da Blasting News
Siria a parte non è un mistero che Obama abbia stanziato diverse decine di milioni di dollari per aiutare, con il solito eufemismo, le "rivoluzioni democratiche" in Venezuela e Ucraina. La magnanimità e il volto benedicente di Obama, contrapposti all'espressione truce e autoritaria di Putin e alla faccia da camionista troppo scuro di pelle di Maduro, vengono esaltati da tutti i media occidentali e la nostra Monica è in prima linea fra i giornalisti embedded. Ti sintonizzi su RaiNews 24 e pensi a dieci anni fa, quando testate come questa e RAI 3 ti apparivano uno spazio liberato dalla invadenza corrosiva delle reti berlusconiane, parte della RAI compresa. Oggi capisci invece che il crinale che divide l'informazione libera da quella di regime va ben al di là delle questioni di cortile e lo si vede da come RaiNews e altre testate trattano i temi internazionali.
È finalmente è chiaro che la contrapposizione non è fra berlusconiani e antiberlusconiani, ma fra una diversa concezione dell'economia e della visione geopolitica. Se in rete leggi di stragi perpetrate dai nazisti ucraini, come quella dei 43 sindacalisti trucidati in una scuola e in televisione l'episodio viene descritto come "scontri fra governativi e filorussi" capisci che qualcosa non va nell'informazione. Se la violenza di squadracce naziste viene glorificata dai media occidentali come rivolta di popolo contro il bieco oppressore, i sospetti si acuiscono.
Ma quando ti mostrano le violenza ben orchestrate di gruppi di destra in Venezuela che rincorrono anche all'uso di immagini taroccate per fare propaganda, come quella dello studente egiziano massacrato di botte e spacciato per venezuelano, contrabbandandole per rivolte di popolo e allo stesso tempo ignorano l'arresto di una spia americana, nella cui abitazione è stato rinvenuto un vero e proprio arsenale, allora hai la prova del nove che la certa stampa è solo il megafono della peggiore propaganda. Guardi i reportage di Lucia Goracci che dipinge come angeli vendicatori quei ragazzi che protestano contro l'odioso burocrate amico di Putin e poi ti accorgi che sono membri di Svoboda, l'organizzazione nazista che dopo la destituzione di Yanukovich, ha portato ben due dei suoi membri a ricoprire alte cariche governative (ministri della difesa e della cultura). Ti aspetteresti parole di condanna per l'uso disinvolto che le potenze occidentali fanno di oppositori dal curriculum quantomeno sospetto, contro governi "non amici" (jihaddisti in Siria e Iraq, nazisti in Ucraina), invece no, dagli ad esaltare l'eroismo vitale dei ragazzi ucraini e venezuelani che si immolano per una causa giusta, contrapposto al molle disincanto dell'occidente, dove guarda caso se gli oppositori si comportassero allo stesso modo degli ucraini verrebbero fucilati sul posto.
Cosa c'entra tutto ciò con Monica Maggioni e il gruppo Bilderberg è presto detto. Come si sa il gruppo Bilderberg è la manna dei cospirazionisti, ma teorie strampalate a parte non è un mistero che questo gruppo semi-clandestino che si riunisce a porte chiuse, composto da personalità influenti di vari paesi dell'economia, della finanza e del giornalismo, sia nato nel 1954 con il preciso intento di favorire il rapporto fra USA ed Europa e porre un freno all'antiamericanismo. Oggi il gruppo Bilderberg fa anche di più: contribuisce a dettare la linea economica dei paesi occidentali e delineare le strategie geopolitiche nello scacchiere internazionale. La nostra Monica Maggioni, non si sa bene come non si per quali meriti, è una dei pochi italiani invitati alle riunioni del gruppo.
Ognuno tragga le conclusioni che vuole
domenica 22 giugno 2014
mercoledì 11 giugno 2014
Corruzione popolare
di Tonino D’Orazio
“Un popolo che
elegge corrotti, impostori, ladri e traditori non è vittima! E’
complice!” (George Orwel). Il dilagare della corruzione è
ormai la fisiologia della nostra organizzazione sociale, non è più
una patologia saltuaria. La corruzione generale, senza reali
controlli, è diventata un problema strutturale, sociale, culturale
della nostra società, senza riforme possibili nemmeno nelle prossime
generazioni.
Tutti gli enti locali
sono accomunati dal «cancro delle società partecipate», secondo
quanto dichiarato da Tommaso Cottone, procuratore regionale della
Corte dei Conti della Campania, in occasione dell’inaugurazione
dell’anno giudiziario della giustizia contabile. Il magistrato ha
ricordato che a livello nazionale in oltre 5 mila organismi privati,
partecipati dagli enti locali, l’indebitamento è valutato intorno
ai 34 miliardi di euro e che fenomeni di cattiva gestione si sono
concretizzati «in assunzioni di massa illegittime e clientelari;
in consulenze inutili; in sprechi per acquisti di forniture inutili e
a prezzi fuori mercato».
È il bello della
semi-privatizzazione “in house” e della partecipazione
interessata dei “rappresentanti” dei cittadini. Non dobbiamo mai
dimenticare che siamo in democrazia, che non avremo mai più la
possibilità di votare direttamente i nostri rappresentanti, e che
ognuno ha quello che si merita. La responsabilità, dunque,
appartiene anche al corpo elettorale che nella sua maggioranza ha
accettato e sostenuto questa situazione. È solo eccesso di delega
ai capi-partiti, senza alcuna partecipazione critica? Oppure il
paradosso sta nel fatto che i corrotti vengono poi rivotati e
rieletti, con tutto il loro efficiente staff affaristico e di
relazioni a doppio legame. Insomma una classe dirigente senza storia,
senza radici e senza cultura (avete presente le interviste delle Iene
ai parlamentari?) si è impossessata di un potere senza controlli e
ne ha approfittato in modo sfacciatamente incredibile. Alla faccia
degli onesti e spesso dei tribunali, non esenti, anche loro, da
strani comportamenti, forti con i deboli e deboli con i forti. È
davanti agli occhi di tutti, da anni, fino all’assuefazione che
diventa normalità. (Che ci vuoi fare?). Ormai, tutti i giorni
si scoprono furti milionari (in euro, ricordiamolo) a danni dello
stato e dei cittadini. Dopo Expò milanese, Mose veneziano, rimangono
ancora grandi opere iniziate e mai terminate. Inutile elencarle,
dalla Tav miliardaria in poi. Anche la Guardia di Finanza, tra gli
arresti di un loro generale quasi ogni sei mesi, potrebbe far uscire
gli scandali anche prima delle elezioni, ammesso che serva. D’altra
parte, i politici non hanno alcuna intenzione di combattere
effettivamente la corruzione, fanno semmai proposte per mandare a
casa i carcerati, oppure per non far più arrestare gli indagati,
ormai una massa critica ogni giorno nelle loro file, oppure far
diminuire loro le pene. Il problema è che anche la Corte
Costituzionale, nostro vero garante e non Napolitano compartecipante,
si sveglia ogni 6/7 anni con stupore, a danno fatto, stratificato e
digerito. (Adesso che ci vuoi fare?). D’altra parte il
problema non è la norma: le leggi bene o male ci sono, ma è la
consapevolezza e la compartecipazione, in fondo, attiva dei
cittadini.
Anche la corruzione, che
dura da anni, forse da sempre, fa parte della cultura popolare. Il
voto si può “vendere” e farselo fruttare. Può essere un assegno
in bianco. Tanto lo fanno tutti. Dal chilo di pasta del dopoguerra
agli 80€ di appena ieri. La stessa Camusso lo indica come “primo
passo” mentre chi non ha avuto niente aspetterà la solita “seconda
fase” che non è mai arrivata e, c’è da scommettere, che non
arriverà mai. Nulla da dire confederale sul fatto che chi non ha
avuto l’elemosina dovrà pagare ugualmente l’aumento delle tasse
previste dalla Tasi (? Al momento si chiama così) affinché Renzie
possa recuperare e a conti fatti guadagnarci. Che importa se su in
una graduatoria mondiale della corruzione (Transparency
International. Corruption Perceptions Index del 2013) siamo al 69°
posto su 177 paesi, dietro a stati africani che hanno solo la nomina
peggiore. In fondo ancora non siamo gli ultimi al mondo, anche se i
primi in Europa. Allora perché il popolo dovrebbe cambiare rotta e
votare gente onesta quando ci si può accontentare delle briciole che
eventualmente possono cadere dalla tavola del ricco epulone. C’è
sempre una speranza eticamente al ribasso. A ben riflettere
intimorisce una frase del filosofo Tommaso Campanella: “Le leggi
ottime sono le poche e brevi che s’accordano al costume del popolo
e al bene comune”. I beni comuni sono stati tutti svenduti e c’è
rimasto poco, in quanto al “costume” della maggioranza del popolo
non credo possiamo avere grandi speranze. Infatti ululano tutti
insieme contro eventuali onesti e votano decisi i loro aguzzini,
malgrado tutto quello che vedono e sanno.
Per esempio l’assenteismo
nel pubblico impiego. Il malcostume di assentarsi dal luogo di lavoro
per dedicarsi a fatti propri o addirittura per svolgere una seconda
attività lavorativa. Anche l'assenteismo è un reato indicato dal
codice penale come truffa più o meno aggravata ai danni dello Stato
punita con la reclusione fino a cinque anni. Eppure ogni tanto
vengono pescati a gruppi più o meno numerosi, indicando così un
sistema culturale di omertà avanzata.
