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giovedì 29 settembre 2016

Quel penoso accordo sulle pensioni...

di Giorgio Cremaschi 

La sostanza dell'accordo è che la Fornero non si tocca. Il catastrofico innalzamento dell'età pensionabile resta tutto a fare i suoi danni alla condizione di lavoro e alla occupazione. Si potrà andare in pensione prima solo se si vincerà la lotteria dei lavori usuranti. Pochi saranno scelti tra coloro che hanno già 41 anni di contributi. Oppure se le aziende ti manderanno via come esubero. Oppure se ti indebiterai per 20 anni con quel raggiro usuraio che è l'APE.
Il solo risultato che viene sbandierato è la quattordicesima aumentata o elargita per la prima volta a circa tre milioni di pensionati con i redditi più bassi. A parte il fatto che gli aumenti non sono quelli vantati dalla propaganda, ma molto inferiori e legati al reddito complessivo del pensionato, c'è da chiarire che i soldi per questo piccolo risultato vengono direttamente dai tagli di tutte le altre pensioni per tutti gli altri pensionati.
L' ultimo comma del verbale firmato da Cgil Cisl Uil rinvia al 2019 la questione del taglio delle indicizzazioni delle pensioni. Come tanti ricordano nel 2012 Elsa Fornero si era commossa in pubblico mentre annunciava che avrebbe bloccato la rivalutazione delle pensioni rispetto all'inflazione. Nel 2014 la Corte Costituzinale ha dichiarato incostituzionle questa misura. Il governo però, come da abitudine, non ha rispettato la sentenza e ha dato solo piccole mance a una platea ridotta di pensionati. Sono in corso molte cause e diversi giudici hanno già rinviato di nuovo il contenzioso alla Corte. Ora governo e Cgil Cisl Uil concordano che se ne riparli nel 2019, nel frattempo milioni di pensionati continueranno a perdere soldi. Per un ammontare calcolato a suo tempo dallo stesso governo in almeno 10 miliardi. Ora siccome tutta la manovra pensionistica, secondo Poletti, costa 6 miliardi si può ben affermare che il bancomat pensionati ha permesso al governo di farsi bello prima del referendum e di intascare 4 miliardi di resto....
Il governo ormai lo conosciamo con i suoi trucchi. La cosa che davvero ci indigna è il degrado di Cgil Cisl Uil, che hanno abbandonato la loro già moderatissima piattaforma per fare da stampella a Renzi. E alla Fornero.

venerdì 5 luglio 2013

Il circo Barnum

Tonino D’Orazio

Nel suo celebre circo ognuno poteva trovare qualcosa di divertente: in effetti i numeri e le attrazioni erano talmente vari che ce n'era davvero per tutti i gusti, diffondendo tra l’altro un buon numero di notizie fasulle.
Parola d’ordine del governo Letta: galleggiare finché non si modifica profondamente la Costituzione e si possa tenere democraticamente il popolo al guinzaglio. Prima si pensava bastassero 8 mesi, tutti sapevano che meno di 18 mesi diventava tecnicamente impossibile, anche con un Napolitano scatenato e un parlamento “scatola di tonno” giorno dopo giorno. Una menzogna può sempre tirarne un’altra. “Ma l’impegno e l’obiettivo sarà il completamento delle riforme costituzionali e il completamento della riforma della politica”. A colpi di decreti? Perché no. Se Letta può già permettersi di dire che all’ultimo Consigli dei Ministri: "Abbiamo abrogato il termine province da tutti gli articoli della Costituzione.” Forse lo si può fare anche per altre parole, magari “il lavoro”. A parte la sostanza, ma è così facile? Dopo che il Consiglio Supremo della Difesa (della guerra), d’accordo con Re Giorgio, ha esautorato il Parlamento da qualsiasi decisione in merito, penso proprio di sì. Un colpetto alla volta.

Fare finta di “fare” e dare soluzione a problemi impossibili rinviando a domani o a dopodomani. La coniugazione del “fare” al futuro è d’obbligo. Poi, il futuro è talmente aleatorio. Basta una nevicata su New York, o uno dei 2.000 tifoni l’anno da qualche parte sul globo, per impedire, al momento opportuno, la realizzazione anche del “fare”.
Rinvio dell’Imu: "Imu, riforma entro Ferragosto". Non si parlava di ottobre? Il Pdl dice che non si pagherà, è un punto fermo di Berlusconi, a costo di aumentare tutto il resto, magari un anticipo maggiorato dell’Irpef. Il FMI: "L'imposta sulla prima casa andrebbe mantenuta". Ministro Saccomanni: "Ne terremo conto". Ministro Fassina (Pd): “Sull’Imu il Fmi ha ragione”. Letta: "Ma per Imu e Iva soluzione difficile". Intanto rinviamo a ferragosto, mentre, anche se pochi, gli italiani stanno al mare. Una specie di self service, ognuno la prenda come vuole. E' la tecnica Barnum.

"In autunno - dice Letta - ci sarà la legge di stabilità che sarà centrata sullo sviluppo, sul rilancio economico, sulla capacità di ridurre le tasse, in particolare sul lavoro". Stessa frase di Monti più di un anno fa. Ma anche di tutti gli altri governi di questi ultimi anni. Aspettando Godot. Ci vorranno 18 mesi per far ripartire l’economia italiana. Claudio Andrea Gemme, presidente di Anie Confindustria: "La domanda non è quando ci sarà la ripresa ma se, al momento della ripresa, ci saranno ancora le nostre aziende". Aggiunge che la flessibilità di bilancio potrebbe rivelarsi "un fuoco di paglia" e "le misure in materia di occupazione giovanile inadeguate e riduttive".
Il ministro dello Sviluppo economico, Zanonato: “ Il Governo e' impegnato a pagare i debiti della Pa alle imprese il prima possibile, (l’avevano già detto due mesi fa e lo specchietto era di 40 miliardi) ma non e' in grado di promettere che l'intero importo verrà saldato entro il 2013. Mi piacerebbe tanto ma non so se si potrà fare”. Letta: il governo e' intenzionato ad accelerare il pagamento in autunno.

«Ce l'abbiamo fatta! Commissione Ue annuncia ora ok a più flessibilità per i prossimi bilanci per i Paesi come Italia con conti in ordine. Serietà paga», urlo sguaiato di Letta su Twitter.

Ripartiamo dalle cose serie. Il lavoro e il teatrino in atto.
Michele Perini, presidente di Fiera Milano Spa. Il ministro Fornero? "E' il peggior ministro della Repubblica Italiana dalla sua nascita. Perché ha lasciato a casa centinaia di migliaia di giovani". La Fornero è una persona incapace di intendere e di volere". "Alle aziende ha solo causato danni. Ha creato danni a centinaia di migliaia di giovani. Adesso hanno davanti il nulla. Bisogna cancellare la sua riforma se vogliamo ripartire.”
Intanto si spezzetta nuovamente il mercato del lavoro. Niente fondi per gli adulti, o over 55 anni (che dovranno, se ci riescono, lavorare fino a 70 anni!), solo per i giovani e possibilmente non laureati (tanto quelli sono benvenuti all’estero) e nemmeno diplomati. Insomma apprendisti di basso livello, possibilmente a vita. La balla? Un po’ meno del milione di posti di lavoro di berlusconiana memoria, diciamo 200.000, è quasi credibile. Non c’è modo migliore di distribuire ai datoriali l’1,7 miliardi ottenuto da Bruxelles (inclusa la quota parte spettante a noi, ancora da reperire) facendo finta di sviluppare un sembiante di ulteriore lavoro precario, cioè inutile appena finiscono i soldi o i padroni utilizzano la forma canonica del licenziamento “per motivi economici”. Spettacolo déjà vu, ma veramente fino alla nausea.
Basta raffrontare la modestia di questa cifra ai costi del debito pubblico, ed a quelli del Fiscal compact, per rendersene conto. Solo di interessi il debito pubblico costerà quest'anno 85 miliardi come minimo. Mentre il Fiscal compact, che entrerà in vigore nel 2014, comporterà un drenaggio di risorse pari a 55 miliardi annui per 20 anni. Siamo di fronte all'uso dell'aspirina per combattere il cancro.
Quindi è un governo che non produce niente, solo propaganda palesemente buffonesca, per farci dimenticare che rimane perfettamente al servizio di oligarchie internazionali. Anzi ne fanno parte e sono responsabili della macelleria sociale in corso. Continuano ad essere ridicoli nell’illusione di essere “salvatori della patria”.
La caratteristica che rese celebre l'effetto Barnum fu la tendenza dell'individuo a credere che una descrizione, un oroscopo, una notizia pompata, eccetera, siano ritagliati perfettamente su misura propria e su interessi personali, anche quando essi sono formulati in termini molto generici, soprattutto perfettamente falsi e sembianti a verità. Cioè c’è chi ci crede (o ci casca) sempre. E sono anche tanti, una moltitudine di individui, come direbbe Toni Negri. Per questo il Circo governativo è uno spettacolo costante, tutto da ridere, se non fosse tragico. Invece Phileas Taylor Barnum raggiunse l'apice quando denunciò se stesso come mistificatore, inteso come colui che deforma a proprio vantaggio la realtà altrui. Abbiamo ancora il tempo di aspettare per vedere se succede anche da noi?


