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sabato 25 giugno 2016

Abolire i referendum



di Tonino D’Orazio 24 giugno 2016

Sarà l’ultima arma rimasta per la troika di Bruxelles. Ma ormai è troppo tardi. L’arma popolare, costituzionale per noi, e i popoli europei in genere, è diventata per loro solo populismo pericoloso. La Gran Bretagna esce (non è “fuori!”) da questa Unione Europea a trazione tedesca e bancaria. Nulla a che vedere con la Comunità Europea dei popoli.

Perdono, momentaneamente, tutte le banche, se ci si riferisce ai listini delle borse. Dite che vi dispiace. Però sapete che pagheremo noi il conto, loro sono intoccabili. Altri, oltre a fuggire nell’acquisto di oro (soprattutto a Shangai nella Nuova Banca Mondiale dell’oro, quotata anche in yuan), se hanno denaro, hanno convenienza a comperare i titoli che stanno crollando. Presto risaliranno, torneranno stabili. sterlina compresa, perché funziona così e ha sempre funzionato così. Sono garantiti, sono al potere legislativo, e le perdite le pagherà lo stato, cioè noi. Leggere il mio ultimo articolo su quanto e come il Brexit sia ora utile all’oligarchia bancaria mondiale.

Invece i nervi stanno crollando a molti politici europei di rilievo. Hanno seminato e stanno raccogliendo.

Lezione minacciosa e ridicola dell’alcolizzato Junker, presidente della commissione europea, pensando di avere a che fare con la Grecia: “Chi è dentro è dentro, e chi è fuori è fuori per sempre”. Si può minacciare un popolo prima del referendum? Possibile che non abbiano ancora capito l’aria che tira sui loro soprusi anti-democratici e anti-popolari? Non hanno capito che non è un voto contro l’Europa, ma contro questo tipo di gestione che ha distrutto lo stato sociale dei loro popoli impoverendoli e portando milioni di cittadini alla disperazione? E’ populista dire noi, poveri, siamo tanti e loro, ricchi, sono pochi e continuano a derubarci? Questa è l’Europa, un’altra storia, non gli Stati Uniti, dove anche i poveri votano per impoverirsi e per non essere curati perché pensano che “non se lo meritano”.

La stessa Merkel, che pensa di aver vinto la terza guerra mondiale (quella economica) nella conquista dell’Europa, non ricorda i rapporti storici e le “sensibilità”, o meglio le allergie, tra i due popoli. Li ha “minacciati”. Pensava fosse Renzi. Non ha ancora capito che la diffidenza degli inglesi si era già dimostrata nel mantenersi lontani dall’euro/marco e nel tenersi la sterlina. Oppure che la Gran Bretagna gestisse ancora un impero politico-economico con il loro Commonwealth.

Draghi e la BCE: “abbiamo previsto un piano B in caso di vittoria del Brexit” e con linguaggio biforcuto, “per salvare l’Europa”. Quale senza il popolo britannico? “Manterremo fermo il volante e la direzione”. Ci mancherebbe, fino alla dissoluzione! La stessa cosa aveva detto la privata Banca d’Inghilterra, il cui governatore Mark Carney  ha aggiunto che era pronto a iniettare uno stimolo supplementare di 250 miliardi di sterline per assicurare che le istituzioni finanziarie non esauriscano la liquidità in questo periodo di incertezza. Sono padroni della loro moneta, torneranno forti. Per il resto dell’Unione è stata brandita di nuovo l’arma tedesca dello spread. I mercati azionari europei stanno crollando, un po’ meno in Gran Bretagna, perché dimostrano l’intreccio banco-finanziario che già si era installato tra loro e che comunque la City rimane forte. la Banca nazionale svizzera è già intervenuta sul mercato valutario per stabilizzare il suo franco. Il primo ministro britannico David Cameron ha riferito che si dimetterà, però a ottobre, contravvenendo a una regola decennale di british fairplay. Sa che lo hanno affondato proprio i suoi e ha bisogno di rimettere un po’ di ordine per le prossime elezioni.