Cosa dire invece davanti
a queste dichiarazioni pubbliche di disperati ladri di mele?
«Un politico vale
l'altro. Ci hanno offerto 50 euro per votare quello lì e abbiamo
accettato...Io sono disoccupato, mia moglie anche», continua Marco,
quasi con rabbia.
Poi parla la moglie:
«Abbiamo due figli piccoli. Perché avremmo dovuto rinunciare a
50 euro? Sono pochi? Saranno pochi per voi...Mi ha avvicinato una
persona che conosco personalmente. Lo ha fatto prima delle elezioni
del 26 maggio. Mi ha mostrato un santino di questo Galardini [FI]
e mi ha detto: se tu e tuo marito lo votate vi diamo 50 euro. Perché
dire di no?». (Secolo XIX)
Sono finiti in Questura
in un'indagine sul voto di scambio insieme ad altri 10. Ovviamente
non vale per gli Scillipoti o Razzi vari (se si pensa all’indulto
Mastella del 2006 e i vari scudi fiscali). Speriamo non si siano
precipitati a spendere le 50€ in alimenti di prima necessità se
sono “corpo del reato”. Dovevano aspettare invece il 2016 per
avere, forse anche loro, l’elemosina legale delle 80€ renziane.
È paragonabile tutto
ciò allo scandalo milionario del Mose veneziano? Non è che questo
tipo di mafia politica di ogni bordo stia sconvolgendo il famoso e
lindo Nord Italia (vedi Expo, vedi Tav, Regione Lombardia, Piemonte e
ora Veneto, e sicuramente altri a venire con PD, Lega, FI…)
accomunandolo a braccetto alle mafie del Sud? Ricordiamo a volte che
1 milione di euro è l’equivalente di 2 miliardi di lire? Per Mose
sono stati spesi un miliardo di € (2.000 miliardi di lire) per
consulenze e tangenti. Non viene il dubbio che chi ruba più di un
milione di euro non va mai in galera? Smettetela di rubare mele per
fame o fumare spinelli altrimenti andrete in galera sicuramente e
oltre che prendervi qualche pestaggio gratuito dalle forze del loro
ordine.
Esiste un chiaro-scuro
della corruzione? O una linea di demarcazione tra fame e ingordigia?
domenica 8 giugno 2014
Passata la festa gabbate lu sante
di Tonino D’Orazio
Il ricatto momentaneo di Renzie, dopo la grande “vittoria” alle europee (diciamo con il voto di 20 italiani su cento avendone diritto) ha ottenuto qualcosa, lo slittamento del pareggio di bilancio al 2016, tra un anno e mezzo. Spera di impostare a modo suo la nuova Commissione Europea che verrà. Sembra però che come presidente stiano già proponendo una figura tra le più macabre della crisi attuale. Si comincia col dire che è arrivata l’ora delle donne. Magari una donna vera e capace (e ce ne sono tante), non una zombi del FMI di nuovo a tutela delle banche. Anche se lei orgogliosamente dice che “un lavoro ce l’ha già”. Il quadro reale è che nessuno può modificare il tracciato neoliberista e anti-sociale sul quale è stato impostato la UE. I garanti della continuità, salvo i piccoli giochetti delle tre carte, sono i conservatori popolari e i conservatori socialisti, che mai accetteranno di essere giudicati dalla storia per come hanno ridotto in pochi anni la grande Comunità dell’Europa e il suo sogno di coesione e solidarietà politica. Tant’è che si parla solo di soldi e di toglierli ai soliti noti.
Basta confrontare le nuove richieste della Commissione al governo italiano. Non ho osato controllare cos’hanno chiesto ancora alla Grecia dopo lo sgarro elettorale.
Sono riusciti ad impostare la UE in guerra, certo non militare, ma economica sicuramente e sicuramente i morti (di fame, di stenti e di disoccupazione) ci sono ugualmente. Il libero mercato è la guerra dei forti contro i deboli, e presuppone un solo vincitore. Giuro che non è pura ideologia. Qualcuno pensa che adesso il duo europeo sarà composto da Germania e Italia, vista la posizione scissionista della Gran Bretagna e la debolezza estrema del mite Hollande francese. Scherza sicuramente. I soldi e il mercato non sono banali chiacchiere e slogan, sono la sostanza, ormai, di questa nuova “guerra”, e solo loro indicano i vincitori, le banche e i ricchi, e i perdenti veri, cioè il popolo e i lavoratori. Anzi S&P, e loro del loro crogiuolo se ne intendono, poco emozionato dalla grande vittoria e dai proclami ripropone l’Italia allo stesso rango di prima. L’Istat conferma, dopo le elezioni: “Crollo del Pil del 4% nel Mezzogiorno”. Che sarà mai!
Meglio le chiacchiere, la speranza, la provvidenza, che la realtà. La disoccupazione, benedetto Istat che riesce ancora a mascherarsi di cifre, ha raggiunto il 13,6%, cioè il dato del 1977. Ma chi avranno conteggiato ? Solo quelli in cassa integrazione; conteggiati più volte i contrattisti rinnovati di mese in mese e “lavoranti”; gli iscritti a varie liste di collocamento (quelle pubbliche si conoscono e non servono a un granché, quelle private degli amici degli amici, riservate e in crescita, no); le false partite IVA che risultano prestare servizi e lavoro per “conto proprio”; il lavoro nero e quello “grigio” (cioè con legali contratti fasulli tutti previsti dalla legge del santo Biagi e dai suoi seguaci); i quattro milioni di giovani considerati pantofolai perché non vogliono essere sfruttati; l’esercito dei call center (La Slc-Cgil parla di più di 200.000, con “molto nero, molto sommerso, regole aggirate, leggi non rispettate, stipendi sempre più bassi, guadagni per le aziende sempre più elevati”) a cottimo per centesimi e guai a scioperare (cosa centra più ormai la Costituzione con i padroni!); i 100.000 nuovi emigrati annuali che non contano più nelle statistiche; quelli del doppio lavoro per sopravvivere; i prossimi impiegati pubblici in disoccupazione come morte preannunciata a Sant’Antonio (13 giugno); il trucco di separare i disoccupati dagli inattivi, ormai identici nelle future aspettative.
Cresce il calo degli occupati a tempo pieno e a tempo indeterminato. Qualcuno per divertirsi rilancia di nuovo art.18 sì, art.18 no. Per chiudere il problema dovremo aspettare l’ulteriore calo degli occupati veramente a tempo indeterminato, che oggi sono rimasti al 15% circa del totaleGli occupati a tempo parziale continuano ad aumentare ma la crescita riguarda esclusivamente il part-time involontario (ci può essere una definizione più bella per esprimere volontà?). Scende il lavoro a termine cui si accompagna per il sesto trimestre consecutivo la diminuzione dei collaboratori. (Meglio la partita IVA). Ecc …
Qualcuno pensa che dopo aver ridotto questo mondo del lavoro ad armata Brancaleone senza lavoro vero e senza prospettive, si possa far “ripartire l’Italia”? Chi, dove, quando e con che cosa? Tutti i mezzi di produzione, per produrre un minimo di ricchezza tenuto conto dei tempi, sono stati svenduti e sono passati in mano straniera. E se funzioneranno esporteranno il plus valore di ricchezza altrove. Altrimenti nella guerra economica in atto, se non sufficientemente redditizie visto l’impoverimento complessivo, le imprese verranno chiuse per far consumare i prodotti dei vincitori. E se non dovesse piacervi qualche Direttiva europea dei vincitori vi obbligherà. Anche su cosa mangiare.
Intanto, passate le elezioni, iniziano i balletti. "Non sono a favore di una diminuzione dell’età pensionabile, piuttosto di un graduale aumento", parole del Ministro dell'Economia Paduan in un'intervista durante il Festival dell’Economia di Trento. Il Ministro ha inoltre aggiunto che, per come la vede lui, dall’alto dei suoi quasi 70 anni, "gli anziani non rubano il lavoro ai giovani".
Il ministro del lavoro Poletti, a margine di un convegno a Milano, e all’indomani dei rilievi della Ue sui conti pubblici, ha ribadito la posizione del governo, secondo cui l’Italia non ha bisogno di una nuova manovra. Invece Bankitalia, che se ne intende e non vende chiacchiere, visto che ai soci ha già distribuito per 5 mesi 380 milioni di euro di bonus, comunica che la dinamica tendenziale del deficit include interventi di aumento delle entrate o di tagli alla spesa per 3 miliardi nel 2015, 7 nel 2016 e 10 miliardi dal 2017. Per il 2015 serve una manovra di almeno 15 miliardi. Chissà quanto servirà dopo per il 2016.
