http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=28927
http://mobile.ilsole24ore.com/solemobile/main/art/commenti-e-idee/2017-05-02/e-se-l-uscita-dall-euro-diventasse-inevitabile-200718.shtml?uuid=AEIla7EB
http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=127778&typeb=0&odessa-2014-il-pogrom-nazista
https://sinistrainrete.info/politica/9664-enea-boria-e-thomas-fazi-contro-il-falso-antifascismo-delle-elites.html
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mercoledì 3 maggio 2017
lunedì 2 maggio 2016
La mia Europa
di Tonino D’Orazio
Non esiste maggiore satira di
questo titolo. Questa Europa è un disastro totale. Politico, culturale e
sociale. Ha perso qualsiasi idealità. Concetto preciso per qualificare
governanti e banchieri e partiti che comandano e rappresenterebbero il “meglio”
che avanza.
La baracca, costruita
sull’egoismo dell’euro si sta sfasciando, pezzo per pezzo. Ci sono paesi che
vorrebbero scappare ma non possono, o comunque non possono essere quelli molto asserviti
a farlo. Altri lo stanno decidendo a pezzettini, tirando la corda delle regole un
po’ di qua, un po’ di là. Non ubbidisce più nessuno alle regole, eccetto quelle
pregnanti della Bce, sine qua non. L’immigrazione clandestina o meno
ha finito per sgretolare il bunker neoliberista. Come diceva qualcuno: l’Unione
imploderà dall’interno, a causa delle sue contraddizioni.
Le barriere, i muri e i fili
spinati. Mi ricorda il vituperato muro di Berlino o quello attuale di
Gerusalemme, che ridiventano oggi il futuro condiviso. Lo schieramento
dell’esercito ad ogni frontiera, gli uni contro gli altri. Le offese che si
mandano i leader politici tra di loro e per i loro paesi. (ieri, Il leader
nazionalista austriaco Hofer sfida Renzi: “non
fa paura, è un incapace, non difende l’Italia”). Chi urla di più sono
quelli che spingono sempre più a destra il proprio paese. Una xenofobia
dormiente è riesplosa. I vari nazionalisti, sempre a nord, crescono sulle
macerie culturali di un rigurgito e una subcultura razzisti mai sopiti.
Dovrebbe essere questa la Comunità europea? No, è solo l'Unione.
I paesi dell’est, ex Unione Sovietica,
non si “trovano bene” con le regole dettate dalla Germania. Sono stati
incamerati di forza. I ricordi popolari stratificati sono duri da morire.
Scalpitano più degli altri perché rinati sull’orgoglio nazionale e l’Unione e
la Nato sono diventati solamente una opportunità salariale purché rivendicativa
verso la Russia. Sono il costoso fronte armato est dell’Unione. Solo per questo
avranno sussidi immensi, a perdere. Persino Trump se n’è accorto. Non hanno
ancora una struttura imprenditoriale e industriale e sono i nostri, dell’altra
Europa, che si vanno a prendere tutti i contributi. Nuove colonie per lo
“spazio vitale” non solo della Germania.
Alcuni fanno referendum contro
gli altri (Olanda-Ukraina), altri ne fanno per uscire da questa Unione che in
effetti non è Comunità, come il prossimo Brexit britannico, che, comunque andrà,
rappresenta una grave sconfitta. Il referendum greco non è servito a niente; i
greci sono stati ben imbrogliati. Gli Irlandesi sono stati obbligati a
ripeterlo per ben tre volte per accettare Maastrict e il trattato di Lisbona
(2007), fino ad un “sì” a questo matrimonio che non “s’aveva da fare”. Trattato
rifiutato dalla Francia e dalla Olanda con referendum, ma sottilmente messo in
opera sin dal 2009, facendolo passare per una Costituzione, a durata illimitata
(art.53), per sempre. Non hanno optato per la “Carta dei diritti fondamentali
dell’Unione” sia la Gran Bretagna che la Polonia e la Repubblica Ceca.
La Polonia, in mano a una destra
che non si sa come definire, ha deciso, malgrado le “minacce” della Commissione
(sempre non eletta da nessuno), di non entrare nel giogo dell’euro. Hanno sotto
gli occhi i risultati e permane una storica diffidenza verso la Germania,
infatti quest’ultima si è subito violentemente ripiccata. Gli accordi della
Commissione voluti dagli statunitensi con
i nazi-fascisti dell’Ukraina in testa di ponte, trascina tutta l’Unione ad auto
lesive sanzioni, culturali ed economiche, alla Russia, chiudendo l’Unione su se
stessa, e spingendo più ad est un grande paese europeo. Unione che, malgrado
non minacciata, istituisce un muro di frontiera formato da basi missilistiche
atomiche per conto terzi.
Abbiamo davanti a noi gli accordi
amorali e illegali, pagati in euro, con un altro nazifascista, il turco
Erdogan, dittatore della Turchia, in merito alla situazione dei rifugiati, che aboliscono
gli accordi internazionali. Abbiamo la presenza dei vari paesi dell’Unione in
tutte le guerre neocoloniali nel Medio Oriente e nel nord Africa. Una Comunità
che, uscita dalla guerra disastrosa e micidiale, aveva nei suoi principi
fondatori e ideali la pace e lo sviluppo. L’Unione è la più grande fornitrice
di armi nel mondo, anche se ogni membro per conto suo, se non contro gli altri.
Per quanto riguarda lo sviluppo,
possiamo dire che fino all’introduzione dell’euro la Comunità si manteneva, pur
con difficoltà varie, costante ed equilibrata. La Comunità Europea era ancora
modello di cooperazione e stato sociale unico. Il meccanismo bancario dell’euro
ha creato, prima di definirne i disastri sociali ed economici, l’introduzione
di una vera “guerra economica”, di volgare competizione tra gli stati che la
compongono, e un vero massacro della classe lavoratrice. Tutti sono contro
tutti, fino ad innalzare nuovamente pericolose e reticolate frontiere nazionali
contro gli esseri umani, anche dell’Unione, ma non per le merci che godono di
requisiti privilegiati. Abolendo di fatto il Titolo IV del Trattato, a
convenienza.
I disoccupati nell'Unione
europea, ufficialmente dati Eurostat, sono ormai più di 26 milioni, di cui 19
milioni nella sola zona euro. I tassi di disoccupazione più bassi (2015) sono
stati registrati in Austria (4,8%), Germania (5,4%), Lussemburgo (5,5%) e Paesi
Bassi (6, 2%). I più alti in Grecia (26,4%), Spagna (26,3%) e Portogallo
(17,5%). La Francia raggiunge il suo massimo storico, 10,8%, mentre l'Italia si
attesta ufficialmente al 11,6%. Vi sono poi In totale altri 18 milioni di
"sottoccupati", cioè 8,8 milioni che non cercano più lavoro e altri
9,2 milioni di occupati in “opportunità di vita” di part-time. La
disoccupazione giovanile ha raggiunto il 23,1% a fine 2014 e continua a
crescere. Il dato più elevato è quello spagnolo (51,4%), poco sopra quello
greco (50,6%). Valori superiori al 40% si registrano anche in Portogallo,
Croazia e Italia. Persino Eurostat preferisce ormai fare statistiche sugli
“occupati” e non sui “disoccupati”. Fa più bon ton e le differenze potete farle
da soli.
In realtà la situazione è
diventata una guerra sociale contro i
lavoratori dei paesi del sud Europa (e dell’est), dimostrata dall’abolizione,
già in atto in alcuni paesi del nord, in deroga al Trattato, della tutela dei
diritti sociali non prima di 5 anni di permanenza lavorativa. In pratica si
paga tutto e non si ottiene niente per 5 anni. Un lavoro al nero con lo stato
come committente, perché oggi la ricerca di un lavoro nell’ambito dell’Unione e
della sua libera circolazione può anche essere definito “turismo sociale” per i
propri cittadini. In un silenzio assordante della Confederazione Europea dei
Sindacati (CES). In questa Unione probabilmente non bastano più i comunicati.
Una Unione in cui
manca, dopo tutte le peggiori deforme dei mercati del lavoro capeggiate tra
l’altro anche dai cosiddetti partiti socialisti europei, solo l’abolizione del
diritto di sciopero, il risarcimento in tal caso delle perdite finanziarie delle
aziende, e magari l’abolizione dei referendum popolari. A che serve tutta questa
democrazia!
