lunedì 7 dicembre 2015

Le vittorie dell’Isis

di Tonino D’Orazio

Non parlo di quelle di conquista sul terreno. Quelle sono state evidenti, fino ad oggi, con un armamento occidentale sofisticato e moderno. Anzi direi “evidenziate”, quasi sponsorizzate mediaticamente, in questi anni e in barba al presidente legale della Siria Bashar al-Assad, nemico direi ad personam di Obama, Hollande, Cameron e soprattutto Erdogan. Tutte persone ovviamente disinteressate al petrolio, ai loro interessi e  all’occupazione di territori altrui, ma solo al rispetto dei diritti umani, lì e in genere nel mondo.
Certamente, a parte qualche cyber nautico di internet alla ricerca di più considerazioni e maggiore approccio alla verità, ne sappiamo tanto quanto hanno voluto dirci. Ora con l’intervento russo c’è un ritorno da boomerang. Inizia una particolare incertezza sui fatti di questi 4 anni di finta guerra tra realtà vera e quella “costruita”, se si può dire..
Intanto tutti i sondaggi confermano l’opinione della maggioranza degli italiani sulla positività dell’intervento russo. Gli unici che possono portare chiarezza in quell’area, anche se con una guerra pesante e risolutrice sul campo, dopo quattro anni che non ci facevano capire bene chi faceva che cosa. Cito questo esempio, non per essere filo russo, ma per un ragionamento psicologico di massa per cui si potrebbe finalmente vedere e credere la fine di quel feroce e raccapricciante “terrore” da tagliagole. Intanto militarmente, e forse con un leggero retrogusto vendicativo.
Le altre vittorie dell’Isis sono sul nostro modo di vivere, sul terreno occidentale, forse meglio dire europeo.
Intanto il terrorismo ha ristretto, in nome della nostra sicurezza, quasi tutte le nostre libertà personali, sia di relazioni (compreso internet), che di spostamento, che di privacy. Lo erano già prima del massacro di Parigi, ma quest’ultimo ne è diventato la scusa plausibile e accettata. I cittadini verranno “tracciati” (era una richiesta statunitense negata da anni dagli europei), con la condivisione dei dati di passeggeri aerei in entrata e in uscita dall’Ue, dei nomi, dei contatti e delle carte di credito (!) che saranno a disposizione dell’intelligence di tutti i paesi europei per sei mesi. (Sei mesi?? Ormai è fatta. Sicuramente per sempre, come avviene per le ridicole e umilianti perquisizioni aeroportuali attuali). Lo stato di emergenza è una sconfitta e rappresenta una società prostrata. In genere durante questo stato sono consentiti arresti domiciliari, perquisizioni senza mandato e limitazioni agli spostamenti delle persone. Inoltre sono già state vietate le manifestazioni di piazza. Presto si vedranno gli inevitabili abusi polizieschi verso quelli del “pensiero recalcitrante”, gli ambientalisti, i pacifisti, gli anarchici sempre colpevoli, i protestatari, le minoranze, ecc … La storia si ripete senza fantasia.
Secondo, il terrore ha distrutto una delle risorse culturali e di approccio interculturale più fecondo tra i popoli: il turismo. Fino a distruggere questa risorsa importante anche economicamente in paesi poveri come il nord  Africa, ma non solo. In Europa non ancora, ma sicuramente gli individui si spostano con meno cuor leggero. Evitano possibilmente i grandi assembramenti sociali di ritrovo o di trasporto. Molte attività sportive e di spettacolo sono state abolite o spostata a data da definirsi. Intere città sono state blindate per giorni e lo saranno ad ogni evento di massa. E’ vero che dappertutto il grido ufficiale da tutti i mass media è stato “non abbiamo paura”, ma la natura individuale della moltitudine non lascia scampo al dubbio costante dell’aleatorietà di essere fisicamente nel posto sbagliato nel momento sbagliato.  Un’angoscia latente e sotterranea. San Bernardino in Usa, accoltellamenti in metropolitana londinese … Più macchine individuali e meno trasporto con mezzi pubblici … Il guardarsi le spalle quando familiari e amici vi dicono:”mi raccomando, stai attento”. Un cambiamento di vita e di approccio, di diffidenza globale.
