mercoledì 13 agosto 2008

I mulini ad acqua di ComeDonChisciotte


acqua
L'ACQUA DI DIO

di Franco Cilli

Nei giorni scorsi ho partecipato a un'acceso dibattito sulle medicine alternative, su un sito di sinistra piuttosto famoso: Comedonchisciotte, che per certi versi apprezzo e stimo. Sono stato tacciato di essere un aristotelico impenitente, oltrechè di essere un ignorante e un presuntuoso, da chi si proclamava degno erede di Galileo. La discussione verteva prettamente sull'omeopatia e sull'ultimo ritrovato dei seguaci più o meno acculturati di questa pseudoscienza: la "memoria dell'acqua". Mi riprometto di scrivere un post più ricco e dettagliato sull'argomento quando farà meno caldo. Vorrei solo mettere in rilievo un parallelo che mi è venuto in mente ed è quello con l'intelligent design, l'ultima trovata dei credenti di estrazione anglosassone della religiome dell'unico Dio. Quando i credenti hanno capito che il buon San Tommaso e il buon Sant'Anselmo non erano più sufficienti a convincere un mucchio di persone dell'esistenza di Dio, hanno pensato di fare un upgrade della loro strumentazione obsoleta e si sono inventati la teoria dell'intelligent design, che pur essendo solo una teoria totalmente campata in aria, era sufficiente a dare un nuovo impulso a una religione che appariva come un astro in via di raffreddamento.Visto che la scienza non può spiegare tutto, ecco pronta una teoria, che grazie alla non onnipotenza della stessa, rimette in sella il vero onnipotente per eccellenza: Dio.
Una cosa analoga stanno facendo i cultori dell'omeopatia: dato che qualcuno si è accorto che un tale Avogadro aveva fatto una scoperta che riduceva ad acqua fresca i preparati omeopatici e l'empirismo ingenuo del povero dott. Hannemann appariva un tantino sbiadito, gli omeopati si sono attaccati al concetto fresco fresco e molto accattivante di memoria dell'acqua, cioè a dire che per quante siano le succussioni di un dato preparato omeopatico, l'acqua, benchè ormai totalmente priva di molecole di quel preparato, conserverà memoria dello stesso grazie alla memoria di legame dei suoi atomi di idrogeno e di ossigeno. La storia è molto interessante e comincia con lo scienziato francese Benveniste negli anni '80, che affermò di essere riuscito a dimostrare l'esitenza di questo fenomeno misurandone gli effetti. In pratica Benveniste prese un antianticorpo(anti IgE) lo diluì a diluizioni omeopatiche (cioè a dire eliminando totalmente la sua presenza dal preparato)) e dimostrò (credette di dimostrare, a mio avviso) che malgrado il procedimento di  diluizione i granulocitoi basofili degranulavano a contatto con tale preparato, liberando istamina.
Nature,
prestigiosa rivista scientifica e massima rappresentante della scienza ufficiale, accettò di pubblicare l'esperimento, ma pretese un protocollo rigido e la supervisione fra gli altri di James Randi, grande illusionista e cacciatore di fandonie. I risultati furono ovviamente molto deludenti. Gli epigoni dell'acqua intelligente, però non si diedero per vinti ed oggi (non so che risonanza abbia nel mondo accademico, credo zero), viene fuori un fisico, Roberto Germano che ha scritto "Aqua", un libro dove dati alla mano il concetto di memoria dell'acqua verebbe riproposto e dimostrato aldilà di qualsiasi dubbio. Confesso che ho appena sfogliato questo libro, ma non è questo il punto. Il punto è, come ho cercato di spiegare nelle discussioni avute, che il problema non ha niente a che vedere con la fisica quantistica, la calorimetria, la conduttività o quant'altro. Il problema ha a che vedere con l'efficacia dell'omeopatia, la quale è tutt'altro che dimostrata: ammesso che esista qualcosa di vagamente definibile come memoria dell'acqua, chi mi dice che quel determinato composto di cui l'acqua conserva memoria sia realmente efficace? E perchè l'acqua conserva memoria solo di quelle sostanze e non dello sciroppo di menta che ho preso al bar o della purga che mia nonna ha preso nel '23?
Una follia. Una follia anche perchè i fedeli dell'acqua tendono a mettere tutto nello stesso calderone: le cure naturali contro il cancro (guerra ala chemioterapia), le amalgami dentali, i vaccini che sono pericolosi e inutili, i chelanti per il mercurio per guarire i bambini autistici e quant'altro. Il tutto condito con una visione paranoica della realtà che vede congiure della "scienza ufficiale" ad ogni angolo di strada. Intendiamoci, io detesto Big Pharma, ma la canea che gli alternativi provocano serve solo ad occultare i veri problemi che stanno dietro la ricerca stessa, cioè lo scorretto utilizzo della metodologia, la manipolazione dei risultati, l'asservimento a logiche di profitto. Affermare queste cose non vuol dire però di conseguenza che l'irrazionalità deve sostituire la razionalità del metodo, imperfetto sì, perfettibile sì, inquinato sì, da logiche estranee al bene comune, ma infinitamente migliore del pensiero magico e delle paranoie degli "alternativi". Qui il problema, in definitiva non è il metodo scientifico, il problema è che quelli che lo conoscono bene, spesso lo usano malamente.

venerdì 8 agosto 2008

Pulpiti pragmatici

I POLLI DEI RADICALI
Ho sempre trovato irritante questo tipo di argomentazione: “Ah, volete fare una manifestazione contro i maltrattamenti agli zibellini, ma come la mettiamo con le sofferenze dei polli? Quando mai avete sfilato per i polli?”
Dico io, che razza di ragionamento sarebbe questo? D'accordo, avrò trascurato i polli, ma se trovi giusta la mia iniziativa per gli zibellini, aggregati: poi potremo parlare anche delle galline!
La questione, però, sarebbe completamente diversa se io, in passato, non mi fossi limitato a sorvolare sullo strazio dei polli, no, ma avessi fondamentalmente trovato accetabile il loro trattamento negli allevamenti intensivi, riconoscendo che, certo, le galline se la passano male, che sicuramente sono stati fatti molti errori, ma che in fondo le batterie sono la cosa migliore in un mondo imperfetto, e inoltre tutto andrebbe per il meglio se gli allevatori facessero come dico io!
È quello che sta succedendo (non da adesso) per la toccante campagna per i diritti umani in Cina. Soprattutto commovente è l'atteggiamento dei Radicali (si badi bene, con la R maiuscola, che quelli con la minuscola sono gentaglia). Se si tratta dell'Iraq, i Radicali sono un prodigio di realismo e ragionevolezza; criticano Bush per gli errori commessi nella “campagna militare in Iraq”, ma a quanto sembra il maggiore di questi errori non è stato quello di commettere il supremo crimine di guerra di aggressione, massacrando centinaia di migliaia di persone, annichilendo infrastrutture, depuratori, condutture, ospedali e quant'altro, no... Il peggiore sbaglio di Bush è stato quello di non appoggiare l'iniziativa Radicale “Iraq Libero”, che contemplava l'esilio (ma non l'impunità) per Saddam Hussein e una bella costituente irachena con patrocinio internazionale.
Perché sono commosso? Perché i Radicali credevano (e tuttora credono) che gli janqui siano andati in Iraq a portare la democrazia. Solo, lo hanno fatto nel modo sbagliato! Bastava che dessero retta a Pannella.
Per i Radicali, quindi, non si è trattato di sorvolare su una bagatella come il peggior crimine di guerra del XXI secolo, si è trattato di accettarlo, comprenderlo e (possibilmente) emendarlo. Come dire: la missione (portare la democrazia in Medioriente) è comunque ottima, e anche dal disastro iracheno qualcosa di buono può venirne fuori. In fondo, è stata abbattuta una dittatura sanguinaria, no? Andarsene adesso vorrebbe dire abbandonare gli iracheni alla guerra civile e alla teocrazia (accadrà comunque, ma vuoi mettere se ci sono le megabasi janqui a tener d'occhio i savages?).
Perché Bush che fa la predica alla Cina non è un ipocrita: è che le democrazie possono fare cose che le non democrazie invece no. Come l'omicidio di massa.
Quanto alla categoria di democrazia, non c'è bisogno di ricorrere ai bizantinismi dei politologi (diritti civili, separazione dei poteri, habeas corpus, rispetto della forma, e chi ne ha più ne disconnetta): è l'occidente bianco a essere democratico, anzi, visto che noi europei abbiamo tanto bisogno di “riforme americane”, l'occidente anglosassone.
No, non è per una questione di ipocrisia che trovo imbarazzante sentire i Radicali parlare dei diritti umani in Cina.
Semplicemente, non ne hanno l'autorità morale.

