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lunedì 27 marzo 2017

La guerra ai poveri

di Tonino D'Orazio  27 marzo 2017.

Bisogna capire prima di tutto cos’è la ricchezza. Esiste la “soglia di povertà” e tutte le sue suddivisioni molto precise. Non esiste la “soglia di ricchezza”. Spesso, dal gossip, siamo interessati dai più ricchi tra i ricchi e vi sono molti giornali e riviste che non fanno altro che costruire un mondo di sogno, o di invidia indotta, per intere popolazioni. La parola “ricchi” è un amalgama di ceti e ambienti molto diversi, ma in genere raggruppa quelli che sono al top di tutte le varie aree economiche e sociali: i grandi padroni, i finanzieri, i palazzinari, gli uomini politici, i proprietari di giornali e televisioni, gente di lettera (scrittori, giornalisti, opinionisti …), showman televisivi, showgirl famose, i boiardi di stato … Comunque, malgrado la loro eterogeneità, questi “ricchi” sono una “classe” mobilitata a difendere solo i propri interessi a tutti i costi.
Spesso a fianco alla ricchezza economica c’è anche quella culturale: mondo dei musei, vendite all’asta, collezionisti, musica operistica, cantanti, scrittori best seller … nei cocktails, nelle mostre pittoriche e cinematografiche. Nei luoghi dove “bisogna esserci”.
C’è anche un’altra ricchezza, più informale ma altrettanto potente, quella “sociale”, una specie di “portafoglio” di relazioni sociali utile al momento opportuno e dove sono utilizzati soprattutto i “politici”. E’ quella dei Club, dei Circoli, delle Top e Vip associazioni, dei circoli elettorali, dei “padroni delle tessere”, se non della massoneria. Sono quasi sempre gli stessi che si riuniscono, e lo fanno sapere. Questo può essere interpretato anche come un faticoso “lavorio” sociale di imposizione tematica e di occupazione sistematica della scena.
Un’ultima forma di ricchezza è quella simbolica. Cioè basta citare un nome di famiglia, per esempio Agnelli, Ferrero, Berlusconi o Rothchild, per non dover dare nessuna spiegazione.
Sono i tipi di ricchezza che danno potere, suggestione, sugli altri. E’ una violenza formidabile che tocca la gente nel più profondo del loro spirito e del loro corpo. E’ un processo di disumanizzazione, una logica predatoria, una casta che sbriciola il resto della società per inghiottirla. E’ una violenza incredibile, che spezza la vita degli individui, che li colpisce nella loro dignità, nel lavoro e nell’assenza, e complessivamente ne fiacca lo spirito. Istillano il neoliberismo nei loro cervelli. Questi ultimi accettano che gli interessi specifici delle oligarchie, dei ricchi, dei dominanti, diventino “interesse generale”. E’ la loro guerra totale ai poveri.
Un esempio straordinario è come gli speculatori, i ricchi, siano riusciti a far passare la crisi finanziari pura del 2008 (che dura tuttora) come crisi globale. La loro crisi è diventata la crisi di tutti. A quelli che con cartelloni e manifestazioni dicono che non vogliono pagare la loro crisi possono rispondere tranquillamente, insieme ai socialisti europei: “Che volete farci, è la crisi globale!”. Solo in Islanda non ci sono riusciti. Hanno messo in galera i ricchi speculatori, i dirigenti di banche (da noi vengono premiati), e sequestrato i “loro” beni, evitando che la crisi fosse di tutti gli islandesi.
E poi c’è la sindrome di Stoccolma, dove il torturato ama il suo aguzzino. Ed è l’impasse più straordinaria della vittoria dei ricchi. L’aver asservito i poveri in nome della libertà. Tutti sono convinti di essere liberi di organizzare il proprio futuro, di comperare macchine e telefonini, di fare mutui trentennali per la casa, di guardare stupide trasmissioni televisive. (Dico stupide perché in questi ultimi anni il gossip e la pubblicità hanno raggiunto quasi il 75% degli spazi occupati; e poi la pubblicità di Mediaset che testualmente, da anni, invita a guardare i suoi canali come “libera televisione”, “libera scelta”).
