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domenica 13 settembre 2015

È il radicalismo, bellezza

di Nicodemo

Più ci penso e più mi convinco che Barnard ha ragione: a quei pezzi di merda di neocon ed estremisti di destra al soldo delle oligarchie tipo fratelli Koch, gli abbiamo insegnato noi come si fa “l’egemonia”. Glielo abbiamo insegnato quando eravamo radicali (niente a che vedere con gentaglia pannelliana) e dicevamo pane al pane e vino al vino: il capitalismo è il male e va abolito senza mezzi termini, i porci borghesi sono porci borghesi, gli USA sono peggio della peste, fuori dalla NATO ecc. Messaggi semplici, che venivano assimilati tanto più quanto più netto era il contrasto con le tesi di segno opposto. 
Oggi ci nascondiamo dietro un pragmatismo che dovrebbe essere l’osso che fa contente le classi medie e che alla fine induce ancora qualcuno a far credere che il Pd sia un partito di sinistra con cui fare accordi. Pragmatismo un corno, perdiamo sempre e se vinciamo dobbiamo annacquare un vino che è già rosa pallido.

I destri hanno rovesciando il nostro radicalismo, ma hanno utilizzato il metodo: usano messaggi elementari, ma di contenuto radicalmente spudorato, del tipo se sei povero vuol dire che te lo meriti, se ti ammali e muori perchè non hai un'assicurazione sulla salute vuol dire che quello è il tuo destino, i sussidi impigriscono e permettono alla feccia di proliferare, i latinos sono tutti delinquenti e altre piacevolezze del genere. Il bello che molti hanno davvero introiettato queste atrocità. A furia di ripeterlo senza tentennare un attimo, hanno convinto i più disgraziati che un sistema che favorisce la ricchezza e condanna  sussidi e welfare sia la cosa giusta, perché almeno la ricchezza scola e qualcosa si acchiappa, inoltre la ricchezza di una nazione, anche se per pochi intimi, rende orgoglioso pure te, povero relitto umano a cui non rimane che sparare contro gli immigrati, che per fortuna ci sono e ti fanno sentire un po’ meno nullità di quello che sei. Questa gente in USA è riuscita persino a convincere i derelitti che il sistema sanitario pubblico è nazista. Sembra una follia, ma è vero.

Ora scopriamo che se ci sono un vecchietto che parla di socialismo e ragazzotti col codino che dicono di voler fare fuori le oligarchie economiche europee, la gente gli da consenso. Chiaro no? Abbiamo capito che essere radicali da emozione e questa emozione è contagiosa e la gente riesce a riempire il senso di vuoto se gli dai qualcosa su cui scommettere anche se la posta è alta,  oltretutto ti apprezza perché un radicale è genuino se sa esserlo veramente e non parla con lingua biforcuta.

Coraggio, (ri)facciamo i radicali. Con moderazione ovviamente, sia mai che scappi Vendola.

mercoledì 10 aprile 2013

Ricostruzione: Barnard bacchetta Barca, non può ricostruire con l'euro. Insulta l'Aquila.

di Paolo Barnard da Abruzzoweb

Il ministro Fabrizio Barca ha dimostrato per l’ennesima volta ai cittadini dell’Aquila la genialità dell’intuizione dell’intellettuale americano Edward Herman, quando definì la nostra epoca storica come quella dove i Poteri hanno “reso plausibile l’inimmaginabile”.
Abbiamo un ministro integrato nel primo governo economicida della storia repubblicana che si presenta nella vostra città, al cospetto della giornata della memoria e del dolore, per dire cose che ci tengo a definire oscene.
Barca ha insultato non solo le 309 vittime del terremoto, ma ha anche preso per i fondelli i vostri concittadini.
Il ministro apre una parte cruciale dell’intervista ad AbruzzoWeb con queste parole: “Contemporaneamente fare un’operazione keynesiana di apertura di cantieri... Le pare che sia un problema per un governo intelligente?”.
Primo, il governo che Barca ha diligentemente servito non è un governo, ma una tecnocrazia democraticamente illegittima insediata dalla Troika europea che nessun italiano ha mai votato.
Secondo, si tratta di un governo che ha ampiamente dimostrato, attraverso tagli selvaggi a tutto ciò che è servizio pubblico e con una tassazione grottesca, di perseguire il disegno Eurocratico di distruzione delle economie del Sud Europa per il vantaggio esclusivo dei poteri Neomercantili tedeschi e della speculazione finanziaria.
Terzo, Barca sa perfettamente che nel contesto sopraccitato la sola menzione di una spesa di Stato di stampo keynesiana è nientemeno che blasfemia, per cui non sarà mai neppure presa in considerazione.
Ma il ministro insiste: “Lo Stato può fare quello che vuole, se no non è uno Stato”. Mi prendo la personale responsabilità di affermare che qui Barca pecca di crassa incompetenza, o più probabilmente di totale malafede.
Il costrutto dell’Eurozona è precisamente sinonimo di totale perdita di ogni sovranità statale, da quella monetaria (Trattato di Maastricht), a quella parlamentare (Trattato di Lisbona) a quella democratica (si veda l’insediamento di Mario Monti).
Barca, se ha letto i Trattati sovranazionali e vincolanti impostici dall’Eurozona, sa benissimo che il Fiscal Compact, da noi ratificato, obbliga Roma a sottoporre alla Commissione Europea ogni singola voce di spesa per approvazione, mancante la quale il nostro governo non può spendere neppure per i cancellini delle lavagne delle scuole.
Infine, un altro Trattato vincolante già approvato, l’Europact, sottopone le decisioni di spesa nazionale a procedure di infrazione da parte di un qualsiasi membro del Parlamento Europeo o della Commissione, o anche al veto di una singola nazione dell’Eurozona.
Ancora Barca ad AbruzzoWeb, dopo la domanda del cronista che chiedeva se l’Italia necessitasse di una moneta sovrana per intervenire efficacemente a favore dell’Aquila: “La moneta è sovrana. È l’Euro”, chiosa il ministro, volendo sottolineare le sue precedenti affermazioni sulla possibilità che questo governo possa facilmente ricostruire la vostra città.
L’Euro non è affatto sovrano per l’Italia, che non lo può emettere, e che lo deve sempre prendere in prestito dai mercati di capitali privati, dovendo poi tassare pesantemente gli italiani per recuperare ogni centesimo speso per loro da restituire ai tali creditori privati.
Impossibile per Roma sborsare fondi per l’Aquila denominati in euro. Semplicemente, anche se accadesse (fantasia), essi sarebbero poi ri-sottratti a voi cittadini attraverso un prelievo fiscale grottesco.
Il ministro inopportunamente conclude: “Su un’operazione come questa io scommetto la faccia, e dimostro al resto del mondo che certo che risistemo la mia Aquila”.
Caro Barca, lei la faccia l’ha già persa in uno show dove, a fronte di migliaia di aquilani provati da anni di dolore, lei ha saputo falsificare la realtà con inesattezze, ignoranza, e cinismo menzognero.