Non so perché, ma credo di più in Bankitalia. Molti di voi sicuramente no credete nella speranza, che è ultima a morire. Però nessuno sa, o mai ha detto, quando “ultima” significa punto di non ritorno.
domenica 1 giugno 2014
Il populista, xenofobo e razzista Farage e i renziani last minute
di Franco Cilli
Non voglio difendere
Farage, come si dice il mio imprinting è di sinistra, vengo da una
di quelle innumerevoli storie di movimentismo giovanile e riflessione
pacata in età matura, con la testa che finalmente razionalizza e ti
da il contegno giusto, mentre le viscere continuano a ribollire di
rabbia. Sempre dalla parte degli ultimi, aspettando con l'aria del discepolo corrucciato, come altri in ogni era della storia del mondo, l'avvento del bene e della
giustizia in terra per gli uomini di buona volontà. Lo so, tutto ciò
suona giustificatorio e lo è, perché non voglio apparire il
grillino dell'ultima ora né un fan di Farage. Eppure l'ipocrisia e l'ignoranza di
tanti che oggi si scandalizzano per lo xenofobo, razzista e omofobo
Farage, mi fa inorridire e mi causa sussulti di rabbia che riesco a
stento a trattenere. La prima domanda che mi sorge spontanea in questo momento è perché questi liberali da avanspettacolo, profeti last minute dell'avventismo renziano che brulicano nei nostri media, parlano allarmati di fascismo e di xenofobia di Farage e fingono che il governo ucraino sia un esempio di democrazia, tacendo sulla presenza di ministri nazisti al suo interno ( si proprio nazisti dichiarati)? A seguire me ne vengono altre che riguardano il nostro paese. Perché quelle persone avvedute che hanno votato
Renzi per “costruire un argine contro i populismi” certi che
questa sia la cosa più saggia, invece di scandalizzarsi per Farage,
non si scandalizzano per la strage di società che quelli come Renzi
compiono in Europa quotidianamente? Perché non scorgono negli occhi
dei fratelli greci quello sguardo d'accusa verso coloro che li hanno
condannati a morte per ingrassare le banche? Perché non scorgono dietro i governi Monti, Letta e Renzi le facce torve di banchieri e dei
loro emissari che con una semplice equazione matematica azzerano la
vita di milioni di uomini, una variabile come un'altra: "Stiamo
effettivamente distruggendo la domanda interna attraverso il
consolidamento fiscale. Quindi, ci deve essere una operazione di
domanda attraverso l’Europa, un’espansione della domanda";
Monti dixit. E come si fa a comprimere la domanda se non tagliando i
salari e alzando le tasse? La gente compra meno, ma le banche che non
danno credito continuano a ingrassare. Perché queste persone sagge
non riescono a leggere nelle parole di Renzi e Letta: “dobbiamo
privatizzare per diminuire il debito pubblico”, un rischio letale
per la civiltà tutta? Perché non ribollono di rabbia per la legge
Fornero, che condanna all'ergastolo milioni di lavoratori, già
truffati dal contributivo, e per le parole del ministro renziano
Padoan, banchiere fino la midollo, che dice: “non abbiamo
intenzione di ridurre l'età pensionabile”. Come non bastasse i
saggi e consapevoli renziani per necessità si bevono quale
ineluttabile il mancato rinnovo dei contratti e della rivalutazione
delle pensioni, e come se non bastasse ritengono lodevole il voto di
scambio al prezzo di 80 euro per non apparire spocchiosi e con la
puzza al naso. Intanto si svende la Rai, un bene pubblico, per
finanziare le mance elettorali. Perché l'austerità qui in Italia si
coniuga col nuovo, mentre in tutte le altre nazioni si declina come
comodo alibi per perpetuare le vecchie oligarchie e strangolare i
poveracci? E questo il punto che vi ostinate a non cogliere, amici e compagni impauriti dal cambiamento, ubriacati dalle lusinghe e dalle rassicurazioni della nuova era
renziana, che promette pulizia e di onore al merito. Voglio ricordare
le parole del compianto Padoa Schioppa, come esempio di uno stile di pensiero, perché ve le stampiate nella
memoria, voi saggi e puri di cuore che “il rischio maggiore è il
populismo”.
"Nell’Europa
continentale, un programma completo di riforme strutturali deve oggi
spaziare nei campi delle pensioni, della sanità, del mercato del
lavoro, della scuola e in altri ancora. Ma dev’essere guidato da un
unico principio: attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso
del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’
individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i
rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o
qualità. Cento, cinquanta anni fa il lavoro era necessità; la buona
salute, dono del Signore; la cura del vecchio, atto di pietà
familiare; la promozione in ufficio, riconoscimento di un merito; il
titolo di studio o l’apprendistato di mestiere, costoso
investimento. Il confronto dell’uomo con le difficoltà della vita
era sentito, come da antichissimo tempo, quale prova di abilità e di
fortuna. È sempre più divenuto il campo della solidarietà dei
concittadini verso l’ individuo bisognoso, e qui sta la grandezza
del modello europeo. Ma è anche degenerato a campo dei diritti che
un accidioso individuo, senza più meriti né doveri, rivendica dallo
Stato.". (Padoa Schioppa, Il Corriere della Sera del 26
Agosto 2003)
Chi è il razzista a
questo punto, Farage o questa genia liberale, che si crede illuminata
e si auto-attribuisce il diritto di vita e di morte sulla massa
bruta, esentando se stessi, per diritto d nascita da ogni durezza e
ogni fastidio del vivere? I veri razzisti sono gli eredi
spirituali di coloro che in India, Africa e America Latina,
distruggevano armi in pugno interi popoli e intere economie in
ossequio alla superiorità delle civiltà coloniali e che oggi
continuano l'opera di distruzione con ogni mezzo possibile, certi
della superiorità che proviene dal ceto e da una carnagione chiara.
Conservate questo retro pensiero gelosamente, vi sarà utile per
decifrare le parole di coloro che indossano le maschere di salvatori
col sorriso e lo sguardo benedicente, per nascondere la loro vera
natura di predatori
Voglio credere che quelli
che fra operai, impiegati, precari e disoccupati, hanno votato Renzi
lo abbiano fatto per ignoranza, e che presto si ravvederanno,
altrimenti non resterà che prepararsi alla catastrofe.
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sabato 31 maggio 2014
Considerazioni sui dati elettorali 2014
di Tonino D'Orazio
L’elettore fantasma e il suo movimento sono maggioranza nazionale in quasi tutti i paesi europei.
Rinnovo il mio articolo sulla questione di democrazia e astensione. Intanto perché stupito dalla dichiarazione della Commissione Europea che pur notando che la media europea dei votanti è stata del 43,1% (senza le nulle e le bianche) titolava:”sconfitta l’astensione”. Eppure in molti paesi l’astensione ha superato tranquillamente il 50%. La partecipazione alle votazioni è passata dal 61,9% del 1979, al 58,9% del 1984, al 58,4% del 1989, al 49,5% del 1999, 45,4% del 2004 fino al 43% del 2009. Si può parlare di fallimento della rappresentanza politica in tutta la UE quando nell’arena si presentano ormai meno della metà degli aventi diritto? Lo si può ritenere uno “sciopero bianco” di cittadinanza? Esiste un concetto diverso, non sufficientemente esplorato, tra un’astensione apatica e un’astensione critica?
La crescita degli euroscettitici, parola già morbida se si confronta i loro programmi, è esponenziale. Diventa difficile, se si continua a ragionare solo di destra/e pseudo-sinistra, capire che in realtà il “populismo” complessivo è piuttosto una risposta del basso verso l’alto e verso le ingiustizie sociali che questa Europa sta tranquillamente determinando.
In Italia per le europee 2014: Elettori: 49.256.169 - Votanti: 28.908.004 (58,68 %). Schede bianche 577.856 (1,99%). Schede nulle 954.718 (3,30%) sono quelle “sporcate” dall’elettore. Schede contestate, non assegnate 3.683 (0,01%). Totale 5,29% che vanno aggiunti agli astensionisti. I dati sono del Ministero dell’Interno.
Anche quelli delle europee del 2009: Elettori 49.135.080 – Votanti 32.659.162 (66,46%). Schede bianche 984.156 (3,01%). Schede nulle addirittura 1.134.572 (3,47). Totale 6,48%. Che vanno aggiunti agli astensionisti perché pur sempre di protesta si tratta.
Si registra quindi una diminuzione notevole dei votanti del 7.74%. Cioè grosso modo 3.750.000 di cittadini in più, in rapporto al 2009, che hanno deciso di non andare a votare. Ma in molte regioni e comuni, soprattutto nelle isole e nel meridione sono andati a votare poco più del 40%.
Le percentuali ottenute dai partiti sono in realtà, a questo punto, la metà se tenuto conto di tutti gli elettori. Solo gli Olandesi e i Danesi le danno in quest’ordine. Per cui il PD rappresenta 20,4 cittadini italiani, M5S 10.5; FI 8.4; Lega Nord 3; NCD 2,15; Lista Tsipras 2; Fratelli d’Italia 1,8. Diciamo che c’è poco da rallegrarsi soprattutto pensando che 20/25 cittadini decideranno tramite il loro partito “vincitore” di monopolizzare la vita e il futuro degli altri 75 (25 votanti e 50 no)
Una riflessione sulla politicità del voto va fatta, soprattutto se come ha scritto il Corriere della sera, Renzi (o il PD?) «è votabile da chi non solo non è di sinistra ma è anche contro la sinistra (o il sindacato)». Indubbiamente l’effetto del ceffone alla Cgil, (ma anche agli altri sindacati oggi smarriti perché pensano di non meritarselo essendo stati sempre assecondabili), comunque paradossalmente e indubbiamente gran serbatoio dei suoi voti, sembra aver procurato voti presi alla destra o a FI, non tanto al M5S. Oppure Renzi ha indovinato che parte della popolazione, in catarsi di colpevolezza, ritiene inutili, vecchi e settari i sindacati? Sono colpevoli della perdita dei diritti dei lavoratori, della loro “inamovibilità” e della falsa autonomia ai partiti?
