domenica 11 dicembre 2011

Oggi sto con Di Pietro

Domani chissà. Tonino è uno dei pochi allo stato di cose attuali, che se non soddisfa la sete di giustizia come valore universale, perlomeno soddisfa la sete di logica, che molti liberi pensatori di questa Italia negletta bramano. Ci voleva un trust di cervelli bocconiani per fare 2+2? Per tagliare le pensioni, ripristinare l'ICI per le prime case, aumentare le accise della benzina, l'IVA, mandare la gente in pensione un attimo primo che al cimitero, ecc. ecc.? Bastava mio cugino ragioniere o persino il mio vicino bidello. Per metterlo in quel posto ai poveri non serve Monti, serve solo un po' di pelo sullo stomaco, molta ambiguità una vangata di ipocrisia.
Devo dire che almeno per una cosa il governo Monti ha avuto la sua utilità: ha mostrato al mondo lo stato di putrefazione cadaverica del PD, un partito che essendo già morto non teme più nemmeno di suicidarsi. Come già detto aveva la vittoria alla elezioni in tasca, ma per uno strano quanto sospetto senso di responsabilità nazionale ha preferito il suicidio, il che non sarebbe male se non trascinasse noi comuni mortali nel baratro insieme a lui. Se fosse ancora vivo Gaetano Salvemini aggiungerebbe ai tre classici mali dell'Italia, da lui evidenziati più di cento anni fa, un quarto male più attuale: il PCI e i derivati che ne sono seguiti negli anni. Ormai è chiaro che il PD non è semplicemente complice involontario di organismi sovranazionali rappresentanti dell'ideologia liberista, ma si identifica pienamente con essi. Pensare ad un'alleanza con questo partito per via dei numeri e della tattica è una tragica illusione. La fusione fredda dei post comunisti convertiti al liberismo, con una delle tante scheggie democristiane, ha creato un ibrido indigesto con un cervello liberista e un cuore clericale. Come si può sperare che questo agglomerato artificiale inserito in un intreccio perverso di interessi partitocratici e di lobbies trasversali, possa essere affidabile per un'alleanza di governo, non è dato saperlo.
Di Pietro, la sinistra e Vendola(quando l'avrà finita con il suo esasperante attendismo) dovrebbero aver capito che ormai non hanno altra scelta se non fare appello alle proprie forze e al consenso della società civile. Quante volte bisogna ripetere che il caso De Magistris è emblematico rispetto alle potenzialità di un'aggregazione siffatta?
Oggi con Di Pietro contro i professori, domani si spera con tutta la società civile italiana contro la violenza nei riguardi del buon senso e dell'umanità intera.

Sarà una strage

Per Barnard è tutto molto semplice: basta tornare alla lira, moneta sovrana, stamparne qualche tonnellata e vivere allegramente di debito. Sara vero? Forse si, ma se Grillo e Jacopo Fo sono ignoranti e la CGIL analfabeta, io mi sento perlomeno un po' confuso.
Due cose so per assolutamente certe: i poveri hanno sempre pagato e continuano a pagare ancora oggi e di crisi sento parlare da quando portavo i calzoni corti, tant'è che non so voi ma a me la parola sacrifici è familiare come la parola piove o la frase "non fare tardi stasera". Come si concilia questo con ciò che dice il nostro giornalista depresso?


dal Blog di Paolo Barnard

Piantatela di leggere i quotidiani e di guardare i TG. Non ha senso. Leggete qua.
L’Italia già da tempo ha un surplus di bilancio primario. E se io ti dico questa cosa, a te signor Gino Franchi o a te signora Marta Fasini, a te studentessa di legge o a te studente di storia, rimanete lì a sbadigliare senza capirci niente. E invece sapete cosa vi ho appena detto? Vi ho appena detto che la manovra di lacrime e sangue di Mario Monti è un buffetto sulla guancia confronto a quello che dovrà arrivare. Sarà una strage, e qui lo scrivo, almeno qui, visto che questi allarmi salva-vita non saranno mai lanciati da Michele Santoro, per malafede, o da Jacopo Fo e Beppe Grillo, per desolante ignoranza. (non cito la CGIL perché sono analfabeti, quindi non è colpa loro)
In parole semplici, già dai tempi di Berlusconi l’Italia ha un surplus di bilancio primario e questo significa che se si escludono dai conti dello Stato italiano gli interessi che deve pagare sul suo debito pubblico, esso già da tempo incassa ogni anno più di quanto spende. Quindi già da tempo l’Italia ha non solo raggiunto quel pareggio di bilancio che Draghi e Merkel vorrebbero nel nostro futuro, ma da anni l’Italia ha un surplus di bilancio in realtà. Questo surplus di bilancio significa che lo Stato da anni ci sta tassando più di quanto spende per noi; significa in altre parole che da anni lo Stato sta prelevando dai nostri conti correnti più denaro di quando ve ne versa, ed è in attivo. Ma a tutti i cittadini italiani viene raccontato, da TUTTI i media e da Monti, che abbiamo un deficit di bilancio cronico e che dobbiamo rimediarlo, cioè che siamo in passivo. Non è vero, siamo da anni in attivo. Ma aspettate, perché essere in attivo, come ho appena scritto, non è per nulla una bella notizia e quanto segue è orrendo.
La situazione riassunta è questa: in realtà i conti annuali (entrate e uscite) del nostro Stato sono in attivo da tempo (surplus di bilancio), e questo significa che da tempo ci tolgono più denaro di quanto ce ne diano in stipendi, servizi pubblici, opere. I risultati di questo sono evidenti, e sia l’Istat che la Caritas hanno documentato nei dettagli l’impoverimento vertiginoso di milioni di famiglie italiane, fallimenti aziendali a catena e disoccupazione tragica, deflazione economica ecc. Ma a tutti i cittadini italiani viene raccontato, da TUTTI i media e da Monti, che la cura di quell’impoverimento scandaloso è…  il pareggio e il surplus di bilancio! Certo, la cura per l’anemia è l’emorragia, certo. Ma di più.
Adesso, a causa degli interessi sul debito pubblico che l’Italia dovrà pagare a breve, Monti dovrà aumentare ancor di più il surplus di bilancio che già abbiamo, cioè dovrà tassarci molto ma molto di più di quanto lo Stato già ci tassi oggi, ultima manovra inclusa. Capite? Già siamo in una condizione di automatico impoverimento (il surplus che già abbiamo = lo Stato toglie dai nostri c/c ogni anno di più di quanto vi versa), e da qui in poi l’automatismo di impoverimento si decuplicherà. In parole ancora più povere, significa che se finora ci è piovuto in casa, Monti sfonderà le dighe e in casa ci arriverà uno Tsunami. E tutto questo solo, ma SOLO, perché oggi con l’Euro non sovrano che lo Stato non può emettere ma solo prendere in prestito dall’esterno, per pagare quegli interessi sul debito pubblico il Tesoro è costretto a venire a batter cassa da noi, da te signor Franchi e da te signora Fasini, e da voi studenti. E sarà una strage.
Ora pensate a questo: se l’Italia avesse avuto in questi ultimi anni la propria moneta sovrana, avrebbe potuto innanzi tutto evitare di portare avanti un surplus di bilancio primario, quindi per anni ci avrebbe tassati di meno di quanto spendeva per noi cittadini, e saremmo tutti più ricchi e protetti. E in secondo luogo, oggi se ne fregherebbe del mega debito e dei suoi interessi, esattamente come se ne frega il Giappone, che ha un debito doppio del nostro e ha Yen sovrano, però. E’ veramente tutto qui, semplice così. Ma nel nome dell’Euro inventato per gli interessi speculativi immensi di un migliaio di amici di Monti e Draghi, e per quelli degli industriali Neomercantili tedeschi protetti dalla Merkel, a milioni dobbiamo soffrire terrorizzati dall’isteria del deficit, che in realtà (e con moneta sovrana) sarebbe la nostra salvezza. Invece abbiamo un surplus di bilancio primario, che è un cappio che ci già soffoca, e dovrà soffocarci molto ma molto di più in futuro. E nel nome di questo, mentre soffochiamo e soffriamo, ci hanno anche tolto la democrazia, l’informazione non esiste, e io scrivo qui per niente.
(consolazione: i concetti da me espressi qui sopra sono ormai di libero dominio nei blog di economisti, banchieri, traders, monetaristi, e speculatori di mezzo mondo, sulle pagine del Financial Times tutti i santi giorni, sul Wall Street Journal ogni mezza giornata, e i titoli sono sempre cose come “La catastrofe… L’agonia… Il suicidio… dell’Eurozona”, e in effetti ci sta succedendo una cosa epocale, devastante, mai come oggi da 80 anni, ma qui da noi… mistero. Chi è che aveva scritto “La scomparsa dei fatti” qualche tempo fa? Potremmo chiedere a costui di farli ricomparire).