I commenti lividi, nei talkshoes televisivi del giorno dopo, (e ancora ne avremo a lungo per "educarci"), di partiti governativi e giornalisti “assoldati”, sono tutti al catastrofismo e alla “vendetta”. Incredibilmente ridicoli se non dimostrassero in realtà fino a che punto tengano in conto popolo e democrazia e quanto sia profondamente e culturalmente andato avanti il “pensiero unico”.  Il sottosegretario italiano Scalfarotto (Pd) a La7: “I popoli vanno educati prima dei referendum”, quasi non sapessero che fare. Non siamo un po’ oltre le righe? Sarà un lapsus dei tempi che corrono. Lo stesso Monti, super amico di Napolitano che ha commesso reati per lui, dopo aver comperato la sua terza “villa”: “gli INTELLIGENTI vengono disturbati dalle elezioni”.”Troppa democrazia in Inghilterra”.

Che i referendum “non servono” alla gestione bancaria dell’Unione e del FMI, è stato dimostrato più volte, da quello greco a quelli olandesi e irlandesi. Espresso anche pubblicamente dallo stesso plurinquisito Junker: “non si governa con i referendum”.  Che chiarezza! Anche il povero Schulz (PSE) presidente del Parlamento europeo : "Sono deluso e triste". L’accordo con il neoliberismo li consumerà, facendo largo ai nuovi neofascismi europei che avanzano, e di cui sono convinti di non averne responsabilità.  "Rispettiamo e deploriamo la decisione degli elettori britannici" che "provoca un danno maggiore a entrambe le parti, ma in prima battuta alla Gran Bretagna" scrive il leader del Ppe all'Europarlamento Manfred Weber. Non ha capito e continua a “minacciare” loro di “danni maggiori”. Forse si riferisce anche alla preconizzata implosione interna della Gran Bretagna. Bisogna capire ancora “chi ha perso che cosa”. Anche molti esponenti del governo tedesco commentano con amarezza l'esito della consultazione. Si capisce, è a danno della loro strategia di imposizione. Molti sanno, per esperienza, che gran parte dei megaprogetti europei vengono banditi dopo che le lobby tedesche ne abbiano definito gli obiettivi, le finalità e le modalità.

Esultano i movimenti euroscettitici di tutta Europa. La leader del Front National Marine Le Pen parla di una vittoria della libertà e chiede lo stesso referendum in Francia, sapendo magari che l’unico sbocco anche del job act francese imposto da Bruxelles, e quindi dalla rigidità impotente di Hollande/Vals, alla fine, sarà contro l’Unione. Sulla stessa linea l'olandese Geer Wilders e il leghista Matteo Salvini (“da Londra schiaffo a Renzi e Napolitano”). Anche la posizione del M5S è propensa a far tornare la decisione al popolo con un referendum. Vedremo cosa pensa il popolo spagnolo, visto che Podemos/IU, in caso di vittoria domenica, hanno promesso un referendum. Vi sia avvia anche il Portogallo. Lo stesso referendum italiano di Renzi sulla deforma della Costituzione chiesta dalla troika di Bruxelles e dalle banche mondiali (es.J&P Morgan più volte), è sulla stessa linea e il popolo sembra rispondere NO. Volendo è una risposta anche a Bruxelles. Anche se Renzi ribadisce che: “Il futuro dell'Italia è nell'Ue”. Lui e i poteri forti certamente, forse, il popolo non necessariamente. Bruxelles gli ha appena risposto che di pensioni anticipate, pure col pizzo, (anzi “bisogna allungare la vita lavorativa”), non se ne parla proprio. Intanto nella “sua” deforma della Costituzione ha innalzato a 800.000 il numero delle firme da raccogliere per bandire un referendum. Sgretolare piano piano, altrimenti il popolo se ne accorge. Però anche in Italia il popolo sembra svegliarsi.

Ma allora, come dicevano i padri costituzionali, il referendum diventa l’unica arma che, alla fine, rimane al popolo in caso di tentativo di abrogazione del proprio potere democratico?