lunedì 1 luglio 2013

Ossimori

Tonino D'Orazio 

Treccani: “figura retorica che consiste nell’unione sintattica di due termini [ndr.o fatti] contraddittori, in modo tale che si riferiscano a una medesima entità”. L’effetto che si ottiene è quello di un paradosso apparente.
Figura molto utilizzata dai politici in questi anni. L’ossimoro è sintetico e spesso di grande effetto confusionario. Molto spesso per presa per il sedere. Non comporta responsabilità, si può dire tutto e fare il contrario di tutto. Il passato non conta, il presente solo nell’istantanea e il futuro sempre pronto ad avvenire in meglio. Tutto credibile, malgrado la menzogna costante.
Alcuni esempi.
Il ministro italiano della Difesa (o della Guerra?) in merito all’acquisto degli inutili bombardieri F-35: "per amare la pace bisogna armare la pace"! Avremmo bisogno di 40 bombardieri in più. Alzata di scudi. Scuse pronte.
Altri politici avevano già commentato gli avvenimenti internazionali, Bonino compresa, con una “guerra per la pace e la democrazia.” Gli effetti collaterali importano poco. New york, il senatore repubblicano Lindsey Graham: ”Con i droni abbiamo ucciso 4.700 persone. A volte capita di uccidere degli innocenti. Ma siamo in guerra e in questo modo siamo riusciti a eliminare dei membri di alto livello di Al Qaeda”. Solo loro sanno chi sono. L’intelligence americana e la Casa Bianca si sono sempre rifiutate di divulgare numeri e dettagli su attacchi di questi tipo, a cui sempre più spesso e’ ricorsa la presidenza Obama, che li ha classificati come non divulgabili. Ossimoro: ma non è un Nobel per la pace “santo subito”?
L'annuncio solenne sulla lotta all'evasione fiscale globale approntato dal premier inglese Cameron. Ottanta i paesi firmatari fino a oggi, ma mancano ancora i paradisi fiscali più conosciuti, tra cui le Bermuda ancora parte del sistema del Commonwealth inglese, ossia formalmente una dipendenza della Regina. L’importante è dirlo ad effetto oggi. Domani tutti avranno dimenticato.
Si è passati velocemente da “la libertà non ha prezzo” della Resistenza alla monetizzazione dei diritti con il “prezzo della libertà” del neoliberismo. (Quando cominceremo a chiamarlo neofascismo ?).
Ossimoro: “tolleranza zero”. Le leggi scappano in avanti lasciandosi dietro strascichi illegali e insoluti. Proiezione dell'Automobile Club d'Italia. In Italia circolano 4 milioni di veicoli sprovvisti di copertura assicurativa, di cui 2,8 milioni sono autovetture.
Il pilatesco Napolitano “sulla drammatica caduta occupazionale dei giovani”: Le organizzazioni sindacali (eh già!! Gli altri che c’entrano!) "si trovano di fronte a una sfida di grande complessità": devono (loro) "tenere insieme la prioritaria difesa dei diritti e della dignità del lavoro con l'individuazione degli interventi e degli strumenti innovativi necessari (cosa dare ancora?) per superare la drammatica caduta dell'occupazione specie giovanile". Scrive Napolitano al segretario generale della Cisl, Bonanni, dopo aver controfirmate in questi anni tutte le leggi più infami e disastrose del mercato del lavoro. Una operazione perfettamente riuscita in questi anni, lacrime della Fornero e piagnisteo continuo della Confindustria inclusi.
I topolini (oppure ossimori) di Letta:
"Per una famiglia-tipo, che consuma circa 2700 chilowatt/ora, lo sgravio si traduce in una riduzione di circa 1 o 2 cent di euro a kw/h, che tradotto su base annuale vuol dire circa 5 euro di risparmi a famiglia. Una beffa, sempre per le famiglie. Magari per le imprese, in particolare per quelle che consumano molto, si tratta di un risparmio che può arrivare anche a 10mila euro. Immediatamente dopo: "Dal primo luglio la bolletta della luce aumenterà di 10 euro all'anno" (veramente dell’1,4%). Sul fronte del gas arriveranno invece notizie migliori, in attesa della fortissima riduzione che scatterà (sempre al futuro) da ottobre per una vera e propria rivoluzione (questa parola rimane un ossimoro da sola) già dal primo luglio ci sarà una riduzione in bolletta dello 0,5/0,8%, che per una famiglia tipo si tradurrà in un risparmio di 12-14 euro all'anno".
Pensate a Monti e la monotonia del posto fisso quando sentenziò: “Addio all'idea del posto fisso. I giovani devono abituarsi all'idea che non lo avranno. Che monotonia il posto fisso, è bello cambiare". Oggi dall'alto di un narcisismo inscalfibile dall'insuccesso certifica: “Nel novembre 2011, lasciando l'università per assumere la guida del governo in un momento particolarmente difficile per l'Italia e per l'Europa, dissi che non consideravo concluso il mio impegno in Bocconi e che sarei rientrato per completare il mandato conferitomi fino al 31 ottobre 2014”. Quando ci si affeziona al posto fisso, non bastano nemmeno le multiple pensioni e lo stipendio fisso, che è pur sempre una bella cosa. Anzi, dopo il clamoroso aborto elettorale, aveva l'incredibile pretesa che qualcuno, magari Napolitano, comunque puntasse su di lui come presidente della Repubblica.
Sulle modifiche alla Legge Fornero, che per i lavoratori si deve intendere sempre in peggio, il testo ovviamente tutto a vantaggio dei padroni, è abbastanza definito: ridurre o addirittura eliminare le pause tra un contratto a termine e l'altro (chi dovrebbe farlo?), alleggerire i vincoli sulla causale dei contratti (cioè togliere gli ultimi sembianti diritti rimasti) e allargare i paletti dell'apprendistato (magari facendoli rimanere tali fino alla vecchiaia), sia alleggerendo i vincoli sulla formazione (meglio all’acqua di rose) sia abbassando la percentuale dei contratti che alla fine devono essere stabilizzati (quando si dice no al posto fisso). Gli incentivi all'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro potrebbero tradursi in una deduzione Irap (cioè la coperta corta della sanità) per le assunzioni stabili (che qualcuno crede ancora). Abolizione dei contributi previdenziali. Tanto pagherà l’Inps con i soldi degli altri lavoratori. Ma sviluppare il lavoro, soprattutto quello giovanile, prima che tutti scappino da questo paese, significa sempre dare i soldi ai padroni e senza risultati?
Le agevolazioni nell'acquisto dei macchinari, se non polvere, sono fumo (ossimoro) negli occhi: in un paese al 73° posto nella classifica mondiale “Ease of doing business”, 160° su 185 per il rispetto dei contratti, 11° per gravame fiscale e 104° per difficoltà di ottenere credito. Questa misura si configura come un incentivo perverso a "darsi da fare" se ci si riesce. Non è più facile esportarli i macchinari? Magari in Croazia, appena entrata nell’Unione europea, con una valanga di fondi da Obiettivo 1 per lo sviluppo?
I titolari di un’azienda di cosmetici di Chongqing, in Cina, hanno costretto i dipendenti a percorrere in ginocchio una delle piazze centrali della città, di fronte a centinaia di passanti attoniti.
Senza staccare gli occhi dal pavimento, i dipendenti dovevano camminare a quattro zampe: questa strana umiliazione è stata un’idea dei dirigenti per testare la capacità di resistenza, anche psicologica, dei loro lavoratori. L’esperimento è risultato valido o è stato un fallimento? Non lo sappiamo. Vediamo di testarlo in Italia per un approfondimento psico-scientifico e un manuale a futuro utilizzo.

mercoledì 2 gennaio 2013

Le parole che vorremmo sentire da Ingroia

Adesso vorremmo sentire parole del tipo: abolizione della riforma Fornero, più soldi per ospedali, scuole, università, al diavolo il Fiscal Compact e l'austerità, rimessa in discussione dei vincoli europei, il liberismo è una sciagura provata e non un'idea vincente di società (e soprattutto non è di sinistra), lo stato produce moneta propria e non chiede prestiti alle banche, la troika (Commissione Europea + BCE + Fondo Monetario Internazionale) sta affamando i greci e vuol affamare anche l'Italia, riformismo non significa “togliere certe anacronistiche rigidità dei diritti dei lavoratori” ecc ecc.
Aspettiamo con ansia che Ingroia pronunci parole del genere, se non le conosce se le faccia suggerire, per noi va bene lo stesso.

sabato 15 dicembre 2012

Barnard: pensioni private, ecco a chi obbedisce la Fornero

da libreidee
 
Lacrime di coccodrillo: Elsa Fornero piange in pubblico annunciando il taglio delle pensioni, ma in realtà lavora da anni proprio per questo. Obiettivo: consegnare al mercato finanziario privato il patrimonio delle pensioni pubbliche italiane, aggravando così anche il deficit dello Stato. Lo afferma Paolo Barnard, che insieme all’avvocato Paola Musu ha denunciato Mario Monti e Giorgio Napolitano per il “golpe finanziario” di fine 2011. Sono già un migliaio le denunce, sottoscritte in tutta Italia: Napolitano – di cui Barnard chiede l’impeachment in Parlamento – secondo il promotore italiano della Modern Money Theory avrebbe dovuto difendere l’Italia dall’attacco speculativo dello scorso anno. Invece, il capo dello Stato «non solo ha mancato nel suo compito supremo – lo accusa l’ex inviato di “Report” – ma è stato e continua a essere pienamente complice del sovvertimento democratico ad opera dei mercati finanziari e dell’Eurozona». Parla da solo, aggiunge il giornalista, il caso sconcertante di Elsa Fornero, da anni al servizio del sistema pensionistico privato.


