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domenica 1 novembre 2015

E’ tornato il papa re

di Tonino D’Orazio

Con il Giubileo o no Roma è proprietaria del Vaticano e del papa. Proprio nella capitale lo stato indipendente del Vaticano trae la sua maggior forza finanziaria e l’imposizione della propria morale talebana ed esclusiva.
Ognuno può difendere o meno Marino, che ormai con tecnica raffinata non riuscirà mai più ad apparire sui mass media dopo lo scoop democratico della conferenza stampa, con la dimostrazione che le decisioni vengono prese fuori dalla sua sede democratica che è la sala consiliare, con la dimostrazione inoppugnabile e dura del suo operato (che non è finito), e la vergogna capitale del Pd. L’accoltellatore Orsini, del Pd: “Credo che abbia fatto molte cose buone. Che abbia rotto meccanismi discutibili e incrostazioni corporative che indebolivano la città”. Abbiamo capito che sarà per questo che doveva andare via e lui rimarrà commissario del Pd a Roma (perché forse il suo “lavoro” non è finito o per il rilancio delle ingiurie). Ora Marino dopo essere stato defenestrato, verrà “oscurato” (o linciato per un po’ di giorni, senza potersi difendere), al fine, pensando il Pd, di far dimenticare lo scandalo al popolo romano, anche se la mano forte dei poteri occulti, politici e mafiosi sono apparsi troppo evidenti e voraci. Tutti i “giornalisti” padronali gli sono piombati addosso, per osmosi, quasi a sostegno proprio di quei poteri forti e mafiosi, che tutti sanno che non “pagheranno” nulla e mai per le malefatte. I giornalisti Rai per sostegno alle mani nascoste col sasso del ducetto Renzi e quelli di destra per nascondere le magagne di Alemanno, scoperte, volente e nolente, da “quell’innocente” e incapace Marino, incastrato in mezzo. Poteri forti, compresi quelli del Vaticano che sicuramente ha grande necessità di soldi e di strutture per svolgere il suo simposio religioso per “perdonare” tutti i loro seguaci peccatori mondiali. Simposio chiamato giubileo e accorciato di un decennio in confronto ai secolari 25 anni necessari di prima. Pagato ovviamente anche da noi, laici, agnostici o atei disinteressati alla kermesse simoniaca. Oggi come oggi, per le veloci prospettive finanziarie, 25 anni sono troppi. E poi perché dovremmo ingerirci in uno Stato in cui siamo ospiti e lui prepotentemente da noi. Non si è anti-cattolici se si chiede il rispetto per le idee di chi non lo è. Cosa c’entra lo Ior, gli alberghi monacali, gli appartamenti da affittare, le agenzie turistiche parrocchiali e i soldi di fronte alla fede e allo spettacolo di Roma in mondovisione!
Per poter comandare Roma, diceva il Belli, se non con la forza, devi accalappiare il popolo, non necessariamente bue, ma soprattutto denunciando, magari solo denunciando, la sua povertà di fronte ai ricchi. Tanto la storia non cambia. Si chiama mezza verità o tecnica gesuitica della doppia verità.
Marino, è stato fatto passare per un matto, un marziano, la stessa tecnica che l’oligarchia fascista e neoliberista mondiale, ironia della sorte, sta utilizzando con il “confuso” Bergoglio. Un alieno, sicuramente di più alla chiesa cattolica che al popolo romano o ai semplici cittadini. Si potrebbero elencare gli aggettivi dispregiativi riferitigli dalla libertà di stampa nazionale soprattutto in quest’ultimo decisivo periodo e affondo finale. Marino potrebbe diventare milionario per risarcimento danni morali e di immagine contro tutti, se anche la magistratura (e i codici) non fosse pervasa dalle leggi cristiane, cioè di parte, dopo i consigli e gli indirizzi morali vaticani.
Marino ha creduto possibile, a Roma, caput mundi, di trascrivere, contro la legge talebana cattolica, alcuni matrimoni tra omosessuali, contratti all’estero, ricorrendo al diritto internazionale. Diritto gestito in gran parte dagli anglosassoni e quindi amorali e libertini protestanti, anche se americani e lumi del mondo. La Cei: “Una tale arbitraria presunzione, messa in scena proprio a Roma in questi giorni” (che lapsus di prepotenza!), mentre celebravano il loro simposio sulla ormai minoritaria e realisticamente affondata concezione della famiglia cristiana proprio dalle necessità del capitalismo di divorare anche i tempi di vita degli individui. Basta pensare ai tanti e alle tante docenti che vagano oggi per tutta l’Italia, sottomessi ai nuovi presidi ducetti, e ne vedremo delle belle nei gossip dei poveri, abbandonando le proprie famiglie al loro destino. Oppure la spericolata proposta di "red zone" per le prostitute, come in tutte le capitali e grandi città del nord Europa, eccetto nella cattolicissima Polonia. Ma soprattutto l’aver rallentato i lavori e i soldi del giubileo concordati direttamente tra Vaticano e Renzi (poi attuato con il prefetto-commissario Gabrielli, ex Protezione Civile, che un giorno o l’altro scopriremo essere il seguace del ladro plurimilionario Bertolaso, tanto il tessuto è quello, altro che scontrino da taverna romana) per rendere Roma come deciso dagli architetti vaticani. Di corsa!
