di Giorgio Cremaschi
AI RENZIANI DISPERATI, CHE ORAMAI PARLANO SOLO DEL NO DI CASAPOUND, RISPONDO UNA VOLTA PER TUTTE COSÌ:
Egregi renziani,
capisco che non vediate lo stato d'assedio che la polizia su ordine del
vostro governo organizza, e le bastonate che vengono distribuite
attorno ai comizi del vostro Renzi. Quando ciò succedeva con i governi
di destra molti di voi si indignavano, ma erano altri tempi. Capisco che
non vi scandalizzi che il 90% dello spazio televisivo sia per il
presidente del consiglio, che voi amate
così tanto da non accorgervi che occupa molta più tivù del Berlusconi
dei tempi d'oro. Capisco che non vi tocchi il fatto che il capo del
governo spedisca 4 milioni di lettere agli italiani all'estero, cosa
che il Comitato per il NO non può fare.
Capisco che vi sembri buona
scuola il fatto che varie e diffuse autorità scolastiche precettino
gli studenti al tripudio accogliente verso i ministri che fanno campagna
in scuole e universItà.
Capisco che a voi non diano turbamento i
proclami del SI con cui si annuncia di voler spazzar via Berlusconi,
Salvini, Grillo, Bersani, Fassina, Vendola, i sindacati, tutti insomma
tranne il vostro amato leader.
Capisco che facciate tutto questo
per far vincere al referendum la vostra costituzione, che difendete con
argomenti stranamente simili a quelli dei documenti della Banca Morgan o
del Piano di Rinascita Nazionale del venerabile Licio Gelli.
Capisco insomma che una volta che si sia scelto di sostenere lo
stravolgimento autoritario della Costituzione nel nome della
governabilità e della velocita delle decisioni del potere, che
dovrebbero arrivare in orario finalmente, come i treni degli anni trenta
del secolo scorso; capisco che una volta fatta questa scelta, i vostri
comportamenti da fanatici siano una inevitabile conseguenza.
Quello
che invece non capisco è com'è che non vi siate ancora accorti che
accomunare l'ANPI a CASAPOUND non attacca proprio, anzi vi danneggia
Perchè che i fascisti, per opportunismo politico, votino NO alla
distruzione della Costituzione antifascista è un paradosso persino
comico. Che invece voi, che vi chiamate democratici, vogliate affossare
la più importante conquista della Resistenza, quasi l'unica rimasta,
questo è tragico. Solo il NO vi può salvare.
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lunedì 14 novembre 2016
sabato 5 novembre 2016
Si può vincere solo giocando sporco e lo sta facendo.
di Giorgio Creemaschi
Il Financial Times del 28 ottobre pubblica in grande evidenza una foto del NoRenziDay, la grande manifestazione del 22 ottobre che la stampa italiana ha sostanzialmente ignorato, con l'eccezione di due giornali. Quando le notizie di ciò che accade in un paese bisogna andare a cercarle nella stampa estera, in quel paese c'è un regime. Il nostro ha toccato vette di ridicolo con La Stampa, che ha polemizzato con Russia ToDay perché ha parlato di quella manifestazione, che il giornale di Marchionne ha cancellato. Viceversa se escludiamo i soliti due giornali, è chiaro che parlo de Il Fatto e Il Manifesto, il fallimento clamoroso del Renziday del 29 ottobre è stato semplicemente rimosso. Non uno dei commentatori ufficiali dispensatori di giudizi sul mondo ha fatto qualche riflessione sul quella piazza mezza vuota. Le cui immagini non sono comparse in nessuna televisione, come del resto non sono comparse quelle delle ben più numerose persone che invece erano al NoRenziDay. In fondo a modo loro hanno applicato la par condicio. Dalla quale come in ogni regime che si rispetti è esentato il capo del governo, che compare nel novanta per cento dei telegiornali. E nei talk show e ovunque. I piccoli spazi che vengono lasciati ai confronti tra SI e NO, per altro in gran parte guidati da regia renziana, sono solo una foglia di fico. Tutto il resto della tv e dei grandi giornali è propaganda per il SI, da quando si parla dello spread fino alle righe di cronaca per la fiera del porcellino di Precotto Superiore. E che dire dei comunicati di servizio su come si vota, che dilagano su radio e tv e che sono una propaganda sfacciata per il SI? E il presidente della repubblica che fa dire ad un giornalista amico che vota SI? E ora c'è anche il divieto di manifestare per il NO nella Firenze della Leopolda, che non può veder contaminato lo spot per il SI che verrà trasmesso a reti unificate.
Non ci raccontate palle signori renziani, non vi nascondete dietro le regolette ed i cavilli come fanno tutti gli azzeccagarbugli delle tirannie. State giocando sporco perché non volete, ma temete di perdere. D'altra parte per il SI sta tutto l'establishment politico finanziario occidentale, governi degli USA e della Germania in testa; lo stesso establishment che ha fallito con la Brexit e che non vuole ora perdere in Italia. E nessuno spolveri qui la teoria dei complotti, perché tutto, ma proprio tutto, sta avvenendo alla luce del sole.
