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martedì 14 febbraio 2017

Triste America, Ovvero il Francese che Rimpiange di Non Aver Potuto Ammazzare Più Siriani

di Domenico D'Amico

Repetita iuvant, ho pensato di fronte al libro di Michel Floquet (Triste America, Neri Pozza 2016, pagg. 208, € 16,50). L'elenco di magagne ascrivibili all'impero janqui (l'individualismo sociopatico, la corruzione politica legalizzata, lo stato di guerra permanente, il demenziale apparato securitario, l'odio per i poveri, eccetera eccetera) per noi – sarebbe a dire i felici pochi che integrano i ranghi dei nostri 2,5 lettori – non rappresentano la minima novità, ma è comunque utile che ci sia chi si prende la briga di esporre in modo chiaro e sintetico simili argomenti, perché lo spirito è forte, la carne debole, e il colossale apparato della propaganda imperiale è più forte che mai.
Tutto bene? Sì, almeno finché non si arriva al capitolo dedicato al consuntivo (va da sé, negativo) dell'amministrazione Obama. Le pecche sono molte, e anche queste non sono una scoperta (impotenza di fronte alle lobby delle armi, implementazione del mostruoso apparato di sorveglianza, sostanziale inazione di fronte alla violenza sulle minoranze, eccetera eccetera), ma quello che Floquet rimprovera più aspramente a Obama (e qui, devo dirlo, sono rimasto davvero basito) è il suo mancato intervento sul campo contro Assad!
È affascinante: il giornalista Floquet, che giustamente stigmatizza l'asservimento dei media janqui alla propaganda menzognera di Washington, nel volgere di poche pagine ricicla tutta la serie di totali falsità che i media occidentali hanno diffuso sulla guerra contro la Siria. Gli attacchi chimici di Assad, i ribelli moderati, il pericolo russo, Floquet ripete tutte le frottole, tipiche di un Aleppo Media Center, allo sesso modo in cui il New York Times diffondeva le bufale sulle armi di distruzione di massa di Saddam. Non basta, nella sua “narrazione” vengono evocati, quasi con il magone, i militari francesi che stavano già scaldando i motori per andare a bombardare l'esercito siriano, e invece niente, quel pusillanime di Obama, pur con in mano le “prove schiaccianti” che Assad ammazzava i suoi concittadini a frotte (così, per sport), non dà il via libera! Che disdetta, dice Floquet, abbiamo perso l'occasione propizia, mentre

Un’opposizione multiforme sembra pronta a sferrare il colpo definitivo a Bashar al-Assad. In questo gruppo eterogeneo ci sono certamente islamisti, in particolare quelli del Fronte al-Nusra, versione locale di Al Qaeda, ma ci sono anche gruppi moderati, o addirittura democratici, che rappresentano la speranza di una Siria che aspira a congiungersi con il resto delle nazioni [sic!].

(…)Nell’agosto 2013, una Siria democratica è ancora possibile [sic!]. Tre anni dopo, il paese non esiste più e sulle sue macerie prospera lo Stato islamico.

(…)Mentre Barack Obama temporeggia, Putin avanza. L’annessione della Crimea e la destabilizzazione dell’Est dell’Ucraina senza una reale reazione statunitense portano subito un serio colpo alla credibilità del presidente americano. La gestione catastrofica della crisi siriana apre un’autostrada a Vladimir Putin, che non si lascia sfuggire l’occasione.

(…)Un asse Teheran-Mosca si crea nello spazio di qualche mese, nel vuoto siderale lasciato dal disinteresse e dalla mancanza di visione globale del presidente americano. Tutta la regione è destabilizzata [sic!], a cominciare dalle monarchie del Golfo, che vedono con orrore il nemico sciita prosperare alle loro frontiere sotto lo sguardo impotente del protettore americano [sic!].

Perdonate i [sic!], mi sono scappati. A parte la patetica sequela delle solite fregnacce sul super villain Putin, se avete letto l'inchiesta di Steven Gowans pubblicata su questo blog, saprete già che l'intera ricostruzione che Floquet fa della vicenda siriana è puro delirio. Cioè, lo sarebbe, se non coincidesse con la propaganda diffusa dai principali media occidentali nel corso degli ultimi anni.
In fondo, però, simpatizzo con lui: potevamo ammazzare un bel po' di siriani in più (ça va sans dire, in nome della democrazia) e invece niente.

