafi, notizia anche questa in seguito screditata.)



http://web.archive.org/web/20130825092136/https://secure.avaaz.org/en/syria_no_fly_zone/(Di nuovo la storia screditata edell'”attacco chimico”.)



Tra le campagne lanciate nel giugno del 2013 da Avaaz a favore di una no-fly zone (cioè dei bombardamenti sulla Siria), almeno due hanno utilizzato le armi chimiche per provocare timore e odio nei confronti del governo Assad. Non occorre un particolare sforzo di immaginazione per ritenere che Avaaz avesse informazioni riservate riguardo l'incombente attacco chimico che avrebbe avuto luogo alla periferia di Damasco circa dieci settimane dopo. Considerando i collegamenti tra Tom Perriello, cofondatore di Avaaz, e l'amministrazione Obama coi suoi ben noti criminali di guerra, è del tutto plausibile che Avaaz stesse rigurgitando la propaganda che avrebbe portato a una sensazionalistica azione false flag.



Nella foto:Tom Perriello, membro del Congresso e cofondatore di Avaaz, insieme al criminale di guerra General David Petraeus (ultimo a sinistra). Su Flickr, questa foto reca la didascalia: “Passaggio di Testimone. United States Institute of Peace” [2009] [Foto di Jon-Philip Sheridan | Fonte] [Nel luglio del 2011 “la nomina di David Petraeus a Direttore della CIA è stata ratificata sia dal Senate Intelligence Commitee sia dal Senato nel suo insieme, con una strabiliante votazione di 94 a zero, strabiliante perché si tratta di un uomo gravemente implicato in crimini di guerra, incluso quello di tortura.” Fonte] [Benvenuti nel Mondo Nuovo – Offerto da Avaaz, 13 settembre 2013]

L'articolo del 30 agosto 2013 (“Alla Vigilia di un Attacco Illegale Contro la Siria, i Membri di Avaaz/350.org Suonano i Tamburi di Guerra”) documenta i link che invocano una no-fly zone per la Siria – link da allora rimossi. L'articolo mostra anche il consigliere d'amministrazione di 350.org Van Jones che invoca attacchi aerei contro la Siria. (Per sinistra ironia, Van Jones è anche cofondatore e direttore esecutivo del Centro Ella Baker per i Diritti Umani. La cooptazione di rivoluzionari dei diritti civili scomparsi, allo scopo di perseguire obbiettivi egemonici è divenuta pratica corrente per questi progetti finanziati da fondazioni varie.)
Schermate di un'email (datata 27 agosto 2014) del cofondatore di Avaaz, Ricken Patel, ai sottoscrittori Avaaz, si possono trovare qui (1) e qui (2). L'email di Patel rappresentava un ultimo tentativo di ottenere sostegno per una no-fly zone intanto che gli Stati Uniti si preparavano a lanciare un attacco contro la Siria.



Un anno prima, nel 2012, Avaaz avrebbe sponsorizzato video falsificati di massacri di civili, allo scopo di fornire appigli per un maggior intervento straniero in Siria. Gli stessi video e la verifica dei fatti sembrerebbero confermarlo.
Ma torniamo al 2014.
Nel suo articolo dell'8 settembre 2014 (“I Piani del Pentagono Puntano a una Possibile Campagna Militare Contro la Siria”), Stephen Gowans osserva:
Sembrerebbe che Washington sia sul punto di accelerare la pianificazione di una campagna militare. Il New York Times scrive che 'Gli strateghi del Pentagono prospettano una campagna militare' per distruggere l'ISIS 'nei suoi santuari all'interno della Siria' che potrebbe durare 'almeno 36 mesi.' Secondo il Wall Street Journal, attacchi aerei dovrebbero fiancheggiare le forze anti-Assad non allineate con l'ISIS, che verrebbero finanziate con 500 milioni di dollari di provenienza statunitense, e sostenute da una coalizione globale che includerebbe il Regno Unito e l'Australia, e che 'procurerebbe un'ampia assistenza sia umanitaria sia bellica.' Questi paesi potrebbero anche unirsi agli Stati Uniti in una guerra nei cieli siriani.”
Non si dovrebbe considerare una coincidenza il fatto che, contemporaneamente, una campagna per “Salviamo la Siria”, sofisticata e pesantemente finanziata, venga elaborata negli uffici degli intellettuali preferiti dall'Impero.
Visto che il pubblico non si è fatto convincere da Avaaz della bontà di un attacco aereo contro la Siria, è entrata in gioco l'agenzia di PR Purpose Inc.
La Purpose è un'impresa commerciale che viene spacciata come non profit. La loro specializzazione è il cambiamento comportamentale [behavioural change].
[Purpose] possiede una sezione non profit, che favorisce lo sviluppo di proteste politiche [incubates protests] e accetta donazioni. Questa sezione appartiene indirettamente alla parte commerciale dell'azienda, che ottiene profitti in svariati modi. Fornisce servizi di consulenza a grandi compagnie quali Google e Audi, e a enti benefici quali la Bill & Melinda Gates Foundation e l'American Civil Liberties Union.” - The Economist

Jeremy Heimans, cofondatore di GetUp, Avaaz e Purpose (2010)


Purpose Inc.: la Crème de la Crème tra gli Agenti del Cambiamento Comportamentale

