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giovedì 10 maggio 2012

Un mondo in rivolta o una nuova epoca oscura?





 di Noam Chomsky da tomdispatch.com via ComeDonChisciotte

Storia di una economia americana in declino


Il movimento “Occupy” è stato qualcosa di estremamente emozionante. Senza precedenti, veramente. Non c'è mai stato niente di simile che mi venga in mente. Se tutti i contatti e le associazioni che ha stabilito riusciranno a sopravvivere anche durante il lungo periodo oscuro che ci aspetta – perché la vittoria non arriverà presto - potrebbe rivelarsi un vero momento significativo nella storia americana.

Il fatto è che il movimento “Occupy” non ha precedenti con cui essere confrontato. Dopo tutto, questa è un'epoca senza precedenti ed è stato così dal 1970, anno che segnò un importante punto di svolta nella storia americana. Per secoli, dalla nascita del paese, c’era stata una società in continuo sviluppo, anche se non sempre in modo molto piacevole. Ma questa è un'altra storia: normalmente il progresso portava verso la ricchezza, l'industrializzazione, lo sviluppo e la speranza. C'era un'aspettativa abbastanza regolare che si potesse continuare così. Questo era vero anche nei periodi più neri.


Sono solo abbastanza vecchio da ricordare la Grande Depressione. Dopo i primi anni, nella seconda parte degli anni ‘30 - anche se la situazione era oggettivamente molto più dura di quanto lo sia oggi - comunque, lo spirito era ben diverso. C'era la sensazione che "ne stiamo per uscire," anche tra i disoccupati, tra cui un sacco di miei parenti, una sensazione che "andrà meglio".

C'era un sindacato militante che organizzava manifestazioni, soprattutto, contro il CIO (Congresso delle Organizzazioni Industriali). Arrivò al punto di fare scioperi bianchi, quelli che fanno paura al mondo degli affari – oggi si può leggere sulla stampa economica del tempo - perché uno sciopero bianco (in sit-down) porta solo ad un passo dal prendere la fabbrica e gestirla da soli. L'idea dei lavoratori che prendono direttamente la responsabilità della fabbrica è qualcosa che, per inciso, è all'ordine del giorno ancora oggi, e dovremmo tenerlo a mente. Anche le leggi sul New Deal stavano cominciando a tener conto della pressione popolare. Nonostante i tempi duri, c'era la sensazione che, in qualche modo,
"ne stiamo per uscire".

Adesso è molto differente. Per molte persone negli Stati Uniti, è come se si fosse persa la speranza, a volte è vera disperazione. Penso che questo sentimento sia del tutto nuovo nella storia americana. E c’è una base oggettiva.


La classe operaia


Nel 1930, i lavoratori disoccupati si aspettavano che il lavoro sarebbe tornato. Se oggi sei un lavoratore del settore manifatturiero - dove il livello di disoccupazione è pressoché allo stesso livello del periodo della depressione - le ultime stime dicono che i posti già persi non ritorneranno.


Il cambiamento è cominciato nel 1970, per tanti motivi. Uno dei fattori più importanti, principalmente secondo lo storico dell'economia Robert Brenner, è stato la
caduta del tasso di rendimento nel settore manifatturiero. Ma ci sono stati altri fattori che hanno portato a grandi cambiamenti nell'economia. Un capovolgimento delle conquiste di parecchie centinaia di anni di progresso che sono andati verso l'industrializzazione e lo sviluppo che si sono trasformati in un processo di de-industrializzazione e de-sviluppo. Naturalmente, la produzione manifatturiera ha continuato oltreoceano ad essere molto redditizia, ma non per la forza lavoro.

Insieme a questo cambiamento è arrivato anche un significativo spostamento dell'economia dalle imprese produttive (quelle che producono i beni di cui la gente ha bisogno o che potrebbero essere utili) alla speculazione finanziaria. La finanziarizzazione dell'economia è cominciata in quel momento.


Le banche


Prima del 1970, le banche facevano le banche. Facevano quello che le banche dovevano fare in un'economia di Stato capitalista: Prendevano i soldi non utilizzati dal vostro conto bancario, per esempio, e li trasferivano per qualche motivo potenzialmente utile, come aiutare una famiglia a comprare una casa o a mandare un bambino a scuola. Questo è cambiato drasticamente nel 1970. Fino ad allora, dopo la Grande Depressione non c’erano state altre crisi finanziarie. Gli anni 1950 e 1960 erano stati un periodo di enorme crescita, il più alto nella storia americana, forse nella storia di tutta l’ economia.


Ed era una crescita egualitaria. I redditi più bassi crescevano in proporzione quanto quelli più alti. Un sacco di persone raggiunse uno stile di vita ragionevole - quello stile che qui si chiama
"classe media" e "classe operaia" in altri paesi, e questo era un livello di vita reale. E negli anni '60 lo sviluppo si è accelerato. L'attivismo di quegli anni, dopo un decennio abbastanza triste, ha davvero reso più civile il paese in molti comportamenti che poi si sono consolidati.