Coraggio, Michel: domani è un altro giorno.

giovedì 19 gennaio 2017

Davos, il tiranno Xi Jinping campione del nuovo ordine globale contro la marea “populista”

di Carlo Formenti da Micromega 

Meno male che c’è il compagno Xi Jinping: questo il mantra che politici, giornalisti e intellettuali europei recitano in coro dopo il discorso del presidente cinese a Davos. L’uomo che fino a ieri dipingevano come l’incarnazione del peggiore totalitarismo, oltre che come il più pericoloso concorrente nella corsa all’egemonia sui mercati globali, è improvvisamente divenuto il loro eroe, il campione delle leggi della libera concorrenza contro l’usurpatore Trump, la “traditrice” Theresa May e il principe del male Vladimir Putin.
Quale migliore prova del fatto che le litanie sulla democrazia delle élite occidentali non sono (né sono mai state) altro che una maschera dietro la quale nascondono i loro obiettivi di dominio politico ed economico sul resto del mondo? Il guaio dell’Europa è che, per lei, questi obiettivi, malgrado la potenza della locomotiva tedesca che guida manu militari il trenino Ue, possono essere realizzati solo sotto lo scudo della leadership politica e militare degli Stati Uniti, per cui ora, di fronte alla svolta anti europea e anti Nato di Trump, gli alleati del Vecchio Continente sono letteralmente in preda al panico, al punto da ammettere quello che da decenni vanno dicendo i critici marxisti del neoliberismo, cioè che il divorzio fra capitalismo e democrazia è fatto compiuto da almeno trent’anni. Quanto era già stato chiarito con la riduzione della Grecia a paese semicoloniale, culmine di un processo di espropriazione della sovranità popolare e nazionale a danno di tutti i popoli europei, viene ora ribadito con la nomina del tiranno Xi Jinping a campione del nuovo ordine globale contro la marea “populista”.
Ma a Davos c’è stato un altro acting out: in un empito di resipiscenza “buonista” i cacicchi che guardano il mondo dall’alto hanno riconosciuto che le batoste politiche subite nell’ultimo anno sono l’effetto collaterale dei livelli intollerabili di disuguaglianza che loro stessi hanno contribuito a creare: qualche mese fa si era detto che i 62 uomini più ricchi del pianeta possiedono la metà delle risorse mondiali, ora abbiano saputo che per realizzare il record ne bastano otto! Tutta brava gente, beninteso, dedita alla beneficienza nei confronti dei miliardi di pezzenti che lottano per sopravvivere ai loro piedi. Peccato che la beneficienza non basti più e che l’incazzatura cominci a montare dal basso; e peccato che non bastino più nemmeno le professioni di correttezza politica, come se le concessioni di diritti individuali e civili e l’adozione di un linguaggio pseudo femminista, “tollerante” e benevolente verso tutte le forme di diversità non fosse più in grado di far dimenticare le pratiche criminali di liquidazione dei diritti sociali che le classi subordinate avevano conquistato a costo di dure lotte.
Così, correndo qua e là come un branco di scarafaggi colti dall’improvvisa apparizione di piedi umani minacciosi, politici, finanzieri, imprenditori, accademici, giornalisti si agitano e corrono alla ricerca di un mobile sotto cui infilarsi e anche la credenza cinese diventa promessa di porto sicuro.
A fare tristezza è il fatto che in quel branco di insetti troviamo anche diversi (per fortuna non tutti) esponenti di una “sinistra radicale” che, più che di tradimento, appare colpevole di idiozia: incapace di leggere la natura politica (crollo sistemico di consenso e legittimazione) più che economica della crisi in corso, incapace di riconoscere la rabbia popolare e di assumerne la direzione (oggi in mano al populismo di destra, con poche eccezioni come quelle di Podemos in Europa e dei regimi bolivariani in America Latina), incapace di capire che solo lottando per riconquistare la sovranità popolare e nazionale si possono creare le condizioni di una riscossa delle classi subalterne, insegue improbabili progetti di riforma di una Europa agonizzante in cerca di nuovi protettori. Non è la lezione del tiranno antioperaio Xi Jinping che dovrebbe ispirarci la Cina, bensì la saggezza del vecchio detto maoista “bastonare il cane che affoga”.