venerdì 15 marzo 2013

L'avvento del Grillo

di Franco Cilli  
E’ davvero cambiato tutto? Siamo nel bel mezzo di una cambiamento epocale, di una sorta di rivoluzione copernicana, di cambio di paradigma nel modo illustrato da Khun? Sarebbe bello poter dire di si. Ogni epoca ha vissuto il fremito incalzante di un avvento, l’avvento del regno di Dio in terra, atteso sin dagli albori delle comunità cristiane dove sembrava che Jesus is back fosse questioni di anni, evento poi procrastinato per secoli, fino al più laico avvento del comunismo, della fine della storia e della dialettica, con il proletariato figura centrale, unica, nella mente contorta di György Lukács , in grado di sfuggire al pessimismo tragico della borghesia, e farsi garante di una centralità del processo evolutivo della società. Volete che la mia, la nostra generazione, come quelle precedenti si faccia mancare il grande avvento? Le moltitudini che finalmente spazzano via il conflitto artificioso fra il bisogno di sicurezza realizzato per mezzo del contratto sociale, e la necessità di una democrazia vera e di una giustizia realizzata che dia potere ad una massa di eguali, ripudiando l’alibi delle differenze di ceto, di razza, di quoziente intellettivo, quale pretesto per togliere la responsabilità della politica a un tutto indistinto. Ebbene io non credo che Grillo o chi per lui rappresenti l’avvento di qualcosa e nemmeno un cambiamento radicale, a meno che le cose non vadano per il meglio. Non lo credo perché appellarsi al moralismo degli sprechi della casta e del tradimento della politica, non affronta e non risolve certo il vero nodo della questione: il potere, quello delle oligarchie economiche e di un paradigma economico presentato in maniera inappellabile e incontestabile come fosse la legge di gravità o la necessità di un antibiotico per curare la polmonite. Di fatto Grillo dice poco o niente in merito al potere, se non nelle forma di un ampliamento del potere decisionale del “cittadino”. Dove sono gli organismi sovranazionali, le grandi potenze regionali, che a dispetto dell’Impero negriano continuano a comportarsi come stati nazioni colonizzatrici, e la grande finanza? Grillo è omogeneo a tutto ciò o semplicemente crede che questi poteri, come predica il visionario Casaleggio, diverranno degli involucri privi di sostanza una volta che la rete li avrà avviluppati e risucchiati nei suoi spazi dove ogni istanza rimbalza fra un nodo e l’altro senza possibilità di individuare una centralità del potere? Questo mi rende dubbioso su Grillo, non certo i resort in Costa Rica. Il nodo del potere va risolto in un ambito generale e non certo derubricato a un problema di ruba-galline della periferia dell’impero. Per Barnard il nodo è l’economia e lui ha risolto il tutto con l’adozione di un’economia sana (la ME-MMT ) che prosciugherebbe l’acqua dove sguazzano gli squali che si nutrono di sovranità nazionale e monetaria, impoverendo le persone. Per noi sovversivi la cosa si declina in maniera diversa. I nodi sono a seconda delle categorie di riferimento, l’Impero, l’imperialismo, il conflitto capitale/lavoro (vecchia storia).Ovvio che anche Grillo, come pensano molti rivoluzionari che lo hanno votato per calcoli politici può rientrare in qualsiasi schema, è sufficiente assumere la disarticolazione del sistema e l’azione dirompente di un movimento come necessità strategica e il gioco è fatto. Ma davvero la frattura che può aprire un Grillo può risolvere il nodo del potere? Ci risiamo, siamo solo in Italia e il discorso dell’effetto domino vale fino ad un certo punto. Di certo è che di fronte all’immobilismo, al fallimento della sinistra e all'efficacia di un interclassismo grilliano che contenta tutti, meglio Grillo che la sola speranza o l’attesa snervante di ciò che si conosce sin troppo bene o che non si conosce affatto. Almeno per il momento. 

sabato 15 dicembre 2012

Barnard: pensioni private, ecco a chi obbedisce la Fornero

da libreidee
 
Lacrime di coccodrillo: Elsa Fornero piange in pubblico annunciando il taglio delle pensioni, ma in realtà lavora da anni proprio per questo. Obiettivo: consegnare al mercato finanziario privato il patrimonio delle pensioni pubbliche italiane, aggravando così anche il deficit dello Stato. Lo afferma Paolo Barnard, che insieme all’avvocato Paola Musu ha denunciato Mario Monti e Giorgio Napolitano per il “golpe finanziario” di fine 2011. Sono già un migliaio le denunce, sottoscritte in tutta Italia: Napolitano – di cui Barnard chiede l’impeachment in Parlamento – secondo il promotore italiano della Modern Money Theory avrebbe dovuto difendere l’Italia dall’attacco speculativo dello scorso anno. Invece, il capo dello Stato «non solo ha mancato nel suo compito supremo – lo accusa l’ex inviato di “Report” – ma è stato e continua a essere pienamente complice del sovvertimento democratico ad opera dei mercati finanziari e dell’Eurozona». Parla da solo, aggiunge il giornalista, il caso sconcertante di Elsa Fornero, da anni al servizio del sistema pensionistico privato.