Domenico D'Amico

Cinema coreano 01

GIANNA CHI?

Guardando un film tutto sommato gradevole come Two Faces of My Girlfriend, mi sono venute in mente, a catena, altre opere.
two faces of my girlfriend
Two Faces of My Girlfriend

Two Faces narra dell'incontro di un giovane disoccupato con una ragazza dalla doppia (anzi, come si scoprirà in seguito, tripla) personalià. Gu-chang, il disoccupato, vive a casa della sorella divorziata, è al settimo anno di università, fallisce miseramente ai colloqui di lavoro, cerca di spillare soldi perfino al nipotino, e oltretutto non è nemmeno un bel ragazzo: a quasi trent'anni è ancora vergine. A questo punto incontra una ragazza in metropolitana. Lei è truccata da tipico spettro orientale, pallore cadaverico e scarpe rosse in mano - una citazione dall'horror Red Shoes - perché sta facendo la comparsa in un film, e oltretutto, nel vagone deserto, dormicchia coi lunghi capelli neri che le coprono il volto. Quando si sveglia e lo fissa, Gu-chang se la da' a gambe, terrorizzato, e lascia cadere il cellulare. L'indomani, la ragazza viene svegliata dalla produttrice (sua sorella), che la rimprovera di essersene andata senza aver interpretato il suo ruolo di Fantasma numero 17. Quando Gu-chang (su suggerimento del nipotino), chiama il proprio cellulare per capire se qualcuno lo ha trovato, la ragazza, assonnata, prende l'apparecchio (che ha raccolto senza pensarci) e risponde: “Pronto, qui è il Fantasma 17...” Gu-chang sussulta dallo spavento e da' per perso il telefonino. Quando conosce Anni, una ragazza dolce e sensibile, che, stranamente, sembra trovarlo di suo gusto, Gu-chan crede di incontrarla per la prima volta. I problemi sorgono quando Anni cede il posto ad Hanni, violenta e prepotente, nonché fumatrice, bevitrice e divoratrice di cibo. Seguono equivoci, risse e momenti teneri.

two faces of my girlfriend
Two Faces of My Girlfriend

Quando Gu-chang è arrivato a una sorta di accordo di non belligeranza con la personalità più aggressiva della sua ragazza, scopre (è la sorella di Anni a dirglielo) che sia Anni sia Hanni sono il prodotto del profondo dolore e senso di colpa che Yuri (ecco il suo vero nome) nutre dopo la morte dell'uomo che amava. Gu-chan, col cuore spezzato, accetta di collaborare alla guarigione di Yuri, sapendo che così Anni e Hanni scompariranno, e lui verrà dimenticato...
Ma il cellulare di Gu-chan, rimasto tutto il tempo in casa di Yuri, sarà l'occasione di un nuovo incontro tra i due. Si conoscono per la prima volta, di nuovo, e con ottimi auspici.
Naturalmente, non ho potuto fare a meno di pensare a My Sassy Girl. Two Faces arriva a farne una citazione (la scena del faro umano). Sarebbe ingiusto però paragonare un'opera tutt'al più accettabile come Two Faces a un capolavoro come My Sassy Girl.

my sassy girl
My Sassy Girl

Non si può però non notare la vena di misoginia che percorre questi racconti (e altri dello stesso genere, ad esempio Mr. Handy, generati dall'esplosione coreana di commedie romantiche seguita a My Sassy): il maschio bonaccione sopporta con pazienza la femmina bizzosa, consapevole che, in fondo, un loser come lui dove l'andrebbe ad agganciare una gnocca del genere (in fondo è la storia della Serva Padrona di Pergolesi)?. Tuttavia, sia in Two Faces sia in My Sassy i due protagonisti non riescono a rendere compiuto il loro amore finquando non riescono, ognuno a suo modo, a dare un nuovo senso alla propria esistenza (nel caso degli uomini si tratta di mettere la testa a posto e di fare qualcosa della loro vita, nel caso delle donne di superare il dolore di una perdita e ricominciare a vivere).

my sassy girl
My Sassy Girl

È un po' quello che accade (ovviamente in termini diversi) in molti film di Luc Besson (tipo Nikita, Leon, Il Quinto Elemento): un uomo e una donna, entrambi umanamente incompleti (perché disadattati, troppo giovani, alieni o dall'emotività negata) si incontrano, e insieme evolvono verso un'esistenza più piena e reale.
My Sassy Girl, ovviamente, è ben più di questo, mettendo in campo un sofisticatissimo gioco di piani temporali (che non scade mai in un tedioso, oulipiano, schemetto metanarrativo) che fa risplendere i sentimenti e i pensieri dei protagonisti come alberi luminescenti.
Purtroppo è in arrivo un remake janqui, con Elisha Cuthbert. Non voglio credere che sarà un orrore come La Casa sul Lago del Tempo (remake USA del coreano Il Mare), ma c'è poco da sperare. Innanzitutto la storia sembra inserirsi nel filone “uomo troppo serio e inquadrato incontra ragazza pazzerella che gli mette un po' di friccico nella vita” (da Something Wild ad Along Came Polly), e poi... Elisha Cuthbert.

my sassy girl usa
My Sassy Girl (USA)

Sono un suo estimatore, intendiamoci, fin dalla sua apparizione in 24, ma paragonarla a Jeon Ji-hyeon [1], l'interprete, oltre che dell'originale My Sassy Girl, anche di Il Mare, Windstruck e Daisy, sarebbe un po' come far gareggiare un ghepardo e un gatto štruppiato.

Jeon Ji-hyeon
Jeon Ji-hyeon

windstruck
Windstruck

daisy
Daisy

[1] Ah, questi nomi orientali! Jeon Ji-hyeon (전지현) viene chiamata, in occidente, Jeon Ji-hyun, Jun Ji-hyun, Jun Ji-hyeon... E allora, in occasione del suo primo film girato negli States (un versione live action di Blood the Last Vampire), hanno tagliato la testa al polipo e scelto il suo nome occidentale ufficiale: Gianna Jun.
Ehi, ma che è quello?
Niente. Ho solo vomitato il pancreas...

Domenico D'Amico

mercoledì 6 agosto 2008

A RUOTA LIBERA 2: HEIDEGGER, DELEUZE, GUATTARI, PENSIERO DE CHE ?


