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domenica 24 aprile 2016

Israele copia la Turchia – Come operano le oligarchie globali

di Eric Zuesse (da Strategic Culture)

Il 4 marzo il governo turco di Tayyip Erdogan ha chiuso i giornali di opposizione più importanti e più letti, Zaman e Today's Zaman [la versione in inglese di Zaman – ndt], oltre alla maggiore agenzia giornalistica (l'equivalente dell'americana Associated Press), e ha imprigionato la loro dirigenza sotto l'accusa di tradimento, per poi rimpiazzarla e riaprire dopo qualche giorno le suddette attività sotto la nuova gestione.
Ancora prima, i due principali dirigenti dell'altro giornale indipendente turco, Cumhuriyet, sono stati arrestati e accusati di tradimento, dato che avevano riferito che il governo turco stava rifornendo di armi i jihadisti in Siria.
L'11 marzo, Israele ha fatto chiudere la Palestine Today TV e arrestato i suoi dirigenti, ma dato che l'emittente ha sedi non solo a Ramallah (nella West Bank) ma anche in Libano, essa continua a trasmettere nonostante gli sforzi del regime israeliano.
I giornalisti vengono assunti dai membri dell'aristocrazia (nel concreto dai manager dell'industria dell'informazione), per cui questo genere di repressione viene messa in atto quando una fazione minoritaria dell'aristocrazia sfida quella maggioritaria, con in palio il controllo del pubblico. I mezzi di informazione sono gli occhi e le orecchie del pubblico, perciò ogni volta che il regime agisce per eliminare le organizzazioni giornalistiche dissidenti (come Zaman o Palestine Today TV), questo è il riflesso di una guerra civile all'interno dell'aristocrazia.
Al contrario, nei periodi in cui le varie aristocrazie restano unite – come lo erano, ad esempio, negli Stati Uniti a ridosso degli attacchi dell'11 settembre – i media dissidenti praticamente non esistono, e il regime non conosce alcuna reale opposizione interna: quando l'aristocrazia è unita, il paese può funzionare come una dittatura e la stampa ci andrà d'amore e d'accordo, lo considererà suo “dovere patriottico”, il che è naturalmente falso, in realtà significa tradimento nei confronti del pubblico; ma quando l'aristocrazia è unita, è il governo stesso a praticare il tradimento – è la dittatura chiamata talvolta “guerra perpetua per la pace perpetua” o, più precisamente, il proseguimento americano della Guerra Fredda, anche dopo il 1991 e la fine dell'Unione Sovietica, del suo comunismo e del Patto di Varsavia.
Nel corso della Storia, aristocrazie in lotta tra loro hanno trovato nella guerra il miglior mezzo per determinare i loro rapporti di dominio e sudditanza; è quello che fanno le aristocrazie, da sempre; è nel DNA di ogni aristocrazia di ogni nazione. Se l'aristocrazia di una nazione insiste nel volersi indipendente dalle aristocrazie di altre nazioni, l'aristocrazia dominante cercherà di soggiogarla a tutti i costi. Dato che oggi l'aristocrazia dominante è quella dell'America, l'America pratica invasioni, rovesciamenti e colpi di stato in più paesi di chiunque altro. Non è caratteristico dell'America, è caratteristico di qualunque aristocrazia dominante di qualunque epoca: in ogni periodo storico, l'aristocrazia dominante si proclama “l'unica nazione indispensabile” - e per essa le altre nazioni diventano “dispensabili”. Il messaggio rivolto alle altre aristocrazie è sempre uguale: sottomettetevi o sarete conquistati. L'eccezionalismo dell'America fu un tempo quello dell'Impero Britannico, e ancora prima quello di Roma. Quello che davvero è sempre eistito è il DNA dell'aristocrazia dominante. L'aristocrazia dominante è sempre la peggiore di tutte, quella che provoca, più di tutte le altre aristocrazie, maggior sofferenza e spargimento di sangue. E sempre con simili, ipocriti proclami:

Siamo il fulcro di un'alleanza di dimensioni mai viste nella storia. L'America continua ad attrarre immigrati pieni di buona volontà. I nostri valori fondamentali ispirano i leader politici e i movimenti di piazza di tutto il mondo. E quando un tifone colpisce le Filippine, o delle studentesse vengono sequestrate in Nigeria, o uomini mascherati occupano un edificio in Ucraina [che sono stati in realtà ingaggiati dal regime di Obama, quegli uomini mascherati erano agenti ingaggiati dagli Stati Uniti, e i diplomatici europei, scoprendolo, sono restati di stucco, ma, del resto, il golpe era stato preparato con un anno di anticipo], e all'America che ci si rivolge per avere aiuto. (Applausi). Per questo gli Stati Uniti sono e rimangono l'unica e sola nazione indispensabile. È stato vero nel secolo passato e continuerà ad esserlo nel secolo che verrà.”

