lunedì 27 gennaio 2014
Organismo Internazionale del Lavoro 2013
Tonino D’Orazio.
Le richieste della Confederazione Internazionale dei Sindacati (Ituc-Csi) agli oltre 2.500 partecipanti al World Economic Forum di Davos, in massima parte amministratori e manager di grandi imprese multinazionali, capi di stato e di governo, rappresentanti delle organizzazioni internazionali sono un elenco ingenuo dei mali, cioè dei danni irreversibili delle politiche neoliberiste e di “libero” mercato. Le vittorie vinte dai ricchi in questa guerra contro i poveri esposte ad una assemblea retriva e convinta di andare avanti sulla strada disastrosa intrapresa.
Bastano i titoli a dare una idea della relazione, drammatica sì, ma soffici, analitici, distaccati, senza responsabilità, un elenco:
Nella UE, mancano quasi 6 milioni di posti di lavoro per tornare alla situazione occupazionale pre-crisi… e nel 2013 la disoccupazione continua a peggiorare nella maggior parte dei paesi.. i lavoratori giovani o poco qualificati sono quelli maggiormente colpiti. L’aumento delle forme atipiche di occupazione riflette probabilmente (notate l’eufemismo) l’incertezza delle imprese rispetto alle prospettive della domanda... Il peggioramento della situazione dell’occupazione ha fatto crescere il rischio di disordini sociali. Secondo le ultime stime preparate per la Riunione Regionale Europea dell’ILO, il rischio di disordini sociali nella UE è aumentato di 12. C’è bisogno di strategie favorevoli all’occupazione.
C’è sempre una vera ambiguità nelle parole. Nel quadro giuridico attuale della perdita dei diritti del mondo del lavoro, nell’aumento dei ritmi e dell’orario, non si capisce se le strategie all’occupazioni continuino a contemplare maggior sfruttamento per la competitività oppure “buona” occupazione e dignità di vita dei lavoratori.
In quanto ai prossimi disordini sociali (già bollati in anticipo come sovvertimento, eversione, terrorismo, anarchia) mi sembra che la formula “per ragioni di sicurezza” sia già abbondantemente sfruttata oggi, sino a diventare quasi una tecnica governativa repressiva e permanente nel mondo intero, con formule diverse che rasentano sempre un vero attacco alla democrazia. Se uno vuole vedere.
A livello mondiale c’è stagnazione, anzi nessuna ripresa. Vi sono 200 milioni di disoccupati e probabilmente 250 milioni l’anno prossimo. Insomma alta disoccupazione, tagli ai salari, alti livelli di indebitamento delle famiglie, abbattimento delle tutele previdenziali, sociali e del lavoro. Crescono in modo esponenziale le disuguaglianze e le politiche di austerità stanno disarticolando gli Stati. Parola del FMI. Evviva l’analisi a danno fatto. Può pentirsi e ravvedersi il Word Economic Forum? Qualcuno cita la ridistribuzione delle ricchezze prodotte, visto che le patrimoniali fanno paura anche alla sinistra riformista?
Forse (non sono sicuri della crescita sempre preannunciata ma della disoccupazione sì) è in atto una “crescita senza occupazione”. Il piano per gli investimenti e l'occupazione, i salari e la protezione sociale, elaborato dall'Ituc per Davos 2014, include: investimenti infrastrutturali mirati per migliorare il potenziale produttivo nel lungo termine e andare verso un'economia a bassa emissione di carbonio; aumentare il potere d'acquisto delle famiglie a medio – basso reddito riducendo la disuguaglianza e rafforzando la contrattazione collettiva e il salario minimo; investire nelle politiche attive del mercato del lavoro per aumentare i livelli di competenze e ridurre la disoccupazione giovanile; ridurre l'informalità del lavoro e creare lavoro dignitoso nei Paesi emergenti e in via di sviluppo. Magari anche nel nostro.
Cioè il socialismo minimo di Turati del 1886! Quel socialismo cui sino al suo avvento è bene cooperare con il capitalismo. La linea di avanguardia del PSE.
Chi dovrebbe metterlo in opera questo piano e come? A chi lo sta chiedendo l’organizzazione sindacale mondiale? Al neoliberismo responsabile scientificamente e ideologicamente proprio della disastrata situazione attuale? All’assemblea del capitalismo becero e avanzato (Papa Francesco dixit) presente al WEC di Davos? A quei politici o amministratori presenti in assemblea che svendono i beni comuni o li distruggono per avere in cambio “meriti, plauso” e buone uscite milionarie?
In realtà si limita a chiedere al lupo presente e gongolante di non mangiare l’agnello dopo aver disposto a vista la carne viva nel suo elenco annuale. Elenco molto simile, e in niente risolutivo, di anno in anno dal 2008. Un po’ come dare i dettagli di una casa “sgarrupata” dalle ruspe voraci e lamentarsi dell’ineluttabilità.
domenica 26 gennaio 2014
Una lista per Tsipras alle prossime elezioni europee. Sempre che non sia troppo tardi
Franco Cilli da Italian Bloggers
Una lista per Tsipras sembra una buona idea, una sorta di medicina naturale capace di drenare la bile nera di un popolo deluso, sempre pronto a leccarsi le ferite, sempre in attesa di quell’avvento che realizzi almeno un po’ di giustizia in terra. Il fronte che aderisce alla lista è ampio e va da Flores D’Arcais, ai professori fino a Toni Negri. Da una parte una borghesia illuminata (negli Usa sarebbero iscritti di diritto al fronte liberal), quella dei Revelli, dei Ginsborg, dei Rodotà e compagnia, e dall’altra i reduci di un movimento che affonda le sue radici nel marxismo e nell’operaismo degli anni 60, per approdare a una visione spinoziana delle moltitudini e all’idea del comune come valore fondante di un nuovo soggetto politico, nipote di quel famoso General Intellect marxiano.
Negri parte dalla considerazione che l’Europa è un dato acquisito e che riproporre i nazionalismi, per lui che in fondo è ancora storicista senza volerlo, è un controsenso. Solo all’interno della dimensione Europa ha senso una lotta per i diritti universali. L’Europa è un terreno irrinunciabile ed un trampolino di lancio per nuove lotte all’insegna di un altro mondo possibile. Semmai occorre ripensare l’Europa e rompere quel dispositivo che la rende funzionale alle logiche del mercato, al liberismo.
Flores e compagni concordano con una visione europeista e con un’idea di economia che si smarchi da quell'ideologia liberista che infanga l’onore dei veri liberali come loro. Illuminati si, ma giammai delle bestie senza cuore che si affidano con levità e cinismo agli spiriti animali del mercato. Tsipras mette d’accordo tutti, lui incarna idee buone, ma anche fattibilità di un progetto, visto che è riuscito a conquistare la maggioranza del paese. Quale esempio migliore per sconfiggere il pessimismo, malattia degenerativa del comunismo?
Il problema è solo uno: il tempo. Far metabolizzare questa idea alla maggioranza di quelle persone, davvero un gran massa di gente, che rappresenta il popolo del Bene Comune, e convincerla che non è la solita operazione verticistica destinata all’insuccesso come la fu Sinistra Arcobaleno e la fu Rivoluzione Civile, richiede tempo, passione, sudore. Convincere un popolo paziente ma disilluso significa adottare buone pratiche e spendersi con una presenza costante sul territorio. Dall’altra parte c’è Grillo in agguato, che invece ha mostrato determinazione, volontà ed efficienza, e che offre soluzioni a tutti i mali. Un concorrente temibile, in gradio di polarizzare il consenso di ampia parte della sinistra
Qualcuno afferma che questa è l’ultima occasione per la sinistra.
Difficile dirlo, ma poco importa se consideriamo “sinistra” una categoria dello spirito che come tale potremmo tranquillamente relegare fra i vecchi arnesi del novecento. Di sicuro sappiamo che nessuna persona sensata vuole il futuro rappresentato da questa Europa: smantellamento del welfare, privatizzazione dei servizi pubblici, riduzione dei salari, abolizione delle garanzie del lavoro. Il tutto con l’alibi del pareggio di bilancio, come se la massa multiforme dei cittadini europei fosse un sol uomo, uno avventato che contrae un debito e che per questo è tenuto a pagarlo.
Tsipras è una speranza concreta di cambiamento di rotta. Sempre che non sia troppo tardi.
Una lista per Tsipras sembra una buona idea, una sorta di medicina naturale capace di drenare la bile nera di un popolo deluso, sempre pronto a leccarsi le ferite, sempre in attesa di quell’avvento che realizzi almeno un po’ di giustizia in terra. Il fronte che aderisce alla lista è ampio e va da Flores D’Arcais, ai professori fino a Toni Negri. Da una parte una borghesia illuminata (negli Usa sarebbero iscritti di diritto al fronte liberal), quella dei Revelli, dei Ginsborg, dei Rodotà e compagnia, e dall’altra i reduci di un movimento che affonda le sue radici nel marxismo e nell’operaismo degli anni 60, per approdare a una visione spinoziana delle moltitudini e all’idea del comune come valore fondante di un nuovo soggetto politico, nipote di quel famoso General Intellect marxiano.
Negri parte dalla considerazione che l’Europa è un dato acquisito e che riproporre i nazionalismi, per lui che in fondo è ancora storicista senza volerlo, è un controsenso. Solo all’interno della dimensione Europa ha senso una lotta per i diritti universali. L’Europa è un terreno irrinunciabile ed un trampolino di lancio per nuove lotte all’insegna di un altro mondo possibile. Semmai occorre ripensare l’Europa e rompere quel dispositivo che la rende funzionale alle logiche del mercato, al liberismo.
Flores e compagni concordano con una visione europeista e con un’idea di economia che si smarchi da quell'ideologia liberista che infanga l’onore dei veri liberali come loro. Illuminati si, ma giammai delle bestie senza cuore che si affidano con levità e cinismo agli spiriti animali del mercato. Tsipras mette d’accordo tutti, lui incarna idee buone, ma anche fattibilità di un progetto, visto che è riuscito a conquistare la maggioranza del paese. Quale esempio migliore per sconfiggere il pessimismo, malattia degenerativa del comunismo?
Il problema è solo uno: il tempo. Far metabolizzare questa idea alla maggioranza di quelle persone, davvero un gran massa di gente, che rappresenta il popolo del Bene Comune, e convincerla che non è la solita operazione verticistica destinata all’insuccesso come la fu Sinistra Arcobaleno e la fu Rivoluzione Civile, richiede tempo, passione, sudore. Convincere un popolo paziente ma disilluso significa adottare buone pratiche e spendersi con una presenza costante sul territorio. Dall’altra parte c’è Grillo in agguato, che invece ha mostrato determinazione, volontà ed efficienza, e che offre soluzioni a tutti i mali. Un concorrente temibile, in gradio di polarizzare il consenso di ampia parte della sinistra
Qualcuno afferma che questa è l’ultima occasione per la sinistra.