PENSIERO MARCIO


Fa caldo, la mente è appannata, i pensieri fanno fatica a trovare la sintonia giusta, ma un’immagine mi appare ancora nitida e per nulla sfocata dalle spire della calura: l’inutilità di certi pensatori. Deleuze, Guattari, Lacan, Foucault, Negri, Lyotard, sono i pensatori dell’inutile e bello (o dell’inutile è bello). Qualcuno mi può spiegare a che servono? A che serve il loro linguaggio farfugliante, che dovrebbe essere la summa di una gnosi tanto incomprensibile quanto privata? Fra l’altro, se ne infischiano della matematica e delle scienze di base e hanno l'ardire di pretendere che queste si pieghino al loro pensiero.
E non mi si venga a dire che ho la presunzione di parlare senza aver prima letto le oper di questi signori e senza argomentare nel dettaglio, perchè io le opere di questi signori le ho lette ed ho perso solo tempo nel farlo, tempo che avrei meglio speso se avessi letto un manuale di orticultura, e non ho nessuna voglia di perdere altro tempo ad argomentare l'inargomentabile. Facciamo così, per venirci incntro, qualcuno se ha il coraggio, si legga queste opere: "Essere e Tempo" oppure "Millepiani" o "l'Antiedipo"o meglio "Differenza e Ripetizione" e poi le commentiamo insieme.
Lasciamo perdere i francesi, ma qualcuno mi può spiegare a che servono i giochetti di parole di un tizio come Heidegger, quando la cosa che risalta maggiormente di lui, andando al grano, è che era un vigliacco nazista (mai pentito) e profittatore delle sue giovani allieve? A che serve la sua presunta profondità di pensiero? Ha mai sfamato qualcuno? Che  tipo di progresso ha mai portato al genere umano il parlare a vanvera  ricamato dalle peggiori intenzioni? Le affabulazioni non sono qualcosa di vicino a una lucida follia? Bene: elogio della follia, ma non degli stronzi nazisti!

lunedì 4 agosto 2008

Miseria di anime morte

di Riccardo Petrella
da Il Manifesto

Le due bambine rom morte annegate nel mare di Napoli, i cui corpi sono coperti da pezzi di stoffa che lasciano visibili i loro piedi, giacciono abbandonate sulla spiaggia al sole (in attesa di...?), nella palese indifferenza dei bagnanti che passano o che si crogiolano al sole a pochi metri. Le foto diffuse in tutto il mondo sono eloquenti. Paese indegno, il nostro, quando parte della sua popolazione è giunta a tale livello di cinismo, di miseria d'animo e di rigetto dell'altro (le bambine sono rom, no?).
Paese indegno, altresì, come lo è il governo italiano che ha deciso, alcune settimane prima, di schedare le impronte digitali dei bambini rom col pretesto di proteggerli dai loro genitori accusati di essere «naturalmente» (perché rom) inclini ad agire come genitori snaturati, schiavisti e sfruttatori dei loro bambini. Una misura giudicata indegna anche dalle autorità dell'Ue e, con un voto, dallo stesso europarlamento (del cui gruppo politico di maggioranza relativa, il Ppe, fa parte il partito del primo ministro italiano).
Governo indegno che sbriciola la sua cultura politica e polverizza il suo senso etico-civile accettando, come espressione pittoresca, il volgarissimo gesto del dito medio compiuto da un ministro chiave della Repubblica per esprimere la sua considerazione dell'inno nazionale italiano. Mai visto nella storia dei paesi europei una così vergognosa indecenza da parte di un ministro di Stato.
Paese indegno anche perché nessun rappresentate del parlamento ha richiesto le dimissioni immediate del ministro colpevole di siffatto scempio della rispettabilità della classe politica italiana. L'opposizione, riformista, avrebbe dovuto abbandonare il Parlamento e dichiarare l'astensione da ogni lavoro parlamentare fintantoché il ministro non si fosse dimesso. Essendosi limitata ad una debolissima protesta pro-forma, anche l'attuale opposizione parlamentare ha contribuito ad aumentare l'indegnità del nostro paese. Mentre le forze della sinistra, ormai extraparlamentare, sono state in questi giorni, in altre faccende affaccendate...
Paese indegno, anche perché popolo indegno. Noi italiani abbiamo aderito con facilità a due «grandi concezioni culturali»: la priorità data all'arricchimento individualista furbastro, menefreghista e, se necessario, illegale; la visione dell'altro (Roma, i rom, lo Stato, il mendicante, l'immigrato, l'Europa, il negro...) considerato la causa del male, il nemico, anche quando l'italiano riesce a sfruttarlo. Due concezioni che hanno localizzato la dignità del nostro popolo al di sotto del livello della pancia, distruggendo in noi gli elementi sostanziali di immunologia etica, morale, civile, politica, ed umana.
Da qui, il datore di lavoro veneto che lascia morire di fatica nei campi il «clandestino» indiano e domanda poi che il suo corpo (ridotto a scarico/rifiuto) sia tolto dal suo campo; da qui, l'accusa di essere una cloaca fatta al Consiglio superiore della magistatura da parte di un altissimo esponente politico del governo attuale; da qui, un popolo che rielegge trionfalmente e lo porta a diventare ministro la persona che aveva affermato che usava la bandiera tricolore italiana per pulirsi il sedere, che è lo stesso autore recente del gesto del dito; da qui un popolo che ridà il potere ad un Presidente del consiglio dei ministri che dichiara vittoria, urbi et orbi e senza vergogna, per essere riuscito, finalmente, a far adottare delle leggi fatte a sua misura per salvarsi da una magistratura non solo comunista (a suo avviso) ma malata perché, come dichiarato in altri momenti, sempre da Presidente del consiglio dei ministri: «Bisogna essere malato di mente per esercitare il mestiere di magistrato».
Questo è un paese indegno, diretto da un governo indegno, culturalmente sostenuto da un popolo che si compiace di ritrovarsi rappresentato da come sopra e che, oggi, si comporta, esso stesso, in maniera indegna.
Il futuro non è finito: non so quando, non so come, un altro paese prenderà il posto con un popolo degno perché animato dall'amore dell'altro e della dignità umana, dal rispetto quotidiano dei valori etici, sociali e civili del vivere insieme e fiero della res publica. Quel che so è che è giusto e buono di gridare la propria indignazione e di lavorare per costruire un altro futuro, senza compromessi.

[Sull'evento di Napoli, un articolo dell'inglese The Guardian, tradotto da Che Dicono di Noi
immagini: Corriere della Sera / The Guardian

domenica 3 agosto 2008

Il destino di un paragnosta

postato da Ullikummi alle ore 18:19 domenica, 03 agosto 2008

THE MENTALIST
In arrivo a settembre sulla CBS, The Mentalist è un telefilm che promette (finalmente) l'avvento di un poliziesco di vaglia che si possa affiancare a giganti del tipo Law & Order Criminal Intent e Criminal Minds (il quale ultimo, col finale della terza stagione, ci ha lasciato col duodeno in sospeso).
Ovviamente possiamo trarre gli auspici solo basandoci sul pilota (un preair, cioè il primo episodio di una serie di imminente programmazione lasciato filtrare attraverso la rete, probabilmente dalle stesse reti televisive, con intenti promozionali; spesso questi preair risultano leggermente diversi dai pilot che verranno trasmessi a tempo debito: è successo con Heroes e The Sarah Connor Chronicles), ma la prima impressione è notevole.
I tasselli potrebbero sembrare un po' consumati (il poliziotto eterodosso che aggira i regolamenti, ed è anche l'eroe con alle spalle un tragico evento primario che lo ha cambiato, facendone il personaggio complicato della storia, e che ha anche una missione vendicatrice davanti a sé), ma l'insieme sembra reggere benissimo, sia per l'idea di base sia per l'interpretazione.
Il protagonista è un ex paragnosta, uno di quei channeler janqui che vedono il fantasma di tua nonna che ti sbava su una spalla, un professionista televisivo di un certo successo. Un evento terribile gli fa decidere di utilizzare le sue doti nelle indagini di polizia. Le sue doti di eccezionale osservatore, si badi bene. Perché l'ex paragnosta afferma esplicitamente che i poteri paranormali non esistono (“There's no such thing like real psychics”), e riesce a farci toccare con mano la profondità delle sue percezioni del comportamento umano. Inoltre è ateo (“There is no other side. This is it”), e speriamo che la serie non ci infligga i dubbi spirituali che hanno (quasi) sfiorato perfino il mitico dottor House! Inoltre, Simon Baker (che abbiamo visto in passato nel pregevole The Guardian) delinea un protagonista dalla profonda sensibilità, adeguatamente stazzonato, e con una venatura di sornioneria che non stride col resto. E l'alchimia con Robin Tunney, la coprotagonista, per ora sembra funzionare.
Insomma, The Mentalist è quello che ci saremmo aspettati da Psych, che invece si è rivelato di un piattume estenuante.
A settembre!
Domenico D'Amico

