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martedì 8 gennaio 2013

Il re è nudo

Tonino D’Orazio

La sparata di Monti sia contro il Pdl di Berlusconi che il Pd di Bersani è di una verità drammatica. Piena della solita alterigia: “mi avete sostenuto fino ad oggi ed ora siete contro di me?”. Mi cercate per un continuo approccio e sostegno alla mia agenda che pure ha salvato l’Italia dei ricchi, (anche se tutti gli indicatori economici e sociali ci dicono il contrario), come nelle altre precedenti crisi decennali. Stupendo e veritiero ricatto. I due partiti maggiori sono nudi.
Uno il Pdl perché ha votato e fatto votare tutto quello che la banda dei tecnocrati al governo voleva, o che altri paesi e le rapinatrici banche volevano fosse fatto. Avete notato il pilotaggio dello spread a livello da far cantare vittoria a Monti in campagna elettorale? Sarà veramente un imbroglio come dicono sia Berlusconi che Grillo? Il Pd perché non ha avuto il coraggio di andare subito alle elezioni nel settembre del 2011, frenato dal tattico Napolitano. Oggi molto silenzioso di fronte al disastro sociale ed economico italiano e alla sua impossibilità di reagire e orientare politicamente. L’ha fatto per le destre, ora come si fa a sostenere ufficialmente il Pd in campagna elettorale?
Soprattutto se la Chiesa, con la solita ipocrisia, ci rimette del suo. I partiti, "se credono in un riformismo pieno e rispettoso delle persone, devono comprendere nei loro programmi e nelle loro agende, alcuni principi di fondo quali il diritto al lavoro, la tutela dello Stato sociale e democratico contrastando la sua erosione, i tentativi di abbatterlo e la crescita delle diseguaglianze". Sostenere Monti indicandogli il programma. Esattamente ciò che non ha fatto e non potrà fare, ma può sempre dirlo. Le vie del Signore sono infinite. E un nuovo Messia potrebbe anche nascere sulle macerie della seconda repubblica. Fa parte dell’arroganza del vecchio tecnocrate: “Mi sento pioniere della politica”. Ha imparato ovviamente che bisogna cambiare legge elettorale per poter comandare veramente. Presidenzialismo, per lui, e fuori tutte le ali. Da questo punto di vista mi sembra che in questi anni il fondo non si possa ancora toccare e dio ci liberi da una terza repubblica siffatta. Il loro numero e l’accelerazione delle repubbliche per non cambiare nulla non mi sembra riformista per niente. Vi sono in giro troppi padri della patria. E poi bisogna bloccare “il nuovo Gesù detto Beppe Grillo” (Parola di Casaleggio).
Il Papa chiama anche ad un cambio di ideale. Ormai il bene comune non sono i “beni comuni” ma la pace. Mai siamo stati così in guerra come in quest’ultimo decennio. E siamo pronti, dopo la Libia, ad altre eventualità come la Siria e magari anche l’Iran se non si sbrigano ad avere il deterrente atomico della morte che potrebbe frenarci. Altrimenti perché acquistare 100 bombardieri di “nuova generazione”? Chi dobbiamo bombardare per “difenderci” in anticipo?
L’appello più patetico viene fatto a Monti sulla questione del lavoro. Gli si consiglia di farne campagna elettorale. Dovrebbe scaricare la Fornero che ha ribadito che il lavoro non è un diritto dimostrando di non aver letto nemmeno l’articolo uno della Costituzione del paese che la strapaga. il Pontefice dice che “e' un bene fondamentale e non un optional, come farebbe intendere la nuova dottrina del capitalismo finanziario. Pertanto, occorre promuovere politiche attive del lavoro per tutti e la politica non deve puntare all'abbattimento dello stato sociale e democratico, erodendo i diritti sociali, pena la crescita delle diseguaglianze e il conseguente indebolimento della democrazia partecipativa. Senza i diritti sociali, non sono fruibili i diritti civili e politici". Si fosse iscritto alla Fiom-Cgil? Evidentemente no. Chiede di salvare lo stato sociale adesso che è distrutto strutturalmente anche per il futuro, tanto che nessuno propone di rispolverarlo e adeguarlo meglio. Ed è per questo che non è credibile, però non ci si può aspettare che sia un bugiardo o un demagogo populista anche lui. Anche se è una moda consolidata penso ne dovremmo avere un po’ meno in questo paese. Non potrebbe essere un assist boomerang? Magari per dare ossigeno a Casini, schiacciato tra le varie destre?
“Ulteriore taglio alle spese”. Il nostro sarà un paese in cui attecchisce facilmente il populismo però adesso ci si aggiunge anche un non meglio definito sadomasochismo. Dietro questa formula, fino ad oggi, le spese erano rappresentate per milioni di persone dalla perdita del potere d’acquisto delle misere pensioni, dalla straricchezza del possesso della propria casa dopo anni di sacrificati mutui, dai contratti nazionali troppo ricchi che facevano vivere i lavoratori al di sopra dei loro mezzi e nel mondo dei sogni, dall’aumento delle tasse racimolandole sui consumi tramite l’aumento dell’Iva e accise varie, dall’aumento incredibile della disoccupazione soprattutto quella giovanile e femminile (malgrado vadano via dall’Italia 200.000 italiani all’anno da tre anni, non più conteggiati), dallo spreco delle spese per la ricerca (unica vera ricchezza italiana) e per la scuola (“provate a vedere quanto costa l’ignoranza per un paese”).
Ulteriori privatizzazioni, che loro, Berlusconi compreso ma non solo, chiamano liberalizzazioni. C’è rimasto veramente poco di pubblico che dia latte, o denaro fresco, quotidiano a fiumi. I monopoli pubblici sono già diventati privati, sin dal primo Prodi. L’agroalimentare è totalmente in mano francese e da oggi forse anche l’Alitalia, quella senza debiti, perché questi passivi vengono pagati da noi. Ci rimane da vendere, meglio da regalare per quattro spiccioli, l’Inps-Inail, la Cassa Depositi e vedere come appropriarsi dei libretti di piccolo risparmio dei pensionati. Gli immobili, per quel che valgono oggi sono a buon prezzo, ma la rivendita a plus valore risulta troppo in là per essere un affare. 

