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martedì 12 maggio 2015

Ferrero: «Subito una costituente di sinistra»

di Daniela Preziosi da Il Manifesto



È giorno di brin­disi per Paolo Fer­rero, segre­ta­rio di Rifon­da­zione comu­ni­sta. È sod­di­sfatto per il risul­tato del primi giro di ammi­ni­stra­tive del nord: «A Bol­zano siamo a due cifre, va bene anche Aosta e Trento. Un bel risul­tato per far par­tire la costi­tuente della sinistra».
Segre­ta­rio, ci spie­ghi cos’è que­sta ’costi­tuente della sini­stra’ che proponete.
Biso­gna lavo­rare all’unità delle forze di sini­stra per costruire uno spa­zio in cui pos­sano par­te­ci­pare a pari grado tutti, iscritti e non ai par­titi. E i non iscritti solo la mag­gio­ranza da coin­vol­gere. Lo ave­vamo detto al con­gresso dell’anno scorso, usando lo slo­gan «costruire la Syriza ita­liana». Oggi la rilan­ciamo a par­tire dalle tante novità, come l’uscita di Civati dal Pd.
Una cosa chia­mata ’costi­tuente della sini­stra’ non rischia di tenere alla larga gli elet­tori meno pro­pensi alle appar­te­nenze ideologiche?
La parola sini­stra si può decli­nare in molti modi. Io use­rei una triade in ordine alfa­be­tico: anti­li­be­ri­sta, del basso con­tro l’alto, di sini­stra. Un pro­cesso che prende il meglio di Syriza e il meglio di Pode­mos: mette insieme la cri­tica al libe­ri­smo e la cri­tica alla poli­tica come cosa sepa­rata. Non penso a un par­tito ma a una sog­get­ti­vità con pochi ele­menti chiari di pro­gramma e la capa­cità di tenere assieme i mille modi in cui oggi la gente fa poli­tica: penso ai comi­tati, ai tanti inse­gnanti che in que­sti anni hanno resi­stito. Gente che sa che la patri­mo­niale è una neces­sità per­ché i ric­chi sono sem­pre più ric­chi. Che ha capito che è falsa la tesi che non ci sono i soldi.: i soldi ci sono, ma li stiamo con­ti­nuando a rega­lare alla spe­cu­la­zione finan­zia­ria. L’anno scorso abbiamo dato 85 miliardi di inte­ressi agli spe­cu­la­tori. La crisi non è scar­sità, ma ric­chezza mal­di­stri­buita. Il con­tra­rio di quello che dicono Renzi, Grillo e Salvini.
Per chi ha visto nascere e morire alleanze e fede­ra­zioni di sini­stra, uno dei det­ta­gli rive­la­tori della durata è se ven­gono sciolti o no i par­titi che si met­tono insieme. Vi scioglierete?
No, ma il pro­blema è dove risiede la sovra­nità. Io non pro­pongo una fede­ra­zione con diritti di veto, ma una costi­tuente vera con piena sovra­nità. E dove ci saranno dif­fe­renze poli­ti­che, si fac­ciano refe­ren­dum fra chi ne fa parte. Non dob­biamo river­ni­ciare quello che c’è già o fare una nuova sini­stra arco­ba­leno. Anche per­ché oggi l’opposizione non basta più, la sini­stra deve can­di­darsi a gover­nare con un pro­getto poli­tico nuovo. Ero con­tra­rio alla sini­stra di governo quando signi­fi­cava gover­nare con il Pd, ma ora non pos­siamo più limi­tarci alla testi­mo­nianza, dob­biamo pro­porre un’alternativa con­creta e non ideo­lo­gica su cosa si può fare sul lavoro, sul reddito.
Ha lan­ciato la ’costi­tuente’ già al con­gresso di un anno fa. Nel frat­tempo è suc­cesso di tutto. Con­ti­nua a fare la stessa proposta?
Non riven­dico pri­mo­ge­ni­ture e non sono affe­zio­nato alle for­mule. Se c’è una parola migliore, benis­simo. La sostanza per me è che si costrui­sca un pro­cesso che colga tutti gli ele­menti di novità, com­presi i volti chi lo deve rap­pre­sen­tare. Fer­rero non si can­dida a por­ta­voce, per essere chiaro. La crisi del neo­li­be­ri­smo si vede da anni, ma oggi si vede a livello di massa. La crisi del Pd oggi è evi­den­tis­sima, a me inte­ressa che que­sta con­sa­pe­vo­lezza dif­fusa ora trovi un sog­getto all’altezza della sfida.
Porte aperte a chi esce dal Pd?
Per me il per­corso o è uni­ta­rio o non ha nes­sun senso. Chi se ne va dal Pd non solo sta cri­ti­cando quello che è diven­tato quel par­tito, ma sta pro­po­nendo anche con­te­nuti poli­tici con cui sono in sin­to­nia, dal lavoro al welfare.
Dal Pd si aspetta altri addii?
Sì, altri pren­de­ranno atto che lì non c’è pos­si­bi­lità di cam­biare le cose. Noi dob­biamo aprire subito il pro­cesso costi­tuente, e tenerlo aperto. Anzi, per l’ultimo che arri­verà, come dice il van­gelo, ucci­de­remo il vitello grasso.
Come sce­glie­rete il leader?
È l’ultimo pro­blema. Que­sta atten­zione osses­siva sul lea­der è l’altra fac­cia del senso di impo­tenza sociale. In un paese in cui la gente viene con­vinta che non conta niente, si aspetta il mira­colo, l’uomo della prov­vi­denza. Fran­ca­mente non vedo Pablo Igle­sias can­di­darsi a fare il lea­der qui in Ita­lia. E allora impa­riamo dal movi­mento della scuola: un pro­ta­go­ni­smo di massa e dal basso, che sta obbli­gando il governo a trat­tare, ma non c’è un lea­der. Così dob­biamo fare noi, poi nel per­corso i migliori ver­ranno fuori. Di lea­der ne abbiamo avuti, anche a sini­stra, ma se non c’è un pro­getto un lea­der non regge oltre sei mesi.
A pro­po­sito di lea­der, per Lan­dini chi si can­dida in poli­tica è fuori dalla coa­li­zione sociale.
Fa bene. Con la coa­li­zione sociale lavora sui con­te­nuti, cosa di cui c’è ultra­bi­so­gno. Ma come un sin­da­ca­li­sta che si can­dida in poli­tica dà le dimis­sioni, così chi sta nella coa­li­zione sociale non lo fa per rac­co­gliere con­senso in politica.
Que­sto vuol dire che chi come lei sta in un par­tito sta fuori dalla ’ coa­li­zione sociale’?
Non neces­sa­ria­mente. Quello della rap­pre­sen­tanza è un ter­reno spe­ci­fico, ma non l’unico della poli­tica. Lan­dini ha preso il meglio dell’autonomia sin­da­cale. Noi invece dob­biamo fare una sini­stra che si pone anche sul ter­reno della rap­pre­sen­tanza. E penso che fra que­sti due pro­getti ci possa essere una siner­gia più che positiva.
Bar­bara Spi­nelli lascia la lista dell’Altra Europa, dice che vi siete snaturati.
Mi dispiace, ma con­fido che il per­corso che stiamo facendo possa farla ricredere.

