Tonino D’Orazio
La Polonia ha deciso di non entrare nell’euro. Troppi rischi, e il popolo non capirebbe. Il vero rischio è di diventare presto come la Grecia, la Slovenia e Cipro, in reale default. Meglio vivi fuori che morti dentro.
In tutta Europa, ad ogni elezione, salgono in modo esponenziale i partiti anti-Euro o anti-Europa. Per due motivi identici. Il primo è che l’euro è diventato una trappola a vantaggio, momentaneo, solo di un paese, la Germania. La Francia aveva creduto di spartire l’impero con i tedeschi, ma si stanno ricredendo, man mano si va avanti. Nel frattempo però si sono mangiati tutto l’agroalimentare del nostro paese (Buitoni, Mulino Bianco, Parmalat, Cirio, Algida, le Maison di moda, tutte le acque minerali, ecc.), l’Alitalia e alcune banche (prima la Banca Nazionale del Lavoro per quattro soldi, alcune banche venete, che avevano già racimolato una serie di Casse di Risparmio del centro-sud dell’Italia, e tra poco, essendo in pole position, il MPS). E un po’ di Spagna. Con un ministro delle finanze che ha precisato che l'esecutivo non ha nessuna intenzione di privatizzare le società in cui lo Stato ha una quota di maggioranza.
Il secondo motivo è che un’ Europa al limite della dittatura tecnocratica di persone non elette né designate almeno dal Parlamento Europeo, eletto invece a suffragio universale, diventa democraticamente debole. Sono tecnocrati e banchieri che hanno imprigionato il sogno di una Europa Unita come comunità alla ricerca di armonizzazione, soprattutto nei suoi valori storici come le conquiste sociali, e finalmente contro la storica guerra intestina.
Questi emeriti imbecilli (e i politici che li hanno seguiti) hanno trasferito “la guerra” sul piano economico e bloccato la storia per almeno mezzo secolo. Cancellandoci, tra l’altro, dallo scacchiere economico mondiale a tutto vantaggio degli Stati Uniti.
Anzi facendo ideologicamente un punto d’onore ad abolire il sociale il prima possibile, riportando l’Europa a una situazione economica depressiva pre-seconda guerra mondiale, con una disoccupazione disastrosa e con pulsioni nazionalistiche pericolose perché coniugate alla miseria e alle sue prospettive peggiori.
Oskar Lafontaine, tra i padri fondatori dell'euro, cambia radicalmente la sua posizione e ne chiede la dissoluzione per evitare un disastro economico e sociale. Esprime tutte le sue perplessità nei confronti di quella che definisce “catastrofica moneta”. Lafontaine ammonisce che “la situazione economica sta peggiorando di mese in mese, la disoccupazione, in Europa, ha raggiunto un livello che mette in discussione sempre più le strutture democratiche”. Eppure la Linke perde consensi.
In più, alle prossime elezioni tedesche sta crescendo in modo esponenziale un nuovo partito, Alternative für Deutschland , che molto probabilmente supererà anche lui il 25%. Non è anti Europa, ma federalista e propone, oltre l’uscita dall’euro, la salvaguardia e la dignità democratica dei popoli che la compongono; che le banche paghino i loro errori e i debiti non con i nostri soldi; il ritorno al marco o a un paniere ragionato. Ribadiscono profondamente il valore sociale della connivenza e del welfare. Vuole spazzare via la tecnocrazia europea imperante e gestita dai vari club al limite della massoneria, come Bildeberg. Ribadiscono il valore assoluto della democrazia dei e nei partiti e quello del referendum popolare. Ribadiscono che i partiti non sono le istituzioni.
Il Fronte Nazionale francese della Le Pen, in forte ascesa (dato ormai a più di 20%), ha chiesto a Hollande un referendum, da organizzare in gennaio 2014, per una “uscita della Francia dall’Unione Europea”, e di ripristinare la Costituzione francese, cioè quella di prima del Trattato di Lisbona. Trattato disapprovato in Francia con referendum, ma comunque oggi con la loro Costituzione sgretolata da Bruxelles come da noi. Il grimaldello è stato il fiscal compact. Storicamente, sulla democrazia i francesi sono quelli che scherzano di meno. Ma che questa debba essere cavalcata da fascisti xenofobi diventa paradossale ! Purtroppo, in Europa una sinistra anti-capitalista è ormai inesistente.
Stessa situazione in Gran Bretagna dove il partito anti-europeista di Nigel Farace ha appena ottenuto il 23% (era al 3% cinque anni fa) alle amministrative a livello nazionali, spingendo la destra dei conservatori di Cameron al governo a chiedere anche loro un referendum sull’uscita, non dall’euro perché non sono mai voluti entrare, ma dall’Unione.
Non parliamo dell’Italia dove alle ultime elezioni politiche, un movimento, che aveva almeno il decoro di voler ridiscutere sull’euro e sulle condizioni di appartenenza all’Unione, ha ottenuto il 26% a furor di popolo.
In Grecia l’esempio è Syriza con più del 20% e sicuramente in crescendo.
In Slovenia sta avvenendo la stessa cosa. Era l'area più ricca della ex Jugoslavia. È stato il primo Paese dell'Est Europa ad adottare l'euro nel 2007. Sono passati solo sei anni e sono già pronti a cadere nella trappola degli usurai di Bruxelles e Berlino. Non solo, ma la Commissione chiede l’introduzione del fiscal compact in Costituzione e l’abolizione dell’istituto referendario (non si sa mai!). Certo che la gente non ci sta e chiede nuove elezioni. Oggi sul noto concetto dell’urgenza governano insieme centrosinistra e conservatori sulle stesse proposte. Ma le proposte del cartello della troika sono sempre le stesse, riguardano l’eliminazione a termine del sociale.
La domanda è perché tutti i paesi in difficoltà, casualmente, conoscono il medesimo ciclo? Adozione valuta unica – Collasso bilancia dei Pagamenti e dell’economia produttiva – Arrivo massiccio di capitali esteri, essenzialmente tedeschi o francesi (all’inizio), che finanziano e consentono le Bolle Immobiliari ed Azionarie – Collasso – Richiesta dell’Eurogruppo di misure suicide di Austerity fatte pagare al malcapitato e mai alle banche, tantomeno tedesche – Progressiva fuga dei capitali – Il paese di turno in profonda recessione e con crescita record della disoccupazione e della povertà. Aumento indefinito del debito. Iper-arricchimento del 7% della popolazione. E’ una trappola o un sistema imperiale?
Semplice, l’euro sottintende un’impostazione ideologica, pari nel disastro a quella sovietica, per la quale gli Stati non devono occuparsi di politica economica e tutto ciò che è richiesto per far funzionare il sistema è uno strumento oligarchico e tecnico e una banca centrale, indipendente dalla politica e quindi dalla democrazia, che si occupi teoricamente di controllare l’inflazione a tutti i costi, anche da macelleria sociale. Il disastro di oggi è semplicemente il risultato di questa ideologia. Molti sono ancora convinti di no e che non ci sia alternativa. Però sembra che i popoli si stiano svegliando da soli, con motivi un po’ diversi, ma in una unica direzione, con ripristino della democrazia partecipata e senza la “sinistra” storica e radicale.
lunedì 13 maggio 2013
domenica 12 maggio 2013
La Storia dell’Economia (che ti dà da mangiare) spiegata a Lollo del mio bar.
da blog di Paolo Barnard
Premessa:
Lollo, capire chi sono gli uomini che hanno pensato l’economia del mondo ti permette di capire perché oggi hai un calo di fatturato, di reddito, devi licenziare, e soprattutto ti permette di agire per salvarti il sedere. Se no rimani un cittadino coglione che tutti possono prendere per il deretano. Ok Lollo? Dai, mettiti d’impegno.
Questa è l’ultima puntata Lollo, ed è triste, perché… Mi ascolti? Cosa fai con quella bottiglia di Dom Perignon in mano? Ok, guarda, lasciamo perdere, la fine la racconto a Tony, basta. Passaci due Campari.
Ok Tony… Tony? Ma dove vai?
Cari lettori, mi rivolgo a voi, ammesso che ci siate. Il finale è in effetti tristissimo. Avete capito che dall’inizio degli anni ’90 in poi la storia dell’economia fu scritta sostanzialmente da una sola penna, quella Neoclassica, e la carta assorbente per siglare il tutto fu da allora solo Neoliberista. Certo, alcuni campi opposti in economia rimanevano, ma erano sostanzialmente fasulli nella loro opposizione. Possiamo menzionare la scuola americana dei Supply Siders, cioè il parto di Ronald Reagan. Non erano neppure economisti a dir la verità, ma politicanti, e spopolarono. Gente come Wanniski e Gilder, la cui idea di fondo riprendeva i Neoclassici antichi e li estremizzava: cioè, per loro bastava produrre e magicamente la domanda si sarebbe creata; mica mai pensare a pensioni, stipendi, scuole, servizi, macché. Per loro bastava poi tagliare le tasse (soprattutto dei ricchi) e tutti i parametri dell’economia, come il deficit o i tassi d’interesse, si sarebbero aggiustati. Reagan lo fece (solo per i ricchi), poi però spese talmente tanto nell’apparato militare che i deficit americani andarono alle stelle.
Posso menzionare i New Keynesians, una sorta di Bastard Keynesians, cioè quelli che fingevano di apprezzare Keynes ma poi pescavano appieno in molti pilastri dei Neoclassici. Ad esempio: Mankiw e Stiglitz. Due nomi ancora oggi enormi, due tizi che fanno il gioco del ‘poliziotto cattivo, poliziotto buono’. Entrambi partono dal presupposto che lo Stato deve aiutare la famosa domanda, ma, sostengono, Keynes non la disse giusta. Ed è a questo punto che vanno a braccetto coi Neoclassici, infatti credono che se il Libero Mercato funzionasse bene, allora ci sarebbe la piena occupazione e non vi sarebbe alcun bisogno dell’intervento statale. Ma siccome il Libero Mercato, poverino, qualche volta s’inceppa… allora ecco che il poliziotto cattivo, Mankiw, dice che la disoccupazione è dovuta agli stipendi troppo alti, che i sindacati sono troppo impiccioni, e che in questo modo il capitale non può svolgere il suo ruolo benefico, per cui lo Stato deve sì intervenire, ma… togliendosi dalle balle. Mentre il poliziotto buono, Stiglitz, dice quando il Libero Mercato s’inciampa, è lo Stato che deve intervenire a riportarlo in salute spendendo di più, ma non in modo strutturale e permanente, come voleva Keynes.
Poi vi cito i New Classicals. Sono quelli come Lucas, Sargent, Wallace, i quali non solo sono Neoclassici, ma sono anche monetaristi come l’infame Friedman (puntate precedenti). Sostengono che le Banche Centrali sono pericolose perché quando emettono moneta in maggiori quantità, esse ‘sorprendono’ il pubblico, lo spiazzano, e questo fa perdere di vista alla gente il fatto che tutto quel denaro creerà inflazione, danneggiandoli. Friedman invece diceva che la stessa azione della Banche Centrali ‘ingannava’ il pubblico, con lo stesso risultato. Ma uno come Lucas, appunto, dice no, perché il pubblico non lo puoi ingannare, dal momento in cui è chiaro che la gente è razionale, per cui ha “aspettative razionali” (Rational Expectation Theory). L’unica spiegazione quindi, dice Lucas, è che essi vengano spiazzati. E qui Lucas diventa addirittura ridicolo, perché sentite che razza di cretinata spara, e pensate che per sta cretinata ha vinto il Nobel, davvero: siccome il pubblico ha “aspettative razionali”, allora se ce n’è una parte disoccupata vuol dire che lo vuole essere! E allora, se è una scelta, vuol dire che la disoccupazione non esiste e siamo sempre a regime di piena occupazione! Alè! No, sul serio, infatti i New Classicals sostengono che le file dei disoccupati della Grande Depressione americana del 1929 erano tutte persone che stavano lì per… scelta!! E vvai.
Ora, inutile continuare, inutile anche menzionare nomi di economisti di… ‘sinistra’, cioè neo marxiani, o post keynesiani, o neo ricardiani e compagnia cantante. Primo perché sono talmente ormai schiacciati, isolati e senza fondi da essere irrilevanti, e secondo perché a mio parere si sono resi irrilevanti da soli. E’ gente che non ha mai avuto il coraggio in questi anni tragici di rapina sociale, di spoliazione dei beni pubblici, di golpe finanziari uno in fila all’altro, di levare una voce coraggiosa a costo di sacrificio personale. Soprattutto non hanno mai capito che per salvare la vita delle persone dovevano uscire dalle loro torri d’avorio e spiegare l’economia (che è tutto) a quelle persone in termini semplici. Questo avrebbe permesso al pubblico di capire cosa gli stavano facendo, e forse di opporsi. Macché, tutti sti post-qualcosa di sinistra sono rimasti a fare i loro dibattiti con gli amichetti di partiti, con amici, con intellettualoidi ecc., col Manifesto sotto braccio, la Repubblica, e lo spritz in piazzetta.