Il poker calato sembra rappresentare al meglio il jobact, altro che “centralità del lavoro”. I lavoratori vengono “regalati” ai padroni senza contropartita. Quindi centralità del mercato e dell’impresa, nella pura continuità del neoliberismo e con il plebiscito dei lavoratori stessi, magari pure del pubblico impiego già deciso alla mattanza (sempre richiesta dalla Confindustria) di Sant’Antonio del 13 giugno prossimo. Quando si dice la sindrome di Stoccolma! O meglio “l’alienazione operaia” già descritta un secolo e mezzo fa da Marx nel Capitale. Forse i famosi 80€ presi a loro stessi, non per tutti ma altri sperano ancora, rappresentano anche la mercificazione del voto, non certamente la sua dignità, ma soprattutto la subalternità ormai ben definita dei lavoratori alla classe dominante. Non basta parlare quindi dello spauracchio Grillo, che pur, media dirigens, a finito per prevalere, malgrado Mediaset (da oggi, piano piano all’opposizione mediatica a Renzie ma non di voto parlamentare garantito dal patto di ferro PD-FI). E se il concetto di o l’uno o l’altro era ben presente a rimetterci è stato soprattutto FI e le destre disunite in genere. Chi di bipolarismo vive di bipolarismo può morire (a proposito dell’Italicum).
Un discorso spurio va fatto sul M5S. E’ un movimento che, volente o nolente, in 18 mesi ha portato 17 parlamentari in Europa oltre ai 130 tra senatori e deputati nel nostro parlamento. Era dato come movimento di semplice protesta con il suo 25%. Bene, scremato dai protestatari (4%) rimane al 21%, secondo solo dopo il PD. E’ un movimento di opposizione, e che questo esista è sempre un bene per la democrazia, checché ne pensino i vari tribuni e talebani dei partiti attuali, e di denuncia di malefatte anche legali dei poteri forti ai danni dei cittadini e dei beni pubblici, che altri, pur non essendone proprietari hanno e stanno svendendo. Rappresentano in gran parte i giovani, né destra né sinistra in termini storici (andava bene per Blair?), ma basso verso l’alto, anche se confusamente. Tutti lodano, nel PD (che usurpa ormai il termine di sinistra) e in FI, il superamento delle ideologie ad uso e consumo proprio, ma per il M5S non vale. Vengono qualificati di fascisti allorché, con il consenso popolare, i veri fascisti (anche se hanno cambiato nome) sono stati al governo per almeno 15 anni (Lega compresa). E se nella mia cultura (Gramsci dixit) i fascisti sono “tutti quelli che tendono a ridurre i diritti e la qualità della vita dei lavoratori, ad impoverirli con le loro famiglie e a soggiogarli”, ognuno, tenuto conto della disastrosa realtà, faccia i conti con la propria coscienza. Il passaggio epocale delle socialdemocrazie europee su posizioni di politiche economiche neoliberiste insieme ai conservatori (sempre Blair e Schröder e non sarà da meno Schulz), in realtà alle destre comprese quelle nord americane immanenti e nascoste, rappresenta la fascistizzazione dell’Europa tramite oligarchie di poteri non elette e quindi antidemocratiche. Straordinariamente se ne lamentano anche le destre europee estreme. Perché il M5S, alternativo, dovrebbe essere buono e unirsi al “grande patto della fame”, che ritengo scellerato per il futuro del mondo del lavoro, per diventare “democratici” come loro, tendenti al partito unico? Perché hanno un leader come tutti gli altri? Il resto sono chiacchiere e sassi di parole lanciate per la gioia degli “incolpevoli”, o chi si ritiene tale, puro e di parte, anche contro se stesso. L’aspetto critico nella fenomenologia della realtà rimane l’unico elemento di onestà intellettuale.
venerdì 16 maggio 2014
Non sparate sulla scheda bianca o sull’astensione
di Tonino D'Orazio
La scheda elettorale bianca non può essere considerata nulla, al pari di quella “sporcata”. Nulla come se l’elettore fosse incapace di votare. E’ un voto vero che indica un atto democratico di rifiuto sia degli uni che degli altri. Deve essere considerato una scelta consapevole, non un’astensione.
Finché le schede bianche non saranno considerate come voto espresso rimarranno inutili e non aumenteranno sensibilmente. Anche se vengono semplicemente conteggiate non intervengono in nessun modo sul risultato. L’elettore vuole “pesare” e una scheda bianca non contabilizzata non pesa nulla. Il computo della percentuale ottenuta dai candidati rimane sempre sul numero dei voti “validi”. In verità le schede bianche, così come l’astensione, rappresentano però una vera scelta elettorale e un vero malessere nell’ambito della democrazia. Soprattutto se la rappresentanza politica è percepita come semplice alternanza (espressione “sono tutti uguali”). E il prodotto offerto, in realtà, è sempre identico.
In un libro straordinario Lucidità, José Saramago sottolineava il potenziale sovversivo della scheda bianca. In una capitale immaginaria le elezioni amministrative danno un risultato sconcertante: “ destra 8 %, centro 8%, sinistra 1%, astenuti 0, nulle 0, schede bianche 83%”. Annunciando il risultato, con il viso livido, il primo ministro ha capito che “queste bianche hanno dato un colpo brutale alla normalità democratica e che 83% degli elettori della città, con una mano poco patriottica, le hanno deposte nelle urne.” (per il seguito il libro vale la pena di essere letto, è lucidissimo e anche divertente).
E’ vero che l’astensione attiva è una posizione politica più coerente, più chiara, con nessuna richiesta di essere considerata dalla politica, alla quale, d’altronde, sembra interessare poco, l’importante è governare con quelli che vogliono esserlo. In realtà l’astensione agisce evitando di partecipare a questa organizzazione politica fondata sull’annullamento totale della rappresentatività e del potere popolare e la presa di possesso delle istituzioni e degli strumenti di democrazia da parte delle oligarchie partitiche. Non voglio votare per qualcuno che mi viene imposto o essere preso costantemente in giro. E’il giusto argomento dell’astensionista, non c’è che dire. Né si può a cuor leggero citare in termini dispregiativi di “populismo” il 50% dei cittadini che non vogliono più votare, che se aggiunti al 25% di altri “populisti” (M5S) e al 3-4% di schede bianche e nulle, il resto democratico fa ridere, nei contenuti e nella rappresentanza. Possiamo dire che la “maggioranza” è una vera “minoranza”. Ma anche se gli astensionisti fossero solo il 30% (cifra endemica e quasi naturale nei paesi a democrazia occidentale) rimarrebbero comunque il “movimento” più rappresentativo dei cittadini.
A livello europeo la paura montante delle destre, soffiata sia dal Partito Popolare che dal PSE in coalizione obbligatoria per sempre contro il “populismo” o il “popolo”, non dovrebbe spaventarci. Per quello che stanno facendo ai lavoratori, tedeschi compresi, più destra di così, nei fatti e nell’abbattimento del welfare, elemento di solidarietà e di dignità di vita del sociale, e nell’impoverimento di milioni di persone, si muore. Anzi, a mio avviso, avranno bisogno di queste destre per continuare il loro deleterio cammino, teatrino a recita dove si stenta a riconoscere le parti vere. I neonazisti ucraini stanno mostrando da che parte sono contro chi non vuole morire o farsi derubare dal, e nel, “migliore dei mondi possibili”, (a ragion veduta e esperienze esposte), sotto i diktat di gruppuscoli non eletti e lobbisti, come nella “normalità democratica” della troika internazionale e dei governi imposti e servi. Né per questi vale l’autodeterminazione dei popoli né i loro referendum “bulgari” che vengono dichiarati “illegali”. Ma da chi? Quando non conviene (di nuovo a chi?) il voto diventa illegale. Sembra esserci una democrazia giusta e una no. Esiste il diritto a resistere a un colpo di stato? Dire che Putin fa il furbo per addossargli la colpa della loro sottovalutazione geopolitica significa che Obama e l’Europa satellite sono proprio degli stupidi. Con il colpo di stato “pacifici” (anzi parecchi) gli occidentali hanno messo in crisi il concetto di democrazia anche a casa loro.
Mentre la scheda bianca significa comunque partecipazione e quindi legittimare queste istituzioni e rimanere nel quadro costituito. Astenersi invece è come superare la linea della disubbidienza del “dovere” del voto in vista di una massa critica, di una grande e vera folla di individui, che intravvede solo idee “sovversive” di cambiamento. Anche se le motivazioni vengono rappresentate più come disinteresse e come disgusto della politica in atto.
In una democrazia, è normale che l'opposizione non si trovi d'accordo con la maggioranza, è normale che non si facciano accordi con chi non condivide il tuo pensiero o azione politica e possa esprimerlo. Il succo della democrazia sta tutto qua. Senza vera opposizione si può tranquillamente dire di essere in “dittatura dolce”.
Chi non vota non ha necessariamente torto; rifiuta democraticamente ciò che gli viene offerto. Ne ha “diritto”? O votare è un “dovere” verso chi ormai ha piegato tutte le istituzioni al proprio comando e resa una scelta possibile una farsa? Tra il popolo e l’elezione dei suoi rappresentanti nelle sedi legislative c’è un passaggio costituzionale. I partiti, tramite i loro segretari, hanno scelto prima loro, e imposto in questo modo due passaggi obbligando il cittadino a un voto subordinato. Diciamo in modo “non ti preoccupare, ci penso prima io a sceglierti i tuoi rappresentanti, tu basta che ci voti”.
