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martedì 5 giugno 2012
I teorici dei listoni che vogliono riscrivere la geografia della sinistra
da soggettopoliticonuovo
Le parole di Scalfari, i rimbrotti di Mauro, i progetti dei prof. alla Ginsborg e la discriminante dell’appoggio al governo Monti che taglia in due persino il partito di CDB
Roma. Roberto Saviano non si candida, Ezio Mauro spiega nello spazio pubblico della riunione quotidiana che la lista di Rep. “è una scemenza e un’ossessione della destra” però c’è il Fondatore a far diventare vero il verosimile. In un’intervista al Fatto quotidiano Eugenio Scalfari ribadiva voglia e natura delle ambizioni politiche di quell’area giornalistico-politica e soprattutto il convincimento che Saviano in politica necesse se Bersani vuole davvero vincere le elezioni. Scalfari diceva anche un’altra cosa: che il perno della politica del Pd è stato il sostegno a Monti e che pertanto la compatibilità con una ipotetica lista Landini, pronta alla battaglia contro la riforma della previdenza e per la restaurazione dell’articolo 18 nella vecchia formulazione, è tutta da verificare. Scalfari insomma resta montiano e pensa che anche il Pd debba continuare ad esserlo. Del resto Monti sarà l’ospite d’onore della festa di Rep con intervista pubblica del Fondatore e del Direttore il 16 giugno. Questo passaggio è significativo perché in realtà l’arcipelago liste che agita Bersani e il Pd è attraversato da questa faglia ed è il montismo l’unica discriminante forte tra l’eventuale opzione politica di Rep e le altre. “Se la maggioranza di Monti si splitta in due è solo per la contrapposizione elettorale, non ci sono differenze rispetto alla fase attuale, noi vogliamo occupare lo spazio che lasciano libero, non regalarlo a Grillo” teorizzano gli ex girotondini di Paul Ginsborg oggi Alba, Associazione Lavoro Beni Comuni e Ambiente.
Sono i benicomunisti, quelli che si sono battuti per il referendum sull’acqua – quello è il bene comune numero uno – nuova parola di una sinistra che si definisce antiliberista, alteromondista, guarda come è ovvio a Occupy Wall Street e che dice di voler combattere contro il fiscal compact e i rigorismi europei. “La mia adesione al manifesto di Alba nasce da una profonda sfiducia non nei partiti politici ma nel personale politico”, dice al Foglio Luciano Gallino, autore di un saggio molto frequentato dai bene comunisti”.
“La nostra priorità politica sono i beni comuni e la democrazia partecipata. Per il resto siamo antiliberisti e altero mondisti” spiega Antonio Lucarelli che è il primo assessore comunale italiano ai Beni Comuni, a Napoli, giunta De Magistris, e colloca il movimento “più in zona Mélenchon che non Hollande”. “Ci chiamano professori, ma nel nostro movimento i professori sono solo l’un per cento” dice al Foglio Massimo Torelli di Firenze, quarantenne, amministrativo in una società di informatica che vuole essere definito, lo spiega per iscritto, “uno che aveva la tessera di partito (il Pci) nel secolo scorso”. I testimonial più in vista però effettivamente sono professori: Luciano Gallino, Marco Revelli, Paul Ginsborg, Stefano Rodotà che tuttavia è lanciato da Scalfari come più vicino alla linea Rep, unica candidatura esplicita fatta dal Fondatore nell’intervista al Fatto. Segno che le intersezioni abbondano nonostante la discriminante Monti/non Monti. Che Alba diventi davvero una lista non è certo. Gallino, per esempio, non si canidederebbe mai ma se lo augura: “Certo, servono apparentamenti con partiti o altre liste. Il Pd? Per la verità abbiamo idee diverse”, meglio aspettare la maturazione della foto di Vasto. Già. Troppo incerto il quadro, su questo ha ragione Bersani, dicono. Il ceto medio riflessivo lo deciderà democraticamente nelle varie assemblee che hanno un loro regolamento stringente, “interventi di sette minuti al massimo” scrive Marco Revelli sul sito “nuovosoggettopolitico.it” , insieme al nome e al logo sul quale sono al lavoro due agenzie di Parigi, “perché gli italiani all’estero ci seguono molto” spiegano gli attivisti. In questo senso per loro l’apparentamento con il Pd non è affatto scontato, anzi. La sfida è sempre morettiana nel senso di Nanni versione 2002, “con questi leader non vinceremo mai”, società civile, spinte dal basso. Questo è naturalmente il tratto comune. Sandra Bonsanti, animatrice di punta di Libertà e Giustizia ribadisce al Foglio che per statuto LeG non può diventare una lista. “Però i singoli fanno quello che vogliono. Gustavo Zagrebelsky raccoglie spinte forti in rete per una discesa in politica”, racconta. “Ma non credo che abbia intenzione di fare davvero politica in modo diretto, dovete chiederlo a lui”. Le esitazioni di Libertà e Giustizia sono un po’ come lo schermirsi un tantino risentito di Saviano: sottintendono una visione della leadership politica come peccato a meno che non sia dettata dall’emergenza e in effetti è la stessa Bonsanti a dire ( e lo ha anche scritto in un comunicato) che “la casa brucia”.
