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sabato 5 novembre 2016

Si può vincere solo giocando sporco e lo sta facendo.

di Giorgio Creemaschi


Il Financial Times del 28 ottobre pubblica in grande evidenza una foto del NoRenziDay, la grande manifestazione del 22 ottobre che la stampa italiana ha sostanzialmente ignorato, con l'eccezione di due giornali. Quando le notizie di ciò che accade in un paese bisogna andare a cercarle nella stampa estera, in quel paese c'è un regime. Il nostro ha toccato vette di ridicolo con La Stampa, che ha polemizzato con Russia ToDay perché ha parlato di quella manifestazione, che il giornale di Marchionne ha cancellato. Viceversa se escludiamo i soliti due giornali, è chiaro che parlo de Il Fatto e Il Manifesto, il fallimento clamoroso del Renziday del 29 ottobre è stato semplicemente rimosso. Non uno dei commentatori ufficiali dispensatori di giudizi sul mondo ha fatto qualche riflessione sul quella piazza mezza vuota. Le cui immagini non sono comparse in nessuna televisione, come del resto non sono comparse quelle delle ben più numerose persone che invece erano al NoRenziDay. In fondo a modo loro hanno applicato la par condicio. Dalla quale come in ogni regime che si rispetti è esentato il capo del governo, che compare nel novanta per cento dei telegiornali. E nei talk show e ovunque. I piccoli spazi che vengono lasciati ai confronti tra SI e NO, per altro in gran parte guidati da regia renziana, sono solo una foglia di fico. Tutto il resto della tv e dei grandi giornali è propaganda per il SI, da quando si parla dello spread fino alle righe di cronaca per la fiera del porcellino di Precotto Superiore. E che dire dei comunicati di servizio su come si vota, che dilagano su radio e tv e che sono una propaganda sfacciata per il SI? E il presidente della repubblica che fa dire ad un giornalista amico che vota SI? E ora c'è anche il divieto di manifestare per il NO nella Firenze della Leopolda, che non può veder contaminato lo spot per il SI che verrà trasmesso a reti unificate.
Non ci raccontate palle signori renziani, non vi nascondete dietro le regolette ed i cavilli come fanno tutti gli azzeccagarbugli delle tirannie. State giocando sporco perché non volete, ma temete di perdere. D'altra parte per il SI sta tutto l'establishment politico finanziario occidentale, governi degli USA e della Germania in testa; lo stesso establishment che ha fallito con la Brexit e che non vuole ora perdere in Italia. E nessuno spolveri qui la teoria dei complotti, perché tutto, ma proprio tutto, sta avvenendo alla luce del sole.
La campagna per il SI è diventata una sorta di pratica dell'obbiettivo, ci mostra già gli angusti spazi in cui verrebbe compressa e stritolata la democrazia se vincesse la controriforma. Vogliono assuefarci alla costituzione renziana prima ancora che essa sia stata approvata dal voto popolare, vogliono che questo voto sia la rassegnata ratifica di uno stato di fatto già trionfante.
Manca un mese al voto e la spinta sopraffatrice del potere che sostiene il SI è dunque destinata a crescere ancora. Il NO può vincere solo se emerge e dilaga il rifiuto popolare di Renzi, di ciò che rappresenta, di chi lo sostiene. Se si resta sul terreno di come si elegge il Senato Renzi ha già vinto, troppo forte ed incontrastato è il messaggio del suo regime. Regime che invece va in crisi se lo si denuncia come tale e se si aggiunge a questa denuncia il rifiuto di tutto lo scasso sociale che ha prodotto. La manifestazione del 22 ottobre è stata censurata perché metteva il rifiuto del Jobsact e de La Buona Scuola assieme al NO alla controriforma costituzionale, la lotta contro l'austerità assieme a quella contro l'autoritarismo. Qui Renzi e i suoi perdono e non nei dibattiti con la vecchia classe politica che non a caso ricercano. La partita della difesa della Costituzione è troppo importante per giocarla con le regole truccate di Renzi. O il No lo riconosce e agisce di conseguenza, o si perde.