giovedì 8 dicembre 2011

Michael Moore: 10 cose che vogliamo. Una proposta per Occupy Wall Street

Ieri sera ho linkato su fb un articolo dal blog di Michael Moore sul movimento Occupy aggiungendo la domanda “qualche volontario traduce?”. Poche ore dopo nei commenti ho scoperto che era stato tradotto da una amica Mariantonietta che ringrazio. Lei mi ha risposto: “di niente anzi mi e’ servito per documentarmi e a far passare il tempo della mia insonnia”. Buona lettura

dal blog di Maurizio Acerbo
Quali sono i passi successivi che OWS deve fare?
Michael Moore


Lo scorso fine settimana ho partecipato a una riunione di quattro ore degli attivisti di Occupy Wall Street, il cui scopo è stato quello di far venire fuori la visione e gli obiettivi del movimento. Vi hanno partecipato più di 40 persone e la discussione è stata stimolante e rigenerante.
Ecco cosa ne è venuto fuori e sarà proposto come “vision” del movimento all’Assemblea Generale di Occupy Wall Street:
Noi Immaginiamo:
1) una società veramente libera, democratica e giusta;
2) in cui noi, il popolo, ci incontriamo e risolviamo i nostri problemi con il consenso;
3) in cui le persone sono invitate ad assumersi la responsabilità personale e collettiva e a partecipare al processo decisionale;
4) in cui si impara a vivere in armonia e abbracciare i principi di tolleranza e rispetto della diversità e le diverse opinioni degli altri;
5) dove dobbiamo proteggere i diritti civili ed umani da tutte le violazioni delle forze armate e dai governi tirannici e ingiusti;
6) in cui le istituzioni politiche ed economiche lavorano a beneficio di tutti, non solo per pochi privilegiati;
7) in cui forniamo un’istruzione completa e gratuita per tutti, non solo per ottenere posti di lavoro, ma per crescere e fiorire come esseri umani;
dove il valore dei bisogni umani va oltre il guadagno monetario, per garantire standard di vita dignitosi, senza i quali la democrazia effettiva è impossibile;
9) in cui lavoriamo insieme per proteggere l’ambiente mondiale per assicurare che le generazioni future abbiano aria sana e pulita , acqua e viveri , e saremo in grado di godere della bellezza e della generosità della natura di cui le generazioni passate hanno goduto.
Il prossimo passo sarà quello di sviluppare un elenco specifico di obiettivi e richieste.
 Come uno dei milioni di persone che partecipano al movimento Occupy Wall Street, vorrei offrire rispettosamente i miei suggerimenti su ciò che possiamo ottenere ora per togliere il controllo del nostro paese dalle mani dell’ 1% della popolazione e portarlo direttamente nelle mani della maggioranza del 99%.
10 cose che vogliamo
Una proposta per Occupy Wall Street
Inviata da Michael Moore
Ecco quello che proporrò all’Assemblea Generale di Occupy Wall Street:
 1. Sradicare i tagli fiscali di Bush per i ricchi e istituire nuove tasse sugli americani più ricchi e sulle società, tra cui una tassa su tutti gli scambi a Wall Street (dove si paga attualmente lo 0%).
2. Valutare una tassa penale su qualsiasi società che muove posti di lavoro americani in altri paesi, quando la società sta già realizzando profitti in America. Il nostro lavoro è il tesoro nazionale più importante e non può essere rimosso dal paese solo perché qualcuno vuole fare più soldi.
3. Richiedere che tutti gli americani paghino la stessa Social Security Tax su tutti i loro guadagni (normalmente, la classe media paga circa il 6% del loro reddito alla previdenza sociale, quelli che guadagnano 1 milione all’anno pagano circa lo 0,6% (o 90% in meno rispetto alla media delle persone). Questa legge semplicemente prevede che i ricchi paghino come tutti gli altri.
4. Ripristinare il Glass-Steagall Act, ponendo norme serie sulla conduzione delle transazioni a Wall Street e nelle banche.
5. Fare indagini sul crollo del 2008, e consegnare alla giustizia coloro che hanno commesso ogni tipo di reato.
6. Riordinare le priorità di spesa della nostra nazione (compresa la fine di tutte le guerre e il loro costo di oltre 2 miliardi di dollari alla settimana). Ciò consentirà la riapertura delle biblioteche, ripristinare corsi di arte, musica ed educazione civica nelle scuole, riparare le nostre strade e ponti e infrastrutture, cablare l’intero paese per internet del 21 ° secolo, e sostenere la ricerca scientifica che migliora la nostra vita.
7. Unirsi al resto del mondo libero e creare un single-payer, sistema di assistenza sanitaria universale e gratuito che copre tutti gli americani per tutto il tempo.
8. Ridurre immediatamente le emissioni di carbonio che stanno distruggendo il pianeta e scoprire modi di vivere senza il petrolio che sarà impoverito e terminato entro la fine di questo secolo.
9. Richiedere che le aziende con più di 10.000 dipendenti rinnovino il loro consiglio di amministrazione in modo che il 50% dei suoi membri sia eletto dai lavoratori dell’azienda. Non potremo mai avere una vera democrazia fino a quando la maggioranza delle persone non ha voce in ciò che accade nel luogo in cui trascorre la maggior parte del suo tempo: il loro lavoro. (Per ogni uomo d’affari americano che sta andando fuori di testa per questa idea, perché pensa che i lavoratori non siano in grado di guidare una società di successo: la Germania ha una legge di questo tipo che ha contribuito a renderla leader a livello mondiale nelle esportazioni).
10. Noi, il popolo, dobbiamo far passare tre emendamenti costituzionali che costituiranno un lungo cammino verso la soluzione dei problemi principali che ora abbiamo. Questi includono:
a) Un emendamento costituzionale modifichi il nostro sistema elettorale:
1) rimuovendo completamente i contributi elettorali dal processo politico,
2) tutte le elezioni devono essere finanziate con fondi pubblici;
3)spostare il giorno delle elezioni al fine settimana per aumentare l’affluenza alle urne;
4) dare il diritto di voto agli americani al momento della loro nascita;
5) divieto di voto computerizzato e che tutte le elezioni si svolgano su schede di carta.
b) Un emendamento costituzionale che dichiara che le società non sono persone e non hanno i diritti costituzionali dei cittadini. In questo emendamento va inoltre specificato che gli interessi dei cittadini devono sempre venire prima degli interessi delle multinazionali.
c) Un emendamento costituzionale che fungerà da “secondo disegno di legge dei diritti”, come proposto dal presidente Franklin D. Roosevelt: che ogni americano ha un diritto umano al lavoro, all’assistenza sanitaria, ad una istruzione gratuita e piena, di respirare aria pulita , bere acqua pulita e mangiare cibi sani e di essere curati con dignità e rispetto nella loro vecchiaia.
Fatemi sapere cosa ne pensate. Occupy Wall Street gode del sostegno di milioni di persone. Si tratta di un movimento che non può essere fermato. Entra a farne parte, condividendo i vostri pensieri con me oppure on-line (su OccupyWallSt.org).
Entra (o inizia!) nel tuo movimento Occupy locale. Fai un po’ di rumore. Non c’è bisogno di piantare la tenda a Manhattan per essere un occupante. You are one just by saying you are. Questo movimento non ha un singolo leader o portavoce, ogni partecipante è leader nel suo quartiere, nella sua scuola, nel suo posto di lavoro. Ognuno di voi è un portavoce di coloro che incontra. Non ci sono quote da pagare, nessun permesso da chiedere al fine di creare un’azione.
Ha solo dieci settimane di vita, eppure ha già cambiato il dibattito nazionale. Questo è il nostro momento, quello che avete sempre desiderato, aspettato. Se succederà deve accadere ora. Non starne fuori. Questo è il vero affare. Questo è tutto.
Felice Giorno del Ringraziamento!

