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mercoledì 17 ottobre 2012

Non fateci celebrare il funerale della sanità pubblica

di Ivan Cavicchi da il fattoquotidiano

Il 27 0ttobre a Roma ci sarà la manifestazione nazionale dei medici per protestare contro il definanziamento del sistema sanitario deciso dal governo Monti. Ben 27 sigle sindacali mediche una volta tanto hanno messo da parte le divisioni per riunirsi sotto uno slogan assai significativo: “Diritto alla cura e diritto di curare”. La manifestazione prevede un funerale simbolico alla sanità pubblica e alla professione medica con tanto di carro funebre, cavalli e banda al seguito. Io andrò a questa manifestazione e credo che dovrebbero aderire tutti coloro che difendono l’art. 32 della Costituzione, che si occupano dell’inviolabilità del diritto alla vita, di dignità della persona, di umanizzazione, le altre professioni sanitarie, e le rappresentanze dei cittadini. Dopo le notizie di oggi sugli ulteriori tagli inseriti nella legge di stabilità, credo che la partecipazioni diventi obbligatoria. In cuor mio credo (vedi il mio primo post) che staccare la spina a un diritto vitale come quello della salute varrebbe uno sciopero generale. Se è vero come si sta sostenendo a proposito dell’Ilva che la salute è un valore intangibile, e se è vero che l’Ilva e la spending review compromettono questo valore non si capisce perché la prima è condannata e la seconda no. Che senso ha il diritto alla salute senza un welfare sanitario?
Nel giugno 2008 a Fiuggi si tenne la prima “Conferenza nazionale della professione medica”, organizzata dalla Fnomceo e da una analoga intersindacale medica, che si concluse con delle “dichiarazioni di consenso”: difesa del servizio pubblico, ripensare la formazione del medico, garantire la necessaria autonomia professionale, nuovo medico ecc. Dichiarazioni che restarono lettera morta ma che già allora e comunque con pesanti ritardi rispetto ai cronici problemi della professione, ci dicevano come il medico si trovasse in una scomoda posizione: tra un inedito cambiamento epocale (post modernità) che gli richiede dei ripensamenti, e la crisi di sostenibilità economica dei sistemi di welfare (post welfarismo) che gli condiziona la professionalità. Quindi tra ritardi storici e crisi. Il medico in sostanza fermo nella sua invarianza le prende sia dalla postmodernità che dal postwelfarismo. Da una parte è perseguitato dal contenzioso legale fino a essere costretto a rifugiarsi nella medicina difensiva, dall’altra con le limitazioni economiche la sua prassi è condizionata al punto da mettere seriamente in discussione ortodossia e deontologia.
Oggi le ragioni economiche chiedono ai medici di non essere medici e di diventare altro cioè delle burocratiche trivial machine. I medici, salvo naturalmente le tante eccezioni, non sono più visti come benefattori ma come controparti di spesa o controparti dei cittadini cioè come problemi non come soluzioni. Di motivi per avercela con loro ce ne sono tanti ma non abbastanza per sancire la sfiducia di una intera categoria e del suo immenso patrimonio di umanità. Essi generalmente sono brave persone, oneste e coscienziose, che purtuttavia ogni volta che hanno a che fare con i soldi provocano grossi problemi di spesa. L’intramoenia, la notula per i medici di medicina generale, le quote capitarie, le retribuzioni legate al numero dei posti letto, gli incarichi di responsabilità per le strutture complessse… sono tutti esempi di opportunismi professionali che alla fine ci costano cari. Ma anche con queste criticità in nessun modo è giustificabile una negazione dei valori della professione. Oggi la crisi spinge a negare il senso profondo di questa professione perché considerata prima responsabile della spesa sanitaria senza avere minimamente coscienza dei danni incalcolabili che ne deriverebbero ai cittadini. Per cui è giusta la protesta. Ma se la mobilitazione non sarà sostenuta da una adeguata progettualità, essa rischia di ridursi in una drammatica testimonianza di impotenza. Bisogna rispondere alla spending review rispondendo alle sfide del nostro tempo. Non si vince la battaglia per il futuro restando nel passato. Serve un ripensamento del medico e quindi quella “riforma mai fatta” di cui ho parlato nel post precedente. Dobbiamo dire noi quale medico vogliamo il che non è possibile senza prima chiarire quale medicina vogliamo… senza aspettare rassegnati di essere ridotti a quello che non possiamo né diventare né essere.