venerdì 31 agosto 2012

Lista unica degli "anti Monti" anche senza falce e martello

"Proponiamo ai movimenti, ad Alba e a tutte le forze della società civile e quelle sindacali di fare una lista comune e aperta". Il portavoce della Fed vorrebbe il rosso, ma ai movimenti civici piace l'arancione.


Se Sel allontana la prospettiva della lista unica con il Pd, il coniuge separato Rifondazione comunista (che aderisce alla federazione della sinistra) invece lo avvicina. A grandi passi e persino a prescindere dalla legge elettorale. «Noi siamo contro il porcellum e contro la legge finto proporzionale che Pd, Pdl e Udc stanno preparando al solo scopo di rendere necessarie le alleanze dopo il voto», ha detto mercoledì sera a Modena Paolo Ferrero (nella foto), durante un dibattito con Giuliana Beltrame dell'Alleanza lavoro benicomuni ambiente. «E tuttavia, comunque vada a finire il balletto della legge elettorale, proponiamo ai movimenti, ad Alba e a tutte le forze della società civile e quelle sindacali di fare una lista comune, aperta, scelta dal basso e in maniera democratica, con il criterio di una testa un voto. Rifondazione comunista certo non si scioglie. Ma è disponibile anzi propone di ragionare su una lista comune, con un simbolo immediatamente riconoscibile dal popolo della sinistra. E un programma che ci candidi a governare in alternativa alle politiche neoliberiste di Monti, di Merkel e della Bce».