mercoledì 1 giugno 2016

Attacco al potere 2: propaganda antirussa per stomaci fetenti

Voglio parlare di cose leggere: il cinema, anche se tanto leggere alla fine non sono. 
Mi irrita la pervicace propaganda antirussa dell maggioranza di film e serie TV americane, che nella graduatoria ufficiosa supera ormai di gran lunga quella anticoreana, anticubana (adesso siamo quasi amiconi), antiaraba (qui non si va tanto per il sottile, anche se Arabia Saudita ed Emirati Arabi sono buoni amici). Prendete Blindspot, CSI Miami, NCIS (nelle varie edizioni), The Black List e non ricordo più quanti altri telefilm. Un tocco di propagnda contro il tiranno machista russo è d'obbligo. Sempre, secondo me da contratto con le agenzie. Riguardo ai film devo fare mente locale, ma se ci penso dal film di John Milius Alba Rossa a oggi non è cambiato molto. Insopportabile poi il tono autocelebrativo dei good guys irrimendiabilmente buoni e dalla parte giusta della barricata. L'ultima chicca è "Attacco al potere 2. London has fallen", dove il protagonista è persino sadico contro gli arabi cattivi, tanto per fare da controcanto alle peggiori flatulenze delle pance occidentali. Il bersaglio privilegiato però sono i russi, privati di qualsiasi legittimità anche formale, tanto da cacciarli via da un funerale di stato: " manca il presidente russo" si insinua sibillina la voce della donna propotipo clintoniana, "non ne sentiremo la mancanza". Un capolavoro di propaganda.
Scusate, ma questi mi stanno davvero rendendo simpatico Putin.

giovedì 26 novembre 2015

Sbronza guerriera

di Tonino D’Orazio

Sotto a chi tocca. Ma i ragionamenti non possono essere solo i bombardamenti. Anche se fino all’intervento russo erano solo finta. L’importanza strategica, come sempre in quell’area, è il furto del petrolio, forse non lo diremo mai abbastanza. I giacimenti scoperti in Siria e il passaggio dell’oleodotto russo-iraniano attraverso il Kurdistan, l’Irak curdo e la Siria (eludendo la Turchia-Nato da accerchiamento) per raggiungere le coste del Mediterraneo, ovviamente non va bene al cosiddetto occidente rapinatore, quello americano-inglese-francese. Per questo motivo il recalcitrante presidente siriano Assad, inviso alla “democrazia armata occidentale”, deve andare via. Per questo motivo la coalizione Nato-Occidente (della quale facciamo parte), che bombarda senza mandato ONU, ha finanziato l’Isis e gli oppositori armati di Assad. Che poi in quell’area vi siano due pesi e due misure sulle questioni di “democrazia”, a costo di rasentare il ridicolo, vi sono i buoni e i cattivi (Obama dixit come Bush a suo tempo: il male è il diavolo da estirpare, a proposito di fondamentalismi). Insomma un concetto di “terrorismo” a geometria variabile. Vedi semplice cartina allegata, di una evidenza senza parole.
Ovviamente l’intervento russo ha messo a nudo l’intreccio “occidentale” e dato una svolta, guerriera alla situazione, sostenendo un Assad, “cattivo” e dittatore  quanto gli amici sauditi di Obama, ma lui più cattivo perché recalcitrante. Non molla il petrolio e non è facile rubarglielo, malgrado tutto, cioè resiste da quattro anni in una strana guerra contro tutti e milioni di profughi che valgono miliardi di euro per la Turchia. Ci volevano le truppe di terra, non bastano i 2.000 “istruttori” militari Nato già presenti, ma la storia e il pantano irakeni non permettono. Ancora. E’ l’esca per Putin. E il rilancio della vendita degli armamenti. Ovviamente tutto sopra la testa degli autoctoni che non contano nulla nel gioco del risiko, nemmeno le loro vite, perdute a migliaia. In pratica circa 10.000, ugualmente innocenti, per ogni occidentale morto.
Ma l’accelerazione “guerriera” si rivolge piano piano anche all’interno dei vari paesi, intanto solo europei, come d’abitudine a pagare le stupidaggini storiche dei nord americani.
Dopo il massacro di Parigi e la giusta commozione di tutta l’Europa per le vittime, l’altra reazione è stata quella vendicativa di un massiccio bombardamento in Siria. Addirittura Hollande sconvolge la Nato, (restia all’appello guerriero immediato, aspettando la decisione del capo Obama perché non sanno più chi bombardare), chiamando Putin il quale ben volentieri si dichiara “alleato”. Poi però è arrivato subito l’inglese Cameron a stringere i vincoli storici da guerrafondai e sgridare lo “sgarro” impulsivo del socialista, che deve correre da un Obama minaccioso. Per la prima volta la Merkel è fuori campo, in panchina, per costituzione non può guerreggiare, se non economicamente. Comunque non si fida della Russia e dovrà sostenere la Turchia, ambigua e con un pericoloso provocatore, Erdogan, nuovo Saladino pronto a mostrare i muscoli, nascosto sotto l’ombrello Nato. Siccome nessuno è fesso l’abbattimento del bombardiere russo non può che essere stato pianificato. Lo stavano aspettando visto che ha “sconfinato” (ma non si è sicuri) di qualche secondo e a quella velocità ...
Interessante l’unione di intenti di Hollande con la destra della Le Pen. In grande accordo nel moltiplicare i bombardamenti, i “colpi” vendicativi. L’unico neo tra loro è con quale alleanza, perché la destra padronale francese (Sarkosy) ha già scelto Putin, con la richiesta di soppressione dell’embargo verso la Russia. Rimane l’urgenza di condurre tutti insieme anche una “guerra” implacabile sul fronte interno. L’immigrazione, alla Salvini maniera. Ma in Francia, come in Belgio, e in altri paesi, tantissimi sono ormai cittadini europei. Allora bisogna limitare le libertà personali (ancora!), se del caso modificare le costituzioni per dare potere il più possibile a un uomo solo, oppure addirittura rinnegare la nazionalità concessa. Avviene e avverrà dappertutto. Qualcuno sulle modifiche è già in anticipo. Entrare in “stato di guerra” e blindare interamente per giorni le capitali, come Bruxelles, dove a tutta la popolazione e le strutture pubbliche e private, persino agli impiegati della Comunità, è stato chiesto di rimanere a casa. Non sembra esserci prevenzione, intelligence, ma solo “stato d’assedio”, e prova di forza. Dopo.
Si entra quindi in un tipico “giornalismo mediatico di guerra”. I simboli stessi della società vengono modificati. Le bandiere e i nazionalismi sventolano come non mai. Squillano gli inni. Semplici cittadini, e mi dispiace sinceramente l’assurda morte della ragazza veneta, con addirittura funerale di stato. Con frasi banali se non tragicamente ironiche. Renzi: “Grazie per la tua testimonianza di cittadina e giovane donna”. Boldrini: “Che tu possa diventare esempio per le ragazze che sono in cerca della loro strada». Calma ragazze! Dovrebbero anche sapere che quasi 500.000 giovani italiani, quasi tutti laureati, “girano” in Europa alla ricerca di lavoro e di un futuro di vita possibile, perché impossibile nel loro paese. Poi ci sono i giornalisti che spandono terrore, e stupidamente sembrano indicare ai terroristi i punti deboli delle città da colpire, in un coacervo di chiacchiere, di ipotesi fasulle e cariche di odio. Interviste continue agli “opinionisti” persino (e l’intento nasconde la mano) a un terrorista razzista e piromane come Salvini. Intervista ad un inaffidabile Alfano che un giorno terrorizza e un giorno banalizza e rassicura. All’appello, velato o apertamente alla crociata anti-musulmana, malgrado l’intervento di Bergoglio costretto a mettere a repentaglio anche la sua vita,. Popolo e cittadini musulmani italiani altrettanto impauriti e un po’ troppo messi alla berlina. Ad un loro commento di pace seguono due virulenti commenti padani. Tutto ben orchestrato. Olio sul fuoco. La guerra si prepara soprattutto mediaticamente. La scelta di campo ci è già stata fortemente indicata. Tutto questo a sinceri democratici fa più paura della bomba.