Difficile dirlo, ma poco importa se consideriamo “sinistra” una categoria dello spirito che come tale potremmo tranquillamente relegare fra i vecchi arnesi del novecento. Di sicuro sappiamo che nessuna persona sensata vuole il futuro rappresentato da questa Europa: smantellamento del welfare, privatizzazione dei servizi pubblici, riduzione dei salari, abolizione delle garanzie del lavoro. Il tutto con l’alibi del pareggio di bilancio, come se la massa multiforme dei cittadini europei fosse un sol uomo, uno avventato che contrae un debito e che per questo è tenuto a pagarlo.
Tsipras è una speranza concreta di cambiamento di rotta. Sempre che non sia troppo tardi.
venerdì 20 dicembre 2013
Renzi Gianburrasca
Tonino D’Orazio
In materia di lavoro sicuramente. Precari, disoccupati e reddito. Il mercato del lavoro proposto da Renzi rischia di essere più disastroso di quello messo in atto da queslla falsa incompetente della Fornero, visto che si affida di nuovo a qualche testa d’uovo universitario. Non hanno fatto ancora abbastanza disastri nei loro freddi schemi a tavolino.
Il “suo” progetto di riforma inizia dal precariato. L'obiettivo, ambizioso, è quello di fare del contratto a tempo indeterminato, oggi ridotto al 10% del totale dei lavoratori, una regola. Con un nome preciso quanto indefinito: il contratto indeterminato di inserimento. Ma a un costo: rendere più facili i licenziamenti. Insomma il veleno sta sia nella coda che nell’affabulazione della parola indeterminato mitigato dalla parola inserimento, forse innesto con caratteristiche da apprendistato. Sapevamo che il tempo indeterminato utilizzato oggi in tutta Europa, come una volta in Italia, non ha bisogno di aggiunte. E’ o non è., e il dubbio si insinua.
Più preciso anche Cesare Damiani, ex ministro del lavoro, una precedente vita in Cgil, che si adegua subito alla critica del capo alle organizzazioni sindacali poiché non riescono a rappresentare i lavoratori precari. Sembra sceso dalla luna. La legge Biagi sulla flessibilità, (un supermercato da quaranta tipologie contrattuali) voluta e applicata anche dal suo partito al seguito del geniale Ichino, il Pds-Pd, impedisce di fatto l’iscrizione ai sindacati, pena il licenziamento o il non rinnovo del contratto precario. Nemmeno Mussolini ci aveva pensato, e si capisce, ma possibile che nessuno politico si senta responsabile del disastro attuale? Possibile che quelli oggi altrettanto preoccupati, dopo aver fatto il brutto e cattivo tempo in questi anni, siano quelli della Confindustria? Dopo aver spaccato e boicottato i sindacati si osa chiedere loro la “comprensione” e di smetterla di salire sulle barricate inutili. Un vecchio vizio sovietico quello di dire: ci siamo noi, il sindacato non serve. Il tentativo come d’abitudine è quello di rifare una ennesima riforma del lavoro senza di loro, e non a caso si ricomincia con il giocattolo art.18 che ha funzionato così bene.
La presunzione del ragazzino è quella di gettare la sua riforma, fra un mese, nell'arena del dibattito delle larghe intese per riscrivere le regole del mercato del lavoro e archiviare, o mettere le pezze alla tanto criticata riforma Fornero. Non ha presente che il mercato del lavoro, in assenza di un piano nazionale di reindustrializzazione almeno a medio termine, non può essere profondamente modificato ogni anno, come la riforma delle pensioni, salvo un ulteriore disfacimento come quello in atto. Non può ignorare, visto le sue visite ravvicinate in ambasciata, che gli elementi liberisti potentemente in atto sono quelli per cui “la politica del lavoro americanizzato debba diffondersi in Europa” (New York Times).
Renzi prevede di introdurre il cosiddetto contratto indeterminato d'inserimento, che abolirebbe i contratti a progetto (introdotti appunto dalla legge Biagi); varrebbe per chi è al di sotto di una determinata soglia di età e non prevedrebbe la tutela dell'articolo 18 sulla dignità del lavoratore. Un contratto flessibile che varrebbe solo per i futuri ingressi dei giovani nel mercato del lavoro e non per i vecchi contratti. L'articolo 18, già menomato, resterebbe dunque valido per tutti i contratti in essere e quelli futuri (?!) al di sopra di una certa soglia d'età, in alternativa a quelli flessibili. Con buona pace dell’approfondimento del divario generazionale. E’ comunque roba vecchia e riciclata da un idea di Ichino, giuslavorista che passa a destra e a sinistra pur di portare avanti le sue disastrose proposte. Abbiamo già visto i risultati dell’ambiguità fatta accettare ai sindacati sulla flessibilità come si sia tradotta in precarietà. Anzi il consiglio di Damiano al sindacato confederale è quello che non debba necessariamente rappresentare questo nuovo mondo del lavoro, ma possono farlo anche le associazioni autonome o a carattere professionale. Insomma lobbie, ordini e corporazioni.
Non basta, dice Renzi. Il lavoratore potrebbe accettare dal datore meno protezioni in cambio di una retribuzione più alta. Insomma “à la carte”, senza il Contratto Collettivo Nazionale (che felicità per i sindacati!), con uno scambio-vendita diritti/denaro, a tu per tu. Più facilità nei licenziamenti, “du déjà vu” rivoluzionario. Quando si dice la parità sociale tra debole e forte.
Siccome lo stato sociale avanza sempre più in positivo, visti gli immensi fondi disponibili, si va verso la flexsecurity modello danese, quello più costoso in Europa, dove la protezione sociale per i lavoratori disoccupati è particolarmente elevata. Instaurare quindi un reddito minimo che chiederebbe in cambio, ai beneficiari senza lavoro, di partecipare a corsi di riqualificazione, di formazione o altri programmi di incentivazione all'occupazione, magari in direzione del prossimo pieno impiego. Positivo se per tutti i disoccupati e i senza lavoro dai 18 anni a 68 circa. Diciamo alcuni milioni di cittadini. I soldi che già non bastano si prendono abolendo le varie casse integrazioni. Per il tentativo di elemosina si può anche provare. Anzi, questo reddito minimo non potrebbe rimpiazzare, in un prossimo futuro, anche le pensioni?
Non basta ancora, dice sempre Renzi. Siccome la giurisprudenza lavorativa ha costruito una storica rete giuridica di tutela (circa un migliaio di atti normativi) si tratta di eliminarla semplificando il codice del lavoro. Secondo Renzi l'obiettivo è quello di arrivare a "70 articoli leggibili anche da un quindicenne e facilmente traducibili in inglese". Immagino che i datoriali, tramite la contrattazione delle larghe intese, riusciranno a limare e assottigliare un po’ di più, in questo modo, l’art.3 della Costituzione.
Il neosegretario del Pd ha più volte ripetuto che i centri per l'impiego non funzionano. Sono pubblici. Quelli privati funzionano meglio perché tutti i datoriali, ideologicamente, vi attingo personale. I ”risultati positivi”, ovviamente, sono talmente evidenti che la stessa Commissione Europea ha appena aperto un bando milionario (Programma PROGRESS: PARES: analisi comparative tra i vari servizi all’impiego. VP/2013/013) affinché i centri pubblici collaborino sempre di più con quelli privati e del terzo settore, più efficaci nel cercare il lavoro, anche quello che non c’è, e soprattutto mal pagato.
Infine, dopo che il suo partito ha distrutto la scuola e l’università insieme alle destre, il segretario del Pd vuole intervenire sul sistema complessivo di formazione del lavoro e dar luogo ad investimenti mirati, ma non a pioggia, per far ripartire la crescita del Paese. Tre o quattro sperimentazioni, giusto per non essere tacciati di spergiuro, e tenuto conto della ricchezza disponibile, si può sempre iniziare, magari con i salesiani e gli oratori.
In materia di lavoro sicuramente. Precari, disoccupati e reddito. Il mercato del lavoro proposto da Renzi rischia di essere più disastroso di quello messo in atto da queslla falsa incompetente della Fornero, visto che si affida di nuovo a qualche testa d’uovo universitario. Non hanno fatto ancora abbastanza disastri nei loro freddi schemi a tavolino.
Il “suo” progetto di riforma inizia dal precariato. L'obiettivo, ambizioso, è quello di fare del contratto a tempo indeterminato, oggi ridotto al 10% del totale dei lavoratori, una regola. Con un nome preciso quanto indefinito: il contratto indeterminato di inserimento. Ma a un costo: rendere più facili i licenziamenti. Insomma il veleno sta sia nella coda che nell’affabulazione della parola indeterminato mitigato dalla parola inserimento, forse innesto con caratteristiche da apprendistato. Sapevamo che il tempo indeterminato utilizzato oggi in tutta Europa, come una volta in Italia, non ha bisogno di aggiunte. E’ o non è., e il dubbio si insinua.
Più preciso anche Cesare Damiani, ex ministro del lavoro, una precedente vita in Cgil, che si adegua subito alla critica del capo alle organizzazioni sindacali poiché non riescono a rappresentare i lavoratori precari. Sembra sceso dalla luna. La legge Biagi sulla flessibilità, (un supermercato da quaranta tipologie contrattuali) voluta e applicata anche dal suo partito al seguito del geniale Ichino, il Pds-Pd, impedisce di fatto l’iscrizione ai sindacati, pena il licenziamento o il non rinnovo del contratto precario. Nemmeno Mussolini ci aveva pensato, e si capisce, ma possibile che nessuno politico si senta responsabile del disastro attuale? Possibile che quelli oggi altrettanto preoccupati, dopo aver fatto il brutto e cattivo tempo in questi anni, siano quelli della Confindustria? Dopo aver spaccato e boicottato i sindacati si osa chiedere loro la “comprensione” e di smetterla di salire sulle barricate inutili. Un vecchio vizio sovietico quello di dire: ci siamo noi, il sindacato non serve. Il tentativo come d’abitudine è quello di rifare una ennesima riforma del lavoro senza di loro, e non a caso si ricomincia con il giocattolo art.18 che ha funzionato così bene.
La presunzione del ragazzino è quella di gettare la sua riforma, fra un mese, nell'arena del dibattito delle larghe intese per riscrivere le regole del mercato del lavoro e archiviare, o mettere le pezze alla tanto criticata riforma Fornero. Non ha presente che il mercato del lavoro, in assenza di un piano nazionale di reindustrializzazione almeno a medio termine, non può essere profondamente modificato ogni anno, come la riforma delle pensioni, salvo un ulteriore disfacimento come quello in atto. Non può ignorare, visto le sue visite ravvicinate in ambasciata, che gli elementi liberisti potentemente in atto sono quelli per cui “la politica del lavoro americanizzato debba diffondersi in Europa” (New York Times).
