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giovedì 21 aprile 2016

Un nuovo Maggio 68



Tonino D’Orazio 

Gli ingredienti ci sono tutti, anche questa volta si parte dal lavoro e le libertà in filigrana. Di nuovo la Francia, anche come caloroso risveglio di primavera, con gli studenti di nuovo in partenariato con i lavoratori, precarizzati o da precarizzare di più, con la riforma del mercato del lavoro copiato dal Job Act renziano, da un altro se dicente socialista, Hollande. Meno con i sindacati, eccetto la CGT. Anche, allora c’ero in quelle strade parigine, le organizzazioni, scavalcate direttamente dai lavoratori si unirono poi con la CGT per la manifestazione decisiva dell’11 maggio 1968, facendo scappare a Strasburgo (cioè vicino alla frontiera tedesca) il presidente De Gaule. Con i francesi non si sa mai. In Italia i sindacati attrezzarono un autunno caldo solo nel 1969, ma diede ai lavoratori, negli anni successivi, gran parte dei diritti oggi perduti.
Oggi i francesi sembrano arrivare in ritardo, dopo il M5S in Italia, Syriza in Grecia, Podemos in Spagna e Blocco della Sinistra in Portogallo, e dopo che Occupy Wall Street sembra sia stato recuperato ufficialmente. Sembrano però aver creato l’effetto Sanders negli Stati Uniti e un ritorno dei socialisti operaisti con Jeremy Corbyn a capo del Labour in Gran Bretagna. E’ assente la Germania, non a caso, visto che la mangiatoia è piena e possono iniziare anche a battere moneta. Tutti contro il neoliberismo, il FMI, la Bce, la troika di Bruxelles e le politiche di austerità che impoveriscono molti e arricchiscono pochi. Tutti, come filo conduttore che li lega, contro l’ingiustizia sociale, lo sfruttamento e la compressione della democrazia. Tutti contro i partiti tradizionali e i risultati politico-sociali dei loro governi.
Fanno paura? Forse sì, a vedere con quale incredibile violenza i celerini hanno “accolto” i liceali andati ad incontrare i ferrovieri della stazione Saint Lazare in sciopero. Il timore è proprio quello di un vero collegamento di lotta tra studenti e lavoratori. Sono sempre “convergenze” pericolose.
Da novembre scorso e la proclamazione dello “stato d’urgenza” lo Stato della regressione sociale e del manganello si è rapidamente sviluppato. Il neoliberismo (o fascismo) padronale ne approfitta per “spezzare” qualsiasi movimento di rivendicazione sociale, facendo arrestare tutti i contestatari in nome della sicurezza, e trasferire nei tribunali, non proprio come “terroristi”, perché nessuno ci crederebbe veramente, ma quasi, e comunque persone da ritenere “pericolose”. Centinaia di liceali sono stati arrestati, “rinfrescati” e rimessi in libertà provvisoria. Altri sono ancora agli arresti. Nel frattempo sono aumentate le violenze della polizia, tanto da far protestare ufficialmente la CGT. Rimane il concetto che manganellare liceali in manifestazioni pacifiche è la dimostrazione del “timore” e della malafede dello stato. A meno di pensare a “educarli”, come diceva bene l’ex presidente Cossiga.
In realtà, più che le manifestazioni e gli scontri, che tengono accesi la lotta e l’informazione, il fenomeno “nuovo” è il ritorno all’occupazione delle piazze. A Parigi, in particolare, e carica di significati, è quella della République. Stessa piazza occupata in altre città importanti della Francia. Dove tutte le notti si radunano migliaia di persone, studenti compresi, allo slogan “Nuit debout” (notte in piedi). Ogni notte i giovani cantano, ballano e discutono sui diritti e sulla situazione economica. Vengono sgomberati al mattino dalla polizia, ma sembra più un balletto, perché tutti tornano la notte seguente. Dura da 51 giorni. Sappiatelo, perché tanto le televisioni padronali, Rai compresa, non ve lo diranno.
Cosa fanno? Discutono di tutto, anzi si organizzano in gruppi di lavoro “popolari”, con nozioni semplici e precise sui diritti inviolabili, non solo sociali, contro lo strapotere delle banche e per la ridistribuzione della ricchezza prodotta nel paese. Vogliono il rispetto dei diritti, giustizia sociale ed eguaglianza. Insomma la storia ritorna sempre con la loro bussola di Liberté, Egalité, Fraternité, (anche se rimpiazzata da: Equité, solidarité, dignité), da Place de la République a Place de la Bastille. Dove gli universitari, dopo aver bloccato alcune università di Parigi, ballano ritmicamente su “tre passi a destra, tre passi indietro, è la politica del governo”. “Abbiamo una sinistra che merita un destro!” Ma guarda! Forse i giovani iniziano a muoversi per prendere in mano il loro destino, oggi così insicuro. Quelli francesi vogliono reagire, non vogliono cedere, asettizzati, come hanno fatto la grande maggioranza dei giovani degli altri paesi del Sud Europa. Sembrano voler rilanciare lo slogan di Stephane Hessel, “Indignatevi”. Momentaneamente queste manifestazioni sono sostenute solo dalla CGT, sindacato notoriamente “comunista” e anti liberista, in nome della libertà di espressione. Sono sostenute anche dalla Lega dei Diritti Umani, che ha chiesto allo stato di intervenire approntando almeno box-wc.
Questione filosofica? E se in queste piazze si stesse fabbricando, anche se in maniera balbuziente, una concezione della politica più degna e quotidiana, lontana dalla deriva arbitraria di regimi partitici diventati pretesa unica di democrazia? Se fosse un dispositivo pratico e sicuro per rilanciare l’immaginario politico-ideale di una società, anche squisitamente europea e umanistica, che invece sta scivolando sempre più in un fango oligarchico e nelle mani di una destra fascistoide?
L’inizio di questi “assembramenti” di piazza ha coinciso con una protesta immensa contro la legge di riforma del mercato del lavoro in Francia. Spesso si pensa che fatta la manifestazione, poi, non succede mai nulla. Invece proprio dal lavoro è ripartita la discussione democratica e la continuità della lotta. Nelle piazze di tutta la Francia.
La risposta, tutta politica, del padronato francese è di stampo marchionniano: sospendere tutte le trattative di rinnovo contrattuale con i sindacati e i lavoratori. Tanto gli amici al governo regalano loro, democraticamente, le leggi per lo sfruttamento dei lavoratori nel mercato a senso unico del lavoro.