martedì 6 maggio 2014

È caduto un altro muro


di Tonino D'Orazio
 

Anzi, in questi giorni, stanno cadendo più muri. Mentre Israele costruisce il suo muro di Apartheit (dixit ispettori Onu) di genocidio e di vergogna impunita, altri muri che riguardano questa volta non i comunisti ma la faida dei neoliberisti, o dei poteri forti, stanno cadendo.

Sono quelli che possono fare proprio molto male al supposto impero nord americano. Quelli economici.

Intanto la Cina comunista è diventata la prima economia mondiale. Per i nord americani, dopo aver ridotto l’Europa a serva e larva economica, paralizzata in modo tale da non fare più paura, l’effetto immagine è proprio deleteria. Non si è più primi, quindi nemmeno locomotiva del trenino occidentale-centrico.

L’altro muro è quello che a furia di soffiare tempesta non è detto che vada sempre tutto bene. E’ andata bene, da un colpo di stato ad un altro, in Tunisia, in Egitto, in Libia, in alcuni Stati ex sovietici e in Iugoslavia, non in Georgia e non molto in Ucraina. Persa la Crimea. Carri armati ucraini contro ucraini di etnia russa con inizio di guerra civile e minacce varie, da prendere sul serio, che rischiano di trascinare anche noi di nuovo in qualche avventura all’americana. Inizio di guerra economica con sanzioni ai russi che non c’entrano niente nel golpe organizzato dagli americani e che sta fuggendo loro di mano, pur potenziando amorevolmente gruppuscoli nazisti. Agli americani, dai concetti democratici fluttuanti secondo i loro interessi, sono sempre stati utili. Sanzioni che pagheremo solo noi europei, già in ginocchio. Oltre aver spinto i russi a volgere la loro economia e i loro interessi ad est.