I cofondatori di Purpose e Avaaz
La nostra vision: “Purpose è un'iniziativa globale che attinge alle tecnologie di punta, all'organizzazione di linee politiche e all'economia comportamentale, per creare movimenti autorevoli e tecnologicamente preparati che possano trasformare la cultura e influenzare la politica.”
Jeremy Heimans (CEO) e David Madden, cofondatori di Avaaz e GetUp [2], sono anche fondatori di un'azienda di consulenze di New York, la Purpose Inc.
Avaaz è stata in parte fondata da MoveOn, un comitato elettorale (PAC) associato al Partito Democratico, costituito come reazione al tentativo di impeachment contro il presidente Clinton. Parte dei finanziamenti per Avaaz e MoveOn arrivano da George Soros, ras miliardario degli fondi speculativi e pregiudicato per insider trading.
James Slezak, un cofondatore di Avaaz, lo è anche di Purpose, di cui è CEO, sin dalla sua nascita nel 2009.
Il segreto alla base sia di Avaaz sia di Purpose è la loro competenza e fiducia nelle tecniche di cambiamento comportamentale.
Mentre le tattiche di cambiamento comportamentale portate avanti da Avaaz sono di dominio pubblico, invece la Purpose a scopo di lucro, usando la sua appendice non profit, vende quelle tattiche dietro le quinte, per favorire gli interessi di capitale ed élite egemoniche. Che sia una campagna patinata per contribuire un ennesimo, illegale “intervento umanitario” pilotato dall'aggressivo militarismo statunitense (può esistere un ossimoro più ossimoro di così?), oppure la creazione di una nuova, globale economia “verde”, è sulla consulenza di Purpose che i lupi di Wall Street e gli oligarchi devono confidare, se vogliono dei risultati.
Tanto per chiarire, i laureati di Yale (ad esempio, il cofondatore di Avaaz ed ex deputato Tom Perriello [un suo profilo dettagliato in Avaaz, Papponi Imperialisti del Militarismo, Protettori dell'Oligarchia, Leali Sensali della Guerra | Parte II, Sezione I] ) e di Harvard che compongono gli “Avaaz boys” (molti dei quali svezzati da McKinsey and Company) vengono considerati un “dream team” dai capitalisti più potenti, compresi quelli insediati alle Nazioni Unite o alla Banca Mondiale. La cofondatrice di Avaaz Andrea Madden lavora per la Banca Mondiale in Birmania [Myanmar]. Suo marito è il cofondatore di Avaaz David Madden, che ha trasferito la sua residenza in Birmania [23 marzo 2013: “I Media Occidentali Celebrano i Falsi progressi in Myanmar”]. Madden è anche cofondatore, in Myanmanr, di un'azienda di marketing, la Parami Road: “I nostri clienti sono per la maggioranza aziende internazionali, che arrivando in Myanmar esigono un servizio di livello internazionale.”
Dopo anni di isolamento, il Myanmar si apre, e le opportunità si moltiplicano. Tuttavia le compagnie internazionali hanno poca esperienza in loco, mentre quelle locali hanno poca esperienza nel trattare con le prime. Parami Road viene incontro a queste esigenze.” - dal sito di Parami
Un altro importante cofondatore di Avaaz è il Democratico Tom Perriello, fautore della guerra e sostenitore di Israele, ex deputato (eletto nel V Distretto della Virginia dal 2008 al 2010) e membro fondatore dell'House Majority Leader's National Security Working Group. Come si dimostra nell'inchiesta del 2012 su Avaaz, il curriculum di Perriello, sviluppatosi nell'orbita delle classi privilegiate, è davvero di gran peso.
L'ex Managing Director of Partnership della Purpose è Marilia Bezerra. Dal 2006 al 2011 Bezerra ha rivestito un ruolo essenziale nella direzione della Clinton Global Initiative (CGI). Nella veste di Director of Commitments della CGI, Bezerra ne ha ridefinito in un solo anno gli impegni e le regole di cooptazione. Dal 2007 al 2008, Bezerra ha ricoperto il ruolo di Sponsorship Manager della CGI, gestendo i contributi di cinque sponsor di primo piano, incluse la Bill and Melinda gates Foundation e la Procter & Gamble, contributi stimati per più di 2 milioni di dollari. Dal 2006 al 2008, Bezerra è stata Commitment Development Senior Manager per la CGI, e nel 2009 Deputy Director of Commitments, sempre per la Clinton Global Initiative.
Va osservato che nel caso della maggior parte delle ONG, il modulo fiscale 990 sembrerebbe indicare che i dirigenti vengano pagati poco o niente. Al posto dello stipendio, molti dei fondatori di queste istituzioni riscuotono ingenti parcelle come consulenti, cosa che sul 990 non compare affatto. Nel caso di Avaaz, il cofondatore Ricken Patel riceve un salario di 190.000 dollari l'anno – più i compensi per le consulenze. È con le consulenze, in effetti, che parecchi “progressisti” si guadagnano da vivere, incamerando redditi che rivaleggiano con quelli dei CEO delle multinazionali. Entrate e stipendi raggiungono un livello stupefacente, se si considera che molte ONG, quali Avaaz, ricevono milioni in donazioni da parte di lavoratori benintenzionati che vivono al limite, o al di sotto, del margine di povertà.

[Un profilo dettagliato di Racken Patel si può leggere in Avaaz, Papponi Imperialisti del Militarismo, Protettori dell'Oligarchia, Leali Sensali della Guerra | Parte II, Sezione I]

