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lunedì 29 agosto 2016

Quando la Modern Classical Theory incontra la Modern Monetary Theory

di Segio Cesarotto da  Politica&EconomiaBlog
 
Gli amici del CESPI hanno tradotto e riassunto alcune parti di un mio paper pubblicato sul Journal of Post Keynesian Economics. Su questi aspetti siamo tutti MMT, o meglio, siamo tutti keynesiani o kaleckiani. Su altri aspetti, com'è noto, c'è controversia e ci torneremo presto perché il tema è politicamente rilevante (vale a dire, basta riappropriarsi della banca centrale, e oplà le jeux sont fait, oppure si deve discutere del vincolo estero). Ma intanto godiamoci ciò che condividiamo. Qui sotto abstract e introduzione, qui il link.

Lo stato spende prima, poi incassa. Logica, fatti, finzioni
di  Sergio Cesaratto (Dipartimento di Economia Politica e Statistica - Università di Siena)

Traduzione a cura di: Jacopo Foggi - Ludovica Quaglieri.
Revisione: Aldo Scorrano, Fabio Di Lenola, Jacopo D'Alessio.

Questo articolo è un sommario di: Sergio Cesaratto (2016) "The state spends first: Logic, facts, fictions, open questions."
(Journal of Post Keynesian Economics, 39:1, 44-71, DOI: 10.1080/01603477.2016.1147333)
Sergio Cesaratto è professore ordinario di Economia


Abstract
La logica keynesiana (o kaleckiana) conduce gli economisti post-keynesiani a supporre che una variazione delle entrate dello Stato attraverso le imposte e le vendite di buoni del Tesoro sia il risultato di una variazione nella sua spesa e non viceversa. Negli ultimi due decenni, gli esponenti della teoria monetaria moderna (MMT) sono stati in prima linea nell’affermare la logica keynesiana (o kaleckiana) di questa proposizione e a riempire in generale un vuoto teorico del pensiero post-keynesiano. Il fatto che la MMT imposti la relazione fra Tesoro e Banca Centrale (BC) con la seconda che genera automaticamente potere d'acquisto (moneta) a favore delle decisioni di spesa del primo ha tuttavia suscitato obiezioni. I critici, infatti, hanno sottolineato che la maggior parte degli accordi istituzionali vietano alle BC di finanziare direttamente il Tesoro. Dopo Lavoie (2013), il dibattito è andato avanti e ha trovato un piano di convergenza.

Introduzione*
La logica keynesiana (o kaleckiana) conduce gli economisti post-keynesiani a presumere che una variazione delle entrate dello Stato provenienti dalla tassazione o dalla vendita di buoni del Tesoro siano il risultato di una variazione della spesa pubblica, e non il contrario – date le altre componenti autonome che costituiscono la domanda aggregata (AD) e dati i parametri che regolano il moltiplicatore del reddito (oppure, in un’analisi di lungo periodo, del super-moltiplicatore)1. La logica di questa proposizione è la medesima applicata dagli economisti post-keynesiani alla teoria degli investimenti: la creazione di moneta endogena finanzia l'investimento (finanziamento iniziale), mentre il risparmio compare solo alla conclusione del processo del (super)moltiplicatore del reddito e costituisce un fondo per il cosiddetto finanziamento finale (o “funding”) (Cesaratto 2016).
Mentre la sequenza keynesiana moneta endogena --> investimento --> risparmio è generalmente accettato, almeno nei suoi termini generali, la proposizione che "lo Stato spende prima" invece non lo è. Come è noto, negli ultimi due decenni gli esponenti della Teoria della Moneta Moderna (MMT) sono stati in prima linea nel sostenere la logica keynesiana (o kaleckiana) di questa proposizione, riempiendo un vuoto teorico del pensiero post-keynesiano stesso. Considerando l’importanza della proposizione, si tratta di una lacuna davvero sorprendente.
La preposizione è stata forse data per scontata, ma non dovrebbe esserlo. Il modo in cui gli studiosi della MMT l’hanno sostenuta la proposta è stato d’altra parte controverso, e non ha forse facilitato una sua possibile penetrazione nell'ambito della teoria post-keynesiana. In breve, la questione è che la MMT consolida e unifica Ministero del Tesoro e Banca centrale (BC), in modo tale che quest'ultima crea automaticamente potere d’acquisto (crea moneta) a favore delle decisioni di spesa del primo. I critici, tuttavia, hanno sottolineato che nella maggior parte degli assetti istituzionali alle banche centrali è proibito finanziare direttamente il Tesoro, così che il presunto consolidamento, sostenuto dalla MMT, rimarrebbe solo fittizio, o ipotetico (vedi ad esempio Gnos e Rochon 2002). Dopo le recenti critiche "costruttive" di Marc Lavoie (2013; vedi anche 2005), gli studiosi della MMT, di fronte a tali obiezioni, hanno cercato di riarticolare meglio le loro spiegazioni, cercando di adattare la logica della loro teoria alle concrete contingenze istituzionali. Sembra che tale tentativo di chiarimento sia andato nella stessa direzione di quello proposto da Lavoie.
La posizione dei sostenitori della MMT, tuttavia, è che gli attuali accordi istituzionali possano facilmente trarre in inganno, dal momento che sono ostacoli (politici) deliberati, e perciò fittizi. Per questa ragione, difendono il consolidamento sopra citato in quanto esso ci consente di andare oltre la finzione istituzionale e di muoverci in modo più coerente con la logica keynesiana (e kaleckiana). Da un lato è quindi necessario filtrare le apparenze degli attuali assetti istituzionali attraverso le lenti logiche della teoria post-keynesiana, e decostruire le finzioni formali al fine di dimostrare che il consolidamento rivela la cosa reale al di là del labirinto. Dall’altro dovremmo però essere in grado di dimostrare come la logica keynesiana, secondo cui lo Stato spende prima, prevale anche in assenza di consolidamento tra Tesoro e Banca centrale.
 

domenica 12 maggio 2013

La Storia dell’Economia (che ti dà da mangiare) spiegata a Lollo del mio bar.

da blog di Paolo Barnard
 

Premessa:

Lollo, capire chi sono gli uomini che hanno pensato l’economia del mondo ti permette di capire perché oggi hai un calo di fatturato, di reddito, devi licenziare, e soprattutto ti permette di agire per salvarti il sedere. Se no rimani un cittadino coglione che tutti possono prendere per il deretano. Ok Lollo? Dai, mettiti d’impegno.

Questa è l’ultima puntata Lollo, ed è triste, perché… Mi ascolti? Cosa fai con quella bottiglia di Dom Perignon in mano? Ok, guarda, lasciamo perdere, la fine la racconto a Tony, basta. Passaci due Campari.