sabato 2 agosto 2008

Glossario utile - Petrolio, Cina, Dollaro, Credit Crunch, Speculazione, Tassi, Inflazione -


CRISOPOLY

Carlo Leone Del Bello
Roberto Tesi

PETROLIO
C'è chi rimpiange le quotazioni della fine del XX secolo: il petrolio a 10 dollari al barile era una vera pacchia. Certo, non per i paesi esportatori che vedevano assottigliarsi le loro entrate e - è il caso dell'Algeria - non riuscivano neppure a pagare i dipendenti pubblici. Da alcuni anni le quotazioni del greggio stanno salendo, anche se hanno ripiegato un po' negli ultimi giorni. Nel 2003 il petrolio costava poco più di 30 dollari. Poco meno in euro. Attualmente costa attorno ai 125 dollari, ovvero 84 euro. In 5 anni la quotazione in dollari si è quasi quintuplicata, mentre in euro l'incremento è di circa il 200%. L'aumento del prezzo dell'oro nero ha portato a un balzo generalizzato dei prezzi e - vista la rigidità dei salari nell'era della globalizzazione - a un minore incremento dei consumi e di conseguenza ha provocato un rallentamento della crescita. Altro effetto negativo l'aumento delle quotazioni lo sta producendo sui conti con l'estero dei paesi (come l'Italia) che dipendono per larga parte dalla importazioni energetiche. Sicuramente, nel medio periodo le importazioni dei paesi esportatori di greggio saliranno. Per ora, invece, i paesi petroliferi stanno accumulando enormi riserve che spesso vengono utilizzate dai «fondi sovrani», cioè dai fondi di investimento statali per fare shopping nei paesi industrializzati. Come andrà a finire? Dipende ovviamente da quale sarà la dinamica dei prezzi. Di petrolio, infatti, ancora ce n'è (le stime dicono che le attuali riserve sono sufficienti a coprire la domanda per altri 41 anni) ma costa tantissimo estrarlo e le «7 sorelle» con relative cugine, investono poco: con gli attuali alti prezzi fanno enormi profitti. Per ora gli va bene così: in futuro le fonti energetiche non saranno di origine fossile e molte compagnie stanno investendo alla grande sulle fonti rinnovabili.

CINA e DINTORNI

La Cina, l'India, la Russia, il Brasile e altri paesi di recente e forte industrializzazione sono indicati come i responsabili della impennata dei prezzi delle materie prime. La loro colpa è l'imitazione del modello di sviluppo occidentale favorito dalla invasione delle multinazionali (50 mila solo in Cina le imprese estere) che producono direttamente in quei paesi per beneficiare dei più bassi costi del lavoro e della minore protezione dei lavoratori e dalla enorme flessibilità. L'effetto dell'avvio di un processo accelerato di crescita è visibile nei dati del Pil che in questi paesi (non solo in Cina) cresce a tassi superiori alle due cifre accompagnato da un forte aumento della domanda interna. Quando 1,3 miliardi di persone (la popolazione della Cina) mangiano più proteine o acquistano milioni di auto è inevitabile che il prezzo della materie prime cresca. Ma possiamo fargliene una colpa?
Un contributo alla crescita dei prezzi arriva anche da questi paesi che stanno «sconvolgendo» il vecchio mercato mondiale. Un tempo, quando gli Usa andavano in recessione, tutto il mondo industrializzato seguiva a ruota e la domanda scendeva facendo da freno alla crescita dei prezzi. Oggi non è più così: un rallentamento della crescita è avvertito anche in Cina, India e negli altri paesi, ma la domanda interna rimane forte. Questo significa che i prezzi delle materie prime non scendono più. O scendono molto poco.

LA CASA
«La casa è il salvadanaio degli americani», dicevano gli analisti. Con la casa di proprietà i cittadini Usa potevano (e, in parte, ancora possono) coprire ogni spesa. Come? Semplice: con la rinegoziazione dei mutui. Il boom immobiliare statunitense è durato quasi 10 anni e in questo periodo pochi hanno acquistato una casa in contanti. Tutti preferivano ricorrere ai mutui favoriti dalla politica dei bassi tassi di interesse praticata da Greenspan per sorreggere l'economia. Si è così innescato un meccanismo infernale: la forte domanda faceva salire i prezzi delle case e la gente correva in banca per rinegoziare il mutuo e poi pagarsi, con i soldi in più che riceveva, l'auto, la sanità, il fondo pensione, l'istruzione dei figli. Insomma, il welfare e più in generale consumi. Non a caso gli Usa (come paese) e come privati cittadini) sono i più indebitati del mondo. L'economia in espansione dava certezza di redditi futuri e quindi le banche non facevano difficoltà a concedere la rinegoziazione del mutuo. O anche a concedere mutui a chi non aveva assolutamente garanzia da offrire. Nascono così i mutui subprime. Infernali, ingannevoli. Spesso per i primi due anni i tassi di interesse erano bassissimi per invogliare il contraente. Poi dal terzo anno schizzavano a livelli impossibili: da 10% in su. Ma la catena di Sant' Antonio a un certo punto si è interrotta. Abbiamo scoperto una nuova parola: «foreclusure». Significa «pignoramento». Le banche ne stanno facendo a decine di migliaia ai cittadini che non pagano le rate di mutuo. Ma nel frattempo i prezzi delle case sono crollati e le case pignorate non valgono quasi più nulla. E le banche accumulano perdite.

IL CREDIT CRUNCH

La catena di Sant antonio dei mutui subprime funzionava così: a) società finanziarie concedevano il mutuo; gli stessi mutui venivano ceduti alle banche per avere nuovo denaro per proseguire l'attività; le banche a loro vota cartolarizzavano i mutui, emettendo obbligazioni a alto rendimento (garantite dagli alti interessi sui mutui) e queste obbligazioni finivano nele mani di istituzioni o privati cittadini. Anche per i mutui «normali» spesso il meccanismo era questo. Ma a un certo punto il meccanismo si è inceppato e il boom edilizio ha cominciato a sgonfiarsi. Un contributo lo ha dato l'aumento del costo del denaro che ha messo in crisi anche il credito al consumo, provocando un forte rallentamento della crescita dei consumi. Risultato: l'economia Usa frena, trovare lavoro diventa più difficile, i disoccupati aumentano: 1,5 milioni in più in 12 mesi. Non è recesssione, ma poco ci manca. Anche a causa dell'inflazione crescente che riduce il potere d'acquisto, milioni di persone non sono più in gradio di pagare i mutui e inizia la stagione dei pignoramenti. Le banche si ritrovano per le mani case il cui valore (coperto dal mutuo) è sceso del 30% e sono diventate invedibili. Per onorare le obligazione emesse sono costrette ad attingere ai fondi ordinari. E sono costrette a evidenziare enormi perdite in bilancio. A questo punto necessitano di risorse e cominciano a salire i tassi interbancari, quelli che regolano i prestiti tra le stesse banche. Che oltretutto debbono adeguare il capitale alla nuova situazione che si è creata. E' la crisi del credito.