Ingerenza dei cattolici o del Vaticano? Ma no! Mai.
Solo in questi giorni.
L’Osservatore Romano (altro giornale indipendente): “farsa” la questione delle dimissioni.
L’Avvenire: “Marino paralizza Roma”, e con riferimento al ritiro delle dimissioni, “la mossa disperata e ardita di un sindaco narciso”. Ma che ha probabilmente scoperchiato i loro interessi che facevano passare per quelli della città. Eppure Marino non aveva detto no, ma voleva un po’ decidere insieme, anche con il commissario. Impossibile, pericoloso, per uno eletto democraticamente, non sono più valide queste concezioni in questi tempi. E poi, scoperchia le pentole! Non è bon ton.
Il cardinal Bagnasco, Presidente della Cei: “Roma [ndr. Cioè noi] ha bisogno di un’amministrazione, di una guida che merita”, cioè ubbidiente e cattolica.
Il cardinal Vallini, vicario della diocesi di Roma, ammirando Firenze, in evidente contrasto offensivo: “la pulizia della città”, i “cassonetti puliti” e “nemmeno una scritta sui muri”, esattamente il contrario di quel che abbiamo visto in una trasmissione televisiva in questi giorni. Ma Firenze è la città del Capo protettore che ha regalato loro miliardi tramite l’esenzione dell’Imu e i soldi alle loro scuole confessionali private. A Roma, come in tutte le città italiane, anche quelle più “morali”, la “monnezza” sta in mano a mafie varie, tutti lo sanno e tutti lo vedono. E se non paghi, ti ritrovi la città un mondezzaio, come è successo ultimamente anche a Roma rilanciata come scandalo mondiale, perché per ricatto non puliscono più. “Du déjà vu”, per quelli che, tifosi, vogliono dare sempre la colpa ai sindaci “incapaci”. E’ lo stesso cardinale che in ottobre osservò che “il tema di una nuova classe dirigente non è più rinviabile” per la Capitale. “Chiaro? Renzi, hai capito o no quello che devi fare?
Ma l’intromissione è iniziata dall’immediata assunzione di potere comunale da parte del sindaco democraticamente eletto Marino. Si vide subito che i marziani non erano cattolici praticanti, ma anche addirittura alieni al cattolicesimo. Avvenire: “Cam­pi­do­glio, rischio-deriva laicista su valori non negoziabili con poten­ziali rica­dute sulle scelte di poli­tica familiare”. Era iniziato l’assalto. Per questo il Pd nazionale e romano, diretto da un ex democristiano, anche dopo averlo sostenuto perché vincitore, come Renzi, delle ideologiche “primaria”, si è subito ritratto. Fino all’ubbidienza attuale che hanno difficoltà a spiegare pubblicamente ma che sanno che i cattolici puri e duri hanno capito per il prossimo voto. Aggiungiamo lo scatto perentorio e seccato di Bergoglio contro l’invito a Marino a Filadelfia. Allora (sempre l’Avvenire, cassa di risonanza) Marino era “in stato di confusione”. All’annuncio delle dimissioni qualificò come “infausto biennio” la sua esperienza al Campidoglio, e che Roma (l’Osservatore Romano) aveva la certezza “solo delle proprie macerie”. Stava sfuggendo loro qualcosa in Roma mafia-capitale dove avevano molte “partecipazioni” e la loro filiera delle cooperative sociali bianche, o rosse bipartisan, era interrotta da qualche parte e sopraffatta dai poteri forti e “privati” politico-mafiosi.
Altra domanda temibile. Perché Roma è stata lasciata sola in un mare di melma, senza guida democratica e con un giubileo che sarà un inferno e una brutta figura per tutti? Perché la maggioranza notarile al comune di Roma si sono divertiti su Marino-NO invece di occuparsi del giubileo, come a Milano si sono occupati dell’Expo? Quali interessi se non quello dell’ormai scontato e perdente Pd di muoia Sansone con tutti i filistei?
In fondo, a Roma, oltre un papa re, argentino, ci voleva anche un commissario siculo-longobardo. Un altro alieno vero nella città. Un uomo che “ ha fiducia in sé e nei suoi collaboratori” a seguito, o deciso da Renzi, mica scelti nella gran parte del popolo onesto romano. Tutta invidia del nocciolo politico-mafioso nordico, forse rimasto a bocca asciutta sulla capitale dai tempi di Craxi, perché già ben “occupata” e colonizzata.
Altro lapsus confermativo, oscuro e temibile  per Roma, da l’Avvenire che saluta con entusiasmo le dimissioni effettive di Marino, “e una paren­tesi che non sem­bra desti­nata a lasciare un segno inde­le­bile nella sto­ria quasi tri­mil­le­na­ria di que­sta città”. Loro ci sono ancora e soltanto da duemila anni. Chiudiamo gli occhi. Sarà mica un messaggio occulto al procuratore-capo della repubblica cattolica italiana Giuseppe Pignatore a lasciar fluire in silenzio un altro millennio?
Ma tutte queste cose le sapremo meglio dopo, quando non avranno più valore immediato, e quando, come d’abitudine “chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato”.