Eurostat ha pubblicato i dati su
povertà ed esclusione sociale in Europa nel 2013, secondo cui le persone
coinvolte i processi di esclusione e impoverimento sono state circa 122,6
milioni, pari al 24,5% della popolazione dell’Unione Europea. Nel 2010, erano
79 milioni gli europei sotto la soglia di povertà. In Europa ci sono 342
miliardari, con un patrimonio totale di circa 1.340 miliardi di euro, e 123
milioni di persone , quasi un quarto della popolazione, in povertà e esclusione
sociale. È quanto emerge dal nuovo rapporto 2015 sulla disuguaglianza, lanciato
da Oxfam. Abbiamo partecipato stupidamente a credere e a creare tutto questo.
Questa è l’Europa alla quale mi
si chiede insistentemente di aderire con il cuore e non con il cervello, e a
volte spero proprio che qualcuno rompi questo giocattolo disastroso, al fine di
riprendere un cammino più convenevole e meno disumano, magari con il concetto
fondatore di “benessere” e uguaglianza per tutti. Sarà sempre più difficile far
credere che viviamo nel “migliore mondo” possibile.
Non è la sconfitta de “la mia
Africa” è solo questo disastro: “la mia Europa”.
lunedì 21 settembre 2015
Attacco all’Europa.

L’Europa unita è la più grande potenza economica mondiale. L’euro, malgrado tutto, è la moneta di questa potenza. Moneta dimezzata da alcuni paesi, non ultimi come la Gran Bretagna, che rimangono con la propria moneta.
Per quanto concerne la GB, l’accordo con i cugini Usa, ma soprattutto la sua area di influenza, anzi gestione politico-economica dell’impero nel Commonwealth e la forza della sterlina, l’Europa, a direzione franco-tedesca, dà fastidio. A dire di De Gaulle, ma anche di Churchill, la loro teoria politica è quella di stare “dentro” con poco impegno, ma soprattutto per impedire la sua unificazione reale e la nascita di una vera Europa potenza politica ed economica, come di fatti lo sarebbe.
Il primo attacco all’Europa degli amici Usa è quello sulla moneta. Non può esserci religione al di fuori del dollaro. O al di fuori delle banche nord americane tutte fra le dieci più potenti al mondo, certo, in dollari, ovvero carta straccia in quanto al valore reale. Sono le borse (e le politiche) di New York e Londra che decidono se l’euro debba salire, scendere o stabilizzarsi, a secondo dei loro interessi finanziari ed economici, anche tramite la succursale Bce. Eppure, come un chiodo conficcato nel legno, l’euro rimane una grossa, fiduciosa e sicura moneta mondiale di scambio. "L'Europa è la prima destinazione per la Cina per diversificare le sue riserve in valuta estera", aveva affermato il premier cinese. Quindi l’euro fa ombra al dollaro mentre questo è occupato con ricatti vari, se non minacce, a mantenerlo come unico metro mondiale di misura. Con grandi difficoltà a causa di una multipolarità mondiale crescente ed un prossimo equilibrato “serpente monetario” tra i grandi paesi emergenti del Brics. Il dollaro è il vero tallone d’Achille degli Usa. Quelli che hanno voluto utilizzare l’euro, oppure l’oro, in cambio di petrolio, invece del dollaro, sono morti ammazzati. Con il loro popolo. Democraticamente.
Ma per mantenere la presa sull’Europa serve un trattato capestro e senza possibilità di scampo. E’ segretissimo e quasi pronto, se non già firmato, quello del trattato TTIP, (osserviamo un’altra commedia dell’arte nel dibattito al parlamento europeo tra sì e ni) che ci metterà tutti sotto la giurisdizione e la tutela dei tribunali americani, che faranno leggi ineludibili e a loro favore. Si tratta “solo” di un trattato commerciale per equiparare i sistemi economici, cioè adattarli a quelli nord americani. Come se quelli economici non fossero ormai anche e solo politici. Ci rimane da pensare purtroppo che solo nazionalismi esasperati potranno salvarci da questa dolce deriva “democratica”, concordata tra socialisti e conservatori europei, ormai tutti profondamente d’accordo sul benessere del neoliberismo, del libero e concorrenziale mercato, e su una sua migliore strutturazione legislativa definitiva. Poi “non ci sarà più alternativa”, e alla lunga potremo anche fare a meno del tanto criticato euro e ragionare direttamente in dollaro.
Ci si impone una destrutturazione e l’abbandono progressivo della particolarità del vivere sociale europeo e del nostro mercato del lavoro (o quello che rimane) per gettarci in un sistema nord americano che nulla ha a che vedere con la nostra storia, o meglio, quella progressista (almeno il tentativo c’è stato) dei lavoratori.
Il secondo attacco, è quello dell’indebolimento costante dell’economia europea. Per esempio l’Ucraina.
Un enorme pasticcio, imposto, sul limite di una nuova guerra, sempre in Europa però, con un paese che, troppo ricco di materie prime ma anche di armamenti, la Russia, non si piega all’impero, pur avendo adottato regole più o meno neoliberiste. Il costo di una guerra europea, intanto economica, è calcolata in svariati miliardi di euro l’anno di perdita. Da aggiungere la repulsione verso un paese europeo che potrebbe assumere, per le sue potenzialità economiche, la leadership al posto di inglesi e tedeschi. I francesi, come noi, non contano nulla. Ubbidiscono e pagano. Ammantandosi di belle parole e sostenendo , come noi, i fascisti posti al governo ucraino dagli amici miliardari e dai politici nord americani, con una cecità disarmante, con i “socialisti” in “avanti tutta”.
Terzo attacco, secondo la Cia che “prevede” (quindi organizza) che possa durare almeno 20 anni, è l’assalto all’Europa da parte degli immigrati, provenienti da paesi e regioni che loro stessi (e noi) hanno sconquassato. (Ce lo ha appena ricordato Assad). Senza doppi fini? Ritenendo tutti la fatalità storica di queste migrazioni? Accettando la fatale banalità che “ce ne sono sempre state nella storia”? Noi stessi abbiamo circa 60 milioni di oriundi sparsi nel mondo?
Nel bene e nel male sconquasseranno l’Europa sociale e religiosa. Sappiamo quanto siano sanguinarie le guerre di religioni, spesso cariche di un razzismo pari a quello fanatico e etnico. Vedere, da noi, la diatriba tra Salvini e il Papa, oppure l’assalto di News Week a quest’ultimo, “comunista”, che non si piega ufficialmente al dilagare del neoliberismo, del dio denaro, del mercato e quindi si comincia a ritenerlo un po’ “confuso” e fuori dalla realtà. Di razzismo religioso ne abbiamo anche un bel esempio con il sionismo inumano e tragico israeliano, con i muri e i lager di palestinesi musulmani, o la guerra innescata da noi tra sciiti e sunniti in Medio Oriente, armando gli uni e gli altri, rendendolo una polveriera. Così spingendo interi popoli a fuggire verso di noi, come una vendetta umanitaria verso i propri aguzzini, portandoci la stessa diaspora subita. Fino a qualche anno fa, prima della venuta del guerrafondaio e premio Nobel per la pace Obama, stavano passabilmente bene a casa loro, tentando di costruire un paese a modo loro e con quello che avevano, con la propria storia e la propria cultura. Poi abbiamo portato la democrazia a colpi di bombe, (ricordo anche i bombardamenti americani sul museo di Bagdad durante la conquista dell’Iraq, giusto per non fare paragoni), piazzati presidenti fantocci e li abbiamo derubati del loro petrolio, unica loro ricchezza appetibile. Ricchezza che potevamo equamente comperare, senza la necessità di migliaia di morti e devastazioni che rendono ormai quei paesi indelebilmente distrutti. Per fare arricchire al mondo qualche centinaio di famiglie, già ricchissime, che si crogiolano nella propria avida mangiatoia, e che ci chiede di avere compassione e rispetto per i poveri profughi e i loro bambini, dopo aver derubato anche l’onore del nostro essere europei e della nostra storia sociale e solidale.