Quella dei ricchi è una casta che possiede, per esempio tramite azionariato borsistico, praticamente tutto quello che si compera, si vende o si accumula come ricchezza. La Borsa è una “grande famiglia”, non vorrei esagerare, formata massimo tra 300 nuclei incrociati. Il Mib è più che una Borsa, è un vero e proprio “spazio sociale”, se non familiare dove si sposano, divorziano o si “mangiano” tra loro, con scorazzate a bande. Incredibilmente, malgrado gli scandali, i piccoli “risparmiatori” ci mettono i soldi. Uno spazio saldo però dei “poteri forti”, difficilmente accessibile per qualcun altro in area apicale. Sono le famiglie alle quali lo stato ha regalato impunemente tutte le sue ricchezze di beni comuni e tra poco anche i libretti postali di risparmio. Tutto è loro dovuto. Con arroganza. Ultimo, un certo Briatore ancora in cerca di regali (sanità, scuole …): "I poveri non creano lavoro, ben vengano i ricchi". Sembra quasi avere ragione, come se, senza di loro, tutti rimarrebbero morti di fame. E’ una violenza tipo mobbing, una molestia continua, un ricatto perpetuo, una colpevolizzazione.
Anche se diffidenti non riusciamo a pensare sempre alla manipolazione dei cervelli, eppure come esempio abbiamo la “corruzione” delle parole che corrompono profondamente il pensiero. Sappiamo che le parole, a cominciare da “riforme” non hanno più lo stesso senso da tempo. La “flessibilità” (nascosta anche come flex-security) ha corrisposto a “precarietà”; “il partenariato sociale” non corrisponde più a trattativa “sindacati-datoriali”; addirittura possono esistere e utilizzati ossimori come “solidarietà conflittuale”. Le parole sono annebbiate. Si dovrebbe verificare il dizionario minimo ad ogni vocabolo per vedere se corrisponde al concetto. Sono addirittura riusciti a far passare il messaggio che essere contro i ricchi significa perdere posti di lavoro. Diventare martiri sembra funzionare. Insomma hanno fatto un lavoro eccellente senza sforzo.
Sicuramente aiutati dalle destre che sviano i problemi caricando il tutto sugli immigrati, e anche dei neoliberisti dolci vestiti di rosa che ne hanno assunto alcune teorie e parte dell’ideologia di fondo. Da qui la difficoltà dei poveri ad avere alternative vere per un minimo, anche minimissimo, riequilibrio.
Invece il concetto di ricchezza è meno chiaro in basso. Come si può confrontare un salario di 1.000 euro (già al disotto del minimo vitale considerato dall’Istat intorno a 1.300 euro, che è già una presa in giro di questi tempi di jobs act e non solo, in più se si pensa anche alle pensioni), con uno più “ricco” di 1.600 euro, oppure di uno eccezionale di 10.000 €? Siamo sempre in un rapporto di 1 a 10 fra basso e alto. Invece la ricchezza dei più ricchi è un pozzo senza fondo, come un iceberg di cui si vede solo la punta o solo il “trasudo” proprietario apparente e appariscente. A volte si individua qualcosa quando vengono inquisiti per azioni malevoli di decine o centinaia di milioni di euro ai danni dello stato, cioè di tutti, per fallimenti stratosferici o per bonus sicuramente non dovuti. Se pensate a Montezemolo (famiglia Agnelli) che ogni tre/quattro anni distrugge l’impresa a lui “affidata” dagli amici e scappa con un bottino chiamato “bonus”; che magari ha già speso, come l’acconto, 20 milioni di euro, per delle Olimpiadi a Roma che non si faranno mai, e dove il Comune sta ancora pagando i debiti della sua straordinaria gestione di Italia90. Come a Milano rimangono quelli dell’Expo. I ricchi hanno bisogno di fiumi di denaro per fare finta di lavorare. Hanno bisogno che i poveri capiscano che hanno assolutamente bisogno di un capo (anzi un leader) che li comandi, democraticamente. Sono riusciti, nel basso, a modificare le cooperative, che mettono insieme il lavoro e spartiscono equamente i benefici, in cooperative “sociali” con a capo presidente, strutture varie, che non spartiscono un bel niente e a volte i lavoratori ne devono compensare le perdite. Grande vittoria sul concetto che “il lavoro rende liberi” imprigionandovi e schiavizzandovi i poveri. Infatti i ricchi non lavorano.