Allora non sparate sulle schede bianche e sull’astensione. Come movimento sono la maggioranza vera in tutti i paesi a democrazia occidentale. Pensare di esportarla non vi sembra presunzione?
La scheda elettorale bianca non può essere considerata nulla, al pari di quella “sporcata”. Nulla come se l’elettore fosse incapace di votare. E’ un voto vero che indica un atto democratico di rifiuto sia degli uni che degli altri. Deve essere considerato una scelta consapevole, non un’astensione.
Finché le schede bianche non saranno considerate come voto espresso rimarranno inutili e non aumenteranno sensibilmente. Anche se vengono semplicemente conteggiate non intervengono in nessun modo sul risultato. L’elettore vuole “pesare” e una scheda bianca non contabilizzata non pesa nulla. Il computo della percentuale ottenuta dai candidati rimane sempre sul numero dei voti “validi”. In verità le schede bianche, così come l’astensione, rappresentano però una vera scelta elettorale e un vero malessere nell’ambito della democrazia. Soprattutto se la rappresentanza politica è percepita come semplice alternanza (espressione “sono tutti uguali”). E il prodotto offerto, in realtà, è sempre identico.
In un libro straordinario Lucidità, José Saramago sottolineava il potenziale sovversivo della scheda bianca. In una capitale immaginaria le elezioni amministrative danno un risultato sconcertante: “ destra 8 %, centro 8%, sinistra 1%, astenuti 0, nulle 0, schede bianche 83%”. Annunciando il risultato, con il viso livido, il primo ministro ha capito che “queste bianche hanno dato un colpo brutale alla normalità democratica e che 83% degli elettori della città, con una mano poco patriottica, le hanno deposte nelle urne.” (per il seguito il libro vale la pena di essere letto, è lucidissimo e anche divertente).
E’ vero che l’astensione attiva è una posizione politica più coerente, più chiara, con nessuna richiesta di essere considerata dalla politica, alla quale, d’altronde, sembra interessare poco, l’importante è governare con quelli che vogliono esserlo. In realtà l’astensione agisce evitando di partecipare a questa organizzazione politica fondata sull’annullamento totale della rappresentatività e del potere popolare e la presa di possesso delle istituzioni e degli strumenti di democrazia da parte delle oligarchie partitiche. Non voglio votare per qualcuno che mi viene imposto o essere preso costantemente in giro. E’il giusto argomento dell’astensionista, non c’è che dire. Né si può a cuor leggero citare in termini dispregiativi di “populismo” il 50% dei cittadini che non vogliono più votare, che se aggiunti al 25% di altri “populisti” (M5S) e al 3-4% di schede bianche e nulle, il resto democratico fa ridere, nei contenuti e nella rappresentanza. Possiamo dire che la “maggioranza” è una vera “minoranza”. Ma anche se gli astensionisti fossero solo il 30% (cifra endemica e quasi naturale nei paesi a democrazia occidentale) rimarrebbero comunque il “movimento” più rappresentativo dei cittadini.
A livello europeo la paura montante delle destre, soffiata sia dal Partito Popolare che dal PSE in coalizione obbligatoria per sempre contro il “populismo” o il “popolo”, non dovrebbe spaventarci. Per quello che stanno facendo ai lavoratori, tedeschi compresi, più destra di così, nei fatti e nell’abbattimento del welfare, elemento di solidarietà e di dignità di vita del sociale, e nell’impoverimento di milioni di persone, si muore. Anzi, a mio avviso, avranno bisogno di queste destre per continuare il loro deleterio cammino, teatrino a recita dove si stenta a riconoscere le parti vere. I neonazisti ucraini stanno mostrando da che parte sono contro chi non vuole morire o farsi derubare dal, e nel, “migliore dei mondi possibili”, (a ragion veduta e esperienze esposte), sotto i diktat di gruppuscoli non eletti e lobbisti, come nella “normalità democratica” della troika internazionale e dei governi imposti e servi. Né per questi vale l’autodeterminazione dei popoli né i loro referendum “bulgari” che vengono dichiarati “illegali”. Ma da chi? Quando non conviene (di nuovo a chi?) il voto diventa illegale. Sembra esserci una democrazia giusta e una no. Esiste il diritto a resistere a un colpo di stato? Dire che Putin fa il furbo per addossargli la colpa della loro sottovalutazione geopolitica significa che Obama e l’Europa satellite sono proprio degli stupidi. Con il colpo di stato “pacifici” (anzi parecchi) gli occidentali hanno messo in crisi il concetto di democrazia anche a casa loro.
Mentre la scheda bianca significa comunque partecipazione e quindi legittimare queste istituzioni e rimanere nel quadro costituito. Astenersi invece è come superare la linea della disubbidienza del “dovere” del voto in vista di una massa critica, di una grande e vera folla di individui, che intravvede solo idee “sovversive” di cambiamento. Anche se le motivazioni vengono rappresentate più come disinteresse e come disgusto della politica in atto.
In una democrazia, è normale che l'opposizione non si trovi d'accordo con la maggioranza, è normale che non si facciano accordi con chi non condivide il tuo pensiero o azione politica e possa esprimerlo. Il succo della democrazia sta tutto qua. Senza vera opposizione si può tranquillamente dire di essere in “dittatura dolce”.
Chi non vota non ha necessariamente torto; rifiuta democraticamente ciò che gli viene offerto. Ne ha “diritto”? O votare è un “dovere” verso chi ormai ha piegato tutte le istituzioni al proprio comando e resa una scelta possibile una farsa? Tra il popolo e l’elezione dei suoi rappresentanti nelle sedi legislative c’è un passaggio costituzionale. I partiti, tramite i loro segretari, hanno scelto prima loro, e imposto in questo modo due passaggi obbligando il cittadino a un voto subordinato. Diciamo in modo “non ti preoccupare, ci penso prima io a sceglierti i tuoi rappresentanti, tu basta che ci voti”.
Allora non sparate sulle schede bianche e sull’astensione. Come movimento sono la maggioranza vera in tutti i paesi a democrazia occidentale. Pensare di esportarla non vi sembra presunzione?
giovedì 15 maggio 2014
L' "Altra Psichiatria". Le proposte dell'Altra Città per la psichiatria
L'Altra Città: cosa può fare il Comune nel campo della salute mentale
Spostare l'asse dell'intervento riabilitativo nella direzione di una residenzialità a “minore intensità”, ma a maggiore resa in termine di autonomia dei soggetti e di inserimento sociale e lavorativo
Il Comune dovrebbe esigere dalla ASL e dalla Regione che i soldi vengano spesi in maniera appropriata e in grado di dare le risposte migliori. Il Comune dovrebbe individuare e mettere a disposizione immobili per gruppi appartamento e strutture riabilitative.
Quando parliamo di residenzialità psichiatrica intendiamo riferirci a strutture residenziali o semiresidenziali che fanno parte di quella filiera di interventi e tecniche che compongono il percorso riabilitativo psichiatrico. Possiamo sinteticamente classificare le residenze psichiatriche in strutture ad "alta intensità assistenziale” e strutture a “bassa intensità assistenziale". Le strutture comunitarie protette e non protette sono ad alta intensità assistenziale e la maggior parte di loro sono di pertinenza del settore privato. Le case famiglia e i gruppi appartamento sono strutture a bassa intensità assistenziale e sono a carico del pubblico.
Il fabbisogno dei posti letto è stabilito in base a riferimenti normativi che determinano la percentuale di posti letto per 10.000 abitanti. In definitiva in base agli indici presentati nel PSR 2008-2010 (L.R. 5/2008) abbiamo 2 posti letto per 10.000 abitanti!
Il fabbisogno dei setting assistenziali già previsti nel PSR 2008-2010, è così
rideterminato:
�� Residenze riabilitative per la post acuzie 0,6 PL x 10.000 Abitanti
�� Case Famiglia 0.5 PL x 10.000 Abitanti
�� Gruppi Appartamento 0,35 PL x 10.000 Abitanti
�� Residenze Protette 0.55 PL x 10.000 Abitanti
Riguardo ai costi valgono come riferimento i dati pubblicati nel Bura n. 8 della regione Abruzzo del 27/02/2013 che stabilisce un budget per le strutture private. Nella sola provincia di Pescara è previsto un budget per l'anno a cui si fa riferimento di 7.477.383,97 euro così ripartiti: 3.013.438,96 per le strutture di Villa Pini e 4.462.945,01 per Villa Serena. I posti letto sono in totale 226 quindi ognuno costa in media 3.300 euro al mese.
Se guardiamo alla spesa complessiva per la Regione Abruzzo il budget previsto è di 15.965.763,34 euro. Queste spese si riferiscono ovviamente alla spesa per le residenze situate nella Regione Abruzzo a cui vanno sommate le spese per i ricoveri extraregionali di cui non si posseggono dati. E' ragionevole supporre che una struttura riabilitativa in Lazio o in Piemonte abbia un costo relativamente più elevato di quelle abruzzesi.