Ok Tony… Tony? Ma dove vai?

Cari lettori, mi rivolgo a voi, ammesso che ci siate. Il finale è in effetti tristissimo. Avete capito che dall’inizio degli anni ’90 in poi la storia dell’economia fu scritta sostanzialmente da una sola penna, quella Neoclassica, e la carta assorbente per siglare il tutto fu da allora solo Neoliberista. Certo, alcuni campi opposti in economia rimanevano, ma erano sostanzialmente fasulli nella loro opposizione. Possiamo menzionare la scuola americana dei Supply Siders, cioè il parto di Ronald Reagan. Non erano neppure economisti a dir la verità, ma politicanti, e spopolarono. Gente come Wanniski e Gilder, la cui idea di fondo riprendeva i Neoclassici antichi e li estremizzava: cioè, per loro bastava produrre e magicamente la domanda si sarebbe creata; mica mai pensare a pensioni, stipendi, scuole, servizi, macché. Per loro bastava poi tagliare le tasse (soprattutto dei ricchi) e tutti i parametri dell’economia, come il deficit o i tassi d’interesse, si sarebbero aggiustati. Reagan lo fece (solo per i ricchi), poi però spese talmente tanto nell’apparato militare che i deficit americani andarono alle stelle.

Posso menzionare i New Keynesians, una sorta di Bastard Keynesians, cioè quelli che fingevano di apprezzare Keynes ma poi pescavano appieno in molti pilastri dei Neoclassici. Ad esempio: Mankiw e Stiglitz. Due nomi ancora oggi enormi, due tizi che fanno il gioco del ‘poliziotto cattivo, poliziotto buono’. Entrambi partono dal presupposto che lo Stato deve aiutare la famosa domanda, ma, sostengono, Keynes non la disse giusta. Ed è a questo punto che vanno a braccetto coi Neoclassici, infatti credono che se il Libero Mercato funzionasse bene, allora ci sarebbe la piena occupazione e non vi sarebbe alcun bisogno dell’intervento statale. Ma siccome il Libero Mercato, poverino, qualche volta s’inceppa… allora ecco che il poliziotto cattivo, Mankiw, dice che la disoccupazione è dovuta agli stipendi troppo alti, che i sindacati sono troppo impiccioni, e che in questo modo il capitale non può svolgere il suo ruolo benefico, per cui lo Stato deve sì intervenire, ma… togliendosi dalle balle. Mentre il poliziotto buono, Stiglitz, dice quando il Libero Mercato s’inciampa, è lo Stato che deve intervenire a riportarlo in salute spendendo di più, ma non in modo strutturale e permanente, come voleva Keynes.

Poi vi cito i New Classicals. Sono quelli come Lucas, Sargent, Wallace, i quali non solo sono Neoclassici, ma sono anche monetaristi come l’infame Friedman (puntate precedenti). Sostengono che le Banche Centrali sono pericolose perché quando emettono moneta in maggiori quantità, esse ‘sorprendono’ il pubblico, lo spiazzano, e questo fa perdere di vista alla gente il fatto che tutto quel denaro creerà inflazione, danneggiandoli. Friedman invece diceva che la stessa azione della Banche Centrali ‘ingannava’ il pubblico, con lo stesso risultato. Ma uno come Lucas, appunto, dice no, perché il pubblico non lo puoi ingannare, dal momento in cui è chiaro che la gente è razionale, per cui ha “aspettative razionali” (Rational Expectation Theory). L’unica spiegazione quindi, dice Lucas, è che essi vengano spiazzati. E qui Lucas diventa addirittura ridicolo, perché sentite che razza di cretinata spara, e pensate che per sta cretinata ha vinto il Nobel, davvero: siccome il pubblico ha “aspettative razionali”, allora se ce n’è una parte disoccupata vuol dire che lo vuole essere! E allora, se è una scelta, vuol dire che la disoccupazione non esiste e siamo sempre a regime di piena occupazione! Alè! No, sul serio, infatti i New Classicals sostengono che le file dei disoccupati della Grande Depressione americana del 1929 erano tutte persone che stavano lì per… scelta!! E vvai. 

Ora, inutile continuare, inutile anche menzionare nomi di economisti di… ‘sinistra’, cioè neo marxiani, o post keynesiani, o neo ricardiani e compagnia cantante. Primo perché sono talmente ormai schiacciati, isolati e senza fondi da essere irrilevanti, e secondo perché a mio parere si sono resi irrilevanti da soli. E’ gente che non ha mai avuto il coraggio in questi anni tragici di rapina sociale, di spoliazione dei beni pubblici, di golpe finanziari uno in fila all’altro, di levare una voce coraggiosa a costo di sacrificio personale. Soprattutto non hanno mai capito che per salvare la vita delle persone dovevano uscire dalle loro torri d’avorio e spiegare l’economia (che è tutto) a quelle persone in termini semplici. Questo avrebbe permesso al pubblico di capire cosa gli stavano facendo, e forse di opporsi. Macché, tutti sti post-qualcosa di sinistra sono rimasti a fare i loro dibattiti con gli amichetti di partiti, con amici, con intellettualoidi ecc., col Manifesto sotto braccio, la Repubblica, e lo spritz in piazzetta.

Ma guardate che il peggio dell’economia a senso unico di cui parlavo all’inizio, noi ancora non l’abbiamo subita, anche se siamo sul punto di. Il grande esperimento delle ‘riforme’, del ‘rigore’, delle ‘Austerità’, fu inflitto come ‘laboratorio’, a partire dal crollo del muro di Berlino, a tutto l’est europeo. Quando l’impero sovietico crollò nell’arco di pochi mesi, le porte dell’est europeo si spalancarono ai falchi del Libero Mercato e dietro di esse c’erano masse di miserabili sbandati disposti a lavorare per pochi centesimi, assieme a intere economie da spolpare. Le elite d’Europa e degli USA non avevano mai sognato nulla del genere. E’ ovvio che non sto dicendo che le dittature comuniste erano in alcun modo raccomandabili, ma lo sfruttamento di quelle genti che seguì il loro crollo è stato moralmente rivoltante. Qui di seguito alcuni dati scientifici, ma poi anche un dato aneddotico che, a mio parere, vale più di qualsiasi librone.