Quarto attacco, ma che dura come “risarcimento” della seconda guerra mondiale, l’espropriazione e l’occupazione militare di intere zone “franche” attraverso tutta l’Europa e in particolare il sud Europa, tramite la lunga mano della Nato, alla quale hanno piegato il capo anche i nostri cugini sciovinisti francesi. In particolare l’Italia, carica di bombe atomiche, misteriose nel numero e nella dislocazione. Popolo perdente (ma ancora non ci crede) e colonizzato, militarmente e culturalmente, con l’obbligo di questa servile scelta di campo, con l’impossibilità di rivendicare la sovranità sulle proprie terre o del proprio storico pensiero multiculturale e mediterraneo. Per proseguire questo risarcimento, pagato anche con parecchie stragi di stato, siamo costretti ad armarci (F-35) per modificare il nostro ministero della difesa in ministero della guerra ed iniziare a fare, con gli altri europei, le veci del gendarme nord americano su nord africa e medio oriente, gendarme troppo occupato oggi a minacciare tutti i paesi dell’estremo oriente, Cina (e yuan) compresa, che stanno andando troppo “per conto loro”.
Anzi con la Cina che, con l’ultima e azzeccata manovra sullo yuan e sbarazzandosi di 143 miliardi di dollari in agosto, e al totale di circa 355 miliardi di dollari nei due ultimi mesi, è riuscita ad impedire il rialzo degli interessi della Federal Reserve nord americana. Anche se in TV ci raccontano balle, quegli interessi sarebbero andati nelle casse del Tesoro cinese, che possiede circa 1.480 miliardi di dollari, un terzo dei Buoni del Tesoro nord americani. La Cina si è sbarazzata. Intende diversificare i suoi investimenti valutari, ovviamente dopo la nascita della Banca Mondiale di Sviluppo dei paesi aderenti al Brics.
Avrebbe l’Europa la capacità di rafforzare l’euro nel mondo? Non ci pensate nemmeno, non lo decide lei. Non è interesse né del dollaro né della sterlina.
sabato 13 giugno 2015
La fascistizzazione del mondo.
di Tonino D’Orazio
In Ukraina il potere è stato dato a Poroshenko con un colpo di stato nazista pagato da Usa - Polonia ed ex Rep. Baltiche. Se ne vantano. I nazisti sono sempre stati gli strumenti e gli elementi più utili al capitalismo, specialmente in momenti di crisi e “ristrutturazione in accumulazione”. Lo stesso Salvini si inquadra in questo ruolo. D'altra parte il capitalismo non ha mai saputo trovare altre strade per uscire dalle crisi economiche, da esso stesso innescate, se non consumare l'accumulo di merci e di uomini con la guerra. Distruzione, ricostruzione di bisogni e riaccumulo. La forza, la prepotenza, la sopraffazione e la violenza fanno parte della concezione anti democrazia. Il neoliberismo non ha nulla a che vedere con la democrazia e il concetto dell’eguaglianza, anzi è la sua negazione. Per avere campo libero deve abbatterla senza perderne l’alibi, evitando che il re sia nudo. Nulla di nuovo, se non il vecchio ritornello sempre nuovo solo per i falsi, o collusi, ingenui.
Per capire le vere motivazioni degli statunitensi nella “crisi Ucraina”, dobbiamo tener presente che essi sono nel corso della storia “l'unico debitore che può permettersi di bombardare i suoi creditori” e di conseguenza “sono l'unico debitore che può costringere i suoi creditori ad accettare in pagamento la carta straccia fabbricata da lui stesso”.
Per mantenere questa posizione privilegiata devono destabilizzare qualunque potenza, che oggi o un domani, possa dirgli di "NO", oppure un “no” al suo metro di misura inappellabile, il dollaro. Senza questo imperialismo monetario questa larva del mondo (perché ingurgita una grande percentuale della sua ricchezza e del suo cibo impoverendo tutti) starebbe realisticamente in condizioni molto peggiori della Grecia. Non significa essere anti-americani dire che hanno sempre vissuto e prosperato da parassita sulla rapina dei beni degli altri paesi.
Realisticamente queste potenze del “no” nel mondo attuale sono solo due: La Cina e la Russia, che partecipano al Brics con altri tre, Brasile, India e Sud Africa. Diciamo una potenza capofila in ogni continente. Paesi ormai fortemente alleati, potenti militarmente ed economicamente, con la propria banca di sviluppo alternativa al braccio armato degli anglo-americani, cioè il FMI. Banca alternativa che si avvia al peggior dei mali per gli statunitensi, ma anche all’incertezza futura per il capitalismo euro-anglo-sassone, cioè la dedollarizzazione.
Sappiamo anche che chi ci ha provato da solo, Saddam che non voleva più i dollari per il suo petrolio, (abbiamo scoperto tutti,dopo, che non era più suo), Ghedaffi, che voleva in cambio oro per la sua allora pacifica Libia, hanno fatto immediatamente e democraticamente una brutta fine, loro e i loro popoli.
Sappiamo anche che gli USA (le loro aziende) stanno perdendo la loro posizione di dominio produttivo nel mondo e hanno bisogno di una guerra per rallentare il processo. Bisogna togliere di mezzo, per affrontare la Cina, le altre potenze “pericolose”: l’Europa e la Russia, magari facendoli scornare tra di loro. Mettere l’Europa, legata mani e piedi al dollaro che fa variare l’euro a suo piacimento, in posizione “armata” con la Nato, a pagare pegno e far spostare così forze militari statunitensi nell’area indo-pacifica di eventuale futuro scontro. In quanto al medio oriente tutto è già sistemato. Hanno sostenuto e “costruito” l’Isis, sia per abbattere la recalcitrante Siria, sia per tenere tutti occupati ad avere paura di quattro camion con bandiere nere e con il rimbalzo delle loro feroci “gesta” in tutti i mass media occidentali al fine di alimentare una guerra di religione, comunque in atto. A loro ci penseranno dopo, adesso non hanno tempo. Non si spiega altrimenti la ridicola “debolezza” militare della coalizione internazionale anti Isis guidata dalla prima potenza militare del mondo. Ridicolo..
Allora è proprio in corso la preparazione latente (che non è sfuggito al Vaticano e a papa Francesco) di una guerra i cui prodromi si stanno consumando in tutte le aree calde del pianeta (dal medio oriente, all'Afghanistan e all'Ucraina). Ormai non sfugge a nessuno il riarmo eccezionale di molti paesi possibilmente sotto tiro. Basta prendere una cartina del mondo e individuare come siano accerchiati militarmente dagli statunitensi i paesi oggi “cattivi”, domani con il nostro stupido consenso, magari “canaglie” e poi gradualmente “terroristi”. Sappiamo con certezza anche chi lo decide.
Un elemento importante della strategia è quello della esportazione della nostra petulante “buona democrazia”. Sappiamo che oggi fa acqua da tutte le parti. La parola significa partecipazione del popolo, dei cittadini. I dati ci dicono che non è più così. Molti cittadini delle democrazie avanzate, che altri sono costretti a percorrere a suon di bombe o di destabilizzazioni continue, non partecipano più. Hanno capito che non contano più nulla, se non anche, con la loro astensione, essere la gamba di legno dei loro governi fantocci che comunque non decidono più autonomamente per i loro popoli ma sono colonizzati e diretti dappertutto da oligarchie economiche-massoniche (altri preferiscono la parola lobby divenuta accettabile), non elette e tutte di marchio apicale statunitense. Non si è complottisti se si è lucidi. Elemento chiave quello di depotenziare le Costituzioni nazionali troppo democratiche e forse anche troppo antifasciste. (Dixit banca J&P Morgan). Negli stessi Stati Uniti con una sola legge sulla “sicurezza” hanno abolito di fatto decine di garanzie sulle libertà individuali e di cittadinanza. Esempi: si può massacrare e anche sparare sui neri, la “forza pubblica” può e deve rimanere impunita. Noi seguiamo a ruota. La chiave? Meno diritti per più sicurezza. Difficile scegliere se più benessere con meno diritti, come faceva il popolo libico. Adesso con la primavera democratica non hanno né l’uno né l’altro.
Sembra assurdo che l’impero si possa sviluppare sulla falsariga della “democrazia” mettendone a nudo l’ipocrisia e le immense contraddizioni e facendola sembrare l’unica via possibile alla quale non ci sono alternative. Le “democrazie” liberali diventano dappertutto autoritarie, semplificate (“un uomo solo al comando”) e antipopolo con forti rappresentanze fasciste, pronte a prendere il potere con la forza, se serve all’impero (vedi l’Ukraina e presto la Macedonia). Sono riusciti, nel mondo occidentale, a distruggere e quasi a mettere fuori legge il socialismo nelle sue regole di uguaglianza e convivere civile. Qualche stato che ci prova diventa subito “canaglia” e quindi pericoloso, vedi il Venezuela a rischio continuo di colpo di stato e altre nazioni di cultura bolivariana. E’ l’impasse culturale e storica di questo inizio secolo per chi crede ancora nell’ormai perdente monopolio coloniale occidentale. Dovranno difenderlo con le armi, compresi quelli che si sono già schierati, i seguaci della Merkel, nuovo caporal-gendarme europeo con l’appuntato Hollande a tre passi dietro.