I benicomunisti tengono moltissimo al primato su Rep.: dicono che loro si sono mossi prima, il 28 aprile a Firenze già parlavano di liste e impegno. Ma il mondo di Carlo De Benedetti specie alla voce Saviano riscuote rispetto e ammirazione e ispira corteggiamenti. Ora con la precisazione montiana le relazioni sono da ricalibrare. Quanto al Pd, Fassina e Orfini bocciano la lista Rep. un giorno sì e l’altro pure, registrano le smentite di Ezio Mauro, si allarmano per Scalfari e piuttosto offrono ospitalità. Il modello indipendenti di sinistra? Sempre meglio della lista Saviano apparentata nella loro prospettiva. Bersani temporeggia, spia il contesto internazionale, legge le considerazioni finali del governatore Ignazio Visco e intanto dopo aver rinviato la direzione causa terremoto convoca l’assemblea nazionale dei segretari di circolo il 23 giugno. Occupy il territorio, prima dei neogirotondini che saranno snob, ma hai visto mai.
Fonte: Il Foglio 04/06/2012
mercoledì 9 maggio 2012
De Magistris: da Parigi, Atene e Italia una sola richiesta
“Questa e’ l’indicazione per le politiche del 2013 –
sottolinea de Magistris – il protagonismo della cittadinanza arriva dai
movimenti, quindi bisogna trovare subito una formula, o una lista civica
importante, nazionale, che appoggi quella parte che nel centrosinistra
ci vuole stare, o una immediata realizzazione di un soggetto politico
nuovo”
domenica 22 aprile 2012
Lista Civica Nazionale (di destra)
Se accadrà, vorrà dire che sono stato
un buon profeta. Avevo già paventato da tempo la possibilità che
Berlusconi rubasse l'idea di una lista civica nazionale al fronte
benecomunista e forse sta per accadere sul serio. Sembra che fra le
novità di Angelino Alfano ci sia una Lista Civica Nazionale da
affiancare al nuovo partito in gestazione, “la grande novità”
attesa per dopo le amministrative. Ovvio che non c'è nulla di realmente nuovo nella politica berlusconiana, e il riproporre modelli di comunicazione e di marketing, basati
solo sull'effetto annuncio, sa di vecchio, la solita sparata da
piazzisti di mercato. Il punto però non è questo, il
punto è che forse il Pdl ha colto la potenzialità di
una lista civica nazionale quale aggregatore di soggetti politici e
sociali percepiti come autonomi e apparentemente liberi dalla zavorra
di un partito decotto e ampiamente sputtanato, e che tenti di sfruttarla
alla meglio. E' una cosa da non sottovalutare. Probabilmente
Berlusconi metterà dentro la lista personalità altinsonati del
mondo della cultura, dello spettacolo ed anche dell'industria, come
specchietto per le allodole, e dietro le fila magari piazzerà di
sopiatto il solito stuolo di nani e ballerine a compenso dei loro
servigi. Basterà questo a far dimenticare agli italiani le malefatte di
questi signori? La gente ha la memoria corta si dice, e forse è
vero, ma sicuramente la forza di Berlusconi sta nell'offrire al suo elettorato - il quale si sa ha uno stomaco forte e a cui poco importa se hai legami con la mafia o cosucce del genere - un valido pretesto per ricompattarsi. Di sicuro con le batterie di fuoco mediatico delle armate
berlusconiane insieme ad una totale mancanza di scrupoli morali, si
possono fare miracoli, lo dimostra la storia di questi ultimi venti
anni, quando più di una volta Berlusconi è stato dato per
spacciato, ma grazie ad una strategia che ha miscelato un'abile
propaganda all'occupazione sistematica di tutti gli spazi pubblici e
privati, è sempre resuscitato. La società civile italiana sana,
quella che rappresenta la parte migliore del paese, paga lo scotto di
un ritardo notevole nel mettere a punto strategie di aggregazione e
di conquista del consenso in grado di rapresentare un'alternativa
politica credibile. Solo negli ultimi tempi ci si è accorti che
occorre fornire una sponda ad un soggeto politico
probabilmente maggioritario nella società italiana, ma frammentario
e attraversato da una conflittualità endemica, che rappresenta tutti
coloro che hanno a cuore il bene comune. Si è parlato di liste
civiche nazionali e di soggetti politici nuovi, ma si ha
l'impressione che tali proposte non tengano conto dello stato di
emergenza in cui ci versiamo: si rischiano involuzioni autoritarie e
il consolidamento di un'idea dell'economia che considera il pareggio
di bilancio un bene superiore al benessere delle persone e della
garanzia dei loro diritti, celando dietro l'inganno del dato numerico
e il buonsenso dei “conti in ordine” del buon padre di famiglia,
l'intento di spostare enormi risorse dai ceti medio-bassi ad una
classe parassitaria di rentiers. Non è allarmismo né
complottismo, un medioevo prossimo venturo è alle porte, ci attende
un neofeudalesimo e un ritorno a forme spontanee di aggregazione con
una totale riconfigurazione delle soggettività politiche e sociali e la
perdita del concetto stesso di tutela sociale. Occore dare risposte
immediate ed estremamente chiare. Ciò che va compresa è la
necessità di coniugare il momento dell'annuncio e della visibilità
della proposta con quello necessario dell'elaborazone politica e di
costruzione dal basso del nuovo soggetto. Ci potrà essere una
sfasatura fra i due momenti, poiché il momento dell'elaborazione può
richiedere tempi lunghi, con il rischio di annunci altisonanti e
scarsa coesione ed adesione del soggetto politico in questione, ma è
un rischio che si deve correre.
Grillo è stato bravo, ha capito tutto
in anticipo e ha costruito un radicamento sociale partendo dalla rete
e utilizzando parole d'rdine efficaci in grado di recuperare il
malcontento dei milioni di delusi dalla politica. Certo lo ha fatto
anche vellicando gli istinti peggiori della gente e con una buona
dose di irrazionalsmo, ma non si può dire che il Movimento Cinque
Stelle sia solo un fenomeno virtuale e bollarlo semplicisticamente
come antipolitica o neoqualunquismo.