sabato 20 aprile 2013

#TuttiaRoma - Appello agli italiani

dal blog di Beppe Grillo
 

Ci sono momenti decisivi nella storia di una Nazione. Oggi, 20 aprile 2013, è uno di quelli. E' in atto un colpo di Stato. Pur di impedire un cambiamento sono disposti a tutto. Sono disperati. Quattro persone: Napolitano, Bersani, Berlusconi e Monti si sono incontrate in un salotto e hanno deciso di mantenere Napolitano al Quirinale, di nominare Amato presidente del Consiglio, di applicare come programma di Governo il documento dei dieci saggi di area pdl/pd che tra i suoi punti ha la mordacchia alla magistratura e il mantenimento del finanziamento pubblico ai partiti. Nel dopoguerra, anche nei momenti più oscuri della Repubblica, non c'è mai stata una contrapposizione così netta, così spudorata tra Palazzo e cittadini. Rodotà è la speranza di una nuova Italia, ma è sopra le parti, incorruttibile. Quindi pericoloso. Quindi non votabile. Il MoVimento 5 Stelle ha aperto gli occhi ormai anche ai ciechi sull'inciucio ventennale dei partiti. Il M5S da solo non può però cambiare il Paese. E' necessaria una mobilitazione popolare. Io sto andando a Roma in camper. Ho terminato la campagna elettorale in Friuli Venezia Giulia e sto arrivando. Sarò davanti a Montecitorio stasera. Rimarrò per tutto il tempo necessario. Dobbiamo essere milioni. Non lasciatemi solo o con quattro gatti. Di più non posso fare. Qui o si fa la democrazia o si muore come Paese.

sabato 27 ottobre 2012

No Monti, no menzogne.

Oggi c'è il NO-Monti Day a Roma, la manifestazione degli operatori della sanità nella stessa città e a Riva del Garda, il comitato Welcome Monti, unitamente a varie associazioni, partiti della sinistra e centri sociali, ha organizzato un comitato di benvenuto per l'arrivo di Monti e giungono notizie di tentativi di forzare i blocchi. Altre manifestazioni a Pisa e chissà dove. 
Dietro la nebbia di falsità, le facce voraci di banche e finanza mascherate da paladini di un buon senso che esige che i debiti si paghino anche a costo di farti strozzare, si comincia a scorgere un barlume di verità e di speranza.
L'austerità e le politiche neo-liberali rivelano tutta la loro anima classista e fraudolenta se qualcuno le guarda con una lente di ingrandimento. 
Persino l'OCSE si rimangia quello che aveva detto in tema di flessibilità. Adesso si è accorta, prove alla mano che forse non è vero che la scarsa flessibilità produce disoccupazione e scarsa fluidità del mercato del lavoro. 
I nodi sono l'Europa, una moneta senza una banca che la distribuisca agli stati e non alle banche, la finanziarizzazione dell'economia, l'idea di fare cassa comprimendo costo del lavoro e diritti sociali. Un'idea vecchia presentata sempre come attuale se non urgente vista la crisi. Una crisi vista come fenomeno naturale, insindacabile, oggettivo, e non come il prodotto di rapporti di forza fra chi è ricco e chi è povero.
Vediamo che succederà.