Si consideri solo (per motivi di spazio) la disintegrazione della Yugoslavia e i massacri che ne sono seguiti. E’ uno dei capitoli più disgustosi del piano che si ricordi. Non ci dimentichiamo che fu la Germania, che è il potere Neomercantile numero uno del mondo sempre alla ricerca di lavoro sottopagato per il suo colossale settore export, a riconoscere prematuramente l’indipendenza della Slovenia. Questo precipitò il conflitto. Milosevic era senza dubbio un uomo pericoloso e senza scrupoli, ma fu incastrato dalla NATO che aveva deciso la colonizzazione della forza lavoro jugoslava. Fonti governative britanniche hanno rivelato che gli accordi di pace di Rambouillet furono truccati di proposito proprio per causare il rifiuto di Milosevic e giustificare l’intervento esterno. Negli accordi fu inserito all’ultimo minuto un Annex B che pretendeva che la NATO potesse occupare tutto il territorio jugoslavo come precondizione alle trattative. Una pretesa assurda che nessun leader nazionale avrebbe mai accettato, come ammise in testimonianza l’allora ministro inglese per gli armamenti Lord John Gilbert: “Se chiedete la mia opinione, penso che i termini posti a Milosevic a Rambouillet erano assolutamente intollerabili; come poteva accettarli? E l’hanno fatto di proposito”. Negli stessi accordi, all’art. 1&2 del capitolo 4, c’è una menzione specifica del Kosovo, ricco di minerali, che doveva diventare “una economia di Libero Mercato (..) dove tutti i beni statali dovranno essere privatizzati”. A non fu la NATO che nel 1999 portò l’attacco al Kosovo con il pretesto di salvare i poveri albanesi dai serbi? Certo, ma allora perché secondo dati ufficiali i bombardieri della NATO colpirono solo 14 carri armati serbi ma un gran totale di 372 industrie di Stato kosovare? Perché il più potente blitz delle forze di terra NATO in Kosovo impiegò 2.900 soldati per assaltare il complesso minerario di Trepca il cui valore di mercato era di 5 miliardi di dollari? Gli albanesi non videro mai nulla del genere difenderli dai miliziani serbi. A Trepca tutto il management statale e i lavoratori furono espulsi, e da lì a poco uno dei primi decreti della nuova amministrazione ONU in Kosovo (UNMIK) abolì la legge sulle privatizzazioni del 1997 per permettere la proprietà straniera di qualsiasi bene kosovaro fino al 70% del valore.

La scandalosa storia della colonizzazione Neoliberista di quei Paesi con dosi massicce di “Shock Therapy” in economia (si veda i piani di Jeffrey Sachs per la Polonia e i programmi di aggiustamento strutturale del FMI in tutto l’est Europa) è stata raccontata da molti economisti autorevoli come il Nobel Joseph Stiglitz, e persino da ricerche scientifiche come quella pubblicata sul Lancet, che hanno analizzato il disastro umanitario causato dal Neoliberismo in versione post sovietica con drammatici dettagli, come ad esempio gli oltre 3 milioni di morti in Russia causati dalla cancellazione della sanità pubblica garantita e dall’aumento vertiginoso della disoccupazione. Si trattava naturalmente solo di accaparrarsi i beni pubblici di quei Paesi e di trovare masse di lavoratori da sottopagare, come ha scritto l’economista Michael Hudson: “Queste politiche distruttive sono state testate soprattutto nei Paesi baltici, vere e proprie cavie per vedere fino a che punto i lavoratori potevano essere schiacciati prima che si ribellassero. La Lettonia applicò liberamente le politiche Neoliberiste con tasse fisse sul lavoro al 51%, mentre l’immobiliare rimaneva intoccato. Gli stipendi pubblici furono ridotti del 30% causando massiccia emigrazione (…) La vita media maschile si è accorciata, le malattie sono in crescita, e il mercato interno è avvizzito..”.

Ma ora il dato aneddotico sulla devastazione dell’esperimento delle ‘riforme’, del ‘rigore’, delle ‘Austerità’ nell’est europeo. Domanda: esiste in qualsiasi parte del mondo una migrazione di masse di giovani madri svizzere che abbandonano mariti e i proprio bambini (!!) per fare le badanti a paghe miserabili in USA, Italia, Francia o Danimarca? No, ma ci sono centinaia di migliaia o forse milioni di slave e russe che lo fanno, per non parlare delle prostitute provenienti da quelle terre. Ma perché? Il Libero Mercato del signor economista Neoliberista Jeffrey Sachs e del FMI non doveva portare la prosperità in Ukraina? in Moldavia? in Polonia? in Russia? No comment. O forse ci vorrebbe una corda saponata e una piazza furente per il signor Jeffrey Sachs, perché, signor Sachs, le sue idee ribollite in uno studio di Manhattan con Krug champagne, tartine e ostriche per l’esclusivo profitto delle elite, hanno massacrato vite umane a milioni. Lo capisce?

Infine arriviamo all’Eurozona. E su questo, cari lettori, io vi ho già scritto tutto, sia in forma scientifica (Il Più Grande Crimine 2011) sia in forma divulgativa (Nonna ti Spiego la Crisi Economica). Qui di corde saponate ce ne vorrebbero molte (http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=627 e http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=628).

Tuttavia, visto che abbiamo citato la peste Neoclassica e Neoliberista che si è abbattuta sull’est europeo, posso aggiungere che la catastrofe, l’inganno, la dittatura dell’Eurozona è precisamente la versione modellata su Francoforte, su Lione, su Barcellona, su Salonicco o su Velletri di quella peste. Sta arrivando, è arrivata, è fra noi. Aprite i giornali, o forse meglio la serranda del vostro negozio domani.

Che altro dirvi? Siete depressi? Bé, come darvi torto. Il fatto è che, come dicevo sopra, nessuno, meno che meno sti economisti ‘di sinistra’, ha pensato di portare queste cose fra voi gente normale, di informarvi, di darvi gli strumenti per capire e per criticare un signor Jeffrey Sachs, un signor Monti, una signora Merkel, e per combatterli coi vostri mezzi per salvarvi la vita. C’è voluto un giornalista per farlo, da solo, uno senza reddito e senza dunque mezzi. Ma ecco, sono qui. Eppure una bella notizia c’è.

Questo giornalista un giorno qualsiasi s’imbatté in un signor economista di nome Warren Mosler, americano, uno che usciva proprio dalle stanze dei predatori di Wall Street, uno che aveva fatto molti soldi, che li aveva anche persi, ma uno che aveva due cose degne di grande nota: A) capiva come nessuno prima, e meglio anche di Marx, Keynes, o di Minsky, come funzionano veramente i sistemi monetari, e poteva quindi ‘girarli’ a favore del 99% di noi persone, invece che il contrario. B) aveva, per motivi di buona coscienza, fondato una scuola d’economia nuova, veramente nuova, perché raccoglie tutto il meglio di Marx, Keynes, o Minsky, ma ci aggiunge il potere appunto dei MODERNI sistemi monetari SOVRANI, quelli dove a governare la moneta è lo Stato democratico a favore del 99%, non la feccia delle elite Neoclassiche e Neoliberiste. Warren Mosler, il padre della Mosler Economics Modern Money Theory (MEMMT).

