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lunedì 14 novembre 2016

Lettera ai renziani disperati

di Giorgio Cremaschi

AI RENZIANI DISPERATI, CHE ORAMAI PARLANO SOLO DEL NO DI CASAPOUND, RISPONDO UNA VOLTA PER TUTTE COSÌ:
Egregi renziani,
capisco che non vediate lo stato d'assedio che la polizia su ordine del vostro governo organizza, e le bastonate che vengono distribuite attorno ai comizi del vostro Renzi. Quando ciò succedeva con i governi di destra molti di voi si indignavano, ma erano altri tempi. Capisco che non vi scandalizzi che il 90% dello spazio televisivo sia per il presidente del consiglio, che voi amate così tanto da non accorgervi che occupa molta più tivù del Berlusconi dei tempi d'oro. Capisco che non vi tocchi il fatto che il capo del governo spedisca 4 milioni di lettere agli italiani all'estero, cosa che il Comitato per il NO non può fare.
Capisco che vi sembri buona scuola il fatto che varie e diffuse autorità scolastiche precettino gli studenti al tripudio accogliente verso i ministri che fanno campagna in scuole e universItà.
Capisco che a voi non diano turbamento i proclami del SI con cui si annuncia di voler spazzar via Berlusconi, Salvini, Grillo, Bersani, Fassina, Vendola, i sindacati, tutti insomma tranne il vostro amato leader.
Capisco che facciate tutto questo per far vincere al referendum la vostra costituzione, che difendete con argomenti stranamente simili a quelli dei documenti della Banca Morgan o del Piano di Rinascita Nazionale del venerabile Licio Gelli.
Capisco insomma che una volta che si sia scelto di sostenere lo stravolgimento autoritario della Costituzione nel nome della governabilità e della velocita delle decisioni del potere, che dovrebbero arrivare in orario finalmente, come i treni degli anni trenta del secolo scorso; capisco che una volta fatta questa scelta, i vostri comportamenti da fanatici siano una inevitabile conseguenza.
Quello che invece non capisco è com'è che non vi siate ancora accorti che accomunare l'ANPI a CASAPOUND non attacca proprio, anzi vi danneggia Perchè che i fascisti, per opportunismo politico, votino NO alla distruzione della Costituzione antifascista è un paradosso persino comico. Che invece voi, che vi chiamate democratici, vogliate affossare la più importante conquista della Resistenza, quasi l'unica rimasta, questo è tragico. Solo il NO vi può salvare.

sabato 5 novembre 2016

Si può vincere solo giocando sporco e lo sta facendo.

di Giorgio Creemaschi


Il Financial Times del 28 ottobre pubblica in grande evidenza una foto del NoRenziDay, la grande manifestazione del 22 ottobre che la stampa italiana ha sostanzialmente ignorato, con l'eccezione di due giornali. Quando le notizie di ciò che accade in un paese bisogna andare a cercarle nella stampa estera, in quel paese c'è un regime. Il nostro ha toccato vette di ridicolo con La Stampa, che ha polemizzato con Russia ToDay perché ha parlato di quella manifestazione, che il giornale di Marchionne ha cancellato. Viceversa se escludiamo i soliti due giornali, è chiaro che parlo de Il Fatto e Il Manifesto, il fallimento clamoroso del Renziday del 29 ottobre è stato semplicemente rimosso. Non uno dei commentatori ufficiali dispensatori di giudizi sul mondo ha fatto qualche riflessione sul quella piazza mezza vuota. Le cui immagini non sono comparse in nessuna televisione, come del resto non sono comparse quelle delle ben più numerose persone che invece erano al NoRenziDay. In fondo a modo loro hanno applicato la par condicio. Dalla quale come in ogni regime che si rispetti è esentato il capo del governo, che compare nel novanta per cento dei telegiornali. E nei talk show e ovunque. I piccoli spazi che vengono lasciati ai confronti tra SI e NO, per altro in gran parte guidati da regia renziana, sono solo una foglia di fico. Tutto il resto della tv e dei grandi giornali è propaganda per il SI, da quando si parla dello spread fino alle righe di cronaca per la fiera del porcellino di Precotto Superiore. E che dire dei comunicati di servizio su come si vota, che dilagano su radio e tv e che sono una propaganda sfacciata per il SI? E il presidente della repubblica che fa dire ad un giornalista amico che vota SI? E ora c'è anche il divieto di manifestare per il NO nella Firenze della Leopolda, che non può veder contaminato lo spot per il SI che verrà trasmesso a reti unificate.
Non ci raccontate palle signori renziani, non vi nascondete dietro le regolette ed i cavilli come fanno tutti gli azzeccagarbugli delle tirannie. State giocando sporco perché non volete, ma temete di perdere. D'altra parte per il SI sta tutto l'establishment politico finanziario occidentale, governi degli USA e della Germania in testa; lo stesso establishment che ha fallito con la Brexit e che non vuole ora perdere in Italia. E nessuno spolveri qui la teoria dei complotti, perché tutto, ma proprio tutto, sta avvenendo alla luce del sole.
La campagna per il SI è diventata una sorta di pratica dell'obbiettivo, ci mostra già gli angusti spazi in cui verrebbe compressa e stritolata la democrazia se vincesse la controriforma. Vogliono assuefarci alla costituzione renziana prima ancora che essa sia stata approvata dal voto popolare, vogliono che questo voto sia la rassegnata ratifica di uno stato di fatto già trionfante.
Manca un mese al voto e la spinta sopraffatrice del potere che sostiene il SI è dunque destinata a crescere ancora. Il NO può vincere solo se emerge e dilaga il rifiuto popolare di Renzi, di ciò che rappresenta, di chi lo sostiene. Se si resta sul terreno di come si elegge il Senato Renzi ha già vinto, troppo forte ed incontrastato è il messaggio del suo regime. Regime che invece va in crisi se lo si denuncia come tale e se si aggiunge a questa denuncia il rifiuto di tutto lo scasso sociale che ha prodotto. La manifestazione del 22 ottobre è stata censurata perché metteva il rifiuto del Jobsact e de La Buona Scuola assieme al NO alla controriforma costituzionale, la lotta contro l'austerità assieme a quella contro l'autoritarismo. Qui Renzi e i suoi perdono e non nei dibattiti con la vecchia classe politica che non a caso ricercano. La partita della difesa della Costituzione è troppo importante per giocarla con le regole truccate di Renzi. O il No lo riconosce e agisce di conseguenza, o si perde.