Uno sguardo al curriculum della ministra più detestata d’Italia aiuta a farsi un’idea: dal 1999 è stata nel Cda di Ina Assicurazioni, Fideuram Vita, Eurizon Financial Group. Poi vicepresidente della Compagnia di San Paolo e del consiglio di sorveglianza di Intesa SanPaolo, quindi nel board di Buzzi Unicem Spa e direttrice di Allianz Spa. In pratica: un virtuale conflitto d’interessi vivente, nel momento in cui entra a far parte del governo Monti, dove – con un reddito dichiarato di oltre 400.000 euro, il 6 dicembre 2011 annuncia subito la riforma delle pensioni italiane, che al 50% non superano i mille euro mensili e al 27% non vanno oltre i 500 euro. «Una riforma incostituzionale – accusa Barnard – nonché una truffa, già riconosciuta dai mercati stessi».
La riforma ammazza-pensioni entrerà in vigore nel 2013. “Business Online” la commenta così: «Pensioni sempre più lontane e sempre più esigue, a causa del nuovo meccanismo che adeguerà alle aspettative di vita i coefficienti di trasformazione in rendita e i requisiti di età». Esempio: chi oggi guadagna sui 2.500 euro, potrebbe prenderne solo 688 di pensione. Inoltre, aggiunge “Business Online”, «per avere una pensione dignitosa, il lavoratore dovrà aver versato nel corso della sua vita lavorativa almeno 300-400 mila euro di contributi, come spiegato da molti esperti». Sembra infatti che la pensione integrativa privata «possa essere l’unica via di uscita per riuscire a mantenere lo stile di vita una volta conclusa l’attività lavorativa».
La ministra, “emissaria” diretta dei colossi finanziari che gestiscono fondi pensionistici privati, vanta una strettissima “osservanza”di ogni tipo di diktat proveniente da quel mondo. Nel 2000, prende nota di una “raccomandazione” per l’Italia emessa dai tecnocrati dell’Ocse in cui la Fornero siede a fianco di Mediobanca, Generali, Invesco e Ing. Tema: estensione del sistema contributivo. Dieci anni dopo, sarà la stessa super-lobby “Business Europe” a rivolgere una “raccomandazione” agli Stati dell’Eurozona, per «mettere in relazione l’effettiva età pensionabile con l’aspettativa di vita»; indicazione che, una volta ministro, la Fornero trasformerà subito in legge. «Elsa Fornero – commenta Barnard – sa perfettamente da anni che l’affidare alla capitalizzazione le nostre pensioni è devastante per i conti dello Stato. E sa oggi che la previdenza privata è fallimentare per le tasche dei pensionati, ma tace».
Già nel 2000, al convegno “Scenari sulla previdenza privata e pubblica” promosso da Mediobanca, la Fornero concordava con l’economista Franco Modigliani: “perverso” il sistema previdenziale obbligatorio pubblico, meglio che venga «completamente rimpiazzato dalla capitalizzazione». Sin da allora, secondo Barnard, la Fornero era un tecnico dichiaratamente in conflitto d’interessi con la Costituzione, che all’articolo 41 impone che l’attività economica sia indirizzata e coordinata a fini sociali. «Impossibile che gruppi finanziari con interessi speculativi per centinaia di miliardi e che rispondono solo agli investitori possano perseguire fini sociali». Inoltre, e ancor più grave – aggiunge Barnard – Fornero e Modigliani ammettono in quel consesso privato che l’auspicata riforma delle pensioni in senso privatistico «non solo peggiorerà per decenni i bilanci dello Stato», ma «questa catastrofe di impoverimento nazionale dovrà essere ripianata dalle famigerate Austerità delle tasse, che devastano il paese produttivo e i redditi». In altre parole: «Al fine di portare immensi capitali pensionistici nelle casse dei gruppi di capitalizzazione, Fornero già nel 2000 era disposta a causare l’Economicidio dell’intera nazione». 
Oggi circola in tutti gli ambienti della previdenza integrativa privata, italiana e internazionale, l’ultimo rapporto del Covip, un organo di controllo nazionale delle previdenze. Che rivela fatti sconcertanti: a fine 2011, il totale investito nelle previdenze integrative private italiane era già di 90,7 miliardi di euro. Il 58% di questi contributi versati dai lavoratori è stato investito in titoli di Stato internazionali relativamente sicuri, ma il 42% rimane investito in finanza ed equities, notoriamente ad alto rischio. «Si sappia che solo nel primo anno e mezzo della crisi finanziaria – rileva Barnard – negli Usa sono scomparsi nel nulla 2.000 miliardi di dollari di pensioni sudate una intera vita dagli americani». Altra sigla sconosciuta ai più, quella di Mefop Spa, società per lo sviluppo del mercato dei fondi pensione, fondata nel 1999. Soci: Allianz, Intesa SanPaolo, Unipol, Generali, Unicredit. Missione della lobby: sviluppare la previdenza complementare, privata.
Il ministro dell'economia, Vittorio GrilliOggi, rivela Barnard, il ministero dell’economia detiene la maggioranza assoluta delle azioni di Mefop Spa. Cioè: «I pubblici amministratori delle nostre vite economiche, tenuti all’assoluta imparzialità dalla Costituzione italiana, sono azionisti di maggioranza di una lobby di speculatori previdenziali privati. E non poteva mancare il solito nome: nel 1999, nel comitato scientifico di Mefop Spa sfoggiava lei, Elsa Fornero». Che, da allora, non ha mai allentato l’impegno per la privatizzazione delle pensioni, indebolendo la previdenza pubblica. Nel 2003 a Bruxelles presenta un dossier al Ceps, il Centre for European Policy Studies, gruppo controllato dalla American Chamber of Commerce e dalla City of London. Sponsor dell’evento: Allianz, con 392 miliardi di dollari in gestioni finanziarie, ed European Federation of Retirement Provision, che è la top-lobby delle pensioni integrative in Europa con 3.500 miliardi di euro in gestioni finanziarie.
Nel marzo 2010, continua Barnard, la Fornero è all’European Policy Center per la conferenza “Challenge Europe 2020”, dove sostiene, testualmente, che «il metodo più efficace per prevenire l’impoverimento della terza età è di farli stare di più al lavoro, sia riportando più anziani al lavoro che alzandogli l’età media pensionabile». Nei mercati del lavoro “flessibile”, per Elsa Fornero, «i redditi devono stare di pari passo con la produttività: crescono normalmente fino all’età media, e calano quando il lavoratore si avvicina alla pensione». Principi, osserva Barnard, che «rasentano l’incubo di un regime socialmente nazista: si auspica esplicitamente che l’anziano sia forzosamente riportato al lavoro, che gli si impedisca di godere del diritto al riposo e che, dopo una vita di lavoro per il paese, lo si penalizzi nel reddito in quanto non più macchina produttiva per il profitto, in una logica che lo deumanizza».

Domenico SiniscalcoOltre «all’abominio intellettuale di questa sicaria dell’Economicidio sociale», secondo Barnard si ravvisa l’ennesima violazione della Costituzione, che all’articolo 36 garantisce il diritto a una pensione equa e “in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. Ovvero: la Costituzione non ammette che, a parità di qualità e quantità di lavoro, vi possa essere una discriminazione di reddito in base all’avanzamento dell’età. Ma Elsa Fornero non demorde, e spesso compare al fianco di Assogestioni, la struttura di Domenico Siniscalco che arriva a gestire 974 miliardi di euro di investimenti. Al Salone del Risparmio dell’aprile 2012, con tutti i big della finanza presenti (nonché lettere di plauso di Monti e Napolitano), la Fornero rassicura il settore privato: «Qualsiasi lavoro finanziato da fondi pubblici è escluso», chiarisce. Problema: «Per i fondi pensione privati il bicchiere è ancora mezzo vuoto»? Niente paura: «Il governo farà la sua parte».
I gruppi finanziari sponsor e partecipanti a quell’evento, fa notare Barnard, assommano interessi di speculazione finanziaria che raggiungono una cifra impossibile da calcolare per via delle dimensioni inimmaginabili. Ad ascoltare le parole di Elsa Fornero c’erano Aberdeen, Bnp Paribas, Invesco, Eurizon Capital, Jp Morgan Asset Management, Pioneer Investments, Credit Suisse, Morgan Stanley, Pimco, Ubs, Fineco, Deutsche Bank, Natixis, Hsbc, Unicredit e molti altri, di pari stazza mondiale. E non è finita. Un mese dopo, i leader italiani della promozione finanziaria sono all’Unione Industriali di Torino: Banca Fideuram, Banca Generali, Finanza & Futuro Banca, Ubi Banca Private Investment, Assoreti. Tema centrale, “il contributo delle reti di promotori finanziari allo sviluppo della previdenza complementare in Italia”. In apertura, Elsa Fornero avverte: «Dalla riforma delle pensioni non si torna indietro».
E arriviamo al fatidico novembre 2012, con la massima assise mondiale dei fondi pensione privati, il World Pension Summit di Amsterdam. Sponsor planetari, che portano sul tavolo olandese interessi finanziari per un totale di 2.798 miliardi di euro, cifra di quasi mille miliardi superiore al Pil italiano, ma divisa in nove gruppi privati: Pensioen Federatie, Fidelity Worldwide Investment, Mn, Deloitte, Skagen Funds, Delta Lloyd Group, Adveq, Ing, Jp Morgan Asset Management’s. Elsa Fornero è fra i relatori, unico ministro delle politiche sociali: in quella sede, sostiene Barnard, la professoressa torinese «compie quello che è forse l’atto di ammissione più grave della storia della Repubblica italiana». In una convention a porte chiuse, la Fornero dichiara che le modifiche all’attuale sistema previdenziale «erano necessarie per compiacere i mercati finanziari, altrimenti ci sarebbero state conseguenze devastanti per il paese».