Non è troppo tardi per rimediare, le
premesse per costruire una coalizione vincente ci sono tutte, basta
solo passare dagli annunci sussurrati e nascosti dalle fumisterie del
linguaggio politico, agli annunci chiari, meno cerebrali e un po' di
più di pancia.
martedì 20 marzo 2012
Lista Civica Nazionale a prescindere
Non facciamoci intimidire dalle sortite dei vari Latorre contro Emiliano, e dalle scomuniche del Pd nei confronti dei promotori della Lista Civica Nazionale. Il loro nervosismo è il segno palpabile che abbiamo visto giusto: un listone della società civile è una seria minaccia per questo sitema di partiti e può definitivamente infliggere un colpo mortale a un esercito di zombies che si rifiuta di morire in pace. Non arretriamo, non mostriamo segni di debolezza, contrattacchiamo, mettiamo il dito nella piaga dell'ipocrisia di chi parla di maggiore moralità nella vita pubblica e poi tratta Craxi come un martire. Stiamo parlando di partiti che contano frotte di indagati in più nelle proprie liste, un numero che aumenta di giorno in giorno. Grazie a loro siamo in gara con il Sud America per i livelli di corruzione nella vita pubblica: dobbiamo aver timore di rispondere per le rime a questa gente?
Retrocedere ora per "quattro cozze pelose" sarebbe un tragico errore e perderemmo un'occasione unica per il nostro paese.
Retrocedere ora per "quattro cozze pelose" sarebbe un tragico errore e perderemmo un'occasione unica per il nostro paese.
sabato 17 marzo 2012
Liste civiche e società civile, unico antidoto al berlusconismo
di Paolo Flores d’Arcais, da Micromega (il Fatto quotidiano, 16 marzo 2012)“Tecnici” o non “tecnici”, tra un anno si vota. E ognuno di noi dovrà decidere se giocare il ruolo del cittadino attivo, quello del gregario portatore d’acqua, o rincantucciarsi nell’innocua protesta velleitaria. Ieri il direttore di questo giornale ha ricordato che l’effettiva rappresentatività degli attuali partiti oscilla tra il 4% e l’8%. Il che significa che un 92-96% dei cittadini non sarà rappresentato nel prossimo Parlamento, a meno che la società civile non sappia organizzarsi in prima persona. Quella del privilegio e dell’establishment, lo farà, con Monti, Passera e altri “tecnici” usciti dal cilindro. E quella che vuole un’Italia meno lontana dalla “giustizia e libertà” scritta nella nostra Costituzione, e viene perciò tacciata da quasi vent’anni di “giustizialismo” e di “estremismo”?
Antonio Padellaro ha già spiegato perché non sia più lecito aspettare: se si lascia che i protagonisti delle prossime elezioni siano solo i partiti, ci si fa complici di una sostanziale continuità col berlusconismo, anche se in maquillage. Dunque, una o più liste di società civile, le cui forme di sinergia con i partiti del centrosinistra dipenderanno dalla legge elettorale. E candidati della società civile alle primarie (primarie vere, cioè ad armi pari) se si voterà con l’attuale “porcata”. Dobbiamo lavorarci da subito; alle liste, all’individuazione del candidato, al programma (eventualmente in sequenza inversa).
Dobbiamo, ma “chi”? Il Fatto inizia nei prossimi giorni un viaggio di ascolto politico con i suoi lettori. “Libertà e Giustizia” con Zagrebelsky, Saviano, Eco, sta moltiplicando le iniziative pubbliche. MicroMega è tradizionalmente impegnata in questa direzione. Il mondo del web è ricco di fermenti analoghi. La Fiom ha saputo catalizzare tutti i movimenti di lotta verso un “interesse generale”, esattamente come i sindaci riuniti da De Magistris. Le diverse “sensibilità” di un coerente mai-più-berlusconismo non sono sovrapponibili, ma potrebbero (dovrebbero!) almeno impegnarsi a parlarsi, invitarsi reciprocamente alle rispettive iniziative. Progettare insieme entro l’anno una sorta di “stati generali” della “cittadinanza attiva” ne costituirebbe il naturale coronamento.
Antonio Padellaro ha già spiegato perché non sia più lecito aspettare: se si lascia che i protagonisti delle prossime elezioni siano solo i partiti, ci si fa complici di una sostanziale continuità col berlusconismo, anche se in maquillage. Dunque, una o più liste di società civile, le cui forme di sinergia con i partiti del centrosinistra dipenderanno dalla legge elettorale. E candidati della società civile alle primarie (primarie vere, cioè ad armi pari) se si voterà con l’attuale “porcata”. Dobbiamo lavorarci da subito; alle liste, all’individuazione del candidato, al programma (eventualmente in sequenza inversa).