Quando è arrivato il 1970, ci sono stati cambiamenti improvvisi e penetranti: la de-industrializzazione, il decentramento della produzione, e il movimento dei capitali verso le istituzioni finanziarie sono cresciuti enormemente. Devo dire che, negli anni 1950 e 1960, c'era stato anche lo sviluppo di quello che alcuni decenni più tardi sarebbe diventata
l'economia high-tech: computer, Internet, la rivoluzione informatica si svilupparono particolarmente nel settore statale.

Gli sviluppi che sono cominciati nel corso degli anni ‘70 hanno messo in moto
un circolo vizioso. Hanno portato alla concentrazione della ricchezza sempre più nelle mani del settore finanziario. Questo non è un beneficio per l'economia perché danneggia anche la società avendo portato ad una concentrazione enorme di ricchezza.

Politica e soldi


Concentrazione di rendimenti della ricchezza, concentrazione del potere politico.

E la concentrazione del potere politico dà luogo a una legislazione che favorisce e accelera il ciclo. La normativa, essenzialmente bipartisan, guida verso nuove politiche fiscali e cambiamenti fiscali, quanto le regole di una governance corporativa e di una deregolamentazione. Contemporaneamente a questo è si è verificato un forte aumento delle spese per le elezioni, che hanno condotto i partiti politici ancora più profondamente nelle tasche del settore finanziario.

I partiti si sono dissolti in tanti modi. Una volta era consuetudine che se c’era un posto da assegnare al Congresso o come un presidente di commissione, questo veniva assegnato principalmente in base all’età o all’anzianità di servizio. Nel giro di un paio di anni, si è cominciato a dover mettere i soldi nelle casse del partito per poter andare avanti (tema studiato principalmente da Tom Ferguson). E’ questo fatto che ha portato l'intero sistema ancora più profondamente nelle tasche delle imprese corporative. (sempre più del settore finanziario).


Questa spirale ha determinato una tremenda concentrazione di ricchezza, soprattutto nella percentuale
Top Ten della popolazione. Nel frattempo, è cominciato un periodo di stagnazione o addirittura di degrado per la maggior parte della popolazione. La gente andava avanti, ma ricorrendo ad altri mezzi come lavorare più ore, pagando tassi più alti per prestiti e debiti e dipendendo sempre più dagli assets inflazionistici, come nella recente bolla immobiliare. Ben presto le ore di lavoro divennero molte di più negli Stati Uniti che in altri paesi industrializzati come il Giappone e altri paesi europei. Quindi ci fu un periodo di stagnazione e declino per la maggior parte della popolazione ed un periodo di forte concentrazione della ricchezza. Il sistema politico ha cominciato a dissolversi.

C'è sempre stato un divario tra politica e volontà popolare, ma a questo punto crebbe in modo astronomico e se ne vedono gli effetti adesso. Date un'occhiata al grande tema di Washington, su cui tutti si concentrano: il deficit. Per la popolazione, giustamente, il deficit non è considerato molto più di un problema. E non è davvero un grosso problema. Il problema è la disoccupazione. C'è una
commissione deficit, ma nessuna commissione disoccupazione. Per quanto riguarda il deficit la popolazione ha qualche idea. Guardate i sondaggi. La gente chiede senza dubbi maggiori imposte sui ricchi, che sono diminuiti drasticamente in questo periodo di stagnazione e di declino, e la conservazione delle limitate prestazioni sociali.

L'esito della commissione deficit è destinato probabilmente a chiedere tutto il contrario. I movimenti “occupy” potrebbero fornire una base popolare per
cercare di evitare quello che equivale ad un pugnale puntato al cuore del paese.

La Plutonomia e il precariato


Per la popolazione, il 99% nell'immaginario del movimento Occupy, è stata abbastanza dura, ma potrebbe peggiorare. Questo potrebbe essere un periodo di declino irreversibile. Per l'1% e ancor meno, lo 0,1% - questo sarebbe solo un bene: si tratta dei più ricchi che mai sono stati più potenti di oggi e hanno il controllo del sistema politico, potendosene fregare della popolazione. E se riescono a continuare così …. perché no?


Prendiamo, ad esempio, Citigroup. Per decenni, Citigroup è stata una delle grandi società di investimenti bancari più corrotte, più volte è stata salvata dai contribuenti, a partire dai primi anni di Reagan e ora è stata salvata ancora una volta. Malgrado tutto non verrà perseguita per corruzione. E’ abbastanza sbalorditivo.


Nel 2005, Citigroup ha pubblicato una brochure per gli investitori chiamata "Plutonomy: Luxury Buying. Una spiegazione sugli squilibri globali." Invitava gli investitori a mettere i soldi in un -" indice plutonomy ". L'opuscolo diceva: "Il mondo si sta dividendo in due blocchi: "La Plutonomy e il resto".