Ma guardate che il peggio dell’economia a senso unico di cui parlavo all’inizio, noi ancora non l’abbiamo subita, anche se siamo sul punto di. Il grande esperimento delle ‘riforme’, del ‘rigore’, delle ‘Austerità’, fu inflitto come ‘laboratorio’, a partire dal crollo del muro di Berlino, a tutto l’est europeo. Quando l’impero sovietico crollò nell’arco di pochi mesi, le porte dell’est europeo si spalancarono ai falchi del Libero Mercato e dietro di esse c’erano masse di miserabili sbandati disposti a lavorare per pochi centesimi, assieme a intere economie da spolpare. Le elite d’Europa e degli USA non avevano mai sognato nulla del genere. E’ ovvio che non sto dicendo che le dittature comuniste erano in alcun modo raccomandabili, ma lo sfruttamento di quelle genti che seguì il loro crollo è stato moralmente rivoltante. Qui di seguito alcuni dati scientifici, ma poi anche un dato aneddotico che, a mio parere, vale più di qualsiasi librone.
Si consideri solo (per motivi di spazio) la disintegrazione della Yugoslavia e i massacri che ne sono seguiti. E’ uno dei capitoli più disgustosi del piano che si ricordi. Non ci dimentichiamo che fu la Germania, che è il potere Neomercantile numero uno del mondo sempre alla ricerca di lavoro sottopagato per il suo colossale settore export, a riconoscere prematuramente l’indipendenza della Slovenia. Questo precipitò il conflitto. Milosevic era senza dubbio un uomo pericoloso e senza scrupoli, ma fu incastrato dalla NATO che aveva deciso la colonizzazione della forza lavoro jugoslava. Fonti governative britanniche hanno rivelato che gli accordi di pace di Rambouillet furono truccati di proposito proprio per causare il rifiuto di Milosevic e giustificare l’intervento esterno. Negli accordi fu inserito all’ultimo minuto un Annex B che pretendeva che la NATO potesse occupare tutto il territorio jugoslavo come precondizione alle trattative. Una pretesa assurda che nessun leader nazionale avrebbe mai accettato, come ammise in testimonianza l’allora ministro inglese per gli armamenti Lord John Gilbert: “Se chiedete la mia opinione, penso che i termini posti a Milosevic a Rambouillet erano assolutamente intollerabili; come poteva accettarli? E l’hanno fatto di proposito”. Negli stessi accordi, all’art. 1&2 del capitolo 4, c’è una menzione specifica del Kosovo, ricco di minerali, che doveva diventare “una economia di Libero Mercato (..) dove tutti i beni statali dovranno essere privatizzati”. A non fu la NATO che nel 1999 portò l’attacco al Kosovo con il pretesto di salvare i poveri albanesi dai serbi? Certo, ma allora perché secondo dati ufficiali i bombardieri della NATO colpirono solo 14 carri armati serbi ma un gran totale di 372 industrie di Stato kosovare? Perché il più potente blitz delle forze di terra NATO in Kosovo impiegò 2.900 soldati per assaltare il complesso minerario di Trepca il cui valore di mercato era di 5 miliardi di dollari? Gli albanesi non videro mai nulla del genere difenderli dai miliziani serbi. A Trepca tutto il management statale e i lavoratori furono espulsi, e da lì a poco uno dei primi decreti della nuova amministrazione ONU in Kosovo (UNMIK) abolì la legge sulle privatizzazioni del 1997 per permettere la proprietà straniera di qualsiasi bene kosovaro fino al 70% del valore.
La scandalosa storia della colonizzazione Neoliberista di quei Paesi con dosi massicce di “Shock Therapy” in economia (si veda i piani di Jeffrey Sachs per la Polonia e i programmi di aggiustamento strutturale del FMI in tutto l’est Europa) è stata raccontata da molti economisti autorevoli come il Nobel Joseph Stiglitz, e persino da ricerche scientifiche come quella pubblicata sul Lancet, che hanno analizzato il disastro umanitario causato dal Neoliberismo in versione post sovietica con drammatici dettagli, come ad esempio gli oltre 3 milioni di morti in Russia causati dalla cancellazione della sanità pubblica garantita e dall’aumento vertiginoso della disoccupazione. Si trattava naturalmente solo di accaparrarsi i beni pubblici di quei Paesi e di trovare masse di lavoratori da sottopagare, come ha scritto l’economista Michael Hudson: “Queste politiche distruttive sono state testate soprattutto nei Paesi baltici, vere e proprie cavie per vedere fino a che punto i lavoratori potevano essere schiacciati prima che si ribellassero. La Lettonia applicò liberamente le politiche Neoliberiste con tasse fisse sul lavoro al 51%, mentre l’immobiliare rimaneva intoccato. Gli stipendi pubblici furono ridotti del 30% causando massiccia emigrazione (…) La vita media maschile si è accorciata, le malattie sono in crescita, e il mercato interno è avvizzito..”.
Ma ora il dato aneddotico sulla devastazione dell’esperimento delle ‘riforme’, del ‘rigore’, delle ‘Austerità’ nell’est europeo. Domanda: esiste in qualsiasi parte del mondo una migrazione di masse di giovani madri svizzere che abbandonano mariti e i proprio bambini (!!) per fare le badanti a paghe miserabili in USA, Italia, Francia o Danimarca? No, ma ci sono centinaia di migliaia o forse milioni di slave e russe che lo fanno, per non parlare delle prostitute provenienti da quelle terre. Ma perché? Il Libero Mercato del signor economista Neoliberista Jeffrey Sachs e del FMI non doveva portare la prosperità in Ukraina? in Moldavia? in Polonia? in Russia? No comment. O forse ci vorrebbe una corda saponata e una piazza furente per il signor Jeffrey Sachs, perché, signor Sachs, le sue idee ribollite in uno studio di Manhattan con Krug champagne, tartine e ostriche per l’esclusivo profitto delle elite, hanno massacrato vite umane a milioni. Lo capisce?
Infine arriviamo all’Eurozona. E su questo, cari lettori, io vi ho già scritto tutto, sia in forma scientifica (Il Più Grande Crimine 2011) sia in forma divulgativa (Nonna ti Spiego la Crisi Economica). Qui di corde saponate ce ne vorrebbero molte (http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=627 e http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=628).
Tuttavia, visto che abbiamo citato la peste Neoclassica e Neoliberista che si è abbattuta sull’est europeo, posso aggiungere che la catastrofe, l’inganno, la dittatura dell’Eurozona è precisamente la versione modellata su Francoforte, su Lione, su Barcellona, su Salonicco o su Velletri di quella peste. Sta arrivando, è arrivata, è fra noi. Aprite i giornali, o forse meglio la serranda del vostro negozio domani.
Che altro dirvi? Siete depressi? Bé, come darvi torto. Il fatto è che, come dicevo sopra, nessuno, meno che meno sti economisti ‘di sinistra’, ha pensato di portare queste cose fra voi gente normale, di informarvi, di darvi gli strumenti per capire e per criticare un signor Jeffrey Sachs, un signor Monti, una signora Merkel, e per combatterli coi vostri mezzi per salvarvi la vita. C’è voluto un giornalista per farlo, da solo, uno senza reddito e senza dunque mezzi. Ma ecco, sono qui. Eppure una bella notizia c’è.
Questo giornalista un giorno qualsiasi s’imbatté in un signor economista di nome Warren Mosler, americano, uno che usciva proprio dalle stanze dei predatori di Wall Street, uno che aveva fatto molti soldi, che li aveva anche persi, ma uno che aveva due cose degne di grande nota: A) capiva come nessuno prima, e meglio anche di Marx, Keynes, o di Minsky, come funzionano veramente i sistemi monetari, e poteva quindi ‘girarli’ a favore del 99% di noi persone, invece che il contrario. B) aveva, per motivi di buona coscienza, fondato una scuola d’economia nuova, veramente nuova, perché raccoglie tutto il meglio di Marx, Keynes, o Minsky, ma ci aggiunge il potere appunto dei MODERNI sistemi monetari SOVRANI, quelli dove a governare la moneta è lo Stato democratico a favore del 99%, non la feccia delle elite Neoclassiche e Neoliberiste. Warren Mosler, il padre della Mosler Economics Modern Money Theory (MEMMT).
E’ una notte d’estate, e il giornalista vede la luce. Capisce che davvero la MEMMT può salvare interi Paesi, intere democrazie, e secoli di diritti acquisiti col sangue di milioni. Il giornalista chiama Mosler e i suoi colleghi in Italia e, non si sa come, mette su il più grande convegno di economia della Storia, non scherzo: 2.200 persone paganti in uno stadio di Rimini. Il giornalista assieme a un pugno di ragazzi mette su gruppi regionali che propagano questa salvezza al pubblico. E con tutti questi, in particolare con Mosler e con gli economisti del convegno di Rimini, pubblica il Programma di Salvezza Economica per il Paese, che è qui memmt.info, o qui paolobarnard.info, gratis.
Bene. Io vi ho raccontato la storia delle menti che hanno plasmato l’economia, e di quelle che, purtroppo, hanno lavorato per deformarla in un’arma di distruzione di massa. Vi ho offerto le armi per tornare a controllarla nel nome dell’Interesse Pubblico, perché l’economia è tutto. Senza di essa non si riesce neppure ad avere il diritto di amare. Pensateci. Salviamoci. Grazie di avermi letto.
(Lollo: “Sciono un po’ alticcio… che cosia digieva l’ultima pundada?... Ghi vinge lllla fine?...” SSSPONFFFF!…… E ora chi lo solleva questo? Mah!)
Premessa:
Lollo, capire chi sono gli uomini che hanno pensato l’economia del mondo ti permette di capire perché oggi hai un calo di fatturato, di reddito, devi licenziare, e soprattutto ti permette di agire per salvarti il sedere. Se no rimani un cittadino coglione che tutti possono prendere per il deretano. Ok Lollo? Dai, mettiti d’impegno.
Questa è l’ultima puntata Lollo, ed è triste, perché… Mi ascolti? Cosa fai con quella bottiglia di Dom Perignon in mano? Ok, guarda, lasciamo perdere, la fine la racconto a Tony, basta. Passaci due Campari.
Ok Tony… Tony? Ma dove vai?
Cari lettori, mi rivolgo a voi, ammesso che ci siate. Il finale è in effetti tristissimo. Avete capito che dall’inizio degli anni ’90 in poi la storia dell’economia fu scritta sostanzialmente da una sola penna, quella Neoclassica, e la carta assorbente per siglare il tutto fu da allora solo Neoliberista. Certo, alcuni campi opposti in economia rimanevano, ma erano sostanzialmente fasulli nella loro opposizione. Possiamo menzionare la scuola americana dei Supply Siders, cioè il parto di Ronald Reagan. Non erano neppure economisti a dir la verità, ma politicanti, e spopolarono. Gente come Wanniski e Gilder, la cui idea di fondo riprendeva i Neoclassici antichi e li estremizzava: cioè, per loro bastava produrre e magicamente la domanda si sarebbe creata; mica mai pensare a pensioni, stipendi, scuole, servizi, macché. Per loro bastava poi tagliare le tasse (soprattutto dei ricchi) e tutti i parametri dell’economia, come il deficit o i tassi d’interesse, si sarebbero aggiustati. Reagan lo fece (solo per i ricchi), poi però spese talmente tanto nell’apparato militare che i deficit americani andarono alle stelle.
Posso menzionare i New Keynesians, una sorta di Bastard Keynesians, cioè quelli che fingevano di apprezzare Keynes ma poi pescavano appieno in molti pilastri dei Neoclassici. Ad esempio: Mankiw e Stiglitz. Due nomi ancora oggi enormi, due tizi che fanno il gioco del ‘poliziotto cattivo, poliziotto buono’. Entrambi partono dal presupposto che lo Stato deve aiutare la famosa domanda, ma, sostengono, Keynes non la disse giusta. Ed è a questo punto che vanno a braccetto coi Neoclassici, infatti credono che se il Libero Mercato funzionasse bene, allora ci sarebbe la piena occupazione e non vi sarebbe alcun bisogno dell’intervento statale. Ma siccome il Libero Mercato, poverino, qualche volta s’inceppa… allora ecco che il poliziotto cattivo, Mankiw, dice che la disoccupazione è dovuta agli stipendi troppo alti, che i sindacati sono troppo impiccioni, e che in questo modo il capitale non può svolgere il suo ruolo benefico, per cui lo Stato deve sì intervenire, ma… togliendosi dalle balle. Mentre il poliziotto buono, Stiglitz, dice quando il Libero Mercato s’inciampa, è lo Stato che deve intervenire a riportarlo in salute spendendo di più, ma non in modo strutturale e permanente, come voleva Keynes.