martedì 12 febbraio 2013

L'infallibilità del papa

di Tonino D'Orazio 

Papa Ratzinger, si dimette. Dopo 700 anni, un nuovo “gran rifiuto”. (Celestino V lasciò nel 1296). Le motivazioni sono “political correct”.
Primo, la malattia che lo ha indebolito. Secondo, la volontà di ritirarsi per meditare, restando però in un piccolo monastero all'interno della Città del Vaticano. Infine perché non è più in grado di esercitare il magistero papale. Ormai lo sguardo era vagante, sperduto, assente, le parole uscivano a stento e il viso era più che sofferente. La televisione non perdona. A volte una immagine cristallizza la realtà più delle parole.
Ratzinger, grande Alfiere della Tradizione, Guardiano inflessibile e fortemente ideologico della purezza della linea, della fede e soprattutto della catechesi della chiesa cattolica romana, il suo gesto è stato di una grande coerenza. Introduce però un elemento di una pesantezza teologica enorme, sulla quale sorvoleranno tutti in questi giorni. L’infallibilità del papa.
Quanti morti vi sono stati nel passato per ribadire questo concetto “sacro”, tanto quanto sacro erano i papa-re e in genere tutti i re assoluti che avevano ricevuto la loro missione direttamente da Dio con la benedizione della Chiesa, per secoli, compresi un po’ di dittatori cattolicissimi del secolo scorso. Ratzinger ribadisce che oggi l’infallibilità è “a tempo”. Già l’altro papa precedente, quello dello spettacolo e delle manifestazioni di massa, aveva accennato al problema indicando l’età dei cardinali in massimo 80 anni per andare in pensione e non pensare più all’eventuale sbocco di carriera papale. L’arteriosclerosi e l’Alzheimer sono problemi umani di grande pietà per tutti. È l'ammissione che un papa è anche un uomo. E’ ammettere che un uomo solo non è più quello che può decidere da solo nella Chiesa? E’ ammettere che la Chiesa sia diventata più difficile da “governare”? Lo si può desumere come “abbandono del campo” dalle parole del fratello Georg al giornale Die Welt: "Mio fratello si augura più tranquillità nella vecchiaia"? Speriamo che non siano vere e proprie “dimissioni” dovute allo spostamento di ingenti somme e conti correnti vaticani dello Ior sulla banca tedesca Deutsche Bank, nell’occhio del ciclone, sotto accusa dalla Consob americana e tedesca. Anche Bankitalia vigila su un sospetto flusso di riciclaggio in Vaticano, attraverso pagamenti elettronici su bancomat e conti del gruppo tedesco, alle prese di un buco gigante di quasi 3 miliardi di dollari, ad oggi, (ma potrebbero essere presto di 12 miliardi) e in procinto di fallire se non riesce ad ottenere soldi dalla Merkel o a drenare soldi sul massacro sociale dei paesi mediterranei.
Le implicazioni relative e consecutive alla caduta di questo tabù dell’infallibilità potrebbero presupporne ragionevolmente altri nel futuro? Forse che il Concilio Vaticano Secondo di papa Roncalli stia tornando prepotentemente alla ragione dei fatti e alla modernità di quelle tesi nelle difficoltà sociali mondiali attuali, quantunque quattro papi abbiano tentato di annullarne gli effetti?
Un attimo di complottiamo. Il 28 febbraio, mese completamente di ciclo lunare e della fecondazione, è stato scelto in modo simbolico? Se le profezie di San Malachia di Armag, redatte o dettate dal santo nel 1139, sono esatte aspettiamoci adesso, con una fumata bianca, o “il papa nero” (motto andato perduto, ma simbolo, testa di moro, presente nello stemma di Ratzinger e nelle profezie di Nostradamus) o Petrus Romanum, altri scrivono Secundus, l’ultimo papa prima della fine del mondo, o della Chiesa Romana. Lasciamo la discussione agli esegeti o agli esoterici, sia sulle errate cronologie sia sulle piacevoli fantasticherie. Noi, come direbbe Gioacchino Belli, avremo poco da ridere se il nuovo papa dovesse sorriderci. Il terrore degli atei viaggia attraverso i secoli.

lunedì 24 settembre 2012

Polverini e sermoni

Che io non ami la Polverini è evidente. Si dirà, cosa ha di diverso e di particolare rispetto agli altri politici? In fondo è una questione di sistema politico e non di persone. Vero e forse analizzando a fondo la questione potrei sospettare che il mio accanimento nei suoi confronti altro non è se non il frutto di una proiezione. In poche parole proietto su di lei l'immagine di una persona o di una tipologia di persone che detesto di cuore. Aldilà delle speculazioni vetero psicoanalitiche, di fatto la mia disistima la signora se la merita a pieno. Era facile prevedere che la una volta eletta la tipa si sarebbe tolta la maschera di persona equilibrata, moderata nei toni e imparziale, che le era valso un bonus di presenze interminabili a Ballarò, per mostrarsi al crudo, prodotto dop del politicume laziale dei vari Fazzone e Verzaschi. Allearsi con il Pdl poi, partito da cui sembrava distante, fino a che non ha chinato il capo alla benedizione del capo, non poteva che smentire la sua fama precotta di persona attenta al sociale, sempre protesa verso il mondo del lavoro e verso un mondo periferico di cui sembrava voler incarnare l'anima popolana. In molti persino a sinistra ci sono cascati e sono rimasti abbacinati dalla mite Renata, tanto che persino Luca Telese si è lasciato scappare a suo tempo che in fondo in mancanza d'altro si poteva anche votare la Polverini. L'apoteosi della volgarità, marchio di fabbrica del berlusconismo, è stata raggiunta con quella ridicola cerimonia del giuramento dei governatori, presieduta da Berlusconi in persona, che sembrava voler urlare in faccia alla “ggente”, “guardate quanto siete idioti, vi prendiamo per il culo con queste buffonate e voi ci votate pure”. 
Insomma alla fine il messaggio è sempre quello: guai a prescindere dalla storia delle persone e, aggiungerei dalla storia in gnerale e fidarsi delle pose televisive per giudicare una persona.
Di tutta questa faccenda però, quello che al momento mi irrita maggiormente è la posizione delle tonache vaticane, che sembrano cadere dal pero e per bocca del cardinal Bagnasco fanno sermoni sugli “sprechi vergognosi” della politica e cose simili, come non fossero stati fra i maggiori artefici della elezione della Renata, piantata sui bastioni della cristianità come una Giovanna D'Arco di Velletri, a difesa dagli assalti della falange “laicista” della Bonino.
Che dire: la chiesa fa il suo lavoro: vietare diritti e speranze, ponendosi come unico insindacabile diritto (divino) e unica speranza degli afflitti, ma mi chiedo perché noi individui razionali dovremmo continuare a mostrare rispetto verso certi individui, confondendo il rispetto verso l'aspirazione alla spiritualità e i sentimenti religiosi delle persone, con il rispetto verso chi predica male e razzola ancora peggio.



sabato 2 giugno 2012

Le piaghe del Vaticano


di Alberto Statera, da Micromega

Fa davvero rabbia pensare a quanti dei nostri soldi vanno a finire in tasca a questi tonacati con le mani in pasta. Avete visto le scenografie stile corea a Milano? Soldi nostri, per glorificare chi e che cosa?