Noi, della commedia dell’arte non contiamo nulla, siamo già perfettamente colonizzati sin dal dopoguerra e la nostra penisola è una portaerei atomica mediterranea da anni. Una boa statunitense. Si tratta di ridurre i sussulti eventuali di un vecchio concetto, resistente e residuo sociale italiano e europeo, velocemente.
In Ukraina il potere è stato dato a Poroshenko con un colpo di stato nazista pagato da Usa - Polonia ed ex Rep. Baltiche. Se ne vantano. I nazisti sono sempre stati gli strumenti e gli elementi più utili al capitalismo, specialmente in momenti di crisi e “ristrutturazione in accumulazione”. Lo stesso Salvini si inquadra in questo ruolo. D'altra parte il capitalismo non ha mai saputo trovare altre strade per uscire dalle crisi economiche, da esso stesso innescate, se non consumare l'accumulo di merci e di uomini con la guerra. Distruzione, ricostruzione di bisogni e riaccumulo. La forza, la prepotenza, la sopraffazione e la violenza fanno parte della concezione anti democrazia. Il neoliberismo non ha nulla a che vedere con la democrazia e il concetto dell’eguaglianza, anzi è la sua negazione. Per avere campo libero deve abbatterla senza perderne l’alibi, evitando che il re sia nudo. Nulla di nuovo, se non il vecchio ritornello sempre nuovo solo per i falsi, o collusi, ingenui.
Per capire le vere motivazioni degli statunitensi nella “crisi Ucraina”, dobbiamo tener presente che essi sono nel corso della storia “l'unico debitore che può permettersi di bombardare i suoi creditori” e di conseguenza “sono l'unico debitore che può costringere i suoi creditori ad accettare in pagamento la carta straccia fabbricata da lui stesso”.
Per mantenere questa posizione privilegiata devono destabilizzare qualunque potenza, che oggi o un domani, possa dirgli di "NO", oppure un “no” al suo metro di misura inappellabile, il dollaro. Senza questo imperialismo monetario questa larva del mondo (perché ingurgita una grande percentuale della sua ricchezza e del suo cibo impoverendo tutti) starebbe realisticamente in condizioni molto peggiori della Grecia. Non significa essere anti-americani dire che hanno sempre vissuto e prosperato da parassita sulla rapina dei beni degli altri paesi.
Realisticamente queste potenze del “no” nel mondo attuale sono solo due: La Cina e la Russia, che partecipano al Brics con altri tre, Brasile, India e Sud Africa. Diciamo una potenza capofila in ogni continente. Paesi ormai fortemente alleati, potenti militarmente ed economicamente, con la propria banca di sviluppo alternativa al braccio armato degli anglo-americani, cioè il FMI. Banca alternativa che si avvia al peggior dei mali per gli statunitensi, ma anche all’incertezza futura per il capitalismo euro-anglo-sassone, cioè la dedollarizzazione.
Sappiamo anche che chi ci ha provato da solo, Saddam che non voleva più i dollari per il suo petrolio, (abbiamo scoperto tutti,dopo, che non era più suo), Ghedaffi, che voleva in cambio oro per la sua allora pacifica Libia, hanno fatto immediatamente e democraticamente una brutta fine, loro e i loro popoli.
Sappiamo anche che gli USA (le loro aziende) stanno perdendo la loro posizione di dominio produttivo nel mondo e hanno bisogno di una guerra per rallentare il processo. Bisogna togliere di mezzo, per affrontare la Cina, le altre potenze “pericolose”: l’Europa e la Russia, magari facendoli scornare tra di loro. Mettere l’Europa, legata mani e piedi al dollaro che fa variare l’euro a suo piacimento, in posizione “armata” con la Nato, a pagare pegno e far spostare così forze militari statunitensi nell’area indo-pacifica di eventuale futuro scontro. In quanto al medio oriente tutto è già sistemato. Hanno sostenuto e “costruito” l’Isis, sia per abbattere la recalcitrante Siria, sia per tenere tutti occupati ad avere paura di quattro camion con bandiere nere e con il rimbalzo delle loro feroci “gesta” in tutti i mass media occidentali al fine di alimentare una guerra di religione, comunque in atto. A loro ci penseranno dopo, adesso non hanno tempo. Non si spiega altrimenti la ridicola “debolezza” militare della coalizione internazionale anti Isis guidata dalla prima potenza militare del mondo. Ridicolo..
Allora è proprio in corso la preparazione latente (che non è sfuggito al Vaticano e a papa Francesco) di una guerra i cui prodromi si stanno consumando in tutte le aree calde del pianeta (dal medio oriente, all'Afghanistan e all'Ucraina). Ormai non sfugge a nessuno il riarmo eccezionale di molti paesi possibilmente sotto tiro. Basta prendere una cartina del mondo e individuare come siano accerchiati militarmente dagli statunitensi i paesi oggi “cattivi”, domani con il nostro stupido consenso, magari “canaglie” e poi gradualmente “terroristi”. Sappiamo con certezza anche chi lo decide.
Un elemento importante della strategia è quello della esportazione della nostra petulante “buona democrazia”. Sappiamo che oggi fa acqua da tutte le parti. La parola significa partecipazione del popolo, dei cittadini. I dati ci dicono che non è più così. Molti cittadini delle democrazie avanzate, che altri sono costretti a percorrere a suon di bombe o di destabilizzazioni continue, non partecipano più. Hanno capito che non contano più nulla, se non anche, con la loro astensione, essere la gamba di legno dei loro governi fantocci che comunque non decidono più autonomamente per i loro popoli ma sono colonizzati e diretti dappertutto da oligarchie economiche-massoniche (altri preferiscono la parola lobby divenuta accettabile), non elette e tutte di marchio apicale statunitense. Non si è complottisti se si è lucidi. Elemento chiave quello di depotenziare le Costituzioni nazionali troppo democratiche e forse anche troppo antifasciste. (Dixit banca J&P Morgan). Negli stessi Stati Uniti con una sola legge sulla “sicurezza” hanno abolito di fatto decine di garanzie sulle libertà individuali e di cittadinanza. Esempi: si può massacrare e anche sparare sui neri, la “forza pubblica” può e deve rimanere impunita. Noi seguiamo a ruota. La chiave? Meno diritti per più sicurezza. Difficile scegliere se più benessere con meno diritti, come faceva il popolo libico. Adesso con la primavera democratica non hanno né l’uno né l’altro.
Sembra assurdo che l’impero si possa sviluppare sulla falsariga della “democrazia” mettendone a nudo l’ipocrisia e le immense contraddizioni e facendola sembrare l’unica via possibile alla quale non ci sono alternative. Le “democrazie” liberali diventano dappertutto autoritarie, semplificate (“un uomo solo al comando”) e antipopolo con forti rappresentanze fasciste, pronte a prendere il potere con la forza, se serve all’impero (vedi l’Ukraina e presto la Macedonia). Sono riusciti, nel mondo occidentale, a distruggere e quasi a mettere fuori legge il socialismo nelle sue regole di uguaglianza e convivere civile. Qualche stato che ci prova diventa subito “canaglia” e quindi pericoloso, vedi il Venezuela a rischio continuo di colpo di stato e altre nazioni di cultura bolivariana. E’ l’impasse culturale e storica di questo inizio secolo per chi crede ancora nell’ormai perdente monopolio coloniale occidentale. Dovranno difenderlo con le armi, compresi quelli che si sono già schierati, i seguaci della Merkel, nuovo caporal-gendarme europeo con l’appuntato Hollande a tre passi dietro.
Noi, della commedia dell’arte non contiamo nulla, siamo già perfettamente colonizzati sin dal dopoguerra e la nostra penisola è una portaerei atomica mediterranea da anni. Una boa statunitense. Si tratta di ridurre i sussulti eventuali di un vecchio concetto, resistente e residuo sociale italiano e europeo, velocemente.
lunedì 9 febbraio 2015
Ucraina due pesi e due misure
di Tonino D'Orazio
Siamo già in guerra o ce
ne accorgeremo all’improvviso?