giovedì 12 maggio 2016

Il terrore del Brexit



di Tonino D’Orazio

Non c’entra l’Europa storica dei popoli, della Comunità che la compongono e che vorremmo, ma si tratta solo di pura economia mercantile, come sempre. Tralasciando il terrorismo popolar-nazionale, introdotto da un intervento a gamba tesa di Obama con velate minacce (sicuramente stupide conoscendo l’orgoglio dei britannici verso la ex-colonia); tralasciando anche il “al lupo, al lupo” su una vicinissima terza guerra mondiale, (Cameron: “Europa a rischio di guerra”) che non si sa ancora con chi, ma si può pensare alle ricorrenze secolari con la Germania, essendo l’ultima ancora impressa nella memoria dei più anziani, oppure al solito “blocco economico” (sempre sfociato in guerre) questa volta alla Russia, cosa resta veramente?
A meno che si riferiscono al fatto che due paesi guerrafondai come Israele e gli Emirati arabi hanno appena aderito (4 maggio) all’organizzazione Nato, che sposta sempre più ad est il proprio “impegno” democratico in compagnia di veri e propri stati canaglia.
I britannici, a suo tempo, si erano già opportunamente sganciati dalla predominanza europea €uro-Germania, rimane ora un semplice passo per sganciarsi da una Unione che comunque si sta sfaldando sia nei principi che nella ormai stanziale economia dell’austerità, con in appendice un rigurgito nazifascista impressionante, che inizia a lambire anche il Regno tramite gli euroscettici.
Lo scontro, e non poteva essere da meno, si sviluppa sull’economia e quindi sul futuro del Regno Unito. Sui soldi.
Due recenti valutazioni di economia di Brexit, dal Tesoro e da un nuovo Gruppo che si autodefinisce “economisti per Brexit”, si sono scontrate e arrivano a conclusioni diametralmente opposte, ammettendo in effetti come l’economia non sia una scienza esatta. Cioè abbastanza aleatoria e adattabile in autoconservazione di volta in volta. Molte rivendicazioni vengono pubblicate con previsioni quasi meteorologiche, con sottili differenze che rendono difficile il confronto diretto, per cui gli elettori, ormai confusi, si chiedono a chi credere. Se nemmeno i numeri portano certezza, allora che fare?
Infatti gli economisti utilizzano sofisticati modelli per generare le proiezioni di futuri sviluppi dell'economia. In genere, questi modelli si basano su una serie di ipotesi fisse su ciò che potrebbe accadere in assenza di qualsiasi cambiamento. Vi inseriscono poi, di volta in volta, un elemento per valutare come la modifica potrebbe influenzare l'economia, incrociando successivamente altri elementi ipotetici.
Salvaguardando le debite proporzioni penso sia la stessa tecnica utilizzata dalla cartomante dell’angolo, che ricade successivamente sempre in piedi sulle previsioni anche se sballate.
Lo studio del Tesoro rappresenta il punto di vista del governo. George Osborne, il Cancelliere dello Scacchiere, dice che a lungo termine, (2030), se si lascia l’Unione, una famiglia media ci rimetterebbe circa 7.000€/annui. Il dato rappresenta una serie di stime basate su diversi scenari su come il rapporto commerciale del Regno Unito con l'UE si evolverebbe dopo un Brexit. La proiezione di fondo è che il PIL sarebbe 6,2 per cento più basso di quello attuale, da cui la perdita delle famiglie. Insomma una buona iniezione di paura individuale, tenuto conto del già dimagrimento dei redditi famigliari di questi ultimi 20 anni, (dalla Thatcher e Blair in poi) oltre ovviamente la guerra.