venerdì 14 ottobre 2016

Il diavolo non fa i coperchi nemmeno per le pentole di Renzi



"Con lo sciopero e il NoRenziDay del 21 e 22 ottobre abbiamo una prima occasione per far sentire a questi imbroglioni cosa pensiamo di loro e della loro APE".
 
  
di Giorgio Cremaschi da l'Antidiplomatico

Nonostante gli sforzi del governo Renzi e dei suoi alleati Marchionne e Confindustria, i salari non sono ancora precipitati così in basso.

Un ferroviere, una maestra d'asilo, un operaio edile che abbiano accumulato almeno 35 anni di contributi regolari non portano a casa, per fortuna, meno di 13000 euro netti all'anno.

Eppure Renzi e Poletti hanno messo proprio quel tetto come condizione per accedere al famigerato anticipo pensionistico, l'APE, che scatterebbe dopo i 63 anni di età. Anche così, comunque,  non pare che sia gratis l'operazione, visto che si dovrà accedere ad un mutuo ventennale e pagare una polizza che assicuri la banca contro i rischi di morte o insolvibilità del pensionato. Non è ancora chiaro in che misura il governo contribuisca a questa porcheria, comunque pare che  per tre  anni di anticipo pensionistico si dovrebbe vedere decurtata la pensione del 15%, cioè 1000 euro mensili diventerebbero 850!


Ma ripetiamo l'APE è costruita per essere praticamente inaccessibile anche a chi volesse farsi del male.

Intanto però Renzi e Poletti suonano la grancassa sul fatto che sarebbero riconosciute a fini pensionistici le condizioni diverse di chi fa un lavoro usurante. E lo stesso fanno per i lavoratori "precoci", cioé coloro che sono andati a lavorare prima dei 19 anni e che quindi dovrebbero continuare per molti anni ancora. Per costoro, gorgheggia Poletti, basteranno 41 anni di contributi per accedere all'APE. Peccato però che per poter usufruire di quel dono sopraffino chi ha maturato 41 anni di contribuiti debba essere disoccupato!  Anche qui si costruisce un requisito che è semplicemente una truffa. Soprattutto se si ricorda che prima della Fornero con 40 anni e 6 mesi di contributi si andava in pensione, senza essere stati licenziati.

La Fornero come sappiamo ha anche prodotto la disgraziata categoria degli esodati, cioé di coloro che son stati fregati per l'improvviso innalzamento della età pensionabile, avendo già concluso il rapporto di lavoro  proprio in vista della pensione. Per centinaia di migliaia di persone lasciate dalla Fornero senza lavoro e senza pensione sono già state effettuate
7 "salvaguardie", cioè provvedimenti che permettessero l'accesso ad un reddito. Apposite voci di bilancio sono state stanziate allo scopo, solo che poi i governi le hanno utilizzate per altri scopi di spesa sociale, o per mance elettorali. Così gli esodati ci sono ancora e ci saranno anche dopo l'ottava salvaguardia promessa da Renzi e Poletti, che non copre tutti gli aventi diritto.