Uno sguardo al curriculum della ministra più detestata d’Italia aiuta a farsi un’idea: dal 1999 è stata nel Cda di Ina Assicurazioni, Fideuram Vita, Eurizon Financial Group. Poi vicepresidente della Compagnia di San Paolo e del consiglio di sorveglianza di Intesa SanPaolo, quindi nel board di Buzzi Unicem Spa e direttrice di Allianz Spa. In pratica: un virtuale conflitto d’interessi vivente, nel momento in cui entra a far parte del governo Monti, dove – con un reddito dichiarato di oltre 400.000 euro, il 6 dicembre 2011 annuncia subito la riforma delle pensioni italiane, che al 50% non superano i mille euro mensili e al 27% non vanno oltre i 500 euro. «Una riforma incostituzionale – accusa Barnard – nonché una truffa, già riconosciuta dai mercati stessi».
La riforma ammazza-pensioni entrerà in vigore nel 2013. “Business Online” la commenta così: «Pensioni sempre più lontane e sempre più esigue, a causa del nuovo meccanismo che adeguerà alle aspettative di vita i coefficienti di trasformazione in rendita e i requisiti di età». Esempio: chi oggi guadagna sui 2.500 euro, potrebbe prenderne solo 688 di pensione. Inoltre, aggiunge “Business Online”, «per avere una pensione dignitosa, il lavoratore dovrà aver versato nel corso della sua vita lavorativa almeno 300-400 mila euro di contributi, come spiegato da molti esperti». Sembra infatti che la pensione integrativa privata «possa essere l’unica via di uscita per riuscire a mantenere lo stile di vita una volta conclusa l’attività lavorativa».
La ministra, “emissaria” diretta dei colossi finanziari che gestiscono fondi pensionistici privati, vanta una strettissima “osservanza”di ogni tipo di diktat proveniente da quel mondo. Nel 2000, prende nota di una “raccomandazione” per l’Italia emessa dai tecnocrati dell’Ocse in cui la Fornero siede a fianco di Mediobanca, Generali, Invesco e Ing. Tema: estensione del sistema contributivo. Dieci anni dopo, sarà la stessa super-lobby “Business Europe” a rivolgere una “raccomandazione” agli Stati dell’Eurozona, per «mettere in relazione l’effettiva età pensionabile con l’aspettativa di vita»; indicazione che, una volta ministro, la Fornero trasformerà subito in legge. «Elsa Fornero – commenta Barnard – sa perfettamente da anni che l’affidare alla capitalizzazione le nostre pensioni è devastante per i conti dello Stato. E sa oggi che la previdenza privata è fallimentare per le tasche dei pensionati, ma tace».
Già nel 2000, al convegno “Scenari sulla previdenza privata e pubblica” promosso da Mediobanca, la Fornero concordava con l’economista Franco Modigliani: “perverso” il sistema previdenziale obbligatorio pubblico, meglio che venga «completamente rimpiazzato dalla capitalizzazione». Sin da allora, secondo Barnard, la Fornero era un tecnico dichiaratamente in conflitto d’interessi con la Costituzione, che all’articolo 41 impone che l’attività economica sia indirizzata e coordinata a fini sociali. «Impossibile che gruppi finanziari con interessi speculativi per centinaia di miliardi e che rispondono solo agli investitori possano perseguire fini sociali». Inoltre, e ancor più grave – aggiunge Barnard – Fornero e Modigliani ammettono in quel consesso privato che l’auspicata riforma delle pensioni in senso privatistico «non solo peggiorerà per decenni i bilanci dello Stato», ma «questa catastrofe di impoverimento nazionale dovrà essere ripianata dalle famigerate Austerità delle tasse, che devastano il paese produttivo e i redditi». In altre parole: «Al fine di portare immensi capitali pensionistici nelle casse dei gruppi di capitalizzazione, Fornero già nel 2000 era disposta a causare l’Economicidio dell’intera nazione». 
Oggi circola in tutti gli ambienti della previdenza integrativa privata, italiana e internazionale, l’ultimo rapporto del Covip, un organo di controllo nazionale delle previdenze. Che rivela fatti sconcertanti: a fine 2011, il totale investito nelle previdenze integrative private italiane era già di 90,7 miliardi di euro. Il 58% di questi contributi versati dai lavoratori è stato investito in titoli di Stato internazionali relativamente sicuri, ma il 42% rimane investito in finanza ed equities, notoriamente ad alto rischio. «Si sappia che solo nel primo anno e mezzo della crisi finanziaria – rileva Barnard – negli Usa sono scomparsi nel nulla 2.000 miliardi di dollari di pensioni sudate una intera vita dagli americani». Altra sigla sconosciuta ai più, quella di Mefop Spa, società per lo sviluppo del mercato dei fondi pensione, fondata nel 1999. Soci: Allianz, Intesa SanPaolo, Unipol, Generali, Unicredit. Missione della lobby: sviluppare la previdenza complementare, privata.
Il ministro dell'economia, Vittorio GrilliOggi, rivela Barnard, il ministero dell’economia detiene la maggioranza assoluta delle azioni di Mefop Spa. Cioè: «I pubblici amministratori delle nostre vite economiche, tenuti all’assoluta imparzialità dalla Costituzione italiana, sono azionisti di maggioranza di una lobby di speculatori previdenziali privati. E non poteva mancare il solito nome: nel 1999, nel comitato scientifico di Mefop Spa sfoggiava lei, Elsa Fornero». Che, da allora, non ha mai allentato l’impegno per la privatizzazione delle pensioni, indebolendo la previdenza pubblica. Nel 2003 a Bruxelles presenta un dossier al Ceps, il Centre for European Policy Studies, gruppo controllato dalla American Chamber of Commerce e dalla City of London. Sponsor dell’evento: Allianz, con 392 miliardi di dollari in gestioni finanziarie, ed European Federation of Retirement Provision, che è la top-lobby delle pensioni integrative in Europa con 3.500 miliardi di euro in gestioni finanziarie.
Nel marzo 2010, continua Barnard, la Fornero è all’European Policy Center per la conferenza “Challenge Europe 2020”, dove sostiene, testualmente, che «il metodo più efficace per prevenire l’impoverimento della terza età è di farli stare di più al lavoro, sia riportando più anziani al lavoro che alzandogli l’età media pensionabile». Nei mercati del lavoro “flessibile”, per Elsa Fornero, «i redditi devono stare di pari passo con la produttività: crescono normalmente fino all’età media, e calano quando il lavoratore si avvicina alla pensione». Principi, osserva Barnard, che «rasentano l’incubo di un regime socialmente nazista: si auspica esplicitamente che l’anziano sia forzosamente riportato al lavoro, che gli si impedisca di godere del diritto al riposo e che, dopo una vita di lavoro per il paese, lo si penalizzi nel reddito in quanto non più macchina produttiva per il profitto, in una logica che lo deumanizza».

Domenico SiniscalcoOltre «all’abominio intellettuale di questa sicaria dell’Economicidio sociale», secondo Barnard si ravvisa l’ennesima violazione della Costituzione, che all’articolo 36 garantisce il diritto a una pensione equa e “in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. Ovvero: la Costituzione non ammette che, a parità di qualità e quantità di lavoro, vi possa essere una discriminazione di reddito in base all’avanzamento dell’età. Ma Elsa Fornero non demorde, e spesso compare al fianco di Assogestioni, la struttura di Domenico Siniscalco che arriva a gestire 974 miliardi di euro di investimenti. Al Salone del Risparmio dell’aprile 2012, con tutti i big della finanza presenti (nonché lettere di plauso di Monti e Napolitano), la Fornero rassicura il settore privato: «Qualsiasi lavoro finanziato da fondi pubblici è escluso», chiarisce. Problema: «Per i fondi pensione privati il bicchiere è ancora mezzo vuoto»? Niente paura: «Il governo farà la sua parte».
I gruppi finanziari sponsor e partecipanti a quell’evento, fa notare Barnard, assommano interessi di speculazione finanziaria che raggiungono una cifra impossibile da calcolare per via delle dimensioni inimmaginabili. Ad ascoltare le parole di Elsa Fornero c’erano Aberdeen, Bnp Paribas, Invesco, Eurizon Capital, Jp Morgan Asset Management, Pioneer Investments, Credit Suisse, Morgan Stanley, Pimco, Ubs, Fineco, Deutsche Bank, Natixis, Hsbc, Unicredit e molti altri, di pari stazza mondiale. E non è finita. Un mese dopo, i leader italiani della promozione finanziaria sono all’Unione Industriali di Torino: Banca Fideuram, Banca Generali, Finanza & Futuro Banca, Ubi Banca Private Investment, Assoreti. Tema centrale, “il contributo delle reti di promotori finanziari allo sviluppo della previdenza complementare in Italia”. In apertura, Elsa Fornero avverte: «Dalla riforma delle pensioni non si torna indietro».
E arriviamo al fatidico novembre 2012, con la massima assise mondiale dei fondi pensione privati, il World Pension Summit di Amsterdam. Sponsor planetari, che portano sul tavolo olandese interessi finanziari per un totale di 2.798 miliardi di euro, cifra di quasi mille miliardi superiore al Pil italiano, ma divisa in nove gruppi privati: Pensioen Federatie, Fidelity Worldwide Investment, Mn, Deloitte, Skagen Funds, Delta Lloyd Group, Adveq, Ing, Jp Morgan Asset Management’s. Elsa Fornero è fra i relatori, unico ministro delle politiche sociali: in quella sede, sostiene Barnard, la professoressa torinese «compie quello che è forse l’atto di ammissione più grave della storia della Repubblica italiana». In una convention a porte chiuse, la Fornero dichiara che le modifiche all’attuale sistema previdenziale «erano necessarie per compiacere i mercati finanziari, altrimenti ci sarebbero state conseguenze devastanti per il paese».