L’altro muro è che è iniziato il depotenziamento del dollaro come valuta e misura internazionale. Visa e Master Card hanno “sanzionato” le transazioni bancarie russe bloccando il sistema. La Russia lancia la sua card e il suo sistema nazionale e anche internazionale, immediatamente accettato da Cina e Iran, aspettando l’India. Clienti potenziali? 3 miliardi di cittadini, la metà della popolazione mondiale che sta per sfuggire alle banche nord americane e inglesi. La minaccia di Putin di non utilizzare più il dollaro in pagamento e in transazioni internazionali delle materie prime, soprattutto energetico-petrolifere, è entrata nella sua fase operativa.

Altri hanno pagato immediatamente con la guerra e l’occupazione del loro paese, quando ci hanno solo provato. Ricordiamo tutti che Saddam aveva iniziato il percorso, il mese dopo gli americani bombardavano, distruggevano l’Iraq e si appropriavano del loro petrolio a “risarcimento”. C’erano le famose “armi di distruzione di massa”. Se qualcuno ha ancora dei dubbi sull’aggressione dovrebbe rimanere alla lettura di Cappuccetto Rosso.

Ghedaffi stava iniziando la stessa operazione, non solo a non volere più il dollaro in pagamento, ma addirittura strutturando una Banca d’Investimento Africana (tipo FMI) basato sul valore oro. Il mese dopo il suo paese veniva bombardato e occupato. Anche lì vi dovevano essere le “armi di distruzione di massa”. I risultati sono sulle nostre coste. Anche lui aveva molto petrolio, che i libici, per “risarcimento” non hanno più. Al mondo rimane il Venezuela e conosciamo tutti il vecchio giochetto in corso. Il Brasile è in difficoltà con il braccio armato degli americani, il FMI, purtroppo incominciano a trovare non poco petrolio.

Però pressare, attaccare, circondare di missili la Russia è un boccone troppo grande. Anche alleandosi con gruppi fascisti e neonazisti ucraini. Tra l’altro non ci sono più nemmeno i vituperati comunisti. Ma per loro tutto fa brodo, dimenticando che in Russia, hanno perso 22 milioni di individui per liberarsi dai nazisti tedeschi. Hanno ancora un ricordo e un sentimento molto vivo su questo argomento, sulla protezione della loro etnia e sul pangermanismo. Un terzo dell’Ucraina è a maggioranza russa, concentrata in aree visibili e confinanti, e non basteranno quattro filo-nazisti a capovolgere il problema prima o poi referendario, o a impedire le elezioni politiche del 25 maggio (anche loro). Guarda un po’ che non tutti vogliono farsi distruggere e derubare dall’euro e dalla BCE o succubi della Germania. Dove sono intervenuti, i nord americani, e gli europei alleati noi compresi, hanno lasciato solo morte, macerie e divisioni etnico-religiose. Possiamo anche noi sostenere un presidente golpista e soprattutto fascista, Iatseniuk? Ma perché no, se piace ai nord americani, come in passato, e attualmente altri dittatori. Renzie, il premier italiano anche lui non eletto da nessuno e messo lì dai poteri forti, gli ha manifestato un forte sostegno al processo di riforme politiche ed economiche del suo governo. Che brivido. Ma se può fare accordi di modifica costituzionale in senso della P2 con un condannato, un delinquente comune, in Italia e con il sostegno di Napolitano, perché non poter aiutare tutti i fascisti del mondo, soprattutto se sono amici degli amici.

Come in Siria dove i nord americani non esitano ad utilizzare la stessa struttura di Al Kaida come alleata. Ritirandosi poi e lasciandoli in guerra civile. Come in Somalia (che purtroppo non aveva niente da farsi rubare), in Afganistan e in Iraq. Ma anche lì un altro muro è caduto. I sistemi antimissile russi hanno abbattuto due missili, lanciati uno dagli americani (probabilmente dalla Sicilia) e uno dal sempre pacifico stato di Israele, che si dirigevano su Damasco. Putin aveva promesso che questa volta non ci sarebbe stato mano libera (no fly zone per bombardare tranquillamente e senza rischi) come in Libia.