LA SPECULAZIONE

La speculazione oggi è rimasta orfana del boom edilizio e risente della e crisi delle borse. Dove fare affari? La nuova frontiera è quella dei future sul petrolio e sulle materie prime. Sicuramente non è solo la speculazione che ha spinto all'insù le quotazioni, ma un buon contributo l'ha dato. Basti pensare che solo negli Usa ogni giorno sul mercato dei future del petrolio vengono firmmati contratti per un miliardo di barili contro un aproduzione reale di petrolio inferiore ai 90 milioni. Questo significa che solo una percentuale minima dei contratti si risolve con la consegna materiale del greggio. Tutto il resto è pura speculazione. Lo stesso accade per tutte le altre materie prime. E' il mercato dei future che influenza il prezzo del mercato «a pronti». E scommettere sui futur non costa caro: a garanzia serve un deposito pari al 5% della somma complessiva investita. Certo, in caso di cali impriovvisi si possono perdere un mucchio di soldi, ma i guadagni sono in generale mostruosi: bastano pochi centesimi nella variazioni del prezzo per portare a casa barche di soldi. Senza contare che recentemente è stato anche scoperto che c'erano società che «truccavano» un po' le quotazioni. Sui future non c'è di fatto tassazione. Tremonti ha proposto di alzare il deposito a garanzia. Sarebbe meglio se i grando della terra si mettessero d'accordo per introdurre una piccola tassa di pochi centesimi al barile (una sorta di Tobin tax) la specualzione sarebbe spazzata via.

I TASSI
«Il mutuo a tasso variabile è molto più conveniente»: i solerti funzionari della banche lo hanno consigliato per anni ai clienti che volevano acquistare casa. Hanno abboccato in tanti. E ora pagano pegno. Con la salita dei tassi ufficiali e ancora di più con quella dei tassi interbancari - Euribor - provocata dalla frenetica ricerca di liquidità da parte delle banche, il costo del mutuo (soprattutto quelli contratti nel 2003-2006 - è lievitato enormemente e le rate sono salite del 30-40 per cento, con punte anche superiori. Sopravvivere diventa sempre più complicato. Anche perché l'inflazione sta erodendo il potere d'acquisto. Moltisimi sono costretti a stringere la cinghia, riducendo i consumi la cui discesa provoca un rallentamento dell'economia e quindi una decelerazione del Pil. Anche le imprese fanno la loro parte: investono sempre meno e ricorrono di più alla cassa integrazione, mentre la crescita dell'occupazione si blocca, bloccando la crescita del reddito.

LE BORSE
In passato il tracollo delle economie ha preso il via dai mercati azionari che, in generale, vivono di vita propria, ma colllegata all'andamento del'economia reale. In generale le borse anticipano l'andamento del ciclo economico. Questo significa che comincia la fase discendente quando l'economia va ancora bene e cominciano a risalire quando l'economia reale è ancora in crisi, ma ci sono prospettive di ripresa. Da mesi le borse mondiali vanno male: gli indici italiani hanno perso negli ultimi 12 mesi quasi il 30%. Male anche il Nikkei giapponese, la borsa inglese, la francese e la tedesca. Il Dow Jones Industrial in un anno è sotto di oltre il 15%, ma occorre tenere presente che l'indice è costruito sulla base delle 30 più grandi multinazionali statunitensi, colossi che capitalizzano anche più di 300 miliardi di dollari. Nelle fasi di crescita (quando il toro scalpita) i guadagni in borsa (i capital gain, ma anche i dividendi) contribuiscono alla crescita del Pil stimolando i consumi. Oggi con le borse che ripiegano, manca questo elemento. Le borse, al contrario di altre fasi, non danno alcun contributo alla crescita. Di più: nei prossimi mesi, secondo molti esperti, le quotazioni scenderanno ancora, visto che in generale i conti economici delle imprese non brillano, come dimostrano le «trimestrali» che qusi quotidianamente vengono presentate. Occhio alla borsa, però: quando le quotazioni risaliranno stabilmente dopo 6-9 mesi saranno visibili anche i primi segnali di una inversione del ciclo economico.

L'INFLAZIONE

Quindici mesi fa in Europa era al 2%, ora è al 4.1% e in paesi importanti (come la Spagna) al 5,3%. L'euro forte protegge un po' dagli aumenti: negli Usa, infatti, la crescita dei prezzi è sopra il 5%. A tirarela volata dei prezzi sono i rincari delle fonti energetiche (e non va meglio nella Francia nuclearizzata, visto il forte aumento del prezzo dell'uranio salito a 100 dollari l'oncia) e delle materie prime alimentari il cui prezzo è spinto sia dalla crescente domanda che dal forte uso dei derivati del petrolio (combustibili e concimi chimici, su tutti). Al netto della componente energetica e di quella alimentare l'indice (il core index, come viene chiamato) mostra un trend più contenuto. Ma progressivamente c'è una traslazione degli aumenti e quindi il core index finirà per allinerasi all'indice del costo della vita. Le retribuzioni non sono allineate all'aumento dei prezzi: di conseguenza il potere d'acquisto di milioni di persone sta diminuendo. E questo si riflette sui consumi: si acquistano meno auto, si cerca di risparmiare sul cibo, si fanno vacanze più corte, meno ristorante e meno cinema. La domanda globale in questo modo frena e per i paesi dell'euro diventa quasi impossibile (nel breve periodo) supplire con un aumento delle esportazioni che, soprattutto in Italia, in altre fasi cicliche hanno trainato la crescita del Pil. Se proseguirà la contrazione dei consumi, la distribuzione reagirà - sta già cominciando a farlo, come si può vedere dagli aumenti dei listini delle auto - con aumenti dei prezzi per mantenere invariati i margini di profitto. Solo il «redito fisso» non potrà recuperare, visto che gli aumenti di pensioni e salari hanno un tetto prefissato: il tasso di inflazione programmato. Questo significa un nuovo peggioramento nella distribuzione del reddito: come sempre l'infllazione non è uguale per tutti.

LIBERO COMMERCIO
La materie prime alimentari crescono anche a causa dei vincoli al libero commercio perché tutti i paesi seguitano a praticare politiche protezioniste. Che significa sussidi ai produttori (anche facendo pagare l'acqua quasi nulla) e dazi all'importazioni dall'estero, in particolare dai paesi meno sviluppati. Per decenni gli Usa hanno favorito l'importazione delle materie prime, ma penalizzato pesantemente quelle di semilavorati. Il Giappone per lunghi anni nel dopoguerra (con il consenso Usa) ha protetto la sua agricoltura, ma favoriva l'import di prodotti industriali, soprattuto beni strumentali. Solo due esempi di una pratica diffusa che nonostante interminabili trattative a livello mondiale non si riesce a interrompere. I paesi più poveri hanno bisogno di controllare le importazioni, mentre avrebbero bisogno (per svilupparsi) di esportare di più. Ma i paesi dell'occidente non ci stanno e impongono pesanti dazi sui prodoti agricoli. Perché? Il motivo è poco economico, ma anche poco nobile: il libero commercio non piace, perché provocherebbe un drastico ridimensionamento dell'agricoltura nei paesi ricchi. E gli agricoltori, anche se ridimensionati nel numero, sono ancora una formidabile forza politica. Risultato: meglio mandare qualche miliardo di aiuti (di merci prodotte nei paesi ricchi) ai paesi poveri, che favorire la loro crescita. Ma c'è un altro risvolto negativo: il protezionismo finisce per far lievitare i prezzi e i consumatori pagano due volte. La prima come contribuenti e la seconda come consumatori.