Terzo, in quanto a razzismo e odio, anche religioso, ci stanno facendo diventare come loro. Sono riusciti a potenziare in tutta Europa, facendole crescere, tutte le destre fasciste e xenofobe. Insomma i talebani europei  del capitalismo e del fondamentalismo anti progresso, retrogrado,  con la crescita di una cultura di relazioni umane molto schematica e povera, manichea. Lo vedremo con varie elezioni di questo mese di dicembre, cominciando dal FN della Le Pen, ad alcune importanti amministrative in Francia.
Quarto elemento, la natura sottile e adescante del concetto di entrata inevitabile in guerra sta aumentando. A sostegno degli amici, che non sempre sono amici perché attenti solo ai propri interessi e a volte perché sono un po’ pazzi e sconsiderati come Erdogan, e anche un po’ minacciosi e di parte come Obama. Non è bello avere capi di stato fascisti come “amici”, e non bisogna abituarcisi. Diciamo che se l’avversario finale diventa la Russia, evidentemente un po’ di timore nasce spontaneo anche per la nostra esistenza.  Diventiamo anche noi un campo, un’area di lotta geopolitica per interposte persone. Diciamo che il fondamentalismo islamico, anche quello ormai chiaro di Erdogan, non ci lascia tranquilli e potrebbe metterci almeno un po’ di ansia. Anche perché le provocazioni di Erdogan, non ultima l’invasione di territorio irakeno con truppe di terra, non dove c’è l’Isis, ma i kurdi vittoriosi dell’Isis, non possono che essere pianificate.
A meno che oltre l’Isis “sfuggito di mano” agli statunitensi stia sfuggendo anche il caro e avventuroso amico Erdogan. Ma ormai siamo in guerra con la Russia. Inglesi, americani, francesi, turchi e adesso anche la Germania bombardano la Siria rifiutando, e dichiarandolo, “senza alcun coordinamento” con la Russia. Devono tutti salvare l’Isis e la faccia. Troppe navi da guerra affollano il golfo siriano del mediterraneo. Manca un’ultima mossa per dichiarare formalmente la guerra tra la Nato e la Russia, il blocco, proibito dalle convenzioni internazionali, del Bosforo e dei Dardanelli alle navi russe. Allora Putin non avrebbe altre opzioni e sarebbe costretto ad intervenire.  Ma ormai è la Nato che decide se valgono o meno le convenzioni internazionali. A chi si farebbe ricorso? All’Onu? La storia insegna sempre, e gli statunitensi si “fanno aggredire” (es. Pearl Harbour dopo il blocco petrolifero ed economico per 8 mesi al Giappone, che nessuno sembra ricordare; oppure il falso attacco alle Torri gemelle; oppure le armi di distruzione di massa sempre inesistenti …) per iniziare le proprie guerre mondiali o locali. E Obama, non è uomo di pace, contrariamente a quello che molti credono. Mai sotto nessun altro presidente sono nati, cresciuti e sviluppati interventi di guerra, di nuove basi militari, nonché di caos politico internazionale e un programma mirato di occupazione armata mondiale. Qualcuno sta di nuovo mettendo in dubbio il dollaro?
E noi? E l’Europa? E’ da troppo tempo che non contiamo nulla e conteremo sempre di meno. Ne è esempio un evidente fantasma chiamato Mogherini. In realtà dobbiamo ritenere di essere una civiltà in fase di forte declino per non aver mantenuto in tempo la nostra storica autonomia culturale.