La campagna per il SI è diventata una sorta di pratica dell'obbiettivo, ci mostra già gli angusti spazi in cui verrebbe compressa e stritolata la democrazia se vincesse la controriforma. Vogliono assuefarci alla costituzione renziana prima ancora che essa sia stata approvata dal voto popolare, vogliono che questo voto sia la rassegnata ratifica di uno stato di fatto già trionfante.
Manca un mese al voto e la spinta sopraffatrice del potere che sostiene il SI è dunque destinata a crescere ancora. Il NO può vincere solo se emerge e dilaga il rifiuto popolare di Renzi, di ciò che rappresenta, di chi lo sostiene. Se si resta sul terreno di come si elegge il Senato Renzi ha già vinto, troppo forte ed incontrastato è il messaggio del suo regime. Regime che invece va in crisi se lo si denuncia come tale e se si aggiunge a questa denuncia il rifiuto di tutto lo scasso sociale che ha prodotto. La manifestazione del 22 ottobre è stata censurata perché metteva il rifiuto del Jobsact e de La Buona Scuola assieme al NO alla controriforma costituzionale, la lotta contro l'austerità assieme a quella contro l'autoritarismo. Qui Renzi e i suoi perdono e non nei dibattiti con la vecchia classe politica che non a caso ricercano. La partita della difesa della Costituzione è troppo importante per giocarla con le regole truccate di Renzi. O il No lo riconosce e agisce di conseguenza, o si perde.
Il Financial Times del 28 ottobre pubblica in grande evidenza una foto del NoRenziDay, la grande manifestazione del 22 ottobre che la stampa italiana ha sostanzialmente ignorato, con l'eccezione di due giornali. Quando le notizie di ciò che accade in un paese bisogna andare a cercarle nella stampa estera, in quel paese c'è un regime. Il nostro ha toccato vette di ridicolo con La Stampa, che ha polemizzato con Russia ToDay perché ha parlato di quella manifestazione, che il giornale di Marchionne ha cancellato. Viceversa se escludiamo i soliti due giornali, è chiaro che parlo de Il Fatto e Il Manifesto, il fallimento clamoroso del Renziday del 29 ottobre è stato semplicemente rimosso. Non uno dei commentatori ufficiali dispensatori di giudizi sul mondo ha fatto qualche riflessione sul quella piazza mezza vuota. Le cui immagini non sono comparse in nessuna televisione, come del resto non sono comparse quelle delle ben più numerose persone che invece erano al NoRenziDay. In fondo a modo loro hanno applicato la par condicio. Dalla quale come in ogni regime che si rispetti è esentato il capo del governo, che compare nel novanta per cento dei telegiornali. E nei talk show e ovunque. I piccoli spazi che vengono lasciati ai confronti tra SI e NO, per altro in gran parte guidati da regia renziana, sono solo una foglia di fico. Tutto il resto della tv e dei grandi giornali è propaganda per il SI, da quando si parla dello spread fino alle righe di cronaca per la fiera del porcellino di Precotto Superiore. E che dire dei comunicati di servizio su come si vota, che dilagano su radio e tv e che sono una propaganda sfacciata per il SI? E il presidente della repubblica che fa dire ad un giornalista amico che vota SI? E ora c'è anche il divieto di manifestare per il NO nella Firenze della Leopolda, che non può veder contaminato lo spot per il SI che verrà trasmesso a reti unificate.
Non ci raccontate palle signori renziani, non vi nascondete dietro le regolette ed i cavilli come fanno tutti gli azzeccagarbugli delle tirannie. State giocando sporco perché non volete, ma temete di perdere. D'altra parte per il SI sta tutto l'establishment politico finanziario occidentale, governi degli USA e della Germania in testa; lo stesso establishment che ha fallito con la Brexit e che non vuole ora perdere in Italia. E nessuno spolveri qui la teoria dei complotti, perché tutto, ma proprio tutto, sta avvenendo alla luce del sole.
La campagna per il SI è diventata una sorta di pratica dell'obbiettivo, ci mostra già gli angusti spazi in cui verrebbe compressa e stritolata la democrazia se vincesse la controriforma. Vogliono assuefarci alla costituzione renziana prima ancora che essa sia stata approvata dal voto popolare, vogliono che questo voto sia la rassegnata ratifica di uno stato di fatto già trionfante.