venerdì 2 dicembre 2011

Intervista a Jean Paul Fitoussi (pt.2) - di Giulia Innocenzi - quinta puntata

Pro e contro la libertà di morire

Flores d’Arcais: “Il suicidio assistito è un diritto di libertà”. Travaglio: “Il medico salva, non uccide”. Due punti di vista opposti a confronto su eutanasia e fine vita.

di Paolo Flores d’Arcais, da Micromega  (via Il Fatto Quotidiano, 2 dicembre 2011)

Se la tua vita non appartiene a te, amico lettore, ne sarà padrone un altro essere umano, finito e fallibile non meno di te. Ti sembra accettabile? Su questa terra infatti si agitano e scontrano solo e sempre volontà umane, una volontà anonima e superiore che si imponga a tutti, oggettivamente o intersoggettivamente, è introvabile. Chi ciancia della volontà di Dio è blasfemo (come può pensare di conoscere ciò che è incommensurabile con la piccolezza umana?). In realtà attribuisce a Dio la propria volontà, lucrando sulla circostanza che nessun Dio potrà querelarlo per diffamazione.

Il Dio cattolico di Küng considera lecita l’eutanasia, il Dio altrettanto cattolico di Ratzinger l’equipara all’omicidio. Perché in realtà si tratta dell’opinione di Küng e dell’opinione di Ratzinger, umanissime entrambe e non più autorevoli della tua. Perciò, rispetto alla tua vita, o il padrone sei tu o il padrone è un altro “homo sapiens”, eguale a te in dignità (così Kant, e ogni democrazia anche minima), vescovo, primario ospedaliero, pater familias o altra “autorità” che sia.

Ma poichè siamo tutti eguali, deve anche valere il reciproco: se il padrone della tua vita può essere qualcun altro, tu potrai a tua volta decidere della sua vita contro la sua volontà. Se c’è davvero qualcuno che accetterebbe si faccia avanti. Ma non ce n’è nessuno. Nella realtà esistono solo “homo sapiens” finiti, fallibili e peccatori come te e come me, amico lettore, che pretendono di imporre alle altrui vite la loro personale volontà, ma mai accetterebbero di essere soggetti ad analoga mostruosa prevaricazione.

Perciò, senza perifrasi: il suicidio assistito è un diritto? Sì. Fa tutt’uno col diritto alla vita e alla libertà, inscindibili. La “Vita” che qualcuno vuole “sacra” è infatti la vita umana, non il “bios” in generale (ogni volta che prendiamo un antibiotico, come dice la parola, facciamo strage di “vita”), e la vita umana è tale perché singolare e irripetibile, cioè assolutamente MIA. Se non più mia, ma a disposizione di volontà altrui, è già degradata a cosa: “Instrumentum vocale”, dicevano giustamente gli antichi.

Per Lucio Magri la vita era ormai solo tortura. Per Mario Monicelli la vita era ormai solo tortura. Per porvi fine, Lucio Magri ha dovuto andare in esilio e Mario Monicelli gettarsi dal quinto piano. La legge italiana vieta infatti una fine che non aggiunga dolore al dolore già insopportabile: su chi ti aiuta incombe una condanna fino a 12 anni di carcere. E per “assistenza” al suicidio si intende anche quella semplicemente morale! Due casi raccapriccianti di anni recenti: un coniuge accompagna l’altro nell’ultimo viaggio (solo questo: la vicinanza) e deve patteggiare una pena di oltre due anni, altrimenti la sentenza sarebbe stata assai più pesante. Una signora di 54 anni, affetta da paralisi progressiva, decide di andare da sola in Svizzera, proprio per non coinvolgere la figlia. Che tuttavia le prenota il taxi per disabili che la porterà oltre frontiera. È bastato per l’incriminazione: ha dovuto patteggiare un anno e mezzo di carcere.

Ma quando si vuole porre fine alla tortura che ormai ha saturato la propria esistenza, si ha sempre bisogno di assistenza: il pentobarbital sodium non si trova dal droghiere, solo un medico lo può procurare. L’alternativa è appunto l’esilio o lo strazio estremo dell’angoscia aggiuntiva: gettarsi sotto un treno o nel vuoto o nella morte per acqua. Le anime “virili” che si sono concessi perfino l’ironia (“se uno vuol farla finita ha mille modi, senza piagnistei di ‘aiuto’”: i blog ne sono pieni), hanno davvero oltrepassato la soglia del vomitevole.