LA STAGFLATION
Di solito (senza generalizzare) le fasi di alta inflazione provocano una secca riduzione della crescita. Poi, grazie alla recessione, i prezzi frenano e, in alcuni casi scendono. In questo modo si riavvia il processo di accumulazione. Succede, però - non solo in teoria - che la fase di inflazione sia accompagnata da una fase recessiva. O quantomeno di stagnazione: così nasce il termine «stagflation». La causa principale di una inflazione prolungata è nella natura «esogena» dell'inflazione stessa. Questo significa che anche frenando ulteriormente la domanda, i prezzi seguitano a crescere. E i prezzi crescono ancora di più se si segue una politica economica espansiva. Insomma, La stagflation è una brutta bestia per gli economisti e per i politici: combatterla non è facile. Negli Usa la Fed ha optato per una politica monetaria espansiva per cercare di sorreggere i consumi e la crescita. In Europa la Bce sta facendo una scelta opposta: alzando i tassi cerca di frenare la domanda e quindi spera di frenare la crescita dei prezzi. Una strategia che può funzionare a patto di strangolare il potere d'acquisto dei consumatori, non consentendo il recupero salariale dell'inflazione. Il tutto potrebbe anche funzionare, ma occorrerebbe uno stato sociale fortissimo e una forte presenza dell'economia pubblica in grado di garantire una politica economica che oggi va di moda chiamare anticiclica.

I SALVATAGGI

Undici mesi fa sulle prime pagine dei giornali finì una banca sconosciuta ai più: la Northern Rock. Una banca privata (che aveva sempre distribuito utili ai suoi azionisti) precipitata in crisi nera (con tanto di code agli sportelli) a causa del tracollo dei mutui. La banca è stata salvata dal governo britannico che - dopo averla abbondantemente finanziata - l'ha nazionalizzata. Insomma, la crisi finanziaria ha fatto passare in secondo piano la parola d'ordine «privato è meglio». Recentemente - sul Financial times - il premio Nobel Joseph Stiglitz ha criticato la decisione del congresso americano di stanziare 300 miliardi di dollari per aiutare il sistema bancario Usa in crisi a cominciare da Fannie Mae e da Freddie Mac, le due società (private) che grosso modo hanno rifinanziato il 59% dei mutui concessi negli Usa. Stiglitz nella sua critica usa un linguaggio extraparlamentare. Scrive che negli Usa si «privatizzano gli utili e si pubblicizzano le perdite». Il tutto sta avvenendo in maniera strisciante. La forma più subdola sono i rifinanziamenti in pratica non garantiti da nulla, visto che sono garantiti solo da obbligazioni spazzatura, che la Fed e la Bce concedono a piene mani alle banche e alle società finanziarie. Lo strumento si chiama Taf e il prestitito viene concesso a un tasso di poco superiore al 2%. Di fronte a un sistema che fa acqua da tutte le parti, si preferisce aiutare il sistema finanziario che ha messo in crisi l'economia reale, anziché attuare una politica economica redistributiva in grado di garantire formazione, sanità, previdenza e il diritto alla casa.

TRAPPOLA DEL DOLLARO
L'Opec sostiene che la svalutazione e la volatilità della moneta Usa è alla base della forte crescita dei prezzi del greggio e delle altre materie prime. In parte è vero, ma le responsabilità della valuta Usa sono ben altre. Dopo il periodo di potere imperiale inizato nel 1944 con gli accordi di Bretton Wood, dopo il 1971 (accordo del Plaza) il signoraggio del dollaro è proseguito anche con un regime di cambi decisamente meno fissi. Di fatto per lunghi decenni sono stati gli Stati uniti a decidere la politica monetaria mondiale e il livello di valutazione del dollaro. E hano costretto anche molti paesi ad agganciare la propria moneta al dollaro per non subire penalizzazioni nel commercio estero. Di più: gli Usa sono riusciti sempre a finanziare la loro politica economica (a cominciare dalla guerra nel VietNam) manovrando tassi e moneta. Da anni il commercio estero Usa segna deficit enormi (al pari del bilancio federale) che vengono sistematicamente coperti dai paesi (un tempo il Giappone, ora l'Opec e la Cina) dagli investimenti esteri. Il debito Usa (molto più grande di quello italiano in cifra assoluta) è nelle mani di investitori esteri che ovviamente fanno il tifo perché la valuta Usa non si svaluti ulteriormente. Una svalutazione che di fatto potrebbe avvenire (con grande aiuto per le esportazioni di merci Usa) anche rivalutando lo yuan e lo yen. Ma Cina e Giappone che hanno economia molto trainate dall'export non vogliono rivalutare le rispettive monete. Sarebbe necessario un nuovo accordo monetario mondiale, ma gli Usa non hanno nessun interesse a promuoverlo. E il disordine prosegue.

Dal Manifesto del 01/08/08

Obiettivo: distruggere il tessuto sociale



Mariastella Gelmini è fantastica (e ha centinaia di complici nelle redazioni dei giornali e TG)

di Gennaro Carotenuto
(da Giornalismo Partecipativo)

Sui tagli all’educazione pubblica potrebbe essere scritto un manuale di disinformazione. Vengono tagliati 87.000 docenti, le classi verranno accorpate ed esploderanno a livelli da scuole del terzo mondo?

Vuol dire che il titolone lo facciamo sul ritorno del grembiule alle elementari. Con tanto di sondaggino online così la gggente crede di dire la sua: “siete d’accordo che i bambini a scuola tornino ad essere tutti uguali?”.