Dobbiamo, ma “chi”? Il Fatto inizia nei prossimi giorni un viaggio di ascolto politico con i suoi lettori. “Libertà e Giustizia” con Zagrebelsky, Saviano, Eco, sta moltiplicando le iniziative pubbliche. MicroMega è tradizionalmente impegnata in questa direzione. Il mondo del web è ricco di fermenti analoghi. La Fiom ha saputo catalizzare tutti i movimenti di lotta verso un “interesse generale”, esattamente come i sindaci riuniti da De Magistris. Le diverse “sensibilità” di un coerente mai-più-berlusconismo non sono sovrapponibili, ma potrebbero (dovrebbero!) almeno impegnarsi a parlarsi, invitarsi reciprocamente alle rispettive iniziative. Progettare insieme entro l’anno una sorta di “stati generali” della “cittadinanza attiva” ne costituirebbe il naturale coronamento.
venerdì 16 marzo 2012
Piccole liste civiche crescono
Alleluia,
Flores D’Arcais si è deciso a fare sul serio, dopo tanti proclami sulla necessità di fare liste civiche, si è deciso ad impegnarsi in prima persona, mettendo in campo anche la sua rivista Micromega. Ci si è finalmente accorti che se non ci si da una mossa, di questa idea si approprierà Berlusconi, il solo che ha il fiuto per capire da che parte tira il vento, e se il consenso ai partiti è al 4% l’unica alternativa è fare qualcosa che cavalchi l’antipolitica, sfidando il paradosso, che a ben pensarci però è tale solo su un piano logico formale. Problema irrilevante in fondo visto che la gente non legge Aristotele e si fa spesso guidare dall’istinto. Staremo a vedere.
Da parte mia mi candido senz’altro per le primarie
giovedì 15 marzo 2012
Il Riformista è morto,viva la morte
di Rossana
Il Riformista chiude:
Il Riformista chiude:
Emanuele Macaluso, 88enne successore di Antonio Polito alla direzione de “Il Riformista”, sostiene che «il giornale chiude per colpa dei tanti finti giornali che percepiscono gli aiuti destinati ad altri, e perché non ha sponde politiche». Dicono che in questi casi bisogna mantenere un contegno democratico e non gioire mai se una voce dell'espressione di una parte della società civile tira le cuoia, è come giorire dell'estinzione, che so io, di una classe di lepidotteri, ma come si fa. Il problema è che il riformista e i suoi referenti politici, così come la gran parte dei partiti, Pdl e Lega in testa, sono per l'Italia un problema serio e non il frutto di una gioiosa biodiversità. Questo, i pochi politici con un briciolo di dignità non lo capiranno mai e il mondo dello spettacolo si adegua. Santoro invita Cicchitto, la Costamagna la Carfagna. Andiamo!
Avete sentito? Anche Padellaro invoca un'alternativa e fa appello alle liste civiche e alla parte migliore di quest'Italia. Il nostro Blog fa proseliti.
Manca solo qualcuno che si decida a tagliare il cordone ombelicale che ci lega al Pd e poi possiamo cominciare a crescere.
lunedì 12 marzo 2012
Da Vasto a Piazza San Giovanni
Caro Paolo (da ex rifondarolo mi permetto di darti del tu). Io credo che tu abbia ragione da vendere quando dici che la foto di Vasto è ormai sorpassata dagli eventi (semmai sia esisito un tempo in cui l'alleanza col Pd potesse avere avuto un senso). Negli ultimi mesi, con l'adesione del Pd al governo Monti si è creata una frattura netta nell'ambito dell'ex centrosinistra, che ha definitivamente provocato la deriva del Pd verso territori geografici appartenenti alla destra. Ormai, se le vecchie categorie destra/sinistra hanno ancora senso, dobbiamo considerare il liberismo, aldilà dei fatti specifici, il punto nodale che segna il passaggio da una polarità all'altra. Il Pd ha da tempo abbracciato appieno il pensiero unico e mostra uno zelo fanatico nel conformarsi dei suoi principi. Credo per questo motivo che sia necessario prendere atto di una cesura così netta e irrimediabile e operare una scelta coraggiosa, che escluda categoricamente il Pd da qualsiasi progetto politico alternativo, perlomeno per quanto riguarda il governo della nazione.
Quello che intendo affermare in maniera chiara è che non possiamo farci condizionare nelle nostre scelte dagli umori e dalle convenienze tattiche del Pd o sperare in un OPA che scalzi Bersani e tutto l'apparato per mettere al loro posto Vendola e i vendoliani. Ciò che auspico in parole povere è un salto netto rispetto all'attendismo nei confronti di questo partito, giocato sul filo di lana di improbabili tatticismi. Qui non è più questione di tattica né di spingere il Pd a riposizionarsi nel fronte del sinistra. Bersani e soci sono prorpio un'altra cosa rispetto a San Giovanni, ed è impossibile e sconsiderato tornare a vecchi schematismi ulivisti o post-ulivisti. Considero sacrosanta, rispetto alla creazione di un "aggregato di forze" in grado di competere sul terreno elettorale con le destre, l'idea di fare appello a tutta la società civile e a tal proposito stipulare un'alleanza con una Lista Civica Nazionale o un insieme di liste civiche, su punti di programma ben definiti. Diversamente non credo ci siano grosse chance di vittoria. Dalle parti di De Magistris si discute appunto di ciò. Credo che abbiate molto da dirvi.(FC)
Paolo Ferrero da ilfattoquotidiano
La manifestazione della Fiom di venerdì è stata la prima grande manifestazione di opposizione sociale a Confindustria e al governo Monti. Colorata, allegra e combattiva è stata una gran bella manifestazione. Il suo significato non è però solo sindacale. Venerdì la politica si è divisa tra chi si è schierato con il governo Monti e chi si è schierato con i lavoratori metalmeccanici. La linea di divisione è passata esattamente dentro il centrosinistra, con il Pd che non ha partecipato.
A questo punto le strade sono due: continuare ad inseguire il Pd che a sua volta insegue l’Udc, che a sua volta insegue il centrodestra. A me pare una strada senso e senza prospettive: il governo Monti è un governo costituente e non scomparirà con la fine della legislatura. In un modo o nell’altro il prossimo governo sarà la prosecuzione del centrismo di Monti, un po’ spostato da una parte o dall’altra, e il Pd vi sarà impegolato dentro.