Altre obiezioni grondano comunque ipocrisia o illogicità. “Se vedi uno che si sta impiccando che fai, rispetti la sua libertà o intanto lo salvi?”. Ovvio che lo salvo, poiché potrebbe essere un momento di sconforto. Ma i casi di cui parliamo sono sempre e solo riferiti a scelte lungamente maturate, ponderate, ribadite. Lucidamente e incrollabilmente definitive (a maggior ragione se chi vuole morire subito è un malato terminale comunque condannato a morte). Da rispettare, dunque, se a una persona si vuole bene davvero: anche se la fine della sua tortura ci procura il dolore della sua assenza per sempre.

Altrettanto pretestuosa l’accusa che il medico verrebbe costretto a praticare l’eutanasia a chiunque la chieda. Nessuno ha mai avanzato questa richiesta, ma solo il diritto - per il medico che questo aiuto vuole dare - di non rischiare il carcere come un criminale. Spiace perciò particolarmente che Ignazio Marino, clinico e cittadino dai molti meriti, abbia dichiarato: “Non dividiamoci tra ‘pro vita’ e ‘pro morte’, il tifo da stadio non è giustificabile di fronte alla fragilità umana”.

A parte la scurrilità del “tifo da stadio”: essere “pro choice” non è essere “pro morte” ma per la libertà di ciascuno di decidere liberamente, mentre troppi “pro vita” sono semplicemente “pro tortura”, poiché pretendono di imporla a chi invece la vive come peggiore della morte. Tu hai tutto il diritto di dire che mai e poi mai ricorrerai al suicidio assistito, che la sola idea ti fa orrore. Ma che diritto hai di imporre questo rifiuto a me, cui fa più orrore la tortura, visto che siamo cittadini eguali in dignità e libertà?

 

martedì 29 novembre 2011

L'insostenibile leggerezza del male necessario.

di Nicodemo

Sarà vero che il governo Monti è un male necessario? Ne sembra convinto persino Marco Revelli, un tipo che ho sempre conosciuto come uno tosto, di idee “radicali”, che non si piega alle logiche del mercato e non si fa incantare dalla sirene liberiste. Adesso non riesce a nascondere la sua soddisfazione per l'avvento di Monti. Mah! La metafora è quella della nave che affonda: sarà una nave che fa schifo e ti porta alla deriva, ma ci siamo sopra e se c'è una falla, questa va tappata o si affonda, ci dicono, non c'è n'è, zitto e tappa. Che dire poi dello spettro della repubblica di Weimer che ti agitano sempre sotto il naso per farti paura ? Quello fu un perio do nero e forse paradigmatico del comportamento dei mercati, d'accordo. Costretta dal trattato di Versaille a riparare i danni della I guerra mondiale con la devoluzione di ingenti risorse economiche, la Repubblica tedesca si è trovò di fronte ad una inflazione stellare e una massiccia disoccupazione, che spianarono la strada al nazismo. Ma se dobbiamo imparare dalla storia, impariamola tutta allora. Il fatto assolutamente paradossale, almeno secondo la mia personale visione delle cose, è che si cerca di scacciare il fantasma delle Repubblica di Wieimer adottando le stesse misure che ne hanno determinato il fallimento e la caduta.

Le misure imposta a Grecia e Italia non assomigliano a una sorta di risarcimento danno? “Abbiamo vissuto per anni al di sopra delle nostre possibilità e adesso paghiamo!” ci rimproverano le cassandre del regime. Ma che cazzo vuol dire? Chi ha vissuto al disopra delle proprie possibilità? La maggioranza di noi ha semplicemente vissuto e basta, abbiamo vissuto con i nostri salari sempre inadeguati, siamo andati a scuola, siamo stati curati nei nostri ospedali, a volte bene a volte male, abbiamo speso, abbiamo risparmiato, abbiamo vissuto guardando con un po' di rabbia a chi sopra di noi se la spassava e ci siamo rattristati per quelli sotto di noi che pativano la fame. Ditemi in che modo abbiamo scialacquato. Coloro che hanno davvero scialacquato grazie alla politica e all'inganno continuano a farlo tuttora e ci fanno la morale, chiedendoci “sacrifici necessari”. Poi c'è il ritornello della crescita, che palle: “il guaio vero è che non c'è crescita e quindi non c'è ricchezza da redistribuire”, chiosano i professori. Idee bizzarre amalgamate con la favoletta del buon padre di famiglia che con giudizio lavora e risparmia. Risparmio e crescita. Ma in cosa dobbiamo crescere, e per arrivare dove? Dobbiamo produrre di più ci dicono. Cosa? Più automobili? Più ponti sullo stretto? Più TAV? Più palazzi? Dobbiamo bruciare più boschi per far crescere il PIL? Che dobbiamo fare? Domande semplici, imposte da una logica elementare, che non trovano risposta alcuna. Dobbiamo crescere, all'infinito, punto, chissenefreega se le risorse sono per loro natura, finite.

Non vorrei passare per irresponsabile vetero-marxista cospirazionista, ma Monti mi sembra la solita vecchia storia del capitalismo che si salva il culo con il sudore e il sangue dei proletari, anche se la retorica patriottica riesce sempre a farti sentire in colpa e a ingentilirti l'anima, tanto da non farti vedere che per tappare la falla della nave che affonda usano le pensioni degli operai e il futuro delle nuove generazioni.
 

lunedì 28 novembre 2011

Volete una dittatura illuminata?



Ok. Abbiamo scherzato. Sapete tutta la storiella del popolo che governa? People have the power, insomma. Reset! Kaput! Buttate i libri di educazione civica. Anzi no... Dimenticavo che da quando l'hanno direttamente abolita non li avete più nemmeno dovuti comprare. A proposito, la storia della costituzionalità o meno del governo Monti è una questione di lana caprina. Esercitatevi voi, io mi annoio. Certo, è evidente che questa è (era) una Repubblica Parlamentare. E' evidente che i ministri non li scegliete voi. Ma è anche evidente che non avete scelto voi manco i parlamentari, così come è evidente che non esistono i governi tecnici, così come è evidente che le regole scritte non possono tenere conto di ogni possibile forma di tortuoso aggiramento, altrimenti il governo Berlusconi non avrebbe potuto tenere in scacco il paese per gli ultimi cinque anni infilando tutta una serie di leggi incostituzionali che prima o poi venivano seccate dalla Corte In-Costituzionale ma che, nel frattempo, valevano come qualsiasi altra legge, garantendo di fatto quella stessa immunità che in teoria non esisteva. Fico vero? Una legge che non può esistere, ma che viene applicata per un anno e mezzo alla volta. Cosa mi dite? Che è costituzionale? Bravi, continuate a guardare il dito, ma usereste meglio il vostro tempo su YouPorn.