Poi vi cito i New Classicals. Sono quelli come Lucas, Sargent, Wallace, i quali non solo sono Neoclassici, ma sono anche monetaristi come l’infame Friedman (puntate precedenti). Sostengono che le Banche Centrali sono pericolose perché quando emettono moneta in maggiori quantità, esse ‘sorprendono’ il pubblico, lo spiazzano, e questo fa perdere di vista alla gente il fatto che tutto quel denaro creerà inflazione, danneggiandoli. Friedman invece diceva che la stessa azione della Banche Centrali ‘ingannava’ il pubblico, con lo stesso risultato. Ma uno come Lucas, appunto, dice no, perché il pubblico non lo puoi ingannare, dal momento in cui è chiaro che la gente è razionale, per cui ha “aspettative razionali” (Rational Expectation Theory). L’unica spiegazione quindi, dice Lucas, è che essi vengano spiazzati. E qui Lucas diventa addirittura ridicolo, perché sentite che razza di cretinata spara, e pensate che per sta cretinata ha vinto il Nobel, davvero: siccome il pubblico ha “aspettative razionali”, allora se ce n’è una parte disoccupata vuol dire che lo vuole essere! E allora, se è una scelta, vuol dire che la disoccupazione non esiste e siamo sempre a regime di piena occupazione! Alè! No, sul serio, infatti i New Classicals sostengono che le file dei disoccupati della Grande Depressione americana del 1929 erano tutte persone che stavano lì per… scelta!! E vvai.
Ora, inutile continuare, inutile anche menzionare nomi di economisti di… ‘sinistra’, cioè neo marxiani, o post keynesiani, o neo ricardiani e compagnia cantante. Primo perché sono talmente ormai schiacciati, isolati e senza fondi da essere irrilevanti, e secondo perché a mio parere si sono resi irrilevanti da soli. E’ gente che non ha mai avuto il coraggio in questi anni tragici di rapina sociale, di spoliazione dei beni pubblici, di golpe finanziari uno in fila all’altro, di levare una voce coraggiosa a costo di sacrificio personale. Soprattutto non hanno mai capito che per salvare la vita delle persone dovevano uscire dalle loro torri d’avorio e spiegare l’economia (che è tutto) a quelle persone in termini semplici. Questo avrebbe permesso al pubblico di capire cosa gli stavano facendo, e forse di opporsi. Macché, tutti sti post-qualcosa di sinistra sono rimasti a fare i loro dibattiti con gli amichetti di partiti, con amici, con intellettualoidi ecc., col Manifesto sotto braccio, la Repubblica, e lo spritz in piazzetta.
Ma guardate che il peggio dell’economia a senso unico di cui parlavo all’inizio, noi ancora non l’abbiamo subita, anche se siamo sul punto di. Il grande esperimento delle ‘riforme’, del ‘rigore’, delle ‘Austerità’, fu inflitto come ‘laboratorio’, a partire dal crollo del muro di Berlino, a tutto l’est europeo. Quando l’impero sovietico crollò nell’arco di pochi mesi, le porte dell’est europeo si spalancarono ai falchi del Libero Mercato e dietro di esse c’erano masse di miserabili sbandati disposti a lavorare per pochi centesimi, assieme a intere economie da spolpare. Le elite d’Europa e degli USA non avevano mai sognato nulla del genere. E’ ovvio che non sto dicendo che le dittature comuniste erano in alcun modo raccomandabili, ma lo sfruttamento di quelle genti che seguì il loro crollo è stato moralmente rivoltante. Qui di seguito alcuni dati scientifici, ma poi anche un dato aneddotico che, a mio parere, vale più di qualsiasi librone.
Si consideri solo (per motivi di spazio) la disintegrazione della Yugoslavia e i massacri che ne sono seguiti. E’ uno dei capitoli più disgustosi del piano che si ricordi. Non ci dimentichiamo che fu la Germania, che è il potere Neomercantile numero uno del mondo sempre alla ricerca di lavoro sottopagato per il suo colossale settore export, a riconoscere prematuramente l’indipendenza della Slovenia. Questo precipitò il conflitto. Milosevic era senza dubbio un uomo pericoloso e senza scrupoli, ma fu incastrato dalla NATO che aveva deciso la colonizzazione della forza lavoro jugoslava. Fonti governative britanniche hanno rivelato che gli accordi di pace di Rambouillet furono truccati di proposito proprio per causare il rifiuto di Milosevic e giustificare l’intervento esterno. Negli accordi fu inserito all’ultimo minuto un Annex B che pretendeva che la NATO potesse occupare tutto il territorio jugoslavo come precondizione alle trattative. Una pretesa assurda che nessun leader nazionale avrebbe mai accettato, come ammise in testimonianza l’allora ministro inglese per gli armamenti Lord John Gilbert: “Se chiedete la mia opinione, penso che i termini posti a Milosevic a Rambouillet erano assolutamente intollerabili; come poteva accettarli? E l’hanno fatto di proposito”. Negli stessi accordi, all’art. 1&2 del capitolo 4, c’è una menzione specifica del Kosovo, ricco di minerali, che doveva diventare “una economia di Libero Mercato (..) dove tutti i beni statali dovranno essere privatizzati”. A non fu la NATO che nel 1999 portò l’attacco al Kosovo con il pretesto di salvare i poveri albanesi dai serbi? Certo, ma allora perché secondo dati ufficiali i bombardieri della NATO colpirono solo 14 carri armati serbi ma un gran totale di 372 industrie di Stato kosovare? Perché il più potente blitz delle forze di terra NATO in Kosovo impiegò 2.900 soldati per assaltare il complesso minerario di Trepca il cui valore di mercato era di 5 miliardi di dollari? Gli albanesi non videro mai nulla del genere difenderli dai miliziani serbi. A Trepca tutto il management statale e i lavoratori furono espulsi, e da lì a poco uno dei primi decreti della nuova amministrazione ONU in Kosovo (UNMIK) abolì la legge sulle privatizzazioni del 1997 per permettere la proprietà straniera di qualsiasi bene kosovaro fino al 70% del valore.
La scandalosa storia della colonizzazione Neoliberista di quei Paesi con dosi massicce di “Shock Therapy” in economia (si veda i piani di Jeffrey Sachs per la Polonia e i programmi di aggiustamento strutturale del FMI in tutto l’est Europa) è stata raccontata da molti economisti autorevoli come il Nobel Joseph Stiglitz, e persino da ricerche scientifiche come quella pubblicata sul Lancet, che hanno analizzato il disastro umanitario causato dal Neoliberismo in versione post sovietica con drammatici dettagli, come ad esempio gli oltre 3 milioni di morti in Russia causati dalla cancellazione della sanità pubblica garantita e dall’aumento vertiginoso della disoccupazione. Si trattava naturalmente solo di accaparrarsi i beni pubblici di quei Paesi e di trovare masse di lavoratori da sottopagare, come ha scritto l’economista Michael Hudson: “Queste politiche distruttive sono state testate soprattutto nei Paesi baltici, vere e proprie cavie per vedere fino a che punto i lavoratori potevano essere schiacciati prima che si ribellassero. La Lettonia applicò liberamente le politiche Neoliberiste con tasse fisse sul lavoro al 51%, mentre l’immobiliare rimaneva intoccato. Gli stipendi pubblici furono ridotti del 30% causando massiccia emigrazione (…) La vita media maschile si è accorciata, le malattie sono in crescita, e il mercato interno è avvizzito..”.
Ma ora il dato aneddotico sulla devastazione dell’esperimento delle ‘riforme’, del ‘rigore’, delle ‘Austerità’ nell’est europeo. Domanda: esiste in qualsiasi parte del mondo una migrazione di masse di giovani madri svizzere che abbandonano mariti e i proprio bambini (!!) per fare le badanti a paghe miserabili in USA, Italia, Francia o Danimarca? No, ma ci sono centinaia di migliaia o forse milioni di slave e russe che lo fanno, per non parlare delle prostitute provenienti da quelle terre. Ma perché? Il Libero Mercato del signor economista Neoliberista Jeffrey Sachs e del FMI non doveva portare la prosperità in Ukraina? in Moldavia? in Polonia? in Russia? No comment. O forse ci vorrebbe una corda saponata e una piazza furente per il signor Jeffrey Sachs, perché, signor Sachs, le sue idee ribollite in uno studio di Manhattan con Krug champagne, tartine e ostriche per l’esclusivo profitto delle elite, hanno massacrato vite umane a milioni. Lo capisce?
Infine arriviamo all’Eurozona. E su questo, cari lettori, io vi ho già scritto tutto, sia in forma scientifica (Il Più Grande Crimine 2011) sia in forma divulgativa (Nonna ti Spiego la Crisi Economica). Qui di corde saponate ce ne vorrebbero molte (http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=627 e http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=628).
Tuttavia, visto che abbiamo citato la peste Neoclassica e Neoliberista che si è abbattuta sull’est europeo, posso aggiungere che la catastrofe, l’inganno, la dittatura dell’Eurozona è precisamente la versione modellata su Francoforte, su Lione, su Barcellona, su Salonicco o su Velletri di quella peste. Sta arrivando, è arrivata, è fra noi. Aprite i giornali, o forse meglio la serranda del vostro negozio domani.
Che altro dirvi? Siete depressi? Bé, come darvi torto. Il fatto è che, come dicevo sopra, nessuno, meno che meno sti economisti ‘di sinistra’, ha pensato di portare queste cose fra voi gente normale, di informarvi, di darvi gli strumenti per capire e per criticare un signor Jeffrey Sachs, un signor Monti, una signora Merkel, e per combatterli coi vostri mezzi per salvarvi la vita. C’è voluto un giornalista per farlo, da solo, uno senza reddito e senza dunque mezzi. Ma ecco, sono qui. Eppure una bella notizia c’è.
Questo giornalista un giorno qualsiasi s’imbatté in un signor economista di nome Warren Mosler, americano, uno che usciva proprio dalle stanze dei predatori di Wall Street, uno che aveva fatto molti soldi, che li aveva anche persi, ma uno che aveva due cose degne di grande nota: A) capiva come nessuno prima, e meglio anche di Marx, Keynes, o di Minsky, come funzionano veramente i sistemi monetari, e poteva quindi ‘girarli’ a favore del 99% di noi persone, invece che il contrario. B) aveva, per motivi di buona coscienza, fondato una scuola d’economia nuova, veramente nuova, perché raccoglie tutto il meglio di Marx, Keynes, o Minsky, ma ci aggiunge il potere appunto dei MODERNI sistemi monetari SOVRANI, quelli dove a governare la moneta è lo Stato democratico a favore del 99%, non la feccia delle elite Neoclassiche e Neoliberiste. Warren Mosler, il padre della Mosler Economics Modern Money Theory (MEMMT).
E’ una notte d’estate, e il giornalista vede la luce. Capisce che davvero la MEMMT può salvare interi Paesi, intere democrazie, e secoli di diritti acquisiti col sangue di milioni. Il giornalista chiama Mosler e i suoi colleghi in Italia e, non si sa come, mette su il più grande convegno di economia della Storia, non scherzo: 2.200 persone paganti in uno stadio di Rimini. Il giornalista assieme a un pugno di ragazzi mette su gruppi regionali che propagano questa salvezza al pubblico. E con tutti questi, in particolare con Mosler e con gli economisti del convegno di Rimini, pubblica il Programma di Salvezza Economica per il Paese, che è qui memmt.info, o qui paolobarnard.info, gratis.
Bene. Io vi ho raccontato la storia delle menti che hanno plasmato l’economia, e di quelle che, purtroppo, hanno lavorato per deformarla in un’arma di distruzione di massa. Vi ho offerto le armi per tornare a controllarla nel nome dell’Interesse Pubblico, perché l’economia è tutto. Senza di essa non si riesce neppure ad avere il diritto di amare. Pensateci. Salviamoci. Grazie di avermi letto.
(Lollo: “Sciono un po’ alticcio… che cosia digieva l’ultima pundada?... Ghi vinge lllla fine?...” SSSPONFFFF!…… E ora chi lo solleva questo? Mah!)