giovedì 27 dicembre 2012

Agenda Monti



Augusto Illuminati (da Facebook)

«Cambiare mentalità, cambiare comportamenti». Confesso di aver provato un brivido di inquietudine leggendo siffatto titolo di paragrafo nell’agenda Monti (su traccia Ichino) testé divulgata, pochi giorni dopo la mancata fine maya del mondo e nel bel mezzo del sopore natalizio. Sarà che non mi piace che qualcuno voglia cambiare la mia mente, tanto meno i miei comportamenti. Ma chi cazzo siete per darmi questo suggerimento o peggio quest’ordine? Ma cambia tu modo di ragionare, visti i disastri che hai combinato. E per dirla tutta: non mi piace neppure la leggerezza con cui sentenzi ignorando ansie e sofferenze quotidiane della grande maggioranza e pretendendo una cambiale in bianco per governare ancora, dopo essere stato paracadutato senatore a vita e premier. Opinioni mie, d’accordo.
Però mi inquieta pure l’uso della parole, una specie di neo-lingua tecno-liberista della radical centrist politics («The Economist») che ricorda altri infausti e ilari eufemismi totalitari. «Modernizzazione del mercato del lavoro» è uno di questi, soprattutto se si collaziona tale promessa con le implementazioni suggerite: liberalizzazioni sfrenate, culto della competizione, smantellamento dei contratti nazionali di lavoro a favore di accordi aziendali, di cui abbiano avuto triste esperienza con le discriminazioni marchionnesche contro la Fiom. A leggere che si vogliono «ridurre le differenze fra lavoratori protetti e non», torna in mente la vecchia barzelletta sul devoto pellegrino che si reca a Lourdes con una mano paralizzata e invoca: Madonnina, fammele eguali, con il risultato che gli si paralizza l’altra…
Sarà pensar male, ma quando si afferma che «tutte le posizioni sono contendibili e non acquisite per sempre», si potrebbe ipotizzare che in pratica tutti siano licenziabili senza tante storie e la contesa per le posizioni si risolva con la vittoria di chi accetta un salario minore. Per non parlare dell’enfasi sul merito, accertato ai vari livelli attraverso le procedure Invalsi, Indire e Anvur, sì quelle dei quizzoni e di riviste parrocchiali, balneari e di suinicultura assurte a “scientifiche”. Che la dismissione del patrimonio pubblico riguardi poi in primo luogo quello storico-artistico, riprende con terminologia Cee la vendita della Fontana di Trevi immortalata da Totò o l’appalto del Colosseo a uno scarparo.
Il mondo non è finito il 21 dicembre 2012. O forse è finito nel senso che continua ad andare avanti come prima – il contrassegno della catastrofe secondo Walter Benjamin. Litigi di facciata ma accordo sostanziale di quanti giocano le diverse parti in commedia sulla scena politica, concordi a gestire con agende parallele una crisi di cui non sanno a venire a capo se non taglieggiando il 90% e riservando la polpa a gruppi ristretti di super-ricchi, con cospicue briciole al ceto politico e amministrativo di supporto. Che il true progressivism ci risparmi almeno le prediche.
 

martedì 21 agosto 2012

Il Cuore Oscuro dello Scandalo Libor

di Mark Vorpahl (da Counterpunch)
traduzione di Domenico D'Amico


Per molti lo scandalo del sistema di determinazione del tasso di scambio interbancario (London Inter-Bank Offer Rate – Libor) può sembrare qualcosa di alieno, troppo complicato da capire, ma le sue conseguenze potenziali potrebbero essere devastanti quanto una guerra mondiale.
Il Libor viene utilizzato per regolare transazioni per 800.000 miliardi di dollari in strumenti finanziari. Stabilisce quanto debbano pagare corporation e cittadini per un prestito e quanto interesse ricevono sui loro conti. Dato che la truffa riguarda 10.000 miliardi di prestiti al consumo, lo scandalo Libor probabilmente farà sembrare bazzecole tutti i precedenti scandali finanziari che hanno contribuito alla Grande Recessione.
E solleva anche il velo che copriva i meccanismi alla base dell'economia mondiale, le sue priorità antisociali, la sua volontà di giocare d'azzardo col futuro di miliardi di persone, e la complicità del governo in queste operazioni. Lo scandalo Libor ci svela che la “mano invisibile” di cui parlava Adam Smith per spiegare come l'economia capitalistica si auto-regola si è trasformata nella mano esperta di un truffatore.

