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venerdì 4 marzo 2016

Necessità e inutilità di manifestare contro la guerra

Ho postato l'articolo di Megachip con scarso entusiasmo. Lo scritto è ottimo per rinfocolare una tradizione movimentista tanto velleitaria quanto inconcludente, sebbene basata su presupposti ragionevolemente iscritti nella ricorsività degli eventi e su premesse logiche e politiche condivisibili, ma che proprio per questo ti lasciano l'amaro in bocca e un senso di già visto e già sentito. 
Ho partecipato a decine di manifestazioni oceaniche contro la guerra e non sono servite a niente, non hanno spostato  di una virgola  l'assetto geopolitico di un mondo dominato da logiche di dominio e mercantili. Non mi sottrarrò all'ennesimo rito pacifista, ma solo per senso etico e non per convinzione politica.
Sono da tempo convinto che per contrastare la guerra serva un contropotere e non il cuore ferito delle moltitudini o la loro generosità.  L'aporia del potere è snervante. In pratica sappiamo che ci occorre potere, ma temiamo il suo lato oscuro. Eppure dobbiamo deciderci (le moltitudini? Il movimento? Gli intellettuali? Il popolo?) a metterci ingioco e a pensare a un organismo strutturato e ben organizzato con un'articolazione transanazionale in grado di incidere sulle decisioni dei governi e dare una direzione diversa alla politica. 
Non c'è altro modo e dopo millenni di storia dovremmo essere maturi, tanto da immaginare di essere capaci di evitare il rischio di vederci risucchiati da un sistema che va abbattuto.
 

domenica 22 settembre 2013

L'inutile movimento 2

Scusate se insisto, ma se penso ai miei compagni cosiddetti no-global che si tuffano nel canale di Venezia per protestare contro l'invasione barbarica delle navi da crociera, riesco a capire la differenza fra il contare veramente qualcosa e la semplice esperienza. Siamo nel bel mezzo di una crisi pilotata ad arte per smantellare il welfare e riporre le masse europee di fronte “ alla crudezza del vivere” e questi pensano a fare il bagno nel canale. I miei amici no-global che dopo Seattle pensavano di poter costruire diverso mondo possibile, che hanno fatto forum mondiali, assediato i G8, mobilitato milioni di persone contro la guerra, dando qualche pensiero ai grandi della terra, adesso si accontentano di fare un bagno nel canale per accorgersi di esistere. Non riusciranno mai a risolvere la contraddizione fra la necessità del potere e dell'organizzazione e la maledizione che il potere si porta dietro.
Cacciate i vostri fantasmi compagni, il mondo ha ancora bisogno di voi, svegliatevi, ma fate in fretta.


martedì 27 agosto 2013

L'inutile movimento

Abbiamo fatto manifestazioni oceaniche di milioni di uomini e donne, abbiamo speso parole, sudore e impegno, abbiamo prodotto analisi accurate e favorito confronti aperti senza mai cedere all'ideologia, abbiamo messo sul tavolo un'unica irrinunciabile discriminante: il NO alla guerra. Non è servito a niente, noi anime belle, il movimento, non siamo riusciti a fermare la macchina della guerra. Adesso siamo pronti a dire no all'ennesima guerra, quella contro la Siria, portata avanti da quegli stessi potenti che ci siamo trovati di fronte in mille altre guerre e che indossano la maschera dei buoni e dei volenterosi. Ma non servirà a niente di nuovo. Se non compiamo il passaggio definitivo verso la maturità, non conteremo mai niente e non potremo mai sederci al tavolo dei potenti per imporre le nostre condizioni. Un tempo di chiamavano "la quarta potenza mondiale" noi del movimento, ma è stato un battito di ciglia, la nostra gloria è durata il tempo necessario perché il fiume carsico, che momentaneamente era emerso,  riprendesse il suo percorso abituale, alla fine la quarta potenza è diventata un ricordo impresso nei filmati e nella carta stampata. 
La nostra forza, il non volersi rispecchiare nel potere, noi che il potere lo combattiamo, è anche la nostra debolezza. Cosa siamo in fin dei conti? Siamo solo una moda passeggera, un fenomeno di costume, un libro di favole, un racconto buono per l'album dei ricordi e per dare un senso alla vita di chi non ha un Dio o non è abbastanza cinico. 
Bisogna fare subito ciò che è giusto fare: ci occorre un gruppo di menti raffinate a livello planetario capace di creare un'organizzazione ramificata, con un suo programma definito, un network che abbracci tutto il globo. Prendiamo il potere, dalle metropoli alle campagne. Prendiamo il potere con la fede, con il senso di giustizia, con la volontà e con il sapere. Niente più nichilismo né tentennamenti. 
Dobbiamo davvero diventare una potenza, allora si che potremo dire no alla guerra, sul serio.