sabato 5 dicembre 2015

La religione nell'ora di storia

Che accadrebbe se ai credenti venissero improvvisamente  mostrati divinità e profeti nella loro dimensione storica e non religiosa? Che ne sarebbe dei comandamenti, dei sacri valori, delle regole di comportamento, dei principi etici? Che ne sarebbe del maiale impuro, delle donne velate, delle pruderie sessuali, dell'odio verso i gay, della libertà di scegliere quando morire, dell'embrione persona inviolabile ?
Niente, non cambierebbe niente. La fede nel divino non  verrebbe minimamente scalfita dall'autorità della storia. 
Ai credenti non interessa la storia, non vogliono mordere la mela dell'albero della conoscenza, è peccato e non fa bene alla fede. 
Le parole impresse su libro di storia sarebbero lettera morta o scarabocchi illegibili.
La fede è in antitesi con il sapere, ce lo dicono sin da quando eravamo piccoli quelli che danno la parola a un Dio che per quanto che ne so non ha mai parlato.
I credenti preferiscono l'identità rassicurante del mito alla responsabilità di trovare da sè le risposte.
Mi rimane un dubbio, continuerebbero ad esistere quelle persone straordinarie che fanno cose grandiose spinte da un fede cieca?
 

mercoledì 2 dicembre 2015

Che si fottano cristianamente



Si è successo, il popolo, la gente, questa bagarre umana di umori, affetti, speranze e irrazionalità si è fatta fottere dal potere, ancora una volta come sempre. 
È caduta nella trappola del loro, quelli che arrivano, quelli che ci rubano pane e futuro, quelli che poltriscono a spese nostre, delinquono, sono islamici, sono diversi per cultura. 
Loro a casa loro ci dicono quello che possiamo fare e guai a chi sgarra e qui a casa nostra pretendono diritti e niente doveri. 
Quelli se ne stessero a casa loro, a morire, mors tua vita mea
Non ce n’è per tutti, bisogna essere realisti, realisti e cristiani perché quella è la nostra cultura. 
Che importa se c’è scritto “ama il prossimo tuo come te stesso”. Questa è politica non catechismo. 
La religione va bene ma solo a natale. 
“Tu scendi dalle stelle”. 
Troie, ruffiani, ladri, imbroglioni, ipocriti. 
Tutti peccatori non redenti, ma va bene. 
Tu scendi dalle stelle. 
Non toccatemi la tradizione

Bomba ad orologeria

Roberto Nardella da scenarieconomici


Il decadimento dell’Italia -come abbiamo purtroppo scoperto solo da pochissimo tempo- parte da molto lontano, precisamente dal 1979, anno dell’ingresso nello SME a guida tedesca (il Marco era la moneta di riferimento dell’intero Sistema Monetario Europeo).
Tale scelta portò necessariamente al famoso “divorzio” tra Banca d’Italia e Ministero del Tesoro avvenuto nel 1981 che avrebbe fortemente limitato l’indipendenza dell’emissione monetaria a tassi controllati e di ASSOLUTO FAVORE per le imprese nazionali e il Popolo italiano in generale.

Da lì si proseguì a tappe forzate verso l’€uro, firmando tutti i trattati U€ che andarono pesantemente ad incidere sulla struttura produttiva italiana -fatta essenzialmente di PMI (piccole e medie imprese)- ad unico vantaggio delle grande industria multinazionale e della finanza.
L’ultimo sprazzo di sole lo vedemmo nel lontano 1992, quando a seguito delle speculazioni di Soros & compagni (loro stavano molto attenti ai Paesi come Italia e Inghilterra che producevano più inflazione degli altri e che essendo in regime di cambio semi-rigido non potevano svalutare) e dopo aver svenato tutte le riserve di valuta pregiata per difendere inutilmente il cambio fisso della Lira, fummo costretti ad abbandonare lo SME e -FINALMENTE- a svalutare, ridando fiato alla bilancia commerciale (quando la tua moneta vale meno le importazioni costano di più) e di conseguenza ci fu un BOOM di export e turismo estero.
Dallo sgambetto ricevuto da Germania e Francia (le loro banche centrali non difesero Sterlina e Lira) i britannici non vollero MAI più sentir parlare di moneta comune. Noi, invece, fummo cooptati da loschi figuri, faccendieri, banchieri e scaltri politici che spinsero per l’ingresso definitivo dell’Italia nell’€uro.
Il dicembre del 1995 si prese tale decisione e si tumulò “nero su bianco” il futuro dell’Italia e degli italiani.

Da quel lontano 1979 ad oggi ci fu di mezzo l’omicidio Moro, mani pulite, la svendita di stato delle aziende pubbliche e tante altre nefandezze ascritte alle varie false-flag di comodo e create all’uopo per eliminare personaggi scomodi che si sarebbero messi di traverso.
L’ultimo “scoglietto” da superare fu Berlusconi e non servì neanche farlo fuori: bastarono ed avanzarono lo spread e le minacce economiche.