Per capire i contenuti della nostra proposta occorre aggiungere che alle spese per la residenzialità in campo psichiatrico vanno sommate le spese per i vari progetti riguardanti la salute mentale, per la parte riferita all'inserimento lavorativo dei pazienti con disabilità, come i finanziamenti per il progetto Armonia e le borse lavoro. Valga come dato lo stanziamento approvato nell'Aprile 2009 dalla Regione Abruzzo (Assessore alla sanità Venturoni) di 4 milioni di euro così ripartiti per Asl: Avezzano/Sulmona 412.318,76 euro, Chieti 366.875,55 euro, L'Aquila 386.482,73 euro, Lanciano/Vasto 306.257,85 euro, Pescara 685.565,65 euro, Teramo 842.499,46 euro. Quanto alle borse lavoro: Avezzano/Sulmona 119.800,00 euro, Chieti 81.600,00 euro, L'Aquila 94.500,00 euro, Lanciano/Vasto 116.000,00 euro, Pescara 265.000,00 euro, Teramo 200.100,00 euro.
Ovviamente come lista che concorre alle elezioni del consiglio comunale non possiamo fare riferimento nelle nostre proposte a stanziamenti che sono su base regionale se non in un'ottica di sinergia con la Regione stessa.
È fondamentale l'intervento dell'istituzione comunale nella ricognizione di strutture alloggiative idonee a svolgere la funzione di strutture riabilitative, così come è fondamentale il ruolo comunale nello stabilire una relazione, in quanto autorità sanitaria, con la ASL di competenza.
L' idea è quella di migliorare l'offerta riabilitativa, razionalizzando gli interventi e nello stesso tempo le spese. Come? Innanzitutto agganciando la residenzialità ad una borsa lavoro, in quei casi in cui il progetto riabilitativo preveda un passaggio a strutture residenziali e nel contempo l'addestramento al lavoro. Tutto ciò mantenendo fermi i capisaldi del percorso riabilitativo che includono, oltre all'acquisizione di competenze sociali, gli assi casa e lavoro. In secondo luogo spostando l'asse dell'intervento riabilitativo, fortemente sbilanciato verso la residenzialità protetta, nella direzione di una residenzialità a “minore intensità”, ma a maggiore resa in termine di autonomia dei soggetti e di inserimento sociale e lavorativo.
Chi opera nel settore sa perfettamente che la soluzione comunità protetta o riabilitativa spesso rappresenta una soluzione che va a supplire la mancanza di risorse e di soluzioni alternative differenti e che invece, in una buona percentuale di casi, il potenziamento dei servizi territoriali e un'offerta di residenzialità “leggera” renderebbero non necessario il ricorso a strutture a elevata intensità. Questo non significa abolire le strutture comunitarie ad elevata intensità di cura ma inserirle in un percorso dove ogni risorsa e ogni mezzo sia utilizzato in modo appropriato. Sappiamo benissimo che spesso i pazienti permangono anni in strutture riabilitative protette per mancanza di soluzioni alternative, con una lievitazione notevole dei costi notevole. Se consideriamo che mediamente un posto letto costa 3-4mila euro mensili, con la stessa cifra potremmo finanziare 4 posti in un gruppo appartamento, abbinando a questo, ove se ne ravvedesse l'opportunità, anche una borsa lavoro.
Un discorso a parte merita Artis, un progetto di integrazione socio-sanitaria, cofinanziato dalla Asl e dal Comune, che prevede l'impiego di figure professionali (psicologi), che fanno riferimento ad Associazioni di familiari di pazienti psichiatrici, come Percorsi e Cosma, i quali si fanno carico, in collaborazione con gli psichiatri della ASL, di progetti riabilitativi individuali, imperniati sull'acquisizione di competenze sociali. Tale progetto rappresenta una risorsa preziosa e va mantenuto e potenziato.
Loredana Di Paola, candidata sindaca L'Altra Città
martedì 13 maggio 2014
Yoani Sánchez, qualcuno la molla
dal blog di Gennaro Crotenuto
Sto ricevendo decine di messaggi pubblici e privati su Yoani Sánchez, la sua (presunta) rottura del contratto con La Stampa (quello su Internazionale è già fermo da un anno). Tali messaggi sono causati dall’outing del suo traduttore Gordiano Lupi che ora si sente libero di dirne peste e corna e raccontare quello che in tanti denunciavano da anni: l’avidità maniacale e le balle sulla persecuzione che subirebbe all’Avana.
Alcuni mi fanno i complimenti, ma io non ho fatto nulla né penso che Gordiano dica cose nuove o particolarmente significative. Fa piacere però la memoria lunga di alcuni e il fatto che citino a distanza di anni il mio lavoro. Nello specifico però c’è poco da gioire o pavoneggiarsi. Notizia sarebbe stata se fosse stata La Stampa a rompere il contratto, riconoscendo finalmente in Yoani non un’informatrice credibile, quale è stata fatta passare per anni, ma quel che è: un fenomeno mediatico costruito a tavolino, tanto perfetto da essere incredibile a chiunque avesse una lettura raffinata delle cose.
Anche adesso che Gordiano Lupi arriva a chiedersi se Yoani sia davvero un’agente della CIA o non sia invece al soldo del perfido Fidel (bum!), resta quella sensazione di vuoto pneumatico e di stereotipo ritrito su tutta la storia e sull’informazione anti-latinoamericana proposta dal mainstream.
Quella dei grandi media sull’America latina è una commedia dell’arte per la quale i buoni hanno perfino delle determinate caratteristiche fisiognomiche (come Yoani o Capriles in Venezuela) tali da renderli politicamente spendibili, mentre uno con la faccia di Nicolás Maduro dovrebbe tornare a fare l’autista d’autobus.
È un giornalismo classista ove non razzista ma soprattutto è un giornalismo che manca al proprio ABC, quello di verificare i fatti. Il problema non è infatti mai stato se ci piace o meno la rivoluzione cubana ma se si siano preoccupati di verificare in qualche modo la credibilità di Yoani e cosa stesse davvero apportando sulla comprensione di quell’esperienza. A chi scrive non scandalizza se Yoani abbia guadagnato molti soldi in un paese dove un cardiochirurgo guadagna pochi Euro al mese. A chi scrive scandalizza che ai media abbiano fatto passare per informazione la propaganda anti-castrista aderendo al fine di questa (convincere) ma abdicando al proprio fine (informare).
Quella del mainstream sull’America latina è una grande opera dei pupi che da oltre un anno sta rendendo per esempio impossibile la vita ad un uomo anziano come Pepe Mujíca, presidente di un paese che non interessa a nessuno come l’Uruguay, ma importunato quotidianamente da ogni giornale e televisione del mondo, che vendono la sua bella immagine ma dicono ben poco su cosa sta facendo quell’esperienza di governo (nel bene o nel male) sulla sponda orientale del grande fiume. Pauperismo, marihuana e poco più. Un messaggio reso innocuo se decurtato del resto. È un reality show che rappresenta i presunti studenti venezuelani come buoni e oscura quelli cileni come cattivi (salvo far gallerie di foto per la bella Camila Vallejo). È uno spettacolo dove i contadini e i minatori scompaiono in un continente popolato innanzitutto da contadini e minatori. È sicariato mediatico dove si può stigmatizzare Cristina Fernández per shopping compulsivi inventati di sana pianta e dove se George Bush dice che tutti gli indigeni latinoamericani, dai mapuche agli zapatisti, sono terroristi allora, per i nostri media, gli indigeni latinoamericani andranno trattati come alleati di Al Qaeda.
Non credo che il progetto Yoani sarà particolarmente danneggiato dall’ex-abrupto di Gordiano Lupi né che il mainstream possa fare ammenda o comportarsi più seriamente in futuro. Frequenterà pessima gente (come Aznar nella foto), guadagnerà bene, farà notizia di quando in quando, magari comunicando via Internet da Cuba che a Cuba Internet non funziona. Continuerà a godere di ottima stampa e a fare pessima informazione. Resta per tutti noi la necessità di studiare per capire, senza delegare nessuno, tantomeno Yoani Sánchez.
Sto ricevendo decine di messaggi pubblici e privati su Yoani Sánchez, la sua (presunta) rottura del contratto con La Stampa (quello su Internazionale è già fermo da un anno). Tali messaggi sono causati dall’outing del suo traduttore Gordiano Lupi che ora si sente libero di dirne peste e corna e raccontare quello che in tanti denunciavano da anni: l’avidità maniacale e le balle sulla persecuzione che subirebbe all’Avana.
Alcuni mi fanno i complimenti, ma io non ho fatto nulla né penso che Gordiano dica cose nuove o particolarmente significative. Fa piacere però la memoria lunga di alcuni e il fatto che citino a distanza di anni il mio lavoro. Nello specifico però c’è poco da gioire o pavoneggiarsi. Notizia sarebbe stata se fosse stata La Stampa a rompere il contratto, riconoscendo finalmente in Yoani non un’informatrice credibile, quale è stata fatta passare per anni, ma quel che è: un fenomeno mediatico costruito a tavolino, tanto perfetto da essere incredibile a chiunque avesse una lettura raffinata delle cose.
Anche adesso che Gordiano Lupi arriva a chiedersi se Yoani sia davvero un’agente della CIA o non sia invece al soldo del perfido Fidel (bum!), resta quella sensazione di vuoto pneumatico e di stereotipo ritrito su tutta la storia e sull’informazione anti-latinoamericana proposta dal mainstream.
Quella dei grandi media sull’America latina è una commedia dell’arte per la quale i buoni hanno perfino delle determinate caratteristiche fisiognomiche (come Yoani o Capriles in Venezuela) tali da renderli politicamente spendibili, mentre uno con la faccia di Nicolás Maduro dovrebbe tornare a fare l’autista d’autobus.