Hollande è stupido o ci
fa? Si può minacciare guerra aperta alla Russia? Ma i francesi non
hanno tremato un po’? E’ più saggia una neoliberista-fascista
come la Merkel che un “socialista” europeo?
Il sostegno dell’Europa
al governo fascista di Kiev non è maturato da nessuna decisione
democratica e da nessun dibattito. E’ il volere degli Usa per
tenere “occupata” e all’angolo un pezzo del BRICS, la
petrolifera Russia. Per noi la decisione è demandata ad una certa
Mongherini che straparla e punta minacciosa l’indice ad est a nome
di altri. Che tenerezza la bimba! La Nato si mostra ogni giorno più
minacciosa e sostiene apertamente l’esercito ucraino con armamenti
sofisticati, accusando (il bue che dice cornuto all’asino) il non
meglio identificato intervento di Mosca. Basta che l’occidente lo
creda e sappia che i buoni siamo noi.
È diventato tipico
degli americani lanciare la pietra e nascondere la mano (Egitto,
Libia, Siria, Ucraina…) e bisogna ricordare con attenzione la loro
grande amicizia quando portano le guerre dappertutto sul globo
eccetto in casa loro. Vi sono molti video, (W You tube!) che
mostrano, sul fronte di Donetsk, dei combattenti con l’uniforme
ucraino, ma che parlano inglese e che rifiutano di essere filmati.
L’importante è negare l’evidenza. Hanno la propaganda e i media
necessari per imporre la “verità” che vogliono. La Commissione
Europea, con un programma speciale, ha stanziato milioni di euro per
la propaganda anti Russia. La guerra vera la si anticipa sempre con
quella mediatica. Titolo su RaiNews: “la Russia minaccia
l’america”. Abbiamo già il responsabile. Roba da matti. Nessuno
può dimenticare ciò che successe a Timisoara, in Romania, per
rendere più orribili i coniugi Ceausescu, prima del colpo di stato.
Lo stesso presidente ucraino ieri sventolava, in televisione davanti
a Merkel e Hollande, passaporti russi “sequestrati” a soldati
russi presenti nell’est del non veramente paese suo, che tutti
possono procurarsi al mercato nero. L’importante è che ci si
creda.
La leggerezza con la
quale la Commissione Europea ci avvicina a una situazione di guerra
con la Russia per interposta persona è semplicemente incredibile.
Corsa della Merkel a Washington per ricevere ordini. Sembra che basti
una scintilla. Gli inglesi sono più guardinghi. Forse pensano che
gli ombrelli nucleari non siano così efficaci. Un attacco diretto?
La storia dice: in inverno no, in primavera sì, ma con loro bisogna
fare presto prima che torni l’inverno.
Certamente vi sono
vittime innocenti nei due campi, ma le vittime russofone sembrano non
esistere.
Comunque, dai
telegiornali, non riusciamo a capire, guardando i villaggi, le città
distrutte e le vecchiette che piangono, chi ha fatto cosa e chi è
chi. Ci mostrano immagini soleggiate d’estate, come se le zone non
fossero coperte di neve e fango in questi giorni.
Qualcuno, anche nei
sindacati, ricorda le vittime di Odessa? Dico dei sindacati poiché
l’assassinio di 48 (i russofoni dicono 66) manifestanti pacifisti
avvenne proprio nella sede della “casa dei sindacati” dove si
erano rifugiati dopo una feroce carica delle milizie naziste del
governo di Kiev. Manifestavano dopo la decisione brutale del governo
fascista di Kiev di sopprimere lo studio della lingua russa nelle
scuole. Sono stati circondati nella “casa dei sindacati” e
l’edificio dato alle fiamme. Quelli che non sono morti bruciati
vivi sono stati picchiati a morte mentre uscivano dalle fiamme. Sotto
l’occhio tranquillo della polizia, ma filmati in diretta e
trasferiti sulle reti sociali. Purtroppo erano nel campo sbagliato,
non in quello che fanno sostenere a noi. Quindi quelli non contano.
A noi, perché è una
guerra civile organizzata e pagata dagli americani (Soros dixit e
ruolo positivo di interferenza ribadito da Obama) e dai tedeschi
espansionisti (facciamo finta di dire dall’Europa perché ormai è
la stessa cosa), cioè da noi. Degli eurocratici irresponsabili ci
stanno trascinando in una guerra civile costruita ad hoc, anche a
sostenere i nazi-fascisti locali, “democratici” dopo il colpo di
stato. Così, noi iscritti all’ANPI, abbiamo imparato che ce ne
sono anche dei “buoni”. Ai cittadini italiani o europei non hanno
mai chiesto un parere, ma per quale motivo dovrebbero farlo, ci
mancherebbe, altri comandano e decidono. Basta che paghiamo, in
termini economici (le contro-sanzioni russe alle imprese e
all’agricoltura, ovviamente europee) e soprattutto in termini
morali. Siamo sempre più impegnati in tutte le guerre, altro che
art.11 della Costituzione. In Ucraina siamo in avan-posto in nome dei
nostri amici americani, non ancora con le armi, ma vai a sapere cosa
ci nascondono, come d’abitudine. Notizia Ansa (31 gennaio): due
coraggiosi caccia italiani schierati in Lituania intercettano mig
russo (veramente era un cargo) che volava sul mare Baltico (!), che
forse si avvicinava …
Il sostegno militare della Nato, organizzazione
militare che non è nostra ma in cui siamo obbligatoriamente dentro
per debiti di guerra, ci porta sempre più in una situazione
pericolosa di conflitto con la Russia. A vedere l’escalation
degli eventi, quasi quasi ci tocca sperare nella saggezza di Putin,
che, in confronto ai guerrafondai Hollande-Merkel che continuano a
minacciare facendo finta di trattare, ha dichiarato che non vuole
fare guerra a nessuno. Ma si sa, i russi mentono sempre, figuriamoci
se fossero ancora comunisti. Ma forse qualche alone soffuso sarà
rimasto.
Se poi si pensa all’autodeterminazione dei popoli
come massima legge democratica, storica e naturale ci dobbiamo
chiedere se non abbiamo sbagliato qualcosa nelle nostre tre Guerre
d’Indipendenza e nella prima guerra mondiale per conquistare terre
altrui anche di lingua e cultura tedesca.
Ma non tutti pensano al ricongiungimento pacifico
delle etnie e delle grandi famiglie culturali e religiose. Basta
pensare ai Curdi, sparpagliati e divisi in quattro stati confinanti e
in guerra anche sul loro territorio iracheno. Ma anche a tutti i
paesi africani, divisi da immaginarie e feroci linee meridiane e
parallele. Una specie di dividit et imperat. Si pagherà per
sempre questa bestialità coloniale soprattutto franco-inglese. La
stessa cosa dicasi delle frontiere in Medio Oriente.
Basta pensare alla decisione odierna dell’Onu nel
dichiarare che tra Serbi e Bosniaci non vi sono stati atti di
genocidio, ma solo rappresaglie “normali” di guerra, diciamo
ineluttabili corollari. Dopo 25 anni il Tribunale Penale
Internazionale scopre che ha sbagliato ad imprigionare e condannare
solo i serbi e non anche i bosniaci. Erano nel campo sbagliato.
Quindi, anche in Ucraina, tutto va bene “madame la
marquise”, qualcuno, anche se a casa sua, sta nel campo sbagliato.
L’hanno deciso altrove. Anche noi sempre più implicati.
sabato 31 gennaio 2015
I genocidi degli altri
di Tonino D'Orazio
“La
Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data
dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della
Memoria“, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo
ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini
ebrei …”
Diciamo: tutto qui? E gli altri ? Perché non ricordare meglio anche
chi ha compiuto e compie ancora oggi queste nefandezze ? Giusto per
non dimenticare il tutto.
Dobbiamo
intanto partire dalla fine dell’800 e l’inizio del ‘900 ad
oggi. Questo non è un articolo, è solo un elenco che si può
trovare facilmente in modo più completo su vari siti internet. E’
un sunto per non dimenticare, non solo le vittime, ma soprattutto
anche i carnefici.