La Turchia, come anche Israele, fa parte di questa alleanza. Lo stesso vale per l'Arabia Saudita. E il Qatar. E gli Emirati Arabi Uniti. E il Kuwait. E anche l'Unione Europea.
Il conflitto interno all'aristocrazia turca è quello tra la fazione di Tayyip Erdogan e quella di Fethullah Gulen; quest'ultima è a favore della separazione stato-chiesa, mentre la prima è favorevole al controllo dello Stato da parte del clero della maggioranza sunnita fondamentalista, alleato con i Sauditi, la famiglia sunnita fondamentalista che possiede l?Arabia Saudita, e con la famiglia Thani, cioè i sunniti fondamentalisti che possiedono il Qatar, e queste due nazioni sono i maggiori produttori di petrolio e gas del mondo. Il quotidiano Zeman è di proprietà di Gulen, un particolare che l'articolo relativo di Wikipedia (curato dalla CIA) evita perfino di menzionare. (In quello su Gulen, tuttavia, Wikipedia nasconde il suo rapporto con Zaman nella sezione “influenze”, che dice: “il suo movimento controlla il diffuso quotidiano islamico-conservatore Zaman, la banca privata Bank Asya, la stazione televisiva Samanyolu TV, e molti altri media e organizzazioni imprenditoriali, inclusa la Confindustria turca”.
Questo è falso; Zaman in realtà è islamico-liberale, non “islamico-conservatore”: Gulen rappresenta quella parte del clero che che favorisce la separazione tra stato e chiesa di Kemal Ataturk – la Turchia del passato, quella di Ataturk, è stata quella con le caratteristiche che l'hanno fatta entrare nella NATO nel 1952, e in seguito considerare candidata per l'ingresso nell'UE. Erdogan auspica la restaurazione dell'Impero Ottomano a guida turca, in cui, con Ataturk di là da venire, chiesa e stato erano uniti.
Il conflitto interno all'aristocrazia israeliana e tra la fazione di origine inglese e tedesca, in maggioranza non religiosa, che ha fondato lo stato d'Israele tra gli anni 40 e i 50, e la nuova fazione, in maggioranza di fondamentalisti ebraici (dominata da aristocratici americani e immigrati est-europei visceralmente anti-russi), tra cui si contano Sheldon e Miriam Adelson (proprietari di numerosi media israeliani che fiancheggiano con vigore il teocratico Benjamin Netanyahu.
Gli Stati Uniti di oggi (sin da quando nel 1990 il presidente George Herbert Walker Bush turlupinò il presidente sovietico Mikhail Gorbachev) vedono la propria aristocrazia unita, di conseguenza non c'è nessun bisogno di chiudere giornali o rimpiazzarne la direzione; questi media rappresentano fazioni diverse dell'aristocrazia, ma tutte sostengono l'agenda che GHW Bush ha messo in opera dopo la fine dell'Unione Sovietica, tra il 1990 e il '91.
È per questo che, mentre in Turchia e in Israele una fasulla “democrazia” ritiene necessario che il governo prenda il controllo dei mezzi di cosiddetta informazione (per informare sulla “democrazia”), in America i mezzi di “informazione” non hanno bisogno di tale controllo, perché i media sono invece sotto il controllo di un'aristocrazia unificata, ed è essa a controllare il governo. È vero che esistono sia aristocratici Democratici sia aristocratici Repubblicani, tuttavia entrambi i partiti condividono il medesimo programma di base, che trascende certi minuscoli disaccordi o dissensi. In un tale contesto, il termine “bipartisan” definisce un governo che assicura piena soddisfazione a tutte le fazioni dell'aristocrazia. È il governo del compromesso, anche se non del popolo e per il popolo. È invece il governo sul popolo, per conto e a beneficio dell'aristocrazia. Anche se al suo interno sono presenti fazioni in forte competizione, una dittatura non è una democrazia. E, almeno dal 1980, l'America non lo è. Nessun regime imperiale lo è, e nemmeno potrebbe. Può però praticare l'ipocrisia – è normale. Ma non può essere democratico. Un regime imperiale è di necessità dittatoriale: è quello il suo DNA.