BarnardGiù la maschera, siamo alla capitolazione definitiva: «Lo Stato non esiste più, Monti e la Fornero lavorano per i mercati violando la Costituzione come mai dal 1948 a oggi». Per Paolo Barnard, «il colpo di Stato finanziario che ha posto definitivamente fine alla sovranità di Camera e Senato è una realtà», e pertanto «l’indegno presidente della Repubblica Giorgio Napolitano va messo in stato d’accusa dal Parlamento per alto tradimento». Semplicemente sconcertante, per il giornalista promotore dell’economia monetaria democratica formulata da Warren Mosler, che un ministro lavori – ormai apertamente – per dirottare sul mercato privato le pensioni pubbliche, come vogliono le potenti lobby da cui la stessa Fornero proviene. Barnard chiede che il “golpe” finanziario finisca sotto processo, cominciando da «due delle più indegne figure della storia democratica italiana», ovvero «la sicaria dell’Economicidio italiano e lobbista dei gruppi finanziari Elsa Fornero» nonché «l’ex comunista Giorgio Napolitano, già lungamente compromesso coi poteri forti del Council on Foreign Relations americano dagli anni ‘70». Dovranno «rispondere, a noi cittadini, dell’immane danno alla democrazia».

domenica 18 novembre 2012

I conti del Grillo

Grillo ha una visione dell'economia a mio avviso sbagliata. Non sono un economista, ma il fallimento del liberismo e delle politiche di austerità è sotto gli occhi di tutti. Ciò che Grillo non capisce è la stretta connessione fra una visione “frugale” o se vogliamo falsamente etica dell'economia e il liberismo. Per Grillo, il problema sta nella virtù dell'amministratore della cosa pubblica, che come un buon padre di famiglia devesaggiamente amministrare le risorse evitando gli sprechi. Non a caso nei suoi scritti lui indica la Germania come modello di virtù, contrapposta al lassismo morale italiano, ma è proprio questo l'elemento chiave della questione. L'austerità, la razionalizzazione della spesa pubblica, “i conti in ordine”, sono la leva ideale per smantellare lo stato sociale e trasferire ingenti proporzioni di reddito dai ceti medi al capitale finanziario. E' ciò che sta accadendo in Grecia ed in Italia, con la promessa che dopo le lacrime e il sangue verrà finalmente la rinascita, un messaggio quasi messianico, il paradiso dopo un calvario purificatore. Austerità è un termine che nell'immaginario collettivo evoca attributi morali universali e pertanto difficilmente criticabili. Chi non sarebbe d'accordo con l'austerità, quando ci hanno sempre insegnato che virtù, soprattutto in tempi di crisi, significa frugalità, risparmio, sacrificio. Peccato che questo non valga per la quota sempre crescente di ricchi che si avvantaggia dell'austerità altrui. La trappola contenuta nel termine austerità è estremamente insidiosa perché cela il reale intento insito nella semantica.
Tutto ciò significa che dobbiamo darci alla dissipazione incontrollata delle risorse, senza badare alla quantità e alla qualità della spesa? No, non è questo il punto, si può spendere senza dissipare e salvaguardando l'ambiente, si può persino “decrescere” come vorrebbero alcuni, ma una cosa è certa, come molti economisti ci insegnano, senza una "spesa a deficit" dello stato che produce moneta e crea investimenti e circolazione di danaro, l'unica strada che ci rimane è quella della disoccupazione, della riduzione dei redditi e dello strangolamento dello stato sociale. Certo come ha detto la Fornero, abbiamo dovuto mettere mano a redditi e pensioni altrimenti il mercato ci avrebbero massacrato (sic). Qualcuno molto saggio potrebbe leggere le parole della ministra come l'imposizione forzata delle regole di un gioco al quale non potevano sottrarci, e credo che Bersani cerchi di lavarsi la coscienza con questa favola, ma allora a questo punto sono proprio le regole del gioco che contano e non come vogliono farci credere i conti in ordine. In altre parole abbiamo ceduto al realismo nefasto dei mercati finanziari, nella migliore delle ipotesi perché siamo succubi, nella peggiore perché abbiamo creduto che fosse la scelta migliore.
Criticare moralisticamente gli sprechi o anche credere che tutto si risolva combattendo l'evasione fiscale è da sciocchi. Occorre evidenziare con nettezza la contrapposizione fra una visione falsamente moralistica dell'economia, anche nella sua veste più accattivante di redistribuzione equa delle risorse, e una visione improntata alla generazione di reddito e ricchezza per la maggioranza della popolazione. L'unico assillo è forse la qualità della spesa. Non possiamo alimentare l'economia con i TAV o facendo buche da riempire, né tanto meno cementificando il territorio. Credo che su questo potremmo essere d'accordo con Grillo, ma non venitemi a dire che se risparmiamo i soldi dei contributi elettorali e facciamo pagare le tasse a tutti abbiamo risolto tutti i nostri problemi.

sabato 17 novembre 2012

Elsa Fornero ammette il Golpe Finanziario. Ora si apra un fascicolo d’inchiesta

dal blog di Paolo Barnard

Berlusconi non aveva ragione, poiché difendeva unicamente i suoi interessi privati, ma mi associo ad un appello ai magistrati (F.C,)

Voi milioni di italiani pestati a mazzate dalla riforma delle pensioni di Elsa Fornero, voi esodati, voi che avete subito, che sempre subite, voi senza voce, e voi giovani che non avete lavoro perché gli anziani sono oggi incatenati a lavorare dalle decisioni di questa lugubre sicaria dell’Economicidio italiano, voi…

Perché vi hanno fatto tutto questo? Cosa vi hanno detto? Vi hanno detto che era nell’interesse del Paese, che risparmiare attraverso i vostri sacrifici era la via dura, ma virtuosa, per ridare speranza all’Italia, che per voi ultra sessantenni significa i vostri figli, vero? Vi hanno detto questo, e voi, che a 17 anni vi riboccaste le maniche per tirarla su quest’Italia che viaggiava in 600 e aveva una sola tv in bianco e nero per condomino, anche questa volta lo farete, stringerete i denti, perché “è per i nostri figli”. Anziani, vi dicono che meno pensione è necessario per lo Stato, per tutti i cittadini, che è necessario…

Anziani, meno pensione è necessario per lo Stato, per tutti i cittadini, è necessario. Anziani, meno pensione è necessario per lo Stato, per tutti i cittadini, è necessario......

Pomeriggio del 15 novembre 2012, WorldPensionSummit ad Amsterdam, la conferenza che riunisce i colossi mondiali delle pensioni private, gente con interessi finanziari per 1.925 miliardi di dollari, millenovecentoventicinque miliardi. Cioè: solo in quella sala erano presenti una decina di gruppi privati con interessi quasi pari all'intero Prodotto Interno Lordo italiano. Sono quelli che aspettano a bocca spalancata come lo squalo bianco sotto la barca, che la barca affondi, l’Inps. Sulla barca ci siete voi, vogliono i vostri soldi, la vostra pensione, i contributi di chi lavora. E voi, torturati dalla Fornero e da quelli che a lei seguiranno, glieli darete, farete le pensioni integrative costretti a mazzate, e loro ci speculeranno sopra cifre inimmaginabili. Poi, quando uno o cento di questi gruppi esploderanno come accaduto negli USA nel 2007, milioni di voi perderanno la pensione per sempre. Ma chissenefrega, voi siete la gente, quelli che non contano.

Ok, è il pomeriggio del 15 novembre, al WorldPensionSummit prende la parola Elsa Fornero e dice che

I cambiamenti portati dalla riforma delle pensioni del governo Monti erano necessari per compiacere i mercati finanziari, altrimenti i mercati avrebbero devastato l’Italia.