L’€uro era una bomba ad orologeria ottimamente congegnata ed il tempo è arrivato.
STIAMO DEFLAGRANDO.
Amen.

domenica 29 novembre 2015

La melma del Grillo

Si può attribuire alla melma virtù feconde? Può esistere una melma di coltura, incubatrice di nuovi organismi sociali, capaci di ripopolare l’esangue ecosistema politico attuale? “Sasso che rotola non fa muschio”, una frase famosa che gioca sull’ambiguità dell’attribuzione di qualità negative o positive del muschio a seconda della prospettiva e degli schemi mentali di ciascuno. 
Bene, non voglio dare per scontato che l’attributo melma abbia una valenza negativa, sebbene appaia ovvio che melma esprime anche un giudizio morale. Di sicuro la melma è al momento tutto ciò che abbiamo. Abbiamo sognato ampie praterie lambite da acque cristalline e irradiate dal sol dell’avvenire, ma appunto erano sogni. La realtà è un’altra e si manifesta chiaramente sotto forma di sostanza opaca e vischiosa, somma e commistione di umori neri e bianchi. Umori di un’umanità composita, non filtrati adeguatamente da culture universali. 
Ebbene il grillismo è melma. Non suoni come un insulto, ma chi come me frequenta la rete e fruga nei forum e nei social network, si accorge facilmente che il grillismo è un insieme di rivendicazioni sociali e politiche giuste, frammiste a razzismo, xenofobia, fervore securitario, legalitarismo spiccio e una buona spruzzata di irrazionalismo antiscientista. Come ho avuto modo di dire più di un’occasione, è il popolo. Il popolo è tutto ciò, tutto e il contrario di tutto: solidarietà ed egoismo, razzismo e multiculturalismo, clericalismo e anticlericalismo, razionalismo e irrazionalismo. Ragione e oscurantismo, reazione e progresso. Il popolo è melma? Si, ma facciamocene una ragione, in quella melma sguazziamo tutti e noi stessi siamo melma.

Piaccia o non piaccia è con questo che dobbiamo fare i conti, ed è nella melma che dobbiamo immergerci per trovare risposte e compromessi nell’agire.

Per quanto una canaglia spocchiosa e saccente come me possa trovarsi a disagio laddove non c’è purezza di spirito e nobiltà di pensiero, è in nelle pieghe annerite e maleodoranti della società che si trova la gran massa degli individui, persone che al bon ton e alla cultura borghese, raffinata quanto ipocrita, preferiscono l’orrido nazionalpopolare, vero emblema di ribellione delle classi più umili, ed è con quegli individui che devo dialogare per trovare una accordo che migliori la vita di tutti.