La Germania ora raccoglie i frutti dell’Economicidio: una nuova classe di untermenschen, ma istruiti. Goebbels non ci sarebbe arrivato
dal blog di Paolo Barnard
I dati sono sconvolgenti: la Germania era fino a poco fa una nazione che esportava lavoratori, ora li importa a man bassa. Nel 2103 l’immigrazione in Germania ha toccato un record assoluto da 17 anni a questa parte. L’Ufficio Statistico di Germania l’ha detto chiaro: sono lavoratori alla disperazione che vengono da Grecia, Italia, Spagna e Portogallo. Quelli cioè che l’economicidio dell’Eurozona, voluto da Berlino e Parigi, ha portato al disastro. Marx lo sapeva, al capitale serve “L’esercito di riserva dei disoccupati”. Eccolo.
Un gruppo di economisti tedeschi ha felicemente commentato che si tratta “di lavori che andranno a riempire i vuoti qui da noi, poiché i tedeschi quei lavori non li fanno”. Back to the ‘70s. Ritorno agli anni ’70, solo che non sono più i turchi ora, ma noi ex ricchi. Infatti i nuovi immigrati sono soprattutto italiani, greci, portoghesi e spagnoli laureati, o almeno diplomati e con già un mestiere sulle spalle.
Eccoci. Berlino ha la crema a gratis. E noi, immani poveri deficienti, diciamo “Nessuno metta in dubbio l’ideale europeo!”.
Devono pisciarci in testa, è giusto, ma di più.
I dati sono sconvolgenti: la Germania era fino a poco fa una nazione che esportava lavoratori, ora li importa a man bassa. Nel 2103 l’immigrazione in Germania ha toccato un record assoluto da 17 anni a questa parte. L’Ufficio Statistico di Germania l’ha detto chiaro: sono lavoratori alla disperazione che vengono da Grecia, Italia, Spagna e Portogallo. Quelli cioè che l’economicidio dell’Eurozona, voluto da Berlino e Parigi, ha portato al disastro. Marx lo sapeva, al capitale serve “L’esercito di riserva dei disoccupati”. Eccolo.
Un gruppo di economisti tedeschi ha felicemente commentato che si tratta “di lavori che andranno a riempire i vuoti qui da noi, poiché i tedeschi quei lavori non li fanno”. Back to the ‘70s. Ritorno agli anni ’70, solo che non sono più i turchi ora, ma noi ex ricchi. Infatti i nuovi immigrati sono soprattutto italiani, greci, portoghesi e spagnoli laureati, o almeno diplomati e con già un mestiere sulle spalle.
Eccoci. Berlino ha la crema a gratis. E noi, immani poveri deficienti, diciamo “Nessuno metta in dubbio l’ideale europeo!”.
Devono pisciarci in testa, è giusto, ma di più.
lunedì 6 maggio 2013
Una dittatura moderna
Tonino D’Orazio
Tanto moderna non è a dire il vero. Ci sono tutti i vecchi ingredienti. Dittatura dei tecnocrati europei e dello strapotere di banche e di oligarchie private (la nuova aristocrazia). Dalla trappola delle dittature se ne esce rompendo il giocattolo e ribadendo il valore assoluto della democrazia e della rappresentanza. Anche se questa democrazia oggi è ben imbrigliata.
Questo è esattamente il modo in cui inizia una dittatura. Si dichiara, o si costruisce, uno stato di emergenza, le leggi normali democratiche si sospendono, le costituzioni si modificano, e c’è qualcuno che prende il potere per il bene del Paese. Semplice. Tecnica del colpo di stato, Curzio Malaparte.
Prendiamo ad esempio il MES, il trattato europeo in corso che darà a 17 “governatori”, tra cui prima c’era il cattolico praticante Monti, adesso l’ex-democristiano Letta, il potere di esigere qualunque somma dagli stati membri e di contro li renderà immuni da qualunque procedimento giudiziario, oltre a dichiarare segreti ed inviolabili tutti i loro archivi e i loro documenti. Tutti i gerarchi hanno usufruito di queste regole, in qualsiasi dittatura, perché così si fa il proprio “dovere”. Questo nuovo trattato è la peggiore evoluzione dell’Europa Unita: darà un potere arbitrario e completo a burocrati stranieri, mai eletti, di controllare le economie di interi paesi, anche se i popoli faranno un gran casino, il trattato conferirà loro l’immunità totale da qualsiasi iniziativa giudiziaria, a vita! Anzi, a cautela, in caso di “sommossa democratica” hanno istituito l’Eurogendfor, (Forza di Gendarmeria Europea), la nuova polizia militare europea con poteri illimitati e senza controllo.
I compiti: «condurre missioni di sicurezza e ordine pubblico; monitorare, svolgere consulenza, guidare e supervisionare le forze di polizia locali nello svolgimento delle loro ordinarie mansioni, ivi comprese l’attività di indagine penale; assolvere a compiti di sorveglianza pubblica, gestione del traffico, controllo delle frontiere e attività generale d’intelligence; svolgere attività investigativa in campo penale, individuare i reati, rintracciare i colpevoli e tradurli davanti alle autorità giudiziarie competenti; proteggere le persone e i beni e mantenere l’ordine in caso di disordini pubblici» (art.4). Chiaro ?
Il raggio d’azione: «EUROGENDFOR potrà essere messa a disposizione dell’Unione Europea (UE), delle Nazioni Unite (ONU), dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) e di altre organizzazioni internazionali o coalizioni specifiche» (art.5). Insomma possono essere utilizzati anche in azioni di guerra. “Se richiesti”. Vero ministro Bonino?
La sede e la cabina di comando: «la forza di polizia multinazionale a statuto militare composta dal Quartier Generale permanente multinazionale, modulare e proiettabile (brutta parola) con sede a Vicenza (Italia. Sta a significare che la Gestapo europea dipende, alla luce del sole, dal Pentagono). Il ruolo e la struttura del QG permanente, nonché il suo coinvolgimento nelle operazioni saranno approvati dal CIMIN – ovvero - l’Alto Comitato Interministeriale. Costituisce l’organo decisionale che governa EUROGENDFOR» (art.3). Un altro gruppetto di tecnocrati, questa volta anche militari. Ecco perché chiudono intere caserme di carabinieri, soprattutto al sud. Ridicolo se non fosse un tassello storico ideale delle forze dell’ordine: fedeli a chi comanda. Chiaro che non al parlamento europeo.
L’EGF gode di una totale immunità: inviolabili locali, beni e archivi (art.21 e 22); le comunicazioni non possono essere intercettate (art.23); i danni a proprietà o persone non possono essere indennizzati (art.28); i gendarmi non possono essere messi sotto inchiesta dalla giustizia dei paesi ospitanti (art.29). Fanno come ca…volo gli pare, altro che il G8 di Genova o Abu Omar. Avranno anche le loro Guantanamo? Come si evince chiaramente, una serie di privilegi inconcepibili in uno Stato di diritto.
Il 14 maggio 2010 la Camera dei Deputati della Repubblica Italiana ratifica l’accordo. Presenti 443, votanti 442, astenuti 1. Hanno votato sì 442: tutti, nessuno escluso. Poco dopo anche il Senato dà il via libera, anche qui all’unanimità. I carabinieri confluiscono nella polizia di stato e diventano tutti e due forze degradate di secondo livello. Chissà se obbediranno a ufficiali tedeschi! Quando si dice la Storia!
Politicamente, invece, pensate a un certo Van Rompuy, semplice dire che non ha nessuna legittimazione democratica. Allora di che fa parte? Non è stato votato da nessuno, e non esiste nessun meccanismo per i normali votanti né per nessuna nazione europea di rimuoverlo. La cosa più interessante nel recente fiasco italiano è stato vedere questo uomo tronfio, non eletto, venire da Bruxelles a Firenze e dire al popolo italiano che non era il momento per le elezioni, ma il momento per le azioni. Un imbecille. Aveva detto le stesse cose al popolo greco. Chi gli ha dato il diritto di dire queste cose al popolo italiano? Sono i nostri eletti e anche governanti, compresi tutti quelli attuali.
Vedere una Europa ridotta a un pasticcio, a un compromesso che non va bene a nessuno e diretto da burocrati nella Commissione Europea che, lo abbiamo visto in qualsiasi altra area politica, hanno fallito in tutto l’arco degli ultimi vent’anni, fa proprio pena. Hanno ridotto il bel sogno europeo a feci. Sono responsabili dell’anti-europeismo popolare dilagante. E’ talmente evidente che non si tratta di populismo, ma di ripresa in mano del proprio destino soffocato, e imprigionato da un manipolo di avventurieri plenipotenziari e arroganti, ma anche di tanti servi.
Inizieranno gli inglesi a rompere il giocattolo anti-democratico costruito su misura per e dalla Germania? Perché i partiti o i movimenti anti-euro e/o anti questa Europa iniziano ad essere la terza forza politica nei loro paesi? Spingendo spesso gli altri due, socialisti o sé-dicenti, ad inciuciare al finish con le destre? Vedi Grecia, Portogallo, Irlanda, Belgio e oggi Italia, ma anche Germania.
L’inglese Cameron la settimana scorsa, dopo la sconfitta elettorale anche su questo tema, ha pronunciato discorsi anti-Europa, riscuotendo consensi proprio nell’ala più oltranzista del suo partito. La quale insiste con istanze sempre più radicali, e pretende il taglio del budget europeo per i prossimi sei anni, e addirittura un referendum (sapete quanto ne sono allergici i tecnocrati europei, già col Fiscal compact li hanno aboliti, eccetto per la Germania) per chiedere ai cittadini britannici di esprimersi sulla loro effettiva volontà di rimanere in questa Europa. Molti osservatori politici inglesi condannano questo atteggiamento, denunciando il fatto che un simile testardo euroscetticismo porterà la Gran Bretagna a rimanere isolata. Ma alcuni Conservatori non sembrano vedere questo come un problema, e anzi auspicano proprio un “isolamento” britannico sul modello di quello di Svizzera o Norvegia, sapendo di avere in mano il Commonwealth e con i cugini americani un certo controllo finanziario mondiale. Non è stato sufficiente. Anzi, il partito euroscettico (Ukip) di Nigel Farage ha dimostrato che l’antieuropeismo è ormai dilagante in Gran Bretagna, inequivocabilmente con le elezioni amministrative che si sono svolte il 3 maggio, e che hanno consegnato uno scenario politico completamente diverso da quello abituale: “il più grande sconvolgimento del sistema partitico dal dopoguerra a oggi”, sono state definite da alcuni osservatori. Ma anche un chiaro segnale all’Unione Europea. A stravolgere gli equilibri è lo Ukip, partito indipendentista (ma razzista) britannico, guidato da Nigel Farage, che ha ottenuto, su scala nazionale, il 23% dei voti, (aveva 3% cinque anni fa) divenendo così il terzo partito e insidiando da vicino i due maggiori: i Laburisti (29%) e i Conservatori (25%). Soltanto quarti i Liberal-Democratici, che racimolano appena il 14%. Sono stati aiutati sicuramente dagli ulteriori drastici tagli governativi e comunali al famoso stato sociale britannico ormai ridotto al lumicino e molto vicino al pensiero unico sociale americano.
Sintesi: la BCE gestisce i soldi di tutti ma è autonoma, cioè privata, cioè di qualcuno, eletta da nessuno, con tutti i super poteri per sottrarvi i vostri soldi, il vostro lavoro, la vostra vita; la polizia (Eurogendfor) viene militarizzata, è una super struttura europea per gestire eventuali sommosse di popolo (sic! Almeno l’FBI dipende da Obama), non è sotto gestione politica ma nominata, vedremo dopo da chi, (è un eufemismo); i regolamenti europei, le direttive obbligatorie, cioè le leggi, vengono formulate da persone e strutture nominate, non elette, che hanno pieni poteri, e possono intervenire ovunque, come i poliziotti, con multe salate di repressione, e più grave ancora con banali e stupidi discorsi di supponenza, antidemocratici se non anti-popolari. Vietato ribellarsi. Tutte queste strutture non devono rendere elettoralmente, democraticamente, conto a nessuno.
Ma se proprio volete vi facciamo rivotare a suffragio universale un Parlamento Europeo che non conta niente. Siete almeno contenti? E’ salva la democrazia liberal di facciata?
Gran parte degli ingredienti ci sono, cosa manca a una dittatura moderna? Già, dopo le televisioni, rimane da “normalizzare” il web. Meglio farlo fare alla “sinistra”, anzi “all’opposizione”, per renderla credibile. A volte, per prevedere il futuro, basta ricordarsi un po’ meglio del passato.
Tanto moderna non è a dire il vero. Ci sono tutti i vecchi ingredienti. Dittatura dei tecnocrati europei e dello strapotere di banche e di oligarchie private (la nuova aristocrazia). Dalla trappola delle dittature se ne esce rompendo il giocattolo e ribadendo il valore assoluto della democrazia e della rappresentanza. Anche se questa democrazia oggi è ben imbrigliata.