Manca un mese al voto e la spinta sopraffatrice del potere che sostiene il SI è dunque destinata a crescere ancora. Il NO può vincere solo se emerge e dilaga il rifiuto popolare di Renzi, di ciò che rappresenta, di chi lo sostiene. Se si resta sul terreno di come si elegge il Senato Renzi ha già vinto, troppo forte ed incontrastato è il messaggio del suo regime. Regime che invece va in crisi se lo si denuncia come tale e se si aggiunge a questa denuncia il rifiuto di tutto lo scasso sociale che ha prodotto. La manifestazione del 22 ottobre è stata censurata perché metteva il rifiuto del Jobsact e de La Buona Scuola assieme al NO alla controriforma costituzionale, la lotta contro l'austerità assieme a quella contro l'autoritarismo. Qui Renzi e i suoi perdono e non nei dibattiti con la vecchia classe politica che non a caso ricercano. La partita della difesa della Costituzione è troppo importante per giocarla con le regole truccate di Renzi. O il No lo riconosce e agisce di conseguenza, o si perde.
venerdì 14 ottobre 2016
Il diavolo non fa i coperchi nemmeno per le pentole di Renzi
"Con lo sciopero e il NoRenziDay
del 21 e 22 ottobre abbiamo una prima occasione per far sentire a questi
imbroglioni cosa pensiamo di loro e della loro APE".
di Giorgio Cremaschi da l'Antidiplomatico
Nonostante gli sforzi del governo Renzi e dei suoi alleati Marchionne e Confindustria, i salari non sono ancora precipitati così in basso.
Un ferroviere, una maestra d'asilo, un operaio edile che abbiano accumulato almeno 35 anni di contributi regolari non portano a casa, per fortuna, meno di 13000 euro netti all'anno.
Eppure Renzi e Poletti hanno messo proprio quel tetto come condizione per accedere al famigerato anticipo pensionistico, l'APE, che scatterebbe dopo i 63 anni di età. Anche così, comunque, non pare che sia gratis l'operazione, visto che si dovrà accedere ad un mutuo ventennale e pagare una polizza che assicuri la banca contro i rischi di morte o insolvibilità del pensionato. Non è ancora chiaro in che misura il governo contribuisca a questa porcheria, comunque pare che per tre anni di anticipo pensionistico si dovrebbe vedere decurtata la pensione del 15%, cioè 1000 euro mensili diventerebbero 850!
Ma ripetiamo l'APE è costruita per essere praticamente inaccessibile anche a chi volesse farsi del male.
Intanto però Renzi e Poletti suonano la grancassa sul fatto che sarebbero riconosciute a fini pensionistici le condizioni diverse di chi fa un lavoro usurante. E lo stesso fanno per i lavoratori "precoci", cioé coloro che sono andati a lavorare prima dei 19 anni e che quindi dovrebbero continuare per molti anni ancora. Per costoro, gorgheggia Poletti, basteranno 41 anni di contributi per accedere all'APE. Peccato però che per poter usufruire di quel dono sopraffino chi ha maturato 41 anni di contribuiti debba essere disoccupato! Anche qui si costruisce un requisito che è semplicemente una truffa. Soprattutto se si ricorda che prima della Fornero con 40 anni e 6 mesi di contributi si andava in pensione, senza essere stati licenziati.
La Fornero come sappiamo ha anche prodotto la disgraziata categoria degli esodati, cioé di coloro che son stati fregati per l'improvviso innalzamento della età pensionabile, avendo già concluso il rapporto di lavoro proprio in vista della pensione. Per centinaia di migliaia di persone lasciate dalla Fornero senza lavoro e senza pensione sono già state effettuate
7 "salvaguardie", cioè provvedimenti che permettessero l'accesso
ad un reddito. Apposite voci di bilancio sono state stanziate allo scopo, solo
che poi i governi le hanno utilizzate per altri scopi di spesa sociale, o per
mance elettorali. Così gli esodati ci sono ancora e ci saranno anche dopo
l'ottava salvaguardia promessa da Renzi e Poletti, che non copre tutti gli
aventi diritto.
Ma il massimo di clamore della propaganda renziana sarà sicuramente dedicato all'aumento e all'estensione della platea della quattordicesima. Qui i trucchi li scopriremo tutti quando vedremo le cifre e i requisiti esatti. Sicuramente gli 80 euro lordi mensili, si sa Renzi ama quella cifra, toccheranno molte meno persone di coloro che se li aspettano. E saranno anche ridotti ad una cifra minore.
Questo lo possiamo dire già ora, visto che il governo annuncia per tutte queste operazioni uno stanziamento di 2 miliardi all'anno per tre anni. Cifra assolutamente insufficiente a fare giustizia, se consideriamo che la legge Fornero ha tolto ai pensionati sinora 30 miliardi. E che almeno 15 di essi vengono dalla mancata indicizzazione delle pensioni. La Corte Costituzionale aveva dichiarato incostituzionale il taglio, ma come suo solito, il governo ha sfacciatamente ignorato la sentenza e non ha restituito i soldi. Soldi con i quali ora finanzia la quattordicesima. Dunque sono gli stessi pensionati che pagano gli aumenti per i più poveri tra loro.
CgilCislUil che ora lamentano di essere state truffate, solo pochi giorni fa avevano firmato un protocollo che autorizzava il governo a tutti questi raggiri. Ed ora beffardamente Renzi e Poletti fanno partire le loro Misure dal 1 maggio 2017!
Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, dice un vecchio proverbio. Che vale anche per le pentole che vende Renzi e che oramai nessuna persona onesta o di buonsenso dovrebbe più comprare.
Con lo sciopero e il NoRenziDay del 21 e 22 ottobre abbiamo una prima
occasione per far sentire a questi imbroglioni cosa pensiamo di loro e della
loro APE.
venerdì 23 settembre 2016
SI debole perché NO è onnicomprensivo
di Tonino D’Orazio 23 settembre 2016.

Le scintille? L’immigrazione incontrollata (o auspicata) e
l’austerity della Troika di Bruxelles. Alle prime elezioni che si presentano
(cioè a quelle in cui ancora si riescono a votare), in tutti i paesi della
cosiddetta Unione arriva, in un modo o nell’altro, una profonda protesta “contro”
i propri governi, anche se le maggioranze innaturali tengono. Persino Renzi lo
ha capito e con la solita giravolta, tornando da Bratislava, si scaglia a
parole contro l’austerity che invece persegue nei fatti, aspettando il prossimo
voto del popolo italiano. Il primo, oltre alcune grosse sconfitte
amministrative, è quello sulla sua nuova costituzione autoritaria che inficia
la sovranità popolare, come richiestogli dai poteri oligarchici e “forti”, cioè
non democratici, esterni al nostro paese.
Una volta capito questo, e le pressioni internazionali
arrivano forti e puntuali, a dire il vero manca all’elenco qualche piccola strage
(sempre arrivata puntuale nei momenti di svolta dell’Italia) che rimetta il
popolo nella sua iconoclastica paura, diventa difficile non individuare in
questo voto, procrastinato e allontanato al limite, è pur vero con tutti i vari
regolamenti vigenti, ma già con un parere tardivo della Cassazione che glielo
permette, un NO onnicomprensivo di tutti i problemi e gli scempi politici ed
economici tragici sul tappeto. Può essere un NO cosiddetto “della pancia”. E
forse più che altro dalle menzogne continue del governo (“punti di vista
diversi sui dati”), su tutto, puntualmente scoperte da altre informazioni.
Lavoro, jobs act fallito, emigrazione alle stelle (250/300.000 all’anno, come
nel 1890 e più del dopoguerra), voucher invece di retribuzione e previdenza corrette
tali da affossare anche il futuro dell’Inps, (tra l’altro continuamente
derubato dal governo), disoccupazione giovanile e non, pensionati alla fame,
come gran parte delle famiglie italiane, neo-pensionati nelle mani delle banche(da
piangere per il ridicolo, se non fosse che sarà un altro flop), correntisti timorosi
e allo sbando per i propri soldi (bail in), saccheggio della Cassa Depositi e
Prestiti per regalare alle banche i risparmi degli italiani, tassazioni dirette
e indirette alle stelle e sempre insufficienti, sanità allo sbando (cioè
avviata alla privatizzazione) e specialistica vitale inaccessibile a molti, insegnanti
che “viaggiano” in tutta Italia spaccando la vantata e non più reale sacralità
della “famiglia”, privatizzazioni del pubblico a cooperative per pagare i
lavoratori al ribasso, alta mortalità sul lavoro malgrado una enorme massa in
disoccupazione. Paura dell’immigrazione, problema snobbato dall’Unione e
gestito solo con il nostro pietismo francescano, che però ha anche un limite
prima o poi. Tutti i giorni ci vengono forniti dai mass media informazioni
sulla povertà degli italiani e il “benessere” degli immigrati, quanto costano
al giorno, di sfratti e hotel, in un crescendo di irrazionalità rabbiosa. (Vedi
soprattutto la Lega di Salvini ma sarei curioso di sentire il “popolo
silenzioso”). Il problema andrà al voto come sta succedendo in tutti gli altri
paesi europei?
Mi dite, in questo mix, perché se l’occasione si presenta (e
sembra proprio l’ultima, date le deforme previste dalla nuova costituzione dei
ragazzini sotto l’ombrello di un ultra decano ancora in fase di disastri
politici) di mandare possibilmente a casa gran parte di questa fallita dirigenza
politica con un NO pesante, non lo si debba fare? Non mischiamo le cose? Le
cose sono mischiate e diventa difficile anche a quelli del Sì uscirne fuori. E’
come se sostenessero questa impossibilità di sperare in un futuro migliore.
Anzi, da Ciampi in poi, tutti hanno mentito, e Padoan continua imperterrito,
sulla “riduzione delle tasse”, nemmeno su una sua migliore gradualità. Sono
diminuite solo quelle delle imprese. Le grandi però, quelle appetibili
dall’estero, perché le piccole (con 85% della manodopera italiana) continuano a
fallire. C’è una menzogna enorme sul
debito “pubblico” dove lo stato è obbligato a prendere i soldi al 5% dalle
banche private, in funzione di strozzinaggio, che invece lo prendono a 0,5%
dalla Bce. Non è ineluttabile, è semplicemente un furto ai danni del popolo che
aggrava scientificamente “il debito pubblico” e lo tiene “prigioniero” da anni
e per anni. Se ne è accorto?