  E così in Europa (e la Commissione Trilaterale) decidono che devono andare verso una totale unione politica e fiscale. Decidono che Berlusconi non va bene e iniziano a ridergli in faccia. Poi, siccome gli italiani non sono svegli abbastanza da mandarlo a casa da soli, gli svalutano le aziende di famiglia e quello finalmente molla il colpo. L'opinione pubblica? Basta parlargli di spread, credit default swap, btp, bund, collateralized debt obligation e si rifugiano subito in X-Factor, terreno su cui si muovono più agevolmente, lasciando campo libero a "quelli che ne capiscono".  Il governo De Bortoli, dopo mesi e mesi di preparativi, vede quindi la luce in meno di 24 ore. Colpo di stato? Modo legale di sostituire una nuova élite al posto dell'armata Brancaleone raffazzonata dalla volontà popolare? Chiamatelo come volete, tanto la sostanza non cambia. Perché è vero che è il presidente della Repubblica a verificare la squadra di governo, ma è anche vero che (facendo finta che il porcellum non esista) i ministri sono proposti e, solitamente, scelti dai partiti e tra i parlamentari. Quello è il senso. Vedere i partiti (soggetto costituzionale fondante nel meccanismo di rappresentanza) annichiliti, farsi da parte di fronte all'avanzata dei tecnici, vuoi per incapacità, vuoi per codardia, vuoi per l'assedio dello spread, è uno spettacolo osceno dal punto di vista democratico. E' la luna, non il dito.

 Ma non c'è problema, perché i giornali si affrettano a tranquillizzare tutti: finalmente l'Europa non ride più. Sarà che adesso piangono anche loro, sarà che le risatine erano funzionali ad ottenere un obiettivo poi raggiunto, ma il fatto che non ridano non mi sembra un successo sensazionale. Così come non si può certo definire un successo la prima sortita di Monti nella "Trilaterale" di Sarkozy - Merkel. Ora che abbiamo Monti, però, il lato positivo è che possiamo lasciar fare ai grandi. Hanno da fare e devono fare presto! Christine Lagarde, del Fondo Monetario Internazionale, è soddisfatta per la nomina del collega italiano. Non è dato sapere cosa ne avrebbe pensato Strauss-Kahn perché l'hanno fatto fuori prima, in America. Per metterci una francese che però è di fatto americana, avendo lavorato e fatto i soldi negli States sin dai tempi in cui era alle dipendenze di William Cohen, coinvolto pesantemente nel Watergate. Che giri, eh? Che poi dentro a queste élite ci sono sempre le stesse facce.

 Ma veniamo al dunque, che la stiamo tirando troppo per le lunghe. Se parli di "Bilderberg" e di "Commissione Trilaterale" e dici che questi decidono tutti insieme negli Hotel di Saint Moritz e poi vengono ad attuare i loro piani nei parlamenti, sei un complottista. Se invece alle parole "Bilderberg" e "Commissione Trilaterale" sostituisci la terminologia standard "élite", allora ti puoi chiamare Angelo Panebianco e fare l'editoriale di prima pagina sul Corriere della Sera (che poi è buffo perché parlano di se stessi).
« Si pretende che i Paesi membri dell'Unione Europea siano democrazie, ma si pretende anche che se ne dimentichino tutte le volte che sono in gioco questioni di interesse europeo. Si pensi, ad esempio, alla prostrazione che suscitò in Europa la sentenza con cui la Corte costituzionale tedesca nel 2009 pose nella Legge fondamentale, la Costituzione, e nel principio democratico che essa tutela, il limite alla ingerenza del processo di integrazione europea. O al disprezzo con cui vennero pubblicamente giudicati da diversi capi di governo i poveri elettori irlandesi, rei, nel 2008, di avere votato "no" nel (primo) referendum di ratifica del Trattato di Lisbona. O alla indignazione per il comportamento degli elettori francesi che bocciarono il "trattato costituzionale" nel 2005. O all'insofferenza che hanno sempre suscitato i britannici per il fatto che la loro costituzione (consuetudinaria e, quindi, più cogente di una costituzione scritta) non riconosce altra sovranità se non quella del Parlamento britannico. »
 E fino a qui - fatevene una ragione - sembra di sentire parlare Nigel Farage quando, nel suo discorso al Parlamenteo europeo del 16 novembre scorso, ricordava a Van Rompuy e soci come i referendum europei contemplassero solo due opzioni: "" e "Sì, ve ne prego!" (vedi anche l'esclusiva intervista dello scorso sabato rilasciata a Byoblu.com). Ma continua il complottista Panebianco:
« Fino a Maastricht (1992) e oltre, il silenzio/assenso degli elettori garantì mano libera alle élites nella costruzione dell'Europa. Le classi dirigenti si erano abituate a credere che gli elettori, nelle faccende europee, non fossero poi tanto importanti. Pensavano: contano solo le decisioni dei leader, l'intendenza (elettorale) seguirà. Come era sempre avvenuto. Fino alla moneta unica non venne presa in considerazione l'eventualità che le questioni europee potessero "politicizzarsi" entro le singole democrazie, suscitando divisioni e conflitti, e riducendo così drasticamente il margine di manovra delle élites. [Oggi] Si immagina (senza dirlo apertamente) che gli elettori europei concederanno senz'altro il loro permesso. [...] Sembrano due le ragioni per le quali gli elettori europei possono accettare (e lo hanno dimostrato in sessant'anni di integrazione) uno svuotamento lento, graduale, incrementale, del potere di decisione delle loro istituzioni democratiche nazionali ma non una brusca, radicale e plateale accelerazione del processo. »
  Ricapitolando, l'idea che le classi dirigenti vogliano fare e disfare, convinte che gli elettori (l'opinione pubblica) seguirà, non è altro che il senso del rapporto "The Crisis of Democracy" della Commissione Trilaterale, quello in cui si dice che le uniche democrazie che funzionano sono quelle dove larga parte della popolazione resta in apnea. E l'idea dello "svuotamente lento, graduale, incrementale del potere di decisione delle istituzioni democratiche nazionali" cos'è, se non la storia dei piccoli pezzetti di sovranità nazionale che se ne vanno, condotti per mano da Mario Monti, come da lui stesso sostenuto? Messa giù così, Panebianco-style, vi piace di più?
« Si impone [..] un cambiamento radicale nell'atteggiamento delle élite europeiste nei confronti della democrazia (nazionale). Non può più essere trattata con sufficienza, come problema residuale. [...] Se si continuerà a pensare che la democrazia non vada presa sul serio, che l'Europa si possa fare senza chiedere il permesso agli elettori, e che i politici preoccupati del consenso elettorale nazionale siano solo degli irresponsabili, alla fine si sfascerà tutto. Non solo l'euro. »
 Ecco. Se nei discorsi dei complottisti sostituite al temine "illuminati" il termine "élite", e alle parole "Nuovo Ordine Mondiale" la locuzione "Europa Unita", otterrete un discorso che fila liscio, serio, comprensibile da tutti, che può trovare spazio anche in prima pagina sul Corriere e che sostanzialmente ricalca quello che mi sto chiedendo dall'otto novembre scorso, incessantemente. E mi dispiace se alcuni si risentono perché vorrebbero leggere qualche bel post di calcio, magari sul 4-0 del Milan sul Chievo. Non è colpa mia se ormai è chiaro a tutti, perfino a De Bortoli che vi ha contribuito in prima persona, che la democrazia sta passando di moda e che un governo elitario di pseudo-auto-nominati sta facendosi largo al suo posto come nuova forma di governo. Di larghe intese, per carità.