Renzi prevede di introdurre il cosiddetto contratto indeterminato d'inserimento, che abolirebbe i contratti a progetto (introdotti appunto dalla legge Biagi); varrebbe per chi è al di sotto di una determinata soglia di età e non prevedrebbe la tutela dell'articolo 18 sulla dignità del lavoratore. Un contratto flessibile che varrebbe solo per i futuri ingressi dei giovani nel mercato del lavoro e non per i vecchi contratti. L'articolo 18, già menomato, resterebbe dunque valido per tutti i contratti in essere e quelli futuri (?!) al di sopra di una certa soglia d'età, in alternativa a quelli flessibili. Con buona pace dell’approfondimento del divario generazionale. E’ comunque roba vecchia e riciclata da un idea di Ichino, giuslavorista che passa a destra e a sinistra pur di portare avanti le sue disastrose proposte. Abbiamo già visto i risultati dell’ambiguità fatta accettare ai sindacati sulla flessibilità come si sia tradotta in precarietà. Anzi il consiglio di Damiano al sindacato confederale è quello che non debba necessariamente rappresentare questo nuovo mondo del lavoro, ma possono farlo anche le associazioni autonome o a carattere professionale. Insomma lobbie, ordini e corporazioni.
Non basta, dice Renzi. Il lavoratore potrebbe accettare dal datore meno protezioni in cambio di una retribuzione più alta. Insomma “à la carte”, senza il Contratto Collettivo Nazionale (che felicità per i sindacati!), con uno scambio-vendita diritti/denaro, a tu per tu. Più facilità nei licenziamenti, “du déjà vu” rivoluzionario. Quando si dice la parità sociale tra debole e forte.
Siccome lo stato sociale avanza sempre più in positivo, visti gli immensi fondi disponibili, si va verso la flexsecurity modello danese, quello più costoso in Europa, dove la protezione sociale per i lavoratori disoccupati è particolarmente elevata. Instaurare quindi un reddito minimo che chiederebbe in cambio, ai beneficiari senza lavoro, di partecipare a corsi di riqualificazione, di formazione o altri programmi di incentivazione all'occupazione, magari in direzione del prossimo pieno impiego. Positivo se per tutti i disoccupati e i senza lavoro dai 18 anni a 68 circa. Diciamo alcuni milioni di cittadini. I soldi che già non bastano si prendono abolendo le varie casse integrazioni. Per il tentativo di elemosina si può anche provare. Anzi, questo reddito minimo non potrebbe rimpiazzare, in un prossimo futuro, anche le pensioni?
Non basta ancora, dice sempre Renzi. Siccome la giurisprudenza lavorativa ha costruito una storica rete giuridica di tutela (circa un migliaio di atti normativi) si tratta di eliminarla semplificando il codice del lavoro. Secondo Renzi l'obiettivo è quello di arrivare a "70 articoli leggibili anche da un quindicenne e facilmente traducibili in inglese". Immagino che i datoriali, tramite la contrattazione delle larghe intese, riusciranno a limare e assottigliare un po’ di più, in questo modo, l’art.3 della Costituzione.
Il neosegretario del Pd ha più volte ripetuto che i centri per l'impiego non funzionano. Sono pubblici. Quelli privati funzionano meglio perché tutti i datoriali, ideologicamente, vi attingo personale. I ”risultati positivi”, ovviamente, sono talmente evidenti che la stessa Commissione Europea ha appena aperto un bando milionario (Programma PROGRESS: PARES: analisi comparative tra i vari servizi all’impiego. VP/2013/013) affinché i centri pubblici collaborino sempre di più con quelli privati e del terzo settore, più efficaci nel cercare il lavoro, anche quello che non c’è, e soprattutto mal pagato.
Infine, dopo che il suo partito ha distrutto la scuola e l’università insieme alle destre, il segretario del Pd vuole intervenire sul sistema complessivo di formazione del lavoro e dar luogo ad investimenti mirati, ma non a pioggia, per far ripartire la crescita del Paese. Tre o quattro sperimentazioni, giusto per non essere tacciati di spergiuro, e tenuto conto della ricchezza disponibile, si può sempre iniziare, magari con i salesiani e gli oratori.
mercoledì 18 dicembre 2013
La Protesta rubata
Di Tonino D'Orazio
Che la “lotta” contro questa Europa e la trappola dell’Euro avrebbero scatenato una recriminazione popolare era evidente a tutti, anche ai più miopi. Ogni responsabile politico o di partito, da anni, ha necessità di nascondere l’appiattimento e la manipolazione operata contro i valori civici provenienti dalla nostra sana Costituzione repubblicana e antifascista.
Era più facile modificare la Costituzione che applicarla. Era più facile per i partiti occupare le Istituzioni repubblicane piuttosto che considerarle proprietà pubbliche, non privatamente disponibili. Le hanno ideologicamente mercificate, corrotte, e infine regalate ad organismi non elettivi (il minimo, anche in uno Stato borghese), a tecnocratici, che ne hanno sopraffatto la democrazia, che non potrà che appartenere sempre al popolo.
Questo popolo ha diritto di arrabbiarsi e magari di protestare? Cosa deve fare se viene intrappolato dai “poteri forti” sopraffattori, a ricordo di un altro ventennio? Quale nuova Resistenza, questa volta non armata, deve inventarsi per uscire dalla trappola dei nuovi “fascisti”?
Perché tali sono, a detta di Berlinguer, “quelli che opprimono, impoveriscono, sottomettono e sfruttano la classe operaia”, e sono sempre da considerarsi fascisti, neo o meno.
Posso citare Lucio Sergio Catilina (Roma, 108 a.C.–Pistoia, 62 a.C.)? "Ora che il governo della repubblica è caduto nel pieno arbitrio di pochi prepotenti … noi altri tutti, valorosi, valenti, nobili e plebei, non fummo che volgo, senza considerazione senza autorità, schiavi di coloro cui faremmo paura sol che la repubblica esistesse davvero".
Giustamente, già nell'800, si chiamava il popolo «le classi pericolose». Erano quelle classi, dai proletari in giù, che costituivano un pericolo per l'ordine borghese e la sua polizia. Oggi anche la piccola borghesia sembra proletarizzata nella macina dell’austerità, o meglio della guerra dei ricchi contro i poveri. Alla polizia la “legge di stabilità” ha aggiunto un po’ di soldini affinché non prendessero freddo cacciandosi i caschi.
Sicuramente si dovrà cominciare a progettare l'antagonismo al dominio criminale del neoliberismo in termini di internazionale. L’area internazionale più vicina sono le elezioni europee. Un sussulto democratico verso una istituzione di secondo o terzo livello, ma che sola può dare l’idea della volontà di una Europa diversa, cioè non questa sicuramente fallimentare, e che fa salire un livello intollerabile di razzismo tra i suoi popoli.
Allora tutti contro l’Europa. Si tratta di aggiungere polverone per poter parlare a tutti. Tutti hanno bisogno dei prossimi voti, di protesta o di assenso. Un polverone mai visto.
Una estrema destra italiana che si fa sorpassare dalla Lega Nord che cita pubblicamente come criminali i tecnocrati di Bruxelles. Chissà dov’erano in questi ultimi anni, diciamo da Lisbona in poi. La rinata camaleontica Forza Italia si schiera contro l’Europa e contro l’euro sperando di raccogliere i voti di protesta andati al Movimento 5 Stelle. Nessuno sembra porsi il problema di dove sono stati e cos’hanno fatto in questo ultimo ventennio. Se fossero all’origine della protesta dei “forconi”, partiti dalla Sicilia ma organizzati e forti in Lombardia (ma guarda!) non mi stupirebbe, visto che chiedono il voto anticipato e lo scioglimento di un parlamento oggi incostituzionale. Anzi il dubbio viene dalla ridondanza che i media stanno dando a gruppuscoli che fanno finta di bloccare il traffico sotto l’occhio paterno della polizia. Addirittura una diretta non stop di Rai Uno. Altra cosa il massacro degli studenti che guarda caso protestavano per le stesse cose. Ma c’è chi può e chi non può.
Poi ci sono un PD e un Renzi che minacciano Letta su varie cose e sfidano Grillo dall’alto del loro potere parlamentare con proposte inaccettabili. Per essere sicuri scippano la riforma elettorale al Senato per proporlo in Parlamento. Ma sicuramente, checché ne dica Sel di Vendola, con Napolitano in testa e Bildeberg dietro, è il partito che annuncia che vorrebbe una Europa diversa ma purtroppo questa è la realtà, così come ha annunciato per anni la riforma elettorale della quale ancora non si vede la luce. Ma per modificare la Costituzione a favore dei tecnocrati di Bruxelles hanno facilmente trovato i voti del centro e di tutte le destre parlamentari. Insomma si predica bene e si razzola male.
Nel momento in cui il capitalismo attraversa la più grave delle sue crisi, perché di questo si tratta, dopo quella degli anni '30, i principali partiti che si dichiarano di sinistra rimangono muti e imbarazzati. Nel migliore dei casi promettono di rabberciare il sistema, ma più spesso cercano di dar prova dì senso dì responsabilità raccomandando a loro volta purghe liberiste. Sono stati i governi a conduzione socialista a negoziare i piani di austerità dell’Unione Europea. E non temono le elezioni europee, tanto sono garantiti dal centrodestra, dimostrando, con la grande coalizione, che si può sempre fare due contro uno, rappresentando impropriamente questi ultimi gli “antieuropeisti” e i populisti. Il declino dell'Europa è anche il crepuscolo dell'influenza ideologica del continente che vide nascere il sindacalismo, il socialismo e il comunismo, e sembra oggi più disposto di altri a rassegnarsi alla loro scomparsa. Sembra che il socialismo abbia cambiato continente e si sia spostato in America Latina.
Ci sono i partiti della sinistra storica che però contano ormai così poco che nessuno li sta a sentire, eppure il loro gruppo, a livello europeo, ma anche italiano, ha sempre protestato contro le direttive che affossavano il nostro paese, il mondo del lavoro e del welfare.
Poi ci sono i giovani del M5S che da molto tempo sono i veri paladini di una riforma dei trattati europei in senso di partecipazione democratica e di consenso popolare, fino a chiedere con referendum se uscire o meno dall’euro. Forse hanno tutti contro e li si fa parlare poco, li si interpella con poca dignità giornalistica e li si intervista sempre possibilmente in negativo. Però hanno ottenuto il 30% dei voti, e non immischiandosi con i partiti del sistema mantengono intatta, se non la accrescono, la loro reputazione di vera e unica capacità di poter modificare il sistema strangolatore del popolo. Anche perché il sistema continua a girare a vuoto, cioè no, allo stesso modo di quando c’era Berlusconi e Monti, da una promessa all’altra, mentre si stanno svendendo e mangiando l’Italia e le sue possibilità di ripresa. L’ossimoro, e lo sfottò di Letta, del mangiare sta anche nel panettone che mangeremo l’anno prossimo, fatevi una ragione per quest’anno, come per tutte le balle della ripresa.
