lunedì 20 maggio 2013

Krugman: Grazie alla crisi passano le riforme dell'élite

di Paul Krugman da popoff.globalist



Noah Smith ha recentemente espresso un interessante punto di vista sui reali motivi per cui le élite sostengono così tanto l'austerità, anche se in pratica essa non funziona. Le élite, egli sostiene, vedono le difficoltà economiche come un'opportunità per costringere a delle riforme (cioè in sostanza i cambiamenti da loro desiderati, che possano servire o meno a promuovere la crescita economica) e si oppongono a tutte le politiche che potrebbero attenuare la crisi senza rendere necessari questi cambiamenti: «Penso che gli "austerians" siano preoccupati che delle politiche macro anti-recessione consentirebbero a un Paese di cavarsela nella crisi senza migliorare le sue istituzioni. In altre parole, temono che uno stimolo di successo potrebbe sprecare le possibilità offerte da una buona crisi. Se la gente pensa realmente che il pericolo di uno stimolo non è che potrebbe fallire, ma che potrebbe avere successo, allora dovrebbe dirlo chiaramente. Solo così, credo, potremmo avere un dibattito pubblico ottimale sui costi e benefici».

Come Smith osserva, il giorno dopo aver scritto questo post, Steven Pearlstein del "Washington Post" ha fatto esattamente questa argomentazione a sostegno dell'austerità.

Ciò che Smith non ha osservato, in modo alquanto sorprendente, è che la sua tesi è molto vicino alla Shock Doctrine di Naomi Klein, la quale sostiene che le élite sistematicamente sfruttano i disastri per far passare politiche neoliberiste, anche se tali politiche sono sostanzialmente irrilevanti sulle cause dei disastri. Devo ammettere che al tempo della sua pubblicazione non ero tanto ben disposto verso il libro di Klein, probabilmente perché fuori dal campo della professionalità e cose simili, ma la sua tesi aiuta davvero a spiegare molto di quello che sta succedendo, in particolare in Europa.

Scrive la Klein: « Per decenni le destre hanno sfruttato le crisi per far accettare proposte che non hanno nulla a che fare con la risoluzione di tali crisi. Il Wisconsin non è diverso. Dal Cile degli anni Settanta in poi gli ideologi della destra hanno sfruttato le crisi per spingere proposte che nulla hanno che fare con la risoluzione delle crisi, e che tendono ad imporre la loro visione di una società meno democratica, dura, e più diseguale. Non c'è niente di sbagliato nel rispondere alla crisi in maniera decisa. Le crisi richiedono risposte decisive. Il problema è questo ambiguo tentativo di usare la crisi per centralizzare il potere, di sovvertire la democrazia, di evitare il dibattito pubblico dicendo: "Non abbiamo tempo per la democrazia. È tutto in confusione. Non importa quello che volete. Non abbiamo scelta. Dobbiamo forzare". Sta accadendo tutto su vasta scala».

E la storia va ancora più indietro. Due anni e mezzo fa Mike Konczal ci ha ricordato un classico saggio del 1943 di Michal Kalecki, il quale suggeriva che gli interessi del business odiano la teoria economia keynesiana perché temono che potrebbe funzionare. E questo comporterebbe che i politici non dovrebbero più umiliarsi davanti agli uomini d'affari in nome del fatto di preservare la fiducia. È un argomento abbastanza vicino alla tesi che l'austerità è necessaria perché lo stimolo potrebbe togliere l'incentivo alle riforme strutturali che, avete indovinato, offrono alle aziende la fiducia di cui hanno bisogno prima di degnarsi di produrre la ripresa.

Quindi, un modo di vedere la via dell'austerità è l'implementazione di una sorta di giuramento di Ippocrate al contrario: «In primo luogo, non far nulla per limitare il danno». Perché la gente deve soffrire se le riforme neoliberiste devono prosperare.

venerdì 17 maggio 2013

Appello urgente : è in pericolo la nostra democrazia e sovranità. Lidia Undiemi.


di Lidia Undiemi da italiaincrisi

  “Quello che sto per lanciare è un appello ai cittadini europei e in particalare ai cittadini dei 17 paesi che la politica europea vuole incanalare dentro un trattato che costituisce una organizzazione finanziaria intergovernativa. Questi paesi sono: il regno del Belgio, la repubblica federale di Germania, la repubblica di Estonia, l’Irlanda, la repubblica ellenica, il regno di Spagna, la repubblica francese, la repubblica italiana, la repubblica di Cipro, il gran ducato di Lussemburgo, di Malta, regno dei Paesi Bassi, repubblica d’Austria, repubblica portoghese, di Slovenia, repubblica slovacca, repubblica di Finlandia. 

Questi paesi hanno in comune una importantissima battaglia di democrazia, che forse è l’ultima di questo ciclo storico. La posta in gioco è troppo alta per essere indifferenti oppure per peccare in mancanza di coraggio ed è per tale ragione che ci siamo trovati in una situazione di grave crisi. In gioco non ci sono soltanto i nostri diritti, il nostro posto di lavoro, i nostri soldi. In gioco c’è anche il futuro delle nuove generazioni. I diritti, la libertà e la dignità : cose che una volta perse, una volta che abbiamo concesso ai poteri finanziari di poter denigrare totalmente la nostra democrazia non possiamo più veder tutelati in qualche modo. 
Ciò che sta affliggendo le nostre vite, infatti, non è la crisi economica : quella è la conseguenza del prevalere della logica del potere e del denaro sui principi di uguaglianza, democrazia e giustizia che hanno garantito fino ad oggi il benessere della maggior parte dei cittadini dei paesi europei. 
Immunità e privilegi, scudi patrimoniali e condoni fiscali, soggetti che gestiscono il fondo salva stati godendo di totale immunità nell’esercizio delle proprie funzioni. E’ con questo spirito che la politica europea intende delegare la gestione del debito pubblico degli stati in difficoltà ad un organizzazione finanziaria intergovernativa. 
Nonostante la scandalosa disinformazione sull’argomento, l’ESM (ossia l’organizzazione intergovernativa che gestirà il fondo salva stati) non è ancora entrato in vigore. Sentiamo parlare nelle ultime notizie di stampa dell’avvio di questo fondo salva stati tantè che la cancelliera Angela Merkel è andata in Cina per andare a contrattare una eventuale partecipazione della grande potenza asiatica nella gestione del debito pubblico. Tuttavia però attenzione perchè nonostante i governatori abbiano apposto la firma al trattato affinchè questo possa essere reso operativo nei 17 paesi membri che ho citato all’inizio occorre la ratifica da parte delle istituzioni nazionali. 
Se le istituzioni nazionali ratificano l’entrata in vigore del trattato ESM ossia dell’attribuzione ad un organizzazione intergovernativa del fondo salva stati si potrebbero anche verificare (e questa non è più ormai fantapolitica) degli scenari di retrocessione civile che nemmeno il più visionario dei registi sarebbe in grado di raprresentare. Forse magari nelle elezioni del 2013 possiamo candidare i nostri animali domestici. 
Dobbiamo fare qualcosa e dobbiamo farlo in fretta perchè abbiamo poco tempo. La nostra stessa vita rischia di sfuggire al nostro controllo perchè fin quando noi viviamo in uno stato di diritto e l’economia e la finanza speculativa in qualche modo abusano del diritto allora possiamo fare qualcosa. Ma li dove tutta la politica dei leader europei spinge verso una clamorosa autoassoluzione perchè è chiaro che è stata la politica a non essere stata in grado di sapere gestire il fenomeno della finanza speculativa. E adesso cosa vogliono fare? Attribuire ad una organizzazione finanziaria il nostro destino. Il destino dei cittadini di 17 paesi membri. Non possiamo più delegare e non possiamo più aspettare perchè nessuno verrà a salvarci. 
La logica del leaderismo delle persone deve tramontare. Dobbiamo ritornare a pensare nell’ottica della collettività. Dobbiamo iniziare ad avere il rispetto del NOI anzichè dell’IO perchè è esattamente per questo motivo che ci troviamo in questa situazione. E i nostri politici, mi dispiace dirlo, stanno dimostrando di non essere all’altezza della situazione perchè io non ho sentito parlare nessun politico del fatto che il fondo salva stati sarà gestito da una organizzazione che è essa stessa in quanto soggetto giuridico godrà dell’immunità cosi come i soggetti che gestiranno questo fondo. 
Io ho realizzato un dossier, sono una studiosa di economia e di diritto. Appena ho visto che c’era poca chiarezza… basta semplicemente mettere assieme gli articoli di giornale per capire che in fondo nessuno vuole spiegare che cos’è questo ESM. In questo dossier ho descritto un po quelle che sono le linee guida delle ultime vicende in materia di politiche internazionali e di finanza. Magari sarà anche un po lungo… anche un po noioso… per certi versi tecnico. Però visto che la posta in gioco qui è davvero troppo alta vi invito tutti quanti a leggerlo. Invito i magistrati, invito gli intellettuali, invito i giornalisti, invito i cittadini di qualsiasi categoria sociale, di qualsiasi partito politico, di qualsiasi ideologia a mettersi in prima linea contro quello che potrebbe essere anche l’ultimo atto per la realizzazione definitiva di una dittatura economica e le conseguenze noi non possiamo sapere quali possono essere. 
Bisogna avere comunque una idea. Bisogna avere un obiettivo. E bisogna soprattutto sapere come concretamente ciascun cittadino europeo può contribuire a bloccare l’entrata in vigore di questa organizzazione finanziaria intergovernativa. Occorre anzitutto che i cittadini verifichino nel proprio stato se effettivamente la ratifica da parte del proprio paese è stata concessa. Attenzione : ciò che è chiesto ai paesi nazionali non è la ratifica del trattato ESM che gestirà il fondo salva stati ma la modifica dell’articolo 136 del trattato sul funzionamento dell’Unione Europea in cui si intende far approvare indirettamente (poichè è già stato firmato dai nostri ministri) il trattato che costituisce l’organizzazione intergovernativa. Dunque occorre che nei siti istituzionali si vada a verificare se è avvenuta la modifica dell’articolo 136 del trattato sul funzionamento dell’unione europea. 
Se deve esistere un europa deve essere quella dei cittadini e dei diritti, non un luogo dove potenti finanziari vengono ad acquistare degli stati in svendita. Leggete questo trattato ed è veramente allucinante il contenuto dello stesso. Rappresenta come una specie di delega in bianco ai poteri finanziari. E voglio dire una cosa alla cancelliera Merkel : lei è andata in Cina a contrattare con il premier cinese la partecipazione al fondo. Beh, ancora non ha ottenuto la ratifica da parte di tutti gli stati membri, quindi se c’è qualcosa che vuoi contrattare è il denaro che tieni nelle tue tasche e non il nostro.” 

mercoledì 15 maggio 2013

Terapia con staminali, riassumendo...


da Medbunker


Dopo l'impegnativa vicenda delle pseudocure con le staminali che hanno fatto tornare l'Italia ai tempi più bui della ragione e della scienza, mi fermo un po' a riflettere. Può servire anche chi non riuscisse a leggere i tanti commenti del precedente articolo.
Avevo pensato di scrivere una riflessione personale sui fatti ma, rendendomi conto che i miei commenti possano essere poco importanti, ho pensato di riassumere la vicenda con veloci domande e risposte, vediamole.

Cos'è il "metodo Vannoni"?