Una Vatican Connection, i cui fili uniscono in una trama ferrea le inverecondie politico-affaristiche della prima e della seconda Repubblica italiana. Senza dover tornare troppo indietro fino a Sindona, all’Ambrosiano, alla P2 o al riciclaggio nel Torrione di Niccolò V della tangente Enimont, madre di tutte le tangenti della prima Repubblica, basta ripercorrere le vicende che hanno segnato i tre lustri del berlusconismo per tracciare un compendio quasi completo degli scandali italici transitati in qualche modo nel Cortile di San Damaso. Dalla Protezione Civile ai Grandi Eventi, dai Furbetti del Quartierino capitanati dal pio legionario di Cristo Antonio Fazio, intimo del cardinal Gian Battista Re, alla P3 e alla P4; dal San Raffaele di don Verzé al grumo di interessi immobiliari di Propaganda Fide. In una folla di cardinali e faccendieri, ministri e affaristi, Gentiluomini di Sua Santità e bancarottieri, opuisdeisti e massoni, cilici e compassi.

«Ma perché — arriva a chiedersi un prete di base come don Paolo Farinella — il Vaticano appoggia sempre i corrotti, i corruttori, i ladri e i manipolatori di coscienze? Perché si affida a Gianni Letta, coordinatore della rete di corruttela?». Sì, Gianni Letta, che il Segretario di Stato Tarcisio Bertone definisce «il nostro ambasciatore presso lo Stato italiano», e la sua corte di disinvolti grand commis, di generali felloni e di spudorati faccendieri. Non solo il ben noto Luigi Bisignani (che ha da poco patteggiato un anno e sette mesi di reclusione per lo scandalo P4), il quale si occupò del lavaggio della maxitangente Enimont e curava il conto “Omissis” di Giulio Andreotti allo Ior, ma anche l’altra eminenza grigia dell’ultimo decennio: il signore degli appalti truccati Angelo Balducci, il Gentiluomo di Sua Santità versato non solo nella corruttela del denaro e del potere, ma anche in quella indotta dalle sue abitudini sessuali, che ha rivelato persino l’onta di un giro di prostituzione maschile all’interno delle mura leonine, quelle che difesero San Pietro dai musulmani. «Angelo — gli sussurrava al telefono (registrato dai magistrati — ndr) il corista vaticano che gli procurava la “merce” tra i seminaristi — non ti dico altro: è alto due metri per 97 chili, 33 anni, completamente attivo»; «Ho un tedesco appena arrivato o vuoi stare col norvegese?».

Questo Balducci, presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici prima dell’arresto e dell’espulsione dai Gentiluomini di cui faceva parte già dal 1995, dieci anni prima di Gianni Letta, titolare di un conto assai movimentato allo Ior, assurge definitivamente a fiduciario vaticano in occasione del Giubileo dell’anno 2000 al seguito del cardinale Crescenzio Sepe, oggi arcivescovo di Napoli, indagato per corruzione, che lo nomina supervisore delle ristrutturazioni e delle manutenzioni dell’immenso patrimonio immobiliare di Propaganda Fide. Un centro di potere e di affari opachi senza eguale. Ne fa una sorta di agenzia immobiliare per i potenti a condizioni di favore. Se un ministro come Pietro Lunardi vuole fare un business sicuro, Balducci gli procura un palazzetto di mille metri quadrati in via dei Prefetti a prezzo d’affezione. A chi non compra, Propaganda Fide fornisce appartamenti nelle zone storiche di Roma e Diego Anemone, l’imprenditore protagonista tra l’altro dello scandalo degli appalti del G8 della Maddalena (che comprò l’appartamento del ministro Scajola “a sua insaputa”), costato agli italiani alcune centinaia di milioni di euro, introdotto da anni in Vaticano da Balducci tramite monsignor Francesco Camaldo, ex segretario del cardinale Ugo Poletti e capo del cerimoniale pontificio, li ristruttura gratis et amore Dei.

Intorno a lui, un sabba di prelati piuttosto sinistri. Da don Piero Vergari, priore della Basilica di Sant’Apollinare (dove fu sepolto il boss della banda della Magliana Enrico De Pedis) indagato per il rapimento di Emanuela Orlandi, a don Evaldo Biasini, economo dei missionari del Preziosissimo Sangue e gestore della cassaforte nera di Anemone e Balducci.
È in una reggia concessa da Propaganda Fide, residenza di Bruno Vespa e di Augusta Iannini nei pressi di piazza di Spagna, che nel luglio 2010 il cardinal Bertone, ospite con Berlusconi, Gianni Letta e Cesare Geronzi, cerca di convincere Pier Ferdinando Casini a salvare il governo del Cavaliere e con lui gli interessi della Chiesa. Sulla terrazza che guarda Roma c’è anche l’allora governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, che forse capisce un po’ tardivamente di cosa si tratta e, con una scusa, lascia il convivio appena può. Gli altri commensali sono più intimi. Col segretario di Stato vaticano, che celebrò le nozze di una delle sue figlie, Geronzi si da del tu.