Fermi, fate un lungo respiro, per favore. La capite la gravità di questa cosa detta e firmato da un Ministro della Repubblica?

Un Ministro di un Paese, che risponde allo Stato, alla Costituzione, e al popolo sovrano, il cui dovere costituzionalmente sancito è l’interesse pubblico nello Stato, ha fatto una riforma delle pensioni per compiacere le banche, le assicurazioni, i fondi monetari, gli hedge funds, cioè i gruppi privati di speculatori dediti al profitto che, altrimenti, ci avrebbero distrutti, distrutto l’intero Paese.
Un Ministro di un Paese, che risponde allo Stato, alla Costituzione, e al popolo sovrano, il cui dovere costituzionalmente sancito è l’interesse pubblico nello Stato, NON HA FATTO un riforma delle pensioni per motivi legati all’interesse del popolo sovrano. Non è vero che la riforma Fornero è la cura economica giusta per l’Italia. Poteva essere l’abolizione nazionale del diritto di allattare i figli, non importa un accidenti, ma se la ordinavano i mercati il Ministro della Salute era costretto a sancirla.
Viviamo in un golpe finanziario. Lo Stato non esiste più, Monti e la Fornero lavorano per i mercati violando la Costituzione. Il presidente Napolitano è in coma. In centinaia di procure italiane sono state depositate denunce di cittadini esattamente su questo. Esiste un giudice degno in questo Paese? Apra un fascicolo d’inchiesta, altrimenti Silvio Berlusconi aveva ragione. Magistrati siete servi di chi?

sabato 7 luglio 2012

Le frasi giuste per sfondare in un salotto buono targato Pd

di Matteo Pucciarelli da Micromega
 
Se non riuscite a cambiare il Paese e anzi il Paese sta cambiando voi, non fatevene un cruccio. Cambiate pure e puntate alla scorciatoia, datevi da fare. Avete il futuro davanti, cari giovani. E un partito, un grande partito, sempre pronto ad accogliervi: basta che vi troviate la giusta collocazione. Con un po’ di furbizia e qualche frase di rito è possibile, anzi è inevitabile, entrare nel giro che conta. Quello del Pd che, al Potere, gli dà del tu (astenersi giovani turchi). In tempi di feste democratiche sparse per l’Italia, le occasioni per mettervi in luce fioccheranno. Ecco qui una serie di benevoli e intelligenti consigli per fare un figurone con i notabili democrats. Avvertenza: le frasi vanno utilizzate per filo e per segno, anche nella punteggiatura.
1. «La Fornero si è dimostrata una riformista vera, pazienza se è impopolare, le riforme autentiche lo sono sempre». È una dichiarazione banale, ma serve a mettere i puntini sulle “i”. Solo lodando la Fornero si può far intendere ai commensali di essere affidabili, pronti al sacrificio per il bene del Paese e con la giusta dose di “modernità” addosso. Ma non spingetevi oltre cercando di dare un senso logico a una frase del genere, perché risulterete perdenti. Fateci caso: nessun big del Pd è ancora riuscito a farlo, e mica potete credervi migliori di D’Alema già al primo incontro.
2. «Marchionne è un modernizzatore, con Obama si stimano un monte». Il richiamo al presidente Usa è fondamentale, conferisce un’aurea magica a qualsiasi baggianata; non toccate per nessun motivo al mondo la questione Fabbrica Italia – promesse mancate, non è elegante; però se riuscite ad aggiungere «con la frase del folklore sulla sentenza pro-Fiom è stato duro, ma in fondo ha ragione» senza sentirvi dei vermi avete fatto bingo. Penderanno dalle vostre labbra.
3. «Siamo un Paese paralizzato dalla casta dei sindacati. Dicono sempre di no, e oltretutto scioperano sempre il venerdì, guarda un po’». Prima una denuncia durissima contro il vero potere forte italiano (la Cgil, anzi la Fiom, lo sanno tutti), poi una sagace osservazione su quegli scansafatiche col posto fisso. State andando fortissimo, cominciano a stimarvi.
4. «Io credo molto nella vocazione maggioritaria. Però un accordo con l’Udc ci può anche stare. Serve serietà, mica vorrete i ministri di lotta e di governo?». È da queste dichiarazioni che si intravede lo statista che c’è in voi. Ricordare, se possibile, che a fare cadere Prodi nel 2008 fu Rifondazione Comunista. Naturalmente non è vero, ma nessuno vi smentirà e anzi, sarà l’occasione giusta per insultare i cachemire di Bertinotti scordandovi delle tangenti a Penati e dei furti di Lusi.
5. «Ieri sul Post c’era un’ottima analisi di Luca Sofri secondo cui…». La frase può continuare come vi pare, andate a braccio ma non vi emozionate troppo: avrete tutti gli occhi addosso. Ricordarsi due o tre dizioni, è vitale: «contro ogni conservatorismo», «la questione è un’altra», «è il tempo della responsabilità». L’unica raccomandazione è non parlare di fatti e idee concrete perché da quelle parti non sono gradite, e in più rischiate un richiamo dal Fondo Monetario Internazionale portato via lettera da Napolitano in persona.
6. «Diciamo la verità, le eccessive tutele dei nostri genitori ci hanno tarpato il futuro». È il vostro momento, gli applausi sono vicini, per il momento fate incetta di pacche sulla spalla. Rimembrate che vi state riferendo alle pensioni di maestri, impiegati, dipendenti pubblici, operai specializzati, gente da 1400 euro al mese: i vostri stessi padri, insomma. Ma non pensateci, tanto a casa vi vogliono bene lo stesso anche se li pugnalate alle spalle. E soprattutto, non fatevi prendere la mano come dei piccoli Che Guevara: voi NON state parlando (né siete autorizzati a farlo) delle 100 mila pensioni d’oro che si aggirano per il Paese – e che ci costano 13 miliardi l’anno.
7. «Che tristezza i miei amici che leggono il Fatto e pensano pure di essere di sinistra». Strappatevi poi le vesti per la chiusura del Riformista, «era benzina per la mia mente» – tutti sanno che è una fandonia, ma è un passo obbligato da fare per essere accettati. Se possibile, evidenziate che Travaglio è pieno di soldi e che ha perso un paio di cause, che quello «è il giornale delle procure», che Beppe Grillo fece un incidente e causò morti. Rintuzzate il discorso qua e là con i termini «populismo» e «demagogia». Ah, e criticate il Molise di Di Pietro, fa niente se lo governa uno del Pdl.
8. «Ho viaggiato molto. Come ha scritto Rondolino, “è andando spesso negli Stati Uniti che ho capito che cos’è la libertà”». Ragazzo, sei una bomba, lasciatelo dire. Altri cinque minuti e freghi il posto alla Madia nel 2013.
9. «Basta con questo statalismo novecentesco, perdio». Il «perdio» è importante perché dà quel tocco laico chic utile ad alleggerire il discorso. «Privatizzazioni» e «liberalizzazioni» parole chiave, se vi sentite sicuri di voi stessi aggiungete un «Montezemolo» (a cui hanno regalato le concessioni, ma non fatene cenno): state professando l’immane necessità di svendere il vostro stesso Paese, state insomma sostenendo una ricetta non solo di destra ma pure fallimentare. Però premieranno il vostro coraggio e – ovviamente – la vostra “modernità”. Adesso considerati pure l’erede di Stefano Fassina, uno che dice cose giuste dal pulpito sbagliato.
10. «C’è un Gramsci inedito, e lo scriveva pure Ernesto Galli della Loggia in un editoriale due settimane fa, che esaltava la meritocrazia. Senza d’essa, l’uguaglianza è conservazione. E io mi reputo un riformista tout court». È una cazzata, ma nessuno controllerà. Qualcuno dell’Aspen Institute a cui sei stato segnalato via Skype dopo la frase numero 6 ti sta già domandando se per caso, chissà, «ti andrebbe di fare il ministro dell’Economia nel prossimo governo? Tranquillo, devi solo mettere qualche firma qua e là». Non hai fatto la rivoluzione, non hai cambiato un cazzo nel mondo. Però, finalmente, da domani molli la stanzetta a Tiburtina e cerchi casa a Trastevere. O davanti al Colosseo.

giovedì 5 luglio 2012

Smascherare una indecente lugubre bugiarda e distruttrice.