Plutonomy si rivolgeva ai ricchi, coloro che comprano beni di lusso e altro, ed è lì che nasce la cosa. Scrivevano nell’opuscolo che
il loro indice plutonomy spiegava il modo per aver una super-performance dal mercato azionario. Per il resto, gli altri “che vadano a fondo !”. A noi in realtà non ci importa niente di loro. Non ne abbiamo veramente bisogno. Se esistono, servono solo per farci avere uno stato più potente, che ci protegga e ci tiri fuori quando arriveranno i guai, ma a parte questo, in sostanza, non hanno nessuna funzione. A volte li hanno chiamati il "precariato", persone che vivono un'esistenza precaria alla periferia della società. Solo che non vivono più solo alla periferia. Stanno diventando una parte molto consistente della società negli Stati Uniti e anche altrove. E questo è considerato una buona cosa.

Così, per esempio, il Presidente della Fed Alan Greenspan, quando era ancora "Saint Alan" - salutato dai professionisti dell'economia come uno dei più grandi economisti di tutti i tempi (questo era prima dell'incidente di cui fu principalmente responsabile) - è intervenuto al Congresso negli anni di Clinton, e ha spiegato le meraviglie della grande economia che stava diffondendo. Parlò molto del successo che stava ottenendo, basato sostanzialmente su quello che lui chiamava "crescente insicurezza dei lavoratori".
Se le persone che lavorano non sono sicure, se sono parte del precariato, se vivono esistenze precarie, non faranno richieste, non chiederanno di ottenere migliori salari e non avranno ”benefit” migliori. Potremo cacciarli, se non ne abbiamo bisogno. E questo è quello che si chiama una "sana" economia, tecnicamente parlando. Ed è stato molto lodato per questo, molto apprezzato da molti.

Così il mondo è ora ben diviso in plutonomy e precariato - nell'immaginario di Occupy : 1% e 99%. Non numeri sterili ma una immagine concreta. Ora, la plutonomy è dove le cose vanno già così e dove possono continuare ad andare così.


Se funziona, questa inversione storica che ha avuto inizio nel 1970, potrebbe diventare irreversibile. Ecco dove stiamo andando: e il movimento” Occupy Wall Street” è la prima vera, importante, reazione popolare che potrebbe evitarlo. Ma bisognerà convincersi che si tratta di una lotta lunga e dura. Non si vincerà domani. Bisogna mettere le fondamenta che dovranno essere il punto di appoggio per superare tanti momenti duri, prima di vincere importanti battaglie. Ci sono un sacco di cose che si possono fare.


Verso il Takeover dei lavoratori


Ho accennato prima che, nel 1930, una delle azioni più efficaci fu lo sciopero bianco. E la ragione è semplice: questo è un vero passo verso la presa di possesso di un’industria.


Attraverso gli anni 1970, quando il declino stava assestandosi, accaddero alcuni eventi importanti. Nel 1977, la “US Steel “ decise di chiudere uno dei suoi principali stabilimenti a Youngstown, in Ohio. Invece di andarsene i lavoratori e la comunità decisero di mettersi insieme e acquistare la società, per farsela consegnare e trasformarla in una struttura gestita dai lavoratori. Non ce la fecero. Ma con un maggior sostegno popolare, avrebbero potuto riuscirci. E' un argomento che Gar Alperovitz e Staughton Lynd, avvocati dei lavoratori e della comunità, hanno commentato dettagliatamente.


Ma è stata una vittoria parziale, anche se hanno perso, infatti diede spunto ad altre iniziative. Ed ora, in tutto l’Ohio, e in altri luoghi, ci sono centinaia, forse migliaia, di industrie non-così-piccole di proprietà di lavoratori e comunità che potrebbero cominciare ad essere gestite direttamente dai lavoratori. Questa è la base per una vera e propria rivoluzione. Ecco come funziona.


In uno dei sobborghi di Boston, circa un anno fa, è accaduto qualcosa di simile. Una multinazionale ha deciso di chiudere un'azienda in attivo per cominciare a produrre high-tech. Evidentemente, l’azienda era semplicemente considerata non abbastanza redditizia. I lavoratori e il sindacato si sono offerti di acquistarla, prenderne il controllo, e gestirla essi stessi. La multinazionale ha deciso di chiudere lo stesso, probabilmente per ribadire una coscienza di classe (quella del padrone). Non credo che si voglia che accadano cose come questa. Se ci fosse stato un sufficiente sostegno popolare, se ci fosse stato qualcosa di simile al movimento “Occupy” ad essere coinvolto, forse ci sarebbero riusciti.


E ci sono altre cose che vanno avanti così. In effetti, alcune sono importanti. Non molto tempo fa, il presidente Barack Obama si occupò dell'industria automobilistica, che era sostanzialmente di proprietà pubblica. C'era una serie di cose che avrebbero potuto essere fatte. Una era quella che è stata fatta: ricostituirla in modo che potesse essere riconsegnata alla proprietà, o ad una proprietà molto simile, e continuare nel suo percorso tradizionale.


L'altra possibilità era quella di consegnarla ai suoi lavoratori – che ne avevano, comunque, il possesso - per trasformarla in un importante sistema industriale gestito dai lavoratori per rappresentare una grande parte dell'economia, che produce cose di cui la gente ha bisogno. E ci sono un sacco di cui beni di cui abbiamo bisogno.


