di Tonino D'Orazio
Condono, indulto, amnistia. Re Giorgio II spara subito a zero. Tra poco si occuperà anche dei pannolini Pampers. Per evitare nuove fibrillazioni per il suo protetto Letta, alle prese sul come aumentare delle tasse, deve trovare una soluzione, checché sia, per salvare il condannato Berlusconi. Se si resta dentro il livello consueto dei reati amnistiati, quindi quelli con pene fino a 3 o 4 anni, l'amnistia generale non serve, eccetto per Berlusconi e i suoi prossimi processi, (Ruby e De Gregorio), anche se quest’ultimo dichiara: “Amnistia? Solo fumo, Napolitano mi sta prendendo in giro”. Il gioco solito delle tre carte.
Arrivano gli amici di sempre. Bersani: “Escludo che il messaggio di Napolitano faccia parte di uno scambio sulla giustizia con Berlusconi. È impossibile pensarla così”. Epifani: "Amnistia non c'entra con Berlusconi”.
Dopo le violenti polemiche con Lega e Grillo, Napolitano, alzando la voce e disprezzandoli, si è ulteriormente squalificato. Difficile fare il re in una repubblica. E’ un ossimoro vivente. Anche il Pd prende le distanze, deve farsi perdonare di non voler pretendere tasse Imu dalle case dei ricchi. In Parlamento intanto è passato (con l'ok del governo) un emendamento dei Grillini M5S che abolisce il reato di immigrazione clandestina.
Finalmente si discute di sovraffollamento delle carceri. Capienza regolamentare delle carceri: 47 mila e 615. Detenuti presenti nelle celle italiane: 64 mila e 758. Sovraffollamento che non è nato da solo ma a causa di alcune leggi liberticida precise. La Fini-Giovanardi, per esempio, ha contribuito molto al problema, prevedendo ed equiparando, per esempio, le droghe leggere a quelle pesanti. Migliaia di ragazzi sono in carcere per questo motivo. Allo stesso modo hanno avuto effetti negativi altre leggi arrivate con il governo Berlusconi, vale a dire la ex Cirielli del 2005 e la Bossi-Fini (ancora l’ex neofascista! Le migliori leggi portano la sua firma) del 2002. Sono norme che hanno provocato molti danni. Bisogna ricordarsi che quest’ultima ha soltanto “approfondito” la Napolitano-Turco (1998) che prevedeva carceri speciali e inumani per gli immigrati (CPT), una vergogna internazionale che dura tutt’ora. Mea culpa? Macché, faccia tosta. Napolitano nel suo messaggio alle Camere sull’emergenza carceri: “L’Italia viene a porsi in una condizione umiliante sul piano internazionale per violazione dei principi sul trattamento umano dei detenuti”. Ha ragione, siamo noi a non avere memoria e ignorare i responsabili. Però a Lampedusa non ci va.
La stessa ex-Cirielli modifica il nostro Codice Penale in materia di attenuanti generiche aumentando, moltiplicandole, le pene per recidiva. Un grammo di hashish? Carcere. La seconda volta, recidiva, carcere quasi a vita, aspettando il giudizio. L'applicazione della Cirielli è in contrasto con le convenzioni internazionali dell'Ocse e con le sentenze della Corte per i diritti dell'uomo. Aspettando l’imminente condanna e le sanzioni dell’Unione Europea. E con ciò? Siamo un paese libero e democratico. In questi anni grazie a questa riforma del 2005 si è pianificata nei palazzi di giustizia una strategia del ritardo per impedire che i processi arrivassero a sentenza. I piccoli intrappolati, i ricchi e furbi fuori “in attesa”.
Se la politica avesse veramente voglia di ridimensionare il sovraffollamento nelle carceri dovrebbe avere la capacità e la volontà di modificare profondamente almeno queste tre leggi. Serve una vera ripulitura. Vi pare possibile? Con tutti i pessimi attori legislatori ancora in carica, loro e le loro cordate ideali? Già nel 2006 il Pd votò per l’indulto. Invece del senso del diritto e della giusta pena torna sempre l’appello cattolico al perdono e al condono. Un marchio, una subcultura, quasi una necessità in una fase storica ventennale di basso impero.
Visualizzazione post con etichetta carceri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta carceri. Mostra tutti i post
martedì 15 ottobre 2013
mercoledì 13 giugno 2012
Benvenuti in Louisiana, la più grande prigione del mondo
di
Cindy Chang (da The
Times-Picayune)
traduzione per Doppiocieco di Domenico D'Amico
Disegno di Eric Drooker |
La
Louisiana è la capitale mondiale delle carceri. Questo stato, in
percentuale, mette dietro le sbarre un numero di suoi cittadini
superiore a quello di qualunque altra parte degli USA. Essere primi
tra gli americani significa essere i primi nel mondo. Il tasso di
incarcerazione della Louisiana è tre volte quello dell'Iran, sette
volte quello della Cina e dieci volte quello della Germania.