BarnardGiù la maschera, siamo alla capitolazione definitiva: «Lo Stato non esiste più, Monti e la Fornero lavorano per i mercati violando la Costituzione come mai dal 1948 a oggi». Per Paolo Barnard, «il colpo di Stato finanziario che ha posto definitivamente fine alla sovranità di Camera e Senato è una realtà», e pertanto «l’indegno presidente della Repubblica Giorgio Napolitano va messo in stato d’accusa dal Parlamento per alto tradimento». Semplicemente sconcertante, per il giornalista promotore dell’economia monetaria democratica formulata da Warren Mosler, che un ministro lavori – ormai apertamente – per dirottare sul mercato privato le pensioni pubbliche, come vogliono le potenti lobby da cui la stessa Fornero proviene. Barnard chiede che il “golpe” finanziario finisca sotto processo, cominciando da «due delle più indegne figure della storia democratica italiana», ovvero «la sicaria dell’Economicidio italiano e lobbista dei gruppi finanziari Elsa Fornero» nonché «l’ex comunista Giorgio Napolitano, già lungamente compromesso coi poteri forti del Council on Foreign Relations americano dagli anni ‘70». Dovranno «rispondere, a noi cittadini, dell’immane danno alla democrazia».

sabato 13 ottobre 2012

27 Ottobre: manifestazione nazionale a Roma. Una botta di vita

A parziale rettifica del post precedente, volevo precisare che il 27 Ottobre ci sarà si uno sciopero nazionale con tanto di manifestazione a Roma, ma per quanto mi è dato sapere riguarderà solo il comparto della sanità. Uno scioperò indetto dalla quasi totalità delle sigle sindacali operanti in ambito sanitario. 
Parallelamente si svolgerà il NO-Monti Day, una manifestazione contro le politiche liberiste del governo Monti, organizzata da varie sigle della sinista e dai movimenti. 
Salvo ulteriori sviste dovute a carenza di informazioni, questo è quanto.
Lo sciopero della sanità è importante, non solo per gli ovvi contenuti di opposizione ai tagli sempre maggiori al comparto sanitario, che mettono in ginocchio la sanità pubblica e l'erogazione di servizi essenziali, con la conseguenza di favorire il privato, ma anche perché, unitamente alla manifestazione anti-Monti, esprime un minimo segnale di ripresa dei parametri vitali di una società civile, al momento in piena depressione e profondamente astenica. 
Entrambe le manifestazioni sono importanti, eppure tanto più sono importanti, tanto meno sono pubblicizzate, e questo è inspiegabile. Si ha l'impressione che la convinzione generale sia quella che non valga la pena investire troppo in qualcosa che potrebbe rivelarsi una fallimento. Ovviamente questo è il meccanismo classico per cui si determinano i fallimenti. 
Credo purtroppo che alla base di tutto ci sia un retro-pensiero pericoloso che riflette la consapevolezza che i vincoli imposti dall'Europa possano rappresentare una trappola dalla quale è impossibile sfuggire. 
Un sentimento depressivo davvero pericoloso. 
Per questo motivo occorre sprecare un  po' di energie per far capire alla gente che l'agenda Monti non è vangelo e che ci sono alternative credibili. Già ma quali? 
Barnard con la sua MMT è l'unico che mostra sicurezza e fornisce una teoria organica alternativa al "neoclassicismo" montiano. Gli altri balbettano. Queste cose si notano e non promettono niente di buono.


giovedì 4 ottobre 2012

Sprechi delle Regioni: il male è l’euro, prima non era un disastro.

dal Blog di Paolo Barnard
Nell’Italia dell’euro, cioè nel Paese dove ogni singolo centesimo speso dallo Stato o dalle amministrazioni pubbliche va restituito ai mercati di capitali privati a tassi d’usura, sia la spesa pubblica che, a maggior ragione, la spesa pubblica sprecata/rubata si traducono in crescenti tasse e tagli ai servizi per i cittadini. Per forza: uno Stato come oggi è l’Italia che non può più emettere a costo zero la propria moneta e che deve invece usare una moneta di proprietà di altri (la BCE e i mercati), non ha scelta se non quella di pescare dalla nostre tasche ciò che deve restituire. Ergo: gli spreconi/ladroni alla Fiorito, oggi con l’euro, ci fanno un danno aggiuntivo enorme, oltre a essere laidi.
Questo deve farvi capire che il reale problema degli sprechi pubblici oggi non sono gli sprechi per sé, ma il fatto che tali sprechi sono denominati in una moneta straniera per l’Italia. Infatti…
Se l’Italia fosse sovrana nella moneta, ecco cosa sarebbero gli sprechi pubblici: sarebbero un intralcio alla politica di spesa, agli indirizzi di spesa, non tanto un danno all’economia nazionale. Anzi, l’economia dopo tutto finirebbe per beneficiare anche dagli sprechi.
Primo: qualsiasi massa finanziaria pubblica sottratta illecitamente e spesa, anche se spesa in auto di lusso, ristoranti, vacanze, ville, appalti poco chiari ecc., dal momento in cui è spesa alimenta consumi, lavori, aziende, professionisti, operai, e chiunque lavori nei settori dove quei soldi sono spesi. Questo di fatto alimenta l’economia, quella che dà lavoro ai camerieri dei ristoranti, ai venditori nei concessionari d’auto, agli operai che fanno le ville, ai lavoranti dei posti di vacanza, a tutto l’indotto degli appalti ecc.
Mi si obietterà a questo punto che, anche se il danno degli sprechi in una nazione a moneta sovrana non è strettamente economico, vi sono danni derivanti dal fatto che i milioni rubati/deviati dal corrotto pubblico ufficiale sono sottratti però all’asilo nido, all’ospedale, all’assistente per gli anziani, alle strade da riparare, ad altri appalti più utili ecc. No, sbagliato. Se questo accade è solo perché lo Stato a moneta sovrana non sa fare il suo mestiere. La Modern Money Theory (MMT) ci insegna che questo tipo di Stato, come io auspicherei tornasse a essere l’Italia, può sempre e illimitatamente espandere i propri bilanci per fornire denaro a quei settori essenziali, a prescindere da quanto altro denaro i Fiorito e i Lusi o i tangentari si sono pappati a sbafo. Se non lo fa, è una scelta politica, non è colpa dei Fiorito e dei corrotti. Per esempio, il governo americano ha dilatato in pochi anni i suoi bilanci di qualcosa come quasi tutto il suo PIL (14 trilioni di dollari) per tappare proprio i buchi fatti dagli spreconi e truffatori di Wall Street. Lo ha potuto fare perché ha moneta sovrana, e non è per questo fallito, ha un’inflazione microscopica, e tassi sui suoi titoli sono ai minimi storici.
Ecco che arriviamo al vero danno degli sprechi/ruberie se ancora avessimo una moneta sovrana. Il danno starebbe solo nel fatto che l’amministratore pubblico, che devia somme importanti dalla loro destinazione sancita dalle politiche e dagli indirizzi di spesa delle autorità, appunto scardina quelle politiche e quegli indirizzi. Grave, certo, ma non un disastro sociale. Tutto qui. La Regione voleva spendere 100 soldi per i servizi, e invece nelle casse ce ne sono solo 98, o 90, oppure 87, e questo inquina le buone intenzioni degli amministratori. Poi costringe le autorità (Stato) a espandere la propria spesa a deficit per sopperire ai vuoti causati dal fatto che quel denaro invece che arrivare all’asilo nido è arrivato a un ristorante o a un hotel o a un concessionario o a una ditta edile. Ok, un po’ più di deficit (non un  problema a moneta sovrana) dedicato a qualcosa di non voluto, male, ma dall’altra parte, nell’insieme di tutti i fondi sottratti e spesi, vi saranno stati più cuochi assunti, più idraulici e muratori a fare nuovi hotel o ville, più vendite di auto, più operai assunti in quel settore ecc. Infatti l’Italia della Lira sovrana, nonostante tutte le voragini della sua epica corruzione, era un Paese molto ma molto più benestante di oggi in termini relativi, ma ormai anche in termini reali. Ripeto: allora gli sprechi erano più un danno agli indirizzi sociali che al benessere sociale.
Ma se quindi un Fiorito in un’Italia a moneta sovrana dopo tutto alimenterebbe una parte dell’economia, e se le sue ruberie non sottrarrebbero nulla alla spesa sociale se rimediate dalla MMT, allora si riconferma come vero che il nostro Fiorito nell’Eurozona diviene un danno micidiale non perché ruba, ma perché c’è l’euro e non c'è la MMT. Fermo restando il peccato di etica, e la sua antipatia, per carità.  