Ma il massimo di clamore della propaganda renziana sarà sicuramente dedicato all'aumento e all'estensione della platea della quattordicesima. Qui i trucchi li scopriremo tutti quando vedremo le cifre e i requisiti esatti. Sicuramente gli 80 euro lordi mensili, si sa Renzi ama quella cifra, toccheranno molte meno persone di coloro che se li aspettano. E saranno anche ridotti ad una cifra minore.

Questo lo possiamo dire già ora, visto che il governo annuncia per tutte queste operazioni uno stanziamento di 2 miliardi all'anno per tre anni. Cifra assolutamente insufficiente a fare giustizia, se consideriamo che la legge Fornero ha tolto ai pensionati sinora 30 miliardi. E che almeno 15 di essi vengono dalla mancata indicizzazione delle pensioni. La Corte Costituzionale aveva dichiarato incostituzionale il taglio, ma come suo solito, il governo ha sfacciatamente ignorato la sentenza e non ha restituito i soldi. Soldi con i quali ora finanzia la quattordicesima. Dunque sono gli stessi pensionati che pagano gli aumenti per i più poveri tra loro.

CgilCislUil che ora lamentano di essere state truffate, solo pochi giorni  fa avevano firmato un protocollo che autorizzava il governo a tutti questi raggiri. Ed ora beffardamente Renzi e Poletti fanno partire le loro Misure dal 1 maggio 2017!

Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, dice un vecchio proverbio. Che vale anche per le pentole che vende Renzi e che oramai nessuna persona onesta o di buonsenso dovrebbe più comprare.
 
Con lo sciopero e il NoRenziDay del 21 e 22 ottobre abbiamo una prima occasione per far sentire a questi imbroglioni cosa pensiamo di loro e della loro APE.
 

venerdì 23 settembre 2016

SI debole perché NO è onnicomprensivo



di Tonino D’Orazio 23 settembre 2016.