Traduzione per doppiocieco di Domenico D'Amico

martedì 15 marzo 2016

Un altro amico fascista

di Tonino D'Orazio

Si avvicine, a passi felpati e ricattatori, in Europa. Erdogan, presidente della Turchia, benvenuto nel club dei governanti fascisti di questa Unione Europea.
Si tratta di considerare anche quanta destra “normale” possa essere considerata fascista perché anti lavoratori. Il club aumenta, oltre l’Ungheria e la Polonia, chiaramente fasciste, rimangono altri paesi sul filo anti-lavoratori, come la Svezia (Eh sì!), l’Estonia, la Lituania, la Lettonia, la Danimarca, la Norvegia, il Belgio con al governo i nazisti fiamminghi, aspettando la Francia (?) ed altri in avvicinamento come in Germania.
Nel novembre 2014 l’Assemblea Onu vota una risoluzione contro la rinascita e la glorificazione del nazismo. Votano contro la risoluzione gli Stati Uniti, il Canada (allora governata dalla destra) e l’Ucraina. Mancava questa volta l’alleato fedele Israele, ma sarebbe stato troppo.
Quanto a Erdogan sono cadute tutte le remore per questo grande uomo amico, che fino a qualche giorno fa era considerato uno dei peggiori dittatori occidentali. A suo carico una islamizzazione del paese, vicino ai rigidi sunniti arabi più retrogradi, abolendo di fatto la laicità, una volta orgoglio del paese. Uccide e massacra l’opposizione politica del suo paese fino a chiudere il loro giornale, anzi direttamente ad impossessarsene. Sta massacrando una etnia, quella curda in modo spudorato, dentro e fuori i confini, in barba ad Onu (che non conta più nulla da anni) e Tribunale Penale Internazionale. (Già, lì finiscono solo i “nemici” degli americani!). Un vero genocidio negato. Gestisce il passaggio e il rifornimento in armi e denaro dei jhadisti dell’Isis, aiutando il terrorismo internazionale,  comperando il loro petrolio di contrabbando e organizzandone il traffico. Tutto ormai documentato. La sua Turchia rimane il passaggio, se non l’area di addestramento, di tutti i fanatici che vivono in occidente e vogliono, e vanno a far parte dell’Isis. Le bombe, di cui piangiamo le vittime senza ulteriori domande, provengono e passano da lì.
Cosa fa la nostra ipocrita Unione?
Invece dei 3 miliardi promessi ne aggiunge altri 3, e fanno sei, per cominciare, perché sperare che il flusso dei rifugiati diminuisca in Turchia,(ne “ospitano” a spese nostre già 3 milioni), senza vero armistizio in zona di guerra, è semplicemente impensabile. Sperare che ci tolga le castagne dal fuoco per non farci preoccupare più dei rifugiati è insensato. E’ una semplice dismissione del diritto internazionale e uno scandaloso scarico di responsabilità, con l’amoralità profonda che “con i soldi, si può tutto”. In realtà diciamo che Shengen si sta estendendo alla frontiera siriana e oltre, per prendere sempre più una configurazione guerriera Nato come cuneo nel Medio Oriente. Basta guardare una cartina. E’ l’intromissione guerrafondaia franco-anglo-tedesca nell’area, e sicuramente di posizionamento anti Russia. Giusto per scaldare i muscoli. Diciamo che in geopolitica questa situazione sta comunque creando non poche perplessità alla Serbia, “nemica” storica (per secoli) dell’avanzata musulmana nei Balcani. E sicuramente aiuterà il Brexit della Gran Bretagna dalla UE.
Scompare per incanto tutta la prosopopea verbale di questi ultimi tempi sui “diritti dell’uomo” in Turchia. Basta con queste storie socialiste e antiquate al mondo moderno. Infatti il tema è scomparso dai media europei, eccetto dalla BBC di Londra perché non ancora completamente addomesticata.
Inoltre viene  rilanciata (sostenuta da anni dagli Usa) l’adesione di un altro paese fascista, la Turchia, (97% del territorio in Asia) nell’Unione Europea, aspettando l’Ucraina, come “soluzione” al flusso degli immigrati, o Israele, sembra a noi affini. Cosa sarà di questi rifugiati faremo finta di non saperlo fra qualche tempo. Ma il tallone d’Achille rimane, e cioè che i passaporti turchi non hanno più bisogno del visto per l’UE. Quanti amici dell’Isis dormienti entreranno nei vari paesi europei con passaporto turco “legale”? Quale garanzia possiamo avere da un dittatore, e dai suoi servizi segreti, di cui conosciamo le efferatezze? La Merkel ha ceduto tutta l’Unione per le elezioni che si terranno in Germania in alcuni lander importanti questa settimana? Vale la pena ricordare che ben 5 milioni di turchi vivono in Germania e che, per rapporti commerciali, la Turchia è un partner indispensabile alla sua avanzata di “colonizzazione” economico-politica. Per la Grecia è fatta, non interessano più i problemi dei rifugiati che continuano a sbarcare o a morire. Qualche soldo e nuovi “campi profughi” bloccati ai confini.
Questo “accordo” con la Turchia sarà sufficiente a bloccare nei vari paesi europei l’avanzata delle formazioni nazi-fasciste disinnescando il problema e la paura dell’invasione degli immigrati nei paesi “ricchi” e ben pensanti? Ormai assolutamente no.
Se molti avevano pensato come il senatore repubblicano McCaine  (Frankfurter Allgemeine Zeitung, 14 febbraio scorso) “che la grande fuga siriana dalla guerra era una strategia di Putin per dividere l’Europa e inondarla di rifugiati”, devono considerarsi oggi soddisfatti di fronte alla potente unanimità dell’Unione a non cedere a quella straordinaria strategia, chiudendo e recintando tutto il possibile in nuovi “campi” di reclusione. Dalla fuga dalla guerra alla prigionia assistita.
Entriamo anche in un altro versante della situazione. L’obiettivo di grande umanità di Erdogan sta nel ventilato progetto di “costruzione” di una vera “città per i rifugiati”. Non nel suo territorio giustamente, ma in quello siriano, alla sua frontiera sud, creando così una zona di appropriazione, diciamo un protettorato all’infinito, di una parte del territorio siriano (suo mai celato obiettivo). Territorio  abitato in gran parte dai curdi con i quali sarà in guerra permanente di occupazione. Servirà ad evitare la presenza dissuasiva dell’aviazione russa per la sua filiera e i suoi traffici in quell’area di frontiera? Si entrerà in una fibrillazione internazionale continua? Con quei soldi, anche nostri, ci sarà persino questo nell’accordo di sostegno a Erdogan con un Bruxelles penosamente in ginocchio ?
Intanto l’Austria e l’Ungheria chiudono i valichi. A questo punto non si fidano di chi? La Merkel "No misure a discapito della Germania". E cioè? Li vogliono oppure no i rifugiati siriani? Perché pagano la Turchia affinché se li tengano dopo aver spalancato le braccia? Perché non se li vanno a prendere con convogli umanitari degni di questo nome? Magari ne prendessero anche un pochino da noi, almeno quelli che vogliono andarsene. Oppure semplicemente non accetta la “disubbidienza” alle sue direttive politiche. Immediata la reazione di Berlino che minaccia "reazioni" e “sanzioni” alle misure nazionali dei paesi “ribelli”. Anche il nostro nano minaccia e ricatta a ruota: "Solidarietà o basta fondi". Anche il negoziato con il primo ministro David Cameron risulta diplomaticamente  "più difficile del previsto". Ad alcuni si deroga e ad altri no? Gli stessi francesi, in realtà, resistono. Con la solita ambiguità di Hollande che declama che “non avrà mai nulla in comune con Erdogan”, dopo aver accettato tutte le sue richieste, ufficiali e segrete. Insieme alla Commissione. All’unanimità.
Mi sembra che siamo sempre più agli sgoccioli del diritto internazionale e partecipiamo attivamente al suo logoramento. Indubbiamente la UE è esplosa, e non potrà che cominciare ad essere più restrittiva, ognuno riprendendosi piano piano i propri giocattoli. Ma soprattutto disegnando una vera assenza di strategia a medio e lungo termine. Una navigazione giornaliera a vista e confusione massima. Un gran beneficio alla crescita delle destre in tutta Europa e al neoliberismo in genere.