sabato 21 luglio 2012

Le chiavi di lettura di tutto

di Paolo Barnard da ComeDonChisciotte


Al mondo solo 2 entità possono creare denaro.

1) Lo Stato

2) Le banche

Il dogma del rigore dei conti = rubinetti chiusi dello Stato.

Pareggio di bilancio = lo Stato ci tassa tanto quanto spende x noi, ci lascia zero denaro.

Lo Stato eliminato dalla scena.

Rimangono solo le banche.

Tutti noi abbiamo bisogno di denaro per vivere, produrre. Impossibile far senza.

Adesso dipendiamo tutti dalle banche, l’unica fonte di denaro rimasto.

Banche = governo

Hanno vinto.

Se non capite adesso cosa fanno la UE + Monti e per conto di chi, buttatevi nel pozzo.

Fonte: http://paolobarnard.info/
Link: http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=413

lunedì 16 luglio 2012

I falsari, la banda di cretini e Moody’s.

dal Blog di Paolo Barnard
 
Moody’s ci ha declassati a Baa2, che sta solo due scalini sopra al giudizio ‘Spazzatura’ (Junk).
Monti e il suo rigore sono quasi spazzatura, lo dice Moody’s. Aggiungo che Monti e il suo rigore sono anche un piano criminale, come già spiegato da tempo.
Ma la cosa interessante sono le reazioni qui in Italia. Un Paese che fa piangere.
I falsari sono come sempre quelli di Repubblica, veri ratti indecenti, che pubblicano la notizia citando in evidenza come ragione per la bocciatura “l’incertezza politica del dopo Monti”. Cioè: non ci bocciano perché Monti è un fallito in malafede e l’euro un disastro. Noooooo… ci bocciano, scrivono gli epigoni di Scalfari, perché abbiamo troppo poco Monti! Ok.
Se si va a leggere la sentenza di Moody’s, il fattore politica italiana è appena accennato alla fine. Ora leggete cosa invece pesa veramente nel giudizio di Moody’s:
in primissimo luogo la nostra suscettibilità ai danni derivanti dai collassi imminenti di Spagna e Grecia. Poi…
il sostanziale rischio nell’applicare le riforme cioè l’esasperazione per le austerità e per le riforme fra il popolo italiano. Poi…

il rischio crescente dei tassi d’interesse alti che dobbiamo pagare per emettere i nostri titoli di Stato, a causa sempre del fattore crollo Spagna e Grecia e del fatto che non ci sono compratori internazionali per i titoli italiani (e questo è drammatico, signor fallito Monti). Poi…

l’economia italiana che sta crollando. Poi…

la pochezza dei fondi del tanto decantato Fondo salva Stati (MES).
Ma Repubblica dice che “pesa l’incertezza politica del dopo Monti”, pagliacci del giornalismo di puttane vendute a De Benedetti.
Nella realtà ogni singola voce del giudizio negativo di Moody’s fa capo a un solo problema, e sempre quello: l’infermabile spirale distruttiva dell’insostenibile sistema Euro. Già spiegata alla noia. E ci arriva pure Moody’s a preoccuparsi per l’esasperazione per le austerità e per le riforme fra il popolo italiano”. Repubblica zitta.

Ora la banda dei cretini. E chi volete che siano? Ma certo! Il PD. Ecco lo splendido Francesco Boccia, sempre da Repubblica: “Dura la reazione del coordinatore delle commissioni economiche del Gruppo Pd della Camera, Francesco Boccia: "Se un Paese come l'Italia - dice Boccia - fa tutti i sacrifici richiesti dall'Ue e poi un'agenzia di rating declassa addirittura i titoli di Stato definendoli di fatto a rischio, e l'Esma o la Consob non intervengono, allora è la resa della politica".
Non sovviene al luminare che se si fanno i sacrifici e ci bocciano lo stesso forse, dico forse?, c’è qualcosa che non va nei… sacrifici? Eh Einstein? Non sovviene al luminare che la resa della politica c’è già stata, se siamo ridotti a non riuscire in nessun modo a cavarci fuori da questo disastro? Ed è soprattutto la resa degli encefali del PD, questo è certo, che proprio non ce la possono fare a scostarsi dalla scheda prestampata che la parrocchia gli ficca in cranio.
E poi il cretino di scorta, e chi mai sarà? Ma sì, lo Squinzi. Eccolo: "Il numero uno di Confindustria, poi, ha ribadito la necessità di rafforzare l'euro, definendo 'inaccettabile' la messa in discussione della moneta unica e riconoscendo gli sforzi del governo nell'intraprendere la strada giusta: "È doveroso - ha detto - riconoscere a Monti il merito di essersi assunto sulle proprie spalle l'impegno di un nuovo corso. Stiamo facendo sforzi sul fronte del rigore - ha aggiunto - ma per la crescita bisogna fare di più".”
Il rigore genera crescita dice sto scienziato. Ci vuole più euro! Ok, allora togliamo il concime dal campo, che il contadino se lo deve mettere sotto al letto, e vedrete che il campo fiorirà. Ma perché ho studiato Schopenhauer quando cotanti lumi erano fra noi?
Vabbè, mi si perdoni, ma non ce la si fa nel mezzo di sta tragedia* a non mandare almeno a fan culo i falsari e la banda di cretini.
*e la tragedia siete voi che non sapete più reagire. Non l'euro. Quello, gente con le palle, lo spazza via in un pomeriggio.