Sappiamo tutti o dovremmo saperlo che gli Stati Uniti sono molto indietro, a livello mondiale, nel trasporto ad alta velocità, e questo è molto grave. Non solo per la vita delle persone, ma per l'economia. A tale proposito, racconto una storia personale. Mi è capitato di andare a tenere alcune conferenze in Francia, un paio di mesi fa, e ho dovuto prendere un treno da Avignone, nel sud della Francia per l’aeroporto Charles De Gaulle, a Parigi, la stessa distanza da Washington, DC, a Boston. Ci sono volute due ore. Non so se avete mai preso il treno da Washington a Boston. Funzionava alla stessa velocità di 60 anni fa, quando mia moglie ed io l’abbiamo preso l’ultima volta. E 'uno scandalo.


Poteva essere fatto anche qui come è stato fatto in Europa. Avrebbero avuto la capacità di farlo e la forza lavoro qualificata. Ci sarebbe voluto un piccolo supporto della popolazione, ma avrebbe potuto portare un grande cambiamento nell'economia.


Giusto per rendere la cosa più surreale, appena scartata questa opzione, l'amministrazione Obama ha mandato il suo segretario ai trasporti in Spagna per firmare contratti per lo sviluppo di treni ad alta velocità negli Stati Uniti, cosa che avrebbe potuto essere fatta anche dalle aziende della cintura dell’acciaio, che è stata chiusa. Non ci sono ragioni economiche per cui queste cose non si fanno. Queste sono ragioni di classe, e si verificano per la mancanza di mobilitazione politica popolare. Cose come queste si ripetono.


Cambiamenti climatici e armi nucleari


Mi sono tenuto a questioni di politica interna, ma ci sono due pericolosi sviluppi in atto sulla scena internazionale, che sono come un’ ombra che incombe su tutto quello che abbiamo discusso. Ci sono, per la prima volta nella storia umana, minacce reali per una sopravvivenza dignitosa delle specie.


Una si aggira dal 1945. Si tratta di una specie di miracolo da cui siamo sfuggiti. E’ la minaccia della guerra nucleare e delle armi nucleari. Anche se non se ne parla molto, questa minaccia è realmente aumentata con le politiche di questa amministrazione e dei suoi alleati. E qualcosa deve essere fatto o saremo nei guai.


L'altra, naturalmente, è una catastrofe ambientale. Praticamente in tutti i paesi del mondo si stanno facendo almeno i primi passi per cercare di fare qualcosa a riguardo.
Gli Stati Uniti stanno invece adottando misure, in particolare per accrescere la minaccia. E ' l'unico grande paese che non solo non fa qualcosa di costruttivo per proteggere l'ambiente ma non vuole nemmeno salire sul treno. In un certo senso, lo spinge indietro.

E questo è collegato a un enorme sistema propagandistico, orgogliosamente e apertamente dichiarato dal mondo imprenditoriale, per cercare di convincere la gente che il cambiamento climatico è solo un falso allarme dei liberali.
"Perché prestare attenzione a questi scienziati?"

Stiamo davvero regredendo, tornando a tempi oscuri. Non è uno scherzo. E se questo sta accadendo nel paese più potente, più ricco nella storia, allora questa catastrofe non è abbastanza compresa dalla gente - e in una generazione o due, qualsiasi altro argomento di cui stiamo parlando non avrà nessuna importanza.


Qualcosa deve essere fatto a questo proposito molto presto, nel modo giusto e supportato sufficientemente.

Non sarà facile procedere. Ci saranno ostacoli, difficoltà, disagi, fallimenti. E' inevitabile. Ma se lo spirito dello scorso anno, sia qui che nel resto del mondo, non continuerà a crescere per diventare una forza importante nella società e nella politica, le probabilità di un futuro dignitoso non sono molte.

Noam Chomsky è Institute Professor (in pensione) al MIT. E’ autore di molti libri e articoli su questioni internazionali e socio-politiche, e da lungo tempo partecipa ai movimenti di attivisti. I suoi libri più recenti: 9-11: 10th Anniversary Edition, Failed States, What We Say Goes (with David Barsamian), Hegemony or Survival, and the Essential Chomsky. 