Consiste nella somministrazione di cellule staminali mesenchimali per curare malattie di diverso tipo, anche molto diverse tra loro per cause, sintomi e decorso. Le terapie con staminali sono studiate da diversi anni ed in alcuni campi hanno ottenuto dei successi in altri degli insuccessi. Sono considerate un campo di ricerca molto promettente.

Le terapie con cellule staminali, sono una novità?

No.
Esistono già malattie curabili con trapianto di cellule staminali, mentre in molti altri casi si è in una buona fase di sperimentazione. Se per alcune patologie i risultati sono incoraggianti, per altre sono del tutto negativi. Anche nel caso delle staminali quindi, esistono migliaia di ricercatori nel mondo che con impegno, volontà e soprattutto nel completo silenzio dei media, svolgono il loro lavoro per curare la nostra salute.

Nel 2005 la questione staminali fu trattata da un referendum che proibì l'uso di questo tipo di cellule. Cosa ha a che vedere quel referendum con questa vicenda?

Solo il fatto che si parlava di cellule staminali ma la legge era relativa a quelle embrionali. Il quesito del referendum quindi era incentrato sulla possibilità di utilizzare embrioni umani per motivi di ricerca o di cura (quindi utilizzando l'embrione come "serbatoio" di cellule staminali). I quesiti del referendum erano relativi alla legge 40 (del 19/02/04) che regola le norme legate alla fecondazione assistita. Oggi, per legge, non è possibile utilizzare cellule embrionali (quindi distruggere un embrione) a scopi di ricerca o cura. Il referendum del 2005 quindi non ha nulla a che vedere né con il caso di Sofia né con il tipo di cellule protagoniste della vicenda (che si possono prelevare da individui adulti o in ogni caso "già nati").

Che malattia ha la piccola Sofia?

Nel caso della piccola Sofia parliamo di una malattia genetica di tipo neurodegenerativo (leucodistrofia metacromatica) che ha una variante a comparsa infantile, a decorso ingravescente e che ha esito letale (nella forma infantile entro 5 anni dai primi sintomi).

Esistono cure mediche efficaci in questo caso?

No. In caso di malattia manifesta è utile un supporto alle funzioni vitali (respirazione, nutrizione, funzioni fisiologiche di vario tipo) e fisioterapico per contrastare il decadimento tipico di queste funzioni in queste malattie. Sono state provate alcune terapie che hanno un risultato promettente in caso di somministrazione nella fase "presintomatica" (prima cioè della comparsa dei sintomi) che sembrano ritardare la comparsa dei sintomi più gravi. Sono in sperimentazione altre terapie.

Nei casi come quello di Sofia, la terapia con cellule staminali ha avuto successo?

Esistono pochi casi (la malattia è già molto rara) di applicazione di cellule staminali mesenchimali in casi come quello di Sofia e non hanno mostrato né miglioramenti, né cambiamenti nel decorso della malattia, né guarigioni.

Perché il ministero ha bloccato la somministrazione del "metodo Vannoni"?

Perché in seguito alla segnalazione di diversi eventi avversi è stata effettuata un'ispezione nei locali nei quali era preparata la "cura". Le carenze segnalate erano diverse e molto gravi: carenze igieniche, prodotti mal conservati, attività scarsa delle cellule preparate, presenza di inquinanti, mancanza di adeguate misure di sicurezza. Una seconda ispezione ha segnalato anche un'assoluta mancanza di chiarezza (somministrazione delle cellule gravemente irregolare) nel protocollo. Era dovere del ministero quindi chiedere chiarimenti ai responsabili del laboratorio, interrompendone l'attività per i gravi danni che poteva causare la prosecuzione di quelle terapie, non sperimentate sufficientemente e somministrate in condizioni precarie, su bambini gravemente malati.

Come mai quindi le cure erano somministrate in un ospedale?

L'ospedale di Brescia somministrava la "cura" secondo una legge del 2006 relativa alle cosiddette "terapie compassionevoli". Per una malattia che non conosce terapie o cure efficaci, è possibile somministrarne una che non sia ancora "autorizzata" ma che abbia due caratteristiche: sia almeno in una buona fase di sperimentazione ed il paziente ne riceva beneficio. La "cura" inoltre deve essere accompagnata da tutta la documentazione relativa alla sua efficacia, alla sicurezza, alla modalità di somministrazione. In realtà la cura con le staminali non è "sufficientemente sperimentata" e quindi non è chiaro come mai sia stata autorizzata la sua somministrazione, senza considerare che, come recitano i verbali dell'ispezione NAS-AIFA non erano soddisfatti nemmeno i requisiti di sicurezza né erano stati depositati i documenti relativi alle sue presunte azioni sulla malattia.

Il ministero della salute ha fatto il suo dovere?

Dal punto di vista "istituzionale" sì, ha bloccato una presunta cura mai dimostrata, somministrata in condizioni carenti e potenzialmente pericolose. Dal punto di vista "comunicativo" no. Vista l'eco della notizia, il ministro Balduzzi non ha (almeno così mi sembra) mai spiegato le sue motivazioni, non ha chiarito i passi della vicenda né ha parlato alla popolazione mettendola in guardia da situazioni simili. Il suo atteggiamento è stato insicuro, altalenante e condizionato dalla pressione mediatica, ha risposto da perfetto politico.

Il caso di Sofia è "unico al mondo"?

No. Seppur raro, esistono centinaia di bambini in Italia con questo problema. Nessuno ha riflettutto sullo stato d'animo, sulle speranze e sullo strazio che certe notizie possono causare in queste famiglie.

Com'è nato allora il "caso" mediatico?

In seguito ad uno show televisivo (Le Iene) che ha mandato in onda un servizio nel quale era mostrata la piccola Sofia ed i suoi genitori che chiedevano aiuto per continuare le cure in quel centro.

Come mai molte persone note hanno "abbracciato" la causa di Sofia?

Proprio in seguito alla trasmissione televisiva.
Probabilmente perché non sanno di cosa si parla. Tutte le istituzioni scientifiche, gli specialisti, i ricercatori, hanno posto l'attenzione sul fatto che non si possono sperimentare cure insicure che finora non hanno mostrato effetti positivi su una malattia e che, secondo le autorità, erano somministrate in condizioni pessime: è anche un problema di salute pubblica e del singolo.

Il prof. Vannoni è medico?

No. E' laureato in lettere, insegna "psicologia della comunicazione" all'università di Udine

Il prof. Vannoni ha pubblicato delle ricerche sulle staminali o sul suo metodo o ha ufficializzato dei test sperimentali?

No.

Il prof. Vannoni ha spiegato agli scienziati il suo "metodo" ed i motivi che lo renderebbero più efficace di altri che finora non hanno dato i risultati sperati?

No.

Il prof. Vannoni ha mostrato uno o più casi di malattie giudicate inguaribili dalla medicina ma che con il suo "metodo" abbiano raggiunto la guarigione?

No.

Il "metodo Vannoni" può essere pericoloso?

Sì, già per la stessa modalità di esecuzione il trapianto di cellule staminali è rischioso per vari motivi (anche per il donatore). Nel caso di Brescia si aggiungono le condizioni del laboratorio che secondo i NAS erano del tutto inadeguate e non a norma. In ogni caso non si tratta di una "cura" priva di rischi.

Cosa costerebbe sottoporre Sofia alle cure con le staminali?

Se il "metodo Vannoni" avesse le stesse potenzialità degli altri trapianti di staminali eseguiti nel mondo la bambina potrebbe sottoporsi alla stessa "cura" in uno qualsiasi dei centri autorizzati in Italia (ne esistono 13). Se invece il "metodo" avesse proprietà differenti, il suo "inventore" dovrebbe semplicemente mostrarli, dimostrarli e diffonderli, cosa che non ha mai fatto. Sempre secondo l'ispezione, le staminali utilizzate da Vannoni avevano un'"attività biologica" (ovvero una "durata d'azione") molto breve, come recita il report dei NAS: "una irrilevante attività biologica ai fini della rigenerazione nervosa, che scompare dopo 24 ore". Il costo economico a carico delle famiglie è da dimostrare, visto che, secondo le indagini della magistratura (anche se non riferite a questo caso), Vannoni chiedeva ingenti somme di denaro sotto forma di donazioni per la sua fondazione.

Perché "non provarci", visto che non esistono altre cure?

Perché i trapianti di cellule staminali sono una procedura particolarmente delicata che richiede, oltre ad una elevata specializzazione, una serie di norme di sicurezza e tecniche che, dall'ispezione dei locali bresciani, non esisteva. Per fare un paragone solo a titolo esemplificativo, sarebbe come eseguire una trasfusione di sangue utilizzando sacche di cui non si conosce bene la composizione, che nei controlli hanno mostrato presenza di sostanze estranee e infuse in un locale sporco. Tutto questo per ottenere un beneficio mai dimostrato e mai ottenuto da nessuno in un soggetto per forza di cose più a rischio di complicazioni. Il possibile danno quindi, è fortemente superiore al riferito (e mai dimostrato) beneficio.

Ma allora come mai i genitori di alcuni dei piccoli sottoposti alla cura parlano di "miglioramenti"?

Escludendo per buon senso un effetto placebo o di "esagerazione" delle normali fasi di una malattia neurodegenerativa, fino ad oggi i trapianti con cellule staminali hanno mostrato, in alcuni casi e per certe malattie, un transitorio (e breve) effetto "antiinfiammatorio" e di miglioramento di alcuni disturbi. Nessuno dei test clinici effettuati fino ad oggi nel mondo ha mai guarito o cambiato il decorso di una delle gravi malattie che Vannoni riferisce di poter curare. In alcuni casi sono le terapie di supporto che mantengono per più tempo uno stato di salute accettabile relativamente alla gravità delle condizioni generali. Se il prof. Vannoni ha notato miglioramenti "non abituali" nei casi che ha trattato, perché non li ha illustrati in maniera corretta alla comunità scientifica? Perché Vannoni parla di "possibilità di guarigione" se per il mondo scientifico questa possibilità non esiste e nessuno l'ha mai notata? Ne è convinto? Perché non lo dimostra?

Chi sostiene queste cure parla di "boicottaggio" da parte delle aziende farmaceutiche

Oltre a non esserci alcuna prova di questo boicottaggio, il fatto stesso che non esista alcuna cura per questa malattia dovrebbe fare pensare che se davvero la cura fosse efficace, non solo le aziende non perderebbero un euro (non vi sono "farmaci" o "cure" che andrebbero sostituite) ma investirebbero subito in qualcosa che sarebbe rivoluzionario. Se davvero il prof. Vannoni fosse mosso da "altruismo" disinteressato, sarebbe bastato illustrarla e metterla a disposizione della comunità scientifica, cosa che non è avvenuta. Il prof. Vannoni non ha mai illustrato scientificamente i suoi metodi ed i risultati ed ha brevettato la sua idea per renderla sua proprietà personale, esattamente ciò che fanno le multinazionali farmaceutiche. In tutta questa storia è Vannoni che si è comportato da "azienda".


Ma allora i genitori di Sofia sono caduti in una trappola?

Sono semplicemente genitori di una bambina che sta male. Se si perde la necessaria lucidità è comprensibile credere a qualsiasi miracolo, anche quello meno probabile.