giovedì 5 luglio 2012

Smascherare una indecente lugubre bugiarda e distruttrice.


dal blog di Paolo Barnard

L’asse Monti-Fornero vende all’opinione pubblica la flessibilità selvaggia e i conseguenti disastri sociali come necessità essenziali per rendere il Paese competitivo. Il teorema è: abbiamo un mercato del lavoro troppo regolamentato, soffoca la competitività, cioè da noi non investono e con paghe/regole troppo rigide non siamo competitivi all'estero. Confindustria dell’ignorante Squinzi approva. Ok.
Il World Economic Forum di Davos è la massima assise mondiale della finanza e dell’industria, più in alto di così non si va. Pubblicano ogni anno un rapporto sulla competitività dei Paesi nel mondo, il Global Competitiveness Index. Ogni Stato ha una pagella. Nelle pagelle di ogni nazione c’è la parte con la scritta in azzurro The most problematic factors for doing business, cioè quali sono gli ostacoli più problematici per investire in quei Paesi, e per quei Paesi per essere competitivi all'estero. Nelle pagelle di Svizzera, Svezia, Finlandia, e Germania, fra gli ostacoli più problematici ci trovate sempre la voce Restrictive Labour Regulations, cioè un mercato del lavoro troppo regolamentato. In Svizzera, Svezia, Finlandia, Germania il mercato del lavoro NON è flessibile a sufficienza. Ok.
Secondo il teorema Monti-Fornero, il World Economic Forum Global Competitiveness Index dovrebbe bocciare la competitività di Svizzera, Svezia, Finlandia, Germania, tutte piagate da troppa poca flessibilità del mercato del lavoro, e anche, vi si legge, da poca efficienza e da troppa burocrazia. Addirittura nel caso della Svizzera, il WEF lamenta una “insufficiente formazione del personale al lavoro”. Peggio di così...
Ok, andiamo a vedere chi sono i Paesi giudicati dal World Economic Forum come i più competitivi al mondo nel 2011:
Primo posto: Svizzera
Terzo posto: Svezia
Quarto posto: Finlandia
Sesto posto: Germania
su 193 Paesi
Nei primi sei posti ci sono proprio Svizzera, Svezia, Finlandia e Germania, i Paesi con altissima regolamentazione del mercato del lavoro, troppa burocrazia e anche inefficienze. Possibile? Ma la rigidità del mercato del lavoro non era la causa prima della perdita di competitività?
Se leggiamo la pagella dell’Italia, e sempre nella sezione The most problematic factors for doing business, cioè quali sono gli ostacoli più problematici per investire da noi e per noi per vendere all'estero, vi si trovano precisamente gli stessi problemi di Svizzera, Svezia, Finlandia e Germania: burocrazia, inefficienza e mercato del lavoro troppo regolamentato. Andiamo a vedere dove sta l’Italia nella classifica su 193 Paesi:
Quarantatreesimo posto (43), dietro Tunisia e Barbados.
Ci spieghi la Fornero come sia possibile che Paesi che mantengono un’alta rigidità del mercato del lavoro, e altre gravi disfunzioni, siano lo stesso i più competitivi al mondo, mentre noi siamo dietro le Barbados e la Tunisia. Ci spieghi la Fornero perché dovremmo tutti credere che mandando giovani a lavorare da Parma a Foggia 6 mesi, poi 24 mesi a Latina e poi 4 mesi di nulla, poi 2 mesi a Parma, poi 20 mesi a Conegliano, e con paghe di 900 euro con laurea, l’Italia potrà raggiungere Svizzera, Svezia, Finlandia e Germania che mantengono i mercati del lavoro più garantiti e regolamentati al mondo.
Questo prova oltre ogni dubbio che la scure abbattuta sulla cosiddetta eccessiva rigidità del mercato del lavoro italiano come la causa primaria della perdita di competitività è una menzogna, che nasconde le vere cause della poca competitività italiana (capitolo a sé). E’ una menzogna che mira a ben altro, e cioè all’esatto contrario, mira a deflazionare l’economia italiana devastando i salari, quindi i consumi, quindi le aziende (imprenditori sveglia!), per regalare agli investitori internazionali, i tedeschi prima di tutto, migliaia di nostre aziende di prestigio con cui far shopping a due lire. Nel frattempo devastando il miracolo dell’economia produttiva italiana. A ciò mira.
Questi sono dei criminali falsari, la Fornero va fermata, è un’ignobile indecente lugubre bugiarda che sta condannando milioni di nostri figli a un’esistenza kosovara.
 

sabato 30 giugno 2012

Giorgio Squinzi, pompiere al cherosene.