martedì 23 ottobre 2012

Il silenzio di regime sul No Monti Day

Giorgio Cremaschi da Micromega
 
L’adesione al No Monti Day si sta diffondendo ovunque. Assemblee, riunioni, messaggi per la rete, tutto fa pensare che sabato ci sarà un evento in un paese che finora è stato il più passivo d’Europa. Ma la notizia della manifestazione non esiste per l’informazione ufficiale. Un convegno di 30 persone di qualche organizzazione con agganci nel palazzo ha molto più spazio, per noi nulla perché?
La prima ragione sta nel sostegno pressoché unanime che i mass media danno al governo. Tutti i quotidiani eccetto tre e tutti i telegiornali eccetto nessuno sono portavoce di Monti e del suo doloroso ma inevitabile operare. Non c’è mai stata in Italia una tale informazione di regime, gli anni di Berlusconi al riguardo sembrano libertari.
Questo dimostra quanto sia logorata oggi la nostra democrazia, ove un governo privo di legittimazione popolare è al tempo stesso causa ed effetto di una riduzione delle libertà fondamentali. Il regime montiano, il pensiero unico nell’informazione è al tempo stesso espressione di una regressione cominciata con Craxi e proseguita con tutti i governi della seconda repubblica, ma anche manifestazione di una volontà di dominio dei poteri forti tutti schierati con il governo.
Si può anche constatare come l’efficacia di questa potenza di fuoco a favore di Monti sia relativa. Partito con un consenso del 71% quando fu nominato e acclamato salvatore della patria, il presidente del consiglio è precipitato al 37, anche se il regime dà buona prova di stupidità esaltando il fatto che comunque egli è davanti a qualsiasi politico. È che gara è? Dall’altra parte ci sono gli orrori e il disfacimento della casta, mentre il movimento 5 stelle raccogli consensi che non possono più essere nascosti.
Quello che in realtà si vuole testardamente affermare è ciò che Monti proclama tutte le volte che va all’estero. Ove ha più volte dichiarato che gli italiani ce l’hanno coi politici non con lui, e che accettano i sacrifici a differenza di tutti gli altri popoli europei.
E qui c’è il succo del pensiero unico che ci governa. Nel paese del gattopardo si può cambiare tutto, purché non cambi nulla di ciò che conta davvero. Le politiche di mercato e rigore non hanno alternative, come affermava anni fa la signora Thatcher. Chiunque governi dovrà continuarle. Per questo ogni tentativo di costruire una opposizione a Monti che lo contesti in quanto espressione della politica conservatrice europea, va censurato.
Ci possono essere le singole lotte, più o meno disperate, si può scendere in piazza per il lavoro, con ministri sfacciati che chiedono di partecipare. Ma non si può dire via il governo monti, basta con le politiche europee che stanno estendendo a tutto il continente il massacro greco. Da noi è questa opposizione che non ha cittadinanza, a differenza che in tutti gli altri paesi sottoposti alle ricette di Draghi, Merkel e Monti.
Qui emerge l’altra faccia del regime. Leggendo la carta d’intenti firmata dai candidati alle primarie del centrosinistra si resta sconcertati per la banalità e la retorica bolsa di un testo che pare fatto apposta per non discutere sul serio. Francamente non si capisce come una persona acuta come Tabacci possa lamentarsi. Quel testo è pura cultura democristiana, grandi valori e pochi impegni concreti da cui non si sgarra. Che, guarda caso, sono i brutali vincoli di bilancio messi nella Costituzione e negli accordi per il fiscal compact. Si dice che si vuol andare oltre Monti, accettandone però tutti i vincoli e gli impegni assunti. Quante ridicole chiacchiere.
Si capisce così la convergenza di interessi che porta a cancellarci. Da un lato coloro che vogliono affermare l’assenza di alternative alla politica dei tecnici. Dall’altro coloro che vogliono presentarsi come speranza e cambiamento, avendo già sottoscritto di non cambiare davvero niente.
Si capisce allora perché diamo fastidio e vogliono impedirci di esistere. Noi smascheriamo il trucco. Ma noi invece esistiamo e dal 27 ottobre cominceremo a riavvicinare l’Italia a quell’Europa che lotta contro Monti, Merkel e tutti coloro che li sostengono.

sabato 13 ottobre 2012

27 Ottobre: manifestazione nazionale a Roma. Una botta di vita

A parziale rettifica del post precedente, volevo precisare che il 27 Ottobre ci sarà si uno sciopero nazionale con tanto di manifestazione a Roma, ma per quanto mi è dato sapere riguarderà solo il comparto della sanità. Uno scioperò indetto dalla quasi totalità delle sigle sindacali operanti in ambito sanitario. 
Parallelamente si svolgerà il NO-Monti Day, una manifestazione contro le politiche liberiste del governo Monti, organizzata da varie sigle della sinista e dai movimenti. 
Salvo ulteriori sviste dovute a carenza di informazioni, questo è quanto.
Lo sciopero della sanità è importante, non solo per gli ovvi contenuti di opposizione ai tagli sempre maggiori al comparto sanitario, che mettono in ginocchio la sanità pubblica e l'erogazione di servizi essenziali, con la conseguenza di favorire il privato, ma anche perché, unitamente alla manifestazione anti-Monti, esprime un minimo segnale di ripresa dei parametri vitali di una società civile, al momento in piena depressione e profondamente astenica. 
Entrambe le manifestazioni sono importanti, eppure tanto più sono importanti, tanto meno sono pubblicizzate, e questo è inspiegabile. Si ha l'impressione che la convinzione generale sia quella che non valga la pena investire troppo in qualcosa che potrebbe rivelarsi una fallimento. Ovviamente questo è il meccanismo classico per cui si determinano i fallimenti. 
Credo purtroppo che alla base di tutto ci sia un retro-pensiero pericoloso che riflette la consapevolezza che i vincoli imposti dall'Europa possano rappresentare una trappola dalla quale è impossibile sfuggire. 
Un sentimento depressivo davvero pericoloso. 
Per questo motivo occorre sprecare un  po' di energie per far capire alla gente che l'agenda Monti non è vangelo e che ci sono alternative credibili. Già ma quali? 
Barnard con la sua MMT è l'unico che mostra sicurezza e fornisce una teoria organica alternativa al "neoclassicismo" montiano. Gli altri balbettano. Queste cose si notano e non promettono niente di buono.