Questo è esattamente il modo in cui inizia una dittatura. Si dichiara, o si costruisce, uno stato di emergenza, le leggi normali democratiche si sospendono, le costituzioni si modificano, e c’è qualcuno che prende il potere per il bene del Paese. Semplice. Tecnica del colpo di stato, Curzio Malaparte.
Prendiamo ad esempio il MES, il trattato europeo in corso che darà a 17 “governatori”, tra cui prima c’era il cattolico praticante Monti, adesso l’ex-democristiano Letta, il potere di esigere qualunque somma dagli stati membri e di contro li renderà immuni da qualunque procedimento giudiziario, oltre a dichiarare segreti ed inviolabili tutti i loro archivi e i loro documenti. Tutti i gerarchi hanno usufruito di queste regole, in qualsiasi dittatura, perché così si fa il proprio “dovere”. Questo nuovo trattato è la peggiore evoluzione dell’Europa Unita: darà un potere arbitrario e completo a burocrati stranieri, mai eletti, di controllare le economie di interi paesi, anche se i popoli faranno un gran casino, il trattato conferirà loro l’immunità totale da qualsiasi iniziativa giudiziaria, a vita! Anzi, a cautela, in caso di “sommossa democratica” hanno istituito l’Eurogendfor, (Forza di Gendarmeria Europea), la nuova polizia militare europea con poteri illimitati e senza controllo.
I compiti: «condurre missioni di sicurezza e ordine pubblico; monitorare, svolgere consulenza, guidare e supervisionare le forze di polizia locali nello svolgimento delle loro ordinarie mansioni, ivi comprese l’attività di indagine penale; assolvere a compiti di sorveglianza pubblica, gestione del traffico, controllo delle frontiere e attività generale d’intelligence; svolgere attività investigativa in campo penale, individuare i reati, rintracciare i colpevoli e tradurli davanti alle autorità giudiziarie competenti; proteggere le persone e i beni e mantenere l’ordine in caso di disordini pubblici» (art.4). Chiaro ?
Il raggio d’azione: «EUROGENDFOR potrà essere messa a disposizione dell’Unione Europea (UE), delle Nazioni Unite (ONU), dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) e di altre organizzazioni internazionali o coalizioni specifiche» (art.5). Insomma possono essere utilizzati anche in azioni di guerra. “Se richiesti”. Vero ministro Bonino?
La sede e la cabina di comando: «la forza di polizia multinazionale a statuto militare composta dal Quartier Generale permanente multinazionale, modulare e proiettabile (brutta parola) con sede a Vicenza (Italia. Sta a significare che la Gestapo europea dipende, alla luce del sole, dal Pentagono). Il ruolo e la struttura del QG permanente, nonché il suo coinvolgimento nelle operazioni saranno approvati dal CIMIN – ovvero - l’Alto Comitato Interministeriale. Costituisce l’organo decisionale che governa EUROGENDFOR» (art.3). Un altro gruppetto di tecnocrati, questa volta anche militari. Ecco perché chiudono intere caserme di carabinieri, soprattutto al sud. Ridicolo se non fosse un tassello storico ideale delle forze dell’ordine: fedeli a chi comanda. Chiaro che non al parlamento europeo.
L’EGF gode di una totale immunità: inviolabili locali, beni e archivi (art.21 e 22); le comunicazioni non possono essere intercettate (art.23); i danni a proprietà o persone non possono essere indennizzati (art.28); i gendarmi non possono essere messi sotto inchiesta dalla giustizia dei paesi ospitanti (art.29). Fanno come ca…volo gli pare, altro che il G8 di Genova o Abu Omar. Avranno anche le loro Guantanamo? Come si evince chiaramente, una serie di privilegi inconcepibili in uno Stato di diritto.
Il 14 maggio 2010 la Camera dei Deputati della Repubblica Italiana ratifica l’accordo. Presenti 443, votanti 442, astenuti 1. Hanno votato sì 442: tutti, nessuno escluso. Poco dopo anche il Senato dà il via libera, anche qui all’unanimità. I carabinieri confluiscono nella polizia di stato e diventano tutti e due forze degradate di secondo livello. Chissà se obbediranno a ufficiali tedeschi! Quando si dice la Storia!
Politicamente, invece, pensate a un certo Van Rompuy, semplice dire che non ha nessuna legittimazione democratica. Allora di che fa parte? Non è stato votato da nessuno, e non esiste nessun meccanismo per i normali votanti né per nessuna nazione europea di rimuoverlo. La cosa più interessante nel recente fiasco italiano è stato vedere questo uomo tronfio, non eletto, venire da Bruxelles a Firenze e dire al popolo italiano che non era il momento per le elezioni, ma il momento per le azioni. Un imbecille. Aveva detto le stesse cose al popolo greco. Chi gli ha dato il diritto di dire queste cose al popolo italiano? Sono i nostri eletti e anche governanti, compresi tutti quelli attuali.
Vedere una Europa ridotta a un pasticcio, a un compromesso che non va bene a nessuno e diretto da burocrati nella Commissione Europea che, lo abbiamo visto in qualsiasi altra area politica, hanno fallito in tutto l’arco degli ultimi vent’anni, fa proprio pena. Hanno ridotto il bel sogno europeo a feci. Sono responsabili dell’anti-europeismo popolare dilagante. E’ talmente evidente che non si tratta di populismo, ma di ripresa in mano del proprio destino soffocato, e imprigionato da un manipolo di avventurieri plenipotenziari e arroganti, ma anche di tanti servi.
Inizieranno gli inglesi a rompere il giocattolo anti-democratico costruito su misura per e dalla Germania? Perché i partiti o i movimenti anti-euro e/o anti questa Europa iniziano ad essere la terza forza politica nei loro paesi? Spingendo spesso gli altri due, socialisti o sé-dicenti, ad inciuciare al finish con le destre? Vedi Grecia, Portogallo, Irlanda, Belgio e oggi Italia, ma anche Germania.
L’inglese Cameron la settimana scorsa, dopo la sconfitta elettorale anche su questo tema, ha pronunciato discorsi anti-Europa, riscuotendo consensi proprio nell’ala più oltranzista del suo partito. La quale insiste con istanze sempre più radicali, e pretende il taglio del budget europeo per i prossimi sei anni, e addirittura un referendum (sapete quanto ne sono allergici i tecnocrati europei, già col Fiscal compact li hanno aboliti, eccetto per la Germania) per chiedere ai cittadini britannici di esprimersi sulla loro effettiva volontà di rimanere in questa Europa. Molti osservatori politici inglesi condannano questo atteggiamento, denunciando il fatto che un simile testardo euroscetticismo porterà la Gran Bretagna a rimanere isolata. Ma alcuni Conservatori non sembrano vedere questo come un problema, e anzi auspicano proprio un “isolamento” britannico sul modello di quello di Svizzera o Norvegia, sapendo di avere in mano il Commonwealth e con i cugini americani un certo controllo finanziario mondiale. Non è stato sufficiente. Anzi, il partito euroscettico (Ukip) di Nigel Farage ha dimostrato che l’antieuropeismo è ormai dilagante in Gran Bretagna, inequivocabilmente con le elezioni amministrative che si sono svolte il 3 maggio, e che hanno consegnato uno scenario politico completamente diverso da quello abituale: “il più grande sconvolgimento del sistema partitico dal dopoguerra a oggi”, sono state definite da alcuni osservatori. Ma anche un chiaro segnale all’Unione Europea. A stravolgere gli equilibri è lo Ukip, partito indipendentista (ma razzista) britannico, guidato da Nigel Farage, che ha ottenuto, su scala nazionale, il 23% dei voti, (aveva 3% cinque anni fa) divenendo così il terzo partito e insidiando da vicino i due maggiori: i Laburisti (29%) e i Conservatori (25%). Soltanto quarti i Liberal-Democratici, che racimolano appena il 14%. Sono stati aiutati sicuramente dagli ulteriori drastici tagli governativi e comunali al famoso stato sociale britannico ormai ridotto al lumicino e molto vicino al pensiero unico sociale americano.
Sintesi: la BCE gestisce i soldi di tutti ma è autonoma, cioè privata, cioè di qualcuno, eletta da nessuno, con tutti i super poteri per sottrarvi i vostri soldi, il vostro lavoro, la vostra vita; la polizia (Eurogendfor) viene militarizzata, è una super struttura europea per gestire eventuali sommosse di popolo (sic! Almeno l’FBI dipende da Obama), non è sotto gestione politica ma nominata, vedremo dopo da chi, (è un eufemismo); i regolamenti europei, le direttive obbligatorie, cioè le leggi, vengono formulate da persone e strutture nominate, non elette, che hanno pieni poteri, e possono intervenire ovunque, come i poliziotti, con multe salate di repressione, e più grave ancora con banali e stupidi discorsi di supponenza, antidemocratici se non anti-popolari. Vietato ribellarsi. Tutte queste strutture non devono rendere elettoralmente, democraticamente, conto a nessuno.
Ma se proprio volete vi facciamo rivotare a suffragio universale un Parlamento Europeo che non conta niente. Siete almeno contenti? E’ salva la democrazia liberal di facciata?
Gran parte degli ingredienti ci sono, cosa manca a una dittatura moderna? Già, dopo le televisioni, rimane da “normalizzare” il web. Meglio farlo fare alla “sinistra”, anzi “all’opposizione”, per renderla credibile. A volte, per prevedere il futuro, basta ricordarsi un po’ meglio del passato.
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domenica 5 maggio 2013
Una prova d’amore, abbracciare Napoli
Posto questo articolo perché considero il caso Napoli emblematico. Per quanti difetti abbia l'esperienza di governo napoletana, rappresenta il desiderio di un cambiamento vero e il rifiuto di una politica che si alimenta del marcio e uccide le coscienze. Se cade Napoli cade una speranza, per questo credo che l'abbraccio a Napoli sia un abbraccio al paese intero.
di Arnaldo Capezzuto da ilfattoquotidiano
Cosa sta accadendo a Napoli?
Un clima pesante sembra aver avvolto la città. Esplosione di ordigni
sotto la sede del Comune di Napoli, macabri funerali, ripetuti allarmi
bomba contro il municipio e le stazioni della metropolitana, blitz
improvvisi e occupazioni dei palazzi delle istituzioni. Serrate a
tappeto dei commercianti (compresi gli abusivi) contro i provvedimenti
di Ztl (zona a traffico limitato), blocchi stradali, scioperi
indiscriminati dei dipendenti dello stesso Comune in coincidenza con
manifestazioni internazionali. E se non bastasse anche la strana
convergenza di una parte dei media con gruppi di pressione “talebana”
sorti come funghi sui social network e inneggianti e sostenitori di una
campagna, in grande stile, volta alla sistematica delegittimazione e
isolamento di chi delegato con il voto, ha il dovere e la responsabilità
di governare e amministrare. Non è più un attacco politico oppure
diritto di critica ma sabotaggio e “attentato” al
funzionamento delle stesse istituzioni che per definizione non
appartengono a parti ma a tutti. Non siamo di fronte al legittimo
dissenso, ma qualcosa di più.
I parziali successi
dell’amministrazione arancione – forse anche solo organizzativi –
restano curiosamente sullo sfondo. Un esempio sono i grandi eventi: la
Coppa America, il Giro d’Italia, il prossimo concerto di Bruce Springsteen. L’aratro dell’ex sbirro Luigi de Magistris
ha cacciato dai palazzi una variegata vegetazione di lobbisti e
consulenti borderline. Sono stati tranciati di netto i tentacoli di
personaggi ingombranti e condizionanti, uno a caso, l’imprenditore Alfredo Romeo. A
chi stigmatizza di un supposto spreco di denaro pubblico ci sono cifre,
invece, che certificano l’opposto contrario: ridotto il debito
accumulato e lasciato dalle gestioni precedenti e aggravatosi con i
tagli dei trasferimenti del Governo e per gli effetti della spending
review sugli Enti locali. Il sindaco Luigi de Magistris è sotto scacco.
Lui non è “dolce di sale”. Chi lo conosce lo definisce “capa tosta” e
molto “barricadero”. Il fortino resta, comunque, assediato nonostante il
primo cittadino abbia inviato segnali inequivocabili di rivisitazione
di alcuni provvedimenti e il mea culpa su errori commessi e nodi politici non sciolti. Un bagno di umiltà, dopo un periodo di onnipotenza.