Letta è Gentiluomo di Sua Santità, un’armata di uomini in frac e collare d’oro, già denominati Cavalieri di Spada e Cappa, utili per «tante nascoste mansioni», come disse papa Ratzinger ricevendoli e non cogliendo l’allusione che, visti i fatti, in italiano non risulta molto commendevole. L’ordine riunisce i massimi dignitari laici della “famiglia pontificia”, per gran parte italiani, un centinaio, non di rado inseguiti dalla giustizia, come già capitò al massone Umberto Ortolani, gentiluomo — si fa per dire — del Papa e al tempo stesso capo della Loggia massonica P2 in condominio con Licio Gelli. Tre di loro figurano oggi nel solo scandalo degli appalti per i Grandi Eventi. Gli stranieri non elevano peraltro il tasso di moralità del club, visto che vi figura, tra gli altri, Herbert Batliner, il re delle fiduciarie offshore, coinvolto nella storia della Banca Rasini, di cui fu direttore Luigi Berlusconi, papà dell’ex premier, definita lo sportello della mafia e del Vaticano. E poi rilevata da Gianpiero Fiorani, l’ex banchiere che faceva costosi presenti alla consorte dell’ex pio governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio e, a suo dire, finanziava in nero il cardinale Castillo Lara, i Legionari di Cristo e la Lega di Bossi impantanata nello scandalo Credieuronord. Quanto a Guido Bertolaso, per anni pilastro vanaglorioso del sistema Letta-Bisignani- Balducci, pare che non figuri nella lista dei pii uomini in frac, ma non aveva comunque problemi, con tutti gli appalti che gestiva senza controlli, a ottenere dal collaboratore Memores Domini del cardinal Sepe il quartierino in via Giulia, ideale per i suoi massaggi alla schiena. Anche lui è uno di famiglia: la sorella Marta è nel Campus biomedico dell’Opus Dei, il fratello Emanuele nel Consiglio regionale per l’Austria della prelatura.

Dagli appalti del G8 della Maddalena alla corruzione internazionale di Finmeccanica. «Ieri sera ho parlato con Bertone, mi ha chiamato lui al telefono», spara il massone Valterino Lavitola, sedicente giornalista ed editore, curatore di dossier diffamatori e faccendiere personale di Berlusconi e dei suoi traffici di letto e di affari sporchi, oggi in galera, al suo sodale “Ciccio” Colucci, ex socialista, questore berlusconiano della Camera. Sostiene che vogliono farlo sottosegretario o commissario straordinario per il terremoto in Abruzzo. Dice che la Santanché «è invisa in Vaticano» e che il Segretario di Stato si sta spendendo per questo a suo favore con il gentiluomo Letta. «Assurdità che rasenta il ridicolo», replica la Segreteria di Stato quando esce l’intercettazione. Ma tutto ormai sembra possibile là oltre il portone di bronzo se è vero che, caduto Berlusconi, la seconda autorità religiosa dopo il Papa propone a Mario Monti come sottosegretario nel governo “strano” dei tecnici Marco Simeon, un giovanotto suo pupillo fin da quando era Arcivescovo Metropolita di Genova. Quando anni fa Capitalia si fonde nell’Unicredito di Alessandro Profumo, il Vaticano si allarma. Geronzi corre allora all’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede per rassicurare la Conferenza Episcopale e si prende il figlio del benzinaio sanremese come super-consulente. Sarà poi Simeon, nel frattempo diventato responsabile di Rai Vaticano dopo aver soponsorizzato l’opusdeista Lorenza Lei alla direzione generale, a organizzare il siluramento del cardinale Carlo Maria Viganò, che andava denunciando «una situazione inimmaginabile » di «corruzione ampiamente diffusa » negli appalti e nelle forniture vaticane. Un malaffare «a tutti noto in Curia». Ma il giovanotto è talmente sicuro di sé che poche settimane fa in un’intervista al “Fatto Quotidiano” ha fornito una risposta alquanto ambigua quando gli hanno chiesto se, come dicono incontrollati pettegolezzi, lui del Segretario di Stato è in realtà il figlio.

Il destino di Gotti Tedeschi, cacciato la scorsa settimana dallo Ior con immeritata ignominia, era comunque segnato fin da quando Geronzi, manifestandogli sommo disprezzo, disse di lui in un’intervista al Corriere della Sera: «È un personaggio ritenuto preparato che si è particolarmente esercitato nella demografia », riferendosi ai cinque figli dell’ormai ex banchiere del Papa, che si era opposto al salvataggio del San Raffaele di don Verzé da parte dello Ior, affossando il progetto di un grande polo sanitario vaticano coltivato con determinazione dal cardinal Bertone. E comunque i segreti inconfessabili della prima e della seconda Repubblica e del papato, sigillati nel caveau dello Ior non erano più considerati abbastanza blindati.
Vi risparmieremo i dettagli del romanzo criminale intrecciato al potere politico di don Verzé, che tra l’altro utilizzava l’ex capo dei Servizi segreti italiani Nicolò Pollari per minacciare attentati ai suoi nemici, e anche gli sviluppi quotidiani dello scandalo di cui è protagonista il Memores Domini Roberto Formigoni, con il suo coté di cardinali di Curia, da cui fortunatamente ha tempestivamente preso le distanze l’arcivescovo di Milano Angelo Scola. Ma con la certezza che «appena suona la moneta nella cassa, l’anima salta fuori dal purgatorio», come diceva il predicatore medievale Tetzel, che durante il papato di Giulio II vendeva lettere di indulgenza per la remissione dei peccati in cambio di denaro sonante. Che non olet nella stanze
del vicario di Cristo.