La Purpose Inc. (con i suoi fondatori) è la beniamina dei siti di alta finanza come quelli di Forbes o dell'Economist, e vende i suoi servizi di consulenza e di marketing a Google, Audi, l'American Civil Liberties Union (ACLU), la Bill and Melinda Gates Foundation, e a molti altri, tra cui le corporation e istituzioni più potenti del mondo. Nel 2012 ha riscosso 3 milioni di dollari dai suoi investitori. “La Ford Foundation, che ha garantito una sovvenzione al braccio non profit della Purpose, ritiene che essa prometta di diventare 'una delle maggiori organizzazioni sociali del futuro'” [Fonte]
La Purpose, come molte altre fondazioni (come la Rockefeller, che ha prodotto all'inizio la 1Sky, confluita in 350.org nel 2011), funziona anche come “incubatrice di movimenti sociali.” [Ulteriore materiale sulla Purpose]
Jeremy Heimans, uomo immagine di Purpose e Avaaz, è il beniamino della grande inpresa e dell'alta finanza. “Nel 2011, Jeremy ha ricevuto il 75th Anniversary Visionaries Award della Ford Foundation. Il World Economic Forum di Davos lo ha nominato Young Global Leader, e il World e-Government Forum lo ha incluso, insieme al cofondatore di Purpose David Madden, tra le '10 personalità che stanno cambiando il mondo della Rete e della politica.'” [Fonte]
La Purpose ha realizzato almeno quattro campagne anti-Assad per conto di ONG come i White Helmets, Free Syrian Voices [3], The Syria Campaign [4] e la March Campaign #withSyria.
White Helmets/Syrian Civil Defence su Facebook e Twitter.
The Syria Campaign su Facebook, Twitter e YouTube.
Chi siamo? Tre anni dopo la pacifica ribellione in Siria, la classe politica e i media hanno in gran parte dimenticato quella che le Nazioni Unite hanno definito 'la più grande tragedia umanitaria del nostro tempo.' Noi no.” - Prima pagina di “The Syria Campaign” e del sito dei “White Helmets/Syrian Civil Defence.”



La March Campaign #withSyria | Più di 130 Associati



Tra i partner citati da Purpose nel sito della March Campaign #withSyria (cui si somma l'hashtag per Twitter) sono inclusi: Open Society (George Soros), Amnesty International, Christian Aid, Care, Friends of the Earth, Oxfam e numerose altre maggiori ONG “umanitarie” appartenenti al complesso industriale del non profit, un'industria da un miliardo di dollari. [L'elenco completo degli associati: http://marchcampaign.withsyria.com/partners0]. L'utilizzo del culto dei VIP, tipico della società dei consumi, per vendere la guerra (e l'illusoria “green economy”) è una delle tattiche fondamentali della Purpose. Nel caso di #withSyria, il celebre writer Banksy ha rielaborato un suo famoso stencil (“Young Girl”) come contributo per la campagna. Sulla pagina principale di questo sito, gli strateghi del cambiamento comportamentale di Purpose mostrano un video, emotivamente ben calibrato, in cui un bambino bianco (in America) rimane progressivamente traumatizzato dalle violenze accadute in Siria. Senza dubbio gli esperti di marketing della Purpose hanno fatto questa scelta perché sanno che la maggioranza dei privilegiati euro-americani rimangono semplicemente indifferenti alle immagini di bambini sofferenti che non siano caucasici. Per i cittadini euro-americani, i bambini non bianchi massacrati dagli stati imperialisti sono da un bel pezzo ordinaria amministrazione.
E va da sé che l'industria dell'informazione non si fa pregare quando si tratta di invocare la guerra pace. Guardiamo il “reportage” della ABC del 17 settembre 2014:
Pensate se fosse possibile annullare l'esplosione di una bomba! Un gruppo di 130 organizzazioni da tutto il mondo, conosciute col nome collettivo di campagna 'With Syria' [Con la Siria], mercoledì ha diffuso un video che ci fa vedere cosa accadrebbe in quel caso. Questa campagna spera di richiamare l'attenzione sulle violenze che accadono in Siria. (Video) Attenzione: contiene immagini che possono ledere la sensibilità dello spettatore. Nel video, la sequenza che mostra una bomba esplodere vicino a bambini che giocano viene invertita: il sangue ritorna nelle loro teste, i bambini sono nuovamente in piedi, corrono all'indietro, continuando nel loro gioco. E c'è il messaggio: 'Non possiamo annullare quello che è già successo in Siria, ma possiamo cambiare il finale della storia.'”
La Purpose in effetti viene pagata proprio per assicurare un finale scritto secondo il mandato delle oligarchie.
Cosa più impressionante della loro forza militare, gli Stati Uniti hanno costruito la più sofisticata macchina propagandistica che questo pianeta abbia mai visto.” - Garikai Chengu
Gli associati di Free Syrian Voices comprendono Amnesty International, Euro-Mediterranean Human Rights Network, FIDH [International Federation for Human Rights], Front Line Defenders, Human Rights Watch, Reporter Without Borders e “altre organizzazioni internazionali, regionali e siriane” - che restano convenientemente innominate.
Campagne del genere, che fanno fortemente appello alle emozioni, sono strumenti preziosi per l'imperialismo. Sono divenute decisive (e con successo) nel fabbricare il consenso necessario per gli “interventi umanitari” (cioè cambi di regime con l'aggiunta, tanto per andare sul sicuro, di massicci “danni collaterali”).
Nella pubblicazione dal titolo Communications in Conflict, diffusa da Intercontinental Cry, viene rilevata l'esistenza di una nuova forma di guerra psicologica, denominata 'falsa speranza.' Come strumento per neutralizzare i movimenti sociali, la falsa speranza, quanto a efficacia, non ha rivali. Ciò che una volta si otteneva rozzamente a forza di repressione politica, censura, indottrinamento educativo e propaganda ingannatrice, viene adesso rafforzato, se non soppiantato, dall'integrazione verticale del complesso industriale delle ONG. Mentre nel passato Wall Street doveva ricorre alle minacce o alle mazzette per intimidire o corrompere i movimenti sociali, adesso ha a sua disposizione un intero esercito di fondazioni neoliberiste, organizzazioni non governative (ONG) e social media.” - Jay Taber, False Hope, 6 settembre 2014
È importante ribadire che la Purpose è un'azienda a scopo di lucro accortamente presentata come se fosse non profit (del genere di un sito di petizioni come Change.org). A questo punto ci si domanda chi stia finanziando queste campagne sulla Siria. Il fatto che un'élite di harvardiani benestanti, che vivono a New York (e all'estero) le loro esistenze privilegiate, abbiano la facoltà di decidere, con le loro campagne patinate, chi vive e chi muore dall'altra parte del globo, ecco, questa è la raffigurazione definitiva del suprematismo bianco e del razzismo - un insulto atroce al resto dell'umanità [to people everywhere]. [Ulteriore materiale sulla Purpose]
Casomai ci fosse qualche dubbio sui tratti criminali e sovversivi delle operazioni di queste ONG, il fondatore della National Endowment for Democracy [Allen Weinstein] negli anni 90 avrebbe affermato: 'Molto di quello che facciamo oggi, 25 anni fa lo faceva clandestinamente la CIA.' Quel che un tempo si faceva all'ombra del mantello dell''imperialismo', ora lo si compie alla luce del giorno, con un etichetta 'umanitaria.'” - The Wrong Side of Green