Il Libor e i suoi problemi
Il Libor stabilisce quotidianamente i tassi di interesse che le banche si applicano l'una con l'altra nei prestiti tra di loro. Sedici (oggi diciotto) grandi banche propongono le loro stime su quanto gli costerebbe anticipare il credito. I quattro calcoli più bassi e i quattro più alti vengono scartati, e il tasso di interesse viene stabilito facendo la media delle stime superstiti.
Il metodo usato dalle banche per determinare le cifre da sottoporre al Libor è piuttosto arbitrario, ma nonostante questo si presume che non si avvantaggino del meccanismo per truccarlo. Si tratta di un bell'atto di fede, dato che se le banche trovassero un modo di aggirare le regole i profitti sarebbero nell'ordine dei miliardi. Contro ogni saggezza popolare, con il Libor ci si aspetta che ci sia onore tra i ladri.
Estremamente ingenuo, non c'è dubbio. Si è scoperto di recente che le banche si accordavano tra loro per presentare al Libor tassi di interesse più bassi dei loro reali costi creditizi, nascondendo in tal modo la loro situazione incerta. Conseguenza ancora più grave, si sa ormai che le banche truccavano il Libor fin dal 2005, per ottenere il massimo profitto dalle loro scommesse sui derivati, e che gli organi di controllo ne erano consapevoli. Finora la Barclays Bank (con sede a Londra) è stata multata di 455 milioni di dollari dalla U.S. Commodity Futures Trading Commission (CFTC), dal Dipartimento di Giustizia statunitense e dalla britannica Finacial Service Authority. Probabilmente si tratta solo di una piccola parte del denaro ottenuto con la frode. Il direttore esecutivo della banca, Bob Diamond, è stato costretto alle dimissioni, di certo con una bella liquidazione, anche se ha dovuto rinunciare a una parte di essa dietro suggerimento del consiglio di amministrazione della banca stessa.
La Barclays Bank è solo la punta dell'iceberg. In svariati paesi 20 grandi banche sono sotto inchiesta, compresi pezzi da novanta come Citigroup, Deutsche Bank, HSBC, JPMorgan Chase, RSB e UBS.
L'attuale Segretario del Tesoro Timothy Geithner (ex presidente della Federal Reserve di New York) e Ben Bernanke (presidente del Comitato dei Governatori della Federal Reserve) hanno dovuto giustificare il comportamento della Fed al momento in cui, nel 2008, ci rese conto della frode. Per quanto Geithner abbia detto di aver espresso “aggressivamente” le sue preoccupazioni, lo scandalo in atto non è venuto alla luce se non quattro anni dopo.