giovedì 24 dicembre 2015

La Turchia dagli Ottomani agli Islamisti

di Tonino D’Orazio


L’impero Ottomano è sempre stato una spina nella storia europea, con una presenza militare, culturale ed economica. Era, ed è, una porta geofisica, (Costantinopoli-Bisanzio-Istambul) tra Europa, Euroasiatici e Medio Oriente, e tramite il passaggio dello Stretto Dardanelli o del Bosforo verso il Mediterraneo con la storia dei suoi popoli. Insomma il contatto di tre continenti.
Sconfitta dopo la prima guerra mondiale, poiché alleata dell’impero austro-ungarico, la Turchia rischia di scomparire e comunque gran parte dei suoi territori vengono suddivisi e ritagliati dalle nazioni vincitrici. Trattato di Sèvres del 1920. A seguito dello scoppio della guerra di Indipendenza Turca (contro gli invasori europei vincitori), dal 1923, la Turchia guidata da Atatürk diventa una Repubblica parlamentare unicamerale. Le sue istituzioni sono tuttavia fortemente condizionate dalle forze armate, il cui ruolo politico è stato fissato nella Costituzione laica da Atatürk  (Mustafa Kemal), ribadito nell'ultima Costituzione del 1982, ma emendata nel 1995 con la scelta dell’elezione del Presidente (che nomina addirittura direttamente i membri della Corte Costituzionale) a suffragio popolare. Parimenti il Parlamento viene eletto a suffragio universale (con sbarramento al 10%, ponendo fuori gioco le minoranze etniche e politiche).  Mi sembra  il sogno in atto di Renzi e della impunita e trionfante Boschi: unicamerale e, ultimo atto della P2 di Gelli, il presidenzialismo totale dell’uomo solo al comando. Alla Erdogan, attuale revanscista territoriale di parti del disperso impero ottomano, esempio luminoso di nuova dittatura democratica e guerrafondaia di questo inizio secolo.
Atatürk, mitico eroe protagonista della cacciata degli europei occupanti gran parte della Turchia, in rottura con l’eredità musulmana, riorganizzò lo stato in termini laici, (imponendo all’esercito di garantirlo), con uno sguardo alle democrazie europee, persino modificando la scrittura araba in alfabeto latino. Dopo la seconda guerra mondiale la Turchia entrò nella Nato in funzione antisovietica all’inizio della guerra fredda e nella “via del capitalismo” contro il comunismo. Alla caduta del muro di Berlino, la costituzione venne riformata e l’esercito golpista rispedito nelle caserme. Iniziava un nuovo periodo storico, con al potere il Partito della Giustizia, con principi islamici (eufemisticamente chiamati post-islamici), e con la richiesta di adesione alla Comunità Economica Europea (1987). Richiesta fortemente sostenuta dai sempre presenti statunitensi e dalla Germania (con già 5 milioni di turchi immigrati). Il timore dell’entrata di 80 milioni di musulmani nel cuore dell’Europa ha raffreddato (ancora oggi) le aspettative turche. Piano piano, il Partito della Giustizia, che pur aveva operato inizialmente delle riforme democratiche di tipo europee, scegliendo la linea neoliberista ha introdotto profonde ineguaglianze sociali, a riprova della sua ideologia deleteria, e riacutizzato rivalse etniche e territoriali mai sopite. La crisi irrisolvibile ha portato Erdogan ad un sempre maggiore autoritarismo e ipernazionalismo, anche utilizzando la coesione base della religione islamica, (nazionalismo che in genere, dappertutto copre il fallimento sociale del potere) fino all’ultima sfida aperta con la Russia, che, con il recente intervento militare, ha bloccato le sue mire territoriali sulla parte nord della Siria (e dell’Iraq, anche se quest’ultima in mano “autonoma” dei curdi e “protetta” teoricamente da quel che abbiamo visto questi giorni dagli americani), territorio una volta parte dell’impero ottomano e abitata ancora oggi in gran parte da siriani turcomani.  Non è indifferente o ingenua la decisione della Merkel di accogliere i “siriani” che avevano libero passaggio alle frontiere turche. Nemmeno indifferente l’intervento dei turchi e il sostegno, in tutti i modi, sia all’opposizione siriana che all’appoggio ai gruppi siriani dell’Isis (sunniti), ormai evidente a tutti. Il 93% della popolazione è di religione musulmana sunnita, come gli arabi sauditi, rimasti fedeli in tutto alla cultura, alla gestione politica tipo impero ottomano e all’alleanza con la Turchia.