E’ una notte d’estate, e il giornalista vede la luce. Capisce che davvero la MEMMT può salvare interi Paesi, intere democrazie, e secoli di diritti acquisiti col sangue di milioni. Il giornalista chiama Mosler e i suoi colleghi in Italia e, non si sa come, mette su il più grande convegno di economia della Storia, non scherzo: 2.200 persone paganti in uno stadio di Rimini. Il giornalista assieme a un pugno di ragazzi mette su gruppi regionali che propagano questa salvezza al pubblico. E con tutti questi, in particolare con Mosler e con gli economisti del convegno di Rimini, pubblica il Programma di Salvezza Economica per il Paese, che è qui memmt.info, o qui paolobarnard.info, gratis.

Bene. Io vi ho raccontato la storia delle menti che hanno plasmato l’economia, e di quelle che, purtroppo, hanno lavorato per deformarla in un’arma di distruzione di massa. Vi ho offerto le armi per tornare a controllarla nel nome dell’Interesse Pubblico, perché l’economia è tutto. Senza di essa non si riesce neppure ad avere il diritto di amare. Pensateci. Salviamoci. Grazie di avermi letto.

(Lollo: “Sciono un po’ alticcio… che cosia digieva l’ultima pundada?... Ghi vinge lllla fine?...” SSSPONFFFF!…… E ora chi lo solleva questo? Mah!)

lunedì 5 novembre 2012

Considerazioni sulla M.M.T. - Modern Money Theory

di Salvatore Tamburro da salvatoretamburro.blogspot.it

Di recente va di moda parlare della M.M.T., Moder Money Theory, una teoria che cercano di farla passare come la panacea di tutti i mali, la soluzione migliore da applicare all'odierno sistema economico diretto al baratro.

Prima di analizzare questa teoria, vediamo però quali sono i presupposti su cui si basa.

Premesso che la M.M.T. non si basa sulla sovranità monetaria nelle mani dello Stato e conserva pertanto sempre 3 soggetti distinti nel contesto della politica economica: lo Stato (il Tesoro)-pubblico, la Banca Centrale(BC)-privata e le banche commerciali-private.
Inoltre, tutto il sistema raffigurato dalla MMT si basa sulla FIAT MONEY, ossia moneta a corso forzoso che altro non è che un credito d'imposta non supportato da alcun bene tangibile.
La Fiat Money nasce nel 1971 quando il presidente americano Nixon decise che il dollaro, prima ancorato all'oro (gold standard), dovesse abbandonare la convertibilità.
Da allora chi emette moneta può stampare tutta la moneta che vuole senza correrarla ad un bene tangibile, come poteva essere un tempo l'oro o l'argento.

Warren Mosler, uno dei grandi sostenitori della MMT, afferma:
"Lo scopo di questo lavoro è di dimostrare in modo chiaro, attraverso la pura forza della logica, che gran parte del dibattito pubblico di oggi su molte delle questioni economiche non è valido, spesso arrivando addirittura a confondere i costi con i benefici. Questo non è un lavoro su come dovrebbe funzionare il sistema finanziario. Si tratta di un tentativo di fornire una conoscenza precisa del sistema fiat money, sistema molto efficace attualmente in vigore."

In sostanza la MMT afferma che non bisogna avere paura di generare deficit di bilancio (uscite > entrate) e, anzi, creare deficit è una cosa buona, perchè significa che la spesa pubblica (uscite) è maggiore delle tasse (entrate), e così facendo aumenta il risparmio dei privati e allo stesso tempo aumentano i consumi, e l'economia gira bene.

G - T = S - I

(G=spesa pubblica; T=tasse; S=risparmio; I=investimento)


Dove se G > T si avrà un
deficit di bilancio.
Inoltre secondo la M.M.T. le tasse non servono a finanziare il governo (che con la fiat money può usare tutta la moneta che vuole), bensì sono solo uno strumento politico per regolare inflazione e disoccupazione.

Precisazione importante. La M.M.T. precisa che le banche sono obbligate per legge a detenere presso la Banca Centrale (Federal Reserve o BCE) delle riserve obbligatorie in percentuale dei depositi. Con l'obbligo di riserva la BC non può influenzare l'offerta di moneta, ma solo il tasso di interesse interbancario (ossia il costo del denaro). Le riserve necessarie vengono sempre contabilizzate in un periodo successivo (sfasamento di 2 giorni), quindi la BC sostiene le banche commerciali fornendo loro tutte la moneta necessaria. 
Fino a quando la BC ha il mandato di mantenere un certo Tasso Ufficiale di Sconto (ossia il tasso di interesse con cui la Banca centrale concede prestiti alle altre banche), la dimensione dei suoi acquisti e vendite di debito pubblico non è discrezionale.

QUALI SONO GLI ERRORI IN CUI INCORRE M.M.T.?

1) avendo una politica monetaria soggiogata all'obbligo legale della riserva frazionaria, non risulta vero che lo Stato possa generare una spesa pubblica infinita, perchè per farlo avrebbe bisogno di chi compra Titoli di Stato.
Secondo il modello MMT la BC sarebbe pronta ad emettere fiat money, concederla alla banche commerciali le quali acquisterebbero Titoli di Stato. 
Tutto ciò potrebbe non verificarsi, visto che gli investitori privati potrebbero decidere di non acquistare quei Titoli e magari dirigersi verso altri mercati che hanno una diversa regolamentazione o che risultino più convenienti (o diversificare es.: comprando oro) e, magari, con rendimenti più alti.
Del resto è la stessa M.M.T. ad affermare che l'aumento di spesa pubblica che genera un surplus di riserve, che genera un abbassamento del tasso di interesse, è valido solo nel breve periodo, mentre nel lungo periodo i Titoli possono non essere desiderati ed acquistati sul mercato.

2) il concetto di deficit di bilancio all'infinito non è ammissibile in un contesto in cui, ad esempio nella normativa europea, si prevede addirittura il "pareggio di bilancio" da inserire nelle Costituzioni dei singoli Stati.

3) Dire che serve il deficit (G > T) per aumentare il risparmio privato e favorire i consumi è sbagliato, perchè per aumentare il risparmio non è necessario generare deficit; il risparmio può aumentare magari perchè la gente riduce i consumi e risparmia di più (a causa di tassi di interesse e alla loro aspettativa di oneri fiscali più elevati in futuro), ma può anche accadere che vadano giù gli investimenti del settore privato.