Il Cancelliere è nettamente contraddetto dal nuovo Gruppo di economisti che sostengono che Brexit si tradurrà in un risultato economico migliore che rimanere nell'Unione europea, visti anche i risultati economici positivi dei paesi fuori dall’€uro. Non forniscono lo stesso tipo di dati come quelli del  Cancelliere, ma uno dei suoi membri, Patrick Minford, calcola il 3,5/3,7 % di perdita del PIL in “costi correnti” continuando invece l'adesione all'UE. Essi sottolineano altresì, nel rimaneerci, effetti molto negativi a lungo termine sul PIL del Regno Unito, derivanti da impegni pensionistici a ripartizione in molti Paesi dell'Unione Europea, una volta che i comunitari saranno rientrati nei loro paesi, con la sterlina come moneta forte. Un po’ quello che paventa in prospettiva l’Inps da noi per gli immigrati.
Nell'esercizio del Tesoro, l'obiettivo principale è su come il commercio aumenterà il PIL e parte dal concetto abbastanza fondato che il commercio è sempre più intenso tra paesi geograficamente vicini l'uno all'altro. Cioè che comunque il Regno Unito manterrà il suo accesso ai mercati dei paesi terzi, anche se diminuisce l'accesso diretto alla UE. Il rischio è che vi sia una riduzione degli investimenti esteri diretti nel Regno Unito e una diminuzione della produttività che rallenterebbe la sua crescita e un nuovo concetto ritrovato di dazi. Rischio inesistente invece per il Gruppo, vista la forza mondiale, la ricchezza e le capacità storiche della Borsa di Londra.
Gli otto economisti del Gruppo Brexit valutano una serie di effetti positivi sulle prospettive economiche del Regno Unito, tra cui la deregolamentazione, il regime commerciale, l'immigrazione, la posizione comunque sempre mondialmente preminente della City di Londra e le finanze pubbliche. Gli assunti di base sono che i prezzi scenderanno, a vantaggio dei consumatori, vi sarà un guadagno enorme svincolandosi dalle regolamentazioni UE (-2% in tasse) e vi sarà, inoltre, un guadagno immediato per le finanze pubbliche nel non dover più contribuire al bilancio dell'UE. Ipotesi ritenuta discutibile poiché il bilancio dell’Unione è un dare e un avere, pari per i britannici, se non con qualche beneficio, al contrario degli italiani che ci rimettono miliardi.
Anche sulla eventuale perdita di reddito delle famiglie i dati non concordano, perché se si intende il “procapite”, invece che il “nucleo famigliare”, potrebbe essere di appena 2.000€, sempre considerando il Brexit un peggioramento e non un vantaggio. In quest’ultimo caso il rischio verrebbe annullato e ci sarebbe invece maggiore redistribuzione.
In sintesi, le due relazioni sono solo ipotesi e gli elettori si pongono la domanda se questi presupposti sono credibili o sono un sacco di sciocchezze. E chissà quante ce ne saranno fino al 23 giugno.
Intanto la paura del Brexit si sta estendendo a tutti gli altri paesi dell’Unione, anche se pochi ne parlano per scaramanzia. IPSOS Mori è la più grande società di ricerche politiche e sociali in Gran Bretagna, ed una delle prime al mondo. Dice, per esempio, che sugli effetti traumatici dell' Unione monetaria per l'Italia, quasi in fallimento bancario, Roma determinerà il destino dell'euro. Il sondaggio MORI mostra che il 58% dei francesi vogliono il referendum ed il 41% dicono che voterebbero per lasciare l'U€. Il sentimento Swexit in Svezia è al 39%. la metà degli intervistati nei paesi che compongono l'80% della popolazione europea pensa che il Brexit scatenerebbe un effetto domino; il 51% ha detto che il Brexit avrebbe un impatto negativo sull'economia europea, rispetto al 36% che pensa che sarebbe un male per l'economia della Gran Bretagna.
Non si sa ancora cosa pensa il popolo olandese, dopo che Bruxelles lo prende in giro già per tre referendum.
Ma gli effetti non farebbero che confermare la diaspora e le diatribe profonde attuali, e forse irreversibili visti i partiti nazionalisti alla riscossa, tra i vari paesi che  compongono la stanca, disastrata e dissanguata Unione. E non più solo di soldi si tratta se ormai viene meno la fiducia e la democrazia.