È un giornalismo classista ove non razzista ma soprattutto è un giornalismo che manca al proprio ABC, quello di verificare i fatti. Il problema non è infatti mai stato se ci piace o meno la rivoluzione cubana ma se si siano preoccupati di verificare in qualche modo la credibilità di Yoani e cosa stesse davvero apportando sulla comprensione di quell’esperienza. A chi scrive non scandalizza se Yoani abbia guadagnato molti soldi in un paese dove un cardiochirurgo guadagna pochi Euro al mese. A chi scrive scandalizza che ai media abbiano fatto passare per informazione la propaganda anti-castrista aderendo al fine di questa (convincere) ma abdicando al proprio fine (informare).
Quella del mainstream sull’America latina è una grande opera dei pupi che da oltre un anno sta rendendo per esempio impossibile la vita ad un uomo anziano come Pepe Mujíca, presidente di un paese che non interessa a nessuno come l’Uruguay, ma importunato quotidianamente da ogni giornale e televisione del mondo, che vendono la sua bella immagine ma dicono ben poco su cosa sta facendo quell’esperienza di governo (nel bene o nel male) sulla sponda orientale del grande fiume. Pauperismo, marihuana e poco più. Un messaggio reso innocuo se decurtato del resto. È un reality show che rappresenta i presunti studenti venezuelani come buoni e oscura quelli cileni come cattivi (salvo far gallerie di foto per la bella Camila Vallejo). È uno spettacolo dove i contadini e i minatori scompaiono in un continente popolato innanzitutto da contadini e minatori. È sicariato mediatico dove si può stigmatizzare Cristina Fernández per shopping compulsivi inventati di sana pianta e dove se George Bush dice che tutti gli indigeni latinoamericani, dai mapuche agli zapatisti, sono terroristi allora, per i nostri media, gli indigeni latinoamericani andranno trattati come alleati di Al Qaeda.
Non credo che il progetto Yoani sarà particolarmente danneggiato dall’ex-abrupto di Gordiano Lupi né che il mainstream possa fare ammenda o comportarsi più seriamente in futuro. Frequenterà pessima gente (come Aznar nella foto), guadagnerà bene, farà notizia di quando in quando, magari comunicando via Internet da Cuba che a Cuba Internet non funziona. Continuerà a godere di ottima stampa e a fare pessima informazione. Resta per tutti noi la necessità di studiare per capire, senza delegare nessuno, tantomeno Yoani Sánchez.
sabato 10 maggio 2014
Il controllo operaio
di Tonino D’Orazio
Cioè degli operai, s’intende. In tutta la storia gli operai non hanno controllato mai nulla. Per controllo intendo gestione. Si sono sempre fatti gestire, non dispiaccia a quelli che hanno sostenuto per decenni il concetto “dell’egemonia culturale della classe operaia”. In maggioranza gli operai hanno sempre votato per i loro padroni. E vale il detto anarchico che: “se con il voto si potesse cambiare qualcosa, i padroni lo avrebbero abolito”. Un po’ quello che succede oggi, democraticamente, sulla scelta dei propri rappresentanti. Altri hanno sempre scelto per loro e i risultati sono eccezionali.
Il controllo dei lavoratori, anche quelli pubblici, (tutti operaizzati), è un problema impellente soprattutto quando si sottraggono loro soldi, diritti e lavoro, e deve essere veramente efficace. Compreso il controllo sul lavoro allargandolo sui tempi di vita. Il lavoratore è una macchina umana di produzione. Si tratta di capire qual è il suo limite. Nel 1987 il Giappone dimostrò che era impossibile per un uomo lavorare dodici o più ore al giorno per sei o sette giorni alla settimana. Anno dopo anno, l'individuo comincia a soffrire di danni permanenti, fisici e psicologici, la cui soluzione estrema è la guolasi, morte per straordinari. Ultimamente, le statistiche elaborate dalla multinazionale Regus e citate dall'agenzia di stampa governativa cinese Xinhua, parlano di 600mila morti all'anno, in prevalenza colletti bianchi, che lavorano nelle grandi città. E bisogna considerare che non ci sono solo le morti. Sintomi acuti di stress da lavoro includono insonnia, anoressia e dolori addominali. Magari assenteismo per legittima difesa. Non è possibile stimare il numero di chi, anche se non muore di lavoro, soffre danni fisici. E pensare che la Direttiva UE prevede la possibilità di lavorare in Europa fino a 58 ore settimanali. La prossima ci avvicinerà sicuramente di più alla Cina. E’ la competitività, bellezza! Devi vivere solo per questo, magari anche oltre 70 anni.
Oggi, la novità, è che esistono efficaci controlli telematici, elettronici. Dopo aver abolito il concetto reale della privacy, per cui nessuno può “nascondersi” e tutti devono essere “visibili” per tutti, altrimenti non potresti essere che un “terrorista” che nasconde qualcosa, il controllo è diventato facilissimo. Per cui siamo tutti spiati e controllati. L’ossimoro? Esistono a pagamento applicazioni che permettono l’anonimato, ma non funzionano sempre bene. Tutto da rifare.
Torniamo in modo specifico ai lavoratori, quelli “in servizio” o quelli che sperano di esserlo.
Delineamento delle attitudini psico-attitudinali prima che professionali. La selezione non viene fatta sulla capacità lavorativa ma in modo specifico se il lavoratore è obbediente e mette la sua creatività (vero plus valore) totalmente a disposizione della ditta, oppure se ha degli hobby che gli farebbero perdere tempo e fantasia per le sue cose. Nei libri però esistono anche delle schede per difendersi e eludere le sottili ingerenze. Ma richiede capacità.
Schede di entrata e uscita dal lavoro, con calcolo automatico di secondi o minuti da “recuperare”, indipendentemente da avvenimenti contraenti. Controllo telemetrico e visivo-sonoro all’entrata e all’uscita. Controllo sul posto di lavoro, sulla pausa sempre più breve (compreso cosa mangi e cosa bevi), se non nei gabinetti. Situazioni scandalose si sono già verificate.
La registrazione del tempo e della performance dei lavoratori permette ai controllori di geolocalizzarli continuamente nell’impresa, di ottenere grafici, curve e storico del loro rendimento ma anche di organizzare la loro messa in concorrenza. E quindi la richiesta di eventuale delazione, mobbing compreso e de-sindacalizzazione.
Quando si entra in fabbrica si perdono tutti i diritti civili. E’ un luogo dove la Costituzione cessa di esistere e l’individuo rimane “a disposizione”. Anzi rimane a disposizione anche quando torna a casa, nella vita privata. Pensate ai contratti a chiamata. Pensate alla moltiplicazione dei turni di lavoro settimanali che disarticolano anche quello che rimane della “sacra” vita di famiglia. E’ un tipo di controllo totale sugli individui, sul sistema sociale e organizzativo di prossimità.
Un altro elemento di peso riguarda la televisione, dove i lavoratori fanno notizia solo per situazioni drammatiche se non morbose, e per pochi secondi. E’ l’arte di nascondere i poveri, e i lavoratori sono diventati poveri. Sono esclusi dal diritto di parola; parlano per loro vari boss, ministri, Confindustria che sanno quale vita devono fare e a volte di loro, per sbaglio, qualche giornalista. Sono assenti dai media ormai da anni. Sono presenti solo nei macro-numeri delle statistiche che li riguardano e che impunemente aumentano sempre di più: povertà, disoccupazione, delocalizzazione e chiusura delle fabbriche, costo della cassa integrazione, devono andare in pensione oltre i 70 anni per non “approfittare” dei loro soldi che hanno versato nei fondi Inps, se si arrampicano sui tetti, ecc… La loro vita viene già gestita con tutte queste paure. Intanto diventano fantasmi e quindi non influenti. Pur essendo la stragrande maggioranza del paese.
Quanti sono quelli che in ufficio, lavorando per ore davanti al monitor, con Skype (occhio elettronico di comunicazione) acceso o sempre in funzione, sono continuamente controllati, fotografati e registrati?
A me viene da sorridere quando penso alla formazione continua di quadri e dirigenti, organizzata dalla pettegola ditta Facebook, per aumentare le loro capacità manageriali. Li mandano in stages di sopravvivenza nelle foreste, con zaino para-militare, strumenti di camuffamento, vestiti da rangers, e dormienti in tende per settimane. Però devono sempre rimanere un po’ boy scout , ubbidienti al gruppo e al capo.
Telematicamente vanno per la maggiore proprio le App (programmi Per iPhone e Android) che sbirciano nella privacy di ognuno di noi. E non solo in ambito familiare, dove la tentazione di tenere sotto controllo i comportamenti del partner e soprattutto dei figli è in costante crescita, ma anche in quello professionale, giacché negli Usa anche i datori di lavoro iniziano ad utilizzarle per “monitorare” i comportamenti dei loro dipendenti. Si chiama Trackerphone app, specificamente studiata per i datori di lavoro che vogliono tenere sotto controllo i propri dipendenti durante le ore lavorative, grazie alla mappatura e alla tecnologia GPS. Trackerphone consente di monitorare il cellulare. Anche restando spento, l'App in questione riesce comunque ad individuare i movimenti della persona nelle ultime 24 ore, nel raggio di 10 metri. Può anche essere programmata per registrare informazioni tra i 2 e i 60 minuti. C’è anche Topspyapp , la vera e propria killer application fra le spy-App, sia per i genitori che per i datori di lavoro. La sua pubblicità: "TopSpyApp è progettata per monitorare i vostri dipendenti, figli o altri su un dispositivo mobile o smartphone che possedete o che avete il diritto e consenso di monitorare". C’è anche un tocco di ipocrita democrazia sul “consenso”.