Perché i controllori non hanno controllato
La contraddizione si spiega con il fatto che la frode commessa dalle banche produceva risultati che erano in linea con la politica della Fed, per quanto ci fosse preoccupazione per il modo disinvolto con cui erano ottenuti. In The Meaning of Libor-gate Paul Craig Roberts spiega:
È la prospettiva di tassi di interesse sempre decrescenti che spinge gli investitori ad acquisire titoli che praticamente non rendono. I titoli acquistati rimediano al tasso di interessi negativo per messo dell'aumento del prezzo di quegli stessi titoli nel successivo abbassamento dei tassi. Quando la Federal Reserve e le banche spingono in giù il tasso di interesse, i titoli acquisiti aumentano di valore, e i loro acquirenti ottengono un aumento di capitale.
Dato che la Federal Reserve e la Banca d'Inghilterra già fissano per conto loro tassi al minimo storico per mascherare l'insolvenza dei loro rispettivi sistemi bancari, ovviamente non hanno nulla da obbiettare se anche le banche contribuiscono al successo di questa politica tramite il Libor e la vendita di massicce quantità di swap sui tassi di interesse [1], un sistema per ridurre i tassi di interesse e spingerli verso il basso, o comunque per impedir loro di crescere.
Più basso è il Libor, più alta è la valutazione dei titoli di debito a tasso variabile, come i CDO [2], e quindi i bilanci delle banche sembrano più solidi.
Significa forse che i sistemi finanziari statunitense e britannico stanno in piedi grazie a una frode che colpisce gli acquirenti di IRS, tra i quali ci sono comunità locali consigliate da venditori di IRS e semplici risparmiatori?
La risposta è sì, ma lo scandalo Libor è solo una piccola parte dello scandalo della manipolazione dei tassi di interesse. La stessa Federal Reserve li ha truccati. Come sarebbe possibile altrimenti che l'emissione abbondante di debito sia gravata da interessi negativi?”
Più avanti nell'articolo Roberts sottolinea sinteticamente:
Immaginate che la Federal Reserve debba presentarsi davanti al Congresso o al Dipartimento di Giustizia per spiegare come mai non abbia resa nota la frode perpetrata dalle banche private, una frode che coadiuvava la manipolazione dei tassi di interesse praticata dalla stessa Fed (così come accadeva nel Regno Unito).
La Federal Reserve risponderebbe: 'Volete forse che lasciamo decollare i tassi di interesse? Siete pronti a tirar fuori i soldi per salvare i depositi assicurati dal governo presso la JPMorgan Chase, la Bank of America, la Citibank, la Wells Fargo, eccetera? Siete preparati al crollo dei prezzi dei buoni del tesoro, con la conseguente distruzione dei fondi di investimento e delle rimanenze della ricchezza degli USA, siete pronti ad alzare i tassi di interesse, rendendo così impossibile il pagamento degli interessi sul debito federale necessario per sostenere l'enorme debito pubblico, e dare il colpo di grazia a ciò che resta del mercato immobiliare? Siete pronti, voi che avete deregolamentato il sistema finanziario, a prendevi la responsabilità di questa apocalisse economica?'
Naturalmente i politici diranno NO, e la frode andrà avanti. Il pericolo pubblico di un collasso economico è di gran lunga maggiore della perdita di interessi derivata dall'abbassamento artificioso del tasso di interesse, praticato proprio per prevenire quel collasso. La Federal Reserve direbbe di stare facendo del suo meglio per creare profitti a favore delle banche fino a quando sarà possibile disinnescare la truffa e tornare alla normalità. Il Congresso non vedrebbe altra alternativa.”
In parole povere, si è permesso alla Federal Reserve e ad altri organi politici di agire come gregari negli intrighi delle banche – è la coda che agita il cane.

Le dimensioni del problema
Il livello di azzardo che è stato irresponsabilmente tollerato dai barattieri di Wall Street è quasi al di là del concepibile. Per fare un esempio, si stima che il PIL mondiale oscilli tra i 50 e i 60.000 miliardi di dollari. Sono bruscolini rispetto all'esposizione dei mercati finanziari mondiali riguardo strumenti speculativi come i derivati. Paul Wilmott ha stimato che il totale dei derivati trattati nei mercati ammonti a 1,2 milioni di miliardi. Sono 20 volte l'intero ammontare della valuta circolante nell'economia globale. Come detto più sopra, la quantità di strumenti finanziari legati al Libor ammonta da sola a 800.000 miliardi.
A dispetto della opaca complessità e dei modelli matematici utilizzati per giustificare queste cifre abnormi, la questione essenziale è che esse, inevitabilmente, restano legate all'economia reale di produzione e consumo. Più si allontanano da terra e puntano alla stratosfera, più grande sarà il botto quando piomberanno giù, con catastrofiche conseguenze per la gente che lavora. Lo scandalo Libor, insieme al gioco d'azzardo finanziario autorizzato dal governo, contribuisce a creare crisi economiche sempre peggiori.
Nessuno viene chiamato a rendere conto di questa foia pazzesca per il profitto a breve termine, anche se illusorio, di cui fa le spese il benessere economico a lungo termine. I responsabili ricevono riparo dalla devastazione che seminano grazie alla prodiga formula del “troppo grande per fallire” e i soldi dei contribuenti. Niente di cui sorprendersi, visto che questi truffatori possiedono sia il partito Democratico sia quello Repubblicano. Non c'è migliore prova di questa: dopo essere state salvati, i bankster [4] proseguono con la loro orgia speculativa e i loro scandali, mentre i lavoratori continuano a subire gli effetti della Grande Depressione. Se i partiti statunitensi fossero anche solo in minima parte indipendenti dall'élite finanziaria, avrebbero fatto mettere in galera i responsabili della crisi economica, confiscato i loro patrimoni, alzato di netto le tasse sui ricchi, e utilizzato queste nuove entrate per creare occupazione, un'istruzione pienamente pubblica, assistenza sanitaria per tutti, e la ricostruzione delle nostre infrastrutture in sfacelo.
In aggiunta ad aver sottratto ai lavoratori le risorse per questi bisogni fondamentali, coloro che stanno dietro lo scandalo Libor hanno utilizzato i tassi di interesse truccati per derubare comunità locali e regionali già a corto di soldi. Mentre ci sono molti esempi al riguardo in Wall Street's Biggest Heist Yet? How the High Wizards of Finance Gutted Our Schools and Cities di Pam Marten, uno solo è sufficiente a far comprendere come hanno fatto:
Secondo il rapporto del revisore contabile della città di Oakland (California) del 30 giugno 2011, la città si accordò per uno swap con la Goldman Sachs Mitsui Marine Derivatives Products, utilizzando 187,5 milioni in bond municipali per la Oakland Joint Powers Financing Authority. Secondo i termini dello swap, la città avrebbe pagato la Goldman a un tasso fisso del 5,6775% fino al 2021 e incassato in base a un tasso variabile basato sull'indice della Bond Market Association (il vecchio nome dell'indice SIFMA). Nel 2003 il tasso variabile non è stato più collegato alla Bond Market Association, ma è stato fissato al 65% del tasso mensile Libor.
La città sta ancora pagando il pesante tasso fisso, mentre incassa a un tasso minuscolo di meno dell'uno per cento. Secondo funzionari locali, la città ha finora dato alla Goldman all'incirca 32 milioni in più di quanto abbia ricevuto, e potrebbe star fuori di altri 20 milioni se mantenesse lo swap fino al 2021. L'associazione Oakland Coalition to Stop Goldman Sachs è riuscita a ottenere che il 3 luglio il consiglio comunale votasse per la cessazione di ogni rapporto d'affari con la Goldman Sachs se quest'ultima non avesse consentito l'estinzione dello swap senza alcuna penale. L'associazione ha dichiarato il risultato 'una grande vittoria sia per la città di Oakland sia per tutti quelli che nel mondo vivono sotto l'oppressione degli Interest Rate Swap.'”
Grazie alle pressioni dal basso, Oakland ha avuto abbastanza fortuna da evitare di pagare i costi di chiusura di quei fraudolenti IRS. Ma non è così che va di solito. Secondo il rapporto del marzo 2010 della Service Employees International Union (SEIU), dal 2006 al 2008 le banche hanno ricevuto 28 miliardi di dollari in penali di rescissione così da permettere a stati e governi locali di revocare accordi del genere. Chiaramente l'obbligo di pagare simili penali per sottrarsi a IRS irregolari dovrebbe essere nullo a livello federale.