mercoledì 3 ottobre 2012

Spagna: diritto di manifestazione a rischio


da contropiano


Il prefetto di Madrid chiede un restringimento del diritto di manifestazione. Otto coordinatori del movimento 'Rodea el Congreso' chiamati a comparire davanti all'Audiencia Nacional per 'crimini contro le istituzioni dello Stato'.
Ancora una volta è Cristina Cifuentes ad esternare senza peli sulla lingua ciò che i ministri di Rajoy dicono a mezza bocca o tacciono per convenienza. “Bisogna rimodulare il diritto di manifestazione perché la legge che lo regola, del 1983, ormai ha molti anni – ha detto ieri la Cifuentes – Andrebbe riscritta, non per ridurre i diritti, ma per razionalizzare l’uso dello spazio pubblico. Non è possibile che lo stesso giorno a Madrid ci siano dieci diverse manifestazioni. I commercianti e gli abitanti del centro sono disperati e hanno ragione”. Sembra il sindaco di Roma Alemanno ma invece è il prefetto di Madrid. Che commercianti e abitanti siano disperati è indubbio, ma non certo per i cortei e i presidi. In un paese dove i consumi sono precipitati e la disoccupazione ufficiale è al 25% non mancano certo i motivi per disperarsi.


L’esponente del Partito Popolare, con un linguaggio sibillino la cui sostanza hanno però colto tutti, propone che l’amministrazione pubblica possa modificare d’autorità gli orari, i luoghi e le forme delle manifestazioni. “La legge è molto permissiva sul diritto di manifestazione” ha chiarito il prefetto, intendendo ‘troppo permissiva’. Nelle stesse ore il grande vecchio del PP ed ex ministro degli interni di Aznar, Jaime Mayor Oreja, si è lamentato del fatto che le tv mostrino le immagini delle manifestazioni perché, ha detto, incitano i cittadini a scendere in piazza.

Paradossalmente a difendere – anche se a proprio vantaggio – il diritto a manifestare liberamente sono stati ieri i due principali sindacati di Polizia, il SUP e la CEP. I segretari delle due sigle – che ieri hanno manifestato a Madrid contro i tagli ai salari del settore pubblico, anche se senza slogan e in maniera silenziosa – hanno risposto alla Cifuentes che “non è necessario” rimodulare la legge che regola il diritto di manifestazione e le hanno ricordato che si tratta di un diritto sacro. Hanno però anche suggerito alle autorità di proibire quelle proteste che non adempiano ai requisiti previsti dalla legge. 

 

 














Del resto le autorità politiche e di polizia spagnole non si sono mai fatte problemi dalla ‘fine’ del franchismo in poi a proibire manifestazioni e ad attaccarle duramente in piazza, in quei casi in cui i cittadini non abbiano accettato divieto vissuti come ingiusti. Ma per gli spagnoli della ‘Spagna profonda’ certi discorsi e certe minacce rappresentano indubbiamente una novità, essendo stati per decenni diretti quasi esclusivamente contro le organizzazioni sociali e politiche basche, senza che l’opinione pubblica progressista del resto dello stato prendesse molto a cuore le sorti del diritto di manifestazione e di riunione nelle province ribelli del Nord. Ma ora che il problema sta diventando la repressione dell’insorgenza sociale in tutta la Spagna i progetti autoritari del PP preoccupano partiti politici, sindacati e intellettuali finora un po’ distratti.