sabato 13 ottobre 2012

27 Ottobre: manifestazione nazionale a Roma. Una botta di vita

A parziale rettifica del post precedente, volevo precisare che il 27 Ottobre ci sarà si uno sciopero nazionale con tanto di manifestazione a Roma, ma per quanto mi è dato sapere riguarderà solo il comparto della sanità. Uno scioperò indetto dalla quasi totalità delle sigle sindacali operanti in ambito sanitario. 
Parallelamente si svolgerà il NO-Monti Day, una manifestazione contro le politiche liberiste del governo Monti, organizzata da varie sigle della sinista e dai movimenti. 
Salvo ulteriori sviste dovute a carenza di informazioni, questo è quanto.
Lo sciopero della sanità è importante, non solo per gli ovvi contenuti di opposizione ai tagli sempre maggiori al comparto sanitario, che mettono in ginocchio la sanità pubblica e l'erogazione di servizi essenziali, con la conseguenza di favorire il privato, ma anche perché, unitamente alla manifestazione anti-Monti, esprime un minimo segnale di ripresa dei parametri vitali di una società civile, al momento in piena depressione e profondamente astenica. 
Entrambe le manifestazioni sono importanti, eppure tanto più sono importanti, tanto meno sono pubblicizzate, e questo è inspiegabile. Si ha l'impressione che la convinzione generale sia quella che non valga la pena investire troppo in qualcosa che potrebbe rivelarsi una fallimento. Ovviamente questo è il meccanismo classico per cui si determinano i fallimenti. 
Credo purtroppo che alla base di tutto ci sia un retro-pensiero pericoloso che riflette la consapevolezza che i vincoli imposti dall'Europa possano rappresentare una trappola dalla quale è impossibile sfuggire. 
Un sentimento depressivo davvero pericoloso. 
Per questo motivo occorre sprecare un  po' di energie per far capire alla gente che l'agenda Monti non è vangelo e che ci sono alternative credibili. Già ma quali? 
Barnard con la sua MMT è l'unico che mostra sicurezza e fornisce una teoria organica alternativa al "neoclassicismo" montiano. Gli altri balbettano. Queste cose si notano e non promettono niente di buono.


giovedì 11 ottobre 2012

27 Ottobre. Sciopero generale, una botta di vita.

Credo che di parole ne abbiamo dette tante e tante angherie da questo governo fraudolento abbiamo subito. E' ora di passare ai fatti.
Il 27 Ottobre è stata indetto uno sciopero generale da sindacati irregimentati, screditati al punto giusto e per giunta affetti da un letargismo resistente a qualsiasi stimolo naturale o artificiale. Non importa. Può comunque essere l'occasione per dire la nostra su questo governo e le sue politiche volutamente suicide che ci condannano ad un'era geologica di sottomissione e di povertà, con sopra la testa il ricatto costante della scarsità.
Non vogliamo la scarsità, rivogliamo la sovranità nazionale e la nostra moneta per gestirle democraticamente.
Non sprechiamo questa occasione, c'è il serio rischio che il senso dell'inutilità di qualsiasi azione, la frustrazione e la perdita di ogni istinto vitale, abbiano il definitivo sopravvento su di noi.

venerdì 25 maggio 2012

Statali, che aspettiamo?


Che aspettiamo a rispondere per le rime a questa accozzaglia di miliardari privilegiati? Non ci bastano le sparate di quella signora spocchiosa, orgogliasamente odiosa e antipatica, che ci tratta come servi impuniti sorpresi a rubare le briciole che cadono dalla sua mensa? Non ci basta il collaborazionismo dei vari sindacati compresa la signora in giallo, in arte Camusso? Non siamo stanchi di sentirci rappresentati da partiti come il Pd, complice di questa ignobile rapina ai danni dei più poveri, benedetta dall'Europa? Con una mano ci hanno bloccato i contratti, aumentato l'età pensionabile, dilazionato le liquidazioni e con l'altra ci hanno aumentato le tasse e tagliato i servizi. Dulcis in fundo adesso, per ragioni di equità con gli altri lavoratori ovviamente, vogliono licenziarci in massa per il bene dell'economia. Con quale faccia da culo uno può affermare che il bene di una data funzione sia sganciato dal bene di coloro a cui la stessa funzione si rivolge? Non paghi della loro foga affamatrice si sono anche dati a quello che sta diventando lo sport nazionale del “dagli allo statale”. Ci additano come inetti, fannulloni, lavativi, assenteisti, mangiapane a tradimento, sguinzagliano gli sgherri della loro TV contro di noi, contrabbandando il cappuccino al bar con le ruberie infami di una classe politica impunita. 
Nessuno cerca di vedere il quadro generale: pubbliche amministrazioni allo sfascio, paghe fra le più basse d'Europa, dirigenti inetti, gli stessi a cui spetterebbe il compito di decidere chi deve restare al suo posto e chi no, piazzati ai loro posti dalla politica, disorganizzazione, assenza di incentivazioni reali e di programmazione. Per finire un ambiente tossico in cui lavorare, inquinato da corruzione, clientelismi e favoritismi. 
Certo nessuno è perfetto ed anche i travet avranno le loro colpe, ma la loro vita in generale è monotona, frustrante e miserevole e per risovere tutti i problemi che ci sono l'unica soluzione che si trova è buttare a mare la gente, come fosse zavorra in una nave che sta affondando.
Ovvio che il problema non riguarda solo gli statali, ma se uscissimo da guscio in cui ci siamo rintanati, paralizzati dalla paura dell'incerto, e dessimo il buon esempio?
Uno sciopero generale, in totale autonomia dai sindacati gialli, sarebbe un buon inizio.