Allora tutti “rivoluzionari”, nessun “rivoluzionario”.
Infatti, il polverone si è alzato e ci accompagnerà fino a maggio 2014, poi si vedrà.
Quanto potrà durare in Europa questa blindatura del sistema politico, mentre la rabbia sociale continua a salire?
Che la “lotta” contro questa Europa e la trappola dell’Euro avrebbero scatenato una recriminazione popolare era evidente a tutti, anche ai più miopi. Ogni responsabile politico o di partito, da anni, ha necessità di nascondere l’appiattimento e la manipolazione operata contro i valori civici provenienti dalla nostra sana Costituzione repubblicana e antifascista.
Era più facile modificare la Costituzione che applicarla. Era più facile per i partiti occupare le Istituzioni repubblicane piuttosto che considerarle proprietà pubbliche, non privatamente disponibili. Le hanno ideologicamente mercificate, corrotte, e infine regalate ad organismi non elettivi (il minimo, anche in uno Stato borghese), a tecnocratici, che ne hanno sopraffatto la democrazia, che non potrà che appartenere sempre al popolo.
Questo popolo ha diritto di arrabbiarsi e magari di protestare? Cosa deve fare se viene intrappolato dai “poteri forti” sopraffattori, a ricordo di un altro ventennio? Quale nuova Resistenza, questa volta non armata, deve inventarsi per uscire dalla trappola dei nuovi “fascisti”?
Perché tali sono, a detta di Berlinguer, “quelli che opprimono, impoveriscono, sottomettono e sfruttano la classe operaia”, e sono sempre da considerarsi fascisti, neo o meno.
Posso citare Lucio Sergio Catilina (Roma, 108 a.C.–Pistoia, 62 a.C.)? "Ora che il governo della repubblica è caduto nel pieno arbitrio di pochi prepotenti … noi altri tutti, valorosi, valenti, nobili e plebei, non fummo che volgo, senza considerazione senza autorità, schiavi di coloro cui faremmo paura sol che la repubblica esistesse davvero".
Giustamente, già nell'800, si chiamava il popolo «le classi pericolose». Erano quelle classi, dai proletari in giù, che costituivano un pericolo per l'ordine borghese e la sua polizia. Oggi anche la piccola borghesia sembra proletarizzata nella macina dell’austerità, o meglio della guerra dei ricchi contro i poveri. Alla polizia la “legge di stabilità” ha aggiunto un po’ di soldini affinché non prendessero freddo cacciandosi i caschi.
Sicuramente si dovrà cominciare a progettare l'antagonismo al dominio criminale del neoliberismo in termini di internazionale. L’area internazionale più vicina sono le elezioni europee. Un sussulto democratico verso una istituzione di secondo o terzo livello, ma che sola può dare l’idea della volontà di una Europa diversa, cioè non questa sicuramente fallimentare, e che fa salire un livello intollerabile di razzismo tra i suoi popoli.
Allora tutti contro l’Europa. Si tratta di aggiungere polverone per poter parlare a tutti. Tutti hanno bisogno dei prossimi voti, di protesta o di assenso. Un polverone mai visto.
Una estrema destra italiana che si fa sorpassare dalla Lega Nord che cita pubblicamente come criminali i tecnocrati di Bruxelles. Chissà dov’erano in questi ultimi anni, diciamo da Lisbona in poi. La rinata camaleontica Forza Italia si schiera contro l’Europa e contro l’euro sperando di raccogliere i voti di protesta andati al Movimento 5 Stelle. Nessuno sembra porsi il problema di dove sono stati e cos’hanno fatto in questo ultimo ventennio. Se fossero all’origine della protesta dei “forconi”, partiti dalla Sicilia ma organizzati e forti in Lombardia (ma guarda!) non mi stupirebbe, visto che chiedono il voto anticipato e lo scioglimento di un parlamento oggi incostituzionale. Anzi il dubbio viene dalla ridondanza che i media stanno dando a gruppuscoli che fanno finta di bloccare il traffico sotto l’occhio paterno della polizia. Addirittura una diretta non stop di Rai Uno. Altra cosa il massacro degli studenti che guarda caso protestavano per le stesse cose. Ma c’è chi può e chi non può.
Poi ci sono un PD e un Renzi che minacciano Letta su varie cose e sfidano Grillo dall’alto del loro potere parlamentare con proposte inaccettabili. Per essere sicuri scippano la riforma elettorale al Senato per proporlo in Parlamento. Ma sicuramente, checché ne dica Sel di Vendola, con Napolitano in testa e Bildeberg dietro, è il partito che annuncia che vorrebbe una Europa diversa ma purtroppo questa è la realtà, così come ha annunciato per anni la riforma elettorale della quale ancora non si vede la luce. Ma per modificare la Costituzione a favore dei tecnocrati di Bruxelles hanno facilmente trovato i voti del centro e di tutte le destre parlamentari. Insomma si predica bene e si razzola male.
Nel momento in cui il capitalismo attraversa la più grave delle sue crisi, perché di questo si tratta, dopo quella degli anni '30, i principali partiti che si dichiarano di sinistra rimangono muti e imbarazzati. Nel migliore dei casi promettono di rabberciare il sistema, ma più spesso cercano di dar prova dì senso dì responsabilità raccomandando a loro volta purghe liberiste. Sono stati i governi a conduzione socialista a negoziare i piani di austerità dell’Unione Europea. E non temono le elezioni europee, tanto sono garantiti dal centrodestra, dimostrando, con la grande coalizione, che si può sempre fare due contro uno, rappresentando impropriamente questi ultimi gli “antieuropeisti” e i populisti. Il declino dell'Europa è anche il crepuscolo dell'influenza ideologica del continente che vide nascere il sindacalismo, il socialismo e il comunismo, e sembra oggi più disposto di altri a rassegnarsi alla loro scomparsa. Sembra che il socialismo abbia cambiato continente e si sia spostato in America Latina.
Ci sono i partiti della sinistra storica che però contano ormai così poco che nessuno li sta a sentire, eppure il loro gruppo, a livello europeo, ma anche italiano, ha sempre protestato contro le direttive che affossavano il nostro paese, il mondo del lavoro e del welfare.
Poi ci sono i giovani del M5S che da molto tempo sono i veri paladini di una riforma dei trattati europei in senso di partecipazione democratica e di consenso popolare, fino a chiedere con referendum se uscire o meno dall’euro. Forse hanno tutti contro e li si fa parlare poco, li si interpella con poca dignità giornalistica e li si intervista sempre possibilmente in negativo. Però hanno ottenuto il 30% dei voti, e non immischiandosi con i partiti del sistema mantengono intatta, se non la accrescono, la loro reputazione di vera e unica capacità di poter modificare il sistema strangolatore del popolo. Anche perché il sistema continua a girare a vuoto, cioè no, allo stesso modo di quando c’era Berlusconi e Monti, da una promessa all’altra, mentre si stanno svendendo e mangiando l’Italia e le sue possibilità di ripresa. L’ossimoro, e lo sfottò di Letta, del mangiare sta anche nel panettone che mangeremo l’anno prossimo, fatevi una ragione per quest’anno, come per tutte le balle della ripresa.
Allora tutti “rivoluzionari”, nessun “rivoluzionario”.
Infatti, il polverone si è alzato e ci accompagnerà fino a maggio 2014, poi si vedrà.
Quanto potrà durare in Europa questa blindatura del sistema politico, mentre la rabbia sociale continua a salire?
martedì 10 dicembre 2013
Ma quale scissione!
di Tonino D’Orazio
Le scene teatrali o i film sono il nerbo delle nostre società. Basta immedesimarsi per correre dietro una realtà vista da altri. Vi sono maestri e attori così bravi che per un momento, più o meno lungo, ci permettono di estraniarci dal “quotidiano”, come una valvola di sicurezza detta “sociale”. Una realtà virtuale costruita per modificare quella vera. Dov’è il limite invalicabile? Ognuno pensi a sé stesso.
Ma se i progetti politici di società sono gli stessi di quale scissione si parla. Come se tutto si trasforma ma la sostanza resta identica.
Chi scissa chi? Un Pdl diviso in NCD e Nuova-vecchia FI? Divisi dalle poltrone? Uno sostiene il governo per tenere sotto controllo un Letta accondiscendente e falso nel suo facile ottimismo? L’altro a sostegno di un condannato, scampato dai tribunali con stupenda furbizia da venti anni, che continua a fare il primo attore di uno spettacolo privato, indecente e ricattatorio? Divisi per stare insieme nello stesso progetto di società: arricchire i ricchi e impoverire i poveri. In questo non c’è scissione in tutto l’arco governativo. Nei risultati c’è identità di programma e di conduzione della società.
Scissione nel Pd? Per fare che? Strano che D’Alema possa sbagliare tanto solo adombrandola prima delle primarie del suo partito. Ci sarà, forse, solo una ridistribuzione di poltrone. Meno per i discendenti annacquati del PCI, un po’ di più per i discendenti scampati della DC. Assolutamente niente di sinistra in vista tenuto conto della percentuale bassa di Civati. Forse la messa a riposo di “vecchie glorie” che sono state utilissime alla transizione verso il centrismo. Ma sarà difficile anche questo perché alcune sono già sul nuovo carro. La parabola si è chiusa, gli eredi del PCI sono scomparsi o diventati completamente altro, ingoiati da una nuova democrazia cristiana lanciata liberamente e senza opposizione nella scia filoamericana. Renzi potrà anche essere eletto segretario e avere la maggioranza nel Direttivo, ma poi i conti dovranno tornare per un eventuale “nuovo governo”, dove si presume ci sarà qualche problema in più. Intanto gioca il suo teatrino di governo e opposizione, senza programma serio, slogan a parte, ma per questo sappiamo che non può che condividere il progetto di società attuale della “grossa coalizione” imposta dall’Europa e dai tedeschi, con attacchi alle persone del suo stesso partito e al suo stesso presidente del consiglio. Una prova è la proposta di aprire all’ingresso del suo PD, nel Partito Socialista Europeo, un vero allineamento. In pratica contro tutti e contro se stesso; una scissione intima, sicuramente senza vere conseguenze storiche, malgrado i propositi. In pratica, sottilmente, la sostanza della natura politica degli italiani, cioè contro tutti i politici, ma poi li si rivota. Qualcuno pensa che Renzi o il Pd possa tornare indietro sulla famigerata legge Fornero su pensioni e mercato del lavoro, sulle imposizioni europee? Oppure possa aumentare le tasse ai ricchi e diminuirle ai poveri? Alla Cgil che mantiene il punto sulla patrimoniale ha già chiesto di stare calmi e stare a posto loro. E poi Napolitano vigila e il capitalismo ha necessità del centrosinistra per imporre le peggiori porcherie, anche anti-costituzionali, senza doversi scontrare efficacemente con i sindacati.