giovedì 26 novembre 2015

Sbronza guerriera

di Tonino D’Orazio

Sotto a chi tocca. Ma i ragionamenti non possono essere solo i bombardamenti. Anche se fino all’intervento russo erano solo finta. L’importanza strategica, come sempre in quell’area, è il furto del petrolio, forse non lo diremo mai abbastanza. I giacimenti scoperti in Siria e il passaggio dell’oleodotto russo-iraniano attraverso il Kurdistan, l’Irak curdo e la Siria (eludendo la Turchia-Nato da accerchiamento) per raggiungere le coste del Mediterraneo, ovviamente non va bene al cosiddetto occidente rapinatore, quello americano-inglese-francese. Per questo motivo il recalcitrante presidente siriano Assad, inviso alla “democrazia armata occidentale”, deve andare via. Per questo motivo la coalizione Nato-Occidente (della quale facciamo parte), che bombarda senza mandato ONU, ha finanziato l’Isis e gli oppositori armati di Assad. Che poi in quell’area vi siano due pesi e due misure sulle questioni di “democrazia”, a costo di rasentare il ridicolo, vi sono i buoni e i cattivi (Obama dixit come Bush a suo tempo: il male è il diavolo da estirpare, a proposito di fondamentalismi). Insomma un concetto di “terrorismo” a geometria variabile. Vedi semplice cartina allegata, di una evidenza senza parole.
Ovviamente l’intervento russo ha messo a nudo l’intreccio “occidentale” e dato una svolta, guerriera alla situazione, sostenendo un Assad, “cattivo” e dittatore  quanto gli amici sauditi di Obama, ma lui più cattivo perché recalcitrante. Non molla il petrolio e non è facile rubarglielo, malgrado tutto, cioè resiste da quattro anni in una strana guerra contro tutti e milioni di profughi che valgono miliardi di euro per la Turchia. Ci volevano le truppe di terra, non bastano i 2.000 “istruttori” militari Nato già presenti, ma la storia e il pantano irakeni non permettono. Ancora. E’ l’esca per Putin. E il rilancio della vendita degli armamenti. Ovviamente tutto sopra la testa degli autoctoni che non contano nulla nel gioco del risiko, nemmeno le loro vite, perdute a migliaia. In pratica circa 10.000, ugualmente innocenti, per ogni occidentale morto.
Ma l’accelerazione “guerriera” si rivolge piano piano anche all’interno dei vari paesi, intanto solo europei, come d’abitudine a pagare le stupidaggini storiche dei nord americani.
Dopo il massacro di Parigi e la giusta commozione di tutta l’Europa per le vittime, l’altra reazione è stata quella vendicativa di un massiccio bombardamento in Siria. Addirittura Hollande sconvolge la Nato, (restia all’appello guerriero immediato, aspettando la decisione del capo Obama perché non sanno più chi bombardare), chiamando Putin il quale ben volentieri si dichiara “alleato”. Poi però è arrivato subito l’inglese Cameron a stringere i vincoli storici da guerrafondai e sgridare lo “sgarro” impulsivo del socialista, che deve correre da un Obama minaccioso. Per la prima volta la Merkel è fuori campo, in panchina, per costituzione non può guerreggiare, se non economicamente. Comunque non si fida della Russia e dovrà sostenere la Turchia, ambigua e con un pericoloso provocatore, Erdogan, nuovo Saladino pronto a mostrare i muscoli, nascosto sotto l’ombrello Nato. Siccome nessuno è fesso l’abbattimento del bombardiere russo non può che essere stato pianificato. Lo stavano aspettando visto che ha “sconfinato” (ma non si è sicuri) di qualche secondo e a quella velocità ...
Interessante l’unione di intenti di Hollande con la destra della Le Pen. In grande accordo nel moltiplicare i bombardamenti, i “colpi” vendicativi. L’unico neo tra loro è con quale alleanza, perché la destra padronale francese (Sarkosy) ha già scelto Putin, con la richiesta di soppressione dell’embargo verso la Russia. Rimane l’urgenza di condurre tutti insieme anche una “guerra” implacabile sul fronte interno. L’immigrazione, alla Salvini maniera. Ma in Francia, come in Belgio, e in altri paesi, tantissimi sono ormai cittadini europei. Allora bisogna limitare le libertà personali (ancora!), se del caso modificare le costituzioni per dare potere il più possibile a un uomo solo, oppure addirittura rinnegare la nazionalità concessa. Avviene e avverrà dappertutto. Qualcuno sulle modifiche è già in anticipo. Entrare in “stato di guerra” e blindare interamente per giorni le capitali, come Bruxelles, dove a tutta la popolazione e le strutture pubbliche e private, persino agli impiegati della Comunità, è stato chiesto di rimanere a casa. Non sembra esserci prevenzione, intelligence, ma solo “stato d’assedio”, e prova di forza. Dopo.
Si entra quindi in un tipico “giornalismo mediatico di guerra”. I simboli stessi della società vengono modificati. Le bandiere e i nazionalismi sventolano come non mai. Squillano gli inni. Semplici cittadini, e mi dispiace sinceramente l’assurda morte della ragazza veneta, con addirittura funerale di stato. Con frasi banali se non tragicamente ironiche. Renzi: “Grazie per la tua testimonianza di cittadina e giovane donna”. Boldrini: “Che tu possa diventare esempio per le ragazze che sono in cerca della loro strada». Calma ragazze! Dovrebbero anche sapere che quasi 500.000 giovani italiani, quasi tutti laureati, “girano” in Europa alla ricerca di lavoro e di un futuro di vita possibile, perché impossibile nel loro paese. Poi ci sono i giornalisti che spandono terrore, e stupidamente sembrano indicare ai terroristi i punti deboli delle città da colpire, in un coacervo di chiacchiere, di ipotesi fasulle e cariche di odio. Interviste continue agli “opinionisti” persino (e l’intento nasconde la mano) a un terrorista razzista e piromane come Salvini. Intervista ad un inaffidabile Alfano che un giorno terrorizza e un giorno banalizza e rassicura. All’appello, velato o apertamente alla crociata anti-musulmana, malgrado l’intervento di Bergoglio costretto a mettere a repentaglio anche la sua vita,. Popolo e cittadini musulmani italiani altrettanto impauriti e un po’ troppo messi alla berlina. Ad un loro commento di pace seguono due virulenti commenti padani. Tutto ben orchestrato. Olio sul fuoco. La guerra si prepara soprattutto mediaticamente. La scelta di campo ci è già stata fortemente indicata. Tutto questo a sinceri democratici fa più paura della bomba.