Per questo propongo a Sel e Idv un’altra strada: quella di sostituire la foto di Vasto con la foto di Piazza San Giovanni. La gente che era in piazza non ha solo la necessità ma anche il diritto di avere una aggregazione politica di riferimento. E’ possibile oggi in Italia dare vita a una aggregazione a sinistra del Pd che costruisca l’opposizione al governo Monti e alla Confindustria, dia una sponda politica e un punto di riferimento politico alle persone che erano in piazza venerdì e costituisca una aggregazione elettorale unitaria? Io credo che oltre alla Federazione della Sinistra sarebbero disponibili a questo percorso molte realtà sociali, liste civiche, aggregazioni e comitati territoriali. Un polo della sinistra di questo tipo sarebbe significativo anche sul piano elettorale e costituirebbe la vera alternativa alla ristrutturazione neocentrista del sistema politico che il governo Monti sta producendo. Conosco bene le differenze che ci sono tra di noi e infatti non propongo di fare il “partito unico della sinistra”. Propongo di dar vita a una aggregazione stabile, che permetta di mettere in comune le cose che ci uniscono e lasciare fuori dalla porta le cose che ci dividono, in primo luogo la storica tendenza alla divisione che aleggia nella sinistra italiana.
Oggi in Italia abbiamo due destre , quella populista di Berlusconi e quella tecnocratica di Monti ma non abbiamo nessuna sinistra. Invece di continuare a lamentarsi di cosa fanno queste due destre forse sarebbe ora di costruire insieme una sinistra degna di questo nome!
Noi di Rifondazione Comunista e della Federazione della Sinistra ci siamo.
Quello che intendo affermare in maniera chiara è che non possiamo farci condizionare nelle nostre scelte dagli umori e dalle convenienze tattiche del Pd o sperare in un OPA che scalzi Bersani e tutto l'apparato per mettere al loro posto Vendola e i vendoliani. Ciò che auspico in parole povere è un salto netto rispetto all'attendismo nei confronti di questo partito, giocato sul filo di lana di improbabili tatticismi. Qui non è più questione di tattica né di spingere il Pd a riposizionarsi nel fronte del sinistra. Bersani e soci sono prorpio un'altra cosa rispetto a San Giovanni, ed è impossibile e sconsiderato tornare a vecchi schematismi ulivisti o post-ulivisti. Considero sacrosanta, rispetto alla creazione di un "aggregato di forze" in grado di competere sul terreno elettorale con le destre, l'idea di fare appello a tutta la società civile e a tal proposito stipulare un'alleanza con una Lista Civica Nazionale o un insieme di liste civiche, su punti di programma ben definiti. Diversamente non credo ci siano grosse chance di vittoria. Dalle parti di De Magistris si discute appunto di ciò. Credo che abbiate molto da dirvi.(FC)
Paolo Ferrero da ilfattoquotidiano
La manifestazione della Fiom di venerdì è stata la prima grande manifestazione di opposizione sociale a Confindustria e al governo Monti. Colorata, allegra e combattiva è stata una gran bella manifestazione. Il suo significato non è però solo sindacale. Venerdì la politica si è divisa tra chi si è schierato con il governo Monti e chi si è schierato con i lavoratori metalmeccanici. La linea di divisione è passata esattamente dentro il centrosinistra, con il Pd che non ha partecipato.
A questo punto le strade sono due: continuare ad inseguire il Pd che a sua volta insegue l’Udc, che a sua volta insegue il centrodestra. A me pare una strada senso e senza prospettive: il governo Monti è un governo costituente e non scomparirà con la fine della legislatura. In un modo o nell’altro il prossimo governo sarà la prosecuzione del centrismo di Monti, un po’ spostato da una parte o dall’altra, e il Pd vi sarà impegolato dentro.
Per questo propongo a Sel e Idv un’altra strada: quella di sostituire la foto di Vasto con la foto di Piazza San Giovanni. La gente che era in piazza non ha solo la necessità ma anche il diritto di avere una aggregazione politica di riferimento. E’ possibile oggi in Italia dare vita a una aggregazione a sinistra del Pd che costruisca l’opposizione al governo Monti e alla Confindustria, dia una sponda politica e un punto di riferimento politico alle persone che erano in piazza venerdì e costituisca una aggregazione elettorale unitaria? Io credo che oltre alla Federazione della Sinistra sarebbero disponibili a questo percorso molte realtà sociali, liste civiche, aggregazioni e comitati territoriali. Un polo della sinistra di questo tipo sarebbe significativo anche sul piano elettorale e costituirebbe la vera alternativa alla ristrutturazione neocentrista del sistema politico che il governo Monti sta producendo. Conosco bene le differenze che ci sono tra di noi e infatti non propongo di fare il “partito unico della sinistra”. Propongo di dar vita a una aggregazione stabile, che permetta di mettere in comune le cose che ci uniscono e lasciare fuori dalla porta le cose che ci dividono, in primo luogo la storica tendenza alla divisione che aleggia nella sinistra italiana.
Oggi in Italia abbiamo due destre , quella populista di Berlusconi e quella tecnocratica di Monti ma non abbiamo nessuna sinistra. Invece di continuare a lamentarsi di cosa fanno queste due destre forse sarebbe ora di costruire insieme una sinistra degna di questo nome!