Il fatto vero è che le “primarie” interne (non elettorali!) al PD, in televisione ha interessato pochissima gente. Abbiamo imparato che la televisione serve ad altro. Il confronto a tre dei candidati alla segreteria ha generato scarso interesse. Tra l’altro questo metodo porta ognuno a smarcarsi dall’altro dicendo qualcosa di diverso, e il risultato potrebbe far sembrare un PD veramente incasinato. Lo share è stato del 2,7%, di cui 1,7% su Cielo e 1% su Sky TG24 HD. Lo speciale Post Confronto in onda dalle 22.30 circa su Sky TG24 HD ha fatto registrare un ascolto medio di 130.000 spettatori. Malgrado il tam-tam mediatico favorevole a Renzi. E’ l’uomo utile e nuovo affinché fondamentalmente nulla cambi. Interesse televisivo veramente inferiore alle loro attese e contraddittoria se poi quasi 3 milioni di persone hanno partecipato alle loro primarie. La rivoluzione arancione-americana avanza, ma in mano alla Toika.(Bce,Fmi,UE).
Dal dopoguerra mai nessun governo è nato in Italia senza il consenso nord americano. Ricordiamo tutti la “visita” di D’Alema, ex comunista, a Washington prima di diventare Presidente del Consiglio. Vale per tutti, anche per Renzi, se ciò non è già avvenuto, e probabilmente lo sarà anche per il M5S. I rottamatori sono in genere sempre apprezzati da Washington quando i cambi generazionali non avvengono a loro gusto e si stancano di avere sempre i soliti interlocutori. Forse non ci sono riusciti con “mani pulite” nel ’92 (permettetemi questo dubbio che mi trascino da anni) perché parecchi “vecchi” si sono dimostrati più coriacei e camaleontici di quanto si aspettassero. Ma l’occasione nuova sembra ripresentarsi.
Diciamo anche che lo sciopero ad oltranza di alcune sigle di autotrasportatori, con richieste politiche piuttosto che di categoria, pur rilanciando tematiche considerate “populistiche”, non ha nulla a che vedere con il blocco che mise in ginocchio il governo cileno di Allende. Ma se anche i poliziotti si tolgono il casco durante le manifestazioni-scontro siamo ad un punto di non ritorno. Nelle rivolte i simboli acquisiscono sempre valori sconcertanti.
Pensate invece allo share del VD-3 a Genova di Beppe Grillo in diretta su La7! 200.000 in piazza, con il vento freddo tipico di Genova. E’ la prima volta che la questura non fornisce dati. Pudore o calcolo?
Cosa poteva guadagnare La7 ,per tutto il pomeriggio in diretta, oltre lo share? Valutare appunto con lo share l’interesse dei cittadini verso il movimento? Verificare i punti programmatici di forza del M5S e la loro popolarità o condivisione? Forse fare semplicemente informazione con un movimento che li disprezza? Concesso.
I Socialisti attuali sono scissi da tempo ma sono sempre al governo, da Craxi in poi, con ex democristiani ed ex fascisti, lasciando un drappello coraggioso di socialisti veri a futura memoria, come frangia di amici magari utili e ponte in governi differenti. Anche loro hanno partecipato e governato il nostro paese dai primi governi di centrosinistra degli anni sessanta. Intanto non si sono sciolti nel Pd, ovviamente perché non era più “socialista”, ma anche perché sono utili per formare una coalizione, visto il metodo della legge elettorale ormai anticostituzionale, a detta della Consulta.
Si rilancia quindi una riforma elettorale mai condivisa in questi anni ma ormai obbligatoria. L’accordo, Renzi, potrà farlo solo con il centrodestra. Insomma già una continuità.
Le scene teatrali o i film sono il nerbo delle nostre società. Basta immedesimarsi per correre dietro una realtà vista da altri. Vi sono maestri e attori così bravi che per un momento, più o meno lungo, ci permettono di estraniarci dal “quotidiano”, come una valvola di sicurezza detta “sociale”. Una realtà virtuale costruita per modificare quella vera. Dov’è il limite invalicabile? Ognuno pensi a sé stesso.
Ma se i progetti politici di società sono gli stessi di quale scissione si parla. Come se tutto si trasforma ma la sostanza resta identica.
Chi scissa chi? Un Pdl diviso in NCD e Nuova-vecchia FI? Divisi dalle poltrone? Uno sostiene il governo per tenere sotto controllo un Letta accondiscendente e falso nel suo facile ottimismo? L’altro a sostegno di un condannato, scampato dai tribunali con stupenda furbizia da venti anni, che continua a fare il primo attore di uno spettacolo privato, indecente e ricattatorio? Divisi per stare insieme nello stesso progetto di società: arricchire i ricchi e impoverire i poveri. In questo non c’è scissione in tutto l’arco governativo. Nei risultati c’è identità di programma e di conduzione della società.
Scissione nel Pd? Per fare che? Strano che D’Alema possa sbagliare tanto solo adombrandola prima delle primarie del suo partito. Ci sarà, forse, solo una ridistribuzione di poltrone. Meno per i discendenti annacquati del PCI, un po’ di più per i discendenti scampati della DC. Assolutamente niente di sinistra in vista tenuto conto della percentuale bassa di Civati. Forse la messa a riposo di “vecchie glorie” che sono state utilissime alla transizione verso il centrismo. Ma sarà difficile anche questo perché alcune sono già sul nuovo carro. La parabola si è chiusa, gli eredi del PCI sono scomparsi o diventati completamente altro, ingoiati da una nuova democrazia cristiana lanciata liberamente e senza opposizione nella scia filoamericana. Renzi potrà anche essere eletto segretario e avere la maggioranza nel Direttivo, ma poi i conti dovranno tornare per un eventuale “nuovo governo”, dove si presume ci sarà qualche problema in più. Intanto gioca il suo teatrino di governo e opposizione, senza programma serio, slogan a parte, ma per questo sappiamo che non può che condividere il progetto di società attuale della “grossa coalizione” imposta dall’Europa e dai tedeschi, con attacchi alle persone del suo stesso partito e al suo stesso presidente del consiglio. Una prova è la proposta di aprire all’ingresso del suo PD, nel Partito Socialista Europeo, un vero allineamento. In pratica contro tutti e contro se stesso; una scissione intima, sicuramente senza vere conseguenze storiche, malgrado i propositi. In pratica, sottilmente, la sostanza della natura politica degli italiani, cioè contro tutti i politici, ma poi li si rivota. Qualcuno pensa che Renzi o il Pd possa tornare indietro sulla famigerata legge Fornero su pensioni e mercato del lavoro, sulle imposizioni europee? Oppure possa aumentare le tasse ai ricchi e diminuirle ai poveri? Alla Cgil che mantiene il punto sulla patrimoniale ha già chiesto di stare calmi e stare a posto loro. E poi Napolitano vigila e il capitalismo ha necessità del centrosinistra per imporre le peggiori porcherie, anche anti-costituzionali, senza doversi scontrare efficacemente con i sindacati.
Il fatto vero è che le “primarie” interne (non elettorali!) al PD, in televisione ha interessato pochissima gente. Abbiamo imparato che la televisione serve ad altro. Il confronto a tre dei candidati alla segreteria ha generato scarso interesse. Tra l’altro questo metodo porta ognuno a smarcarsi dall’altro dicendo qualcosa di diverso, e il risultato potrebbe far sembrare un PD veramente incasinato. Lo share è stato del 2,7%, di cui 1,7% su Cielo e 1% su Sky TG24 HD. Lo speciale Post Confronto in onda dalle 22.30 circa su Sky TG24 HD ha fatto registrare un ascolto medio di 130.000 spettatori. Malgrado il tam-tam mediatico favorevole a Renzi. E’ l’uomo utile e nuovo affinché fondamentalmente nulla cambi. Interesse televisivo veramente inferiore alle loro attese e contraddittoria se poi quasi 3 milioni di persone hanno partecipato alle loro primarie. La rivoluzione arancione-americana avanza, ma in mano alla Toika.(Bce,Fmi,UE).
Dal dopoguerra mai nessun governo è nato in Italia senza il consenso nord americano. Ricordiamo tutti la “visita” di D’Alema, ex comunista, a Washington prima di diventare Presidente del Consiglio. Vale per tutti, anche per Renzi, se ciò non è già avvenuto, e probabilmente lo sarà anche per il M5S. I rottamatori sono in genere sempre apprezzati da Washington quando i cambi generazionali non avvengono a loro gusto e si stancano di avere sempre i soliti interlocutori. Forse non ci sono riusciti con “mani pulite” nel ’92 (permettetemi questo dubbio che mi trascino da anni) perché parecchi “vecchi” si sono dimostrati più coriacei e camaleontici di quanto si aspettassero. Ma l’occasione nuova sembra ripresentarsi.
Diciamo anche che lo sciopero ad oltranza di alcune sigle di autotrasportatori, con richieste politiche piuttosto che di categoria, pur rilanciando tematiche considerate “populistiche”, non ha nulla a che vedere con il blocco che mise in ginocchio il governo cileno di Allende. Ma se anche i poliziotti si tolgono il casco durante le manifestazioni-scontro siamo ad un punto di non ritorno. Nelle rivolte i simboli acquisiscono sempre valori sconcertanti.
Pensate invece allo share del VD-3 a Genova di Beppe Grillo in diretta su La7! 200.000 in piazza, con il vento freddo tipico di Genova. E’ la prima volta che la questura non fornisce dati. Pudore o calcolo?
Cosa poteva guadagnare La7 ,per tutto il pomeriggio in diretta, oltre lo share? Valutare appunto con lo share l’interesse dei cittadini verso il movimento? Verificare i punti programmatici di forza del M5S e la loro popolarità o condivisione? Forse fare semplicemente informazione con un movimento che li disprezza? Concesso.
I Socialisti attuali sono scissi da tempo ma sono sempre al governo, da Craxi in poi, con ex democristiani ed ex fascisti, lasciando un drappello coraggioso di socialisti veri a futura memoria, come frangia di amici magari utili e ponte in governi differenti. Anche loro hanno partecipato e governato il nostro paese dai primi governi di centrosinistra degli anni sessanta. Intanto non si sono sciolti nel Pd, ovviamente perché non era più “socialista”, ma anche perché sono utili per formare una coalizione, visto il metodo della legge elettorale ormai anticostituzionale, a detta della Consulta.