Vengono levati otto miliardi all’educazione tanto che calcoli avveduti sostengono che l’intero sistema si bloccherà? Non c’è problema, commissioniamo un bell’articolo di fondo sull’importanza del ritorno del sette in condotta: “finalmente il governo fa tornare la serietà a scuola”. Come non averci pensato prima? Poi mettiamo un altro bel sondaggino online: siete favorevoli o contrari a mettere gli alunni scostumati dietro la lavagna in ginocchio sui ceci?
Si elimina di punto in bianco la SSIS impedendo a una generazione intera di avere accesso al lavoro per il quale sono stati fatti preparare e hanno pagato ingenti tasse universitarie. Risolviamo intervistando la Ministro (nella foto tra i palloncini): “signora mia, è evidente che lo facciamo per loro… meglio precari nei call center privati che nella scuola pubblica, no?”
Si riabbassa l’obbligo scolastico, da 16 a 14 anni, unico paese dell’Europa Occidentale? Che importa, facciamo un bel reportage sui prof fannulloni e strapagati. Che schifo sta scuola e meno male che Silvio (Brunetta) c’è!
E’ sotto gli occhi di tutti la campagna disinformativa contro la scuola pubblica. Da una parte si cerca davvero di smantellarla, dall’altra si inducono subdolamente i cittadini a non fidarsi della più gloriosa istituzione dell’Italia unita (altro che Carabinieri!). Nonostante ben poco indichi che le scuole private possano offrire di più delle pubbliche, la fuga (fomentata ad arte) è già cominciata, soprattutto nelle grandi città. Classi medie appena appena abbienti si svenano e spostano i figli. Una volta fuggite le classi medie chi difenderà più la scuola pubblica?
Suore di tutti gli ordini possibili e signorine Rottermeier prendono in consegna i pargoli al modico prezzo di 6-10.000 Euro l’anno. Dove ho già visto tutto questo? Ah, sì, in un paese chiamato Argentina… datemi della Cassandra se volete.
Alla campagna per far credere che la scuola pubblica se non fa già schifo lo farà, oltre al governo, che piccona materialmente, si prestano tutti i media, e gli abitanti di questo paese, come i lemmings, corrono verso il suicidio. Del resto vuoi mettere quanto è più sexy un titolo: “a scuola ritorna il grembiule” oppure “finalmente sette in condotta ai bulli” che un titolo e un’analisi seria, possibilmente che dica la cosa più sensata: senza scuola pubblica non esiste più il paese e non esiste più la democrazia. Se qualcuno prova a non essere d’accordo, semplice: reintervistiamo la Ministra, che è pure di bella presenza. Si costerna. s’indigna, s’ingegna: “non è vero che bocceremo col 7 in condotta! Sono menzogne comuniste! Per essere bocciati ci vorrà il 5 in condotta”. Di cosa parlavamo?
Una volta si diceva “contadino, scarpe grosse e cervello fino”, erano ignoranti ma non si facevano fregare. Adesso gli italiani sono analfabeti di ritorno e si fanno fregare ogni giorno di più. E i giornalisti, spesso tanto analfabeti di ritorno come i loro concittadini, un po’ ci fanno e un po’ ci sono. Un po’ sono in malafede un po’ proprio non hanno gli strumenti per capire la gravità della situazione.
Ne avevamo avuto già sentore negli anni passati: levare soldi alla scuola pubblica per darli alle private (che in Italia al contrario che all’estero sono: 1) quasi solo dei preti; 2) popolate da figli di papà che non hanno voglia di studiare e che pagano salato per un pezzo di carta che non meritano) vuol dire essere a favore della libera scelta. Invece al contrario (non c’entra, ma c’entra) essere contro la libera scelta in maniera di interruzione di gravidanza lo chiamiamo essere “pro-vita” (come i torturatori di Eluana Englaro). E purtroppo, per convincerci su tante cazzate hanno centinaia di Goebbles al lavoro nelle redazioni.

venerdì 1 agosto 2008

The Dark Knight - Batman: forse un dilemma di troppo per il roditore volante -

Batman: forse un dilemma di troppo per il roditore volante

I fedeli più duri e puri di Batman hanno sempre storto il naso di fronte alla ridefinizione estetica che il cinema ha compiuto sulla pelle del loro eroe. In particolare, è sembrato un vero insulto che, sin dal primo film (quello di Tim Burton del 1989) sia stata esclusa dal quadro la calzamaglia grigia caratteristica del fumetto, per lasciar posto a una corazza rivestita di lattice (più in linea con l'estetica gotica di Burton).


Certo, i fedeli hanno le loro ragioni. Ma è una parola riuscire a filmare una cosa del genere.
La cosa non riguarda solo Batman. Avremmo potuto avere un Wolverine in giallo.
A mio modesto avviso, la scelta fu inevitabile. Quanto all'impostazione narrativa, be', indubbiamente l'occhio fiabesco di Burton è impagabile, ma personalmente ho trovato Christopher Nolan più appetibile. Dalla fiaba ottocentesca, scintillante di vetri oscuri e merletti neri, precipitiamo nel tagliente e abbacinante frullato tra saghe millenarie su eroi dal cupo destino di pharmakoi e irriconciliabili dilemmi novecenteschi, morali etici e politici. E molta azione in più.
Stranamente, rispetto a Batman Begins, in questo film l'uomo pipistrello non sembra affatto il super-ninja del primo Nolan (anche dopo l'”alleggerimento” della corazza), richiamando piuttosto l'inesorabile pistonatore dei primi capitoli della saga.
Le lacerazioni etiche, invece, esplodono e si disseminano per tutto il racconto. Anche troppo.
Già l'antitesi caos-ordine (evocata dall'apparizione del Joker) sarebbe bastata a reggere il peso della storia. Ma abbiamo anche il groviglio esistenziale dell'eroe-non eroe e il suo rapporto con la collettività, il senso della giustizia e la morale della plebe (eccola!); di conseguenza il tragico dilemma dell'eroe borghese (Harvey Dent), posto letteralmente di fronte alle due facce del conflitto civile, l'ordine costituito sarà sostanziale o solo l'ingannevole e futile abbellimento di una giungla spietata? Il che ci porta anche all'indignazione di Lucius di fronte al Grande Fratello ideato da Bruce Wayne: a che prezzo la sicurezza, troppo potere per un uomo solo, qui custodiet ipsos custodes, eccetera eccetera...
Troppi arrosticini sulla brace.
Tuttavia, The Dark Night resta un racconto straordinario. Soprattutto, è ovvio, per la figura creata da Heath Ledger. Con la morte di questo attore, abbiamo perso la possibilità di vedere di nuovo, in un prossimo volume della narrazione visiva di Batman, questa mefitica mutazione del briccone divino, questo doloroso agente del caos, questo affabulatore all'arma bianca...
Questo Joker.

Domenico D'Amico


Nota a margine – A suo tempo desistetti dalla visione della serie Dawson's Creek per due ragioni: primo, si collocava nel filone dei telefilm che, piuttosto che narrare, vogliono insegnare come si vive (soprattutto, è ovvio, ai ggiovani); secondo, le protagoniste femminili (Katie Holmes e Michelle Williams) sembravano reduci da una rissa che avesse provocato loro terribili lesioni, rigonfiamenti e deformità a cranio e faccia.
Detto questo, Katie Holmes (che ha tutta la mia comprensione per la sua attuale, miserevole situazione) in Batman Begins faceva comunque la sua porca figura.
E invece, in The Dark Night, abbiamo grandinate di erotismo incandescente (o gelido) eruttate dalle figure maschili, e una Rachel che irradia l'aura sensuale di un estintore non revisionato (no, non ho dimenticato Secretary).
Whatever.

giovedì 31 luglio 2008

Mercato Antropofago. iL LIBRO VERDE DI SACCONI


Il “Libro Verde” di Sacconi: chi non lavora non osi mangiare!
di Carlo Sgambescia

 