Purpose, un nome, tanti volti:
    1) Purpose (codice fiscale [tax identification number] 68-0607622) è una società a scopo di lucro certificata come B-corporation {1} “che utilizza un modello innovativo per mettere insieme esperti e professionisti tra i migliori del mondo al fine di finanziare, avviare e stimolare la crescita di nuove organizzazioni attive nel sociale.”
    2) Purpose Action (Codice fiscale 45-2451509), il ramo non profit di Purpose, certificata come 501(c)(4), è un'organizzazione di sostegno “focalizzata sulle azioni poltiche volte al cambiamento” [advocacy organization “focused on changing policy”]. Il Board of Directors di Purpose Action include Brett Solomon, executive director di Access, già direttore delle campagne di Avaaz, nonché ex direttore esecutivo di GetUp! [5]
    3) Purpose Foundation (codice fiscale 27-3106760) è un'organizzazione benefica certificata come 501(c)(3) “focalizzata su educazione e cultura del cambiamento.” [6]
    4) Purpose Campaign (codice fiscale 68-0607622) “Promuove movimenti sociali e movimenti di consumatori.”



L'Apparato Militare Satunitense Utilizza le ONG per Diffondere la Pace e Promuovere le Ideologie Occidentali tra i Cittadini Iracheni

Il video qui sotto mostra alcuni punti salienti del Colloquium on Public and International Affairs di Princeton del 2004, che dovrebbe essersi svolto alla Woodrow Wilson School of Public and International Affairs – The Role of NGOs in Global Governance and Society. Attenzione alla seconda parte del titolo: “NON-governmental organizations in global GOVERNANCE [(il ruolo delle) organizzazioni NON governative nel GOVERNO globale].” [Fate caso all'uso del termine “guerriglia” (4:13) per descrivere qualsiasi persona/cittadino che si opponga all'occupazione/assalto dell'esercito statunitense in terra irachena.] Nel periodo successivo a questo video si è assistito a un'accelerazione delle operazioni di cambio di regime, condotte in tutto il mondo, mano nella mano, dagli eserciti e dalle ONG occidentali. [Vedi anche: http://www.interventionism.info/en/Re]. In sintesi, le ONG sono diventate un'indispensabile strumento di destabilizzazione e cambio di regime da parte degli stati imperialisti e degli interessi dell'egemonia. Le ONG sono anche i principali agenti per l'implementazione delle politiche neoliberiste e delle ideologie occidentali presso gli stati presi di mira, allo scopo di proteggere e valorizzare gli interessi dei fondatori di quelle stesse ONG.







La Campagna d'Odio



La campagna Avaaz del giugno 2012, per il summit di Rio, denominata “Good Versus Evil” [Bene contro Male, o Buoni contro Cattivi]. Qui sopra: un poster scaricabile dall'Avaaz Press Centre, pubblicato sul Fiancial Times. La demonizzazione: notate la sgradevole oscurità del cielo alle spalle dei leader che Avaaz vuole spacciarvi come “cattivi”, a fronte dello splendore solare diffuso sui leader imperialisti e ostruzionisti, che invece sarebbero i “buoni.”
'Dovete indagare sulla filiera dell'odio,' prosegue Glaeser. 'Chi possiede le motivazioni e i mezzi per istigare l'odio di massa? Questo ci porta al nucleo essenziale dello schema: il personale politico, o qualunque altro soggetto, alimenterà l'odio ogni volta che l'odio costituirà un ausilio alla propria strategia politica.'” - The Behavioural Economics of Hate [L'Economia Comportamentale dell'Odio]
Il lavoro di Heiman ha ricevuto riconoscimenti da pubblicazioni quali il New York Times e l'Economist. Sull'Economist, Heiman dice di aver deciso sulla propria carriera quando “nel 2001, uno studente universitario che si chiamava Eli Pariser pubblicò online una petizione che invocava una risposta multilaterale agli attacchi terroristici dell'11 settembre.” A distanza di più di dieci anni, con i civili morti che ammontano a milioni, sono sicuro che gli iracheni siano colmi di gratitudine. Bisogna far notare che anche Eli Pariser è un cofondatore di Avaaz, nonché cofondatore ed Executive Director del comitato elettorale [PAC] di MoveOn.org (origine di Avaaz).


Qui sopra: The Syria Campaign, organizzazione non profit creata da Purpose e avviata il 7 marzo 2014




Avevamo paura che il regime avrebbe lanciato un altro razzo, perché loro tornano sempre nella zona sottoposta da attacco, per colpire i soccorritori, così abbiamo cominciato a far evacuare in fretta la gente, per far sì che non si perdessero altre vite. Questa foto è stata scattata allora! Quel bambino che mi si aggrappa al collo, quello è stato il momento in cui mi sono reso conto del perché faccio parte della protezione civile! [why I am a civil defender]” - Purpose Inc. Marketing Firm

La Purpose Inc. fa un uso strategico di immagini, testi ben calibrati e video sofisticati che suscitano intense emozioni. Tra le parole chiave “bambini”, “rifugiati”, “regime” e il fatto di operare “nel posto più pericoloso del mondo.”