giovedì 28 aprile 2016

Brexit, Grexit, Italexit. Basta con la UE

di Giorgio Cremaschi

La Grecia è tornata al punto di partenza come in un beffardo e tragico gioco dell'oca. Di nuovo deve offrire sangue alla Troika, cioè al grande capitale tedesco e alla finanza USA. La resa di Tsipras non è servita a niente altro che a rafforzare il cappio intorno al popolo. Ora ci sarà un altro giro di corda, mentre il governo prende i soldi degli ospedali per fare cassa. Chi sosteneva che così la sinistra avrebbe preso tempo in attesa di non so cosa, è smentito dai fatti. Siryza ha solo preso disonore e ora è punto e a capo. Intanto l'Austria mette muri e fili spinati e a deciderlo sono popolari e socialisti, cioè i partiti che governano l'Unione Europea e quasi tutti i suoi paesi, gli alleati di Renzi, Hollande, Merkel e persino di Cameron. Che i muri li ha già messi, anche per noi italiani, per poter vincere il referendum e mantenere il suo paese nella UE. Cosa che gli ha chiesto fermamente Obama, spiegando senza troppi giri di parole che se vincesse la Brexit, se la Gran Bretagna uscisse dalla Unione, andrebbe in crisi Il TTIP e sarebbe più difficile fare la guerra in Libia... Magari! Bisogna tenere unita l'Unione Europea in modo da concludere su base continentale l'affare della vendita dei profughi alla Turchia. Bisogna tenere unita la UE per poter continuare ovunque le politiche di austerità. Bisogna tenere unita la UE per fare le guerre in giro. E anche per distruggere nel suo nome le costituzioni antifasciste. Noi ne sappiamo qualcosa.
Da qualsiasi lato la si prenda, l'Unione Europea si rivela come la sede dove tutti i mali e le ingiustizie d'Europa si aggravano. L'Unione Europea è oramai un concentrato di ipocrisie, in una facciata dietro la quale esiste una sola libertà: quella dei capitali, delle banche, degli evasori fiscali, delle multinazionali. Per tutto il resto ci sono solo muri. Se è vero che con la Brexit salta il TTIP dobbiamo solo augurarci che il SI vinca. Se la Grecia affonda nella schiavitù coloniale, la Grexit è la sua sola via d'uscita. E se i francesi continueranno la straordinaria lotta che da settimane dura contro il Jobs act di Hollande, dovranno scontrarsi con la BCE di Draghi a cui la controriforma del lavoro è stata promessa. Basta con l'Unione Europea. E non venite a rompere le scatole con la tiritera sul nazionalismo. Se in Europa tornano razzismo e fascismo la colpa è solo della Unione Europea, dell'Euro, delle politiche di austerità, e di tutto ciò che sta distruggendo le nostre democrazie nel nome del mercato e delle banche. Basta, sono convinto che il primo popolo che trovasse il coraggio di dire basta alla Unione Europea aprirebbe la via a tutti gli altri; e sarebbe una valanga. Basta con la UE, la democrazia e l'eguaglianza sociale stanno da un' altra parte, andiamo a riprendercele. Italexit.

sabato 5 marzo 2016

I miei siriani

  
 di Tonino D'Orazio 

I tuoi siriani, i suoi siriani, i nostri siriani, i vostri siriani, i loro siriani. Al declinarli in questo modo, ogni possessivo apre un capitolo di corresponsabilità. Dopo la nuova guerra in Libia, declineremo con: i miei libici, i tuoi libici, i nostri morti i loro morti, ecc…
