E adesso? Si ricomincerà coi soliti discorsi sulla violenza, su chi ne detiene il monopolio, sul suo essere levatrice della storia, sul suo ruolo di ineluttabile componenete del conflitto? Ci dilungheremo ancora sull'intrinseca violenza dello stato, sulla cattiveria indomita delle forze dell'ordine, strumenti biechi del regime, nonché prodotti di un'antropologia deviata? Non ci siamo. Ricadere nella logica del noi contro di loro è fuorviante. Persino concentrarsi sulle violenze poliziesche, che pure devonbo essere denunciate a gran voce, è fuorviante perché trasforma il male in sostanza e non in strumento di dominio. I poliziotti cattivi sono dei cattivi strumenti e non rappresentano la cattiveria in sè, sono il frutto malato di una società che si alimentà di miseria e di prevaricazione. Noi continueremo a fare il nostro mestiere e loro il loro, perché non possono fare altro. Se qualcosa cambierà questo avverrà in virtù della nostra capacità di rendere inutile la loro violenza e di non accettare l'idea del nemico come parte del progetto della politica. Se qualcosa cambierà, sarà perché cambierà il modo di governare e di decidere per il bene comune, non perché avremo vinto la nostra guerra contro i celerini.
Se necessario ci difenderemo e reclameremo il diritto a farlo, ma la nostra priorità non è combattere contro i poliziotti, che si sappia.
Abbiamo altro a cui pensare.
mercoledì 14 novembre 2012
La violenza e così sia
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