mercoledì 9 ottobre 2013

«La guerra di classe l'hanno stravinta i ricchi»

L'economista anglo-francese Susan George accusa l'Europa di voler togliere di mezzo democrazia e diritti umani per favorire lo status quo voluto dai «nababbi».


 Sottoscrivo anche le virgole di questo articolo

di Susan George da popoffglobalist

La guerra di classe non è morta, ma l'hanno stravinta i ricchi. Anzi, i super ricchi, nuova classe globale che ora si chiama Hnwi, acronimo di High Net Worth Individuals (individui con alto patrimonio finanziario, almeno 30 milioni di euro. Parola di Warren Buffett, re dei mercati finanziari globali, uno degli uomini più facoltosi del pianeta, dunque membro di questo club esclusivo in crescita continua nonostante la crisi, tanto da includere quest'anno la quota record di 200.000 persone e del quale si parla troppo poco.

La lotta di classe al contrario, un mondo paradossale dove si ruba ai poveri per dare ai ricchi, con l'obiettivo di togliere di mezzo i diritti umani e la democrazia, considerati l'ultimo ostacolo (o l'ultimo baluardo) da superare per ricavare profitti più alti senza troppe seccature.

L'establishment economico e finanziario non ha sensi di colpa per quello che è accaduto nel mondo negli ultimi sei-sette anni. È uno dei paradossi di quest'epoca, i neoliberisti hanno capito il significato del concetto di egemonia culturale di Antonio Gramsci e l'hanno applicato benissimo. La loro ideologia è penetrata negli Stati Uniti, poi si è diffusa in tutte le organizzazioni internazionali e vanta un supporto intellettuale mai visto. Prendiamo l'Ue. Sono riusciti a ottenere consenso e supporto proponendo misure di austerità per uscire dalla crisi convincendo tutti che il bilancio di uno Stato e quello di una famiglia sono la stessa cosa per cui si può spendere solo in base alle entrate. Non è così, il debito pubblico storicamente finanzia la crescita, è altra cosa dagli sprechi. Per fare un esempio due economisti della Bocconi di Milano, Alesina e Ardeagna, a mio avviso hanno fornito una errata base teorica alla Banca centrale europea, ai governi e alle istituzioni europee proponendo l'austerità per fronteggiare la depressione. E la gente è stata convinta dell'ineluttabilità delle scelte.

La prova? In Grecia non hanno fatto la rivoluzione. Se tagli gli sprechi, va bene. Ma un euro tagliato ai servizi sociali come alla scuola ha un impatto che produce costi tre volte più alti.

I lavoratori hanno pagato e stanno pagando i costi della crisi provocata da altri. Mi pare obiettivo dire che chi lavora oggi non riesca a guadagnare abbastanza mentre i manager della finanza si sono elargiti subito i lauti bonus derivanti da questi salvataggi. E che la ricchezza accumulata in poche mani ammonti a 35.000 miliardi di euro e sia posseduta, da 200.000 persone. Trovo immorale tutto ciò. Ma è ancor più immorale l'ideologia che consente loro di accumulare queste smisurate ricchezze e di manipolare le persone facendo loro credere che tutto ciò sia giusto e che le ricette per combattere la povertà siano quelle della Banca mondiale o del Fondo monetario.

Si continua a credere che ogni dollaro detassato alle grandi aziende e ai più ricchi venga reinvestito produttivamente. Invece la ricchezza finisce nei paradisi fiscali. E, aldilà dei proclami, nulla è stato fatto per illuminare gli angoli bui di queste giurisdizioni segrete e controllare i profitti di aziende e singoli. Le grandi multinazionali sono ormai troppo forti e determinano il pensiero unico che ci racconta un mondo bello, quello della globalizzazione, che crea occasioni per tutti. Peccato sia così solo sulla carta.

Il movimento di Occupy aveva buoni contenuti, ma è stato anarchico. Hanno consentito a tutti di parlare in un momento di rabbia collettiva, ma non hanno mai preso una sola decisione per passare all'azione. Il problema della società civile è la mancanza di una visione globale: gli ecologisti pensano solo all'ambiente, i sindacati al lavoro, le femministe alle donne, altri a finanza e tasse.

Il pericolo è che la gente, il 99 per cento di chi non detiene nulla, venga convinta dal restante 1 per cento dell'inutilità della politica. Prendiamo l'Unione europea. Credo nell'Unione e nell'euro, ma a patto che siano partecipate dai cittadini. Ormai l'85 per cento delle leggi in Paesi come Italia e Francia recepiscono le direttive della Commissione europea, un organismo non eletto democraticamente e influenzato dalle lobby. Ma gli europei non si ribellano, preferiscono astenersi dal voto. Così garantiscono lunga vita al sistema ingiusto che oggi è al potere.




lunedì 7 ottobre 2013

I poveri per i poveri

di Tonino D’Orazio

In questa guerra che i ricchi stanno vincendo contro i poveri avvengono almeno due fatti importanti.