Bratislava (summit dei leader europei) sancisce con profonde divergenze una ulteriore spaccatura di questa Unione. Il non aver capito che la “risoluzione” dei rapporti con l’Urss dei cosiddetti paesi del’est passasse soprattutto tramite una forte concezione di identità nazionale, sembra un grosso sbaglio. Prodi compreso che facendo di tutto per inglobarli urgentemente nell’Unione, seguendo un “forte consiglio” della Nato, ha tentato di barare sui tempi necessari. Non si sono sganciati da una Urss prepotente per infilarsi in una Europa altrettanto irrispettosa.  Che questa Unione stia arrivando alla fine per implosione interna, avendo messi tutti i paesi uno contro l’altro in una competitività dissennata e sotto una regia unica e ferrea tedesca (bisogna ribadire che i francesi non contano), che fa solo i propri interessi di classe (con gran parte dei lavoratori tedeschi che si avviano alla povertà), lo ha sancito la riunione di Bratislava. Basta vedere i dati di Eurostat invece di sentire i luoghi comuni sul benessere generale del popolo tedesco o di qualche premio annuale solo nelle grandi industrie automobilistiche. Ma principalmente la “salita” a due decimali (aspettando l’Austria) delle formazioni politiche di “ultra-destra” rivendicative di identità. Il rifiuto di ubbidire ai mille laccioli di Bruxelles ( che non sono “regole” e che nascondono interessi tedesco-francesi precisi, dallo zucchero nei mosti ai formaggi con polvere di latte ecc…), con i polacchi in testa (hanno appena dato il loro premio nazionale al migliore politico europeo all’ungherese Orban) e a seguire anche gli altri. Il Brexit è già fatto. Soldi (e armi Nato) contro servitù non è sufficiente, come non lo era con l’Urss.
Le scintille? L’immigrazione incontrollata (o auspicata) e l’austerity della Troika di Bruxelles. Alle prime elezioni che si presentano (cioè a quelle in cui ancora si riescono a votare), in tutti i paesi della cosiddetta Unione arriva, in un modo o nell’altro, una profonda protesta “contro” i propri governi, anche se le maggioranze innaturali tengono. Persino Renzi lo ha capito e con la solita giravolta, tornando da Bratislava, si scaglia a parole contro l’austerity che invece persegue nei fatti, aspettando il prossimo voto del popolo italiano. Il primo, oltre alcune grosse sconfitte amministrative, è quello sulla sua nuova costituzione autoritaria che inficia la sovranità popolare, come richiestogli dai poteri oligarchici e “forti”, cioè non democratici, esterni al nostro paese.
Una volta capito questo, e le pressioni internazionali arrivano forti e puntuali, a dire il vero manca all’elenco qualche piccola strage (sempre arrivata puntuale nei momenti di svolta dell’Italia) che rimetta il popolo nella sua iconoclastica paura, diventa difficile non individuare in questo voto, procrastinato e allontanato al limite, è pur vero con tutti i vari regolamenti vigenti, ma già con un parere tardivo della Cassazione che glielo permette, un NO onnicomprensivo di tutti i problemi e gli scempi politici ed economici tragici sul tappeto. Può essere un NO cosiddetto “della pancia”. E forse più che altro dalle menzogne continue del governo (“punti di vista diversi sui dati”), su tutto, puntualmente scoperte da altre informazioni. Lavoro, jobs act fallito, emigrazione alle stelle (250/300.000 all’anno, come nel 1890 e più del dopoguerra), voucher invece di retribuzione e previdenza corrette tali da affossare anche il futuro dell’Inps, (tra l’altro continuamente derubato dal governo), disoccupazione giovanile e non, pensionati alla fame, come gran parte delle famiglie italiane, neo-pensionati nelle mani delle banche(da piangere per il ridicolo, se non fosse che sarà un altro flop), correntisti timorosi e allo sbando per i propri soldi (bail in), saccheggio della Cassa Depositi e Prestiti per regalare alle banche i risparmi degli italiani, tassazioni dirette e indirette alle stelle e sempre insufficienti, sanità allo sbando (cioè avviata alla privatizzazione) e specialistica vitale inaccessibile a molti, insegnanti che “viaggiano” in tutta Italia spaccando la vantata e non più reale sacralità della “famiglia”, privatizzazioni del pubblico a cooperative per pagare i lavoratori al ribasso, alta mortalità sul lavoro malgrado una enorme massa in disoccupazione. Paura dell’immigrazione, problema snobbato dall’Unione e gestito solo con il nostro pietismo francescano, che però ha anche un limite prima o poi. Tutti i giorni ci vengono forniti dai mass media informazioni sulla povertà degli italiani e il “benessere” degli immigrati, quanto costano al giorno, di sfratti e hotel, in un crescendo di irrazionalità rabbiosa. (Vedi soprattutto la Lega di Salvini ma sarei curioso di sentire il “popolo silenzioso”). Il problema andrà al voto come sta succedendo in tutti gli altri paesi europei?