Il simbolo, per il segretario Prc, potrebbe essere una semplice bandiera rossa, o qualcosa che identifichi una sinistra senza aggettivi. In realtà Alba al rosso preferisce l'arancione, come tutti i movimenti civici sulla scia della primavera dei sindaci. Ma intanto la proposta del Prc è lanciata. E domani a Roma una riunione dell'esecutivo di Alba, la prima dopo le vacanze, valuterà la road map dell'autunno, che porterà alla decisione finale di se e come partecipare al voto. 

sabato 4 agosto 2012

La politica al Bar dello Sport 3


Capisco che la soluzione non è semplice, ma credo che occorra cercare in tutti i modi la via dell’unità. Il caso è urgente e come recita il Manifesto dei beni comuni “ non c’è tempo”. Eppure come direbbe il buon Brecht, tanto per stare ai luoghi comuni culturali maggiormente noti, “è la semplicità che è difficile a farsi”. Sarebbe bello se si trovasse un comun denominatore fra tutte le forze che si oppongono ad una politica di aggressione dei diritti del lavoro e delle sue tutele, oltreché del bene comune, ma c’è sempre qualcosa nella politica dei buoni che va in un senso centrifugo anziché centripeto. La scomposizione sociale, con la produzione di differenti embrioni di pensiero e di visioni multiformi di società, costituisce una ricchezza in periodi di espansione del ciclo produttivo e permette una sintesi certo di migliore qualità del prodotto sociale e politico, ma nella fase in cui siamo, dove si deve conciliare la difesa del reddito con la crescita economica e con la salvaguardia delle risorse naturali, in un contesto di grave precarietà degli equilibri sociali ed ambientali, l’unità nell'emergenza e nella ricerca di soluzioni generali, è l’unica medicina possibile.
Cosa ci riserva il futuro politico? A ben guardare almeno due blocchi di consistenza imprevedibile nel fronte delle opposizioni al liberismo più sfegatato: il primo composto presumibilmente da Di Pietro, Ferrero, parti del sindacato non giallo e i movimenti come ALBA e chissà cos’altro e l’altro quello delle liste civiche, capitanante dai sindaci con De Magistris in testa. Ragionando secondo i criteri statistici da Bar dello Sport, queste formazioni potrebbero potenzialmente incamerare un 10-15 % del consenso elettorale. Se consideriamo più o meno la stessa percentuale anche a Grillo, potremmo raggiungere un 30% di consensi per un’area virtualmente antiliberista o meno marcatamente liberista (ammesso e non concesso che Grillo si possa inscrivere al club dei fautori di una politica economica non allineata). Tutto ciò escludendo la sciagurata ipotesi delle liste civiche come stampella del Pd e di SEL (quest'ultimo a quanto pare definitivamente uscito dalla compagine dei buoni). Sull’altro fronte si collocano le destre montiane, tatcheriane o semplicemente paracule. In pole position abbiamo l’alleanza Pd/Vendola con la fiche di Casini da usare come rilancio dopo le elezioni, che potrebbe attestarsi sul 20-25%.  Segue il blocco degli astensionisti al 20-25% anch'esso e della destra cialtrona berlusconiana o post berlusconiana con un 15-20%. E qui abbiamo una grossa incognita, perché se buona parte dei ceti sociali di riferimento di questa parte politica non si ritiene sufficientemente tutelata e garantita da Casini, potrebbe ricompattarsi attorno ad un asse ricostituito Pdl-Lega e altre briciole, a meno di un offerta più allettante alla Montezemolo, concedendo percentuali decisamente maggiori al partito di Berlusconi. Difficile, considerando la crisi che stanno attraversando berlusconiani e bossiani, ma dall'imbecillità di una bella fetta di italiani c'è da aspettarsi di tutto. Credo che nella loro profonda cialtronaggine e disonestà intellettuale, certi ceti sociali parassitari e para-delinquenziali italiani, malgrado il disastro berlusconiano, avrebbero ancora lo stomaco per una scelta siffatta, considerata come quella più garantista dal punto di vista degli interessi di determinate categorie, anche a costo di dover pagare lo scotto del dilettantismo politico e dell'ingovernabilità dello stato. Comunque lo scontro fra due destre: quella di Bersani e quella dei berlusconiani con le frattaglie della lega, potrebbe addirittura risultare provvidenziale per i benecomunisti e per la sinistra, lasciando un ampio margine ad una terza coalizione alla loro sinistra.
Sarebbe facile a questo punto dire che se si trovasse un accordo fra Grillo e la sinistra antiliberista con Di Pietro, si avrebbero grosse chance di vittoria, considerando che molti dei militanti di SEL e del Pd, con una compagine convincente e dai grandi numeri in campo, potrebbero cambiare bandiera e che molti indecisi e astensionisti potrebbero convincersi a scommettere sul cambiamento. Ma come si dice dalle mie parti: “troppa grazia Sant’Antonio”.