Uno quello di rendere nobile la povertà, se non valorizzarla. E’ positivo e negativo. Si potrebbe definire una situazione gesuitica. E poi, se i poveri, finalmente, sono contenti che si parli di loro! Si parli, s’intende. L’altro la solidarietà dei poveri verso i poveri. Si tocca il cuore, sapendo che solo loro ce l’hanno e capiscono la solidarietà nella miseria. La Chiesa l’ha sempre saputo.

Da un'idea del Vescovo di Teramo-Atri per cercare di dare una piccola risposta e un segno di speranza, in un periodo in cui la crisi economica sta riversando i suoi effetti negativi alle famiglie e alle comunità civili, nasce il progetto "1 ora X te". In collaborazione con la Banca Popolare di Ancona è stato costituito un fondo per sostenere in maniera concreta le famiglie che a seguito della crisi hanno perso ogni fonte di reddito. Chiunque, con un contratto a tempo indeterminato o occupato in qualsiasi altra forma (artigiano, commerciante, impresa, ecc.), può contribuire ad integrare il fondo versando una somma equivalente ad un'ora della propria retribuzione netta in maniera periodica o attraverso una offerta occasionale. (Abruzzo24ore).

E i ricchi sempre più ricchi? Per il momento si accontentano di recitare la parte dei poveri. D’altronde ci si può dire ricchi solo quando (Rothschild) “non si conosce la quantità di denaro a disposizione e non si debba contarlo”. Quanti possono dichiararsi ricchi se soldi, valori e possedimenti non bastano mai?

In una sorta di rito carnascialesco ribaltato sono adesso loro a mascherarsi da miseri, senza tralasciare le opere di beneficenza che tanto non costano niente a chi è miliardario, ma che fanno scena, oltre a poterle scaricare dalle tasse. Si pensi che proprio i super ricchi, qualche mese fa, si sono inventati il «Live below the line», cioè «Vivi sotto la soglia», per 5 giorni con un solo dollaro e mezzo al giorno. Che brivido! E che presa in giro!

Fa scena e anche i poveri, quelli veri, sembrano mediaticamente apprezzare. Ormai a parlare di lotta di classe si passa per terrorista, ma rimane pur poco credibile, data la sconfitta latente, anche una possibile e socialistica equa ridistribuzione della ricchezza. Meglio assecondare la globalizzazione che avanza: pochi ricchi e sempre più poveri. Magari tutti con la speranza di diventare ricchi un giorno, tanto che ci vuole! Gli esempi-simbolo non mancano. Evviva la maggioranza globale. Eccola la nuova democrazia globale! Meglio se accompagnata da un pater-ave-e-gloria entusiasta … per il regno dei cieli. Sempre per la fase due, ovviamente!

La Verità ed il Potere non hanno mai marciato assieme. “Vengo senza oro né argento, solo con Gesù!” grida Bergoglio. Meno verità di così! (o forse, eccesso di verità. Oro e argento sono ben custoditi altrove e il costo dell’ultimo viaggio in Brasile lo hanno pagato lo Stato e le comunità …). Fingere di tendere alla povertà e valorizzarla, negli odierni frangenti economici sembra una squallida operazione di marketing. Un fiume inesauribile di denaro affluisce in Vaticano dall’Italia e da tutte le nazioni e comunità dove vi sia una maggioranza cattolica: offerte, donazioni, eredità, quote di imposte, finanziamenti pubblici.

Mi direte che d’altronde il Vaticano è uno Stato vero, costruito da secoli, con migliaia di dipendenti, di lavoratori e lavoratrici da mantenere. Soltanto una piccola parte di tali ricchezze finisce direttamente in progetti umanitari. Il resto va alla catechesi nelle parrocchie, all’edilizia di culto, al sostentamento del clero (circa 40.000 preti in Italia), ma anche alle banche amiche e da qui la liquidità si ricicla e si moltiplica in investimenti, in titoli, in immobili, in business disinvolti, in azioni di industrie e quant’altro. Tra uno scandalo finanziario e l’altro (cfr ultimamente quello milionario di due vescovi austriaci) anche i gerarchi della Chiesa sembrano essere completamente autonomi e intraprendenti. Il papa che ‘rischia la vita’ è un subdolo strumento di persuasione occulta, non meno abile a menare il can per l’aia o se sei credente, a portare le pecore all’ovile … del padrone.