Forse da noi non sarà un NO esplicito contro l’Unione, e
molti tenderanno a minimizzare, ma poco ci manca, soprattutto se dovesse
vincere. Il Sì è la continuità del disastro, velenosamente sancito nella
deforma, perché chiude all’angolo con vari sofismi, proprio la pericolosa sovranità
popolare. La popolazione che andrà a votare percepisce questo? Se sì, allora hanno ragione le oligarchie
politico-bancarie internazionali a preoccuparsi di un successivo Italexit,
sicuramente più disastroso del Brexit, che pur ha fatto tremare l’establishment
e continua a dimostrare contro tutti e contro tutto, una rinnovata vitalità di
quel paese. Era solo un problema di identità di quel Regno confederale mai
realmente Unito? O le imposizioni dell’Unione a egoistica trazione tedesca
avevano creato un mix economico-finanziario altrettanto asfissiante di quello
italiano, dei paesi mediterranei o dei paesi dell’est, tipo colonie? Hanno
votato “con la pancia” contro i neoliberisti i lavoratori britannici,
considerati dalle oligarchie della City “ignoranti e ubriaconi”? La mappa del
voto dà una netta vittoria del Brexit nei quartieri popolari e dove il degrado
e la povertà erano maggiori e non per grazia ricevuta.
A questo si può aggiungere che ogni partito (o spezzoni)
rifiuta le modifiche perché ritiene le proprie prioritarie. In genere la
destra, compresa F.I. e pezzi del NCD, dicono NO e chiedono il presidenzialismo (così caro a Berlusconi
e a Napolitano che l’ha esercitato senza “permesso” costituzionale per 10 anni),
la Lega un nuovo federalismo (con l’arma “di pancia” dell’immigrazione così
redditizia in tutta l’Unione), il M5S il decentramento e un ritorno al
proporzionale per ribadire la sovranità popolare e di partecipazione il più
diretta possibile, il PD francamente difende il suo segretario, e la troika di
Bruxelles (con “ce lo chiede l’Europa” con ulteriore cessione di sovranità),
con il Sì mentre una parte più tradizionale difende il NO. La Sinistra,tutti
compresi, difendono la Costituzione così come definita dalla Resistenza, pur
ritenendo parti tecniche migliorabili ma non sui principi generali di
rappresentanza e dei diritti.
Certamente, se il NO si carica anche di tutte le
frustrazioni nazionali, se non individuali, della difficoltà di vivere e meno
sulla valutazione di merito, articolo su articolo, possiamo anche dire che sarà
di “protesta”, e Renzi dovrà andare via, insieme al suo governo verdiniano e
ambiguo, lasciando una scia terremotata con problemi di “ricostruzione”. Allora,
affinché tutto cambi e niente cambi, invece di andare al voto, (anche perché
l’Italicum è in fase di aggiustamento per l’asso piglia tutto, come la legge
ungherese, controllate per favore), si dovrà designare un altro “tecnico” di
“provata esperienza”, e non potrà essere che un banchiere di Goldman Sachs, Padoan,
o qualche altro genio bancario.
giovedì 15 settembre 2016
Il grande circo è iniziato
di Tonino
D’Orazio, 15 settembre 2016.

La nostra
Costituzione, antifascista e fondata sul lavoro, è stata sempre oggetto di
tentativi di distruzione sin dalla nascita, oppure come si dice oggi di “riforme”.
Non vi riuscirono, né Valerio Borghese né Licio Gelli (i cui iscritti alla P2
sono oggi in molti gangli dello stato e in parlamento),ma potrebbe riuscirvi lo
sgretolamento costante dei suoi principi, l’oligarchia non eletta dell’UE, il
sistema bancario internazionale e i loro agenti prezzolati e già impostati in molti gangli di potere. In
Europa magari già dai tempi di Barroso.
L’ambasciatore
statunitense a Roma:”Se vince il NO non
vi saranno più investimenti e l’Italia torna indietro”. Il nostro servile (o
il loro) ministro degli Esteri, Orlando:ӏ
solo il consiglio di un paese amico”. L'avevamo capito.
Anche la
Merkel, Junkers e tra poco anche Hollande, aspettando tutti gli altri intrusi,
sono per il Sì alla deforma. Ma allora voteremo NO anche contro tutte queste
interferenze?
Il FMI: “Se vince il NO per l’Italia sarà un disastro”.
L’esito del referendum “è certamente un
fattore nelle decisioni di investimento che condiziona le prospettive (outlook)”.
In altre parole, e in pratica, se vince il “NO” l’Fmi può fare facilmente un
report catastrofico sull’economia e indirizzare altrove gli investimenti. E i “mercati”
potranno scatenare attacchi speculativi ed impaurire una parte della
popolazione. Questo dopo aver decretato che Il “Fmi prevede una recessione lunga vent’anni”. Si salvi chi può.