Noi di Rifondazione Comunista e della Federazione della Sinistra ci siamo.
domenica 26 febbraio 2012
De Magistris archivia Vasto e rilancia: “Lista civica Nazionale”
Perdonate la megalomania, ma sembra che la proposta del nostro Blog stia prendendo finalmente piede
da articolotre
Il sindaco di Napoli lavora per superare le crepe nel rapporto col Pd. Ma se i “democratici non superano la fase di difficoltà”, propone l’alleanza Idv-Sel-Fds allargata ai sindaci.
LISTA CIVICA NAZIONALE.“Con Emiliano lavoro alla Lista civica nazionale, una forza di appoggio al centrosinistra. Se avremo i voti, da lì nascerà un nuovo soggetto”. E il “filo rosso, il dna di questa esperienza” sarà “il concetto di bene” perchè bisogna partire “dalla riscoperta di valori che liberismo e globalizzazione selvaggi hanno massacrato”. In ogni caso, assicura, non si tratta di personalismi, perché “tutti i sindaci che si stanno impegnando in questo progetto nel 2013 non saranno candidati in Parlamento”. Si tratta invece di “un tentativo molto serio di selezionare una nuova classe dirigente da mettere a disposizione del centrosinistra”.
ORA, ALLEANZA A SINISTRA. “Se andassimo al voto domani – è il ragionamento di De Magistris – sarebbe concepibile solo un’alleanza tra Idv, SeL e Federazione della Sinistra. E allora il Pd non può più eludere il confronto. Il mio auspicio è che il maggiore partito del centrosinistra eviti le trappole che l’attuale fase presenta. Ma non do affatto per scontato che ci riesca”. Tradotto: se Bersani e la sua parte non tengono, si aprono nuove prospettive a sinistra. E De Magistris, che a Napoli ha battuto proprio centrodestra e democratici insieme, vorrebbe recitare un ruolo da protagonista. Se “l’operazione andasse in porto e i risultati dovessero darci ragione – conclude – un minuto dopo le elezioni si porrebbe la questione di costruire un nuovo soggetto. Lo immagino leggero, un movimento di persone credibili che si candidano alla leadership del centrosinistra e al governo del Paese”.
giovedì 9 febbraio 2012
Lista Civica Nazionale e dintorni
"...allora noi facciamo un'alleanza con una LISTA CIVICA NAZIONALE con SEL, la sinistra ecc ecc...", minaccia Di Pietro, quando ormai è evidente l'inciucio fra Pd e Pdl nell'intenzione nemmeno troppo implicita di fare fuori le rispettive ali, lasciando loro l'illusione di poter ancora contare qualcosa. Da bravi commedianti della politica, mentre piazzavano un'amnistia mascherata per lasciare fuori di galera quelli che nello loro fila (e sembra saranno parecchi) rischiano di finirci presto, i nostri hanno anche indetto consultazioni sulla riforma della legge elettorale, convocando persino SEL, che si è fatta blandire senza nemmeno ricevere in cambio il classico piatto di lenticchie (forse fanno gli scemi per non far capire quanto sono furbi).
È fin troppo evidente anche al più sprovveduto, che la mossa di Berlusconi e i suoi è l'ennesima manovra disperata per resuscitare un Pdl ormai in coma. Come dice bene Travaglio, il miracolo, gli è riuscito già tre volte in passato grazie all'unità di soccorso del Pd, perché non riprovarci ancora. Se il popolo delle libertà provvisoria sopravvive anche a questa stagione, in virtù del suo protagonismo nel far finta di mettere una pezza ai disastri che esso stesso ha combinato, riuscirà a far apparire il cavaliere un padre nobile delle repubblica, con l'autorità e il carisma necessari per poter reclamare a buon diritto la presidenza della Repubblica. In questo guazzabuglio apparirà persino naturale che Casini e Berlusconi tornino insieme con la benedizione di Monti, del Vaticano e della finanza internazionale, rispolverando vecchie alleanze e rinnovando un patto di ferro con i loro ceti sociali di riferimento. A questo punto, il Pd cornuto e mazziato resterebbe col cerino in mano e non saprebbe più dove andare a parare. Comunque vada sarà un successo(per il Pdl ovviamente).
Un consiglio: lasciamo che Pd e Pdl si incartino da soli nei loro giochetti, mettiamo da parte le minacce e passiamo all'azione, facciamola davvero questa coalizione con Lista Civica Nazionale, Di Pietro e sinistra.
Un consiglio: lasciamo che Pd e Pdl si incartino da soli nei loro giochetti, mettiamo da parte le minacce e passiamo all'azione, facciamola davvero questa coalizione con Lista Civica Nazionale, Di Pietro e sinistra.
sabato 14 gennaio 2012
Lista Civica Nazionale...finalmente
Leggo sul Fatto Quotidiano di oggi un articolo di Paolo Flores D'Arcais dove finalmente si ripropone con decisione l'idea di "una o più liste autonome di società civile", per mezzo delle quali trasmettere le istanze della parte migliore della società civile italiana e lanciarsi nell'agone politico con una voglia di profondo rinnovamento. È una proposta che questo blog ha fatto sua da tempo e che mi pare essere l'unica proposta seria in grado di coniugare innovazione politica e una diversa idea di rappresentanza, con l'incisività della lotta politica.
Mi fa anche piacere il fatto che si stia facendo strada l'idea di divenire autonomi dal Pd e smetterla di pensare che nessun progetto di alternativa politica possa essere portato avanti senza passare sotto le forche caudine della patologica doppiezza di questo partito.
Per quello che può importare, appoggio pienamente la proposta di Flores D'Arcais e mi metto a disposizione per qualsiasi iniziativa.