E’ anche vero che inizia il boom delle applicazioni per salvaguardare la privacy e l’anonimato, sulla scia di Whisper, che li promuove a pagamento. Un po’ la storia del ladro e del poliziotto. Devi pagare per non essere rintracciabile.
A più ampio raggio: su quali criteri deve fondarsi la “normalità sociale”? Si può stare fuori senza essere “puniti”? Chi decide la normalità e per chi? Fin dove l’individuo deve adattarsi alle istituzioni? Più in generale, sono quelle che ha scelto o che altri scelgono sempre più per lui? Che ci fanno i lavoratori in queste trappole?
martedì 6 maggio 2014
È caduto un altro muro
di Tonino D'Orazio
Anzi, in questi giorni, stanno cadendo più muri. Mentre Israele costruisce il suo muro di Apartheit (dixit ispettori Onu) di genocidio e di vergogna impunita, altri muri che riguardano questa volta non i comunisti ma la faida dei neoliberisti, o dei poteri forti, stanno cadendo.
Sono quelli che possono fare proprio molto male al supposto impero nord americano. Quelli economici.
Intanto la Cina comunista è diventata la prima economia mondiale. Per i nord americani, dopo aver ridotto l’Europa a serva e larva economica, paralizzata in modo tale da non fare più paura, l’effetto immagine è proprio deleteria. Non si è più primi, quindi nemmeno locomotiva del trenino occidentale-centrico.
L’altro muro è quello che a furia di soffiare tempesta non è detto che vada sempre tutto bene. E’ andata bene, da un colpo di stato ad un altro, in Tunisia, in Egitto, in Libia, in alcuni Stati ex sovietici e in Iugoslavia, non in Georgia e non molto in Ucraina. Persa la Crimea. Carri armati ucraini contro ucraini di etnia russa con inizio di guerra civile e minacce varie, da prendere sul serio, che rischiano di trascinare anche noi di nuovo in qualche avventura all’americana. Inizio di guerra economica con sanzioni ai russi che non c’entrano niente nel golpe organizzato dagli americani e che sta fuggendo loro di mano, pur potenziando amorevolmente gruppuscoli nazisti. Agli americani, dai concetti democratici fluttuanti secondo i loro interessi, sono sempre stati utili. Sanzioni che pagheremo solo noi europei, già in ginocchio. Oltre aver spinto i russi a volgere la loro economia e i loro interessi ad est.
L’altro muro è che è iniziato il depotenziamento del dollaro come valuta e misura internazionale. Visa e Master Card hanno “sanzionato” le transazioni bancarie russe bloccando il sistema. La Russia lancia la sua card e il suo sistema nazionale e anche internazionale, immediatamente accettato da Cina e Iran, aspettando l’India. Clienti potenziali? 3 miliardi di cittadini, la metà della popolazione mondiale che sta per sfuggire alle banche nord americane e inglesi. La minaccia di Putin di non utilizzare più il dollaro in pagamento e in transazioni internazionali delle materie prime, soprattutto energetico-petrolifere, è entrata nella sua fase operativa.
Altri hanno pagato immediatamente con la guerra e l’occupazione del loro paese, quando ci hanno solo provato. Ricordiamo tutti che Saddam aveva iniziato il percorso, il mese dopo gli americani bombardavano, distruggevano l’Iraq e si appropriavano del loro petrolio a “risarcimento”. C’erano le famose “armi di distruzione di massa”. Se qualcuno ha ancora dei dubbi sull’aggressione dovrebbe rimanere alla lettura di Cappuccetto Rosso.
Ghedaffi stava iniziando la stessa operazione, non solo a non volere più il dollaro in pagamento, ma addirittura strutturando una Banca d’Investimento Africana (tipo FMI) basato sul valore oro. Il mese dopo il suo paese veniva bombardato e occupato. Anche lì vi dovevano essere le “armi di distruzione di massa”. I risultati sono sulle nostre coste. Anche lui aveva molto petrolio, che i libici, per “risarcimento” non hanno più. Al mondo rimane il Venezuela e conosciamo tutti il vecchio giochetto in corso. Il Brasile è in difficoltà con il braccio armato degli americani, il FMI, purtroppo incominciano a trovare non poco petrolio.
Però pressare, attaccare, circondare di missili la Russia è un boccone troppo grande. Anche alleandosi con gruppi fascisti e neonazisti ucraini. Tra l’altro non ci sono più nemmeno i vituperati comunisti. Ma per loro tutto fa brodo, dimenticando che in Russia, hanno perso 22 milioni di individui per liberarsi dai nazisti tedeschi. Hanno ancora un ricordo e un sentimento molto vivo su questo argomento, sulla protezione della loro etnia e sul pangermanismo. Un terzo dell’Ucraina è a maggioranza russa, concentrata in aree visibili e confinanti, e non basteranno quattro filo-nazisti a capovolgere il problema prima o poi referendario, o a impedire le elezioni politiche del 25 maggio (anche loro). Guarda un po’ che non tutti vogliono farsi distruggere e derubare dall’euro e dalla BCE o succubi della Germania. Dove sono intervenuti, i nord americani, e gli europei alleati noi compresi, hanno lasciato solo morte, macerie e divisioni etnico-religiose. Possiamo anche noi sostenere un presidente golpista e soprattutto fascista, Iatseniuk? Ma perché no, se piace ai nord americani, come in passato, e attualmente altri dittatori. Renzie, il premier italiano anche lui non eletto da nessuno e messo lì dai poteri forti, gli ha manifestato un forte sostegno al processo di riforme politiche ed economiche del suo governo. Che brivido. Ma se può fare accordi di modifica costituzionale in senso della P2 con un condannato, un delinquente comune, in Italia e con il sostegno di Napolitano, perché non poter aiutare tutti i fascisti del mondo, soprattutto se sono amici degli amici.
Come in Siria dove i nord americani non esitano ad utilizzare la stessa struttura di Al Kaida come alleata. Ritirandosi poi e lasciandoli in guerra civile. Come in Somalia (che purtroppo non aveva niente da farsi rubare), in Afganistan e in Iraq. Ma anche lì un altro muro è caduto. I sistemi antimissile russi hanno abbattuto due missili, lanciati uno dagli americani (probabilmente dalla Sicilia) e uno dal sempre pacifico stato di Israele, che si dirigevano su Damasco. Putin aveva promesso che questa volta non ci sarebbe stato mano libera (no fly zone per bombardare tranquillamente e senza rischi) come in Libia.
Tutti i giornali, sicuramente “imbeccati”, sempre pronti a sostenere le minacce ad un altro paese recalcitrante: Obama, Cameron e Hollande parlano alla Siria perché l´Iran “intenda”. Ma non è minacciare un altro Paese sovrano, è solo consigliare e fare una proposta “che non possono rifiutare”. L’amico Erdogan, neo fascistello turco, malgrado le sue continue provocazioni, pronto ad entrare in guerra, ha dovuto ritirarsi in buon ordine. Non gli bastava l’aver appoggiato i fondamentalisti Fratelli Musulmani in Egitto aiutando a creare anche lui l’esplosiva situazione attuale. Lo stesso socialista francese Hollande che pensava di poter fare il primo della classe e bombardare, come in Libia, sparla di sanzioni solo sui propri telegiornali nazionali e continua a parlare di bambini uccisi. Per noi tutte le televisioni italiane hanno smesso, non hanno più ricevuto disposizioni simili. Per ora. E’ stata una sconfitta per tutti. Ma soprattutto per la prima volta c’è stato uno stop e una mezza soluzione diplomatica. Merito o demerito di Putin? Mica volevano dargli il Nobel per la pace! Magari in anticipo come a quel guerrafondaio di Obama.
Rimane ai cittadini democratici la scelta, cioè sapere se anche al mondo, oltre che in Italia, debba esistere una “opposizione”, una costruttiva e pacifica multipolarità, magari una divergenza di vedute all’impero, al pensiero unico, ai poteri forti, agli assalti armati (compiuti sempre dagli stessi, socialisti o meno) che occupano altri paesi, o lo mettono programmaticamente in caos e guerra civile sempre in nome di una democrazia man mano inesistente, oppure schierarsi sempre e comodamente con i “vincitori” fino al compimento, che comunque sappiamo impossibile, dell’agognato impero unico. Quanti morti sono previsti per l’espansione futura? Non credo pensino di risolvere in questo modo la demografia mondiale galoppante.
venerdì 2 maggio 2014
Mi candido alle elezioni comunali...
Mi candido con l'Altra Città a Pescara, Loredana di Paola sindaco.
Non la faccio lunga. Mi è sembrato che dare una mano per migliorare le cose nel settore in cui opero, la psichiatria, fosse una buona idea. E quale lista poteva essermi più congegnale di quella che guarda a Tsipras in Europa, uno che dice chiaro e tondo che le politiche di austerità sono un crimine contro i popoli?
Vogliamo spendere di più è meglio per il sociale, per scuole, ospedali, servizi per i disabili. Vogliamo spendere senza ritegno e al diavolo il Fiscal Compact, il patto di stabilità e "lo vuole l'Europa".
Se questa Europa ci vuole morti, vogliamo un'altra Europa, un'altra regione, un'altra città...
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