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martedì 13 maggio 2014

Yoani Sánchez, qualcuno la molla

dal blog di Gennaro Crotenuto
 

Sto ricevendo decine di messaggi pubblici e privati su Yoani Sánchez, la sua (presunta) rottura del contratto con La Stampa (quello su Internazionale è già fermo da un anno). Tali messaggi sono causati dall’outing del suo traduttore Gordiano Lupi che ora si sente libero di dirne peste e corna e raccontare quello che in tanti denunciavano da anni: l’avidità maniacale e le balle sulla persecuzione che subirebbe all’Avana.
Alcuni mi fanno i complimenti, ma io non ho fatto nulla né penso che Gordiano dica cose nuove o particolarmente significative. Fa piacere però la memoria lunga di alcuni e il fatto che citino a distanza di anni il mio lavoro. Nello specifico però c’è poco da gioire o pavoneggiarsi. Notizia sarebbe stata se fosse stata La Stampa a rompere il contratto, riconoscendo finalmente in Yoani non un’informatrice credibile, quale è stata fatta passare per anni, ma quel che è: un fenomeno mediatico costruito a tavolino, tanto perfetto da essere incredibile a chiunque avesse una lettura raffinata delle cose.
Anche adesso che Gordiano Lupi arriva a chiedersi se Yoani sia davvero un’agente della CIA o non sia invece al soldo del perfido Fidel (bum!), resta quella sensazione di vuoto pneumatico e di stereotipo ritrito su tutta la storia e sull’informazione anti-latinoamericana proposta dal mainstream.
Quella dei grandi media sull’America latina è una commedia dell’arte per la quale i buoni hanno perfino delle determinate caratteristiche fisiognomiche (come Yoani o Capriles in Venezuela) tali da renderli politicamente spendibili, mentre uno con la faccia di Nicolás Maduro dovrebbe tornare a fare l’autista d’autobus.
È un giornalismo classista ove non razzista ma soprattutto è un giornalismo che manca al proprio ABC, quello di verificare i fatti. Il problema non è infatti mai stato se ci piace o meno la rivoluzione cubana ma se si siano preoccupati di verificare in qualche modo la credibilità di Yoani e cosa stesse davvero apportando sulla comprensione di quell’esperienza. A chi scrive non scandalizza se Yoani abbia guadagnato molti soldi in un paese dove un cardiochirurgo guadagna pochi Euro al mese. A chi scrive scandalizza che ai media abbiano fatto passare per informazione la propaganda anti-castrista aderendo al fine di questa (convincere) ma abdicando al proprio fine (informare).
Quella del mainstream sull’America latina è una grande opera dei pupi che da oltre un anno sta rendendo per esempio impossibile la vita ad un uomo anziano come Pepe Mujíca, presidente di un paese che non interessa a nessuno come l’Uruguay, ma importunato quotidianamente da ogni giornale e televisione del mondo, che vendono la sua bella immagine ma dicono ben poco su cosa sta facendo quell’esperienza di governo (nel bene o nel male) sulla sponda orientale del grande fiume. Pauperismo, marihuana e poco più. Un messaggio reso innocuo se decurtato del resto. È un reality show che rappresenta i presunti studenti venezuelani come buoni e oscura quelli cileni come cattivi (salvo far gallerie di foto per la bella Camila Vallejo). È uno spettacolo dove i contadini e i minatori scompaiono in un continente popolato innanzitutto da contadini e minatori. È sicariato mediatico dove si può stigmatizzare Cristina Fernández per shopping compulsivi inventati di sana pianta e dove se George Bush dice che tutti gli indigeni latinoamericani, dai mapuche agli zapatisti, sono terroristi allora, per i nostri media, gli indigeni latinoamericani andranno trattati come alleati di Al Qaeda.
Non credo che il progetto Yoani sarà particolarmente danneggiato dall’ex-abrupto di Gordiano Lupi né che il mainstream possa fare ammenda o comportarsi più seriamente in futuro. Frequenterà pessima gente (come Aznar nella foto), guadagnerà bene, farà notizia di quando in quando, magari comunicando via Internet da Cuba che a Cuba Internet non funziona. Continuerà a godere di ottima stampa e a fare pessima informazione. Resta per tutti noi la necessità di studiare per capire, senza delegare nessuno, tantomeno Yoani Sánchez.

mercoledì 9 maggio 2012

Il Sud America dei famosi: Yoani Sanchez e Diego Armando Maradona

dal Blog di Cloro


Molti conoscono Yoani Sanchez: la “dissidente” cubana coi soldi per scrivere su internet.  Maradona, ovvio,  non ha bisogno di descrizioni.


Maradona è ormai un mito del Football di tutti i tempi, famoso per questo  oltre  ogni moda. Invece per la Sanchez va bene la definizione che ne da’ Gianni Minà: la “blogueira de moda“.
E chi ha contribuito a farla diventare di moda? I grandi media. Il New York Times e molti altri media mondiali asserviti al potere statunitense e alla sua politica guerrafondaia.
Da queste parti s’è già parlato della blogger paccara (qui e qui), ma oggi ci sono delle novità. La Sanchez ha ancora inviato al mondo il suo verbo, lamentandosi stavolta che Cuba mò le impedisce di mandare messaggi twitter (da Cuba molto costosi ed elaborati da fare, ma possibili).