Mi fa anche piacere il fatto che si stia facendo strada l'idea di divenire autonomi dal Pd e smetterla di pensare che nessun progetto di alternativa politica possa essere portato avanti senza passare sotto le forche caudine della patologica doppiezza di questo partito.
Per quello che può importare, appoggio pienamente la proposta di Flores D'Arcais e mi metto a disposizione per qualsiasi iniziativa.
sabato 19 novembre 2011
La serietà del male
di Boiardo
Il governo Monti ha davvero una vocazione ecumenica, per non scontentare rifondaroli, no global, indignados e compagnia cantando ha messo Clini all'ambiente, così da dare a tutti i soggetti sopraelencati un motivo per continuare a far sentire la propria voce e per sopramercato ci ha messo pure le flessibilità in uscita del lavoro, l'ICI, la riforma delle pensioni, tagli qui e la e altre cosette che si scopriranno strada facendo.
Il governo Monti ha davvero una vocazione ecumenica, per non scontentare rifondaroli, no global, indignados e compagnia cantando ha messo Clini all'ambiente, così da dare a tutti i soggetti sopraelencati un motivo per continuare a far sentire la propria voce e per sopramercato ci ha messo pure le flessibilità in uscita del lavoro, l'ICI, la riforma delle pensioni, tagli qui e la e altre cosette che si scopriranno strada facendo.
L'ex opposizione ha ormai gettato la maschera definitivamente, buttando alle ortiche ogni briciolo di dignità rimasta seppure ne aveva ancora, e ha fatto il suo giuramento definitivo alla religione di mercato, purché, senza avere pretese eretiche o riformatrici, sia coniugata con l'equità. Equità significa, secondo il lessico di Bersani e compagnia la seguente equazione: se un operaio viene spogliato, derubato e messo sulla graticola, il ricco deve essere almeno solleticato con una piuma sotto la pianta dei piedi. In realtà la cura dei professori è una solenne fregatura, non solo perché finirà per aggravare ancora di più le condizioni delle classi lavoratrici e per la terapia dimagrante che si profila per lo stato sociale, ma soprattutto perché sancirà definitivamente come inderogabili e assoluti i principi del mercato. Ogni idea fuori dal coro verrà bollata come ingenuo complottismo e qualsiasi proposta che sfugga al rigore della legge del pareggio di bilancio, come irresponsabilità.
Allo stato di cose attuale il governo Monti ha prodotto un effetto effetto psicologico devastante: l'immaginario collettivo si è modellato immediatamente sull'idea del binomio serietà/irresponsabilità, dove Monti rappresenta, in questo continuum, la polarizzazione estrema della serietà. Al di fuori di questa polarità c'è il nulla. L'alternativa che abbiamo a questo punto è essere irresponsabili o essere nulla. Questo è ciò che aspetta chi oserà criticare il richiamo alla ragionevolezza dei professori: si potrà scegliere fra l'essere degli irriducibili oppositori della ragione, che delirano di complotti dei poteri forti, o chiamarsi fuori da ogni contesa. Ognuno di noi da oggi in poi temerà in cuor suo di fare la scelta sbagliata, quella che conduce la baratro se non asseconderà i dettami dei professori.
Allo stato di cose attuale il governo Monti ha prodotto un effetto effetto psicologico devastante: l'immaginario collettivo si è modellato immediatamente sull'idea del binomio serietà/irresponsabilità, dove Monti rappresenta, in questo continuum, la polarizzazione estrema della serietà. Al di fuori di questa polarità c'è il nulla. L'alternativa che abbiamo a questo punto è essere irresponsabili o essere nulla. Questo è ciò che aspetta chi oserà criticare il richiamo alla ragionevolezza dei professori: si potrà scegliere fra l'essere degli irriducibili oppositori della ragione, che delirano di complotti dei poteri forti, o chiamarsi fuori da ogni contesa. Ognuno di noi da oggi in poi temerà in cuor suo di fare la scelta sbagliata, quella che conduce la baratro se non asseconderà i dettami dei professori.
Risalire una china così impervia sarà un'impresa improba, rendere attuale un'idea di società diversa da quella prospettata dal liberismo, richiederà molta forza di volontà e molta pazienza. Occorrerà moltiplicare sul territorio gli esempi positivi di una buona politica, come nel caso di De Magistris, ma soprattutto occorrerà uscire il prima possibile dalla logica delle grandi manifestazioni, buone per infoltire gli album di ricordi e nulla più. I movimenti devono imparare a produrre esempi concreti di società alternativa, colonizzare le istituzioni e fornire una nuova classe dirigente al paese, sul modello di Grillo, altrimenti la loro forza è destinata a disperdersi.
La vedo male per Vendola e Rifondazione, riconquistare la scena con un ruolo da protagonisti sarà dura, almeno fintantoché non si riuscirà a rompere l'incantesimo della “giusta via” tracciata da Monti. Non so cosa si può fare a questo punto, ma non vorrei augurarmi che Monti lasci dietro di sé solo macerie, per poter dire di aver avuto ragione.
Una lista civica nazionale, che riunisca la parte migliore di questo paese, come propone De Magistris e come questo blog nel suo piccolo propone da sempre, potrebbe essere una buona idea dalla quale ricominciare.
La vedo male per Vendola e Rifondazione, riconquistare la scena con un ruolo da protagonisti sarà dura, almeno fintantoché non si riuscirà a rompere l'incantesimo della “giusta via” tracciata da Monti. Non so cosa si può fare a questo punto, ma non vorrei augurarmi che Monti lasci dietro di sé solo macerie, per poter dire di aver avuto ragione.