lunedì 28 luglio 2008

Veniamo subito al sodo. Crediamo che le critiche dell’opposizione e del sindacato al cosiddetto decreto anti-precari siano sicuramente giuste. Tuttavia riteniamo pure che si tenda a scambiare l’albero con l’intera foresta. E quale sarebbe la foresta? Presto detto: il Libro Verde di Sacconi, Ministro del Lavoro della Salute e delle Politiche Sociali.
A dire il vero l’opposizione di centrosinistra si è scagliata contro l’ipotesi di innalzalmento dell’età pensionale ventilata nel documento. Il che non è sufficiente. Qui è lo spirito del Libro Verde http://www.lavoro.gov.it/Lavoro/PrimoPiano/20080725_Libroverde.htm) che non può essere assolutamente condiviso. E per almeno due ragioni.
In primo luogo, escluse le cosiddette fasce deboli (in particolare gli anziani oltre i sessantacinque anni ) si collega la fruizione delle prestazioni al possesso e alla ricerca attiva di un lavoro ( welfare to work). “Ciò comporta" si legge, "una riflessione critica sul reddito minimo garantito alle persone in età di lavoro mentre forme di sussidio potrebbero riconoscersi a coloro il cui stato di bisogno o la cui età è tale da non consentire che il lavoro sia la doverosa risposta alla indigenza” (p. 13). O meglio, "la concessione di tutele e benefici deve essere condizionata piuttosto, ovviamente là dove possibile, alla partecipazione attiva nella società, nell’ottica virtuosa del binomio opportunità - responsabilità, e deve essere indirizzata anche verso coloro che, con comportamenti attivi e stili di vita responsabili, possono e vogliono operare come moltiplicatori di risorse e ricchezza e comunque prevenire lo stato di bisogno" (p. 14): pochi giri di parole, chi non lavora non osi mangiare! Il che significa che viene meno il concetto di welfare come diritto sociale di cui godono tutti i cittadini, a prescindere dal fatto che lavorino o meno. 
In secondo luogo, si apre ai privati. E con il solo scopo, dopo la previdenza, di introdurre anche una sanità basata su assicurazioni private, integrative o totali, di cui però andrebbero a fruire solo i soggetti in possesso di un lavoro e dunque in grado di stipulare una polizza assicurativa [Quanto queste "assicurazioni" siano un'abissale fregatura, che mira solo a rastrellare quattrini tra la plebe, con la complicità di banche e stampa connivente, lo spiega esaurientemente Beppe Scienza nel suo inestimabile Il Risparmio Tradito, Edizioni Libreria Cortina, Torino 2001- ndr]. Ecco a riguardo un altro passo molto significativo: ”Lo sviluppo del pilastro privato complementare è un passaggio essenziale per la riqualificazione della spesa e la modernizzazione del nostro Welfare. L’eccessiva intermediazione dello Stato nella predisposizione dei redditi per la quiescenza impedisce lo sviluppo di istituti redistributivo-assistenziali per i quali quella intermediazione è essenziale. Questi istituti non possono prescindere dalla fiscalità generale, sia che questa vada a finanziamento di produzione diretta di beni e servizi sia che essa finanzi deduzioni/detrazioni o voucher a sostegno di scelte dei cittadini, individuali o associate. Lo sviluppo dei fondi su base contrattuale, delle forme di mutualità, delle assicurazioni individuali o collettive può essere la risposta alle limitate risorse pubbliche e alla domanda di accesso a maggiori servizi” (p. 20). Pertanto “occorre dare, dunque, maggiore impulso allo sviluppo della previdenza complementare nonché ai fondi sanitari integrativi del servizio pubblico al fine di orientare e convogliare la spesa privata verso una modalità di raccolta dei finanziamenti…” (p. 21)”
E’ ovvio che in un quadro del genere poi si cerchi di favorire l’innalzamento dell’età pensionabile. Ma si tratta della punta dell’iceberg. O se si preferisce del punto di arrivo di una “filosofia” sociale basata sul "chi non lavora, a meno che decrepito, non osi mangiare". Una "filosofia" lavorista che va combattuta perché superficiale e dettata soltanto da utilitaristiche e produttivistiche ragioni di mercato. E che quindi riduce il lavoratore a un puro e semplice Homo oeconomicus, condannato al lavoro (forzato) a vita.
Quel che è più irritante (e derisorio per chiunque abbia un minimo di intelligenza) è il richamo di Sacconi a un Welfare che, una volta riformato, conserverebbe “un carattere universale” ma coniugando “la caratteristica della universalità con quella della personalizzazione e anche della selezione dell’intervento” (p. 15) ...
Ma come si può parlare di “Welfare universale”, e dunque a prescindere, se poi lo si collega al possesso di un posto di lavoro? O quel che è peggio di una salute decrepita a causa dell' età e magari a seguito di un lavoro usurante?
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Argentina: spazzatura l'Espresso

di Gennaro Carotenuto (da Giornalismo Partecipativo)

Esser contro la pena di morte di Tarek Aziz (il ministro degli esteri di Saddam Hussein) non vuol dire aver voglia di andarci a cena o, se si dirige un settimanale, affidargli una rubrica e farlo passare per un autorevole opinionista. Eppure è quello che fa, lo abbiamo più volte denunciato, L’Espresso con Moisés Naím.

Naím come Tarek Aziz, probabilmente non ha mai ammazzato personalmente nessuno, ma era un ministro chiave nel governo di Carlos Andrés Pérez, che nell’89 fece ammazzare forse 10.000 persone in un giorno solo con il Caracazo, colpevoli di protestare contro il Fondo Monetario Internazionale del quale l’economista Naím era ligio esecutore.
E quindi Moises Naim è responsabile di crimini contro l’umanità e per quelli essere giudicato, non fare l’opinionista. Insomma tanto impresentabile è Naím che tanto vale che L’Espresso la prossima bustina di Minerva la faccia scrivere a Radovan Karadzic, magari nella sua nuova veste di santone new age.

Ovviamente per L’Espresso Naím fa gioco perchè scrive peste e corna dei governi integrazionisti latinoamericani. Tutto questo cappello mi si perdoni e valga come riassunto delle puntate precedenti per far notare che questa settimana nel settimanale c’è un reportage (pp. 82-85) da Buenos Aires a firma Antonio Carlucci (noto per descrivere la Bogotà di Álvaro Uribe come fosse Stoccolma), pensato, scritto e realizzato solo per tirare una vagonata di letame contro il governo argentino. Con un linguaggio di altri tempi si sarebbe definito un proditorio attacco.
Tagliando e cucendo solo ed esclusivamente punti di vista antipatizzanti e dell’opposizione sempre denigratori, irridenti fino all’insulto, il pezzo è una infinita sequenza di luoghi comuni, chiacchiere da cortile e affermazioni false e tendenziose, o puro gossip come quello che vuole (e che dà il titolo al pezzo) Cristina Fernández e il marito litigare continuamente, sbattere porte… Ovviamente non manca la chiamata alle armi dei lettori democratici dell’Espresso. Come fossimo ancora alla fine degli anni ‘40 e l’ambasciatore dell’Unione Sovietica andasse ancora sotto braccio con quello degli Stati Uniti, i peronisti Nestor e Cristina non sono altro che fascisti oppure socialisti da archeologia, populisti, assistenzialisti…
Il cuore del pezzo è fatto per esempio col punto di vista de la Nación, il giornale che appoggiò tutte le dittature e tutta la corruzione neoliberale, morti per fame incluse. E’ come dire chiedere a Feltri di Prodi e fare il gioco delle tre carte per far passare Feltri come indipendente, ma cosa importa a L’Espresso! Solo a me continua a stridere del perchè un giornale che in Europa si considera di centro-sinistra in America latina vada compitando rapito, e facendoli passare come dogmi di fede, opinioni ed interessi della destra dura e pura.
Ovviamente, gira gira la colpa principale di Cristina e Nestor non è essere fascisti. Quella serve per far fumo nei lettori distratti. La colpa di Nestor e Cristina è sempre quella: essere parte fondamentale del progetto integrazionista latinoamericano ed essere alleati del Venezuela. I toni, per chi ha visto in Argentina i morti per fame, sono da rabbrividire, come quando Carlucci definisce quelle dell’FMI “trasparenti scelte di politica economica” che i Kirchner hanno eluso per “affidarsi ai dollari di Hugo Chávez”.
Questo perchè, è qui si arriva al sublime per chi ricorda i tempi di Martinez de Hoz e di Carlos Menem, con Chávez i Kirchner possono “occuparsi della cosa per loro più importante, la caja”. Ovvero, ammesso e NON concesso che siano corrotti i Kirchner, sarebbero corrotti da Chávez e il baluardo contro la stessa sarebbe l’FMI. Ho letto bene? Sì, Carluccio passa il segno: “l’Argentina è nata con la cultura del lavoro e della decenza. [Con i Kirchner] il lavoro è stato sostituito dai sussidi e la decenza con la corruzione”.
Avete capito bene, per L’Espresso la corruzione in Argentina l’hanno inventata i Kirchner (e Chávez). Mi sbrodola il percolato da tutte le parti.