 Del resto, bisogna pur considerare che il 33% degli italiani, pur sapendo leggere, riesce a decifrare soltanto testi elementari e il 71% si trova al di sotto del livello minimo di comprensione nella lettura di un testo di media difficoltà. Fanno di tutto per metterci di fronte all'evidenza compiuta, insomma: questa democrazia è proprio un gran stupidata.

 Vogliamo metterla in questi termini? Ok, ci sto, ma anche in questo caso mi duole avvertirli che il sottoscritto era più avanti di loro. Era il 3 maggio 2009 quando invocavo una patente elettorale a punti. Non significava certo togliere il diritto di voto, quanto subordinarlo a un esamino che certifichi che uno sappia perlomeno cosa sta facendo, quando imbraccia una matita copiativa in una cabina elettorale.

 Ora, in ogni caso, non serve più. Ora le elezioni andrebbero direttamente abolite. E il referendum potrebbe essere usato un'ultima volta per scegliere la prossima forma di governo. Qualcosa come "Volete una dittatura illuminata?". Risposte possibili, ovviamente: "" e "Sì, ve ne prego!".

sabato 26 novembre 2011

Marco Revelli: Italia a rischio Weimar

di Marco Revelli da left
«Il pericolo è che da un lato il Pd si sdrai sulle posizioni del governo e che dall’altro una parte della  sinistra si sciolga in uno sterile neopopulismo anticapitalistico. Sarebbe una tragedia. Eppure il governo Monti è il male minore».
L’analisi è di Marco Revelli, storico e sociologo torinese, attento e partecipe osservatore dei  movimenti della politica e della società sotto il giogo berlusconiano. Qualche giorno fa il suo commento sul Manifesto dal titolo “Bacio il rospo”, in cui affermava senza mezzi termini di aver fatto il tifo per Monti, ha suscitato un vivace dibattito. Cosa accadrà alla sinistra da qui alla fine della legislatura? Il Governo dei tecnici sarà l’ultimo colpo fatale?
Professor Revelli cominciamo dal governo Monti: qual è il suo giudizio dopo la presentazione del programma? Continuo a sperare che la situazione non precipiti e sono convinto che questo Governo è una  condizione necessaria – non so se sufficiente – perché questo non avvenga. Non vedo altre alternative. E quando dico “altre alternative” non intendo quello che piacerebbe a me. Questo è importante perché invece molti commentatori fanno una sovrapposizine tra ciò che si vorrebbe e ciò che si può fare. Anch’io avrei preferito che se ne andasse Berlusconi, che si facesse una bella campagna elettorale da cui uscisse vincente il centrosinistra, o meglio ancora che la sinistra prendesse il 70 per cento. Mi sarebbe piaciuto tantissimo. Ma non sta nel piano di realtà.
Cosa vede dunque a sinistra? Vedo, e questo mi genera una rabbia profonda, una “sinistra sinistra” – quella radicale, che faceva capo a Rifondazione – che negli ultimi anni ha giocato a devastare se stessa con una serie impressionante di scissioni dimostrando stupidità politica perché questo significa mettersi fuori gioco in un momento di crisi profonda. Insomma, vedo pochissimo pensiero e molta riproposizione di schemi falliti, bandierine agitate per affermare la propria identità e non delle soluzioni. Per questo considero Monti il male minore. Non certo il bene.
Quando parla di piano della realtà, cosa significa? Che la politica come è stata fatta finora è fallita? Sicuramente sì. Dietro questa svolta c’è il fallimento della politica, intesa anche come dimensione, quella che i filosofi chiamano il Politico. Sette anni fa scrissi un libro dal titolo La politica perduta, ora ne vedo una conferma. Il fatto che il Parlamento abbia dovuto fare quello che eufemisticamente si chiama un passo indietro e che il Governo sia stato affidato a un gruppo di tecnici che, ripeto, è l’unica soluzione praticabile oggi, è il segno di questa sconfitta: il fallimento della forma partito e del partito come soggetto che ha come sede naturale il Parlamento all’interno del quale definire le scelte. Questo meccanismo è saltato, i partiti si sono rivelati contenitori vuoti e incapaci di generare in tempi utili una soluzione. Aggiungerei a nostra infamia nazionale che questo impresentabile governo Berlusconi è caduto prevalentemente per ragioni esogene. È vero che era cominciato a finire ben prima, il 14 dicembre, poi c’è stato il 13 febbraio con il movimento di “Se non ora quando”, le amministratve e il referendum: un lungo processo di secessione del Paese dai suoi governanti. Però è indubbio che il colpo di grazia gliel’ha dato lo spread.
Come vede il più grande partito d’opposizione, il Pd? Supposto che la squadra di tecnocrati guidata da Monti ci faccia guadagnare un po’ di tempo, questo dovrebbe essere considerato da tutta la sinistra una “grazia  ricevuta”. Potrebbe rappresentare una possibilità di riconfigurare il proprio cervello e la propria azione a livello delle sfide del tempo. Questo sarebbe auspicabile in primo luogo ponendosi in ascolto. Perché c’è un popolo di sinistra che ha parlato in tutti questi anni e che nessuno ha ascoltato, sono stati i 27 milioni di italiani che hanno votato al referendum per i beni comuni, oppure quelli che hanno lottato contro la Tav in Val di Susa, quelli che hanno votato per Pisapia e De Magistris, candidati non scelti dagli apparati. Se sapranno ascoltarlo, c’è qualche speranza. Io però sono un pessimista.
Perché? In particolare ho il terrore di due cose. Una è che il Pd si faccia influenzare verso l’alto, identificandosi con la politica di governo invece di utilizzare il tempo guadagnato per ridefinire una propria cultura. E poi temo che un pezzo di sinistra vada a finire nel populismo dei complotti, della congiura massonico, plutocratica, globale, eccetera. Se si confrontassero un’élite tecnocratica da una parte e un tumulto di populismi confusi e carichi di risentimento, dall’altra, sarebbe davvero Weimar.
Bersani alla Camera ha pronunciato un discorso in cui parlava dell’«orgoglio delle proprie idee». Bersani ha un compito improbo e ha davvero la mia simpatia. Deve tenere insieme tendenze anche centrifughe spaventose. Ma non giudicherei dai discorsi di maniera di questi giorni, invece monitorerei con molta attenzione quello che succederà a breve. Il rischio della decomposizione è grande: il Pdl senza più il magnete della leadership di Berlusconi potrebbe esplodere in molti frammenti centrifughi, perché è un agglomerato forte di interessi e di affari che tenderanno ad andare a giocare ognuno la propria  partita. Ma il rischio è anche simmetrico: nel Pd le identità che lo compongono non hanno un cemento solido e quindi è grande che il rischio che il vuoto che il Parlamento ha mostrato in questo anno diventi un dato permanente nel nostro sistema politico.
In questo contesto quanto pesa l’intervento della Chiesa? Nel vuoto della politica la Chiesa ha sempre fatto irruzione. Quanto più si fa rarefatta la sfera pubblica per assenza di soggetti credibili – i partiti in questo caso -, tanto più la Chiesa esce dal suo ruolo di magistero e assume una veste direttamente politica. Qui non si tratta del magistero morale ma del perseguimento dei propri interessi temporali: dall’Ici sul patrimonio immobiliare alla scuola privata, o alla bioetica. Su questo passeranno all’incasso.
Nel governo Monti sono stati nominati tre ministri donne in incarichi importanti. C’è qualcosa di nuovo? Vedo qualcosa di radicalmente nuovo rispetto al più immediato passato. Qui il merito e la competenza accedono ai posti di responsabilità, e devo dire che c’è stato un ruolo formidabile delle donne in questo ultimo anno. Inoltre, questo punto di vista femminile che privilegia per certi versi competenza e cura rispetto alla competitività e muscolarità della politica può essere un’uscita di sicurezza dal labirinto in cui ci siamo cacciati.