C’è
la netta sensazione che Luigi de Magistris in quanto ex pm e
apprendista politico non riuscirà mai (ci auguriamo) a condividere
liturgie e pratiche dei professionisti della partitocrazia marchettara e inciuciona
che ha sempre – nelle sue variopinte articolazioni clientelari –
governato i territori. Il sindaco di Napoli ha un talento innato e forse
inconsapevole nell’attirarsi addosso gli istinti più primordiali e
animaleschi delle combriccole del potere. C’è un rancore e un odio che
scorre nelle vene di Napoli, da sempre amministrata con l’arte del perenne compromesso,
del mercanteggiare e del barare con disinvoltura al sempreverde gioco
delle tre carte. E’ difficile capire una città, dove normalmente non si
capisce nulla.
La domanda, insomma, ritorna e si fa ridondante:
Cosa sta accadendo a Napoli? L’ho scritto e lo riscrivo consumando i
tasti del Pc. E’ in corso una saldatura tra ambienti apparentemente
lontani che trovano un inaspettato ma sperato coagulo e sintesi nella
contrapposizione al primo cittadino. Basta dare un’occhiata al megafono
di quella democrazia 2.0 tanto celebrata e sbandierata. La notifica di
un avviso di garanzia al sindaco e al suo assessore al traffico
per una presunta responsabilità oggettiva per la comparsa nelle strade
partenopee di buche ha scatenato commenti al limite della diffamazione. Mi chiedo dov’erano questi rivoluzionari internauti
quando i politici corrotti intascavano le bustarelle e facevano affari
sulla pelle della città? Io lo ricordo. Erano a fare anticamera per far
arrivare all’arrestato di turno, il biglietto autografato di
solidarietà. Il calcolo è semplice: quando sarà libero mi sarà
riconoscente e potrò chiedere più favori. I cittadini-elettori a volte
sono prima di tutto clienti. Un venticello soffia e fa il paio con ciò
che si muove nelle viscere della piazza. Chiariamo non ci troviamo di
fronte al legittimo protestare o all’espressione del sacrosanto
dissenso: è un qualcosa che ha il sapore della ritorsione, della vendetta, delle restaurazione più bassa.
Una sorta di lenta e implacabile strategia di spodestamento. Una palese
volontà organizzata d’imporre e dettare l’agenda del governo della
città. Un tentativo bieco di riportare indietro le lancette della storia
per aprire varchi e per far accomodare dinosauri da prima repubblica,
“compari del quartierino”, portaborse vecchi, nuovi, rampanti nipotini
di una riedizione della vetusta “banda dei quattro”. Interessi
“particulari” che in molti vorrebbe coltivare nelle stanze del municipio
per mettere le mani sulla città. Un popolo di conniventi abituati per
indole e per codardia a convivere con il dominante status quo, un
impasto di moltitudini, poggiato su di un indistinto piedistallo non
sempre di galantuomini con le fedine penali pulite e immacolate.La Napoli degli onesti che non vuole tornare indietro ora dovrebbe dare una prova d’amore: abbracciare la meravigliosa e commovente città vista e rivista nelle immagini in mondo visione trasmesse da RaiSport nel corso del Giro d’Italia. Si, una prova d’amore.
sabato 4 maggio 2013
Vogliamo discutere insieme per agire insieme
LONTANO DA BISANZIO, VICINO AI CITTADINI E ALLE CITTADINE
Non c’è più tempo, apriamo un confronto nei territori, cogliamo l’occasione
È stato rieletto Napolitano perché la candidatura Rodotà – che
ha dato rappresentanza alle istanze della democrazia, dei beni comuni e
dei diritti – è inaccettabile per le politiche liberiste europee, la sua
elezione avrebbe costituito un ostacolo nel progetto dell’insediamento
di un nuovo governo “di larghe intese” che, in continuità con il governo
Monti, fosse compatibile con il quadro delle politiche europee e del
cosiddetto “pilota automatico”.
Così prende il via il secondo governo Napolitano- Europa che,
commissariando il parlamento, sancisce un presidenzialismo di fatto e
rende Berlusconi il grande vincitore, facendolo passare da processato a
padre della patria.
Le elezioni? Il voto? Il cambiamento? La democrazia?
Nei tempi di Napolitano e del pilota automatico europeo non sono
questioni rilevanti. Napolitano ha costruito una
proposta coerente mettendo insieme chi ha programmi compatibili con i
dettami della troika europea. Di queste compatibilità il gruppo
dirigente del PD è il massimo garante. Il governo Letta, è
infatti un governo politico PD-PDL che mostra ancora una volta come per
il gruppo dirigente del PD Berlusconi non sia mai stato un reale
problema, mentre lo è per milioni di cittadini.
PROPONIAMO di coagulare la mobilitazione di questi giorni in un percorso di assemblee territoriali fra il 4 e il 16 maggio: occasioni pubbliche aperte ai soggetti attivi singoli e collettivi (associazioni comitati movimenti…) per discutere quanto sta succedendo, per costruire la partecipazione alla manifestazione del 18 maggio a Roma, ma soprattutto per animare un confronto che avrà una prima fase di sintesi nella due giorni di Bari il 15 e 16 giugno, su democrazia e rappresentanza.
PARTENDO DA TRE CONSIDERAZIONI:
1) Ci arrendiamo al presidenzialismo di fatto o
lavoriamo per la ricostruzione delle istituzioni e delle forme politiche
organizzate della democrazia?
Non c’è dubbio che tra il 24 di febbraio e il 24 di aprile l’Italia
ha cessato di essere una “democrazia parlamentare”. Non sarà un golpe,
in senso tecnico. Ma di certo è un devastante mutamento di “regime
politico”: stanno cambiando infatti in misura sostanziale e regressiva
la nostra forma di governo. Intanto perché è venuto meno il
ruolo rappresentativo del Parlamento, con la formazione di una
maggioranza che riesce a contraddire platealmente la volontà dell’intero
elettorato (di tutte e tre le aree uscite dalla competizione
elettorale).
E perché in occasione dell’elezione del Presidente della
Repubblica, il Parlamento si è chiamato fuori (per la seconda volta in
poco più di un anno), rinviando la scelta al Capo dello Stato appena
scaduto. Il quale è diventato, a tutti gli effetti, il baricentro del
sistema istituzionale ed ha assorbito la funzione di indirizzo politico e
di demiurgo di un Governo che opera grazie e sotto il suo “tutoraggio”
(così è stato scritto) La sede della sovranità si è spostata, dal suo
luogo naturale – il potere legislativo – alla figura “monarchica” del
Presidente.
Il Parlamento è fuori gioco perché l’ “agenda Monti” deve
continuare a costituire la linea guida del Governo sotto una doppia
tutela: quella ravvicinata del “Presidente-sovrano”, quella più distante
ma in realtà decisiva dell’ “imperatore-pilota automatico” delle
compatibilità liberiste europee. Per questo motivo l’opzione di un
presidente come Rodotà, che sarebbe stata la risposta davvero
alternativa, non è stata neanche presa in considerazione. Il “giovane”
Letta si confà invece perfettamente allo scopo: come Monti membro della Trilateral e con la sua VeDrò,
circolo che raccoglie personalità di diversa provenienza politica, ma
tutte ben gradite ai poteri forti europei, vaticani e USA. Si configura
al fondo una prospettiva minacciosa in cui Governo e Piazza verrebbero a
confrontarsi direttamente e frontalmente, senza diaframmi: l’estinzione
in diretta dei partiti politici mina al cuore la democrazia.
È a questo scenario che dobbiamo opporci costruendo
un’alternativa. Continueremo a difendere con decisione la democrazia
parlamentare, come fonte essenziale dell’equilibrio dei poteri, ma
occorre al tempo stesso ricostruire forme di organizzazione e soggetti
politici nuovi.
2) Lontano da Bisanzio, vicino ai cittadini e alle cittadine
2) Lontano da Bisanzio, vicino ai cittadini e alle cittadine
Al cuore della crisi istituzionale che viene così pesantemente
avviata a un esito carismatico-presidenziale sta, infatti, la crisi dei
partiti: la vera causa dell’eutanasia parlamentare a cui abbiamo
assistito in diretta. E in particolare dell’unico vero Partito che era
rimasto in campo, il Partito Democratico. Il PD si è decomposto sotto i
nostri occhi non tanto perché diviso in linee politiche contrapposte
(una favorevole all’accordo col centro-destra, l’altra con l’area
“grillina”): sarebbe ancora una lettura ottimistica perché
presupporrebbe l’esistenza di aggregati politici al suo interno. In
realtà esso è esploso perché dilaniato da un coacervo di ostilità
personali, di rancori, volontà di vendetta e ambizioni non mediabili
perché già da tempo prive di un orizzonte politico. Probabilmente il PD
non si spaccherà lungo un’unica linea di frattura chiara
destra-sinistra, ma secondo una geografia dei frantumi che riflettono le
molteplici bande in campo (le testate plurime di cui ha parlato
Bersani). E la dimensione personalistica cospargerà il campo di macerie e
di veleni. Per questo motivo la sua crisi – che potrebbe durare a
lungo, prima di produrre effetti organizzativi – rischia di non aprire
alcuna prospettiva di ricostituzione di un qualche “soggetto di
sinistra”.
Né temiamo ci sia molto da aspettarsi dalle formazioni quali SEL, perché il crollo della casa principale può facilmente finire per travolgere chi ha fatto del centrosinistra la propria prospettiva.
È bene essere netti fin da subito, e dichiarare la nostra volontà di tenerci ben distanti da questo clima da Bisanzio nel momento della caduta dell’Impero.
Né temiamo ci sia molto da aspettarsi dalle formazioni quali SEL, perché il crollo della casa principale può facilmente finire per travolgere chi ha fatto del centrosinistra la propria prospettiva.
È bene essere netti fin da subito, e dichiarare la nostra volontà di tenerci ben distanti da questo clima da Bisanzio nel momento della caduta dell’Impero.
Tuttavia la fine del grande equivoco del PD, al centro del grande
equivoco del centrosinistra, può anche liberare possibilità e risorse.
Lo spostamento di una parte del parlamento e della sinistra nel campo
dell’opposizione a una nuova operazione simil-Monti nella forma di
governo delle larghe intese è un dato positivo, se comporta però
l’assunzione consapevole di un’altra prospettiva culturale e politica.
Ci interessa infatti fare riferimento e ragionare con quell’Italia
vasta, tutt’altro che minoritaria, radicalmente democratica e dunque
contraria alle politiche del rigore di classe, che si è riconosciuta
diversa intorno alla figura limpida di Stefano Rodotà – non certo
ritornare alla pratica deprimente e sterile di rimettere insieme pezzi
di ceto politico spinti fuori dalla geografia mobile dei partiti e in
crisi di appartenenze.
Ci interessa l’Italia che vuole il cambiamento, l’Italia
delle persone senza lavoro e precarie a vita, degli operai e operaie
privati di contratti democrazia e diritti, dei giovani e delle ragazze
senza futuro e senza reddito, dei ceti impoveriti dalla crisi e dalle
disastrose politiche di austerità di genere e di classe, l’ Italia che
non può più aspettare e lotta per tenere insieme lavoro, reddito,
diritti e democrazia. Per questo c’impegniamo nella mobilitazione
diffusa verso l’appuntamento del 18 maggio a Roma con la FIOM.
3) Sottostare al pilota automatico o riprendere in mano i comandi?
3) Sottostare al pilota automatico o riprendere in mano i comandi?
E’ il momento di ripartire dal basso, come sta nel nostro DNA.
Offrire alla grande e dispersa massa delle persone spaesate ed esodate
della politica un’occasione d’incontro – uno “spazio pubblico” in cui
ritrovarsi – intanto per elaborare insieme un’immagine condivisa di
quanto accade, e poi per costruire le proposte per un’azione attiva.
Non rinunciando alla
denuncia delle colpe delle “caste”, ma soprattutto per innestare dentro
la crisi politica e istituzionale la “questione sociale”, la risposta
alla sempre più rapida asfissia economica e sociale: spread basso e
disoccupazione alle stelle, finanza soddisfatta e l’economia reale che
muore. E’ di lì che la crisi della politica parte:
dall’operare di quel “pilota automatico” evocato da Mario Draghi per
rassicurare gli investitori, e che invece dovrebbe allarmare tutti i
democratici, perché significa che la democrazia è sospesa. Inoperante. Partiamo
dalle lotte e dalle vertenze in atto nei luoghi dove viviamo e
leggiamole come parte della crisi più generale, trasformandole da
conflitti specifici in onda di cambiamento generale.
ALBA- Alleanza Lavoro Beni comuni Ambiente
venerdì 3 maggio 2013
Cos’è l’Alto tradimento?
Tonino D'Orazio
Eppure c’è ancora qualcosa di più
sottile, per esempio il tradimento profondo e silenzioso della natura, della
vita: le api
sono in via di estinzione, rappresentano, oltre che l’impollinazione di fiori
per frutti, un elemento della catena alimentare che si sta spezzando. Ebbene l'Ue
vieta l’uso dei pesticidi-killer (a dire il vero dopo una sollevazione degli
apicoltori tedeschi). L'Italia vota contro. Ma chi li ha autorizzati? Chi
rappresentano? E’ il caso di ribadire, su tutte le questioni esposte, “non in nome mio!”.