Si rilancia quindi una riforma elettorale mai condivisa in questi anni ma ormai obbligatoria. L’accordo, Renzi, potrà farlo solo con il centrodestra. Insomma già una continuità.
domenica 1 dicembre 2013
Petizione per l'abolizione della legge Fornero
Diamo un segnale forte, questa legge va abolita. Punto
http://www.change.org/es/peticiones/chiediamo-l-abolizione-della-legge-fornero-sulla-riforma-delle-pensioni#share?utm_medium=email&utm_source=notification&utm_campaign=new_petition_recruit
http://www.change.org/es/peticiones/chiediamo-l-abolizione-della-legge-fornero-sulla-riforma-delle-pensioni#share?utm_medium=email&utm_source=notification&utm_campaign=new_petition_recruit
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martedì 5 novembre 2013
Estrema destra e paure ragionate
di Tonino D'Orazio
La salita elettorale, in percentuale a volte bulgara, delle destre vere, cioè estremiste, è utilissima a fomentare la paura del fascismo e dell’autoritarismo nelle popolazioni europee. I sondaggi aiutano i governi a organizzarsi al centro, in una sempre più spesso grande coalizione. La paura dei comunisti è passata, un po’, si fa per dire perché sempre utile. Per stare al centro bisogna isolare parimenti le aree politiche laterali, facendole vivere ma demonizzandole. Democraticamente. In modalità bipolare prima.
L’esempio lampante ultimo è quello della Germania. Si poteva fare un governo Spd-Verdi-Linke. Troppo radicale. Sarebbe andato contro il Pensiero Unico globale finanziario. Meglio adeguarsi e non essere alternativi. La Spd non poteva essere coraggiosa. Ormai, da tempo, non ha più un progetto di società diversa e sembra aver imposto questa nozione a tutto il PSE.
Nel momento in cui il capitalismo attraversa la più grave delle sue crisi dopo quella degli anni '30, i principali partiti di sinistra rimangono muti e imbarazzati. Nel migliore dei casi promettono di rabberciare il sistema, ma più spesso cercano di dar prova dì senso dì responsabilità raccomandando a loro volta purghe liberiste. Quanto potrà durare questa blindatura del sistema politico, mentre la rabbia sociale continua a salire? Ma sale veramente o semplicemente ci piacerebbe? O vince la paura?
La rabbia però sembra canalizzata in vicoli mediatici ciechi. In paure varie. Individualizzate. Sostenute e ripetute. I cattivi Black Blok (sicuramente collusi con i servizi deviati e sicuramente destroidi), quei facinorosi della Tav e dei centri sociali, quei rivoluzionari nichilisti della Fiom che non accettano di farsi super sfruttare e schiavizzare (lo sfruttamento “normale” è già diffuso e legalizzato), ecc …
La paura è stata l’asso nella manica del neoliberismo globale, innescato dall’ancora misteriosa distruzione delle torri gemelle di New York, e dall’utilizzo della forza cieca verso qualsiasi “terrorismo”, anche di pensiero.
Più sottile ancora. Apro ogni mattina il sito della mia mail in Libero. Sono aggredito. “Hai l’amante? Rischi l’infarto”; “E’ iniziata la nuova piccola era glaciale”; “Un asteroide di 50Km di diametro è lanciato sulla scia della Terra e, nell’eventuale impatto, avrebbe l’effetto di cento bombe atomiche distruggendo la vita sulla terra”; “Ecco che fine farà il nostro pianeta”; “Avremo l’inverno più rigido degli ultimi cento anni” (caspita, non ho soldi per un tale necessario riscaldamento, come farò? Angoscia e paura); “Arriva la super stangata Irpef”; “E’ scientifico: il cancro si sviluppa anche con l’aria che respiriamo”; horror: “Renzi incontra Napolitano”; “Stress da lavoro. Malattia del millennio” (figuriamoci senza!); “Dormono e mangiano in servizio. Lasciano incustodita la bomba atomica”; “Aumenta il terrorismo nel mondo”; “Terremoti prossimi. Ecco la mappa in Italia”; “Lo spread risale vorticosamente”; “Su ogni figlio grava 35.000 euro di debito pubblico”. “Tagliare Pubblica Amministrazione, sanità, salari, pensioni”.
Ancora più sottile: come stiamo meglio, anche con il fango alla gola, in confronto ad altri paesi! Afganistan:”decapitati due fidanzatini” (il nostro femminicidio è una bazzecola di fronte a civiltà così barbare); “Rubano pacemaker dalle salme”; “Vuole uccidere la compagna. Accoltella il figlio”; “Facebook cambia: autorizzati video con decapitazioni, violenze e atti terroristici”; “Picchiata dal figlio muore dopo 5 giorni di agonia”; “Se non paghi ti violento”; “L’aneurisma, una bomba pronta a esplodere”; “Tra pochi anni un bambino su 2 soffrirà di rinite allergica”; “Il cancro al polmone è in continua crescita”; “L’Italia è coperta di eternit. Aumento dell’amianto mortale nell’aria”; “La pausa caffè riduce lo stress” (eccetto a Marchionne ovviamente); “Le venti cause di morte più probabili”. Si può continuare all’infinito, ogni mattina è una litania di pericoli vari, di fobie individuali, di omicidi, di insicurezza ben alimentata (anche dalle TV, pubbliche, si fa per dire, e private), di sospetti, di giustizialismo populista (tipo “dagli all’untore”, “dallo sguardo si capisce che è colpevole”), tutte dichiarazioni scientifiche esposte dal severo e incredibile professore universitario di turno.
Più realistico, vivace e scandalistico, è il materiale, più tocca gli elementi culturali base, come genitori, famiglia, bambini, patria, salute. Il tutto diventa psicologicamente distruttivo e può lasciare una traccia permanente, compresa di indefinita paura, sulla scomparsa di valori “tradizionali” confortanti. Disarticolare le certezze. Gli immigrati sono un ottimo e costante elemento.
E vuoi preoccuparti perché sei disoccupato, non trovi lavoro e intravvedi una vita di miseria? Non vedi come sei fortunato ad essere vivo?
Posso accostare l’estrema destra ad un concetto permanente di pericolo e di paura? Cosa ci tramanda la storia sulla libertà? Se sì, diventa chiaro per i normali conservatori di centro e di centrosinistra fomentare ulteriormente questo timore che non può che portar loro benefici. In Italia, dove conservatori e destra sono considerati storicamente uguali nei propositi e nei fatti, il problema sussiste meno. L’estrema destra italiana nascosta dietro il berlusconismo, governa di nuovo l’Italia ufficialmente da vent’anni, ma ufficiosamente da cinquanta almeno. Basta vedere come è riuscita a ridurre la classe lavoratrice e ad arricchire i padroni e i già ricchi. E come, complice il PD, a distruggere la Costituzione antifascista e compiere definitivamente il programma eversivo della P2. Ma lo Stato potrà ricorrere alla forza contro una vera massa di cittadini arrabbiati perché derubati socialmente? Intanto si insinua il timore che sia possibile un atto di forza. Teorema di Thomas: intanto è più potente l’insinuazione che la possibile realtà.
Non è la stessa cosa in Germania, dove l’estrema destra è rinata e sembra ripercorrere le strade della repubblica di Weimar e di dolorosi ricordi, ancora troppo recenti. La sua demonizzazione porta acqua al mulino del centro, ma anche al nazionalismo infido e colonizzatore della Merkel. La Spd sembra combattere la stessa cosa alla sua sinistra. Questa estrema destra diventa a loro necessaria a mettere paura e al voto utile.
Non è la stessa cosa in Francia, dove l’estrema destra lepennista viene da sempre bloccata a livello di legge elettorale per un accesso proporzionale all’Assemblea Nazionale, ma non potrà esserla per le europee. Il timore sembra riavvicinare sempre più i conservatori con il PS di Hollande. Nei programmi e nei fatti. Tanto che la sinistra unita, intelligentemente, non ha voluto partecipare a questo tipo di governo pilotato comunque dalla Troika neoliberista, che vede il sociale come fumo negli occhi. D’altronde possono combattere la destra a fianco di “compagni” conquistati dal liberismo?
In seno all'Unione europea, nota Benoìt Hamon (porta voce del PS francese) nel suo ultimo libro, il Partito socialista europeo (Pse) è storicamente associato, grazie ai compromessi che lo lega alla democrazia cristiana, alla strategia di liberalizzazione del mercato interno e alle sue conseguenze sui diritti sociali e sui servizi pubblici. Sono stati i governi socialisti a negoziare i piani d'austerità voluti dall'Unione europea e dal Fondo monetario internazionale (Fmi). Sia in Spagna, che in Portogallo che in Grecia. Se consideriamo il Pd come “associato esterno” (o aderente, o nella famiglia, boh!) del Pse, possiamo dire che per l’Italia vale Monti-Letta. Anche se il compromesso italiano, sempre all’avanguardia in Europa, si è costruito direttamente all’interno del Pd, lasciando scoperta alla sua sinistra una possibile logica socialista o socialdemocratica alternativa. Alternativa che però non riesce ad esistere, anche perché bloccata da una legge elettorale anticostituzionale, definita ipocritamente “una porcata”, ma molto utile a due blocchi oggi unificati in “larghe (o infinite) intese”.
Il paradosso? I Popolari e i Socialisti europei, anche loro in un sodalizio di centro, sostengono questo tipo di “costruzione” (o distruzione) dell’Unione e dell’euro. Hanno lo stesso progetto di società, non certamente solidale e di comunità, ma di estrema competitività, di disgregazione sociale e di super sfruttamento dei più deboli. Volenti o nolenti è comunque questo il risultato. Si coalizzeranno in “larghe intese” (Ah le parole!) contro gli “altri” e presto o tardi aboliranno tutti le elezioni proporzionali, a cautela, probabilmente anche quelle europee se dovessero contraddirli o rappresentare un “problema” reale.
A destra e a sinistra le prossime elezioni decideranno dell’assalto. Con una variante, la destra farà moina perché legata comunque al padronato più cinico, in funzione anti-lavoratori, e con grande populismo sociale e nazionalista; la sinistra, senza grandi speranze di alternatività perché, proponendo una rottura vera con questa Europa in mano alle banche e ai tecnocrati, non sembrano credibili.
La paura generale del cambiamento radicale, pur necessario per rompere la suddetta logica, è dilagante e ben alimentata. Le destre populistiche aiutano non poco. La miseria, la povertà e la paura aumentano.
martedì 29 ottobre 2013
Teorema di Thomas
Per l'amico Tonino devo fare un'eccezione. Riapro la sarracinesca per un attimo.
di Tonino D'Orazio
Questo teorema di Thomas è così incredibilmente semplice che può lasciare scettici e increduli: "Quando la gente vede certe situazioni come reali, esse sono reali nelle loro conseguenze". Per far apparire il campo di applicazione, il sociologo Robert K. Merton ha parlato di quello che è successo alla Last National Bank, quando il suo direttore Cartwright, incuriosito da un ambiente insolito, ha scoperto che i suoi clienti, allertati dal rumore della sua insolvenza, stavano ritirando i loro beni, provocando il crollo della banca. In altre parole, non è stata l’insolvenza a causare il fallimento, ma la notizia che ha creato l’insolvenza.