Tutti i giornali, sicuramente “imbeccati”, sempre pronti a sostenere le minacce ad un altro paese recalcitrante: Obama, Cameron e Hollande parlano alla Siria perché l´Iran “intenda”. Ma non è minacciare un altro Paese sovrano, è solo consigliare e fare una proposta “che non possono rifiutare”. L’amico Erdogan, neo fascistello turco, malgrado le sue continue provocazioni, pronto ad entrare in guerra, ha dovuto ritirarsi in buon ordine. Non gli bastava l’aver appoggiato i fondamentalisti Fratelli Musulmani in Egitto aiutando a creare anche lui l’esplosiva situazione attuale. Lo stesso socialista francese Hollande che pensava di poter fare il primo della classe e bombardare, come in Libia, sparla di sanzioni solo sui propri telegiornali nazionali e continua a parlare di bambini uccisi. Per noi tutte le televisioni italiane hanno smesso, non hanno più ricevuto disposizioni simili. Per ora. E’ stata una sconfitta per tutti. Ma soprattutto per la prima volta c’è stato uno stop e una mezza soluzione diplomatica. Merito o demerito di Putin? Mica volevano dargli il Nobel per la pace! Magari in anticipo come a quel guerrafondaio di Obama.

Rimane ai cittadini democratici la scelta, cioè sapere se anche al mondo, oltre che in Italia, debba esistere una “opposizione”, una costruttiva e pacifica multipolarità, magari una divergenza di vedute all’impero, al pensiero unico, ai poteri forti, agli assalti armati (compiuti sempre dagli stessi, socialisti o meno) che occupano altri paesi, o lo mettono programmaticamente in caos e guerra civile sempre in nome di una democrazia man mano inesistente, oppure schierarsi sempre e comodamente con i “vincitori” fino al compimento, che comunque sappiamo impossibile, dell’agognato impero unico. Quanti morti sono previsti per l’espansione futura? Non credo pensino di risolvere in questo modo la demografia mondiale galoppante. 

giovedì 9 agosto 2012

L'agitazione della figa riottosa

di Mike Whitney da ComeDonChisciotte via counterpunch
 
A marzo di quest’anno, tre ragazze dalla banda femminista punk-rock Pussy Riot  sono state arrestate con l'accusa di "atti di teppismo motivato da odio religioso o di ostilità" per aver  messo in scena una performance non autorizzata e profana nella Chiesa del Cristo Salvatore di Mosca.

Le tre donne  arrestate - Maria Alyokhina, Nadezhda Tolokonnikova e Ekaterina Samutsevitch- dicono  che la loro azione non aveva lo scopo di mettere in ridicolo la chiesa o di irridere i credenti, ma di voler attirare l'attenzione sulla repressione politica che esiste sotto la presidenza russa di  Vladimir Putin.

"Non volevamo offendere nessuno ... Le nostre motivazioni erano esclusivamente politiche", ha detto la Tolokonnikova. Il processo alle tre ragazze avviene a Mosca, dove un verdetto è atteso da un giorno all’altro. L'accusa chiede una condanna a tre anni in un carcere di minima sicurezza.