dal blog di Paolo Barnard

L’asse Monti-Fornero vende all’opinione pubblica la flessibilità selvaggia e i conseguenti disastri sociali come necessità essenziali per rendere il Paese competitivo. Il teorema è: abbiamo un mercato del lavoro troppo regolamentato, soffoca la competitività, cioè da noi non investono e con paghe/regole troppo rigide non siamo competitivi all'estero. Confindustria dell’ignorante Squinzi approva. Ok.
Il World Economic Forum di Davos è la massima assise mondiale della finanza e dell’industria, più in alto di così non si va. Pubblicano ogni anno un rapporto sulla competitività dei Paesi nel mondo, il Global Competitiveness Index. Ogni Stato ha una pagella. Nelle pagelle di ogni nazione c’è la parte con la scritta in azzurro The most problematic factors for doing business, cioè quali sono gli ostacoli più problematici per investire in quei Paesi, e per quei Paesi per essere competitivi all'estero. Nelle pagelle di Svizzera, Svezia, Finlandia, e Germania, fra gli ostacoli più problematici ci trovate sempre la voce Restrictive Labour Regulations, cioè un mercato del lavoro troppo regolamentato. In Svizzera, Svezia, Finlandia, Germania il mercato del lavoro NON è flessibile a sufficienza. Ok.
Secondo il teorema Monti-Fornero, il World Economic Forum Global Competitiveness Index dovrebbe bocciare la competitività di Svizzera, Svezia, Finlandia, Germania, tutte piagate da troppa poca flessibilità del mercato del lavoro, e anche, vi si legge, da poca efficienza e da troppa burocrazia. Addirittura nel caso della Svizzera, il WEF lamenta una “insufficiente formazione del personale al lavoro”. Peggio di così...
Ok, andiamo a vedere chi sono i Paesi giudicati dal World Economic Forum come i più competitivi al mondo nel 2011:
Primo posto: Svizzera
Terzo posto: Svezia
Quarto posto: Finlandia
Sesto posto: Germania
su 193 Paesi
Nei primi sei posti ci sono proprio Svizzera, Svezia, Finlandia e Germania, i Paesi con altissima regolamentazione del mercato del lavoro, troppa burocrazia e anche inefficienze. Possibile? Ma la rigidità del mercato del lavoro non era la causa prima della perdita di competitività?
Se leggiamo la pagella dell’Italia, e sempre nella sezione The most problematic factors for doing business, cioè quali sono gli ostacoli più problematici per investire da noi e per noi per vendere all'estero, vi si trovano precisamente gli stessi problemi di Svizzera, Svezia, Finlandia e Germania: burocrazia, inefficienza e mercato del lavoro troppo regolamentato. Andiamo a vedere dove sta l’Italia nella classifica su 193 Paesi:
Quarantatreesimo posto (43), dietro Tunisia e Barbados.
Ci spieghi la Fornero come sia possibile che Paesi che mantengono un’alta rigidità del mercato del lavoro, e altre gravi disfunzioni, siano lo stesso i più competitivi al mondo, mentre noi siamo dietro le Barbados e la Tunisia. Ci spieghi la Fornero perché dovremmo tutti credere che mandando giovani a lavorare da Parma a Foggia 6 mesi, poi 24 mesi a Latina e poi 4 mesi di nulla, poi 2 mesi a Parma, poi 20 mesi a Conegliano, e con paghe di 900 euro con laurea, l’Italia potrà raggiungere Svizzera, Svezia, Finlandia e Germania che mantengono i mercati del lavoro più garantiti e regolamentati al mondo.
Questo prova oltre ogni dubbio che la scure abbattuta sulla cosiddetta eccessiva rigidità del mercato del lavoro italiano come la causa primaria della perdita di competitività è una menzogna, che nasconde le vere cause della poca competitività italiana (capitolo a sé). E’ una menzogna che mira a ben altro, e cioè all’esatto contrario, mira a deflazionare l’economia italiana devastando i salari, quindi i consumi, quindi le aziende (imprenditori sveglia!), per regalare agli investitori internazionali, i tedeschi prima di tutto, migliaia di nostre aziende di prestigio con cui far shopping a due lire. Nel frattempo devastando il miracolo dell’economia produttiva italiana. A ciò mira.
Questi sono dei criminali falsari, la Fornero va fermata, è un’ignobile indecente lugubre bugiarda che sta condannando milioni di nostri figli a un’esistenza kosovara.
 

lunedì 25 giugno 2012

Civiltà negata

Pietro Ancona per Informare per Resistere




Domani o dopodomani con lo sbrigativo metodo del voto di fiducia la Camera approverà la nuova legge sul mercato del lavoro che è la negazione stessa della sua civiltà. Vengono attaccati le regole i dell'assunzione, del licenziamento e dell'aiuto statale in caso di disoccupazione. Nel momento più acuto della crisi piuttosto che aumentare le tutele giuridiche della parte debole della popolazione costituita dai lavoratori dipendenti e dai disoccupati queste si indeboliscono e si compie una sporca vendetta con la vanificazione della giusta causa che sottraeva i lavoratori dall'arbitrio padronale.
Questo delitto contro la Costituzione è stato possibile per il servilismo confindustriale di Cgil Cisl UIL e per la perversione politica del PD diventato partito di destra economica.
Aggiungo che i partiti che voteranno la riforma Fornero sono in conflitto di interesse perchè rappresentanti di grossi interessi datoriali come il PD con le cooperative (la coop sei tu).
Con la nuova legge si rende anche difficile e costoso l'accesso dei lavoratori alla giustizia dei tribunali e si perpetua il meccanismo che precarizza i rapporti di lavoro con il mantenimento delle opzioni della legge Biagi. Non ci sarà più lavoro a tempo indeterminato nè contratto nazionale. Il combinato disposto della legge fornero con la legge sulle pensioni creerà una nuova categoria di persone disperate: quella degli "esodati" licenziati con il nuovo art.18 e nel purgatorio che può anche essere decennale dell'attesa della pensione. Viva l'Italia!

martedì 19 giugno 2012

Statali: la cancrena da amputare

Dopo le pensioni altra mazzata, ma per il bene del paese. Per Fornero noi siamo la gamba in cancrena che va amputata, nientaltro, ma per salvare chi e che cosa? 
Licenziamento di 300000 statali, messa in mobilità degli esuberi per 2 anni all'80% della paga base e poi se non trovi chi ti si piglia a casa. Riduzione degli stipendi, e qualche buontempone parla addirittura di ridurre le ferie di una settimana per fare aumentare il PIL di un punto. E noi che pendiamo ancora dalle labbra di individui come la Camusso e stiamo qui a cercare di decifrare le balbuzie di Vendola e ad appaludire alla piroette di Landini. Gente ipocrita ambigua e senza nerbo. 
Sciopero generale, vi riesce difficile dirlo? Beh a me e molti altri riuscirà facilissimo pigliarvi a calci in culo se non vi muovete subito.


lunedì 4 giugno 2012

DDL Fornero: L’altro terremoto sul lavoro. Sotto attacco i diritti fondamentali: serve una risposta immediata. Sotto le macerie del terremoto è finito anche l’articolo 18.


da soggettopoliticonuovo

Ieri, mentre lo sguardo del Paese era rivolto, naturalmente, al dramma delle popolazioni emiliane e in particolare delle lavoratrici e dei lavoratori di quel territorio, il Governo Monti – con quattro voti di fiducia che hanno legato le mani ad un Senato comunque in gran parte accondiscendente – ha portato a casa la riforma del lavoro cara alla Bce, quella che cancella conquiste fondamentali del movimento operaio italiano e precarizza ulteriormente il mercato del lavoro. Ora il testo passerà alla Camera e subito dopo arriverà al voto il Fiscal Compact ( il provvedimento che prevede un taglio del bilancio di 50 miliardi all’anno per i prossimi 20 anni).
Mai come ora è necessaria una risposta forte, di cui l’indizione dello sciopero generale da parte della CGIL ci sembra elemento naturale.
Ci impegneremo da subito a costruire in ogni sede, insieme a tutti i soggetti sociali e sindacali contrari a questa controriforma, una risposta forte e partecipata, per bloccare il “terremoto sociale” che il Governo (con il consenso del 90% del parlamento) sta provocando.

ALBA- soggetto politico nuovo – Alleanza per il lavoro, beni comuni e ambiente.
Comitato esecutivo – 1 giugno 2012

sabato 2 giugno 2012

F. A. Hayek. Ecco l'ispiratore di Monti e della Fornero



E’ probabile che molti nostri lettori abbiano visto su Youtube il famoso rap “Fear the boom and bust“, una rivisitazione moderna dello scontro intellettuale tra Keynes e F.A. Hayek. A chi non l’ha ancora visto, consigliamo di farlo e di guardare anche il seguito. Sebbene siano stati prodotti da chi apertamente parteggia per le tesi dell’economista austriaco, i due rap sono molto godibili. Ovviamente Hayek “vince” lo scontro intellettuale, ma a ben vedere neppure nella fiction riesce a rispondere in modo convincente alla domanda di Keynes: “Cosa faresti per i disoccupati? Staresti seduto ad aspettare che il mercato di autoriequilibri?”