Tra i genocidi
compiuti dagli Usa
prima della Seconda guerra mondiale vogliamo citare solo i due che ci
sembrano più significativi: lo sterminio dei nativi americani (gli
“indiani”) e il massacro del popolo filippino. Tralasciamo,
invece, la Guerra di secessione anche se, a detta degli storici, è
stata la guerra civile più sanguinosa della storia umana. Una stima
onnicomprensiva dei civili morti: 90 milioni. Nel 1860 si contavano
negli Stati Uniti ancora 4 milioni di schiavi. Gli schiavi non
morivano solo in schiavitù, ma anche di schiavitù. 2 milioni
morirono di stenti o di maltrattamenti, durante il loro trasferimento
o durante la loro prigionia. Inoltre in quest’ultimo secolo, fino
ad oggi, gli Usa, con gli amici inglesi, sono responsabili di enormi
massacri di civili tra guerre di occupazione, o se vogliamo ancora
crederci di esportazione della democrazia, di blocchi economici
tendenti a ridurre alla fame popolazioni intere sul globo perché
“non allineate” a farsi sfruttare, e di sostegno alle dittature
sanguinarie, anche neofasciste o neonaziste, purché affini ai loro
interessi.
Gli Armeni.
Tra il 1915 e il 1916, i Giovani Turchi, ufficiali nazionalisti
dell'Impero ottomano, ordinarono vasti massacri contro la popolazione
armena. Le successive deportazioni di massa e l’eliminazione fisica
degli Armeni portarono il numero delle vittime a un milione e mezzo
circa, il 75% del totale della popolazione. Solo 20 Paesi al mondo,
tra cui l’Italia, hanno riconosciuto ufficialmente come genocidio
questi massacri.
Gli Ucraini.
Due decenni più tardi toccò alla popolazione ucraina. Il genocidio
fu messo in pratica attraverso modalità diverse rispetto a quello
armeno: tra il 1923 e il 1933, Stalin lasciò morire di fame circa
sette milioni di persone. E’ chiamato per questo Holodomor,
(uccisione per fame).
Le deportazioni
nei gulag e in Siberia
di milioni di persone, l’uccisione di milioni di prigionieri
politici durante il regime di Stalin non rientrano nella definizione
ufficiale di genocidio anche se la cifra azzardata parla di più di
10 milioni di individui. Altri 20 milioni di russi vennero eliminati
dall’esercito
tedesco nella sua
avanzata e ritirata della seconda guerra mondiale. Alcuni
responsabili russi neonazisti ebbero a dire ultimamente che
l’Olocausto di 5,2 milioni di ebrei era una “bazzecola” in
confronto a quello subìto dal loro paese.
L’Olocausto
globale. Tra il 1933
e il 1945 fu avviato lo sterminio del popolo ebraico in Europa; le
vittime sono calcolate in circa 5,2 milioni di persone, gran parte
delle quali morta nei campi di sterminio. A queste si aggiungono dai
7 ai 14 milioni di vittime tra i rom e i sinti, i comunisti, gli
omosessuali, i malati di mente, i neri, gli slavi, i polacchi. Gruppi
definiti Untermenschen,
“sottopersone”.
Lo stesso
ragionamento di non considerare genocidio le questioni politiche
(ONU. 1946) vale anche per i circa 45 milioni di cinesi caduti sotto
il regime di Mao
tra il 'Grande salto in avanti', le purghe, la Rivoluzione culturale
e i campi di lavoro forzato, dal 1949 al 1975.
Indonesia.
Meno conosciuto è il genocidio indonesiano portato a termine tra il
1965 e il 1967, per opera del generale Suharto, salito al potere con
il sostegno degli Stati Uniti, uccise quasi un milione di
connazionali comunisti (la maggior parte contadini poveri).
venerdì 2 gennaio 2015
Il colpo di Stato della CIA in #Ucraina, di Oliver Stone
In poche righe questo articolo sintetizza la storia del mondo, simboleggiata da strapotere e propaganda. Stone non media e non compie parabole purificatrici per approdare poi alla solita retorica patrottica degli ideali traditi come fanno i liberals americani.
dal Blog di Beppe Grillo
"Ho intervistato Viktor Yanukovych per quattro ore a Mosca per un nuovo documentario in lingua inglese prodotto da ucraini. E' stato il legittimo presidente dell'Ucraina fino a quando improvvisamente è stato rimosso il 22 febbraio di quest'anno.
Racconterò i dettagli nel documentario, ma sembra chiaro che i cosiddetti "tiratori" che hanno ucciso 14 uomini della polizia, ne hanno feriti circa 85 e hanno assassinato 45 civili che protestavano, erano provocatori infiltrati dall'estero. Molti testimoni, tra cui Yanukovich e funzionari di polizia, credono che questi individui stranieri siano stati introdotti da gruppi filo-occidentali con lo zampino della CIA.
Ricordate il cambio di regime/colpo di stato del 2002, quando Chavez è stato temporaneamente estromesso, dopo che manifestanti pro- e anti-Chavez erano stati colpiti da misteriosi cecchini nascosti in palazzine di uffici? Assomiglia anche alla tecnica usata all'inizio di quest'anno in Venezuela quando il governo legalmente eletto di Maduro è stato quasi rovesciato con l'uso di violenza mirata contro i manifestanti anti-Maduro.
Basta creare un bel po' di caos, come ha fatto la CIA in Iran nel '53, in Cile nel '73 e in innumerevoli altri colpi di stato e il governo legittimo può essere rovesciato.
E' la tecnica del soft power americano noto come "Regime Change 101".
In questo caso il "massacro del Maidan" è stato descritto dai media occidentali come il risultato dell'instabile, brutale governo filorusso di Yanukovich. Bisogna ricordare che Yanukovich il 21 febbraio fece un accordo con i partiti di opposizione e tre ministri degli esteri dell'UE - che volevano sbarazzarsi di lui andando a elezioni anticipate.
Il giorno dopo il patto era già senza più valore, quando gruppi radicali neonazisti armati fino ai denti costrinsero Yanukovych a fuggire dal paese dopo ripetuti tentativi di assassinio. Il giorno successivo è stato varato un nuovo governo filo-occidentale, immediatamente riconosciuto dagli Stati Uniti (come nel golpe contro Chavez 2002). Una storia sporca in tutto e per tutto, ma nel tragico seguito di questo colpo di stato, l'Occidente ha raccontato la versione dominante, quella della "Russia in Crimea". Mentre la vera versione è "gli USA in Ucraina".
La verità non va in onda in Occidente. Si tratta di una manipolazione surreale della storia che si sta verificando ancora una volta , come durante la campagna elettorale di Bush pre-Iraq, quella delle armi di distruzione di massa. Ma credo che la verità verrà finalmente fuori in Occidente, mi auguro in tempo per fermare un'ulteriore follia. Per una comprensione più ampia, si veda l'analisi di Pepe Escobar "Un nuovo arco di instabilità in Europa" che indica la crescente instabilità nel 2015, in quanto gli Stati Uniti non possono tollerare l'idea di una qualsiasi entità economica rivale. Si rimanda anche alla decima puntata de "La Storia mai raccontata", dove discutiamo i danni degli imperi coloniali del passato, che non hanno permesso la nascita di paesi economicamente competitivi." Oliver Stone
dal Blog di Beppe Grillo
"Ho intervistato Viktor Yanukovych per quattro ore a Mosca per un nuovo documentario in lingua inglese prodotto da ucraini. E' stato il legittimo presidente dell'Ucraina fino a quando improvvisamente è stato rimosso il 22 febbraio di quest'anno.
Racconterò i dettagli nel documentario, ma sembra chiaro che i cosiddetti "tiratori" che hanno ucciso 14 uomini della polizia, ne hanno feriti circa 85 e hanno assassinato 45 civili che protestavano, erano provocatori infiltrati dall'estero. Molti testimoni, tra cui Yanukovich e funzionari di polizia, credono che questi individui stranieri siano stati introdotti da gruppi filo-occidentali con lo zampino della CIA.
Ricordate il cambio di regime/colpo di stato del 2002, quando Chavez è stato temporaneamente estromesso, dopo che manifestanti pro- e anti-Chavez erano stati colpiti da misteriosi cecchini nascosti in palazzine di uffici? Assomiglia anche alla tecnica usata all'inizio di quest'anno in Venezuela quando il governo legalmente eletto di Maduro è stato quasi rovesciato con l'uso di violenza mirata contro i manifestanti anti-Maduro.
Basta creare un bel po' di caos, come ha fatto la CIA in Iran nel '53, in Cile nel '73 e in innumerevoli altri colpi di stato e il governo legittimo può essere rovesciato.
E' la tecnica del soft power americano noto come "Regime Change 101".