sabato 14 aprile 2012

Noam Chomsky sul postmodernismo

da officinacognitiva
 
Sono di ritorno da viaggi in cui ho tenuto delle discussioni, un’attività in cui impiego la maggior parte della mia vita, e ho trovato una serie di messaggi che estendono la discussione alla “teoria”, alla “filosofia”, un dibattito che trovo piuttosto curioso. Sebbene io conceda fin da subito che forse sono semplicemente incapace di capire cosa stia accadendo.
Da quanto ho capito, il dibattito è cominciato con l’accusa che io, Mike e forse altri, non abbiamo “teorie” e quindi non riusciamo a fornire spiegazioni del perché le cose procedano nel modo in cui procedono. Per ovviare a questa lacuna nei nostri sforzi per capire e occuparci di quanto succede nel mondo dobbiamo tornare alla “teoria”, alla “filosofia”, ai “costrutti teorici” e via dicendo. Non parlerò per Mike. La mia risposta finora si limita a ribadire quanto ho scritto 35 anni fa, molto prima che il “postmodernismo” spuntasse nella cultura letteraria intellettuale: “se c’è un insieme di teorie, ben testato e verificato, che si applica alla conduzione di affari esteri o alla risoluzione di conflitti internazionali o domestici, la sua esistenza è stata tenuta segreta, nonostante molta ostentazione pseudo-scientifica.”
Per quanto ne so, l’affermazione era corretta 35 anni fa e lo resta oggi; inoltre si estende allo studio delle questioni umane in generale, e si applica a quanto è stato fatto da allora. Ciò che nel frattempo è cambiato, per quanto ne so, è una notevole esplosione di auto- e reciproca ammirazione tra i propositori di ciò che loro stessi chiamano “teoria” o “filosofia”, ma ben poco al di là dell’ostentazione pseudo-scientifica. Questo poco, come ho scritto, è talvolta sicuramente interessante, ma privo di conseguenze per i problemi del mondo reale che occupano il mio tempo e le mie energie.

sabato 18 febbraio 2012

Noam Chomsky:"Gli Stati Uniti non sono una democrazia"

Alla faccia di chi dice che gli Stati Uniti sono la più grande democrazia del mondo. Ne hanno così tanta che cercano anche di esportarla, a suon di bombe

giovedì 4 febbraio 2010

Noam Chomsky: la partecipazione diretta alla creatività

Intervista a Noam Chomsky
darevista-amauta via INFORMARE PER RESISTERE
 
I settori del potere non vorranno che la dissidenza cresca per lo stesso motivo per cui le aziende non metteranno i loro annunci su giornali come La Jornada”
Creare qualcosa di nuovo in mezzo a tanto rumore. Questo è quanto ci proponiamo in Amauta: immaginare che un giornale che dia lo spazio per discutere seriamente sulla sofferenza, le oppressioni, i dubbi e speranze di chiunque voglia partecipare. Siamo costantemente bombardati di informazioni, ma non ci sentiamo bene informati, e teoricamente, la conoscenza porta potere, ma non ci siamo mai sentiti così impotenti. Queste frustrazioni che sentiamo sono reali. Ma da dove vengono e perché non possiamo affrontarle adeguatamente?
C’è troppo rumore. Ci lanciano bombe di informazione da ogni parte che ci attaccano il corpo fino a paralizzarci. Prima credevamo in tutto quanto ci veniva detto, e adesso non crediamo in nulla. Alla fine, l’effetto è lo stesso. Non vogliamo partecipare né controllare i nostri destini, allora diamo il potere sulle nostre vite a politici e a corporazioni attraverso il voto o l’acquisto dei loro prodotti. E loro prendono le decisioni e creano le strutture che formano la nostra vita giornaliera. Se decidono male, possiamo dargli la colpa e ci sentiamo contenti e superiori ché noi l’avremo fatto meglio.
Sono colpevoli, perché la responsabilità e la capacità di distruzione dei loro atti cresce con la quantità di potere che gli diamo, ma lo siamo anche noi. Preferiamo rifugiarci in spazi d’informazione sempre più chiusi e ristretti dove incontriamo gente che la pensa come noi, dove ci sentiamo comodi e non dobbiamo sopportare alcuna critica. Siamo diventati bolle erranti dove possiamo ascoltare soltanto noi stessi.
Preserviamo il nostro individualismo e varietà d’opinione, ma alla fine arriviamo ad essere lo stesso: gente che non può ascoltare gli altri e rendersi conto che condividono realtà simili,gente che continua divisa perché può solo ascoltare il rumore della propria voce, gente che continua dominata perché non può formare l’azione collettiva necessaria per recuperare il potere che abbiamo regalato. Quelli che hanno il controllo sulla nostra vita vogliono che ci manteniamo isolati perché non ci sia la possibilità di una svolta totale.
E per questo Amauta vuole aprire lo spazio, conversare con gli altri, formare una comunità dove tutti possiamo partecipare da eguali, arrivare a trovare informazioni che ci portino a questionare le nostre idee e credo fino ad avere il desiderio di agire insieme per potere, in qualche momento,ristabilire il controllo delle nostre vite. Qui in questo momento, parlandoci, creiamo il primo atto della nostra esistenza.
Ma per la creazione di un simile spazio, che si occupa di conoscere e capire come e perché i mass media attuali contribuiscono al nostro dominio. Da loro dobbiamo ottenere la nostra informazione, la quale influisce sulle nostre idee sulla realtà e fondiamo la nostra relazione col mondo e la forma determinata di come agiremo in esso. Se le notizie che riceviamo dai mass media dicono, ad esempio, che l’unico modo di salvare l’economia , e anche noi stessi, è comprando sempre più, allora seguiremo questa raccomandazione.
E’ qualcosa di così fondamentale per il nostro tipo di vita che la nostra posizione sociale, e la nostra felicità, si possono garantire solo attraverso la capacità che abbiamo di poter acquistare. E siccome crediamo completamente in questa dottrina del consumismo, abbiamo sfruttato e abusato delle nostre risorse fino al punto di distruzione, che abbiamo difficoltà a smettere.
Abbiamo sottovalutato le esigenze dell'ambiente, allo stesso modo dei bisogni del resto dell’umanità, per cercare l’illusione della sicurezza personale che porta il nostro benessere materiale. I mass media hanno diffuso questa idea in ogni angolo del pianeta perché è la “verità” a cui è stata permessa di attraversare i differenti filtri di potere perché risuonasse attraverso la società, convertendosi, in questo modo, nell’unica opzione realista per le nostre vite.
Questa è, nella maggior parte dei casi,la nostra realtà. Ma non deve esserla. Semplicemente è quello che ci hanno detto, e per questo vediamo il mondo in quella maniera. Per smascherare le influenze che dominano la struttura dei nostri mass media attuali (ed in questo modo le verità che sono permesse nella nostra società) e poter confrontarci con esse per cambiarle, decidiamo (ed abbiamo avuto la grande opportunità di) parlare con uno degli intellettuali pubblici e linguisti che hanno studiato il tema in profondità: Noam Chomsky.