Il processo ha attirato l'attenzione di tutto il mondo e una serie di celebrità, tra cui Sting, Madonna e Danny Devito hanno parlato per conto delle imputate.   Ecco un estratto di un articolo della Reuters apparso Martedì mattina: 
"Lunedì la pop-singer Madonna ha chiesto alla Russia di non incarcerare le tre Pussy Riot per la loro protesta in una chiesa, mentre l'ex tycoon del petrolio Mikhail Khodorkovsky , dal carcere dove si trova, ha paragonato questo processo  ad una inquisizione medievale ". (Reuters)
È interessante notare cheil parere di Khodorkovsky  è stato inserito tra il  gran numero di articoli scritti su questo incidente, cosa  che suggerisce che la copertura dei media faccia parte di un programma ben più ampio,  per screditare Putin. Ricordiamoci che  "Nel mese di ottobre 2003, Khodorkovsky fu arrestato, portato a Mosca con l'accusa di vari reati di frode per evasione fiscale." E,  a maggio, 2005  i giudici hanno riconosciuto Khodorkovsky e Platon Lebedev colpevoli di sei capi d'accusa tra cui l'evasione fiscale e sono stati condannati a nove anni di carcere ciascuno.(BBC)
L'idea che un oligarca, calcolatore come Khodorkovsky  sia una vittima innocente di una caccia alle streghe è una sciocchezza politica fasulla propagandata dai media occidentali. Putin l’ha sintetizzata meglio quando ha detto: "Un ladro deve stare in carcere". Allora, che sta succedendo  veramente qui? Perché la Reuters usa una citazione di Khodorkovsky, un criminale condannato, come titolo per difendere una   banda punk-rock ?   
Immaginate se Tony Hayward, della BP, fosse stato buttato in galera per aver inquinato  il Golfo del Messico. Questo fatto lo qualificherebbe come esperto del sistema giudiziario americano?  Allora la Reuters dovrebbe consultare Hayward anche sulle violazioni dei diritti civili?
 Riusciamo a vedere quanto tutto ciò sia stupido?
 Ha senso solo se i media sono parte di una più grande strategia segreta per attaccare Putin. E direi, dopo aver letto almeno trenta  articoli sull'incidente alla chiesa del  Cristo Salvatore di Mosca, che è esattamente quello che sta succedendo.
Non si tratta di Pussy Riot e della loro traversia legale, né di femminismo o di libertà di parola.
 Sono  tutte manovre politiche per mettere Putin in cattiva luce. Questo è tutto.
Basta dare un'occhiata a Google News. Fino a Lunedi scorso, c'erano 2.453 articoli su Riot Pussy, e tutti in lode delle ragazze coraggiose che si sono messe contro Vladimir il Terribile e rischiano per questo sette anni . In pratica questo è il succo della storia. Si ripetono sempre le stesse cose noiose: "Pussy buone - Putin cattivo".
 Ora non sarebbe bene pensare che in un paese di religiosi-fanatici come gli Stati Uniti,  almeno un paio di giornalisti avrebbero difeso la posizione della chiesa o avrebbero dovuto trovare una colpa in quello che hanno fatto le ragazze?  Certamente, ma non ho trovato nessun articolo di questo genere, motivo per cui la copertura mediatica “puzza”.
Allora, facciamo un piccolo esperimento e scaviamo un po' più a fondo su  questo argomento :  Supponiamo che un banda punk-rock di ragazze faccia irruzione nella Cattedrale di St Patrick o in una Sinagoga ebraica nel centro di Manhattan e requisisca  l'altare per fare una performance rauca e blasfema che deride i credenti  e anche  Barack Obama.
I media le darebbero un appoggio come hanno fatto con Riot Pussy?
 No di certo. L'idea è assurda, giusto?  

Allora, dove è la differenza ? 
E’ Putin la differenza.
I media stanno a caccia di Putin.  E -un'altra cosa – in America  le ragazze sarebbero state scortate come lo sono state premurosamente  a Mosca o le avrebbero colpite con il taser, con spruzzi di  pepe, bastonate e trascinate in catene da un piccolo esercito della polizia di NY ?
Tutti conoscono la risposta esatta.
Oggi probabilmente sarebbero tutte ancora in ospedale. Non si scherza con NYPD! Ai media non piace segnalare le violazioni delle libertà civili in patria.   Preferiscono puntare il dito contro gli altri.
Ecco perché ci sono  2500 articoli che difendono le povere  Pussy Riot abusate ma non c’è una parola su Bradley Manning, Julien Assange o sulle migliaia di manifestanti di Occupy che sono stati gasati, presi a pugni e incarcerati durante le proteste dello scorso anno.
Le idee di queste persone non appaiono in prima pagina né come campioni dei diritti civili, come Khodorkovsky,  perché non sono ricchi e potenti e non hanno un servizio di propaganda per difendersi.  Sono invisibili. A proposito, avete mai sentito se le Pussy Riot, le tre stelle nascenti,  sono state sbarcate fuori da un penitenziario in una remota isola dove sono arrivate su una lancia o se sono state tenute sveglie per settimane ascoltando musica a pieno volume o spogliate e lasciate nude in una cella frigorifera, o alimentate a forza con un tubo di plastica spinto verso l'alto senza anestesia, e costrette a rannicchiarsi in ginocchio per  dodici ore di fila?
 Avete sentito parlare di questo?  Naturalmente, no.  Perché il "tiranno" Putin non tortura la gente che ha arrestato.
 Solo gli Stati Uniti trattano i loro prigionieri in questo modo,  e questa è un'altra ragione per cui i media devono parlare tanto di questa storia delle Pussy.  Dovrebbero parlare del trattamento terribile che subiscono i prigionieri in custodia statunitense, non tirare pietre contro Putin.  E questo vale il doppio per i procedimenti legali.
Che cosa hanno da criticare i giornalisti americani sul cosiddetto "processo spettacolo"  di Mosca, quando dei sospetti terroristi incarcerati a  Guantanamo non c’è nessuna prova?   Ci avete pensato?
A Guantanamo non hanno nessun  diritto , non hanno diritto a comparire davanti a un giudice, non hanno diritto ad una giuria di loro pari, non hanno diritto di dimostrare la propria innocenza.                                    Zero libertà nella "terra degli uomini liberi".
Ma i giornalisti ben informati che seguono il processo Pussy non  pensano  che vale la pena di parlarne nemmeno per un  paragone.  Non è che vi sembrerà un po' strano?
Ora  c’è una clip di Spencer Ackerman per la rivista Foreign Policy: 
 