In questo caso il "massacro del Maidan" è stato descritto dai media occidentali come il risultato dell'instabile, brutale governo filorusso di Yanukovich. Bisogna ricordare che Yanukovich il 21 febbraio fece un accordo con i partiti di opposizione e tre ministri degli esteri dell'UE - che volevano sbarazzarsi di lui andando a elezioni anticipate.
Il giorno dopo il patto era già senza più valore, quando gruppi radicali neonazisti armati fino ai denti costrinsero Yanukovych a fuggire dal paese dopo ripetuti tentativi di assassinio. Il giorno successivo è stato varato un nuovo governo filo-occidentale, immediatamente riconosciuto dagli Stati Uniti (come nel golpe contro Chavez 2002). Una storia sporca in tutto e per tutto, ma nel tragico seguito di questo colpo di stato, l'Occidente ha raccontato la versione dominante, quella della "Russia in Crimea". Mentre la vera versione è "gli USA in Ucraina".
La verità non va in onda in Occidente. Si tratta di una manipolazione surreale della storia che si sta verificando ancora una volta , come durante la campagna elettorale di Bush pre-Iraq, quella delle armi di distruzione di massa. Ma credo che la verità verrà finalmente fuori in Occidente, mi auguro in tempo per fermare un'ulteriore follia. Per una comprensione più ampia, si veda l'analisi di Pepe Escobar "Un nuovo arco di instabilità in Europa" che indica la crescente instabilità nel 2015, in quanto gli Stati Uniti non possono tollerare l'idea di una qualsiasi entità economica rivale. Si rimanda anche alla decima puntata de "La Storia mai raccontata", dove discutiamo i danni degli imperi coloniali del passato, che non hanno permesso la nascita di paesi economicamente competitivi." Oliver Stone
lunedì 14 luglio 2014
Ucraina, genesi di un conflitto
di Rossana Rossanda da sbilanciamoci.info
Stampa e Tv disegnano il quadro di un’Ucraina povera ma democratica che si dibatterebbe nelle grinfie dell’orso russo che, dopo avere strappato la penisola di Crimea, se la vorrebbe mangiare tutta. Ma la storia dei rapporti tra Russia e Ucraina è tutt’altro che lineare. E l’Europa sembra avere dimenticato storia, geografia e politica
Stampa e Tv disegnano il quadro di un’Ucraina povera ma democratica che si dibatterebbe nelle grinfie dell’orso russo che, dopo avere strappato la penisola di Crimea, se la vorrebbe mangiare tutta. Ma la storia dei rapporti tra Russia e Ucraina è tutt’altro che lineare. E l’Europa sembra avere dimenticato storia, geografia e politica
L’Europa non è certo nata in chiave antiamericana ma,
date le dimensioni e il numero degli abitanti, almeno come grande
mercato autonomo e con una moneta forse concorrenziale; e per alcuni
anni questo è stata. Ma da qualche tempo ha sottolineato in modo
sbalorditivo un ruolo che una volta si sarebbe detto “atlantico”. Non
più sotto il vessillo anticomunista, il comunismo essendo scomparso da
un pezzo, ma antirusso.
Qualche anno fa, Immanuel Wallerstein mi diceva che, spento ogni scontro ideologico, le nuove guerre sarebbero state commerciali. E quale altro senso dare al conflitto in corso a Kiev? Esso sembra avere per oggetto l’identità nazionale dell’Ucraina. Eccezion fatta per il manifesto, tutta la stampa e le tv disegnano il quadro di un’Ucraina povera ma democratica che si dibatterebbe nelle grinfie dell’orso russo; il quale le ha già strappato la penisola di Crimea e se la vorrebbe mangiare tutta. Manca poco che la Russia non sia definita un nuovo terzo Reich. In occasione del settantesimo anniversario dello sbarco in Normandia, il presidente francese Hollande è stato accusato di aver invitato alle celebrazioni anche Putin - come se la battaglia di Stalingrado non avesse permesso agli Stati Uniti il medesimo sbarco, distraendo dal Nord Europa il grosso della Wehrmacht - nello stesso tempo invitando niente meno che dei reparti tedeschi a partecipare alla rievocazione del primo paracadutaggio alleato sul villaggio di Sainte-Mère-l’Eglise.
Da qualche giorno poi sappiamo che gli Stati Uniti, neppure il presidente Obama, ma il suo ex rivale Mc Cain - hanno ammonito la Bulgaria, la Serbia e gli altri paesi coinvolti in un progetto di gasdotto per trasportare il gas russo in Europa (con un tracciato che evitava l’Ucraina, perché cattiva pagatrice) a chiudere i cantieri in corso, preferendo un nuovo tragitto attraverso l’Ucraina a quello diretto per l’Europa occidentale. Stupore e modeste proteste di Bruxelles, convinta che si tratti di una minaccia simbolica. Che tuttavia va inserita nel quadro di un cambiamento delle esportazioni Usa, ormai indirizzate al commercio del gas di scisto, per altro non ancora avviato.
L’Europa teme dalla Russia rappresaglie per avere applaudito all’abbattimento del presidente ucraino filorusso Yanukovic da parte delle forze (piazza Maidan) che sono ora al governo a Kiev. Ma la storia dei rapporti tra Russia e Ucraina è tutt’altro che lineare. Il principato di Kiev è stato la prima forma del futuro impero russo, annesso da Caterina II alla Russia verso la metà del XVIII secolo, stabilendo in Crimea la sua più forte base navale. La sua cultura, il suo sviluppo e i suoi personaggi, da Gogol a Berdiaev, sono stati fra i protagonisti della letteratura russa del XIX secolo. L’intera letteratura russa resta segnata dalla guerra fra Russia, Inghilterra e Francia, che hanno cercato di mettervi le zampe sopra: si pensi soltanto a Tolstoi e alla topografia delle relative capitali ricche di viali e arterie che la commemorano (Sebastopoli). Ma il paese, che all’origine era stato percorso, come l’Italia, da una moltitudine di etnie, dagli Sciti in poi, ha stentato a unificarsi come nazione, distinguendosi per lotte efferate e non solo ideali fra diversi nazionalismi, spesso di destra. Il culmine è stato nella prima e seconda guerra mondiale: nella prima sotto la presidenza di Petliura, nazionalista di destra, quando l’Ucraina è stata l’ultimo rifugio dei generali “bianchi” Denikin e Wrangel, con lo scontro fra lui e la repubblica sovietica di Karkov. Solo con la vittoria definitiva dell’Urss si è consolidata la Repubblica sovietica nata a Karkov, destinata a diventare negli anni trenta il centro dell’industrializzazione. Industrializzazione sviluppatasi esclusivamente all’est (il bacino del Donbass, capoluogo Karkov), mentre l’ovest del paese restava per lo più agricolo (capoluogo Kiev, come di tutta la repubblica); e questo rimane alla base del contenzioso fra le due parti del paese. Nella seconda guerra mondiale, poi, l’occupazione tedesca ha incontrato il favore di una parte del panorama politico ucraino, un’eredità evidentemente ancora viva nei recenti fatti di piazza Maidan: il partito esplicitamente nazista circola ancora e non è l’ultima delle ragioni per cui il paese resta diviso fra la zona orientale e quella occidentale. Nel secondo dopoguerra, Kruscev dette all’Ucraina piena autonomia amministrativa, Crimea compresa, senza alcuna conseguenza politicamente rilevante perché restava un processo interno all’Unione Sovietica.
È soltanto dal 1991 e dal crollo dell’Urss che, anche su pressione polacca e lituana, il governo dell’Ucraina guarda all’Europa (e alla Nato) e incrementa lo scontro con la sua parte orientale. Sembra impossibile che in occidente non si sia considerato che l’Unione Sovietica non era solo una formula giuridica: scioglierla d’imperio e dall’alto, come è avvenuto nel 1991, significava creare una serie di situazioni critiche sia nelle culture che nei rapporti economici che attraversavano tutto quel vasto territorio. Da allora, Kiev non ha nascosto di puntare a un’unificazione etnica e linguistica anche forzosa delle due aree, fino a interdire l’uso della lingua russa agli abitanti dell’est cui era abituale.