In questa indotta situazione, per quanta fantasia abbiamo non riusciamo ad intravvederci la mano del fato, o che si possa chiamare solo petrolio. Non rischiamo nemmeno di pensare che la Siria sia sotto embargo occidentale (siamo anche noi, sono nostri) da cinque anni, e solo questo è già un disastro umanitario. Non hanno la forza ideologica di Cuba, anche perché tutti, con armi alla mano, vi hanno scorazzato impunemente, senza essere invitati, Onu o meno. Mai nessun paese è stato invaso in contemporanea da così tante nazioni, tutte socie della Siria nell'Onu.
Al Parlamento europeo, Gianni Pittella (capogruppo Pd), ha semplicemente costatato il luogo comune: “la situazione inumana nella quale dei rifugiati, degli esseri umani, vivono in Grecia o a Calais” (perché in altre parti stanno da re) e chiede “un’assistenza umanitaria urgente” da parte della Ue, cioè di se stesso. Sapendo, tra l’altro, che è già stata concessa dalla Commissione. Solo tempestività di apparire. L’assistenza sarà i miliardi, a noi negati, che daranno a Erdogan.
Anche gli Usa, che ovviamente in medio oriente non c’entrano nulla, chissà perché cominciano a inquietarsi. Il segretario di stato, John Kerry, dopo il suo giretto commerciale per una bella vendita di armi a tutti, e un buon “consiglio” sul da farsi a Renzi, ha parlato di “crisi mondiale” e non più “regionale” per i rifugiati in Europa. Ryan Crocker, ex ambasciatore Usa in Iraq e in Siria, ha sottolineato i rischi “esistenziali” che corre l’Europa, di fronte al “flusso di rifugiati” che potrebbe portare al “disfacimento dell’Europa come costruzione politica”. Loro non c’entrano e non è quello che volevano (sic!). Non sono i loro, adesso sono nostri i siriani.
L’Onu (un altro organismo che non c’entra nulla nelle guerre americane di Obama, se non altro per servilismo all’impero, omissione e tacito consenso) con il suo Alto Commissariato ai rifugiati, pontifica che l’Europa “è sull’orlo della crisi che essa stessa ha ampiamente provocato”. Giustamente, oltre gli americani (sempre che non c’entrano nulla) bisogna ringraziare i guerrafondai (a volte anche “socialisti”) francesi e inglesi. Noi seguiamo sempre a ruota, anche se questa volta, per la Libia, ci hanno spinto in testa, per solidarietà e corresponsabilità di club guerrafondaio. Niente Pilato questa volta.
La Ue pensa di sfuggire alle sue responsabilità con i soldi. Grande fantasia, ma cosa potevano pensare d’altro, (magari spingere a far cessare questa guerra), e in cambio di cospicui finanziamenti, spera di subappaltare ad Ankara il ruolo di guardiano e massacratore dei candidati all’esilio. Tutte le destre sono propense, non possono dirlo ufficialmente, a massacrarli per impedire il loro infido “viaggio”. Si rivolgono al boia Erdogan, pagandolo profumatamente. D’altra parte si fa lo stesso con i sicari e i mercenari. Poi una volta nelle tendopoli, in nome della caccia al “terrorista”, vai a vedere che succede. I siriani potranno scegliere di morire a casa sotto le bombe o “all’estero”, chissà come. Ma possiamo immaginare che Erdogan, manico del coltello in mano, non si accontenterà dei soldi, vorrà la copertura politica di neutralità per i suoi efferati bombardamenti in casa d’altri e poter continuare il genocidio curdo. A noi che importa, basta che fermi i rifugiati, nevvero? E poi siamo tanto amici insieme nella Nato.