CONCLUSIONI

La M.M.T. è una teoria post-keynesiana e senza dubbio migliore di tante altre soluzioni economiche liberiste che non hanno nè capo nè coda e porterebbe senza dubbio anche ad alcuni vantaggi nel breve periodo, ma ritengo sbagliato lasciare la spesa pubblica, essenziale per lo sviluppo della collettività, ancorata alle riserve obbligatorie.
Lasciare, quindi, la politica monetaria vincolante, nel suo funzionamento, all'operato di banche centrali private e di banche commerciali private non porterebbe ad alcun grande beneficio.
Solo trasferendo la sovranità monetaria interamente nelle mani dello Stato si potrà garantire a questo ultimo di finanziare la spesa pubblica senza vincoli da parte di organismi privati, originando occupazione per soddisfare l'erogazione di beni\servizi alla collettività, e qualora non ci fosse una piena occupazione i consumi sarebbero favoriti dall'introduzione del reddito di cittadinanza. In ogni modo si favorirebbero i consumi e allo stesso tempo anche le tasse potrebbero attestarsi su livelli nulli od irrisori, quel tanto che basta a regolare l'inflazione (N.B.: non si genera inflazione se la moneta che stampi e crei ex nihilo sia adoperata per creare bene e servizi alla collettività).
In sostanza si conseguirebbero gli stessi obiettivi che vorrebbe realizzare la M.M.T., con la differenza che lo Stato non sarebbe sottomesso alle banche e al mercato finanziario, ma sarebbe detentore di una politica monetaria veramente autonoma da potentati privati che si spacciano per enti pubblici.
Se siamo in queste condizioni di crisi economica, obbligati a misure di austerity e di malessere collettivo, lo dobbiamo al fatto che, finora, la nostra politica monetaria è stata gestita da una lobby bancaria priva di morale. Pertanto l'unica via di svolta si avrà soltanto nel momento in cui questi infidi potentati bancaria saranno totalmente esclusi dai processi regolatori che strutturano la politica economica di un Paese.


FONTI:

http://modernmoneytheory.blogspot.com
/

http://vocidallestero.blogspot.com/p/economia-della-valuta-flessibile.html


http://en.wikipedia.org/wiki/Modern_Monetary_Theory


http://pragcap.com/resources/understanding-modern-monetary-system


http://bilbo.economicoutlook.net/blog/?p=9198


http://krugman.blogs.nytimes.com/2011/03/25/deficits-and-the-printing-press-somewhat-wonkish/