lunedì 23 novembre 2015

Fondamentalismo e psicopatia


Gianni Vattimo dice che forse è la noia che induce molti ragazzi di varia provenienza, che popolano le periferie urbane europee, a diventare jihadisti. Probabilmente è vero, ma la noia non è solo la causa e non è la sola causa delle scelte di questi sconsiderati. La noia è spesso uno dei “sintomi” di una personalità disturbata, di quelle personalità borderline o francamente sociopatiche che si sono formate sotto lo stimolo incalzante di un mix letale messaggi divergenti uniti a una buona dose di violenza, abuso e sopraffazione. Quello che esperisci nella prima infanzia plasma la tua personalità che in seguito si struttura irreversibilmente consolidandosi negli anni dell’adolescenza. La personalità è un mosaico di bisogni, pulsioni, percezioni, emozioni, comportamenti che costituisce l’interfaccia pratico con il mondo e lo schema di risposta agli stimoli, determinandone la variabilità o la rigidità di risposta. Ecco io vedo molti di questo sbandati come psicopatici in cerca di autore. La violenza delle loro risposte è dettata apparentemente dall’oggetto che scelgono a pretesto, ma fondamentalmente deriva dal bisogno vivo di potersi esprimere e di soddisfare la propria istintualità.
Il fatto vero però a prescindere dalla dose d’ingiustizia che molti paesi del mondo subiscono grazie al falso impeto morale delle democrazie occidentali, è che questi disumani personaggi, forgiati dalla rabbia con il concorso di una genetica sfavorevole, sono un’esigua minoranza, quella parte di mondo dove la violenza ha maggiormente battuto e trovato terreno fertile. 
Non ci sono eserciti di giovani pronti a immolarsi per una causa triste, la stragrande maggioranza di persone che sono accostabili per cultura, religione, vicissitudini politiche, vissuti d’ingiustizia o semplice contiguità a tali personaggi è pacifica e la maggior parte delle volte esprime il suo dissenso in maniera “umana” o non lo esprime affatto.  
Questi tizi sono manipoli di sbandati fomentati a dovere da un potere pieno di mezzi e di danaro. E’ un fuoco su cui soffia la società dello spettacolo, obbedendo alle sue logiche di alimentare la notizia, esaltando e deformando i fatti. Un’industria che alimenta un’altra industria che a sua volta è l’officina dove il potere, quello vecchio come il mondo, costruisce le sue trame di dominio. Alla fine è tutto qui, il potere, che si cela dietro la religione, ma è sempre e solo potere.
Tutto ciò ovviamente non ci esime da comportamenti solidali che riducano l’odio e il risentimento, vera fucina della psicopatia, né da considerazioni in merito all’ipocrisia dell’occidente, ma ci permette di vedere il terrorismo in una cornice più ampia dove risolvere il conflitto significa anche risolvere le cause dell’ingiustizia e frapporre alle logiche di un potere sovranazionale antico, il contrasto di una politica fondata sul bene comune e sull’uguaglianza. 
Anche questo è un problema vecchio come il mondo.