Hanno
complottato nei retroscena nazionali le loro politiche contro il bene comune. Fanno
parte di oligarchie internazionali, di stampo massonico, dalle quali prendono
ordini. Ci hanno prosciugato di tutto e ci hanno reso un popolo schiavo,
servile e peggio ancora fiero di esserlo. Altri hanno già deciso il nostro
futuro: rifiuti, nucleare, energie rinnovabili, scuola, lavoro etc. Noi siamo
spettatori inermi e paganti. Può definirsi tirannide la politica oggi
esercitata dalle Unione Europea avente il preciso scopo, per dirla con S.
Tommaso d’Aquino, di ridurre in schiavitù i popoli per ottenerne un proprio
vantaggio?
Può definirsi alto tradimento del popolo chi vi partecipa con assiduità e
servilismo?
E’ difficile festeggiare oggi, dopo il teatrino
osceno di questi giorni, con la consapevolezza che si prepara un governo con
chi è avvezzo a irridere la Resistenza e sgretolare la Costituzione, Napolitano
compreso. Il discorso fasullo di Napolitano? In pratica: o fate come dico io,
larghe intese, e non inciucio (mi raccomando, dice lui. Le parole sono sassi) o
ne trarrò le conseguenze. Non vi sembra esulare un po' dai compiti che una
legge elettorale, che non prevede il presidenzialismo, concede al presidente
della Repubblica? In questo caso vige la rappresentanza parlamentare, Parlamento
che rappresenta gli elettori. Non è ancora il capo dello Stato a rappresentare
gli elettori. È il Parlamento.
Il risultato del cambio di casacca del Pd di fronte
ai propri elettori, per un piatto di lenticchie ma con il cucchiaio in mano a
Berlusconi, (“o così … o usciamo da
governo” mentre non era ancora completato) rischia di sedimentare un
sentimento duraturo: il morbo del risentimento. Rimane sempre la teoria del
meno peggio, senza sapere dove finirà questo peggio. E chi vuole salvarmi a
tutti i costi malgrado me stesso. E’ quello che ha pensato due terzi
dell’elettorato che non voleva la continuità. Rimane un po’ di impotenza
democratica se il governo dovesse durare e fare colpi di mano su legge
elettorale o Costituzione per assodare le poltrone di “saggi” e canuti politici,
e continuare ad imbrigliare e pilotare la residua democrazia rimastaci.
Certo se questa delicata fase di transizione e di
passaggio della crisi, gestita da conclamati governanti mercenari, andasse
avanti come prima e più di prima, non avremmo dubbi su quali interessi
sarebbero indotti a privilegiare a danno del benessere dei propri concittadini
e della stabilità del proprio paese. La fine dell’euro (data per certa da vari
organismi economici internazionali appena si esaurirà l’agonia e il tallone di
Achille della Germania) comporterebbe automaticamente l’esilio o la citazione
in giudizio per alto tradimento della Costituzione Italiana per la maggior parte
dei protagonisti dell’attuale classe dirigente italiana. Tolto il male
(l’euro), gli italiani dovrebbero essere sufficientemente decisi e determinati
ad eliminare anche i “malfattori” (gli eurocrati e gli europeisti di spicco in
genere, non quelli di traino, perché se no si tratterebbe di una vera e propria
deportazione di massa), per impedire preventivamente che approfittando della
prevedibile situazione di disordine e confusione istituzionale possano rendersi
colpevoli di altri crimini e misfatti. Pensare che il Tribunale Internazionale
Russel ha chiesto di istituire una sezione per il genocidio sociale,
assimilando quelli che affamano il popolo a genocidi veri e propri. Mi sembra
che la stessa Boldrini abbia detto che la crisi genera carnefici. Non mi sento
di fare un ragionamento freddo, ma nemmeno di pensare che l'emergenza è sempre
più alta per cui dobbiamo ingoiare qualunque cosa. All'emergenza si fa fronte
con la determinazione e soprattutto con dei principi. Perché se all'emergenza
sociale si vuole porre rimedio senza garantire il diritto di uguaglianza di
ogni cittadino, allora non si risolve nessuna emergenza. E questo cos'è se non
un altro tradimento della Carta?
A proposito di Costituzione: quanto accaduto è più
che un anticipo di presidenzialismo. Stiamo andando in quella direzione? Penso
che ci stiamo andando e anche in maniera sciocca. Siccome il teatrino che
abbiamo visto è veramente osceno, qualcuno avrà pensato: perché il capo dello
Stato non possono eleggerlo direttamente i cittadini? È vero che magari
avrebbero eletto Grillo al Quirinale ma forse più sicuramente Berlusconi. Penso
che dobbiamo ancora ragionare molto prima di mettere in discussione e dare
colpi irreversibili all'assetto della Costituzione, che è stata studiata
articolo per articolo, mattone per mattone e da parecchie persone. Anche se un bel
po’, in questi anni gestiti politicamente dalla P2 e dai neofascisti, sono
riusciti a sgretolarla, un pezzo alla volta. Adesso invece rischiamo che
chiunque vada lì, magari un Quagliarello e un Violante qualunque, ci rifà tutta
la Costituzione. E noi stiamo tranquilli? Si può parlare di tradimento
dell’Assemblea Costituente nata dalla Resistenza, o dell’ultimo referendum a
sostegno della Carta? Ve l’immaginate cosa sarebbe successo se la Costituzione
l’avessero fatta i democristiani e i fascisti, a maggioranza, senza il PCI e il
PSI? Cioè contro più di un terzo del Parlamento? Cercate di non immaginarlo.
Siamo già in una forma di repubblica presidenziale
che potremmo definire preterintenzionale, poiché il Presidente nulla ha fatto
per perseguirla, ma si è trovato già da due anni ad assommare il ruolo di
leader politico effettivo a quello di Presidente, che è stato riconfermato in
presenza di una crisi della politica, di una sua incapacità di proposta e di
risposta che non hanno precedenti. Ma il quattordicennato non è compatibile con
l'istituto repubblicano, ne segnala la crisi e lo snaturamento, lo scivolamento
in direzione di una monarchia elettiva. Gli stessi francesi hanno portato la permanenza
a massimo cinque anni. In questo quadro si può anche abolire la festa del 2
giugno: tanto è quella della Repubblica e non ancora del reame presidenziale.
Flavio Zanonato (Pd menoelle), neo-ministro dello
Sviluppo economico, sgancia la bomba nucleare. "L'energia atomica è una
forma di energia, se si può gestire non è sbagliata di per sé. Nel mondo c'è.
Se avessimo i siti adatti, perché no anche in Italia?" Il ministro ha
aperto anche al ponte sullo Stretto. "Non lo ritengo nel modo più assoluto
una priorità per l'Italia, ma di per sé potrebbe anche essere una cosa
interessante". Stella Bianchi, responsabile ambiente del Pd, apre il
teatrino: "Siamo sorpresi, non ha alcun senso parlare di nucleare".
Il nuovo ministro della Difesa (pardon, della Guerra), in merito all’acquisto
del centinaio di bombardieri F35, ci prende in giro:”si possono diminuire un
tantino, ma gli impegni vanno rispettati”. E allora che si fa?
Non sono bastati i referendum, due, (ultimo giugno
2011) per dire no al nucleare? Ma chi è Zanonato in confronto agli altri
milioni di cittadini? Magari è un ex comunista del Pd finalmente al potere. E
il referendum sull’acqua bene pubblico, a chi tocca farlo rispettare? E quello
sul valore e il mantenimento dei principi della Carta Costituzionale, chi rema
contro?
Anche il
solito qualunquista Violante è pronto a giocarsi a tavolino una “profonda
riforma costituzionale” senza sapere dove si va. "Bisogna distinguere tra
una legge elettorale che serve per l'immediato per mettere in sicurezza il
sistema [ndr: bloccare il M5S e un
eventuale terzo Polo] e una legge fatta una volta varata la riforma
costituzionale. Quest'ultima dipende dal tipo di riforma che si fa ed è
difficile prevederla". Non sa dove andiamo?! Lo sapremo dopo? Ci sarà un
referendum di approvazione? (ovviamente scherzo, ve lo immaginate con i padroni
delle ferriere o con la troika?). Si può chiamare “alto tradimento”? O questo
termine si riferisce ormai solo alle escort?
Eppure c’è ancora qualcosa di più
sottile, per esempio il tradimento profondo e silenzioso della natura, della
vita: le api
sono in via di estinzione, rappresentano, oltre che l’impollinazione di fiori
per frutti, un elemento della catena alimentare che si sta spezzando. Ebbene l'Ue
vieta l’uso dei pesticidi-killer (a dire il vero dopo una sollevazione degli
apicoltori tedeschi). L'Italia vota contro. Ma chi li ha autorizzati? Chi
rappresentano? E’ il caso di ribadire, su tutte le questioni esposte, “non in nome mio!”.
Con Letta l'agenda Monti non cambierà. Intervista a Luciano Gallino
di Roberto Ciccarelli da soggettopoliticonuovo
Il sociologo torinese pessimista sulla recessione e su un ripensamento dell’Europa: «Servirebbe un New Deal, o almeno fare come ha fatto Obama. Purtroppo al governo non vedo spiragli, se continua così tocca emigrare».Sarà perché al ministero del lavoro oggi c’è qualcuno che riesce a leggere i numeri della macroeconomia, come il presidente dell’Istat Enrico Giovannini, ma sembra che in Italia ci sia un governo che si è accorto che «siamo in recessione da un anno». La notizia non è certamente confortante, ma una tale schiettezza nel riconoscere fatti, universalmente noti alle famiglie impoverite o al 38,4% dei giovani disoccupati tra i 15 e i 24 anni, mancava dal 2008. Quando cioè la crisi è iniziata e sui colli romani folleggiava Silvio Berlusconi. Da allora, purtroppo, la capacità di fare un’analisi economica onesta non è migliorata.«È troppo presto per trarre dei giudizi sul nuovo governo – afferma Luciano Gallino, l’autore di Finanzcapitalismo – ma mi ha colpito questa idea di riformare la riforma Fornero che dicono sia stata concepita per un periodo di crescita dell’economia e oggi, con la recessione, bisogna cambiarla perché presenta alcune rigidità che compromettono la ripresa dell’occupazione. Il problema è che eravamo in recessione anche dieci mesi fa, quando la riforma è stata approvata. Mi chiedo a questo punto che senso abbia avuto approvarla».Basta modificare le norme sul contratto a termine e quelle sull’apprendistato per dare una risposta alla disoccupazione giovanile?Dubito che questa riforma abbia avuto, fino ad oggi, degli effetti, tanto meno su questo aspetto. Si tratta di un testo complesso e aggrovigliato difficile da capire per i giudici del lavoro figuriamoci per i non specialisti. In questo paese c’è l’abitudine a leggere l’andamento del mercato del lavoro attraverso le norme che dovrebbero regolarlo. Come se una legge avesse il potere di creare le premesse per una domanda di lavoro che al momento non esiste. Questa riforma ha avuto un impatto importante dal punto di vista simbolico perché ha smantellato l’articolo 18. È stata una lesione seria non solo del diritto del lavoro, ma al suo valore civile. Per questo mi sembra marginale il fatto che abbia irrigidito i criteri dei contratti a termine per evitarne l’abuso. Ho l’impressione che se non lo avesse fatto le imprese avrebbero continuato a non assumere.Sempre stando ai «si dice», si procederà ad abbassare il costo del lavoro. Cosa ne pensa?Non vorrei che questa insistenza sulla riduzione delle tasse sul lavoro corrisponda ad una nuova riduzione delle pensioni, della sanità o della cassa integrazione. Temo che qui ci sia una confusione tra le tasse e i contributi versati per la protezione sociale che hanno già subito gravi tagli. Se così fosse, sarebbe grave perchè oltre al salario diretto, si taglierebbe anche il salario differito. E tutto questo nel rispetto della credenza neo-liberista secondo la quale sembra che la sanità o le pensioni siano pagate dallo Stato. Questo non è vero assolutamente. Più del 50% viene da chi lavora e dalle imprese. Senza contare che questi redditi sono soggetti all’Irpef. Allo Stato vengono restituiti decine di miliardi ogni anno con questa imposta.Ma qual è allora il vero motivo di questa disoccupazione?Le imprese non assumono perchè non c’è domanda di lavoro, e non investono perchè non si produce. Se ci fosse una domanda allora assumerebbero e farebbero investimenti. Legge o non legge, non fanno nulla perchè produrre e lasciare le merci in un magazzino non fa parte del loro codice azionario.Per l’Ocse il decit nel 2013 salirà al 3,3% e il debito aumenterà al 134% nel 2015. è l’attestazione del fallimento dell’austerità e dei partiti che l’hanno sostenuta fino a ieri. Come spiega questo fallimento?Ricordiamoci che l’Ocse è sin dagli anni 80 uno degli attori più efficaci nella promozione dell’economia neoliberale di cui Monti è stato un diligente interprete. Letta mi sembra un po’ più contrastivo, ma al fondo condivide l’impianto di quella che è stata definita «agenda Monti». Quella in atto con l’Ocse è al massimo di una disputa sulle modalità della sua applicazione tra soggetti che condividono gli stessi principi e la stessa ideologia. Inoltre i tre decimali in più o in meno dipendono dalle statistiche o dei metodi usati. Il vero problema è che le politiche che continueranno ad essere applicate hanno già fatto contrarre di sei punti il Pil dal 2007. Anche se le spese restassero stabili, il deficit aumenterebbe lo stesso perché il denominatore comune diventa sempre più piccolo. In questo modo ogni anno mancheranno 8 o 10 miliardi di euro. In realtà c’è anche un altro nodo.Quale?Il patto fiscale che Monti e la sua maggioranza hanno approvato in due ore in parlamento, come se fosse una bagatella. L’Italia ha inserito nella Costituzione la regola che le imporrà di ridurre 50 miliardi di debito ogni anno, per vent’anni consecutivi. Molti di coloro che siedono in parlamento non si rendono conto di cosa significhi. Forse non sapevano di cosa si trattava oppure hanno sottovalutato il fatto che tagli di queste proporzioni, oggi, significano una sola cosa: la condanna alla miseria.Da tempo lei propone un «New Deal» a livello europeo, che dovrebbe far ripartire la crescita. In cosa consiste?È una proposta avanzata anche da un’economista in fondo liberale come Krugman. I governi seriamente contrari all’austerità dovrebbero presentarsi davanti all’Unione Europea e chiedere alla Bce un prestito di 100-200 miliardi di euro, organizzando un’agenzia per l’occupazione, finanziando interventi nelle opere pubbliche e interventi di alta utilità sociale come il riassetto idrogeologico. In fondo è quello che ha fatto Obama che ha presentato un piano fiscale insieme allo stanziamento di 140 miliardi di dollari con i quali tra l’altro ha ristrutturato 35 mila scuola e ha garantito l’impiego a oltre 200 mila insegnanti.L’attenzione va alle banche che non riescono a finanziare l’economia reale. Non le sembra irresponsabile tenere nascosto il circolo vizioso in cui siamo?Non so più che altro dire. Ho già scritto due libri, ne sto scrivendo un terzo. Non mi resta che emigrare.Ha già idea su dove andare?Per il momento ho preparato la pratica. Sta qui sulla scrivania.