Coautore insieme a Edward S. Herman de
I Guardiani della Libertà (in inglese, Manufacturing Consent: The political Economy of the Mass Media) e autore di opere come Illusioni Necessarie, Propaganda e l’Opinione Pubblica (attraverso le interviste di David Barsamian), Chomsky dimostra come i mass media sono stati strumenti di propaganda che filtrano i pensieri “inadeguati” e così propagano le idee dominanti di quelli, che per circostanze economiche o (e) politiche, hanno le risorse per occupare posti sociali che danno l’accesso ad ampliare la loro voce, mentre il resto ha diritto (o dovere) di ascoltarli.
Lui non crede che queste idee dominanti siano uguali tra di loro (possono esserci differenze tra interessi statali e corporativi, per esempio) o che i giornalisti non stiano esercitando la loro professione con onestà ed una certa indipendenza, o che ci siano piccoli gruppi di potere che pianificano cospirazioni e sono decisi ad ingannare e manipolare su grande scala per il loro proprio profitto. Pensa che i parametri di controllo che limitano la discussione si impongono attraverso un sistema basato sull’accumulo delle risorse: chi ha più soldi e più potere avrà accessi migliori ai mass media per esprimere le sue preferenze e ideologie.
Ci riesce perché, semplicemente, può comprare quello spazio e restringere la competitività solo a quelli che pensano di dedicare questa informazione a scopi commerciali o valori “accettabili” come mantenere l’ordine sociale, la conformità e il consumismo come il ruolo indiscutibile nella nostra vita. Così lo spiega Chomsky in una nostra recente conversazione:
Molte persone nei mass media sono persone molto serie, e oneste, e ti diranno, e credo che abbiano ragione, che nessuno li forza a scrivere nulla (…). Quello che non ti diranno, e forse non sono coscienti di questo, è che li lasciano scrivere con libertà perché si conformano alle norme, i loro credo si conformano…alla dottrina del sistema, e allora sì, li lasciano scrivere in libertà e senza pressioni. Le persone che non accettano la dottrina del sistema cercheranno di sopravvivere nei mass media ma è molto difficile che ci riescano…
Tutta la cultura intellettuale ha un sistema che filtra, comincia quando si è piccoli a scuola. Si spera che si accettino certi credi, stili, modelli di comportamento, e così via. Se non li accetti, può darsi che ti dicano che sei un problema, che hai un comportamento problematico, e ti eliminano. Questo succede nelle università. Ma, è una tendenza, allora ci saranno eccezioni, e a volte le eccezioni sono molto sorprendenti. Ad esempio, questa università (Massachyìusetts Institute of Technology), negli anni 60, nel periodo degli attivisti del '60, l’ università fu finanziata quasi di un 100% dal Pentagono. E’ stato anche uno dei principali centri accademici di resistenza contro la guerra (Vietnam)...
Le tendenze sono molto forti e le ricompense per la conformità sono abbastanza alte, mentre le sanzioni per non conformarsi possono avere delle serie conseguenze. Non è come se ti mandassero in una camera di tortura (….) ma potrebbe ostacolare la tua crescita nella società, potrebbe colpire il tuo lavoro, potrebbe influire nel modo in cui sei trattato, come il disprezzo, il rifiuto, la diffamazione e la denuncia”.