Esattamente un anno fa, il governo siriano ha utilizzato il gas sarin contro la sua stessa popolazione, uccidendo più di mille persone, molte delle quali bambini. Il mondo ne fu indignato, e pretese che Assad distruggesse il suo arsenale di armi chimiche. A tutt'oggi il gas di cloro viene ancora usato sui quartieri abitati, scaricato dagli elicotteri sotto forma di 'barrel bombs.{2}'”- Purpose Inc. Marketing Firm, immagine del designer FaDi zyada, il cui lavoro appare anche sul sito della Heinrich Von Arabien Foundation. Questo stesso sito esibisce l'immagine assurda di un siriano che sventola un poster in entusiastica approvazione di Stati Uniti e Nazioni Unite.

[Elenco di riferimenti per la decostruzione della leggenda che l'esercito siriano (e il “dittatore”) abbia utilizzato armi chimiche nell'agosto del 2013, stilato da Susan Dirgham: http://australiansforreconciliationinsyria.org/reference-list-chemical-attack-in-damascus-august-2013/]

Il fatto che sfruttino la morte dei bambini siriani per provocare attacchi aerei e aggressioni militari, dimostra che queste organizzazioni, per promuovere la politica estera statunitense, sono disposte a tutto. Notate che il genere di massacro descritto più sopra (“uccidendo più di mille persone, molte delle quali bambini”) è la prassi comune dell'esercito statunitense, che commette simili atrocità ai danni di civili innocenti (bambini inclusi), praticamente tutti i giorni in tutto il mondo. Ma non aspettatevi, da parte di Avaaz e Purpose, una campagna contro il Regime di Obama. Saranno troppo occupati, dietro l'insegna della loro ONG, MoveOn, a lavorare per la sua rielezione. {Ricordiamo che quest'articolo è stato pubblicato nel 2014, ma alcune parti, evidentemente, risalgono a prima della rielezione di Barack Obama, avvenuta nel gennaio 2013 – ndt}
La citazione seguente esemplifica gli scopi di Purpose:
I media hanno distolto lo sguardo da quello che succede tutti i giorni in Siria, ma oggi noi abbiamo gli strumenti per dire al mondo la verità. Per favore, condividete il più possibile, e oggi riservate un posto nei vostri pensieri per i bambini della Siria.”
I lacchè dei media non hanno affatto distolto lo sguardo, ma gran parte del pubblico sì. È compito di Purpose utilizzare metodi da netwar (secondo Wikipedia “una forma di conflitto, attività criminale e attivismo a bassa intensità, dispiegato da soggetti che usano i servizi di social network”) nei confronti del pubblico (con gli euroamericani come destinatari) per istillare odio contro il democraticamente eletto Bashar al-Assad.


È ormai tempo che il presidente Obama presenti un piano che affronti la crisi umanitaria in corso in Siria.” - Purpose Inc. Marketing Firm



Oggi commemoriamo le più di 1300 vittime degli attacchi chimici di Ghouta. E ricordiamoci anche dei 150.000 e più imprigionati che rischiano la tortura e la morte.” Purpose Inc. Marketing Firm

Sorvoliamo su Guantanamo, Abu Ghraib e l'interminabile elenco dei coinvolgimenti dell'amministrazione Obama in casi di tortura, ma sì! La Siria dimostra effettivamente che la prima vittima della guerra (in questo caso di un'azione di destabilizzazione) è la verità. Quello che segue è un estratto dall'articolo Foley & Sotloff's Reporting Show Why the US Should Stop Its Proxy War on Syria [Il Giornalismo di Foley e Sotloff Mostra Perché Gli Stati Uniti Dovrebbero Fermare la Loro Guerra per Procura Contro la Siria], che evidenzia come “entrambi i giornalisti documentarono la vera natura del Free Syria Army”.
Mentre era in Turchia Sotloff diffuse le notizie sui ribelli siriani che venivano arrestati mentre erano in possesso di gas sarin. Per trasmettere i reportage turchi utilizzò Twitter. Tutto ciò accadeva a maggio, tre mesi prima delle morti causate alla periferia di Damasco dagli attacchi chimici del 21 agosto 2013. I ribelli siriani erano stati arrestati dalla polizia turca, ma subito rilasciati, dando credito alle voci di un sostegno al fronte Nusra da parte del governo turco. Sotloff si meravigliava che i grandi media non riportassero questi eventi.” {3}







Questo martedì segna l'anniversario dell'attacco chimico che l'anno scorso costò la vita a più di mille siriani. Da allora altre decine di migliaia sono stati uccisi, in svariati modi, uno dei quali la morte per fame. Ma i media internazionali e i leader mondiali non riescono ancora ad accordarsi per mettere fine a tutto questo.” - Purpose inc. Marketing Firm
Qui sopra: un altro appello ai “leader mondiali” per “accordarsi e metter fine a tutto questo.” E nel mentre Purpose piangeva lacrime di coccodrillo per i siriani ridotti alla fame, Avaaz chiedeva un inasprimento delle sanzioni contro la Siria. Purpose e Avaaz vogliono la botte piena e la moglie ubriaca – mentre le vite dei siriani vengono distrutte dall'oligarchia al cui servizio sono entrambe le aziende. http://www.avaaz.org/en/syria_end_the_terror/