martedì 22 novembre 2011

Il processo contro Bush e Blair per crimini di guerra a Kuala Lumpur

Per la prima volta saranno esaminate le accuse per crimini di guerra contro i due ex capi di Stato.
 
Dal 19 al 22 novembre 2011, il processo contro George W. Bush (l'ex presidente degli Stati Uniti) e Anthony L. Blair (ex Primo Ministro britannico) si terrà a Kuala Lumpur. Questa è la prima volta che le accuse per crimini di guerra contro i due ex capi di Stato saranno esaminate nel rispetto di una corretta procedura legale.
Le accuse sono state dirette contro gli accusati dalla Commissione per i Crimini di Guerra di Kuala Lumpur (KLWCC), a seguito delle procedure previste dalla legge. La Commissione, dopo aver ricevuto denunce da vittime della guerra in Iraq nel 2009, ha proceduto ad effettuare un'accurata e approfondita indagine per quasi due anni e, nel 2011, ha costituito accuse formali per crimini di guerra contro Bush, Blair e i loro associati.
L'invasione dell'Iraq nel 2003 e la sua occupazione hanno provocato la morte di 1,4 milioni di iracheni. Innumerevoli altri hanno sopportato torture e privazioni indicibili. Le grida di queste vittime sono finora rimaste inascoltate dalla comunità internazionale. Il diritto umano fondamentale di essere ascoltati è stato loro negato.
Come risultato, nel 2008 è stato costituito il KLWCC  per colmare questo vuoto e per agire, come iniziativa  dei popoli, per fornire un modo a tali vittime per presentare le loro lamentele e per avere la loro giornata in una corte di giustizia popolare.
La prima accusa contro George W. Bush e Anthony L. Blair per Crimini contro la Pace:
Gli imputati hanno commesso crimini contro la pace, nel senso che le persone Accusate hanno pianificato, predisposto e invaso lo stato sovrano dell'Iraq il 19 marzo 2003 in violazione della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale.
La seconda accusa è di crimine di tortura e crimini di guerra, nei confronti di otto cittadini degli Stati Uniti che sono in particolare George W. Bush, Donald Rumsfeld, Dick Cheney, Alberto Gonzales, David Addington, William Haynes, Jay Bybee e John Yoo, in cui:
Le persone Accusate hanno commesso il crimine di tortura e crimini di guerra, in quanto: gli imputati hanno volontariamente partecipato alla formulazione di ordini esecutivi e direttive per escludere l'applicabilità di tutte le convenzioni e le leggi internazionali, in particolare la Convenzione contro la tortura del 1984, la Convenzione di Ginevra III, 1949, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e la Carta delle Nazioni Unite, in relazione alla guerra lanciata dagli Stati Uniti e altri in Afghanistan (nel 2001) e in Iraq (marzo 2003), inoltre, e/o sulla base e nel perseguimento dello stesso, le persone Accusate hanno  autorizzato o sono stati conniventi, ordinando atti di tortura e trattamenti crudeli, degradante e inumano trattamento nei confronti di vittime, in violazione del diritto internazionale, dei trattati e delle convenzioni tra cui la Convenzione contro la tortura del 1984 e le Convenzioni di Ginevra, inclusa la Convenzione di Ginevra III del 1949.
Il processo si terrà davanti al Tribunale per i crimini di guerra di Kuala Lumpur, che è costituito da eminenti personalità in possesso di qualifiche legali.
I giudici del Tribunale, che fanno capo al giudice in pensione della Corte Federale malese Dato' Sulaiman Abdul Kadir, includono anche altri nomi importanti come il signor Alfred Lambremont Webre, un laureato di Yale, che ha scritto alcuni libri sulla politica, Dato' Zakaria Yatim,  giudice in pensione della Corte Federale malese, Tunku Sofiah Jewa, avvocato e autore di numerose pubblicazioni in diritto internazionale, il prof Salleh Buang, ex Consigliere federale del procuratore generale Chambers e autore di spicco, il prof Niloufer Bhagwat, esperto di Diritto Costituzionale, Diritto Amministrativo e Diritto Internazionale, e il Prof. Dr. emerito Datuk Shad Saleem Faruqi, prominente accademico e professore di diritto.
Il Tribunale giudicherà e valuterà le prove presentate, come in ogni tribunale. I giudici del tribunale devono essere convinti che le accuse sono provate oltre ogni ragionevole dubbio e fornire un giudizio motivato.
Nel caso in cui il tribunale condannasse uno qualsiasi degli imputati, l'unica sanzione è che il nome del colpevole sarà iscritta nel Registro dei Criminali di Guerra della Commissione e pubblicizzato in tutto il mondo. Il tribunale è un tribunale di coscienza e un'iniziativa dei popoli.
L'accusa per il processo sarà presentata dal Prof. Gurdial S Nijar, professore di legge di spicco e autore di numerose pubblicazioni giuridiche e dal Prof. Francis Boyle, eminente professore americano, professionista e sostenitore del diritto internazionale, e assistito da un team di avvocati.
Il processo si terrà in una corte aperta dal 19 al 22 Novembre 2011 presso la sede della Fondazione Al-Bukhari a Jalan Perdana, Kuala Lumpur.
Fonte: Global Research 19 Novembre 2011
Traduzione: Anna Moffa

 