Ma Chomsky insiste sul fatto che questo è successo in ogni società attraverso la storia. La persecuzione di coloro che hanno messo in discussione le credenze oppressive che le autorità dettano si osserva fin dalla Grecia antica e l' era biblica perché “i settori del potere non vogliono che cresca la dissidenza per lo stesso motivo che le aziende non metteranno degli annunci in giornali come La Jornada”.
A metà settembre, per l’anniversario dei 25 anni de La Jornada, Chosmky è stato uno degli invitati d’onore, giornale che considera come “l’unico indipendente in tutto l’emisfero”. Ma, dice che si sorprende per il successo che questo giornale messicano ha, non solo perché sopravvive senza molta pubblicità, ma anche perché tocca argomenti di grandissima importanza fuori dai limiti di ciò che è considerato come “accettabile” e continua ad essere una delle principali e più popolari fonte d’informazione nel paese.
Normalmente, come nel suo stesso paese, gli USA, i mass media come il New York Times e la CBS News, compiono una funzione fondamentale sostenendo i settori del potere perché il loro “liberalismo” li trasforma in
guardiani delle entrate” che marchiano cosa può essere pubblicato e cosa no.
Credo che sono moderatamente critici dentro i margini. Non sono totalmente sottomessi al potere ma sono ben controllati sapendo fino a dove possono arrivare”, dichiara Chomsky. Cita l’esempio della guerra contro il Vietnam, dove i mass media non questionavano le intenzioni del governo, perchè credono che stia sempre cercando di “fare il bene”, ma si arriva a criticare i piani, strategie e, forse, gli abusi commessi quando fallivano nella missione o quando muore tanta gente che è impossibile occultare oltre.
Anche Obama è stato chiamato “liberale”, dice Chomsky, perché ha criticato il governo precedente per i gli errori strategici e non tanto perché abbia pensato che la guerra in Iraq o in Afghanistan siano cattive in se. In questi momenti, dopo la scalata dell’esercito in Afghanistan, Chomsky ha dimostrato di avere ragione: Obama è “liberale” non perché questiona le intenzioni belliche dello stato ma perché pensa di poterlo fare meglio.
Vengono chiamati “liberali” non perché lo sono, ma perché è quanto di più estremo a sinistra si possa arrivare dove i settori del potere continuano ad essere ancora comodi e che non ci sarà qualcosa che colpisce la gerarchia stabilita. In base ad uno studio del Pew Research Center, solo il “29% degli statunitensi dicono che le notizie riportano i fatti correttamente” mentre “più del doppio (degli intervistati) dicono che la stampa è più liberale di quanto si dica che sia conservatrice”.
Al massimo, il popolo statunitense, vede i mass media come entità liberali, c’è una spinta verso la destra da parte di molte risposte. Sia in radio che nella televisione i lavoratori di questi settori di destra degli USA, hanno un
messaggio uniforme” che attira una grande audience” perché si rivolgono alle lamentele autentiche” dei loro ascoltatori, dice Chomsky.
“Mettiti nella posizione di una persona, presumibilmente lo statunitense comune: “Sono un buon lavoratore e cristiano devoto. Mi prendo cura della mia famiglia, vado a messa, sai, faccio tutto “bene”. E vengo derubato! Negli ultimi trent’anni, le mie entrate sono ferme, le mie ore di lavoro aumentano e i miei benefici sociali diminuiscono. Mia moglie deve avere due lavori per poter portare cibo a casa. I bambini, Dio, non c’è chi se ne prenda cura, le scuole sono terribili e cosi via. Cosa ho fatto di male? Ho fatto tutto quanto dovevo fare, ma qualcosa d’ingiusto sta succedendo. “E allora i giornalisti di destra hanno una risposta per loro…..”
Quei giornalisti si approfittano e sfruttano lo scontento legittimo dei colpiti dalle false promesse dei governanti, le bugie dei mass meda e i furti delle corporazioni. Non si fidano perché hanno dipinto loro una vita che non esiste ai loro orizzonti, perché la loro realtà è un’altra, più dura ma disinfettata in modo che chi ha potere possa cambiare le loro circostanze e possano inghiottire la storia che l’attuale sistema funziona perfettamente.
Per i settori del potere, il capitalismo ha funzionato ed è stato meraviglioso, e come quella è la loro realtà, questo è quello che credono e predicano. E siccome hanno il controllo degli apparecchi possono farsi ascoltare in modo esteso, questo è l’unico rumore che in verità si innalza sugli altri.
Per molti, come lui stesso, riconosce Chomsky, “ci sta andando bene. Per esempio ci sono molte lamentele sul sistema sanitario, ma io ricevo assistenza medica stupenda. La nostra assistenza medica si distribuisce in base alla ricchezza e per (un certo tipo di persone) tutto è ok. Ma non per coloro che ascoltano questi programmi, e quella è una grande fetta della popolazione”.
Allora quei giornalisti riescono, per il semplice motivo di ammettere che esistono problemi, a trasformarsi in una potente voce in difesa di coloro che sono stati relegati al margine della società, e così, ironicamente, accumulano il loro proprio potere e molto denaro commercializzando il sostegno e la fiducia degli ascoltatori.