Sul piano “rivoluzionario” Atatürk fonda la prima repubblica parlamentare del Medio Oriente; libera la donna dagli harem, diventando essa giuridicamente libera; diventa elettrice ed eleggibile; organizza l’abolizione dell’analfabetismo, facilitato dall’aver imposto l’alfabeto latino; organizza un esercito laico e al servizio unicamente degli interessi nazionali. Rimpiazza le vecchie leggi con il codice civile svizzero, il codice penale italiano, il codice commerciale tedesco e la procedura francese. Il meglio del pensiero europeo. Niente di inglese; questi avevano tragicamente spadroneggiato troppo in quelle terre. Non vestì mai più l’uniforme militare e adottò il motto:”Pace nel paese e pace nel mondo”. Si riconciliò con la Grecia, storica nemica. Firmo il trattato di amicizia con la Russia bolscevica. Purtroppo morì nel 1938 senza aver potuto “educare” completamente una nuova generazione di amministratori e un progressista apparato politico. Senza aver potuto completare l’obiettivo di portare il suo paese e il suo popolo, “arretrati”, alla civiltà, all’occidente. Ma il sentiero era, o sembrava, profondamente tracciato.
Il dopo la seconda guerra mondiale, con il tentativo dei russi di controllare lo Stretto del Bosforo, (1947), la Turchia si schiera con gli statunitensi e entra nella Nato. Da allora sarà la loro più fedele alleata. Inviò persino “guerrieri” turchi nella guerra di Corea. Ancora oggi è la più fedele insieme a noi. Si può ritenere che, siccome non hanno mai fatto un passo senza autorizzazione, come noi, la provocazione attuale alla Russia abbia sicuramente secondi fini programmati. Troppo facile pensare che Erdogan sia “matto”.
Cosa ne è oggi dell’eredità laica di Atatürk. Quasi più nulla, un po’ come la nostra Costituzione nata su principi ideali, ma inutili, se non contrari, ad un capitalismo prepotente e dilagante.
Vari periodi di dittatura militare (anni’60 e ’70 ma soprattutto il colpo di stato del 1980), distrussero tutti gli elementi di progresso del paese, dai sindacati ai partiti dell’opposizioni, non solo comunisti, ma anche socialisti e repubblicani. Furono aboliti i Diritti Umani, il parlamento, chiuse o riportate “all’ordine” le università, fu decretato il delitto di opinione per giornalisti e intellettuali.  Riapparve il terrorismo comodo dei gruppi fascisti (Lupi Grigi). Reiniziò il massacro, non ancora finito, delle popolazioni curde, popolo celato sotto la definizione di “turchi di montagna” per evitare la terminologia internazionale sul genocidio.
Le politiche neoliberiste, già dagli anni ’80 hanno cancellato il tentativo di equilibrio e di giustizia sociale predisposto dalla costituzione di Atatürk. Quindi essa fu modificata, non era più gradita al libero mercato nascente. In assenza di strutture sociali distrutte e con un ritorno ad una cultura islamica dilagante come potente movimento sociale e di azione politica, oltre che coesa in sostegno dovunque ai fratelli musulmani, (esempio agli islamisti di Hamas nella striscia di Gaza o in Egitto), la Turchia iniziò a regredire sul piano della laicità. Oggi il partito di Erdogan è un partito islamista e alcune regole di quella cultura cominciano ad incidere pesantemente sulla società. Compresa la concezione normale dell’autoritarismo di Erdogan e delle sue ripetute violenze e assassinii contro manifestanti e oppositori, (Parco di Gezi, 2013),  compresa  l’ultima strage, (stazione di Ankara, 95/125 morti in una manifestazione pacifista nell’ottobre scorso), sicuramente “di Stato” vista la sua tragica utilità elettorale. Puntuale, con tante analogie con la nostra ancora oscura storia italiana quando si rischiava di non essere più così fedeli agli statunitensi. Forse non c’è la sempre presente “pista anarchica”, ma le impronte ritrovate sui fiammiferi vicino all’ordigno esploso ci indica che più la balla è grossa più è forse credibile. Addirittura questa volta sarebbe l’Isis, infida e ingrata dopo gli aiuti ricevuti a rifargli la camicia pulita.
In rapporto all’islamizzazione un esempio sensibile sono, come sempre le donne, chissà perché nemiche storiche ma consenzienti in quella religione. Negli ultimi tre anni le spose sotto i 16 anni in Turchia sono state 181mila. Solo nel 2012, 20mila famiglie hanno portato all’anagrafe i documenti per accasare le loro figlie minorenni. Molti matrimoni vengono contratti in moschea con rito religioso, non ancora riconosciuto dalla legge turca, che ammette solo il matrimonio civile e quindi non sono nemmeno registrati. Saranno registrati dopo la maggiore età oppure la consuetudine religiosa creerà un immenso silenzio sul caso. Tra l’altro sono riapparsi da un decennio i fazzoletti obbligatori in testa alle donne se non il burka in alcune regioni. Abolito il diritto a l’aborto. Restrizione della vendita delle bevande alcoliche. (Grazie Coca-Cola!)
La Turchia ha scelto l’Islam come cultura politica e non quella dell’Europa. Atatürk e i laici hanno perso. In Italia anche i Partigiani e i loro morti. Avanziamo insieme verso un regime. Cioè torniamo tutti indietro.