L’Economist teme che la vittoria del NO
spiani la strada al governo del M5S, rassicurando tutti però che la
Costituzione attuale non permette un referendum sull’euro. Quella deformata, se
non “Nuova costituzione” dei ragazzini Renzi-Boschi (se si cambiano ben 47
articoli!), modifica i referendum portandoli tutti al quorum del 50% (tanto non
passano mai e poi si può anche non applicarne le scelte se non piacciono, es.
l’acqua bene comune) e le richieste passeranno da 500 mila a 800 mila. Le firme
per le leggi di iniziativa popolare passano da 50.000 a 150.000. Giusto per
fare piacere a J.P.Morgan (e alla Troika di Bruxelles) che ne chiedeva
addirittura l’abolizione perché residuo storico del ‘900.
JpMorgan? E’ la banca più drastica nel
chiedere le modifiche costituzionali, da mesi, poi presentate da Renzi-Boschi
nella “Nuova costituzione”, e nel rifiutare la filosofia anti-fascista di
quella ancora attuale. “In Europa il
fascismo non esiste più”. Quando si guarda solo ai soldi è anche possibile
pensare che non stia crescendo nulla di nuovo in tutta Europa, a meno che sotto
altro nome “riformista” i gruppi di estrema destra non facciano piacere. Purché
si abolisca la sovranità popolare. L’ultimo esempio di raffinata brutalità? Imporre
a Renzi e alla Bce (immediatamente ubbidienti), un certo Morelli di loro
fiducia, perché già funzionario proveniente da JpMorgan, come a.d. del disastrato
e balcanizzato MPS. Che importa se questo signore (si fa per dire) era stato
multato (2013) dalla seppur corrotta Banca d’Italia per operazioni non “onorabili”
e quindi non “adeguato” (secondo norme Bce) a dirigere nuovamente banche.
Oppure per conflitto enorme di interesse perché già amministratore, in Italia,
della Bofa Merrill Lynch, presente nel consorzio stesso che dovrebbe
partecipare all’aumento di capitale del MPS.
In Italia aveva
iniziato il circo Barnum il Centro Studi della Confindustria già qualche mese
fa. La vittoria del NO avrebbe fatto perdere l’1,7% del PIL che invece dovrebbe
crescere nel 2017 del 2,3% (Livello mai raggiunto dall’entrata in vigore
dell’euro dal 2001!). La menzogna è stampata sul loro quotidiano che molti
vantano per la sua imparzialità in economia, il Sole 24 Ore. Per
ringraziamento, finiti i soldi del job
act e relativi licenziamenti “a tempo indeterminato”, Padoan ha appena
annunciato una diminuzione delle tasse sulle imprese. Cosa farà per ringraziare
il Sì della Cisl, che in genere firma tutto in bianco da anni!
Continua
Goldman Sachs (anche lei fa parte del consorzio di garanzia per la
ricapitalizzazione del MPS): una eventuale vittoria del NO al referendum
costituzionale potrebbe seriamente compromettere l’operazione di aumento di
Mps. Con il NO crescerebbe dunque “la
probabilità di una ristrutturazione di Mps con fondi pubblici”: il che
vorrebbe dire l’azzeramento dei risparmi di milioni di italiani attraverso il
meccanismo del bail in (i debiti
della banca li pagano i clienti). Gli investitori (ovvero speculatori),
compreso JpMorgan sono “già in ansia”.
A Renzi
servirebbe il superamento dei livelli di deficit da concordare con Bruxelles
per realizzare una serie di tagli fiscali promessi e gli aumenti retributivi,
minimi, a pioggia, nel momento in cui i dati mostrano che l'economia italiana è
in recessione da tempo. Ce lo spiegano meglio gli altri. Il Times “Renzi spera che rilanciare la spesa possa
contribuire a conquistare il favore dell'elettorato prima del referendum” e
gli consigliano un allentamento provvisorio dell’austerity sui poveri. Molti osservatori ricordano che “Bruxelles ha dimostrato tolleranza verso
Francia, Spagna e Portogallo sul NON rispetto dei vincoli di bilancio”
(linguaggio mafioso-economico, significa: dopo la “Brexit” i “Poteri” hanno
PAURA di “perdere Renzi”, anzi hanno Paura di perdere Padoan. Uno che, guardia
e servo esecutore delle volontà di Goldman Sachs dalla quale proviene, come
Monti, sa benissimo quello che “deve essere fatto”. Questo è un governo Padoan.
Anzi permettetemi, ma non è solo mia, una valutazione futura prevedibile perché
senza fantasia e nella continuità di questi anni. Se Renzi viene mandato a
casa, non si capisce se va via o no e da chi, sicuramente Mattarella incaricherà
come nuovo tecnico (per “traghettare” il 2017) proprio Padoan (a modo di Napolitano-Monti)
per continuare il blocco della democrazia e lo sfacelo del mercato del lavoro.