La blogger-pacco incolpa Cuba dell’ennesima violazione di diritti umani: non la fa andare su twitter a scoreggiare puzze imperialistiche.. In realtà le cose non sono affatto come dice lei e, ancora una volta, è stata sgamata per la farlocca che è (vedi filmino che segue). Che lo si sappia in giro sarà soltanto una conseguenza del suo essersi fatta mercenaria produttrice di stronzate mediatiche a puro vantaggio degli stati uniti.
Che sarebbe ora che, come ha ribadito pochi giorni fa l’immenso Maradona, mòllasse i cinque cubani illegalmente detenuti dagli yankees da tanti anni.
 

sabato 24 marzo 2012

I tremila prigionieri politici a Cuba del vaticanista di Sky Stefano Maria Paci

da Giornalismo partecipativo


Sto cercando di capire da dove il vaticanista di SKY tiri fuori la notizia che ripete da giorni a ogni SkyTG24 per la quale, per opera della chiesa cattolica, in occasione della visita del Papa sarebbero stati liberati a Cuba la bellezza di tremila prigionieri politici.
Caspita, sto tutto il giorno qui a studiare di America latina ma questa mi era sfuggita! Per avere una versione neutra su questi temi chi scrive va sempre per prima cosa a vedere l’ultimo rapporto di Amnesty che per Cuba si trova a questo link. Non viene identificato un numero definitivo di prigionieri di coscienza ma quello che appare sicuro è il numero di undici (11).

A questi potrebbero aggiungersi alcune altre unità secondo la stessa Amnesty, arrivando intorno alla ventina. Venti di troppo probabilmente, ma sempre venti rispetto alle centinaia di prigionieri politici in Messico da dove Paci parla e dei quali chissà perché non fa parola. Per arrivare a tremila ne mancano duemilanovecentottanta!
Altre fonti, meno neutre di Amnesty, sul numero dei prigionieri politici a Cuba si spingono intorno all’ottantina. Mettiamo pure che tali fonti siano tutte comuniste come l’Economist e il Financial Times per Berlusconi. Vogliamo raddoppiare? Triplicare? Resta il fatto che in ogni SkyTg24 viene ripetuta gratuitamente una notizia falsa e tendenziosa che Stefano Maria Paci ha letto di fretta chi sa dove e, pur essendo il tema dei diritti umani straordinariamente importante, riporta senza alcuna seria verifica professionale.
Eppure sarebbe stato facile verificare. Restiamo sempre alle fonti giornaliste mai tenere con Cuba. Il quotidiano La Repubblica lo scorso dicembre pubblicava la notizia dell’amnistia a Cuba che fin dal titolo riporta: Amnistia, Cuba libera 2.991 detenuti. Tra loro cinque prigionieri politici. Cinque prigionieri politici, gli altri sono persone condannate per reati comuni. Di tremila prigionieri politici liberati a Cuba per la visita del Papa (a quanto mi risulta) parla solo il sito Attualissimo, non proprio una perla di autorevolezza giornalistica. Milioni di italiani pagano un salato canone mensile a Sky per avere come fonte del principale canale all-news italiano “Attualissimo”? "Accuracy, Accuracy, Accuracy" diceva Pulitzer… traducetelo per Paci…

giovedì 10 dicembre 2009

A OK notizie non piace che si parli di Yoani Sanchez

Yoani Sanchez, rappresenta uno dei tanti volti della propaganda. Noi in Italia di propaganda ne sappiamo qualcosa. Nel caso di Yoani Sanchez si tratta di un fenomeno qualitativamente diverso dal nostro, ma la logica è sempre quella. Gruppi dotati di molto potere influenzano pesantemente la pubblica opinione, usufruendo di mezzi e di risorse che il cosiddetto movimento si sogna.
Può non piacere la Cuba di Fidel, ma coloro che la combattono sono infinitamente peggiori di loro e gli ipocriti corifei dell'anticastrismo e antichavismo militante, che mai si sono sognati di manifestare davanti all'ambasciata statunitense, quando gli USA assassinarono Allende, o quando sterminarono un'intera generazione di oppositori politici per mezzo del Plan Condor, dovrebbero avere la compiacenza di ficcare la loro testa nel cesso e di tirare lo sciacquone.
Bisogna che di queste cose se ne parli, è inutile urlare al rispetto dei diritti umani prescindendo dai contesti in cui questi problemi si pongono e appellandosi a principi universali astratti, quegli stessi principi che si calpestano volentieri se a volerne usufruire sono quei negroidi incivili, che riprendiamo con la telecamera, per testimoniare la nostra bella avventura nelle terre selvagge, quando andiamo a vederli sudare, noi comodamente seduti ai bordi di una piscina di un albergo a cinque stelle.
I principi vanno bene, ma non quando sono la coperta con la quale si ammantano impietosamente i genocidi a danno di interi popoli.