In fondo che male c'è, hanno scelto loro, ognuno scelga il suo destino

Una nazione civile deve proteggere il cittadino da false promesse, comportamenti rischiosi ed eventuali reati. Per questo motivo, nel caso esaminato, c'è un'indagine in corso, se non si evidenziasse alcun reato chiunque, consapevolmente ed a sue spese, potrebbe sottoporsi a queste cure.
Se così non fosse da domani una trasmissione televisiva potrebbe esercitare pressioni per fare operare i guaritori filippini nelle sale operatorie o si potrebbero richiedere cure odontoiatriche da dentisti abusivi. Fermo restando che qualsiasi cittadino è libero di curarsi o meno con ciò che offre la scienza, non è diritto di nessuno fare affermazioni senza alcuna base scientifica inducendo i più bisognosi a pesantissime conseguenze psicologiche quando non fisiche ed ingenerando confusione nella popolazione. E' dovere di tutti inoltre, difendere e proteggere gli individui più deboli da possibili speculazioni, illusioni e false promesse, cercando di non farsi coinvolgere emotivamente.

Il caso ha provocato un'ondata di sdegno e commozione in tutto il paese, il cittadino sa bene di cosa si tratta o è stato solo "condizionato" dalla vicenda trasformata in "dramma televisivo"?

Proviamo a fare un test, guardiamo la notizia da un'altro punto di vista: "associazione privata somministrava cure non provate e secondo le indagini della magistratura, questo avveniva in locali inadeguati e non a norma su adulti e bambini gravemente malati. Sempre secondo le indagini, ancora in corso, ciò avveniva in cambio di donazioni di migliaia di euro. L'inventore della cura, che non è un medico, prometteva la guarigione da malattie inguaribili senza aver mai dato prova delle sue affermazioni. Il ministero della salute era al corrente di tutta la vicenda e, nonostante le diverse irregolarità ed i potenziali pericoli per la salute rilevati dalle ispezioni dei NAS, non ha subito impedito che ciò avvenisse".

La storia è la stessa ma cambiano i ruoli. Come avrebbe reagito la popolazione se la vicenda fosse stata presentata così? Perché trasmissioni come "Le Iene" "perseguitano" falsi dentisti, falsi medici e simili dipingendoli come piaga sociale e pericolo pubblico quando in una situazione molto più delicata il "non medico" lo ha presentato come "eroe altruista"?

Il serio sospetto che l'opinione pubblica sia stata condizionata dal cattivo servizio televisivo è evidente.

Chi riceverà un aiuto da tutta questa vicenda?

I privati che vendono la cura. Fino a prova contraria questa terapia non ha alcun valore medico, non servirà a guarire nessuna delle malattie in esame ed impoverisce chi deve pagare di tasca sua gli altissimi costi di quei preparati, oltre a rappresentare un pericoloso precedente storico e giudiziario. Chi volesse rispondere al dubbio "cui prodest?" ha la risposta a portata di mano.

Chi danneggia tutta questa vicenda?

Tutti noi ed i nostri bambini. Scientificamente e culturalmente questa è una sconfitta per tutti noi. Se i rimedi più efficaci per la salute nostra e dei nostri figli dovranno essere decisi durante uno show televisivo o per "acclamazione", si preannuncia un futuro buio e pericoloso per la nostra sanità. Senza considerare la voragine profonda di inattendibilità ed allarme sociale nella quale precipita l'informazione televisiva quando diffonde notizie di questo tipo, in questo modo.

La piccola Sofia, con procedimento d'urgenza disposto dal tribunale del lavoro di Livorno, proseguirà l'intera "terapia" con il centro del prof. Vannoni a Brescia. A lei ed alla sua famiglia un forte abbraccio da parte mia e, credo, da parte di tutti gli italiani.

Alla prossima.

Aggiornamento 21/03/13; 21,30: Credo sia utile leggere l'appello dell'associazione famiglie SMA Onlus. La SMA (Atrofia muscolare spinale) è un'altra grave malattia, una di quelle che Vannoni dice di poter curare. Le Iene, hanno sentito anche il loro parere? No, non mi risulta, ascoltiamoli noi, visto che dicono quello che ho scritto anche io. Giulio Golia ha chiesto ad altre famiglie colpite dal problema se è vero che tutti i loro bambini sono immobili e sdraiati?
Ed alle loro emozioni ci ha pensato, prima di parlare di "cura"?

"Tutti noi, ovviamente, ci auguriamo che al più presto ci sia una terapia per la SMA, se non definitiva, almeno parziale. Ma in questa vicenda, che ci riguarda direttamente, sentir usare incondizionatamente e senza nessuna cautela la parola CURA, senza ad oggi nessuna prova scientificamente valida, alimenta dolore e frustrazione, in chi vive la malattia."



lunedì 13 maggio 2013

Fuga dall'euro

Tonino D’Orazio

La Polonia ha deciso di non entrare nell’euro. Troppi rischi, e il popolo non capirebbe. Il vero rischio è di diventare presto come la Grecia, la Slovenia e Cipro, in reale default. Meglio vivi fuori che morti dentro.

In tutta Europa, ad ogni elezione, salgono in modo esponenziale i partiti anti-Euro o anti-Europa. Per due motivi identici. Il primo è che l’euro è diventato una trappola a vantaggio, momentaneo, solo di un paese, la Germania. La Francia aveva creduto di spartire l’impero con i tedeschi, ma si stanno ricredendo, man mano si va avanti. Nel frattempo però si sono mangiati tutto l’agroalimentare del nostro paese (Buitoni, Mulino Bianco, Parmalat, Cirio, Algida, le Maison di moda, tutte le acque minerali, ecc.), l’Alitalia e alcune banche (prima la Banca Nazionale del Lavoro per quattro soldi, alcune banche venete, che avevano già racimolato una serie di Casse di Risparmio del centro-sud dell’Italia, e tra poco, essendo in pole position, il MPS). E un po’ di Spagna. Con un ministro delle finanze che ha precisato che l'esecutivo non ha nessuna intenzione di privatizzare le società in cui lo Stato ha una quota di maggioranza.

Il secondo motivo è che un’ Europa al limite della dittatura tecnocratica di persone non elette né designate almeno dal Parlamento Europeo, eletto invece a suffragio universale, diventa democraticamente debole. Sono tecnocrati e banchieri che hanno imprigionato il sogno di una Europa Unita come comunità alla ricerca di armonizzazione, soprattutto nei suoi valori storici come le conquiste sociali, e finalmente contro la storica guerra intestina.

Questi emeriti imbecilli (e i politici che li hanno seguiti) hanno trasferito “la guerra” sul piano economico e bloccato la storia per almeno mezzo secolo. Cancellandoci, tra l’altro, dallo scacchiere economico mondiale a tutto vantaggio degli Stati Uniti.

Anzi facendo ideologicamente un punto d’onore ad abolire il sociale il prima possibile, riportando l’Europa a una situazione economica depressiva pre-seconda guerra mondiale, con una disoccupazione disastrosa e con pulsioni nazionalistiche pericolose perché coniugate alla miseria e alle sue prospettive peggiori.

Oskar Lafontaine, tra i padri fondatori dell'euro, cambia radicalmente la sua posizione e ne chiede la dissoluzione per evitare un disastro economico e sociale. Esprime tutte le sue perplessità nei confronti di quella che definisce “catastrofica moneta”. Lafontaine ammonisce che “la situazione economica sta peggiorando di mese in mese, la disoccupazione, in Europa, ha raggiunto un livello che mette in discussione sempre più le strutture democratiche”. Eppure la Linke perde consensi.

In più, alle prossime elezioni tedesche sta crescendo in modo esponenziale un nuovo partito, Alternative für Deutschland , che molto probabilmente supererà anche lui il 25%. Non è anti Europa, ma federalista e propone, oltre l’uscita dall’euro, la salvaguardia e la dignità democratica dei popoli che la compongono; che le banche paghino i loro errori e i debiti non con i nostri soldi; il ritorno al marco o a un paniere ragionato. Ribadiscono profondamente il valore sociale della connivenza e del welfare. Vuole spazzare via la tecnocrazia europea imperante e gestita dai vari club al limite della massoneria, come Bildeberg. Ribadiscono il valore assoluto della democrazia dei e nei partiti e quello del referendum popolare. Ribadiscono che i partiti non sono le istituzioni.

Il Fronte Nazionale francese della Le Pen, in forte ascesa (dato ormai a più di 20%), ha chiesto a Hollande un referendum, da organizzare in gennaio 2014, per una “uscita della Francia dall’Unione Europea”, e di ripristinare la Costituzione francese, cioè quella di prima del Trattato di Lisbona. Trattato disapprovato in Francia con referendum, ma comunque oggi con la loro Costituzione sgretolata da Bruxelles come da noi. Il grimaldello è stato il fiscal compact. Storicamente, sulla democrazia i francesi sono quelli che scherzano di meno. Ma che questa debba essere cavalcata da fascisti xenofobi diventa paradossale ! Purtroppo, in Europa una sinistra anti-capitalista è ormai inesistente.

Stessa situazione in Gran Bretagna dove il partito anti-europeista di Nigel Farace ha appena ottenuto il 23% (era al 3% cinque anni fa) alle amministrative a livello nazionali, spingendo la destra dei conservatori di Cameron al governo a chiedere anche loro un referendum sull’uscita, non dall’euro perché non sono mai voluti entrare, ma dall’Unione.

Non parliamo dell’Italia dove alle ultime elezioni politiche, un movimento, che aveva almeno il decoro di voler ridiscutere sull’euro e sulle condizioni di appartenenza all’Unione, ha ottenuto il 26% a furor di popolo.

In Grecia l’esempio è Syriza con più del 20% e sicuramente in crescendo.

In Slovenia sta avvenendo la stessa cosa. Era l'area più ricca della ex Jugoslavia. È stato il primo Paese dell'Est Europa ad adottare l'euro nel 2007. Sono passati solo sei anni e sono già pronti a cadere nella trappola degli usurai di Bruxelles e Berlino. Non solo, ma la Commissione chiede l’introduzione del fiscal compact in Costituzione e l’abolizione dell’istituto referendario (non si sa mai!). Certo che la gente non ci sta e chiede nuove elezioni. Oggi sul noto concetto dell’urgenza governano insieme centrosinistra e conservatori sulle stesse proposte. Ma le proposte del cartello della troika sono sempre le stesse, riguardano l’eliminazione a termine del sociale.

La domanda è perché tutti i paesi in difficoltà, casualmente, conoscono il medesimo ciclo? Adozione valuta unica – Collasso bilancia dei Pagamenti e dell’economia produttiva – Arrivo massiccio di capitali esteri, essenzialmente tedeschi o francesi (all’inizio), che finanziano e consentono le Bolle Immobiliari ed Azionarie – Collasso – Richiesta dell’Eurogruppo di misure suicide di Austerity fatte pagare al malcapitato e mai alle banche, tantomeno tedesche – Progressiva fuga dei capitali – Il paese di turno in profonda recessione e con crescita record della disoccupazione e della povertà. Aumento indefinito del debito. Iper-arricchimento del 7% della popolazione. E’ una trappola o un sistema imperiale?