Il
giornalista Paolo Barnard ricorda alcune delle minacce: “Se il referendum costituzionale non passasse... i titoli di Stato
italiani potrebbero essere venduti”;”La
vittoria del NO potrebbe comportare la nomina di un governo tecnico”(per un
altro “europeista” non eletto); “Le
prospettive dell'Italia sono offuscate dai rischi legati al referendum e ai
guai del settore bancario, così come l'impatto del “Brexit” sul commercio e
l'incertezza”. Non hanno digerito il Brexit che si sta dimostrando il
contrario dell’apocalisse. Sapremo tutti i giorni, a tutte le ore, il
cosiddetto “pericolo nucleare” del disastro del nostro Monte dei Paschi e
quello della “incapacità” di governo del M5S. Alla domanda “Perché
Confindustria, Wall Street Journal, New York Times, Financial Times, Paìs,
Economist, Times, Silicon Valley, gli uomini dell'industria globale e dei
mercati (quindi USA, UE ed altri...) temono che “Quel voto pesa più di Brexit”? In fondo la Gran Bretagna, già fuori
dall’euro, c’era e non c’era nell’Unione, eppure i suoi lavoratori hanno dato
un segnale, un ceffone, di “basta” al neoliberismo e al loro proprio impoverimento
per l’arricchimento dei pochi. C’è una
sola risposta: ancora una volta hanno paura... soprattutto perché c’é di mezzo
l’Italia, quindi l’Euro, l’Unione Europea, gli USA, il Mediterraneo e i
mercati... insomma il Mondo intero! Mai siamo stati cosi interessanti. Per gli
interessi degli altri.
Magari questa
turpitudine politica attuale possa rappresentare, anche per noi mondo del
lavoro e Cgil, i sobbalzi di un sistema oligarchico agonizzante e con il NO
ripristinare una nuova forza democratica di sovranità popolare e di giustizia
sociale. Prima che sia troppo tardi.
sabato 25 giugno 2016
Abolire i referendum
di Tonino D’Orazio 24 giugno 2016

Perdono, momentaneamente, tutte
le banche, se ci si riferisce ai listini delle borse. Dite che vi dispiace. Però
sapete che pagheremo noi il conto, loro sono intoccabili. Altri, oltre a
fuggire nell’acquisto di oro (soprattutto a Shangai nella Nuova Banca Mondiale
dell’oro, quotata anche in yuan), se hanno denaro, hanno convenienza a
comperare i titoli che stanno crollando. Presto risaliranno, torneranno
stabili. sterlina compresa, perché funziona così e ha sempre funzionato così.
Sono garantiti, sono al potere legislativo, e le perdite le pagherà lo stato,
cioè noi. Leggere il mio ultimo articolo su quanto e come il Brexit sia ora
utile all’oligarchia bancaria mondiale.
Invece i nervi stanno crollando a
molti politici europei di rilievo. Hanno seminato e stanno raccogliendo.
Lezione minacciosa e ridicola
dell’alcolizzato Junker, presidente della commissione europea, pensando di
avere a che fare con la Grecia: “Chi è
dentro è dentro, e chi è fuori è fuori per sempre”. Si può minacciare un
popolo prima del referendum? Possibile che non abbiano ancora capito l’aria che
tira sui loro soprusi anti-democratici e anti-popolari? Non hanno capito che
non è un voto contro l’Europa, ma contro questo tipo di gestione che ha
distrutto lo stato sociale dei loro popoli impoverendoli e portando milioni di
cittadini alla disperazione? E’ populista dire noi, poveri, siamo tanti e loro,
ricchi, sono pochi e continuano a derubarci? Questa è l’Europa, un’altra
storia, non gli Stati Uniti, dove anche i poveri votano per impoverirsi e per
non essere curati perché pensano che “non se lo meritano”.
La stessa Merkel, che pensa di
aver vinto la terza guerra mondiale (quella economica) nella conquista
dell’Europa, non ricorda i rapporti storici e le “sensibilità”, o meglio le
allergie, tra i due popoli. Li ha “minacciati”. Pensava fosse Renzi. Non ha
ancora capito che la diffidenza degli inglesi si era già dimostrata nel
mantenersi lontani dall’euro/marco e nel tenersi la sterlina. Oppure che la
Gran Bretagna gestisse ancora un impero politico-economico con il loro
Commonwealth.
Draghi e la BCE: “abbiamo previsto un piano B in caso di
vittoria del Brexit” e con linguaggio biforcuto, “per salvare l’Europa”. Quale senza il popolo britannico? “Manterremo fermo il volante e la direzione”.