Corollario del teorema di Thomas: affinché una situazione sia possibile bisogna crederla e farla credere possibile. L’efficacia riposa in effetti sull’opacità, il diniego e la menzogna ripetuta. Esempio applicabile al cosiddetto “debito pubblico” che sappiamo anche quanto pubblico non è. Eppure …
Appena appare, anzi trapela, la notizia che il governo potrebbe sequestrare, o rubare, il 10% sui conti correnti dei cittadini italiani (ricetta propugnata dal FMI di Lagardère, pagina 49 del Fiscal report di ottobre, che ipotizza una soluzione anti-debito pubblico: un prelievo forzoso del 10% per i paesi in difficoltà) non si tratta più soltanto del teorema ma della drammatica realtà. In genere i suggerimenti del FMI, se non quando sono ipocriti, fanno parte del teorema di Thomas. E’ successo ai greci e soprattutto ai ciprioti (addirittura il 50%). E’ chiaro che si vuole che avvenga una massiccia esportazione illegale di capitali. Capitali neri, utilissimi nei paradisi fiscali, che le solite note banche, e mafie, gestiscono a livello mondiale con flussi inimmaginabili di denaro, ormai si può dire, per “fare danno umanitario” globale. Allora cosa si dice? Rientrano i capitali dall’estero! La bufala è proprio buona. Manco Berlusconi era arrivato a tanto. Come si può portare denaro in un paese avviato scientificamente al fallimento? Si può solo venire a comperare qualche residua eccellenza produttiva.
C’è anche l’altra balla: arrivano risorse dalla rivalutazione delle quote di Bankitalia che, in un recente articolo, Tito Boeri ( 16 ottobre 2013 in lavoce.info) ne chiama la regia “una associazione a delinquere” e ne spiega l’ulteriore furto bancario ai danni dei cittadini e l’ulteriore indebitamento futuro.
La verità vera è che salta l'aumento della tassa sulle rendite finanziarie, sui grandi patrimoni.
Il teatrino mediatico potrebbe continuare all’infinito. Manovra finanziaria (ogni sei mesi). Se si danno spiccioli ai giovani bisogna togliere agli anziani. Se si danno ai cassintegrati bisogna tagliare la sanità.
E’ sempre credibile la coperta corta addossandone la responsabilità al buon padre di famiglia. Intossicazione delle sigle: Imu, Tares, Tarsu, Sevice Taxe, Trise. Lo Stato dà alla famiglia 98 euro annue (8 euro al mese, manco una pizza e una birra per “fare ripartire l’economia italiana”) e poi ne toglie fino a 900 con la Trise. Mi sembrano piromani incoscienti del sociale che non sanno fin dove si potrà arrivare. “Il governo - affermano in una nota Adusbef e Federconsumatori - aveva promesso una legge di Stabilità in grado di far ripartire l'economia, restituire sollievo a lavoratori e consumatori con la riduzione del cuneo fiscale, ridurre il mare magnum di tasse e balzelli che assilla gli italiani, cancellare la seconda rata dell'Imu prima casa in pagamento a dicembre, appostata a bilancio per 2,4 miliardi di euro”. Tanto si vedrà l’aumento con la riforma del catasto. Solo un carognoso ottimista può dire: “Però qualcosa ce lo ha dato”. Viva Letta. Viso giovane e pulito.
Ha paventato il taglio alla sanità o per così dire l’aumento dei ticket regionali. Poi non l’ha fatto, ancora, ma questo è l’applicazione del suddetto teorema di Thomas. Basta insinuare e aspettare.
Qualcuno immagina che la riduzione del cuneo fiscale possa andare ai lavoratori (20 milioni)? Oppure sarà assorbito tutto dai padroni? (Ricordate il cuneo del democratico Prodi?). Vista la povertà che c’è in giro, non è che quelle 100 euro (anche per i pensionati?) serviranno a riportare soldi all’Enel (elettricità), all’Eni (gas e gasolio), pronta ad essere venduta, per il riscaldamento di questo inverno? Sembra un inarrestabile fiume di denaro che va sempre in una unica direzione.
giovedì 17 ottobre 2013
Il blog chiude
Il blog chiude, se il progetto che abbiamo in mente avrà successo, il blog subirà una trasmutazione e diventerà un sito, altrimenti resterà a languire per un po' nel cyberspace fino all'estinzione.
30-40 contatti giornalieri sono pochi e fanno passare l'entusiasmo. Malgrado tutto abbiamo avuto dei buoni momenti, con buona visibilità, purtroppo non siamo riusciti a cavalcare l'onda e ad avere un seguito costante.
Restiamo convinti del'impostazione di fondo, siamo convinti che il fallimento è solo frutto della nostra incapacità di fare di meglio e non dei contenuti e delle idee che abbiamo portato avanti.
La ragione, una ragione anche calda e piena di sentimento era e resta la nostra guida.
Buona vita.
30-40 contatti giornalieri sono pochi e fanno passare l'entusiasmo. Malgrado tutto abbiamo avuto dei buoni momenti, con buona visibilità, purtroppo non siamo riusciti a cavalcare l'onda e ad avere un seguito costante.
Restiamo convinti del'impostazione di fondo, siamo convinti che il fallimento è solo frutto della nostra incapacità di fare di meglio e non dei contenuti e delle idee che abbiamo portato avanti.
La ragione, una ragione anche calda e piena di sentimento era e resta la nostra guida.
Buona vita.
mercoledì 16 ottobre 2013
«Questo capitalismo è in guerra e il debito è la sua arma»
Questa economia è fondata sul debito che diventa una leva nello scontro tra modello Usa e modello renano. Parla Alessandro Somma di Insolvenzfest.
di Checchino Antonini da popooffglobalist
«Questo capitalismo è in guerra e il debito è la sua arma». Seconda edizione, stavolta a Ferrara, di "InsolvenzFest - Confronti pubblici interdisciplinari sull'insolvenza". Ancora una rivelazione del diritto dell'insolvenza, da condurre fuori dai suoi confini. Questa la sfida culturale riproposta dall'OCI, l'Osservatorio sulla crisi d'impresa, che attraverso una serie di dialoghi tra giuristi, docenti universitari di economia aziendale, filosofia e diritto comparato, giornalisti ed esperti in altre discipline, propone un incontro trasversale tra mondi - l'impresa, l'etica pubblica, il mercato del lavoro, il credito e la giurisdizione, l'associazionismo consumeristico - che raramente si confrontano, se non per controversie su casi singoli. Un festival in cui i temi dell'insolvenza vengono liberati dal loro tecnicismo ed offerti alla curiosità culturale di tutti, con una particolare apertura verso i giovani e gli studenti delle università.
Tra i Relatori di IF 2013 ci saranno Marco Revelli, il magistrato antimafia Raffaele Cantone, Marco Bersani di Attac, il giornalista Luca Martinelli, Andrea Fumagalli, economista.
Il Coordinamento scientifico del festival è a cura di Massimo Ferro ed Alessandro Somma. Il primo è magistrato, il secondo è professore ordinario di diritto privato comparato a Ferrara, autore - tra l'altro - di "Economia di razza. Dal fascismo alla cittadinanza europea" (2009).
«Insolvenzfest - spiega proprio Somma a Liberazione - serve a comprendere il ruolo del debito nella nostra società, come impatta sulla vita di cittadini e lavoratori. Parleremo di debito pubblico e debito privato. Il debito è centrale per capire le trasformazioni di oggi perché la nostra è un'economia fondata sul debito».
Il ragionamento del docente parte dall'esame dell'«unica fase in cui il capitalismo ha prodotto livelli accettabili di esistenza. E' stato nel secondo dopoguerra quando s'è affermato il modello del fordismo: consumo e produzione di massa». Tutto ciò, in Europa, è stato possibile grazie allo stato sociale che consentiva di liberare reddito per il consumo e, negli Usa, dal credito al consumo anche per i beni primari. «Negli Usa oggi il debito contratto dagli studenti per pagarsi le università ammonta a 700 miliardi di euro, pensa che l'intero debito pubblico italiano è di 2000 miliardi di euro. Questo per dire come una società ha prodotto benessere solo perché c'era credito al consumo oppure un welfare più o meno adeguato. Dunque questa non è una crisi momentanea ma è l'affermazione di un sistema fondato sul debito e questo diventa sempre più grande, gli Usa sono il primo debitore al mondo». L'ipotesi, appunto, è che il debito sia lo strumento di una «guerra tra modelli di capitalismo», spiega ancora Somma che, a If2013, presenterà "Oltre il pubblico e il privato", il libro di Maria Rosaria Marella, docente a Perugia, e dialgherà con Geminello Preterossi, filosofo del diritto, su "Chi è il debitore?". La guerra di cui parla Somma è quella del capitalismo Usa al modello europeo, renano, il debito è lo strumento per questa guerra.
«Non a caso Jp Morgan ha individuato con precisione nelle costituzioni prodotte dalla reazione al fascismo (in Italia, Spagna, Grecia e Portogallo) un ostacolo per il liberismo. Non solo c'è la democrazia politica, in quelle costituzioni, ma ci sono elementi di democrazia economica. Lo Stato regola sempre il mercato. La differenza è se lo fa per garantire la concorrenza, le guerre per procurare fonti energetiche sono interventi dello Stato, o per bilanciare gli effetti della concorrenza, della disuguaglianza, per combattere con la forza pubblica la debolezza sociale. Anche la miriade di Authority (il mercato senza regole crea un monopolio) sono un intervento dello Stato ma senza emancipare le persone, senza rimuovere le differenze sociali».
Ecco che si sta affermando in Europa il modello americano che deve semplicemente alimentare la concorrenza, «il fascismo è nato da un cocktail di questo tipo, doveva servire a "riformare" il capitalismo senza il vincolo delle libertà politica, del conflitto sociale - avverte Somma - e anche ora si sta sospendendo la democrazia, si impone agli ordinamenti di superare il compromesso keynesiano e questo avviene disprezzando i parlamenti, imponendo il pareggio di bilancio e il rientro dal debito. Da questo punto di vista siamo tutti molto fuori, direi irrecuperabili. L'Italia è 130% per quanto riguarda il rapporto debito/Pil. Ma, come nella logica dell'usura, il creditore non ha interesse a recuperare il credito ma a controllare il debitore mantenendolo indebitato sempre secondo il medesimo schema: prestito in cambio di tagli a salari e diritti e servizi, dismissioni del patrimonio pubblico e liberalizzazioni, sempre cercando di legare salario alla produttività (creare così l'operaio cooperativo non più conflittuale).