Semplice, l’euro sottintende un’impostazione ideologica, pari nel disastro a quella sovietica, per la quale gli Stati non devono occuparsi di politica economica e tutto ciò che è richiesto per far funzionare il sistema è uno strumento oligarchico e tecnico e una banca centrale, indipendente dalla politica e quindi dalla democrazia, che si occupi teoricamente di controllare l’inflazione a tutti i costi, anche da macelleria sociale. Il disastro di oggi è semplicemente il risultato di questa ideologia. Molti sono ancora convinti di no e che non ci sia alternativa. Però sembra che i popoli si stiano svegliando da soli, con motivi un po’ diversi, ma in una unica direzione, con ripristino della democrazia partecipata e senza la “sinistra” storica e radicale. 

domenica 12 maggio 2013

La Storia dell’Economia (che ti dà da mangiare) spiegata a Lollo del mio bar.

da blog di Paolo Barnard
 

Premessa:

Lollo, capire chi sono gli uomini che hanno pensato l’economia del mondo ti permette di capire perché oggi hai un calo di fatturato, di reddito, devi licenziare, e soprattutto ti permette di agire per salvarti il sedere. Se no rimani un cittadino coglione che tutti possono prendere per il deretano. Ok Lollo? Dai, mettiti d’impegno.

Questa è l’ultima puntata Lollo, ed è triste, perché… Mi ascolti? Cosa fai con quella bottiglia di Dom Perignon in mano? Ok, guarda, lasciamo perdere, la fine la racconto a Tony, basta. Passaci due Campari.

Ok Tony… Tony? Ma dove vai?

Cari lettori, mi rivolgo a voi, ammesso che ci siate. Il finale è in effetti tristissimo. Avete capito che dall’inizio degli anni ’90 in poi la storia dell’economia fu scritta sostanzialmente da una sola penna, quella Neoclassica, e la carta assorbente per siglare il tutto fu da allora solo Neoliberista. Certo, alcuni campi opposti in economia rimanevano, ma erano sostanzialmente fasulli nella loro opposizione. Possiamo menzionare la scuola americana dei Supply Siders, cioè il parto di Ronald Reagan. Non erano neppure economisti a dir la verità, ma politicanti, e spopolarono. Gente come Wanniski e Gilder, la cui idea di fondo riprendeva i Neoclassici antichi e li estremizzava: cioè, per loro bastava produrre e magicamente la domanda si sarebbe creata; mica mai pensare a pensioni, stipendi, scuole, servizi, macché. Per loro bastava poi tagliare le tasse (soprattutto dei ricchi) e tutti i parametri dell’economia, come il deficit o i tassi d’interesse, si sarebbero aggiustati. Reagan lo fece (solo per i ricchi), poi però spese talmente tanto nell’apparato militare che i deficit americani andarono alle stelle.

Posso menzionare i New Keynesians, una sorta di Bastard Keynesians, cioè quelli che fingevano di apprezzare Keynes ma poi pescavano appieno in molti pilastri dei Neoclassici. Ad esempio: Mankiw e Stiglitz. Due nomi ancora oggi enormi, due tizi che fanno il gioco del ‘poliziotto cattivo, poliziotto buono’. Entrambi partono dal presupposto che lo Stato deve aiutare la famosa domanda, ma, sostengono, Keynes non la disse giusta. Ed è a questo punto che vanno a braccetto coi Neoclassici, infatti credono che se il Libero Mercato funzionasse bene, allora ci sarebbe la piena occupazione e non vi sarebbe alcun bisogno dell’intervento statale. Ma siccome il Libero Mercato, poverino, qualche volta s’inceppa… allora ecco che il poliziotto cattivo, Mankiw, dice che la disoccupazione è dovuta agli stipendi troppo alti, che i sindacati sono troppo impiccioni, e che in questo modo il capitale non può svolgere il suo ruolo benefico, per cui lo Stato deve sì intervenire, ma… togliendosi dalle balle. Mentre il poliziotto buono, Stiglitz, dice quando il Libero Mercato s’inciampa, è lo Stato che deve intervenire a riportarlo in salute spendendo di più, ma non in modo strutturale e permanente, come voleva Keynes.

Poi vi cito i New Classicals. Sono quelli come Lucas, Sargent, Wallace, i quali non solo sono Neoclassici, ma sono anche monetaristi come l’infame Friedman (puntate precedenti). Sostengono che le Banche Centrali sono pericolose perché quando emettono moneta in maggiori quantità, esse ‘sorprendono’ il pubblico, lo spiazzano, e questo fa perdere di vista alla gente il fatto che tutto quel denaro creerà inflazione, danneggiandoli. Friedman invece diceva che la stessa azione della Banche Centrali ‘ingannava’ il pubblico, con lo stesso risultato. Ma uno come Lucas, appunto, dice no, perché il pubblico non lo puoi ingannare, dal momento in cui è chiaro che la gente è razionale, per cui ha “aspettative razionali” (Rational Expectation Theory). L’unica spiegazione quindi, dice Lucas, è che essi vengano spiazzati. E qui Lucas diventa addirittura ridicolo, perché sentite che razza di cretinata spara, e pensate che per sta cretinata ha vinto il Nobel, davvero: siccome il pubblico ha “aspettative razionali”, allora se ce n’è una parte disoccupata vuol dire che lo vuole essere! E allora, se è una scelta, vuol dire che la disoccupazione non esiste e siamo sempre a regime di piena occupazione! Alè! No, sul serio, infatti i New Classicals sostengono che le file dei disoccupati della Grande Depressione americana del 1929 erano tutte persone che stavano lì per… scelta!! E vvai. 

Ora, inutile continuare, inutile anche menzionare nomi di economisti di… ‘sinistra’, cioè neo marxiani, o post keynesiani, o neo ricardiani e compagnia cantante. Primo perché sono talmente ormai schiacciati, isolati e senza fondi da essere irrilevanti, e secondo perché a mio parere si sono resi irrilevanti da soli. E’ gente che non ha mai avuto il coraggio in questi anni tragici di rapina sociale, di spoliazione dei beni pubblici, di golpe finanziari uno in fila all’altro, di levare una voce coraggiosa a costo di sacrificio personale. Soprattutto non hanno mai capito che per salvare la vita delle persone dovevano uscire dalle loro torri d’avorio e spiegare l’economia (che è tutto) a quelle persone in termini semplici. Questo avrebbe permesso al pubblico di capire cosa gli stavano facendo, e forse di opporsi. Macché, tutti sti post-qualcosa di sinistra sono rimasti a fare i loro dibattiti con gli amichetti di partiti, con amici, con intellettualoidi ecc., col Manifesto sotto braccio, la Repubblica, e lo spritz in piazzetta.

Ma guardate che il peggio dell’economia a senso unico di cui parlavo all’inizio, noi ancora non l’abbiamo subita, anche se siamo sul punto di. Il grande esperimento delle ‘riforme’, del ‘rigore’, delle ‘Austerità’, fu inflitto come ‘laboratorio’, a partire dal crollo del muro di Berlino, a tutto l’est europeo. Quando l’impero sovietico crollò nell’arco di pochi mesi, le porte dell’est europeo si spalancarono ai falchi del Libero Mercato e dietro di esse c’erano masse di miserabili sbandati disposti a lavorare per pochi centesimi, assieme a intere economie da spolpare. Le elite d’Europa e degli USA non avevano mai sognato nulla del genere. E’ ovvio che non sto dicendo che le dittature comuniste erano in alcun modo raccomandabili, ma lo sfruttamento di quelle genti che seguì il loro crollo è stato moralmente rivoltante. Qui di seguito alcuni dati scientifici, ma poi anche un dato aneddotico che, a mio parere, vale più di qualsiasi librone.

Si consideri solo (per motivi di spazio) la disintegrazione della Yugoslavia e i massacri che ne sono seguiti. E’ uno dei capitoli più disgustosi del piano che si ricordi. Non ci dimentichiamo che fu la Germania, che è il potere Neomercantile numero uno del mondo sempre alla ricerca di lavoro sottopagato per il suo colossale settore export, a riconoscere prematuramente l’indipendenza della Slovenia. Questo precipitò il conflitto. Milosevic era senza dubbio un uomo pericoloso e senza scrupoli, ma fu incastrato dalla NATO che aveva deciso la colonizzazione della forza lavoro jugoslava. Fonti governative britanniche hanno rivelato che gli accordi di pace di Rambouillet furono truccati di proposito proprio per causare il rifiuto di Milosevic e giustificare l’intervento esterno. Negli accordi fu inserito all’ultimo minuto un Annex B che pretendeva che la NATO potesse occupare tutto il territorio jugoslavo come precondizione alle trattative. Una pretesa assurda che nessun leader nazionale avrebbe mai accettato, come ammise in testimonianza l’allora ministro inglese per gli armamenti Lord John Gilbert: “Se chiedete la mia opinione, penso che i termini posti a Milosevic a Rambouillet erano assolutamente intollerabili; come poteva accettarli? E l’hanno fatto di proposito”. Negli stessi accordi, all’art. 1&2 del capitolo 4, c’è una menzione specifica del Kosovo, ricco di minerali, che doveva diventare “una economia di Libero Mercato (..) dove tutti i beni statali dovranno essere privatizzati”. A non fu la NATO che nel 1999 portò l’attacco al Kosovo con il pretesto di salvare i poveri albanesi dai serbi? Certo, ma allora perché secondo dati ufficiali i bombardieri della NATO colpirono solo 14 carri armati serbi ma un gran totale di 372 industrie di Stato kosovare? Perché il più potente blitz delle forze di terra NATO in Kosovo impiegò 2.900 soldati per assaltare il complesso minerario di Trepca il cui valore di mercato era di 5 miliardi di dollari? Gli albanesi non videro mai nulla del genere difenderli dai miliziani serbi. A Trepca tutto il management statale e i lavoratori furono espulsi, e da lì a poco uno dei primi decreti della nuova amministrazione ONU in Kosovo (UNMIK) abolì la legge sulle privatizzazioni del 1997 per permettere la proprietà straniera di qualsiasi bene kosovaro fino al 70% del valore.

La scandalosa storia della colonizzazione Neoliberista di quei Paesi con dosi massicce di “Shock Therapy” in economia (si veda i piani di Jeffrey Sachs per la Polonia e i programmi di aggiustamento strutturale del FMI in tutto l’est Europa) è stata raccontata da molti economisti autorevoli come il Nobel Joseph Stiglitz, e persino da ricerche scientifiche come quella pubblicata sul Lancet, che hanno analizzato il disastro umanitario causato dal Neoliberismo in versione post sovietica con drammatici dettagli, come ad esempio gli oltre 3 milioni di morti in Russia causati dalla cancellazione della sanità pubblica garantita e dall’aumento vertiginoso della disoccupazione. Si trattava naturalmente solo di accaparrarsi i beni pubblici di quei Paesi e di trovare masse di lavoratori da sottopagare, come ha scritto l’economista Michael Hudson: “Queste politiche distruttive sono state testate soprattutto nei Paesi baltici, vere e proprie cavie per vedere fino a che punto i lavoratori potevano essere schiacciati prima che si ribellassero. La Lettonia applicò liberamente le politiche Neoliberiste con tasse fisse sul lavoro al 51%, mentre l’immobiliare rimaneva intoccato. Gli stipendi pubblici furono ridotti del 30% causando massiccia emigrazione (…) La vita media maschile si è accorciata, le malattie sono in crescita, e il mercato interno è avvizzito..”.