Una Maschera Patinata



Il video che segue mostra Keith Harmon Snow, premiato giornalista e esperto nel campo dei diritti umani, che descrive la corruzione delle ONG e di come esse abbiano costruito un'immagine dell'Africa al fine di ottenere finanziamenti illeciti. Snow va considerato uno dei migliori giornalisti occidentali, per quel che riguarda un'informazione indipendente e dal basso, sul continente africano. Nel corso della presentazione, Snow tratta dell'operazione psicologico-propagandistica orchestrata strategicamente a sostegno della campagna “Salvate il Darfur” che ha cominciato a bombardare il pubblico a partire dal 2004. Al timone di questo “movimento” c'era il Centre for American Progress.
Il Centre for American Progress ha stretti legami con i medesimi soggetti che hanno creato e finanziato Avaaz. Al presente, il complesso industriale del non profit, con Avaaz in prima linea, si è guadagnato il ruolo di fidato messaggero di un'ideologia grottesca e inquietante; nientemeno che una totale replica e convalida della retorica dell'amministrazione statunitense, volta a giustificare la totale distruzione e occupazione di nazioni sovrane, col posticcio pretesto di un “intervento umanitario” o della “responsabilità di proteggere.” [7]





Il governo siriano continua a far cadere 'barrel bomb' sui civili, nonostante le Nazioni Unite gli abbiano ordinato di fermarsi, colpendo scuole e ospedali. Quelli troppo poveri per abbandonare le loro case possono solo sperare, se cadono le bombe, che i White Helmets arrivino a tirarli fuori... Parliamo al mondo dei White Helmets e aiutiamoli a ottenere l'aiuto di cui hanno bisogno.” Purpose Inc. Marketing Firm {4}Conosci le lingue? Abbiamo bisogno di te! Aiutaci a diffondere la visione del video del Miracle Baby, traducendo i sottotitoli nel numero maggiore possibile di lingue, a questo indirizzo: http://bit.ly/1tKSmrz” — Purpose Inc. Marketing Firm

Aziende e agenzie come la Purpose scrivono la sceneggiatura ed elaborano la scenografia. Fanno nascere le storie, sfruttano abilmente e manipolano le nostre emozioni, facendo sì che finiamo per accettare e condividere gli scopi politici della loro narrazione – una narrazione approvata (e finanziata) dall'impero.



I siriani danno il benvenuto ai profughi yazidi iracheni, accogliendoli con un pasto caldo, indumenti, e in alcuni casi ospitandoli anche in casa,” - Purpose Inc. Marketing Firm

La citazione qui sopra dimostra che a volte la propaganda rischia di mordersi la coda, infatti chi altri permette l'afflusso di rifugiati yazidi in Siria, se non il governo Assad? E in effetti il governo Assad ha accolto (in percentuale rispetto alla propria popolazione) più rifugiati di qualsiasi altro paese del Medio Oriente.



In seguito alla scomparsa di Robin Williams, la gente di Idlib commemora l'attore esibendo una citazione sulla libertà.” - Purpose Inc. Marketing Firm

Quest'immagine raggiunge inediti livelli di assurdità. Riassumendo: intanto che vengono bombardati, affamati e bersagliati da armi chimiche, i siriani trovano il tempo di rendere omaggio a un attore brillante americano (perché da queste parti si trabocca d'amore per un'America che sta distruggendo il Medio Oriente), e lo fanno citando la battuta di un genio della lampada tratta da un cartone della Disney, facendoci uno striscione in inglese.


Se comprendete quello che mostra quest'infografica, comprenderete perché esiste la Syria Campaign, e perché voi e i vostri amici dovreste aderire. http://bit.ly/VlYOsi” — Purpose Inc. Marketing Firm
Nell'infografica qui sopra, la Purpose limita deliberatamente le cifre al 2014. Altrimenti avrebbero dovuto visualizzare i milioni di cittadini iracheni assassinati durante la guerra e occupazione illegale del paese. Inoltre, la Purpose non degna di attenzione i morti in Ucraina, Honduras, Libia, Haiti, Congo (che sono milioni) e di tutti gli altri paesi che vengono devastati da imperialismo e attacchi stranieri.


Dite a Obama che c'è bisogno di un piano che affronti la sempre crescente crisi umanitaria in Siria. bit.ly/1nITTtO” — Purpose Inc. Marketing Firm
Il messaggio è esplicito. La Purpose vuole il semaforo verde a un intervento militare in Siria, dietro le sembianze di un intervento umanitario – e non c'è ossimoro più ossimoro di così.
Come capire se diffondete i post di uno dei più violenti dittatori del mondo, un uomo che che ha ordinato di bombardare ospedali e scuole elementari.” - Purpose Inc. Marketing FirmIl dittatore siriano Bashar Assad è stato rieletto e può dire grazie a Facebook e alla sua piattaforma propagandistica.” - Purpose Inc. Marketing Firm
È fondamentale osservare che le potenze imperialistiche (incluse le Nazioni Unite) non criticano o demonizzano o privano del loro sostegno tali capi di governo in base a considerazioni etiche o morali. Gli attacchi ai capi di stato e il linguaggio emotivamente colorito costituiscono una pura messa in scena. Piuttosto, gli stati imperialisti predispongono la distruzione di qualsiasi leader statale che non voglia essere controllato dagli interessi e dalla politica estera statunitensi. Esempio emblematico, l'indefesso appoggio garantito alla famiglia reale saudita, responsabile di terribili violazioni dei diritti umani, sui quali i paesi imperialisti chiudono un occhio.” (dall'articolo Avaaz, Papponi Imperialisti del Militarismo, Protettori dell'Oligarchia, Leali Sensali della Guerra | Parte I, Sezione I)