Ci mancherebbe, fino alla dissoluzione! La stessa cosa aveva detto la privata Banca
d’Inghilterra, il cui governatore Mark Carney
ha aggiunto che era pronto a iniettare uno stimolo supplementare di 250
miliardi di sterline per assicurare che le istituzioni finanziarie non
esauriscano la liquidità in questo periodo di incertezza. Sono padroni della
loro moneta, torneranno forti. Per il resto dell’Unione è stata brandita di
nuovo l’arma tedesca dello spread. I
mercati azionari europei stanno crollando, un po’ meno in Gran Bretagna, perché
dimostrano l’intreccio banco-finanziario che già si era installato tra loro e
che comunque la City rimane forte. la Banca nazionale svizzera è già
intervenuta sul mercato valutario per stabilizzare il suo franco. Il primo
ministro britannico David Cameron ha riferito che si dimetterà, però a ottobre,
contravvenendo a una regola decennale di british fairplay. Sa che lo hanno
affondato proprio i suoi e ha bisogno di rimettere un po’ di ordine per le
prossime elezioni.
I commenti lividi, nei talkshoes
televisivi del giorno dopo, (e ancora ne avremo a lungo per
"educarci"), di partiti governativi e giornalisti “assoldati”, sono
tutti al catastrofismo e alla “vendetta”. Incredibilmente ridicoli se non
dimostrassero in realtà fino a che punto tengano in conto popolo e democrazia e
quanto sia profondamente e culturalmente andato avanti il “pensiero unico”. Il sottosegretario italiano Scalfarotto (Pd) a
La7: “I popoli vanno educati prima dei
referendum”, quasi non sapessero che fare. Non siamo un po’ oltre le righe?
Sarà un lapsus dei tempi che corrono. Lo stesso Monti, super amico di
Napolitano che ha commesso reati per lui, dopo aver comperato la sua terza
“villa”: “gli INTELLIGENTI vengono
disturbati dalle elezioni”.”Troppa democrazia in Inghilterra”.
Che i referendum “non servono” alla
gestione bancaria dell’Unione e del FMI, è stato dimostrato più volte, da
quello greco a quelli olandesi e irlandesi. Espresso anche pubblicamente dallo
stesso plurinquisito Junker: “non si
governa con i referendum”. Che
chiarezza! Anche il povero Schulz (PSE) presidente del Parlamento europeo :
"Sono deluso e triste". L’accordo
con il neoliberismo li consumerà, facendo largo ai nuovi neofascismi europei
che avanzano, e di cui sono convinti di non averne responsabilità. "Rispettiamo
e deploriamo la decisione degli elettori britannici" che "provoca un danno maggiore a entrambe
le parti, ma in prima battuta alla Gran Bretagna" scrive il leader del
Ppe all'Europarlamento Manfred Weber.
Non ha capito e continua a “minacciare” loro di “danni maggiori”. Forse
si riferisce anche alla preconizzata implosione interna della Gran Bretagna. Bisogna
capire ancora “chi ha perso che cosa”. Anche molti esponenti del governo
tedesco commentano con amarezza l'esito della consultazione. Si capisce, è a
danno della loro strategia di imposizione. Molti sanno, per esperienza, che
gran parte dei megaprogetti europei vengono banditi dopo che le lobby tedesche
ne abbiano definito gli obiettivi, le finalità e le modalità.
Esultano i movimenti
euroscettitici di tutta Europa. La leader del Front National Marine Le Pen parla di una vittoria della
libertà e chiede lo stesso referendum in Francia, sapendo magari che l’unico sbocco anche del job act francese imposto da
Bruxelles, e quindi dalla rigidità impotente di Hollande/Vals, alla fine, sarà
contro l’Unione. Sulla stessa linea l'olandese Geer Wilders e il leghista Matteo
Salvini (“da Londra schiaffo a Renzi e Napolitano”). Anche la posizione del M5S
è propensa a far tornare la decisione al popolo con un referendum. Vedremo cosa
pensa il popolo spagnolo, visto che Podemos/IU, in caso di vittoria domenica,
hanno promesso un referendum. Vi sia avvia anche il Portogallo. Lo stesso
referendum italiano di Renzi sulla deforma della Costituzione chiesta dalla
troika di Bruxelles e dalle banche mondiali (es.J&P Morgan più volte), è
sulla stessa linea e il popolo sembra rispondere NO. Volendo è una risposta
anche a Bruxelles. Anche se Renzi ribadisce che: “Il futuro dell'Italia è nell'Ue”. Lui e i poteri forti certamente,
forse, il popolo non necessariamente. Bruxelles gli ha appena risposto che di
pensioni anticipate, pure col pizzo, (anzi “bisogna
allungare la vita lavorativa”), non se ne parla proprio. Intanto nella
“sua” deforma della Costituzione ha innalzato a 800.000 il numero delle firme
da raccogliere per bandire un referendum. Sgretolare piano piano, altrimenti il
popolo se ne accorge. Però anche in Italia il popolo sembra svegliarsi.
Ma allora, come dicevano i padri
costituzionali, il referendum diventa l’unica arma che, alla fine, rimane al
popolo in caso di tentativo di abrogazione del proprio potere democratico?
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