 
Confindustria è guidata da un pompiere che carica cherosene nella tanica per spegnere l’incendio, e non se ne rende conto.
Che ciò sia scritto da un giornalista come me, e che non appaia evidente al 100% delle imprese italiane è una catastrofe. Perché significa che il lavoro da fare è forse impossibile. 
Immaginate. Il Ministro della Sanità del Paese detta le linee guida sulla salute: fumare più di 60 sigarette al giorno, vietare lo sport, favorire le importazioni di alimenti grassi. E alla divulgazione della circolare ministeriale non un singolo medico obietta. Anzi, annuiscono seri.
Vi garantisco che se l’economista americano premio Nobel Paul Krugman leggesse le dichiarazioni di Squinzi di ieri, apporrebbe la sua firma alle sette righe sopra. Eccovi la catastrofe teorica del numero uno degli industriali italiani (e del suo centro di ricerche CSC):
Squinzi: I conti pubblici migliorano vistosamente, ma si allontana il pareggio di bilancio…
Barnard e 80 anni di macroeconomia monetaria keynesiana oggi Modern Money Theory: Il pareggio di bilancio può solo peggiorare i conti pubblici, poiché innesca un impoverimento automatico del settore non-governativo di famiglie e aziende. Esso infatti significa solo MAGGIORI TASSE E TAGLI AI SERVIZI, mentre un deficit di bilancio AUMENTA redditi e servizi nel settore non governativo di famiglie e aziende (vedi anche sotto). Le MAGGIORI TASSE E TAGLI AI SERVIZI del pareggio di bilancio si trascinano dietro automaticamente fallimenti aziendali, disoccupazione, taglio redditi, crollo consumi ecc. Tutto ciò costringe lo Stato alla cosiddetta Spesa a Deficit Negativa da aumento di ammortizzatori sociali, spese sanitarie e sociali per aumentata disoccupazione, aumentato crimine, per emarginazione,  famiglie in difficoltà ecc. Impossibile che il deficit cali in questo modo, anche perché più permane il pareggio di bilancio più peggiora la spirale. Infatti, lo stesso Squinzi si contraddice e afferma:
Squinzi: Il prossimo anno il deficit non sarà dello 0,1% come prospettato a dicembre, ma dell'1,6%. E nel 2012 si assesterà al 2,6%. Di più. Secondo gli scenari economici presentati oggi dal Centro studi di Confindustria, la recessione continuerà anche l'anno prossimo, quando il Pil calerà dello 0,3%.
Barnard e MMT: Infatti, la disoccupazione causata direttamente dal pareggio di bilancio di cui sopra causa soprattutto una catastrofica perdita di PIL perché la massa di disoccupati non produce nulla. Il General Accounting Office del Congresso USA ha stimato il costo annuo di un singolo disoccupato americano in 37 mila dollari. Improduttivi. Tutti a carico del deficit di bilancio. Al contrario, una Spesa a Deficit Positiva, cioè mirata alla piena occupazione e al rilancio aziendale nazionale e dei servizi ai cittadini, produce MAGGIORE  PIL e diminuisce il deficit stesso aumentando il gettito fiscale SENZA aumentare le aliquote. Secondo alcuni studi, la disoccupazione italiana degli anni ‘virtuosi’ dei tagli alla spesa dei tecnici anni ’90, potrebbe aver sottratto al Paese circa 4.700 miliardi di euro di ricchezza reale, più del doppio del PIL.
Squinzi: L'aumento e il livello dei debiti pubblici sono analoghi, in quasi tutte le democrazie avanzate, a quelli che si sono presentati al termine degli scontri bellici mondiali.
Barnard e MMT: Magari lo fossero. Gli Stati Uniti uscirono dalla II Guerra con un deficit di bilancio del… 27% sul PIL, tre volte superiore a quello della Grecia di oggi. Con quel deficit gli USA arricchirono il proprio settore non governativo di famiglie e aziende, e tutta l’Europa, come mai nella Storia. La differenza cruciale, che Squinzi ignora, è che gli USA  avevano (e hanno oggi) un deficit in propria moneta sovrana, COME QUELLO DELL’ITALIA ANNI ’70 CHE ENTRO’ NEL CLUB DEI RICCHI DEL G7, che si traduce immancabilmente in un attivo del settore non governativo di famiglie e aziende, come ampiamente dimostrato da montagne di studi. L’Italia dell’euro, invece, ha un deficit in una moneta che è ‘straniera’ per noi, dovendola Roma prendere in prestito dai mercati dei capitali privati europei e internazionali. Essa dunque va restituita a tali mercati TASSANDO cittadini e aziende e TAGLIANDO LA SPESA pubblica. Entrambe le cose impoveriscono automaticamente il settore non governativo di famiglie e aziende italiane.
Squinzi: A preoccupare Viale dell'Astronomia è, soprattutto, il forte derioramento delle condizioni del mercato del lavoro: nel 2012 l'occupazione calerà dell'1,4% (-1% già acquisito al primo trimestre) e dello 0,5% nel 2013. Solo sul finire dell'anno prossimo le variazioni congiunturali torneranno positive e, al netto della Cig, il 2013 si chiuderà con 1 milione e 482mila posti di lavoro in meno rispetto al 2008 (-5,9%). La disoccupazione, osserva il Csc prosegue la corsa osservata negli ultimi mesi con il tasso che raggiungerà il 10,9% a fine 2012 (10,4% in media d'anno) e il 12,4% a fine 2013 (11,8% in media d'anno).
Barnard e MMT: Infatti, come detto, il danno può solo aumentare con le politiche di Austerità e la permanenza nell’Eurozona.
Squinzi: Per gli economisti di via dell'Astronomia è "una perdita difficilmente recuperabile in assenza di riforme incisive che riportino il Paese su un sentiero di crescita superiore al 2% annuo come è alla sua portata".
Barnard e MMT: Le uniche riforme possibili sono l’uscita dall’Eurozona, il ripristino di una Spesa a Deficit Positiva in moneta sovrana, cioè mirata alla piena occupazione e al rilancio aziendale nazionale e dei servizi ai cittadini, ovvero l’unica politica che può creare beni finanziari al netto per il settore di famiglie e aziende. Il contrario esatto delle Austerità e dell’Eurozona, che sottraggono sovranità monetaria e impongono una tassazione da economicidio.
Squinzi: … con un notevole impatto sui consumi: "Quelli delle famiglie diminuiscono nettamente (-2,8%), conseguenza della fiducia al minimo storico, dell'ulteriore riduzione del reddito reale disponibile, della restrizione dei prestiti e dell'aumento del risparmio precauzionale". Per gli esperti di viale dell'Astronomia, "gli investimenti crollano dell'8,0% per effetto dell'estrema incertezza e del proibitivo accesso al credito bancario".
Barnard e MMT: Esatto, ben detto. La spirale della Deflazione Economica Imposta causata dalle politiche di Austerità e dall’Eurozona, che ci obbliga a un prelievo fiscale impossibile per restituire il debito pubblico ai mercati dei capitali privati europei e internazionali, sono la causa precisa dei mali sopraccitati da Squinzi.
Squinzi: E non sarebbe certo una soluzione il ritorno alla lira che, anzi, si tradurrebbe per gli italiani nella "più colossale patrimoniale mai varata". Secondo il Csc gli effetti sarebbe devastanti sul valore delle attività, sul reddito e sulle ricchezze private "perché verrebbero inevitabilmente sottoposte a una radicale tosatura per ristabilire un pò di ordine nel bilancio pubblico e nella giustizia sociale, di fronte al profondo impoverimento della maggioranza della popolazione"
Barnard e MMT: Questa falsificazione al 100% della realtà – come dimostra, oltre a montagne di studi accademici, la storia dell’Argentina che una volta recuperata la moneta sovrana e abbandonate le Austerità del FMI, e una volta adottata la MMT, ottenne in 4 anni la maggiore crescita economica del mondo – è il punto della collasso della speranza che Confindustria potrà mai aiutare una singola azienda italiana. Cioè, mi correggo: aiutarla a fallire sì, eccome. Non a salvarsi, di certo.