La serietà del male
di Boiardo
Il governo Monti ha davvero una vocazione ecumenica, per non scontentare rifondaroli, no global, indignados e compagnia cantando ha messo Clini all'ambiente, così da dare a tutti i soggetti sopraelencati un motivo per continuare a far sentire la propria voce e per sopramercato ci ha messo pure le flessibilità in uscita del lavoro, l'ICI, la riforma delle pensioni, tagli qui e la e altre cosette che si scopriranno strada facendo.
Il governo Monti ha davvero una vocazione ecumenica, per non scontentare rifondaroli, no global, indignados e compagnia cantando ha messo Clini all'ambiente, così da dare a tutti i soggetti sopraelencati un motivo per continuare a far sentire la propria voce e per sopramercato ci ha messo pure le flessibilità in uscita del lavoro, l'ICI, la riforma delle pensioni, tagli qui e la e altre cosette che si scopriranno strada facendo.
L'ex opposizione ha ormai gettato la maschera definitivamente, buttando alle ortiche ogni briciolo di dignità rimasta seppure ne aveva ancora, e ha fatto il suo giuramento definitivo alla religione di mercato, purché, senza avere pretese eretiche o riformatrici, sia coniugata con l'equità. Equità significa, secondo il lessico di Bersani e compagnia la seguente equazione: se un operaio viene spogliato, derubato e messo sulla graticola, il ricco deve essere almeno solleticato con una piuma sotto la pianta dei piedi. In realtà la cura dei professori è una solenne fregatura, non solo perché finirà per aggravare ancora di più le condizioni delle classi lavoratrici e per la terapia dimagrante che si profila per lo stato sociale, ma soprattutto perché sancirà definitivamente come inderogabili e assoluti i principi del mercato. Ogni idea fuori dal coro verrà bollata come ingenuo complottismo e qualsiasi proposta che sfugga al rigore della legge del pareggio di bilancio, come irresponsabilità.
Allo stato di cose attuale il governo Monti ha prodotto un effetto effetto psicologico devastante: l'immaginario collettivo si è modellato immediatamente sull'idea del binomio serietà/irresponsabilità, dove Monti rappresenta, in questo continuum, la polarizzazione estrema della serietà. Al di fuori di questa polarità c'è il nulla. L'alternativa che abbiamo a questo punto è essere irresponsabili o essere nulla. Questo è ciò che aspetta chi oserà criticare il richiamo alla ragionevolezza dei professori: si potrà scegliere fra l'essere degli irriducibili oppositori della ragione, che delirano di complotti dei poteri forti, o chiamarsi fuori da ogni contesa. Ognuno di noi da oggi in poi temerà in cuor suo di fare la scelta sbagliata, quella che conduce la baratro se non asseconderà i dettami dei professori.
Allo stato di cose attuale il governo Monti ha prodotto un effetto effetto psicologico devastante: l'immaginario collettivo si è modellato immediatamente sull'idea del binomio serietà/irresponsabilità, dove Monti rappresenta, in questo continuum, la polarizzazione estrema della serietà. Al di fuori di questa polarità c'è il nulla. L'alternativa che abbiamo a questo punto è essere irresponsabili o essere nulla. Questo è ciò che aspetta chi oserà criticare il richiamo alla ragionevolezza dei professori: si potrà scegliere fra l'essere degli irriducibili oppositori della ragione, che delirano di complotti dei poteri forti, o chiamarsi fuori da ogni contesa. Ognuno di noi da oggi in poi temerà in cuor suo di fare la scelta sbagliata, quella che conduce la baratro se non asseconderà i dettami dei professori.
Risalire una china così impervia sarà un'impresa improba, rendere attuale un'idea di società diversa da quella prospettata dal liberismo, richiederà molta forza di volontà e molta pazienza. Occorrerà moltiplicare sul territorio gli esempi positivi di una buona politica, come nel caso di De Magistris, ma soprattutto occorrerà uscire il prima possibile dalla logica delle grandi manifestazioni, buone per infoltire gli album di ricordi e nulla più. I movimenti devono imparare a produrre esempi concreti di società alternativa, colonizzare le istituzioni e fornire una nuova classe dirigente al paese, sul modello di Grillo, altrimenti la loro forza è destinata a disperdersi.
La vedo male per Vendola e Rifondazione, riconquistare la scena con un ruolo da protagonisti sarà dura, almeno fintantoché non si riuscirà a rompere l'incantesimo della “giusta via” tracciata da Monti. Non so cosa si può fare a questo punto, ma non vorrei augurarmi che Monti lasci dietro di sé solo macerie, per poter dire di aver avuto ragione.
La vedo male per Vendola e Rifondazione, riconquistare la scena con un ruolo da protagonisti sarà dura, almeno fintantoché non si riuscirà a rompere l'incantesimo della “giusta via” tracciata da Monti. Non so cosa si può fare a questo punto, ma non vorrei augurarmi che Monti lasci dietro di sé solo macerie, per poter dire di aver avuto ragione.
Una lista civica nazionale, che riunisca la parte migliore di questo paese, come propone De Magistris e come questo blog nel suo piccolo propone da sempre, potrebbe essere una buona idea dalla quale ricominciare.
mercoledì 18 novembre 2009
E adesso che si va di nuovo alle elezioni che si fa?
Propongo una mega lista civica di liberi pensatori, intellettuali, giullari, comici, artisti, persone buone che si dedicano al volontariato, astenuti per nausea della politica, solidaristi, sinistri delusi, ecologisti senza patria, cultori del bene comune, antirazzisti e incazzati genuini, che, magari turandosi il naso, si allei con un parte della politica e governi finalmente questo paese in modo decente.
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