La strada da percorrere
Oltre a questo, in reazione allo scandalo Libor molti hanno invocato la reintroduzione del Glass-Steagall Act [5], abolito sotto la presidenza Clinton. Questa legge aveva evitato in passato alcuni dei peggiori eccessi di oggi. In ogni caso, l'attività truffaldina ha raggiunto oggi una proporzione talmente mostruosa che una misura del genere sembra del tutto inadeguata. Le rovine del sistema di regolazione bancaria non possono essere riparate affidandosi da attori politici dalla prospettiva distorta [6] e che ci guadagnano con le deregolamentazioni. Per cominciare, ogni movimento riformatore che si attui come esercizio di lobbying è una completa perdita di tempo.
Occorrerebbe un movimento indipendente di massa che eserciti la pressione necessaria per l'eliminazione di questo tipo di frode finanziaria. Quando le strade vengono regolarmente affollate da milioni di persone unite nella protesta, accompagnate da iniziative di sciopero che aiutino la gran maggioranza dei lavoratori, allora gli ostacoli alla riforma si disintegrano.
Lo scandalo Libor evidenzia la necessità di un cambiamento fondamentale nel sistema bancario. Anche se ci sarà qualche multa e qualche aggiustamento, questo non sarà nemmeno l'inizio dell'eliminazione del marciume. Il problema è che gli interessi dei proprietari di banche sono agli esatti antipodi degli interessi dei lavoratori e della società in generale. I loro profitti sono le nostre perdite. Non si può controllare un sistema che non si possiede. Le banche devono diventare di proprietà pubblica e i loro attuali possessori privati messi alla porta.

Mark Vorpah è rappresentante sindacale e attivista per la giustizia sociale, scrive per Worekers' Action – www.workercompass.org – Per contattarlo: Portland@workerscompass.org