Cam­bia­no i go­ver­ni, cam­bia­no i pon­te­fi­ci ma il bu­si­ness del Vaticano con­ti­nua come d’abitudine. E chissà che sot­to l’om­bra del “papa po­ve­ro” gli af­fa­ri in­con­fes­sa­bi­li si pos­sa­no con­clu­de­re an­co­ra me­glio. Ma non di questa diffidenza volevo parlare. Anche questo Papa è un bravo showman, e perché no quando i simboli sembrano viaggiare contro la realtà?

Un amico anarchico mi diceva quanto comunque fosse affascinante, anche perché misteriosa, la magistrale teatralità della liturgia delle funzioni sacre. I colori, la luminosità o la luce diffusa, i profumi orientali come l’incenso o l’odore della cera, le danzanti e inquietanti fiammelle delle candeline nelle zone d’ombra o dei ceri, le statue cariche di maestà, i dipinti con sguardi veritieri, gli scaloni da scendere, i paramenti coreografici e scintillanti degli attori, lo spazio in altezza ridondante di suoni, di voci corali o bianche, di organi tuonanti, di bisbigli e di silenzi. I simboli affettivi, il punto di partenza, la nascita, quello di arrivo, la morte, la consacrazione del sesso, il verginale matrimonio. Ognuno con i propri riti differenziati. Da un punto di vista scenografico perfettamente artistico, minuzioso e accattivante. Mediatici da sempre, da secoli.

Bisogna ammettere che man mano lo Stato abbandona spezzoni di stato sociale alla povertà, il “vuoto”, alla meno peggio e anche con residue somme pubbliche, viene colmato dalle associazioni caritatevoli soprattutto della Chiesa cattolica, ma in genere anche dalle altre associazioni confessionali esistenti sul territorio in modo più pianificato. Si intravvedono travet alla mensa popolare e sempre più gente che fruga nell’immondizia anche alla ricerca di cibo. In Italia, s’intende, dove ancora non si riesce a quantificare le tonnellate di cibo sprecato. I laici sono assenti, aspettano “il diritto”, gli altri svolgono carità, assistenza e sono pragmaticamente credibili.

In Italia dal 2006 al 2013 la povertà sanitaria è aumentata in media del 97%. In sintesi sono aumentati i cittadini che hanno difficoltà ad acquistare i medicinali anche quelli con prescrizione medica. Insomma: se prima la crisi colpiva le famiglie costringendole a fare a meno di alimenti, di vestiario e di generi di consumo, oggi è in difficoltà anche la capacità di procurarsi le medicine. Gli anziani, ma non solo, non possono più permettersi visite specialistiche, alle quali comunque i medici di famiglia indirizzano. Si scivola nella povertà fisica e psicologica. È questo uno dei dati che emerge dal dossier realizzato dalla Fondazione Banco Farmaceutico Onlus e presentato insieme alla Caritas Italiana in occasione della XXXIV edizione del Meeting di Rimini. I dati emersi dal dossier sono il frutto del lavoro svolto da sette anni, dal 2006 al 2013, dalla Fondazione che raccoglie su tutto il territorio nazionale (grazie alla Giornata Nazionale di Raccolta del Farmaco e alle donazioni aziendali) e distribuisce agli enti convenzionati che fanno richiesta di medicinali. Tra questi le Caritas diocesane, il centro Astalli, la Comunità di Sant’Egidio solo per citarne alcuni, tutte realtà che intercettano il disagio sociale in “diretta”. Danno una risposta episodica, necessaria, ma mai risolutiva.

Cresce la povertà, ma aumenta al Nord anche la solidarietà di chi decide di donare un farmaco a chi non se lo può permettere. Nel Centro Italia la richiesta di farmaci in sette anni è cresciuta in maniera esponenziale passando dalle 32.718 confezioni del 2006 alle 188.560 del 2013 (fino al mese di luglio compreso). Un incremento percentuale del 476,32%. “Anche in questo caso abbiamo assistito anche alla crescita corposa della solidarietà che ha fatto registrare l’incremento dei farmaci donati del 94,24% passando dalle 23.670 confezioni alle attuali 46.034”. “Facendo una comparazione dei dati emersi – concludono Banco farmaceutico e Caritas - dobbiamo registrare che il fabbisogno sanitario in percentuale è aumentato, soprattutto, al Centro a causa dei valori bassi di richiesta di partenza. Se invece si valuta l’aumento numerico dei farmaci il Nord è primo in classifica con quasi 200 mila confezioni in più di medicinali richiesti in sette anni. A seguire il Centro Italia e poi il Sud e le Isole”.(Rapporto Fondazione).
“Se le classi infelici non fossero accarezzate dalla carità, non si rassegnerebbero pacificamente al loro destino”. Camillo Benso conte di Cavour, un notorio filantropo.