"Pussy Riot  è - per prendere in prestito le parole di Clash per un secondo - l'unica band che conta.   Quello che decideranno i giudici quasi non ha importanza.  Le tre ragazze di Pussy Riot  - un  esplosivo, odioso incrocio tra una band  e un gruppo di dissidenti russi anonimi - hanno, in un certo senso, già vinto il loro processo farsa  a Mosca. Ogni giorno che va avanti il loro processo per "atti di teppismo motivato da odio religioso", richiamano l'attenzione internazionale per la repressione paranoica nella Russia di Vladimir Putin. "
 ...Le tre ragazze non hanno fatto solo vergognare  Putin e incriminato il suo gangsterismo, ma hanno svincolato lel aspirazioni di una cultura di protesta globale. " (" Il  Punk è  di nuovo una minaccia " -Spencer Ackerman, Politica Estera).
Urrà per le "Pussy Riot" !       Boo per  "Vladimir Putin"!
Mai letto tante stupidaggini tutte insieme ?   Le Pussy  Riot  non sono Martin Luther King. (Mi dispiace darti la notizia, Spence.) Sono "utili idioti" in uno schema per buttare fango contro Putin.
Sapevate che Putin è probabilmente il leader politico più popolare nel mondo di oggi?  E 'vero. Ha appena conseguito una schiacciante vittoria nelle elezioni presidenziali facendo un pieno del 63,6 % di voti, più di ogni presidente americano nella storia recente.  E, a differenza delle elezioni negli USA, le schede non sono state conteggiate da macchine di proprietà dei “corporate”  delle quali i proprietari possiedono un codice che non permette nessuna indagine pubblica sui risultati.
No, quella era una vera e propria elezione, dove persone di carne e sangue hanno votato e le loro schede sono state contate veramente.
Secondo Russia Today:  "L'organizzazione complessiva del processo elettorale e tutto  il sistema di monitoraggio hanno avuto un feedback positivo da parte della maggior parte degli osservatori indipendenti russi e internazionali." 
 
 
 Naturalmente, i media statunitensi sostengono che il voto è stato truccato, ma questo perché l’uva è troppo alta.
La verità è che Putin è preso a calci in culo. Ma questo che cosa prova?  Dimostra che il popolo russo è troppo ingenuo o che i media occidentali diffondendo solo notizie false.
Allora, qual è quella buona?
Anche le elezioni dimostrano che la maggior parte dei russi non condividono le  opinioni delle Pussy Riot su Putin. La maggior parte delle persone non vuole  "far fare i bagagli a Putin ", come hanno detto le ragazze nella loro cosiddetta "preghiera di protesta". E questo è comprensibile, anche perché Putin ha fatto aumentare  il tenore di vita alla maggior parte dei russi. Ha ridotto la povertà,  l'alfabetizzazione è migliorata, e ha ridotto della metà il numero di persone che vivono in estrema povertà.
La vita è meglio sotto Putin.   Non perfetta, ma migliore ...  a meno che tu non sia un oligarca del petrolio, allora no.

Poi le cose sono abbastanza tristi. I media si sono ostinati  contro Putin da qualche tempo, da quando cioè ha contestato l'idea di un  mondo che dovrebbe essere controllato da "un solo centro di autorità". (In un discorso a Monaco nel febbraio 2007).
Ai pezzi grossi di Washington non piace questo genere di discorsi.  Li turba perché  a loro non piace il modo in cui Putin critica la politica estera americana.  Ecco perché hanno mandato i loro giornalisti - cani da attacco -  a incriminare Putin come un "delinquente della KGB" o un "despota autocratico", perché vogliono rimetterlo al posto suo.
Ciò che Washington vuole veramente è un cambiamento di regime. Vogliono un fantoccio simile a Karzai per sostituire Putin in modo che possano mettere le mani  (sporche) su tutto il favoloso petrolio e gas naturale.
Questo è quello che vuole veramente. Pussy Riot è solo un altro passo lungo il percorso.

Mike Whitney vive nello stato di Washington. E 'un collaboratore di Hopeless: Barack Obama and the Politics of Illusion.. Può essere raggiunto a fergiewhitney@msn.com