giovedì 26 novembre 2015

Sbronza guerriera

di Tonino D’Orazio

Sotto a chi tocca. Ma i ragionamenti non possono essere solo i bombardamenti. Anche se fino all’intervento russo erano solo finta. L’importanza strategica, come sempre in quell’area, è il furto del petrolio, forse non lo diremo mai abbastanza. I giacimenti scoperti in Siria e il passaggio dell’oleodotto russo-iraniano attraverso il Kurdistan, l’Irak curdo e la Siria (eludendo la Turchia-Nato da accerchiamento) per raggiungere le coste del Mediterraneo, ovviamente non va bene al cosiddetto occidente rapinatore, quello americano-inglese-francese. Per questo motivo il recalcitrante presidente siriano Assad, inviso alla “democrazia armata occidentale”, deve andare via. Per questo motivo la coalizione Nato-Occidente (della quale facciamo parte), che bombarda senza mandato ONU, ha finanziato l’Isis e gli oppositori armati di Assad. Che poi in quell’area vi siano due pesi e due misure sulle questioni di “democrazia”, a costo di rasentare il ridicolo, vi sono i buoni e i cattivi (Obama dixit come Bush a suo tempo: il male è il diavolo da estirpare, a proposito di fondamentalismi). Insomma un concetto di “terrorismo” a geometria variabile. Vedi semplice cartina allegata, di una evidenza senza parole.
Ovviamente l’intervento russo ha messo a nudo l’intreccio “occidentale” e dato una svolta, guerriera alla situazione, sostenendo un Assad, “cattivo” e dittatore  quanto gli amici sauditi di Obama, ma lui più cattivo perché recalcitrante. Non molla il petrolio e non è facile rubarglielo, malgrado tutto, cioè resiste da quattro anni in una strana guerra contro tutti e milioni di profughi che valgono miliardi di euro per la Turchia. Ci volevano le truppe di terra, non bastano i 2.000 “istruttori” militari Nato già presenti, ma la storia e il pantano irakeni non permettono. Ancora. E’ l’esca per Putin. E il rilancio della vendita degli armamenti. Ovviamente tutto sopra la testa degli autoctoni che non contano nulla nel gioco del risiko, nemmeno le loro vite, perdute a migliaia. In pratica circa 10.000, ugualmente innocenti, per ogni occidentale morto.
Ma l’accelerazione “guerriera” si rivolge piano piano anche all’interno dei vari paesi, intanto solo europei, come d’abitudine a pagare le stupidaggini storiche dei nord americani.
Dopo il massacro di Parigi e la giusta commozione di tutta l’Europa per le vittime, l’altra reazione è stata quella vendicativa di un massiccio bombardamento in Siria. Addirittura Hollande sconvolge la Nato, (restia all’appello guerriero immediato, aspettando la decisione del capo Obama perché non sanno più chi bombardare), chiamando Putin il quale ben volentieri si dichiara “alleato”. Poi però è arrivato subito l’inglese Cameron a stringere i vincoli storici da guerrafondai e sgridare lo “sgarro” impulsivo del socialista, che deve correre da un Obama minaccioso. Per la prima volta la Merkel è fuori campo, in panchina, per costituzione non può guerreggiare, se non economicamente. Comunque non si fida della Russia e dovrà sostenere la Turchia, ambigua e con un pericoloso provocatore, Erdogan, nuovo Saladino pronto a mostrare i muscoli, nascosto sotto l’ombrello Nato. Siccome nessuno è fesso l’abbattimento del bombardiere russo non può che essere stato pianificato. Lo stavano aspettando visto che ha “sconfinato” (ma non si è sicuri) di qualche secondo e a quella velocità ...
Interessante l’unione di intenti di Hollande con la destra della Le Pen. In grande accordo nel moltiplicare i bombardamenti, i “colpi” vendicativi. L’unico neo tra loro è con quale alleanza, perché la destra padronale francese (Sarkosy) ha già scelto Putin, con la richiesta di soppressione dell’embargo verso la Russia. Rimane l’urgenza di condurre tutti insieme anche una “guerra” implacabile sul fronte interno. L’immigrazione, alla Salvini maniera. Ma in Francia, come in Belgio, e in altri paesi, tantissimi sono ormai cittadini europei. Allora bisogna limitare le libertà personali (ancora!), se del caso modificare le costituzioni per dare potere il più possibile a un uomo solo, oppure addirittura rinnegare la nazionalità concessa. Avviene e avverrà dappertutto. Qualcuno sulle modifiche è già in anticipo. Entrare in “stato di guerra” e blindare interamente per giorni le capitali, come Bruxelles, dove a tutta la popolazione e le strutture pubbliche e private, persino agli impiegati della Comunità, è stato chiesto di rimanere a casa. Non sembra esserci prevenzione, intelligence, ma solo “stato d’assedio”, e prova di forza. Dopo.
Si entra quindi in un tipico “giornalismo mediatico di guerra”. I simboli stessi della società vengono modificati. Le bandiere e i nazionalismi sventolano come non mai. Squillano gli inni. Semplici cittadini, e mi dispiace sinceramente l’assurda morte della ragazza veneta, con addirittura funerale di stato. Con frasi banali se non tragicamente ironiche. Renzi: “Grazie per la tua testimonianza di cittadina e giovane donna”. Boldrini: “Che tu possa diventare esempio per le ragazze che sono in cerca della loro strada». Calma ragazze! Dovrebbero anche sapere che quasi 500.000 giovani italiani, quasi tutti laureati, “girano” in Europa alla ricerca di lavoro e di un futuro di vita possibile, perché impossibile nel loro paese. Poi ci sono i giornalisti che spandono terrore, e stupidamente sembrano indicare ai terroristi i punti deboli delle città da colpire, in un coacervo di chiacchiere, di ipotesi fasulle e cariche di odio. Interviste continue agli “opinionisti” persino (e l’intento nasconde la mano) a un terrorista razzista e piromane come Salvini. Intervista ad un inaffidabile Alfano che un giorno terrorizza e un giorno banalizza e rassicura. All’appello, velato o apertamente alla crociata anti-musulmana, malgrado l’intervento di Bergoglio costretto a mettere a repentaglio anche la sua vita,. Popolo e cittadini musulmani italiani altrettanto impauriti e un po’ troppo messi alla berlina. Ad un loro commento di pace seguono due virulenti commenti padani. Tutto ben orchestrato. Olio sul fuoco. La guerra si prepara soprattutto mediaticamente. La scelta di campo ci è già stata fortemente indicata. Tutto questo a sinceri democratici fa più paura della bomba.