Ma nella realtà come andò a finire il tanto celebrato duello? La verità è che non ebbe mai luogo. Ce lo spiega Alessandro Roncaglia analizzando, per la Rai, la vita e le opere di Hayek. Nella realtà infatti Keynes non ingaggiò nessuno scontro, nonostante Hayek avesse scritto saggi e libri contro le sue teorie. Diede invece mandato a Piero Sraffa di confutare le tesi dell’economista austriaco. Sraffa – ci racconta Roncaglia – ebbe talmente successo nel compito che Hayek smise di occuparsi di teoria economica per dedicarsi alla filosofia economica. Ovviamente non leggerete mai questa storia nei libri celebrativi su Hayek.
Se, dopo aver ascoltato la pur ottima esposizione di Roncaglia, non vi sarà chiaro qualcosa delle teorie di Hayek, non crucciatevi. Robert Skidelsky racconta che quando l’economista austriaco espose le sue tesi a Cambridge fu accolto dal silenzio. Per rompere il ghiaccio Richard Kahn domandò: “Nella sua visione, se io domani uscissi e comprassi un soprabito, aumenterei la disoccupazione?”. Hayek si girò verso la lavagna piena di triangoli e rispose “Sì, ma sarebbe necessaria una lunga argomentazione matematica per dimostrarlo”.


venerdì 1 giugno 2012

Libertà di licenziare, ecco i senatori che hanno votato per la demolizione dell’Articolo 18 – I nomi


E' con questa gente che dovremmo allearci per creare un'alternativa politica ? Alternativa si, ma a questi ceffi e al loro sistema di potere. Vendola, Di Pietro, movimentisti vecchi e nuovi, Liste Civiche varie ed eventuali, tenetelo a mente, perché non dobbiate poi lamentarvi del successo di Grillo

da violapost
 
In poco meno di due minuti, tanto è durata la votazione elettronica, ieri al Senato hanno demolito il più importante baluardo di civiltà del lavoro in Italia, frutto di decenni di lotte e conquiste: l’articolo 18.
244 senatori (Pd, Pdl, Terzo Polo) hanno approvato la cosiddetta  riforma del lavoro di Elsa Fornero che introduce, di fatto, la libertà di licenziare per motivi economici, salvo casi di “manifesta insussistenza” (cioè mai) a fronte di un modesto indennizzo al lavoratore; il più grande regalo alla Banca Centrale Europea e al Fondo Monetario che da tempo chiedono al governo Monti (e prima a Berlusconi) di intervenire in tal senso.Con questo provvedimento, l’Italia diventa il primo Paese europeo a non disporre di una tutela (né reintegro, né forti risarcimenti) in caso di licenziamento senza giusta causa. Per fare un esempio, nel modello tedesco, il reintegro è previsto persino nelle aziende con 10 dipendenti.
Ovviamente, dopo l’approvazione del testo, gioisce la Fornero che non sta più nella pelle dalla gioia (foto a destra). A votare contro soltanto Idv e Lega. Adesso l’iter parlamentare prevede che il testo passi alla Camera per la definitiva approvazione. Da Anna Finocchiaro a Rutelli, da Gasparri a Giovanardi fino all’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi, ecco i nomi di chi ha votato per la demolizione dell’articolo 18:

1) Marilena Adamo (PD)
2) Benedetto Adragna (PD)
3) Mauro Agostini (PD)
4) Maria Alberti Casellati (PDL)
5) Bruno Alicata (PDL)
6) Laura Allegrini (PDL)
7) Silvana Amati (PD)
8 ) Paolo Amato (PDL)
9) Francesco Maria Amoruso (PDL)
10) Alfonso Andria (PD)
11) Maria Antezza (PD)
12) Teresa Armato (PD)
13) Franco Asciutti (PDL)
14) Giuseppe Astore (MISTO)
15) Augello (PDL)
16) Antonio Azzollini (PDL)
17) Emanuela Baio (Terzo Polo – API/FI)
18) Massimo Baldini (PDL)
19) Giuliano Barbolini (PD)
20) Paolo Barelli (PDL)
21) Mariangela Bastico (PD)
22) Domenico Benedetti Valentini (PDL)
23) Filippo Berselli (PDL)
23) Maria Teresa Bertuzzi (PD)
24) Giampaolo Bettamio (PDL)
25) Francesco Bevilacqua (PDL)
26) Dorina Bianchi (PDL)
27) Enzo Bianco (PD)
28) Laura Bianconi (PDL)
29) Franca Biondelli (PD)
30) Tamara Blazina (PD)
31) Giacinto Boldrini (PDL)
32) Sandro Bondi (PDL)
33) Anna Cinzia Bonfrisco (PDL)
34) Giorgio Bornacin (PDL)
35) Gabriele Boscetto (PDL)
36) Daniele Bosone (PD)
37) Franco Bruno (Terzo Polo – API/FI)
38) Filippo Bubbico (PD)
39) Sebastiano Burgaretta Aparo (PDL)
40) Alessio Butti (PDL)
41) Antonello Cabras (PD)
42) Raffaele Calabrò (PDL)
43) Giacomo Caliendo (PDL)
44) Battista Caligiuri (PDL)
45) Giulio Camber (PDL)
46) Franco Cardiello (PDL)
47) Anna Maria Carloni (PD)
48) Gianrico Carofiglio (PD)
49) Alerio Carrara (Gruppo Coesione Nazionale)
50) Antonino Caruso (PDL)
51) Felice Casson (PD)
52) Maria Giuseppa Castiglione (Gruppo Coesione nazionale)
53) Maurizio Castro (PDL)
54) Stefano Ceccanti (PD)
55) Mauro Ceruti (PD)
56) Franca Chiaromonte (PD)
57) Carlo Chiurazzi (PD)
58) Angelo Maria Cicolani (PDL)
59) Emilio Colombo (UDC…)
60) Riccardo Conti (PDL)
61) Barbara Contini (Terzo Polo Api/Fli)
62) Gennaro Coronella (PDL)
63) Lionello Cosentino (PD)
64) Rosario Costa (PDL)
65) Vladimiro Crisafulli (PD)
66) Cesare Cursi (PDL)
67) Mauro Cutrufo (PDL)
68) Antonio D’Alì (PDL)
69) Gianpiero D’Alia (UDC..)
70) Gerardo D’Ambrosio (PD)
71) Luigi D’Ambrosio Lettieri (PDL)
72) Candido De Angelis (Terzo Polo Api/FLI)
73) Cristiano De Eccher (PDL)
74) Diana De Feo (PDL)
75) Sergio De Gregorio (PDL)
76) Stefano De Lillo (PDL)
77) De Luca Cristina (Terzo Polo)
78) De Luca Vincenzo (PD)
79) Luigi De Sena (PD)
80) Antonio Del Pennino (MISTO)
81) Mauro Del Vecchio (PD)
82) Silvia Della Monica (PD)
83) Roberto Della Seta (PD)
84) Mariano Delogu (PDL)
85) Ulisse Di Giacomo (PDL)
86) Roberto Di Giovan Paolo (PD)
87) Fabrizio Di Stefano (PD)
88) Egidio Digilio (TERZO POLO)
89) Lamberto Dini (PDL)
90) Lucio D’Ubaldo (PD)
91) Giuseppe Esposito (PDL)
92) Raffaele Fantetti (PDL)
93) Claudio Fazzone (PDL)
94) Mario Ferrara (COESIONE NAZIONALE)
95) Filippi Marco (PD)
96) Anna Finocchiaro (PD)
97) Annarita Fioroni (PD)
98) Giuseppe Firrarello (PDL)
99) Maurizio Fistarol (PD)
100) Salvo Fleres (COESIONE NAZIONALE)
101) Andrea Fluttero (PDL)
102) Marco Follini (PD)
103) Cinzia Fontana (PD)
104) Antonio Fosson (UDC..)
105) Franco Vittoria (PD)
106) Vincenzo Galioto (UDC..)
107) Cosimo Gallo (PDL)
108) Maria Alessandra Gallone (PDL)
109) Guido Galperti (PD)
110) Garavaglia Mariapia (PD)
111) Costantino Garraffa (PD)
112) Maurizio Gasparri (PDL)
113) Antonio Gentile (PDL)
114) Maria Ida Germontani (TERZO POLO)
115) Rita Ghedini (PDL)
116) Enzo Giorgio Ghigo (PDL)
117) Paolo Giaretta (PD)
118) Carlo Giovanardi (PDL)
119) Pasquale Giuliano (PDL)
120) Domenico Gramazio (PDL)
121) Manuela Granaiola (PD)
122) Luigi Grillo (PDL)
123) Gustavino (UDC..)
124) Pietro Ichino (PD)
125) Maria Fortuna Incostante (PD)
126) Cosimo Izzo (PDL)
127) Silvestro Ladu (PDL)
128) Nicola Latorre (PD)
129) Cosimo Latronico (PDL)
130) Raffaele Lauro (PDL)
131) Maria Leddi (PD)
132) Giovanni Legnini (PD)
133) Vanni Lenna (PDL)
134) Simonetta Licastro Scardino (PDL)
135) Massimo Livi Bacci (PD)
136) Giuseppe Lumia (PD)
137) Luigi Lusi (MISTO)
138) Marina Magistrelli (PD)
139) Lucio Malan (PDL)
140) Alfredo Mantica (PDL)
141) Andrea Marcucci (PD)
142) Francesca Maria Marinaro (PD)
143) Franco Marini (PD)
144) Marino Ignazio (PD)
145) Marino Mauro Maria (PD)
146) Alberto Maritati (PD)
147) Altero Matteoli (PDL)
148) Salvatore Mazzaracchio (PDL)
149) Daniela Mazzuconi (PD)
150) Giuseppe Menardi (GRUPPO COESIONE NAZIONALE)
151) Vidmer Mercatali (PD)
152) Alfredo Messina (PDL)
153) Claudio Micheloni (PD)
154) Riccardo Milana (TERZO POLI API/FLI)
155) Giuseppe Milone (PDL)
156) Claudio Molinari (TERZO POLI API/FLI)
157) Francesco Monaco (PD)
158) Colomba Mongiello (PD)
159) Enrico Morando (PD)
160) Carmelo Morra (PDL)
161) Fabrizio Morri (PD)
162) Franco Mugnai (PDL)
163) Adriano Musi (PD)
164) Enrico Musso (UDC..)
165) Domenico Nania (PDL)
166) Magda Negri (PD)
167) Paolo Nerozzi (PD)
168) Vincenzo Nespoli (PDL)
169) Pasquale Nessa (PDL)
170) Franco Orsi (PDL)
171) Nitto Palma (PDL)
172) Elio Massimo Palmizio (COESIONE NAZIONALE)
173) Antonino Papania (PD)
174) Achille Passoni (PD)
175) Carlo Pegorer (PD)
176) Marco Perduca (PD)
177) Flavio Pertoldi (PD)
178) Oskar Peterlini (UDC..)
179) Lorenzo Piccioni (PDL)
180) Filippo Piccone (PDL)
181) Gilberto Pichetto Fratin  (PDL)
182) Leana Pignedoli (PD)
183) Roberta Pinotti (PD)
184) Beppe Pisanu (PDL)
185) Salvatore Piscitelli (COESIONE NAZIONALE)
186) Giovanni Pistorio (MISTO)
187) Adriana Poli Bortone (COESIONE NAZIONALE)
188) Francesco Pontone (PDL)
189) Donatella Poretti (PD)
190) Guido Possa (PDL)
191) Giovanni Procacci (PD)
192) Gaetano Quagliariello (PDL)
193) Luigi Ramponi (PDL)
194) Raffaele Ranucci (PD)
195) Maria Rizzotti (PDL)
196) Giorgio Roilo (PD)
197) Rossi Paolo (PD)
198) Antonio Rusconi (PD)
199) Giacinto Russo (TERZO POLO)
200) Francesco Rutelli (TERZO POLO API/FLI)
201) Michele Saccomanno (PDL)
202) Maurzio Saia (COESIONE NAZIONALE)
203) Filippo Saltamartini (PDL)
204) Fedele Sanciu (PDL)
205) Gian Carlo Sangalli (PD)
206) Francesco Sanna (PD)
207) Giuseppe Saro (PDL)
208) Carlo Sarro (PDL)
209) Luciana Sbarbati (PD)
210) Giampiero Scanu (PD)
211) Aldo Scarabosio (PDL)
212) Salvatore Sciascia (PDL)
213) Serafini Anna Maria (PD)
214) Serafini Giancarlo (PDL)
215) Achille Serra (UDC..)
216) Cosimo Sibilia (PDL)
217) Silvio Emiio Sircana (PD)
218) Albertina Soliani (PD)
219) Ada Spadoni Urbani (PDL)
220) Vincenzo Speziali (PDL)
221) Marco Stradiotto (PD)
222) Nino Strano (TERZO POLO )
223) Paolo Tancredi (PDL)
224) Alberto Tedesco (MISTO)
225) Oreste Tofani (PDL)
226) Salvatore Tomaselli (PD)
227) Antonio Tomassini (PDL)
228) Giorgio Tonini (PD)
229) Achille Totaro (PDL)
230) Tiziano Treu (PD)
231) Giuseppe Valditara (TERZO POLO)
232) Guseppe Valentino (PDL)
233) Simona Vicari (PDL)
234) Guido Viceconte (PDL)
235) Pasquale Viespoli (COESIONE NAZIONALE)
236) Riccardo Villari (COESIONE NAZIONALE)
237) Luigi Vimercati (PD)
238) Vincenzo Vita (PD)
239) Valter Vitali (PD)
240) Carlo Vizzini (UDC..)
241) Luigi Zanda (PD)
242) Valter Zanetta (PDL)
243) Tomaso Zanoletti (PDL)
244) Sergio Zavoli (PD)