Fonte: Repubblica 31 Maggio 2012

sabato 26 maggio 2012

Perché il Vaticano teme “Sua Santità”. Parla Gianluigi Nuzzi


Intervista a Gianluigi Nuzzi di Mariagloria Fontana da Micromega


Gianluigi Nuzzi, firma del quotidiano ‘Libero’ e volto del programma televisivo in onda la scorsa stagione su la7 ‘Gli intoccabili’, dopo le inchieste “Vaticano Spa” e “Metastasi”, torna a raccontare i segreti del Vaticano. Questa volta lo fa con il libro "Sua Santità" (ed. Chiarelettere) in cui svela intrighi di potere, corruzione e intrecci tra il Governo italiano e la Chiesa, attraverso carte segrete di Papa Benedetto XVI, inedite e private, al centro di polemiche in queste ore dopo l'arresto dell'uomo che secondo il Vaticano avrebbe trafugato i documenti riservati.

Immediatamente dopo la pubblicazione del suo libro ‘Sua Santità’, il Vaticano ha comunicato che agirà per vie legali.Questa è una risposta oscurantista da parte del Vaticano. Il giornalista ha il dovere deontologico di rendere pubbliche le notizie che trova. Io ho fatto solo il mio mestiere. Mi fa ridere pensare che il Vaticano chieda aiuto ai magistrati italiani dopo che non ha mai risposto alle rogatorie che ha ricevuto su tante vicende. Gliene indico solo una: l’omicidio del banchiere Roberto Calvi. Lo stesso pm del caso Calvi ha detto che alcune rogatorie sono rimaste del tutto inevase. Da una parte, sulle vicende di sangue, il Vaticano non risponde. Dall’altra, dopo l’uscita del mio libro, ricorre alla magistratura italiana per stanare le mie fonti.

Non c’è stata nessuna violazione della privacy?Ma sta scherzando? Qui si tratta di dovere di cronaca. Quando si entra in possesso di un memorandum del Papa in occasione dell’incontro con il Presidente Napolitano, credo che il dovere di cronaca sia preminente. Capire chi sono stati i congiurati che hanno fatto fuori Boffo, secondo le sue stesse parole, è prioritario. Sapere che c’è stato un lavoro diplomatico che si è sviluppato tra l’Italia e il Vaticano per evitare che il Vaticano pagasse una multa sugli arretrati della tassa dell’Ici e che questa trattativa si è sviluppata in incontri tra Tremonti e l’ex presidente della Banca dello Ior Gotti Tedeschi, interessa tutti gli italiani che pagano le tasse. Come pure il memorandum sulle leggi da modificare che finisce nelle mani del Santo Padre alla vigilia dell’incontro con il Presidente Giorgio Napolitano. È interessante sapere che il Vaticano è intervenuto perché l’Eta deponesse le armi. Sono storie che non riguardano solo il Vaticano, ma tutta la politica italiana e internazionale, si intrecciano con essa e con le scelte economiche. Ci sono vicende singolari, come quella dell’automobile targata ‘Stato Città del Vaticano’ condotta da alcuni gendarmi del Vaticano che vanno a cena con colleghi dell’Interpol e quando escono ritrovano la macchina crivellata di colpi. Vogliamo rassicurarci dicendo che sicuramente è stato un balordo? Cos’è successo? Non lo sappiamo.

I ‘reati’ imputati dal Vaticano sono furto e ricettazione.La ricettazione di notizie è un brutto segnale, indica un bavaglio all’informazione. È curioso che in un Paese, il Vaticano, dove hanno introdotto soltanto nel 2009 la legge antiriciclaggio, proprio loro indichino alle autorità italiane il reato di ricettazione. È surreale. Comunque in Italia per la Cassazione non esiste la ricettazione di notizie. Se io avessi dei documenti e li tenessi nel cassetto, farei un altro mestiere. Ancora peggio se tenessi per me una parte dei documenti senza pubblicarli, qualora li reputassi ‘compromettenti’, perché sarei da considerare un ricattatore che distilla notizie per il suo tornaconto. I cassetti dei giornalisti devono essere vuoti.

Si aspettava tanto clamore o è abituato, date le tematiche del suo precedente libro ‘Vaticano spa’?‘Vaticano Spa’ non ha sortito alcuna reazione del Vaticano. Hanno cercato di far passare tutto sotto silenzio nonostante avessi migliaia di documenti e parlassi di come la maxi tangente Enimont fosse passata per lo Ior, la banca vaticana. Anche lì c’erano tante lettere, ma forse non davano fastidio ad altri.

Perché ‘Sua Santità’ indispettisce il Vaticano?Per la prima volta abbiamo occasione di conoscere il dietro le quinte delle attività tra l’ Italia e il Vaticano. Sappiamo dei timori del Vaticano rispetto alla situazione economica mondiale, soprattutto in relazione alla crisi delle offerte. Inoltre, veniamo a conoscenza del conto personale del Papa nella banca vaticana, lo Ior. Si sono adirati perché abbiamo una molteplice varietà di notizie e di informazioni. Ma non con me, mi auguro, perché sarebbe un brutto segnale per la libertà di stampa. Ce l’hanno con le mie ‘fonti’. Ora cercheranno di individuare chi ha passato i documenti.