Mentre loro si arricchiscono, offrendo false soluzioni che si concentrano sulla rabbia populista contro gli “immigranti” o “socialisti” o “femministe” che teoricamente hanno il controllo totale del governo, e così creano discussioni tra le persone con problemi simili e distraggono dal fatto che questi teorici leader si arricchiscono anche con l’attuale sistema e promuovono, piuttosto, un mondo dove le loro idee, degli uomini bianchi e ricchi, sia legge suprema. Cioè, quello che stanno facendo è di rinforzare il sistema esistente per escludere molte più persone di prima che avevano pochi benefici. Ma queste contraddizioni si perdono nella grida che sono bloccate, annegando nel rumore della paura e della rabbia.
Come possiamo quindi affrontare e resistere alle idee facili che tendono ad ingannarci e ad ostacolare un autentico cambiamento? Si potrà? Si è ottenuto?
(Questi modelli) si sono rotti fino ad un certo punto. E’ per questo che non viviamo più in tirannie, sai, il re non decide quello che ha permesso, e c’è molta più libertà di quanta ce n’era in passato. Allora si, questi modelli si possono alterare. Ma mentre esiste la concentrazione del potere in un modo o in un altro, sia di armi, di capitale o un’altra cosa, mentre c'è concentrazione del potere, queste conseguenze (le tendenze per conformarsi dentro del quadro sociali) sono prevedibili”.
Chomsky dice di trovarsi con una certa frustrazione nei circoli intellettuali di sinistra nel suo recente viaggio in Messico perché sentono
che c’è una certa inquietudine e attivismo popolare, ma molto frammentato”. Che questi gruppi abbiano agende molto limitate e specifiche verso certe lotte e non si relazionano e collaborano tra loro. Bene, questo è qualcosa che bisogna superare se si vuole costruire un movimento popolare ampio. E i mass media possono aiutare….” Ma richiede organizzazione. L’organizzazione e l' educazione, quando interagiscono una con l’altra si fortificano tra di esse, si sostengono mutuamente”.
Amauta allora vuole tentare di creare lo spazio dove diverse persone e gruppi possano discutere, qualunque sia l’ideologia, intorno ai problemi sinceri della nostra comunità e non come strumento di propaganda o di interesse personale. Dove, forse, possiamo essere i padroni delle nostre voci, e la nostra parola valga più che la parola dei politici in tv, e i nostri discorsi ci informino più di quanto lo possano fare i mass media attuali. Ma principalmente, vogliamo espandere il dialogo in ogni angolo possibile per collaborare e partecipare insieme in un movimento o vari movimenti che perturbino e cambino lo stato attuale del nostro mondo.
Come ha scritto Chomsky nel suo libro
Democrazia e Educazione ”un movimento di sinistra non ha opportunità di successo, e non la merita, se ottiene un intendimento della società contemporanea ed una visione per un ordine sociale futuro che sia convincente per la maggior parte della popolazione. Le sue mete e strutture organizzative si devono formare attraverso la partecipazione attiva del popolo dentro le lotte popolari e la ricostruzione sociale. Una cultura radicale autentica solo si può creare attraverso la trasformazione spirituale di un enorme gruppo di persone, nel quale l’elemento principale di qualsiasi rivoluzione sociale è quello di estendere la creatività umana e la libertà”.
Per riprendere la nostra voce e convertirci in artisti, giornalisti, creatori della nostra verità e propulsori del cambiamento, Chomsky ci dà un esempio pratico di quello che considera
una partecipazione diretta nella creatività”.
Racconta che circa 15 anni fa, in Brasile, Lula da Silva, allora sindacalista e non presidente, lo portò in un quartiere fuori Rio de Janeiro dove c’era uno spazio aperto, un piazza.
E’ un paese semi- tropicale, tutto il mondo è fuori, è di notte. Un piccolo gruppo di giornalisti di Rio, professionisti, sono usciti quella notte con un camion che parcheggiarono in mezzo alla piazza. Il camion aveva uno schermo su di se, e gli strumenti per una trasmissione televisiva. E quello che stavano trasmettendo erano opere, scritte dalla gente della comunità, attuate e dirette dalle persone della comunità. Allora le persone del quartiere stavano presentando queste opere, e una delle attrici, una ragazza, forse diciassettenne, stava camminando in mezzo alla gente con un microfono, chiedendo alle persone che facessero dei commenti- ci sono molte persone lì, e sono interessate, guardando, c’è gente seduta al bar, gente camminando- allora hanno fatto i loro commenti.
E siccome c’era uno schermo, si trasmetteva dal vivo quello che la gente diceva su quell’opera, e dopo altri rispondevano a quanto si era detto, e così via. E queste opere erano sostanziali….Trattavano argomenti seri. Alcune delle opere erano commedie, sai, ma trattando argomenti come la crisi del debito pubblico, o l’AIDS…E’ stata una partecipazione diretta nella creatività. E credo che è stato qualcosa di molto ingegnoso”.

Adesso tocca a noi. Vogliamo quella piazza, quello spazio pubblico dove la comunità si unisca per creare qualcosa di primordiale. Cercare attivamente sempre più persone che partecipino direttamente per incitare una trasformazione comune, e forse un giorno, un’autentica rivoluzione. Se vuoi unirti, benvenuto.


Fonte: 
http://revista-amauta.org/archives/9731

Traduzione per 
Voci Dalla Strada a cura di VANESA