Mi dite, in questo mix, perché se l’occasione si presenta (e sembra proprio l’ultima, date le deforme previste dalla nuova costituzione dei ragazzini sotto l’ombrello di un ultra decano ancora in fase di disastri politici) di mandare possibilmente a casa gran parte di questa fallita dirigenza politica con un NO pesante, non lo si debba fare? Non mischiamo le cose? Le cose sono mischiate e diventa difficile anche a quelli del Sì uscirne fuori. E’ come se sostenessero questa impossibilità di sperare in un futuro migliore. Anzi, da Ciampi in poi, tutti hanno mentito, e Padoan continua imperterrito, sulla “riduzione delle tasse”, nemmeno su una sua migliore gradualità. Sono diminuite solo quelle delle imprese. Le grandi però, quelle appetibili dall’estero, perché le piccole (con 85% della manodopera italiana) continuano a fallire.  C’è una menzogna enorme sul debito “pubblico” dove lo stato è obbligato a prendere i soldi al 5% dalle banche private, in funzione di strozzinaggio, che invece lo prendono a 0,5% dalla Bce. Non è ineluttabile, è semplicemente un furto ai danni del popolo che aggrava scientificamente “il debito pubblico” e lo tiene “prigioniero” da anni e per anni. Se ne è accorto?
Forse da noi non sarà un NO esplicito contro l’Unione, e molti tenderanno a minimizzare, ma poco ci manca, soprattutto se dovesse vincere. Il Sì è la continuità del disastro, velenosamente sancito nella deforma, perché chiude all’angolo con vari sofismi, proprio la pericolosa sovranità popolare. La popolazione che andrà a votare percepisce questo?  Se sì, allora hanno ragione le oligarchie politico-bancarie internazionali a preoccuparsi di un successivo Italexit, sicuramente più disastroso del Brexit, che pur ha fatto tremare l’establishment e continua a dimostrare contro tutti e contro tutto, una rinnovata vitalità di quel paese. Era solo un problema di identità di quel Regno confederale mai realmente Unito? O le imposizioni dell’Unione a egoistica trazione tedesca avevano creato un mix economico-finanziario altrettanto asfissiante di quello italiano, dei paesi mediterranei o dei paesi dell’est, tipo colonie? Hanno votato “con la pancia” contro i neoliberisti i lavoratori britannici, considerati dalle oligarchie della City “ignoranti e ubriaconi”? La mappa del voto dà una netta vittoria del Brexit nei quartieri popolari e dove il degrado e la povertà erano maggiori e non per grazia ricevuta.
A questo si può aggiungere che ogni partito (o spezzoni) rifiuta le modifiche perché ritiene le proprie prioritarie. In genere la destra, compresa F.I. e pezzi del NCD, dicono NO  e chiedono il presidenzialismo (così caro a Berlusconi e a Napolitano che l’ha esercitato senza “permesso” costituzionale per 10 anni), la Lega un nuovo federalismo (con l’arma “di pancia” dell’immigrazione così redditizia in tutta l’Unione), il M5S il decentramento e un ritorno al proporzionale per ribadire la sovranità popolare e di partecipazione il più diretta possibile, il PD francamente difende il suo segretario, e la troika di Bruxelles (con “ce lo chiede l’Europa” con ulteriore cessione di sovranità), con il Sì mentre una parte più tradizionale difende il NO. La Sinistra,tutti compresi, difendono la Costituzione così come definita dalla Resistenza, pur ritenendo parti tecniche migliorabili ma non sui principi generali di rappresentanza e dei diritti.
Certamente, se il NO si carica anche di tutte le frustrazioni nazionali, se non individuali, della difficoltà di vivere e meno sulla valutazione di merito, articolo su articolo, possiamo anche dire che sarà di “protesta”, e Renzi dovrà andare via, insieme al suo governo verdiniano e ambiguo, lasciando una scia terremotata con problemi di “ricostruzione”. Allora, affinché tutto cambi e niente cambi, invece di andare al voto, (anche perché l’Italicum è in fase di aggiustamento per l’asso piglia tutto, come la legge ungherese, controllate per favore), si dovrà designare un altro “tecnico” di “provata esperienza”, e non potrà essere che un banchiere di Goldman Sachs, Padoan, o qualche altro genio bancario. 