http://mises.org/daily/5260/The-UpsideDown-World-of-MMT

sabato 28 aprile 2012

Un Nuovo Soggetto Politico da spendere


di Franco Cilli 

Vorrei scrivere qualcosa di interessante sul Nuovo Soggetto Politico e sull'alternativa politica in generale sul nostro paese, ma mi rendo conto che la cosa è estremamente ingarbugliata e che è molto difficile dire cose non scontate e gravate dalla solita retorica, o peggio ancora avvolte nelle spire di un linguaggio oscuro e incomprensibile. Ho letto con interesse l'articolo di Asor Rosa sul Manifesto di ieri e forse dico sciocchezze, ma da tutte quelle belle parole su San Tommaso, accostato indegnamente a Negri, ho ricavato la sensazione che Asor Rosa volesse solo difendere l'esistenza dei partiti come istituzioni pubbliche e la loro valenza come portatori di istanze generali della società, cosa che un soggetto politico amorfo e dai confini incerti non sarebbe in grado di fare.
Vorrei dire solo una cosa in maniera ben chiara, per quanto mi riguarda sono arcistufo di popoli viola, indignati e quant'altro, movimenti evanescenti che producono conseguenze rilevanti solo nella mente di Negri, che li vorrebbe fuori dalla politica istituzionale, ma non si sa come anche agenti di un cambiamento radicale (come si cambia davvero se non si cambiano le istituzioni?). Se questa è un'aporia mi piacerebbe che qualcuno cercasse di risolverla, anche se personalmente non ho mai creduto nella “filosofia” né come sistema di indagine della realtà né come faro della politica, e al contrario ho sempre creduto nella “sperimentazione politica”, nell'intervento sul campo, fatto di azioni concrete valutate nelle loro conseguenze pratiche, principio a cui Negri sembra volersi affidare negli ultimi tempi. La sperimentazione però deve avere basi solide e solide premesse. Bene, credo che le basi solide ci siano, sia in termini teorici che motivazionali, basta solo dire che il sistema capitalistico nella sua forma più recente, il liberismo, ha prodotto e continua a produrre disastri incalcolabili per l'umanità, le prove di questo disastro certo non mancano e negli anni abbiamo elaborato una scienza della politica e della società sicuramente molto sofisticata. Da quello che sappiamo possiamo certo ricavare la necessità di un cambiamento radicale e di sostanza della società senza lambiccarci il cervello più tanto, e credo che fin qui siamo tutti d'accordo. Occorre adesso capire in che maniera e seguendo quale “protocollo” vogliamo sperimentare. Posto che non possiamo fare affidamento su una classe sociale (fordista o post-fordista che sia) come leva di un cambiamento radicale, allora dobbiamo dare per assodato che occorra far leva su una moltitudine umana eterogenea, la quale partendo dalla propria condizione materiale scorga l'alternativa all'esistente come unico orizzonte possibile. Bene, tutto ciò non implica alcuna novità, sono cose che dicono tutti ormai persino commentatori non certo “radicali”. Il problema vero è come coniugare i “differenti tipi logici” per mutuare un termine russelliano, cioè come coniugare l'impulso al cambiamento che viene dalla società civile con le sue istanze di rinnovamento della politica, di estensione del concetto di rappresentanza, di tutela dei diritti e del lavoro, con la necessità di incidere sulle istituzioni e sulle scelte politiche generali. In altre parole la politica dal basso va bene, ma come si traduce questo in governo reale del territorio e della macchina statale? In che modo possiamo sperimentare nuove forme di lotta politica, senza perdere di vista il potere vero? Appare evidente che più il movimento proclama la sua alterità nei confronti della politica dei partiti e quindi delle istituzioni “reali”, minore è l'impatto della società civile sulle istituzioni stesse. Coniugare i due momenti diventa allora essenziale - e qui la sperimentazione ha un senso - comprendendo che questi hanno logiche, contesti e scansioni temporali affatto diverse, ma che nessuno dei due può essere preso in considerazione senza l'altro. In definitiva se il nuovo soggetto politico non sarà in grado di influenzare in maniera determinante il processo elettorale e insieme a questo una strategia complessiva di uscita dal liberismo economico, concertata ad un livello perlomeno europeo, non otterremo nulla di concreto se non qualche fenomeno folkloristico passeggero. La disponibilità di Vendola a questo riguardo è una cosa positiva e c'è da auspicarsi che altre forze, aldilà del Pd, si rendano disponibili ad un dialogo. Sto parlando chiaramente di rinnovamento della classe politica a partire dai comuni per arrivare all'apparato statale e allo stesso tempo di una controffensiva netta e decisa contro il liberismo. La differenza qui fra pubblico e comune e quindi fra il “benecomunismo” come ultima frontiera dell'ideologia e il pubblico come categoria economica pratica radicata nella realtà, mi sembra essa stessa ideologica e poco interessante. In realtà pubblico e bene comune sono categorie non nuove come giustamente rileva Asor Rosa, quello che conta attualmente sono i bisogni reali che queste categorie racchiudono in sé in termini di fruizioni di servizi, tutela del patrimonio ambientale (pubblico e privato), di un Welfare efficiente e di garanzie per il futuro.
Non va però trascurato un altro fattore determinante: la crescita economica. Sia come sia, ma dobbiamo capire bene come il concetto di beni comuni o di pubblico si coniughi con il concetto di crescita, poiché se la decrescita è un concetto vago e un po' ingenuo, la crescita illimitata è insostenibile sia da un punto di vista logico che ambientale. Ma non è tutto, poiché oggigiorno il concetto di crescita o se volete anche di deficit spending, si contrappone drasticamente ad un concetto di austerità costruito ad hoc dalle politiche europee, che penalizza decisamente i ceti poveri a vantaggio di una classe di rentiers. Non è proprio così si dirà, visto che persino il FMI si è accorto che l'austerità è un danno per l'economia (soprattutto quella americana), ma fatto sta che paradossalmente l'austerità, da sempre vista come misura calmieratrice di un “consumismo democratico” con l'accesso ai consumi di una larga massa di persone, è oggi la più preziosa alleata di un certo capitalismo alimentato dalle varie scuole neoclassiche e liberiste. Barnard offre una soluzione alternativa alle teorie neoclassiche in economia, che più che sperimentale è per lui assiomatica e imprescindibile: la Modern Money Theory, per la quale si rimanda al sito democraziammt per maggiori approfondimenti. Detta in parole molto povere si tratta di una sorta di keynesismo rivisitato che pone come costante imprescindibile un bilancio statale a debito e contestualmente una moneta sovrana, a garanzia di un accesso diffuso al reddito e ai consumi.
C'è qualcosa però in questa teoria che non va, parte il paradosso comico di figuri berlusconiani che lanciano strali contro le politiche tedesche a favore dell'austerità utilizzando le stesse tesi di Barnard in una cornice semantica di stampo no-global, ed è l'idea che non si possa uscire da questa crisi se non con una politica di spesa tout court, senza alcuna specificazione o revisione del tipo di produzione e dei suoi processi. Non sono un pauperistica e ritengo che un certo livello di consumi ce lo siamo guadagnato e che sia ormai da ritenere “essenziale”, il problema semmai e la generalizzazione di un determinato standard di vita al mondo intero, ma credo che allo stesso tempo si debba dare un nome anche ai consumi “inessenziali” e accanto ad una politica di spesa affiancare una politica di risparmio delle risorse naturali. Facile a dirsi si dirà, più difficile è dare una risposta a quelle persone che perdono il lavoro a causa della delocalizzazione della produzione e di un riassestamento globale dell'economia. Per ora sappiamo per certo che non riusciamo a tenere aperte fabbriche destinate a fallire,  e sappiamo in maniera altrettanto certa che  dobbiamo dare da spendere alla gente che rimane senza lavoro, ed evitare come dice Barnard  che si ritrovino in un “appartamento marcio e umido” con due figli  a carico senza denaro per il minimo indispensabile.
Ma questo è solo l'inizio della storia, il seguito dipenderà dalla capacità del Nuovo Soggetto Politico di sopravvivere almeno una stagione.

giovedì 5 aprile 2012

Il reddito di cittadinanza come base dell'alternativa politica

Il reddito di cittadinanza è uno dei pallini di questo blog. Riteniamo in maniera assolutamente non fideistica, ma sulla base di considerazioni ed evidenze concrete, che sia un punto dirimente di qualsiasi programma politico che voglia uscire da recinto della logica del pareggio di bilancio o del fatalismo tragico del "non ci sono i soldi". Non è questione di rompere il salvadanaio per istituire un reddito di cittadinanza che tutti i paesi europei presi ad esempi dai nostri tecnici "modernisti", hanno da tempo. Abbiamo già postato diversi articoli che trattano il tema de reddito garantito in maniera esaustiva (http://doppiocieco.blogspot.it/2012/04/reddito-di-cittadinanza-il-modello.html; http://doppiocieco.blogspot.it/2012/02/basic-income-unidea-semplice-per-il-xxi.html) e non intendiamo qui replicarne i contenuti. Quello che è importante sottolineare è che quella del reddito garantito non è solo una trovata per alleviare le pene di chi non ha un lavoro con qualche mancetta, ma una maniera concreta  per ribaltare il paradigma neoclassico e neoliberista che coniuga crescita e tagli al Welfare come unica ricetta per uscire da un crisi  che è la prova evidente della sua fallacia. Il risultato che ci troviamo di fronte è l'abnorme e arricchimento di una elite ristretta di rentiers a danno dell'impoverimento generale. Tutto questo usando il cavallo di Troia del debito pubblico.
Se il reddito comune di cittadinanza  non lo proporrà la sinistra o qualsiasi "nuovo soggetto politico" lo proporrà la destra, in maniera strumentale e populistica e sarà un plebiscito.
Forse, lasciando da parte i toni da invasato di Paolo Barnard, dovremmo anche cercare di coniugare il reddito garantito con una visione alternativa dell'economia e la "Modern Money Theory" non sembra la solita paccottiglia dell'armamentario complottista, bensì una teoria organica e con solide fondamenta, ma su questo dovremo discutere ancora prima di esprimere un giudizio definitivo. Occorre ad ogni modo stare all'erta. I corifei del nuovo regime sono già all'opera per convincerci che il governo Monti ancorché necessario è addirittura riformista (vedi Giannini su Repubblica) e stanno ponendo le basi per una nuova aggregazione moderata che comprenda il Pd. Adesso piano piano si comincia anche a comprendere il senso dell'apparente suicidio del Pd, e del motivo per cui ha rinuciato scientemente a vincere le elezioni: semplicemente perché sarebbe stato costretto ad allearsi con una sinistra che se non altro per ragioni culturali, si pone in maniera critica nei confronti del credo liberista, e non poteva permetterselo, non era nei suoi piani. 
Mi chiedo cosa si aspetta a indire manifestazioni di protesta contro questo governo di tagliatori di teste e a richiedere elezioni subito.

venerdì 30 marzo 2012

Inchiesta Crisi Eurozona /4 – INTERVISTA A PAOLO BARNARD: È IN CORSO UN COLPO DI STATO FINANZIARIO?