sabato 7 gennaio 2012

Se Occupy Wall Street spaventa l’Economist

di Carlo Formenti da Micromega
La lettura dell’Economist è un salutare esercizio intellettuale che consente di sondare l’umore dei boss dell’economia globale – umore che, a scorrere gli articoli dell’ultimo numero, sembra volgere al nero.

A preoccupare lorsignori, diversamente da quanto ci si potrebbe aspettare, è, più che il pessimo andamento dei mercati, la rabbia che monta ovunque contro le loro ruberie. La furia del 99% – per usare lo slogan di Occupy Wall Street – somiglia troppo a un salutare ritorno dell’odio di classe per non turbare i sonni dell’1%. I quali hanno quindi commissionato al loro più prestigioso organo mondiale il lancio di una vigorosa campagna di “controinformazione”.

Una campagna che parte con tre articoli che, in questo caso, si concentrano sull’obiettivo di difendere dignità e ruolo del più grande hub finanziario globale, la City di Londra. È un impegno comunicativo a trecentosessanta gradi, che si sforza di toccare tutte le corde che possano influenzare l’opinione del lettore: argomentazione razionale, appello all’orgoglio e all’interesse nazionale (nella circostanza inglese), perfino lo spauracchio di nuove, possibili esplosioni di odio razziale. La razionalità consisterebbe, come argomenta il più lungo dei tre articoli, nella necessità di valutare quali potrebbero essere gli effetti dell’introduzione di regole troppo stringenti per la finanza da parte dei governi.

Tre i nemici più temuti: l’obbligo per le banche di separare i servizi commerciali a privati e imprese dagli investimenti ad alto rischio, l’introduzione di tasse elevate sulle transazioni finanziarie, l’introduzione di vincoli stringenti nei confronti degli eccessi di “creatività” che hanno innescato la crisi globale. Si tratterebbe, sostiene il settimanale, di medicine destinate a uccidere il malato, perché, invece di riequilibrare l’economia a favore dei settori produttivi, aggraverebbero il rischio di recessione strozzando il credito.

Il secondo articolo cerca di accendere l’orgoglio nazionalistico britannico: attenzione, si scrive, perché penalizzare la City vorrebbe dire colpire l’unico settore che, in questo momento, consente all’Inghilterra di essere competitiva sul mercato mondiale (neanche una parola, ovviamente, sul fatto che il disastro inglese fatto di deindustrializzazione, immiserimento di un terzo abbondante della popolazione, disoccupazione di massa, feroci tagli al welfare, ecc. affonda le radici proprio nel dirottamento di tutte le risorse del Paese nelle mani dei signori della City).