giovedì 15 settembre 2016

Il grande circo è iniziato



di Tonino D’Orazio, 15 settembre 2016. 

Ovvero la cintura di sicurezza internazionale intorno a Renzi. Il referendum contro la deforma costituzionale fa paura ai poteri forti. Infatti tutto il dibattito del circo Barnum si svolgerà, (grazie a questa Costituzione), non sui diritti democratici di cittadinanza, ma solo sugli aspetti più interessati dei padroni nostrani e mondiali. Hanno imposto la finanza e l’economia (che non sarà mai una scienza esatta, per questo a tensione umana psicopatica) come unico dogma al posto del sociale. Si chiama ipocritamente economia del sociale.
La nostra Costituzione, antifascista e fondata sul lavoro, è stata sempre oggetto di tentativi di distruzione sin dalla nascita, oppure come si dice oggi di “riforme”. Non vi riuscirono, né Valerio Borghese né Licio Gelli (i cui iscritti alla P2 sono oggi in molti gangli dello stato e in parlamento),ma potrebbe riuscirvi lo sgretolamento costante dei suoi principi, l’oligarchia non eletta dell’UE, il sistema bancario internazionale e i loro agenti prezzolati e  già impostati in molti gangli di potere. In Europa magari già dai tempi di Barroso.
L’ambasciatore statunitense a Roma:”Se vince il NO non vi saranno più investimenti e l’Italia torna indietro”. Il nostro servile (o il loro) ministro degli Esteri, Orlando:”è solo il consiglio di un paese amico”. L'avevamo capito.
Anche la Merkel, Junkers e tra poco anche Hollande, aspettando tutti gli altri intrusi, sono per il Sì alla deforma. Ma allora voteremo NO anche contro tutte queste interferenze?
Il FMI: “Se vince il NO per l’Italia sarà un disastro”. L’esito del referendum “è certamente un fattore nelle decisioni di investimento che condiziona le prospettive (outlook)”. In altre parole, e in pratica, se vince il “NO” l’Fmi può fare facilmente un report catastrofico sull’economia e indirizzare altrove gli investimenti. E i “mercati” potranno scatenare attacchi speculativi ed impaurire una parte della popolazione. Questo dopo aver decretato che Il “Fmi prevede una recessione lunga vent’anni”. Si salvi chi può.
L’Economist teme che la vittoria del NO spiani la strada al governo del M5S, rassicurando tutti però che la Costituzione attuale non permette un referendum sull’euro. Quella deformata, se non “Nuova costituzione” dei ragazzini Renzi-Boschi (se si cambiano ben 47 articoli!), modifica i referendum portandoli tutti al quorum del 50% (tanto non passano mai e poi si può anche non applicarne le scelte se non piacciono, es. l’acqua bene comune) e le richieste passeranno da 500 mila a 800 mila. Le firme per le leggi di iniziativa popolare passano da 50.000 a 150.000. Giusto per fare piacere a J.P.Morgan (e alla Troika di Bruxelles) che ne chiedeva addirittura l’abolizione perché residuo storico del ‘900.
JpMorgan? E’ la banca più drastica nel chiedere le modifiche costituzionali, da mesi, poi presentate da Renzi-Boschi nella “Nuova costituzione”, e nel rifiutare la filosofia anti-fascista di quella ancora attuale. “In Europa il fascismo non esiste più”. Quando si guarda solo ai soldi è anche possibile pensare che non stia crescendo nulla di nuovo in tutta Europa, a meno che sotto altro nome “riformista” i gruppi di estrema destra non facciano piacere. Purché si abolisca la sovranità popolare. L’ultimo esempio di raffinata brutalità? Imporre a Renzi e alla Bce (immediatamente ubbidienti), un certo Morelli di loro fiducia, perché già funzionario proveniente da JpMorgan, come a.d. del disastrato e balcanizzato MPS. Che importa se questo signore (si fa per dire) era stato multato (2013) dalla seppur corrotta Banca d’Italia per operazioni non “onorabili” e quindi non “adeguato” (secondo norme Bce) a dirigere nuovamente banche. Oppure per conflitto enorme di interesse perché già amministratore, in Italia, della Bofa Merrill Lynch, presente nel consorzio stesso che dovrebbe partecipare all’aumento di capitale del MPS.   
In Italia aveva iniziato il circo Barnum il Centro Studi della Confindustria già qualche mese fa. La vittoria del NO avrebbe fatto perdere l’1,7% del PIL che invece dovrebbe crescere nel 2017 del 2,3% (Livello mai raggiunto dall’entrata in vigore dell’euro dal 2001!). La menzogna è stampata sul loro quotidiano che molti vantano per la sua imparzialità in economia, il Sole 24 Ore. Per ringraziamento, finiti i soldi del job act e relativi licenziamenti “a tempo indeterminato”, Padoan ha appena annunciato una diminuzione delle tasse sulle imprese. Cosa farà per ringraziare il Sì della Cisl, che in genere firma tutto in bianco da anni!
Continua Goldman Sachs (anche lei fa parte del consorzio di garanzia per la ricapitalizzazione del MPS): una eventuale vittoria del NO al referendum costituzionale potrebbe seriamente compromettere l’operazione di aumento di Mps. Con il NO crescerebbe dunque “la probabilità di una ristrutturazione di Mps con fondi pubblici”: il che vorrebbe dire l’azzeramento dei risparmi di milioni di italiani attraverso il meccanismo del bail in (i debiti della banca li pagano i clienti). Gli investitori (ovvero speculatori), compreso JpMorgan sono “già in ansia”.
A Renzi servirebbe il superamento dei livelli di deficit da concordare con Bruxelles per realizzare una serie di tagli fiscali promessi e gli aumenti retributivi, minimi, a pioggia, nel momento in cui i dati mostrano che l'economia italiana è in recessione da tempo. Ce lo spiegano meglio gli altri. Il Times “Renzi spera che rilanciare la spesa possa contribuire a conquistare il favore dell'elettorato prima del referendum” e gli consigliano un allentamento provvisorio dell’austerity sui poveri. Molti osservatori ricordano che “Bruxelles ha dimostrato tolleranza verso Francia, Spagna e Portogallo sul NON rispetto dei vincoli di bilancio” (linguaggio mafioso-economico, significa: dopo la “Brexit” i “Poteri” hanno PAURA di “perdere Renzi”, anzi hanno Paura di perdere Padoan. Uno che, guardia e servo esecutore delle volontà di Goldman Sachs dalla quale proviene, come Monti, sa benissimo quello che “deve essere fatto”. Questo è un governo Padoan. Anzi permettetemi, ma non è solo mia, una valutazione futura prevedibile perché senza fantasia e nella continuità di questi anni. Se Renzi viene mandato a casa, non si capisce se va via o no e da chi, sicuramente Mattarella incaricherà come nuovo tecnico (per “traghettare” il 2017) proprio Padoan (a modo di Napolitano-Monti) per continuare il blocco della democrazia e lo sfacelo del mercato del lavoro.
Il giornalista Paolo Barnard ricorda alcune delle minacce: “Se il referendum costituzionale non passasse... i titoli di Stato italiani potrebbero essere venduti”;”La vittoria del NO potrebbe comportare la nomina di un governo tecnico”(per un altro “europeista” non eletto); “Le prospettive dell'Italia sono offuscate dai rischi legati al referendum e ai guai del settore bancario, così come l'impatto del “Brexit” sul commercio e l'incertezza”. Non hanno digerito il Brexit che si sta dimostrando il contrario dell’apocalisse. Sapremo tutti i giorni, a tutte le ore, il cosiddetto “pericolo nucleare” del disastro del nostro Monte dei Paschi e quello della “incapacità” di governo del M5S. Alla domanda “Perché Confindustria, Wall Street Journal, New York Times, Financial Times, Paìs, Economist, Times, Silicon Valley, gli uomini dell'industria globale e dei mercati (quindi USA, UE ed altri...) temono che “Quel voto pesa più di Brexit”? In fondo la Gran Bretagna, già fuori dall’euro, c’era e non c’era nell’Unione, eppure i suoi lavoratori hanno dato un segnale, un ceffone, di “basta” al neoliberismo e al loro proprio impoverimento per l’arricchimento dei pochi.  C’è una sola risposta: ancora una volta hanno paura... soprattutto perché c’é di mezzo l’Italia, quindi l’Euro, l’Unione Europea, gli USA, il Mediterraneo e i mercati... insomma il Mondo intero! Mai siamo stati cosi interessanti. Per gli interessi degli altri.
Magari questa turpitudine politica attuale possa rappresentare, anche per noi mondo del lavoro e Cgil, i sobbalzi di un sistema oligarchico agonizzante e con il NO ripristinare una nuova forza democratica di sovranità popolare e di giustizia sociale. Prima che sia troppo tardi.