note del traduttore

[1] Interest Rate Swap: “Swap d'interessi, dove due controparti, che hanno preso a prestito lo stesso importo per la medesima scadenza, si mettono d'accordo, con l'intermediazione di una banca o di una società specializzata, per scambiarsi reciprocamente l'onere degli interessi. Generalmente una controparte paga un tasso fisso, mentre l'altra paga un variabile.” [Schroders]
Ad esempio, una società in difficoltà economiche, la quale a causa del suo basso rating di credito si trovi nell’impossibilità di ottenere finanziamenti a lungo termine, può utilizzare tale strumento. In questo modo la società potrà trasformare il suo debito a tasso variabile (e a breve termine) in un debito a tasso fisso e a medio/lungo termine. L’esigenza della società, in questo caso, è evidentemente quella di coprirsi (hedging) dal rischio di perdite, mentre la controparte si assume il rischio che il tasso variabile diventi più basso del tasso fisso.” [Centro Tocqueville-Acton]
(...) i banchieri hanno ingannato governi e istituzioni di tutto il mondo occidentale puntando migliaia di miliardi di dollari (e/o euro) nella scommessa che i tassi di interesse stavano per schizzare alle stelle per poi crollare ai livelli più bassi della storia. Questa truffa è conosciuta come “interest rate swap” [Informare per Resistere]
[2] CDO: “Cosa sono i CDO - Questa sigla indica i "collateralized debt obligations". Si tratta di prestiti obbligazionari creati, usando la tecnica della cartolarizzazione, impacchettando una serie di bond o di derivati. I Cdo sono emessi in varie tranche (con rating e rischiosità a scalare) da speciali società-veicolo: il loro rimborso e le loro cedole sono garantite dal portafoglio sottostante di obbligazioni o di prestiti o di derivati. I Cdo possono avere strutture molto complesse, che creano anche un effetto leva. Alcuni Cdo sono "gestiti": l'emittente ha la facoltà di sostituire i titoli sottostanti posti in garanzia.I rischi dei CDO - L'investimento in Cdo comporta vari rischi (e ovviamente pari rendimenti). C'è il rischio che il portafoglio sottostante posto in garanzia vada in default, almeno in parte. C'è poi un rischio di "concentrazione": se i titoli sottostanti sono concentrati in settori simili o nello stesso settore. E c'è un rischio di "struttura": un investitore può infatti acquistare la tranche migliore (con il rating più elevato) o quella peggiore. La tranche più rischiosa in un'emissione di Cdo è quella definita equity: quella che va ad assorbire le prime perdite del portafoglio sottostante.” [ilSole24Ore]
[4] Bankster: neologismo (probabilmente creato dal pensatore libertarian Murray N. Rothbard) derivato dall'unione di “banker” (banchiere) e “gangster”.
[5] Una legge del 1933 (a ridosso della Depressione): Il Glass-Steagall Act proibiva alle banche commerciali, o a società da esse controllate, di sottoscrivere, detenere, vendere o comprare titoli emessi da imprese private.” [lavoce.info]
[6] “political players who are holding the hammers”. Letteralmente “che impugnano, sono dotati di martello”. È un modo di dire che, completo, suona così: “A chi ha un martello, tutto sembra un chiodo”. Attribuita a Mark Twain (probabilmente a torto), il motto è più chiaro nella sua prima formulazione pubblica, attribuita ad Abraham Kaplan, filosofo statunitense: “Dai a un bambino un martello, e lui si accorgerà che tutto quello che incontra ha bisogno di un po' di martellate”. Quando l'utensile diventa ideologico, ci si trova davanti all'incapacità di concepire azioni che vadano al di fuori di un dogma o un paradigma considerato ineludibile. Nel caso specifico, il “martello” è la deregulation.

martedì 17 aprile 2012

Lavoro e beni comuni Che ne dite?

Finalmente qualcosa di meno fumoso...