Barnard ma non credi che anche il consumismo all'americana sia una iattura? Davvero pensi che consumare come polli d'allevamento sia la soluzione? Non sei tu quello che ha scritto:"Perché ci odiano?". Gli USA non hanno finanziato il loro alto livello di consumi anche con la rapina delle materie prime nei paesi del terzo mondo e il contollo di vaste aree geografiche del pianeta per mano di dittature sanguinarie? 
Forse sono ignorante, come i molti a cui tu rivolgi questo epiteto, ma c'è qualcosa che non mi quadra. Non è bene il neofeudalesimo dei rentiers, ma nemmeno il consumo senza freni delle risorse e del territorio

da investireoggi

InvestireOggi.it ha rivolto al noto giornalista Paolo Barnard alcune domande sulla crisi dei debiti sovrani e, più in generale, sul ruolo ricoperto dalle élite di potere (i “rentiers”, gli esponenti del “Vero Potere”) all’interno del quadro politico-economico internazionale. 

Stefano FugazziIn data 24-26 febbraio si è tenuto a Rimini un convegno sulla Modern Market Theory intitolato “Questo è un colpo di Stato finanziario”. Ti sei impegnato in prima persona per portare in Italia un gruppo di economisti di fama internazionale. Quali erano gli obiettivi del convegno? 
Paolo Barnard – L’obiettivo del convegno di Rimini era di avvicinare il pubblico italiano alla Modern Money Theory (MMT) e quindi promuovere il ritorno dello Stato a moneta sovrana alle sue funzioni più alte, quelle messe in atto dal 1946 al 1956 dagli Stati Uniti del boom economico più possente della Storia dell’umanità. La MMT ci descrive la salvezza da un disegno distruttivo e iniquo che sta minando tutto ciò che noi conosciamo come crescita, benessere, democrazia: il Neoliberismo dei nuovi “rentiers” europei, il peggiore mai esistito.

Stefano Fugazzi – Micheal Hudson, uno dei relatori del convegno sulla MMT, ha fatto riferimento a “un colpo di Stato finanziario”.
Paolo Barnard – Ciò che sta accadendo all’Europa della crisi non è solo frutto di accidenti finanziari e dissesti di bilanci statali, né di una crisi sistemica delle bilance commerciali o altro. Vi sono forze al lavoro in Europa che mirano alla distruzione delle dinamiche del Capitalismo stesso. E non sono affatto forze marxiste, per carità. Al contrario, e peggio. Va compresa, qui, la differenza fra Europa e Stati Uniti. Negli Stati Uniti il Capitalismo si è sviluppato su una terra nuda, tragicamente ripulita della sua popolazione autoctona, ma nuda di ogni presenza delle forze dell’Ancien Régime europeo. Il Capitalismo americano è nato dinamico, pragmatico, e con un’istintiva connotazione verso la “Funzione del Consumo”, che oltre un secolo e mezzo più tardi verrà descritta dall’economista inglese John Maynard Keynes. Negli USA, il Potere maggiore fino ai primi anni ’90 ha sempre badato a mantenere in vita il fondamentale principio secondo cui è la Spesa che genera il Risparmio e dunque il successivo Investimento e i Consumi, da cui viene il profitto. Questa centralità della capacità di spendere valeva sia per lo Stato americano, che ha creato la maggiore ricchezza nella sua storia spendendo a deficit di bilancio fino al 25% del Pil, sia per il settore non-governativo, cioè il privato, dove l’elemento dei consumi (spesa) è sempre stato in primo piano. Ecco il Capitalismo all’Americana, almeno prima della recente mutazione nella folle sfera finanziaria speculativa.

Stefano Fugazzi – Il Capitalismo “a stelle e strisce” è poi sbarcato in Europa. 
Paolo Barnard – Precisamente. Questo Capitalismo è sbarcato in Europa dopo la seconda guerra mondiale, con un buon successo. Intendo dire un successo di pubblico, e con la partecipazione confusa e ignorante della classe politica. In Europa, tuttavia, i gangli del Potere tradizionale – quello che ereditò gli ideali dell’Ancien Régime, del Neomercantilismo tedesco e francese, che transitò trasversalmente nel nazismo, e che fu pregno di appoggi nelle sfere vaticane – ha sempre visto il Capitalismo americano come un’aberrazione. Non certo per le sue derive eccessivamente consumistiche, ma, al contrario, solo perché persino quel minimo di contenuto democratico che esso mantiene – cioè la necessità della presenza di una popolazione tutelata abbastanza affinché consumi – era visto come un’insidia inaccettabile nelle mire fondamentali di questo Potere tradizionale europeo. Queste mire erano, e sono tuttora, la distruzione di qualsiasi potere popolare e democratico, e l’imposizione, anzi, il ritorno in Europa di un nuovo ordine sociale di tipo para-feudale, con a capo quelli che già Adam Smith e David Ricardo definivano i “rentiers”.

Stefano Fugazzi – Chi erano i “rentiers” di allora?
Paolo Barnard – I “rentiers” erano, e rimangono nel presente, i rampolli delle nobiltà e delle tecnocrazie europee che ritengono loro diritto “divino” non solo governare i popoli ritenuti masse ignoranti, ma anche prelevare tutta la ricchezza possibile dal lavoro di altri. E questo salasso ha colpito e sta colpendo anche voi imprenditori proprio oggi. Non è necessario ricordare che per questo identico motivo in Francia nel 1789 scoppiò una rivoluzione. Quell’evento li marginalizzò per un periodo, ma poi i “rentiers” tornarono e oggi governano l’Unione Europea.