sabato 25 giugno 2016

Abolire i referendum



di Tonino D’Orazio 24 giugno 2016

Sarà l’ultima arma rimasta per la troika di Bruxelles. Ma ormai è troppo tardi. L’arma popolare, costituzionale per noi, e i popoli europei in genere, è diventata per loro solo populismo pericoloso. La Gran Bretagna esce (non è “fuori!”) da questa Unione Europea a trazione tedesca e bancaria. Nulla a che vedere con la Comunità Europea dei popoli.

Perdono, momentaneamente, tutte le banche, se ci si riferisce ai listini delle borse. Dite che vi dispiace. Però sapete che pagheremo noi il conto, loro sono intoccabili. Altri, oltre a fuggire nell’acquisto di oro (soprattutto a Shangai nella Nuova Banca Mondiale dell’oro, quotata anche in yuan), se hanno denaro, hanno convenienza a comperare i titoli che stanno crollando. Presto risaliranno, torneranno stabili. sterlina compresa, perché funziona così e ha sempre funzionato così. Sono garantiti, sono al potere legislativo, e le perdite le pagherà lo stato, cioè noi. Leggere il mio ultimo articolo su quanto e come il Brexit sia ora utile all’oligarchia bancaria mondiale.

Invece i nervi stanno crollando a molti politici europei di rilievo. Hanno seminato e stanno raccogliendo.

Lezione minacciosa e ridicola dell’alcolizzato Junker, presidente della commissione europea, pensando di avere a che fare con la Grecia: “Chi è dentro è dentro, e chi è fuori è fuori per sempre”. Si può minacciare un popolo prima del referendum? Possibile che non abbiano ancora capito l’aria che tira sui loro soprusi anti-democratici e anti-popolari? Non hanno capito che non è un voto contro l’Europa, ma contro questo tipo di gestione che ha distrutto lo stato sociale dei loro popoli impoverendoli e portando milioni di cittadini alla disperazione? E’ populista dire noi, poveri, siamo tanti e loro, ricchi, sono pochi e continuano a derubarci? Questa è l’Europa, un’altra storia, non gli Stati Uniti, dove anche i poveri votano per impoverirsi e per non essere curati perché pensano che “non se lo meritano”.

La stessa Merkel, che pensa di aver vinto la terza guerra mondiale (quella economica) nella conquista dell’Europa, non ricorda i rapporti storici e le “sensibilità”, o meglio le allergie, tra i due popoli. Li ha “minacciati”. Pensava fosse Renzi. Non ha ancora capito che la diffidenza degli inglesi si era già dimostrata nel mantenersi lontani dall’euro/marco e nel tenersi la sterlina. Oppure che la Gran Bretagna gestisse ancora un impero politico-economico con il loro Commonwealth.