Anche perché il Partido Popular ci va giù pesante. Domani dovranno comparire davanti all’Audiencia Nacional di Madrid – tribunale speciale ereditato dal franchismo anche se ribattezzato – alcuni dei promotori della manifestazione che lo scorso 25 settembre ha portato decine di migliaia di persone ad assediare il Congresso. Sono accusati di “crimini contro le istituzioni dello stato”, un reato che già nella dizione ricorda quanto incompleta e di facciata sia stata la cosiddetta transizione dal fascismo alla ‘monarchia parlamentare’. La tesi accusatoria è che la protesta abbia sconvolto il normale iter dei lavori parlamentari configurando appunto un reato contro le istituzioni. L’articolo 494 del Codice Penale spagnolo di fatto punisce con la prigione da sei mesi ad un anno “coloro che promuovano, dirigano o assistano a manifestazioni o riunioni nei pressi delle sedi del Congresso dei Deputati, del Senato o dei Parlamenti Regionali alterandone il normale funzionamento”.

Il giudice Pedraz, che conduce l’inchiesta contro otto coordinatori dei movimenti ‘15M’ e ‘En piè’, ha deciso di chiedere al Congresso il registro dei lavori parlamentari, per comprovare se effettivamente siano stati sconvolti dai manifestanti tenuti a debita distanza da chilometri di transenne, manganelli e pallottole di gomma. Lo stesso Pedraz ha deciso di non applicare l’articolo 494 ai 34 manifestanti arrestati la sera del 25 settembre, che però saranno processati per reati equivalenti all’oltraggio, alla resistenza e ai danneggiamenti.

Ma ai promotori della protesta – che hanno comunque invitato cittadini e attivisti a scendere di nuovo in piazza alla fine di ottobre in concomitanza con la discussione parlamentare della finanziaria di 40 miliardi di tasse e tagli – i tribunali spagnoli potrebbero applicare addirittura l’articolo 493 che prevede dai tre ai cinque anni di carcere per “coloro che invadono con la forza, la violenza o l’intimidazione” le sedi parlamentari statali e regionali.

 

lunedì 17 settembre 2012

No Monti Day


A ROMA IL 27 OTTOBRE L'OPPOZIONE TORNA IN PIAZZA

da libera.tv

Un ampio schieramento di persone, organizzazioni sociali e sindacali, forze politiche e movimenti civili, si è assunto l'impegno di dare voce e visibilità  alle tante e ai tanti che rifiutano Monti e la sua politica, dando vita il 27 ottobre a Roma a una giornata di mobilitazione nazionale, NO MONTI DAY.
I punti fondamentali di questa mobilitazione sono:
No a Monti e alla sua politica economica e sociale, oggi e domani.
No all'Europa del Fiscal Compact e delle misure che hanno distrutto la Grecia e ora fanno lo stesso in Italia.
No all' attacco autoritario alla democrazia e  no alla repressione contro i movimenti ed il dissenso.
Vogliamo manifestare per mostrare che, nonostante la censura del regime informativo montiano, c'è un'altra Italia che rifiuta l'austerità ed il rigore nel nome dell'eguaglianza, dei diritti e dello stato sociale, dei beni comuni e della democrazia per tutte e tutti, nativi e migranti. Un'Italia che vuole  e lotta per un'altra Europa rispetto a quella sottoposta alle decisioni autoritarie dei governi liberisti e antipopolari in primis quello tedesco, della Bce e della Commissione, del grande capitale e della finanza internazionale.
Promuoviamo una manifestazione rigorosa e radicale nei contenuti, pacifica nella sua forma, per far sentire ovunque la voce dell'altra Italia ed esprimere il massimo sostegno a tutte le lotte in atto per i diritti e per il lavoro, dalla Vallesusa al Sulcis, da Taranto agli inidonei e ai precari della scuola .
Vogliamo che la manifestazione, che partirà alle 14 da piazza della repubblica, si concluda con una grande assemblea popolare, ove si possa liberamente discutere di come dare continuità all'opposizione a Monti.
Proponiamo a tutte e tutti coloro che sono interessati a questa percorso di costruirlo assieme, specificandone e ampliandone i contenuti, fermi restando i punti di partenza e le modalità qui definiti.
Per queste ragioni ci ritroviamo Il 19 settembre alle ore 16 al Rialto occupato a Roma (v. S. Ambrogio, 4), per definire conclusivamente la piattaforma e l'organizzazione della mobilitazione, in una riunione, su un piano di assoluta parità, di tutte le persone e le forze organizzate che vorranno esserci.
Il comitato promotore provvisorio