Stefano Fugazzi – Volendo fare qualche nome, chi sono gli esponenti contemporanei di questa élite di potere?
Paolo Barnard – I loro esecutori materiali nell’UE moderna sono (o sono stati) i potentissimi tecnocrati come Herman Van Rompuy, Olli Rehn, Jaques Attali, Jacques Delors, Lorenzo Bini Smaghi, Mario Draghi, Juncker e Weigel fra i tanti. Sono i decisori finali dei nostri destini, coloro che decidono nelle stanze chiuse di Francoforte o Bruxelles se lei avrà mercato o se invece soccomberà, alla lettera, coi loro Trattati vincolanti per ogni parlamento europeo. “Rentiers” sono divenuti i finti imprenditori (come Montezemolo o De Benedetti in Italia) che scommettono su rendite da “clienti prigionieri” dei servizi essenziali forzosamente privatizzati e riuniti in monopoli privati (la Captive Demand), violando ogni regola di libero mercato reale; i capitani Neomercantili delle multinazionali dell’acciaio, metalmeccaniche o dell’high-tech franco-tedesche, le cui strategie di profitto hanno abbandonato la virtuosità del libero mercato reale e si basano solo sulla deflazione dei redditi dei loro dipendenti cui succhiano la vita con pretese di produttività da collasso (in Germania i redditi crescono del 50% in meno rispetto alla media europea con una produttività del 35% superiore, e, infatti, i consumi interni sono crollati); “rentiers” sono i gestori degli Hedge Funds della City di Londra, gli speculatori che estraggono fortune inaudite proprio dall’attacco al tessuto economico di intere nazioni attraverso l’uso della scommessa finanziaria pura.
Questi sono i nuovi “rentiers”, odiano il Capitalismo dei consumi, sono tornati al timone dell’economia, e, come detto, hanno in comune particolarmente il desiderio di estrarre dal terreno produttivo di aziende e cittadini un profitto del tutto parassitario. Per riconquistare il potere perduto un secolo fa e al fine di attuare il loro programma, essi pensarono a un’intera struttura politico-economica, le cui forme larvali comparvero 75 anni fa, e la cui massima espressione è oggi l’Eurozona. Questo il pubblico non sa, voi non sapete. Questo è il vero colpo di Stato finanziario.

Stefano Fugazzi – Qual è il tuo punto di vista sul salvataggio “forzato” della Grecia? 
Paolo Barnard – È una delle tante tappe verso la distruzione del sud Europa per il profitto del Neomercantilismo tedesco. E, come fu per il golpe in Cile nel 1973, si tratta di un avvertimento agghiacciante a Italia e Spagna.

Stefano Fugazzi - Proviamo a disegnare uno scenario alternativo. La crisi – al pari di quella degli anni ’30 e ’40 – è in realtà una crisi programmata. Il Vero Potere sono le grandi banche d’affari che vorrebbero più semplicemente acquisire asset e penetrare nuovi mercati a fronte di un minore esborso.
Paolo Barnard – No, è molto più articolato di così. Come già detto, l’elemento che unisce Wall Street ai “rentiers” europei è il desiderio di estrarre immense fortune parassitarie, truffando, sfruttando, e senza assolutamente produrre alcuna reale economia.

Stefano Fugazzi – Quale sarà secondo te il prossimo “step evolutivo” dell’UE? Un nuovo trattato?
Paolo Barnard – Dopo il Fiscal Compact, probabilmente tenteranno di introdurre nuove modifiche ai Trattati nello stesso senso, cioè quello di prosciugare a sangue sia ogni residuo di sovranità statale, che le nostre economie produttive, così da veramente ridurre gran parte dell’Europa a masse di poveracci del tutto sottomessi alla Bruxelles dei “rentiers” e senza via d’uscita. Hanno ancora tanto da divorare: tutti i servizi pubblici residui, e soprattutto l’imposizione fiscale, che vorranno trasferita alla Commissione Europea in esclusiva, così da ammazzare veramente anche quel briciolo di politiche di spesa statale ancora rimasto.

Stefano Fugazzi – In passato hai lavorato per giornali e TV. Fino a che punto la visione della realtà è manipolata dal Vero Potere?
Paolo Barnard – Non c’è un punto. Se ci fosse avemmo speranza nei media. Neppure io mi ero reso conto del grado di controllo e intimidazione che il Vero Potere esercita nei media fino all’evento di Rimini. Incredibile, ben oltre Orwell. Immagina: cinque grandi economisti mondiali, il tema è da prima pagina, e ci sono 2.000 persone paganti per capire il Golpe Finanziario e come reagire. La notizia non è uscita neppure sui tabloid da supermercato, zero totale. Sappiamo di una troupe di una tv nazionale nota che è stata addirittura richiamata in sede mentre veniva a Rimini. Questo testimonia che il nostro messaggio è veramente l’unico che terrorizza il Vero Potere.

Stefano Fugazzi – Quali sono i tuoi prossimi progetti editoriali e culturali?
Paolo Barnard – Continuerò a battermi per la MMT e per l’instaurazione di uno Stato, a moneta sovrana, che spenda a deficit positivo per il benessere del 99% della popolazione. Questa è la vera democrazia. Un impegno per cui vale davvero battersi.

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Paolo Barnard ha lavorato per innumerevoli testate nazionali fra quotidiani e periodici, come La Stampa, Il Manifesto, Il Corriere della Sera, Il Mattino, Il Secolo di Genova, La Repubblica, La Voce di Montanelli e Oggi. Per la televisione in RAI con Samarcanda di Santoro durante la Guerra del Golfo (1991) e con Report per dieci anni, avendolo co-fondato (1994-2004). Per riviste di cultura come Micromega, Altrove, Golem del Sole 24 Ore, e per agenzie di stampa e testate online. Ha recentemente pubblicato un saggio “Il Più Grande Crimine” dove vengono approfondite in dettaglio molti degli argomenti trattati nell’intervista rilasciata a InvestireOggi.it.
Sito web: http://paolobarnard.info/
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La Modern Money Theory (M.M.T.) è oggi, secondo alcuni, l’unico strumento esistente di scienza economica e sociale che sia in grado di interferire efficacemente con il processo di “finanziarizzazione dell’economia” e di contrastare la preminenza del sistema bancario, che sta sovrastando la politica e la democrazia. L’aspetto principale della Modern Money Theory (M.M.T.) è mettere al centro la capacità dello Stato sovrano di creare ricchezza emettendo moneta.
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In data 24-26 febbraio si è tenuto a Rimini un summit sulla Money Market Theory intitolato “Questo è un colpo di Stato finanziario”. Hanno preso parte all’evento: Paolo Barnard (giornalista e scrittore), William Black (J.D., Ph.D., Associate Professor of Law and Economics at the University of Missouri-Kansas City), Michael Hudson (President of The Institute for the Study of Long-Term Economic Trends -ISLET-, a Wall Street Financial Analyst), Stephanie Kelton (Ph.D., Associate Professor of Economics at the University of Missouri-Kansas City), Marshall Auerback (expert in investment management) e Alain Parguez (Emeritus Professor of Economics Ist Class, Université de Franche-Comté at Besançon – France – Faculty of Law, Economics and Political Science).