Fonte: il Manifesto 3.05.2013
martedì 30 aprile 2013
Dove li prendono quei dieci miliardi?
Questa è una domanda che non dovremmo
mai porci perché è una trappola. Racchiudere l'economia dentro le
mure domestiche del pater familias, facendo la trasposizione
del bilancio dello stato in quello della serva, è un colossale
inganno, e questo lo capisce anche chi economista non è. L'economia
non è una scienza esatta, bensì un congegno che ci permette
(dovrebbe permetterci) di fare in modo che la produzione e lo scambio
delle merci creino le condizioni ottimali per soddisfare i bisogni di tutti. È
un artificio dove non conta la partita doppia, conta sfamare la
gente. È
così da sempre, da sempre lo stato si regge sul deficit, e adesso
vorrebbero farci credere che l'economia è quella scienza per cui se
io ho cento non posso spendere più di cento, trascurando di dirci
che in ogni caso di quel cento il 20% della popolazione si accaparra
ottanta e il restante 80% il 20. Vivono di deficit gli Stati Uniti,
vive di grande deficit il Giappone, che tuttalpiù adesso deve
guardarsi dalle trappole della liquidità, abbiamo vissuto noi di
deficit fino a 20 anni fa. Adesso ci dicono che non è più
possibile, che abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità.
Alcuni apparentemente saggi ci dicono che la spesa pubblica è il
forziere nelle mani di chi alimenta il suo potere con clientele e
prebende. Ma qui sta il punto: non si può identificare la spesa
pubblica con il parassitismo. Chi ha detto che la spesa pubblica deve per forze essere sinonimo di corruzione e spreco? La spesa pubblica può essere una buona
spesa senza per questo diventare lo strumento di ricatto di una
classe politica parassita e spendacciona.
Siamo
arrivati al paradosso che le destra oggi ha assunto il monopolio sia
delle politiche austeritarie che di quelle antiausteritarie. C'è una
destra degli oligarchi, in piena sintonia con una sinistra
socialdemocratica, che segue i diktat imposti dall'alto e c'è una
destra, spesso la trasmutazione transitoria di quella delle
oligarchie, che cavalca il malcontento popolare e assume la paternità
di politiche espansive e di deficit spending. Questo è il dato
saliente della politica italiana ed europea in generale, il concetto
di spesa e l'uso strumentale che se ne fa, non dove si prendono i
soldi, i soldi sono un'entità astratta, non si prendono, si creano e
si spendono.
In Italia abbiamo un grosso problema: ci troviamo al
punto di dover scegliere fra civiltà e sopravvivenza senza sapere
che l'una non sussiste senza l'altra. Seppellire (politicamente)
Berlusconi e la sua subcultura mediatica è un dovere di civiltà, ma
se la civiltà diventa il paravento dell'inciviltà, e cioè l'alibi
per fare un favore alla oligarchie, allora molta gente sarà
propensa, seguendo la pancia, a scegliere la sopravvivenza a scapito
della civiltà, e sfido chiunque a dargli torto. Tutti persino
Grillo, e persino un giornale come il Fatto cadono nella trappola dei
conti in ordine e della partita doppia, commettendo l'ingenuità di
sfidare un governo mostruoso come quello Letta sul terreno della
spesa, un terreno che ci sta inghiottendo nelle sue sabbie mobili.
Alla fine si crea una gran confusione e le uniche forze che chiedono
a gran voce un'inversione di rotta dell'economia e un Europa dei
popoli e non delle banche, vengono messe all'angolo, schiacciate dall'illusione grilliana e dalla
macchina da guerra di una destra dalla doppia faccia e in grado di
adattarsi plasticamente agli umori del popolo.
Il
fallimento del liberismo è sotto gli occhi di tutti, tanto che
persino il FMI oggi raccomanda per l'Europa ricette che sono tutto
l'opposto di quelle liberiste che ha imposto finora in America Latina, eppure quando
una simile mostruosità, come quella del Fiscal Compact è avviata è
difficile fermarla, ma se la sinistra vuole ritrovare un'identità,
non può fare altro che segnare un discrimine netto e profondo con
quelle politiche economiche che contraddicono la sua natura
egualitaria e il suo senso di giustizia.
lunedì 29 aprile 2013
Intervento in aula dell'on Colletti (M5S)
L'intervento di Colletti è interesante per le reazioni immediatamente successive di alcuni deputati del Pd e del Pdl.
C'è una forte puzza di regime e spero che il mio non sia un giudizio troppo prudente.
C'è una forte puzza di regime e spero che il mio non sia un giudizio troppo prudente.
domenica 28 aprile 2013
Il Soft Power che terrà buoni i progressisti
di Paolo Mossetti da ComeDonChisciotte via Libernazione
Sbaglia, a mio avviso, chi dice che questo governo di compromesso è nato senza tener conto degli elettori. Ovvero del ‘pubblico da casa’.
La scelta dei ministri, di destra e di sinistra, o per meglio dire di destra mafiosa e di centro liberista, segue ancora una volta il ruffiano modello del cinema di Hollywood. La formula è semplice: mettere più’ donne nei ruoli ‘da maschio’, mettere uno ‘di colore’ nel ruolo del ‘buddy’, metteterci un’atleta, magari, una ‘superpartes’ – come la Bonino -, e il ‘pubblico’ non smetterà di protestare, ma forse protesterà di meno.
Avessero messo ai loro posti chi davvero da gli ordini, a quegli attori là, il ‘pubblico’ avrebbe reagito con maggior (e più’ stupida) indignazione.
Lo chiamano Soft Power.
E’ una lezione già messa in pratica, con successo, dai ‘conservatori compassionevoli’ negli USA e in Inghilterra: controbilanciare una politica de facto spietatamente classista con operazioni di restauro e rinnovo per imbonire gli stolti.
Bloomberg parla di diritti civili per le minoranze, di divieti di fumo, di riduzione delle porzioni nei fast food. La militarizzazione fino al midollo della città, la riduzione degli spazi di sperimentazione e ‘informalità’ e il soprattutto il suo impero personale da 25 miliardi di dollari vengono messi in secondo piano dalla magica fabbrica dei manipolatori professionali. Cameron si fa fotografare mentre stringe la mano al povero invalido e prende la metro come tutti i comuni mortali, e i nostri giornalisti più conformisti – e dunque, ‘spendibili’ - abboccano e ‘retweettano’. E potremmo citare anche i casi emblematici della Clinton e di Obama, ma non è qui il tempo né lo spazio.
Nel nostro caso – di cui ci importa relativamente poco in verità, avendo già chiara la necessità di una politica di nuova autonomia e radicale opposizione – al potere avremo i tecnici di Aspen e delle lobby lettiane. Berlusconi non sbaglia un colpo ormai da mesi. Il PDL nei sondaggi è il primo partito. C’è la prospettiva di ritrovarci in una dimensione grottesca a cavallo tra i Settanta italiani e i fine Ottanta Inglesi – prima l’austerity, poi un governo conservatore, infine l’opposizione – o la sua pantomima – nelle mani di un liberista carismatico -Renzi come controfigura di Blair. Eppure – quando ci scommettiamo? – sul Venerdì di Repubblica si parlerà dei figli della Idem e dell’infanzia del ‘primo ministro nero’.
Distrarre e tranquillizzare. Sono bravissimi, come sempre.
Sbaglia, a mio avviso, chi dice che questo governo di compromesso è nato senza tener conto degli elettori. Ovvero del ‘pubblico da casa’.
La scelta dei ministri, di destra e di sinistra, o per meglio dire di destra mafiosa e di centro liberista, segue ancora una volta il ruffiano modello del cinema di Hollywood. La formula è semplice: mettere più’ donne nei ruoli ‘da maschio’, mettere uno ‘di colore’ nel ruolo del ‘buddy’, metteterci un’atleta, magari, una ‘superpartes’ – come la Bonino -, e il ‘pubblico’ non smetterà di protestare, ma forse protesterà di meno.
Avessero messo ai loro posti chi davvero da gli ordini, a quegli attori là, il ‘pubblico’ avrebbe reagito con maggior (e più’ stupida) indignazione.
Lo chiamano Soft Power.
E’ una lezione già messa in pratica, con successo, dai ‘conservatori compassionevoli’ negli USA e in Inghilterra: controbilanciare una politica de facto spietatamente classista con operazioni di restauro e rinnovo per imbonire gli stolti.
Bloomberg parla di diritti civili per le minoranze, di divieti di fumo, di riduzione delle porzioni nei fast food. La militarizzazione fino al midollo della città, la riduzione degli spazi di sperimentazione e ‘informalità’ e il soprattutto il suo impero personale da 25 miliardi di dollari vengono messi in secondo piano dalla magica fabbrica dei manipolatori professionali. Cameron si fa fotografare mentre stringe la mano al povero invalido e prende la metro come tutti i comuni mortali, e i nostri giornalisti più conformisti – e dunque, ‘spendibili’ - abboccano e ‘retweettano’. E potremmo citare anche i casi emblematici della Clinton e di Obama, ma non è qui il tempo né lo spazio.
Nel nostro caso – di cui ci importa relativamente poco in verità, avendo già chiara la necessità di una politica di nuova autonomia e radicale opposizione – al potere avremo i tecnici di Aspen e delle lobby lettiane. Berlusconi non sbaglia un colpo ormai da mesi. Il PDL nei sondaggi è il primo partito. C’è la prospettiva di ritrovarci in una dimensione grottesca a cavallo tra i Settanta italiani e i fine Ottanta Inglesi – prima l’austerity, poi un governo conservatore, infine l’opposizione – o la sua pantomima – nelle mani di un liberista carismatico -Renzi come controfigura di Blair. Eppure – quando ci scommettiamo? – sul Venerdì di Repubblica si parlerà dei figli della Idem e dell’infanzia del ‘primo ministro nero’.
Distrarre e tranquillizzare. Sono bravissimi, come sempre.
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