mercoledì 16 settembre 2015

Putin e la Siria

di Tonino D’Orazio
 

Putin e la Siria 

Avete notato come è cambiata la geografia della Siria? 1/3 ai Jiadisti dell’Isis, (armati e sostenuti da Nato, EU e Usa); 1/3 ai “resistenti civili”, nati da piazza tipo arancione, sostenuto dagli “Amici della Siria” (armati e sostenuti da Usa e Nato, e di cui fa parte direttamente l’Italia); 1/3 al legittimo e refrattario presidente Bashar al-Assad. I russi intendono sostenerlo insieme all’Iran. Usa, Nato e la servile UE si oppongono. Perché sostengono l’Isis e i rivoltosi anti Assad.
Putin, con una mossa a sorpresa ha svelato tutte le carte coperte. Vuole far parte della coalizione internazionale per bombardare quegli assassini terroristi dell’Isis. Chiaro che Usa e Nato non vogliono che si bombardi gli amici (finti nemici) così utili allo sconquasso del medio oriente. Si lamentano, come se la Russia stesse dichiarando loro guerra. Vorrebbero e propongono che la Russia intervenga sotto comando loro o Nato. (Non ridete prego). Visto che Usa, Nato (con forte connotazione turca) e la servile UE stanno facendo di tutto per abbattere il legittimo presidente della Siria, come fanno in genere dappertutto nel mondo per i presidenti refrattari, non ultima l’Ucraina e tra poco il Montenegro. Niente di più interessante di una piccola guerra civile tale da fare implodere il paese. Poi la cristiana pietà europea si occuperà dei profughi sopravvissuti. Tutto il nord Africa, ormai democraticizzato, è in questa situazione. Dovunque “portano” la loro democrazia, innegabilmente, vi sono centinaia di migliaia di morti e di profughi. Alla lunga anche milioni. Tipo genocidio.
Dal 2004 al 2011 il Pil della Siria (stato dichiaratamente e ingenuamente non filo Usa) è raddoppiato e a quel punto la Siria è diventata un nemico, anche e soprattutto di Israele, sapendo che più soldi disponibili vi sono più armamenti moderni si possono comperare. Mica vorrebbero riprendersi le alture del Goland che Israele aveva annesse per ricostruire il loro pallino costante della grande patria biblica.
Il ruolo della Turchia è ancora più infido e ambiguo. La Guardia Costiera Greca ha intercettato una nave con 5000 fucili e 500 mila munizioni made in USA senza documenti e nascosti sotto tappeti e attrezzature per palestra. La destinazione era un porto controllato dall'ISIS. La nave è partita dal porto turco di Iskenderun, a circa 50 km dal confine con la Siria, è stato intercettato vicino a Creta verso la fine del mese scorso. Il Governo Turco nega. (www.indipendent. uk.)
Secondo alcuni Ankara, nonostante sia un membro Nato (o forse proprio per questo), stretto alleato dell’Occidente, sarebbe infatti in prima fila tra i sostenitori dell’Isis. Le principali roccaforti del gruppo terroristico sono raggruppate proprio lungo la frontiera della neo-islamica turchia di Erdogan. Migliaia di guerriglieri varcano la frontiera turca per raggiungere la Siria. I curdi vengono bloccati e lasciati trucidare dall’Isis. Non possono entrare in Turchia. Erdogan teme la loro riunificazione con i cosiddetti “turchi di montagna”, cioè i curdi di Turchia. Teme la costituzione di uno stato curdo del nord dell’Iraq, che inglobi un pezzo della Siria del nord-est (già rivendicata da Erdogan in una futura spartizione), alla loro frontiera. Se non può massacrarli lui lo faccia l’Isis. Infatti hanno assistito impassibili alla battaglia di Kobane dove da soli i curdi del PKK sono riusciti a liberarsi dell’Isis, anche se le armi offerte loro ipocritamente dalla Coalizione internazionale finirono poi, come giustamente previsto, nelle mani dell’Isis stesso. L'Isis ora combatte con fucili con la scritta "Property of US Govt", di proprietà del governo statunitense. La scoperta l'ha fatta e documentata un'organizzazione non governativa, la Conflict Armament Research.