Infine il capolavoro: l’odio per la finanza è antico (già, e non per caso!) e ha antecedenti illustri nella predicazione di Cristo, Maometto e di quasi tutti i movimenti religiosi (ad eccezione di Luterani e Calvinisti che, “per fortuna”, hanno salvato la situazione), ma questo odio si è spesso tradotto in odio per i gruppi etnici che, come gli ebrei, sono i più abili nello svolgere questa attività. Come a dire: si comincia a inveire contro i Goldman Sachs e i Rothschild, e si finisce con chiedere la riapertura dei forni crematori.

Peccato che, a scatenare guerre di sterminio e a compiere delitti contro l’umanità, non siano stati movimenti come gli Indignati, bensì regimi totalitari che incarnavano gli interessi di agguerrite borghesie nazionali, e che sfruttavano ideologie scioviniste e razziste per dirottare l’odio dei proletari contro falsi bersagli.

In ogni caso, il fiotto di bugie, depistaggi e disinformazioni vomitato dall’Economist un merito ce l’ha: ci fa capire che i nuovi movimenti cominciano a fare davvero paura.

(7 gennaio 2012)

giovedì 8 dicembre 2011

Michael Moore: 10 cose che vogliamo. Una proposta per Occupy Wall Street

Ieri sera ho linkato su fb un articolo dal blog di Michael Moore sul movimento Occupy aggiungendo la domanda “qualche volontario traduce?”. Poche ore dopo nei commenti ho scoperto che era stato tradotto da una amica Mariantonietta che ringrazio. Lei mi ha risposto: “di niente anzi mi e’ servito per documentarmi e a far passare il tempo della mia insonnia”. Buona lettura

dal blog di Maurizio Acerbo
Quali sono i passi successivi che OWS deve fare?
Michael Moore