Ma ora il dato aneddotico sulla devastazione dell’esperimento delle ‘riforme’, del ‘rigore’, delle ‘Austerità’ nell’est europeo. Domanda: esiste in qualsiasi parte del mondo una migrazione di masse di giovani madri svizzere che abbandonano mariti e i proprio bambini (!!) per fare le badanti a paghe miserabili in USA, Italia, Francia o Danimarca? No, ma ci sono centinaia di migliaia o forse milioni di slave e russe che lo fanno, per non parlare delle prostitute provenienti da quelle terre. Ma perché? Il Libero Mercato del signor economista Neoliberista Jeffrey Sachs e del FMI non doveva portare la prosperità in Ukraina? in Moldavia? in Polonia? in Russia? No comment. O forse ci vorrebbe una corda saponata e una piazza furente per il signor Jeffrey Sachs, perché, signor Sachs, le sue idee ribollite in uno studio di Manhattan con Krug champagne, tartine e ostriche per l’esclusivo profitto delle elite, hanno massacrato vite umane a milioni. Lo capisce?

Infine arriviamo all’Eurozona. E su questo, cari lettori, io vi ho già scritto tutto, sia in forma scientifica (Il Più Grande Crimine 2011) sia in forma divulgativa (Nonna ti Spiego la Crisi Economica). Qui di corde saponate ce ne vorrebbero molte (http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=627 e http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=628).

Tuttavia, visto che abbiamo citato la peste Neoclassica e Neoliberista che si è abbattuta sull’est europeo, posso aggiungere che la catastrofe, l’inganno, la dittatura dell’Eurozona è precisamente la versione modellata su Francoforte, su Lione, su Barcellona, su Salonicco o su Velletri di quella peste. Sta arrivando, è arrivata, è fra noi. Aprite i giornali, o forse meglio la serranda del vostro negozio domani.

Che altro dirvi? Siete depressi? Bé, come darvi torto. Il fatto è che, come dicevo sopra, nessuno, meno che meno sti economisti ‘di sinistra’, ha pensato di portare queste cose fra voi gente normale, di informarvi, di darvi gli strumenti per capire e per criticare un signor Jeffrey Sachs, un signor Monti, una signora Merkel, e per combatterli coi vostri mezzi per salvarvi la vita. C’è voluto un giornalista per farlo, da solo, uno senza reddito e senza dunque mezzi. Ma ecco, sono qui. Eppure una bella notizia c’è.

Questo giornalista un giorno qualsiasi s’imbatté in un signor economista di nome Warren Mosler, americano, uno che usciva proprio dalle stanze dei predatori di Wall Street, uno che aveva fatto molti soldi, che li aveva anche persi, ma uno che aveva due cose degne di grande nota: A) capiva come nessuno prima, e meglio anche di Marx, Keynes, o di Minsky, come funzionano veramente i sistemi monetari, e poteva quindi ‘girarli’ a favore del 99% di noi persone, invece che il contrario. B) aveva, per motivi di buona coscienza, fondato una scuola d’economia nuova, veramente nuova, perché raccoglie tutto il meglio di Marx, Keynes, o Minsky, ma ci aggiunge il potere appunto dei MODERNI sistemi monetari SOVRANI, quelli dove a governare la moneta è lo Stato democratico a favore del 99%, non la feccia delle elite Neoclassiche e Neoliberiste. Warren Mosler, il padre della Mosler Economics Modern Money Theory (MEMMT).

E’ una notte d’estate, e il giornalista vede la luce. Capisce che davvero la MEMMT può salvare interi Paesi, intere democrazie, e secoli di diritti acquisiti col sangue di milioni. Il giornalista chiama Mosler e i suoi colleghi in Italia e, non si sa come, mette su il più grande convegno di economia della Storia, non scherzo: 2.200 persone paganti in uno stadio di Rimini. Il giornalista assieme a un pugno di ragazzi mette su gruppi regionali che propagano questa salvezza al pubblico. E con tutti questi, in particolare con Mosler e con gli economisti del convegno di Rimini, pubblica il Programma di Salvezza Economica per il Paese, che è qui memmt.info, o qui paolobarnard.info, gratis.

Bene. Io vi ho raccontato la storia delle menti che hanno plasmato l’economia, e di quelle che, purtroppo, hanno lavorato per deformarla in un’arma di distruzione di massa. Vi ho offerto le armi per tornare a controllarla nel nome dell’Interesse Pubblico, perché l’economia è tutto. Senza di essa non si riesce neppure ad avere il diritto di amare. Pensateci. Salviamoci. Grazie di avermi letto.

(Lollo: “Sciono un po’ alticcio… che cosia digieva l’ultima pundada?... Ghi vinge lllla fine?...” SSSPONFFFF!…… E ora chi lo solleva questo? Mah!)

La Germania ora raccoglie i frutti dell’Economicidio: una nuova classe di untermenschen, ma istruiti. Goebbels non ci sarebbe arrivato

dal blog di Paolo Barnard

I dati sono sconvolgenti: la Germania era fino a poco fa una nazione che esportava lavoratori, ora li importa a man bassa. Nel 2103 l’immigrazione in Germania ha toccato un record assoluto da 17 anni a questa parte. L’Ufficio Statistico di Germania l’ha detto chiaro: sono lavoratori alla disperazione che vengono da Grecia, Italia, Spagna e Portogallo. Quelli cioè che l’economicidio dell’Eurozona, voluto da Berlino e Parigi, ha portato al disastro. Marx lo sapeva, al capitale serve “L’esercito di riserva dei disoccupati”. Eccolo.

Un gruppo di economisti tedeschi ha felicemente commentato che si tratta “di lavori che andranno a riempire i vuoti qui da noi, poiché i tedeschi quei lavori non li fanno”. Back to the ‘70s. Ritorno agli anni ’70, solo che non sono più i turchi ora, ma noi ex ricchi. Infatti i nuovi immigrati sono soprattutto italiani, greci, portoghesi e spagnoli laureati, o almeno diplomati e con già un mestiere sulle spalle.

Eccoci. Berlino ha la crema a gratis. E noi, immani poveri deficienti, diciamo “Nessuno metta in dubbio l’ideale europeo!”.

Devono pisciarci in testa, è giusto, ma di più.

lunedì 6 maggio 2013

Una dittatura moderna

Tonino D’Orazio
 

Tanto moderna non è a dire il vero. Ci sono tutti i vecchi ingredienti. Dittatura dei tecnocrati europei e dello strapotere di banche e di oligarchie private (la nuova aristocrazia). Dalla trappola delle dittature se ne esce rompendo il giocattolo e ribadendo il valore assoluto della democrazia e della rappresentanza. Anche se questa democrazia oggi è ben imbrigliata.

Questo è esattamente il modo in cui inizia una dittatura. Si dichiara, o si costruisce, uno stato di emergenza, le leggi normali democratiche si sospendono, le costituzioni si modificano, e c’è qualcuno che prende il potere per il bene del Paese. Semplice. Tecnica del colpo di stato, Curzio Malaparte.

Prendiamo ad esempio il MES, il trattato europeo in corso che darà a 17 “governatori”, tra cui prima c’era il cattolico praticante Monti, adesso l’ex-democristiano Letta, il potere di esigere qualunque somma dagli stati membri e di contro li renderà immuni da qualunque procedimento giudiziario, oltre a dichiarare segreti ed inviolabili tutti i loro archivi e i loro documenti. Tutti i gerarchi hanno usufruito di queste regole, in qualsiasi dittatura, perché così si fa il proprio “dovere”. Questo nuovo trattato è la peggiore evoluzione dell’Europa Unita: darà un potere arbitrario e completo a burocrati stranieri, mai eletti, di controllare le economie di interi paesi, anche se i popoli faranno un gran casino, il trattato conferirà loro l’immunità totale da qualsiasi iniziativa giudiziaria, a vita! Anzi, a cautela, in caso di “sommossa democratica” hanno istituito l’Eurogendfor, (Forza di Gendarmeria Europea), la nuova polizia militare europea con poteri illimitati e senza controllo.

I compiti: «condurre missioni di sicurezza e ordine pubblico; monitorare, svolgere consulenza, guidare e supervisionare le forze di polizia locali nello svolgimento delle loro ordinarie mansioni, ivi comprese l’attività di indagine penale; assolvere a compiti di sorveglianza pubblica, gestione del traffico, controllo delle frontiere e attività generale d’intelligence; svolgere attività investigativa in campo penale, individuare i reati, rintracciare i colpevoli e tradurli davanti alle autorità giudiziarie competenti; proteggere le persone e i beni e mantenere l’ordine in caso di disordini pubblici» (art.4). Chiaro ?

Il raggio d’azione: «EUROGENDFOR potrà essere messa a disposizione dell’Unione Europea (UE), delle Nazioni Unite (ONU), dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) e di altre organizzazioni internazionali o coalizioni specifiche» (art.5). Insomma possono essere utilizzati anche in azioni di guerra. “Se richiesti”. Vero ministro Bonino?

La sede e la cabina di comando: «la forza di polizia multinazionale a statuto militare composta dal Quartier Generale permanente multinazionale, modulare e proiettabile (brutta parola) con sede a Vicenza (Italia. Sta a significare che la Gestapo europea dipende, alla luce del sole, dal Pentagono). Il ruolo e la struttura del QG permanente, nonché il suo coinvolgimento nelle operazioni saranno approvati dal CIMIN – ovvero - l’Alto Comitato Interministeriale. Costituisce l’organo decisionale che governa EUROGENDFOR» (art.3). Un altro gruppetto di tecnocrati, questa volta anche militari. Ecco perché chiudono intere caserme di carabinieri, soprattutto al sud. Ridicolo se non fosse un tassello storico ideale delle forze dell’ordine: fedeli a chi comanda. Chiaro che non al parlamento europeo.

L’EGF gode di una totale immunità: inviolabili locali, beni e archivi (art.21 e 22); le comunicazioni non possono essere intercettate (art.23); i danni a proprietà o persone non possono essere indennizzati (art.28); i gendarmi non possono essere messi sotto inchiesta dalla giustizia dei paesi ospitanti (art.29). Fanno come ca…volo gli pare, altro che il G8 di Genova o Abu Omar. Avranno anche le loro Guantanamo? Come si evince chiaramente, una serie di privilegi inconcepibili in uno Stato di diritto.

Il 14 maggio 2010 la Camera dei Deputati della Repubblica Italiana ratifica l’accordo. Presenti 443, votanti 442, astenuti 1. Hanno votato sì 442: tutti, nessuno escluso. Poco dopo anche il Senato dà il via libera, anche qui all’unanimità. I carabinieri confluiscono nella polizia di stato e diventano tutti e due forze degradate di secondo livello. Chissà se obbediranno a ufficiali tedeschi! Quando si dice la Storia!

Politicamente, invece, pensate a un certo Van Rompuy, semplice dire che non ha nessuna legittimazione democratica. Allora di che fa parte? Non è stato votato da nessuno, e non esiste nessun meccanismo per i normali votanti né per nessuna nazione europea di rimuoverlo. La cosa più interessante nel recente fiasco italiano è stato vedere questo uomo tronfio, non eletto, venire da Bruxelles a Firenze e dire al popolo italiano che non era il momento per le elezioni, ma il momento per le azioni. Un imbecille. Aveva detto le stesse cose al popolo greco. Chi gli ha dato il diritto di dire queste cose al popolo italiano? Sono i nostri eletti e anche governanti, compresi tutti quelli attuali.

Vedere una Europa ridotta a un pasticcio, a un compromesso che non va bene a nessuno e diretto da burocrati nella Commissione Europea che, lo abbiamo visto in qualsiasi altra area politica, hanno fallito in tutto l’arco degli ultimi vent’anni, fa proprio pena. Hanno ridotto il bel sogno europeo a feci. Sono responsabili dell’anti-europeismo popolare dilagante. E’ talmente evidente che non si tratta di populismo, ma di ripresa in mano del proprio destino soffocato, e imprigionato da un manipolo di avventurieri plenipotenziari e arroganti, ma anche di tanti servi.