Il Dream Team del Cambiamento Comportamentale:
Profilo dettagliato di Jeremy Heiman: Avaaz, Papponi Imperialisti del Militarismo, Protettori dell'Oligarchia, Leali Sensali della Guerra | Parte II, Sezione II [link]
Profilo dettagliato di James Slezak: Avaaz, Papponi Imperialisti del Militarismo, Protettori dell'Oligarchia, Leali Sensali della Guerra | Parte II, Sezione II [link]
Ulteriore materiale sul cambiamento comportamentale: Avaaz, Papponi Imperialisti del Militarismo, Protettori dell'Oligarchia, Leali Sensali della Guerra | Parte II, Sezione II [link]
Ulteriore materiale su Avaaz e Purpose: This Changes Nothing. Why the People’s Climate March Guarantees Climate Catastrophe



* * *

Epilogo
Tenete presente che i colori della bandiera nazionale della Giamahiria libica (dal 1977 al 2011 Gran Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista) era di un esclusivo color verde. Diversamente da quella esibita nella campagna di Avaaz. Il colore verde simboleggia tradizionalmente l'Islam. In Libia, il verde era anche un colore tradizionalmente utilizzato per rappresentare la Tripolitania (a cui comunemente ci si riferisce come Tripoli) bersaglio della conquista militare della NATO. L'iconica bandiera verde venne scelta dal leader/fratello libico Mu'ammar Gheddafi come simbolo della sua filosofia politica (appresso al suo rivoluzionario Libro Verde). Il 10 marzo 2011, fu per prima la Francia a riconoscere il Consiglio [Nazionale Libico] come governo ufficiale della Libia, così come per prima permise al personale dell'ambasciata di esporre la bandiera rossa bianca e verde che avrebbe rimpiazzato quella completamente verde della Giamahiria libica. Il 21 marzo, la “nuova” bandiera veniva esibita dalla Missione Permanente Libica presso le Nazioni Unite, apparendo sul suo sito ufficiale... Questa bandiera, che appartiene al periodo precedente alla Giamahiria, è ora l'unica bandiera utilizzata dalle Nazioni Unite per rappresentare la Libia. Secondo questa dichiarazione delle Nazioni Unite, “Seguendo l'adozione della risoluzione 66/1 dell'Assemblea Generale, la Missione Permanente della Libia presso le Nazioni Unite ha notificato alle Nazioni Unite la Dichiarazione del Consiglio Nazionale di Transizione del 3 agosto 2011 riguardante la modifica del nome ufficiale 'Giamahiria Araba Libica' in 'Libia', e inoltre la decisione di cambiare la bandiera nazionale, tornando all'originale.” [Wikipedia]
Il 24 agosto 2011, un altro portavoce dell'impero riferisce che
Man mano che i ribelli libici prendono il sopravvento, le ambasciate di tutto il mondo rimpiazzano la vecchia bandiera con la nuova... A cominciare da febbraio, una nuova bandiera – rossa, bianca e verde, con una stella e una luna crescente bianche al centro – vengono esposte nelle ambasciate libiche di tutto il mondo, dalla Svizzera al Bangladesh. È la stessa bandiera sventolata dai ribelli in giubilo mentre entrano a Tripoli.”
Nell'articolo, la frase “mercenari finanziati dagli Stati Uniti” è rimpiazzata da “ribelli in giubilo.” Varrebbe davvero la pena di indagare su chi abbia ordinato, fabbricato e pagato per migliaia di queste nuove bandiere (prima del febbraio 2011 o a cominciare da allora) e si sia assicurato che avrebbero rimpiazzato la bandiera della Giamahiria libica, fiorita dal 1977 al 2011.



Ulteriori approfondimenti:
The Grotesque and Disturbing Ideology at the Helm of Avaaz, March 7, 2012
· Sostenere il governo USA senza saperlo: il grave esempio di “Avaaz,” March 8, 2012
· SPEAKING TRUTH: A Profound Message to Avaaz from Poet Gabriel Impaglione of Argentina, March 12, 2012
· Argentine Journalist Stella Calloni Denounces Avaaz | Latin American Unions Follow Her Lead, March 12, 2012
· Avaaz: Empire Propaganda Mill Masquerading as Grassroots Activism, June 9, 2012
· Avaaz’s War on Syria: Soros Sponsored Sorrow Pleads for Foreign Intervention, June 14, 2012
· Rio Summit “Good Versus Evil” Advert Displays Blatant Racism and Imperialism at Core of Avaaz, June 22, 2012
· Avaaz: Imperialist Pimps of Militarism, Protectors of the Oligarchy, Trusted Facilitators of War | Part I, Section I, Sept 24, 2012
· Avaaz: Imperialist Pimps of Militarism, Protectors of the Oligarchy, Trusted Facilitators of War | Part I, Section II, Sept 24, 2012
· Avaaz: Imperialist Pimps of Militarism, Protectors of the Oligarchy, Trusted Facilitators of War | Part I, Section III, Sept 24, 2012
· Imperialist Pimps of Militarism, Protectors of the Oligarchy, Trusted Facilitators of War | Part II, Section I, Sept 24, 2012
· Avaaz: Imperialist Pimps of Militarism, Protectors of the Oligarchy, Trusted Facilitators of War | Part II, Section II, Nov 1, 2012
· Welcome to the Brave New World – Brought to You by Avaaz, Sept 13, 2013