sabato 26 gennaio 2013

Masochismo mediatico


di Tonino D'Orazio 

Come riuscire ad ascoltare un telegiornale fino in fondo.
Sembrano tutti uguali bollettini di guerra, eppure le notizie vengono declamate quasi con enfasi stupita, come se si trattasse di record sportivi. Effettivamente sono record del disastro sociale della nostra collettività nazionale.
Sono pronti tutti i freddi dati Istat, scientificità a parte sui metodi approssimativi di valutazione o di opportunità politica di divulgazione, a volte a tempo.
In Italia 8,2 milioni sono poveri (quelli “relativi”), il 14% dei residenti. 3,4 milioni (5,2%) sono poveri “assoluti”. E’ un bene suddividerli in categorie di povertà, sembrano di meno, e si confondono i concetti. Poi c’è il pollo di Trilussa. Il reddito “medio” in Italia è di 2.482€ mensili. 60% dei lavoratori non lo raggiunge, grasso che cola se superano le 1.000€/mensili, e addirittura se vengono pagati regolarmente. Un salto indietro di 27 anni (pari al 1986!) quello compiuto dal reddito disponibile degli italiani. Flessione dei consumi: -4,4% sul 2011. Vedremo il 2012. Una famiglia su tre, con le entrate, non arriva alla terza settimana del mese. Avete presente anche quei 4/5 milioni di precari a 7/800€/mensili? Quei 6 milioni di pensionati con meno di 500€/mensile? Quel 20% dei bambini del Sud Italia che “patiscono” anche la fame? I lauti guadagni dei cassa-integrati?
La disoccupazione giovanile è al 37/40 %. Tra i 15 e 24 anni è al 29,1%, in aumento per il quarto anno consecutivo, non c’è dubbio che aumenterà sempre di più con la voluta recessione in atto, e superiore al dato medio dell'Unione europea (21,4%). Il tasso di inattività ammonta al 37% della popolazione, uno dei valori più alti in Europa (battuti solo da Malta). In un anno sono morte 100mila imprese (Saldo 2012 tra natalità e mortalità).
Particolarmente elevata è l'inattività femminile (48,5%), ma guarda. Sono considerati inattivi coloro che né sono occupati né sono in cerca di un lavoro. La disoccupazione di lunga durata invece, oltre 12 mesi, ha riguardato, nel 2011, il 51,3% dei disoccupati nazionali, il livello più alto raggiunto nell'ultimo decennio, (evviva i record) e non parliamo del 2012, anno notoriamente in ripresa.
Una volta a settimana varie agenzie ci dicono quanto una famiglia spenderà di più all’anno. Una specie di terrorismo psicologico aderente alla realtà prossima e al “lasciate ogni speranza”. Ho contato, e gennaio non è ancora passato, una volta ci hanno pronosticato 1.200 €, la settimana dopo altri 750€, qualche giorno fa hanno aggiunto di nuovo 380€. Non spenderemo per divertimento, quello scordatevelo, ma per beni necessari in mano a monopoli privati: riscaldamento e energia, carburanti (che non diminuiscono mai, anche quando il petrolio diminuisce vistosamente di costo al barile), assicurazioni, balzelli bancari, tasse comunali (municipalizzate di acqua, nettezza urbana...). Se non volete pagare l’Iva al 21% (già prevista al 22% a giugno malgrado le menzogne pre-elettorali) provate a non comperare più niente. Per l’Imu la Commissione europea ci ha rassicurati perché questa tassa “non ha inciso sulla povertà”, era la vecchia Ici ad averlo fatto. Masochismo? l’UE, che non c’entra niente con i diktat della Bce e del FMI, aggiunge che ormai “l’Italia è nella trappola della povertà e con poche probabilità di uscirne”. Finalmente un altro record.
Superate queste veloci informazioni possiamo tornare al nostro ottimismo preferito, il gossip (storie di scintillante benessere e di ricchi scambisti) e il calcio, in mezzo a una arena politica urlata e parolaia e una pubblicità assillante di acquisto macchine che non si vendono più.