venerdì 22 giugno 2012

Berlusconi, Barnard e la pagnotta


Leggo sul Manifesto che i civici discuterebbero col Pd, il quale per l'appunto si dice aperto ai movimenti  civici, per contrastare il “populismo” (leggasi Grillo). E di cosa dovrebbero discutere ad esempio quelli di Alba col Pd? Di suicidio assistito? (quello del Pd ovviamente). Quante volta bisogna dirlo, questa gente ha fatto al sua scelta di campo, chiara e tonda. Hanno votato leggi infami, ma soprattutto hanno accettato l'idea che siccome la pagnotta non basta per tutti, qualcuno dovrà pur sacrificarsi. E chi se non i poveracci? Lo vuole l'Europa. Bella parabola davvero, dalla lotta di classe, fino al liberismo più becero. Mi viene da dire: bastoniamo il cane che affoga, se non fosse che è un'immagine che evoca sentimenti di pena estrema per i cani. Niente accordi con questa gente, sono peggio di Berlusconi, altrimenti io e qualche milioni di altre brave persone, che mi illudo di rappresentare a loro insaputa, prenderemo altre strade, a costo di votare Grillo. Siete avvisati.
A proposito di Berlusconi, non sottovaluterei il fiuto di quest'uomo, che sarà anche un governante incapace e un signorotto molle e corrotto, ma ha una visione molto più nitida del futuro dei vari Bersani e Vendola. Ha capito benissimo che l'Europa si è ficcata in un cul de sac e che la Merkel la sta conducendo al disastro. Per il momento tutti lo prendono in giro, forti della sua aura generatrice di topoi della mitologia italica. Berlusconi è ormai sinonimo di berlusconata e viceversa, quindi sciocchezza allo stato puro, da trattare alla stregua di una battuta malriuscita del bagaglino. Quando però il disastro diverrà attuale, in ragione perdipiù di ciò che ormai tutti ammettono, e cioè che il nocciolo della questione sta nella perdita o se volete nella mancanza di una moneta sovrana, allora Berlusconi potrà di avere avuto sempre ragione e sarà difficile smentirlo. Vi ricordate quando poco prima che Berlusconi cadesse, Barnard fu involontariamente arruolato nelle fila berlusconiane perché lo invocò a resistere ai corifei dell'austerità e del pareggio di bilancio. “Presidente resista !”, urlò Barnard con la sua solita veemenza, e non si trattava una semplice provocazione, era per il giornalista eretico l'affermazione di una gerarchia di valori, dove il resistere alla truffa dell'euro e alla diabolica macchinazione delle oligarchie dei rentiers, era molto più importante dei peccatucci e dei vizi privati di un dittatorello da stato bananiero. Credo che Barnard sia un esaltato, ma una cosa me l'ha fatta comprendere in modo chiaro: se lo stato non spende il popolo cade in miseria, e pochi bastardi si arricchiscono a dismisura. Credetemi la visione della pagnotta evoca visioni di miseria nera e di cupa rassegnazione. Una sola pagnotta di pane da dividere fra milioni di bocche è l'immagine più sconsolante che possa esistere, ed è su questo che contano i nostri governanti. Se riescono a convincerci che la loro idea dell'economia come amministrazione della pagnotta è giusta, siamo spacciati perché cadremo tutti in una depressione profonda e saremo tutti ricattabili. Niente futuro, niente speranza. Questo almeno Berlusconi lo ha capito e si appresta a vendere al popolo il sogno del paese dei balocchi, ben sapendo che la sua sarà un'ennesima fregatura, ma sempre meglio la speranza raccattata da un piazzista di mercato che la miseria certa di una smarra di teste di cazzo seriose bocconiane.

lunedì 18 giugno 2012

Quelli come noi.



Il titolo delle serate che ho fatto sul Golpe Finanziario era “Un Manicomio Criminale a piede libero. Come l’Eurozona distrugge l’Italia, le famiglie, e le aziende, e per il profitto di chi”. L’idea era di trasmettere al pubblico il grado di pazzia predatrice di cui è pregno il progetto dell’euro. Un titolo forte, sicuramente per alcuni sopra le righe. Posso immaginare un Sergio Romano scuotere il capo con austera disapprovazione e liquidarmi in meno di un secondo come un esagitato del web. Ora ve lo dico: no, sono stato troppo pacato, leggete qui sotto.
Ciò che sta accadendo in Europa è oltre la psicopatologia finanziaria, molto oltre. Siamo arrivati a uno stato di grottesca follia allucinatoria. Il Re non è nudo, è morto e decomposto, pullula di vermi, perde liquami per strada, ma la folla grida: Vita al Re!
E’ quello che ho sentito dentro di me oggi, quando ho letto le parole di Craig Beaumont, il capo della missione del Fondo Monetario Internazionale in Irlanda. Oggi il FMI ha detto a Dublino che non ce la farà a tornare alla vita, che se l’Eurozona non farà qualcosa di drastico, l’Irlanda è condannata al default. Ok, fermi. Stop. STOP!!
L’Irlanda chi? Quella che ha accettato il salvataggio della UE e del FMI, che ha applicato le Austerità da flagellazione a sangue e che le ha applicate con il 10 e lode del FMI stesso. Quella che adesso, dopo essersi scarnificata di sacrifici sociali orrendi, ha tutti i parametri deficit-debito-inflazione esattamente, ESATTAMENTE, come voleva la UE e il FMI, i parametri virtuosi che secondo la UE e il FMI sono la via del risanamento, del RISANAMENTO. Quella che ha impegnato le pensioni pubbliche per garantire il salvataggio delle banche, come dettato dalla UE e dal FMI. Quella che oggi Beaumont ha definito “un nostro studente modello”. Quella Irlanda lì, sì, è lei. Bene, ora le dicono che sorry my dear Ireland, muori lo stesso. No, ma peggio, peggio…
… le hanno detto oggi che la sua unica salvezza dipende, ascoltate bene, “dall’eventuale ritorno di fiducia degli investitori nell’intero progetto dell’Eurozona”. Ma come? COMEEEE????? Dopo aver predicato con perentoria e sprezzante certezza che è il rigore dei conti pubblici la via della salvezza per le cicale dell’Eurozona; dopo averci, averli, fatti sentire dei balordi MAIALI-PIIGS; dopo averci inflitto i volti ributtanti dei probi Draghi, Lagarde, Monti, Von Rompuy, e dei loro buffoni di corte alla Giavazzi, Giannino e Bini Smaghi; dopo averci costretti a respirare  il fiato fetido del rigore dei conti e dei necessari sacrifici che sono torture sociali in queste ore per milioni di irlandesi e italiani e greci e spagnoli e portoghesi… dopo tutto questo il FMI gli va a dire che no, era tutto sbagliato. Se gli investitori non si convinceranno che l’euro è un affare, in effetti, dice Beaumont, siamo punto e da capo. Le Austerità sono una pagliacciata di nessuna utilità, un nulla di fatto, l’Irlanda è al collasso come prima, peggio di prima, i tassi sui suoi titoli sono più alti oggi di quando si arrese al FMI e alla UE due anni fa. Firmato Fondo Monetario Internazionale.
Ma per noi è chiaro, chiarissimo: gli investitori non si convinceranno mai che l’euro è un affare, perché lo capiscono, lo conoscono, sanno chi l’ha creato e perché. Non se ne esce. Offriamo una preghiera per l’Irlanda che non ha scampo. Mi si stringe lo stomaco dalla furia. In coda ci siamo noi.
Oggi ho inviato una mail di una riga a Stephanie Kelton su tutto questo. La sua risposta è arrivata in meno di un minuto: “Lagarde is an atrocity. They all are”. Dimmi Gennaro Zezza, o tu Bellofiore, ditemi stuolo di opere incompiute marxiane, post-keynesiane, piddine, tisane, ansiolitici diuretici dei dibattiti italiani, ditemi se posso trovare nelle vostre dotte lagne di ore e ore su questa catastrofe europea sette parole così radicali, violente, e vere! Lagarde è una atrocità. Sono atrocità, tutti quei tecnocrati. Atrocità, non qualcosa di meno, ok? Ditemi quale intensità di sofferenza d'innocenti vi è necessaria per finalmente avere il coraggio di chiamare gli assassini con la parola assassini. Ce n'è una? Di quante altre ustioni all'80% sui corpi di imprenditori che si danno fuoco? Mi date un numero? Quanti altri bambini denutriti a due ore da Bari vi servono per rischiare la cattedra nel nome della decenza umana? Voi.
Stephanie, Warren, Michael, Alain, Paolo. E tutti quelli che come loro dicono “criminali”, “nuova inquisizione”, “golpe finanziario”, “atrocità”.
I lettori faranno la loro scelta di campo.