Note dell'autore
[1] Jeremy Heimans on Twitter: https://twitter.com/jeremyheimans
[2] David Madden on Twitter: https://twitter.com/davidmadden
[3] Dettagli per un internato in Social Media, riguardante il Syrian Voice Movement, presso la Purpose Inc, New York, NY, 10176: http://jobs.climber.com/jobs/Media-Communication/New-York-NY-10176/Social-Media-Intern-Syrian-Voices-Movement/55687863
[4] Purpose offre lavoro. Partecipate alla Syria Campaign: http://www.purpose.com/were-staffing-up-on-the-syria-campaign/
[5] L'Action Board Of Directors di Purpose: Jon Huggett fondatore a membro del direttivo del Social Innovation Exchange, già partner del Bridgespan Group e di Bain & Company; Rashad Robinson, executive director di ColorOfChange.org e già senior director of media programs di GLAAD; Brett Solomon, executive director di Access, già direttore delle campagne di Avaaz, già executive director di GetUp!; Douglass Atkin, director of community di Airbnb, già chief community officer di Meetup, autore di The Culting of Brands; Andre Banks, executive director della Purpose Foundation, già strategy director di Purpose e già vicedirettore di ColorOfChange.org; Jeremy Heimans, cofondatore e CEO di Purpose, cofondatore di Avaaz e cofondatore di GetUp! [Fonte]
[6] Il Board of Directors [Consiglio di Amministrazione] della Purpose Foundation: Carla Sutherland, ricercatrice presso l'Engaging Tradition Project [Progetto Mettere in Discussione la Tradizione] del Gender and Sexuality Law Center della Columbia University, già program officer della Ford Foundation e della Arcvus Foundation; Jeremy Heiman, cofondatore e CEO di Purpose, cofondatore di Avaaz e cofondatore di GetUp!; Michael Evans, presidente della Moynihan Station Development Corporation a già chief of staff per il vicegovernatore dello stato di New York. [Fonte] I documenti organizzativi e le dichiarazioni annuali (form 990) della Purpose Foundation si possono reperire qui.
[7] 29 dicembre 2004: “Per due giorni e più, agli inizi dicembre, all'incirca tre dozzine di attivisti religiosi si sono incontrati presso l'ufficio di Washington del Center for American Progress, un think tank di recente istituzione guidato da John Podesta, ex chief of staff di Clinton. Il programma di quell'incontro a porte chiuse era concepito dalla Res Publica, e comprendeva sessioni riguardanti “la costruzione dell'infrastruttura di un movimento” e “obbiettivi, strategie e questioni di base.” Res Publica è stata fondata da Tom Perriello, Ricken Patel e Tom Pravda. Avaaz è stata fondata da Res Publica, MoveOn.org, da Ricken Patel (suo executive director), Tom Perriello, Tom Pravda, Eli Pariser (executive director di MoveOn), Andrea Woodhouse (consulente della Banca Mondiale), Jeremy Heimans (cofondatore cdi GetUp! E Purpose), e dall'imprenditore australiano David Madden (cofondatore di GetUp! e Purpose. Il cofondatore di Avaaz Tom Perriello è oggi presdiente e CEO del Center for American Progress.
Perriello e Patel sono anche cofondatori e codirettori di DarfurGenocide.org, inaugurato ufficialmente nel 2004. “DarfurGenocide.org è un progetto di Res Publica, un gruppo di professionisti del settore pubblico dediti alla promozione del buon governo e delle virtù civiche.” Oggi, questa organizzazione porta il nome di “Darfurian Voices”: “Darfurian Voices è un progetto di 24 Hours for Darfur.” Il Dipartimento di Stato e l'Open Society Institute sono solo due delle organizzazioni che collaborano e finanziano il progetto. Tra gli altri partner di Darfurian Voices ci sono Avaaz, il National Endowment for Democracy (NED), l'International Centre for Transitional Justice, il Darfur Rehabilitation Project, Humanity United, la Darfur People's Association di New York, Genocide Intervention, Witness, la facoltà di Legge di Yale, il Sigrid Rausing Trust e la Bridgeway Foundation. Nonostante il linguaggio accuratamente calibrato e le immagini che fanno appello all'emotività, simili ONG sono state create e operano per un singolo scopo principale – per proteggere e far progredire gli interessi e la politica degli Stati Uniti, dietro una maschera filantropica e umanitaria. Di tutti i partner di DarfurGenocide.org elencati, solo uno ha sede a Londra, gli altri sono statunitensi e hanno sede negli Stati Uniti.



Note del traduttore
{1} Benefit Corporation è “una forma giuridica che identifica le aziende for profit che si prefiggono volontariamente scopi di carattere sociale, sostenibilità e trasparenza e puntano a produrre un impatto positivo sulle persone e sull’ambiente. A oggi le B Corp certificate dall’ente non profit americano B Lab sono 1.498 e sono presenti in 42 Paesi del mondo. L’Italia ne ha già nove: oltre alla prima, Nativa, hanno ricevuto la certificazione Fratelli Carli, Equilibrium, Treedom, Habitech, Little Genius International, Mondora, Dermophisiologique, e anche la startup D-Orbit. A gennaio si dovrebbe aggiungere anche Banca Prossima.” [Fonte]
{2} Riguardo alla questione delle barrel bomb, rinviamo alle nostre note all'articolo Viaggio ad Aleppo, e citiamo di nuovo il pezzo dell'Antidiplomatico.
{3} Occorre ricordare che i due giornalisti (Steven Sotloff e James Foley) sono stati uccisi dall'ISIS (rispettivamente il 2 settembre 2013 e il 19 agosto 2014) probabilmente non solo in quanto cittadini statunitensi, ma perché nei loro reportage mostravano come fosse totalmente falsa l'immagine dei cosiddetti “ribelli moderati” e lo scarso appoggio che essi ricevevano dalla popolazione siriana.
{4} Per quel che riguarda la grottesca e indecente finzione dei cosiddetti “White Helmets”, rimandiamo di nuovo all'articolo di Vanessa Beeley (per quel che riguarda la vera protezione civile siriana) e, per i dettagli su quest'organizzazione, al suo pezzo Who Are Syria's White Helmets?