Ecco come esulta la Fornero subito dopo il voto

martedì 29 maggio 2012

Poche storie: ritorno al sistema retributivo e abbassamento dell'età pensionabile


Non mi pare che qualcuno, fra i vari soggetti che si propongono per un'alternativa politica in Italia, ci sia qualcuno che rimetta in discussione il cosiddetto “decreto salva Italia”, una truffa colossale ai danni dei lavoratori, che nella buona sostanza, per quanto riguarda la materia pensionistica aumenta l'età pensionabile a 66 anni e i contributi pensionistici ad un minimo di 42 anni e rotti. Tutti danno per scontato il principio di fondo di “equità intergenerazionale” di tale decreto, alla cui base sta il concetto del mandiamo in pensione più tardi le vecchie generazioni per favorire l'ingresso al lavoro dei giovani. Come dicevo una truffa, per tanti motivi: primo perché è impensabile per qualsiasi categoria lavorativa sottoposta a lavori usuranti, ripetitivi o anche di grossa responsabilità, che il lavoratore resti al suo posto fino a 66 anni. Si aprirebbero scenari di lunghi periodi di malattia per dipendenti esangui e inutilizzabili causa logoramento psico-fisico, con l'aggiunta di situazioni paradossali, dove da una parte  cercano di tenerti dentro per salvaguardare i conti e dall'altra cercano di espellerti dal lavoro a 50 anni, per prendersi giovani più malleabili, meno garantiti e meno costosi. Secondo perché con questo sistema uno statale, ad esempio, non graverà sul sistema pensionistico prima dei 70 anni, ma finirà col gravare comunque sui costi generali dello stato senza consentire al tempo stesso un ricambio generazionale. Terzo perché nelle attuali condizioni di mercato non solo i giovani non riescono a entrare nel mercato del lavoro, ma continueranno ancora per chissà quanto tempo a rimanere precari. Quindi da una parte schiavi del lavoro, dall'altra vittime della precarietà. Ciò che però è estremamente odioso e intollerabile è il voler scaricare la responsabilità del debito dello stato su un contrasto fra generazioni inventato ad arte. Qual'è in sostanza la colpa dell'anziano? Una sola, avere dei diritti conquistati con sudore e sangue. Se consideriamo che tutto ciò avviene in un paese dove ben altre sono le iniquità su cui dovrebbe gravare la responsabilità di un bilancio statale disastrato, la cosa è particolarmente odiosa. Se ci aggiungiamo poi che i fustigatori nostrani godono di pensioni d'oro e liquidazioni di platino, allora cominciano seriamente a prudere le mani. Eppure nessuno, fra politici e sindacalisti, salvo poche eccezioni, considera il dato delle pensioni un motivo di lotta e di rivendicazione, ma bensì un fatto incontrovertibile, una battaglia ormai persa, se non addirittura il raddrizzamento di un torto. Persino la tanto decantata giornalista di Report, Milena Gabanelli ha affermato che aumentare l'età pensionabile è stato un atto sacrosanto, credendo che tutti facciano un mestiere come il suo. Forse sono distratto, ma non ho ancora sentito nemmeno i vari Landini o Giraudo parlare del ripristino del retributivo e dell'abbassamento dell'età pensionabile. Il momento non è propizio? Quello che è fatto è fatto bisogna andare oltre? Oltre cosa? Il baratro? Stiamo di nuovo soccombendo ad una logica vecchia come il mondo: dare per scontato che la ridondanza di un messaggio e la sua pervasività equivalgano alla verità, soprattutto se a diffondere il messaggio è il tuo avversario. La Fiom vuole fare un suo partito? Parli chiaro o vada la diavolo.
Disgraziatamente da quando sono riusciti a conculcarci l'idea della necessità del risanamento dei conti stiamo ormai giocando sul loro terreno. Basta fandonie, basta farsi incantare da liberisti con la faccia pulita e la tessera del Pd in tasca. Ormai è evidente che la teorie neoclassiche e liberiste, che coniugano pareggio dei conti con privatizzazioni, liberalizzazioni e tagli della spesa pubblica, rappresentano una sciagura biblica, ma seppure volessimo mantenerci in una dimensione puramente contabile, anche in quel caso soldi ce ne sarebbero in abbondanza per pagare pensioni e welfare. Se non fosse che la questione è del tutto ideologica. Lo stato liberale non è concepito come sistema di garanzie e di tutela del bene comune, bensì (nella sua accezione più “ nobile”) come teatro della realizzazione delle istanze del singolo, che nella sua applicazione pratica si traduce nel mantenimento delle diseguaglianze come sistema armonico di funzionamento della società. A corollario di questa ideologia di merda si sono inventati l'idea della "ricchezza che cola” negli strati più bassi. In pratica ci hanno messo a credere che produrre ricchezza, e quindi ricconi, è necessario, poiché chi produce ricchezza ne fa poi colare un po' nei pertugi degli affamati e oltretutto dinamizza la società. Come dire facciamo ingrassare i ricchi così almeno mangeremo le briciole e ci terremo in allenamento.
Ribaltare questo paradigma non solo è sacrosanto, ma è anche necessario se non vogliamo continuare ad affidare le nostri sorti a gente come la Camusso, che si differenziano dalle Fornero solo perché hanno un parrucchiere diverso.