Inizieranno gli inglesi a rompere il giocattolo anti-democratico costruito su misura per e dalla Germania? Perché i partiti o i movimenti anti-euro e/o anti questa Europa iniziano ad essere la terza forza politica nei loro paesi? Spingendo spesso gli altri due, socialisti o sé-dicenti, ad inciuciare al finish con le destre? Vedi Grecia, Portogallo, Irlanda, Belgio e oggi Italia, ma anche Germania.

L’inglese Cameron la settimana scorsa, dopo la sconfitta elettorale anche su questo tema, ha pronunciato discorsi anti-Europa, riscuotendo consensi proprio nell’ala più oltranzista del suo partito. La quale insiste con istanze sempre più radicali, e pretende il taglio del budget europeo per i prossimi sei anni, e addirittura un referendum (sapete quanto ne sono allergici i tecnocrati europei, già col Fiscal compact li hanno aboliti, eccetto per la Germania) per chiedere ai cittadini britannici di esprimersi sulla loro effettiva volontà di rimanere in questa Europa. Molti osservatori politici inglesi condannano questo atteggiamento, denunciando il fatto che un simile testardo euroscetticismo porterà la Gran Bretagna a rimanere isolata. Ma alcuni Conservatori non sembrano vedere questo come un problema, e anzi auspicano proprio un “isolamento” britannico sul modello di quello di Svizzera o Norvegia, sapendo di avere in mano il Commonwealth e con i cugini americani un certo controllo finanziario mondiale. Non è stato sufficiente. Anzi, il partito euroscettico (Ukip) di Nigel Farage ha dimostrato che l’antieuropeismo è ormai dilagante in Gran Bretagna, inequivocabilmente con le elezioni amministrative che si sono svolte il 3 maggio, e che hanno consegnato uno scenario politico completamente diverso da quello abituale: “il più grande sconvolgimento del sistema partitico dal dopoguerra a oggi”, sono state definite da alcuni osservatori. Ma anche un chiaro segnale all’Unione Europea. A stravolgere gli equilibri è lo Ukip, partito indipendentista (ma razzista) britannico, guidato da Nigel Farage, che ha ottenuto, su scala nazionale, il 23% dei voti, (aveva 3% cinque anni fa) divenendo così il terzo partito e insidiando da vicino i due maggiori: i Laburisti (29%) e i Conservatori (25%). Soltanto quarti i Liberal-Democratici, che racimolano appena il 14%. Sono stati aiutati sicuramente dagli ulteriori drastici tagli governativi e comunali al famoso stato sociale britannico ormai ridotto al lumicino e molto vicino al pensiero unico sociale americano.

Sintesi: la BCE gestisce i soldi di tutti ma è autonoma, cioè privata, cioè di qualcuno, eletta da nessuno, con tutti i super poteri per sottrarvi i vostri soldi, il vostro lavoro, la vostra vita; la polizia (Eurogendfor) viene militarizzata, è una super struttura europea per gestire eventuali sommosse di popolo (sic! Almeno l’FBI dipende da Obama), non è sotto gestione politica ma nominata, vedremo dopo da chi, (è un eufemismo); i regolamenti europei, le direttive obbligatorie, cioè le leggi, vengono formulate da persone e strutture nominate, non elette, che hanno pieni poteri, e possono intervenire ovunque, come i poliziotti, con multe salate di repressione, e più grave ancora con banali e stupidi discorsi di supponenza, antidemocratici se non anti-popolari. Vietato ribellarsi. Tutte queste strutture non devono rendere elettoralmente, democraticamente, conto a nessuno.

Ma se proprio volete vi facciamo rivotare a suffragio universale un Parlamento Europeo che non conta niente. Siete almeno contenti? E’ salva la democrazia liberal di facciata?

Gran parte degli ingredienti ci sono, cosa manca a una dittatura moderna? Già, dopo le televisioni, rimane da “normalizzare” il web. Meglio farlo fare alla “sinistra”, anzi “all’opposizione”, per renderla credibile. A volte, per prevedere il futuro, basta ricordarsi un po’ meglio del passato.

domenica 5 maggio 2013

Una prova d’amore, abbracciare Napoli

Posto questo articolo perché considero il caso Napoli emblematico. Per quanti difetti abbia l'esperienza di governo napoletana, rappresenta il desiderio di un cambiamento vero e il rifiuto di una politica che si alimenta del marcio e uccide le coscienze. Se cade Napoli cade una speranza, per questo credo che l'abbraccio a Napoli sia un abbraccio al paese intero.

di Arnaldo Capezzuto da ilfattoquotidiano

Cosa sta accadendo a Napoli? Un clima pesante sembra aver avvolto la città. Esplosione di ordigni sotto la sede del Comune di Napoli, macabri funerali, ripetuti allarmi bomba contro il municipio e le stazioni della metropolitana, blitz improvvisi e occupazioni dei palazzi delle istituzioni. Serrate a tappeto dei commercianti (compresi gli abusivi) contro i provvedimenti di Ztl (zona a traffico limitato), blocchi stradali, scioperi indiscriminati dei dipendenti dello stesso Comune in coincidenza con manifestazioni internazionali. E se non bastasse anche la strana convergenza di una parte dei media con gruppi di pressione “talebana” sorti come funghi sui social network e inneggianti e sostenitori di una campagna, in grande stile, volta alla sistematica delegittimazione e isolamento di chi delegato con il voto, ha il dovere e la responsabilità di governare e amministrare. Non è più un attacco politico oppure diritto di critica ma sabotaggio e “attentato” al funzionamento delle stesse istituzioni che per definizione non appartengono a parti ma a tutti. Non siamo di fronte al legittimo dissenso, ma qualcosa di più.
I parziali successi dell’amministrazione arancione – forse anche solo organizzativi – restano curiosamente sullo sfondo. Un esempio sono i grandi eventi: la Coppa America, il Giro d’Italia, il prossimo concerto di Bruce Springsteen. L’aratro dell’ex sbirro Luigi de Magistris ha cacciato dai palazzi una variegata vegetazione di lobbisti e consulenti borderline. Sono stati tranciati di netto i tentacoli di personaggi ingombranti e condizionanti, uno a caso, l’imprenditore Alfredo Romeo. A chi stigmatizza di un supposto spreco di denaro pubblico ci sono cifre, invece, che certificano l’opposto contrario: ridotto il debito accumulato e lasciato dalle gestioni precedenti e aggravatosi con i tagli dei trasferimenti del Governo e per gli effetti della spending review sugli Enti locali. Il sindaco Luigi de Magistris è sotto scacco. Lui non è “dolce di sale”. Chi lo conosce lo definisce “capa tosta” e molto “barricadero”. Il fortino resta, comunque, assediato nonostante il primo cittadino abbia inviato segnali inequivocabili di rivisitazione di alcuni provvedimenti e il mea culpa su errori commessi e nodi politici non sciolti. Un bagno di umiltà, dopo un periodo di onnipotenza.
C’è la netta sensazione che Luigi de Magistris in quanto ex pm e apprendista politico non riuscirà mai (ci auguriamo) a condividere liturgie e pratiche dei professionisti della partitocrazia marchettara e inciuciona che ha sempre – nelle sue variopinte articolazioni clientelari – governato i territori. Il sindaco di Napoli ha un talento innato e forse inconsapevole nell’attirarsi addosso gli istinti più primordiali e animaleschi delle combriccole del potere. C’è un rancore e un odio che scorre nelle vene di Napoli, da sempre amministrata con l’arte del perenne compromesso, del mercanteggiare e del barare con disinvoltura al sempreverde gioco delle tre carte. E’ difficile capire una città, dove normalmente non si capisce nulla.
La domanda, insomma, ritorna e si fa ridondante: Cosa sta accadendo a Napoli? L’ho scritto e lo riscrivo consumando i tasti del Pc. E’ in corso una saldatura tra ambienti apparentemente lontani che trovano un inaspettato ma sperato coagulo e sintesi nella contrapposizione al primo cittadino. Basta dare un’occhiata al megafono di quella democrazia 2.0 tanto celebrata e sbandierata. La notifica di un avviso di garanzia al sindaco e al suo assessore al traffico per una presunta responsabilità oggettiva per la comparsa nelle strade partenopee di buche ha scatenato commenti al limite della diffamazione. Mi chiedo dov’erano questi rivoluzionari internauti quando i politici corrotti intascavano le bustarelle e facevano affari sulla pelle della città? Io lo ricordo. Erano a fare anticamera per far arrivare all’arrestato di turno, il biglietto autografato di solidarietà. Il calcolo è semplice: quando sarà libero mi sarà riconoscente e potrò chiedere più favori. I cittadini-elettori a volte sono prima di tutto clienti. Un venticello soffia e fa il paio con ciò che si muove nelle viscere della piazza. Chiariamo non ci troviamo di fronte al legittimo protestare o all’espressione del sacrosanto dissenso: è un qualcosa che ha il sapore della ritorsione, della vendetta, delle restaurazione più bassa. Una sorta di lenta e implacabile strategia di spodestamento. Una palese volontà organizzata d’imporre e dettare l’agenda del governo della città. Un tentativo bieco di riportare indietro le lancette della storia per aprire varchi e per far accomodare dinosauri da prima repubblica, “compari del quartierino”, portaborse vecchi, nuovi, rampanti nipotini di una riedizione della vetusta “banda dei quattro”. Interessi “particulari” che in molti vorrebbe coltivare nelle stanze del municipio per mettere le mani sulla città. Un popolo di conniventi abituati per indole e per codardia a convivere con il dominante status quo, un impasto di moltitudini, poggiato su di un indistinto piedistallo non sempre di galantuomini con le fedine penali pulite e immacolate.
La Napoli degli onesti che non vuole tornare indietro ora dovrebbe dare una prova d’amore: abbracciare la meravigliosa e commovente città vista e rivista nelle immagini in mondo visione trasmesse da RaiSport nel corso del Giro d’Italia. Si, una prova d’amore.


sabato 4 maggio 2013

Vogliamo discutere insieme per agire insieme

 
LONTANO DA BISANZIO, VICINO AI CITTADINI E ALLE CITTADINE
Non c’è più tempo, apriamo un confronto nei territori, cogliamo l’occasione

È stato rieletto Napolitano perché la candidatura Rodotà – che ha dato rappresentanza alle istanze della democrazia, dei beni comuni e dei diritti – è inaccettabile per le politiche liberiste europee, la sua elezione avrebbe costituito un ostacolo nel progetto dell’insediamento di un nuovo governo “di larghe intese” che, in continuità con il governo Monti, fosse compatibile con il quadro delle politiche europee e del cosiddetto “pilota automatico”.
Così prende il via il secondo governo Napolitano- Europa che, commissariando il parlamento, sancisce un presidenzialismo di fatto e rende Berlusconi il grande vincitore, facendolo passare da processato a padre della patria.
Le elezioni? Il voto? Il cambiamento? La democrazia? Nei tempi di Napolitano e del pilota automatico europeo non sono questioni rilevanti. Napolitano ha costruito una proposta coerente mettendo insieme chi ha programmi compatibili con i dettami della troika europea. Di queste compatibilità il gruppo dirigente del PD è il massimo garante. Il governo Letta, è infatti un governo politico PD-PDL che mostra ancora una volta come per il gruppo dirigente del PD Berlusconi non sia mai stato un reale problema, mentre lo è per milioni di cittadini.