Il
meccanismo occulto che sta dietro questa macchina detentiva ben
oliata è uno solo: il denaro. La maggioranza dei detenuti della
Louisiana sono raccolti in istituzioni che hanno come scopo il
profitto, che deve essere garantito da un flusso costante di esseri
umani, pena il fallimento di un industria da 182 milioni di dollari.
Una
parte del mercato è controllata da compagnie di origine locale. Ma
quello che è unico, in Louisiana, è che molti degli imprenditori
carcerari sono sceriffi rurali. In remote località di campagna come
Madison, Avoyelles, East Carroll e Concordia, essi posseggono un
enorme potere. Una buona parte delle forze di polizia della Louisiana
viene finanziata scremando legalmente i profitti dell'industria
carceraria.
martedì 15 maggio 2012
In morte di un rumeno
Che cosa può aver commesso di così
grave ed efferato il rumeno morto in carcere a Lecce dopo 50 giorni
di sciopero della fame, per aver subito una condanna a diciotto anni
di carcere. Reati contro il patrimonio leggo. In pratica ha avuto gli
stessi anni di Callisto Tanzi, condannato per un crack di 14,5
miliardi di euro. Avrà svaligiato la Banca d'Italia ho pensato. No
per piccoli furti ripetuti a quanto pare, reati che sono stati
cumulati, cosicché la reiterazione indipendentemente dall'entità
delle somme sottratte diventa il vero reato. Premetto che so molto poco di materia giuridica, ma da quanto sono riuscito
a capire le nuove norme in merito alla recidiva varate nel 2010
(confesso che non so se nel frattempo ci siano state modifiche), danno al giudice un certa discrezionalità nell'aumentare in maniera rilevante le pene detentive per quei per
quei reati “non colposi”in cui: vi sia un accertamento in
concreto, da parte del giudice, di una relazione
qualificata tra i precedenti del reo ed il nuovo reato da
questi commesso, che deve risultare sintomatico
– in rapporto alla natura e al tempo di commissione dei fatti
pregressi – sul piano della colpevolezza e
della pericolosità sociale (da ultimo,
ordinanza n. 171 del 2009). In
pratica i reati che destano maggiore allarme sociale come ad esempio
i furti nelle abitazioni, gli scippi, le rapine ecc, se reiterati e a
seguito di condanne definitive portano ad un cumulo di pena
sproporzionato rispetto all'entità in termini materiali dei reati
commessi. I nostri legislatori si sa amano gli USA quando ciò gli fa
comodo, e infatti hanno da quanto sembra tentatodi ricalcare una normativa americana che prevede
addirittura l'ergastolo per i recidivi al terzo reato. Che dire poi dei vari
tentativi di introdurre norme che prevedono un'aggravante derivata
dalla natura sociale di chi commette il reato, proponendo categorie
concettuali tipiche di un diritto
penale d’autore.
E’ tale un diritto penale che, a scapito della necessaria
centralità del fatto di reato, prospetta una colpevolezza per il
carattere del reo o per la sua condotta di vita, finendo per punire
l’autore del reato non per quello che ha fatto, ma per quello che è
o che si è “lasciato diventare”; per contro, un diritto
penale del fatto, rispettoso del principio di
colpevolezza, non può espandere il riferimento alla personalità
dell’agente oltre i limiti di immediata e diretta rilevanza per la
valutazione del fatto concreto.
Questa fondamentale problematica,
riguardante la fisionomia stessa del diritto penale, è stata
recentemente affrontata in modo esplicito dalla Corte
costituzionale nella sentenza n. 249/2010,
avente tuttavia ad oggetto, non già la recidiva, ma l’art. 61,
n. 11-bis, c.p., introdotto dal d.l. 23 maggio 2008, n. 92
(Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica), convertito dalla
l. 24 luglio 2008, n. 125: tale disposizione prevedeva l’aggravante
generale della clandestinità, consistente nell’“avere il
colpevole commesso il fatto mentre si trova illegalmente sul
territorio nazionale”.
La Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 61, n. 11-bis, c.p., in quanto contrastante proprio con i principi che caratterizzano un diritto penale del fatto.
La Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 61, n. 11-bis, c.p., in quanto contrastante proprio con i principi che caratterizzano un diritto penale del fatto.
Le carceri italiane
lo sappiamo sono colme oltre misura, i detenuti vivono in condizioni
disumane. L'80% dei detenuti è costituito da tossici ed immigrati
per il combinato disposto di leggi liberticide in materia di
droghe(vedi legge Fini) e una normativa che penalizza i disgraziati e
salvaguardia dei colletti bianchi, per i quali le depenalizzazioni
come quella del falso in bilancio abbondano.
In una cosa sono
d'accordo con i radicali: ci vuole un'amnistia subito, per poter poi
ricominciare con una vera riforma delle giustizia.
Iscriviti a:
Post (Atom)
-
Il senso della sinistra per la fregatura Ho perseverato nell’idea di Europa prima di accorgermi che le idee vanno bene fintantoché è ...
-
di Tonino D’Orazio Renzi sfida tutti. Semina vento. Appena possono lo ripagano. Che coincidenza! Appena la legge anticorruzione app...