La Grecia, sotto scacco e sotto ricatto, non può fare altro che accettare le proposte e i soldi. Ma questi non saranno gestiti da loro. Non si fidano, mentre di Erdogan sì, è sufficientemente nazista. E poi le forti tensioni che scaturiranno tra un popolo allo stremo e i rifugiati, che avranno almeno da mangiare, non potrà che fare bene, razzismo in salita, ad Alba Dorata. Un po’ come dai noi per Salvini, con slogan realistici che fanno presa: “Gli italiani in povertà e senza casa, e gli immigrati che vivono in ressort”. Anche se gestiti dalla malavita. Quelli sono i loro, e si può dire anche in termine di possesso. Ma per la Grecia il problema continua ad essere la Merkel. A metà marzo si vota in tre grandi lander tedeschi e l’impatto economico-psicologico dei rifugiati, in un primo momento accolti a “braccia aperte”, lascia intravvedere possibili e grandi incognite. Non è detto che non accetti di spingere la Grecia fuori da Shengen, anche se spergiura di no, quasi come un paese non Ue-land, dandogli quattro soldi, ricompattando però i paesi balcanici, più interessanti. Ci sarebbe poi anche la possibilità di chiudere fuori dai confini i macedoni e i bulgari recalcitranti. Sono deboli, sono paesi candidati all'adesione al paradiso Unione, facilmente ricattabili.Per la Grecia poi rimane sempre valido, per taluni esponenti tedeschi ed anche europei, il concetto, dopo averla divorata, della Grexit, cioè cacciare questo paese irrecuperabile malgrado tutti i “consigli” ricevuti; non si può chiedere indietro 1 euro in più per ogni euro prestato. Non esiste matematicamente e quindi non ce la faranno mai. In quel paese poi gli animi si stanno scaldando troppo e abbandonare quel “comunista” convertito di Tsipras al suo destino di spergiuro non dispiace politicamente alla troika di Bruxelles. Così imparano anche spagnoli e portoghesi.
Diceva un generale italiano in Istria: “I prigionieri affamati sono più ubbidienti”. Possiamo aggiungere tranquillamente che vale anche per i popoli.
Lo stesso Consiglio d’Europa considera la Francia a rischio per la diffusione di “discorsi di odio” e “constata un aumento considerevole del discorso di odio e, soprattutto, della violenza causata da razzismo e intolleranza”, con una crescita di “atti antisemiti e islamofobi”. Mi sa che pure i nostri amici di Israele non c’entrano nulla nella situazione siriana. L’estrema destra continua a mietere consensi, malgrado il socialista Hollande mostri i muscoli con i deboli e cioè lo sgombro feroce e iniquo del campo profughi, “la giungla” di Calais. Risultato, ora i 3.500 immigrati sono diffusi dappertutto sul territorio, pronti a ricongiungersi altrove per solidarietà di gruppo, cosa che succede sempre ai diseredati. Siamo animali sociali. Un numero ridicolo se si pensa che più di 130mila persone hanno già attraversato il Mediterraneo nei primi due mesi di quest’anno, per sfuggire dalle guerre, e molti sono diretti, volenti nolenti, dopo aver capito che in Italia non c’è più trippa per gatti e si rischia la schiavitù, nel centro-nord Europa. La Francia, che non è la disubbidiente Ungheria del fascista Orban, (quest’ultimo non a caso elogiato dalla Le Pen) non sta accettando il contingente di immigrati a lei riservato dalla Merkel. Problemi di politica interna. Già, c’è chi può e chi non può, in questa già disgregata Unione.
L’inglese Cameron del Brexit, pur avendo sganciato qualche misero milioncino a Hollande nel suo incontro di giorni fa a Amiens per far rimanere i rifugiati in Francia, sta più tranquillo, ha un muro di frontiera spesso burrascoso che si chiama Canale della Manica, il suo problema invece è l’enorme migrazione interna e legale dei cittadini comunitari, soprattutto polacchi e rumeni. Ma anche francesi e italiani. Oltre quelli mondiali del Commonwealth. Il suo paese non è comunque esente da una xenofobia in crescita. Un popolo in difficoltà fa sempre bene alle destre, trova facilmente il capro espiatorio che gli viene indicato.