Nel suo libro sostiene che una delle priorità del papato attuale è di tenere unita la Chiesa. Fino a che punto?È un tentativo dal Santo Padre rispetto alla crisi dei fedeli, che, certo, di questi tempi non aumentano. C’è l’impegno di tenere unite le varie anime della chiesa, tutti i movimenti interni: da Comunione e Liberazione all’Opus Dei e altri. C’è anche un tentativo di dialogo con la chiesa ufficiale cinese. Poi c’è stata un’apertura anche quando il Papa ha revocato la scomunica ai quattro vescovi lefebvriani. Benedetto XVI cerca di recuperare lo scisma che c’è stato con tutti i gruppi, anche con i Legionari di Cristo emerge in maniera forte il tentativo di non criminalizzarli. Peccato che poi ci sia molto disagio e subbuglio all’interno di questi movimenti.

Lei dedica anche un capitolo alle offerte destinate al Vaticano. Ci sono varie personalità, tra cui Bruno Vespa, che versa un assegna di 10.000 euro.Trovavo interessante questo viavai di oboli che arriva in Vaticano la vigilia di Natale. Volevo evidenziare il flusso di denaro proveniente da tante personalità. Credo che il fatto che Bruno Vespa ceni a casa sua con il Segretario di Stato Tarcisio Bertone non sia un fatto proprio usuale. C’è un mondo, che non conosciamo, che dialoga con il Vaticano, un mondo di relazioni che è emblematico e che si manifesta anche con quell’assegno. Mi piaceva e mi interessava il fatto che Vespa chiedesse un appuntamento a Papa Benedetto XVI nella stessa lettera in cui versa diecimila euro. Letta, Geronzi, Bisignani, sono tutti uomini che hanno ruotato in quel mondo, tutta quella rete relazionale è stata un pezzo importante del potere politico ed economico in Italia ed era giusto raccontarlo. Vespa rappresenta un’interfaccia mediatica. Mi incuriosiva perché lui chiede un appuntamento con il Papa e c’è un’attenzione che normalmente, se lei scrive al Papa o a chi per lui, certo non le rivolgono, non valutano la sua lettera.

A suo avviso, quali sono le differenze tra il papato di Benedetto XVI e quello del suo predecessore Giovanni Paolo II?Benedetto XVI cerca di cambiare le cose, al contrario del precedente pontificato, però incontra tante resistenze. La priorità per Giovanni Paolo II era soprattutto far cadere il comunismo nei Paesi dell’Est e liberare la sua Polonia con qualsiasi mezzo, anche finanziario. Benedetto XVI è molto meno simpatico, mediaticamente parlando. Però ha compiuto dei cambiamenti importanti. Durante il papato di Giovanni Paolo II, la pedofilia non era perseguita come oggi. Questo papa ha rimosso cinquanta vescovi, Giovanni Paolo II ha coperto la pedofilia. Inoltre, ho notato da questi documenti che nel precedente papato rivolgersi a Giovanni Paolo II era un fatto raro ed eccezionale, ci si rivolgeva alla Segreteria di Stato. Oggi invece molti scavalcano la Segreteria di Stato e si rivolgono direttamente al Santo Padre. Anzi, indicano nella Segreteria di Stato una sorta di ‘problema’. C’è un’ipoteca sulla Segreteria di Stato da parte di diversi cardinali. Tant’è che andarono a Castel Gandolfo per chiedere al Papa di dimettere Bertone.

Il Segretario di Stato Tarcisio Bertone è una figura chiave.È Il numero due del Vaticano. La Digos scandaglia anche il rapporto tra lui e Benedetto XVI, è interessante capirne le radici e comprendere che tipo di rapporto c’è tra il Papa e lui. Benedetto XVI lo ha voluto fortemente, si fida di lui, lo ha avuto con sé dal 1995 al 2003 come segretario della Congregazione per la Dottrina di Fede, quando il Papa era ancora prefetto. Bertone è fondamentale per i suoi legami e i contatti con il mondo della politica italiana.

Quali scenari politici ed economici odierni spaventano il Vaticano? La paura oggi non viene dal patto di Varsavia, naturalmente siamo in un altro periodo storico. Il timore oggi è rappresentato dalla Cina e dai paesi emergenti. La preoccupazione, come si deduce dai documenti che ho pubblicato, è di vedere i paesi occidentali impoverirsi a causa della crisi economica e del sistema che stanno soffocando l’economia americana, italiana, spagnola, tradizionalmente i paesi più generosi nei confronti della Chiesa. Mentre i paesi che sarebbero da evangelizzare, come l’India e la Cina, stanno diventando la locomotiva economica del mondo. L’allarme è che la Cina, oltre a questa sua bulimia finanziaria, economica, industriale, metta le mani sull’estrazione delle materie prime, controlli le borse e i fondi di investimento, compri il debito dei paesi e, oltre a tutto questo, esporti l’ateismo, lo diffonda. Questo spaventa i sacri palazzi.