PROPONIAMO
di coagulare la mobilitazione di questi giorni in un percorso di assemblee territoriali fra il 4 e il 16 maggio: occasioni pubbliche aperte ai soggetti attivi singoli e collettivi (associazioni comitati movimenti…) per discutere quanto sta succedendo, per costruire la partecipazione alla manifestazione del 18 maggio a Roma, ma soprattutto per animare un confronto che avrà una prima fase di sintesi nella due giorni di Bari il 15 e 16 giugno, su democrazia e rappresentanza.

PARTENDO DA TRE CONSIDERAZIONI:
1) Ci arrendiamo al presidenzialismo di fatto o lavoriamo per la ricostruzione delle istituzioni e delle forme politiche organizzate della democrazia?
Non c’è dubbio che tra il 24 di febbraio e il 24 di aprile l’Italia ha cessato di essere una “democrazia parlamentare”. Non sarà un golpe, in senso tecnico. Ma di certo è un devastante mutamento di “regime politico”: stanno cambiando infatti in misura sostanziale e regressiva la nostra forma di governo. Intanto perché è venuto meno il ruolo rappresentativo del Parlamento, con la formazione di una maggioranza che riesce a contraddire platealmente la volontà dell’intero elettorato (di tutte e tre le aree uscite dalla competizione elettorale).
E perché in occasione dell’elezione del Presidente della Repubblica, il Parlamento si è chiamato fuori (per la seconda volta in poco più di un anno), rinviando la scelta al Capo dello Stato appena scaduto. Il quale è diventato, a tutti gli effetti, il baricentro del sistema istituzionale ed ha assorbito la funzione di indirizzo politico e di  demiurgo di un Governo che opera grazie e sotto il suo “tutoraggio” (così è stato scritto) La sede della sovranità si è spostata, dal suo luogo naturale – il potere legislativo – alla figura “monarchica” del Presidente.
Il Parlamento è fuori gioco perché l’ “agenda Monti” deve continuare a costituire la linea guida del Governo sotto una doppia tutela: quella ravvicinata del “Presidente-sovrano”, quella più distante ma in realtà decisiva dell’ “imperatore-pilota automatico” delle compatibilità liberiste europee. Per questo motivo l’opzione di un presidente come Rodotà, che sarebbe stata la risposta davvero alternativa, non è stata neanche presa in considerazione. Il “giovane” Letta si confà invece perfettamente allo scopo: come Monti membro della Trilateral e con la sua VeDrò, circolo che raccoglie personalità di diversa provenienza politica, ma tutte ben gradite ai poteri forti europei, vaticani e USA. Si configura al fondo una prospettiva minacciosa in cui Governo e Piazza verrebbero a confrontarsi direttamente e frontalmente, senza diaframmi: l’estinzione in diretta dei partiti politici mina al cuore la democrazia.
È a questo scenario che dobbiamo opporci costruendo un’alternativa. Continueremo a difendere con decisione la democrazia parlamentare, come fonte essenziale dell’equilibrio dei poteri, ma occorre al tempo stesso ricostruire forme di organizzazione e soggetti politici nuovi.

2)  Lontano da Bisanzio, vicino ai cittadini e alle cittadine
 
Al cuore della crisi istituzionale che viene così pesantemente avviata a un esito carismatico-presidenziale sta, infatti, la crisi dei partiti: la vera causa dell’eutanasia parlamentare a cui abbiamo assistito in diretta. E in particolare dell’unico vero Partito che era rimasto in campo, il Partito Democratico.  Il PD si è decomposto sotto i nostri occhi non tanto perché diviso in linee politiche contrapposte (una favorevole all’accordo col centro-destra, l’altra con l’area “grillina”): sarebbe ancora una lettura ottimistica perché presupporrebbe l’esistenza di aggregati politici al suo interno. In realtà esso è esploso perché dilaniato da un coacervo di ostilità personali, di rancori, volontà di vendetta e ambizioni non mediabili perché già da tempo prive di un orizzonte politico. Probabilmente il PD non si spaccherà lungo un’unica linea di frattura chiara destra-sinistra, ma secondo una geografia dei frantumi che riflettono le molteplici bande in campo (le testate plurime di cui ha parlato Bersani). E la dimensione personalistica cospargerà il campo di macerie e di veleni. Per questo motivo la sua crisi – che potrebbe durare a lungo, prima di produrre effetti organizzativi –  rischia di non aprire alcuna prospettiva di ricostituzione di un qualche “soggetto di sinistra”.
Né temiamo ci sia molto da aspettarsi dalle formazioni quali SEL, perché il crollo della casa principale può facilmente finire per travolgere chi ha fatto del centrosinistra la propria prospettiva.
È bene essere netti fin da subito, e dichiarare la nostra volontà di tenerci ben distanti da questo clima da Bisanzio nel momento della caduta dell’Impero.
Tuttavia la fine del grande equivoco del PD, al centro del grande equivoco del centrosinistra, può anche liberare possibilità e risorse. Lo spostamento di una parte del parlamento e della sinistra nel campo dell’opposizione a una nuova operazione simil-Monti nella forma di governo delle larghe intese è un dato positivo, se comporta però l’assunzione consapevole di un’altra prospettiva culturale e politica. Ci interessa infatti fare riferimento e ragionare con quell’Italia vasta, tutt’altro che minoritaria, radicalmente democratica e dunque contraria alle politiche del rigore di classe, che si è riconosciuta diversa intorno alla figura limpida di Stefano Rodotà – non certo ritornare alla pratica deprimente e sterile di rimettere insieme pezzi di ceto politico spinti fuori dalla geografia mobile dei partiti e in crisi di appartenenze.
Ci interessa l’Italia che vuole il cambiamento, l’Italia delle persone senza lavoro e precarie a vita, degli operai  e operaie  privati di contratti democrazia e diritti, dei giovani  e delle ragazze senza futuro e senza reddito, dei ceti impoveriti dalla crisi e dalle disastrose politiche di austerità di genere e di classe, l’ Italia che non può più aspettare e lotta per tenere insieme lavoro, reddito, diritti e democrazia. Per questo c’impegniamo nella mobilitazione diffusa verso l’appuntamento del 18 maggio a Roma con la FIOM.

3)  Sottostare al pilota automatico o riprendere in mano i comandi?
 
E’ il momento di ripartire dal basso, come sta nel nostro DNA. Offrire alla grande e dispersa massa delle persone spaesate ed esodate della politica un’occasione d’incontro – uno “spazio pubblico” in cui ritrovarsi – intanto per elaborare insieme un’immagine condivisa di quanto accade, e poi per costruire le proposte per un’azione attiva.
Non rinunciando alla denuncia delle colpe delle “caste”, ma soprattutto per innestare dentro la crisi politica e istituzionale la “questione sociale”, la risposta alla sempre più rapida asfissia economica e sociale: spread basso e disoccupazione alle stelle, finanza soddisfatta e l’economia reale che muore.  E’ di lì che la crisi della politica parte: dall’operare di quel “pilota automatico” evocato da Mario Draghi per rassicurare gli investitori, e che invece dovrebbe allarmare tutti i democratici, perché significa che la democrazia è sospesa. Inoperante. Partiamo dalle lotte  e dalle vertenze in atto nei luoghi dove viviamo e leggiamole come parte della crisi più generale, trasformandole da conflitti specifici in onda  di cambiamento generale.
 
ALBA- Alleanza Lavoro Beni comuni Ambiente

venerdì 3 maggio 2013

Cos’è l’Alto tradimento?

Tonino D'Orazio

Hanno complottato nei retroscena nazionali le loro politiche contro il bene comune. Fanno parte di oligarchie internazionali, di stampo massonico, dalle quali prendono ordini. Ci hanno prosciugato di tutto e ci hanno reso un popolo schiavo, servile e peggio ancora fiero di esserlo. Altri hanno già deciso il nostro futuro: rifiuti, nucleare, energie rinnovabili, scuola, lavoro etc. Noi siamo spettatori inermi e paganti. Può definirsi tirannide la politica oggi esercitata dalle Unione Europea avente il preciso scopo, per dirla con S. Tommaso d’Aquino, di ridurre in schiavitù i popoli per ottenerne un proprio vantaggio? Può definirsi alto tradimento del popolo chi vi partecipa con assiduità e servilismo?

E’ difficile festeggiare oggi, dopo il teatrino osceno di questi giorni, con la consapevolezza che si prepara un governo con chi è avvezzo a irridere la Resistenza e sgretolare la Costituzione, Napolitano compreso. Il discorso fasullo di Napolitano? In pratica: o fate come dico io, larghe intese, e non inciucio (mi raccomando, dice lui. Le parole sono sassi) o ne trarrò le conseguenze. Non vi sembra esulare un po' dai compiti che una legge elettorale, che non prevede il presidenzialismo, concede al presidente della Repubblica? In questo caso vige la rappresentanza parlamentare, Parlamento che rappresenta gli elettori. Non è ancora il capo dello Stato a rappresentare gli elettori. È il Parlamento.

Il risultato del cambio di casacca del Pd di fronte ai propri elettori, per un piatto di lenticchie ma con il cucchiaio in mano a Berlusconi, (“o così … o usciamo da governo” mentre non era ancora completato) rischia di sedimentare un sentimento duraturo: il morbo del risentimento. Rimane sempre la teoria del meno peggio, senza sapere dove finirà questo peggio. E chi vuole salvarmi a tutti i costi malgrado me stesso. E’ quello che ha pensato due terzi dell’elettorato che non voleva la continuità. Rimane un po’ di impotenza democratica se il governo dovesse durare e fare colpi di mano su legge elettorale o Costituzione per assodare le poltrone di “saggi” e canuti politici, e continuare ad imbrigliare e pilotare la residua democrazia rimastaci.

Certo se questa delicata fase di transizione e di passaggio della crisi, gestita da conclamati governanti mercenari, andasse avanti come prima e più di prima, non avremmo dubbi su quali interessi sarebbero indotti a privilegiare a danno del benessere dei propri concittadini e della stabilità del proprio paese. La fine dell’euro (data per certa da vari organismi economici internazionali appena si esaurirà l’agonia e il tallone di Achille della Germania) comporterebbe automaticamente l’esilio o la citazione in giudizio per alto tradimento della Costituzione Italiana per la maggior parte dei protagonisti dell’attuale classe dirigente italiana. Tolto il male (l’euro), gli italiani dovrebbero essere sufficientemente decisi e determinati ad eliminare anche i “malfattori” (gli eurocrati e gli europeisti di spicco in genere, non quelli di traino, perché se no si tratterebbe di una vera e propria deportazione di massa), per impedire preventivamente che approfittando della prevedibile situazione di disordine e confusione istituzionale possano rendersi colpevoli di altri crimini e misfatti. Pensare che il Tribunale Internazionale Russel ha chiesto di istituire una sezione per il genocidio sociale, assimilando quelli che affamano il popolo a genocidi veri e propri. Mi sembra che la stessa Boldrini abbia detto che la crisi genera carnefici. Non mi sento di fare un ragionamento freddo, ma nemmeno di pensare che l'emergenza è sempre più alta per cui dobbiamo ingoiare qualunque cosa. All'emergenza si fa fronte con la determinazione e soprattutto con dei principi. Perché se all'emergenza sociale si vuole porre rimedio senza garantire il diritto di uguaglianza di ogni cittadino, allora non si risolve nessuna emergenza. E questo cos'è se non un altro tradimento della Carta?