Lo scorso fine settimana ho partecipato a una riunione di quattro ore degli attivisti di Occupy Wall Street, il cui scopo è stato quello di far venire fuori la visione e gli obiettivi del movimento. Vi hanno partecipato più di 40 persone e la discussione è stata stimolante e rigenerante.
Ecco cosa ne è venuto fuori e sarà proposto come “vision” del movimento all’Assemblea Generale di Occupy Wall Street:
Noi Immaginiamo:
1) una società veramente libera, democratica e giusta;
2) in cui noi, il popolo, ci incontriamo e risolviamo i nostri problemi con il consenso;
3) in cui le persone sono invitate ad assumersi la responsabilità personale e collettiva e a partecipare al processo decisionale;
4) in cui si impara a vivere in armonia e abbracciare i principi di tolleranza e rispetto della diversità e le diverse opinioni degli altri;
5) dove dobbiamo proteggere i diritti civili ed umani da tutte le violazioni delle forze armate e dai governi tirannici e ingiusti;
6) in cui le istituzioni politiche ed economiche lavorano a beneficio di tutti, non solo per pochi privilegiati;
7) in cui forniamo un’istruzione completa e gratuita per tutti, non solo per ottenere posti di lavoro, ma per crescere e fiorire come esseri umani;
dove il valore dei bisogni umani va oltre il guadagno monetario, per garantire standard di vita dignitosi, senza i quali la democrazia effettiva è impossibile;
9) in cui lavoriamo insieme per proteggere l’ambiente mondiale per assicurare che le generazioni future abbiano aria sana e pulita , acqua e viveri , e saremo in grado di godere della bellezza e della generosità della natura di cui le generazioni passate hanno goduto.
Il prossimo passo sarà quello di sviluppare un elenco specifico di obiettivi e richieste.
 Come uno dei milioni di persone che partecipano al movimento Occupy Wall Street, vorrei offrire rispettosamente i miei suggerimenti su ciò che possiamo ottenere ora per togliere il controllo del nostro paese dalle mani dell’ 1% della popolazione e portarlo direttamente nelle mani della maggioranza del 99%.
10 cose che vogliamo
Una proposta per Occupy Wall Street
Inviata da Michael Moore
Ecco quello che proporrò all’Assemblea Generale di Occupy Wall Street:
 1. Sradicare i tagli fiscali di Bush per i ricchi e istituire nuove tasse sugli americani più ricchi e sulle società, tra cui una tassa su tutti gli scambi a Wall Street (dove si paga attualmente lo 0%).
2. Valutare una tassa penale su qualsiasi società che muove posti di lavoro americani in altri paesi, quando la società sta già realizzando profitti in America. Il nostro lavoro è il tesoro nazionale più importante e non può essere rimosso dal paese solo perché qualcuno vuole fare più soldi.
3. Richiedere che tutti gli americani paghino la stessa Social Security Tax su tutti i loro guadagni (normalmente, la classe media paga circa il 6% del loro reddito alla previdenza sociale, quelli che guadagnano 1 milione all’anno pagano circa lo 0,6% (o 90% in meno rispetto alla media delle persone). Questa legge semplicemente prevede che i ricchi paghino come tutti gli altri.
4. Ripristinare il Glass-Steagall Act, ponendo norme serie sulla conduzione delle transazioni a Wall Street e nelle banche.
5. Fare indagini sul crollo del 2008, e consegnare alla giustizia coloro che hanno commesso ogni tipo di reato.
6. Riordinare le priorità di spesa della nostra nazione (compresa la fine di tutte le guerre e il loro costo di oltre 2 miliardi di dollari alla settimana). Ciò consentirà la riapertura delle biblioteche, ripristinare corsi di arte, musica ed educazione civica nelle scuole, riparare le nostre strade e ponti e infrastrutture, cablare l’intero paese per internet del 21 ° secolo, e sostenere la ricerca scientifica che migliora la nostra vita.
7. Unirsi al resto del mondo libero e creare un single-payer, sistema di assistenza sanitaria universale e gratuito che copre tutti gli americani per tutto il tempo.
8. Ridurre immediatamente le emissioni di carbonio che stanno distruggendo il pianeta e scoprire modi di vivere senza il petrolio che sarà impoverito e terminato entro la fine di questo secolo.
9. Richiedere che le aziende con più di 10.000 dipendenti rinnovino il loro consiglio di amministrazione in modo che il 50% dei suoi membri sia eletto dai lavoratori dell’azienda. Non potremo mai avere una vera democrazia fino a quando la maggioranza delle persone non ha voce in ciò che accade nel luogo in cui trascorre la maggior parte del suo tempo: il loro lavoro. (Per ogni uomo d’affari americano che sta andando fuori di testa per questa idea, perché pensa che i lavoratori non siano in grado di guidare una società di successo: la Germania ha una legge di questo tipo che ha contribuito a renderla leader a livello mondiale nelle esportazioni).
10. Noi, il popolo, dobbiamo far passare tre emendamenti costituzionali che costituiranno un lungo cammino verso la soluzione dei problemi principali che ora abbiamo. Questi includono:
a) Un emendamento costituzionale modifichi il nostro sistema elettorale:
1) rimuovendo completamente i contributi elettorali dal processo politico,
2) tutte le elezioni devono essere finanziate con fondi pubblici;
3)spostare il giorno delle elezioni al fine settimana per aumentare l’affluenza alle urne;
4) dare il diritto di voto agli americani al momento della loro nascita;
5) divieto di voto computerizzato e che tutte le elezioni si svolgano su schede di carta.
b) Un emendamento costituzionale che dichiara che le società non sono persone e non hanno i diritti costituzionali dei cittadini. In questo emendamento va inoltre specificato che gli interessi dei cittadini devono sempre venire prima degli interessi delle multinazionali.
c) Un emendamento costituzionale che fungerà da “secondo disegno di legge dei diritti”, come proposto dal presidente Franklin D. Roosevelt: che ogni americano ha un diritto umano al lavoro, all’assistenza sanitaria, ad una istruzione gratuita e piena, di respirare aria pulita , bere acqua pulita e mangiare cibi sani e di essere curati con dignità e rispetto nella loro vecchiaia.
Fatemi sapere cosa ne pensate. Occupy Wall Street gode del sostegno di milioni di persone. Si tratta di un movimento che non può essere fermato. Entra a farne parte, condividendo i vostri pensieri con me oppure on-line (su OccupyWallSt.org).
Entra (o inizia!) nel tuo movimento Occupy locale. Fai un po’ di rumore. Non c’è bisogno di piantare la tenda a Manhattan per essere un occupante. You are one just by saying you are. Questo movimento non ha un singolo leader o portavoce, ogni partecipante è leader nel suo quartiere, nella sua scuola, nel suo posto di lavoro. Ognuno di voi è un portavoce di coloro che incontra. Non ci sono quote da pagare, nessun permesso da chiedere al fine di creare un’azione.
Ha solo dieci settimane di vita, eppure ha già cambiato il dibattito nazionale. Questo è il nostro momento, quello che avete sempre desiderato, aspettato. Se succederà deve accadere ora. Non starne fuori. Questo è il vero affare. Questo è tutto.
Felice Giorno del Ringraziamento!