Draghi e la BCE: “abbiamo previsto un piano B in caso di vittoria del Brexit” e con linguaggio biforcuto, “per salvare l’Europa”. Quale senza il popolo britannico? “Manterremo fermo il volante e la direzione”. Ci mancherebbe, fino alla dissoluzione! La stessa cosa aveva detto la privata Banca d’Inghilterra, il cui governatore Mark Carney  ha aggiunto che era pronto a iniettare uno stimolo supplementare di 250 miliardi di sterline per assicurare che le istituzioni finanziarie non esauriscano la liquidità in questo periodo di incertezza. Sono padroni della loro moneta, torneranno forti. Per il resto dell’Unione è stata brandita di nuovo l’arma tedesca dello spread. I mercati azionari europei stanno crollando, un po’ meno in Gran Bretagna, perché dimostrano l’intreccio banco-finanziario che già si era installato tra loro e che comunque la City rimane forte. la Banca nazionale svizzera è già intervenuta sul mercato valutario per stabilizzare il suo franco. Il primo ministro britannico David Cameron ha riferito che si dimetterà, però a ottobre, contravvenendo a una regola decennale di british fairplay. Sa che lo hanno affondato proprio i suoi e ha bisogno di rimettere un po’ di ordine per le prossime elezioni.

I commenti lividi, nei talkshoes televisivi del giorno dopo, (e ancora ne avremo a lungo per "educarci"), di partiti governativi e giornalisti “assoldati”, sono tutti al catastrofismo e alla “vendetta”. Incredibilmente ridicoli se non dimostrassero in realtà fino a che punto tengano in conto popolo e democrazia e quanto sia profondamente e culturalmente andato avanti il “pensiero unico”.  Il sottosegretario italiano Scalfarotto (Pd) a La7: “I popoli vanno educati prima dei referendum”, quasi non sapessero che fare. Non siamo un po’ oltre le righe? Sarà un lapsus dei tempi che corrono. Lo stesso Monti, super amico di Napolitano che ha commesso reati per lui, dopo aver comperato la sua terza “villa”: “gli INTELLIGENTI vengono disturbati dalle elezioni”.”Troppa democrazia in Inghilterra”.

Che i referendum “non servono” alla gestione bancaria dell’Unione e del FMI, è stato dimostrato più volte, da quello greco a quelli olandesi e irlandesi. Espresso anche pubblicamente dallo stesso plurinquisito Junker: “non si governa con i referendum”.  Che chiarezza! Anche il povero Schulz (PSE) presidente del Parlamento europeo : "Sono deluso e triste". L’accordo con il neoliberismo li consumerà, facendo largo ai nuovi neofascismi europei che avanzano, e di cui sono convinti di non averne responsabilità.  "Rispettiamo e deploriamo la decisione degli elettori britannici" che "provoca un danno maggiore a entrambe le parti, ma in prima battuta alla Gran Bretagna" scrive il leader del Ppe all'Europarlamento Manfred Weber. Non ha capito e continua a “minacciare” loro di “danni maggiori”. Forse si riferisce anche alla preconizzata implosione interna della Gran Bretagna. Bisogna capire ancora “chi ha perso che cosa”. Anche molti esponenti del governo tedesco commentano con amarezza l'esito della consultazione. Si capisce, è a danno della loro strategia di imposizione. Molti sanno, per esperienza, che gran parte dei megaprogetti europei vengono banditi dopo che le lobby tedesche ne abbiano definito gli obiettivi, le finalità e le modalità.

Esultano i movimenti euroscettitici di tutta Europa. La leader del Front National Marine Le Pen parla di una vittoria della libertà e chiede lo stesso referendum in Francia, sapendo magari che l’unico sbocco anche del job act francese imposto da Bruxelles, e quindi dalla rigidità impotente di Hollande/Vals, alla fine, sarà contro l’Unione. Sulla stessa linea l'olandese Geer Wilders e il leghista Matteo Salvini (“da Londra schiaffo a Renzi e Napolitano”). Anche la posizione del M5S è propensa a far tornare la decisione al popolo con un referendum. Vedremo cosa pensa il popolo spagnolo, visto che Podemos/IU, in caso di vittoria domenica, hanno promesso un referendum. Vi sia avvia anche il Portogallo. Lo stesso referendum italiano di Renzi sulla deforma della Costituzione chiesta dalla troika di Bruxelles e dalle banche mondiali (es.J&P Morgan più volte), è sulla stessa linea e il popolo sembra rispondere NO. Volendo è una risposta anche a Bruxelles. Anche se Renzi ribadisce che: “Il futuro dell'Italia è nell'Ue”. Lui e i poteri forti certamente, forse, il popolo non necessariamente. Bruxelles gli ha appena risposto che di pensioni anticipate, pure col pizzo, (anzi “bisogna allungare la vita lavorativa”), non se ne parla proprio. Intanto nella “sua” deforma della Costituzione ha innalzato a 800.000 il numero delle firme da raccogliere per bandire un referendum. Sgretolare piano piano, altrimenti il popolo se ne accorge. Però anche in Italia il popolo sembra svegliarsi.

Ma allora, come dicevano i padri costituzionali, il referendum diventa l’unica arma che, alla fine, rimane al popolo in caso di tentativo di abrogazione del proprio potere democratico?