“Fate presto!” Appello per l'introduzione di un reddito minimo garantito

Lettera aperta al
Presidente del Consiglio Mario Monti

E p.c. Ministro del Lavoro e delle politiche sociali
Prof.ssa Elsa Fornero

Egregio Sig. Presidente del Consiglio,
ci rivolgiamo a Lei in questa fase iniziale e concitata dell'azione del Suo nuovo ministero affinché prenda nota, al fine di porvi riparo, della drammatica condizione di  emergenza sociale in cui versa il nostro Paese. 
I termini “emergenza” ed “eccezionalità” sono stati tutti usati per il racconto della crisi economica internazionale che siamo costretti ad affrontare, tanto che su questi si sono basate le scelte della nascita di un nuovo governo e a quanto pare delle future politiche economiche.
Ma riteniamo che esista una emergenza ancora più impellente da affrontare. Parliamo di quella emergenza sociale presente da anni nel nostro paese e che con la crisi è divenuta ormai di carattere “esistenziale”. Solo pochi dati basteranno a mostrare la necessità e l'urgenza di un intervento sul  piano della realizzazione di misure di sostegno in favore dei cittadini:  il 13,8% della popolazione vive in stato di povertà (fonte Caritas, ottobre 2011), i furti dei generi di prima necessità nei supermercati sono aumentati del 7,8% nell'ultimo anno (per un ammontare di 3 miliardi di euro annui, secondo il "Barometro dei furti nella vendita al dettaglio" a cura del Centre for Retail Research, ottobre 2011),  i giovani privi di occupazione ed espulsi anche dal ciclo della formazione sono nel 2011 oltre 2,5 milioni mentre solo nel 2006 erano 824mila, tra i disoccupati solo 1 su 4 riesce a trovare un lavoro, sempre più spesso precario, entro un anno (dati Bankitalia, novembre 2011). Già ricordare questi pochi dati, che Lei certo conosce bene, siamo in grado di definire questa come una situazione di allarmante “emergenza sociale” che attende una risposta di urgente decisione. Il nostro grido di allarme e rivolto dunque al nuovo governo e chiediamo a gran voce di “Fare Presto!”.
Conosciamo la sua ferma e ribadita intenzione di orientare le decisioni del governo alla luce delle indicazioni dell’Unione europea. Ebbene, guardando sempre all’Europa, la Commissione da anni ci invita a combattere quella che definisce la “segmentazione“ del mercato del lavoro e negli ultimi documenti rivolti all’Italia, dall’esame (molto negativo peraltro), in giugno, del Programma nazionale di riforma del nostro paese in poi, ha costantemente richiesto misure in  particolare in favore del precariato e dei giovani nonché l’adozione di forme inclusive e universali di indennità di disoccupazione e di efficienti misure di sostegno al reddito. La stessa Commissione ci invita sin dal 1992 con la Raccomandazione 92/441, ad “impegnarci per adottare misure di garanzia a partire dal reddito minimo come elemento qualificante del modello sociale europeo”. Come saprà di certo l’Italia è oggi uno dei pochi paesi in Europa a non avere alcuna misura di reddito minimo per coloro che sono in uno stato di disoccupazione, o in difficoltà economica. Tanto che l’Eurostat il 3 ottobre del 2005 indicava “l’Italia come uno dei paesi più a rischio povertà” individuando addirittura nel “42 per cento della popolazione totale” il segmento a rischio di esclusione nei prossimi quindici o venti anni.
E' noto che in numerosi stati europei quando si perde lavoro si ha la possibilità di accedere ad un sussidio di disoccupazione (in Italia solo il 17,2 per cento di disoccupati riesce a farlo, contro il 94,7 per cento dell’Olanda o il 91,8 per cento del Belgio o il 70,9 per cento della Francia o l’ 80 per cento della Germania) e sappiamo anche che quando questo tipo di misura termina si può ancora avere un sostegno economico quale il reddito minimo garantito. E non si tratta di sostegni simbolici perché l'ammontare medio è pari a circa 600 euro al mese in Belgio, a circa 700 euro in Austria, altrettanti in Irlanda o in Belgio, senza poi menzionare i livelli di tutela offerti dagli ordinamenti scandinavi. E' noto poi che oltre al sostegno finanziario i nostri concittadini europei in stato di bisogno possono contare sull'accesso alla casa, ai trasporti, alla cultura o alle misure di supporto per la famiglia o i figli.
Siamo certi che lo scenario interno ed europeo Le è  ben chiaro, che conosce meglio di noi i dati della crisi ed i suoi effetti drammatici, che il governo da Lei presieduto valuterà le misure generalmente adottate nel welfare europeo e le best practices valorizzate nell’ambito del metodo aperto di coordinamento e che sicuramente è consapevole dell’enorme ritardo italiano rispetto alle misure di reddito minimo garantito vigenti negli altri paesi, tanto da farci dire che oggi possiamo essere uno di quei paesi che potrebbero persino superare, migliorandone l’efficacia a partire da un reddito minimo garantito ed incondizionato, le tradizionali forme di sostegno al reddito che sono presenti negli stati europei.
Vogliamo però ancora una volta sottolineare che la situazione esistenziale delle persone in difficoltà è drammatica se non esplosiva e per questo Le suggeriamo di mettere, presto, immediatamente, in calendario lo studio di misure appropriate per porvi rimedio a partire proprio dall’individuazione di una misura di reddito minimo garantito incondizionato (ulteriore rispetto a una indennità di disoccupazione generalizzata,  che dovrebbe anche essa essere garantita a tutti quei lavoratori che oggi non possono richiederla) affinché si definisca un nuovo diritto sociale.
Sappiamo che in molti già diranno che questa misura costa denaro, ma sappiamo anche che non avere una misura di questo tipo, costa in verità molto, ma molto di più, sia in termini economici che in termini di coesione sociale, di garanzia dei diritti, del riconoscimento di una piena cittadinanza, della certezza di un impoverimento di una società nel suo complesso.
Far rimanere l’Italia, a tutti gli effetti, un paese “europeo” non presuppone solo la difesa della moneta comune, ma la salvaguardia effettiva di quei diritti che permettano a tutti i cittadini di questo continente di sentirsi tali, di non vedere calpestata la propria dignità personale e poter così mantenere un proprio ruolo attivo nella vita culturale, politica e sociale di questo paese e di questo continente. Oggi è il momento: un reddito minimo garantito è possibile, necessario, fondamentale.
Il rischio di “default dei diritti di cittadinanza e della dignità della persona” è ormai presente. Per questo le chiediamo di fare presto.
Certi della Sua sensibilità ci attendiamo al più presto che la misura del reddito minimo garantito diventi una realtà anche per i cittadini italiani e Le porgiamo i nostri cordiali saluti.
 
Consiglio direttivo del Bin Italia

lunedì 21 novembre 2011

La violenza dei mansueti

Ci hanno detto che dovevamo diventare non violenti perché la violenza dei deboli può creare discordia e rovinare l’armonia di una comunità e allora siamo diventati non violenti. Ma non gli è bastato, perché la malignità del povero si manifesta anche nei gesti e nelle parole e anche quella è violenza, e allora hanno preteso che divenissimo mansueti. Neanche ciò è stato sufficiente, perché persino i mansueti nel loro belare possono fare cagnara e disturbare chi è al potere. Allora hanno preteso che non manifestassimo sentimenti come forma di rispetto per chi, delegato a servire i nostri interessi è caduto in disgrazia e perché mostrassimo un nobile distacco per le cose terrene.
Ho il sospetto che neanche questo gli basti, poiché persino un individuo totalmente apatico può sbandare per strada e urtare qualche potente pestandogli i piedi.
Alla fine temo proprio che dovremo chiuderci in casa e uscire solo quando ce lo diranno giornalisti e intellettuali accreditati dal governo, ma con la massima compunzione mi raccomando, perché dal levar di ciglia al terrorismo il passo è breve.