A proposito di Costituzione: quanto accaduto è più che un anticipo di presidenzialismo. Stiamo andando in quella direzione? Penso che ci stiamo andando e anche in maniera sciocca. Siccome il teatrino che abbiamo visto è veramente osceno, qualcuno avrà pensato: perché il capo dello Stato non possono eleggerlo direttamente i cittadini? È vero che magari avrebbero eletto Grillo al Quirinale ma forse più sicuramente Berlusconi. Penso che dobbiamo ancora ragionare molto prima di mettere in discussione e dare colpi irreversibili all'assetto della Costituzione, che è stata studiata articolo per articolo, mattone per mattone e da parecchie persone. Anche se un bel po’, in questi anni gestiti politicamente dalla P2 e dai neofascisti, sono riusciti a sgretolarla, un pezzo alla volta. Adesso invece rischiamo che chiunque vada lì, magari un Quagliarello e un Violante qualunque, ci rifà tutta la Costituzione. E noi stiamo tranquilli? Si può parlare di tradimento dell’Assemblea Costituente nata dalla Resistenza, o dell’ultimo referendum a sostegno della Carta? Ve l’immaginate cosa sarebbe successo se la Costituzione l’avessero fatta i democristiani e i fascisti, a maggioranza, senza il PCI e il PSI? Cioè contro più di un terzo del Parlamento? Cercate di non immaginarlo.

Siamo già in una forma di repubblica presidenziale che potremmo definire preterintenzionale, poiché il Presidente nulla ha fatto per perseguirla, ma si è trovato già da due anni ad assommare il ruolo di leader politico effettivo a quello di Presidente, che è stato riconfermato in presenza di una crisi della politica, di una sua incapacità di proposta e di risposta che non hanno precedenti. Ma il quattordicennato non è compatibile con l'istituto repubblicano, ne segnala la crisi e lo snaturamento, lo scivolamento in direzione di una monarchia elettiva. Gli stessi francesi hanno portato la permanenza a massimo cinque anni. In questo quadro si può anche abolire la festa del 2 giugno: tanto è quella della Repubblica e non ancora del reame presidenziale.

Flavio Zanonato (Pd menoelle), neo-ministro dello Sviluppo economico, sgancia la bomba nucleare. "L'energia atomica è una forma di energia, se si può gestire non è sbagliata di per sé. Nel mondo c'è. Se avessimo i siti adatti, perché no anche in Italia?" Il ministro ha aperto anche al ponte sullo Stretto. "Non lo ritengo nel modo più assoluto una priorità per l'Italia, ma di per sé potrebbe anche essere una cosa interessante". Stella Bianchi, responsabile ambiente del Pd, apre il teatrino: "Siamo sorpresi, non ha alcun senso parlare di nucleare". Il nuovo ministro della Difesa (pardon, della Guerra), in merito all’acquisto del centinaio di bombardieri F35, ci prende in giro:”si possono diminuire un tantino, ma gli impegni vanno rispettati”. E allora che si fa?

Non sono bastati i referendum, due, (ultimo giugno 2011) per dire no al nucleare? Ma chi è Zanonato in confronto agli altri milioni di cittadini? Magari è un ex comunista del Pd finalmente al potere. E il referendum sull’acqua bene pubblico, a chi tocca farlo rispettare? E quello sul valore e il mantenimento dei principi della Carta Costituzionale, chi rema contro?

Anche  il solito qualunquista Violante è pronto a giocarsi a tavolino una “profonda riforma costituzionale” senza sapere dove si va. "Bisogna distinguere tra una legge elettorale che serve per l'immediato per mettere in sicurezza il sistema [ndr: bloccare il M5S e un eventuale terzo Polo] e una legge fatta una volta varata la riforma costituzionale. Quest'ultima dipende dal tipo di riforma che si fa ed è difficile prevederla". Non sa dove andiamo?! Lo sapremo dopo? Ci sarà un referendum di approvazione? (ovviamente scherzo, ve lo immaginate con i padroni delle ferriere o con la troika?). Si può chiamare “alto tradimento”? O questo termine si riferisce ormai solo alle escort?

Eppure c’è ancora qualcosa di più sottile, per esempio il tradimento profondo e silenzioso della natura, della vita: le api sono in via di estinzione, rappresentano, oltre che l’impollinazione di fiori per frutti, un elemento della catena alimentare che si sta spezzando. Ebbene l'Ue vieta l’uso dei pesticidi-killer (a dire il vero dopo una sollevazione degli apicoltori tedeschi). L'Italia vota contro. Ma chi li ha autorizzati? Chi rappresentano? E’ il caso di ribadire, su tutte le questioni esposte, “non in nome mio!”.

Con Letta l'agenda Monti non cambierà. Intervista a Luciano Gallino


di Roberto Ciccarelli da soggettopoliticonuovo

Il sociologo torinese pessimista sulla recessione e su un ripensamento dell’Europa: «Servirebbe un New Deal, o almeno fare come ha fatto Obama. Purtroppo al governo non vedo spiragli, se continua così tocca emigrare».Sarà perché al ministero del lavoro oggi c’è qualcuno che riesce a leggere i numeri della macroeconomia, come il presidente dell’Istat Enrico Giovannini, ma sembra che in Italia ci sia un governo che si è accorto che «siamo in recessione da un anno». La notizia non è certamente confortante, ma una tale schiettezza nel riconoscere fatti, universalmente noti alle famiglie impoverite o al 38,4% dei giovani disoccupati tra i 15 e i 24 anni, mancava dal 2008. Quando cioè la crisi è iniziata e sui colli romani folleggiava Silvio Berlusconi. Da allora, purtroppo, la capacità di fare un’analisi economica onesta non è migliorata.«È troppo presto per trarre dei giudizi sul nuovo governo – afferma Luciano Gallino, l’autore di Finanzcapitalismo – ma mi ha colpito questa idea di riformare la riforma Fornero che dicono sia stata concepita per un periodo di crescita dell’economia e oggi, con la recessione, bisogna cambiarla perché presenta alcune rigidità che compromettono la ripresa dell’occupazione. Il problema è che eravamo in recessione anche dieci mesi fa, quando la riforma è stata approvata. Mi chiedo a questo punto che senso abbia avuto approvarla».Basta modificare le norme sul contratto a termine e quelle sull’apprendistato per dare una risposta alla disoccupazione giovanile?Dubito che questa riforma abbia avuto, fino ad oggi, degli effetti, tanto meno su questo aspetto. Si tratta di un testo complesso e aggrovigliato difficile da capire per i giudici del lavoro figuriamoci per i non specialisti. In questo paese c’è l’abitudine a leggere l’andamento del mercato del lavoro attraverso le norme che dovrebbero regolarlo. Come se una legge avesse il potere di creare le premesse per una domanda di lavoro che al momento non esiste. Questa riforma ha avuto un impatto importante dal punto di vista simbolico perché ha smantellato l’articolo 18. È stata una lesione seria non solo del diritto del lavoro, ma al suo valore civile. Per questo mi sembra marginale il fatto che abbia irrigidito i criteri dei contratti a termine per evitarne l’abuso. Ho l’impressione che se non lo avesse fatto le imprese avrebbero continuato a non assumere.Sempre stando ai «si dice», si procederà ad abbassare il costo del lavoro. Cosa ne pensa?Non vorrei che questa insistenza sulla riduzione delle tasse sul lavoro corrisponda ad una nuova riduzione delle pensioni, della sanità o della cassa integrazione. Temo che qui ci sia una confusione tra le tasse e i contributi versati per la protezione sociale che hanno già subito gravi tagli. Se così fosse, sarebbe grave perchè oltre al salario diretto, si taglierebbe anche il salario differito. E tutto questo nel rispetto della credenza neo-liberista secondo la quale sembra che la sanità o le pensioni siano pagate dallo Stato. Questo non è vero assolutamente. Più del 50% viene da chi lavora e dalle imprese. Senza contare che questi redditi sono soggetti all’Irpef. Allo Stato vengono restituiti decine di miliardi ogni anno con questa imposta.Ma qual è allora il vero motivo di questa disoccupazione?Le imprese non assumono perchè non c’è domanda di lavoro, e non investono perchè non si produce. Se ci fosse una domanda allora assumerebbero e farebbero investimenti. Legge o non legge, non fanno nulla perchè produrre e lasciare le merci in un magazzino non fa parte del loro codice azionario.Per l’Ocse il decit nel 2013 salirà al 3,3% e il debito aumenterà al 134% nel 2015. è l’attestazione del fallimento dell’austerità e dei partiti che l’hanno sostenuta fino a ieri. Come spiega questo fallimento?Ricordiamoci che l’Ocse è sin dagli anni 80 uno degli attori più efficaci nella promozione dell’economia neoliberale di cui Monti è stato un diligente interprete. Letta mi sembra un po’ più contrastivo, ma al fondo condivide l’impianto di quella che è stata definita «agenda Monti». Quella in atto con l’Ocse è al massimo di una disputa sulle modalità della sua applicazione tra soggetti che condividono gli stessi principi e la stessa ideologia. Inoltre i tre decimali in più o in meno dipendono dalle statistiche o dei metodi usati. Il vero problema è che le politiche che continueranno ad essere applicate hanno già fatto contrarre di sei punti il Pil dal 2007. Anche se le spese restassero stabili, il deficit aumenterebbe lo stesso perché il denominatore comune diventa sempre più piccolo. In questo modo ogni anno mancheranno 8 o 10 miliardi di euro. In realtà c’è anche un altro nodo.Quale?Il patto fiscale che Monti e la sua maggioranza hanno approvato in due ore in parlamento, come se fosse una bagatella. L’Italia ha inserito nella Costituzione la regola che le imporrà di ridurre 50 miliardi di debito ogni anno, per vent’anni consecutivi. Molti di coloro che siedono in parlamento non si rendono conto di cosa significhi. Forse non sapevano di cosa si trattava oppure hanno sottovalutato il fatto che tagli di queste proporzioni, oggi, significano una sola cosa: la condanna alla miseria.Da tempo lei propone un «New Deal» a livello europeo, che dovrebbe far ripartire la crescita. In cosa consiste?È una proposta avanzata anche da un’economista in fondo liberale come Krugman. I governi seriamente contrari all’austerità dovrebbero presentarsi davanti all’Unione Europea e chiedere alla Bce un prestito di 100-200 miliardi di euro, organizzando un’agenzia per l’occupazione, finanziando interventi nelle opere pubbliche e interventi di alta utilità sociale come il riassetto idrogeologico. In fondo è quello che ha fatto Obama che ha presentato un piano fiscale insieme allo stanziamento di 140 miliardi di dollari con i quali tra l’altro ha ristrutturato 35 mila scuola e ha garantito l’impiego a oltre 200 mila insegnanti.L’attenzione va alle banche che non riescono a finanziare l’economia reale. Non le sembra irresponsabile tenere nascosto il circolo vizioso in cui siamo?Non so più che altro dire. Ho già scritto due libri, ne sto scrivendo un terzo. Non mi resta che emigrare.Ha già idea su dove andare?Per il momento ho preparato la pratica. Sta qui sulla scrivania.

Fonte: il Manifesto  3.05.2013