lunedì 16 luglio 2012

Sul fiscal compact

di Paolo Ferrero
FISCAL COMPACT è STANGATA DA IMPEDIRE. BENE LA LINKE SU RICORSO A CORTE COSTITUZIONALE IN GERMANIA. PD FA SCELTA DI CAMPO SCHIERANDOSI CON DESTRA NEOLIBERISTA
Il Fiscal Compact è una stangata pazzesca e va assolutamente bloccato. In Italia, così come in Germania, dove a settembre la Corte Costituzionale si pronuncerà sulla compatibilità dell’Esm e dello stesso Fiscal Compact con l’ordinamento giuridico tedesco, grazie al ricorso presentato proprio dai rappresentanti della Linke (il partito che fa parte come Rifondazione della Sinistra europea, ndr). Quanto all’Italia, il Partito Democratico fa una scelta di campo pesantissima, schierandosi con la destra neoliberista, nell’appoggiare questo disastro di stangata da 45 miliardi all'anno.
Bene, ma occorre più visibilità nell'agire. La gente è convinta che questo sia il migliore dei mondi possibili e che in tempi di magra l'unica cosa che si può fare è tagliare. Ribaltare questo teorema  sarà dura, ma se la maggioranza delle persone non si convince che l'austerità è una trappola ben congegnata, non ce la faremo. Il conflitto è a zero, la gente è annichilita. Purtroppo l'unica voce dissonante che riesce a superare il filtro del regime e della sua propaganda servile è quella di Grillo. 
La sinistra paga enormi errori e ritardi. Anche ALBA si attarda, impantanata  in fantasiosi marchingegni procedurali, credendo che politica e procedura siano la stessa cosa.
Bisogna fare uno sforzo di fantasia e rendere palese un'alternativa credibile o siamo fritti.(F.C.).
 
 

giovedì 10 maggio 2012

Paolo Ferrero: "Un voto anti-governo. E adesso cacciamolo via"


da Il Manifesto


Segretario Ferrero, molti leggono nel voto nei comuni un voto contro Monti. Se così fosse la manifestazione di sabato 12, indetta dalla Federazione della sinistra contro il governo, dovrebbe essere sterminata.
Magari fosse così semplice. Certo è che il voto boccia nettamente la politica di Monti. In altri paesi d'Europa la protesta ha preso la strada della sinistra. In Italia il senso comune è stato spostato dai mass media dalla speculazione al debito, e dal debito ai costi della politica. E quindi il grosso del voto di protesta è finito sulle liste di Grillo. Ma senza dubbio ha perso Monti e le forze che lo sostengono.

Il Pd sostiene di aver vinto tra le 'macerie' degli altri.
Rispetto alle regionali, il Pdl e la Lega hanno perso due voti su tre, il Pd uno su tre, l'Udc un po' meno. Noi e Sel restiamo fermi, Grillo va avanti. Per questo la scomunica di Grillo è assurda. Ripeto, nei fatti è il canale in cui si è espressa la giusta protesta. Per noi però la critica alla politica è sacrosanta, ma ci vuole anche quella alla politica economica: quindi difendere l'art. 18, nazionalizzare le banche, colpire la speculazione.

Il successo di Grillo è tutto merito dei media?
Il tema dei privilegi è vero, ed è stato un errore anche nostro non fare la lotta ai privilegi con durezza. Ma sostenere che il problema dell'Italia sono gli stipendi dei parlamentari è una mistificazione, rispetto agli 80 miliardi di interessi sul debito ovvero alla tangente che paghiamo alle banche per colpa del fatto che ci finanziano gli speculatori anziché la Banca centrale. È una mistificazione parlare dei costi della politica e non del fatto che Italo Ntv (il nuovo treno veloce di Montezemolo, ndr) si trova a gestire una baracca da milioni grazie ai privilegi concessi, in pieno conflitto di interesse, dallo stato.

Anziché indire un corteo da soli non poteva cercare di allargare il fronte?