Alberto Lucarelli e Ugo Mattei da soggettopoliticonuovo

Proviamo a dare qualche contenuto concreto alla discussione sul soggetto politico nuovo che si svolgerà il 28 aprile prossimo a Firenze. Così possiamo cominciare a rispondere alle diverse posizioni critiche che sono state avanzate nel dibattito (molto vivo e interessante) che sta svolgendosi sul Manifesto.
Innanzitutto, una decisione che va presa a Firenze, cominciando a sperimentare subito il piacere di decidere collettivamente, è il nome del nuovo soggetto. Il nome non è questione da poco, perché per suo tramite si offre un orizzonte di senso alla nostra operazione politica.
Un nome è poi indispensabile per qualunque uso istituzionale si voglia fare del nuovo soggetto sia prima che alle elezioni del 2013. Ciò risulta di una qualche urgenza perché autorevoli compagni hanno letto nella attuale denominazione di “soggetto politico nuovo” un accento di nuovismo politico. Nulla di più lontano dalle nostre intenzioni. Il nuovismo, la rottamazione, il far pulizia, il giovanilismo sono tutte manifestazioni becere di antipolitica e vanno in una direzione opposta rispetto al nostro scopo di contribuire a un’altra politica che pensi e rifletta prima di lanciare facili slogan e scorciatoie. Noi proponiamo di chiamarci Lavoro e beni comuni (Lbc).
Altri hanno parlato di Democrazia continua. A parte l’acronimo imbarazzante di quest’ultima denominazione, lavoro e beni comuni segnala senza ambiguità che il nostro soggetto politico nasce nel conflitto il quale si sta articolando, a livello globale, sulla ristrutturazione costituente del rapporto fra capitale e lavoro, declinato sulla questione proprietaria e sui beni comuni. Immaginando il soggetto politico nuovo come un “Cln anti-tecnocrazia”, noi collochiamo la nostra proposta come declinazione italiana di una grande resistenza globale. Diremmo quasi, se non fossimo pacifisti senza se e senza ma, che l’Italia deve schierarsi (dando l’ esempio fra le grandi economie occidentali) a fianco dei popoli oppressi del Sud globale, in una guerra mondiale di liberazione contro l’oppressione del neoliberismo che, come i peggiori regimi del ’900, sta devastando il mondo e lo stesso piacere e senso di vivere.
Il rapporto fra capitale e lavoro, contro le plurime declinazioni della sovranità autoritaria, sarà dunque il terreno di sfida e i beni comuni l’orizzonte di senso e di alleanze globali con cui cercare di vincere, stabilendo un’egemonia nuova finalmente sostitutiva di quella neoliberale, divenuta anche da noi sempre più aggressiva, para-fascista e comunque in stridente contrasto coi nostri valori costituzionali. Nome e collocazione politica globale dovrebbero da un lato far chiarezza sulle alleanze possibili e sul grande discrimine politico, e dall’altra ci consentono di superare (non di buttare via ma di contestualizzare storicamente) contrapposizioni che potevano aver senso nel ’900, con la sovranità politica ancora salda negli Stati ma che non ne hanno più oggi che la sovranità è privatizzata a livello globale. È oggi che Lavoro e beni comuni (o come altro si chiamerà) dichiara che “non c’è più tempo”. È sul contesto dell’oggi che deve articolare la sua proposta per il domani. Collocarsi dalla parte del lavoro e affrontare la questione dei beni comuni significa resistere all’accumulo proprietario senza fine, con ogni strumento di lotta politica, sociale e giuridica, a livello globale e locale contemporaneamente.
Cosa faremmo nei nostri primi 100 giorni di governo? Questa è la proposta che dobbiamo cominciare a elaborare a Firenze, per aver pronta fra un anno un’alternativa sistemica credibile. Nulla di meno! Dobbiamo smetterla di parlare di risultati a due cifre come se una rappresentanza parlamentare minoritaria in un Parlamento che non conta più nulla potesse soddisfarci. Forse interesserebbe a qualche politicante in cerca di ricollocazione, non certo a chi vuole liberare l’Italia dalla tirannia tecnocratica ed autoritaria del pensiero unico neoliberale. Avrà senso partecipare alle elezioni, come uno degli strumenti di lotta politica in campo, se si riesce a organizzare una grande alleanza capace di esprimere in modo credibile una proposta di governo del paese che davvero inverta la rotta, proponendo anche a livello globale un modello italiano, che innanzitutto passa dalla piena consapevolezza che il re è nudo.
Proponiamo di seguito un decalogo per la discussione fiorentina. Alcune proposte potrebbero sembrare radicali ma ci paiono percorribili e indispensabili nella ricerca di un modello che faccia l’ interesse del 90% della popolazione. Si tratta di articolare le tre sovranità di cui parlava Tonino Perna, un’operazione che chiunque abbia buon senso non può che voler sottrarre dagli interessi privati multinazionali.
1. Rinegoziare radicalmente il debito pubblico. L’Italia deve dar vita ad un audit serio che si collochi come base per rinegoziare la nostra stessa posizione in Europa. La sovranità monetaria va recuperata senza tabù. La stessa esclusività dell’euro come valuta in circolazione va ripensata.
2. Ri-nazionalizzazione delle principali banche dopo averle sottoposte a audit. Piano quinquennale di attuazione dell’ art. 43 Costituzione in materia economica, alimentare ed energetica di informazione e di cultura. Ricostruzione di un Iri che intervenga a salvaguardia delle aziende in crisi finanziando e supportando il loro progressivo trasferimento ai lavoratori.
3. Azzeramento del budget offensivo della difesa e uscita immediata dell’ Italia da ogni azione di guerra globale, anche se mascherata da intervento umanitario. Muovere passi concreti per una collocazione internazionale dell’ Italia come paese neutrale. Uscita immediata dalla Nato e apertura di negoziato volto a chiudere ogni presenza militare sul nostro territorio.
4. Moratoria immediata su ogni processo di dismissione, privatizzazione o liberalizzazione e contestuale promulgazione di una legge che stabilisca principi chiari e trasparenti sulle condizioni di governo del patrimonio pubblico.
5. Tassa patrimoniale sulla ricchezza mobiliare ed immobiliare con un’aliquota fortemente progressiva. Tassa sullo spreco, il che include l’acquisto e l’utilizzo di Suv ed altri veicoli socialmente dannosi. Utilizzo dei proventi di tale tassazione per l’immediato finanziamento di posti di lavoro per un grande piano pubblico di tutela del territorio e del patrimonio immobiliare.
6. “Reddito minimo” garantito e immediata abrogazione della riforma pensioni e della riforma del lavoro così come concepite dalla tecnocrazia. La retribuzione deve garantire al lavoratore e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa.
7. “Reddito massimo” controllato: nessuno deve poter guadagnare in nessuna forma oltre una certa cifra annua (250 mila euro è la nostra proposta).
8. Moratoria venticinquennale di ogni grande opera. Riconversione di quanto stanziato a tal fine per opere volte a favorire la libera circolazione delle persone sul territorio a prezzi accettabili ed in condizione degne.
9. Semplificazione radicale dell’ordinamento giuridico e dell’organizzazione amministrativa tramite istituzione di una commissione permanente di monitoraggio e riforma del diritto. Riforma del sistema penale e recupero della funzione riabilitativa della pena. Depenalizzazione dell’uso della droga e di ogni reato connesso col disagio della migrazione tramite politiche di integrazione fortemente proattive.
10. Introduzione di una tassazione seria sulla successione per dare a ogni giovane che nasce in Italia opportunità non troppo diverse da ogni altro. Limiti di durata per la concessione della personalità giuridica privata. Statuto giuridico di diritto pubblico per i partiti politici e per i sindacati.
Si può fare? Si tratta davvero di un programma che può prendere voti solo a sinistra o se ben spiegato parla il linguaggio di un nuovo senso comune? Cominciamo a parlarne a Firenze, tenendo conto che l’egemonia passa attraverso l’abbattimento delle barriere fra destra e sinistra, proprio come ha saputo fare il neoliberismo reagan-tatcheriano, creando una falso realismo che ha portato laburisti, democratici, socialisti e socialdemocratici a di tutto il mondo a perseguire politiche di destra senza neppure saperlo.