E' una trasformazione violenta: i lavoratori non rivendicano più diritti, i cittadini non reclamano più servizi, ecco cosa succede con la leva del debito pubblico». Racconta ancora il docente come anche la Germania sia investita da questo processo: lì la Conferenza contro la povertà (i sindacati, l'associazionismo e le chiese) denuncia da tempo redditi di cittadinanza così bassi da non riuscire a garantire la cittadinanza. «Diciamo che esiste una versione esteticamente più forte in Grecia di questo modello e altre varianti negli altri paesi ma sempre su indicazioni della Troika. L'ultimo suo documento contiene le condizioni per interrompere la procedura di infrazione: la ricetta è quella applicata in Grecia e Portogallo, tagli servizi, dimagrimento della pubblica amministrazione e maggiori entrate da ottenere con le dismissioni nei prossimi vent'anni per un gettito di un miliardo di euro l'anno. In Italia la Cassa depositi e prestiti compra, con soldi pubblici, tutto quello che il mercato non riesce ad assorbire».
Perché i soldi non è vero che non ci sono e sarebbero sufficienti per invertire la rotta ed impostare un nuovo modello sociale, basato sulla riappropriazione sociale dei beni comuni e sulla riconversione ecologica dell'economia. Dodici milioni di persone, infatti, affidano i propri risparmi a Poste Italiane, attraverso i libretti di risparmio postale e i buoni fruttiferi postali. La massa di questi risparmi viene raccolta dalla Cassa Depositi e Prestiti, che, dalla sua nascita nel 1860 e fino al 2003, li utilizzava per permettere agli enti locali territoriali di poter fare investimenti con mutui a tasso agevolato. Nel 2003, la Cdp è stata tramutata in società per azioni e nel suo capitale societario sono entrate (30%) le fondazioni bancarie. Da allora, la Cdp si è progressivamente trasformata in una merchant bank che continua a finanziare gli enti locali ma a tassi di mercato e che investe in diversi fondi con finalità di profitto. La massa di denaro mossa annualmente dalla Cassa Deposti e Prestiti è enorme: circa 250 miliardi di euro, con una liquidità disponibile di quasi 130 miliardi di euro. Soldi con cui si potrebbe immaginare un futuro socialmente diverso, ma l'unica attuale finalizzazione è la produzione di profitti.
Anche di questo si parlerà (specie nel dialogo con Marco Bersani) a Insolvenzfest, un evento attento a ogni aspetto della questione debito: lavoro, crisi di impresa, criminalità economica, qualità del ceto manageriale. Perché il liberismo sta stravolgendo la politica, il diritto e la società: «in una situazione in cui molti hanno debiti, chi ha i soldi? - si chiede infine Somma - la criminalità organizzata (agevolata dal ritiro dello stato), ecco ad esempio una delle conseguenze del credit crunch». Appuntamento a Ferrara, il 25 e 26 ottobre.
Fonte: Liberazione
martedì 15 ottobre 2013
Carceri e ipocriti
di Tonino D'Orazio
Condono, indulto, amnistia. Re Giorgio II spara subito a zero. Tra poco si occuperà anche dei pannolini Pampers. Per evitare nuove fibrillazioni per il suo protetto Letta, alle prese sul come aumentare delle tasse, deve trovare una soluzione, checché sia, per salvare il condannato Berlusconi. Se si resta dentro il livello consueto dei reati amnistiati, quindi quelli con pene fino a 3 o 4 anni, l'amnistia generale non serve, eccetto per Berlusconi e i suoi prossimi processi, (Ruby e De Gregorio), anche se quest’ultimo dichiara: “Amnistia? Solo fumo, Napolitano mi sta prendendo in giro”. Il gioco solito delle tre carte.
Arrivano gli amici di sempre. Bersani: “Escludo che il messaggio di Napolitano faccia parte di uno scambio sulla giustizia con Berlusconi. È impossibile pensarla così”. Epifani: "Amnistia non c'entra con Berlusconi”.
Dopo le violenti polemiche con Lega e Grillo, Napolitano, alzando la voce e disprezzandoli, si è ulteriormente squalificato. Difficile fare il re in una repubblica. E’ un ossimoro vivente. Anche il Pd prende le distanze, deve farsi perdonare di non voler pretendere tasse Imu dalle case dei ricchi. In Parlamento intanto è passato (con l'ok del governo) un emendamento dei Grillini M5S che abolisce il reato di immigrazione clandestina.
Finalmente si discute di sovraffollamento delle carceri. Capienza regolamentare delle carceri: 47 mila e 615. Detenuti presenti nelle celle italiane: 64 mila e 758. Sovraffollamento che non è nato da solo ma a causa di alcune leggi liberticida precise. La Fini-Giovanardi, per esempio, ha contribuito molto al problema, prevedendo ed equiparando, per esempio, le droghe leggere a quelle pesanti. Migliaia di ragazzi sono in carcere per questo motivo. Allo stesso modo hanno avuto effetti negativi altre leggi arrivate con il governo Berlusconi, vale a dire la ex Cirielli del 2005 e la Bossi-Fini (ancora l’ex neofascista! Le migliori leggi portano la sua firma) del 2002. Sono norme che hanno provocato molti danni. Bisogna ricordarsi che quest’ultima ha soltanto “approfondito” la Napolitano-Turco (1998) che prevedeva carceri speciali e inumani per gli immigrati (CPT), una vergogna internazionale che dura tutt’ora. Mea culpa? Macché, faccia tosta. Napolitano nel suo messaggio alle Camere sull’emergenza carceri: “L’Italia viene a porsi in una condizione umiliante sul piano internazionale per violazione dei principi sul trattamento umano dei detenuti”. Ha ragione, siamo noi a non avere memoria e ignorare i responsabili. Però a Lampedusa non ci va.
La stessa ex-Cirielli modifica il nostro Codice Penale in materia di attenuanti generiche aumentando, moltiplicandole, le pene per recidiva. Un grammo di hashish? Carcere. La seconda volta, recidiva, carcere quasi a vita, aspettando il giudizio. L'applicazione della Cirielli è in contrasto con le convenzioni internazionali dell'Ocse e con le sentenze della Corte per i diritti dell'uomo. Aspettando l’imminente condanna e le sanzioni dell’Unione Europea. E con ciò? Siamo un paese libero e democratico. In questi anni grazie a questa riforma del 2005 si è pianificata nei palazzi di giustizia una strategia del ritardo per impedire che i processi arrivassero a sentenza. I piccoli intrappolati, i ricchi e furbi fuori “in attesa”.
Se la politica avesse veramente voglia di ridimensionare il sovraffollamento nelle carceri dovrebbe avere la capacità e la volontà di modificare profondamente almeno queste tre leggi. Serve una vera ripulitura. Vi pare possibile? Con tutti i pessimi attori legislatori ancora in carica, loro e le loro cordate ideali? Già nel 2006 il Pd votò per l’indulto. Invece del senso del diritto e della giusta pena torna sempre l’appello cattolico al perdono e al condono. Un marchio, una subcultura, quasi una necessità in una fase storica ventennale di basso impero.
Condono, indulto, amnistia. Re Giorgio II spara subito a zero. Tra poco si occuperà anche dei pannolini Pampers. Per evitare nuove fibrillazioni per il suo protetto Letta, alle prese sul come aumentare delle tasse, deve trovare una soluzione, checché sia, per salvare il condannato Berlusconi. Se si resta dentro il livello consueto dei reati amnistiati, quindi quelli con pene fino a 3 o 4 anni, l'amnistia generale non serve, eccetto per Berlusconi e i suoi prossimi processi, (Ruby e De Gregorio), anche se quest’ultimo dichiara: “Amnistia? Solo fumo, Napolitano mi sta prendendo in giro”. Il gioco solito delle tre carte.
Arrivano gli amici di sempre. Bersani: “Escludo che il messaggio di Napolitano faccia parte di uno scambio sulla giustizia con Berlusconi. È impossibile pensarla così”. Epifani: "Amnistia non c'entra con Berlusconi”.
Dopo le violenti polemiche con Lega e Grillo, Napolitano, alzando la voce e disprezzandoli, si è ulteriormente squalificato. Difficile fare il re in una repubblica. E’ un ossimoro vivente. Anche il Pd prende le distanze, deve farsi perdonare di non voler pretendere tasse Imu dalle case dei ricchi. In Parlamento intanto è passato (con l'ok del governo) un emendamento dei Grillini M5S che abolisce il reato di immigrazione clandestina.
Finalmente si discute di sovraffollamento delle carceri. Capienza regolamentare delle carceri: 47 mila e 615. Detenuti presenti nelle celle italiane: 64 mila e 758. Sovraffollamento che non è nato da solo ma a causa di alcune leggi liberticida precise. La Fini-Giovanardi, per esempio, ha contribuito molto al problema, prevedendo ed equiparando, per esempio, le droghe leggere a quelle pesanti. Migliaia di ragazzi sono in carcere per questo motivo. Allo stesso modo hanno avuto effetti negativi altre leggi arrivate con il governo Berlusconi, vale a dire la ex Cirielli del 2005 e la Bossi-Fini (ancora l’ex neofascista! Le migliori leggi portano la sua firma) del 2002. Sono norme che hanno provocato molti danni. Bisogna ricordarsi che quest’ultima ha soltanto “approfondito” la Napolitano-Turco (1998) che prevedeva carceri speciali e inumani per gli immigrati (CPT), una vergogna internazionale che dura tutt’ora. Mea culpa? Macché, faccia tosta. Napolitano nel suo messaggio alle Camere sull’emergenza carceri: “L’Italia viene a porsi in una condizione umiliante sul piano internazionale per violazione dei principi sul trattamento umano dei detenuti”. Ha ragione, siamo noi a non avere memoria e ignorare i responsabili. Però a Lampedusa non ci va.
La stessa ex-Cirielli modifica il nostro Codice Penale in materia di attenuanti generiche aumentando, moltiplicandole, le pene per recidiva. Un grammo di hashish? Carcere. La seconda volta, recidiva, carcere quasi a vita, aspettando il giudizio. L'applicazione della Cirielli è in contrasto con le convenzioni internazionali dell'Ocse e con le sentenze della Corte per i diritti dell'uomo. Aspettando l’imminente condanna e le sanzioni dell’Unione Europea. E con ciò? Siamo un paese libero e democratico. In questi anni grazie a questa riforma del 2005 si è pianificata nei palazzi di giustizia una strategia del ritardo per impedire che i processi arrivassero a sentenza. I piccoli intrappolati, i ricchi e furbi fuori “in attesa”.
Se la politica avesse veramente voglia di ridimensionare il sovraffollamento nelle carceri dovrebbe avere la capacità e la volontà di modificare profondamente almeno queste tre leggi. Serve una vera ripulitura. Vi pare possibile? Con tutti i pessimi attori legislatori ancora in carica, loro e le loro cordate ideali? Già nel 2006 il Pd votò per l’indulto. Invece del senso del diritto e della giusta pena torna sempre l’appello cattolico al perdono e al condono. Un marchio, una subcultura, quasi una necessità in una fase storica ventennale di basso impero.
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