L’Europa e la Nato non hanno mancato di appoggiare le politiche di Kiev, e poi l’insurrezione contro il presidente Yanukovic assai corrotto, costretto a tagliare la corda in Russia. Ma la zona orientale non lo rimpiange certo: non tollera il governo di Kiev e la sua complicità con la Nato, ma non perché abbia nostalgia di questo personaggio. Si è rivoltata contro la politica passata e recente di Kiev che ha tentato perfino di impedire l’uso della lingua russa, usata dalla maggioranza della popolazione all’est. L’Europa e la Nato, appoggiate da Polonia e Lituania, affermano che non si tratta di un vero e spontaneo sbocco nazionalista, ma di una ingerenza diretta della Russia, e così dicono stampa e televisione italiana. Non c’è dubbio che la Russia abbia voluto il ritorno della Crimea nel suo grembo, ma la proposta dell’est di andare a una federazione con l’ovest, garantendo l’autonomia di tutte e due le parti, è stata bocciata da Kiev e dal governo degli insorti. La decisione di votare in un referendum all’est contro Kiev è stata presa non da Putin, messo in imbarazzo, ma dalla popolazione dell’est che ha votato in questo senso al 98%. Non si tratta di un processo regolare (non accetteremmo che l’Alto Adige votasse una delle prossime domeniche la sua appartenenza all’Austria, senza alcun precedente negoziato diplomatico), ma non è stato neppure una manovra russa come l’Europa tutta ha sostenuto.
È sorprendente che perfino il poco che resta delle sinistre europee abbia sposato questa tesi e che in Italia le riserve di Alexis Tsipras sulle politiche di Bruxelles non abbiano alcuna eco. C’è perfino chi evoca in modo irresponsabile azioni armate contro Mosca. La deriva dei conflitti, anche militari, e non solo in Ucraina, rischia di segnare sempre di più un’Europa che ha dimenticato storia, geografia e politica.
Qualche anno fa, Immanuel Wallerstein mi diceva che, spento ogni scontro ideologico, le nuove guerre sarebbero state commerciali. E quale altro senso dare al conflitto in corso a Kiev? Esso sembra avere per oggetto l’identità nazionale dell’Ucraina. Eccezion fatta per il manifesto, tutta la stampa e le tv disegnano il quadro di un’Ucraina povera ma democratica che si dibatterebbe nelle grinfie dell’orso russo; il quale le ha già strappato la penisola di Crimea e se la vorrebbe mangiare tutta. Manca poco che la Russia non sia definita un nuovo terzo Reich. In occasione del settantesimo anniversario dello sbarco in Normandia, il presidente francese Hollande è stato accusato di aver invitato alle celebrazioni anche Putin - come se la battaglia di Stalingrado non avesse permesso agli Stati Uniti il medesimo sbarco, distraendo dal Nord Europa il grosso della Wehrmacht - nello stesso tempo invitando niente meno che dei reparti tedeschi a partecipare alla rievocazione del primo paracadutaggio alleato sul villaggio di Sainte-Mère-l’Eglise.
Da qualche giorno poi sappiamo che gli Stati Uniti, neppure il presidente Obama, ma il suo ex rivale Mc Cain - hanno ammonito la Bulgaria, la Serbia e gli altri paesi coinvolti in un progetto di gasdotto per trasportare il gas russo in Europa (con un tracciato che evitava l’Ucraina, perché cattiva pagatrice) a chiudere i cantieri in corso, preferendo un nuovo tragitto attraverso l’Ucraina a quello diretto per l’Europa occidentale. Stupore e modeste proteste di Bruxelles, convinta che si tratti di una minaccia simbolica. Che tuttavia va inserita nel quadro di un cambiamento delle esportazioni Usa, ormai indirizzate al commercio del gas di scisto, per altro non ancora avviato.
L’Europa teme dalla Russia rappresaglie per avere applaudito all’abbattimento del presidente ucraino filorusso Yanukovic da parte delle forze (piazza Maidan) che sono ora al governo a Kiev. Ma la storia dei rapporti tra Russia e Ucraina è tutt’altro che lineare. Il principato di Kiev è stato la prima forma del futuro impero russo, annesso da Caterina II alla Russia verso la metà del XVIII secolo, stabilendo in Crimea la sua più forte base navale. La sua cultura, il suo sviluppo e i suoi personaggi, da Gogol a Berdiaev, sono stati fra i protagonisti della letteratura russa del XIX secolo. L’intera letteratura russa resta segnata dalla guerra fra Russia, Inghilterra e Francia, che hanno cercato di mettervi le zampe sopra: si pensi soltanto a Tolstoi e alla topografia delle relative capitali ricche di viali e arterie che la commemorano (Sebastopoli). Ma il paese, che all’origine era stato percorso, come l’Italia, da una moltitudine di etnie, dagli Sciti in poi, ha stentato a unificarsi come nazione, distinguendosi per lotte efferate e non solo ideali fra diversi nazionalismi, spesso di destra. Il culmine è stato nella prima e seconda guerra mondiale: nella prima sotto la presidenza di Petliura, nazionalista di destra, quando l’Ucraina è stata l’ultimo rifugio dei generali “bianchi” Denikin e Wrangel, con lo scontro fra lui e la repubblica sovietica di Karkov. Solo con la vittoria definitiva dell’Urss si è consolidata la Repubblica sovietica nata a Karkov, destinata a diventare negli anni trenta il centro dell’industrializzazione. Industrializzazione sviluppatasi esclusivamente all’est (il bacino del Donbass, capoluogo Karkov), mentre l’ovest del paese restava per lo più agricolo (capoluogo Kiev, come di tutta la repubblica); e questo rimane alla base del contenzioso fra le due parti del paese. Nella seconda guerra mondiale, poi, l’occupazione tedesca ha incontrato il favore di una parte del panorama politico ucraino, un’eredità evidentemente ancora viva nei recenti fatti di piazza Maidan: il partito esplicitamente nazista circola ancora e non è l’ultima delle ragioni per cui il paese resta diviso fra la zona orientale e quella occidentale. Nel secondo dopoguerra, Kruscev dette all’Ucraina piena autonomia amministrativa, Crimea compresa, senza alcuna conseguenza politicamente rilevante perché restava un processo interno all’Unione Sovietica.
È soltanto dal 1991 e dal crollo dell’Urss che, anche su pressione polacca e lituana, il governo dell’Ucraina guarda all’Europa (e alla Nato) e incrementa lo scontro con la sua parte orientale. Sembra impossibile che in occidente non si sia considerato che l’Unione Sovietica non era solo una formula giuridica: scioglierla d’imperio e dall’alto, come è avvenuto nel 1991, significava creare una serie di situazioni critiche sia nelle culture che nei rapporti economici che attraversavano tutto quel vasto territorio. Da allora, Kiev non ha nascosto di puntare a un’unificazione etnica e linguistica anche forzosa delle due aree, fino a interdire l’uso della lingua russa agli abitanti dell’est cui era abituale.
L’Europa e la Nato non hanno mancato di appoggiare le politiche di Kiev, e poi l’insurrezione contro il presidente Yanukovic assai corrotto, costretto a tagliare la corda in Russia. Ma la zona orientale non lo rimpiange certo: non tollera il governo di Kiev e la sua complicità con la Nato, ma non perché abbia nostalgia di questo personaggio. Si è rivoltata contro la politica passata e recente di Kiev che ha tentato perfino di impedire l’uso della lingua russa, usata dalla maggioranza della popolazione all’est. L’Europa e la Nato, appoggiate da Polonia e Lituania, affermano che non si tratta di un vero e spontaneo sbocco nazionalista, ma di una ingerenza diretta della Russia, e così dicono stampa e televisione italiana. Non c’è dubbio che la Russia abbia voluto il ritorno della Crimea nel suo grembo, ma la proposta dell’est di andare a una federazione con l’ovest, garantendo l’autonomia di tutte e due le parti, è stata bocciata da Kiev e dal governo degli insorti. La decisione di votare in un referendum all’est contro Kiev è stata presa non da Putin, messo in imbarazzo, ma dalla popolazione dell’est che ha votato in questo senso al 98%. Non si tratta di un processo regolare (non accetteremmo che l’Alto Adige votasse una delle prossime domeniche la sua appartenenza all’Austria, senza alcun precedente negoziato diplomatico), ma non è stato neppure una manovra russa come l’Europa tutta ha sostenuto.
È sorprendente che perfino il poco che resta delle sinistre europee abbia sposato questa tesi e che in Italia le riserve di Alexis Tsipras sulle politiche di Bruxelles non abbiano alcuna eco. C’è perfino chi evoca in modo irresponsabile azioni armate contro Mosca. La deriva dei conflitti, anche militari, e non solo in Ucraina, rischia di segnare sempre di più un’Europa che ha dimenticato storia, geografia e politica.
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