Siamo mesi che ci sgoliamo in appelli all'unità che cadono nel vuoto. Alla manifestazione contro il debito, a Milano, ci siamo resi conto che o partivamo o non si faceva nulla. Abbiamo lanciato la mobilitazione con due connotazioni: la presenza delle soggettività sociali e le rappresentanze dei partiti europei, dal Front de gauche alla Linke. Sarà con noi Alexis Tsipras, il candidato della sinistra greca che era con noi a Genova nel 2001. Ma la consideriamo un punto di partenza. Speriamo che scaturisca un'iniziativa unitaria contro Monti, contro le politiche europee e contro il fiscal compact.
Non crede che sul fiscal compact Monti stia cambiando linea, dopo la vittoria di Hollande in Francia?
Monti è politicamente il cameriere di Merkel e un estremista della linea opposta ad Hollande: un liberista della Goldman Sachs, tra i protagonisti delle politiche che hanno creato la crisi. Era persino consulente del ministro Pomicino nella stagione in cui in Italia si scavava il fosso del debito.
Non crede che Hollande riuscirà a cambiare il segno delle politiche economiche europee?
I popolari e i socialisti troveranno una mediazione, e sarà appiccicare al fiscal compact un po' di eurobond. La chiameranno 'crescita'. Monti sarà d'accordo e per l'Italia significherà 45 miliardi di tagli in più ogni anno, oltre al pareggio di bilancio e a tutte le stangate in corso. Gli effetti recessivi del fiscal compact sono infinitamente più pesanti delle quisquilie sulla crescita.

Chiederà ai suoi compagni del Front de gauche di rompere con Hollande?
So che noi ci batteremo contro, e dico 'noi' perché il gruppo della Sinistra europea ormai si incontra almeno ogni due mesi per discutere insieme, ora abbiamo in programma una manifestazione comune contro la Bce. Giustamente il Front ha appoggiato Hollande, meglio lui che Sarkozy.

Anche per voi varrà la regola meglio Bersani che uno di centrodestra?

Per ora non siamo al voto, siamo all'urgenza di fermare Monti. Ha perso le elezioni e noi ora vogliamo farlo cadere. La sua permanenza non è indifferente: se l'Italia non approverà il fiscal compact e il pacchetto Fornero sarà meglio per tutti. Stiamo raccogliendo le firme contro la cancellazione dell'art. 18, e se sarà legge faremo di tutto per cancellarlo con un referendum. Ci pensi bene chi lo vuole approvare. Facciamo un appello per l'unità di tutte le forze della sinistra che si oppongono a Monti, Sel, Idv - con la quale abbiamo fatto una splendida esperienza in Sicilia alle amministrative - ai movimenti, a 'Alba', alla sinistra diffusa.

E il Movimento 5 stelle?
Se volesse, nulla in contrario. Tutti insieme per un'opposizione efficace. Serve anche un sindacato più netto: bene la manifestazione, ma mi sarei aspettato uno sciopero generale. In Grecia, in Francia e in Spagna l'opposizione dei sindacati al neoliberismo è durissima. Napoli e Milano prima, Genova e soprattutto Palermo oggi, dimostrano che dobbiamo abbandonare lo spirito minoritario, quello che spinge ad andare dal Pd con il cappello in mano. Il voto dice che fra noi, Idv e Sel c'è una forbice più stretta di come dicono i sondaggi: insieme saremmo forti. Poi, eventualmente, sarà diverso anche discutere di alleanze.

Lei faceva lo stesso appello prima del voto. Non le sembra che oggi il Pd sia più interessato a un'alleanza a sinistra?
È un'ipotesi. Un'altra è che il crollo del centro accentui la tendenza a 'tirarli' dalla loro parte. Dico ai compagni di Sel, all'Idv, ai movimenti: smettiamo di aspettare il Pd, iniziamo noi la partita. Uniamoci per far cadere Monti.
Sel e Idv invocano l'alleanza con il Pd. In questo caso la Fds che farà?
In politica le subordinate servono solo a finirci dentro. Quindi mi batto per un processo unitario, in una forma federata o confederata o di alleanza. Nessun piano B.