domenica 7 febbraio 2016

Brexit e teatrino Cameron.

di Tonino D’Orazio

Molti sono preoccupati per i “ricatti” del premier inglese Cameron verso la gang-troika di Bruxelles e l’eventuale sfaldamento definitivo dell’Unione, se la Gran Bretagna dovesse uscirne, (Brexit), vista già la drammatica situazione dell’euro e di Schengen con il cavallo di Troia dell'immigrazione selvaggia.
I conservatori inglesi, avendo accettato (anzi proposto prima che lo facessero altri) il referendum se rimanere o meno nell’Unione, a causa del malumore popolare, devono adesso scegliere. Sono cominciate le grandi manovre mediatiche per poter dire sì, facendo finta di aver ottenuto grandi vantaggi dalla contrattazione con i commissari UE. 
Diventa in gran parte un esercizio per mantenere le apparenze, visto che la maggior parte dei termini concordati fanno poca differenza sostanziale dalle condizioni pregresse di adesione del Regno Unito. Ma per Cameron, l'accordo rappresenta una vittoria per la Gran Bretagna, facendolo passare, fra l’altro, come riforma dell'Unione europea. Quindi ora è pronto a difendere il mantenimento della Gran Bretagna nell'Unione europea nel prossimo referendum. Qualcuno poteva pensare che la gestione economica mondiale delle destre avrebbe permesso a uno di loro di sganciarsi veramente dalla presa oligarchica massonica e statunitense?
L'opposizione ridicolizza il tutto. Secondo gli euroscettici, anche nel partito conservatore, certificano che l'accordo raggiunto con l'Unione europea non vale la carta su cui è scritto. A meno che vi siano i soliti oligarchici accordi segreti. Gli euroscettici promettono di intensificare la loro opposizione contro l'adesione britannica all'UE.
L’unico accordo vero, come sempre, è sulle spalle dei lavoratori e del welfare, costante ideologica ormai più che decennale. In realtà sul tema degli immigrati; tema preminente della paura popolare pilotata e delle destre europee.
Cameron ha voluto ridurre la migrazione verso la Gran Bretagna dal resto dell'UE, lasciando i lavoratori UE-migranti nel Regno Unito ad aspettare quattro anni prima di poter godere dei benefici sociali. Intanto, prima dovrà trovare una maggioranza qualificata in sede europea per imporre una tale restrizione, né potrebbe imporla unilateralmente. Se ognuno cominciasse a fare così dove altro andremmo a finire! Più stupidamente, una tale restrizione non farà nulla per fermare l'immigrazione nel Regno Unito, per l’Europa, soprattutto polacca e rumena.
Ma possibile che l'UE preferisca minare uno dei suoi pilastri fondamentali: la libera circolazione e sfruttamento dei lavoratori? Non sanno che la Corte di giustizia europea deciderà sicuramente di vietare questa discriminazione arbitraria nei confronti degli stranieri comunitari riguardo l'accesso al welfare? Allora è fumo attendista negli occhi. La vittoria di Pirro. Alla prossima Renzi bullistica maniera.
I lavoratori UE sono attratti verso il Regno Unito non a causa delle prestazioni sociali, ma a causa delle molte opportunità di lavoro che il Regno Unito offre, come in altri paesi fuori dalla €urozona. Sono persone che vanno a lavorare e non a beneficiare della generosità britannica. Anche perché questa, pur importante, è sempre più ridotta, dal socialista Blair in poi. La Thacher faceva solo il suo mestiere indicando la strada maestra della guerra ai poveri e ai lavoratori.
Cameron ha raggiunto l’accordo che il Regno Unito non parteciperà ai prossimi programmi di "unificazione europea", cioè quello che aveva già raggiunto come diritto di non essere trascinato in ulteriori allargamenti dell’Unione. Non ha veramente mai partecipato. Ormai, a parte inglobare la Russia non è che ci sia rimasto molto. E poi le mani in pasta ce l’hanno sempre con la Nato, che gestisce sempre più la politica estera dell'Europa. Non è un membro della zona euro. Non partecipa a Schengen e mantiene il pieno controllo sui propri confini. Era comunque già stato accettato da tutti che il Regno Unito non avrebbe partecipato a programmi futuri di unificazione. Era solo un pallino dei continentali tedesco centrici, che loro hanno guardato sempre con diffidenza. Il “riarmo” economico e di potenza della Germania, per ovvie ragioni storiche, non è mai piaciuto agli inglesi. Nemmeno una Europa a doppia velocità, una forte con tentativo federativo più stretto e una come va,va, serva dell’altra, come la Grecia di Syriza. Questa "vittoria" di Cameron è priva di significato pratico. Rimaneva solo da chiedere che la Gran Bretagna potesse mantenere il suo diritto a parlare inglese.
Cameron ha voluto imporre la sovranità del Parlamento britannico dandogli il diritto di veto sulle leggi future che verranno decise dall'UE. Bluff. Accordo che può passare solo se lo vota il 55% dei parlamentari europei. Tra l’altro la legislazione europea è decisa dal Consiglio europeo. La GB è minoranza nel Consiglio. Dunque? Tutti contenti?
Cameron ha voluto assicurarsi che il contribuente britannico non sarà costretto a contribuire in future operazioni di salvataggio finanziario nella zona euro. Ma anche qui il Regno Unito aveva già acquisito questo diritto. Non è nella zona euro, anche se le loro banche, tramite FMI, continuano a percepire lauti interessi sui debiti dei paesi in difficoltà della zona euro. E poi hanno la loro moneta e la loro crescita.
Infine, Cameron ha chiesto che l'Unione europea diventi più competitiva riducendo la quantità di regolamenti. Spera di svicolare. Non sarà possibile, volenti o nolenti, azzeccati o sbagliati, vi sono troppe cose da regolamentare in comune, dalla sicurezza alla sanità, al cibo e a tutto il resto. Quindi ve ne saranno sempre di più.
In sostanza, ritengo che l'accordo raggiunto da Cameron con l'Unione europea è il solito ed ipocrita esercizio di "mantenere le apparenze", affinché tutto cambi e niente cambi.
E’ evidente che l’altarino una volta scoperto non fa altro che dare fiato a quelli che vogliono uscire dall’Unione. La Gran Bretagna ne ha comunque una migliore di Unione, che si chiama Commonwealth, ed è ben estesa su tutto il mondo e della quale è capofila, culturale ed economica, come la Germania per l’Europa, e un’altra unione molto stretta, privilegiata e di sangue (e di guerre) con gli Stati Uniti.