A guardar bene i bombardamenti statunitensi delle ultime settimane, magari si vede che vengono presi di mira le fabbriche e i silos, non certo i guerriglieri dell'ISIS che passeggiano su colonne di fiammanti camioncini bianchi, bandiere nere al vento. L'intenzione ovvia sembra essere quella di fare tabula rasa dell’economia di produzione siriana, così da non fare preoccupare più il vicino amico Netanyahu. Alla tragica parodia i figuranti si fanno avanti nella scena. Il socialista Hollande e il conservatore (ma democratico e emozionato) Cameron. Il primo, anche primo della classe, come Sarkozy per la Libia, forse bombarderà. Faremo finta di sapere dopo chi bombarderanno. Intanto manda aerei in ricognizione a fotografare, come se i satelliti spia non fossero migliori di google maps. Va in guerra illegalmente (perché non decisa dall’Onu, che continua un assordante silenzio, eccetto per raccogliere il risultato della desertificazione, cioè i profughi), sapendo che Russia e Cina hanno posto il veto su una “no fly zone” (dove potrebbero fare il comodo loro come in Libia) sullo spazio aereo siriano. I russi avevano già abbattuto, agosto 2014, due missili lanciati uno dalla Nato, da Sigonella, e uno proveniente da Israele. Che hanno quindi desistito. Informarsi per credere. I francesi, come per l’Ucraina, fanno la voce grossa in prima fila e possono essere la lepre o la miccia di una incontrollata deflagrazione. Siccome nessuno è scemo il tutto non può che essere concordato e programmato a tavolino.
Fin dall'inizio i “ribelli” ricevevano finanziamenti da americani e inglesi, poi dai sauditi e qatarioti e emirati. E’ una vera guerra dei sunniti (sostenuti dall’Arabia Saudita e emirati satelliti) contro gli sciiti, (sostenuti soprattutto dall’Iran) una guerra per stati interposti, con l’occidente a ridere sotto i baffi. Ma adesso che l’Iran non è più uno stato “canaglia”? E’ l’ora dei sempre amici russi?
Per l’asse Washington-Ankara-Riyadh l’obiettivo di liberarsi dell’Isis sottintende infatti a quello reale, ovvero liberarsi di Assad. Da ieri Kerry pone le condizioni: "Putin rimane un potenziale partner nello spingere per una transizione politica in Siria". (Non ridete). Lo dimostrano anche le stesse parole pronunciate da Obama, che nei giorni scorsi si è detto pronto a colpire anche postazioni del governo siriano (mezza verità = mezza bugia) se da queste partissero attacchi contro la popolazione civile (cioè gli altri loro amici rivoltosi). Che ci vuole a farcelo credere? Tra l’altro ai bovari del far west non è mai importato nulla delle vere popolazioni civili. Per questo è intervenuto finalmente Putin?
Ufficialmente la Russia entra in guerra contro l’Isis, cioè gli Usa, la Nato e la servile UE (con la quale è già in guerra economica). La Russia interviene in Siria a sostegno del legittimo presidente Assad e l’integrità del suo territorio. Ha inviato in Siria due navi per il trasporto di carri armati e un ulteriore mezzo aereo, schierando inoltre nel paese un piccolo contingente di fanteria navale armato di missili. Allungano la pista aerea dell’aeroporto di Damasco per farvi atterrare gli enormi cargo Antonov. E’ già iniziato qualche scontro armato. (tv di Stato siriana). E’ un inizio, ma di che?
E noi? Pochi mesi fa, volevamo bombardare Assad perché bombardava i Jiadisti rivoltosi, poi, contrordine, bombardiamo i Jiadisti dell’Isis che vogliono bombardare Assad, però, diamo loro il tempo di sterminare i Curdi, (giusto per fare contento il turco Erdogan), rei di essere influenzati da quei senza Dio Comunisti, dove persino le ragazze curde, anziché indossare il burka, imbracciano il mitra, kalaschnikov di preferenza. Oggi, i Senzadio russi, vanno in Siria per combattere i terroristi Jiadisti dell’Isis, quindi, i Russi, sono nostri alleati. O NO?
Forse no. (ANSA - Roma,7 apr) - Il ministro degli Esteri Gentiloni a Radio Anch'io. "Nei confronti dei gruppi terroristi non possiamo escludere l'opzione militare", ha spiegato precisando che in un'operazione militare anti-Isis in Siria e In Iraq l'Italia "è già dentro con l'autorizzazione del parlamento da diversi mesi". Ve lo ricordate? Anche se siamo momentaneamente frenati proprio dalla Nato. E comunque non serve una nuova polemica parlamentare sull'art.11 della Costituzione. Di cosa si mischia Putin!
Ce lo spiegheranno meglio, al momento opportuno, con dei disegni, Vespa, Mentana e tutta la compagnia dei prezzolati. Tanto dalla Mogherini non riuscirete a capire nulla, traduce, legge le veline e ubbidisce. Meglio il comunicato ufficiale Nato, anche se (nel frattempo che l’intrappolato guerrafondaio Obama ci pensi), non sa cosa dire, se non lamentarsi. Verrebbe da dire: ma di che? Non siamo tutti contro il “terrorismo”?