sabato 11 febbraio 2012

Intervista de Il fatto quotidiano a Ferrero “Sì a Di Pietro, noi insieme contro l’inciucio”

da paoloferrero
 
Ferrero del Prc risponde all’appello del segretario Idv
-Di Fabrizio d’Esposito-
Paolo Ferrero, ex ministro del governo Prodi, ha appena terminato una riunione con Maurizio Landini, per la manifestazione nazionale che la Fiom terrà a Roma il 18 febbraio, sabato prossimo. Ferrero è il segretario di Rifondazione comunista che insieme con il Pdci di Oliviero Diliberto forma la Federazione della Sinistra. Sul fatto di giovedì scorso, Antonio Di Pietro ha proposto una lista civica nazionale contro l’inciucione tra Pdl, Pd e Terzo polo, che vorrebbe una legge elettorale con sbarramento tra l’8 e il 10 per cento per istituzionalizzare la Grande Coalizione permanente e tenere fuori tutti gli altri. L’appello dell’Idv è a Sel, Federazione della Sinistra e nuovi sindaci come Pisapia e De Magistris.
Ferrero, l’inciucio centrista avanza e agita la clava dello sbarramento elettorale contro le cosiddette “estreme”.
Monti non è una parentesi. È un governo costituente che prepara un’uscita da destra dopo il fallimento della Seconda Repubblica.
Un governo di destra appoggiato dal Pd.
Incomprensibile. E peggio di un governo di destra come quello di Berlusconi c’è solo un governo di destra senza opposizione.
Come questo.
Appunto. Perciò dico a Di Pietro che sono d’accordo con lui. Non possiamo solo lamentarci, è l’ora di costruire un polo di sinistra come la Linke in Germania. Dalla crisi della Seconda Repubblica possiamo uscire da sinistra.
La proposta dell’Idv però è legata a un’eventuale soglia di sbarramento alta nella riforma elettorale, se mai il Porcellum sarà archiviato. Altrimenti c’è la foto di Vasto: Pd, Sel e Idv.
Non basta. Guardi che se si votasse oggi con il Porcellum, la foto di Vasto avrebbe bisogno dell’Udc per governare, che al Senato non ci sarebbe la maggioranza. Sarebbe un governo dal profilo moderato, sotto il ricatto di Casini. Non sarebbe una vera alternativa al liberismo.
Ma Di Pietro vuol salvare il “soldato Bersani” dalle spinte centriste nel Pd.
Basta inseguire il Pd, che a sua volta insegue il Terzo polo. Certo, il Pd resta la cosa più vicina a noi, ma dobbiamo prendere atto del quadro sociale e politico. Il governo Monti sta facendo politiche inique e recessive e vuole demolire i diritti dei lavoratori, con una maggioranza ben determinata.
Cioè: Pd, Pdl e Terzo polo.
Sia in Grecia sia Italia si sta formando un blocco centrista destinato a fare politiche convergenti. Che vinca l’una o l’altra, queste forze sono chiamate ad applicare lo stesso programma.
Non c’è differenza.
Per questo è necessaria l’autonomia dal Pd. Dobbiamo costruire un percorso per un governo di cambiamento radicale. Il dibattito sulla legge elettorale sta portando fuori questa necessità, ma io sono a prescindere per questo nuovo polo, che chiamerei di sinistra e dei beni comuni.
Idv, Sel, Federazione della sinistra, nuovi sindaci.
E comitati, associazioni, reti. Insieme su quattro punti: pace; riconversione ambientale dell’economia; allargamento dei beni comuni; difesa dei diritti dei lavoratori. In questi giorni stanno facendo passare sotto silenzio un’altra vicenda grave: la fine del contratto nazionale di lavoro nelle Ferrovie, come ha fatto Marchionne alla Fiat. Monti vuole demolire il sindacato. Non perdiamo altro tempo facciamo un’opposizione costituente.
A prescindere dalla legge elettorale.
Esatto. Facciamo un blocco frontale e comune in difesa dell’articolo 18, che io vorrei esteso a tutti. Se vanno avanti togliendolo e non ci facciamo sentire poi non possiamo lamentarci.
Il leader?
Il dibattito non mi appassiona. Io penso a una forza partecipata, dal basso. Usciamo dal bipolarismo ma anche dal plebiscitarismo. Io sono per un sistema proporzionale che sia rappresentativo in Parlamento di tutto il popolo. Questo bipolarismo basato sul tifo calcistico ha dato tutto il potere ai mercati, ai banchieri, ai poteri forti.
Nei sondaggi la Federazione della Sinistra è intorno al 2 per cento.
Alle elezioni però raddoppiamo sempre, ma non è questo il punto.
Il punto è politico.
I poteri forti adesso hanno anche un altro vantaggio: Berlusconi non c’è più e non possono essere attaccati per questo. Monti non ha opposizione e sta terremotando il quadro politico. È mai possibile che la gente quando sente parlare di riforme pensa ormai sempre al peggio?
La gente è incazzata.
Penso che la politica non serva più a nulla. Non è vero. La politica non è la casta.