Fonte: Il Manifesto 17 Aprile 2012

mercoledì 18 gennaio 2012

Liberalizzazioni e liberismo

Liberalizzazione è un termine che mi insoppettisce, perché aldilà del merito dei provvedimenti, il termine sembra funzionare come cavallo di Troia  dell'ideologia liberista. E' sufficiente stabilire l'equazione: liberalizzazioni buone=liberismo buono, che detto e fatto ti ritrovi cornuto e contento. La trappola sta tutta qui, ma il pacchetto regalo delle liberalizzazioni non deve comprendere necessariamente  l'ideologia liberista in toto, con il massacro che ne consegue dei beni comuni e delle privatizzazioni del patrimonio pubblico, oltre che di risorse strategiche come la telefonia e l'energia ad esempio. Semplici operazioni di buonsenso come l'abolizione di certi privilegi feudali sono l'antitesi del liberismo. Abolire i privilegi della casta dei notai e di quella dei farmacisti che per decenni si sono arricchiti a nostre spese, è solo un fatto di di giustizia elementare, se a questo ci si vuole appiccicare la privatizzazione dei servizi pubblici, della gestione dell'acqua  e delle municipalizzate, quella è pura mistificazione e puro imbroglio. Personalmente ho auspicato per anni una qualche forma di "liberalizzazione" che sblocasse un sistema italiano paralizzato da privilegi odiosi, ho sperato in una qualche forma di liberalizzazione delle Università e persino della sanità, tale da consentire una selezione degli incarichi secondo criteri di merito e non di appartenenza politica, sindacale o di casta. Tutto ciò è liberismo? No, è semplice repulsione per delle ingiustizie che fanno parte di un sistema di stampo medievale, dove dominano le gilde e i loro interessi particolari. Che queste corporazioni intendano rimanere aggrappate ai loro privilegi lo trovo comprensibile, chi come i notai vorrebbe rinunciare ad un tassa sul macinato che si ottiene semplicemente mettendo delle firme su dei documenti? Che questo venga loro permesso è un altro paio di maniche. Già col governo Berlusconi alcuni provvedimenti come quelli riguardanti le farmacie furono bloccati, e si stava pianificando al contempo un progressivo  allentamento delle norme che consentivano la vendita di prodotti da banco nelle parafarmacie. C'è da augurarsi che questa si la volta buona e che si possa sfuggire al ricatto dei farmacisti, che con la scusa che rendono un servizio sociale alle vecchiette che si affidano ai loro amorevoli consigli, pretendono di essere i soli sulla piazza, liberi di fatturare milioni di euro l'anno.  Per non parlare degli avvocati che minacciarono addirittura di far cadere il governo di Berlusconi in grazia del loro folto numero in parlamento. Non parlo dei tassisti, anche se molte volte ho rimpianto la Barcellona degli anni giovanili, dove i ragazzi potevano prendere un taxi in piena notte senza svenarsi, mentre in Italia dovevi sempre tenere l'occhio sul tassametro (e sul percorso), sapendo che comunque alla fine il conto sarebbe stato salato. 
L'alibi per le liberalizzazioni e per le privatizzazioni è sempre quello dell'inefficienza dei servizi pubblici e della maggiore efficienza del privato, con conseguente riduzione dei costi per il cittadino. Innanzitutto l'inefficienza non è obbligatoria nel pubblico, è sufficiente rifarsi ad esperienze che funzionano, razionalizzando l'organizzazione del lavoro, diminuendo sprechi ed inefficienze e mettendo a punto un valido sistema di incentivazione (guardare gli ospedali francesi o del nord Europa ad esempio), per avere un pubblico più che efficiente. Il succo sta tutto qui, inoltre  se efficienza del privato significa precarizzazione del lavoro e paghe da fame, preferisco pagare un po' di più, ma sapere che chi fa il suo lavoro lo fa ricevendo un salario equo. 
Insomma liberalizzazioni si, ma occhio al trucco, liberismo mai.