Il ‘caso Boffo’ rivela scuole di pensiero distinte, all’interno del Vaticano, nei confronti della politica dell’ex governo Berlusconi.Non riduciamo la questione a pro e contro Berlusconi. Ci sono davvero tante individualità all’interno del Vaticano. Sicuramente c’è Dino Boffo che afferisce alla scuola di Ruini e di Bagnasco, i quali sostengono che la Chiesa deve avere un ruolo attivo nei confronti della politica italiana perché la missione politica e sociale fa parte del compito della Chiesa stessa. Dall’altra parte, c’è una scuola più tradizionale che dice il contrario, cioè che non ci deve essere questa ‘ingerenza’. In realtà, vediamo che i rapporti sono strettissimi. In Vaticano ci sono tante anime che si sovrappongono, non è una partita di calcio. Il caso Boffo è stata un’operazione partita all’interno del Vaticano che è finita sul tavolo di Vittorio Feltri con tanto di documenti. Mi perdonerete, ma io credo che Feltri fosse in buona fede, aveva verificato la sua ‘fonte’, non aveva motivo di dubitarne. Ha fatto il suo ‘scoop’ in una logica per taluni discutibile: Boffo criticava di malcostume Berlusconi, poi lo stesso Boffo era condannato per molestie omosessuali. Essendo il giornale di Feltri di proprietà di Berlusconi, è evidente che questa cosa ha assunto un rilievo politico tutto italiano. Si è detto: Berlusconi e Feltri attaccano Boffo, da lì ‘il metodo Boffo’ e si è vissuta questa vicenda nel solito dramma agrodolce all’italiana, senza chiedersi chi avesse portato questo documento a Feltri e perché. Oggi Boffo indica dei nomi, sono quelli veri? Non lo so, lo dice Boffo. Di certo, lui è stato riammesso all’interno della Chiesa e gli è stato dato un altro ruolo di grande rilievo, la direzione della tv della Cei, Tv 2000. Se io dico delle falsità il mio datore di lavoro non mi promuove, ma nemmeno mi riassume. Dall’altra parte anche le persone che accusa Boffo sono rimaste tutte ai loro posti. È una situazione gemella a quella di Viganò e troviamo le stesse persone coinvolte nella faccenda. I congiurati sono sempre gli stessi.

Quali sono stati gli uomini politici del Governo Berlusconi che hanno mediato con il Vaticano e quali sono quelli del Governo Monti?Il governo Berlusconi aveva due ‘alfieri’, due diplomatici a cui era legata l’attività di confronto con il Vaticano: Gianni Letta e Giulio Tremonti. Oggi il Vaticano può contare su ministri che prima di dire sì al Governo Monti hanno chiesto il beneplacito all’interno dei Sacri Palazzi. Hanno chiesto a Padre Georg Ganswein se potevano accettare l’incarico di diventare Ministri. Uno su tutti: Andrea Riccardi, il fondatore della comunità di Sant’Egidio, che è esattamente Ministro per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione. Poi ci sono i ministri Lorenzo Ornaghi e Corrado Passera. Per dirlo con una battuta: questo è uno tra i governi ‘tecnicamente’ più filo vaticani che abbiamo mai avuto. Mi riferisco a questo secolo, perché naturalmente Andreotti e la Dc battevano tutti.

Sul caso Emanuela Orlandi lei, fino a qualche tempo fa, diceva che non sarebbe stata mai aperta la tomba del boss della Magliana Renato De Pedis sepolto nella chiesa di Sant’Apollinare.Sono cambiati gli scenari. Quando ho detto che il Vaticano non l’avrebbe mai aperta, è perché non sapevo che fosse indagato Don Vergari. Il fatto che l’ex rettore della basilica di Sant’Apollinare sia indagato mette il Vaticano in una posizione che non può ostacolare lo sviluppo delle indagini, quindi ha dato un nulla osta, non indispensabile, ma importante, perché venga fatta chiarezza. Quello che emerge dalle carte è che il prelato Giampiero Gloder, capo dei ghotstwriters del Papa, scrive al Santo Padre di non intervenire sulla vicenda durante l’omelia dell’Angelus, perché sarebbe un riconoscimento indiretto del problema. Comunque, credo che si debba sempre ragionare sulla vicenda Orlandi ricordandosi di Mirella Gregori. Entrambe le ragazze sono scomparse a un mese di distanza. Penso che questa sia la giusta chiave di lettura.

Lei racconta di una ‘nota preparatoria’ scritta da monsignor Dominique Manberti, ministro degli Esteri della Santa Sede, per Benedetto XVI in occasione di una cena segreta con il nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.Nella nota, Dominique Manberti indica al Papa una serie di appunti relativi all’incontro del 19 gennaio 2009, giorno in cui vedrà Napolitano. Il primo paragrafo è dedicato a una biografia di Napolitano. Ho trovato ‘divertente’ il fatto che sottolinei che Napolitano si è sposato con rito civile e non con quello religioso. Poi si entra più nel dettaglio nel secondo paragrafo, perché si introducono i temi di interesse della Santa Sede e della Chiesa in Italia. Si evidenzia la centralità e il valore della famiglia e, in seguito, i temi eticamente sensibili. In questi appunti è scritto che si devono evitare equiparazioni legislative e amministrative tra le famiglie fondate sul matrimonio e altri tipi di unione. Magari il Papa non li ha neanche usati, ma il fatto stesso che siano stati evidenziati questi temi è grave. Non hanno evidenziato il problema della fame nel mondo, la disoccupazione, le tasse. Hanno sottolineato i problemi legati a temi eticamente sensibili. C’è scritto, inoltre, che riguardo all’ipotesi di intervento legislativo in materia di fine vita e di fine trattamento, si deve evitare che l’eutanasia passi. Poi si parla anche di parità scolastica e di calo demografico. Ci sono indicazioni precise. il Papa deve fare leva su Napolitano. Lei si immagini Napolitano che fa pressione su Obama su delle leggi americane. Perché lo stato vaticano può far pressione sullo stato italiano? Perché uno stato sì e l’altro non può farlo? La mia è una provocazione, ma credo che qui ci sia una rilevanza della notizia.

Il Vaticano ha paura di essere delegittimato dalle rivelazioni contenute nel suo libro?Ma scusi, sono io che delegittimo le Sacre Istituzioni o sono loro che si autodelegittimano con l’omicidio Calvi, con Emanuela Orlandi, con la strage delle guardie svizzere, con la banca dello Ior?